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IL MISTERO DELLA CHIESA, SEGNO DI UNA PRESENZA

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    00 8/4/2011 9:54 PM
    IL MISTERO DELLA CHIESA

    mons. Caffarra


    Vorrei iniziare la mia riflessione da una pagina evangelica: Mc 6,1-3.
    Perché i concittadini di Gesù passano dallo stupore allo scandalo? Scandalo ha qui un significato molto negativo: Gesù si sente oggetto di disprezzo. Per quale ragione? Perché ritengono impossibile che Dio parli attraverso uno di noi; che Dio possa compiere la sua opera mediante uno di cui si conoscevano tutte le relazioni umane; che non presentava niente di misterioso a prima vista; che parole eterne potessero essere dette umanamente, carnalmente.

    Ma questa è la "sostanza del cristianesimo" e la decisione di diventare cristiani consiste esattamente nel credere non solo che questo è possibile, ma che è realmente accaduto: il Verbo si è fatto carne (Gv 1,14). Il più grande imbroglio combinato da larga parte della cultura moderna nei confronti dell’uomo bisognoso di salvezza è stato di aver tolto questo "scandalo", e nello stesso tempo (questo è l’imbroglio!) di aver fatto credere che solo attraverso la soppressione dello scandalo di un Dio incarnato si serva la vera causa della fede cristiana. Ben più onesti furono gli abitanti di Nazareth!

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    00 8/4/2011 9:56 PM

    02. L’esperienza narrata dal Vangelo di Marco si ripete oggi tale e quale nei confronti della Chiesa: la Chiesa subisce la stessa sorte di Gesù nel momento in cui essa va nella sua patria, cioè viene a dimorare dentro alla storia carnale dell’uomo. Anche nei confronti di essa allo stupore iniziale subentra lo "scandalo", ed alla fine il disprezzo. Per quale ragione? Per la stessa che per Gesù: la pretesa da essa sempre avanzata non semplicemente di essere il veicolo di una Presenza di Dio, ma di esserlo attraverso l’umano. Anzi: l’umano com’è nella sua quotidianità, impastato di miseria e di grandezza, di fango e di luce.

    Ed anche nei confronti della Chiesa è scattata quell’operazione di imbroglio combinato dalla cultura moderna: togliere lo scandalo di uomini infermi e carnali dai quali dipende il perpetuarsi della Presenza del Verbo incarnato. Ma nello stesso tempo far credere che solo attraverso questa soppressione, la vera natura della Chiesa sarebbe stata finalmente affermata.

    Questa soppressione dello scandalo della Chiesa, sempre esattamente nello stesso modo che nei confronti di Cristo, è preceduta su due strade (né poteva essere diversamente!). O togliere la carnalità: la Chiesa è solo dei santi: è una società di spiriti eletti; il resto è solo apparenza o zavorra. O togliere la Presenza: la Chiesa è una delle più grandi organizzazioni sociali per il benessere dell’umanità; una specie di Croce Rossa chiamata a raccogliere i feriti lasciati lungo i fossi dalla spietata società occidentale; il resto è pura evasione. O neghi la carnalità inferma, relegando la Presenza fuori dal vissuto quotidiano della vita umana; o affermi la carnalità inferma, negandone la capacità di veicolare la Presenza. Nell’uno e nell’altro caso lo "scandalo"è tolto; e l’uomo, quello vero che chiedo solo che gli si dica se può continuare a sperare in un incontro che sia risposta al suo illimitato desiderio di beatitudine, è imbrogliato.

    Ma allora, che cosa è la Chiesa? Quale carta d’identità essa esibisce per essere riconosciuta? Ed è ragionevole che noi le crediamo quando dice ciò che dice di se stessa? In fondo cercheremo di rispondere ai seguenti due interrogativi.

    Il primo: che cosa è la Chiesa? Il secondo: è ragionevole credere che la Chiesa sia ciò che essa dice di essere?
     
     

    1. [Il mistero della Chiesa]. Il primo momento della risposta al primo interrogativo è il seguente: la Chiesa è un Mistero.

