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NOTE SPIRITUALI AI VANGELI

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    AmarDio
    00 3/5/2010 10:56 PM
    In questa sezione inseriremo man mano dei brani di Vangelo commentati dal sac. Don Mike Fior

    COME LEGGERE LA PAROLA "LECTIO DIVINA"

    La presenza di Dio nella Bibbia è simile alla presenza di Gesù nell’Eucaristia. Sta lì per essere toccato e ascoltato qual’ è veramente: Parola di Dio. Lo Spirito di Dio "spira" questa presenza e rende attuale la Parola. La tradizione cristiana ha sviluppato un metodo, per la lettura della S.Scrittura, chiamato "lectio divina", cioè la "lettura della parola di Dio in colloquio col Dio Vivente". E’ una lettura che si fa con lo Spirito di Gesù Risorto. Lo Spirito ci fa scoprire nel testo la persona viva di Gesú, perché possiamo incontrarlo e sperimentarlo come il "Signore" della nostra vita. La "lectio divina" è dunque la lettura della S.Scrittura fatta nello Spirito perché essa diventi vita, nuova "incarnazione". S. Girolamo parla di "studio attento della Sacra Scrittura, intrapreso con tutta l’applicazione di cui è capace lo spirito" (Scala Paradisi C.I:PL XL).

    Si compone di alcuni momenti tra loro uniti:
    1-lettura, 2-meditazione, 3-preghiera, 4- contemplazione, 5- attualizzazione.

    1 - La lettura

    "Lettura" cioè leggere e rileggere il testo sottolineandolo in modo da mettere in evidenza i verbi, il soggetto principale...  Si fissa l'attenzione sulle altre parole che colpiscono, le azioni che vengono descritte, l'ambiente in cui avviene il fatto, per scoprire quello che è il punto centrale del brano. La fase della "lettura" si arricchisce cercando e confrontando i brani simili. Questo libro fornisce la lettura immediata di questi brani e offre la possibilità di verificare le diversità e gli aspetti di confronto che ne emergono.
    2 - La meditazione:

    La meditazione è la riflessione su ciò che il testo vuole dire a me, i sentimenti e i valori nel testo. Si cerca cioè di comprendere quali sono giudizi e proposte, azioni e atteggiamenti. Si evidenzia la bontà, il perdono, la misericordia, la pazienza di Dio verso di me. La riflessione diviene fonte di confronto con la situazione e l’esperienza personale. La meditazione illumina i miei sentimenti, mi spinge ad entrare in dialogo con Gesù e suscita in me la preghiera.

    3 - La preghiera:

    La Parola diventa preghiera. Si prega con le parole e i sentimenti della Parola. Il testo impersonale diventa colloquio, lode a Dio, ringraziamento, richiesta di grazia e di perdono. La Parola suscita il desiderio di umiltà, di fedeltà e coerenza con quello che dice Gesù; si trasforma in fede, speranza, amore... fa intercedere per i propri amici, la propria comunità, la Chiesa, tutti gli uomini. E, senza accorgersi, dalla preghiera si passa alla contemplazione.

    4 - La contemplazione:

    Quando... le parole vengono quasi a mancare si avverte il bisogno... di guardare solo a Gesù, di rimanere in silenzio, di lasciarsi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di amarlo come il più grande amico, di decidersi ad accogliere il suo amore.

    E’ un'esperienza: intuizione, profonda e inspiegabile, che al di là delle parole, dei segni, del fatto raccontato, delle cose capite, dei valori emersi, c'é qualcosa di più grande, c'è un orizzonte immenso. È l'intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di avere toccato Gesù. Bisogna lasciarsi condurre dallo Spirito.

    5) L' attualizzazione: la Parola scuola di vita.

    "Il Verbo si è fatto carne" in Gesù, continua a farsi carne in chiunque leggendo la Parola si lascia condurre dallo Spirito. La lettura divina dei Vangeli, diventa una scuola di vita. Si sperimenta personalmente Gesù come il Salvatore e il Liberatore. Cambia la vita e si può testimoniare il rinascere. La Parola diventa la confessione pratica, vissuta nelle scelte quotidiane. Con la vita si afferma che lui è il Signore della mia storia e della storia di tutti gli uomini; si proclama che Gesù è il Signore. (1 Cor 12,3). La Parola di Dio continua a incarnarsi: si fa ancora carne in me.

    SINTESI della LECTIO DIVINA

    1)LECTIO: Lettura-Ascolto Sottolinea: verbi, soggetti, sentimenti, immagini, ambienti, azioni.
    Leggi e rileggi - Ritorna su quanto letto.Cerca testi affini, paralleli, memoria.

    Prega:"Signore dammi un cuore docile" (1 Re 3,9).

    2)MEDITATIO: Meditazione: Lenta "ruminazione". Ricerca il valore centrale o permanente, palese o velato. Cogli i messaggi che emergono dal testo.

    3)ORATIO: Preghiera: L’ "amen" di risposta, l’eco della Parola: Lode, ringraziamento, perdono, invocazione. Prego, adoro, mi offro. Mente, cuore, volontà, memoria.

    4)CONTEMPLATIO: Contemplazione: stupore, amore, diventa:

       a)DISCRETIO: Discernimento di ciò che è positivo, negativo. Motivo di grandi decisioni, scelte vocazionali o di vita più impegnata, perdono dei nemici, rinuncia a un "diritto".

       b)CONSOLATIO: Consolazione: Gioia del mistero contemplato.

