00 10/08/2013 09:41
7. - Una caduta, anche grave, non deve recarci meraviglia.

Bisognerà applicare le stesse riflessioni al peccato mortale e dire alle anime colpevoli che non si meraviglino delle cadute che privano della grazia di Dio? S. Francesco di Sales userà con loro lo stesso linguaggio usato con le anime generose, alle quali si è rivolto fin qui? Ascoltiamo: “O mio caro Teotimo, i cieli stupiscono, le loro porte fremono e gli Angeli piangono amaramente sull'abisso di miserie del cuore umano che lascia il più amabile dei beni per attaccarsi a cose tanto spregevoli. Avete mai osservato un piccolo e meraviglioso fenomeno che ognuno conosce, ma di cui non tutti san darsi ragione? Quando si spilla una botte ben piena, il vino non esce, se prima non si fa entrare aria dal di sopra; se invece la botte non è piena, il vino zampilla non appena si apre. In questa vita, per quanto le anime nostre siano ripiene d'amor di Dio, non saranno mai così ricolme da non lasciarne svanire un po' al sopraggiungere della tentazione; ma in Cielo, quando la soavità della divina bellezza occuperà tutto il nostro intelletto e le delizie della sua bontà colmeranno il nostro volere, in modo che nulla rimanga che non sia ricolmo del divino amore, allora nessun oggetto, per quanto attraente, farà versare o perdere una sola goccia del prezioso liquore che è l'amore celeste. E sarà inutile dar aria dal di sopra, ossia cercare di deviare o sorprendere l'intelletto, perché esso sarà irremovibile dal godimento della suprema verità” (25).
Abbiamo inteso: una caduta nel peccato, anche grave, potrebbe recar meraviglia solo in Cielo, dove la cosa è impossibile. Ma quaggiù non c'è da meravigliarsene più di quando si vede un liquido uscir da un vaso aperto.