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...INCREDIBILE MA VERO !

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    Coordinatrice
    00 6/20/2011 9:08 AM

    Piergiorgio Odifreddi si fa moderato:

    «stimo il Papa, è un grande teologo»

    Piergiorgio Odifreddi si è fatto semplicemente moderato. Si è tolto (per quanto?) la veste dell’uaarino e si è messo quella dell’ateo devoto. Ovviamente è un ruolo che “puzza” molto di macchiavellica trovata commerciale, utile per poter far arrivare il suo libro anche all’area più “civilizzata”  della società. In fondo Odifreddi non ha più nulla da perdere, ed è questo che appare nel suo ultimo libro: “Caro Papa, ti scrivo. Un matematico ateo a confronto con il papa teologo” (Mondadori 2011). Lo ha presentato durante una puntata di “Bookstore”, programma di cultura e letteratura su LA7 condotto da Alain Elkann, sconvolgendo presentatore e ospiti.

    Incomincia subito scusandosi di aver dato del “tu” al Papa, giustificando che il titolo arriva dalla nota canzone di Lucio Dalla (“Caro amico ti scrivo“). Più avanti dirà, docile, che «non mi sarei permesso mai di dargli del “tu”» (peccato che abbia dato del “cretino” a tutti i cristiani della storia). Definisce anche Benedetto XVI un “usurpatore”, perché avrebbe dovuto (e voluto) esserci lui al suo posto, in seminario infatti era entrato proprio per voler diventare Papa. Anche qui però, fuori dalla consuetudine, avverte subito di “stare scherzando”.

    La sviolinata odifreddiana continua: «sembra strano che un matematico si rivolga ad un Papa, io ho però cominciato a sintonizzarmi sulle cose che diceva lui quando l’ho sentito ripetere due o tre volte, in discorsi diversi, il fatto che, secondo lui, l’esistenza stessa della matematica è una prova dell’esistenza di Dio. Allora questo diventa interessante, per uno come me che fa il matematico di professione». Il conduttore Elkann comincia ad insospettirsi di queste affermazioni, temendo siano solo la preparazione per una delle volgari bastonate a cui ci ha abituato Odifreddi. E invece lui continua: «Ovviamente l’argomento era quello dell’armonia prestabilita di Leibniz, e poi pian piano, prendendo i suoi vari discorsi, come quello di Ratisbona in cui lui ripete per quaranta volte la parola “Logos” (“ragione”), quando un matematico sente che un Papa parla della ragione e la identifica con la divinità, allora diventa interessante».

    Silvia Ronchey che siede al suo fianco, già sostenitrice della rivisitazione illuminista sulla filosofa Ipazia a danno dei cristiani talebani e del vescovo Cirillo, comincia visibilmente ad impallidire, attendendo impazientemente che Odifreddi passi all’attaco del  Pontefice. Ecco che Elkann decide allora di offrirgli una domanda che lo incoraggi, citando un verso polemico del suo libro. Odifreddi non coglie e continua assolutamente devoto: «Credo che questo Papa, Benedetto XVI, sia quello con cui un matematico, uno scienziato può dialogare meglio. Non che io lo abbia mai fatto personalmente, anche se evidentemente mi piacerebbe». Esce fuori allora il mancato incontro con Benedetto XVI, richiesto da Odifreddi stesso e dagli organizzatori del Festival della Matematica, qualche anno fa: «lo abbiamo invitato al Festival della Matematica dopo poco che erano successi i fatti de La Sapienza. Abbiamo infatti pensato di andare noi da lui, c’erano diversi Premi Nobel e medaglie Fields, e di andare a sentire queste parole, quali erano le sue idee sulla matematica. Lui però era in viaggio come Capo di Stato. La speranza però non è perduta e io spero che un giorno mi arrivi una telefonata…».

    Dopo la ripresa pubblicitaria l’attenzione è rivolta solo a lui e gli altri ospiti sono sorpresi quanto il conduttore. Alain Elkann arriva a chiedere a Odifreddi se il rispetto e la stima che prova verso questo Pontefice sia per il Capo di Stato oppure proprio per la figura religiosa. Lui risponde che «nel libro, addirittura, lo tratto un pò -non so se sia permesso, ma l’ho fatto- da collega. E’ un Papa teologo e filosofo e su questo si può parlare. Io certo non potrei permettermi di parlare con un Capo di Stato». Alla domanda se riconosca Ratzinger come un vero intellettuale, Odifreddi replica: «devo confessare avevo molti pregiudizi, come spesso si ha prima di conoscere, quando poi ho letto il suo libro “Introduzione al cristianesimo”, mi sono ricreduto. Effettivamente penso che Ratzinger fosse, almeno dal mio punto di vista, un grande teologo». A questo punto la Ronchey, allibita, esplode: «Si sta convertendo Odifreddi! Si sta ricredendo! E’ sconvolgente! Odifreddi che rende omaggio al Papa…»…lui sorride e borbotta. Verso la fine dirà che la conversione è solo di tono, cioè non vuole più fare polemica.

    Anche Luigi Accattoli, vaticanista de Il Corriere della Sera, si stupisce per il libro di Odifreddi e reagisce  (ironicamente?) come la Ronchey, sostenendo addirittura che «non sorprenderebbe granché se un giorno Piergiorgio Odifreddi si convertisse al cristianesimo, al quale appartenne da giovane: raramente si era visto un ateo dichiarato dedicare tanto tempo a discutere con i credenti». La puntata di Bookstore è possibile vederla qui.

