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CONFRONTO TRA LA RIPRODUZIONE FATTA DAL PROF.GARLASCHELLI E L'IMMAGINE SINDONICA

Diverse analisi e confronti tra la riproduzione di Garlaschelli e la Sindone originale hanno evidenziato le seguenti differenze:
L'immagine della Sindone presenta proprietà di negativo fotografico, ovvero le aree più chiare corrispondenti alle zone più dense del tessuto e viceversa. Nella riproduzione di Garlaschelli, questa caratteristica è assente o presente in modo non uniforme.
L'immagine della Sindone presenta una certa tridimensionalità, percepibile osservandola da diverse angolazioni. La riproduzione di Garlaschelli, invece, appare piatta e bidimensionale.
L'effetto tridimensionale osservato sull'immagine della Sindone si riferisce alla percezione di profondità e di rilievo dell'immagine stessa quando osservata da diverse angolazioni. Questo effetto suggerisce che l'immagine non sia stata semplicemente dipinta sulla stoffa, ma che possa derivare da un processo di formazione ancora sconosciuto.
Luigi Garlaschelli e altri, hanno cercato di replicare l'effetto tridimensionale dell'immagine sindonica utilizzando varie tecniche. Tuttavia, fino ad oggi, nessuno è riuscito a replicare esattamente l'effetto in modo convincente e accurato come si osserva sulla Sindone originale e non sono stati in grado di catturare completamente l'effetto tridimensionale con la stessa profondità e realismo dell'originale. Ciò suggerisce che l'origine e la formazione dell'immagine sulla Sindone potrebbero coinvolgere meccanismi o processi ancora da scoprire o da comprendere .
-- L'immagine della Sindone è impressa solo sullo strato superficiale delle fibre del lino, non penetrando in profondità nel tessuto, mentre nella copia si riscontra maggiore profondità. Questo fenomeno è stato osservato utilizzando diverse tecniche di analisi, come la microscopia elettronica a scansione e la microtomografia a raggi X.
Queste differenze significative rendono ben diversa la copia tentata da Garlaschelli rispetto alla immagine sindonica. ---- sono state evidenziate anche alcune differenze significative, tra cui: maggiore regolarità e uniformità delle strinature nella copia di Garlaschelli.
Assenza di alcune caratteristiche fini presenti nelle strinature della Sindone, come le microfratture e le fibrille sollevate.
Queste differenze suggeriscono che le strinature della copia di Garlaschelli non siano una riproduzione fedele di quelle della Sindone.
Inoltre vi sono delle differenze nella composizione chimica delle strinature.
La Sindone presenta alcune tracce di sangue che non sono presenti nella copia di Garlaschelli.
Composizione chimica: La Sindone presenta una composizione chimica complessa che include diverse sostanze non identificate. La copia di Garlaschelli, invece, presenta una composizione chimica più semplice e simile a quella del lino di cui è fatta.
Molti studiosi sostengono che la copia di Garlaschelli non rifletta tutta la complessità e la profondità della strinatura dell'originale. Alcuni elementi chiave della strinatura e delle proprietà dell'immagine sulla sindone non sono stati replicati .
Queste differenze, nel loro insieme, indicano che la copia di Garlaschelli è una replica che contiene delle somiglianze ma non ha tutte le caratteristiche della Sindone.

Garlaschelli, riguardo al suo tentativo di riprodurre il telo sindonico, ha detto :

