Freeforumzone mobile

Meditazioni per le festività (di Mons.Riboldi)

  • Posts
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 12/18/2010 7:21 PM

    IV Domenica di Avvento (Anno A)

    Ecco la Vergine concepirà un figlio

    A pochi giorni dalla Solennità del Natale, viene da chiederci quali siano i sentimenti che ci animano. Dio non voglia che la gioia immensa di sapere che Gesù, Figlio di Dio, Dio stesso, ha rotto gli indugi e si fa tanto vicino a noi, da vestirsi della nostra umanità, tranne il peccato, ci lasci indifferenti! Ogni volta lo si pensa dovrebbe apparirci incredibile che Dio ci ami così tanto, fino a dimenticare il rifiuto del Suo Amore e prendere su di Sé la nostra miseria, per riscattarla con il solo 'mezzo' possibile, cioè farsi carico di ciò che siamo, della nostra misera povertà.

    Impossibile a noi uomini, quando subiamo qualche offesa o rifiuto, scordarli, opponendo l'amore. Di solito noi ricambiamo il rifiuto con il rifiuto, l'offesa con l'offesa, l'indifferenza con l'indifferenza, la violenza con altra violenza.

    Deve essere davvero immenso, invece, l'Amore del Padre che non dimentica mai che siamo usciti dal Suo Cuore, continua a farci dono della vita, e cerca in ogni modo di raggiungerci con il Suo Amore Misericordioso, anche quando continuiamo a respingerlo, facendoci sempre più del male. È difficile per noi uomini, o troppo istintivi o troppo razionali, ma sempre troppo poco spirituali, comprendere ed accogliere l'Amore che Dio ha per noi, e così ci priviamo di una gioia profonda e duratura... che è a portata di mano!

    Accostandosi al Natale sono tante le riflessioni che sorgono nell'animo e, più ci addentriamo, più dovrebbero crescere la meraviglia e la gioia.

    `Ma è mai possibile - dovremmo chiederci - che Dio ci voglia così tanto Bene? Ne siamo degni? Come lo ricambiamo?'.

    Sono pensieri e sentimenti che spuntano in chi ha fede e sente la sete di Dio.

    Spesso mi domando: 'Ma quando manca questa sete, di che cosa ci abbeveriamo?

    Forse è proprio questa mancanza che ci porta a cercare di riempire il bisogno di amore, con tutte quelle iniziative di auguri e doni, che possono giungere a prendere il posto del vero Dono, che viene dal Cielo, Gesù, l'Unico che può colmare il 'vuoto' delle nostre anime ed esistenze.

    C'era un tempo in cui le nostre case ci ricordavano questo Dono che stava per giungere con il presepe. Ricordo, quando ero piccolo, come in questi giorni andassimo tutti insieme in cerca di muschio per preparare il presepe. E il presepe era come un impegno a preparare la culla a Gesù che stava per nascere. Erano giorni di attesa e speranza, un tempo in cui si respirava una più intensa volontà di 'essere buoni', di amare tutti, come se il Cielo fosse già disceso su di noi e noi tutti potessimo diventare la grotta di Betlemme.

    Poi venne il consumismo, il benessere, e oggi si rischia di fare del Natale un tempo di svago, una

    pausa di vacanza, dove è assente ogni forma di fede e non si fa più spazio al Dono, Gesù... Il profeta Isaia oggi così ci richiama:

    "In quei giorni il Signore parlò ad Acaz: 'Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto'. Ma Acaz rispose: 'Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore'. Allora Isaia disse: 'Ascoltate, casa di Davide! Non siete contenti di stancare la pazienza degli uomini, perché vogliate stancare anche quelle del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la Vergine concepirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, Dio-con-noi'. (Is. 7, 10-14)

    Credo che il profeta voglia rimproverare anche noi, oggi, in cui sembra proprio che vogliamo 'stancare la pazienza di Dio’! … nche se il Padre non si stancherà mai di volerci bene!!!

    Diceva in un discorso Paolo VI, nostra guida nello scoprire la Bellezza della Parola:

    "E' interessante la questione dei segni dimostrativi della religione anche per la Chiesa discente, anche per il popolo di oggi, ma che è ancora suscettibile di vibrazioni spirituali e di richiami cristiani. Potremmo fortunatamente fare un elenco di fatti, che ancora parlano come segni del misterioso mondo religioso. Anzi alcune volte abbiamo notato che vi è gente così avida di avere segni di tale mondo religioso, che facilmente si illude di averli incontrati. Ma la storia dei convertiti – ed anche il nostro tempo registra magnifiche storie di conversioni alla fede cattolica – ci documentano l'esistenza, la verità, l'efficacia di alcuni segni, i quali hanno svelato segreti, indicato doveri, collaudato ragionamenti. Lo Spirito Santo vibra ancora nel tessuto dell'esperienza umana e di tanto in tanto ferisce con la sua amorosa Luce il cuore degli uomini, specialmente se questi sono in stato di 'buona volontà', cioè di retto ed onesto impiego delle loro facoltà spirituali". (Gen. 1962)

    Il Vangelo di oggi ci dona un esempio di 'buona volontà' in Giuseppe, messo alla prova.

    "Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua Madre, Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto, e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore, e gli disse: 'Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati'. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco la Vergine concepirà un figlio, che si chiamerà Emmanuele, che significa 'Dio-con-noi'. Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa". (Mt. 1, 18-24)

    Il Vangelo di oggi ci propone la figura di Giuseppe, l'uomo 'giusto', che aveva accettato che Maria fosse sua sposa: sogni che Dio modifica in modo sostanziale.

    Avendo saputo che Maria era incinta, nel suo profondo rispetto verso Colei che amava e con cui progettava il matrimonio, non se la sente di ripudiarla. Dio stesso allora manda un suo angelo a spiegargli l'origine di tale maternità e Giuseppe, prontamente, 'fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa'.

    "Cosa di lui sappiamo noi? - si chiede Paolo VI - Nessuna parola di Giuseppe è registrata nel Vangelo: il suo linguaggio è il silenzio, è l'ascolto di voci angeliche che gli parlano nel sonno, è l'obbedienza pronta e generosa a lui chiesta, è il lavoro manuale espresso nelle forme più modeste e faticose, quelle che valsero a Gesù la qualifica di 'figlio del falegname': e null'altro.

    Si direbbe la sua vita è oscura, quella di un semplice artigiano, priva di qualsiasi accenno di personale grandezza. Il Vangelo lo definisce 'giusto': e lode più densa di virtù e più alta di merito non potrebbe essere attribuita ad un uomo di umile condizione sociale. Un uomo povero, onesto, laborioso, timido forse, ma che ha una insondabile sua vita interiore, dalla quale vengono a lui ordini e conforti singolarissimi. Un uomo, come si dice ora, 'impegnato' per Maria, l'eletta fra tutte le donne della terra e della storia, sempre sua vergine sposa.

    A lui i pesi, le responsabilità, i rischi, gli affanni della piccola e singolare sacra famiglia. S. Giuseppe è il modello degli umili che il cristianesimo solleva a grandi destini: è la prova che per essere buoni e autentici seguaci di Cristo, non occorrono 'grandi cose', ma si richiedono solo virtù umane, semplici, ma vere e autentiche. Esempio per noi dunque S. Giuseppe. Cerchiamo di imitarlo: e quale patrono lo invocheremo. La Chiesa inoltre lo invoca come protettore: lo invoca per un profondo e attualissimo desiderio di rinverdire la sua secolare esistenza di vere virtù evangeliche, quali in Giuseppe rifulgono: ed infine la Chiesa lo vuole come protettore per l'incrollabile fiducia che colui, al quale Cristo volle affidata la protezione della sua fragile infanzia umana, vorrà continuare dal cielo la sua missione tutelare a guida e difesa del suo Corpo Mistico, la Chiesa, sempre debole, sempre insidiata". (19/3/'69) Quante virtù in questo semplice uomo, Giuseppe...

    Lo immaginiamo, in questi giorni che ci separano dal Natale, in viaggio da Nazareth a Betlemme, per farsi registrare, conscio di dover proteggere e custodire Maria e il Bambino che porta in grembo.

    Nulla trapela di lui nel Natale, se non la discrezione e la cura per tutto ciò che sta avvenendo in quella grotta, circondata dall'indifferenza del mondo. Sarà lui, nuovamente avvisato dall'angelo a portare in salvo la sua Famiglia, Maria e Gesù, fuggendo in Egitto, per salvarli dalla crudeltà di Erode. Lo ritroveremo a Gerusalemme, nella Pasqua, quando Gesù adolescente 'si smarrisce' nel tempio. Soffre con Maria per questa perdita - chissà forse sentendosi 'colpevole' di non aver vigilato abbastanza sul fanciullo - e sarà Maria a rimproverare Gesù: Tuo padre ed io eravamo angosciati Tornati a Nazareth, dove Gesù crescerà 'in età, sapienza e grazia', su Giuseppe cala quel silenzio adorante, che lo ha caratterizzato, rendendolo grande agli occhi di Dio... e anche ai nostri occhi.

    Che uomo, Giuseppe! Ben diverso da tanti di noi che sembra vogliamo costruire nome, fama e altro, con le parole, ma essendo dentro... `vuoti'!

    Davvero abbiamo bisogno della sua protezione su di noi, sulla Chiesa tutta, come fece con Gesù. Preghiamo il salmo 23, preghiera ispirata da Dio stesso, e che la Chiesa ci propone oggi. "Del Signore è la terra e quanto contiene

    l'universo e i suoi abitanti.

    È Lui che l'ha fondata sui mari e sui fiumi l'ha stabilita.

    Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo?

    Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronuncia menzogna. Questi otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo Volto, Dio di Giacobbe. Alzatevi porte antiche ed entri il Re della gloria.

    Chi è questo Re della gloria? Il Signore degli eserciti è il Re della gloria"

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Credente.
    00 1/1/2011 10:00 PM

    Omelia del giorno 1 e 2 Gennaio 2011

    Il tempo: un dono che impegna e di cui ringraziare Dio

    Sono tanti i modi con cui celebriamo la fine dell'anno e l'inizio del nuovo.

    Ma è davvero grande la preoccupazione di 'come' si presenta il tempo, dimenticando spesso che è il dono più grande che Dio ci ha fatto.

    Lasciamo alle spalle un anno dove, credo per tutti, si sono come incrociate gioie e speranze, tristezze e angosce. La Chiesa giustamente celebra la fine dell'anno con un grande Te Deum, per dire Grazie a Dio che ci ha donato tanto tempo. E il tempo che viviamo, in quanto dono, - ricordiamocelo sempre – ci è dato per una sola ragione: quella per cui Dio ci invita a crescere in bontà e amore, come un cammino verso il momento in cui finirà 'questo' tempo e sarà l'eternità_

    La vita non è uno scherzo e neppure un gioco. É un bene che esige seria responsabilità.

    In questa prospettiva, dando uno sguardo all'anno che ormai irrimediabilmente sta alle nostre spalle, tutti sentiamo dunque l'urgenza 'personale' di dire GRAZIE a Chi ce ne ha fatto dono, ma anche il dovere di chiederci come lo abbiamo vissuto.

    Forse un pericoloso zig-zag tra bene e sbagli, impegno e superficialità.

    .È difficile capire il senso di tutto il baccano con cui si celebra la notte di Capodanno.

    Di che cosa dobbiamo rallegrarci, pensando a quanto è successo tra gli uomini, in ogni parte del mondo? Dovrebbe esserci una pausa di silenzio e riflessione, dovrebbe essere l'occasione di usare saggezza, per poter poi 'raddrizzare ciò che è storto', se solo consideriamo la serietà della vita.

    Intanto ci apprestiamo a continuare il cammino, finché Dio vorrà – siamo nelle Sue mani, non nelle nostre! - ma non all'insegna del 'vuoto', costellato dal nostro egoismo e dalla pericolosa spensieratezza, ma con la saggezza di chi sa che se c'è un bene, agli occhi di Dio che ce ne ha fatto dono, va interpretato e perseguito, seguendo la Sua Volontà.

    Fa paura come, invece di costruire ponti di pace, l'uomo costruisca ordigni di morte, capaci di annientare l'intero mondo. Occorre un vero giro di boa., affinché gli Stati dialoghino e programmino un vero piano di pace, nel rispetto vicendevole, nella collaborazione reciproca. Non possiamo restare inerti o passivi davanti a piani di distruzione.

    Quello che impoverisce la Chiesa, e quindi noi cristiani, tutti, è il progressivo distacco da Dio che è la vera saggezza dell'uomo e dell'umanità.

    Nelle Sue paterne mani c'è la pace, ma nelle nostre si annida incapacità, violenza e morte.

    Riuscirà il mondo a ritrovare pensieri di pace, riusciremo noi a lasciarci alle spalle stili di vita che nulla hanno a che fare con la saggezza della fede, essendo solo sentieri di egoismo e dolore?

    Occorre ritrovare la Pace che viene da Dio, ed è quello per cui dobbiamo pregare e impegnarci.

    A cominciare da ciascuno di noi, singolarmente, carissimi che mi leggete, là dove operiamo, con le persone che il Signore ci ha posto accanto, nelle situazioni che ci troviamo a dover affrontare.

    È dalla buona volontà di tutti, da un impegno a vivere la novità evangelica di ciascuno, che nasce la gioia di vivere.

    Sono davvero tanti gli anni che il Signore mi ha concesso di vivere – anche se paiono 'un soffio' – e anch'io sento il desiderio di ringraziarLo, perché mi ha dato l'occasione di amarLo e, come vescovo, di vivere la vita in un continuo servizio a Lui e alla gente, scoprendo, nonostante le mie povertà e limiti, quanta Grazia Dio fa 'piovere' su chi mi ha affidato.

    Provo tanta felicità e gratitudine per questo e anche tanto fervore di poter esprimere il mio amore a Dio e agli uomini con tutte le forze. Lo stesso auguro a voi tutte e tutti.

    Un grande bene da difendere: la FAMIGLIA

    Il Vangelo di oggi, posto subito dopo la solennità del Santo Natale, ci permette di entrare nel vivo della vita stessa della famiglia di Gesù.

    E così assistiamo ad un tratto della sua storia, unica per ciò che era, irripetibile per quanto rappresentava, ma nello stesso tempo tanto vicina alle nostre famiglie, per l'umanità con cui ha vissuto ciò che era chiamata ad accettare, diventando così modello per ogni famiglia, di qualsiasi tempo. Racconta l'evangelista Matteo: "I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: 'Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta: 'Dall'Egitto ho chiamato mio figlio'.

    Morto Frode, un angelo del Signore apparve a Giuseppe in Egitto e gli disse: 'Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese di Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino. Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre ed entrò nel paese di Israele Avendo però saputo che era re della Giudea Archelao, al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi.

    Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare nella città chiamata Nazareth, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: 'Sarà chiamato Nazareno." (Mt. 2, 13-23)

    Stupisce questo farsi travolgere quasi dalla brutalità dell'uomo, che non guarda in faccia neppure alla fragilità dei bambini – ed avviene anche ai nostri tempi in modi incredibili, dall'addestramento alla guerra dei piccoli, all'usarli' nella pedofilia – ed è segno del grande degrado dell'umanità. Rispettare, amare, aiutare chi si affaccia alla vita, creatura del Signore e Sua creazione, dovrebbe essere la regola di un'umanità saggia. Quando si arriva ad usare violenza verso chi non può difendersi, come i bambini, davvero si calpesta quella dignità che dovrebbe essere il segno della nobiltà dell'uomo, di ogni uomo. Gesù, nella sua debolezza di Dio fatto uomo, non si oppone alla crudeltà, la subisce.

    Forse avrà pianto, sofferto come ogni bambino, per i disagi a cui ha dovuto essere sottoposto, ma non si è sottratto al pericolo e al dolore.