    [Edited by Credente. 4/22/2012 9:15 PM]
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    00 7/17/2011 8:57 PM

    Massimo Albertin non ha ancora digerito la pesante sconfitta sul crocifisso…

    L’uaarino più conosciuto del mondo è senz’altro Massimo Albertin. Il suo nome (e quello di sua moglie, Soile Lautzi) è rimbalzato su ogni quotidiano internazionale quando i due hanno portato davanti alla Corte di Strasburgo (che non è un’istituzione europea) la richiesta di estirpare ogni crocifisso dalle aule scolastiche italiane, in data 3 novembre 2009.

    La vicenda si è rivelata essere una delle più efficaci iniziative per l’affermazione dei simboli cristiani in Europa degli ultimi decenni (altro che insipide iniziative di qualche cattolico!). Infatti, grazie a questa famiglia, la presenza dei crocifissi in Italia è letteralmente triplicata, venendo appeso anche nelle aule che da sempre ne erano sprovviste. C'era un resoconto dettagliato in Ultimissima 21/6/10.

    Ma non è finita; la Grande Camera della Corte Europea, in data 18/3/11, come tutti sappiamo ha completamente ribaltato la sentenza iniziale, con 15 voti favorevoli contro 2 , creando così, sempre grazie a Massimo Albertin e alla sua consorte italofinlandese, un precedente imprescindibile sulla questione della presenza dei simboli religiosi negli spazi pubblici in tutta Europa e rafforzando finalmente una norma giuridica finora poco chiara. La corte costituzionale del Perù ha infatti già preso spunto da questa sentenza per legittimare la presenza del crocifisso e della Bibbia nei tribunali.

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    00 8/19/2011 1:18 PM

    NONOSTANTE LA CRISI SIA GENERALE

    E I MATRIMONI IN CALO...

    A quanto pare uno dei settori che non conosce crisi è quello dei servizi matrimoniali; anzi, secondo la Camera di Commercio di Milano tutte quelle attività che soddisfano i desideri dei futuri sposi, rispetto al primo trimestre del 2010 sarebbero in crescita. Sono i ristoranti quelli che hanno visto incrementare il numero di esercizi (106.272 attività nel 2010 e 109.457 nel 2011) ed anche i tour operator (che sono passati da 12.185 attività nel 2010 a 12.329 nel 2011). Il maggior numero di imprese si trova in Lombardia ma la regione che è cresciuta di più, sempre rispetto al 201, è la Valle d’Aosta; Roma invece è la prima provincia per numero di attività. (fonte corrierenazionale.it)

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    Coordinatrice
    00 9/18/2011 2:54 PM
    Nel nostro paese c’è chi non riesce a trovare un lavoro, chi fa fatica ad arrivare a fine mese perchè lo stipendio è basso e chi come Castelli si definisce povero avendo dichiarato un guadagno di euro 145.000!

    Proprio così : il viceministro dice:

    Io facevo l’ingegnere, guadagnavo abbastanza bene, ho rinunciato alla mia paga di ingegnere per fare il politico, e mi fa piacere, ma ora sono povero

    Quando il conduttore gli chiede

    Mi scusi, quanto guadagna all’anno?

    Lui risponde

    Ho dichiarato 145mila euro

    Gli risponde il conduttore

    Allora non è povero, insomma è un ottimo stipendio

    E Castelli

    Sono povero nel senso marxiano del termine, vivo solo del mio lavoro

     


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    Coordinatrice
    00 9/26/2011 9:53 PM

    Texas: l’ente abortista Planned Parenthood costretto a chiudere quattro cliniche

    La sede texana di Planned Parenthood, l’ente abortista più grande del mondo, ha dichiarato che chiuderà quattro centri abortisti a causa della revoca dei finanziamenti statali stabilita dal governatore Rick Perry.

    Esulta dunque il mondo pro-life americano che si sta organizzando per favorire l’approvazione di identiche leggi anti-finanziamento in tutti gli Stati americani. Si tenga conto infatti che il 70% del reddito di Planned Parenthood proviene da fonti governative.

    Continuano anche le conversioni di ex-abortisti non credenti e manager di Planned Parenhtood. L’ultima in ordine di tempo è Ramona Trevino, dimessasi recentemente da direttrice di una sede texana dell’ente abortista e diventata testimonial della campagna pro life “40 giorni per la vita“. In questo video è possibile ascoltare la sua testimonianza pubblica.

    Infine, in Alabama la Corte Suprema ha stabilito con una decisione unanime la protezione legale per il bambino non ancora nato in qualunque stadio di sviluppo. Ciò significa che un delinquente può essere accusato civilmente anche per la morte di un nascituro, oltre che della madre.

     

    Anche nel Kansas si tagliano i fondi all’ente abortista Planned Parenthood

    Mesi fa davamo notizia che lo stato americano dell’Indiana ha tagliato i finanziamenti all’immenso ente abortista Planned Parenthood (cfr. Ultimissima 13/5/11). La stessa cosa è avvenuta pochi giorni dopo anche nel Kansas.

    Il legislatore statale ha infatti approvato il disegno di legge presentato dal partito repubblicano. Questa è la quarta iniziativa politica pro-life nel Kansas in poco tempo. Il mese scorso il governatore Sam Brownback aveva convertito in legge due proposte che vietavano l’aborto tardivo e richiedevano il consenso dei genitori all’aborto per i minori in stato di gravidanza.

