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CON ARTE A LUI CANTATE

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    00 9/3/2010 10:51 PM
    Sal 46,8    poiché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte.

    Come realizzare questo imperativo?

    Ecco delle linee guida per cantare a Dio in modo da edificare noi stessi e gli altri, dando a Lui, per quanto ci è possibile,  la gloria di cui è degno.
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    00 9/3/2010 10:52 PM

    1. musica con coscienza

    Introducendoci nella tematica riguardante l’uso della musica e del canto come tecnica di animazione, è importante chiederci quale sia il rapporto che l’uomo comune ha instaurato con questo mezzo espressivo.

    Musica con coscienza” è il titolo di un saggio di musicologia di Gino Stefani nel quale l’autore propone ai lettori un percorso di riflessione sull’esperienza musicale comune1. L’esperienza musicale è profondamente radicata nella coscienza dell’uomo tanto che “a ciascuno di noi l’homo musicus che abita in tutti suggerisce i modi, anzi l’arte, di arrangiarsi in musica2.

    Tutti siamo “qualcuno” musicalmente, ma ciò che è importante è porre a servizio della maturazione propria e degli altri ciò che la nostra persona per prima ha sperimentato, interiorizzato, maturato.

    E’ bene porre in evidenza che, specialmente il mondo giovanile, è particolarmente stimolato dagli eventi musicali:

    La musica, in discoteca o ai festival, costituisce uno dei grandi momenti espressivi della sensibilità giovanile: essa penetra nell’animo dei giovani, evolve con loro, ne libera le energie, li unisce e li identifica; attraverso la musica vengono trasmessi modelli di vita e criteri di giudizio3.

    Non c’è dubbio che l’esperienza musicale favorisca lo sviluppo della coscienza dei giovani, ma perché tale sviluppo sia positivo è importante instaurare un “rapporto maturo” con la musica e i suoi contenuti, in quanto questa può facilmente diventare veicolo di non-valori, esperienza estraniante, occasione di presa di distanza dalla storia personale, quasi un “nirvana” a portata di mano. A questo si aggiunga la diffusione di presunti generi musicali “satanici” che, sempre più in questi tempi, attraggono l’immaginario giovanile, e non solo giovanile, proiettandolo verso un mondo esoterico e misterioso.

    In queste poche affermazione già scorgiamo l’urgenza di accostarsi all’esperienza musicale, certo non con diffidenza, ma con spirito critico e disponibilità positiva e costruttiva. Di fatto è così scontato parlare dell’esperienza musicale che spesso o non se ne parla affatto o si cade in luoghi comuni o in analisi e considerazioni superficiali.

    Se l’esperienza musicale vuol diventare mezzo di espressione e di comunicazione della fede cristiana deve essere compresa alla luce della profondità delle esperienze umane che essa determina e del significativo ruolo pedagogico che la musica è altamente in grado di assumere.



    1.1. Alla scoperta degli eventi musicali

    Non ci stupiamo se osservando il mondo che ci circonda lo scopriamo piuttosto assordante. I rumori della città, delle strade, delle macchine, delle stazioni, dei mercati spesso hanno condotto l’uomo a perdere il senso e la capacità dell’ascolto.

    La stessa musica, anche quando è accompagnata da un testo letterario più o meno significativo, rischia di non veicolare più eventi comunicativi. Gli eventi musicali, nella maggior parte delle situazioni, sono fruibili come “sottofondo” durante altre attività e non come mezzi diretti di comunicazione di valori. La musica nei supermercati, nelle sale d’attesa, nelle stazioni, nei mezzi di trasporto esplica proprio questa funzione. C’è chi addirittura trova non solo piacevole ma addirittura conveniente studiare con lo sfondo musicale della radio! Tutto ciò ha talora contribuito a far assumere atteggiamenti superficiali nei confronti della comunicazione musicale.

    Questa preliminare constatazione ci conduce ad affermare che se vogliamo utilizzare la musica e il canto come mezzi efficaci di animazione pastorale diviene urgente e imprescindibile proporre agli animatori un cammino formativo che li abiliti a fare un saggio uso del materiale sonoro.

    1.2. L’educazione musicale

    Iniziamo col chiederci cosa vogliamo intendere per educazione musicale. Con questo termine indichiamo quel cammino di coscientizzazione che conduca a porsi di fronte agli eventi musicali con “coscienza”, nel senso di consapevolezza e in opposizione a superficialità.

    L’educazione musicale va concepita su due versanti:

    1. Educare “alla” musica, ovvero inserirsi in un cammino che abiliti alla comprensione del linguaggio musicale nella varietà dei suoi aspetti;

    2. Educare “con” la musica, ovvero acquisire quelle competenze che permettano di utilizzare la musica come tecnica educativa4.

    1.2.1. Educare “alla” musica

    È bene chiarire il fatto che la musica è una realtà polivalente, essa infatti può essere considerata da diversi punti di vista:

    a. musica come pratica sociale complessa: a partire dalle pratiche culturali che utilizzano l’evento sonoro (musica terapeutica, religiosa, magica, di lavoro, da ballo...);

    b. musica come linguaggio: cioè come schema di comunicazione che rimanda ad aspetti della realtà extra-musicale;

    c. musica come oggetto: cioè come qualcosa da analizzare e capire nella sua struttura ed eventualmente da manipolare;

    d. musica come “fare”: cioè come evento “producibile” attraverso funzioni e strumenti diversi;

    e. musica come sorgente di messaggi: cioè come fonte inesauribile di comunicazione5.

    f. musica come gioco: cioè la musica nel suo aspetto ludico e ricreativo;

    g. musica come celebrazione: cioè la capacità della musica di realizzare situazioni umane che lancino comunitariamente verso la trascendenza;

    h. musica come stimolo ad acquisire atteggiamenti personali e collettivi.

    L’educazione alla musica deve passare per la comprensione di queste dimensioni così che sia possibile “entrare” in essa, sentendosi coinvolti in una pratica che è di tutti e coinvolge tutta la persona nelle sue diverse componenti.



    1G. STEFANI, Musica con coscienza, EP, Cinisello Balsamo 1989. Dello stesso autore si vedano: Il linguaggio della musica, EP, Cinisello Balsamo 1985; Progetti sulla musica, Ricordi, Milano 1983.

    2G. STEFANI, Musica con coscienza, EP, Cinisello Balsamo 1989, p. 7.

    3V. DE PABLO, “Incontri giovanili”, in: M. MIDALI-R. TONELLI (a cura di), Dizionario di pastorale giovanile, Editrice LDC, Torino 1992, p. 521.

    4Cfr. S. VINCENZI MAPELLI, Scoprire la musica. Proposte didattiche per l’educazione musicale dei bambini, Editrice La Scuola, Brescia 1992, pp. 5-15.

