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CLEMENTE I, VESCOVO DI ROMA ( 23- 97 d.C )

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    00 3/10/2011 11:44 PM

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    San Clemente I
    Papa della Chiesa cattolica
    Immagine di papa San  Clemente I
    '
    [[|100px|Stemma pontificio di San Clemente I]]
    Al secolo:  
    Nato Filippi
    Elezione
    al pontificato
    88
    Consacrazione:  
    Fine del
    pontificato:
    97
    Deceduto  
    Segretario
    personale:
    {{{segretario}}}
    Predecessore: Papa Anacleto I
    Successore: Papa Evaristo
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    Antipapi: {{{antipapi}}}
    -

    Papa Clemente I, generalmente noto come Clemente da Roma, o Clemens Romanus, per distinguerlo dall'Alessandrinus (... – 23 novembre 97), fu il quarto Papa della Chiesa cattolica, il primo di cui si sappia per certo qualcosa e anche il primo dei Padri Apostolici. Fu Papa dall'88 al 97. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse lo venerano come santo e ne celebrano la festa liturgica rispettivamente il 23 novembre e il 25 novembre. Delle sue opere si conoscono uno scritto autentico, la Lettera alla Chiesa di Corinto, e molti scritti di dubbia attribuzione.

    È patrono della Città di Velletri nella quale sembra abbia portato la fede in Cristo. È, inoltre, compratrono della Diocesi di Velletri - Segni, insieme a San Bruno Vescovo, patrono di Segni.

    I

    Il quarto papa [

    Secondo Quinto Settimio Fiorente Tertulliano, intorno al 199, la Chiesa di Roma sosteneva che Clemente fosse stato ordinato da Pietro (De Praescriptione, XXXII), e san Girolamo affermava che ai suoi tempi la maggior parte dei latini "era convinta che Clemente fosse l'immediato successore dell'Apostolo (De viris illustribus, XV). Girolamo sostenne questa tesi anche in molte altre opere. Gli antichi documenti, comunque, mostrano grande incertezza nella sua collocazione temporale. L'elenco più antico dei papi fu stilato da Egesippo durante il pontificato di papa Aniceto solo verso il 160.

    Questo elenco sembra sia stato usato da sant'Ireneo di Lione (Adversus Haereses, III, III), da Sesto Giulio Africano, autore di una cronologia nel 222, dall'ignoto scrittore del III o IV secolo di un poema in latino contro Marcione, da sant'Ippolito di Roma, che estese questa cronologia fino al 234 e, probabilmente, dall'autore del Catalogo Liberiano del 354. Quest'ultimo fu preso a riferimento per la stesura del Liber Pontificalis. Eusebio di Cesarea per la sua cronaca e per la sua storia si basò sui dati dell'Africano; nella seconda opera, però, corresse leggermente le date. La cronaca di Girolamo è una traduzione di Eusebio, ed è l'unico mezzo a disposizione per risalire agli originali greci perduti del grande autore. Di seguito le variazioni di ordine dei primi papi:

    • Lino, Cleto, Clemente (Egesippo, Epifanio, Canone della Messa).
    • Lino, Anacleto, Clemente (Sant'Ireneo di Lione, Africano, Eusebio).
    • Lino, Anacleto, Clemente (San Girolamo).
    • Lino, Cleto, Anacleto, Clemente (Poema contro Marcione),
    • Lino, Clemente, Cleto, Anacleto (Sant'Ippolito di Roma (?), Catalogo Liberiano, Liber Pontificalis).
    • Lino, Clemente, Anacleto (Ottato di Mileve, Sant'Agostino d'Ippona).

    Ad oggi nessun critico dubita che Cleto, Anacleto e Anencleto siano la stessa persona. Anacleto è un errore latino, mentre Cleto è un diminutivo (più cristiano) della forma Anencleto. Il Lightfoot riteneva che la trasposizione di Clemente nel Catalogo Liberiano fosse un mero errore, simile all'errore "Anicetus, Pius" per "Pius Anicetus" che si trova più avanti nello stesso elenco. Ma potrebbe essere stata una modifica intenzionale voluta da Ippolito, sulla base della tradizione riportata da Tertulliano. Ireneo affermava che Clemente "vide gli Apostoli benedetti e conversò con loro, ed aveva ancora nelle orecchie il suono della predicazione degli Apostoli ed aveva la loro gestualità davanti agli occhi, e non era il solo vivente a cui fosse stato insegnato dagli Apostoli". Similmente Epifanio narrava (da Egesippo) che Clemente era un contemporaneo di Pietro e di Paolo di Tarso. Entrambi attribuivano 12 anni di pontificato sia a Lino che a Cleto.