    «Queste leggi stabiliscono che il Kansas, nel cuore dell’America, ha una cultura della vita a livello statale, e non sta retrocedendo», ha detto Brownback prima di firmare. Soddisfazione dal mondo cattolico e pro-life.

    [Edited by Coordinatrice 9/26/2011 9:56 PM]
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    00 9/30/2011 11:49 PM
    Ilona Staller, conosciuta anche come Cicciolina percepirà una pensione di circa 3.000 euro al mese e questo perchè è stata parlamentare per 5 anni (dal 1987 al 1992) e quindi per legge ha diritto a questo vitalizio. Quello che ci appare ingiusto è che noi comuni mortali per poter percepire la pensione dobbiamo lavorare 40 anni e a lei per essere stata in politica solo per 5 anni le spetta di diritto.

    Sia chiaro non è “colpa” di Ilona ma semmai delle assurde leggi del nostro Stato Italiano.

    Mi mancavano due mesi di contributi, ai tempi pagai quasi 2 milioni di lire e adesso questo beneficio mi spetta. So che risulta impopolare, ma allora gli italiani dovrebbero cambiare la legge, mica l’ho fatta io. Sarei disposta a versare tutto in beneficenza, ma solo se lo faranno anche gli altri (fonte Corriere.it)

    Già è proprio il caso che qualcosa cambi e anche alla svelta!
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    00 10/21/2011 2:44 PM

    Piergiorgio Odifreddi difende i Black Bloc «hanno ragione loro!»

    Ancora una volta Odifreddi prende la parola, e ancora una volta le odifreddure sono tante, questa volta molto gravi però. Nel suo penultimo articolo aveva invidiosamente criticato la vita di Steve Jobs, beccandosi una bella replica da “Il Fatto Quotidiano”: “Odifreddi da i numeri!”. Domenica invece, mentre il direttore di “Repubblica”, Ezio Mauro, commentava le manifestazioni di Roma definendole «scene terribili di una violenza che non sa nemmeno contro chi si rivolge», Piergiorgio Odifreddi esultava: «Le manifestazioni di ieri hanno mostrato che anche in Italia la rabbia sale. Con ragione, ovviamente». Dunque pieno appoggio da parte del noto militante anticlericale per la violenza dei Black bloc.

    Mentre tutti stigmatizzano l’accaduto, Odifreddi in solitudine giustifica la devastazione di Roma. Era già accaduto qualcosa di simile all’inizio del mese: mentre tutti facevano notare come le recenti scoperte avvenute al Cern avrebbero potuto mettere in crisi la teoria della relatività di Einsten, lui sosteneva invece che la relatività di Einstein non prevede affatto che la velocità della luce non possa essere superata.  Tornando ai Black Bloc, secondo Odifreddi ci sono tutte le ragioni per protestare, «non c’è dunque da stupirsi che qualcuno si secchi e passi alle maniere forti. Semmai, da stupirsi c’è che siano pochi a farlo». Addirittura 500 balordi scatenati sono troppo pochi, secondo lui. La prossima volta dunque i violenti per non stupire Odifreddi dovranno essere molti di più.

    Il matematico incontinente è ovviamente soddisfatto anche perché i suoi amici hanno devastato una Chiesa, spaccato un crocifisso e distrutto una statua della Madonna (già donata nuova dal Ceis). Piuttosto che con i Black Bloc se l’è presa con padre Federico Lombardi che ha osato parlare di «offesa alla sensibilità religiosa». Ha quindi concluso il suo articolo accusando preti e banchieri, ritenendoli responsabili degli scontri di Roma: «Le soluzioni sono difficili da trovare, e non è detto che ci siano. Ma una cosa è certa: senza i banchieri e i preti, le cui istanze sono autorevolmente rappresentate da Draghi e da padre Lombardi, magari potremmo anche trovarle. Fino a quando gli uni e gli altri saranno presenti, invece, la cosa sarà sicuramente molto più ardua, e forse risulterà semplicemente impossibile».

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    00 12/14/2011 9:47 PM

    L’eugenista Odifreddi:

    «lo Stato deve imporre l’aborto alle donne»

    Avevamo appena finito di parlare del razzismo di Piergiorgio Odifreddi verso i medici cattolici, che considera letteralmente dei “malati di mente” (cfr. Ultimissima 9/12/11), e il “matematico incontinente” ne ha combinata un’altra. Da razzista si è scoperto anche eugenista. Oltre che per sistemare questioni personali molto scottanti, il sedicente matematico ama abusare del potere di avere tra le mani il blog  “Il non senso della vita di Piergiorgio Odifreddi” (senza alcuna virgola!), per occuparsi anche di bioetica ed eugenetica.

    Si è così interessato della storia della sedicenne di Trento che desiderava tenere il figlio concepito con un albanese, ma i genitori si sono rivolti al tribunale per farla abortire, ricevendo però risposta negativa perché l’aborto è un diritto, non certo un dovere. Odifreddi non ci ha visto più, esaltato dalla politica del figlio unico cinese, ha fatto un appello nazionale. Se si scoprisse a priori che il nascituro non potrà vivere una vita felice (e chi lo stabilisce? Pierpippo Odifreddi forse?), allora «i tribunali dovrebbero intervenire per impedire la procreazione. Anzitutto, in maniera preventiva, forzando all’uso di anticoncezionali. E poi, quando la prevenzione avesse fallito, imponendo la cessazione della gravidanza [...]. La procreazione responsabile è un dovere civile e sociale anche, e soprattutto, dei cittadini adulti sposati. E uno stato degno di questo nome dovrebbe vigilare affinché essa fosse praticata, e imposta quando non lo fosse». Lo Stato dunque dovrebbe valutare chi potrà essere felice e chi non potrà esserlo, obbligando le donne ad abortire.

