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Educazione per una sana e gioiosa sessualità

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    00 8/15/2016 10:54 PM

    Educazione per una sana e gioiosa sessualità

    Non poteva esserci cornice migliore della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia per presentare il nuovo progetto del Pontifico Consiglio per la Famiglia, dedicato all’educazione affettiva e sessuale degli adolescenti e dei giovani.

    Intitolato “Il luogo dell’incontro” e costruito sull’immagine della tenda, questo itinerario educativo on line accompagna i ragazzi nella comprensione di sé come persone, chiamate a vivere ogni relazione con gli altri nella dignità e nel rispetto. La scoperta del progetto di Dio che chiama ciascuno ad amare costituisce il culmine delle sei unità in cui il percorso è suddiviso.

    E’ un vero e proprio manuale su cui costruire solide basi per i concetti di affettività e sessualità. Un primo vero e proprio libello anti-gender e che sviluppa una morale nuova nei giovani, lanciato dal Vaticano e destinato (per ora) agli educatori cattolici di tutto il mondo, che possono utilizzare a scuola o negli incontri di pastorale giovanile e familiare.

    LA LEZIONE DI PAPA FRANCESCO

    La premessa su cui nasce questo lavoro è indicata dall’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia al numero 280: “Il Concilio Vaticano II prospettava la necessità di «una positiva e prudente educazione sessuale», tenendo conto «del progresso della psicologia, della pedagogia e la didattica». Tale educazione solo si potrebbe intenderla nel quadro di una educazione all’amore, alla reciproca donazione. In tal modo il linguaggio della sessualità non si vede tristemente impoverito, ma illuminato. L’impulso sessuale può essere coltivato in un percorso di conoscenza di sé e nello sviluppo di una capacità di dominio di sé, che possano aiutare a far emergere capacità preziose di gioia e di incontro amoroso“.

    AFFETTO E SESSUALITA’

    Si legge ne “i luoghi dell’incontro“: è assolutamente necessario che questo programma sia utilizzato da tutte le istituzioni educative, sempre a complemento e in aiuto al compito dei genitori. Deve essere un insegnamento che tenga conto dei diversi momenti della costruzione della personalità in relazione alla configurazione dell’ “identità sessuale” o assunzione matura della propria sessualità, con momenti differenziati a seconda dei sessi. In maniera integrata e partendo dall’esperienza dei giovani, si offriranno le fondamenta umane della sessualità e dell’affetto, il loro valore morale in relazione alla costruzione della persona e al suo significato nel piano di Dio.

    LA METAFORA DELLA TENDA

    La metafora della tenda non è casuale. Come la tenda man mano si costruisce per essere impiantata nel terreno ed ospitare al suo interno delle persone; così la persona man mano cresce, matura, fino ad impiantare solide fondamenta ai suoi valori educativi, scoprendo passo dopo passo ogni sua dimensione come persona: il suo corpo, la sua sessualità, i suoi affetti, la sua libertà, la sua volontà e la sua dimensione morale.

    Proviamo a metterci nei panni di un educatore e a scandire le6 tappe de “I Luoghi dell’incontro”, che si rivolgono ai ragazzi delle scuole medie e superiori.

    1) ACCETTARE IL PROPRIO CORPO

    Dio origine e destino degli uomini. E’ il primo passo dell’itinerario che i nostri giovani realizzeranno. Essi impareranno a guardarsi, a definirsi come persone, a partire dall’osservazione, dallo stupore e dalla propria esperienza; conoscendo e indirizzando la propria intelligenza, la propria volontà, i propri desideri e affetti, e la propria spiritualità;accettando il proprio corpo e riconoscendolo come espressione personale, in cui sono iscritti l’origine e il destino di ogni uomo e di ogni donna.


