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DECLINO DELL'ATEISMO

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    00 4/19/2010 12:01 AM
    Declino dell'ateismo scientista
    Perché gli atei moderni sono in grave difficoltà?

    Nonostante il gran daffare di alcuni scienziati come Richard Dawkins e Weinberg, la concezione dogmatica della scienza tipica del positivismo e del neopositivismo pare oggi in inarrestabile declino.
    Sempre meno scienziati, infatti, si trovano disposti a fare della conoscenza scientifica uno strumento da contrapporre frontalmente alla religione e alla metafisica. Anzi, per primo Dawkins afferma: "Ho perso la battaglia per l’ateismo, ho fallito".(Corriere della Sera, 7/11/2007 vedi qui).(Anzi, qualcuno ritiene addirittura che abbia finito per portare acqua al mulino dei “nemici”).


    * Pensate che, addirittura l’agnostico e celebre fisico, matematico e cosmologo Hermann Bondi è arrivato addirittura a inveire contro di loro: “Mi fanno ridere. Sempre che non mi salga la pressione e non vada fuori dai gangheri!” (Stannard, La scienza e i miracoli, Longanesi, Milano 1998, pag. 220).
    Il professor John Durant dell’Imperial College –direttore dello Scienze Museum di Londra, e professore di "divulgazione della scienza" (come Dawkins)- ritiene addirittura che "sarebbe opportuno cercare di educare gli scienziati in modo un po’ più aperto, in quanto la scienza non è in grado di provare la verità o la falsità di proposizioni metafisiche e teologiche, come invece vorrebbero i neopositivisti e gli atei scientisti".


    * I più grandi filosofi della scienza, poi, come Karl Popper, Thomas Kuhn, Paul Feyerabend, Imre Lakatos, Williard van Orman Quine ecc.. , hanno spazzato via una volta per tutte la concezione dogmatica della conoscenza scientifica.
    Popper Ha sostituito il principio di verificazione con quello di falsificazione, infatti secondo lui: "una teoria scientifica non è mai definitivamente verificata (come pretende invece, il principio di verificazione), tuttavia è sufficiente un solo dato osservativo negativo o a essa contraria per confutarla. Kuhn e Lakatos, hanno posto l’accento sul carattere storico-sociologico della scienza, che ne fa una disciplina soggetta ai mutamenti e alle indeterminatezze della società umana. Kuhn, sopratutto, ha evidenziato come l’evoluzione delle conoscenze scientifiche non proceda tanto per accumulazione, per crescita continua o per perfezionamento di teorie già note, quanto piuttosto vere e proprie “crisi rivoluzionarie” che producono un cambiamento del “paradigma”, ossia della "costellazione di valori, credenze, tecniche condivise dai membri di una data comunità scientifica" (La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 1978m pag. 4).
    Feyerabend ha contestato il valore assoluto attribuito al metodo scientifico. Infine Quine ha criticato il riduzionismo assiomatico dell’empirismo, affermando: "L’empirismo moderno è stato in gran parte condizionato da due dogmi. Il primo è la credenza in una fondamentale separazione tra verità che sono analitiche o fondate sui significati indipendentemente dai fatti, e verità che sono sintetiche, o fondate sui fatti. Il secondo dogma è il riduzionismo: la credenza che ciascuna asserzione dotata di significato sia equivalente a qualche costrutto logico in termini che si riferiscono all’esperienza immediata" (Due dogmi dell’empirismo, Cortina, Milano 2004, pag. 35).
    Insomma, non si può fare della scienza un dogma.