    Di reazioni non ce ne sono state molte, d’altra parte Odifreddi è un fondamentalista e non se lo fila nessuno. Tuttavia sottolineiamo il giudizio di Monica Mondo, che commenta così le parole del matematico incontinente: «Chiaro, semplice. Dunque: nella pianificazione necessaria dello Stato facciamo fuori i bambini che nascerebbero poveri: quelli che potrebbero nascere “diversi”, ammalati, o che potrebbero diventarlo, c’è l’analisi del dna a garanzia; quelli brutti, quelli maschi e/o femmine, a seconda di quanto serva, in Corea e in Cina ci riescono benissimo (gay, zingari? Per ora no, non sta bene, sono categorie protette. Ma si sa mai…) Si chiama eugenetica. La praticavano i geniali aguzzini di Hitler, tanti anni fa. Erano dei geni, qualcuno anche scienziato. La ragione la usavano benissimo». Qualcun’altro lo definisce invece “nazista”, mentre il filosofo Scandroglio ne dimostra l’inconsistenza razionale: «a dar retta ad Odifreddi la vita non vale di per se stessa ma solo se adornata da salute, “benessere, felicità, autorealizzazione”. Ciò ovviamente si deve applicare anche ai già nati. Il risultato è letale. Infatti, dal momento che Odifreddi, al pari di noi tutti poveri mortali, nella sua esistenza ha con quasi certezza sofferto di qualche seppur piccolo dispiacere che ha incrinato il suo perfetto stato di benessere psicofisico, è doveroso comandare al professore di farla finita perché la sua vita non vale più nulla». E non vale più parlare di autodeterminazione dicendo: “Ma a me la mia vita piace lo stesso”, perché «la vita intaccata anche da un’ombra di dispiacere perde la qualifica di vita degna di essere vissuta. E dunque piaccia o non piaccia occorre che un tribunale costringa il professore di logica ad una marcia forzosa verso il cimitero». Insomma, conclude Scandroglio: «la supposta coerenza del “logico” Odifreddi ci pare in realtà assai autoconfutatoria perché ha messo a segno in poche righe un bel cumulo di paralogismi e sofismi, cioè di sillogismi erronei (l’ABC per chi studia logica)».

    Notiamo comunque che non solo i suoi seguaci più affezionati si sono indignati nei commenti sotto il suo blog. Ma anche diversi non credenti dai loro siti web hanno preso posizione: «per Odifreddi se una coppia è povera, incasinata, non in grado di assicurare al nascituro la felicità (cosa che immagino invece sia perfettamente alla portata dei famosi matematici anticattolici) lo Stato ha il dovere di impedirgli di avere figli. Ricorrendo alla contraccezione forzata o all’aborto forzato. Idee agghiaccianti, che abbiamo visto realizzarsi solo nei regimi più crudeli. O nelle distopie più cupe e pessimistiche. Come 1984 di Orwell, appunto», dice uno di quelli più interessanti.

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    00 12/15/2011 11:39 AM

    Ogni anno si fumano 6mila mld di sigarette: quanto la distanza tra Terra e Sole


    Ogni anno si fumano 6mila mld di sigarette: quanto la distanza tra Terra e Sole

    Nonostante le campagne e le regole sempre piu' strette, ogni anno vengono fumate sei trilioni (migliaia di miliardi) di sigarette. La cifra e' contenuta nel libro appena pubblicato da Robert Proctor, docente dell'universita' di Stanford e uno dei massimi esperti al mondo di questo tema.

    "Se messe una dietro l'altra, le sigarette basterebbero per un viaggio fino al Sole e ritorno – spiega l'autore di 'Golden Holocaust: Origins of the Cigarette Catastrophe and the Case for Abolition' (l'Olocausto dorato: le origini della catastrofe delle sigarette e la battaglia per l'abolizione) – e ne avanzerebbero abbastanza per un giretto anche su Marte".

    Il libro di 750 pagine esce dopo una gestazione di dieci anni e numerose cause intentate dall'industria del tabacco, e cerca di sfatare diversi miti e leggende intorno alle sigarette, il primo dei quali e' che 'nessuno fuma piu'': "Persino in California si fumano 28 miliardi di sigarette l'anno – spiega l'esperto – per non parlare della Cina dove e' prodotto e fumato il 40% delle bionde del mondo. Solo negli Usa le industrie hanno nei loro database i dati di praticamente tutti i fumatori, e spendono ogni anno piu' di 400 dollari a testa per pubblicita' e offerte speciali".

    Secondo Proctor, nonostante le campagne quasi nessuno conosce i veri rischi del fumo: "Quante persone – chiede l'autore – sanno che il fumo e' una delle cause principali di cecita', calvizie e tumore della vescica, per non parlare di gravidanza ectopica, cataratta, frattura dell'anca, menopausa precoce, aborto spontaneo e disfunzioni erettili?".