    5)PRATICATIO: Pratica: Scelte concrete e diverse: nell’agire, nel giudicare, nel parlare, nell’amare.  La Parola di Dio cosa vuole ora da me, da questo problema, dalla comunità, dal mondo?

    Con la vita interpreto la Scrittura. Divento Parola vivente come Gesù, divento un altro Cristo.
    [Edited by AmarDio 3/11/2010 3:57 PM]
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    AmarDio
    00 3/5/2010 10:56 PM

    NOTA 1
    Verbo fatto carne e Figlio di Dio secondo la carne.
     Gv 1,14; Rm 1,3-4
    S. Giovanni dice: "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi"(1,14).
    S. Paolo dice: "riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti, Gesù Cristo, nostro Signore." (Rm 1,3-4).
    S. Giovanni presenta la generazione eterna del Verbo in principio, prima che il mondo fosse. Questa generazione è "Unica", appartiene in proprio solo al Figlio Unigenito e che nessuno può conoscere in maniera diretta e naturale. Essa non "viene né da sangue, né da carne, né da volere di uomo" ma è offerta all’uomo come dono.

    S. Paolo parla di un duplice aspetto della generazione di Gesù:
    1) nato secondo la carne e
    2) costituito figlio di Dio secondo lo Spirito.

    Nel primo parla della discendenza di Gesù in riferimento all’umanità, collegandola a Davide.
    Nel secondo parla della natura umana di Gesù che, mediante la risurrezione dai morti, viene rigenerata da Dio.
    Il Padre dona vita al corpo morto di Gesù. S. Paolo attribuisce questa rigenerazione ad una particolare azione dello Spirito, quello di santificazione che avviene appunto mediante la risurrezione dai morti.
    Anche Gesù rivela questa figliolanza: "quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio" (Lc 20,35). La rigenerazione di Gesù Cristo nello Spirito mediante la risurrezione dai morti, non è da confondersi con la generazione eterna del Verbo nel seno del Padre.

    Questa generazione, mediante la risurrezione, avviene come primizia e interessa anche noi. Gesù è chiamato "il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1,18).
    Nasce per l’umanità una capacità nuova, che Cristo ha inaugurato con la sua carne di risorto. Questa rigenerazione, che possiamo ricevere e sperimentare nello Spirito, è l’attesa della creazione: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio" (Rom 8,19). Una nuova generazione che passa attraverso la realtà tremenda della morte. Di questa morte Gesù è il primogenito e il modello. Attraverso la sua morte entriamo in questa vita di figli di Dio: "Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione"(Rom 6,5). Lo Spirito che ha santificato Gesù facendolo risorgere da morte è lo stesso Spirito che libera dalla schiavitù del peccato e rigenera l’uomo che crede, per renderlo "santo". L’uomo che viene rigenerato mediante la "Santità di Dio", diviene Figlio di Dio.

    [Edited by AmarDio 3/11/2010 4:08 PM]
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    AmarDio
    00 3/8/2010 3:33 PM
    Nota 3
     
    “Il Verbo si fece carne” si dovrebbe invece tradurre “si è fatto carne”.
    Perché lo Spirito rende tutto insieme: in latino “simul” = presente, contemporaneo, tutto insieme!
    In Gv 1,14 leggiamo “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria...” Tradotto così potrebbe far capire che il Mistero dell’Incarnazione del Verbo si sia completamente concluso nel passato. Invece Gesù ha detto: “io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”,(Mt 26,20) perciò non è passato ma presente. Per questo è  auspicabile tradurre: “E il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo visto la sua gloria...” Gesù è vivo e presente, nella sua Parola e in modo sacramentale nelle celebrazioni di fede, dove il Verbo continua a farsi carne in quanti lo accolgono (Gv 1,12 e Lc 8,21).
    Questa nota, scritta prima della nuova edizione della Bibbia della CEI del N.T. è stata lasciata come auspicio realizzato. Difatti nella edizione del 1997 leggiamo: “e il Verbo si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria...” Siamo contenti per l’esaudimento di questo nostro desiderio.
    [Edited by AmarDio 3/8/2010 4:32 PM]
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    AmarDio
    00 3/8/2010 3:35 PM
    Nota 4-
    L’annuncio a Giuseppe e a Maria.
    (Per meglio capirlo avere tra le mani i due annunci).
    E’ da notare che si ripete lo stesso schema nei due annunci.   
    1) Giuseppe sposo di Maria.
    2) Maria e Giuseppe hanno l’annuncio angelico, con alcune differenza.        
    3) Ambedue hanno turbamento:
    Giuseppe per la maternità di Maria; Maria per il saluto dell’angelo. Ambedue vengono rassicurati: “non temere, Giuseppe”, “non temere, Maria”.        
    4) Ad entrambi viene detto l’origine di questo bambino: “viene dallo Spirito Santo, è Figlio di Dio.  
    5) Ad entrambi l’angelo dice: “lo chiamerai Gesù.”
            
    6) Matteo spiega anche il significato del nome: “per salvare il suo popolo dai suoi peccati”. Questa salvezza è il compimento della profezia: “una vergine concepirà”. Quel Dio che nell’A.T. ha rivelato se stesso come Jahwèh,‘Colui – che - è’ (Es 3,14), ora si fa Emmanuele, ‘Dio – con - noi’, annuncia la sua presenza tra noi attraverso il segno della vergine - madre.
            
