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VALORE E IMPORTANZA DELLA MUSICA

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    AmarDio
    00 2/10/2010 1:02 PM
    Anche l'ascolto della buona musica, edifica lo spirito ed aiuta a volte a vincere stati di depressione o di sconforto.

    Ne abbiamo una testimonianza significativa anche nella stessa Scrittura che riporta questo fatto:

    1Sam 16,23 Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.


    Selezioneremo man mano dei brani adatti a questo scopo.

    A questo collegamento si trova una raccolta di brani MIDI molto belli, di vari autori, classici e moderni, scaricabili in modo veloce.

    http://www.4shared.com/file/218973080/4a156e51/Premidi.html

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    AmarDio
    00 2/11/2010 9:44 PM
    BACH: CELLO SUITE N.1

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    AmarDio
    00 2/11/2010 9:46 PM
    BACH: ARIA SULLA QUARTA CORDA

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    AmarDio
    00 2/11/2010 9:48 PM
    PACHELBEL: CANON PER TRE VIOLINI

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    AmarDio
    00 2/11/2010 9:52 PM
    GOUNOD: AVE MARIA

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    AmarDio
    00 2/11/2010 9:56 PM
    BACH. ARIOSO

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    AmarDio
    00 2/11/2010 9:58 PM
    BACH: GESU' GIOIA DELL'UOMO

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    Credente.
    00 3/2/2010 7:32 PM

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    Credente.
    00 3/2/2010 7:34 PM
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    Coordinatrice
    00 3/7/2011 10:58 AM
    gli effetti curativi della musica


    Il fatto che nella nostra società l’individuo cerca di calmarsi quasi esclusivamente con l’aiuto di tranquillanti o medicine è diventata cosa abituale, quotidiana. All’uomo moderno manca la volontà necessaria per superare simili situazioni così degradanti, e per lui il tubicino di pastiglie rimane la soluzione più facile e a portata di mano. Ciò non esclude però una serie di scoperte che i ricercatori scientifici e i medici, soprattutto proprio negli ultimi tempi, hanno ottenuto constatando e studiando nuovi metodi che, per la loro incredibile profondità e gli effetti inattesi, rendono insignificante ogni altro intervento allopatico o artificiale.
    In questo articolo ci occuperemo di musica e dei suoi effetti benefici. La musica è creata per l’uomo e lo può far sentire meglio se utilizzata in modo intelligente. E quindi perché non approfittare di questo aiuto? “Chi cerca trova” dice un vecchio proverbio. Questa forma di coraggio che offre la volontà e l'ardire di cercare viene spesso ricompensata da una scoperta, da una rivelazione importante.

    L’effetto della musica

    Dai tempi immemorabili, l’uomo ha utilizzato la musica e i suoi effetti sia per scopi terapeutici che per le sue pratiche religiose. Quando ci sentiamo attratti in modo irresistibile dalla musica dobbiamo riconoscere, senza alcun dubbio, come questa eserciti un’influenza sicura sul nostro spirito.


    A volte la musica diventa esaltante, e molti sono i canti religiosi, i rituali, così come alcune forme di musica da accompagnamento che hanno cercato di elevare l’essere umano ad un livello spirituale superiore. In più, la musica tende a riportare l’individuo alla sua origine e alla sua vera essenza.


    È evidente quindi che essa rappresenta un mezzo di guarigione e di armonizzazione dell’individuo nel suo complesso. Grazie alla musica, l’uomo può fuggire, nel tempo, da certe abitudini insane; in questo senso, da molto tempo si è constatato, per esempio, l’influenza dei suoni armoniosi sulla diminuzione della tensione psichica e quindi delle reazioni nervose.


    Anche se la  musicoterapia è una forma di trattamento della medicina moderna riconosciuta di recente, esiste comunque da sempre.


    Al Congresso “La Musica e la Medicina” di Ludenscheid, del 1984, una delle principali conclusioni alle quali si è giunti è stata che la musica riduce lo stress. Al giorno d’oggi sono però state raggiunte e stabilite altre numerose conclusioni per quel che riguarda l’effetto della musica sull’individuo. Così, la musica rilassante diminuisce la pressione arteriosa e il polso viene rallentato. Una studentessa di San Francisco ha sperimentato su un gruppo di 28 bambini nati prematuri, alcuni brani di musica classica, constatando in modo evidente che questi si rafforzano e crescono più rapidamente.


    La musica significa vibrazione e alcune persone reagiscono automaticamente ad essa. L’australiano Clynes, autore di un notevole scritto: “La musica, lo spirito e il cervello”, distingue diverse forme di vibrazione, a secondo del tipo di sentimento che questa esprime. È necessario fare una differenza chiara tra le vibrazioni che denotano rabbia, tristezza, paura (tutte queste sono vibrazioni negative, nefaste) e quelle che esprimono amore, ottimismo, gioia ed altre emozioni positive.


    Queste vibrazioni essenziali, così come vengono denominate, si ritrovano in tutte le grandi composizioni musicali. Esse costituiscono le cosiddette vibrazioni primarie che, metaforicamente parlando, vengono parzialmente sovrapposte al codice genetico dell'individuo, venendo cosi facilmente riconosciute.


    Un ampio studio fatto da ricercatori ha indicato il fatto che l'umanità reagisce ai suoni sin dall'antichità. Ci sono ogni sorta di vibrazioni di gioia, di piacere, di fiducia, di paura, di rabbia, di sfiducia, ecc. Queste vibrazioni, che sono strettamente legate alla struttura bioenergetica e aurica dell’essere umano, creano una determinata risonanza, che scientificamente si esprime in relazione al sistema nervoso.
    Creare musica significa di fatto trovare l’accordo o l’armonia precisa che possa impressionare il pubblico.

    Modalità di azione nella musicoterapia


    Per arrivare ad utilizzare in modo efficiente la musica, fino alla fine della terapia, bisogna scegliere un tipo di musica adatta alle predisposizioni emotive dell’individuo. Per esempio, per le persone sempre indisposte e per quelle depresse non bisogna far ascoltare, all’inizio, una musica piacevole, allegra, tonificante.


    Al contrario, è meglio iniziare con alcuni brani musicali di tipo malinconico. Oppure per coloro che hanno paure, non bisogna fargli ascoltare da subito, per esempio, la settima sinfonia di Beethoven, che è molto allegra, diffondendo fiducia e ottimismo. Per queste persone, all’inizio, andrebbero meglio alcune composizioni di Bach.


    La prima esigenza sarebbe perciò quella di intuire e scegliere la musica adatta secondo la frequenza della persona che bisogna trattare. In questo caso si sceglieranno melodie che riflettano quanto più rigorosamente il loro stato d'animo. In questo modo si potranno ottenere alcuni punti di legame tra l’individuo e il metodo utilizzato come terapia (nel nostro caso la MUSICA), attraverso la risonanza. Solo successivamente si potrà passare, poco a poco, ad una musica che ispirerà al paziente maggior fiducia. L’intero processo deve avvenire gradualmente e le tappe susseguirsi con prudenza, a piccoli passi. Non si devono mai fare cambi bruschi e repentini.


    La musica è in grado di trasformarvi


    Utilizzare le conoscenze di musicoterapia può essere di grande servizio all’uomo moderno. La loro applicazione intelligente permetterà all’individuo di mantenere un perfetto controllo sui suoi stati d'animo e anzi, nelle fasi avanzate, grazie alla perseveranza, lo renderà più armonioso. Ai nostri giorni, le persone sono distratte da diversi problemi e tentazioni, confrontandosi con un'immensa amalgama di vissuti mentali ed emotivi. In simili situazioni, possono essere aiutate e riequilibrate efficacemente, con l’aiuto di una musica adeguata.


    Tutto è sottoposto alla legge della dualità. Per quel che riguarda la musicoterapia, terremo sempre conto dei seguenti contrasti complementari:


    gioia – malinconia


    trionfo – sentimentalismo


    vigore – mitezza


    grandezza - compassione


    Attraverso la musica si arriva indirettamente alla creazione di uno stato d'animo elevato o al cambiamento di un’attitudine negativa. Quindi, prima di tutto, si utilizza la musica adatta all’emozione e alla struttura dell'animo interiore, di quel momento, dell’individuo. Se egli sta vivendo sentimenti tristi, allora all’inizio le melodie più adatte saranno quelle che esprimono la stessa aria triste, malinconica. Successivamente, si passerà gradualmente ad una musica caratterizzata da qualcosa di più allegro. È importante sapere e ricordare che nella musicoterapia ogni transizione deve essere fatta passo dopo passo e con delicatezza. La musica ci lega alle più profonde fibre del nostro essere. E dato che ogni uomo è caratterizzato dalla sua propria individualità, non è affatto folle immaginare che in futuro, per esempio, si possa prescrivere ad ognuno una musica adeguata e personalizzata, fatta su misura per il suo modo di sentire e la sua struttura interiore.