    Proviamo utopisticamente ad immaginare se tutti decidessero di non fumare più:

    Eliminando il fumo si potrebbero coltivare immense distese di terreni con colture alimentari anzichè col tabacco, con le spese di produzione e pubblicizzazione delle sigarette si potrebbero vestire e albergare milioni di persone ignude e senza tetto, e col risparmio sull'assistenza sanitaria di chi non si ammalerebbe più a causa del fumo, si potrebbero curare tante altre malattie.
    Praticamente avremmo risolto più della metà di tutti i problemi della terra.


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    00 2/27/2012 9:47 PM

     incredibile: Richard Dawkinssi dimentica il titolo dell’opera di Darwin

     

    di Enzo Pennetta*
    *biologo (www.enzopennetta.it)

     

    Richard Dawkins, che qualcuno ha soprannominato il “levriero di Darwin“, doponon aver saputo indicare un solo caso di evoluzione con aumento d’informazione verificata sotto i nostri occhi, adesso non sa citare il titolo dell’opera principale diChrales Darwin. Eppure la scarsa conoscenza del Nuovo Testamento era stata da lui portata come prova della poca attendibilità di coloro che si definiscono cristiani.

    Come infatti riportato dal Daily Mail del 15 febbraio 2012, la Richard Dawkins Foundation for Reason and Science nella sua attività di ricerca avrebbe “dimostrato” che: «…poche persone sono veramente cristiane e così le loro credenze non dovrebbero avere parte nelle scuole o nella macchina dello Stato». A sostegno di questa tesi, Dawkins ha affermato, nel corso dell’intervista, che un cristiano su sei non ha mai letto la Bibbia, e che inoltre: «Molti di loro non vanno in chiesa e che un sorprendente numero non saprebbe dire qual è il primo libro del Nuovo Testamento».

     

    E’ stato a questo punto che Giles Fraser, ex canonico della St Paul’s Cathedral, ha posto al prof. Dawkins  una domanda che ha dato inizio al seguente scambio:

    Fraser«Richard, se ti chiedessi qual è il titolo completo dell’Origine delle specie, sono sicuro che potresti dirmelo».

    Dawkins- «Sì, potrei»

    Fraser«Avanti allora»

    Dawkins«On The Origin Of Species… Uh. Con, oh Dio! On The Origin Of Species….c’è un sottotitolo riguardo la conservazione delle razze favorite nella lotta per la vita…»

    Fraser- «Sei il Papa del darwinismo… Se avessi fatto alla gente che crede all’evoluzione questa domanda e fossi tornato dicendo che il 2% ha risposto bene, sarebbe stato terribilmente facile per dire che dopo tutto non ci credono. Non va bene fare questo tipo di domande. Loro si identificano come cristiani e penso che dovresti rispettarli».

     

    La risposta corretta era On The Origin Of Species by means of natural selection, or the preservation of favoured races in the struggle for life”. A questo punto possiamo provare a fare un’ipotesi: Fraser sperava in un piccolo errore di Dawlins, ma probabilmente si attendeva una risposta corretta per poi poter affermare che anche un sacerdote conosce l’autore del primo libro del Nuovo Testamento, ma che forse anche i sostenitori del darwinismo non conoscono l’intero titolo dell’opera principale di Darwin. E invece è accaduto qualcosa d’imprevedibile: Richard Dawkins, il “levriero di Darwin“, non ha saputo dire il titolo completo dell’opera principale di Charles Darwin. L’episodio è avvenuto nel corso di una registrazione radiofonica che è possibile ascoltare qui  al minuto 1,50 circa). E a questo punto esclama anche un surreale “Oh Dio…” aumentando, secondo i metodi della sua Fondazione, la percentuale delle persone credenti nel Regno Unito. 

    Evidentemente questo nuovo silenzio di Dawkins ha un primo effetto immediato: le argomentazioni della Richard Dawkins Foundation for Reason and Science, sulla non attendibilità delle percentuali di cristiani tra la popolazione vengono a cadere. Ma esiste anche una seconda importante conseguenza del silenzio di Dawkins. Se il più grande difensore del darwinismo, riconosciuto tale anche dagli altri sostenitori, scienziati e non, non conosce il titolo dell’opera fondamentale di Darwin, come possiamo ritenere che ne conosca bene il contenuto? Forse è per questo che continua a strumentalizzarla contro la religione?

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    Credente.
    00 3/6/2012 10:34 PM

    Richard Dawkins ora cambia idea: «sono agnostico»

     il credente ritiene che possano esistere verità che vadano al di là della possibilità di essere dimostrate scientificamente. L’ateo invece, nega la razionalità e la validità dell’atto di fede e nel contempo afferma con decisione l’inesistenza di Dio. Ecco dunque che la sua è per forza una posizione irrazionale, di contraddizione. 

    Lo ha capito bene anche  Richard Dawkins. In un recente incontro pubblico sul ruolo della religione nella vita pubblica, tenutosi presso l’Università di Oxford, tra il noto neodarwinista e l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, l’ateo fondamentalista ha sorpreso tutti. Tentando ovviamente di usare il solito argomento “evoluzione darwiniana” come motivazione principale per opporsi alla fede in un Creatore, ha sostenuto di preferire definirsi agnostico piuttosto che ateo. Non ha infatti argomenti contro l’esistenza di Dio, ma viaggia a probabilità (il suo argomento è sull’improbabilità di una complessità all’origine, ma è stato facilmente confutato più volte). Ha infatti riconosciuto che la sua convinzione sull’inesistenza di Dio era inferiore al 100% (come oltretutto aveva già fatto nel suo libro più famoso).