    Semmai mostra che cosa significhi 'mettersi nei nostri panni': subire quello che è assurdo, ciò che abbatte ogni livello di bontà, rispetto, soccombere alla cattiveria umana, fino in fondo, fino alla morte in Croce. Davvero Gesù si mostra fin da subito 'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo'. Gesù, sempre, davanti alla nostra cattiveria su di Lui o sull'uomo, in cui Lui abita, come a difenderlo e dargli valore, non si indigna, non usa la violenza, ma accetta.

    E di questo siamo purtroppo spettatori ogni giorno.

    Lui, Gesù, l'Innocente, il Giusto per eccellenza, cioè fedele all'Amore, per questo non apre bocca, semplicemente fa la volontà del Padre, cosciente che la potenza di Dio è altra cosa rispetto alla mascherata potenza di Erode. Verrebbe voglia di stare una vita a contemplare Giuseppe e Maria, che seguono passo passo il Figlio loro affidato, come servi, fino a considerare il loro stesso amore, la loro gioia, un mettersi al servizio del Figlio.

    Ci lamentiamo oggi che i nostri figli sono come sommersi dalla violenza, che accerchia la loro vita da ogni parte, anche fuori dalla famiglia. Ma tutto sta nel come papà e mamma vivono il grande dono del figlio, che Dio ha consegnato al loro affetto, alle loro cure.

    Quante volte mi commuovo ripensando alla mia famiglia. Oggi sono quello che sono, nella pienezza della volontà di Dio, grazie anche ai miei genitori. Mamma e papà li ho sempre visti accanto a me, soprattutto quando ho manifestato la mia vocazione e per tutto il tratto del mio apostolato. Non dimenticherò mai le lacrime di papà, quando durante l'ordinazione sacerdotale, per la commozione non riuscì, durante la cerimonia, a 'legarmi le mani' dopo l'unzione. Era la dimostrazione dì quanto mi volesse bene. Così come non dimenticherò mai quando mi recai da mamma ad annunziarle che ero stato eletto vescovo. Non fece che piangere. Ma loro mi avevano educato fin dall'infanzia, in altre parole mi avevano aperto la strada e mi furono vicini per tutta la vita.

    Aveva 99 anni, mamma, quando, sapendo che era giunta la sua ora, dopo una mia visita, mi salutò dicendo: 'Mi raccomando, Antonio, fai sempre giudizio!'. Premia la vita, davanti agli uomini e davanti a Dio, essere una famiglia come la Sacra Famiglia. Ve lo auguro.

    Così pregava Madre Teresa di Calcutta: "Padre dei cieli, ci hai dato un modello di vita nella Sacra Famiglia. Aiutaci, o Padre d'amore, a fare della nostra famiglia un'altra Nazareth, dove regnano l'amore, la pace e la gioia. Aiutaci a stare insieme nella gioia e nel dolore, grazie alla preghiera in famiglia. Che possiamo amarci come Dio ama ciascuno di noi, sempre più, ogni giorno. E perdona i nostri difetti, come Tu perdoni i nostri peccati".

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Credente.
    00 1/6/2011 4:14 PM

    Omelia del giorno 6 Gennaio 2011

    EPIFANIA: Per tutti c'è una stella in Cielo che ci attende

    Dopo la sua nascita, Dio non perde tempo a manifestare a tutti che, se Lui è venuto tra noi, è per farci dono della Salvezza. E davvero suscita grande stupore questo desiderio di chiamare tutti, senza distinzioni e subito – sempre che ciascuno senta la necessità della Sua Presenza e del Suo Amore. L'uomo – se conserva ancora la 'memoria' di essere 'creatura' di Dio – si sente profondamente chiamato a far parte del Suo Amore, ma non deve lasciarsi distrarre dal mondo, che non ha la minima luce di amore o di vero interesse per noi.

    Scriveva Paolo VI: `Se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo, qualunque sia l'aspetto che egli presenta. Sappia il mondo di essere stimato ed amato da chi rappresenta e promuove la religione cristiana, con un affetto inesauribile. Noi sappiamo che l'uomo soffre di dubbi atroci. Noi abbiamo una parola da dire che crediamo risolutiva. È quella di un UOMO all'uomo. Il Cristo che noi portiamo all'umanità è Figlio dell'uomo', così Lui chiamava se stesso. È il Primogenito, il Fratello, l'Amico per eccellenza. È il Mandato da Dio, ma non per condannare il mondo, ma per salvarlo". (6 gennaio 1960) Non resta che immergerci nel racconto che ne fa l'evangelista Matteo:

    "Nato Gesù a Betlemme, al tempo del re Erode, alcuni magi giunsero dall'Oriente a Gerusalemme e domandavano: 13ov'è il re dei Giudei? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarLo. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: 'A Betlemme di Giuda, perché così è scritto per mezzo del profeta: 'E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo Israele. Allora Erode chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: 'Andate e informatevi accuratamente del bambino e quando l'avrete trovato fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo. Udite le parole del re essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto al suo sorgere, li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. A vedere la stella essi provarono una grandissima gioia e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro Paese". (Mt. 2, 1-12)

    Da questo racconto, che conserva la bellezza della semplicità evangelica, che non ha bisogno di fronzoli o parolone per descrivere i grandi eventi tra Dio e l'uomo, c'è la ragione per cui noi siamo cristiani, ossia gente che, come i Magi, sono stati invitati a quella grotta e così sono ammessi non solo alla conoscenza del Dio tra noi, ma addirittura a partecipare della Salve772 eterna.

    Ora sappiamo che Gesù è con noi e siamo destinati a seguirLo fino a che, con il Suo aiuto e in Sua compagnia, arriveremo alla Sua Casa e Gloria, che è il Paradiso.

    Davvero infinito quanto ci ami!

    Da esuli, dopo il peccato originale, ora siamo chiamati a tornare a Casa.

    tanto grande questa Festa della manifestazione di Dio, che in Oriente viene celebrata come Natività di Dio tra noi.

    Ma oggi, è ancora per noi motivo di profonda gioia, come lo fu per i Magi?

    Forse c'è una grande differenza. I Magi sentirono in loro l'invito a cercare un Dio che li chiamava tramite una stella e li guidava, interiormente ed esteriormente.

    Noi forse abbiamo perso la 'stella', che pure è sempre su di noi a indicare la strada per trovare Gesù e camminare con Lui.

    Vorremmo avere tutti quel richiamo, che sentirono i Magi, di Qualcuno che ci attende sempre, ma poi ci perdiamo `in Gerusalemme', a discutere e, Dio non voglia, a seguire i tanti Erodi, di cui è affollato il mondo, e ci 'perdiamo', fino a respingere anche l'idea che ci sia Qualcuno, che davvero è l'Emmanuele, Dio Presente, che ci ama ed offre gioia.

    Fa tanto male, anche solo pensare, che ci siano tanti di noi che non hanno più il passo della speranza, che avevano i Magi nel dirigersi a cercare, per trovare Dio.

    Cosa possono trovare alla fine del loro camminare confuso e senza mèta, che possa sostituire la vera felicità, che è il nostro 'essere' di figli di Dio? Il nulla o, in quel fatuo 'regalo della befana', un giocattolo da bambini, destinato a essere buttato subito in disparte.

    Ma valiamo cosi poco ai nostri stessi occhi? Possiamo accettare di vivere passivamente, senza la passione di ricerca del Padre, come era nei Magi?

    O vogliamo vivere sempre solo storditi dal mondo, su cui non splende nessuna 'stella divina'? Vorremmo che tutti ritrovassero la stella che è su di noi e in noi: la fede salda e sicura che ci conduce alla gioia che Dio dà a chi è ' di buona volontà'.

    Dio ci chiama, Dio ci ama, Dio ci attende, come 'impaziente', di comunicarci la stessa gioia che fu nei Magi. Ma dobbiamo uscire dal buio della vita e farci guidare dalla nostra stella.

    Se ci interroghiamo con serietà, nel silenzio del cuore, certamente anche in noi sorgerà la stella giusta, che dovremo solo seguire, perché la nostra vita diventi una continua Epifania, ossia Dio che si mostra a noi, si rivela, sotto tanti aspetti, spesso quotidiani, piccoli, come il Bambino che trovarono i Magi. Ma è proprio da questa semplicità divina, che si misura l'Amore e sgorga la Gioia. Auguri. Facciamoci il regalo dei Magi: vivere con fede ed amore... ad ogni costo!

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 1/10/2011 9:15 PM
    Omelia del giorno 9 Gennaio 2011

    Battesimo del Signore (Anno A)

    Con il Battesimo diventiamo figli di Dio

    La Chiesa, dedicando questo momento dopo il S. Natale, al Battesimo di Gesù, ci vuole quasi richiamare a quello che potremmo anche noi definire il nostro Natale da Cristiani, cioè il Battesimo, dove deposte le vecchie spoglie da esclusi dal Regno di Dio, torniamo ad essere il 'sogno' che il Padre aveva a cuore, quando pensò alla nostra creazione: 'SUOI FIGLI'.

    Cerchiamo di ricordare la nostra origine all'inizio della creazione, quando Dio, dopo aver creato l'universo, pensò di dare a tutto il creato 'una voce', 'un cuore', 'una presenza' che fosse in grado di essere simile a Lui nella pienezza dell'amore, della felicità.

    Era il tempo del ‘paradiso terrestre’. Ma sappiamo tutti come l'amore ha come natura propria la libertà, ossia la capacità di dire `si' all'amore o rifiutarlo con un `no'.

    Il 'si' significava entrare nella pienezza di figli, il 'no' era un mettersi contro, perdendo tutto, ma proprio tutto, quello che era nel Cuore di Dio.

    Fa sempre impressione come lo scrittore biblico evidenzia lo sconcerto che i progenitori devono aver provato dopo l'atto di superbia – è ciò che accade nel nostro allontanarci da Dio - : si sentirono `nudi e si nascosero'. nel senso che avevano perso tutta la bellezza che Dio aveva donato e voleva fosse partecipata a tutta l'umanità: essere Suoi figli amati ed eredi del Suo Regno.

    `Uomo dove sei?'. la domanda che Dio rivolge loro e, credo, spesso rivolge a noi, oggi.

    Non possiamo certamente affermare che abbiamo saputo rendere il dove e come viviamo un paradiso... anzi a volte lo rendiamo un vero inferno. Basta scorrere la storia dell'uomo per cogliere i segni di uno sbandamento che fa spazio a tanti errori e dolori.

    `Questa, – mi diceva una persona, impressionata dalle cronache nere di tutti i giorni - con lo sguardo a quanto avviene nel mondo, non è vita degna di figli di Dio, assomiglia al vomito dell'inferno'.

    Non ci vuole tanto per cogliere anche in noi i segni di ciò che 'non siamo' come creature di Dio, ma più simili a orfani sbandati in cerca della ragione della vita e della sua verità.

    E non passa giorno in cui non venga spontaneo sulle labbra, davanti alle tante cronache da brivido, la domanda: `Ma che uomini siamo?'.

    Ma la bontà e fedeltà del Padre non accetta di perderci per sempre e da qui il grande dono, inspiegabile alla nostra ragione, ma non alla nostra contemplazione: davvero il Padre desidera averci tutti a Casa, come 'figli amati', riaprendo le porte del Paradiso, ossia del Suo Cuore.

    Ma come arrivare ad essere nuovamente figli ed entrare nella santità e nella felicità, che è poi il desiderio profondo, come una nostalgia, che tutti proviamo, quando rientriamo in noi stessi?

    Da soli non avremmo mai potuto. Ma l'Amore del Padre ha riconciliato l'umanità, tramite il Dono del Figlio, perché potessimo tornare ad essere quello che davvero siamo, 'morendo a noi stessi', per `rinascere' alla vita di figli, che ci appartiene.

    La via viene indicata nel Battesimo di Gesù, che oggi celebriamo: un immergersi nelle acque totalmente, come un morire alla vecchia natura e un rinascere meravigliosamente come figli di Dio. Aveva iniziato Giovanni Battista, ad indicare la via. Lo racconta il Vangelo di oggi:

    "Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: 'Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da men E Gesù gli disse: 'Lascia fare per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco si aprirono i cieli e egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo che disse: 'Questi é il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". (Mt. 3, 13-17)

    Credo che tutti abbiamo assistito al Battesimo di qualche bambino, 'rivivendo' così il nostro stesso Battesimo. Prima di amministrarlo il sacerdote 'ci ha chiesto' solennemente (ai genitori, che poi sono stati chiamati a renderlo concretezza nella nostra vita): 'Rinunci a satana e a tutte le sue opere?... e, come conseguenza: 'Credi tu in Dio Padre,...?'.

    Forse senza comprendere fino in fondo la solennità dì quanto veniva chiesto, i nostri genitori hanno sempre detto – a nome nostro – 'Sì'.

    Un 'sì' che doveva essere, non la sillaba di un momento, ma una scelta che doveva o dovrebbe accompagnare i passi della vita del battezzato.

    Alla fine il sacerdote, dopo le assicurazioni, versandoci l'acqua sulla testa solennemente affermò: `Ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo'.

    In quel momento veniva cancellato il peccato di origine e si é 'rinati' a quella vita da Cielo, per cui siamo stati creati.

    UN ATTO SOLENNE, IL BATTESIMO, che non era e non è solo una bella cerimonia di un momento, MA LA PIETRA D'ANGOLO SU CUI COSTRUIRE LA NOSTRA VITA CON E VERSO DIO.

    È da quel divino e meraviglioso momento che possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo Padre, avendo la certezza di 'essere' figli. E questo per tutta la vita, fino alla gioia dell'eternità.

    Come a significare che eravamo 'finali a vita nuova', indossammo l'abito bianco, che deve essere `l'abito' da portare per tutta la vita.

    Non so, alla luce del Battesimo, cosa sia più dolce e rassicurante, se dire papà a chi mi ha generato e cresciuto o dire 'PAPA' a Dio che nel Battesimo mi ha fatto Suo figlio.

    Non so se sia più inebriante la tenerezza di una mamma o la tenerezza del Padre.

    So solo che vivere è dire un Grazie profondo ai miei genitori, perché facendomi battezzare hanno trasformato la mia vita in una eterna àgape con Dio e con gli uomini miei fratelli.

    So che le mani di una mamma hanno tracciato le linee del mio volto che si vede, ma so anche che le mani del Padre, con il Battesimo, hanno tracciato 'dentro di me' un volto la cui bellezza è simile alla Sua: una bellezza che a volte purtroppo, dissennatamente, sfregiamo irrazionalmente. So che il cuore dei miei genitori ha plasmato il mio, ma so anche che il Cuore di Dio, ogni giorno, cerca di plasmarlo a Sua immagine, in modo da farlo diventare un angolo di paradiso. Così affermava il grande card. Ballestrero, arcivescovo di Torino, al Sinodo sulla 'vocazione e missione dei laici nella Chiesa': "Punto di partenza per tutti, laici e ministri, è il Battesimo, fonte inesauribile che crea i nuovi figli di Dio, i nuovi fratelli in Cristo, le nuove creature...Dal Battesimo nasce poi e si sviluppa la varietà delle vocazioni, dei ministeri e dei carismi al servizio del Regno di Dio. Dal Battesimo fluiscono le ricchezze mirabili nella Chiesa". E il Concilio ha ancora parole più solenni, parlando di noi battezzati. Parole che ci danno l'ampiezza di quanto il Padre disse di Suo Figlio: 'Questo è il mio figlio nel quale mi compiaccio'. "Uno è il popolo eletto di Dio - afferma - un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo: comune è la dignità sui membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di figli, comune la vocazione alla speranza e indivisa carità. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o nazione o condizione sociale o sesso". (L.G. 32)

    C'è allora da chiederci, e seriamente, perché sia tenuto in così poco conto questo dono da tanti battezzati, che considerano forse il Battesimo un rito o una formalità, più che la 'rinascita in e con Cristo'. Come mai non brilla sul viso la gioia di dire: 'Io sono battezzato', ossia, so di essere stato scelto da Dio e voluto come figlio, amato come nessun padre sa amare?