"...è logico che, per quanto accurata possa essere una riproduzione, nessun tipo di invecchiamento artificiale potrà mai essere completamente equivalente a quello naturale, che ha richiesto secoli. Probabilmente, è da attendersi solo un'imitazione delle caratteristiche salienti, e non delle proprietà microscopiche dell'immagine. Il vero significato del nostro esperimento è suggerire un meccanismo plausibile e semplice, che in un sol colpo renda conto della formazione dell'immagine e delle sue caratteristiche, piuttosto che ottenerne una riproduzione perfetta ma impossibile.... È anche ovvio che le proprietà microscopiche delle nostre riproduzioni non potranno mai essere esattamente uguali a quelle dell originale, poiché un invecchiamento accelerato e artificiale di 4 ore non potrà mai essere equivalente a uno naturale che ha richiesto decenni o secoli per imprimere l immagine sul telo. Appaiono dunque pretestuose le critiche di coloro che pretendono un identità assoluta e impossibile. I nostri risultati sembrano tuttavia incoraggianti e dovrebbero essere accolti come un interessante contributo alla risoluzione dei dubbi su quello che è l oggetto misterioso per antonomasia. (Garlaschelli L. - tratto dal sito www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/70/possibile-riprodurre-...
Life-size reproduction of the Shroud of Turin and its image. J Imaging Sci Technol2010; 54(4):40301.)

Va infine osservato che per poter fare questa copia, Garlaschelli ha dovuto considerare tutti i precedenti tentativi fatti da tanti ricercatori per poterne scartare le deficienze, ha dovuto studiare il misterioso Telo per circa 20 anni, ha dovuto utilizzare tutte le più moderne conoscenze ed ha avuto a disposizione un laboratorio super attrezzato e finanziato....
Insomma c'è da chiedersi come poteva un presunto artista del medioevo disporre di tutti questi elementi per poter arrivare a produrre la sua opera che risulta molto più convincente di tutti i tentativi sinora eseguiti?

Approfondimento con Chat-Gpt sulla questione dell'uso di ocra e del relativo legante sintetico usato da Garlaschelli per fissare l'ocra sul telo:

Le obiezioni contro la riproduzione della Sindone tentata da Luigi Garlaschelli utilizzando ocra rossa sono state oggetto di discussione sia in ambito accademico che popolare. Ecco un'analisi di come queste obiezioni sono state trattate:

Riviste Scientifiche:

Alcune delle critiche mosse al lavoro di Garlaschelli sono state pubblicate in riviste scientifiche e atti di conferenze. Ad esempio, riviste specializzate in studi sindonologici come il "Journal of Imaging Science and Technology" e atti di congressi sindonologici hanno discusso le caratteristiche chimiche e fisiche dell'immagine della Sindone e le difficoltà nel replicarla esattamente.
Contributi di Esperti:

Esperti nel campo della chimica, fisica, biologia e storia dell'arte hanno pubblicato articoli che analizzano le caratteristiche dell'immagine sindonica, spesso sottolineando le differenze rispetto alle repliche moderne. Tali articoli possono essere trovati in riviste come "Thermochimica Acta" e "Applied Optics".
Conferenze e Simposi Sindonologici:

Le obiezioni al lavoro di Garlaschelli sono state presentate e discusse in varie conferenze e simposi dedicati allo studio della Sindone, dove esperti di diverse discipline si confrontano sui dati e le metodologie. Questi eventi producono atti e pubblicazioni che documentano le discussioni scientifiche.
Osservazioni Fondamentate:

Molte delle obiezioni non sono semplici osservazioni prive di fondamento, ma si basano su dati empirici e analisi scientifiche. Per esempio, la questione della superficialità dell'immagine e la sua penetrazione limitata nelle fibre del lino è stata studiata con tecniche microscopiche avanzate, confermando che l'immagine è estremamente superficiale e non presenta pigmenti penetrati.
Recensioni Critiche:

Alcuni critici del lavoro di Garlaschelli, pur non pubblicando direttamente su riviste scientifiche, hanno elaborato analisi dettagliate e le hanno presentate in contesti accademici o pubblicati su piattaforme di divulgazione scientifica rispettate.
Esempi di pubblicazioni e conferenze dove sono state riportate tali obiezioni includono:

"Journal of Imaging Science and Technology": Pubblicazioni che discutono le caratteristiche uniche dell'immagine sindonica.
"Thermochimica Acta": Articoli che analizzano la decomposizione termica del lino e le sue implicazioni per la formazione dell'immagine.
International Conference on the Shroud of Turin: Un forum dove vengono presentate e discusse le ultime ricerche sulla Sindone, inclusi tentativi di replicazione e le critiche ad essi.
In sintesi, le obiezioni al lavoro di Garlaschelli non sono semplici osservazioni superficiali, ma riflettono un dibattito scientifico basato su analisi empiriche e revisione tra pari. Questo sottolinea la complessità e la difficoltà nel replicare esattamente le caratteristiche dell'immagine sindonica.

