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IL MISTERO DELLA SOFFERENZA

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    AmarDio
    00 4/1/2010 11:25 AM
    SI OBIETTA:
    Se Cristo sulla Croce ha già scontato tutti i nostri peccati, non dovrebbe essere necessaria, dopo la nostra conversione, alcuna tribolazione o sofferenza. Si potrebbe pensare che questo rappresenterebbe un sacrificio inutile e pericoloso in quanto potrebbe causare un allontanamento delle anime dalla via di Dio.
    Mentre vediamo che chi si converte, non di rado è sottoposto ugualmente a tante sofferenze che spesso mettono a rischio la fede di tanti cristiani.
    Non sono allora da ritenere incomprensibili e contradditorie tali sofferenze e tribolazioni di credenti e non credenti, permesse da Dio, se Cristo ha già compiuto tutto acquistandoci l'eterna salvezza?

    Perché il Signore continua a permetterle se ha già pagato tutto il nostro debito, dicendo egli stesso sulla Croce: "TUTTO E' COMPIUTO" ?
    E poi tali tribolazioni a volte sembrano accanirsi proprio contro chi segue il cammino della Sua volontà: Non è questo contrario alla logica? Qual'è dunque il motivo per cui si continua a soffrire tanto nel mondo?
    [Edited by Coordinatrice 10/24/2011 9:00 AM]
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    AmarDio
    00 4/1/2010 11:26 AM
    E’ chiaro che questo avviene perché vi è certamente un valido motivo.
    Cerchiamo di capire quale alla luce di alcune espressioni della Scrittura:




    2Co 6,4 ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce,

    Ef 3,13 Vi prego quindi di non perdervi d'animo per le mie tribolazioni per voi; sono gloria vostra.

    1Te 3,3 perché nessuno si lasci turbare in queste tribolazioni. Voi stessi, infatti, sapete che a questo siamo destinati;

    1Te 3,4 già quando eravamo tra voi, vi preannunziavamo che avremmo dovuto subire tribolazioni, come in realtà è accaduto e voi ben sapete.

    2Te 1,4 così noi possiamo gloriarci di voi nelle Chiese di Dio, per la vostra fermezza e per la vostra fede in tutte le persecuzioni e tribolazioni che sopportate.

    Eb 10,33 ora esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo.

    Ricorre spesso la parola “Tribolazione” che Paolo dice NECESSARIO PER ENTRARE NEL REGNO DI DIO.
    At 14,22 rianimando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede poiché, dicevano, è. necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.

    Non ci sono dubbi dunque che tale condizione è specificamente richiesta perché noi veniamo resi puri davanti a Dio, e poter così essere ammessi alla partecipazione della sua santità infinita.

    Anche la conversione della propria vita comporta una notevole pena a seguito delle rinunce che bisogna fare e a seguito delle tendenze disordinate della carne che reclama di soddisfare le varie passioni che si agitano nell’uomo.

    At 3,19 Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati
    La penitenza personale e il cambiamento di vita, sono additate come condizioni necessarie, per ottenere il perdono dei peccati.

    Nel Catechismo troviamo perciò:
    827 "Mentre Cristo "santo, innocente, immacolato", non conobbe il peccato, ma venne allo scopo di espiare i soli peccati del popolo, la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 8; cf Id. , Unitatis redintegratio, 3; 6]. Tutti i membri della Chiesa, compresi i suoi ministri, devono riconoscersi peccatori [ Cf 1Gv 1,8-10 ]. In tutti, sino alla fine dei tempi, la zizzania del peccato si trova ancora mescolata al buon grano del Vangelo [Cf Mt 13,24-30 ]. La Chiesa raduna dunque dei peccatori raggiunti dalla salvezza di Cristo, ma sempre in via di santificazione:
    La Chiesa è santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l'irradiazione della sua santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha il potere di guarire i suoi figli con il sangue di Cristo e il dono dello Spirito Santo [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 19].
    Dice inoltre S.Paolo:
    Col 1,24 Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.

    Viene spontaneo chiedersi:
    Non è un pensiero di orgoglio da parte di Paolo? Afferma infatti di voler completare nella sua carne quello che MANCA alla passione di Cristo, come se il Suo sacrificio espiatorio sia carente di qualcosa.

    Allora, o Paolo parla a vanvera, dicendo: "ciò che manca ai patimenti di Cristo", oppure, come è chiaro, esprime una profonda verità.
    Cristo è venuto ad aprirci la porta del regno. Col suo sacrificio egli ha riaperto l’accesso che era stato chiuso dal momento del peccato originale.