    Sono ora costretto a fermarmi a spiegare questa parola chiave del vocabolario cristiano, dal momento che – a causa dell’imbroglio di cui ho parlato – il vocabolario cristiano, nei suoi termini chiave, è diventato insostenibilmente ostico a molti di noi. Che cosa significa "mistero" nel vocabolario cristiano?

    Parto da un esempio. Se voi fate analizzare da un chimico il marmo di cui è fatta la Pietà di Michelangelo e un qualsiasi pezzo di marmo estratto dalle Apuane, avrete lo stesso risultato, la stessa formula chimica. Sulla base di questa identità, ci può essere chi conclude: "visti i risultati dell’analisi chimica, non c’è nessuna differenza fra la Pietà di Michelangelo ed un qualsiasi pezzo di marmo. E pertanto, tutti i di discorsi fatti sulla Pietà di Michelangelo sono frutto di illusione: vedono in un pezzo di marmo ciò che non c’è. Il diverso trattamento-atteggiamento tenuti nei confronti della Pietà di Michelangelo sono frutto di oscurantismo fanatico".

    Non so come avete reagito dentro di voi ascoltando questo modo di pensare che ritiene la Pietà di Michelangelo un normale pezzo di marmo: so comunque come ho reagito io di fronte a questa ipotesi. Mi sono ricordato di un’esperienza vissuta tanti anni fa, quando studente universitario a Roma, vidi per la prima volta la Pietà in S. Pietro. Ciò che ho provato nel cuore, non l’avevo mai provato di fronte ad un normale pezzo di marmo, poiché vedevo in quel marmo ed attraverso quel marmo espressa una umanità, una verità sull’uomo nella quale mi trovavo pienamente coinvolto. E sono sicuro che anche ciascuno di voi, vedendo la Pietà, ha vissuto la stessa esperienza.

    Che cosa fa il "primo personaggio"? compie un’operazione riduttiva che consiste nel ridurre "il segno" ad "apparenza", nell’interpretare una realtà (la pietà di Michelangelo) soltanto nel suo aspetto percettivamente immediato. Egli in fondo dice: "la Pietà di Michelangelo non è altro che [ecco la riduzione!] marmo e ve lo dimostro, staccandone un pezzo e facendolo analizzare da un chimico".

    Che cosa invece accade nel "secondo personaggio"? vede nel marmo la presenza di una realtà che, da una parte, non è esattamente il marmo stesso, ma, dall’altra, non si rende presente se non attraverso il marmo. E’ la presenza di una realtà significata visibilmente.

    L’esempio fatto ci aiuta, spero, a capire il significato del termine cristiano "mistero". Che cosa è il "mistero"? e’ la Presenza di Dio salvatore nella realtà sensibile ed attraverso la realtà sensibile, la quale pertanto diventa "segno" di quella Presenza stessa. Mistero e segno in un certo senso coincidono: il "mistero" diventa sperimentabile attraverso il "segno". Il segno indica la presenza del Mistero; lo segnala ai nostri occhi, alle nostre mani, alle nostre orecchie; lo rende sperimentale perché ne realizza la Presenza (cfr. 1Gv 1,1-4).