Sul telo originale risulta superficialità dell'immagine e la sua penetrazione limitata nelle fibre del lino è stata studiata con tecniche microscopiche avanzate, confermando che l'immagine è estremamente superficiale e non presenta pigmenti penetrati. Mentre nella riproduzione di garlaschelli come risulta la penetrazione dell'immagine nelle fibre e dell'ocra
ChatGPT
Nella riproduzione della Sindone tentata da Luigi Garlaschelli utilizzando ocra rossa, la penetrazione dell'immagine nelle fibre e l'uso dell'ocra presentano caratteristiche significativamente diverse rispetto all'originale. Ecco i punti principali:

Penetrazione dell'Immagine nelle Fibre:

Sindone Originale: Gli studi microscopici avanzati sulla Sindone di Torino hanno confermato che l'immagine è estremamente superficiale. L'immagine si trova solo sulla parte più esterna delle fibre di lino e non penetra nei filamenti interni del tessuto. Questa caratteristica è stata uno degli aspetti più difficili da replicare.
Replica di Garlaschelli: La replica di Garlaschelli, ottenuta usando ocra rossa mescolata con un legante e poi strofinata sul tessuto, non ha replicato questa superficialità. L'ocra, essendo un pigmento, tende a penetrare nelle fibre del lino, seppur in maniera non uniforme. Anche se Garlaschelli ha cercato di minimizzare la penetrazione applicando la sostanza in maniera controllata, non è riuscito a ottenere la stessa superficialità osservata nella Sindone originale.
Uso dell'Ocra:

Sindone Originale: Gli esami chimici effettuati sulla Sindone originale non hanno rilevato la presenza di pigmenti come l'ocra rossa. Questo suggerisce che l'immagine non è stata creata con tecniche pittoriche convenzionali.
Replica di Garlaschelli: L'uso dell'ocra rossa è una tecnica pittorica e, come tale, lascia tracce di pigmento visibili al microscopio. Anche se Garlaschelli ha cercato di riprodurre l'immagine in modo che sembri simile visivamente, al microscopio si notano differenze significative, tra cui la presenza di particelle di pigmento all'interno delle fibre del lino.
Tecniche Microscopiche:

Analisi della Sindone Originale: Le tecniche utilizzate per studiare la Sindone originale includono microscopia ottica, microscopia elettronica a scansione (SEM) e spettroscopia. Queste tecniche hanno confermato la natura superficiale dell'immagine e l'assenza di pigmenti penetranti.
Analisi della Replica di Garlaschelli: Quando la replica di Garlaschelli è stata esaminata con tecniche simili, è stato evidente che l'ocra rossa penetra nelle fibre, anche se superficialmente. Questo contrasta con la natura estremamente superficiale dell'immagine sulla Sindone originale.
In conclusione, la replica di Luigi Garlaschelli, sebbene visivamente simile alla Sindone di Torino, presenta differenze sostanziali in termini di penetrazione dell'immagine nelle fibre e nell'uso di pigmenti. Queste differenze sono state evidenziate da studi microscopici avanzati che mostrano come l'immagine originale sia estremamente superficiale e priva di pigmenti penetrati, mentre la replica di Garlaschelli mostra una penetrazione maggiore del pigmento nelle fibre del lino.