    Se Ippolito trovò Cleto due volte per un errore, l'ascesa di Clemente sembrerebbe essere avvenuta 36 anni dopo la morte degli apostoli, dove si colloca il "secondo Cleto". Ciò significherebbe che sarebbe quasi impossibile per Clemente essere stato loro contemporaneo, per cui Ippolito lo spostò ad una posizione precedente, quella dov'era il "primo Cleto" per conciliare la sua successione con le informazioni secondo cui conobbe gli apostoli. Ancora, affermava Sant'Epifanio: "Se ricevette l'ordinazione episcopale da Pietro al tempo degli apostoli, e declinò l'ufficio, dato che in una delle sue epistole affermava 'mi ritiro, parto, lasciate che il popolo di Dio sia in pace' (Memorie di Egesippo), o se fu consacrato da papa Anacleto I dopo la sua successione agli apostoli, non lo sappiamo." Sembra improbabile che Epifanio faccia questa affermazione solo per citare l'Epistola; probabilmente Epifanio voleva dire che Egesippo riportava che Clemente era stato sì ordinato vescovo da Pietro ma aveva rifiutato di succedergli, ma ventiquattro anni più tardi, scelto a succedergli da Anacleto, esercitò realmente quell'ufficio per nove anni. Epifanio non era in grado di conciliare questi due fatti; Ippolito, tuttavia, sembra avere rifiutato la seconda tesi. L'ipotesi che Clemente fosse stato consacrato da Pietro per succedergli nell'ufficio ma avesse rifiutato, per essere di nuovo scelto da Anacleto come successore ventiquattro anni dopo, sembra l'unica soluzione per conciliare questi dati.

    Cronologia [modifica]

    Non è difficile risalire alle date indicate da Egesippo. Epifanio indicava che il martirio degli Apostoli ebbe luogo nel dodicesimo anno del regno di Nerone. L'Africano lo calcolò al quattordicesimo anno (aveva attribuito un anno in meno ai regni di Caligola e Claudio), ed aggiunse la data imperiale per l'ascesa di ogni papa; ma avendo calcolato due anni in meno fino ad Aniceto, il suo calcolo non poteva coincidere con gli anni di episcopato forniti da Egesippo. Ebbe anche difficoltà analoghe per il suo elenco dei vescovi di Alessandria.

    Hegesippus
    Africanus (da Eusebio)
    Intervallo

    Data reale
    Lino 12 Nerone 14 12 Nerone 12 66  
    Anacleto 12 Tito 2 12 Vespasiano 10 78  
    Clemente 9 Domiziano 12 (7) Domiziano 10 90  
    Evaristo 8 Traiano 2 (10) Traiano 2 99  
    Alessandro 10 Traiano 12 10 Traiano 10 107  
    Sisto 10 Adriano 3 (9) Adriano 1 117  
    Telesforo 11 Adriano 12 (10) Adriano 11 127  
    Igino 4 Antonino Pio 1 4 Antonino Pio 1 138  
    Pio 15 Antonino Pio 5 15 Antonino Pio 5 142  
    Aniceto   Antonino Pio   20 Antonino Pio 20 157  

    Se si inizia, come intese Egesippo, con Nerone 12 (vedasi l'ultima colonna), la somma dei suoi anni ci porta in maniera corretta fino agli ultimi tre Papi. Ma l'Africano partì con un errore di due anni, e per trovarsi con la data corretta a per Igino dovette considerare un anno di pontificato in meno ad ognuno dei papi precedenti, Sisto e Telesforo. Ma c'è una data in contraddizione, Traiano 2 che considera per Clemente ed Evaristo sette e dieci anni invece di nove e di otto.

    Evidentemente si sentì di inserire una data riportata dalla tradizione, ed infatti la data di Traiano 2 è la data riportata da Egesippo. Ora, sappiamo che Egesippo parlò della conoscenza diretta di Clemente con gli Apostoli, e non disse niente su altri papi martiri ad eccezione di Telesforo. Non è sorprendente, poi, notare che l'Africano aveva, oltre alle lunghezze dell'episcopato, due date fisse riprese da Egesippo, quella della morte di Clemente nel secondo anno del regno di Traiano, e quella del martirio di Telesforo nel primo anno del regno di Antonino Pio. Pertanto possiamo supporre che, intorno al 160, si credeva che Clemente fosse morto nel 99.

    Identità [modifica]

    La visione di San Clemente, opera di Giambattista Tiepolo, ca. 1730 ca, Londra, National Gallery.

    Origene Adamantio identificava papa Clemente con l'aiutante di Paolo di Tarso (Lettera ai Filippesi, IV, 3, e 80), così facevano Eusebio, Epifanio, e Girolamo, ma questo Clemente, probabilmente, era un filippese. A metà del XIX secolo si identificava il Papa col console del 95, Tito Flavio Clemente che fu martirizzato da suo cugino, l'imperatore Domiziano, alla fine del consolato. Ma i testi antichi, tuttavia, affermano che il papa visse fino al regno di Traiano. È improbabile anche che fosse un membro della famiglia imperiale. Il continuo riferirsi all'Antico Testamento nella sua Epistola ha suggerito al Lightfoot, al Funk, al Nestle, e ad altri autori che fosse di origine ebraica. Probabilmente era un liberto o figlio di un liberto della famiglia imperiale, che ne includeva migliaia o decine di migliaia.

    Si sa con certezza che nella famiglia di Nerone erano presenti molti cristiani (Filippesi, IV, 22). È estremamente probabile che i latori della lettera di Clemente, Claudio Efebo e Valerio Vito, fossero fra questi; per quanto riguarda i nomi (Claudio e Valerio), essi ricorrono con una certa frequenza fra i liberti dell'Imperatore Claudio (e dei suoi due predecessori della stessa Gens) e di sua moglie Valeria Messalina. I due messaggeri venivano descritti come "uomini di fede e prudenti che hanno camminato impeccabilmente fra noi dalla gioventù alla maturità" per questo motivo, probabilmente, erano già Cristiani e vivevano a Roma al tempo degli Apostoli, più o meno 30 anni prima. Il Prefetto di Roma durante la persecuzione di Nerone era Tito Flavio Sabino, fratello maggiore dell'imperatore Tito Flavio Vespasiano, e padre del Clemente martirizzato.