    7 -
    Anche Luca indica Maria come colei nella quale si realizza la profezia della vergine: “non conosco uomo” e l'Angelo spiega che concepirà per opera dello Spirito Santo il Figlio di Dio. Egli sarà grande, e regnerà, per sempre,  come Figlio di Dio, e discendente di Davide sulla casa di Giacobbe, secondo le promesse.
            
    8) Ambedue eseguono la parola ricevuta: “Giuseppe fece come”... “Maria disse: - eccomi!, sono la serva del Signore...!”
            
    La salvezza di Dio si realizza ancora oggi quando l’uomo dice "sì" a Dio facendo quello che gli chiede.
    [Edited by AmarDio 3/11/2010 4:17 PM]
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    AmarDio
    00 3/8/2010 3:40 PM
    Nota 5
    Il Magnificat in confronto col cantico di Anna        
    E’ da notare in quanti particolari il cantico, che l’evangelista Luca pone sulla bocca di Maria, abbia riscontri nel cantico di Anna.
    1  Sam. cap. 2,1  "Allora Anna pregò: Il mio cuore esulta nel Signore, la mia fronte s'innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici, perché io godo del beneficio che mi hai concesso.
    2 Non c'è santo come il Signore, non c'è rocca come il nostro Dio.
    3 Non moltiplicate i discorsi superbi, dalla vostra bocca non esca arroganza; perché il Signore è il Dio che sa tutto e le sue opere sono rette. 
    4 L'arco dei forti s'è spezzato, ma i deboli sono rivestiti di vigore.
    5 I sazi sono andati a giornata per un pane, mentre gli affamati han cessato di faticare. La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita.
    6 Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire.
    7 Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta.
    8 Solleva dalla polvere il misero, innalza il povero dalle immondizie, per farli sedere insieme con i capi del popolo e assegnar loro un seggio di gloria. Perché al Signore appartengono i cardini della terra e su di essi fa poggiare il mondo.
    9 Sui passi dei giusti Egli veglia, ma gli empi svaniscono nelle tenebre. Certo non prevarrà l'uomo malgrado la sua forza.
    10 Il Signore... saranno abbattuti i suoi avversari! L'Altissimo tuonerà dal cielo. Il Signore giudicherà gli estremi confini della terra; darà forza al suo re ed eleverà la potenza del suo Messia”.  
    [Edited by AmarDio 3/8/2010 3:44 PM]
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    AmarDio
    00 3/8/2010 3:49 PM
    Nota 7 Benedictus
     
    Il cantico di benedizione che Luca pone sulla bocca di Zaccaria è il cantico di lode quotidiana della Chiesa. Ogni giorno ricordiamo la grazia della salvezza concessa a noi per la misericordia di Dio. La chiamata all’alleanza con Lui, Dio nostro. La chiamata alla santità di Dio, alla quale deve corrispondere tutto l’impegno del nostro servizio. Giovanni è il figlio della promessa, chiamato ad essere profeta del Signore, l’uomo chiamato ad indicare la presenza del Signore in mezzo al suo popolo, a preparare la strada del Signore, perché gli uomini abbiano conoscenza della salvezza e partecipino al lavacro di rigenerazione dai peccati.        
    Prendiamo coscienza della salvezza e accogliamo la remissione dei peccati, per conoscere la santità di Dio.
    [Edited by AmarDio 3/8/2010 4:35 PM]
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    AmarDio
    00 3/8/2010 3:50 PM
    Nota 8.-La nascita di Gesù.-
    (Per meglio capirlo avere tra le mani le due nascite secondo Matteo e Luca).
    Matteo e Luca presentano racconti diversi ma con molte somiglianze e riferimenti comuni: Gesù nasce “a Betlemme, al tempo del re Erode” e per “un decreto di Cesare Augusto”. Questo spiega anche perché Maria si trova in viaggio proprio nel tempo precedente alla nascita del figlio.        
    Ambedue riportano interventi straordinari legati alla luce: “abbiamo visto la sua stella”, “ un angelo del Signore si presentò... li avvolse di luce.” 
            
    In Luca gli angeli ripetono ai pastori lo stesso invito che hanno fatto a Giuseppe e a Maria nei due annunci precedenti: “non temete!”
            
    Ambedue manifestano la gioia: i Magi nel vedere la stella, i pastori per la gloria del Signore che li avvolge.
            
    Sia i pastori che i Magi vengono accompagnati e guidati a Gesù: “La stella li precedeva”,“Andiamo fino a Betlemme”.
            
    C’è un segno angelico di grande rilevanza profetica: troverete un bambino in fasce che giace in una mangiatoia.
    La mangiatoia è un chiaro riferimento al mangiare, è un anticipo del segno sacramentale di Gesù eucaristia: Pane di vita eterna. 
            
    C’è un altro segno profetico: le fasce. Un anticipo dei veli eucaristici: il mistero di fede. 
            
    Ai pastori Gesù è posto sulla mangiatoia, a noi sulla mensa dell’altare. Viene detto chiaramente: Questo è per voi segno! Infatti per loro come per noi, Gesù si presenta ancora attraverso i segni.
            
    Maria, Giuseppe, i Magi, i pastori hanno ascoltato, hanno compreso e hanno fatto.
            
    Chiunque ascolta davvero, secondo quello che lo Spirito suggerisce, è invitato a fare.  
            