Perché risulta invece che sul telo originale sia stata rilevata la presenza di ossido di ferro?
ChatGPT
La presenza di ossido di ferro sulla Sindone di Torino è stata rilevata in alcune analisi scientifiche e ha sollevato domande riguardo alla possibile origine dell'immagine. Tuttavia, la questione è complessa e deve essere esaminata attentamente.

Rilevazione dell'Ossido di Ferro:

Studi scientifici hanno rilevato tracce di ossido di ferro sulla Sindone. Questa rilevazione ha portato alcuni a ipotizzare che l'immagine possa essere stata creata usando pigmenti contenenti ossido di ferro, come l'ocra rossa.
Tuttavia, la presenza di ossido di ferro non implica necessariamente che sia stato utilizzato per creare l'immagine. L'ossido di ferro può derivare da molte fonti, inclusa la contaminazione ambientale, processi di degrado naturale del lino, o il contatto con materiali ferrosi durante i secoli.
Differenziazione tra Pigmenti e Tracce Residue:

La presenza di ossido di ferro in quantità molto piccole e distribuite in modo non uniforme suggerisce che potrebbe non essere stato usato come pigmento per dipingere l'immagine. Infatti, l'analisi chimica ha rilevato che le concentrazioni di ossido di ferro sono troppo basse e distribuite in modo tale da non poter spiegare l'intera formazione dell'immagine.
Inoltre, studi specifici, come quelli condotti da John Heller e Alan Adler, hanno mostrato che l'immagine non è composta da pigmenti convenzionali e che le particelle di ossido di ferro sono presenti in quantità minime, non sufficienti a formare un'immagine visibile.
Origine dell'Ossido di Ferro:

L'ossido di ferro potrebbe essere derivato dai processi di fabbricazione e lavorazione del lino nel Medioevo, da contaminazioni nel corso dei secoli, o da trattamenti conservativi.
Alcuni ricercatori hanno suggerito che l'ossido di ferro potrebbe essere stato utilizzato involontariamente durante i tentativi di conservazione o durante eventi storici specifici (ad esempio, esposizioni a fumi di incenso o contatti con reliquie ferrose).
Critiche e Obiezioni:

Le critiche alle ipotesi che l'immagine sia stata creata con pigmenti a base di ossido di ferro si basano su analisi dettagliate della distribuzione e della quantità di tali particelle. Gli studi mostrano che l'immagine è estremamente superficiale e non compatibile con l'uso di pigmenti penetranti.
L'assenza di leganti organici (che sarebbero necessari per l'applicazione di pigmenti pittorici) supporta ulteriormente l'idea che l'immagine non sia stata dipinta con ocra rossa o altri pigmenti.
In conclusione, mentre è stata rilevata la presenza di ossido di ferro sulla Sindone di Torino, le evidenze indicano che non è stato utilizzato come pigmento per creare l'immagine. La distribuzione e la quantità di ossido di ferro sono incompatibili con l'ipotesi di un'immagine dipinta. Piuttosto, l'ossido di ferro può avere origini diverse, e la vera natura dell'immagine rimane un enigma che sfida le spiegazioni semplicistiche.

Quindi garlaschelli ha usato anche un legante sintetico per fissare l'ocra che non c'è nell'originale?
ChatGPT
Sì, Luigi Garlaschelli ha utilizzato un legante sintetico nella sua riproduzione della Sindone di Torino, cosa che costituisce una differenza significativa rispetto all'originale. Ecco i dettagli:

Uso del Legante:

Garlaschelli: Per fissare l'ocra rossa al tessuto, Garlaschelli ha utilizzato un legante sintetico. Questo era necessario per far aderire il pigmento alle fibre del lino e creare l'immagine in modo stabile.
Sindone Originale: Gli studi sulla Sindone di Torino non hanno rilevato la presenza di leganti organici o sintetici. L'immagine sulla Sindone non mostra tracce di sostanze utilizzate per fissare pigmenti, il che suggerisce che non è stata creata utilizzando tecniche pittoriche convenzionali.
Implicazioni dell'Uso del Legante:

Penetrazione e Superficialità: L'uso di un legante comporta una penetrazione maggiore del pigmento nelle fibre del tessuto. Questo contrasta con la natura estremamente superficiale dell'immagine della Sindone, che si trova solo sulla parte più esterna delle fibre e non penetra nei filamenti interni.
Distribuzione del Pigmento: La presenza di un legante può influenzare la distribuzione del pigmento, rendendola più uniforme rispetto all'immagine originale, dove la distribuzione è molto delicata e superficiale.
Differenze Chimiche:

Composizione: La composizione chimica dell'immagine sulla Sindone è diversa da quella della replica di Garlaschelli. L'assenza di leganti e pigmenti nell'originale suggerisce un processo di formazione diverso, potenzialmente non artificiale.
Analisi Microscopica: Le analisi microscopiche e chimiche mostrano che l'immagine della Sindone non contiene tracce di leganti che sarebbero necessari per l'applicazione di pigmenti come l'ocra rossa. Questo è in contrasto con la replica di Garlaschelli, dove l'uso del legante è evidente.
In conclusione, l'uso di un legante sintetico nella replica di Luigi Garlaschelli rappresenta una delle principali differenze rispetto alla Sindone originale. Questo uso implica una tecnica di applicazione del pigmento che non è compatibile con le caratteristiche microscopiche e chimiche osservate nell'immagine della Sindone, sottolineando ulteriormente le difficoltà nel replicare fedelmente l'immagine originale con metodi moderni.

Quando e chi ha accertato l'assenza di pigmenti e legamenti sull'originale?
ChatGPT
L'assenza di pigmenti e leganti sull'immagine della Sindone di Torino è stata accertata attraverso vari studi scientifici condotti da diversi ricercatori nel corso degli anni. Ecco alcuni dei momenti chiave e delle figure principali coinvolte in queste scoperte:

Max Frei (1973):

Il criminologo svizzero Max Frei prese campioni di polvere dalla Sindone utilizzando nastri adesivi. Anche se Frei è più noto per i suoi studi sui pollini presenti sulla Sindone, i suoi campioni non mostrarono prove di pigmenti pittorici, suggerendo che l'immagine non fosse dipinta.
STURP (1978):

Il Shroud of Turin Research Project (STURP), un team multidisciplinare di scienziati americani, condusse un'indagine approfondita sulla Sindone nel 1978. L'analisi includeva tecniche di spettroscopia, microscopia e chimica.
John Heller e Alan Adler, membri del STURP, pubblicarono studi in cui confermavano l'assenza di pigmenti pittorici e leganti. Utilizzando test chimici e analisi microscopiche, Heller e Adler dimostrarono che l'immagine era costituita da una disidratazione ossidativa delle fibre di lino superficiali e non da pigmenti aggiunti.
Raymond N. Rogers (2004):

Raymond N. Rogers, un chimico e membro del STURP, esaminò ulteriormente i campioni della Sindone. Nei suoi studi, Rogers confermò che l'immagine era estremamente superficiale e che non vi erano tracce di pigmenti o leganti. Rogers pubblicò le sue scoperte in articoli scientifici, consolidando ulteriormente l'idea che l'immagine non fosse creata con tecniche pittoriche convenzionali.
Analisi Recenti:

Negli anni successivi, altri studi e analisi indipendenti hanno continuato a confermare questi risultati. Tecniche moderne come la microscopia elettronica a scansione (SEM) e la spettroscopia Raman hanno mostrato che l'immagine è limitata alla parte più esterna delle fibre di lino, senza evidenza di applicazioni pittoriche o leganti.
Questi studi hanno contribuito a formare il consenso scientifico sul fatto che l'immagine della Sindone non sia stata creata con pigmenti o leganti. Le caratteristiche chimiche e fisiche dell'immagine rimangono un mistero, con molte ipotesi che cercano di spiegare il processo di formazione che potrebbe essere stato coinvolto.






[Edited by Credente 5/15/2024 8:54 AM]