    Piace dire il mio — e credo anche vostro — Grazie per questo dono inestimabile, di essere diventati figli del Padre, con le parole del profeta Isaia, che la Chiesa propone:

    "Così dice il Signore: 'Ecco il servo che io sostengo,

    il mio eletto in cui mi compiaccio.

    Ho posto il mio spirito su di lui: egli porterà il diritto alle nazioni.

    Non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce,

    non spegnerà una canna incrinata; non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà

    finché non si sarà stabilito il diritto sulla terra;

    e per la sua dottrina saranno in attesa le isole

    Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano;

    ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo

    e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi

    e faccia uscire dal carcere i prigionieri,

    dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre" (Is. 12, 1-7).

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 1/14/2011 4:16 PM

    II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

    Giovanni Battista presenta Gesù, che inizia la Sua missione

    Vi è sempre stato - ed oggi si fa più intenso - il desiderio di conoscere più intimamente Gesù, più profondamente e personalmente. Basta incontrare i tanti che hanno, soprattutto oggi, una gran voglia, leggendo le Sacre Scritture, di andare oltre le parole, per cogliere Chi le ha pronunciate nel Vangelo: Gesù.

    un desiderio intenso, che la dice lunga sul come Dio bussi alla nostra porta e voglia far parte della nostra vita, sapendo che senza di Lui si cala nel cuore una grande oscurità, si crea un vuoto incolmabile, che nessuno e nulla possono colmare.

    Il cuore dell'uomo sembra proprio contenga la nostalgia del Padre – anche quando non ne è consapevole – e si sente come orfano senza il Suo Amore.

    A volte, ingannati dalla nostra stessa ignoranza, crediamo che basti possedere tanto, in ogni senso, per poi alla fine accorgersi che quel 'tanto' è davvero nulla.

    Dopo duemila anni di cattolicesimo, in cui tutta la civiltà occidentale, e direi mondiale, è stata immersa nel cristianesimo, tanto da dettare persino una forte espressività nell'arte, nella cultura, pensando alla fatica che ciascuno prova nel credere, si ha come l'impressione che Gesù sia appena nato, e quindi tutto da cercare.

    Ma questo non è un'assurdità, ma il lato meraviglioso che dobbiamo conservare. In ogni tempo, ogni uomo deve prendere atto che nel suo cuore vi è la nostalgia della ragione per cui vive: ognuno deve scoprire – in prima persona - Chi lo ama sinceramente, Gesù, fino al punto da farsi come noi nel Natale e nella vita, fino alla morte in croce per noi.

    Davvero questa ricerca è la grandezza mai sopita di ciascuno.

    Ci si rende conto, se non si è totalmente dominati, come schiavi, dal consumismo e dal materialismo, che ci riduce a nulla, che la nostra immagine stessa non è vera se non riporta la Sua immagine, che il nostro volto perde ogni contorno, se non riflette il Suo Volto, anche se cerchiamo di donargli una bellezza artificiale.

    La nostra gioia non può essere veramente tale, se non si attinge a piene mani nella Gioia, unica, di Dio; le nostre mani rimangono vuote di fatti autentici, se non diventano mani di Gesù, e il nostro cuore è un baratro spaventoso, anche quando crede di amare, se il nostro amore non attinge la sua forza e non è continuamente generato e alimentato dal Suo Amore.

    I nostri discorsi di pace sono un vuoto scorrere di parole, che si ripetono come un ritornello, se a riempirle non c'è Lui, Principe della Pace; la nostra stessa voglia di verità è un girare a vuoto nella nebbia del dubbio, se non ci lasciamo 'possedere' da Lui, che è la Verità.

    Il Vangelo di oggi ci dona la preziosa testimonianza di Giovanni Battista che, dopo averLo cercato per anni, vivendo nel deserto, che è il luogo dove l'uomo trova la via per incontrarLo, e si fa apertura al Suo avvento, mentre Lo annuncia, finalmente si trova a Tu per tu con il Maestro, all'inizio della Sua missione tra di noi.

    Così narra Giovanni, l'evangelista:

    "In quel tempo Giovanni Battista, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: 'Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo! Ecco Colui del quale io dissi: 'Dopo di me verrà un uomo che mi passa avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua, perché Egli fosse fatto conoscere a Israele'.

    Giovanni rese testimonianza dicendo: 'Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di Lui. Io non Lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: 'L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito, è Colui che battezza in Spirito Santo. E io ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio". (Gv. 1, 29-34)

    Nel pronunciare questo atto di fede o se vogliamo questa presentazione di Gesù al mondo, e quindi a noi, da parte del Profeta, Giovanni avrà provato l'intensa Gioia di chi, per dono di Dio, può contemplare il Volto del Padre, che è in Gesù, Suo Figlio.

    Ed è la stessa Gioia, che si riflette sul volto di tanti fratelli nella fede, quando parlano di Gesù; spesso non è un discorso fatto di parole, ma la Sua Presenza in loro, attraverso gli occhi, i gesti, che sono il rosario della vita, li illumina e brilla attorno a loro.

    Ma chi è davvero Gesù per noi?

    Così si interrogava Paolo VI:

    "Chi è Gesù? E il Figlio di Dio fatto uomo. Questa è l'affermazione e il fulcro della rivelazione e della nostra fede. È l'affermazione che obbliga il mondo, ogni coscienza, a prendere una posizione spirituale e morale decisiva sul valore della propria esistenza. Ha cominciato a svegliare e a mettere in moto dei poveri pastori, nel primo momento che è stata annunciata la Sua Presenza.

    Non lascerà più indifferente alcuna generazione o manifestazione di vita. Sarà l'insonnia del mondo. Sarà l'aspirazione somma della spiritualità. Sarà la forza segreta che consola, che guarisce, che nobilita l'uomo, la sua nascita, il suo amore, il suo dolore, la sua morte. Sarà la vocazione del mondo all'unità e all'amore; sarà la costante energia a perseverare in ogni secolo ed in ogni circostanza nella ricerca del bene e della pace; sarà lo spirito di pietà e di intelligenza, di santità, che solleverà a grandezza e pienezza le anime migliori di questa misera terra".

    Troppo spesso, purtroppo, se ci interroghiamo davanti a Gesù, ci accorgiamo di essere ín contraddizione: Lo vorremmo con noi, ma abbiamo paura di appartenerGli.

    Proprio in questa consapevolezza, vorrei chiedere ai miei carissimi, che mi seguono, una particolare comunione nella preghiera.

    Il giorno 16 è il mio compleanno, come molti ormai sanno. Sono tanti gli anni che Dio mi ha dato, onorandomi della Sua chiamata al sacerdozio, all'episcopato, nel servizio dei fratelli. A volte srotolo fatti grandi e piccoli e mi stupisco di quanto Dio ha compiuto 'usandomi'. Fa davvero 'cose grandi' e lo posso testimoniare guardando a quanto Dio ha operato.

    Spesso mi chiedo, ancora oggi, a 88 anni, dove trovo la salute, l'energia per servirLo con immutata forza. Guardando alla mia vita, quanta, ma quante persone ho incontrato, non solo nei luoghi dove mi aveva posto, ma in tutta Italia, invitato a portare testimonianza.

    Mi confondo — leggendo i vostri scritti — della fiducia che avete e non sento di meritare. So solo di offrire tutto l'amore possibile, cercando di darvi una mano a crescere nella santità.

    Sono davvero commosso del grande affetto che sempre mi viene manifestato. Grazie. Potete contare sul mio, che si fa servizio nel partecipare Dio che ama. Grazie, carissimi, continuiamo a volerci bene, tenendoci per mano, nella comunione dello Spirito, nel non facile cammino della vita. Oggi prego Gesù così:

    "O Gesù, sei la nostra vita. Cosa sarebbe la mia vita senza di Te?

    Eppure con tutto il desiderio che ho di lasciarmi vivere da Te,

    a volte mi aggrappo alla mia miseria.

    Fa' o Gesù che muoia a questa vita, per vivere solo di Te.

    O Gesù, molte volte, Ti grido che Tu sei il mio Tutto,

    perché nulla può chiamarsi 'qualcosa', se non ci sei Tu a dargli senso.

    Eppure poi, a volte, mi aggrappo a tanti piccoli 'niente'

    ed ho come l'impressione di una inutile corsa, che mi fa trovare sempre allo stesso posto. O Gesù, Ti ho sempre davanti, appeso ad una croce,

    con la sensazione che sia stato io ad appenderti.

    Scendi da quella croce e metti me in croce,

    perché Tu possa muoverTi liberamente nella mia vita,

    fino ad essere la mia resurrezione, il mio amore infinito per gli altri.

    Ed infine, o Gesù, ti ringrazio per avermi amato per tutta la vita,

    perché Tu possa, attraverso la mia miseria, continuare ad esprimere il Tuo Amore,

    per i tantissimi che poni sulla mia strada, con cui cerco di camminare, e guidare, verso di Te. Ma Tu continua a farmi da Guida, fino alle porte del Cielo".

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Credente.
    00 1/22/2011 7:16 PM
    III Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

    Occorre cambiare mentalità, per seguire Gesù, Figlio di Dio

    A trent'anni - così è nella tradizione - Gesù lascia alle spalle il lungo silenzio della sua vita nascosta, nell'umiltà della vita quotidiana, a Nazareth.
    Una vita semplice la Sua, scandita dalle ore del lavoro e del riposo, come la viviamo tutti.
    Una vita certamente intensa interiormente, tutta tesa a capire, accogliere e vivere la missione, che il Padre Gli aveva affidato. Lui, Gesù, era ed è il segno dell'Amore di Dio per noi e tra noi.
    E Lui, con la sua vita, doveva iniziare la 'nuova creazione', dopo il disastro provocato dalla superbia dell'uomo, con il peccato originale.
    La 'nuova creazione' era ridonare all'umanità, ad ogni uomo, la sua vera immagine 'a somiglianza di Dio' e riammetterlo nel Suo Regno.
    Si ha come l'impressione che Gesù non avesse fretta - come accade invece sempre a noi - non `facesse nulla' per accelerare la novità del Regno.
    Si lascia 'smuovere' nel momento in cui Giovanni Battista, l'ultimo profeta, mandato a preparare le vie del Signore - e questa volta a indicare la presenza del Messia - grida dal deserto la Sua venuta e, in preparazione ad essa, invita tutti - ieri e oggi - a cambiare mentalità e vita, senza eccezioni, Non era e non è possibile accogliere il Cristo, seguirLo con fedeltà, calcando piste che nulla hanno a che fare con Dio.
    E Giovanni esprimeva questa volontà di cambiamento con un segno ricco di significati biblici: battesimo di penitenza ed il battesimo nell'acqua.
    Immergersi nel Giordano voleva proprio significare farsi lavare da ogni atteggiamento contrario alla volontà di. Dio. Anche Gesù, abbiamo visto domenica scorsa, si fa. battezzare.
    Intanto Giovanni viene arrestato, perché era una voce che dava fastidio, per cui conveniva che tacesse, gettandolo nel fondo di una prigione.
    Erode non sapeva, che quella voce non poteva, essere affossata, né tantomeno messa a tacere
    Anche oggi in tanti modi si tenta di mettere a tacere ogni voce di libertà: a volte semplicemente non dando spazio, ignorandola, cercando di appannarla. Sono i tanti silenzi imposti anche oggi, dando spazio a tante parole vuote, inutili, se non. dannose.
    Ma succede che più si cerca di ignorare o mettere a tacere la voce di Dio, tanto più questa diventa incisiva e forte. Non si può far tacere Dio.
    Basta pensare a tanti fratelli e sorelle che dall'inaffidabile intolleranza, dai governi autoritari si. cerca di mettere a tacere: il loro 'silenzio' grida!
    Quante volte, forse, è capitato anche a noi che, travolti dal grande rumore del mondo, nei momenti della sofferenza e della solitudine, nel silenzio, abbiamo sentito la profonda. 'sete' di udire parole vere, quelle che, se accolte, fanno ritrovare la bellezza dell'aria pulita, che ridona il respiro. È dannoso il rumore del mondo... ma ci sono sempre, e per tutti, momenti di silenzio, in cui ci si pongono i grandi problemi della vita.
    Così racconta il Vangelo oggi:
    "Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, e, lasciata Nazareth, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 'Il paese di Zabulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce: su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata'. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: 'Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino". (Mt. 4, 12-17)
    Vorremmo fermare la nostra storia qui per un momento: noi ci diciamo cristiani, ossia seguaci di Gesù, ma con troppa facilità, forse, 'usiamo', sbandierando a proposito e a sproposito questa qualifica, che invece comporta grandissima responsabilità.
    Gesù inizia la sua missione tra dì noi, subito richiamando quanti avrebbe incontrato, con una parola di grande spessore nella fede: `Convertitevi!'.
    Sappiamo tutti che 'siamo figli di Adamo', ossia andiamo fuori strada facilmente.
    Con il Battesimo, che abbiamo ricevuto, dovremmo invece percorrere i sentieri che portano a Dio e sono le vie dei figli di Dio.
    Ma basta dare un'occhiata seria alla vita e ci accorgiamo che, da soli restiamo peccatori incalliti, e, quando va bene, e ci sostiene la Grazia, almeno siamo in ricerca di conversione.
    Ma quanta gente si pone questa necessità ed urgenza di ricerca?
    Non è facile uscire da questo mondo, che pure è disinteressato alla nostra vera felicità ed è tutto intento ad offrirci solo quello che poi crea in noi tanto. vuoto.
    È lo stesso mondo che ha trovato Gesù nell'iniziare la Sua missione tra di noi: un mondo con una mentalità che doveva essere cambiata, se si voleva entrare nel Suo Mondo, che è il Regno dei Cieli. Tutto questo vale anche per noi, oggi.
    Per arrivare al cambiamento non rimaneva - e non rimane - che 'convertirsi': `Convertitevi – ci chiede – perché il Regno dei Cieli è vicino'.
    Così Paolo VI spiegava il concetto di conversione:
    "C'è non poco da cambiare dentro di noi; è necessario rimodellare la nostra mentalità; avere il coraggio di entrare fin nel segreto della nostra coscienza, dei nostri pensieri, e là operare un cambiamento. Questo, inoltre, deve essere vivo e sincero, da produrre – e siamo ancora nel contenuto della parola 'conversione' – una novità. E allora ci chiediamo: che cosa fare per ottenere un tale risultato e come comportarci? La risposta è ovvia: entrare in noi stessi, riflettere sulla propria persona, acquisire una nozione chiara di quel che siamo, vogliamo e facciamo e, a un certo momento, - qui la frase drammatica e risolutiva – rompere qualcosa in noi, spezzare questo o quell'elemento che magari ci è molto caro ed a cui siamo abituati. Il termine 'conversione' allora entra in questa profondità e dimostra queste esigenze".
    Non è facile tutto questo,. Ma, con la Grazia di Dio e la buona volontà, è possibile.
    E nel mio lungo stare, come ministro della conversione e riconciliazione, ho avuto modo di vedere tante, ma tante, conversioni. Alcune di grande spessore.
    Ne ricordo in particolare due. Una, quando ero ancora giovane chierico, di un mio 'speciale' confratello: Padre Rebora, poeta e per tanti anni agnostico.
    Raggiunto dalla 'chiamata' del Signore e con l'aiuto di tanti, scelse la vita religiosa, consacrandosi totalmente al Signore. Cancellò il suo passato con un colpo di spugna_ E lo racconta in una bella poesia in cui immagina di sentire lo straccivendolo che si porta via le sue opere letterarie e gode per questo suo passato... spazzato via. Iniziava una vita totalmente nuova, al punto che noi giovani non conoscevamo nulla del suo illustre passato di poeta. Passeggiando con lui, accennando a scrittori e poeti, non rispondeva mai, lasciandoci nel buio sul suo passato, ma aveva nel presente tutti i segni delle persone "rinate a vita nuova'.
    Da parroco, nel Belice, ebbi occasione di conoscere un uomo, dichiaratamente ateo, che non lasciava passare occasione per 'dimostrarlo'. Il terremoto lo costrinse a rivolgersi a noi Padri, per un soccorso. Voleva ricostruire una piccola casa in campagna, perché per la sua salute non gli era possibile vivere nella provvisorietà delle tende. Veniva di notte, alla nostra tenda, per chiedere aiuto, che gli era dato, ma sempre ripeteva: 'Non comprate, però, le mie convinzioni!'.
    Ogni volta sempre lo stesso ritornello e noi a rispondere che la carità è donare, non chiedere rimborsi di alcuna specie. Ad un certo punto, e non saprei spiegarne le ragioni, cambiò tutto. La sua conversione fu totale, al punto da diventare testimonianza presso la comunità. Disse che era stato colpito dall'essere stato accolto senza richieste, rispettando le sue idee, ed agli amici ripeteva: `cambiate vita State sbagliando'. Incredibile.
    Ma ci sono anche tante conversioni silenziose, che mostrano come la Grazia di Dio continui ad operare salvezza senza rumore. E sempre vero: 'Fa tanto rumore l'albero che cade, è silenziosa la foresta che cresce'.
    Forse anche noi dovremmo, per un momento, ascoltare in silenzio le profondità del nostro cuore, che chiede un cambiamento di vita_ Può essere duro cambiare, ma poi Dio ricambia con una serenità e felicità incredibili. Quanta gente 'rinata' ho incontrato.
    Cosi descrive il profeta Isaia la gioia della conversione:
    "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce:
    su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
    Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.
    Gioiscono davanti a Te, come si gioisce quando si miete,
    come si esulta, quando si divide la preda.
    Poiché Tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo dell'oppressione, la sbarra che gravava sulle sue spalle e il bastone del suo aguzzino". (Is. 1, 1-4)