    5Cfr. J. TAFURI, Una musica per tutti, LDC, Leumann 1982, pp. 7-8.

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    00 9/3/2010 10:54 PM

    Ecco alcune tecniche1 di educazione al linguaggio musicale:


    Obiettivi


    Attività


    Capacità di usare la voce per il canto



    - Giochi con la bocca

    - Giochi con la voce


    Capacità di riprodurre ritmi con il corpo, la voce e gli strumenti



    - Esercizi ritmici

    - Giochi di movimento

    - Bans


    Capacità di ascoltare suoni e rumori e di analizzarli



    - Canzoni

    - Danze, marce, ecc.

    - Giochi con rumori

    - “Ascolto” del silenzio


    Capacità di ascoltare brani musicali



    - Ascolto di brani e di suoni


    Capacità di produrre messaggi musicali personalizzati



    - Invenzioni (composizioni)

    - Feste

    - Concerti



    1Cfr. S. VINCENZI MAPELLI, o.c., p.14.

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    00 9/3/2010 10:55 PM

    1.2.2. Educare “con” la musica

    Soltanto dopo aver fatto una cammino di educazione alla musica si può proporre un itinerario di educazione attraverso la musica.

    a. Educare con la musica al fine di una maturazione intellettuale

    La musica coinvolge l’affettività, il sentimento e la fantasia; tuttavia sarebbe riduttivo limitarne la funzione a questi ambiti. La musica infatti viene vagliata, ordinata e compresa dall’attività dell’intelligenza.

    b. Educare con la musica al fine di una maturazione espressivo-comunicativa

    La musica è linguaggio, in quanto tale permette la comunicazione di valori. Quanto più un linguaggio è compreso e decodificale, tanto più esso crea comunicazione profonda.

    c. Educare con la musica al fine di una maturazione emotivo-affettiva

    La musica produce emozioni più o meno intense: permette di placare gli animi, di creare il clima emotivo necessario per una data attività, di stimolare l’entusiasmo, di sollecitare all’attività psicomotoria, di superare conflitti...

    Tutte queste realtà attendono d’essere espresse, controllate e interiorizzate.

    d. Educare con la musica al fine di una maturazione spirituale-morale

    La musica, in quanto arte, è linguaggio simbolico e come tale “parla all’anima”. È senz’altro inutile richiamare il fatto che la musica ha sempre avuto, in tutte le religioni, una funzione determinante per elevare ed accomunare gli animi, per pregare, contemplare, esprimere la fede. È innegabile quindi la dimensione spirituale della musica e la sua potenzialità nell’educare, arricchire ed esprimere la dimensione spirituale e morale della persona.



    Ecco un’altra griglia1 con qualche tecnica per un cammino educativo attraverso il linguaggio musicale:


    Finalità


    Obiettivi musicali


    Attività


    maturazione intellettuale



    - potenziamento del pensiero produttivo/immaginativo

    - potenziamento del pensiero analitico

    - potenziamento delle capacità logiche


    - produzione sonora

    - riflessione

    - interpretazione


    maturazione espressivo-comunicativa



    - educazione ai linguaggi


    - educazione alla musica


    maturazione emotivo-affettiva e motoria



    - fare esperienza di nuove emozioni

    - controllo emotivo

    - simbolizzare le emozioni

    - esprimere le emozioni

    - sviluppo del senso ritmico

    - conoscenza del corpo

    - capacità di utilizzare l’udito per conoscere, capire ed agire


    - ascoltare

    - cantare

    - suonare

    - imitare e inventare eventi musicali

    - esercizi e giochi ritmici

    - danze, marce, movimenti imitativi


    maturazione spirituale-morale



    - affinare il gusto estetico

    - educare al senso religioso

    - capacità di cogliere messaggi, valori storici e morali


    - esercizi di ascolto

    - analisi del testo musicale

    - analisi degli eventuali testi letterari

    - comprendere, interpretare, applicare alle proprie situazioni di vita




    1Cfr. S. VINCENZI MAPELLI, o.c., p.11.

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    00 9/3/2010 10:56 PM

    2. Comunicare la fede con la musica

    Abbiamo già posto in evidenza la profonda valenza di interiorità che caratterizza l’esperienza musicale. La musica e il canto coinvolgono l’uomo in tutte le sue dimensioni creando in lui una gamma di sentimenti più o meno profondi ed espliciti che coinvolgono la persona in un dinamismo di comunicazione che con altri segni e linguaggi raramente può essere realizzato. Ciò pone la musica in una posizione favorevole al fine d’essere utilizzata per la comunicazione delle realtà di fede, in quanto essa contribuisce a coinvolgere in profondità i destinatari del messaggio evangelico veicolato e supportato dal linguaggio musicale. Si potrebbe dire che l’annuncio di fede realizzato attraverso la musica, oltre penetrare nell’intelletto del destinatario, si manifesta ancor più in profondità nella sua coscienza coinvolgendone l’affettività e le emozioni.

    Nella fusione evangelo-musica, quest’ultima nulla aggiunge alla parola rivelata ma ne facilita la comunicazione, la riflessione e anche la memorizzazione. Il messaggio di fede quindi diventa più significativo e incisivo se realizzato attraverso la musica.

    R. Frattallone, nel cogliere la funzione della musica nella catechesi, afferma:

    Gratuità e gioia, purificazione e rappacificazione intima, insegnamento e creazione artistica, lode e adorazione a Dio, costituiscono la ricchezza polivalente che la musica offre al catechista perché immerga in essa il messaggio da annunciare1.

    Musica e canto diventano così uno strumento qualificato per la comunicazione della fede specialmente nella fede annunciata (catechesi) e nella fede celebrata (liturgia).

    Tra queste due dimensioni fondamentali della pastorale (catechesi e liturgia) intercorre uno stretto rapporto riscontrabile anche dal ricorso di entrambe all’espressione musicale. Ci sembra interessante la sottolineatura proposta da R. Frattallone:

    Tra musica e catechesi vige un rapporto molto complesso che va dalla comune fondazione dottrinale, teologica e antropologica, alla riflessione interdisciplinare legata alla didattica e all’esperienza di fede cristiana. (...)
    Sia la catechesi che la liturgia interpellano la musica in quanto linguaggio e strumento di comunicazione e di comunione interpersonale. Inoltre la musica, che apre l’intimità della persona e ne stimola l’espressione religiosa, può favorire l’integrazione tra l’annuncio cristiano e la celebrazione liturgica. In particolare allorché i testi dei canti adoperati nella catechesi riproducono un momento, un atteggiamento o un aspetto ben definito della celebrazione liturgica, i catechizzandi ridestano sentimenti, ricordi e convinzioni di un’unica esperienza di fede capace di accomunare il momento catechistico con il momento liturgico.
    Perciò ogni programmazione pastorale organica dovrà prevedere tempi e modi secondo cui la musica e il canto dovranno inserirsi nel dinamismo di maturazione nella fede; tale maturazione non può non basarsi su una catechesi su una catechesi organica orientata alla celebrazione liturgica. La musica, quindi, fa da ponte tra la catechesi e la celebrazione trasformando in gioia e canto celebrativo l’annuncio catechistico scaturente dalla vita, e canalizzando verso la gioia e l’impegno della vita l’esperienza arricchente dell’evento liturgico2.