    Flavia Domitilla, moglie del martire, era una nipote sia di Vespasiano che di Tito e Domiziano. Il console e sua moglie ebbero due figli, Vespasiano e Domiziano, che ebbero come tutore Marco Fabio Quintiliano. Della loro vita non si sa nulla. Il fratello maggiore del martire Clemente era Tito Flavio Sabino, console nell'82 e messo a morte da Domiziano, di cui aveva sposato la nipote. Negli atti dei santi Nereo ed Achilleo, papa Clemente è rappresentato come suo figlio, ma in questo caso sarebbe stato troppo giovane per poter aver conosciuto gli apostoli.

    Il martirio [modifica]

    Martirio di san Clemente, opera di Pier Leone Ghezzi, 1724, Roma, Pinacoteca Vaticana.

    Della vita e morte di Clemente non si conosce nulla. Gli Atti, apocrifi in lingua greca, del suo martirio furono stampati nel Patres Apostolici del 1724, basato sugli studi di Jean Baptiste Cotelier. Questi, ricchi di narrazioni ampiamente leggendarie, riferiscono di come convertì Teodora, moglie di Sisinnio, un cortigiano di Nerva e (dopo alcuni presunti "miracoli") Sisinnio stesso e altre 423 persone di un certo rango. Traiano bandì il papa in Crimea dove, secondo la leggenda miracolistica, avrebbe dissetato 2000 cristiani. Molte persone di quel paese si convertirono ed edificarono 75 chiese.

    Traiano, per tutta risposta, ordinò che Clemente fosse gettato in mare con un'ancora di ferro al collo. Dopo questi avvenimenti, ogni anno, il mare recedeva di due miglia, fino a rivelare un sacrario costruito "miracolosamente" che conteneva le ossa del martire e permettere ai fedeli di recarvisi. Questa leggenda non è più vecchia del IV secolo ed era sicuramente conosciuta da Gregorio di Tours nel VI. Intorno all'868 san Cirillo, che si trovava in Crimea per evangelizzare i popoli slavi, rinvenne in un tumulo (non in una tomba subacquea) delle ossa ed un'ancora. Immediatamente si credette che queste fossero le reliquie di Clemente. Trasportate a Roma da Cirillo, furono deposte da papa Adriano II, insieme a quelle di sant'Ignazio di Antiochia, sotto l'altare maggiore della basilica inferiore di San Clemente. La storia di questa traslazione è piuttosto verosimile, ma non sembrano esserci tradizioni riguardo al tumulo, che fu trovato semplicemente perché poteva essere un probabile luogo di sepoltura. L'ancora sembra essere l'unica prova della sua identità, ma non si è in grado di stabilire se veramente era insieme a quelle ossa. Clemente venne menzionato per la prima volta come martire da Tirranio Rufino (circa 400).

    Papa Zosimo in una lettera ai vescovi africani del 417 riferiva del processo e della parziale assoluzione dell'eretico Celesti svoltisi nella basilica di San Clemente; il papa scelse questa chiesa perché Clemente aveva appreso la fede da Pietro in persona, ed aveva dato la vita per lui. Venne annoverato tra i martiri anche dallo scrittore noto come Praedestinatus (circa 430) e dal Sinodo di Vaison del 442. Critici moderni ritengono possibile che il suo martirio fu suggerito da una confusione col suo omonimo, il console martirizzato. Comunque, non essendoci tradizioni di una sua sepoltura a Roma, si suppone che sia morto in esilio per cause naturali.

    La basilica [modifica]

    Affresco dalla basilica inferiore di San Clemente a Roma, raffigurante la traslazione del corpo del santo per opera dei santi Cirillo e Metodio.

    La basilica di San Clemente a Roma sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano. Fu ricostruita nei primi anni del XII secolo da papa Pasquale II sulle fondamenta di una chiesa più antica, edificata sotto Costantino I (morto nel 337) o poco dopo.

    Negli affreschi della basilica sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a Clemente.

    La lettera ai Corinzi [modifica]

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Prima lettera di Clemente.

    A papa Clemente I è attribuita una lettera rivolta alla Chiesa di Corinto.

    Scritti pseudo-clementini [modifica]

    Molti scritti sono stati falsamente attribuiti a papa Clemente I:

    • la seconda lettera ai Corinti, un'antica omelia scritta da un autore ignoto nello stesso stile di Clemente;
    • due "Epistole alle Vergini", in siriaco. Gli originali greci sono andati perduti. Molti critici le hanno credute autentiche, perché erano conosciute nel IV secolo sia da Epifanio (che affermava che venivano lette nelle chiese) sia da Girolamo. Ma attualmente è assodato che non possono essere state scritte dallo stesso autore dell'Epistola ai corinti. Alcuni autori, come Karl Joseph von Hefele e Westcott le hanno datate alla seconda metà del II secolo, ma è più probabile che risalgano al terzo (Adolf von Harnack, Lightfoot). Harnack pensava che le due lettere, in origine, fossero un solo scritto;
    • all'inizio dei decreti Pseudo Isidoriani ci sono cinque lettere attribuite a Clemente. La prima è la lettera di Clemente a Giacomo tradotta da Rufino; la seconda è un'altra lettera a Giacomo. Le altre tre sono opera dello Pseudo Isidoro;
    • vennero attribuite a Clemente anche le "Costituzioni Apostoliche", i "Canoni Apostolici", il "Testamento di Nostro Signore" ed un'Anafora Giacobita.