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    00 8/15/2016 10:55 PM



    L’educatore in questa fase deve stimolare domande che facciano interrogare su se stessi ai ragazzi anche con immagini di supporto. Può inoltre stimolarli con la proiezione di spezzoni di film come L’Uomo d’Acciaio (Superman) e Spiderman nelle scene in cui i due supereroi si mostrano da adolescenti dotati di grande potere e quindi investiti di una grande responsabilità. Bisogna far vedere agli adolescenti che i cambiamenti che stanno sperimentando nella loro adolescenza sono una grande opportunità (un grande potere) per consolidare la persona matura che arriveranno ad essere in pochi anni.

    2) LA DIFFERENZA TRA I SESSI

    L’incontro con l’altro, con il TU, aiuta i nostri giovani a conoscersi meglio e a rafforzare la loro identità. Essi impareranno a riconoscere che la sessualità parla di una differenza: l’uomo e la donna, che condiziona tutta la persona. Anche la dimensione affettiva è condizionata dalla sessualità. Impareranno a riconoscere i loro affetti e a convogliarli all’ordine dell’amore.

    L’educatore introduce la scheda sui “Corpi differenti” invitando i giovani ad essere protagonisti in questo percorso e a mettere in discussione il senso della propria identità. Il rapporto con gli altri ha un ruolo fondamentale nel processo di formazione dell’identità, perché aiuta a situarsi e a rispondere in modo più completo: Chi sono io? Attraverso l’osservazione di due fotografie: una di un neonato e l’altra di due sculture di Antonio López del corpo di un uomo e una donna, si cerca di guidare i giovani a riconoscere la differenza sessuale.

    L’educatore propone anche esperimenti pratici: ad esempio con quattro ragazzi volontari, due per genere, che si incontrano e chi li osserva descrive la differenze in gesti e atteggiamenti. Tra gli spezzoni di film proposti, “La costola di Adamo” del 1949, o il più recente “Stockholm”nella scena dell’incontro tra un ragazzo e una ragazza: sarà amore a prima vista.

    3) LA LIBERTA’ DI OGNUNO

    Il terzo passo è riflettere sulla libertà assieme al giovane. L’IO e il TU che entrano in relazione possono farlo in maniere diverse per il fatto che siamo stati dotati di libertà e, pertanto, la storia di ciascuno deve essere ancora scritta.

    L’IO e il TU che entrano in relazione possono farlo in maniere diverse per il fatto che siamo stati dotati di libertà e, pertanto, la storia di ciascuno deve essere ancora scritta.

    Questa libertà che ci è stata donata come un regalo, deve essere alimentata e formata e deve maturareaffinché, quando la mettiamo in gioco, sappiamo dare della nostra vita e di quella degli altri qualcosa di bello, poiché è nell’Amore che, a immagine del nostro Creatore, troviamo la ‘vera libertà’.

    Ai ragazzi sono proposte schede in cui loro si esprimono sul concetto di libertà, con degli esempi concreti per definire ciò’ che considerano libero da ciò che non lo è. Fino a riflettere su chi ha originato ad ognuno di noi stessi la nostra libertà. Tra i film in “Batman Begins”, la doppia vita di Wayne, come multimilionario edonista e come Batman, permette di vedere in che modo la vera e libera scelta stia nell’agire bene.

    4) LA BUONA SCELTA E IL PECCATO

    In questo passaggio è importante che i giovani riconoscano la trascendenza di una buona scelta. Li si accompagna per comprendere più a fondo la difficoltà di scegliere il meglio per loro e come il peccato ferisca il cuore. Impareranno a riconoscere queste ferite dell’amore e gli strumenti per poterle prevenire, cioè la grazia e le virtù. La buona novella è che le ferite non sono irreversibili. Dio, nel suo Figlio Gesù Cristo, è il medico capace di guarire le ferite con la medicina migliore dell’amore.

    L’educatore sollecita i ragazzi con schede in cui devono distinguere ciò’ che è caotico da ciò’ che è ordinato, la funzione di corretta di determinati oggetti, la ricerca sul vocabolario di parole come “concupiscenza”, “edonismo”, “pansessualismo” per conoscerne il loro senso. E’ utile in tal senso il film “Star Wars Episodio III. La vendetta di Sith” in cui si evidenziano la dicotomia tra Jedi, che cercano il bene degli altri, e i Sith che pensano interiormente solo dentro se stessi.