    3. Il canto in catechesi

    Finora abbiamo parlato senza distinzioni della funzione della musica e del canto in catechesi. È però importante, prima di individuare delle tecniche, focalizzare esplicitamente la tematica del canto.

    Nel canto abbiamo un incontro tra un testo e una melodia che lo veicola, lo arricchisce, lo rende più suggestivo e attraente, ne amplifica la portata comunicativa. Il canto da utilizzare in catechesi non può essere assunto senza un pizzico di capacità critica, è quindi importante acquisire dei metodi di analisi della musica e soprattutto del testo letterario.

    Per praticità e desiderio di sintesi abbandoniamo lo stile espositivo e ci affidiamo all’incisività di alcuni schemi.

    1R. FRATTALLONE, “Musica e canto”, in : Dizionario di catechesi LDC, p. 451.

    2IDEM, Musica e liturgia. Analisi della espressione musicale nella celebrazione liturgica, C.L.V.-Eddizioni Liturgiche, Roma 19912, pp.130-131.

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    00 9/3/2010 10:57 PM

    3.1. Analisi del testo musicale

    melodia


    facile, difficile, orecchiabile, semplice, banale, modesta, elaborata, contorta, grottesca, misteriosa, ispirata, antica, classica, moderna, gaia, festosa, triste, giovanile, spigliata, affettuosa, familiare, sdolcinata, devota, meditativa, solenne, pesante, trionfalistica, trascinante...


    armonia



    maggiore, minore, modale, semplice, essenziale, scarna, povera, ricca, elaborata, moderna, classica, barocca...


    ritmo



    semplice, composto, binario, ternario, quaternario, sincopato, elaborato, libero...


    arrangiamento



    uso degli strumenti (elettronici, naturali, sintetizzati...), composizione delle voci, rapporto soli-coro, tecnica del suono...


    3.2. Analisi del testo letterario

    Chi


    chi parla nel testo?


    Dio, Gesù, io, noi, il celebrante





    a chi si rivolge il testo?


    a Dio (trinitario o persone), a Maria, a un Santo, a me, a noi, agli altri



    Come


    la forma


    libera (prosa), poesia, mista, a strofe, a dialogo (responsoriale), con o senza ritornello, litania, preghiera...





    le parole


    semplici o complesse, corte o lunghe, simboliche, nozionali, concrete o astratte, insolite, banali, esotiche





    il linguaggio


    corporale, sentimentale, metaforico, scritturistico, liturgico





    le formulazioni


    affermativo/negativo

    imperativo/esortativo

    interrogativo/dialettico





    enunciazione di valori


    valori morali

    verità da credere





    la progressione del testo


    dalla strofa al ritornello

    dalla prima all’ultima strofa





    uso di alcune parti del discorso


    Verbi, pronomi, aggettivi, avverbi



    Contenuti


    domanda, ringraziamento, invito alla lode, meditazione, testimonianza, denuncia...







    quale situazione di partenza, quale situazione umana tipica, quale situazione puramente liturgica







    una tappa nella vita del credente







    quale situazione di arrivo, un nuovo stato di cose, una tensione risolta...





    contenuti di fede


    come sono presenti


    Dio, Cristo, Spirito, l’uomo e il mondo, il cristiano e la Chiesa





    come giocano i diversi rapporti


    tra Dio e l’uomo

    tra i cristiani e il mondo

    tra i membri della Chiesa





    quale tipo di rapporto si vuole instaurare o slegare







    quale contenuto di salvezza


    come è presente, come è articolato, quale rapporto con la vita, quale rapporto con la liberazione umana





    L’equilibrio trinitario nel testo




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    00 9/3/2010 10:59 PM

    3.3. Il rapporto testo-musica

    La musica (melodia, armonia, ritmo, arrangiamento) nel suo sviluppo e nella sua struttura serve (è “a servizio”, indispensabile, utile...) al dinamismo del testo o è un collage, è stereotipato (melodia comune adattabile a qualsiasi contenuto), è inutile?

     

    Qual’è il senso globale del canto?



    La musica e il testo sono adeguati all’utilizzazione pastorale che si intende farne?



    4. Tecniche musicali per la catechesi

    La musica e il canto in catechesi possono avere innumerevoli utilizzazioni. Come sempre un saggio animatore dovrà cercare la tecnica più adatta al suo gruppo, alla tematica, al luogo dell’incontro ecc.

    Distinguiamo due tipi di tecniche: tecniche d’ascolto e tecniche di produzione musicale.

    4.1. Tecniche d’ascolto dell’espressione musicale

    E' ormai parere comune che alla base di una buona educazione musicale non può situarsi che una adeguata educazione all'audizione. Nonostante ciò, l'approccio all'ascolto della musica è generalmente superficiale, come già abbiamo avuto modo di affermare. Non basta consentire che le onde sonore provochino la vibrazione del timpano e questo, attraverso il nervo acustico, trasmetta il messaggio sonoro nel cervello, per poter affermare che si è realizzato l'ascolto. Lo psicomusicologo Edgar Willems (1890-1978), nelle sue considerazioni circa l'educazione della sensibilità auditiva secondo gli aspetti acustico-percettivi unitamente a quelli affettivi e cognitivi, distingue tre stadi nell'ascolto musicale:

    1. La sensorialità uditiva. Si tratta della percezione sensoriale fisiologica che ha come unico risultato l'udire. E' questa la "base materiale" che apre la porta ad un ascolto più profondo. Per poter ascoltare correttamente un evento musicale è importantissimo saper ricevere le impressioni sonore. Si pensi a questo proposito all'importanza del luogo in cui si ascolta la musica, del silenzio, della possibilità di concentrazione e della disponibilità di un tempo congruo per l'attività di ascolto.

    2. La sensibilità affettiva uditiva. E' quello stato psicologico che l'uomo sperimenta all'impatto con eventi musicali esterni che spesso si concretizza con reazioni emotive di infinite sfumature. Si passa così dall'udire all'ascoltare. Uscendo dalla passività dell'udire, colui che ascolta è coinvolto più in profondità sia a livello emotivo che a livello affettivo. Siamo in quello stadio in cui si reagisce all'evento sonoro attraverso stati d'animo diversi e non voluti o procurati dalla volontà di colui che ascolta (tristezza, angoscia, allegria, pianto, stimolo al movimento ritmico, ecc.).