    * Infine, mi chiedo: come fanno gli atei scientisti a pensare di smentire Dio con la scienza, quando è lo stesso sviluppo scientifico ad essere in crisi?
    Esempi: il fisico teorico Franco Selleri, afferma che: "la scienza negli ultimi anni è progredita negli aspetti peculiari o nei dettagli, mentre i grandi impianti teorici che riguardano il microcosmo (il modello standard delle fisica delle particelle) e il macrocosmo (il modello cosmologico standard dell’origine dell’universo) sono prossimi a essere rimessi in discussione: i due concetti più popolari della scienza contemporanea, quark e Big Bang, vacillano paurosamente e dovranno forse essere eliminati dalla scienza futura" (Selleri, Fisica senza dogma, Dedalo, Bari 1989, pag. 5-6). Anche Lee Smolin (che voleva smontare la presenza di Dio con la scienza) ha dovuto ammettere che negli ultimi 25 anni gli scienziati (che pure si sono dati un gran daffare e non sono stati mai così numerosi) non hanno fatto compiere reali progressi alle scienze fisiche: "Abbiamo fallito. La nostra comprensione delle leggi della natura ha continuato a crescere rapidamente per oltre due secoli, ma oggi, nonostante tutti i nostri sforzi, di queste leggi non sappiamo con certezza più di quanto ne sapessimo nei lontani anni settanta" (Smolin, L’universo senza stringhe, Einaudi, Torino 2007, pag. 10).
    La verità è che la scienza attuale e quindi gli atei scientisti, versano in una crescente difficoltà, e "la maggioranza degli operatori scientifici riconosce, comunque che è ormai venuta meno la fiducia illimitata nelle possibilità della scienza e ha abbandonato la distorsione ideologica dello scientismo che attribuisce al metodo della fisica la capacità di avere risposte alle domande fondamentali dell’uomo". (Arecchi, I simboli e la realtà, Jaca Book, Milano, 1990, pag. 12).
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    00 4/19/2010 12:04 AM
    Ateismo scientista

    * Che cos'è l'ateismo scientista?

    1. E' una corrente di pensiero (ora molto di moda) che fonda sulla grande fiducia nel metodo e nelle conoscenze della scienza moderna i propri argomenti contro l'esistenza di un Creatore e contro le religioni.

    * Quali sono le tesi fondamentali?

    1. Innanzitutto domina largamente la concezione positivista del parere scientifico. Cioè che le opinioni degli scienziati (sopratutto fisici, biologi e astronomi) sono ritenute infallibili o comunque veritiere in modo indiscusso anche al di fuori del loro campo di competenza, mentre vengono recepiti con diffidenza e spesso sottovalutati i giudizi espressi da persone di formazione umanistica, filosofica e religiosa.
    2. Le tesi dell'ateismo scientista sono abbastanza elementari e non si discostano molto dagli argomenti di sempre degli atei: l'idea di Dio come invenzione umana per rispondere a esigenze psicologiche o di potere, la coscienza umana come prodotto ordinario dell'evoluzione dei viventi, l'inutilità di un Creatore per l'esistenza del mondo, la casualità della specie umana e non il frutto di un disegno prestabilito, l'imperfezione o la malignità del presunto Dio poichè permette il male ecc...
    3. La novità invece, è la pretesa che la scienza sia direttamente in grado di dimostrare la non esistenza di Dio e la falsità delle religioni. L'ateo scientista non comprende e non tollera lo scienziato credente (da una statistica della rivista scientifica "Nature" del 1996, si ritengono credenti in Dio il 43,3% di scienziati statunitensi interpellati (il 23% si dichiarano cattolici convinti), e il 55% non esclude l'esistenza di Dio). Chi crede ed è uno scienziato viene definito "vittima di dissociazione interiore", perchè si prospetta a loro in palese contraddizione. Di conseguenza gli atei scientisti dovrebbero ripudiare i più grandi uomini di scienza mai esistiti, ad esempio: Newton, Keplero, Pascal, Pasteur, Mendel, Galilei, Maxwell, Einstein, Plank ecc..tutti noti per le loro posizioni: cattolici, cristiani, monaci (Mendel), deisti, credenti, panteisti ecc...