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    00 8/15/2016 10:58 PM



    5) LA NOSTRA MORALITA’

    Questa unità intende fare una riflessione approfondita sulla dimensione morale della persona. La morale viene presentata ai giovani non come un peso bensì come un aiuto lungo il cammino.

    Dopo aver scoperto la dimensione del peccato, essi riconosceranno come la dimensione morale sia un elemento costitutivo di loro stessi e come i loro atti abbiano conseguenze anche sugli altri, in quanto possono essere moralmente buoni o moralmente cattivi. Percorreranno la via del valore della vita e della dignità umana.

    L’educatore si rivolge ai ragazzi con l’ausilio di pubblicità, video su youtube, sollecitando con loro una riflessione a non farsi trascinare dal consumismo deviato di operazioni pubblicitarie a sfondo sessuale come quella del gelato Magnum depositato sul corpo di uomo nudo. Al contempo apre un confronto sugli atti considerati moralmente buoni, attraverso l’ausilio di schede che partono da esperienze pratiche come, ad esempio, l’aiutare una persona anziana a salire sul bus.

    La lezione di Gandalf in “Lo Hobbit. Un viaggio inaspettato” è emblematica: gli atti umani dovrebbero essere indirizzati ad un bene maggiore, ma ciò non si realizza soltanto nelle grandi decisioni della nostra vita. Come ci indica Gandalf sono le azioni quotidiane, le piccole azioni di ogni giorno, ad allontanarci dal male.

    6) AMORE COME VOCAZIONE

    L’ultimo passo del percorso è scoprire l’amore come vocazione personale, come risposta ad una chiamata. I giovani riconosceranno che l’amore è un cammino con le sue tappe, e che non devono aver fretta di arrivare alla meta. La cosa importante è arrivare, senza saltare tratti di strada, e riconoscere l’amore vero. L’amore, che è personale, si concretizza nel matrimonio e per questo il fidanzamento è un ponte nel cammino dell’amore verso la dedizione reciproca nel matrimonio. Anche il sacerdozio e la vita consacrata sono una risposta personale a questo primo amore.

    Il docente cercherà di mostrare ai giovani quei valori che contraddistinguono un amore vero da uno che non lo è. Si utilizzeranno anche strumenti pratici come il “termometro dell’amore”. Il video “Perché aspettare fino al matrimonio (VOSE)” mostra l’autenticità di un grande amore: un ragazzo aspetta la sua fidanzata sull’altare, e ci rivela che durante il fidanzamento non hanno avuto rapporti sessuali.

    “LA BELLEZZA DEGLI EFFETTI E DELLA SESSUALITA'”

    «L’obiettivo del progetto – spiega ad Aleteia MonsignorCarlos Simon Vazquez

    Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia è aiutare i giovani e gli adolescenti a scoprire la bellezza degli affetti e della sessualità come parte importante della loro educazione integrale. Questo sarebbe l’obiettivo diciamo principale. Poi ci sono tanti obiettivi, legati a quello principale, successivamente declinati nelle diverse unità».

    D: Per esempio?

    Mons. Vazquez: «Ne cito alcuni: l’antropologia adeguata come fondamento necessario per comprende gli affetti e la sessualità; conoscere e praticare la vita virtuosa; l’ aiuto della vita morale e spirituale per sapere che, in ogni momento, nessuno è mai solo durante il progetto educativo che porta alla pienezza di vita, a secondo della vocazione che ciascuno ha ricevuto».

    D: E’ rivolto alle scuole cattoliche?