    Sentimentalismo:


    BACH: Concerti Brandeburghesi n.1 e n.3

    BEETHOVEN: Sinfonia n.9, III parte
    DEBUSSY: Notturni
    DIABELLI: Romanza
    RACHMANINOV: Concerto n.2, Adagio, opus 27
    SCHUMANN: Arabesco
    CHAIKOVSKI: Concerto n.2 per violino, la Canzonetta, opus 35
    VIVALDI: Le quattro stagioni (specialmente “L’inverno”)

    Nostalgia:


    BRAHMS: Concerto n.2 per piano, III parte, opus 83

    DEBUSSY: Chiaro di Luna
    MAHLER: Quarta Sinfonia, III parte
    SAINT-SAENS: Il carnevale degli animali
    WAGNER: Ouverture Tanhauser
    la Musica Ragas (dell’India): per esempio BHAIRAVA

    Equilibrio:


    ALBINONI: Sinfonia e concerto n.5, opus 2

    BACH: Aria
    BEETHOVEN: Concerto per piano n.5 in Si bemolle maggiore, opus 73
    DEBUSSY: Danze sacre e profane

    GOUNOT: Messa religiosa per Santa Cecilia

    HOLST: I pianeti (Venere)
    MOZART: Concerto per flauto e arpa n.2, andante, K2999

    Mitezza:


    BEETHOVEN: Concerto n.3 per piano, III parte, opus 37

    DVORAK: Bagatella n.3, opus 47
    HAYDEN: Concerto per violoncello in Do, parte prima
    HOLST: I pianeti (Nettuno)
    MAHLER: Scene dall’Alsazia
    MASSENET: Sinfonia n.4, prima parte

    Gioia:

    BEETHOVEN: Sinfonia n.7, opus 92, prima parte

    BRUCH: Concerto n.1 per violino, opus 26
    HAYDN: Sinfonia militare n.100, prima parte
    MAHLER: Sinfonia n.4, II parte
    RACHMANINOV: Sinfonia n.2, molto allegro, opus 27
    CHAIKOVSKI: La bella addormentata nel bosco

    Trionfo:


    BEETHOVEN: Quinta Sinfonia

    HOLST: I pianeti (Marte)
    MASSENET: Scene dall’Alsazia 2 e 4
    RAVEL: Bolero
    SIBELIUS: Finlandia
    SMETANA: La mia Patria II, La Moldava
    PINK FLOYD: Atom Heart Mother
    PAUL SIMON & GARFUNKEL: Bridge Over Troubled Water

    Vigore:


    BACH: Concerti Brandeburghesi n.2

    DVORAK: Concerto per violoncello in Si minore, III parte, opus 104
    GOUNOT: Messa religiosa per Santa Cecilia
    STRAUSS: Morte e trasfigurazione, Trasfigurazione
    MAHALIA JACKSON: Abide with me

    Solennità:


    BERLIOZ: Harold in Italia, La processione dei pellegrini

    BRAHMS: Sinfonia n.1, Requiem tedesco

    di Gregorian Bivolaru

     
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    Coordinatrice
    00 3/7/2011 11:11 AM
    Le caratteristiche uniche di ogni musica e nota musicale.
    Ogni melodia è caratterizzata dalla combinazione di cinque elementi: il ritmo, il tono, la melodia, l’armonia e il timbro.

    -      Ritmo: è il più potente e dagli effetti immediati: il ritmo della musica più attivare e stimolare il nostro corpo, incrementando l’attività cardiaca, la temperatura corporea oppure calmare . La nostra vita ha dei ritmi vari molto complessi che sono frutto di alternanza di emozioni e sentimenti. Tutti questi stati sono ampiamente sensibili alla musica e al suo ritmo. Trovato ad ascoltare di tamburi  sicuramente potete provare sulla vostra pelle sul vostro cuore la potenza del ritmo.

    -      Tono: ogni suono, ha una specifica frequenza vibrazionale. E ogni vibrazione ha una sua influenza sulla nostra psiche sul nostro fisico.  Chi pratica di meditazione conosce molto bene la potenza della sillaba sacra Aum .

    -      Melodia: rappresenta la combinazione del ritmo e dei toni e la melodia che produce il motivo di una canzone. Ogni melodia di per sé, esprime un’emozione.

    -      Armonia: l’armonia è il prodotto finale delle varie note e dei vari strumenti . il risultato finale può essere armonico o disarmonico, e sarà questa l’influenza che aveva su di noi.

    -      Timbro: è rappresentato soprattutto dalla voce umana.

    Effetti della musica sull’uomo ( scientificamente dimostrati ).

    È stato ampiamente verificato a livello accademico che musiche differenti, possono avere effetti diversi sulla mente e sulla psiche. Ma l’influenza non si limitano solo ad aspetti psicologici benché sia innanzitutto la psiche ad influenzare il corpo.

    Esiste una correlazione diretta tra musica cuore e sistema circolatorio: la musica è un pacemaker naturale : a seconda della sua velocità il cuore stesso si adatta aumentando o diminuendo le pulsazioni. Più è veloce il ritmo è più batti in fretta il cuore, più è lento il ritmo e più lentamente batte il cuore.

     

    La correlazione presente a livello del cuore è ampliata a livello della temperatura corporea: musica rilassante favorisce il suo abbasamento, mentre musica compulsiva e favorisce un accrescimento.

     

    E’ Stata verificata un’ azione diretta di alcuni generi musicali sulle onde cerebrali, che favoriscono la sintonia tra corpo e mente.

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    Coordinatrice
    00 3/7/2011 11:14 AM

    Musica di Mozart contro l'epilessia

    Piccoli brani della Sonata K448 dell'autore sarebbero in grado di diminuire la frequenza di attacchi, mentre nuove ricerche tentano di capire se anche altra musica diversa ha lo stesso esito terapeutico.

    di Cristiano Carniel

    L'hanno battezzato Effetto Mozart. Secondo il professor John Jenkins che ha esaminato i risultati della ricerca internazionali sulla terapia musicale, è molto probabile che anche le opere di altri autori, come Bach che presenta una struttura musicale simile, potrebbero innescare l'effetto Mozart.
    I soggetti che sono stati esposti a 10 minuti della sonata sono stati messi sotto esame col risultato che alcune loro abilità manuali sono notevolmente migliorate.
    Studi sui topi hanno evidenziato che gli animali "amanti di Mozart" sono più abili nell'uscire da un labirinto di quelli a cui era stata fatta ascoltare musica minimalista o lasciati nel silenzio.
    Altri test hanno rivelato che i bambini a cui erano state impartite per sei mesi lezioni di pianoforte, insegnando loro semplici melodie, principalmente di Mozart, hanno evidenziato migliori risultati nelle prove di valutazione di quelli che avevano passato lo stesso periodo davanti ad un computer.
    Nonostante altri scienziati non siano riusciti ad ottenere gli stessi risultati, Jenkins sostiene che gli effetti positivi che la terapia di Mozart ha evidenziati siano molto incoraggianti: "Abbiamo abbastanza elementi - ha dichiarato - per giustificare la necessità di ulteriori ricerche in questa direzione. Io credo che i risultati siano sufficientemente positivi da incoraggiarci a procedere con un'esposizione dei pazienti a brani più lunghi di dieci minuti".
    Secondo Jenkins l'ascolto di Mozart potrebbe contenere una speranza nel trattamento dell'epilessia.Scansioni hanno evidenziato come durante l'ascolto di brani musicali diverse aree del cervello umano siano attive.
    La parte sinistra dell'encefalo elabora il ritmo e la tonalità, mentre quella destra si occupa del timbro e della melodia. Secondo Jenkins la musica metterebbe in funzione le parti del cervello più importanti, ma l'Effetto Mozart necessita di ulteriori approfondimenti prima di poter essere realmente utile per curare l'epilessia.
    Secondo Andrew Potter, direttore della Performing Right Society, una sorta di S.I.A.E. inglese, da molto tempo è chiaro come i benefici della musica applicata a terapie mediche siano evidenti: "Questa ulteriore dimostrazione, proveniente da una fonte autorevole come l'Università di Londra, dovrebbe spingere le organizzazioni musicali di tutti i generi a contribuire a questo tipo di ricerche".