    A quel punto, il filosofo Sir Anthony Kenny, che ha presieduto la discussione, è intervenuto chiedendo: «Ma allora perché non ti definisci agnostico?».  E Dawkins ha affermato infatti di essere agnostico. L’incredulo Kenny ha quindi reagito: «Ma tu sei descritto come l’ateo più famoso del mondo!». E lui: «ma non lo dico io». Nel proseguo del dibattito l’agnostico Dawkins ha anche affermato di credere nella vita su altri pianeti, ovviamente senza che vi sia nessuna prova di questo.

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    Credente.
    00 3/12/2012 9:24 PM

    In coma “irreversibile” per 10 anni, oggi abbraccia i giocatori della Roma

    «Un tronco morto», dicevano i medici, un «senza speranza», Umberto Veronesi ha parlato di persone come lui come «penosa presenza di questi morti viventi». Eppure Massimiliano Tresoldi  -dopo 10 anni di coma cosiddetto (erroneamente) “irreversibile”- si è risvegliatonel 2001 e nei giorni scorsi è andato a Trigoria a salutare i campioni di calcio romanisti, accompagnato da mamma Lucrezia, papà Ernesto e Bruno Conti, bandiera romanista e oggi responsabile del settore giovanile giallorosso.

    Anche Massimiliano era un calciatore, poi il 15/8/91, a vent’anni, l’incidente in autostrada tornando dal mare, dieci lunghissimi anni di  stato vegetativo “irreversibile”, il cervelletto è tranciato e tanti consigliano subito di staccare il respiratore artificiale a quell’essere vegetale. Ma mamma Ezia è una donna forte e non si è mai lasciata abbindolare dai gufi della morte, dai radicali di Emma Bonino. Contro tutto e contro tutti lo ha portato a casa Massimiliano e tutto il paese di Carugate (Mi) si è stretto attorno alla famiglia. Ogni giorno Ezia prendeva la mano di suo figlio per fargli fare il segno della croce, poi una sera, un momento di sconforto: «Gli ho proprio detto: adesso basta, questa sera non ce la faccio. Se vuoi farti il segno della croce, te lo fai da solo. Era una frase buttata lì, rivolta più a me stessa che a lui», ha raccontato. Improvvisamente Massimiliano ha alzato la mano e si è fatto il segno della croce da solo. Da quel momento, giorno per giorno, ha iniziato il risveglio, lento e faticoso, fino ad arrivare a scrivere e pronunciare le prime parole.

    Max ha da subito ripescato dal fondo della memoria un linguaggio “segreto” fatto di gesti con la mano, lo aveva imparato alle elementari per “parlare” coi compagni senza farsi beccare dalla maestra. Avevaascoltato tutto durante quei lunghi dieci anni, sapeva perfino del passaggio dalla lira all’euro. Guardando la televisione, nel 2009, ha anche seguito la triste storia di Eluana Englaro, con trepidazione e sgomento. Avrebbero voluto parlare a Beppino, raccontargli la sua esperienza. Una sera su un foglio di carta ha scritto: «Sono felice. Povera Eluana». In un altro messaggio, prima di partire per Lourdes, ha scritto alla Madonna: «Dai la forza a mia mamma per vivere ancora a lungo». Settimana scorsa a Trigoria, emozionato, ha salutato e abbracciato Francesco Totti, mentre Bruno Conti nascondeva gli occhi umidi, scuotendo la testa incredulo.

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    Credente.
    00 4/22/2012 9:18 PM

    Richard Dawkins:

    battuto in un confronto con mons. Pell

    Abbiamo già sottolineato come gli anti-teisti si esaltino parecchio nella sfida dialettica con i credenti, come se una eventuale vittoria durante un confronto pubblico significasse stabilire chi ha ragione o meno riguardo a Dio. Ecco dunque che organizzano questi dibattiti sui massimi sistemi, a cui con grande pazienza personalità religiose si prestano. Richard Dawkins, il grande sacerdote del fondamentalismo ateo, è un amante di questi confronti, sopratutto perché fino ad ora si è scelto creazionisti americani o personalità sconosciute dell’Islam, contro le quali anche un qualsiasi Odifreddi riuscirebbe ad uscirne vittorioso.

    Tuttavia nelle ultime tre occasioni ha avuto a che fare con personaggi che non sono alla sua portata, e ne è uscito malconcio. Anzi, il primo di questi, il filosofo William Lane Craig, lo ha invitato ad un confronto, avendo già avuto esperienze con Christopher Hitchens e Sam Harris, ma Dawkins ha rifiutato venendo bollato dalla stampa anglosassone come “codardo”. L’evento si è svolto ugualmente, con la sedia di Dawkins vuota. In un successivo dibattito televisivo, Dawkins ha presentato i risultati di uno studio svolto dalla sua fondazione che -guarda caso- avrebbero “dimostrato” che poche persone sono veramente cristiane e così le loro credenze non dovrebbero avere parte nelle scuole. A sostegno di questa tesi, Dawkins ha affermato che pochi cristiani saprebbero dire qual è il primo libro del Nuovo Testamento. A questo punto il suo interlocutore, Giles Fraser, ex canonico della St Paul’s Cathedral, ha posto al prof. Dawkins una semplicissima domanda: «Richard, se ti chiedessi qual è il titolo completo dell’Origine delle specie, sono sicuro che potresti dirmelo». Beh, Dawkins, neodarwinista fino al midollo, è andato nel pallone più totale senza riuscire a citare il titolo completo del più famoso libro di Charles Darwin. Oltre alla figuraccia di elevate proporzioni, ha anche confutato in pochi secondi i risultati della sua ricerca.