    1. Uno dei padri dell'ateismo scientista, Antony Flew, si è recentemente convertito in modo pubblico. Non è arrivato alla certezza della presenza di Dio per un percorso privato, ma proprio grazie all'approfondimento di studi scientifici e dell'inconsistenza delle tesi dell'ateismo scientista.
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    00 5/22/2010 11:37 PM
    Evoluzionismo: il tramonto di un'ipotesi Stampa E-mail

    Evoluzionismo: il tramonto di un'ipotesiIn occasione del bicentenario della nascita di Darwin e a centocinquant’anni dalla prima pubblicazione dell’Origine delle specie, alcuni autorevoli studiosi di diverse appartenenze culturali e disciplinari si sono confrontati sulla fortuna delle teorie darwiniane, mettendone in luce le diverse criticità. Dai loro contributi è nato il libro Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi, a cura di Roberto de Mattei (Cantagalli 2009, pagine 260, euro 17,00). Il volume, che sarà presentato a Roma, all’Hotel Columbus (via della Conciliazione, 33), il prossimo 6 novembre alle ore 18, raccoglie gli atti di un convegno svoltosi di recente a Roma per iniziativa della Vice Presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Da queste pagine l’evoluzionismo emerge come una teoria scientifica e filosofica, due aspetti che si sostengono a vicenda, incapace però di rispondere ad alcune questioni basilari riguardanti l’origine della vita e il mistero dell’esistenza umana. ...

    ... L’evoluzionismo appare inoltre come una “cosmogonia” che pretende di descrivere la storia del mondo partendo da postulati scientifici inverificabili, una dottrina spesso imposta come un “dogma”, che invece dovrebbe essere sottoposta al rigoroso vaglio della critica nazionale e scientifica, attraverso un libero confronto tra gli studiosi.

    Gli autori del volume sono: Guy Berthault, paleontologo, membro dell’Associazione Internazionale dei Sedimentologi (Francia); Roberto de Mattei, storico, professore all’Università Europea di Roma e Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Jean de Pontcharra, fisico, ricercatore in nano-elettronica all’Università di Grenoble (Francia); Maciej Giertych, genetista, membro dell’Accademia Polacca delle Scienze e, fino al 2009, deputato del Parlamento Europeo (Polonia); Josef Holzschuh, fisico, ricercatore di geofisica alla University of Western Australia; Hugh Miller, chimico, dottorato alla Ohio State University, Columbus, Oh (USA); Hugh Owen, scrittore, presidente del Kolbe Center negli Stati Uniti; Pierre Rabischong, biologo, professore emerito dell’Università di Montpellier, già Direttore dell’unità di ricerca in biomeccanica dell’INSERM e decano della Facoltà di Medicina (Francia); Josef Seifert, filosofo, rettore dell’International Academy for Philosophy del Liechtenstein, membro della Pontificia Accademia della Vita (Germania); Thomas Seiler, fisico, dottorato in fisico-chimica all’Università di Monaco, ingegnere per i sensori elettrochimici nel Dipartimento Innovazione della Robert Bosch GmbH (Germania); Dominique Tassot, Direttore del Centre d’Etudes et de Prospectives sur la Science (Francia); Alma von Stockhausen, filosofo, presidente della Gustav-Siewerth-Akademie (Germania).
    (C) Famiglia Domani

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    Fosse una ipotesi scientifica come le altre, l’evoluzionismo sarebbe finito già da tempo, se non nell’obitorio della scienza, quantomeno nel reparto dei malati gravi, viste le tante discordanze che le conseguenze di questa teoria hanno con l’osservazione empirica. Ma l’evoluzionismo non è più una teoria qualunque, da sottoporre a rischio di falsificazione, come richiesto dall’epistemologo Karl Popper per distinguere ciò che è scienza da ciò che non lo è. Esso è un dogma al quale si può aderire solo mediante atto di fede. Una metafisica, insomma. Proprio come quel “creazionismo” che degli evoluzionisti è il grande nemico. Con la differenza che chi difende l’ipotesi della creazione di solito lo fa con la Bibbia in mano, e non pretende di parlare in nome della scienza.