    Il Nuovo
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    Coordinatrice
    00 3/7/2011 11:18 AM
    Mozart rilassa e fa crescere i neonati








    Uno studio della scuola di medicina dell'Università di Tel Aviv
    conferma le virtù del compositore




    di CRISTINA NADOTTI

    A SUON di musica verso le braccia della mamma, a patto che la musica di accompagnamento sia quella di Mozart. Una ricerca della Scuola di medicina dell'Università di Tel Aviv ha accertato che i neonati prematuri acquistano peso più velocemente se cullati dalle note del compositore austriaco. Non succede la stessa cosa con Bach o con Beethoven. Per accelerare il processo fondamentale per il recupero dei neonati prematuri ci vuole proprio Mozart. Sulla rivista specializzata Pediatrics, i ricercatori spiegano come l'aumento di peso sia conseguenza dell'azione rilassante della musica e come quella di Mozart, in particolare, sia capace di far agitare meno i neonati, con conseguente rallentamento del metabolismo e riduzione del dispendio di energie.

    Durante la ricerca, i medici hanno fatto ascoltare Mozart ai neonati per trenta minuti, mentre ne misuravano il dispendio di calorie. Hanno poi messo a confronto i dati ottenuti con la quantità di energie spese dai prematuri in condizioni standard, cioè senza musica, oppure durante l'ascolto di altri compositori. L'"effetto Mozart" è stato lampante, con una riduzione notevole delle calorie bruciate. "Supponiamo che le melodie ripetitive di Mozart agiscano sulla corteccia cerebrale - ha dichiarato il coordinatore della ricerca, Ronit Lubetzky, alle agenzie di stampa - perché abbiamo verificato come lo stesso effetto non si ottenga con musiche di Beethoven, Bach o Bartok, dall'andamento meno lineare di quelle di Mozart. Per avere una accurata spiegazione scientifica del fenomeno sono necessari altri studi, ma è già evidente la ricaduta di tale scoperta sul trattamento dei neonati prematuri. L'aumento del peso è essenziale per ridurre i tempi di permanenza in incubatrice e in ospedale - continua il pediatra - e la musica di Mozart è soltanto uno degli elementi che possiamo utilizzare per creare intorno ai bambini un ambiente più favorevole".

    Ancora una volta, la serenità e le linee armoniose della musica classica per eccellenza del genio austriaco mostrano di avere effetti più ampi di quelli del puro godimento. La letteratura scientifica è ricca di studi sugli effetti benefici della musica per la riduzione dello stress e il rallentamento del battito cardiaco, ma una volta di più è stato dimostrato che tra le medicine musicali le "pillole di Mozart" sono le più efficaci. Un precedente studio su adulti colpiti da ictus aveva accertato che le composizioni di Mozart, più che quelle di altri autori, aiutavano a diminuire la frequenza di altri attacchi ischemici transitori. Qualche tempo fa, inoltre, ebbe grande risonanza uno studio secondo il quale sonate e sinfonie mozartiane diffuse nelle stalle aiutavano le mucche a produrre più latte.
    Persone, animali e persino piante sono sensibili all'effetto calmante della musica di Mozart, visto che nel 2005 l'Università di Siena decise di accertare quanto affermava un produttore di vino, Giancarlo Cignozzi, convinto che i suoi vigneti producano uve migliori se tra i filari si diffondono le note della musica classica. Il migliore, affermava il viticoltore, è Mozart, anche se la compilation da vendemmia non disdegna Tchaikovsky.
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    Coordinatrice
    00 3/7/2011 11:23 AM
    Funziona la ricetta per guarire con le note? Che scientificità c’è nella musicoterapia? Sembra aiutare in alcuni casi, ma che genere di cure può offrire?
    A chi piace e a chi no. Due bebè di pochi giorni in una
    clinica slovacca dove i neonati vengono quotidianamente
    sottoposti a 5 sessioni di ascolto di musica di 20 minuti
    ciascuna. Il tutto per alleviare lo stress della nascita e
    favorire la comunicazione da adulti.

    di Annalisa Infante

    Il genio viaggia alla velocità del suono? È quanto affermano i sostenitori della celebre teoria denominata “Effetto Mozart”, secondo la quale, dopo una calibrata esposizione alla musica del compositore austriaco, potremmo diventare tutti più intelligenti.. Non solo: la musica di Mozart sarebbe in grado di calmare gli attacchi epilettici e di contenere i danni del morbo di Alzheimer. Cosa c’è di vero? La musica di Mozart (e quella classica in generale) cura realmente? È in grado di far star meglio i feti e i neonati a crescere? Cosa dice la scienza a questo proposito? Esistono ricerche scientifiche che confermano queste ipotesi?
    Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

    Non solo Amadeus…
    In realtà non sarebbe corretto riconoscere il merito dell’azione benefica della musica sulla psiche umana a un solo autore. La Musicoterapia insegna come pressoché tutti gli autori classici abbiano lavorato in modo tale da dar vita a melodie “terapeutiche”: «Per quanto riguarda gli adulti – spiega Renato De Michele, Musicoterapista e presidente dell’Associazione Italiana Registro Musicoterapia – la predisposizione verso una musica piuttosto che un’altra dipende dall’identità culturale di ciascuno, dalle esperienze ambientali e familiari. Le variabili personali sono troppe per poter affermare con sicurezza che una musica standard possa avere universalmente effetti migliori di un’altra». Così, se una persona ha ricordi piacevoli legati a Mozart, reagirà positivamente alla sua musica, ma non più di quanto un’altra, che adora Bach, possa reagire all’ascolto di quest’ultimo.
    Su questo principio si basa la musicoterapia “recettiva” o “d’ascolto”, utilizzata su pazienti affetti dalle patologie più diverse (da quelle psichiche a quelle degenerative) allo scopo di garantire loro un miglioramento della qualità di vita. Durante la seduta, il musicoterapista propone diverse musiche, sia quelle legate alla storia del suo paziente sia quelle “suggeritegli” dall’esperienza personale e dalla propria risposta emotiva all’incontro.

    Musica e maternità
    «Il vero grosso effetto della Musicoterapia d’ascolto – continua De Michele – è però quello sul feto durante la gravidanza. La sua reazione all’ascolto degli autori classici è evidente: se la melodia è piacevole e dolce, il feto “danza” armonicamente all’interno del ventre materno e se è nervoso si calma. Quando la musica invece non gli è gradita, come può accadere, per esempio, con musiche disarmoniche o in cui le percussioni sono troppo forti, il bimbo si agita, scalcia, si muove a scatti».
    L’ideale – secondo alcuni musicoterapeuti sarebbe poter disporre di sale-parto dotate di pianoforte. Le apparecchiature, infatti, non sempre sono in grado di garantire frequenza e volume del suono ottimali.
    Già da qualche anno un ospedale di Mantova propone alle gestanti sedute di Musicoterapia, durante le quali si ascoltano, ad esempio, i “Concerti Brandemburghesi” di Bach, “Le quattro stagioni” di Vivaldi, o la musica New Age, in grado di rilassarle. Al momento del travaglio, viene insegnato loro a trasformare i gemiti di dolore in canto “salutare” per se stesse e per il loro bimbo. «Il mondo sonoro del piccolo nel periodo prenatale – spiega De Michele – è costituito principalmente dalla voce della mamma, dal ritmo del suo respiro, dal battito del suo cuore e dai suoni che, ovattati, gli provengono dall’esterno. Sappiamo che dopo la nascita il bimbo sarà in grado di riconoscere musiche ascoltate in gravidanza. E in ogni caso, un feto educato all’ascolto della musica sarà un bambino più tranquillo dopo».
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    Coordinatrice
    00 3/7/2011 11:34 AM

    Una meraviglia senza fine (Johann Sebastian Bach, Dalla

    Cantata BWV 147, Corale "Herz und Mund und Tat und

    Leben")

    Proposte di ascolto a cura di Pino Pignatta

    Johann Sebastian Bach

    Dalla Cantata BWV 147, Corale “Herz und Mund und Tat und Leben”

    Concentus Musicus Wien

    Nikolaus Harnoncourt, direttore

    Alla ricerca, dopo la pausa estiva, di una nuova proposta di ascolto per continuare i nostri

    incontri con la musica – intesa come sollievo terapeutico, terapia dello spirito che aiuti a

    superare il dolore, “strategia per stare meglio” nell’efficace definizione di questa rubrica –

    avevamo ormai orientato, con decisione, la nostra scelta sul compositore Gabriel Fauré e su una

    delle sue affascinanti Mélodies, disponibili tra le perle sonore sparpagliate (e a volte dimenticate)

    nella Rete: così, tanto per avventurarci sul terreno di una lirica garbata, molto francese nel gusto

    della tessitura e dell’esposizione vocale, poco gorgheggiante e belcantistica, ma parecchio

    intimistica, interiore, quindi capace di aprire una breccia anche, e soprattutto, nel cuore di chi

    soffre.