    3. L'intelligenza uditiva. E' con l'intelligenza uditiva che si ha l'opportunità di comprendere, analizzare e decodificare l'esperienza musicale. E' solo a questo livello che si realizza una vera appropriazione dell'evento sonoro che diventa "significativo" per la mia vita.

    Anche la catechesi, nell'utilizzare la tecnica dell'ascolto, deve tenere conto di questa capacità progressiva dell'audizione musicale.

    L'ascolto di un canto registrato va’ quindi preparato e realizzato con metodo. Distinguiamo alcune tappe successive per la realizzazione di una buona audizione.

    1. Lavoro preliminare personale di analisi del canto da parte dell'animatore.

    2. Assicurare una disposizione interiore ed esteriore che faciliti la sensorialità uditiva. Cercare la possibilità più adeguata a livello tecnico per realizzare un buon ascolto.

    3. Non lasciarsi prendere dalla fretta di commentare il testo letterario a discapito del senso globale del canto realizzato da parole e musica.

    4. Far emergere da parte degli uditori le reazioni emotive ed affettive suscitate dalla musica.

    5. Analisi del testo letterario con eventuali spiegazioni di parole e testi poetici dal significato figurato o non immediato (E' di grande utilità avere il testo in mano).

    6. Analisi della coerenza tra reazioni emotive suscitate dalla musica e i contenuti del testo letterario.

    7. Applicazione esistenziale dei contenuti emersi nell'analisi del canto: cosa mi dice questo canto in riferimento alla mia vita passata, presente e futura?1


    E’ chiaro che l’aspetto tecnico, se assolutizzato, può andare a discapito del senso profondo dell’ascolto in ambito catechistico. Lo scopo infatti è quello di creare un silenzio denso di ascolto che diventa disponibilità interiore ad accogliere l’annuncio della parola di Dio o di altri valori. Siamo quindi nell’ambito della “traditio evangelii” che, attraverso l’ascolto musicale, suscita una “fides ex auditu”2.

    4.2. Tecniche di produzione dell’espressione musicale

    Se assume un carattere particolarmente significativo ascoltare un canto con profondità di intenti, non è di minore interesse ed efficacia esprimere dei valori e la stessa fede tramite la "produzione" di eventi musicali. Con il termine "tecniche di produzione dell'espressione musicale" vogliamo intendere tutte quelle attività attraverso le quali la musica è realizzata tramite l'impegno e il talento personale che, passando per la "riproduzione" vocale e strumentale di eventi sonori composti da altri, raggiunge il massimo grado nella creatività personale, tecnicamente definita come "composizione".

    1Si veda anche la proposta più sintetica di G. Quaglini in T. LASCONI - G. QUAGLINI - C. CIBIEN, L'arte del comunicare. I linguaggi della catechesi, Edizioni Paoline, Roma 1990, p. 95. Molto utile anche la scheda tecnica di G. DE COURREGES - P. JACOB, Liberi sentieri per celebrare, LDC, Leumann 1988, pp. 400-401

    2Cfr. R. FRATTALLONE, “Musica e canto”, in: Dizionario di catechesi, LDC, p. 451.

     

     


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    00 9/3/2010 11:00 PM

    4.2.1. Canto corale

    Il canto corale realizza in maniera tutta speciale un rapporto di condivisione e solidarietà fra coloro che vi si dedicano. Il canto di gruppo è una tecnica tanto usata quanto abusata. Quando si canta per condividere l'espressione della propria fede, sia nella liturgia che nella catechesi, è importante prendere coscienza di ciò che si fa. L'unione delle voci esprime significativamente la coesione di un insieme di persone, pertanto è un'espressione più che appropriata per manifestare la dimensione ecclesiale della fede cristiana. Nell'unione fisica delle voci si condivide anche la dimensione emotiva, affettiva e cognitiva. Il valore che esprimo nel canto non è solo mio ma di tutti coloro che si uniscono a me nell'impegno corale. Il canto corale allarga l’adesione e l’espressione personale-individuale della fede ad un ambito sociale, comunitario, ecclesiale, chiaramente manifesto e ricco di sentimento e gestualità corporale1.

    Prendere coscienza di questi dati è alla base di un impegno nel canto di insieme che mi conduca a trarre il massimo da questa esperienza. Il problema non è quindi esclusivamente tecnico-musicale ma di coscienza musicale.

    a. Apprendimento

    Spesso le prove per l'apprendimento di un canto non sono attività di facile realizzazione. Per poter insegnare un canto bisogna prima possederlo. Ciò significa che l'animatore dovrà studiarlo nei dettagli, prevedendo eventuali difficoltà di realizzazione. La prima necessità è quella di fare propria la linea melodica. Se l'animatore sa leggere la musica gli sarà abbastanza facile passare dalla carta al suono altrimenti dovrà cercare qualche rimedio alternativo.

    Ecco alcuni consigli pratici2.

    a. E' bene curare prima di tutto la preparazione da parte dell'animatore. Un gruppo di persone che cantano mal sopporta incertezze, lungaggini e imprecisioni.

    b. Le prove inizino con la lettura del testo letterario, spiegandone il contenuto, le parole di non immediata comprensione (attenzione ai fanciulli!), le immagini simboliche, traducendo parole o testi espressi in altra lingua (latino, greco, ebraico... ad es.: Kyrie eleison, amen, maranatah, alleluia, shalom, abbà...).

    c. Segue la proposta del canto, in parti o per intero, da parte dell'animatore. Si raccomanda una ripetizione frequente dei passaggi più difficili.

    d. Se lo si ritenesse necessario si può procedere a una lettura ritmica del testo verbale (recitare le parole secondo lo schema ritmico del canto), specialmente se si presentassero movimenti particolarmente ostici.

    e. Si passa quindi a curare la linea melodica. L'animatore, dopo aver proposto il canto nella sua interezza, lo divide in singole frasi (musicali e letterarie) di senso compiuto, da far ripetere una o più volte fino al sicuro apprendimento. Man mano che si procede si uniscono le parti.

    f. Dopo un apprendimento sommario l'animatore ripropone da solo il canto o una sua parte (strofa o ritornello) mentre gli altri ascoltano.

    g. A questo punto tutti possono ripetere il canto.

    Chi non sa leggere la musica deve imparare il canto per imitazione, da un cd, da un nastro o da qualche altro animatore. In ogni caso, se si vuol realizzare un buon apprendimento, è importante ricorrere alla registrazione originale o a una interpretazione veramente fedele allo spartito. Bisogna allontanare la presunzione di aver imparato un canto perché lo si è sentito una volta incontrando un gruppo esterno o durante una celebrazione.

