Freeforumzone mobile

Esistono forme di vita nello spazio ?

  • Posts
  • OFFLINE
    Credente.
    00 7/3/2010 10:08 PM
    L'esistenza di forme di vita nello spazio, specialmente se
    intelligenti, pone nuove domande ai credenti:
     parla Don Tanzella-Nitti

    «Se un giorno ci dovesse arrivare questa notizia, la Rivelazione non ne verrebbe
    inficiata assolutamente» «Noi cristiani, più dei non credenti, saremmo pronti ad
    accogliere gli extraterrestri come creature di Dio»
    [Edited by Credente. 7/3/2010 10:09 PM]
  • OFFLINE
    Credente.
    00 7/3/2010 10:10 PM
    Di Luigi Dell'Aglio
    Come reagirebbe un credente alla notizia dell'esistenza di forme di vita nello
    spazio, specie se si trattasse di ET, di una vita intelligente?
    «Dovremmo accoglierla con molta umiltà», spiega il professor Giuseppe Tanzella-Nitti,
    astronomo e teologo. Perché - lui osserva - il credente sa che la vita è sempre un dono
    di Dio; per il cristiano i nuovi "interlocutori" sarebbero comunque creature dello stesso
    Dio. Ordinario di teologia fondamentale alla Pontificia Università della Santa Croce,
    Tanzella-Nitti ha un significativo passato di astronomo, con ricerche sui quasar e sulle
    galassie. Ha lavorato presso il radiotelescopio di Medicina (Bologna) e all'Osservatorio di
    Torino. Uno dei temi centrali dei suoi studi è il dialogo tra pensiero scientifico e
    rivelazione cristiana.
    Quali implicazioni teologiche avrebbe la scoperta di vita fuori dalla Terra?
    «Al momento attuale, non abbiamo questa notizia; sappiamo soltanto che le condizioni
    favorevoli allo sviluppo della vita sono più diffuse di quanto si prevedesse in passato.
    Certo, se avessimo notizia dell'esistenza di altre forme di vita, ci troveremmo di fronte a
    un orizzonte nuovo, a un panorama molto più ampio.
    Per la teologia sarebbe certamente un fatto interessante. La Rivelazione ci dice che la
    vita appartiene pienamente a Dio. E quindi la vita è sempre un dono. Avremmo la
    consapevolezza che si tratta di un dono molto più diffuso nel cosmo».
    L'esistenza di altre forme di vita, fuori dalla Terra, creerebbe incompatibilità tra
    scienza e fede?
    «No. La notizia ci obbligherebbe soltanto a una rilettura della Rivelazione, alla luce di
    questi nuovi risultati. Conserveremmo intatte tutte le conoscenze che già possediamo
    come già rivelate. Ma ne aggiungeremmo altre. Oppure rileggeremmo le precedenti
    sotto una nuova luce. Alcune riletture della Rivelazione, forse un po' meno radicali, sono
    state già fatte. Pensiamo alle grandi scoperte geografiche dei secoli passati. Oppure alla
    scoperta che l'essere umano ha avuto una lunga storia evolutiva, biologica, culturale,
    molto più estesa di quanto solo pochi decenni fa potessimo pensare».
    E se si scoprissero forme di vita intelligente, e anche più evoluta?
    «Se dovesse presentarsi questa eventualità (ma non abbiamo elementi sufficienti per
    considerarla probabile), dovremmo accoglierla con spirito di umiltà. Con desiderio di
    capire, e di aprirci a una verità che assumerebbe davvero una portata e dei contorni
    totalmente insospettati».
    L'esistenza di altre forme di vita intelligente e un contatto con loro
    rafforzerebbero o no la fede del genere umano in Dio?
    «Le verità di fede sulla storia della nostra salvezza e sulla verità dell'Incarnazione
    manterrebbero inalterata tutta la loro forza. L'esistenza di altri esseri razionali non
    obbliga assolutamente a rinunciare a queste verità. Non dimentichiamo che la
    Rivelazione ci parla di altri esseri intelligenti diversi dalla persona umana: gli angeli.

    Hanno avuto una loro storia, o meglio una loro economia salvifica, diversa da quella
    dell'uomo, e sappiamo che Cristo esercita anche su di loro la sua regalità. Cristo è
    signore e re anche degli angeli, pur possedendo una natura umana».
    Un contatto con extraterrestri non sarebbe sconvolgente, dal punto di vista
    religioso?
    «Noi terrestri, da questo punto di vista, non ci siamo comportati sempre bene. Negli
    anni '70, dal radiotelescopio di Arecibo (Portorico), fu rivolta verso il cosmo una
    trasmissione di circa tre minuti, con molte informazioni sulla Terra, sull'umanità e sulla
    vita. Neanche un cenno al fatto che la maggioranza degli esseri umani crede in un Dio
    Creatore. Neanche le immagini collocate sulle sonde Pioneer che negli anni '70 si sono
    spinte al di là del nostro sistema solare, contenevano qualcosa che lasciasse pensare a
    una dimensione spirituale dell'essere umano. Dunque, noi terrestri, da questo punto di
    vista, non l'abbiamo detta tutta».
    Vuol dire che anche noi potremmo non sapere nulla di una loro fede?
    «Non abbiamo dato nessuna informazione sulla nostra. Perciò, se loro entrassero in
    contatto con noi e non ci dicessero nulla di Dio, questo silenzio non significherebbe che
    non hanno fede».
    La Rivelazione sarebbe valida anche per gli extraterrestri?
    «Non lo sappiamo. Di certo è valida, e più che sufficiente, per noi. La Rivelazione che
    abbiamo avuta è diretta all'uomo, è una Rivelazione nella quale Dio invita l'uomo a una
    comunione con Lui e ad accogliere l'offerta della sua alleanza e del suo amore. In ogni
    caso, noi cristiani siamo costituzionalmente disposti ad accogliere il dono della vita,
    anche in luoghi diversi dalla Terra. Perché abbiamo fede nel fatto che la vita è un dono
    di Dio. Saremmo subito pronti ad accogliere queste forme di vita come creature di uno
    stesso Dio. Sarebbe questa la nostra prima reazione. Il non credente potrebbe forse
    avere un atteggiamento diverso, chissà, perfino conflittuale».
    Fonte - Avvenire 05/03/2004
  • OFFLINE
    Credente.
    00 1/21/2014 7:10 PM