    Poi però ci siamo imbattuti, per caso, in un video che ci ha letteralmente folgorati: a

    dimostrazione di quali straordinari tesori, di inestimabile valore musicale, nasconda ormai

    Internet, tanto che è necessario un colpo di fortuna per “portarli alla luce”, se uno non sa come,

    dove e che cosa cercare. Insomma, un po’ come accade all’Edmond Dantes di Alexander Dumas

    sull’isola di Montecristo, alla ricerca dell’immensa fortuna svelatagli dall’abate Faria nella prigione

    del Castello d’If.

    Dunque, su YouTube abbiamo (ri)trovato l’intera Cantata BWV 147 di Johann Sebastian Bach

    nella luminosa interpretazione di Nikolaus Harnoncourt, uno degli specialisti delle cosiddette

    letture filologiche del periodo barocco e classico, cioè la riproposizione di interi repertori

    strumentali e di musica sacra con l’ausilio di strumenti originali (o di copie fedeli all’originale) e

    seguendo la prassi esecutiva dell’epoca.

    Harnoncourt, berlinese di nascita ma austriaco, violoncellista prima che direttore d’orchestra, ha

    avuto il merito di anticipare la “moda” delle orchestre con strumenti originali, fondando già nel

    1953 il Concentus Musicus di Vienna, con un successo planetario che è stato poi seguito da altri

    artisti come l’olandese Tom Koopman, l’inglese Trevor Pinnock e, in tempi più recenti, il catalano

    Jordi Savall. Per comprendere appieno il valore musicale di questo video disponibile su Internet,

    occorre anche ricordare che insieme con un altro grande specialista della musica antica – Gustav

    Leonhardt, clavicembalista, direttore d’orchestra, fondatore del Leonhardt Consort – Nicolaus

    Harnoncourt dal 1971 al 1990 ha inciso, in una sorta di maratona della pratica esecutiva storica,

    l’integrale delle Cantate Sacre di Bach, disponibili in un’edizione discografica in 60 CD uscita nel

    2000 in occasione del 250° anniversario della morte di Bach.

    Della Cantata BWV 147 vi proponiamo, per iniziare, l’ascolto del Corale introduttivo, che ha

    appunto lo stesso titolo della Cantata: “Herz und Mund und Tat und Leben”, e cioè,

    letteralmente, “Cuore e bocca e azioni e vita”. Anche se, di questa Cantata, è enormemente più

    toccante e celebre il Corale “Jesus bleibet meine Freude”, traducibile con “Gesù è la mia Gioia”,

    una di quelle pagine con diffusione e valore universali, saccheggiata, se non scarnificata, da ogni

    tipo di pratica musicale, leggera, teatrale e ballettistica, o meramente commerciale. Anche se del

    Corale “Jesus bleibet meine Freude” esistono anche pregevoli registrazioni che vi consigliamo di

    non perdere per nessuna ragione al mondo: per esempio quella del pianista rumeno Dinu Lipatti,

    morto a 33 anni e quasi sconosciuto, anche se è stato uno dei più grandi musicisti del Ventesimo

    secolo. Nel 1950, malato di leucemia in fase avanzata, diede il suo ultimo concerto a Besançon

    con 40 di febbre. Dopo avere eseguito i Walzer di Chopin rientrò in sala, si sedette ed eseguì

    proprio "Jesus bleibet meine Freude" trascritto per pianoforte, dando l'addio al pubblico e alla

    vita. Morì a Ginevra pochi giorni dopo.

    Ma torniamo a “Herz und Mund und Tat und Leben”, protagonista di questo video. Il motivo per

    cui l’abbiamo scelto è evidente sin dalla prima inquadratura su Nicolaus Harnoncourt: guardate

    la gioia con cui “attacca”, la felicità incontenibile, quasi fanciullesca, potremmo dire naif, con la

    quale dà il via all’introduzione strumentale del Corale. E’ incredibile: con movimenti spontanei,

    senza bacchetta, apparentemente istintivi anche se misurati nel trasmettere le scelte

    interpretative e di concertazione ai professori del Concentus Musicus e al Coro, il direttore

    austriaco riesce a farci cogliere all’istante la freschezza melodica del discorso bachiano,

    la trascinante bellezza contrappuntistica della pagina, dirigendo con piglio autorevole (si nota

    nelle primissime battute) e allo stesso tempo divertito, o meglio gioioso, certo come effetto della

    letizia trasmessa a noi dalla musica di Bach e dalla sua fede, dove appunto il Gesù luterano del

    Kantor diventa “Cuore e bocca e azioni e vita” per chi ha una dimensione spirituale dell’esistenza.

    Ed è divertente seguire il suo “balletto” sul podio, il sorriso che ne illumina il viso appena sta per

    anticipare la battuta iniziale scritta sul pentagramma (e già questo è immediatamente

    terapeutico), con movimenti lontani anni luce da quelli eccessivamente “ingessati” di altri

    direttori d’orchestra. Qui, a dispetto della solenne pomposità della sala, Harnoncourt è quasi più

    simile a un maestro di musica di provincia, per certi versi ricorda un po’ la mitica Mariele Ventre

    dello Zecchino d’Oro, o forse il direttore di un concerto improvvisato sulle colline del Grinzing,

    intorno a Vienna, tutte circondate da giardini e vigneti, dove il vinello scorre leggero, proprio

    come la musica nelle vene del popolo austriaco, o tra i cori sulle montagne del Tirolo. Non è così,

    ovviamente: Harnoncourt trasmette la gioia di Bach a modo suo, in una gestualità che l’ha reso

    celebre, anche se sappiamo quanto studio ci sia dietro queste partiture, quanti anni di

    ricerca negli archivi, nei trattati musicali dell’epoca, per arrivare a rendere in maniera così

    semplice e genuina uno dei capolavori della musica sacra. Nascondendo sotto quei gesti così

    poco accademici scelte di concertazione precise, che ci aiutano a comprendere frammenti

    musicali “nascosti”: come quando, appena prima che inquadrino i violini, un ultimo scatto di

    Harnocourt verso l’orchestra alla sua sinistra ci rivela l’emergere e l’importanza dei

    contrabbassi, particolare che senza il suo “aiuto” difficilmente, se non si è musicisti, si

    riuscirebbe a cogliere.

    Herz und Mund und Tat und Leben” è una delle Cantate più celebri di Bach, scritta a Weimer nel

    1716, che il compositore presentò ai fedeli di Lipsia nel 1723. E' ispirata ala Visitazione di Maria

    presso Elisabetta, che il Vangelo di Luca (1, 39-56) celebra con il canto del Magnificat. Una

    ricorrenza che nella religiosità popolare del periodo era particolarmente sentita. Ha scritto il

    musicologo Alberto Basso: «Bach si preoccupò di coglierne il messaggio di solennità e di


    dolcezza, di trasmetterlo con immediatezza e partecipazione devozionale». E la solennità

    dell'evento è resa con efficacia dall'impiego di una tromba proprio nella grandiosa pagina di

    apertura che vi proponiamo.

    Il resto ascoltatelo voi, affidandovi con fiducia a questa musica contagiosa per la sua

    forza immediata. Siamo sicuri che lo ascolterete e riascolterete più volte. Il susseguirsi delle

    voci vi conquisterà, per la bellezza dei fraseggi melodici che si rincorrono tra soprani,

    mezzosoprani, tenori, bassi. Fraseggi capaci di portarvi in alto: come al termine della prima

    parte contrappuntistica, al minuto e 26 del video, quando Harnoncourt chiede con un segno

    esplicito a tutto il coro di cantare quasi in “pianissimo”, per poi liberare con un gesto imperioso le

    voci femminili, portandole insieme al momento culminante di un’invocazione, di una preghiera,

    su verso la sommità dell’architettura bachiana.


    Per approfondire l'ascolto

    1) Johann Sebastian Bach

    Kantaten

    Munchener Bach-Chor – Munchener Bach-Orchester – Karl Richter, direttore d’orchestra (Archiv)

    2) Johann Sebastian Bach

    Sacred Cantatas

    Gustav Leonhardt & Nikolaus Harnoncourt (Teldec Classics, disponibile anche su iTunes)

    3) Johann Sebastian Bach

    Cantata BWV 147

    Corale “Jesus bleibet meine Freude”

    Dinu Lipatti, pianoforte (Great recordings of the century, Piano recital, Emi Classics, disponibile

    anche su iTunes)

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    Coordinatrice
    00 3/9/2011 10:36 PM
    LA MUSICA E LA FEDE (M.Calisi)

    Prima parte


    Seconda parte
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    Credente.
    00 9/2/2011 11:17 PM
    Il valore della musica sacra, secondo Papa Benedetto
    [Edited by Credente. 9/2/2011 11:18 PM]
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    Credente.
    00 11/12/2020 6:52 PM

    La Musica, espressione dell'armonia divina

    Che cosa è il suono? Quale è la differenza tra udire e ascoltare?
    Quali sono i presupposti neurofisiologici che ci permettono di ascoltare la musica? Quali sono le differenze profonde tra la nostra musica occidentale e quella che si rifà alla cultura Vedica?