    Iconografia

    Nell'arte, san Clemente può essere riconosciuto come un papa con un'ancora e un pesce. Talvolta c'è, in aggiunta, una pietra miliare, chiavi, una fontana che spruzza alle sue preghiere o un libro. È anche raffigurato mentre giace in un tempio sul mare.

    Martirologio Romano 

    Nel Martyrologium Romanum con l'appellativo di papa san Clemente I martire, viene riportato il 23 novembre, giorno della sepoltura del suo corpo a Roma. Il suo corpo, all'epoca di papa Adriano II, fu traslato a Roma dai santi Cirillo e Metodio, e sepolto nella Basilica di San Clemente al Laterano, che già prima era stata edificata sotto il suo nome.

    Dal Martirologio Romano:

      « 23 novembre - Il natale di San Clemente primo, Papa e martire, il quale fu il terzo che tenne il Pontificato dopo il beato Pietro Apostolo, e, nella persecuzione di Traiano, relegato nel Chersoneo, ivi, precipitato in mare con un’ancora legata al collo, fu coronato col martirio. Il suo corpo, al tempo del Sommo Pontefice Adriano secondo, fu trasportato a Roma dai santi fratelli Cirillo e Metodio, ed onorevolmente sepolto nella chiesa, che già prima era stata edificata sotto il suo nome. »
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    00 1/14/2012 9:53 PM
    Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa
    (Capp. 31-33; Funk 1, 99-103)
    Fin da principio Dio ha giustificato tutti per mezzo della fede

    Meditiamo attentamente il mistero della benedizione che Dio dà agli uomini e vediamo quali sono le vie che conducono ad essa. Ripercorriamo gli avvenimenti fin dall'inizio.
    Per quale motivo il nostro patriarca Abramo fu benedetto? Non forse perché operò la giustizia e la verità mediante la fede? Isacco, pieno di fiducia, si lasciò condurre di buon grado al sacrificio, conoscendo il futuro. Giacobbe in umiltà, a motivo del fratello, abbandonò la sua terra e si recò da Làbano cui prestò servizio, e gli furono dati i dodici scettri di Israele.
    Ora se qualcuno, con animo sincero, passa in rassegna a uno a uno i doni che Dio ha concesso, ne riconoscerà la magnificenza. Da Giacobbe infatti ebbero origine tutti i sacerdoti e i leviti che servono all'altare di Dio, da lui viene il Signore Gesù secondo la carne, da lui i re, i principi e i condottieri della tribù di Giuda. E neppure le altre sue tribù si trovano in minore onore, per il fatto che il Signore promette: «La tua discendenza sarà numerosa come le stelle del cielo» (Gn 15, 5; 22, 17; 26, 4).
    Tutti costoro dunque si sono acquistati gloria e grandezza non da se stessi o per le loro opere o per la giustizia con cui hanno agito, ma piuttosto per la volontà di Dio. Anche noi perciò, chiamati nel Cristo Gesù, in grazia della sua volontà, siamo giustificati non per nostro merito, né per la nostra sapienza o intelligenza o pietà o altra opera che possiamo aver compiuto sia pure con santità di intenzione, ma per mezzo della fede, con la quale Dio onnipotente ha giustificato tutti fin da principio. A lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
    Che cosa faremo allora, o fratelli? Cesseremo dalle buone opere e abbandoneremo la carità? Il Signore mai permetta che ci succeda tale sventura, ma affrettiamoci a compiere ogni opera buona. Anzi siano proprio le opere sante fonte della nostra gioia. Imitiamo in ciò il Creatore e Signore di tutte le cose che gioisce di quanto compie.
    Egli ha reso stabili i cieli con la sua sovrana potenza e li ha ordinati con la incomprensibile sapienza; separò pure la terra dall'acqua che la circonda e la consolidò sul sicuro fondamento della sua volontà. Chiamò all\'esistenza, con un suo comando, gli animali che si muovono sulla terra; così pure, avendo prima predisposto il mare, vi rinchiuse con la sua potenza gli animali che in esso vivono.
    Al di sopra di tutto plasmò con le sue mani sante e purissime quell'essere superiore ed eccelso che è l'uomo, quale espressione della sua immagine. Così dice infatti Dio: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza; e Dio fece l'uomo, maschio e femmina li creò (cfr. Gn 1, 26-27).
    Compiuta la creazione, la trovò bella, la benedisse e comandò agli esseri viventi: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn 1, 28).
    Teniamo presente come tutti i giusti si adornarono di buone opere, e come lo stesso Signore se ne ornò per parte sua e ne gioì. Davanti a un tal modello, aderiamo con prontezza alla sua volontà e con ogni energia compiamo le opere della giustizia.
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    00 10/14/2012 4:45 PM

    Prima lettera di Clemente

    Da Wikipedia
     
    Prima lettera di Clemente
    StClement1.jpg
    Papa Clemente I
    Datazione95 circa
    AttribuzioneClemente
    Destinatarichiesa di Corinto

    La Prima lettera di Clemente ("1 Clemente") è un testo attribuito a papa Clemente I (88-97) scritto in lingua greca attorno al 95. Godette di una notevole fortuna al punto da essere considerata da alcuni Padri della Chiesa come un testo canonico, ma dalla tradizione successiva fu considerata come un apocrifo del Nuovo Testamento, incluso nella cosiddetta letteratura subapostolica.