    Abbiamo ora la possibilità di avere il primo approccio intelligente alla realtà che è la Chiesa. Che cosa è la Chiesa? La Chiesa è il mistero. Cioè: è il "segno" visibile, palpabile, nel quale si rende presente Cristo stesso e la sua potenza redentiva della dignità dell’uomo. Fra la Chiesa in quanto realtà visibile, descrivibile, constatabile e la Presenza nel tempo e nello spazio di Cristo non c’è né separazione né confusione, ma l’unità nella distinzione. Non c’è separazione: la Chiesa è la via, il metodo attraverso cui Cristo vive ed opera nel tempo, così come Cristo è la via, il metodo, attraverso cui Dio ha deciso di comunicarsi all’uomo. Non c’è confusione: la Chiesa è una comunità di persone precise, ciascuna con la propria irripetibile singolarità e la proprio storia; Gesù Cristo crocifisso-risorto è nella sua assoluta unicità, assolutamente distinto. C’è unità nella distinzione: è l’unità propria di "segno" e "mistero" nella quale il "mistero" si fa presente attraverso il "segno" [=unità], senza che il "segno" venga a perdere la sua consistenza propria [=nella distinzione]. La S. Scrittura ha espresso tutto questo con due simboli: la Chiesa è il "corpo di Cristo"; la Chiesa è la "sposa di Cristo". Col primo ci svela l’unità profonda che lega Cristo alla Chiesa. Il corpo è la persona; la persona è espressa, diventa visibile nel e mediante il suo corpo. Col secondo ci svela al contempo e l’unità e la distinzione che vige fra Cristo e la Chiesa. Gli sposi sono "due in una sola carne": permangono nella loro distinta persona e nello stesso sono l’una per l’altro, l’uno dell’altro.

    Cerchiamo allora di penetrare più profondamente dentro al "mistero" che è la Chiesa, cioè (è la stessa cosa) alla Presenza di Cristo crocefisso-risorto nella ed attraverso la comunità dei suoi discepoli.

    A questo scopo è necessario avere un’intelligenza vera della realtà della Presenza di Cristo, vera chiave di volta per capire il "mistero" che è la Chiesa.

    Proviamo a rileggere con grande attenzione la pagina scritta da S. Luca in atti di Apostoli 2,1-42, dove viene descritta la nascita della Chiesa, il giorno di Pentecoste.

    1,1. Noi costatiamo un gruppo di persone che si trovano insieme [vedremo poi la profondità di questo "trovarsi assieme"] non per custodire il ricordo di una persona, Gesù di Nazareth, come fosse ormai consegnata al passato. Era successo già altre volte che uomini discepoli di un maestro, alla sua morte, ne tenessero vivo il ricordo, ne meditassero le parole e gli insegnamenti. Come non pensare a Platone, per non citare che un caso, ed al suo rapporto e ricordo di Socrate. Non è questa la "logica" che fa nascere la Chiesa. Essa si costituisce nella storia degli uomini come rapporto col Cristo vivente nella sua fisicità, nel suo corpo: col Cristo crocefisso che è risorto nel suo vero corpo. Il fatto costitutivo di quel gruppo di persone è questo: non è la volontà che un insegnamento così grande non andasse perduto; non è una sorta di "fissazione nostalgica" in un’esperienza straordinaria, ma passata.

    Essi non vanno in giro per il mondo per comunicare in primo luogo una dottrina. La loro unica "dottrina" che per loro costituiva il tutto, era un "fatto": "quel Gesù che è stato crocefisso ed era morto, è ora vivo nel suo corpo, e noi siamo in rapporto con Lui". Non si proponeva in primo luogo di aderire ad un’ideale di vita: si offriva ad ogni uomo la possibilità di vivere con Gesù che era risorto nel suo vero corpo.

    Dio non è venuto dentro alla storia per qualche anno, per uno spazio di tempo inafferrabile per chi viene dopo che quello spazio di tempo che si è chiuso. Egli vi rimane, in compagnia di ogni uomo che voglia vivere con Lui. Questa è la completa descrizione del contenuto della coscienza che la Chiesa ha di sé: la compagnia che Dio in Cristo fa ad ogni uomo che lo voglia. Ciò che è accaduto il giorno di Pentecoste accade ogni giorno là dove c’è la Chiesa.

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    00 8/4/2011 9:57 PM

    1,2. E qui si pone il secondo fattore costitutivo di questa comunità umana, che rende possibile il primo.

    La pagina di Luca ci mostra dunque una comunità di uomini che vivono l’esperienza della presenza di Cristo; una presenza che afferra la loro vita redimendola nella sua originaria grandezza, assumendola nella Sua, compaginando fra loro una profonda unità.

    Essi – ecco il secondo fattore costitutivo – avevano la consapevolezza che questo avvenimento accadeva in forza di una "potenza dall’alto"; in forza del "dono dello Spirito Santo", che è precisamente lo Spirito del Signore risorto. Che cosa significa "Spirito del Signore risorto"?