    Ma vediamo concretamente come procedere.

    a. Come abbiamo già detto, è bene premettere una prova preliminare da parte dell'animatore che deve precedere l'audizione dell'intero gruppo. Si tratta di un ascolto molto attento, che non si lascia ingannare dalle esecuzioni proposte nelle registrazioni originali. Certi arrangiamenti vocali e strumentali non aiutano a cogliere l'esattezza della linea melodica da riprodurre in canto.

    b. Come abbiamo affermato precedentemente, anche in questo caso le prove si iniziano con la lettura del testo letterario, spiegandone il contenuto e le parole di non immediata comprensione.

    c. Durante le prove si farà uso del registratore, che comunque dovrà essere accompagnato dall'intervento dell'animatore. Si assicuri un'audizione completa del canto, da ripetersi anche più volte.

    d. In seguito si invita a cantare sopra la registrazione, prima a voce bassa poi più sostenuta, fino ad un buon apprendimento.

    e. Anche in questo caso è bene suddividere il canto in piccole parti per perfezionarle.

    b. Esecuzione

    Per quanto riguarda l'esecuzione del canto è utile richiamare opportunamente quanto già si è detto a proposito dell'audizione. Anche in questo caso è importante assicurare una disposizione interiore ed esteriore che ottenga un certo coinvolgimento nel canto, cercando di realizzare una esecuzione serena, partecipata e interiorizzante.

    Anche qui dobbiamo ricordare che è bene non lasciarsi prendere dalla fretta di commentare il testo letterario a discapito del senso globale del canto realizzato da parole e musica. Il canto corale, nella sua esecuzione, deve essere "coerente", deve cioè veicolare il contenuto letterario con una conforme e adeguata espressione, con un giusto dosaggio di volume, di timbrica e di ritmo. Se il testo di un canto esprime, ad esempio, un senso di interiorità, di serenità e di abbandono, anche dal punto di vista espressivo deve essere eseguito con la giusta distribuzione di volume-timbro-ritmo che evochi questi profondi stati d'animo. Così un canto festoso, allegro e coinvolgente nel testo letterario e nella elaborazione musicale non può essere reso con pesantezza ritmica, con volume sommesso e con una timbrica inconsistente o per niente trascinante, tipico di una cantilena o di una nenia.

    E' bene che l'esecuzione non sia mai fine a se stessa, è quindi importante far emergere le reazioni emotive ed affettive suscitate dalla musica e dal testo. Il fine ultimo dell'esecuzione deve essere sempre quello di scoprire la freschezza dei valori che il canto presenta per giungere all'applicazione esistenziale dei contenuti emersi nel canto (riferimento alla vita passata, presente e futura).

    1Cfr. G. DE COURREGES - P. JACOB, o.c., pp. 398-399;

    2Molto utili anche i consigli contenuti in G. DE COURREGES - P. JACOB, o.c., pp. 402-403.

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    00 9/3/2010 11:01 PM

    4.2.2. Uso di strumenti

    L’uso degli strumenti musicali pone in evidenza la differenziazione dei ruoli nell’ambito dell’esperienza musicale. E’ un ottimo mezzo per sottolineare la diversità dei doni e dei carismi che, uniti e armonizzati, contribuiscono a far emergere l’immagine di una Chiesa tutta ministeriale in cui, i diversi doni e le diverse capacità e attitudini dei singoli, sono posti a servizio dell’edificazione di tutti. E’ innegabile la portata coinvolgente e responsabilizzante che deriva dall’uso di diversi strumenti musicali, che oltretutto arricchiscono il canto sottolineandone il fraseggio musicale e i contenuti letterari. Una cosa è certa: per utilizzare nel modo migliore questa tecnica bisogna acquisire una certa competenza musicale!1

    Un uso tutto particolare degli strumenti musicali è realizzabile nei gruppi di fanciulli, anche in funzione delle celebrazioni liturgiche. I preanotanda della messa dei fanciulli sottolineano questa valenza:

    Anche nella messa dei fanciulli “possono essere di grande utilità gli strumenti musicali” (cfr. Musicam Sacram 62), specialmente se suonati dai fanciulli stessi. Gli strumenti sostengono il canto e favoriscono il raccoglimento meditativo dei fanciulli; talvolta esprimono a loro modo la gioia della festa e della lode a Dio2.

    Ancora una volta è sottolineata l’occasione di sintesi tra catechesi e liturgia realizzata dalla tecnica musicale.

    4.2.3. Facili composizioni

    Il documento dell’episcopato italiano Il rinnovamento della catechesi, riflettendo sul servizio degli operatori di catechesi afferma:

    Il catechista deve essere un acuto conoscitore della persona umana, dei suoi spirituali processi, della comunità in cui ciascun uomo vive e cresce. (...) Il suo metodo diventa servizio fraterno , in una ricchezza di insegnamenti, di proposte e di suggestioni, che sviluppano e adattano le facoltà spirituali del cristiano, per meglio abilitarlo all’atto di fede. (n. 168)

    La catechesi è tutta tesa verso l’adesione e l’espressione personale della fede, una delle sue precipue finalità è suscitare la “redditio fidei”. Il cristiano è chiamato ad interiorizzare e riesprimere (secondo la dimensione profetica) i contenuti di fede che gli sono consegnati. Ciò è realizzabile attraverso una molteplicità espressiva personale che la psico-pedagogia è solita definire come creatività3. La creatività è una dimensione esistenziale della persona umana che, utilizzando integralmente tutte le sue capacità logiche ed emotive, tende ad esprimere la profondità del proprio vissuto in maniera aperta e originale. La creatività contribuisce a “rimodellare” le proprie esperienze e a renderle nuovamente fruibili alla propria coscienza e all’intelligenza degli altri.

    La composizione musicale e letteraria rientra nell’ambito della creatività. Certamente l’esperienza di composizione non vuole rifarsi ai canoni della tecnica musicale classica che necessiterebbe profondissima competenza musicale. Si tratta solo di stimolare quei bambini o quei giovani particolarmente dotati ad aprirsi positivamente verso la creazione di un testo letterario e musicale che possa esprimere il proprio cammino di fede, gli slanci, le difficoltà, le attese, la lode, il ringraziamento...

    Ogni uomo, almeno una volta nella sua vita, è poeta e musicista. Perché non destare la disponibilità a cantare anche la propria fede? Perché non suscitare occasioni nelle quali i ragazzi tentano di descrivere poeticamente e musicalmente la propria esperienza cristiana?

    Senz’altro non tutti saranno in grado di “cimentarsi” in questo tipo di attività, ma per coloro che dimostreranno povere attitudini verso questa espressione sarà comunque utile riconoscersi nell’esperienza di fede che altri riescono testimoniare col canto.

    4.3. Tecniche combinate

    Con il termine “tecniche combinate” si vogliono designare quelle possibilità che l’esperienza musicale ha di amalgamarsi con altre forme espressive, sublimando la portata comunicativa ed esperienziale. Il canto è già per se stesso la fusione di due forme espressive: musica e parola. La stessa esperienza liturgica è una combinazione di gestualità comunicative (musica compresa) che pongono in azione tutte le potenzialità sensoriali ed espressive dell’uomo4.