    Composizione 

    La lettera è comunemente datata attorno al 95[1]. Laurence Welborn propone termini di datazione più ampi, tra l'80 e il140[2] .

    Gli elementi utili per la datazione sono, secondo Welborn, il fatto che il racconto delle morti di Paolo e Pietro non è quello di un testimone oculare (capitolo 5) e l'importanza data alle nomine di vescovi e diaconi (42,1-5), la morte dei presbiteri nominati dagli apostoli (44,2) e la fine di una seconda generazione di uomini di Chiesa (44,3). Nella lettera la Chiesa di Roma è inoltre definita "antica" (47,6), mentre gli inviati di Roma hanno vissuto come cristiani dalla loro gioventù alla loro vecchiaia (63,3). La lettera è peraltro già citata alla metà del II secolo da Egesippo e Dionisio di Corinto (in Eusebio di CesareaStoria ecclesiastica, 3,16, 4,22 e 4,23).

    Il contesto di origine della lettera è legato a una disputa nella chiesa di Corinto, che aveva spinto i membri giovani della comunità all'espulsione di diversi presbiteri anziani dal loro ufficio e la loro sostituzione con nuovi; nessuna offesa morale viene addossata ai presbiteri e la loro dimissione viene vista da Clemente come dispotica e ingiustificabile. Sulle cause della rivolta non c'è chiarezza, ma l'autore della lettera fa riferimento al fatto che i Corinti erano «contenti degli aiuti» (ephodios) «di Cristo» (2,1); questi aiuti (ephodia), secondo la testimonianza di Dionisio conservata in Eusebio (4.23.10), erano contributi che già anticamente la Chiesa di Roma versava in aiuto delle altre Chiese. Clemente sembra affermare che i giovani di Corinto erano insoddisfatti dei versamenti romani: il presbitero Valente fu peraltro deposto per "avarizia" (PolicarpoAd Phil. 11). Le tensioni del I e II secolo avevano quasi sempre ragioni economiche, e gli accordi comprendevano in genere contributi concreti nell'interesse di tutte le parti [2].

    Contenuto e stile 

    Dopo aver elogiato la condotta passata della Chiesa di Corinto, Clemente ne denuncia dei vizi e scrive una lode delle virtù, illustrando i suoi argomenti con numerose citazioni dalle scritture del Vecchio Testamento. Queste citazioni, come quelle degli altri autori del tempo, si basano sulla versione dei Settanta e, poiché il Canone non era stato ancora definito, comprendono anche testi non canonici[3]. Clemente introduce il rimprovero dei "presenti disordini" verso la fine della lettera, che è in se molto lunga: l'epistola raggiunge infatti una lunghezza doppia rispetto alla Lettera agli Ebrei. Molte delle sue esortazioni hanno carattere generale e non sono direttamente connesse con l'argomento pratico per il quale la lettera è nata: è molto probabile che venne stilata basandosi sulle omelie con le quali Clemente era solito edificare i suoi seguaci cristiani a Roma.

    Secondo la lettera (1.7), la Chiesa di Roma, per quanto sofferente delle persecuzioni, venne fermamente tenuta assieme da fede e amore, ed esibì la sua unità in un culto disciplinato. L'epistola venne letta pubblicamente di tanto in tanto a Corinto, e per il IV secolo il suo uso si era diffuso ad altre chiese. La si trova allegata al Codex Alexandrinus (Codice Alessandrino), ma ciò non implica che raggiunse mai il rango canonico.

    G.B. Tiepolo, Papa Clemente prega la santissima Trinità

    Il tono di autorità col quale si esprime nella lettera è notevole, specialmente nelle ultime parti (56, 58 ecc.).

    Dottrina 

    Nell'epistola ci sono pochi insegnamenti intenzionali dogmatici, per questo è quasi un puro esercizio oratorio. Le sue parole sul ministero cristiano hanno dato adito a molte discussioni (42 e 44): "Gli Apostoli ricevettero il Vangelo per noi dal Signore Gesù Cristo; Gesù Cristo fu inviato da Dio. Così Cristo proviene da Dio, e gli Apostoli da Cristo. Ambo [le missioni] perciò hanno origine dalla volontà di Dio... così, predicando dappertutto in campagna ed in città, nominarono i loro primi successori, essendo stati messi alla prova dallo Spirito, per essere vescovi e diaconi." In ogni caso il significato generale è chiaro: gli Apostoli provvidero ad una successione legale di ministri. I Presbiteri sono menzionati molte volte, ma non c'è distinzione con i vescovi. Non c'è alcuna indicazione di un vescovo a Corinto, e le autorità ecclesiastiche vengono sempre citate al plurale. R. Sohm pensa che, quando Clemente scrisse, ancora non c'era alcun vescovo di Corinto, ma che, in conseguenza della lettera se ne sarebbe dovuto nominare uno.

    Il carattere liturgico di alcune parti dell'epistola è dettagliatamente sviscerato da Lightfoot. La preghiera (59-61), che ricorda l'anafora delle prime liturgie, non può essere vista, affermava Louis Duchesne, "come la riproduzione di un formulario sacro ma è un eccellente esempio dello stile di preghiera solenne nel quale i capi ecclesiastici di quel tempo erano abituati ad esprimersi nelle riunioni per l'adorazione" (Origines du culte chretienne, III ed.). Il brano sulla creazione, 32-3, è nello stile di una prefazione, e si conclude introducendo il Sanctus con la solita menzione dei poteri angelici.