    E, come ad indicare la novità di vita, seguendoLo, il Vangelo di oggi riporta la chiamata di quelli che saranno i Suoi apostoli:
    "Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti, perché erano pescatori. E disse loro: 'Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Ed essi, subito, lasciate le reti, Lo seguirono.
    Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti e li chiamò. Ed essi, subito, lasciata la barca e il padre Lo seguirono. E percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle sinagoghe e predicando la Buona Novella del Regno e curando ogni sorta di malattie ed infermità nel popolo". (Mt. 4, 18-23)
    Cosi Gesù dà inizio alla Sua missione tra di noi, chiamando vicino a Sé, 'per poi mandarli', quelli che 'ha scelto' come Apostoli.
    E' davvero impressionante come abbiano lasciato tutto, per seguirLo.
    Una grande lezione di fiducia, di abbandono e di pronto `si' a Chi avrebbe fatto di loro, poveri pescatori, le 'colonne' della Sua Chiesa.
    Non ci resta che stupirci, ringraziare e prendere esempio.

    Antonio Riboldi – Vescovo –
    Internet: www.vescovoriboldi.it
  • OFFLINE
    Credente.
    00 2/3/2011 9:42 PM
    Il segreto della felicità: le BEATITUDINI

    Ci sono parole di Gesù, che sono rimaste e rimangono nella mente di tutti, a partire da chi ha fede, come 'una traccia di Dio e del Suo pensiero', che va oltre le idee o i disegni degli uomini, che normalmente sono di breve durata e non possono essere la nostra vera storia...

    Quelle di Gesù sono le risposte che l'uomo, nel profondo del suo essere, cerca, quando si fa condurre per mano dalla sete di verità e di felicità.

    Sono parole, quelle del Maestro, simili ad un eterno arcobaleno, che non sai se parta dalla terra o dal cielo, ma sai che li unisce, infondendo serenità. Ben diverso dai 'fuochi d'artificio' che bucano per un istante il cielo con una luce abbagliante, per poi lasciarti subito e nuovamente nel buio delle illusioni.

    Si è scritto tanto sulle Beatitudini, che Gesù lasciò come 'codice' infallibile della felicità e santità, e come 'sentiero' dei passi di vita di chi crede e anche,.... se ha buona volontà, di chi dice di non credere!

    L'uomo è plasmato da Chi, per sua natura, è Beato: Dio. Lui è tutto e lo è sommamente: la più grande ed inimmaginabile ricchezza di cuore che si possa immaginare; l'Amore più grande che si possa ricevere; la Dolcezza e la Pace e la Misericordia, che tutti vorremmo avvolgesse i passi della nostra vita. Non può quindi l'uomo non sentire come 'suo', il desiderio infinito di beatitudine.

    Ecco perché il profeta Sofonìa dice:

    "Cercate il Signore voi tutti poveri della terra, che seguite i Suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l'umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell'ira del Signore". (Sof. 2,3)

    Difficile commentare o esprimere tutta la bellezza delle Beatitudini, che sono il segreto della gioia, qui, ora. Per questo lascio la parola a Paolo VI, vero maestro di santità:

    "Giorno benedetto è quello in cui la Chiesa fa riecheggiare ai nostri animi la sequenza squillante delle beatitudini evangeliche. Ancora prima di considerarne il senso, la voce che le ha proclamate ci sorprende, piena di forza e di poesia: è la voce del Maestro, che per noi le ha formulate e che ci appare nella sicurezza e nella maestà, semplice e sovrana, di chi sa parlare al mondo e guidare i destini dell'umanità. Gesù tiene cattedra sulla montagna: lo circondano i discepoli, futuri apostoli e docenti della terra; poi a circoli sempre più larghi nello spazio e nel tempo, uditori o no, gli uomini tutti: ultimi, oggi, noi stessi. É Cristo che annuncia il suo programma e condensa in sentenze limpide e scultoree tutto il Vangelo.

    Il Regno della terra e il Regno del cielo, hanno nelle beatitudini il loro codice iniziale e finale. Ascoltiamo la fine e austera sequenza:

    `Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

    Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

    Beati i miti, perché erediteranno la terra.

    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

    Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

    Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

    Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

    Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli". (Mt. 5, 1-12)

    "Chi non ha ascoltato le beatitudini – continua Paolo VI – non conosce il Vangelo. Chi non le ha meditate non conosce Cristo.

    In altre parole, Cristo ha esaltato nelle beatitudini non tanto delle misere condizioni umane, quasi queste fossero fine a se stesse, ma piuttosto ha predicato delle virtù magnifiche, che dalle misere condizioni umane prendono il nome e che mediante quelle possono fare buono e grande e pio l'uomo pellegrino.

    E perciò ha fatto scaturire dal suolo arido e sterile delle nostre deficienze e delle nostre sofferenze, stupende energie morali e spirituali; ha portato a termine la scoperta che i più alti spiriti umani avevano intuito, quella del distacco liberatore dai beni della terra, quella della nobiltà sacra e misteriosa del dolore, quella della inestimabile grandezza dei poveri e dei perseguitati, quella dell'eroismo di chi dà la vita per la giustizia e la verità, quella dell'affermazione trionfante che esistono valori, quelli del Regno di Dio, per cui la vita può essere spesa senza timore.

    Chi ha compreso questa difficile lezione e l'ha applicata alla propria vita è santo: è il beato, il perfetto. Resta che la lezione è difficile. La perfezione del Vangelo ha queste due facce, una di rinuncia e di penitenza, qui, e una di pienezza e di gioia, là. La parola di Gesù è una spada a due tagli: ferisce e guarisce, esige e regala, addolora e consola.... Purtroppo il mondo che ci circonda e che pare stia voltando le spalle a Cristo, la dimentica, la deride, facendo della felicità presente (ma possiamo chiamare 'felicità' quella momentanea soddisfazione che a volte cerchiamo tanto?) lo scopo prevalente di ogni umana fatica, mentre gli stessi credenti, partiti per portare un ordine cristiano alla nostra società, talora, sembra che non abbiano altre promesse da fare che quelle di un benessere materiale, legittimo sì, e doveroso, ma insufficiente a fare buona e felice l'umanità, e non sanno offrire agli uomini del nostro tempo, le più alte e più vere promesse, quelle dei beni morali, dei beni spirituali, dei beni religiosi.

    E allora ricordare e meditare le beatitudini, per capire che qui è l'umanesimo vero, qui il cristianesimo autentico, qui la beatitudine vera."

    Che importavano a S.Francesco d'Assisi le ricchezze del mondo, una volta che si era fatto possedere interamente dall'amore di Dio? In lui la povertà diventò totale libertà e piena accoglienza della gioia che solo Cristo sa donare. E fa esplodere la sua irrefrenabile gioia nel cantico delle creature, che sembra davvero un'aggiunta alle beatitudini di Gesù.

    E grazie a Dio, ancora oggi, ci sono cristiani che le beatitudini le vivono pienamente, da quella della povertà in spirito per farsi dono a chi davvero e povero. Quanti meravigliosi esempi quotidiani e testimonianze delle beatitudini. Quella cara e semplice donna, che venne una sera a donarmi tutto quello che aveva, perché affermava che 'possedere senza essere aperti alla carità è brutto egoismo'.

    E nel privarsi di tutto si sentiva davvero beata.

    Ma come dimenticare che la povertà di un tempo, spesso anche oggi non lontana da noi, si viveva e vive in tante famiglie: una povertà dignitosa che quasi automaticamente attirava e può attirare a sé tutte le altre beatitudini.

    E come non rimanere stupiti dei sacrifici dei martiri - di ieri e di oggi, in tante parti del mondo - che a volte cantavano mentre erano torturati:? O del coraggio degli operatori di pace che hanno dato e danno la vita per portare dignità uguale per tutti?

    Forse fa impressione l'arroganza di chi mostra il culto del benessere, senza che nemmeno lo sfiori il dubbio che tante volte il suo 'star bene' è un furto che crea poveri, non di spirito, ma di pane e di vita.... Sono comunque 'i poveri', tutti i poveri, gli umili, coloro nei quali Cristo si è identificato... Se vogliamo conoscere la sospirata felicità, che davanti a Dio diventa santità, occorre almeno `sfiorarle', le beatitudini, per capire che sono la sola via alla vera nostra realizzazione e cosi sapremo voltare le spalle alle 'beatitudini bugiarde del nostro tempo'.

    Ne avremo la forza, con l'aiuto di Dio. Ne vale la pena per non diventare schiavi del mondo e delle sue mode.

    Scriveva don Tonino Bello:

    "Noi viviamo in un mondo che purtroppo attira con i suoi fascini, inganna con le sue lusinghe. Secondo gli ideali del mondo, ogni attività dovrebbe essere in funzione dei divertimenti, della fortuna, nella ricerca e nel conseguimento del successo in tutte le varie attribuzioni della esistenza terrena. Intenti solo a questa caduca finalità, non si fa che tenere gli occhi fissi sulla terra e non si pensa a guardare il cielo. Allorché invece, si vive secondo la fede, quando al mattino al primo suono della campana dell'Angelus, si innalza il pensiero a Dio, e si invoca il patrocinio della Madre Sua, poi in tutte le altre evenienze della giornata, si è animati da quella ispirazione, allora veramente si può dire che la vita è conosciuta nella sua 'beatitudine'."

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Credente.
    00 2/5/2011 9:33 AM
    V Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

    Una grande MISSIONE per noi: `Voi siete la luce del mondo'

    Per entrare nella bellezza della missione che Gesù ci ha dato, è bello, oggi, farsi inondare dalla parola del profeta Isaia:

    "Così dice il Signore:

    `Spezza il pane all'affamato, introduci in casa i miseri senza tetto,

    vesti chi è nudo, senza distogliere gli occhi dalla tua gente.

    Allora LA TUA LUCE SORGERÀ come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.

    Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà...

    Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio,

    se offrirai il pane all'affamato, e sazierai chi è digiuno,

    allora BRILLERÀ FRA LE TENEBRE LA TUA LUCE,

    e la tua oscurità sarà come il meriggio" (Is. 58, 7-10).

    Credo che abbiamo sperimentato tutti la sensazione dell'insicurezza e dello smarrimento, che a volte sconfina nella paura, quando d'improvviso se ne va la luce in casa o per le strade, in cui stiamo camminando. Tutto assume una dimensione diversa: non sai più dove sei, quale ostacolo ci sia davanti a te, dove mettere i piedi... e viene spontaneo cercare aiuto.

    Provai una volta, di fitta nebbia, a trovarmi per strada in macchina. Non si scorgeva neppure la linea bianca, che sulla strada accompagna. Riuscii a raggiungere il bordo della strada. Mi fermai, abbandonai la macchina, preferendo fare il resto della strada a piedi.

    Immersi nel buio, quando poi torna la luce, proviamo un senso di profondo sollievo e gioia, come avessimo scampato un pericolo.

    Oggi – e facciamo bene attenzione – l'umanità, e forse anche qualcuno di noi, per le più svariate ragioni, è come se avesse smarrito la luce della vita.

    Ci sentiamo avvolti da pericolose tenebre dentro e fuori.

    Sentiamo tanti discorsi sulla pace, sull'onestà, ma a volte sembrano come 'schiacciati' dalle tenebre del vivere quotidiano, tanto da non sapere più se sia il caso di ascoltarli e credervi.

    Basta uno sguardo al nostro mondo – lontano e vicino – per accorgersi che c'è troppa gente che vive brancolando, come se non riuscisse a trovare il senso stesso dell'esistere, o 'ingabbiata' in 'ideali', che di senso ne hanno ben poco, per una pienezza di umanità.

    Trovare la ragione, che riporti un poco di serenità, è come trovare la strada giusta, smarrita nelle tenebre che ci sono in noi e fuori di noi.

    Lo constatiamo tante volte, noi pastori, incontrando persone in cui lo smarrimento è visibile e si rivolgono a noi per trovare la causa di tale stato d'animo persistente e ricevere una parola che le aiuti a ritrovare il senso vero e profondo della vita: la luce che si è smarrita... in tanti, credetelo. Un dramma che a volte si cerca di ignorare, creando attorno un chiasso, che, quando finisce, altro non determina che l'aumento del buio 'dentro'.

    A volte questa oscurità diventa insopportabile, quando muore qualche persona che per noi è stata un punto di riferimento, come un raggio di luce, di cui non eravamo forse neppure del tutto consapevoli. Per chi non ha fede, difficile, in questi casi, ritrovare la serenità, la luce.

    Viene da chiederci: a chi rivolgersi, perché ce la ridoni?

    Chi si è definito 'Luce del mondo' è Gesù, il Figlio di Dio, che ci ha rivelato il Volto del Padre ed è il Vivente, sempre accanto a noi.... 'in noi'.

    Ma purtroppo, come avverte l'evangelista Giovanni, in un tempo di poca fede, 'venne la Luce e il mondo è stato fatto per Lui, ma il mondo non Lo riconobbe'.

    E, non riconoscere - sempre, ma soprattutto nei momenti difficili - che c'è una Luce in noi, che è Gesù, è scegliere di vivere nelle tenebre, ossia vivere delle vanità dell'orgoglio, la sola impossibile luce della vita.

    Dovremmo ricordare sempre che l'orgoglio, il potere, l'autosufficienza, la ricchezza, non danno mai quello che promettono e non possiedono, ossia la luce dell'anima.

    Viverci in mezzo è come essere soffocati dall'ansia e dall'angoscia.

    A tutto questo smarrimento dell'anima, che fa perdere il senso e la bellezze, della vita, risponde, oggi, Gesù: parole che sono la vera 'sfida' di Dio alla cecità dell'uomo.