    4.3.1. Musica e preghiera

    Durante un incontro di animazione o di catechesi l’uso del canto come preghiera acquisisce uno spessore tutto particolare. È bene però far notare ai ragazzi­ — prima di iniziare il canto — che si sta vivendo un momento di preghiera. L’abitudine al canto può far nascere una certa assuefazione o superficialità. C’è canto e canto. Il canto che contiene una preghiera deve essere presentato come preghiera, deve essere eseguito come preghiera, deve essere contestualizzato in un clima di preghiera. È molto utile, pertanto, far precedere il canto da una presentazione, che ne spieghi il senso, che lo contestualizzi alla luce del cammino che si sta compiendo o dell’incontro che si sta realizzando. Ma oltre la presentazione, è cosa buona premettere anche un istante di silenzio e di raccoglimento che susciti la disponibilità all’interiorizzazione e alla preghiera5.

    Il canto-preghiera può essere contestualizzato in diversi momenti dell’incontro, ma l’inizio e la fine sono le circostanze più adatte.

    Funzioni del canto-preghiera all’inizio dell’incontro:

    1. Creare un clima di partecipazione ecclesiale e di entusiasmo;

    2. Rinnovare la disponibilità all’ascolto della parola di Dio;

    3. Introdurre l’argomento che verrà sviluppato durante l’incontro;

    4. Invocare lo Spirito affinché l’incontro possa essere proficuo.

    Funzioni del canto-preghiera durante l’incontro:

    1. Concludere un primo momento o introdurre un successivo;

    2. Rilanciare l’impegno all’ascolto;

    3. Trasformare in preghiera parte dei contenuti già espressi.

    Funzioni del canto-preghiera alla fine dell’incontro

    1. Ringraziamento e lode per la realizzazione dell’incontro;

    2. Esprimere l’impegno di vivere quanto è stato presentato nell’incontro;

    3. Unirsi alle intenzioni di preghiera dei singoli con una acclamazione o un breve ritornello.

    1Per qualche nota tecnica circa l’uso di alcuni strumenti musicali rimandiamo ancora a G. DE COURREGES - P. JACOB, o.c., pp. 409-422.

    2Sacra Congregazione per il Culto divino, Direttorio per le messe dei fanciulli, n. 32, in Enchiridion Liturgico, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1989, n. 1270.

    3Cfr. F. FALCINELLI, “Creatività”, in: G. FLORES D’ARCAIS (a cura di), Nuovo dizionario di pedagogia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 19923, pp. 269-274.

    4Pensiamo, ad esempio, ad un canto processionale (segno udibile e “riproducibile” vocalmente) che accompagna un movimento (segno visibile) arricchito dall’uso dei ceri accesi (altro segno visibile) e dall’incenso (segno che interpella contemporaneamente la sensibilità visiva [fumo] e quella olfattiva [profumo]). A questo proposito è utile la consultazione di J. ALDAZABAL, Simboli e gesti. Significato antropologico, biblico e liturgico, LDC, Leumann 1988.

    5Interessante ma impegnativo il contributo di Felice Rainoldi, Prassi rituali dei giovani e musica per la preghiera, in: SODI M. (a cura di), Giovani, liturgia e musica, LAS, Roma 1994, pp. 227-253.


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    00 9/3/2010 11:02 PM

    4.3.2. Musica e disegno

    Parlando dell’ascolto musicale abbiamo proposto una esplicitazione e una comunicazione verbale dei contenuti trasmessi tramite l’audizione: far esprimere agli ascoltatori, con parole scritte o pronunciate, le emozioni che la musica o il canto hanno suscitato.

    Un modo immediato e particolarmente espressivo per far emergere le emozioni e i valori contenuti in una esperienza musicale è dato dal codice visivo, primo fra tutti il disegno. Anche questa potenzialità espressiva è stimolata dalla creatività, dalla capacità di riprodurre in simboli grafici un’altra esperienza simbolica come quella musicale. E’ una tecnica combinata particolarmente utile negli incontri catechetici con i fanciulli, che con certa difficoltà riescono ad esprimere verbalmente i propri sentimenti. E’ certo che i bambini prediligono il codice visivo e creativo per esternare la propria emotività e il proprio vissuto.

    Non è il caso di addentrarci in maniera approfondita. Altri testi possono essere consultati a questo scopo per scandagliare più accuratamente la tecnica grafica e associarla alla tecnica musicale1.

    4.3.3. Musica e diapositive

    E’ sempre più diffuso (speriamo sia anche sempre più pertinente e appropriato) l’uso di diapositive come tecnica catechistica. Il linguaggio delle immagini è carico di sfumature, di possibilità di espressione, ma anche di immediatezza e di grande capacità evocativa. Musica e fotografia possono fondersi almeno in due modi.

    1. Dall’immagine alla musica

    Innanzitutto la musica può fare da sfondo musicale durante la visione di diapositive, anche non accompagnate da un testo letterario: quasi un commento musicale alle immagini che scorrono al fine di suscitare reazioni interiori ancor più profonde. Di grande utilità potrebbe rivelarsi il tentativo di qualche montaggio “in proprio” (attività molto efficace con gli adolescenti), attraverso la scelta delle immagini e della loro successione, con la ricerca della musica più adatta.

    2. Dalla musica all’immagine

    Un’altra tecnica potrebbe invece partire da un canto, la cui audizione può essere accompagnata da alcune (senza esagerare nel numero) diapositive significative. Anche in questo caso si potrebbe realizzare un’attività di laboratorio nella quale i ragazzi, dopo aver interiorizzato il canto, creano un montaggio di diapositive che sottolinei i contenuti e i passaggi più significati (sia a livello letterario che musicale) del canto.

    Come abbiamo affermato per la tecnica musica-disegno, è bene approfondire, con l’ausilio di altri testi, la specificità della portata comunicativa delle diapositive o della fotografia in genere2.

    4.3.4. Musica e corpo

    Tutto il corpo può diventare fonte di comunicazione. Il corpo cammina, si inchina, si siede, si protende, si innalza... Associare alla musica il movimento del corpo significa voler coinvolgere tutta la propria persona per comunicare dei valori. Ma per realizzare questo connubio bisogna anzitutto prendere coscienza del proprio corpo, della positività del proprio corpo, dell’espressività globale del proprio corpo3. Quanto è utile questo esercizio in tempi in cui il corpo è strumento di piacere individuale, oggetto di frenato edonismo e di eccessive attenzioni. Spesso il corpo, invece di essere a servizio della comunicazione dei valori interiori dell’uomo, è strumentalizzato - soprattutto dai mass-media e sotto la spinta del consumismo - per porre esclusivamente in evidenza una “carnalità” vuota e pericolosa.