    L’umanità di Gesù ( il suo corpo e la sua anima umani), in forza della risurrezione diviene partecipe della stessa vita divina: è pienamente investita della gloria divina. Uno di noi è entrato pienamente, anche col nostro corpo, nella relazione divina col Padre. E’ entrato nel vincolo pieno dello Spirito Santo. "Gesù, che vive e regna alla destra del Padre, non possiede niente di più intimamente suo dello Spirito Santo. Perciò, effondendolo sulla creazione, la connette a sé con il più tenace dei legami…In virtù di questa effusione pentecostale, gli uomini che l’accolgono si uniscono e si conformano a Cristo, che così diventa il capo dell’umanità nuova; quell’umanità che, saldata e configurata a lui, può giustamente essere detta "suo corpo" (G. Biffi, La sposa chiacchierata. Invito all’ecclesiocentrismo, ed. Jaca Book, Milano 1998, pag. 82). E’ questa la Chiesa nella sua più profonda vita. E’ una vita che pulsa dentro alle miserie e alle schiavitù che ci avviliscono, ma è una vita che va dilatandosi proprio dentro alle nostre carni disfatte. "Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore" (2Cor 3,18).

    E’ mediate lo Spirito che il Signore risorto si rende presente. In due modalità fondamentali.

    La prima consiste nel far abitare Cristo nel cuore del credente; nel trasformarlo intimamente rendendolo sempre più partecipe della stessa divina figliazione di Cristo: nel liberarlo dal suo egoismo e dalla legge morale per farlo vivere nella pienezza della libertà che ama. E’ rigenerato in tutta la sua esistenza.

    La seconda consiste nel porre in essere dei "fatti" che per la forza dello Spirito assicurano precisamente la presenza del Signore risorto. Che cosa significa "assicurano" ? sono dei fatti che possiedono una tale energia divina che nessuna miseria umana, nessun potere di questo mondo potranno mai eliminare dalla storia, ed evacuare nella loro capacità di rendere presente Cristo. Essi sono tre: il ministero apostolico unito nel carisma di Pietro; le sette sante azioni sacramentali; la S. Scrittura.

    Questo secondo fattore fa si che la Chiesa prenda una configurazione precisa ed unica fra tutte le società umane. Questa configurazione ha un nome che è un termine chiave nel vocabolario cristiano: Koinonia, in latino Communio, in italiano Comunione. "Essa definisce la struttura di rapporti che qualifica il gruppo, rappresenta il termine che specifica nel Nuovo Testamento un modo di essere ed un modo di agire … una maniera di rapportarsi con Dio e con gli uomini" (L. Giussani, Perché la Chiesa. Tomo 1 La pretesa permane, ed. Jaca Book, Milano 1991, pag. 119).

    1,3. Il terzo ed ultimo fattore costitutivo di questa comunità è la consapevolezza di essere "il sacramento universale di salvezza". E’ la consapevolezza missionaria: è l’inviata del Risorto a tutte le genti, perché ogni uomo possa incontrare il Signore.

    Possiamo concludere. Ci siamo chiesti: che cosa è la Chiesa? Possiamo rispondere: è la Presenza del Signore Risorto in mezzo agli uomini che mediante l’effusione dello Spirito Santo Egli unisce a Sé, attraverso il ministero apostolico, i sette sacramenti, la S. Scrittura. E quindi nella Chiesa e mediante la Chiesa, Dio diventa veramente compagno di strada di ogni persona umana.

    2. [E’ ragionevole credere la Chiesa]. Cerchiamo ora di rispondere alla seconda domanda: è ragionevole credere a ciò che la Chiesa dice di se stessa?

    Inizio a rispondere col richiamare la vostra attenzione su due fatti. Essi non dimostrano ancora la ragionevolezza della fede nella Chiesa; servono solo a renderci più pensosi.