    La vita extraterrestre
    contraddice la fede cristiana?

    Specola VaticanaL’esistenza di una forma di vita extraterrestre è compatibile con la nostra fede in Dio? Con la centralità dell’uomo nella creazione divina? Con l’incarnazione di Gesù Cristo? Sono domande che molti credenti giustamente si pongono ed occorre dare una risposta.

    Lo ha fatto recentemente padre Athos Turchi, docente di filosofia alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, spiegando che«il Dio in cui noi cristiani crediamo non è certamente un Dio dal braccio corto, che crea solo il minimo indispensabile», basta guardare alla vastità dell’universo,indispensabile per la comparsa della vita (perché con «un universo più piccolo e più giovane la nostra comparsa non sarebbe stata possibile dal momento che non ci sarebbe stato il tempo per “cuocere” a fuoco lento gli elementi necessari alla vita», ha spiegato il celebre astronomo di Harvard, Owen Gingerich, in “Cercando Dio nell’universo”, Lindau 2010), ma anche l’immensa bellezza anche nei minimi particolari della natura.

    A mettere al centro dell’universo l’uomo è la “regolazione fine” con cui sembra essere stata progettata la sua comparsa, la sua immensa complessità (pensiamo al cervello, il computer più potente di tutto l’universo), la sua capacità di domandarsi il senso della sua vita, «a fronte del quale il creato materiale di stelle e pianeti e quant’altro, è roba da ridere». Tuttavia, ha spiegato padre Turchi, «non è contraddittorio né eretico pensare che possano esservi in altri pianeti forme di vita razionale, e perciò assimilabili all’essere umano, che vivano di propria esistenza: c’è spazio per tutti e anche parecchio».

    Per capirlo occorre comprendere il motivo per cui Cristo si è incarnato tra gli uomini: «Stiamo a quanto ci dicono le Sacre Scritture. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, si è incarnato ed è entrato nella storia umana, perché l’uomo ha peccato e perché Dio aveva deciso di salvarlo: Dio ha tanto amato il mondo che ha inviato il suo Figlio perché gli uomini abbiano la vita (Gv. 3,16). Se l’uomo non avesse peccato, l’incarnazione non ci sarebbe stata, poiché l’uomo sarebbe sempre vissuto al fianco di Dio stesso». L’incarnazione, dunque, si è resa necessaria per gli uomini, Dio ha deciso di intervenire in un certo momento della storia per richiamare l’uomo, che rischiava di perdersi, al suo destino, cioè alla sua comunione con Dio. Rispetto agli “extraterrestri”, «se anche questi altri viventi hanno, anche loro, avuto i nostri stessi problemi, nulla potrebbe impedire a Dio di mettere in atto qualcosa di somigliante all’incarnazione». In conclusione, ha spiegato, «sia che come esseri intelligenti fossimo soli ed unici, sia che nell’universo vi siano altri esseri intelligenti più o meno simili a noi, non cambia il concetto di Dio creatore, perché non è un Dio dalle vedute ristrette».

    Se il cattolico Elio Sindoni, ordinario di Fisica Generale dell’Università Bicocca, ha spiegato nel suo bellissimo libro “Siamo soli nell’universo?” (Editrice San Raffaele 2011) perché non esiste alcun essere extraterrestre (oltre a parlare molto del rapporto di amicizia tra scienza e fede),José Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana, la pensa in modo opposto: «A mio giudizio questa possibilità esiste. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove? Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come “fratello” e “sorella”, perché non potremmo parlare anche di un “fratello extraterrestre”? Farebbe parte comunque della creazione». Il gesuita ha poi confermato la visione del teologo Turchi rispetto all’incarnazione di Cristo: «Prendiamo in prestito l’immagine evangelica della pecora smarrita. Il pastore lascia le novantanove nell’ovile per andare a cercare quella che si è persa. Pensiamo che in questo universo possano esserci cento pecore, corrispondenti a diverse forme di creature. Noi che apparteniamo al genere umano potremmo essere proprio la pecora smarrita, i peccatori che hanno bisogno del pastore. Dio si è fatto uomo in Gesù per salvarci. Così, se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’amicizia piena con il loro Creatore».

    Ricordiamo, infine, che la Chiesa cattolica aprì alla possibilità della vita extraterrestre nel lontano 1277, quando il vescovo di Parigi dichiarò eretico limitare alla sola Terra la potenza creatrice di Dio. Tutt’oggi in Vaticano sono molti gli incontri organizzati con astronomi e astrofisici sull’esistenza extraterrestre e anche i quotidiani cattolici, come “Avvenire” non mancano di affrontare la questione. Per approfondire il rapporto tra extraterrestri e incarnazione di Dio, consigliamo questo articolo di Giuseppe Tanzella-Nitti.