    "In quel tempo – racconta Matteo – Gesù disse ai suoi discepoli: 'Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

    Voi siete la luce del mondo: non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

    Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei Cieli". (Mt. 5, 13-16)

    Ed ha ragione Gesù! Chi di noi si lascia penetrare dalla Sua Luce, nella vita è come se divenisse una luce per sé e per quanti lo accostano.

    Forse non è facile incontrare fratelli e sorelle che sono 'luce e sale', ma grazie a Dio ce ne sono.

    Non hanno bisogno di parlare o spiegare le ragioni della Luce... la Luce stessa si riflette nella loro vita, dando ragione di Sé.

    Non troveremo, forse, queste meravigliose persone tra la folla di un mondo chiassoso, ma possiamo incontrarle quando meno ce lo aspettiamo.

    Chi di noi non ha avuto il dono di conoscere o incontrare persone il cui sguardo, il volto, tutto il loro essere appare come illuminato e sereno? Non sono lontane da noi.

    Penso a Chiara Badano, una giovane ragazza morta di tumore osseo a 17 anni, beatificata il 25 settembre 2010. Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, le scrisse: 'Chiara Luce è il nome che ho pensato per te. E la luce di Dio che vince il mondo'.

    Nella sofferenza Chiara Luce scriveva, rivolgendosi ai tanti amici:

    "Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Come avrei voluto fermare quel treno in corsa che mi allontanava sempre più! Ma ancora non capivo. Ero ancora assorbita da tante ambizioni, progetti e chissà che cosa (che ora mi sembrano così insignificanti, futili, e passeggeri). Un altro mondo mi attendeva e non mi restava che abbandonarmi. Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela".

    E chi non ricorda l'intensa luce che il caro Giovanni Paolo II sapeva effondere sul mondo, ovunque si recasse. Ricordo come, nelle Giornate Mondiali a cui ho partecipato, uno dei momenti più significativi fosse la veglia notturna. Gli occhi di migliaia di giovani, magari prima accecati dalle lucciole del mondo, davanti a lui era come ritrovassero la vera Luce. Più che sentire le sue parole, i giovani gioivano perché lui 'c'era'.

    Anch'io ero affascinato... era come se riuscisse a mettere in fuga le tenebre e false luci del mondo. Così come accadeva con Madre Teresa di Calcutta. La sola sua presenza emanava tanta, ma tanta luce... diventava 'Parola' che illuminava, altro non era che Gesù presente in in loro! Era davvero un dono incontrare e stare accanto a queste sorgenti di Luce.

    Ma senza fare ricorso a questi grandi dello Spirito, è facile incontrare gente semplice, il cui sguardo brilla di bontà e ridona il senso della bellezza della vita.

    Forse cominciando dalle nostre mamme o da persone che si incontrano o, ancora di più, persone da cui riceviamo il dono dell'amicizia.

    Anche le loro parole non sono mai un chiasso vuoto, ma sono pervase di quella saggezza e bontà che è la luce che cerchiamo.

    Gesù, oggi, chiama tutti noi, ciascuno di noi, ad 'essere luce e sale del mondo'.

    Occorre spogliarsi delle falsità del mondo, che fanno solo soffrire, e non avere paura di lasciarsi inondare dalla Sua Luce.

    questa che distingue ì veri discepoli di Gesù, e la loro presenza fa tanto, ma tanto, bene.

    Ci ridonano, quando li incontriamo, quella speranza che il mondo distrugge, come a dirci: Non è più solo terra quella che ci è dato vivere, ma siamo chiamati a vivere, già qui il Cielo.

    "La debolezza del mondo occidentale — affermava Paolo VI — sta appunto nella mancanza di una unica visione, diciamo meglio di un'unica fede.

    E perché a questa fede, la quale non può essere che quella di Cristo, da tante parti si contrasti la via; perché da tante guide e da tanti maestri di popoli essa sia taciuta o negata; perché quelli che aspirano a confortare la marcia della storia verso la libertà, verso la redenzione degli umili, questa luce la vogliono spenta e rinnegata e ne vogliano ripudiare i sacri e indispensabili principi, davvero non si comprende. Il rifiuto di questa fede, unica in grado di rendere il cammino faticoso del mondo più facile e più felice, proprio non lo si riesce a comprendere.

    Ma tant'è: la Luce di Cristo non si spegnerà per queste opposizioni e continuerà a splendere a salvezza di chi ne raccoglie i raggi benefici, a vantaggio anche di chi forse preferisce voltarle le spalle e pascersi tristemente della propria ombra". (21 aprile 1957)

    Quando, durante la S.Messa, proclamo la Parola di Dio, fisso sempre negli occhi chi mi ascolta e mi sorprende sempre vedere come molti occhi si riempiono di luce, come volessero farla ospite della vita. È davvero bello.

    Con il salmo 111 prego:

    "Il giusto risplende come luce. Beato l'uomo che teme il Signore:

    spunta nelle tenebre come luce per i giusti.

    Felice l'uomo pietoso che dà in prestito, amministra i suoi beni con giustizia. Egli non vacillerà in eterno: il giusto sarà sempre ricordato.

    Non temerà annunzio di sventura: saldo è il suo cuore, confida nel Signore. Sicuro è il suo cuore, non teme: egli dona largamente ai poveri,

    la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza si innalza nella gloria".

    Non mi resta che pregare per tutti noi, chiedendo a Dio che ci inondi della Sua Luce e che la nostra vita sia illuminata e doni sempre luce a chi ci è accanto e da Dio ci è stato affidato:

    "Voi siete la luce del mondo"

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 2/10/2011 10:39 PM

    VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

    L’esigenza di un amore senza ‘se’ e ‘ma’

    Il Vangelo di oggi può apparire di una grande durezza, sulla bocca di Gesù. Ma non è così.

    L'amore e la giustizia devono possedere quella nettezza di verità che è nella loro stessa natura: non possono subire contraddizioni, che ne farebbero perdere la profonda e grande bellezza. Leggendo il Vangelo di oggi possiamo misurarci tutti su ciò che davvero siamo agli occhi di Dio. Credo sia bene leggere subito la Parola di Dio – ripeto – specchio di confronto per noi. Racconta Matteo: "Gesù disse ai suoi discepoli: 'Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge e i Profeti, non sono venuto per abrogarla, ma per darle compimento. In verità vi dico: Finchè non siano passati il cielo e la terra non passerà dalla legge neppure un loto, senza che tutto sia compiuto... Avete inteso che fu detto dagli antichi: 'Non uccidere, chiunque avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chi si adira con il suo fratello sarà sottoposto al Sinedrio; e chi gli dice pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

    Se dunque presenti la tua offerta all'altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarci con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono...

    Avete inteso che fu detto: 'Non commettere adulterio', ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

    Se il tuo occhio destro ti è di scandalo, càvalo e gettalo via da te; conviene perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

    E se la tua mano destra ti dà occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te; conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.... Sia invece il vostro parlare sì, si, no, no: il più viene dal diavolo". (Mt 5,17-37)

    Possono davvero apparire dure le parole che oggi Gesù ci rivolge, ma Lui, Verità suprema, non poteva sottomettersi alle ambiguità, tante volte nostre, per cui non sappiamo rendere il nostro parlare un netto sì o no, ossia un autentico servizio alla verità.

    Oggi tira un'aria così nebbiosa di confusione e gelida di relativismo, che a volte tanti si arrogano 'il diritto' di farsi arbitri di ciò che è bene o male, a seconda della convenienza personale, travolgendo così gli eterni valori, fino a proporne altri....riduttivi o personalizzati, miseri se non scadenti, ma comunque sempre effimeri.

    E può così capitare che – anche senza l'autorevolezza che Gesù oggi manifesta – ma con il solo accennare alla necessità di essere giusti secondo Dio, operando, quindi, con coscienza retta, fedeli alla legge del Signore, si sia considerati come guardiani assurdi di un passato che, per 'essere moderni', è doveroso seppellire!

    Quante volte, forse, davanti alla nostra dimostrazione della verità della vita, ci si sente investiti dal rifiuto_ come fossimo noiosi o invadenti testimoni di ciò che non è più 'di moda'.

    E come voler mandare in soffitta la voglia di verità, l'eroismo dell'amore, la bellezza della giustizia. Quello che così facendo ci rimane... è nell'esperienza, a volte anche drammatica, di tutti: il rischio di definire buono ciò che è dannoso, tanto da considerare 'mentalità da Medioevo' la denuncia degli scandali, che troppo spesso si ripetono in mille modi tra noi.

    Ma un uomo senza fedeltà alla legge di Dio – unica via ad una piena realizzazione umana e spirituale – è come una casa tirata su senza i criteri che ne assicurino la stabilità, destinata presto o tardi a finire in rovina.

    Per capire, accogliere e vivere quanto Gesù afferma oggi, dovremmo ricordare una verità che tante volte è ignorata: Dio ci ha creati simili a Sé nella Santità, che non ammette ombre. Su questa consapevolezza di Santità – 'Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui' (I Gv 3,9) - si può comprendere il linguaggio del Maestro oggi.

    Tutti sappiamo quanto costi aderire totalmente alla legge del Signore nella carità, nella giustizia, nella povertà. La nostra innata debolezza, purtroppo, a volte va esattamente contro la Parola. Gesù la conosce, perché l'ha assunta nella Sua Umanità, e così sa come venire in nostro aiuto. Non solo. Egli, il Misericordioso, sa ben distinguere tra la debolezza e l'accettazione del male come regola di vita: quest'ultima Gesù condanna!

    Nel Vangelo di oggi più volte ripete: `...Ma Io vi dico...' per sottolineare la distanza del suo modo di agire dal nostro, e ricordarci che, se davvero amiamo la Verità, è al Suo modo di pensare e vivere che dobbiamo conformare il nostro.

    Nella I Lettura di oggi, come a sottolineare quanto poi Gesù dirà, dall'Antico Testamento è tratto il brano del Siracide:

    "Se vuoi osservare i suoi comandamenti, l'essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere. Se hai fiducia in lui, anche tu vivrai. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Grande infatti è la Sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. I suoi occhi sono su coloro che lo temono, Egli conosce ogni azione degli uomini. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare". (Sir. 15, 16-21)

    Ci sarebbe davvero da mettersi le mani nei capelli, oggi, di fronte al dilagante permissivismo.

    Ma noi 'parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.... Come sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano'. (I Cor. 2, 7-9)

    E’ la logica della giustizia e dell'amore. E la ricerca della santità che deve vincere. Non quindi un'osservanza fredda, senza cuore, che rischia di scivolare nel rifiuto, ma la volontà amorosa di dire sempre 'sì' al Signore, che ci vuole bene ed è l'Unico a conoscere quale sia il 'nostro' vero Bene: diventare simili a Lui'.

    A volte seguire il Vangelo, che è seguire Gesù, chiede non solo generosità, testimonianza, ma anche eroismo, che è il segno dell'amore totale.

    Ricordo molto bene i tempi del terrorismo, quando tutti finirono la loro 'carriera' in carcere. Superando tante difficoltà, invitato da coloro che si erano dissociati, venni invitato a visitarli. Lo feci, andando in tutte le carceri italiane. Mi accompagnavano due grandi apostoli del perdono: Suor Teresilla, una consacrata incredibile, che sapeva attirare l'affetto e la stima dei terroristi, e Padre Bachelet, fratello del grande Bachelet ucciso dalle BR. Nei brigatisti che incontrai si notava il desiderio di uscire dal pericoloso tunnel dell'odio e della violenza, in cui erano sprofondati, per tornare a conoscere la bellezza di rapporti improntati alla fiducia, al perdono... alla carità. Eppure questo nostro avvicinarci a chi voleva 'risorgere' — pur accettando di scontare la giusta pena — 'scandalizzò' l'opinione pubblica, che ci accusava di un buonìsmo assurdo. Più volte venni aggredito verbalmente, come fossi un pazzo. E ricordo che, non sapendo più come comportarmi, mi rivolsi ad alcuni cari confratelli vescovi, chiedendo consiglio e aiuto nella preghiera. Il vescovo di Novara mi disse: 'Antonio, non fermarti. Tu stai cercando di bucare il grosso muro dell'odio e della diffidenza. Se riuscirai, diventerà una porta aperta al perdono anche tra la gente, ma se fallirai, preparati a pagare un duro prezzo, che sarà l'incomprensione e la condanna di molti'. Si riuscì ad aprire una porta e per essa entrarono molti volontari, ma soprattutto entrò il Vangelo che abbiamo letto: 'Se dunque presenti la tua offerta all'altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarci con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono...

    Scriveva Paolo VI:

    `Tacciano un istante i nostri animi ed ascoltiamo: 'Io vi do un comandamento nuovo, amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi... '. Ancora si parla di amore. Ma questa volta l'amore deve partire da noi. All'amore ricevuto da Cristo, deve seguire il nostro per i nostri simili, per la comunità in cui ci troviamo e deve farsi riunione spirituale, perpetua.

    Una nuova circolazione di carità ci deve rendere da nemici amici, da estranei fratelli.

    Con questo paradossale impegno: dobbiamo amare come Lui ci ha amati. E quel 'come' dà le vertigini. Ci avverte che non avremo mai amato abbastanza. Ci avverte che il precetto della carità contiene in sé sviluppi potenziali, che nessuna filantropia potrà mai eguagliare.

    Purtroppo la carità è ancora contratta e racchiusa entro confini di costumi, di interessi, di egoismi, che crediamo essere dilatati. E, a nostro stimolo, e forse a nostro rimprovero, dalle labbra soavi e tremende di Cristo piovono queste indimenticabili parole: 'Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli: se vi amerete gli uni gli altri, come lo ho amato voi'.

    L'amore è così distintivo dell'autenticità cristiana, sempre, davanti ad ogni caso". (aprile 1968) Con il Salmo 118 preghiamo:

    "Beato l'uomo di integra condotta,
    che cammina nella legge del Signore.
    Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
    e lo cerca con tutto il cuore.
    Tu hai promulgato i tuoi precetti
    perché siano osservati interamente.
    Siano stabili le mie vie,
    nel custodire i tuoi decreti.
    Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
    osserverò la tua parola.
    Aprimi gli occhi perché io consideri
    le meraviglie della tua legge.
    Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
    e la seguirò sino alla fine.
    Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
    e la osservi con tutto il cuore."

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 2/18/2011 9:12 PM

    VII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

    Un amore che non conosce ostacoli

    Per natura siamo sempre pronti a 'mitigare' la profondità ed ampiezza che Dio ha dato alle virtù, a cominciare dall'amore. Per la nostra natura così debole e limitata, ci lasciamo prendere dagli eventi e seguiamo le inclinazioni della nostra sensibilità o istintività, sempre pronte a cedere. Gesù non fa sconti, e non poteva farli, per la natura stessa delle virtù, che chiedono di 'andare oltre' le nostre passioni.

    Il Vangelo di oggi offre alla nostra riflessione una delle pagine certamente più difficili da vivere, ma nello stesso tempo sono valori che distinguono noi, seguaci di Gesù, da chi non lo conosce o non lo segue.

    Già nell'Antico Testamento Dio ci avverte tramite Mosè:

    "Parla alla comunità degli Israeliti e ordina loro: 'Siate santi, poiché il Signore è Santo. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore". (Lv. 1, 17-18)

    Gesù va oltre questa norma. Scrive l'evangelista Matteo:

    "Gesù disse ai suoi discepoli: 'Avete udito ciò che fu detto: 'Occhio per occhio, dente per dente: ma Io vi dico, di non opporvi al malvagio; anzi se uno vi percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra; e a chi ti vuole chiamare in giudizio, per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringe a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle

    Avete inteso che fu detto: 'Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico: ma Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale merito ne avrete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date un saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli.

    Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli". (Mt. 5, 38-48)

    Specchiamoci quindi sull'esempio del Padre nostro che è nei cieli. Se c'è Uno che non si è mai sognato di fare del male agli uomini, è proprio Dio, che ci ha creati per farci partecipi della Sua stessa Beatitudine.