    È così che la Parola di Dio continua a realizzarsi e a incarnarsi.
    La Parola opera la salvezza.
    [Edited by AmarDio 3/8/2010 4:38 PM]
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    AmarDio
    00 3/8/2010 3:52 PM
    Nota 9 
    Confronto tra figlio Unigenito e Primogenito.
    (Per meglio capirlo avere tra le mani i brani di Luca e Giovanni). 
    In Giovanni 1,18 leggiamo: “il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre” e in Luca 2,7 troviamo: Maria “diede alla luce il figlio primogenito”. Perché?
            
    Giovanni parla di Gesù in riferimento al Padre e come tale è Figlio unigenito.
     
    Luca invece  parla di Gesù in riferimento alla madre, Maria, e come tale è primogenito. 
            
    Infatti Maria ha generato Gesù, per opera dello Spirito Santo, come primo figlio, non perché ne ha avuto altri (come qualcuno erroneamente affermerebbe, prendendo alla lettera la parola ebraica di fratello che significa anche cugino o parente) ma perché in lei lo Spirito ha concepito Gesù, come primizia. Inizia sulla terra l’evento stupendo dei Figli-che-rinascono-dallo-Spirito. 
            
    Maria riceve il carisma della maternità nello Spirito, generare cioè i figli di Dio. Questa chiamata non si esaurisce nella nascita fisica di Gesù, ma si completa anche con quella spirituale del corpo di Cristo. Continua fino alla fine dei tempi. 
     
    Ai piedi della croce, Gesù, prima di morire, ha consacrato questa maternità, affidando  Maria, come sua madre, a Giovanni: "Ecco la tua madre!". (Gv 19,26-27). Mediante lo Spirito e nel suo seno, il Padre ha il Verbo come Figlio Unigenito.
         
    Mediante lo stesso Spirito e  sulla terra, il Padre e Maria, hanno Gesù (Verbo-incarnato) come figlio primogenito. Con Gesù è iniziato il tempo in cui gli uomini ricevono lo straordinario potere di diventare figli di Dio (“a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome”) (Gv 1,12). L’uomo che rinasce dallo Spirito ha riferimento a questa unica maternità di Maria. Il tempo fa distinguere il primo dinanzi a miliardi. Nello Spirito da lei è iniziata la rinascita della creazione: il Capo (Gesù) in attesa della completa redenzione del suo Corpo (noi).    
            
    Maria ha generato la Parola-Incarnata vivente e potente, la Parola che compie ciò che esprime. Lei ha generato sulla terra l’inizio e la sorgente di questo potere. La chiave per entrare in questo potere sta nell’ascoltare e vivere la Parola: “Chi ascolta la mia parola e la mette in pratica è per me fratello, sorella e madre” (Lc 8,21).
       
         
    Il Figlio che nasce dal seno del Padre è Unigenito, non ce ne sono altri. Dio ci ha scelti in-Lui prima della creazione del mondo, come una cosa sola. Per questa unità Gesù stesso ha pregato prima di morire: “Come tu Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola...” (Gv 17,21). 
            
    Dio Padre, per concepire il Figlio, che nel Suo seno è Unigenito, ha scelto il seno di Maria. Un Figlio da un duplice seno: in Dio e in Maria.
    Lo Spirito di Dio li feconda ambedue, contemporaneamente, per una duplice generazione, eterna e nel tempo di un unico Figlio: Gesù Dio-Uomo, capo di una nuova generazione nello Spirito,  di Lui noi siamo membra.
    Ora, perché questo si attui, è necessario:
    1- Credere alla Parola, difatti la Scrittura dice:
     “a quanti l’ hanno accolto è stato dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12)
    e
    2- Rinascere e lasciarsi condurre dallo stesso Spirito:“tutti coloro che sono condotti dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio” (Rm 8,14).
    [Edited by AmarDio 3/10/2010 6:36 PM]
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    AmarDio
    00 3/11/2010 10:57 AM
    NOTA 10

    Ritorno a Nazareth Mt 2,19 Lc 2,39
    (Per meglio capirlo avere tra le mani i brani secondo Matteo e Luca)
    Matteo e Luca riportano il ritorno di Gesù in Galilea, a Nazareth.         
    Concordano in questo particolare, presentano però due ritorni diversi, Matteo dalla fuga in Egitto, Luca dall’osservanza della Legge.
            
    Il primo è in riferimento alla schiavitù del popolo eletto e il secondo dal peso della legge, che, come dice S. Paolo, è un altro aspetto della schiavitù.
     

    [Edited by AmarDio 3/11/2010 4:18 PM]
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    AmarDio
    00 3/11/2010 11:00 AM
    Nota 11
    Cresceva in sapienza età e grazia. Lc 2,40

    La triplice dimensione della crescita di Cristo: Corpo, Anima e Spirito. La crescita nel corpo(età) è legata alla natura, quella dell’anima (sapienza) all’applicazione, quella dello Spirito (grazia) al dono dello Spirito e alla preghiera. Per ogni crescita ci vuole “un olio diverso”: olio di mensa (mangiare), olio di gomiti (studio), olio di ginocchia (preghiera).
    [Edited by AmarDio 3/11/2010 1:03 PM]
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    AmarDio
    00 3/11/2010 12:57 PM
     NOTA 12
    Predicazione di Giovanni Battista. Mt 3,1; Mc 1,2; Lc3,1; Gv 1, 19.
    Tutti gli evangelisti riportano la predicazione di Giovanni Battista, i primi tre presentano Giovanni Battista in 3ª persona, mentre l’evangelista Giovanni parla del Battista in 1ª persona come colui che attesta di sé secondo la profezia: “Io sono voce”. O come colui che Gesù amava. 