    Nessuna industria né sofferenza umana avrebbe potuto riaprire questo accesso al Paradiso che era stato sigillato dal primo peccato. Perciò, in questo senso il sacrificio di Cristo è già completo e paga il debito.
    Col 2,13 Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, 14 annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;
    I peccati ci vengono perdonati e l’accesso al regno viene riaperto. Ma la penitenza o la pena per i nostri peccati serve ad educarci, a farci cambiare veramente vita in modo da fare frutti degni di conversione come anche chiedeva il Battista a coloro che andavano da lui (mt 3, 8 ss) e a far sì che anche noi possiamo "completare ciò che manca ai patimenti di Cristo" nella nostra carne.

    Così come se un chirurgo può rimuovere completamente da noi una cancrena mortale pur restando più o meno a lungo il dolore e la sofferenza del taglio, allo stesso modo Cristo può rimuovere completamente da noi la cancrena del peccato che ci porta alla morte pur restando in noi la pena e la sofferenza per riacquistare il perfetto vigore e la salute spirituale.
    Se questa pena non viene portata a termine nella vita presente a seguito di una morte precoce che non ci abbia permesso di portare a termine il nostro perfezionamento di vita esplicitamente richiesto (Atti 3,19), è comprensibile che la nostra santificazione venga realizzata in modo perfetto nella vita futura, come appunto richiesto per accedere alla visione della santità di Dio.

    A conferma di quanto sopra espresso, allego un commento evangelico al brano di 1 Pt 4,12 ss , riportato nel sito laparola.net e nel quale sono espressi concetti analoghi, almeno per quanto riguarda la correzione che Dio esercita verso i credenti durante la vita terrena.
    1 Pt4,12 Diletti, non vi stupite della fornace ch'è accesa in mezzo a voi per provarvi, quasichè vi avvenisse qualcosa di strano.
    ....Quel fuoco separa le scorie, cioè i credenti di nome soltanto, dal metallo puro che sono i cristiani sinceri e genuini; esso li rende consci della loro debolezza, ma li spinge a rifugiarsi con cresciuta fede presso al loro Salvatore e li aiuta a liberarsi da quanto vi è in loro stessi di male. Entra quindi nel piano educativo di Dio e non dev'essere considerato come cosa strana, incompatibile colla loro vocazione di figliuoli di Dio. Certo la sofferenza ripugna alla carne; Pietro stesso, imbevuto delle idee giudaiche relative ad un Messia glorioso, aveva trovato strano l'annunzio dato da Cristo circa la propria morte violenta: "Tolga ciò Iddio, Signore; questo non ti avverrà mai" Matteo 16:22-23 Così potevano i credenti ancora malfermi trovare strano d'esser perseguitati per essersi decisi a menare una vita onesta, pura e pia. Invece d'esserne scandalizzati, dice l'apostolo, devono piuttosto rallegrarsene....
    1Pt 4,17 È giunto infatti il momento in cui inizia il giudizio dalla casa di Dio; e se inizia da noi, quale sarà la fine di coloro che rifiutano di credere al vangelo di Dio?
    Il giudicio di Dio sulla Chiesa non è un giudicio di condanna, ma un giudicio disciplinare che mira a purificarla, a liberarla dal male che Dio odia e colpisce anche nei suoi figli che sono più responsabili di altri perchè hanno conosciuto la verità. Quand'essi "sono giudicati, son corretti dal Signore, affinchè non siano condannati col mondo" 1Corinzi 11:32
    e se comincia prima da noi, qual sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al Vangelo di Dio?
    Se al giudicio del Dio onnisciente e santo non isfugge nessuna forma di ipocrisia nascosta nella sua casa, quale sarà la sorte finale di coloro che volontariamente si saranno dichiarati ribelli agli, inviti della grazia di Dio offerta loro in Cristo? Cfr. Luca 23:31
    18 E se il giusto,
    ossia l'uomo pentito, credente e rinnovato moralmente dallo Spirito,
    è appena salvato
    attraverso i dolori del ravvedimento, della rinunzia al male, e delle persecuzioni del mondo.
    Naturalmente il commento non arriva a porsi la domanda obbligata che deve essere questa: se un credente non arriva a completare con i dolori della vita presente il cambiamento radicale della sua vita come potrà essere salvato, se a Dio "non sfugge nessuna forma di ipocrisia?"
    Potrà una piccola macchia, che ancora resta attaccata all'anima del credente essere considerata passibile della morte eterna?
    La risposta che trovo nel Vangelo è che colui che sarà stato trovato parzialmente fedele sarà degno, al momento del giudizio, di poche o molte percosse (Luca 12,45ss) ma non di eterna condanna.