    E se c'è Uno che avrebbe tutte le ragioni per punire il male che riceve – le disubbidienze, le ribellioni, i rifiuti che continuamente ripetiamo con i peccati, l'indifferenza – sarebbe proprio e solo il Signore. Ma il Padre non si lascia fermare dai nostri rifiuti, resta – per nostra consolazione –fedele al Suo Amore. Non rinnega mai chi ha creato per amore, perché Lui, nella Sua Essenza, è Amore. Neppure ci abbandona quando noi Gli voltiamo le spalle. Anzi, non finisce di colmarci delle Sue tenerezze, come fa un padre – e molto più di un padre - verso un figlio che, con il suo errore, si trova maggiormente in pericolo, ossia indirizza, ogni sforzo d'amore per far capire al figlio che con le sue scelte sbagliate può perdersi e allontanandosi non potrà più godere neppure del Suo stesso Amore.

    Tutto questo Gesù lo rivela con la parabola del figlio prodigo, che dovrebbe essere sempre presente e vita al nostro cuore.

    Ma sappiamo tutti quanto siamo volubili e fragili, forse perché scambiamo la natura del vero amore con il fluttuante sentimento o con le ambigue emozioni.

    Quando si ama veramente – come ci amano le nostre mamme o i nostri veri amici – non ci si lascia mai prendere da altri sentimenti contrari o contrastanti. L'amore vero non conosce confini, limiti o avversità.

    Ricordo ancora quella mamma che, abbandonata dai figli, restò fedele all'amore per loro. Soffriva per il male che i figli le causavano ogni giorno, ma questo non la scoraggiava. Venne il giorno in cui stette davvero male. I figli lo seppero e, spinti forse da un senso di colpa, andarono a visitarla. Li accolse con tanta tenerezza e con parole che venivano dalle profondità del cuore: `Vi ringrazio di essere venuti. Non pensate che io non vì ami, anzi, sapervi contro e indifferenti, anche se non ne comprendo le ragioni, ha fatto aumentare l'amore. Ora siete qui_ É il dono più grande che potevate farmi. Mi avete fatto pregustare il paradiso che spero mi attenda'. Bastò questo a far sciogliere l'indurimento del loro cuore. Grandi cose può fare l'amore.

    Pensiamo al grande esempio di Gesù stesso. Aveva coperto di miracoli, guarigioni e verità il popolo d'Israele. Aveva dato tutto di Sé. Quando venne l'ora dell'odio non si sottrasse. Abbiamo tutti davanti agli occhi le terribili ore della Passione e Morte. Ma l'ultimo Suo insegnamento, sublime, sono le parole pronunciate dalla croce: 'Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno',

    Davvero Dio ha un Cuore grande e, creandoci, ce lo ha comunicato.

    Purtroppo però, tante volte, tra noi pare abbia la meglio il contrario.

    Ricordo, negli anni del terrorismo, con Padre Bachelet, che aveva avuto il fratello ucciso dalle Brigate rosse, quasi a volere indicare la via del perdono, fumino invitati a visitare tante carceri, dove erano detenuti i cosiddetti terroristi 'dissociati'. Era un gesto significativo, soprattutto per la presenza di Padre Bachelet, che proclamava come l'amore sa andare oltre il male ricevuto o subito.

    E ricordo lo stupore di tanti ex terroristi, che vedevano in questo atteggiamento di perdono, la via del ritorno alla vita, pur continuando, giustamente ma ora con una loro più piena consapevolezza, a scontare la propria pena.

    Avevano lasciato alle spalle la triste teoria che per cambiare l'Italia occorresse l'arma della violenza.

    Comprendevano che non era quella la via per creare una società più giusta e umana. Riconoscevano il grave errore di 'valutazione' commesso e le ingiustizie perpetrate ai danni di persone giuste e innocenti. Con Padre Bachelet e con la stupenda guida di una suora, diventata celebre per il suo stile di approccio con i detenuti, Suor Theresilla, cercavamo di aprire la via della speranza.

    `Eravamo convinti — ci dicevano — che per noi tutto fosse finito e ci consideravamo solo dei 'sepolti vivi', ma la vostra presenza ci fa sperare'. E fu così che ebbe inizio la riconciliazione.

    Ma il fatto non piacque all'opinione pubblica e ai massmedia, che vedevano questo nostro atteggiamento come una provocazione inaccettabile, solo un 'passare la spugna' su orrori che dovevano continuare ad indignare senza nessun perdono, tanto che lo chiamavano `perdonopoli'. Ricordo che un giorno, in una pubblica piazza, davanti ad un folto pubblico, cercai di spiegare la bellezza del perdono, proclamando il Vangelo di oggi.

    Alla fine del discorso mi si avvicinarono alcuni che espressero tutta la loro contrapposizione. 'Ammiriamo quello che lei ha fatto nel Belice e fa ora contro la camorra, ma non possiamo che condannare questa sua 'politica' del perdono: chi sbaglia deve pagare!'.

    `Avete ragione. Il male deve sempre essere riparato, ma questo non vieta di poter dare speranza a chi ha sbagliato'.

    Ero talmente bersagliato dalle disapprovazioni, che non riuscivo più a capire se dovevo continuare o lasciar perdere. A farlo apposta... quell'anno la Chiesa celebrava il suo convegno in Italia su `Riconciliazione e penitenza! Trovandomi a Novara, in compagnia con altri due vescovi, chiesi loro un consiglio. Uno, Mons. Magrassi, vescovo di Bari, ricordo che mi disse: 'Antonio, tu sei come una punta di acciaio che tenta di aprire uno spazio sulla via della riconciliazione e del perdono e sei davvero coraggioso e fai bene. I casi sono due: o ce la fai ad aprire uno spiraglio e allora diventerà, con il tempo, la larga via del perdono, o, se si romperà la punta,... dovrai essere pronto a pagarla!'

    Decisi di correre il rischio: la punta non si ruppe e fu aperta la porta della via della riconciliazione. Così come ricordo il grande esempio di Giovanni Paolo II che, colpito e ferito gravemente, mentre era tra la folla, una volta guarito volle incontrare il suo attentatore in carcere, offrendogli il suo perdono. Così sono fatti i veri discepoli del Signore. Non vivono, anzi, rifiutano la mentalità del `deve pagarmela' o 'me la lego al dito'.

    Noi cristiani, in famiglia, nell'ambiente di lavoro, in ogni ambito in cui viviamo, dovremmo essere coraggiosi testimoni del 'saper andare oltre' le offese e il male: questa è la via per 'piegare' i cuori duri. Non è facile, ma è la sola via della pace: una via che è dono della generosità del cuore. Cosi predicava Paolo VI nel Congresso Eucaristico internazionale di Bombay:

    "Oggi la fratellanza si impone: l'amicizia è il principio di ogni moderna convivenza umana.

    Invece di vedere nel nostro simile l'estraneo, il rivale, l'antipatico, il nemico, dobbiamo abituarci a vedere l'uomo, che vuol dire, un essere pari al nostro, degno di rispetto, di stima, di assistenza, di amore, come a noi stessi. Ritorna a risuonare al nostro spirito la parola stupenda di S_ Agostino: The i confini dell'amore si allarghino'. Bisogna che cadano le barriere dell'egoismo e che l'affermazione di legittimi interessi, particolari interessi, non sia mai offesa per gli altri.

    Bisogna che la democrazia, a cui si appella la convivenza umana, si apra ad una concezione universale, che trascenda i limiti e gli ostacoli ad una effettiva fratellanza". (dicembre 1964) Quanto sono attuali, necessari, urgenti, sempre, questi inviti.

    Con Madre Teresa leviamo una breve preghiera, perché regni l'amore tra le Nazioni e i popoli:
    "Mio Signore, possano le nazioni essere toccate dal Tuo Cuore,

    affinché lavorino per l'unità e con amore

    come strumenti per diffondere la pace su questa terra_

    Concedi ai potenti un cuore pulito, colmo di amore l'uno per l'altro.

    Fa' che ascoltino la Tua Parola di amore

    in modo da realizzare la tua pace attraverso il loro lavoro,

    perché la pace è un bisogno e deve essere un dono per tutti, senza eccezioni: un dono che ogni uomo di buona volontà sa costruire

    dove è, dove opera, a cominciare dalla famiglia"

    Antonio Riboldi – Vescovo
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 2/25/2011 10:07 PM

    VIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

    Non affannatevi per il domani

    Fa veramente impressione la corsa affannosa dell'uomo - di sempre - alla ricerca di una sicurezza, di qualunque tipo sia il problema.

    E, se vogliamo, è innegabile che la sicurezza sia un grande bene, che dona serenità a chiunque, ma si rivela , ed è, spesso una difficile conquista.

    Penso ai precari, ai disoccupati, tanti, tantissimi, che non sanno come affrontare i tanti problemi personali o della famiglia e, a volte, dal lavoro passano alla strada.

    Così come penso a tanti ammalati che vedono sfuggire di mano quella serenità che si aveva quando si era sani o a coloro che per incidenti, si ritrovano a dover riprogettare la vita, con tanti ostacoli, che a volte possono apparire insormontabili.

    E non dimentichiamo gli anziani, con tutte le incertezze che questa condizione comporta. Difficile, insomma, che si possa vivere su questa terra una pienezza di sicurezza.

    Tante volte, per difendere la sicurezza economica, ci si barrica nelle case, circondandosi di mille allarmi, perché nessuno vi entri con cattive intenzioni.

    Si arriva a diffidare di quanti si incontrano e non si conoscono, vedendo in tutti un potenziale pericolo. Un male, questo, che purtroppo - lo scopriamo dalla cronaca - è riuscito comunque, molte volte, a raggiungerci tra le stesse pareti di casa.

    Senza contare che così facendo si perde quella serenità che si dovrebbe avere, nella consapevolezza che tutti, senza eccezioni, siamo nelle sicure mani di Dio.

    I veri fedeli non temono, ma continuano ad avere - nonostante tutto - tanta fiducia nella vita e nell'uomo.

    Così afferma il profeta Isaia oggi: 'Sion ha detto: 'Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Risponde Dio per tutti, anche per noi: 'Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo grembo? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, Io invece, dice Dio, non mi dimenticherò mai". (Is. 49, 14-15)

    Ma è tanto difficile entrare in questa atmosfera di serenità, per chi non ha tanta, tanta fiducia in Dio e, quindi, nell'uomo.

    L'uomo, nonostante tutta la sua ricerca di serenità, ha molte volte la sensazione di avere costruito nella vita un secchio pieno di fori sul fondo. Il difetto sta nel fatto che egli cerca la pace nelle sue forse. Ma le nostre mani sono monche, povere, sempre vuote, e riusciamo solo a riempirle di fumo, ossia di cose che spariscono con la rapidità delle ombre.

    Mani che ci illudiamo siano grandi da contenere il mondo e si rivelano capaci solo di contenere un po' di terra, rivelando il poco che umanamente sappiamo fare.

    Non è così per le anime di fede, che si affidano alla protezione e gioia di un Padre, che sa fugare le nebbie e rende i suoi figli davvero ambasciatori di serenità.

    Ricordo sempre la povertà della mia famiglia, con tanti figli. Si aveva poco, lo stretto necessario per vivere. Ma, ripensando oggi alla luce del Vangelo, comprendo la grande fiducia dei miei genitori, che erano sempre sereni, anche quando offrivano il poco che avevano, condividendolo. Sapevano che Dio non li avrebbe abbandonati. Ripenso alla sofferenza e umana preoccupazione di papà, ferito gravemente ad una gamba nelle acciaierie, che venne licenziato senza alcun risarcimento. Era il tempo del fascismo e delle poche garanzie. Appena potè, senza lamentarsi, ogni mattina partiva con la bicicletta in cerca di lavoro e tornava sempre a casa con il necessario per mantenerci. E quando scelsi di seguire la vocazione, non so come abbia fatto mamma a mettere insieme il corredo di biancheria .richiesto. Ma attraverso loro Dio mi ha insegnato quella serenità, che è poi stata la compagna della mia vita, anche quando nel Belice il terremoto mi lasciò senza nulla. Con i miei confratelli eravamo contenti del poco che ci veniva dato, anzi la gioia era di poter dare il più possibile ai tanti senza tetto. Era lì la nostra felicità.

    Un mondo - mi si dirà - irripetibile. Può darsi.

    Ma se si misura la vita con il metro della serenità, qual è il tempo, che ne manifesta di più?

    Quello di oggi, che non si accontenta mai di avere ed ha l'impressione di possedere sempre troppo poco o nulla, o il tempo delle mani vuote, ma con il cuore fiducioso e sereno?

    Gesù, oggi, vuole riportarci alla fiducia e alla serenità, quelle vere.

    Ascoltiamo la Sua preziosa Parola, che è davvero una luce per tutti:

    "In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 'Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro; o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di ciò che mangerete e berrete, e neanche per il vostro corpo di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

    Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai, eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?

    E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito?

    Osservate i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure, Io vi dico, che neanche Salomone con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

    Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: cosa mangeremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani: il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

    Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la Sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena". (Mt. 6, 24-34)

    Una pagina di Vangelo che prende a schiaffi la corsa affannosa al consumismo, che crea solo disagio, irrequietezza e non accontenta mai.

    Ma, allora, Gesù vuole dirci che dobbiamo stare con le mani in mano, attendendo tutto dal Cielo? No. Ognuno deve conoscere la fatica quotidiana, come disse Dio ad Adamo, dopo il peccato: `Mangerai il pane con il sudore della tua fronte'. Ognuno deve operare affinché a se stesso, alla famiglia, all'intera comunità venga assicurata la dignità della vita.

    giusto, quindi, occuparsi del vestirsi, della casa, di tutto ciò che fa parte di questa nostra vita terrena, ma liberi da quella pre-occupazione, che fa diventare schiavi delle cose e ruba la serenità. Ogni giorno sul mio tavolo di vescovo giungono puntualmente per lettera o direttamente, le miserie del nostro tempo', e ce ne sono tante.

    Donne con il marito in carcere e i figli da mantenere, che portano sul volto il timbro inconfondibile dell'insicurezza. Uomini e donne in cerca di un lavoro, che li tolga dalla disperazione. Considero questi appelli come un appuntamento della povertà con la carità, lacrime di un'umanità che cercano due mani che le consolino, una voce che continui a ricordare la grandezza del Cuore di Dio che ripete: lo non ti dimenticherò mai'. Non è facile accogliere tutte queste lacrime nel palmo della propria mano. Si sente tutta la propria insufficienza, la povertà che si è. Ma, nello stesso tempo, la tremenda responsabilità che Dio affida.

    Noi cristiani, per quello che possiamo, siamo chiamati con la carità a colmare i tanti spazi vuoti che l'ingiustizia del mondo ha saputo creare con il benessere di pochi e la miseria di tanti. Ma bisogna che, a volte, usciamo dalla nostra sicurezza, per indossare le scomode vesti dell'insicurezza, sicuri che Dio sa come venirci in aiuto.

    Un grande esempio, ai nostri tempi, di come Dio si serva di persone 'umili e piccole' per essere Provvidenza, è certamente stata Madre Teresa di Calcutta, che ha davvero colpito il mondo per la sua immensa carità. Era una donna in cerca di diseredati, abbandonati a morire sul ciglio di un marciapiede, ma che per lei erano Gesù da pulire, rivestire, consolare, ridando loro dignità.

    Se si ragiona solo umanamente, considerando le sue forze, è impossibile capire come la sua carità abbia potuto giungere in tutto il mondo, come un ampio e caldo mantello per i poveri. Ho avuto la gioia di stare con lei per ben tre volte, durante dei Convegni.