    All'interno di questa lettera si trova ampio spazio per una orazione per coloro che esercitano il potere. Dopo i testi del Nuovo Testamento, essa rappresenta la più antica preghiera per le istituzioni politiche: "[...] rendici obbedienti al tuo nome onnipotente e gloriso, ai nostri capi e ai nostri comandanti sulla terra. <tu,Signore hai dato loro il potere regale per mezzo della tua magnifica e ineffabile forza, affinché noi [...] siamo loro sottomessi..." (1Clem 60-61)

    L'epistola nella letteratura [modifica]

    L'epistola di Clemente venne tradotta in almeno tre lingue in epoca antica: una traduzione del II o III secolo venne trovata in un manoscritto dell'XI secolo a Namur, in Belgio, e pubblicata da Morin nel 1894; un manoscritto siriaco, oggi all'università di Cambridge, venne trovato da R. L. Bensly nel 1876, e venne tradotto nel 1899; ed una traduzione copta è sopravvissuta in due copie in papiro, una pubblicata da C. Schmidt nel 1908 e l'altra da F. Rösch nel 1910.

    L'epistola venne pubblicata nel 1633 da Patrick Young che la trasse dal Codice Alessandrino, nel quale un foglio verso la fine era mancante, così che la grande preghiera (capitoli 55 - 64) rimase sconosciuta. Nel 1875 (sei anni dopo la prima edizione di Joseph Barber Lightfoot) Philotheus Bryennius pubblicò un testo completo proveniente da un manoscritto diCostantinopoli (datato 1055), dal quale nel 1883 trasse la Didachè. Lightfoot fece uso delle traduzioni in latino e siriaco in un'appendice alla ristampa della prima edizione (1877); la sua seconda edizione, sulla quale stava lavorando all'epoca della sua morte, venne pubblicata nel 1890. La monografia di Adolf von HarnackEinführung in die alte Kirchengeschichte(Leiden, 1929), è considerata l'inizio degli studi moderni su quest'opera.

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    Credente.
    00 10/14/2012 4:50 PM

    Riportiamo qui di seguito ampi brani interessanti della lettera.

    PRIMA LETTERA DI CLEMENTE AI CORINTI

    La Chiesa di Dio che è a Roma alla Chiesa di Dio che è a Corinto, agli eletti santificati nella volontà di Dio per nostro Signore Gesù Cristo. Siano abbondanti in voi la grazia e la pace di Dio onnipotente mediante Gesù Cristo.

    (qui siamo nell'anno 90 d.C. quindi prima della Lettera di s.Ignazio, Clemente era stato nominato vescovo da Pietro e Paolo ed è nell'elenco di s.Ignazio il terzo successore a Roma. Nessun altro vescovo di altre chiese ha mai preso l'iniziativa di scrivere alle altre Chiese per riportarle all'ordine dell'unità e delle dottrine apostoliche....e nessuno si lamenterà dell'iniziativa di Clemente.....Giovanni l'Apostolo era ancora vivo....)

    XIV, 1. E' giusto e santo, fratelli, che noi siamo ubbidienti a Dio, piuttosto che seguire nell'arroganza e nella sedizione i capi dell'esecranda gelosia. 2. Noi ci esponiamo non ad un danno leggero, bensì ad un grande pericolo se audacemente ci abbandoniamo ai voleri di uomini che gettano nella contesa e nelle sedizioni per distoglierci da ciò che è bene. 3. Siamo buoni gli uni verso gli altri, secondo la compassione e la dolcezza di chi ci ha fatti. 4. E' scritto: "I buoni abiteranno la terra, e gli innocenti resteranno su di essa, ma i peccatori vi saranno sterminati". 5. E dice di nuovo: "Ecco l'empio esaltato e innalzato come i cedri del Libano; passai e non c'era più e cercai il luogo dov'era e non lo trovai. Custodisci l'innocenza e osserva la rettitudine. Per l'uomo pacifico c'è una posterità".

    Unità e pace

    XV, 1. Uniamoci, dunque, a quelli che religiosamente vivono la pace e non a quelli che la vogliono con ipocrisia. 2. Dice infatti: "Questo popolo mi onora con le labbra e il suo cuore è lontano da me". 3. E di nuovo: "Con la bocca mi benedicevano e con il cuore mi maledicevano". 4. Di nuovo dice: "Lo amavano con la bocca e con la lingua gli mentivano, il loro cuore non era retto con lui, nè rimanevano fedeli alla sua alleanza". 5. Per questo "divengano mute le loro labbra ingannatrici che dicono iniquità contro il giusto". E di nuovo: "Disperda il Signore tutte le labbra ingannatrici, la lingua orgogliosa, quel1i che dicono: noi renderemo potente la nostra lingua, le nostre labbra sono per noi. Chi è padrone di noi? 6. Per la miseria dei poveri e i lamenti dei bisognosi mi leverò, dice il Signore, li porrò in salvo; 7. e parlerò liberamente con loro".

    (Clemente dopo aver fatto una revisione dell'A.T. e Nuovo, arriva a dare suggerimenti e consigli DOTTRINALI alla Chiesa di Corinto che si stava allontanando dall'UNITA' e dalla verità Apostolica.)