    La stessa comunità scientifica è tutt’altro che concorde con le ipotesi sviluppate da Charles Darwin nell’"Origine delle specie". La novità è che molti di questi scienziati adesso iniziano a rendere pubbliche le loro critiche. Un libro importante uscirà nei prossimi giorni per le Edizioni Cantagalli. Si intitola (e il titolo già dice tutto) Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi, ed è stato curato da Roberto de Mattei, vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Il volume, che Libero ha potuto leggere in anteprima, raccoglie gli interventi tenuti in un convegno a porte chiuse che si è svolto a Roma lo scorso febbraio nella sede del Cnr. Un’occasione che ha visto a confronto biologi, paleontologi, fisici, genetisti, chimici, biologi e filosofi della scienza di livello internazionale.

    La tesi illustrata 150 anni da Darwin e portata avanti dai suoi epigoni è riassumibile in tre assiomi. Primo: «Tutti gli esseri organici che hanno vissuto su questa terra sono derivati da una singola forma primordiale, nella quale la vita è stata per la prima volta infusa» (come scritto dallo stesso Darwin nell’"Origine delle specie"). Secondo: la selezione naturale è stata «il più importante, anche se non esclusivo, strumento di modificazione» attraverso il quale le forme di vita più complesse si sono evolute da quelle più semplici. Terzo, non esiste alcun “progetto”: le mutazioni sono casuali e alcune rendono certi individui più adatti alla sopravvivenza; trasmettendole ai loro eredi, rendono possibile l’evoluzione.

    Un corpus teorico che, secondo i documenti che il Cnr sta per rendere pubblici, fa acqua da tutte le parti. Il fisico tedesco Thomas Seiler mette il darwinismo alla prova della seconda legge della termodinamica, secondo la quale l’entropia, che può essere definita come il caos in natura, non può mai diminuire. E «l’ipotetico emergere della vita da processi materiali indiretti, come suggerito dalla teoria evoluzionistica, non è conforme» a questa legge. Ma anche «la successione di piccole variazioni genetiche che portano alla costruzione di un organo completamente nuovo tramite selezione naturale», prevista dal darwinismo, «è una processo da escludere di entropia decrescente». Non a caso, nota Seiler, malgrado siano stati descritti più di 1,3 milioni di tipi di animali, «nessun organismo mostra segni di essere in evoluzione verso una complessità maggiore. Come previsto, l’entropia biologica non sta diminuendo». Insomma, la fisica stessa si ribella all’ipotesi darwiniana.

    L’evoluzionismo presuppone inoltre lunghissimi tempi geologici, nei quali - come affermano i suoi sostenitori, «l’impossibile diviene possibile, il possibile probabile e il probabile virtualmente certo». La sequenza degli strati dei fossili marini, ad esempio, secondo i darwinisti confermerebbe processi durati milioni di anni. Ma il paleontologo francese Guy Berthault sostiene che, calcolato con nuovi metodi più attendibili, il periodo di sedimentazione dei fossili si rivela assai più breve di quanto creduto sinora e il tempo degli sconvolgimenti geologici si accorcia drasticamente. Tanto da essere «insufficiente per l’evoluzione delle specie, come risulta concepita dai sostenitori dell’ipotesi evoluzionista».

    Dominique Tassot, che in Francia dirige il Centre d’Etudes et de prospectives sur la Science, invita a non confondere tra «micro-evoluzione» e «macro-evoluzione». Nel primo caso rientrano le mutazioni adattative accertate, che riguardano caratteri secondari come il colore, lo spessore della pelliccia di un animale, l’altezza, la forma del becco e così via. Ma «è paradossale», sostiene, «estendere il significato della parola “adattamento” per indicare l’evoluzione di nuovi organi del corpo», come «il passaggio dalle squame alle piume o dalle pinne alle zampe», esempi di macro-evoluzione: fenomeno «che manca di qualsiasi verifica empirica o di base teorica».