    La sua sola presenza diventava una 'sferzata' al nostro egoismo, al nostro 'chiuderci in noi stessi', che è egoismo e negazione della carità. Ma era, la sua, una sferzata creativa, che faceva nascere in ciascuno che l'avvicinava la voglia di dare il meglio di sé.

    Con Madre Teresa preghiamo:

    "O Signore, affinché possiamo seguire il Tuo esempio,

    donaci la grazia di abbracciare la Tua povertà,

    come il più grande di tutti gli impegni umani.

    Rendici capaci di imitare nella nostra vita la povertà di Gesù

    e della Sua Santissima Madre.

    Fa' che perseveriamo su questa strada fino alla fine.

    Aiutaci ad esercitare il controllo più severo su noi stessi,

    affinché non abbandoniamo mai questo impegno,

    a causa della nostra debolezza o dei consigli altrui.

    Fa' insomma Gesù che io viva più per gli altri che per me stessa, come Tu vivesti noi più che Te."

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 3/4/2011 10:52 PM
    IX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

    La Parola di Dio, seme di santità

    "Mosè parlò al popolo dicendo: 'Porrete nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno, e le terrete come un pendaglio fra gli occhi.

    Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuto". (Dt. 11. 18-28)

    Sappiamo tutti che il Signore ci ha concesso l'uso della parola, ma anche la libertà di scegliere se comunicare il bene o il male, l'amore o l'odio, la verità o l'errore. Lascia a noi, alla nostra libertà, la scelta, che dipende, quindi, dallo stato della nostra coscienza.

    I Santi, che avevano davvero la regola del buon uso della parola, la usavano in abbondanza per parlare con Dio e, se chiamati dall'amore, per comunicare verità e bontà al prossimo. Vediamo tutti come oggi il mondo sia sommerso dalle parole: un chiasso che tante volte infastidisce. Dalle TV che ne sono un fiume ininterrotto, giorno e notte, al nostro chiacchierare che il più delle volte contiene poco o nulla che faccia bene.

    Basta assistere, tante volte, ai dibattiti: un tale intersecarsi di parole che alla fine non capisci neppure quello che viene detto... tanto meno se porta con sé qualcosa di buono, senza considerare quando arrivano solo le invettive di chi urla di più.

    Credo che sì parli troppo e, di buono, si comunichi poco, in famiglia e tanto meno nella società, dove ci augureremmo tutti – penso - che i nostri politici parlassero di meno e operassero di più il bene della comunità. Ma, purtroppo, non è così. Abbiamo assistito ad alterchi infiniti, su fatti di singole persone, mettendo in disparte il bene pubblico.

    In famiglia, un tempo, quando non c'era la TV, trovava molto spazio la discussione, il parlarsi, e tutti sappiamo che il dialogo è il sale che dà senso allo stare insieme. C'era spazio anche per la preghiera. Come non ricordare le sere in cui tutti ci si riuniva per il S.Rosario?

    Un tempo che oggi è riempito dalla TV, da Internet, strumenti di comunicazione di massa importanti, sicuramente, ma di poco aiuto per lo sviluppo sano delle relazioni interpersonali o come crescita di civiltà e bene dell'anima, che è la cosa più necessaria per la vita.

    Quasi a sfuggire da questo chiasso pericoloso – ma è una vocazione particolare – alcuni scelgono una vita di contemplazione e silenzio, per fare spazio solo a Dio nella preghiera, nello studio, nel lavoro manuale. Sono una testimonianza ed un richiamo per tutti.

    Si parla troppo e si combina poco per la vita: proviamo dunque a dare più spazio al silenzio e ad avere il controllo della parola, in modo che nulla sfugga di inutile e tantomeno di offensivo, ma se possibile, tutto contenga verità e amore.

    Come farebbe bene tanta gente a tacere... e d'altra parte, come sarebbe necessario che chi ha del bene da comunicare parlasse! Così dice il Vangelo di oggi:

    "In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 'Non chiunque mi dice: Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

    Molti mi diranno in quel giorno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e caccialo demoni nel tuo nome, e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, operatori di iniquità.

    Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, e simile ad un uomo saggio che ha costruito la casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti, e si abbatterono su quella casa ed essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

    Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande". (Mt. 7, 24-27)

    Sono due gli aggettivi che Gesù usa per distinguere chi sa veramente ascoltare la Parola, seminarla come buon seme perché porti frutto, e chi invece l'affida alla superficialità: saggio e stolto.

    compito di ciascuno di noi decidere, in coscienza, dove schierarsi.

    La regola giusta è sapere, a volte, nel silenzio, ascoltare e coltivare.

    Ho un ricordo che desidero raccontare ai miei diletti lettori: l'esempio di un 'grande' che seppe ascoltarmi. Avevo incontrato, da vescovo, a Pian di Pezze, Giovanni Paolo II, venuto ad incontrare i l5mila scouts convenuti per il loro incontro. Al termine della S.Messa, volendo rivolgere loro poche parole, mi chiese quale tono usare. Mi permisi di dirgli: 'Santità, usi parole di incoraggiamento, perché questi ragazzi sono come una grande cordata: in cima i convinti nella fede, a metà gli incerti, in fondo ragazzi in ricerca. Se usa toni duri, scuotendo la cordata, il rischio è che tanti cadano'. Part per quasi un'ora, con accenti da vero papà, che si rivolge ai figli, amandoli immensamente, senza distinzioni. Fu un trionfo.

    Pochi giorni dopo mi chiamò a quella che noi vescovi definiamo 'visita ad limina', in cui si presenta lo stato della diocesi che ci è stata affidata.

    Il ricordo è vivido ancora oggi: era di fronte a me, con gli occhi fissi su di me, come volesse leggermi 'dentro'. Gli raccontai la storia dei miei anni da vescovo in Acerra. Poi il discorso si allargò alla Chiesa, ai suoi slanci e al suo torpore. Tutto con sincerità. Non parlò. Ascoltò, come bevendo ogni mia osservazione. Dopo più di un'ora così, cuore a cuore, nel congedarmi mi disse:

    `Grazie, tornate ancora, mi fa bene la vostra schiettezza, che non ha paura di mettere a nudo la nostra amata Chiesa'. E da quel momento si creò una vicinanza spirituale ed un bene grande, ma tanto grande... al punto che, una settimana prima della sua morte scrissi al suo segretario Padre Stanislao, pregandolo, se era possibile, di comunicare al Santo Padre la mia vicinanza e preghiera. Mi fece rispondere subito con una lettera, che conservo gelosamente, in cui mi ringraziava 'con sentimenti di gratitudine e riconoscenza per tutto'. Ora so che quel grande e prezioso amico è in Cielo a pregare per me e presto sarà proclamato beato. Confesso che mi dà tanta gioia saperlo Beato, sicuro che sta preparandomi un posto vicino a lui.

    Davvero Giovanni Paolo II era un 'saggio' del Vangelo, perché non solo ascoltava la Parola, ma sapeva donarla a noi. Ma ci vuole coraggio.

    E voglio anche ricordare il per.. me carissimo Paolo VI. Seguiva la mia lotta nel Belice per la ricostruzione. Per svegliare 'il sonno della politica' nel dare corso alla ricostruzione del Belice, distrutto dal terremoto, usavo parole forti... e, a volte, avevo il timore di 'uscire dalle righe'! Portando un giorno 50 bambini a Roma, perché fossero loro la voce del Belice, dopo la visita all'On.le Moro, Presidente della Camera, al Sen. Spagnoli, Presidente del Senato, e al Presidente della Repubblica, On.le Leone, chiedemmo di essere ricevuti dal Santo Padre.

    Nonostante le difficoltà, da parte di alcuni, lui volle riceverci un mercoledì, dopo l'udienza pubblica. Fu incredibile la dolcezza con cui ci accolse. Quando accennai a mettermi in ginocchio, per portare il mio saluto, mi alzò in piedi, mi abbracciò con forza e con commozione mi disse: `La ringrazio a nome della Chiesa per quanto state facendo. Coraggio, io sarò vostro avvocato presso le Autorità'. Provai una grande gioia nel constatare che ero in piena sintonia con la Chiesa, nonostante, o forse proprio grazie a quello che stavo facendo per i terremotati. É davvero bello.

    Del resto 'la linea evangelica' del Papa era chiara. Mi piace riportare le sue stesse parole:

    "Se la mia predicazione dovesse dire: è preferibile essere furbi, deboli, possibilisti, accomodanti, inclini al compromesso, e mascherare la nostra volontà con dei complimenti, come sarebbe brutta la mia parola, cercando di sminuire la belle772 della natura cristiana.

    Ma, al contrario, la mia voce - anche se la debolezza non conforta quanto dovrebbe questo Vangelo del Signore - dice: se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere forti. Bisogna vivere il cristianesimo con fortezza; è necessario sostenere qualche sacrificio, per custodire intatta la nostra fede. Non abbiate timore ad essere forti. Avete Cristo con voi". (7.3.1967)

    Preghiamo con il Salmista: "In Te, Signore, mi sono rifugiato,, mai sarò deluso. Per la tua giustizia salvami, volgi a me il Tuo sguardo. Fa' splendere il Tuo Volto sul tuo serv©,

    salvami per la Tua Misericordia.

    Siate forti, riprendete coraggio,

    o voi tutti, che sperate nel Signore" (Salmo 30)

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 3/12/2011 1:33 PM

    I Domenica di Quaresima (Anno A)


    Sull’onda delle risposte di Gesù

     

     

    Confesso che ogni volta annuncio, con la Chiesa, che entriamo nella santa Quaresima, provo come un senso di smarrimento e di timore, che nasce dal pensare che un Mistero di infinito Amore, come è la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, nostro Signore, sostanza della nostra fede cristiana, possa disperdersi nel nulla delle notizie di poco conto, quelle che si sentono spesso di sfuggita da un giornale o dalla TV e che, dopo pochi minuti, non ricordi più, a meno che non si riferiscano a fatti gravi che feriscono profondamente.

    “Mistero pasquale - avverte la Chiesa - risplende al vertice dell'anno liturgico. Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del Mistero pasquale sia i catecumeni, attraverso i diversi gradi dell'iniziazione cristiana, sia i fedeli per mezzo del ricordo del Battesimo e della Penitenza” (dal Messale)

    E allora anch'io mi faccio condurre dallo Spirito nel deserto con Gesù.

    Lui vi stette per quaranta giorni, senza mangiare, in continua e profonda preghiera, come a farsi modellare dal Padre su Chi Lui era veramente, su come fondare la Sua Chiesa, annunciare il Suo Regno, sul come fare la volontà del Padre suo, fino in fondo, senza mai tradirla, a costo di finire sulla croce, se così a Lui fosse stato gradito.

    Forse può sgomentarci, in un primo momento, questo 'stare con Gesù nel deserto': storditi come siamo dai tanti rumori che continuamente ci intossicano: non riusciamo più a capire la nostra bellezza interiore, la gioia che Dio ci offre; non abbiamo più la sensibilità spirituale, per 'percepire' il nostro essere 'fasciati' dalla Sua tenerezza e cura e comprendere il Suo desiderio intenso di coprirci con il manto della santità, che poi è il manto della Sua Gloria.

    Di conseguenza interpretiamo la nostra esistenza da sbandati, vivendo molte volte un'insicurezza, un'ansia ed un pericoloso isolamento, che altro non sono che il vagare senza silenzio, senza consapevolezza e verità, per le vie del mondo.

    Allora occorre davvero pregare che Dio ci aiuti a sentirlo vicino, a dialogare nella preghiera con Lui, ad essere capaci di penitenza, togliendoci di dosso tante cose inutili, se non dannose, trasformando il nostro esistere in gesti concreti di bontà, che ci scrostino l'egoismo, vera patina di morte, e facciano trasparire così la nostra vera realtà di 'figli adottivi' di Dio, che vogliono essere 'buoni come il loro Padre, che è nei Cieli'.

    Sentiamo tante volte, e con fastidio, la frase: 'Ma sai chi sono io?'. Ancora peggio, molte volte siamo costretti a vivere con persone dagli atteggiamenti che sanno di superbia, di una potenza che è solo strafottenza, inconciliabili con la bontà di un cristiano santificato dalla Grazia del Battesimo.

    Il primo uomo, che `Dio aveva plasmato con polvere della terra e nelle cui narici aveva soffiato un alito di vita' (Gen. 2,7) era stato posto nell'Eden, come un bimbo infinitamente bello, amato, che altro non doveva fare che accettare di essere amato e amare.

    L'Eden era lo 'stato di felicità', quella dell'amore. Ma l'amore ha origine dalla libertà: liberamente si ama, liberamente si accetta di essere amati.

    Dio mise alla prova l'uomo e la donna: voleva il loro 'sì' libero!

    I nostri progenitori – come noi – dovevano solo dire `si' oppure no'.

    Incredibile, ma necessaria scelta, quando c'è di mezzo l'amore, la libertà.

    Quel frutto azzannato con la convinzione, su suggerimento di satana, di poter far da soli, rifiutando l'amore che Dio offriva, è ancora oggi il veleno che sperimentiamo ogni giorno.

    È, nello stesso tempo, lo scenario del dolore, che si consuma da sempre, con l'amarezza di una solitudine profonda e, nello stesso tempo, la disperata ricerca di un cuore che ci riempia di felicità: è la nostalgia dell'Eden perduto.

    Ed ancora una volta Dio, fedele al Suo Amore per noi, vuole ricreare l'Eden. Lo fa con Gesù, Suo Figlio, che accetta di diventare uno di noi, non sottraendosi neppure alle tentazioni dell'uomo. Racconta il Vangelo: "In quel tempo Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: 'Se sei il Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane. Ma Egli rispose: 'Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio'.

    Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: `Se sei il Figlio di Dio, gèttati giù, poiché sta scritto: 'Ai Suoi angeli darà ordine a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede'. Gesù gli rispose: 'Sta anche scritto: 'Non tentare il Signore Dio tuo'.

    Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 'Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: `Vàttene, satana! Sta scritto: 'Adora il Signore tuo Dio e a Lui rendi culto'. Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servirono". (Mt. 4, 1-11) Sono davvero, se le consideriamo bene, le tre grandi tentazioni dell'uomo di tutti i tempi: fame di successo, sete di potere, voglia di prestigio.

    Sono i grandi mali che la Quaresima invita ad allontanare da noi, come fece Gesù, e che tutti i Santi e quanti aspirano alla santità hanno calpestato, con la stessa decisione di Gesù.

    Sono e possono essere i grandi mali che dominano il mondo e a cui tutti siamo tentati.

    La Quaresima con la preghiera, la penitenza, la Parola di Dio, invita a smascherarli, per liberarsi.

    "L'uomo moderno - affermava Paolo VI - si adatta ad ogni cosa: è capace di farsi l'avvocato delle cose cattive, pur di sostenere la libertà del proprio piacimento e che tutto può e deve manifestarsi senza alcuna preclusione nei confronti del male: una libertà indiscriminata per tutto ciò che è illecito. Si finisce così per autorizzare tutte le espressioni di vita inferiore; l'istinto prende il sopravvento sulla ragione, l'interesse sul dovere, il vantaggio personale sul benessere comune. L'egoismo diviene perciò sovrano nella vita dell'individuo e in quella sociale. Perché tutto questo?

    Perché si è dimenticato ciò che è bene e ciò che è male. Non si conosce più la norma assoluta per tale distinzione, vale a dire la legge di Dio. Chi non tiene più conto della legge di Dio, dei Suoi comandamenti, e non li sente più riflessi nella propria coscienza, vive una grande confusione e diventa nemico di se stesso. Bisogna dunque rinnovare e rinvigorire la nostra capacità di giudicare il bene dal male. Questo è il modo per respingere e superare le tentazioni.

    Può un cristiano, ci chiediamo seriamente, un cristiano vero, essere debole, pauroso, vile, traditore del proprio nome, della propria coscienza, del proprio dovere? Certamente no.