    Pochi giorni fa il sedicente “mastino di Darwin” dei giorni nostri, ci ha riprovato e ha voluto “sfidare”l’arcivescovo di Sydney, mons. George Pell in televisione,  il programma si è rivelato il più visto della rete“ABC” negli ultimi due anni. Dawkins non potendo competere su tematiche teologico-filosofiche, ha dovuto spostare l’argomento sul piano scientifico-evolutivo e l’interlocutore si è prestato volentieri, dimostrandouna ben più elevata dote culturale. Mons. Pell ha spiegato che gli atei possono tranquillamente essere«persone buone e responsabili», mentre l’ateologo ha affermato che la scienza risponderà ad ogni questione umana, tuttavia domandarsi il “perché” dell’Universo rappresenta, per lui, una «domanda senza significato». Una posizione simile a quella della volpe dopo aver rinunciato a prendere l’uva, alla quale mons. Pell ha ribadito che «fa parte dell’essere umano chiedersi perché esiste» e solo questo dato di fatto, inestirpabile, rende significativo il domandarsi. Ancora: «l’interrogarci ci distingue dagli animali e su questo la scienza non ha niente da dirci, sebbene vi sia un terreno comune tra scienza e ricerca scientifica».

    La cosa più divertente è accaduta quando mons. Pell ha definito Darwin un “teista”, perché «egli non poteva credere che il cosmo immenso e tutte le cose meravigliose del mondo sono nate per caso o per necessità». Dawkins ha sbottato: «non è vero!», ma la replica di mons. Pell è stata immediata: «E’ a pagina 92 della sua autobiografia. Vai a leggertelo», prendendosi così una bella dose di applausi dal pubblico che assisteva nello studio televisivo. L’arcivescovo di Sydney ha messo “a sedere” una seconda volta Richard Dawkins quando quest’ultimo ha detto di non essersi mai definito “ateo”, ma “agnostico”. Mons. Pell però gli ha subito fatto notare che in un suo articolo nel 2002, egli spiegava di definirsi “ateo”, perché il termine appare più esplosivo e dinamico. Dawkins è rimasto sorpreso da questa citazione. Quest’ultimo è stato perfino ridicolizzato dal pubblico per i suoi ragionamenti, ma di questo ne parlerà l’editorialista di “The Australian” qui sotto.

    Infatti, proprio il principale quotidiano australiano ha dedicato attenzione all’evento, scrivendo che«Dawkins è stato completamente surclassato in tutti gli aspetti dell’incontro». La rivelazione, la vera attrazione è stato mons. Pell. «Gran parte dei media, consciamente o inconsciamente, censurano le voci cristiane», si legge nell’articolo. Le uniche volte in cui viene dato spazio a esponenti cristiani «è quando essi criticano la denominazione religiosa a cui sono affiliati» (i vari preti mediatici, come don Andrea Gallo per capirci). Mons. Pell invece è stato «un portavoce chiaro, sicuro di sé, erudito ma facilmente comprensibile». Quanto al povero Dawkins, «le sue argomentazioni sembravano antiche e goffe. C’era qualcosa di vagamente materialista per la sua incapacità di cogliere, o addirittura ad ammettere la sostanza intellettuale, la tradizione della metafisica che risale agli antichi greci». Come dicevamo sopra, l’editorialista ha anche accennato alle risa del pubblico sui suoi ragionamenti: «Quando Dawkins ha spiegato che l’universo è venuto dal nulla, ma che il nulla era davvero molto complesso e, infatti, consisteva in qualcosa, la gente rideva. Dawkins si è infastidito e, come un bacchettone privo di senso dell’umorismo, stizzito ha rimproverato il pubblico: “Perché è divertente?”». L’articolo si è concluso così:«dobbiamo capire quanto sia notevole e di importanza internazionale, la figura di mons. Pell. La Chiesa cattolica è la più importante organizzazione non governativa nel mondo e almeno per questo decennio, mons. Pell è stato una figura centrale nel suo governo in linea con Roma».

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    00 8/21/2012 9:42 PM

    Odifreddi shock:
    elogia un cardinale cattolico e attacca il comunismo!

    L’estate scorsa avevamo recensito uno dei suoi ultimi libri (sul cui articolo si è poi creato un putiferio contro lo stesso Odifreddi, riassunto qui), intitolato “Perché Dio non esiste” (Aliberti 2010), nel quale il violento pensatore anticristiano aveva lanciato improperi anche contro Giovanni Paolo II, il quale «Era un furbone. Pericoloso. E’ quello che ha tirato giù l’Unione Sovietica» (pag. 112).

    Effettivamente Wojtyla ha contribuito enormemente ad abbattere uno dei più grande nemici che la giustizia e la libertà umana abbiano mai subito, disintegrando così le illusioni e le utopie dei tanti che avevano in esso sperato e creduto, come lo stesso Odifreddi. Ancora a pagina 14 spiega: «Mi piace un sistema statalista, governato dal centro. Io sarei più di estrema sinistra, ma se vai in Rifondazione Comunistacomunque sei fuori, fai le battaglie di bandiera».