     

    Questa è solo una piccola parte delle domande che rivolgo ai miei studenti.

    Certamente non mi aspetto da loro delle risposte ma esse d’altronde hanno solo lo scopo di individuare un percorso da fare insieme, ma ripeto che questo percorso va collegato con qualcosa di profondo e trascendente, altrimenti non solo non si troveranno risposte esaurienti ma rimarranno ombrature che non permetteranno di capire il vero significato di "vibrazione sonora". Questo capire è quello che si prefigge il CSB con questa nuova ricerca di studio, parallela e complementare alle pubblicazioni, pur di altissimo livello, che hanno cambiato la vita di centinaia di persone. Nel corso dei secoli In occidente abbiamo sviluppato una notevole conoscenza tecnico-scientifica ed antropologica per quanto riguarda il suono (notazione, fisica, tecnica strumentale etc); mentre da un altro lato si è sviluppata la cosiddetta "musica d’uso" (fortemente collegata alla società dei consumi) che ha cambiato in maniera fondamentale la nostra fruizione della stessa. Per "musica d’uso" intendo il 90% della musica che ascoltiamo, attraverso i vari supporti (cd, dvd, mp3) e i media (televisione, radio, cinema). Più in generale: il nostro ascolto è diventato disattento e superficiale perché, ormai abituati al sottofondo sonoro che ci accompagna durante tutta la giornata (dal supermercato al dentista, in macchina, per strada ma anche in casa) che non "ascoltiamo" più con attenzione ma "udiamo" soltanto cioè sentiamo senza comprendere, il suono diventa per noi un magma di vibrazioni sonore mischiate, indistinte, disarticolate. Gli effetti sono devastanti perché, quando perdiamo la capacità di "ascoltare", perdiamo il contatto con una delle parti più profonde del nostro inconscio per cui l’inquinamento acustico (pericoloso come ogni altro inquinamento) diviene un’ulteriore causa di nevrosi e infelicità. Ma perché siamo arrivati a questo punto? Che cosa è successo? Oltre all’avvento dei media, il problema ha preso corpo quando la civiltà occidentale ha voluto imprigionare il suono in aride formule matematiche o peggio ancora di mero godimento sensoriale scollegandolo dalla sua fonte originale che è il Signore Supremo. Ho iniziato questo breve saggio con uno sloka, tratto della Bhagavad Gita, dove Krishna dice:"…Io sono l’Aum (pranava) nei Veda e il suono nell’etere…". Quando leggo questo sloka nelle mie lezioni abitualmente molti studenti obiettano che questa visione non fa parte della nostra cultura e qui sorge subito un primo grande problema: la scarsa cultura musicologia da un punto di vista storico, teologico e filosofico che superi parte la visione eurocentrica occidentale. La nostra visione di questo mondo è legata a modelli culturali che, a partire dal 1500, si sono distaccati dalla concezione e studio dell’interdipendenza di fenomeni materiali e trascendenti, fisici e metafisici, iniziando un analisi della natura in chiave meccanicistica, cioè una descrizione di tutto quello che ci circonda partendo da una base matematico-materialistica, limitando la ricerca solo nei campi in cui i corpi avessero proprietà misurabili; altre proprietà quali il colore, il suono, il sapore, l’odore, in quanto considerate proiezioni mentali soggettive venissero escluse dal campo della scienza. Oggi sappiamo che anche questi valori sono soggetti a valutazioni scientifiche ma tant’è quello fu uno dei grandi limiti del Rinascimento. La musica in occidente fu pesantemente condizionata da questa concezione, sia dal punto di vista tecnico che da quello filosofico,ma dalla fine dell’800 si sono sviluppate in Europa e negli Stati Uniti d’America scuole di pensiero che hanno iniziato ad indagare l’aspetto transculturale della musica. Cosa accomuna la musica occidentale (classica, rock, folk, jazz etc.) ai cori di Tuva (Mongolia) o all’arpista Bretone Alan Stivell, i ritmi delle percussioni Africane alle invocazioni dei monaci Tibetani?
    Per i puristi probabilmente niente; molto invece per chi è conscio di vivere in un mondo che si avvia sempre più ad essere "Villaggio Globale", dove la comunicazione sempre più ampia e veloce e le numerose migrazioni tendono a far sbiadire i confini tra i popoli. Qui si rende necessaria una scelta di grande significato tra una consapevole contaminazione o una progettualità di incontro fra linguaggi diversi senza però amputare, nei limiti del possibile, l’approccio con le diverse culture musicali. Le generazioni future vivranno in una società multietnica, con grandi stimoli ma anche con un grande pericolo: la paura del diverso. Purtroppo la storia, con le sue tragedie, cicliche al punto di divenir quasi monotone, ci ha insegnato a cosa portano l’ignoranza e la diffidenza verso altre culture. Qui le istituzioni culturali ed accademiche hanno una grande responsabilità, quella di educare i giovani alla convivenza, guidandoli lungo un percorso culturale che permetta loro di confrontarsi con esperienze lontane, senza far loro perdere l’identità di appartenenza (eccesso opposto), per capire e meglio convivere in questa nuova società interculturale. Come scrive Fritjof Capra (“Il punto di Svolta”), "L’universo non può più essere visto come un sistema meccanico composto da blocchi elementari ma come una complessa rete di relazioni interdipendenti". Di fatto noi tutti viviamo immersi nel suono, sia nella forma caotica del rumore che in quella organizzata della parola e della musica. I nostri orecchi entrano in attività ancor prima di nascere; il che significa che, prima di percepire il mondo con gli altri sensi,noi udiamo, da prima di venire alla luce e per tutta la nostra vita; e anche quando, nell’ora della nostra dipartita, tutti i sensi ci abbandonano uno ad uno, l’udito è l’ultimo. E’ quasi impossibile interrompere questa funzione cioè tappare le orecchie. Poiché dunque il suono è parte integrante e basilare del comunicare, questo corso si propone principalmente a incoraggiare e sensibilizzare a divenire "ascoltatori coscienti". Ecco intanto alcuni punti fermi della storia musicale, così come verrà da noi impostata:

    1. Tutte le scritture rivelate, dal Vangelo di Giovanni che recita ”In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.”, al Corano, al Talmud Ebraico che enunciano la "Divinità del Verbo", indicano che quando Dio rivela Sé stesso agli esseri umani, Egli viene udito, può apparire anche come una luce, ma per essere compreso la Sua voce deve venir udita: "Dio parlò…" è un enunciato che troviamo in tutte le Sacre Scritture, nelle quali le nostre nostri orecchie sono "le porte" per la Sua comprensione.
    2. Sono stati i Greci ad aver immediatamente rilevato l’essenza dell’arte dei suoni con Pitagora, cui dobbiamo l’attuale teoria della divisione dell’ottava. Con Platone, Socrate ed Aristotele si insedia stabilmente una riflessione filosofica sugli evidenti rapporti fra musica ,coscienza e matematica. Pitagora, padre insieme ad Euclide della geometria e della matematica, fu anche il primo intellettuale occidentale a mettere in chiaro le relazioni tra gli intervalli musicali. La chiave della scoperta fatta da Pitagora fu uno strumento molto semplice chiamato "monocorde", costituito da una sola corda tesa su di una struttura di legno, usando il monocorde, Pitagora fu in grado di scoprire che la divisione musicale creata dall’uomo dava origine a determinati rapporti matematici (intervalli musicali). Si dice abbia detto: "Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell’universo". Pitagora infatti credeva che l’universo fosse un immenso monocorde, uno strumento con una sola corda tirata tra il cielo e la terra, un’estremità della corda era legata allo Spirito Assoluto, mentre l’estremità inferiore era legata alla materia assoluta. Egli pensava che i movimenti di ogni corpo celeste nell’universo producesse un suono e che questi suoni potessero venir percepiti solo da chi si era preparato con la propria coscienza ad ascoltarli.
      Pitagora nell’isola di Crotone dove insegnava insegnava a discepoli tre livelli di iniziazione, al primo livello quello degli “acustici”, insegnava a riconoscere e mettere in pratica le varie proporzioni musicali (scale e intervalli), spiegate utilizzando il monocorde. Col secondo livello, quello dei "matematici", approfondiva il discorso con i numeri, ma anche con la purificazione individuale e l’autocontrollo mentale. Prima di accedere al livello successivo il discepolo doveva dimostrarsi pienamente consapevole, nel corpo e nello spirito, delle responsabilità legate alle sacre informazione che stava per ricevere; poiché il terzo e più alto livello di iniziazione, quello degli "eletti", portava all’apprendimento di procedimenti esoterici di trasformazione fisica e di guarigione per mezzo del suono e della musica. Quindi la musicoterapia di oggi non si rifà alla New Age ma ha origini ben più antiche.
    3. La riflessione medioevale è di grandissima importanza perché sviluppa ampiamente il rapporto fra musica e metafisica, specialmente nell’ambito della pratica teologico-musicale Cristiana. Un esempio fulgido della definizione di musica lo possiamo trovare nel trattato "De Musica" di S. Agostino dove l’autore scrive: "L’anima in fondo è la vera causa della sensazione il corpo è la concausa indispensabile. Senza l’anima vi sarebbe passione, ma non sensazione o conoscenza,in quanto il senso non ha la capacità di riconoscere ciò che si produce in esso". Spetta all’anima sottoporre l’atto del sentire, doveroso compito nei confronti del corpo e continua. “L’attività sensibile è,dunque, un momento della vita spirituale: tentatrice e complice della concupiscenza, in pari tempo, è l’annunziatrice di un ordine invisibile e reale governante il mondo”, e conclude: "L’arte musicale, come l’arte e il bello in generale, contiene l’ordine e ad esso conduce”. L’ordine invisibile e reale è stato scientificamente indagato nel secolo scorso, col nome di ordine implicato, dal grande fisico David Bohm. Fra i suoni sacri il Canto Gregoriano occupa certamente un posto di prestigio. E’ uno dei più efficaci per condurci al sacro. Di solito lo si ricollega a San Gregorio, che contribuì alla sua diffusione ,ma le sue origini sono certamente più antiche e quando il canto Gregoriano raggiunge un livello ottimale di esecuzione possiamo in verità dire che "prepara l’anima ad aprirsi a Dio" (A. Tomatis "Ascoltare l’universo").
    4. Un vero punto di svolta si ha con la nascita dell’estetica musicale. La teoria di Marsilio Ficino figura tra le più importanti estetiche musicali sorte, nel secolo XV, dalle correnti neoplatoniche dell’Umanesimo. Tale teoria, fondata essenzialmente sull’affermazione del carattere incorporeo della bellezza musicale, distingue da un lato le qualità gradevoli al corpo, non capaci di dar luogo ad emozioni estetiche. Esse sono gli odori, i sapori, le sensazioni termiche; e dall’altro le sensazioni che provengono da fonti incorporee e danno origine ad emozioni spirituali, suscettibili di diventare estetiche. Di questo genere sono i colori, le figure, i suoni, le voci. Cartesio occupa un posto tutt’altro che irrilevante in campo musicale. Nel suo scritto "Abregè de la Musique" (1618) rifiuta ogni speculazione di carattere teologico medioevale e si limita a considerare le proporzioni tra le vibrazioni sonore: "La musica per lui è appunto la contemplazione delle proporzioni semplici dei suoni; e il piacere che noi ne traiamo dalla fruizione della musica consiste appunto in questa contemplazione" (La Musica-Utet-). Il culmine dell’Estetica musicale razionalistica fu però raggiunto dal pensiero di Leibniz. Egli "riconduceva il fenomeno dell’arte musicale all’ordinamento dei fenomeni numerici della consonanza e della dissonanza dai quali deriva ogni piacere presente all’ascolto musicale" (La Musica-Utet-). Con Rameau (XVIII) inizia l’estetica sensistica o analisi delle sensazioni.In lui vediamo la prima decisa reazione contro il razionalismo cartesiano e leibniziano in quanto non vede più nella musica una costruzione razionalmente proporzionata bensì la riflessione e lo sfruttamento delle leggi fisiche, naturali, acustiche delle sensazioni sonore. Con Vico e Kant abbiamo una reazione all’estetica musicale sensistica. Kant asseriva: "La musica è un bel gioco di sensazioni per l’udito". Con ciò Kant non intende ridurre la musica a pura gratuità, ma è piuttosto convinto che il significato della musica non sia trasferibile al di fuori dell’ambito musicale, senza il rischio di cadere in quelle “associazioni meccaniche di immaginazioni” che lui appunto condanna. Dal romanticismo all’espressionismo si rimanifesta la necessità di rintracciare il significato della musica anche al di là del suo aspetto matematizzante. Schopenhauer (il primo a risentire gli influssi della cultura Vedica) sosteneva la superiorità della musica sulle altre arti, che rappresenterebbero la realtà in maniera mediata, cioè attraverso lo schermo delle idee, oggettivazioni della volontà, laddove la musica rappresenta invece direttamente la volontà. Getta così una base elementare della riflessione dedicata alla dimensione strutturale della musica: i due problemi del bello musicale e del suo significato, metafisico o non, quale che sia. Nel novecento l’estetica musicale imbocca due diverse direzioni; la prima è quella più rigorosamente fisica, per cui ogni fenomeno musicale è sempre fondamentalmente un fenomeno fisiologico(analizzabile). La seconda mira invece a porre la centro dell’indagine il fenomeno psicologico dell’ascolto, pur riconducendo a termini scientificamente misurabili le sue quattro componenti fondamentali: la percezione dell’altezza, dell’intensità, del tempo e del timbro dei suoni. Con Nietzsche abbiamo la prima reazione al positivismo e all’estetica dell’espressionismo. Nel suo celebre scritto "La nascita della tragedia" (1872) considera la musica essenzialmente un arte dionisiaca, ironica e orgiastica, destinata a sconvolgere l’ordine sociale costituito e cristallizzato. Dal ‘900 ad oggi si sono sviluppate nello studio dell’estetica musicale han preso diverse scuole come quelle del Formalismo, dell’Empirismo, del Naturalismo e anche Sociologica. Tutti questi punti, ognuno di notevole interesse, perché ci aiuteranno a capire la crisi della musica tonale e seriale e l’apparentemente movimento centrifugo che fa della musica contemporanea occidentale (ma possiamo dire che anche nell’India di oggi la situazione non è molto differente) una babele di linguaggi musicali. Trattare la scienza e la mistica della musica non può essere semplice e superficiale ma impone uno studio serio delle suo varie componenti. Non ci dimentichiamo che l’arte dei suoni è un linguaggio con un suo alfabeto, una sua sintassi e i suoi procedimenti di analisi etc, che vanno conosciuti almeno nei suoi caratteri principali per poterne parlare e divenire così minimo "ascoltatori coscienti". Per correttezza e per non creare confusione o aspettative non calibrate chiarisco in premessa che oggi quasi generalmente si confonde la musica con il mestiere della musica, e la passione e il piacere dei suoni con una ricerca di se stessi attraverso l’elemento sonoro, con la falsa illusione che la società dà della musica come un qualcosa di suo e che propone come un elemento di puro consumo. Fortunatamente il Dipartimento Accademico del CSB è del tutto defilato da queste tendenze. Che senso avrebbe infatti produrre altri cd o video che aggiungano confusione e di conseguenza dolore a quello che già oggi circola nella nostra società? Noi intendiamo offrire un alternativa positiva a tutti quei musicisti ed artisti che soffrono una condizione "stereotipa" di genio e sregolatezza (amata dalla letteratura pseudo romantica e dalle case discografiche che incassano milioni di royialties anche dopo che l’artista, consumato da droghe chimiche e sociali, muore spesso nel culmine della sua giovinezza). Tutte ciò non rimarrà un esercizio intellettuale, tipico delle istituzioni accademiche classiche ma, come detto, con il vostro serio aiuto si trasformerà in proposte di pratica quotidiana per artisti in soluzioni da applicare alla vita di tutti i giorni di artisti, aspiranti artisti e per una nuova e più elevata categoria di spettatori. Concludo questo mia breve introduzione al Progetto Musica con le parole che il Prof. Ferrini (presidente e fondatore del CSB) mi ha detto qualche giorno fa: "Quella della realizzazione spirituale è la più ardua tra le imprese, ma anche la più remunerata; non c’è prezzo, materiale o spirituale, che non valga la pena di pagare per avvicinarsi a Dio… Che il glorioso Signore sempre ci protegga e ci rinnovi la fede e la gioia di vivere la pura Bhakti per Lui".