    L'autentico cristiano è forte, coraggioso, leale, coerente, eroico se occorre. La vita cristiana, non dimentichiamolo mai, è combattimento e noi dobbiamo essere sempre in grado di distinguere il bene dal male. La vita cristiana, ripetiamo, è lotta: noi dobbiamo essere sempre all'erta in grado di distinguere il bene dal male e decidere. La grande lezione di vita cristiana di questa pagina del Vangelo esige espliciti impegni. Essere anzitutto saggi, cioè riflettere e tenere sempre accesa la lampada dinanzi a noi. Non dobbiamo camminare nell'oscurità, ma portare alto quello splendore che Iddio ha deposto nelle nostre anime e che si chiama coscienza. E il Signore, mercé l'insegnamento di questo dramma delle sue tentazioni, indica un luminoso epilogo: la tentazione e la malvagità, che insidia i nostri passi, si può vincere. Con che cosa?

    Seguendo la Parola di Dio, con la Sua Grazia, il dominio di sé, che non mancano mai a chi le desidera e cerca. Non dobbiamo avere paura di essere forti. Abbiamo Cristo con noi e per noi". (marzo 1965) La Quaresima, allora, dovrebbe essere, per tutti i cristiani, lo stesso 'deserto', vissuto da Gesù. Anche noi veniamo corteggiati ogni giorno da Satana, in mille modi, e può persino accadere che mascheriamo il nostro subdolo egoismo con una presunta 'volontà di Dio'.

    11 'deserto' quaresimale deve far nascere dei salutari dubbi:

    Siamo sicuri di vivere secondo Dio?

    Siamo certi di percorrere le vie sulle quali il Signore ci chiede di camminare, per vivere il nostro 'si' a Lui? ... E’ il primo passo per la conversione...

    C'è in giro un gran desiderio e bisogno di cambiamento, non fuori di noi soltanto, ma 'dentro di noi', seguendo le piste di Gesù: il silenzio, la preghiera, la penitenza, uniche vie capaci di strapparci di dosso i troppi stracci che impediscono di camminare nella verità, libertà, carità, santità!

    La Quaresima, se vissuta con Grazia ed impegno, ci aiuta, e molto, in questo meraviglioso stile di vita. BUONA QUARESIMA, dunque! ... e, insieme, preghiamo:

    "Pietà di me, o Dio, secondo la Tua Misericordia:

    nella Tua grande bontà, cancella il mio peccato.

    Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre davanti.

    Contro di Te, contro Te solo ho peccato: quello che è male ai Tuoi occhi io l'ho fatto.

    Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.

    Rendimi la gioia di essere salvato

    e sostieni in me un animo generoso." (Salmo 30)

     

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 3/18/2011 8:11 AM

    II Domenica di Quaresima (Anno A)

    Gesù si trasfigura davanti agli Apostoli

    Chi di noi ha fatto l'esperienza di un pellegrinaggio in Terra Santa, ricorderà molto bene, credo, il fascino che coinvolge il pellegrino, quando si reca sul monte Tabor, il monte della Trasfigurazione di Gesù. Un monte che pare creato apposta, nella immensa e meravigliosa pianura di Esdrelon, come fosse un tabernacolo posto in alto, vicino a Dio, per accogliere la Sua Gloria, ricevere quelli che Lui invia a trasmettere la Sua Volontà.

    A volte, nel silenzio della preghiera, che pare suggerisca questo monte, battuto dal vento che solitamente sibila fuori della Chiesa, posta in cima, a ricordare la Trasfigurazione, il creato stesso sembra un canto interiore, il a.° che si possa udire.

    E si ha come la sensazione di trovarsi sul Monte 'a faccia a faccia con Dio', a ricevere le parole dell'Alleanza, ossia il patto di amore sancito tra Dio e noi.

    Si avverte quasi la compagnia di Abramo, sul colle dove Dio lo aveva chiamato per immolare suo figlio, Isacco, come prova di fede e di amore.

    O ci si sente inondati della luce con cui Gesù venne trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni: "Il Suo volto brillò – narra il Vangelo – come il sole e le sue vesti divennero bianche come la neve'.

    Senti che da quelle colline di Dio, nascono le grandi vie dell'amore del Padre verso gli uomini, che Egli tanto ama, anche oggi, anche noi, fino a dare Suo Figlio.

    Sono sempre vie meravigliose, ma difficili, se vogliamo, estremamente difficili a volte da accettare. Noi conosciamo lo sbigottimento che provò Mosè di fronte al roveto ardente e soprattutto di fronte alla voce di Dio, che lo mandava al suo popolo: una missione rischiosa, che tutti conosciamo, ma necessaria, come tutte le vie della volontà di Dio.

    Dio, quasi per proteggerlo, per dargli autorità, lo fascerà di luce, segno della Sua Presenza e potenza ìn lui. Cosi come è facile intuire il senso dì 'povertà interiore', che avrà sperimentato Abramo quando Dio gli chiese di abbandonare ogni affetto, sicurezza: tutto!

    Leggiamo il racconto che ci dona la liturgia oggi:

    "In quei giorni il Signore disse ad Abramo: 'Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.

    Farò di te un grande popolo e ti benedirò; renderò grande il tuo nome e diventerai benedizione Benedirò coloro che ti benedicono e maledirò coloro che ti maledicono e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra'.

    Allora Abramo parti, come gli aveva ordinato il Signore". .(Gen. 12, 1-4)

    Attraverso la risposta di Abramo sappiamo che la nostra obbedienza è oggi la nostra redenzione e la nostra storia di salvezza.

    Ma Gesù, conoscendo la nostra debolezza, di fronte ad eventi piccoli o grandi, che formano il tessuto della vita di ciascuno, sa dare ciò che genera fiducia illimitata, in modo che, fondando la nostra speranza su una fiducia totale in Lui, non ci lasciamo spaventare.

    Così come è da stolti chiedere che la nostra vita sia priva di momenti difficili, che fanno parte della condizione umana di tutti, è anche vero che, se osserviamo bene la nostra storia, troviamo accanto ai momenti difficili, come quelli di Abramo, momenti di gioia profonda, come la provarono i discepoli sul monte Tabor.

    Il racconto della Trasfigurazione mette in evidenza la potenza di Dio e la debolezza dell'uomo. Leggiamolo: "Gesù prese con tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in luogo solitario. Là di fronte a loro cambiò aspetto: il suo volto si fece splendente come il sole, e i suoi abiti diventarono bianchissimi come la luce. Poi i discepoli videro anche Mosè e il profeta Elia: essi stavano accanto a Gesù e parlavano con lui. Allora Pietro disse a Gesù: 'Signore è bello stare qui per noi. Se vuoi preparerò tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia. Stava ancora parlando quando apparve una nube luminosa che li avvolse con la sua ombra. Poi dalla nube venne una voce che diceva: 'Questo è il mio Figlio, che io amo. Io l'ho mandato, ascoltatelo. A queste parole i discepoli furono talmente spaventati, che si buttarono con la faccia a terra. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: 'Non abbiate paura!: Alzarono gli occhi e non videro più nessuno; c'era infatti Gesù solo. E mentre scendevano dal monte Gesù ordinò loro: 'Non parlate a nessuno di questa visione, finchè il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti". (Mt. 17, 1-9)

    Poco prima il Vangelo di Matteo racconta lo scontro tra Pietro e Gesù, riguardo alla sua prossima morte. "Gesù da quel momento cominciò a spiegare ai discepoli ciò che doveva capitare. Diceva: `Io devo andare a Gerusalemme. È necessario. Gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e i ministri della Legge, mi faranno soffrire molto, poi sarò ucciso, ma al terzo giorno risusciterò'. Allora Pietro prese in disparte Gesù e si mise a rimproverarlo. 'Dio non voglia, Signore! Questo non ti accadrà mai!: Ma Gesù si voltò verso Pietro e disse: 'Va' lontano da me, Satana. Tu sei di ostacolo per me, perché tu ragioni come gli uomini e non pensi come Dio". (Mt 16, 22-24)

    davvero dura la risposta di Gesù a Pietro, che pretendeva di impedire il prezzo della nostra redenzione. Lo chiama `satana'... come a farci capire che la vita non può essere una passerella di piacere continuo, ma si realizza avendo il coraggio di abbracciare il costo della sofferenza per amore. Basta pensare ai martiri o a tanti, ma tanti, che nella vita hanno accolto la sofferenza come un meraviglioso prezzo per entrare nella gloria.

    E’ vero, guardandoci attorno, scopriamo tanti che 'scomunicano' la sofferenza come 'maledizione', inneggiando al piacere e ad un'allegria smodata — che non è gioia — e... hanno tanto seguito! Ma sono altrettanti coloro che, nella fede, non si sottraggono al dolore, come prezzo dell'amore. Dio non gode e non vuole la nostra sofferenza, anzi ha mandato su di noi il Consolatore, lo Spirito Santo, per infonderci coraggio e donarci la forza che fa superare dolore e contrarietà.

    Così Calvario e Paradiso si incontrano sul Monte Tabor, dove poco prima della Trasfigurazione, Gesù aveva preannunciato la Sua Passione e duramente risposto a Pietro, che pretendeva di impedirla, ma sul Tabor è scritta anche la nostra storia di credenti:, che non si sottraggono al dolore, ma lo vivono come prezzo dell'amore, nella fede in Gesù, nostro Redentore.

    Così commentava Paolo VI la Trasfigurazione:

    "Ecco il senso del racconto evangelico della trasfigurazione. Bisogna che gli occhi della nostra anima siano come rischiarati, abbagliati, da tanta luce, così che la nostra anima prorompa nell'esclamazione di Pietro. Come bello stare davanti a Te, o Signore, e conoscerti!

    Gesù ha due aspetti: quello ordinario che il Vangelo presenta e la gente del tempo vedeva: un uomo vero. Ma, pur a guardarlo sotto questo aspetto umano, c'è qualche cosa, in Lui, di singolare, unico, caratteristico, dolce, misterioso: al punto che — come racconta il Vangelo — coloro che hanno visto Gesù hanno dovuto confessare 'nessuno è come Lui, e nessuno si è mai espresso nella sua maniera'.

    unico, c'è nessuno che può paragonarsi a Lui per candore, purità, sapienza, carità, grandezza d'animo, eroismo, per capacità di arrivare ai cuori.

    I tre apostoli sono rimasti a fissare la visione ed hanno notato la trasparenza: nella Sua Persona c'è un'altra natura, oltre quella umana.

    Davvero Gesù è come un tabernacolo in moto: è l'uomo che porta dentro di sé l'ampiezza del cielo: è il Figlio di Dio fatto uomo; è il miracolo che passa sui sentieri della nostra storia.

    E tutti sappiamo che non si tratta di un uomo che passa e si spegne: è la mia vita, il mio destino, la mia definizione, perché anch'io sono cristiano, anch'io sono figlio di Dio". (aprile 1965) Non resta, in questa Quaresima, come fece la Veronica, saper imprimere nel velo della nostra anima la Sua immagine e farla nostra.

    Con Madre Teresa di Calcutta rivolgiamoci a Gesù con questa semplice preghiera:

    "O Signore, non parlare che di Te e di Te crocifisso;

    che non cerchi cose grandi,

    fa' solo che possa compiere piccoli gesti,

    ma trasfigurati da un grande amore'.

    Antonio Riboldi – Vescovo –
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 3/25/2011 10:45 PM

    III Domenica di Quaresima (Anno A)

    La sete che tutti dovremmo avere

    Il racconto dell'incontro di Gesù con la Samaritana, accanto al pozzo di Giacobbe, che Giovanni Evangelista presenta con particolari quasi da cronista, non facendosi sfuggire neppure una briciola della bellezza che contiene, è una perla del Vangelo estremamente significativa per il nostro cammino quaresimale, verso la Pasqua.

    Lei è una donna samaritana, appartenente cioè ad un gruppo ritenuto eretico, e quindi maledetta, ai suoi tempi, e, inoltre, è una donna, per dì più notoriamente peccatrice....

    Ce n'è abbastanza per farci ritrovare in lei tutti i pezzi di stracci che volano per aria e che sono le storie delle nostre debolezze umane. La possiamo realisticamente immaginare tutta presa dai suoi pensieri, forse dalle sue preoccupazioni o, addirittura, nauseata – essendo una pubblica peccatrice -nel percorrere le tristi vicende della sua vita di donna che si deve vendere al piacere dell'uomo.

    Una donna, insomma, con la nausea in bocca e l'amarezza nel cuore, che avrebbe voluto per sé un'altra vita e si ritrova, Dio solo sa perché e come, tra le mani un'esistenza che ha il sapore dell'acqua amara delle cisterne screpolate.

    Gesù, stanco del viaggio attraverso la Samaria, ha sete. Si ferma vicino al pozzo anche Lui, • • _ 'sola sorgente di acqua viva che dà vita'. Gesù non bada alle differenze, sociali, culturali, alle divisioni etniche o religiose o altro: fa finta di non accorgersi di essere di fronte ad una donna samaritana, per di più peccatrice. Per Lui è una creatura bisognosa di acqua... 'acqua viva'.

    Ma la provoca, chiedendole dell'acqua da bere. A Lui basta poco per dissetarsi e, a lei, con molta affabilità, senza alcun pregiudizio, chiede tanto poco: una coppa d'acqua, un gesto di bontà, un piccolo dono.

    bene dare spazio al racconto di Giovanni, che chiede di essere gustato e meditato totalmente. Un racconto in cui all'acqua del pozzo si sostituisce per la donna un'acqua che ridona la bellezza della vita con Parole di Amore e Vita.

    giusto non farsi sfuggire neppure un particolare del lungo racconto, che diviene una efficace occasione per immedesimarci nella donna e incontrare Gesù, perché anche noi, oggi, tante volte siamo simili a lei: 'assetati di vera vita' fuori e, soprattutto, dentro l'anima.

    "Gesù giunse ad una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al terreno di Giacobbe.

    Gesù, dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo di Giacobbe. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samara ad attingere acqua".

    E qui inizia il dialogo, in cui Gesù, assetato, chiede da bere: un dialogo occasionale di una semplicità quotidiana, ma che è per Lui la strada per entrare nel cuore della donna. E la meravigliosa 'tattica' della Grazia, che sa insinuarsi nella nostra quotidianità, con spiragli incredibili.

    “Le disse Gesù: 'Dammi da bere!: I suoi discepoli, infatti, erano andati in città a fare provvista di cibo. Ma la Samaritana gli disse: 'Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani". Gesù, 'il Primogenito fra molti fratelli', subito scardina' le nostre logiche relazionali, basate su differenze e contrapposizioni, e, partendo proprio dalla distanza che si era creata tra Giudei e Samaritani, fa il grande salto della Grazia, avanzando la sua incredibile, divina e inaspettata proposta.

    "Gesù le rispose: 'Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice 'dammi da bere! tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva. Gli disse la donna: 'Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo, da dove dunque hai questa acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?".

    Difficile per ciascuno di noi uscire dai nostri ridotti e limitati confini umani, ma Gesù svela la potenza della Grazia che cambia nel profondo l'uomo, che si crede sufficiente a se stesso, ma se è onesto con se stesso, sa riconoscere di mancare nel cuore..... del necessario.

    "Rispose Gesù: 'Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. 'Signore, gli disse la donna: 'dammi di quest'acqua perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua'.

    Quanto ci è difficile staccarci dal materiale, per assurgere ai valori dello spirito! Quanta dolce pazienza e comprensione nel Maestro!

    "Le disse: 'Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui. Le rispose la donna: 'Non ho marito'. Le disse Gesù: 'Hai detto bene 'non ho marito', infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito: in questo hai detto il vero. Con Gesù non possiamo bluffare! "Gli rispose la donna: 'Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le disse: `Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quello che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori, adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e verità e quelli che lo adorano