00 14/12/2011 13:40
Si sente dire a volte, in modo arrogantemente freudiano che chi crede a Dio è un'illuso e un'irrazionale poiché non può dimostrare la Sua esistenza attraverso un metodo inoppugnabile come quello scientifico. Ma a questo si può replicare con questi tre argomenti:

1) La scienza si basa su atti di fede.
Fiducia in chi precede. Qualsiasi uomo di scienza per scoprire nuove leggi e aumentare la conoscenza della realtà deve per forza "fidarsi" di tutti i passi e i passaggi fatti da altre persone prima di lui senza aver la possibilità (e il tempo) di verificarli empiricamente. Giustamente non può dubitare ma deve "fidarsi", deve "sperare" che i passi siano stati corretti.

  Tutta la cosmologia scientifica contemporanea è fondata su un atto di fede. Ci corre paradossalmente in aiuto Piergiorgio Odifreddi quando afferma: "che l'Universo abbia avuto un'origine è però più una verità di fede che una deduzione necessaria dai dati sperimentali"
(Odifreddi, Il Vangelo secondo la scienza, Einaudi 1999, pag.49).

 
Un'altra prova viene dalla matematica, che sembra una scienza così affidabile e antifideistica. Uno dei più importanti matematici italiani, Antonio Ambrosetti, ha scritto nel suo ultimo libro: "Qualcuno potrebbe dire che un matematico crede solo a ciò che può essere dimostrato. Ma non è così. Il bravo matematico fa delle congetture nelle quali enuncia dei risultati che intuisce come veri, ma che non sa dimostrarli in modo completo. Esempi famosi: le congetture di Fermat e di Poincarè e i problemi posti da Hilbert". E più avanti, sempre ragionando con mente matematica, continua: "Io, da matematico, non riesco a vedere nessuna congruenza incompatibile con l'affermazione "Dio esiste". Voglio testimoniare come in me stesso convivaono la passione per la matematica e la fede in Dio. Possiamo dire che il matematico intuisce la presenza di Dio come una specie di grande teorema finale che ingloba e spiega pienamente tutti gli altri, anche se si rende conto di non poter dimostrare la Sua esistenza, ma sente che si tratta di una verità che gli sarà svelata". (Ambrosetti, La matematica e l'esistenza di Dio, Lindau 2009, pag. 57-58).


2) L'ateismo e l'anti-teismo moderno si basano completamente su un atto di fede. 
Non si può dimostrare l'inesistenza di Dio. Provate a chiedere ai sacerdoti dell'ateismo scientifico Richard Dawkins o Jacques Monod di dimostrarvi scientificamente l'inesistenza di Dio. Dawkins vi risponderebbe così: "Che non si possa dimostrare l'inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto" (Dawkins, L'illusione di Dio, Mondadori 2007, pag.60). Monod, invece, vi avrebbe risposto in questo modo: "E' evidentemente impossibile concepire un esperimento in grado di provare la non esistenza di un Progetto, di uno Scopo perseguito [di un Dio]" (Monod, Il caso e la necessità, Mondadori 2001).

L'ateismo è un postulato irrazionale. Insomma l'ateismo è un puro postulato irrazionale, cioè "un'affermazione non dimostrata e non evidente che viene comunque presa per vera in modo da fondare una dimostrazione o un procedimento che altrimenti risulterebbe incongruente."
Evidentemente vale la stessa cosa per gli uomini di fede. Credenti e atei "credono", i primi che Dio esista, i secondi che non esista. Non vedo quindi il motivo di sbeffeggiare i credenti pavoneggiando una superiore razionalità... Forse è per questo che alcuni atei italiani associati all'UAAR si ritengono una confessione religiosa (o forse lo fanno per poter acciuffare le agevolazioni economiche previste dall'articolo 8 della costituzione?). 


3) Le ragioni razionali della fede in Dio.
Da dove arriva allora la certezza dell'esistenza di Dio? Esistono tanti metodi di indagine della realtà in possesso dell'uomo. Quello scientifico non è neppure quello più importante e sicuro, vedi gli esempi precedenti. Occorre però dire che il progresso della scienza può essere una conferma di quello che già uno crede (come ha detto il fisico Bob Russell), avviene attualmente nel campo della genetica, della cosmologia, della psicologia e attraverso il cosiddetto Principio atropico, che, come ha detto la filosofa epistemologa Nancey Murphy, è affascinante "solo per il fatto stesso che abbia indotto i cosmologi, che inizialmente non erano interessati alla religione, a chiedersi seriamente se l'Universo sia o no frutto di un Progetto intelligente" (Murphy, La scienza e i miracoli, TEA 2006, pag. 49).

Certezza morale di Dio. Quindi non serve il metodo scientifico, occorre lo stesso metodo utilizzato nelle relazioni interpersonali, che si chiama metodo della moralità (o del segno).
Detto in modo molto semplice, molti, compreso il sottoscritto, credono in Dio perché rilevano empiricamente (in sè e negli amici sul loro cammino di vita) una moltitudine di segni e di fatti totalmente corrispondenti alla propria umanità e alle grandi domande di significato dell'io, che non potrebbero essere spiegati esaurientemente senza introdurre l'ipotesi che quell'Uomo nato 2010 anni sia realmente quel che diceva di essere e risorse per rimanere presente oggi proprio come è scritto nei Vangeli.
Non dimostrabile ma non per questo è falso. Questo convincimento può essere dimostrato inconfutabilmente? No, ma si è certi ugualmente. Allo stesso modo non è possibile dimostrare con certezza ad un altro che una madre voglia veramente bene a suo figlio e che gliene vorrà qualunque cosa accada. Il figlio però ne è certo ugualmente grazie ad un'empirica sommatoria di segni e di fatti che non possono essere altrimenti spiegati esaurientemente. Neanche possiamo dimostrare l'amore o la carità ma per questo dobbiamo dubitare della loro esistenza?

[Modificato da Credente 14/12/2011 13:45]