    Il primo fatto. Esiste una propensione del non-credente a mettere sotto accusa la Chiesa di oggi per le "prevaricazioni", per i "misfatti" compiuti nel passato. Si esibisce, in sostanza, un ragionamento del genere: "come posso credere alla Chiesa, quando ha fatto …?". Quest’attitudine implica inconsapevolmente un singolare atto di fede nella Chiesa. Meglio: nella sua identità che rimane inalterata lungo tutti i secoli. E ciò di fatto viene riconosciuto solo alla Chiesa: chi oggi a Ferrara chiede conto al sindaco degli eventuali misfatti compiuti dagli Estensi?

    Il secondo fatto. Diamo per vero tutto il male che il non-credente dice della Chiesa. Teniamo conto della grave corruzione che in alcuni momenti della storia ha devastato i responsabili della Chiesa medesima. Quale società avrebbe resistito? "Maestà" – disse il Card. Consalvi a Napoleone quando fece prigioniero Pio VII – "non siamo riusciti noi preti a distruggere la Chiesa, vuole riuscire Vostra Maestà?". Il permanere della Chiesa lungo due millenni è un fatto che dona molta materia di pensare a chi non si preclude il pensare a causa di dogmatici pregiudizi.

    Ma non è su questi fatti che si fonda la ragionevolezza della fede nella Chiesa. E’ su altro fondamento.

    Parto dalla descrizione di ciò che chiamo "principio di coerenza", poiché – come si vedrà in seguito – è dalla messa in atto di questo principio (che regola ogni uso corretto del nostro ragionare) che risulta la ragionevolezza della nostra fede nella Chiesa.

    Per "coerenza" intendo un insieme (di proposizioni) le cui parti non sono in contraddizione fra loro; se fra le varie parti che compongono l’insieme esiste una gerarchia, la coerenza esige che una parte subordinata non sia contro la parte da cui dipende; se le varie parti compongono un insieme organico, la coerenza esige che una parte non si separi dalle altre da cui riceve vita né che attenti alla vita dell’insieme.

    Per "principio di coerenza" intendo quella norma che deve regolare una proposta per essere ragionevole, quando si tratta di una proposta consistente in un insieme di proposizioni.

    Nessuno dubita – credenti e non – che il cristianesimo sia una proposta che trova il suo centro nella persona di Gesù Cristo. Che cosa dice il cristianesimo, la fede cristiana, di Gesù Cristo? Che Egli è stato messo a morte ed è risuscitato nel suo vero corpo: è Dio stesso fatto uomo; è l’unico salvatore di ogni uomo.

    Supposta la verità di questa affermazione, il problema che sorge immediatamente in ogni uomo ragionevole è il seguente: come (e dove) posso incontrare Gesù Cristo, Dio fatto uomo, morto e risorto? Incontrare cioè avere un rapporto reale con Lui, da persona a persona.

    Una prima risposta potrebbe essere la seguente: dal momento che Gesù Cristo è un fatto storico lo posso fare nel modo proprio con cui si raggiunge un fatto storico. Applicando il metodo normale della ragione quando essa cerca di conoscere un fatto storico. Venire in possesso dei documenti, debitamente vagliati dalla critica, che parlano di Gesù , che riferiscono le sue parole, che narrano le vicende della sua vita. Non solo, si dovrà tenere conto dello sviluppo storico conseguente al "fatto Gesù", poiché anche questo è necessario per avere una conoscenza di Gesù. Ed alla fine, venuto a conoscenza di ciò che effettivamente Gesù ha detto e fatto, si cerca di vivere conformemente alla sua dottrina, se la si ritiene vera.

    Riflettiamo seriamente su questa proposta, e domandiamoci: questa via mi fa veramente incontrare Gesù Cristo nella sua persona viva? In realtà, io vengo a conoscenza della sua dottrina, ed il rapporto è istituito non fra la mia persona e la sua persona, ma fra la mia persona e il suo insegnamento. In questo approccio, è indifferente che Lui, Gesù, in questo momento sia vivo o morto: ciò che salva l’uomo, secondo questa proposta, è la conoscenza e l’osservanza della sua dottrina. Ora, Gesù quando pone Se stesso come unico salvatore del mondo, non lo fa in ragione ultimamente di ciò che dice: questo era vero di ogni profeta. Lo fa in ragione dell’identità della sua Persona. Egli cioè non dice: " sarete salvi a causa di ciò che vi dico", ma "sarete salvi a causa della mia persona". Oppure: non dice "io vi dico la verità" ma "Io sono la verità".