    Le tecniche che uniscono musica e corpo sono tante, dal più semplice e comune battito di mani a ritmo di musica, alla più elaborata e figurativa arte della danza.

    Sembra utile soffermarsi alle tre tecniche più diffuse e significative.

    a. La danza

    La danza pone tutto il corpo in movimento secondo il ritmo della musica. Con la musica il movimento del corpo diventa ordinato, armonico, esteticamente godibile. Anche la danza può essere manifestazione immediata di ciò che commuove l’uomo nell’intimo. La Sacra Scrittura è spesso testimone della danza come espressione del cuore dell’uomo, della sua gioia, della sua lode, della sua gratitudine4.

    La danza non è un’espressione realizzabile da tutti. E’ una tecnica proponibile con più facilità nell’ambito della catechesi o dell’animazione dei fanciulli5.


    1 Si vedano ad esempio T. LASCONI - G. QUAGLINI - C. CIBIEN, o.c., pp. 145-156; e G. DE COURREGES - P. JACOB, o.c., pp. 423-435.

    2Cfr. T. LASCONI - G. QUAGLINI - C. CIBIEN, o.c., pp. 121-134; G. DE COURREGES - P. JACOB, o.c., pp. 452-460.

    3Cfr. G. DE COURREGES - P. JACOB, o.c., pp. 392-393.

    4Es 15,20s; Sl 30,12; Gdc 11,34; 2Sam 6,15; Sl 149,3; Sl 150,4; Es 32,19; Ger 31,4.

    5Raccolte di danze: S. DONGHI, Danze folk ricreative, ECO, Milano; S. VARNAVA’, Insieme cantiamo e danziamo, 2 vol., Rugginenti, Milano; D. FERRARIS, Invito alla danza, LDC, Leumann; A. FANT (a cura di), Forza ragazzi, LDC, Leumann; IDEM, Ritmate con noi, LDC, Leumann.

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    00 9/3/2010 11:04 PM

    In sintesi:

    Caratteristiche della danza:

    · Movimento

    · Musica e ritmo

    · Espressione e gestualità

    · Collaborazione

    · Collettività


    Obiettivi della danza:

    · Percepire e conoscere l’ambiente circostante

    · Promuovere la conoscenza di sé e del proprio corpo

    · Favorire la socializzazione e la collaborazione


    Indicazioni pratiche per un corretto e veloce apprendimento:

    · Far precedere alla danza una breve spiegazione dei movimenti

    · Provare la successione dei movimenti senza la musica, scandendo il tempo a voce o meglio, con un tamburello

    · Verificare che tutti i ragazzi abbiano memorizzato i movimenti

    · Accertarsi che il locale sia adeguatamente ampio in rapporto al numero dei ragazzi e del tipo di danza

    · Utilizzare una buona amplificazione

    · Fare particolare attenzione ai luoghi all’aperto

    b. Il mimo

    Come la danza anche il mimo è una tecnica che unisce esperienza musicale e gestualità corporea. Mentre il corpo che danza è più concentrato sull’aspetto ritmico-musicale, nel mimo invece si esprime con una gestualità sì ritmica o, ancor meglio, sincronica, ma più libera e attenta all’espressività profonda. Inoltre i gesti che realizzano il mimo richiamano direttamente il contenuto (letterario), che intendono esprimere plasticamente. Il mimo, che nella sua esecuzione si presenta più semplice della danza, è una tecnica più facilmente realizzabile1.


    In sintesi:

    Caratteristiche del canto mimato:

    · Traduce il linguaggio verbale in linguaggio corporeo

    · Dà vita ad una frase attraverso il corpo, valorizzando i “mezzi naturali” di comunicazione di ogni singola persona

    · E’ espressione: ogni movimento, anche il più piccolo, equivale ad una sensazione. E’ manifestazione semplice ed essenziale dei sentimenti umani di gioia, tristezza, amore, odio, dolore e benessere

    · Armonizza e controlla i movimenti permettendo di muoversi in sincronia con altre persone


    Obiettivi del canto mimato:

    · Educare la persona al linguaggio corporeo attraverso la fantasia

    · Aiutare a “vivere” il corpo attraverso un’azione educativa dei movimenti

    · comunicare con il mondo che ci circonda partendo da una situazione ambientale, enunciata da un testo e sostenuta da un supporto musicale


    Indicazioni pratiche per la realizzazione di un mimo:

    · Far chiarezza circa il tema sul quale si sta lavorando

    · Scegliere il canto e il mimo (eventualmente, creare personalmente la coreografia)

    · Tenere presente il numero dei ragazzi che devono essere coinvolti

    · Verificare la funzionalità dell’ambiente (al chiuso, all’aperto, troppo ampio, ristretto, poco luminoso...)

    · Tenere conto dell’eventuale uso di altri materiali (ad es.: abiti, fiaccole, luci, simboli, cartelloni...)

    · Utilizzare una buona amplificazione


    c. I bans

    E’ veramente difficile trovare un giovane che non sia stato mai coinvolto nella realizzazione di un “ban”. Con questo termine si intende un annuncio gridato o cantato accompagnato da semplici e incisivi movimenti del corpo. Il ban esige sempre un gruppo, spesso un solista.

    Rispetto alla forma può essere o melodico, o gridato, o semplicemente recitato; ma in qualsiasi caso esige un andamento ritmico, che generalmente è inventato dalla fantasia del capo coro, e può variare secondo le circostanze. Il ban non è fine a sé stesso, ma è un mezzo per raggiungere degli scopi: saluto, invito al silenzio, suscitare attenzione, intrattenere il pubblico...

    Nel ban non occorre che la parola abbia significato in sé stessa; è molto più importante che la combinazione di vocali e consonanti si presti all’urlo se urlato, al sussurro se sussurrato, all’imitazione dei rumori se descrittivo, ecc.

    Per l’esecuzione si esige spontaneità (ma non confusione) e vivacità2.


    In sintesi:


    Caratteristiche del “ban”:

    · E’ un rumore espressivo, una manifestazione sonora

    · E’ l’espressione di uno stato d’animo lieto

    · Dura pochi minuti

    · Può essere realizzato attraverso:

    - un grido di gioia

    - un applauso

    - un piccolo canto gestualizzato

    - uno scherzo

    - una scenetta velocissima

    Obiettivi:

    · Creare rapidamente un’atmosfera gioiosa e coinvolgente

    · Realizzare un saluto

    · Esprimere un augurio

    · Creare un intervallo (se opportuno) durante momenti di impegno intenso

    · Scaricare un po’ di tensione


    Indicazioni pratiche:

    · Si può usare in diverse occasioni: feste, gite, compleanni, accoglienza di persone nuove...