    Cristo, la nostra guida

    XXXVII, 1. Militiamo, fratelli, con ogni nostra prontezza sotto i suoi ordini irreprensibili. 2. Consideriamo i soldati sotto gli ufficiali, con quale ordine, disciplina e sottomissione eseguono i comandi. 3. Non tutti sono proconsoli, nè capi di mille, cento, nè di cinquanta e così di seguito, ma ciascuno nel proprio ordine esegue i comandi dei re o dei governanti. 4. I grandi non possono stare senza i piccoli e i piccoli senza i grandi; in tutte le cose c'è qualche collegamento e in questo la utilità. 5. Prendiamo il nostro corpo. La testa non può stare senza i piedi, nè i piedi senza la testa. Le più piccole parti del nostro corpo sono necessarie ed utili a tutto il corpo; ma tutte convivono ed hanno una sola subordinazione per salvare tutto il corpo.

    (Clemente rafforza il concetto dell'UNITA' e la compattezza del Corpo di Cristo VISIBILE sulla scena del mondo...)

    I tempi stabiliti

    XL, 1. Sono per noi evidenti queste cose e siamo scesi nelle profondità della conoscenza divinaDobbiamo fare con ordine tutto quello che il Signore ci comanda di compiere nei tempi fissati. 2. Egli ci prescrisse di fare le offerte e le liturgie, e non a caso o senz'ordine, ma in circostanze ed ore stabilite. 3. Egli stesso con la sua sovrana volontà determina dove e da chi vuole siano compiute, perché ogni cosa fatta santamente con la sua santa approvazione sia gradita alla sua volontà. 4. Coloro che fanno le loro offerte nei tempi fissati sono graditi e amati. Seguono le leggi del Signore e non errano. 5. A1 gran sacerdote sono conferiti particolari uffici liturgici, ai sacerdoti è stato assegnato un incarico specifico e ai leviti incombono propri servizi. I1 laico è legato ai precetti laici.

    Piacere a Dio

    XLI, 1. Ciascuno, o fratelli, nel suo posto piaccia a Dio, agendo in buona coscienza e dignità, senza infrangere la norma stabilita per il suo compito. 2. Non si offrano dappertutto, o fratelli, sacrifici perpetui o votivi, o di espiazione o di riparazione, ma solo a Gerusalemme. Ivi pure non si offrano sacrifici in ogni luogo, ma innanzi al tempio sull'altare, dopo un esame minuto della vittima da parte del sommo sacerdote e dei ministri prima ricordati. 3. Quelli che agiscono non conformi alla di lui volontà meritano la pena di morte. 4. Vedete, fratelli, quanto maggiore è la scienza di cui fummo degnati, tanto maggiore il pericolo cui siamo esposti.

    (Clemente, la cui Lettera è la più antica pervenutaci, ci ha tramandato che già nella Chiesa primitiva si era consolodato il ruolo di ogni componente nella chiesa...qui lui come vescovo di Roma...responsabile qual si sente dell'eredità di Pietro e Paolo, avverte i Corinzi dei compiti che debbono soddisfare per piacere a Dio.  Clemente fa presente come tale dignità alta elargita da Dio sia anche, però fonte di più pericoli a causa della grave responsabilità che SENTIVANO PESARE SU DI ESSI.)

    Giusto ufficio

    XLIV, 1. I nostri apostoli conoscevano da parte del Signore Gesù Cristo che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale. 2. Per questo motivo, prevedendo esattamente l'avvenire, istituirono quelli che abbiamo detto prima e poi diedero ordine che alla loro morte succedessero nel ministero altri uomini provati. 3. Quelli che furono stabiliti dagli Apostoli o dopo da altri illustri uomini con il consenso di tutta la Chiesa, che avevano servito rettamente il gregge di Cristo con umiltà, calma e gentilezza, e che hanno avuto testimonianza da tutti e per molto tempo, li riteniamo che non siano allontanati dal ministero. 4. Sarebbe per noi colpa non lieve se esonerassimo dall'episcopato quelli che hanno portato le offerte in maniera ineccepibile e santa. 5. Beati i presbiteri che, percorrendo il loro cammino, hanno avuto una fine fruttuosa e perfetta! Essi non hanno temuto che qualcuno li avesse allontanati dal posto loro stabilito. 6. Noi vediamo che avete rimosso alcuni, nonostante la loro ottima condotta, dal ministero esercitato senza reprensione e con onore.

    (GIUTO UFFICIO.....qui Clemente sta rimettendo ORDINE allo sbandamento della Chiesa a Corinti.....si parla di "CARICA EPISCOPALE"....e si legge....della SUCCESSIONE: e poi diedero ordine che alla loro morte succedessero nel ministero altri uomini provati.......al punto 6 si evince il disappunto del vescovo di Roma...alla rimozione di alcuni visti, invece, come testimoni esemplari....è questo UN RICHIAMO.....AUTORITARIO......autorità Apostolica e vescovile...)

    e dice ancora Clemente:

    3. E di nuovo in un altro luogo la Scrittura dice: "Con l'innocente sarai innocente, con l'eletto sarai eletto, ma con il perverso ti pervertirai". 4. Attacchiamoci dunque agli innocenti e ai giusti, sono gli eletti di Dio. 5. Perché tra voi contese, ire, dissensi, scismi e guerra? 6. Non abbiamo un solo Dio, un solo Cristo e un solo spirito di grazia effuso su di noi e una sola vocazione in Cristo? 7.Perché strappiamo e laceriamo le membra di Cristo e insorgiamo contro il nostro corpo giungendo a tanta pazzia da dimenticarci che siamo membra gli uni degli altri? Ricordatevi delle parole di Gesù e nostro Signore. 8. Disse, infatti: "Guai a quell'uomo; sarebbe stato meglio che non fosse nato, piuttosto che scandalizzare uno dei miei eletti. Meglio per lui che gli fosse stata attaccata una macina e fosse stato gettato nel mare, piuttosto che pervertire uno del miei eletti". Il vostro scisma ha sconvolto molti e molti gettato nello scoraggiamento, molti nel dubbio, tutti noi nel dolore. Il vostro dissidio è continuo.