    E quindi delle due l’una. O la pretesa di Gesù di essere l’unico salvatore del mondo è falsa, ed allora la sua dottrina è l’unica cosa valida che eventualmente ci resta, nella misura in cui esce assolta da tribunale della ragione; o la pretesa di Gesù è vera, ed allora questa metodologia dell’incontro è fuorviante.

    La seconda risposta potrebbe essere la seguente: posso incontrare Gesù nella sua persona attraverso un’esperienza spirituale interiore, nella quale "sento" la verità della persona del Signore mio salvatore. E’ un incontro interiore e diretto, col cuore: o occasionato dalla lettura del testo che Dio ha voluto come memoria scritta dei fatti da Lui compiuti per l’uomo, o sollecitato dalla predicazione di persone sante, o sorto da particolari celebrazioni commemorative. Questo incontro diretto, nel cuore, è ciò che chiamiamo "fede".

    Riflettiamo seriamente su questa proposta, su questa "metodologia" dell’incontro col Risorto, e chiediamoci: questa via, questa metodologia è coerente con la via e con la metodologia che Dio ha scelto per incontrare l’uomo, per fare compagnia all’uomo? Egli si è fatto uomo, un uomo che mangiava, beveva, dormiva, gioiva e piangeva, che si poteva incontrare per strada.

    "Cioè: l’annuncio cristiano è un fatto integralmente umano secondo tutti i fattori della realtà umana, che sono interiori ed esteriori, soggettivi ed oggettivi". Questa metodologia "annulla questa integrità, riduce l’esperienza cristiana ad esperienza meramente interiore" (L. Giussani, Perché la Chiesa … op. cit. pag. 28).

    La risposta più coerente, la metodologia più armonica col centro della fede cristiana è che l’incontro oggi col Risorto possa accadere attraverso una realtà, un fatto integralmente umano: fatto di uomini e di tutto ciò di cui è fatta la vita dell’uomo. E questa risposta, questa metodologia è la Chiesa , la modalità con cui l’avvenimento cristiano si realizza, cioè continua ad accadere dentro la storia.

    Volendo stringere al massimo il discorso sulla ragionevolezza della fede nella Chiesa, si potrebbe dire così.

    Supposto ciò che Gesù di Nazareth dice di se stesso e della salvezza dell’uomo, delle due l’una: o ciò che dice è vero ed allora non c’è che una modalità di incontrarlo e salvarsi e questa corrisponde a ciò che chiamiamo Chiesa; o ciò che la Chiesa dice di sé è falso ed irragionevole ed allora Gesù di Nazareth ha annunciato una salvezza impossibile (cioè si è sbagliato).

    Due riflessioni conclusive. La prima: la fede in Cristo e la fede nella Chiesa "simul stant et simul cadunt" (stanno in piedi assieme o cadono assieme). Dire: credo in Cristo, ma non nella Chiesa, non ha un senso coerente. E di fatto, si può facilmente mostrare come chi assume questa attitudine riduce Cristo ad un avvenimento passato, riduce il cristianesimo ad una dottrina. Nega, in fondo, che Cristo sia vivente oggi nel suo vero corpo.

    La seconda. Da tutto ciò che ho detto deriva che quando si parla di Chiesa, non si deve intendere chissà quale realtà. La Chiesa la incontro in una comunità di uomini che vivono in un certo luogo. Non esiste la possibilità di incontrare la Chiesa universale nella sua interezza. Incontro la Chiesa che è a Ferrara: è di essa che questa sera ho parlato. Ed incontrando questa Chiesa, incontro Cristo: questo è il "miracolo" che non finisce mai di stupire. Ed uno la incontra come ragionevole possibilità di vita, alla quale aderisce con immensa serietà critica, perché da questa adesione dipende la vita intera nel suo significato ultimo.

