8/14/2022 5:11 PM

Sacra Sindone ha 2mila anni: tecnologia conferma/ “Reliquia coeva a Pasqua di Cristo”


 - Niccolò Magnani

La Sacra Sindone ha circa 2mila anni: la conferma arriva da una nuova tecnologia a raggi X che prova come la reliquia sia coeva al periodo della Pasqua di Gesù




Sacra Sindone

Sacra Sindone, Torino (LaPresse)







“LA SINDONE COEVA ALL’EPOCA DI CRISTO”: LA CONFERMA DALLA TECNOLOGIA


La Sacra Sindone risalirebbe come epoca agli anni della Pasqua in cui Gesù Cristo fu condannato e crocifisso: a dirlo è una nuova tecnica di datazione a raggi X che confermerebbe la datazione del “lenzuolo” conservato a Torino, concordando con la tradizione storiografica cristiana che fa risalire la Sacra Sindone all’epoca della Passione del Signore. Lo riporta la versione francese di Aleteia.org, citando lo studio “Datazione a raggi X di un frammento dalla Sindone di Torino” compiuto dallo scienziato del CNR Liberato De Caro lo scorso 11 aprile. Lo scienziato esperto di lino, ha collaboratori con altri ricercatori tra cui prof. Fanti dell’Università di Padova: «il Lenzuolo di Torino sfida la scienza».







 


 






 




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Storicamente, la Sacra Sindone è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino sulla quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni di tortura del tutto assimilabili a quanto patito da una persona crocifissa. La sua autenticità viene discussa ormai da secoli, ma la storiografia cristiana non solo data quel lenzuolo all’età di Cristo, ma ritiene che sia plausibile che quel capo possa essere il sudario sul quale venne avvolto Gesù dopo la morte in croce, ritrovato all’interno del Santo Sepolcro dopo la Resurrezione. Dal XX secolo la Chiesa cattolica ha scelto di non esprimersi ufficialmente sulla questione dell’autenticità, spiegando come come non sia argomento fondamentale di fede; ha lasciato alla scienza il compito di esaminare le prove a favore e contro, ma ne autorizza il culto come icona della Passione di Gesù



IL SISTEMA WAXS E GLI STUDI SULLA SACRA SINDONE


Il metodo usato dai ricercatori del CNR è chiamato WAXS, si tratta di un metodo particolare di diffusione grandangolare dei raggi X per poter esaminare l’invecchiamento naturale della cellulosa che si trova in un frammento del lenzuolo di Torino. Il risultato definito nelle scorse settimane è netto e categorico: «la Sacra Sindone è ben più antica dei sette secoli accordatile dagli scienziati che nel 1988 l’avevano analizzata al Carbonio 14. Avrebbe in realtà ben 2mila anni». Lo stesso De Caro, intervistato dal National Catholic Register dopo i risultati clamorosi del suo studio, spiega le tappe che lo hanno portato fin qui dopo ben 30 anni di studi: «Abbiamo messo a punto un metodo che permette di misurare l’invecchiamento naturale della cellulosa di lino con l’aiuto dei raggi X, poi di convertire quella misurazione nel computo del tempo trascorso dalla fabbricazione. Questo nuovo metodo di datazione, basato su una tecnica chiamata Wide-Angle X-ray Scattering (WAXS) è stato dapprima testato su frammenti di lino già datati con altre tecniche, con frammenti totalmente estranei alla Sindone, e poi applicato a un frammento prelevato dalla Sindone di Torino».








I risultati raggiunti (qui disponibili sulla rivista Heritage e sul sito del CNR, ndr) arrivano davvero a sfidare la scienza in merito alla possibilità che quella Sacra Sindone possa realmente essere il sudario di chi è morto in un primo momento e risorto tre giorni dopo. Un “mistero di fede” che rappresenta anche un mistero per la stessa ricerca scientifica: «Ogni nuova indagine potrebbe chiarire una parte del complesso puzzle che rappresenta. Ad esempio, l’immagine del Lenzuolo non ha ancora trovato una spiegazione definitiva tra quanti l’hanno studiato, una spiegazione condivisa dall’insieme della comunità scientifica», certifica lo stesso scienziato De Caro. Ad oggi ancora nessuno riesce a spiegarsi quale possa essere stata la tecnica utilizzata all’epoca per “riprodurre” un’immagine così nitida e particolare su un telo di lino. Da decenni ormai è noto come sul presunto sudario è impresso un “negativo fotografico per via di irraggiamento”: come questo sia stato possibile non è dato saperlo. L’ipotesi del sudario del Cristo Risorto, insomma, resta decisamente “in piedi” anche nel 2022 e dopo studi scientifici della più vasta tecnologia.