    NOTA 13 
    Voce che grida  Mt 3,3, Mc 1,3, Lc3,4, Gv 1,23.        
    “Voce di uno che grida” riferiscono insieme i 4 evangelisti. Parlano di Giovanni Battista come voce (suono, annuncio) di fronte a Gesù Cristo Parola (contenuto, senso, significato, rivelazione). Giovanni Battista di fronte a Lui è indegno persino di sciogliere i legacci dei sandali. Attraverso il battesimo con acqua i 4 evangelisti annunciano un altro battesimo: il battesimo nello Spirito che Gesù è venuto a portare. Matteo e Luca aggiungono allo Spirito anche il fuoco, in vista anche un altro fuoco “inestinguibile” che avrebbe bruciato la pula, riferimento al giudizio sul peccato che Gesù è venuto a dare (Gv 16,10-11).
     

    NOTA 14
    Particolare di Matteo sul Battista e su Gesù. Mt 3,13
    Matteo mette in evidenza il rifiuto iniziale di Giovanni a battezzare Gesù, riconoscendo in Lui Colui nel quale egli stesso doveva essere battezzato. “Conviene che adempiamo ogni giustizia.” Adempiamo, al plurale, riguarda sia il Battista, sia il Cristo. Ubbidienza e umiltà di Gesù, ed indegnità ed ubbidienza di Giovanni. Il Figlio di Dio, si lascia battezzare da un uomo, ma anche un uomo che accetta di fare questo.
    [Edited by AmarDio 3/11/2010 1:05 PM]
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    AmarDio
    00 3/11/2010 12:58 PM
     NOTA 15 
    Particolare di Luca su Gesù che prega. Lc 3,21
    Luca è l’unico che mette in evidenza questo atteggiamento interiore che accompagna il Battesimo di Gesù: mentre stava in preghiera, lo Spirito scende su di Lui e una voce lo proclama Figlio prediletto, nel quale il Padre si compiace. Non solo in questo, ma anche in altri momenti, in seguito, Luca evidenzia eventi che,  vengono preceduti dalla preghiera:
    La chiamata degli apostoli (Lc 6,12)
    l’elezione di Pietro (Lc 9,18),
    la trasfigurazione  (Lc 9,28),
     

    NOTA 16:
    Le tentazioni Mt 4,1 e Lc 4,1 Mc 1,12
    Matteo e Luca riferiscono gli avvenimenti quasi allo stesso modo con una diversità che l’ordine della 2ª e 3ª tentazione viene scambiato. Marco invece è molto sintetico, aggiunge un aspetto che possiede da solo: stava con le fiere. Un altro particolare concorda con Matteo ma non è menzionato da Luca: “gli angeli lo servivano”. 

    NOTA 17:
    Erano le quattro Gv 1,35
    Giovanni riferisce un particolare che l’ha colpito di persona. Rimane impresso nel suo cuore l’incontro ravvicinato col Signore avvenuto alle quattro. 
    [Edited by AmarDio 3/11/2010 1:11 PM]
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    AmarDio
    00 3/11/2010 12:58 PM
    NOTA 18
    I primi apostoli. Mt 4,18 Lc 5,1, Gv 1,41
    Giovanni riferisce dei particolari che ricorda personalmente. Come testimone non parla di sé, ma di Andrea, uno dei due al quale Giovanni Battista aveva indicato l’Agnello di Dio. Non parla neanche del fratello Giacomo che insieme a lui stava col padre a riassettare le reti. Rimane invece scolpito nel cuore di Giovanni l’incontro ravvicinato col Signore avvenuto alle quattro. Giovanni e Andrea sono i primi che riferiscono ai propri fratelli quello che è accaduto loro: “ Abbiamo incontrato il Messia” e preannunciano il comando evangelico “andate e annunziate”. Giovanni parla di Filippo e Natanaèle, primi apostoli. Ed in questo contesto viene riferito un altro particolare impresso nella mente dell’evangelista Giovanni, la promessa di Gesù: “Vedrete il Cielo aperto.” Parola attestata poi come realizzata nel libro dell’Apocalisse dello stesso Giovanni: “vidi il cielo aperto” (Ap 19,11).        

    Luca medico-psicologo mette in evidenza la capacità pedagogica di Gesù. Simone, illetterato come era, non riusciva ad ascoltare né a capire il maestro; Gesù se ne accorge e decide di chiedere a Pietro un confronto nella sua attività dove  si considerava esperto: “gettate le reti per la pesca”. Pietro nonostante che ha pescato “tutta la notte senza prender nulla,” accetta la proposta. Così si rende conto della potenza di Colui che parlava e in ginocchio riconosce la sua santità: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore". Ora Pietro può dirsi convinto e disposto a lasciare tutto per seguire il Signore.
    [Edited by AmarDio 3/11/2010 1:14 PM]
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    AmarDio
    00 3/11/2010 12:59 PM
    NOTA 19

    Fate quello che vi dirà. Gv 2,5
    Vogliamo leggere questo brano con l’invito di Maria rivolto ai servi: “Fate quello che vi dirà”, per comprendere che quanto era successo in quelle nozze, vale anche per la Chiesa e per tutte le chiese. Perché è venuto a mancare il vino, cioè il fervore della carità e l’unità? Perché non c’è stata fedeltà alla Parola ascoltata e  praticata. Bisogna chiedere a noi stessi e a tutti coloro che ascoltano la Parola un preciso impegno alla fedeltà: Facciamo quello che ci ha detto e continuerà a dirci Gesù!