    Conclusione: nell’approccio al mistero della Chiesa dobbiamo anche noi essere accompagnati da Don Chisciotte e da Sancio.

    Sancio non è un ottuso: è uno che vuole tenere i piedi ben fissati per terra. Ma nello stesso tempo, egli resta come affascinato da quello strano suo padrone, al punto che sul letto di morte, quando il Cavaliere vuole rinsavire, Sancio dirà: "ma non sarete diventato tanto pazzo da cominciare a ragionare?". Sancio è un po’ come Tommaso, l’apostolo: "se non vedo, non credo". Ma non è lo scettico che crede di vedere tutto non vedendo oltre … la punta del suo naso.

    Don Chisciotte non è un sognatore che insegue illusioni: è uno che semplicemente non vuole ridurre la realtà all’apparenza; non vuole destituire la realtà dalla sua regale e splendente consistenza al servo e noioso vagare dell’emotività sensibile. E’ possibile tenere assieme in sé Don Chisciotte Sancio?

    E’ ciò che accade in ogni credente. E’ ciò che è accaduto in Giovanna d’Arco. Ella rispose ai suoi giudici-vescovi: "per me nostro Signore e la Chiesa sono tutt’uno. Quale difficoltà potrebbe opporsi a che siano tutt’uno?". Lo spessore teologicamente straordinario di queste parole deriva dal fatto che esse furono dette da una povera ragazza indifesa davanti ad un gruppo di vescovi politicamente corrotti che stavano per condannarla a morte, ingiustamente. "Innocente, essa si trova di fronte al volto più mostruoso della Chiesa. Immersa in questo mondo di peccato, osa affermare l’identità paradossale di questa stessa Chiesa col suo Signore. Ma in quel momento la Chiesa di Gesù era lei: ella ne era il cuore perché amava in nome di quei membri nei quali l’amore s’era spento" (D. Ange, Il Corpo di Dio dove arde lo Spirito, ed. Ancora, Milano 1982, pag. 177, n. 20). Come Teresa di Lisieux, che si siede a tavola coi peccatori.

    Ecco: questo è lo stupendo mistero della Chiesa, che vive dentro alle nostre carni inferme e mortali. Un Mistero senza il quale però il Cristo non sarebbe più il "vivente", ma un ricordo eccezionale del passato, la Chiesa invece che è inseparabile dal   Cristo, il Vivente, di cui  forma il Corpo visibile, vive e prospera anche quando quei " membri nei quali l’amore s’era spento" inducono a pensare male di Lei. "Nel cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l'amore", le parole di Teresa di Lisieux ci concedano di comprendere il battito di questo Cuore. Se dico di amare Gesù, ma poi odio la Chiesa ci riduciamo come il soldato che per provare la morte di Gesù, gli dà quel colpo di lancia nel Costato. Un colpo inferto alla Chiesa quale Istituzione Sacramentale, è un colpo inferto al Corpo di Cristo.

    Sia lodato Gesù Cristo

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    00 9/7/2011 8:44 AM
    La Chiesa è il corpo di Cristo, membra di Cristo che è il capo. Essa preserva la presenza del proprio Capo nell'Eucarestia


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    Eucarestia: il Magistero

    La Chiesa ha sempre considerato l'Eucaristia come il dono più prezioso di cui è stata arricchita. Sono innumerevoli le antiche testimonianze della Tradizione della Chiesa.

     

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    Il XXV Congresso Eucaristico Nazionale d'Italia, 'Signore, da chi andremo?' (Gv 6,68) possa aiutare tutti a ripartire da Cristo, attingendo dall'Eucaristia la forza spirituale.

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    In molti Miracoli Eucaristici Il Signore ha mostrato prodigiosamente, rendendo visibile il suo sangue e la sua carne, la sua reale presenza nel pane e nel vino consacrati.

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