    ........1.Prendete la lettera del beato Paolo apostolo. 2. Che cosa vi scrisse all'inizio della sua evangelizzazione? 3. Sotto l'ispirazione dello Spirito vi scrisse di sé, di Cefa, e di Apollo per aver voi allora formato dei partiti. 4. Ma quella divisione portò una colpa minore. Parteggiavate per apostoli che avevano ricevuto testimonianza e per un uomo (Apollo) stimato da loro. 5. Ora, invece, considerate chi vi ha pervertito e ha menomato la venerazione della vostra rinomata carità fraterna. 6. E' turpe, carissimi, assai turpe e indegno della vita in Cristo sentire che la Chiesa di Corinto, molto salda e antica, per una o due persone si è ribellata ai presbiteri. 7. E tale voce non solo è giunta a noi, ma anche a chi è diverso da noi. Per la vostra sconsideratezza si è portato biasimo al nome del Signore e si è costituito un pericolo per voi stessi.

    La porta della giustizia

    XLVIII, 1. Liberiamocene subito e gettiamoci ai piedi del Signore. Piangendo, supplichiamolo che fattosi propizio si riconcili con noi e ci ristabilisca nella nobile e santa pratica della carità fraterna. 2. Questa è la porta della giustizia aperta alla vita, come è scritto: "Apritemi le porte della giustizia; entrando confesserò il Signore. 3. Questa è la porta del Signore; i giusti entreranno per essa". 4. Molte sono le porte aperte, (ma) quella della giustizia è in Cristo. Beati sono tutti quelli che vi entrano e dirigono il loro cammino nella santità e nella giustizia, tutto facendo tranquillamente. 5. Ciascuno sia fedele, sia capace di esporre la scienza, sia saggio nel giudicare i motivi, sia puro nelle opere. 6. Tanto più occorre che sia umile quanto più è creduto molto grande, e deve cercare il bene comune per tutti e non quello proprio.

    La pace del gregge di Cristo

    LTV, 1. Tra voi c'e qualcuno generoso, misericordioso e pieno di amore? 2. Dica: se per colpa mia si sono avuti sedizione, lite e scismi vado via. Me ne parto dove volete e faccio quello che il popolo comanda purché il gregge di Cristo viva in pace con i presbiteri costituiti. 3. Ciò facendo si acquisterà una grande gloria in Cristo e ogni luogo lo riceverà. "Del Signore è la terra e quanto essa contiene". 4. Così hanno fatto e faranno quelli che con una condotta senza rimorsi, sono cittadini di Dio.

    Sottomissione ai presbiteri

    LVII, 1. Voi che siete la causa della sedizione sottomettetevi ai presbiteri e correggetevi con il ravvedimento, piegando le ginocchia del vostro cuore. 2. Imparate ad assoggettarvi deponendo la superbia e l'arroganza orgogliosa della vostra lingua. E' meglio per voi essere trovati piccoli e ritenuti nel gregge di Cristo, che avere apparenza di grandezza ed essere rigettati dalla sua speranza. 3. Così parla la sapienza maestra di virtù: "Ecco, io emetterò per voi una parola del mio spirito e insegnerò a voi il mio discorso. 4. Poiché chiamai e non ascoltaste, prolungai i discorsi e non foste attenti, ma frustraste i miei consigli e disobbediste ai miei richiami. Anch'io riderò della vostra rovina, e mi rallegrerò se arriverà lo sterminio su di voi e se improvviso giungerà il tumulto e sovrasterà la catastrofe simile al turbine e quando avverranno l'angoscia e l'oppressione. 5. Accadrà che voi m'invocherete e non vi ascolterò; i cattivi mi cercheranno e non mi troveranno. Odiarono la sapienza, non vollero saperne del timore del Signore, né vollero ascoltare i miei consigli e disprezzarono le mie esortazioni. 6. Per questo mangeranno i frutti della loro condotta e si sazieranno della loro empietà. 7. Saranno uccisi per aver commesso ingiustizie contro i fanciulli e il giudizio distruggerà gli empi. Chi mi ascolta riposerà fiducioso sulla speranza e vivrà tranquillo lontano da ogni male".

    Ricapitolazione degli argomenti trattati

    LXII, 1. Fratelli, vi abbiamo scritto abbastanza sulle cose che convengono alla nostra religione e sono utili a una vita virtuosa per quelli che vogliono osservare la pietà e la giustizia. 2. Abbiamo toccato tutti i punti che riguardano la fede, la penitenza, la vera carità, la continenza, la saggezza e la pazienza. Vi abbiamo ricordato che nella giustizia, nella verità e nella magnanimità bisogna piacere santamente a Dio onnipotente, amando la concordia, dimenticando le offese, nell'amore e nella pace con una benevolenza continua, come i nostri padri, di cui abbiamo già parlato, si resero graditi con l'umiltà verso il Padre, Dio e creatore, e tutti gli uomini. 3. E questo abbiamo ricordato con piacere, perché eravamo certi di scrivere a fedeli eccellenti che hanno approfondito le parole dell'insegnamento di Dio.