    NOTA 20:
     I mercanti scacciati. Mt 21,12 Mc 11,15 Lc 19,45 Gv 2,13

    Facendo nostre le indicazioni di Giovanni l’ argomento è stato collocato in questo punto.Gesù che scaccia i mercanti per Marco e Luca suscita nei sacerdoti e negli scribi il pretesto per farlo morire, mentre per Matteo solo lo sdegno. Giovanni invece riporta l’annunzio della morte e la profezia della risurrezione di Cristo. Questa profezia, memorizzata allora, viene constatata come realizzata e suscita la fede alla parola e a Gesù. Essi si ricordarono e credettero.
    [Edited by AmarDio 3/11/2010 4:51 PM]
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    AmarDio
    00 3/24/2010 8:12 PM
      NOTA 21:
    Un luogo di mercato. 
             
    “Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato". “La mia casa sarà casa di preghiera.”
               L’esigenza del regno di Dio è la gratuità del dono. Conseguenza del dono di Dio, conosciuto e accolto, è la gratitudine che diventa preghiera. Anche chi lavora per il Vangelo, deve vivere per suo mezzo. Deve stare attento, però, a non convertire la casa di Dio in un luogo di mercato. Attenzione che deve essere sempre costante, non solo per chi lavora per il vangelo ma anche per chi riceve dal vangelo. Nessun prezzo si può pagare per comprare il Regno, perché il regno di Dio non si compra, ma si regala; quello che viene offerto e ricevuto deve sempre mantenere la sua dinamica di dono e di riconoscenza. 

    NOTA 22:
    Incontro con Nicodemo
    S. Giovanni Evangelista è il cantore della rinascita spirituale e anche rivelatore dell’amore di Dio.
    La rinascita è fondamentale per la vita cristiana. Se uno non rinasce non può entrare nel regno dei cieli. Non vuol dire rientrare nel grembo della madre, ma accogliere lo Spirito che dona vita dall’alto. In questo brano ci sono alcune condizioni di rinascita.
    1- Bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo,
    2- chiunque crede nel Figlio unigenito,
    3- chi opera la verità viene alla luce,
    4- il Figlio di Dio è stato mandato per salvare il mondo.
    La rinascita richiede la morte a sé: se il chicco di grano non muore, rimane solo; se muore, produce molto frutto. Chi muore, può rinascere.  

    NOTA 23 Rinascere dall’alto
    1- l’uomo naturale
    Gesù

    io

    La figura a fianco rappresenta l’uomo naturale.

             Significato dei segni:
    1) Immagina un cerchio grande indica la mia vita, la mia persona e l' io sta al centro e domina tutto.
    2) Gesù con la sua croce e salvezza sta fuori.
    3) In me ci sono i vizi e le realtà positive 
     SPIEGAZIONE 

    L’uomo naturale è egoista, vive in riferimento a se stesso. Quello che fa, lo fa in riferimento alla propria persona e ai propri interessi, vive per se stesso, non riesce ad amare.  Dice la Scrittura:“c’è in me il desiderio del bene ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo”. (Rm 7,14).     Sotto l’aspetto naturale e psicologico il riferimento al proprio io è fondamentale, ma la chiamata all’amore esige l’uscire da sé per la ricerca dell’altro. Chi non muore a sé non può donarsi. 

    NOTA 24
    Come Mosè innalzò il serpente nel deserto
     
    Qui Gesù annunzia l’innalzamento di sé sulla croce, immagine vera del simbolo del serpente di bronzo. Come il serpente dona la guarigione a chi lo guarda, dopo essere stato morso da un serpente, così Gesù Crocifisso è in grado di salvare chi in questa vita è stato morso da un altro serpente, satana, per introdurlo nella terra promessa. Il sacrificio del Figlio è il segno del grande amore di Dio perché l’uomo non muoia ma abbia la vita. 

    NOTA 26
    Chi opera la verità viene alla luce
    La Verità che opera nel credente mediante lo Spirito manifesta la gloria di Dio e introduce l’uomo alla luce di Dio.”Quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
     
    7 Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto.”Un albero selvatico non può produrre frutti buoni, così è l’uomo, quando non è ancora innestato a Cristo; non possiede la luce di Dio non può produrre le opere di Dio.
    Convincersi di peccato è opera dello Spirito (Gv 16,8),
    l’uomo carnale non accetta di mettersi in discussione e di ravvedersi; alla luce preferisce le tenebre per tacitare le proprie opere. Non accetta la verità, perché gli fa male, sì da preferire la verità alle opere delle proprie mani.
    L’uomo quando rinasce viene alla luce per mostrare chiaramente che le proprie opere sono state fatte in Dio.
    In Dio! C’è un innesto, un inserimento, uno stare dentro. In me, in te, in ciascuno di noi c’è un mistero di profondità che coincide con lo stesso mistero di Amore, di Comunione, di Azione di Dio. Gesù manifesterà quest’ aspetto ai suoi discepoli nell’intimità del cenacolo: “Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.”  
    Operare la Verità è venire alla luce, cioè nascere in Dio alla sua vita. Questo è possibile solo se noi permettiamo allo Spirito di generarci, di condurci, di operare in noi e per mezzo nostro. Cristo Parola è il riferimento indispensabile per operare. È necessario offrire a Cristo le nostre membra perché Egli in noi possa operare nella Verità e in unità. 

    [Edited by AmarDio 3/28/2010 9:23 PM]
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    AmarDio
    00 3/28/2010 9:25 PM
      NOTA 29 La samaritana: Gv 4 3 Gesù lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4 Doveva perciò attraversare la Samaria.5 Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.  7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere".  