    Il genetista polacco Maciej Giertych sottolinea che «siamo a conoscenza di molte mutazioni che sono deleterie» e anche «di mutazioni biologicamente neutrali», ma le cosiddette «mutazioni positive», che consentirebbero l’evoluzione delle specie, «sono più un postulato che una osservazione». L’esempio che più di frequente viene fatto, l’adattamento di certe erbacce al diserbante atrazina, «in nessun modo aiuta a sostenere la teoria dell’evoluzione», perché si tratta di un adattamento «positivo soltanto nel senso che protegge funzioni esistenti», ma «non fornisce nuova informazione, per nuove funzioni o organi». A conti fatti, secondo Giertych, «l’evoluzione dovrebbe essere presentata nelle scuole come un’ipotesi scientifica in attesa di conferma, come una teoria che ha sia sostenitori che oppositori. Per di più, sia gli argomenti a favore della teoria che quelli contrari dovrebbero essere presentati in modo imparziale».

    La verità, banale e meravigliosa allo stesso tempo, è che, come scrive de Mattei, «dal punto di vista della scienza sperimentale, entrambe le ipotesi sulle origini, sia l’evoluzionista che la creazionista, sono inverificabili. Su questi temi ultimi non è la scienza, ma la filosofia, a doversi pronunciare».

    Fausto Carioti, 4-11-2009. Da: libero-news.it

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    00 6/22/2011 10:36 PM

    Il vero ateismo è raro: senza Dio l’uomo si affida all’idolo

    Il 15 giugno 2011 Benedetto XVI ha riflettuto sulla figura del profeta Elia e sul tema dell’idolatria, atteggiamento presente nei credenti e anche nei non credenti: «Dove scompare Dio, l’uomo cade nella schiavitù di idolatrie, come hanno mostrato, nel nostro tempo, i regimi totalitari e come mostrano anche diverse forme del nichilismo, che rendono l’uomo dipendente da idoli, da idolatrie; lo schiavizzano», ha detto il Pontefice.

    Il filosofo Giacomo Samek Lodovici, docente di Storia delle dottrine morali presso l’Università Cattolica di Milano, ha ripreso e approfondito le parole del Papa, spiegando che negli ultimi due secoli, alla pari del procedere della secolarizzazione, gli idoli a cui inginocchiarsi sono aumentati: la Razza, il Comunismo, il Nazismo, la Natura, la Scienza, la Politica, ecc., cioè le varie divinità a cui le diverse ideologie costruiscono altari, oppure il piacere, il sesso, la droga, il successo, i soldi, il potere ecc. Ad essi l’uomo dedica la vita e in essi ripone, illusoriamente, la sua speranza. Ha così criticato il credente, che si illude di poter «servire a due padroni». E non ha risparmiato nemmeno il non credente, sottolineando ciò che diceva con efficacia Karl Barth (e altri pensatori): «quando il cielo si svuota di Dio, la terra si riempie di idoli».

    Il filosofo ricorda anche che la fede nell’idolo, nel dio terrestre era fortemente diffuso fin dalle «culture razionalistiche», le quali «hanno un sottofondo misterico (per esempio, durante l’Illuminismo si diffondono le sette esoteriche, e durante il Positivismo si diffonde lo spiritismo)». Ci viene ricordato anche il pensiero di Chesterton, secondo cui il dramma dell’uomo moderno, spesso, non è quello di non credere a nulla, bensì di credere a tutto. Samek Lodvici, cita ad esempio, il gigantesco giro d’affari di maghi, cartomanti, ecc., a cui si rivolgono non solo persone poco istruite, bensì anche professionisti, politici e manager affermati. E tanti, tanti “sedicenti” non credenti: nel 2008 un’indagine del Baylor Institute for Studies of Religion (ISR) e del Gallup ha rivelato che coloro che si definiscono “irreligiosi” hanno in realtà molta più probabilità di credere a sogni, Bigfoot, UFO, case infestate, comunicazione con i morti e l’astrologia e 1/3 degli atei ammette di credere in Satana, nell’inferno e nei demoni, mentre il 50% crede negli angeli e nei fantasmi (cfr. Ultimissima 18/4/11).  Insomma, l’uomo contemporaneo non di rado crede a qualcosa di soprannaturale, ma sovente vuole trascurare pregiudizialmente il Dio della Rivelazione.