    · Può essere scelto in base al tema che si tratta o alla circostanza che si vive

    · E’ bene insegnarlo correttamente, affinché possa conseguire l’effetto desiderato.


    1Raccolte di canti da mimare: A. FANT (a cura di), Ritmate con noi, LDC, Leumann; S. VARNAVA’, Insieme cantiamo e danziamo, 2 vol., Rugginenti, Milano. A questi si aggiungano tutti i repertori nati dall’esperienza e dai testi catechetici.

    2Raccolte di bans: A. FANT (a cura di), Forza ragazzi, LDC, Leumann; Canzoniere dei lupetti, Casa musicale ECO, Milano.

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    00 11/18/2017 11:59 AM

    di Bernardo Dueñas Moreno


    Qualche anno fa facevo parte di un coro, ma per vari motivi ho dovuto abbandonarlo e dedicarmi ad altri compiti nel campo dell’evangelizzazione. Ho tuttavia continuato a formarmi, ed è per questo che mi piacerebbe condividere con voi alcuni punti per riflettere e offrire un miglior servizio al Signore. Il coro a Messa è molto importante, ma lo è anche conoscere il senso della Messa stessa e parteciparvi in modo corretto.


    Dovete sapere che per stare in un coro non è importante solo cantare bene, ma serve anche una formazione liturgica. La Messa ha la sua forma e la sua sequenza, e la Chiesa, oltre che madre, è anche saggia maestra perché da duemila anni ci guida sulla retta via per la nostra santificazione. È la Chiesa che insegna come si deve realizzare un atto liturgico. Condivido quindi alcuni punti che a volte chi fa parte di un coro parrocchiale potrebbe trascurare.


    1. La Messa ha i propri tempi, non i nostri


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    L’Ordinamento Generale del Messale Romano afferma al numero 37 che ci sono canti che sono riti in se stessi, come il Gloria, il salmo responsoriale, l’Alleluia, il Santo e alcuni altri. Allo stesso numero si spiega anche che ci sono canti che accompagnano un rito, come il canto d’ingresso, della presentazione delle offerte e di Comunione. Il coro deve rispettare questi tempi e non estendere i canti più del necessario. Il canto d’ingresso, ad esempio, ha la funzione di accompagnare la processione d’ingresso dei ministri (cfr. OGMR, 47), e deve quindi durare quanto dura la processione e l’atto di incensare l’altare (quando c’è). Una volta terminato questo rito, il canto d’ingresso si deve concludere, evitando di aggiungere strofe superflue. Un altro esempio è il canto di Comunione, che deve durare quanto la distribuzione della Comunione ai fedeli e non deve prolungarsi fino alla purificazione dei vasi sacri.



    2. Non ogni canto è liturgico


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    Ci sono canti estremamente belli e che sembrano molto adatti alla situazione o anche al Vangelo, ma il nostro compito come coro è quello di verificare se ciò che cantiamo è appropriato alla liturgia. La Chiesa ci dà un suggerimento per capirlo nel documento intitolato Musicam sacram, dove al n. 4 si legge:


    “Musica sacra è quella che, composta per la celebrazione del culto divino, è dotata di santità e bontà di forme. Sotto la denominazione di Musica sacra si comprende, in questo documento: il canto gregoriano, la polifonia sacra antica e moderna nei suoi diversi generi, la musica sacra per organo e altri strumenti legittimamente ammessi nella Liturgia, e il canto popolare sacro, cioè liturgico e religioso”.


    Bisogna allora evitare canti che pur essendo cattolici non avevano questa finalità e intenzione quando sono stati creati, e ancor di più canti di altre denominazioni cristiane. Non vi scoraggiate: c’è un’infinità di canti alla portata di tutti che possono supplire a quelli non liturgici del vostro repertorio.


    3. Il canto dev’essere fedele al testo che presenta


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    Il fatto che un canto dica “Gloria a Dio” o “Alleluia” o “Agnello di Dio” non significa che si possa usare nella Santa Messa. Il canto dev’essere fedele al testo che presenta. Non possiamo modificare preghiere antichissime della Chiesa perché il canto suoni meglio o sembri più bello (cfr. Sacrosanctum concilium, n. 121). Ripeto: non vi scoraggiate se qualche canto del vostro repertorio non è fedele al testo originale della preghiera, cercate di sostituirlo con qualcuno che lo sia.


    4. Non esiste un canto per il rito della pace


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    Nell’agosto 2014, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha diffuso un documento intitolato Il significato rituale del dono della pace nella Messa, in cui al sesto punto si dichiara espressamente che al momento dello scambio della pace bisogna evitare “abusi” come l’introduzione di un canto per la pace, inesistente nel rito romano. Il rito della pace dev’essere infatti un momento breve che non deve distrarre l’assemblea da ciò che è importante e che in quel momento si trova sull’altare.

    5. L’“Agnello di Dio” inizia quando il sacerdote spezza il pane

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    Questo canto non accompagna la pace, ma la frazione del pane.L’OGMR dice al riguardo al n. 83: “L’invocazione accompagna la frazione del pane, perciò la si può ripetere tanto quanto è necessario fino alla conclusione del rito. L’ultima invocazione termina con le parole dona a noi la pace”.

    6. Non basta essere presenti solo con il corpo

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    A volte chi partecipa a un ministero musicale o a un coro parrocchiale dimentica che sta anche partecipando all’Eucaristia. Non è che stando dietro o al lato della chiesa ci si può distrarre o fare altre cose, perché davanti a noi si sta verificando il miracolo d’amore più grande. Si partecipa non solo cantando, ma anche ascoltando Dio nel Vangelo e nell’omelia. Se avete già raggiunto questo grado di attenzione, aiutate altri a fare lo stesso.

    7. Siamo servitori della Chiesa, non star

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    Sicuramente già lo sapete, ma credo sia necessario e prudente ripeterlo. Il servizio che offre il coro dev’essere svolto con umiltà, perché non siamo lì perché siamo i migliori o perché vogliamo spiccare. Ricordate, al centro della Messa c’è Cristo, non la nostra voce. Dobbiamo cercare di servire, non di spiccare o di essere applauditi (men che meno all’interno della Messa), perché i doni che abbiamo ci vengono dati gratuitamente da Dio e dobbiamo metterli al servizio del prossimo per la gloria di Dio.

    Con questi consigli non voglio certo imporvi le mie idee, ma mostrarvi cosa insegna la Chiesa, che è incredibilmente saggia… molto più di noi! Non voglio neanche spingervi a disertare il coro, al contrario: vorrei motivarvi a crescere e a offrire un servizio migliore. Vi invito a leggere i documenti citati nel testo e a condividerli con altri. Non dimenticate che, come ha detto Joseph Ratzinger, il destino della fede e della Chiesa si decidono “nel rapporto con la liturgia. Vi assicuro le mie preghiere, e vi prego di non dimenticarvi di pregare per me.