    La sete di Gesù.
    L’incontro con la samaritana s’inserisce lungo la strada del ritorno verso la Galilea. Un particolare importante non menzionato dagli altri evangelisti, rimasto scolpito nella mente di S. Giovanni che ci anticipa la sete di Gesù sulla croce e il desiderio di donare lo Spirito. S. Agostino commentando questo brano mette in evidenza la sete di Gesù della fede di questa donna. Egli che poteva saziare questa sete, chiede a questa donna: “dammi da bere” mentre promette un’acqua viva che zampilla per la vita eterna. Gesù manifesta nel colloquio con questa donna il desiderio ardente che aveva di offrire agli uomini lo Spirito perché potesse giungere il momento in cui i veri adoratori avrebbero adorato il Padre in Spirito e Verità. "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". (Gv 4,32) cioè “compiere la sua opera.” Sulla croce “Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete" (Gv 19,28). Morendo ed effondendo lo Spirito, Gesù mostrava il compimento di questa opera. Gli uomini avrebbero potuto adorare il Padre in Spirito e Verità. “Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". Il senso di quest’acqua viva ci è fornito dallo stesso S. Giovanni in 7,39: "Chi ha sete venga a me e beva 38 chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui”. Lo Spirito promesso, ora è donato, permettiamoGli che diventi sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna.  

    Se tu conoscessi il dono di Dio 
     8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9 Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva".  

    NOTA 31
     
    La samaritana
    3- Se tu conoscessi il dono di Dio
    Nel colloquio con la samaritana S. Giovanni presenta un primo piano sui desideri del Signore Gesù. Egli è colui che è venuto da Dio e proferisce parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Egli è colui che ha nelle mani ogni cosa perché è amato dal Padre: chi obbedisce a Lui possiede la vita eterna. Egli è colui che desidera ardentemente offrire a noi la sua intimità attraverso lo Spirito che è venuto a donare. Egli è colui che mentre chiede l’acqua per il suo bisogno di sete, vuole offrire, anche a te, l’acqua viva. Se tu conoscessi quali doni e quali poteri possiede colui che pure a te chiede: “dammi da bere”! Se anche tu conoscessi il dono di Dio! Occhio non vide né orecchio udì... se tu sapessi! Se tu sapessi cosa vuol dire bere dell’acqua che io darò, sentiresti zampillare la tua vita di una sorgente che comunica la vita fino a diventare eterna! Insieme a questa donna quante donne e quanti uomini non conoscono il Dono! Quanti battezzati, non conoscono il Dono. Gesù vuole manifestare la portata di questo Dono, vuole fare questo Dono, perché Egli dà lo Spirito senza misura, ma trova gli uomini desiderosi di ricevere e in grado di accogliere questo Dono? È un Dono che viene dato in virtù dell’obbedienza al Figlio, ma troverà te capace di sottometterti a Lui? Gesù vuole donare il suo Spirito, ma non in funzione dei tuoi progetti o dei tuoi ruoli, ma in sottomissione e in obbedienza a Lui: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita.” (Gv 4,36) Come Giovanni Battista, in umiltà dobbiamo permettere che lo Sposo venga, dobbiamo imparare e insegnare la sottomissione allo Sposo, al Cristo, Colui che è venuto come Sposo dal seno del Padre, per ammetterci alle nozze eterne, a Colui che vuole introdurci nel suo amore e far zampillare in noi la comunione con Dio, che già su questa vita è vita eterna. Nota bene, Gesù non dice: “ avrà la vita eterna” ma “ha” la vita eterna (Gv 4,36). Se tu conoscessi il Dono di Dio! Chiedi, come la samaritana, anche se non  conoscessi la grazia del Dono: “Dammi di quest’acqua”. 

    4- Adoratori del Padre in spirito e verità.
    11 Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva?  12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?".  13 Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete;  14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna".  15 "Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". 16 Le disse: "Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui".  17 Rispose la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene "non ho marito"; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero".  19 Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare".  21 Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.  22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". 

    NOTA 33
    La Samaritana
    4- Adoratori del Padre in spirito e verità.
    Tutto il brano con la samaritana ha il suo culmine in questa rivelazione: “Credimi, donna, è venuto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.” Fino ad ora si è adorato Dio con riti esterni ed oblazioni di animali, ora c’è un tempo nuovo di adorazione, e anche un modo nuovo di adorare: in Gesù Cristo, la Verità e nello Spirito,  il solo che può realizzare nell’orante la comunione con Dio. Io vi darò quest’acqua viva che zampilla fino alla vita eterna. Solo in me e, attraverso lo Spirito che vi darò, potete adorare il Padre, perché nessuno va al Padre, se non per mezzo di me. Solo il Figlio conosce il Padre. Chi non è ancora figlio non può avvertire tutta la tenerezza e l’abbandono filiale del Figlio col Padre; è un estraneo alla sua vita, non risulta il legame genetico ed affettivo che crea il rapporto di figlio.Il Padre cerca adoratori veri, e solo i figli possono adorarLo nella verità altrimenti dire padre è una falsità. Adoratori veri sono solo quelli che in verità vengono da Lui generati. E se uno non rinasce da acqua e da Spirito non può in verità dire: Padre! Dio è Spirito e solo nello Spirito si può essere rigenerati e essere capaci di entrare in comunione con Dio Vivo e Vero e Spirito. A quanti hanno accolto il Verbo di Vita è dato potere di diventare figli di Dio. (Cfr Gv 1,12). Accogli il Verbo di Vita per diventare figlio nel Figlio e mediante lo Spirito adora il Padre. 