    E’ così che il filosofo chiede ai non credenti di essere liberi: «cercate di conoscerLo, come fa chi cerca un tesoro senza sapere se esista o no. Non accontentavi della catechesi – necessariamente elementare e stringata – ascoltata da bambini, o della rappresentazione, spesso caricaturale, del Dio cristiano che viene fatta dai media».

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    00 7/10/2018 2:08 PM

    Sala deserta, annullato il Convegno internazionale Atei.



    L’ultima Global Atheist Convention, chiamata Reason to Hope, è stata razionalisticamenteannullata: quasi nessuno, infatti, era interessato a partecipare. E pensare che tra i relatori principali figurava una ex celebrità come Richard Dawkins.


    «In base alla politica di rimborso», si legge infatti sul sito web della Convention ateista che avrebbe dovuto svolgersi a Melbourne (Australia), «in caso di annullamento è rimborsabile solo il prezzo di acquisto del biglietto (tasse incluse). Siamo spiacenti che la cancellazione abbia messo in una situazione difficile, ma le vendite dei biglietti sono state sostanzialmente inferiori alle aspettative ed inferiori ai livelli delle precedenti edizioni, quindi, purtroppo, la Convention non si farà».


    Un segnale abbastanza chiaro dell’estinzione dell’ateismo aggressivo e pseudoscientifico in voga fino a pochi anni fa, uno scenario impensabile allora. Né Dawkins, né la presenza dello scrittore Salman Rushdie, famoso per aver definito la religione un “veleno nel sangue”, sono riusciti a radunare sufficienti militanti.



    Assieme agli intellettuali era addirittura prevista la presenza di “comici atei” che si sarebbero burlati dei credenti. «Queste persone si ritrovano per deridere l'”ignoranza” delle persone religiose», è stato scritto, «esprimendo rabbia verso i genitori che educano i loro figli nella fede. Quanti modi diversi puoi esprimere la stessa retorica prima che la gente inizi a perdere interesse?». E così è stato. Un movimento nato come “contro” qualcosa e qualcuno, non ha lunga vita se non matura e propone qualcosa di realmente interessante ed alternativo al cuore umano. Si ricordi l’implacabile giudizio del filosofo Philippe Nemo«L’ateismo moderno è morto di morte naturale, si è metafisicamente esaurito e non ha più niente da dire all’uomo».


    Il teologo anglicano e australiano Michael Jensen si è comunque detto dispiaciuto del fatto che «non ci sia stato interesse». Infatti, secondo lui, «una Convention globale di atei dovrebbe essere accolta favorevolmente, perché ogni volta che le persone pensano a Dio e al significato della vita è un momento in cui consideriamo più profondamente il valore e lo scopo dell’esistenza umana. Ci rende cittadini migliori». Comprendiamo il buon proposito di Jensen ma purtroppo non ne siamo così convinti: durante un raduno di antisemiti difficilmente si potrà dire che si sta riflettendo profondamente sul “significato delle differenze etniche”.


    Come se non bastasse, quasi contemporaneamente è saltata anche la Atheist Conference che si sarebbe dovuta tenere a New York nel luglio 2018. I motivi? Scarso interesse, ancora una volta, litigi e guerre intestine.