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    Credente.
    00 11/12/2020 6:52 PM

    La Musica, espressione dell'armonia divina

    Che cosa è il suono? Quale è la differenza tra udire e ascoltare?
    Quali sono i presupposti neurofisiologici che ci permettono di ascoltare la musica? Quali sono le differenze profonde tra la nostra musica occidentale e quella che si rifà alla cultura Vedica?

     

    Questa è solo una piccola parte delle domande che rivolgo ai miei studenti.

    Certamente non mi aspetto da loro delle risposte ma esse d’altronde hanno solo lo scopo di individuare un percorso da fare insieme, ma ripeto che questo percorso va collegato con qualcosa di profondo e trascendente, altrimenti non solo non si troveranno risposte esaurienti ma rimarranno ombrature che non permetteranno di capire il vero significato di "vibrazione sonora". Questo capire è quello che si prefigge il CSB con questa nuova ricerca di studio, parallela e complementare alle pubblicazioni, pur di altissimo livello, che hanno cambiato la vita di centinaia di persone. Nel corso dei secoli In occidente abbiamo sviluppato una notevole conoscenza tecnico-scientifica ed antropologica per quanto riguarda il suono (notazione, fisica, tecnica strumentale etc); mentre da un altro lato si è sviluppata la cosiddetta "musica d’uso" (fortemente collegata alla società dei consumi) che ha cambiato in maniera fondamentale la nostra fruizione della stessa. Per "musica d’uso" intendo il 90% della musica che ascoltiamo, attraverso i vari supporti (cd, dvd, mp3) e i media (televisione, radio, cinema). Più in generale: il nostro ascolto è diventato disattento e superficiale perché, ormai abituati al sottofondo sonoro che ci accompagna durante tutta la giornata (dal supermercato al dentista, in macchina, per strada ma anche in casa) che non "ascoltiamo" più con attenzione ma "udiamo" soltanto cioè sentiamo senza comprendere, il suono diventa per noi un magma di vibrazioni sonore mischiate, indistinte, disarticolate. Gli effetti sono devastanti perché, quando perdiamo la capacità di "ascoltare", perdiamo il contatto con una delle parti più profonde del nostro inconscio per cui l’inquinamento acustico (pericoloso come ogni altro inquinamento) diviene un’ulteriore causa di nevrosi e infelicità. Ma perché siamo arrivati a questo punto? Che cosa è successo? Oltre all’avvento dei media, il problema ha preso corpo quando la civiltà occidentale ha voluto imprigionare il suono in aride formule matematiche o peggio ancora di mero godimento sensoriale scollegandolo dalla sua fonte originale che è il Signore Supremo. Ho iniziato questo breve saggio con uno sloka, tratto della Bhagavad Gita, dove Krishna dice:"…Io sono l’Aum (pranava) nei Veda e il suono nell’etere…". Quando leggo questo sloka nelle mie lezioni abitualmente molti studenti obiettano che questa visione non fa parte della nostra cultura e qui sorge subito un primo grande problema: la scarsa cultura musicologia da un punto di vista storico, teologico e filosofico che superi parte la visione eurocentrica occidentale. La nostra visione di questo mondo è legata a modelli culturali che, a partire dal 1500, si sono distaccati dalla concezione e studio dell’interdipendenza di fenomeni materiali e trascendenti, fisici e metafisici, iniziando un analisi della natura in chiave meccanicistica, cioè una descrizione di tutto quello che ci circonda partendo da una base matematico-materialistica, limitando la ricerca solo nei campi in cui i corpi avessero proprietà misurabili; altre proprietà quali il colore, il suono, il sapore, l’odore, in quanto considerate proiezioni mentali soggettive venissero escluse dal campo della scienza. Oggi sappiamo che anche questi valori sono soggetti a valutazioni scientifiche ma tant’è quello fu uno dei grandi limiti del Rinascimento. La musica in occidente fu pesantemente condizionata da questa concezione, sia dal punto di vista tecnico che da quello filosofico,ma dalla fine dell’800 si sono sviluppate in Europa e negli Stati Uniti d’America scuole di pensiero che hanno iniziato ad indagare l’aspetto transculturale della musica. Cosa accomuna la musica occidentale (classica, rock, folk, jazz etc.) ai cori di Tuva (Mongolia) o all’arpista Bretone Alan Stivell, i ritmi delle percussioni Africane alle invocazioni dei monaci Tibetani?
    Per i puristi probabilmente niente; molto invece per chi è conscio di vivere in un mondo che si avvia sempre più ad essere "Villaggio Globale", dove la comunicazione sempre più ampia e veloce e le numerose migrazioni tendono a far sbiadire i confini tra i popoli. Qui si rende necessaria una scelta di grande significato tra una consapevole contaminazione o una progettualità di incontro fra linguaggi diversi senza però amputare, nei limiti del possibile, l’approccio con le diverse culture musicali. Le generazioni future vivranno in una società multietnica, con grandi stimoli ma anche con un grande pericolo: la paura del diverso. Purtroppo la storia, con le sue tragedie, cicliche al punto di divenir quasi monotone, ci ha insegnato a cosa portano l’ignoranza e la diffidenza verso altre culture. Qui le istituzioni culturali ed accademiche hanno una grande responsabilità, quella di educare i giovani alla convivenza, guidandoli lungo un percorso culturale che permetta loro di confrontarsi con esperienze lontane, senza far loro perdere l’identità di appartenenza (eccesso opposto), per capire e meglio convivere in questa nuova società interculturale. Come scrive Fritjof Capra (“Il punto di Svolta”), "L’universo non può più essere visto come un sistema meccanico composto da blocchi elementari ma come una complessa rete di relazioni interdipendenti". Di fatto noi tutti viviamo immersi nel suono, sia nella forma caotica del rumore che in quella organizzata della parola e della musica. I nostri orecchi entrano in attività ancor prima di nascere; il che significa che, prima di percepire il mondo con gli altri sensi,noi udiamo, da prima di venire alla luce e per tutta la nostra vita; e anche quando, nell’ora della nostra dipartita, tutti i sensi ci abbandonano uno ad uno, l’udito è l’ultimo. E’ quasi impossibile interrompere questa funzione cioè tappare le orecchie. Poiché dunque il suono è parte integrante e basilare del comunicare, questo corso si propone principalmente a incoraggiare e sensibilizzare a divenire "ascoltatori coscienti". Ecco intanto alcuni punti fermi della storia musicale, così come verrà da noi impostata:

    1. Tutte le scritture rivelate, dal Vangelo di Giovanni che recita ”In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.”, al Corano, al Talmud Ebraico che enunciano la "Divinità del Verbo", indicano che quando Dio rivela Sé stesso agli esseri umani, Egli viene udito, può apparire anche come una luce, ma per essere compreso la Sua voce deve venir udita: "Dio parlò…" è un enunciato che troviamo in tutte le Sacre Scritture, nelle quali le nostre nostri orecchie sono "le porte" per la Sua comprensione.
    2. Sono stati i Greci ad aver immediatamente rilevato l’essenza dell’arte dei suoni con Pitagora, cui dobbiamo l’attuale teoria della divisione dell’ottava. Con Platone, Socrate ed Aristotele si insedia stabilmente una riflessione filosofica sugli evidenti rapporti fra musica ,coscienza e matematica. Pitagora, padre insieme ad Euclide della geometria e della matematica, fu anche il primo intellettuale occidentale a mettere in chiaro le relazioni tra gli intervalli musicali. La chiave della scoperta fatta da Pitagora fu uno strumento molto semplice chiamato "monocorde", costituito da una sola corda tesa su di una struttura di legno, usando il monocorde, Pitagora fu in grado di scoprire che la divisione musicale creata dall’uomo dava origine a determinati rapporti matematici (intervalli musicali). Si dice abbia detto: "Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell’universo". Pitagora infatti credeva che l’universo fosse un immenso monocorde, uno strumento con una sola corda tirata tra il cielo e la terra, un’estremità della corda era legata allo Spirito Assoluto, mentre l’estremità inferiore era legata alla materia assoluta. Egli pensava che i movimenti di ogni corpo celeste nell’universo producesse un suono e che questi suoni potessero venir percepiti solo da chi si era preparato con la propria coscienza ad ascoltarli.
      Pitagora nell’isola di Crotone dove insegnava insegnava a discepoli tre livelli di iniziazione, al primo livello quello degli “acustici”, insegnava a riconoscere e mettere in pratica le varie proporzioni musicali (scale e intervalli), spiegate utilizzando il monocorde. Col secondo livello, quello dei "matematici", approfondiva il discorso con i numeri, ma anche con la purificazione individuale e l’autocontrollo mentale. Prima di accedere al livello successivo il discepolo doveva dimostrarsi pienamente consapevole, nel corpo e nello spirito, delle responsabilità legate alle sacre informazione che stava per ricevere; poiché il terzo e più alto livello di iniziazione, quello degli "eletti", portava all’apprendimento di procedimenti esoterici di trasformazione fisica e di guarigione per mezzo del suono e della musica. Quindi la musicoterapia di oggi non si rifà alla New Age ma ha origini ben più antiche.
    3. La riflessione medioevale è di grandissima importanza perché sviluppa ampiamente il rapporto fra musica e metafisica, specialmente nell’ambito della pratica teologico-musicale Cristiana. Un esempio fulgido della definizione di musica lo possiamo trovare nel trattato "De Musica" di S. Agostino dove l’autore scrive: "L’anima in fondo è la vera causa della sensazione il corpo è la concausa indispensabile. Senza l’anima vi sarebbe passione, ma non sensazione o conoscenza,in quanto il senso non ha la capacità di riconoscere ciò che si produce in esso". Spetta all’anima sottoporre l’atto del sentire, doveroso compito nei confronti del corpo e continua. “L’attività sensibile è,dunque, un momento della vita spirituale: tentatrice e complice della concupiscenza, in pari tempo, è l’annunziatrice di un ordine invisibile e reale governante il mondo”, e conclude: "L’arte musicale, come l’arte e il bello in generale, contiene l’ordine e ad esso conduce”. L’ordine invisibile e reale è stato scientificamente indagato nel secolo scorso, col nome di ordine implicato, dal grande fisico David Bohm. Fra i suoni sacri il Canto Gregoriano occupa certamente un posto di prestigio. E’ uno dei più efficaci per condurci al sacro. Di solito lo si ricollega a San Gregorio, che contribuì alla sua diffusione ,ma le sue origini sono certamente più antiche e quando il canto Gregoriano raggiunge un livello ottimale di esecuzione possiamo in verità dire che "prepara l’anima ad aprirsi a Dio" (A. Tomatis "Ascoltare l’universo").
    4. Un vero punto di svolta si ha con la nascita dell’estetica musicale. La teoria di Marsilio Ficino figura tra le più importanti estetiche musicali sorte, nel secolo XV, dalle correnti neoplatoniche dell’Umanesimo. Tale teoria, fondata essenzialmente sull’affermazione del carattere incorporeo della bellezza musicale, distingue da un lato le qualità gradevoli al corpo, non capaci di dar luogo ad emozioni estetiche. Esse sono gli odori, i sapori, le sensazioni termiche; e dall’altro le sensazioni che provengono da fonti incorporee e danno origine ad emozioni spirituali, suscettibili di diventare estetiche. Di questo genere sono i colori, le figure, i suoni, le voci. Cartesio occupa un posto tutt’altro che irrilevante in campo musicale. Nel suo scritto "Abregè de la Musique" (1618) rifiuta ogni speculazione di carattere teologico medioevale e si limita a considerare le proporzioni tra le vibrazioni sonore: "La musica per lui è appunto la contemplazione delle proporzioni semplici dei suoni; e il piacere che noi ne traiamo dalla fruizione della musica consiste appunto in questa contemplazione" (La Musica-Utet-). Il culmine dell’Estetica musicale razionalistica fu però raggiunto dal pensiero di Leibniz. Egli "riconduceva il fenomeno dell’arte musicale all’ordinamento dei fenomeni numerici della consonanza e della dissonanza dai quali deriva ogni piacere presente all’ascolto musicale" (La Musica-Utet-). Con Rameau (XVIII) inizia l’estetica sensistica o analisi delle sensazioni.In lui vediamo la prima decisa reazione contro il razionalismo cartesiano e leibniziano in quanto non vede più nella musica una costruzione razionalmente proporzionata bensì la riflessione e lo sfruttamento delle leggi fisiche, naturali, acustiche delle sensazioni sonore. Con Vico e Kant abbiamo una reazione all’estetica musicale sensistica. Kant asseriva: "La musica è un bel gioco di sensazioni per l’udito". Con ciò Kant non intende ridurre la musica a pura gratuità, ma è piuttosto convinto che il significato della musica non sia trasferibile al di fuori dell’ambito musicale, senza il rischio di cadere in quelle “associazioni meccaniche di immaginazioni” che lui appunto condanna. Dal romanticismo all’espressionismo si rimanifesta la necessità di rintracciare il significato della musica anche al di là del suo aspetto matematizzante. Schopenhauer (il primo a risentire gli influssi della cultura Vedica) sosteneva la superiorità della musica sulle altre arti, che rappresenterebbero la realtà in maniera mediata, cioè attraverso lo schermo delle idee, oggettivazioni della volontà, laddove la musica rappresenta invece direttamente la volontà. Getta così una base elementare della riflessione dedicata alla dimensione strutturale della musica: i due problemi del bello musicale e del suo significato, metafisico o non, quale che sia. Nel novecento l’estetica musicale imbocca due diverse direzioni; la prima è quella più rigorosamente fisica, per cui ogni fenomeno musicale è sempre fondamentalmente un fenomeno fisiologico(analizzabile). La seconda mira invece a porre la centro dell’indagine il fenomeno psicologico dell’ascolto, pur riconducendo a termini scientificamente misurabili le sue quattro componenti fondamentali: la percezione dell’altezza, dell’intensità, del tempo e del timbro dei suoni. Con Nietzsche abbiamo la prima reazione al positivismo e all’estetica dell’espressionismo. Nel suo celebre scritto "La nascita della tragedia" (1872) considera la musica essenzialmente un arte dionisiaca, ironica e orgiastica, destinata a sconvolgere l’ordine sociale costituito e cristallizzato. Dal ‘900 ad oggi si sono sviluppate nello studio dell’estetica musicale han preso diverse scuole come quelle del Formalismo, dell’Empirismo, del Naturalismo e anche Sociologica. Tutti questi punti, ognuno di notevole interesse, perché ci aiuteranno a capire la crisi della musica tonale e seriale e l’apparentemente movimento centrifugo che fa della musica contemporanea occidentale (ma possiamo dire che anche nell’India di oggi la situazione non è molto differente) una babele di linguaggi musicali. Trattare la scienza e la mistica della musica non può essere semplice e superficiale ma impone uno studio serio delle suo varie componenti. Non ci dimentichiamo che l’arte dei suoni è un linguaggio con un suo alfabeto, una sua sintassi e i suoi procedimenti di analisi etc, che vanno conosciuti almeno nei suoi caratteri principali per poterne parlare e divenire così minimo "ascoltatori coscienti". Per correttezza e per non creare confusione o aspettative non calibrate chiarisco in premessa che oggi quasi generalmente si confonde la musica con il mestiere della musica, e la passione e il piacere dei suoni con una ricerca di se stessi attraverso l’elemento sonoro, con la falsa illusione che la società dà della musica come un qualcosa di suo e che propone come un elemento di puro consumo. Fortunatamente il Dipartimento Accademico del CSB è del tutto defilato da queste tendenze. Che senso avrebbe infatti produrre altri cd o video che aggiungano confusione e di conseguenza dolore a quello che già oggi circola nella nostra società? Noi intendiamo offrire un alternativa positiva a tutti quei musicisti ed artisti che soffrono una condizione "stereotipa" di genio e sregolatezza (amata dalla letteratura pseudo romantica e dalle case discografiche che incassano milioni di royialties anche dopo che l’artista, consumato da droghe chimiche e sociali, muore spesso nel culmine della sua giovinezza). Tutte ciò non rimarrà un esercizio intellettuale, tipico delle istituzioni accademiche classiche ma, come detto, con il vostro serio aiuto si trasformerà in proposte di pratica quotidiana per artisti in soluzioni da applicare alla vita di tutti i giorni di artisti, aspiranti artisti e per una nuova e più elevata categoria di spettatori. Concludo questo mia breve introduzione al Progetto Musica con le parole che il Prof. Ferrini (presidente e fondatore del CSB) mi ha detto qualche giorno fa: "Quella della realizzazione spirituale è la più ardua tra le imprese, ma anche la più remunerata; non c’è prezzo, materiale o spirituale, che non valga la pena di pagare per avvicinarsi a Dio… Che il glorioso Signore sempre ci protegga e ci rinnovi la fede e la gioia di vivere la pura Bhakti per Lui".
    fonte: https://www.parsifal.info/musica-espressione-dellarmonia-divina/
    [Edited by Credente. 11/12/2020 6:53 PM]