    Questo nel 2010. Oggi cosa fa? Cambia sponda e pubblica un articolo in cui celebra il primate d’Ungheria cardinal Joszef Mindszenty in carica nel 1948, il quale «dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu arrestato e condannato all’ergastolo per cospirazione antigovernativa anticomunista. Per otto anni rimase dapprima in carcere, e poi agli arresti domiciliari». Odifreddi si infervora come fosse un apologeta cattolico per sottolineare il martirio subito dal card. Mindszenty «per testimoniare con la sua detenzione la contrapposta concezione dei diritti umani in Occidente e oltre Cortina». Il comunista, anzi “l’ateo comunista” Odifreddi come si è autodefinito nel 2008, ha quindi riconosciuto che «l’Ungheria comunista» voleva «limitare le libertà».

    Come la prenderà l’associazione UAAR, gli atei fondamentalisti di cui Odifreddi è celebrato presidente onorario, i cui responsabili usano sventolare bandiere sovietiche con falce e martello durante le loro manifestazioni pubbliche, così come ha fatto Adele Orioli durante la manifestazione della “Liberazione” del 25 aprile 2008 a Roma, secondo il racconto di ex soci della stessa associazione?

    Nel 2008 Odifreddi aveva affermato che «il sistema democratico è di tre secoli fa, è anacronistico», e che «il sistema dei soviet era più moderno [...]. I sovietici erano all’avanguardia rispetto ai tempi. Avrebbero avuto bisogno di mezzi informatici altamente avanzati». Un anno fa, aveva proseguito: «Israele è un Stato fascista. Fascisti sono anche in parte gli Stati Uniti. Obama dice le cose identiche che diceva Bush [...]. Io sono antistatunitense, sono antisionista». Oggi ha invece elogiato gli americani, spiegando che al tempo della seconda guerra mondiale «a difendere i diritti del coraggio e della trasparenza, con la concessione del rifugio e dell’asilo politico» fu «l’ambasciata statunitense in Ungheria».

    Lo scopo dell’articolo sul suo insulso blog ospitato da “Repubblica”, è lamentarsi per gli avvenimenti subiti recentemente da Julian Assange, il programmatore noto per essere stato uno dei responsabili di “WikiLeaks”, il sito web che ha divulgato pubblicamente documenti coperti da segreto di Stato. Assange è stato paragonato al card. Mindszentry da parte Odifreddi, il quale ha concluso: «auguriamo a Julian Assange di non dover patire tanto a lungo quanto Joszef Mindszenty».

    Si rimane sempre sconcertati dalle tante posizioni che riesce ad assumere ed affermare questo  imprevedibile personaggio mediatico.

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    00 6/30/2014 8:39 PM





    "Siamo schiavi salvateci" ecco il messaggio di SOS postato su Facebook






    Un biglietto in cinese trovato in un paio di jeans a Belfast fa riflettere sulla dignità dell'uomo sul posto di lavoro









    Amnesty International/Karen Wisínska









     

     


    SOS dall'estremo oriente: "Siamo schiavi cinesi, qui ci sfruttano come animali: salvateci". E' questo il disperato messaggio trovato da Karen Wisinska, una donna irlandese, nella tasca di un paio di jeansacquistati da Primark, una catena di abbigliamento low cost a Belfast. A riportare la notizia è Repubblica il 26 giugno.

    SOS trovato nei jeans
    I pantaloni erano stati comprati addirittura tre anni fa, ma, a causa di un difetto alla lampo, non erano mai stati indossati. Nei giorni scorsi la scoperta: riordinando i propri vestiti, la donna si è accorta che una tasca conteneva qualcosa. Sempre su Repubblica, racconta che si è trovata di fronte a un biglietto piegato, scritto in caratteri cinesi e a prima vista incomprensibile, ma accompagnato da un messaggio ben chiaro in tutto il mondo: un "SOS" ripetuto tre volte e accompagnato da altrettanti punti esclamativi. 

    Lavoro 15 ore in carcere
    "Siamo detenuti nella prigione Xiangnan di Hubei, in Cina - si legge sempre nel messaggio cinese -. Da molto tempo lavoriamo in carcere per produrre abbigliamento per l'esportazione. Ci fanno fare turni di 15 ore al giorno. Quello che ci danno da mangiare è perfino peggio di quello che si darebbe a un cane o un maiale. Siamo tenuti ai lavori forzati come animali. Chiediamo alla comunità internazionale di condannare la Cina per questo trattamento disumano". 

    La difesa dell'azienda
    Pubblicato su Facebook dalla proprietaria dei jeans, il messaggio è stato subito spedito ad Amnesty International. A questo proporisito Gianni Ruffini - il direttore di Amnesty International Italia - non si stupisce, aggiungendo che sono arrivati anche messaggi di donne, le quali pur di scappare cercavano marito con un biglietto. Inoltre della produzione industriale in carcere si sa poco, non si etichetta, e perciò è molto difficile da tracciare. Primark si difende "Troviamo strano che il biglietto sia venuto alla luce solo ora" sottolineando che dai controlli ai fornitori negli ultimi anni non sono mai emerse irregolarità.

    Il tweet di Papa Francesco
    Il 24 giugno Papa Francesco era intervenuto a difesa del lavoroesprimendo un grande desiderio di giustizia: che tutti possano avere un lavoro decente, essenziale per la dignità dell'essere umano.