    Sono io che ti parlo.
     
    25 Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa".  26 Le disse Gesù: "Sono io, che ti parlo".  

     NOTA 37
    La Samaritana 
    5- Sono io che ti parlo.
    Quando la samaritana ha ricevuto la rivelazione: “credimi, donna è venuto il momento” si è trovata impreparata, disorientata di fronte a questa formidabile e nuova prospettiva. Aveva intuito in chi le stava di fronte “un profeta” al quale aveva chiesto di risolvere quella questione ancora irrisolta tra giudei e samaritani, ma non poteva sospettare la portata della risposta, a questo punto come per prendersi del tempo, impreparata al nuovo evento si appella al Cristo che doveva venire: 24quando egli verrà ci annunzierà ogni cosa. 25Gesù le disse: “Sono io che ti parlo”. Trovarsi all’improvviso di fronte al Cristo al quale si è appellato, ha suscitato un fremito forse unico nella storia del mondo: trovarsi di fronte al Messia promesso e atteso, non è un evento che avviene tutti i giorni né capita spesso. Lo stupore dinanzi a Dio che viene e s’intrattiene con te, viene a manifestare alla tua vita e al tuo cuore cose che non si possono riferire né ripetere. Il mistero di Dio che s’incontra con te, ti sorprende e t’invita ad adorarLo in Spirito e Verità. “26Sono io che ti parlo”!  In risposta quella donna lascia anche la brocca, l’acqua per cui era andata al pozzo, e torna dalla sua gente in città a riferire il suo incontro con Lui, “29mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”Un incontro che la trasforma in missionaria. Il “forse” può assumere un duplice significato: o che in verità il suo cuore non riesce ancora a convincersi, oppure essa non vuole intromettersi nella scelta degli altri perché vadano direttamente al Signore. La parola lascia intendere che questo “forse” non è un gran male, perché il compito dell’annunciatore non è quello di dare le proprie sicurezze ma invitare ad andare a colui che ha sconvolto la vita: “mi ha detto tutto quello che ho fatto”. Vieni da Gesù, è lui che deve rispondere alle tue inquietudini e alle tue domande, non devi perdere la gioia del tuo rapporto personale con Lui. Con Iª Gv 1,1ss siamo tutti invitati a rendere testimonianza alla luce perché siano in comunione con Gesù.Gli stessi samaritani andati da Gesù, dopo aver fatto esperienza personale, dicevano alla donna: "42Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".   

    Ho da mangiare un cibo.  
    27
    In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri?", o: "Perché parli con lei?".  28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente:  29 "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?".  30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui.     31 Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia".  32 Ma egli rispose: "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". *(nota 39)  33 E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?".  34 Gesù disse loro: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.  35 Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.  36 E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37 Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro". 

     NOTA 39
    La samaritana:
    6-Ho da mangiare un cibo.
    Gesù manifestandosi alla samaritana ha portato a compimento un’opera del Padre, ha proposto l’adorazione del Padre in spirito e verità, ha promesso lo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui, ha manifestato la sua opera e presenza di Messia... era ormai sazio per ora: Una giornata faticosa e calda, la soddisfazione di aver compiuto la volontà di chi l’aveva mandato. Una tappa di questo compimento era stata raggiunta. Questo cibo è ancora sconosciuto a loro, suoi discepoli, per ora, un cibo che avrebbe pure indicato con la preghiera del “Padre”: sia fatta la tua volontà, ma che era ancora nascosto ai loro occhi, ancora tanto carnali, e ancora legati alla sfera terrena. Mio cibo è fare la volontà del Padre che è nei cieli.  

    7-Noi stessi abbiamo udito.  39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto".  40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.  41 Molti di più credettero per la sua parola  42 e dicevano alla donna: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo43 Trascorsi due giorni, partì di là per andare in Galilea.  44 Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria.45 Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
    NOTA 41 
    La samaritana:
    7-Noi stessi abbiamo udito. 

     

    La samaritana ha riportato l’annuncio: Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?"Questo annuncio ha messo nel cuore dei samaritani il desiderio di parlare e di rimanere con Gesù, credettero a Gesù per le parole della donna, e chiesero a Gesù di fermarsi un po’ con loro. Gesù accetta di restare per confermare nel loro cuore la fede verso di lui, cammino iniziato dalle parole della donna. Solo quando essi rimasero con Gesù, passano ad un altro grado di fede: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".Nella fede, fermarsi a quello che gli altri ci hanno detto, non è ancora segno di maturità. Bisogna andare personalmente da Gesù Cristo e chiedergli di rimanere con noi. Anche Giacomo e Giovanni (Gv 1,36) avevano capito che Gesù era il Messia promesso. Quando Giovanni Battista indica Gesù come l’agnello di Dio, essi non rimangono lì con Giovanni, ma si mettono in cammino dietro a Lui, gli domandano:”dove abiti?”, si trattengono con lui in quell’ora, che rimane impressa nella loro mente: “erano circa le quattro”. Dopo che hanno visto e hanno creduto, hanno riferito e hanno portato a Gesù i loro fratelli. La fede per sentito dire, è un inizio di fede, non ancora una fede matura. Non ci si può fermare qui. Deve diventare testimonianza: "noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo". 
    [Edited by AmarDio 3/28/2010 9:39 PM]