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PENSIERI DI PAPA BENEDETTO XVI

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    Coordinatrice
    00 1/8/2017 5:49 PM
    Circa la fede, viene spontaneo pensare alla vicenda personale di Sant’Agostino – uno dei grandi Padri della Chiesa, vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo – alla cui conversione contribuì certamente e in modo rilevante l’ascolto del canto dei salmi e degli inni, nelle liturgie presiedute da Sant’Ambrogio. Se infatti sempre la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente ed al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto possono conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa. Tra i carismi di Sant’Ambrogio vi era proprio quello di una spiccata sensibilità e capacità musicale, ed egli, una volta ordinato Vescovo di Milano, mise questo dono al servizio della fede e dell’evangelizzazione. La testimonianza di Agostino, che in quel tempo era professore a Milano e cercava Dio, cercava la fede, al riguardo è molto significativa. Nel decimo libro delle Confessioni, della sua Autobiografia, egli scrive: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (33, 50). L’esperienza degli inni ambrosiani fu talmente forte, che Agostino li portò impressi nella memoria e li citò spesso nelle sue opere; anzi, scrisse un’opera proprio sulla musica, il De Musica. Egli afferma di non approvare, durante le liturgie cantate, la ricerca del mero piacere sensibile, ma riconosce che la musica e il canto ben fatti possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio e a provare una salutare commozione. Questa testimonianza di Sant’Agostino ci aiuta a comprendere il fatto che la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegna che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? Non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.).

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    Credente.
    00 5/18/2017 2:32 PM
    Joseph Ratzinger in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse nel 2000 il Commento teologico ai segreti di Fatima, e riportiamo un brano che ci restituisce l’estrema attualità del messaggio e il compito che noi abbiamo:

    «L'angelo con la spada di fuoco a sinistra della Madre di Dio ricorda analoghe immagini dell'Apocalisse. Esso rappresenta la minaccia del giudizio, che incombe sul mondo. La prospettiva che il mondo potrebbe essere incenerito in un mare di fiamme, oggi non appare assolutamente più come pura fantasia: l'uomo stesso ha preparato con le sue invenzioni la spada di fuoco. La visione mostra poi la forza che si contrappone al potere della distruzione — lo splendore della Madre di Dio, e, proveniente in un certo modo da questo, l'appello alla penitenza. In tal modo viene sottolineata l'importanza della libertà dell'uomo: il futuro non è affatto determinato in modo immutabile, e l'immagine, che i bambini videro, non è affatto un film anticipato del futuro, del quale nulla potrebbe più essere cambiato. Tutta quanta la visione avviene in realtà solo per richiamare sullo scenario la libertà e per volgerla in una direzione positiva. Il senso della visione non è quindi quello di mostrare un film sul futuro irrimediabilmente fissato. Il suo senso è esattamente il contrario, quello di mobilitare le forze del cambiamento in bene».
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    Coordinatrice
    00 1/22/2018 9:48 PM
    Bisogna ricreare un clima autenticamente catto­lico,

    ritrovare il senso della Chiesa come Chiesa del Signore,

    come spazio della reale presenza di Dio nel mondo.

    Quel mistero di cui parla il Vaticano II

    quan­do scrive quelle parole terribilmente impegnative

    e che pure corrispondono a tutta la tradizione cat­tolica:

    "La Chiesa, cioè il regno di Cristo già pre­sente in mistero".




    Card. Joseph Ratzinger
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    Coordinatrice
    00 1/25/2018 9:48 AM
    Questa svolta della sua vita, questa trasformazione di tutto il suo essere

    non fu frutto di un processo psicologico,

    di una maturazione o evoluzione intellettuale e morale,

    ma venne dall’esterno: non fu il frutto del suo pensiero,

    ma dell’incontro con Cristo Gesù.

    In questo senso non fu semplicemente una conversione,

    una maturazione del suo "io",

    ma fu morte e risurrezione per lui stesso:

    morì una sua esistenza e un’altra nuova ne nacque con il Cristo Risorto.

    Solo l'avvenimento, l'incontro forte con Cristo,

    è la chiave per capire che cosa era successo:

    morte e risurrezione,

    rinnovamento da parte di Colui che si era mostrato e aveva parlato con lui.

    In questo senso più profondo possiamo e dobbiamo parlare di conversione.

    Questo incontro è un reale rinnovamento

    che ha cambiato tutti i suoi parametri.

    Adesso può dire che ciò che prima era per lui essenziale e fondamentale,

    è diventato per lui "spazzatura";

    non è più "guadagno", ma perdita,

    perché ormai conta solo la vita in Cristo.




    Benedetto XVI

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