    Mons. Vazquez: «Questo progetto aveva il focus fondamentale certamente nel docente e quindi particolarmente nelle scuole. Ovviamente qui si tenta di trasmettere e servire il piano di Dio sul binomio ‘uomo-donna, sulla sessualità come trasmessa nella rivelazione cristiana letta nella dottrina della Chiesa. Ma detto questo, è un progetto anche e sopratutto indirizzato ai genitori, primi ed insostituibili educatori dei loro figli. E ancora è indirizzato a catechisti, preti, religiosi che collaborano con i genitori in questa particolare missione della pastorale giovanile e familiare. A secondo dei loro bisogni, possono utilizzare il materiale delle diverse unità adeguandolo al proprio contesto. Questo non va in contrasto con l’ idea che accomuna il tutto: cioè trasmettere la verità degli affetti e della sessualità umana nella logica del dono, unica via possibile per raggiungere la felicità».

    D: Per gli studenti, è più indicata come attività extracurriculare, cioè al di fuori delle attività scolastiche? Durerà quanto l’anno scolastico?

    Mons. Vazquez: «Questo materiale può essere adattato sia al curriculum scolare che extra scolare. Dipenderà in ogni caso della autorità competente in materia che intende utilizzarlo. Noi semplicemente offriamo un percorso al docente con lo scopo di aiutare i giovani a scoprire la bellezza del linguaggio del corpo e tramite questo linguaggio vivere con autenticità la propria vocazione all’amore».


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    00 8/15/2016 11:00 PM

    D: Parliamo delle unità. Avete deciso di iniziare con una “lezione” per l’educatore.


    Mons. Vazquez: «L’educatore è fondamentale. Deve essere il punto di riferimento credibile per i ragazzi. Deve altresì avere i strumenti, attrezzature, “tools” per poter prima apprendere e poi presentare le diverse unità con un linguaggio tale da farle comprendere ai giovani. È vero che il progetto presta particolare riguardo al docente, alla sua preparazione, perché non deve solamente trasmettere contenuti, ma deve avere sopratutto l’arte della pazienza e del coraggio di accompagnare a trecentosessanta gradi i singoli giovani che formano il gruppo, la classe. Il Papa ci invita con molta frequenza ad avere questo atteggiamento educativo che fa giustizia alla dignità di ogni singolo ragazzo/ragazza, per fare in modo che tutti possano conoscere e vivere questa dimensione fondamentale della vita».


    D: Un progetto articolato, dunque, che ha necessitato di una grande mole di lavoro.


    Mons. Vazquez: «E’ stato un lavoro davvero intenso e vorrei qui ringraziare tutti coloro che in questi anni hanno contribuito a fare di questo progetto un cammino di servizio a tanti giovani nella sua ipotetica vocazione matrimoniale come alla verginità consacrata.


    Come dicevamo a Cracovia, il progetto è in costruzione, è in cammino, non è perfetto, è semplicemente quello che finora, vista l’esperienza dell’incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, ci è sembrato giusto che emergesse in maniera più strutturata».


    D: Secondo lei cosa va migliorato?


    Mons. Vazquez: «Siamo consapevoli che il progetto bisogna comprenderlo nella sua interattività e sopratutto nella sua integrità. Ci possono essere tantissime cose da perfezionare come, ad esempio, la spiegazione più dettagliata del materiale cinematografico di ciascuna unità, così come alcuni elementi pittorici delle stesse. Anche questo materiale dovrebbe essere valutato nel contesto in cui l’abbiamo inserito. Non si può isolarlo, così come non si possono isolare come se fossero compartimenti stagni ciascuna delle sei unità. Un sforzo in questo senso va fatto, in primis, in noi per mostrare la sua ricchezza, tutt’altro che scontato, di questo corso di educazione affettiva sessuale on line».


    D: Il messaggio che lei personalmente vuol trasmettere attraverso questo progetto?


    Mons. Vazquez: «Mi piace dire che questo progetto “il luogo del incontro” è in cammino, perché chiama a tutti a servire la dimensione fondamentale dell’umanumAmoris Laetitia ci sprona a fare dell’educazione in genere, e sessuale in particolare, una emergenza per tutti, poiché tramite l’adeguato rapporto con i nostri affetti e con la nostra corporeità possiamo umanamente, attraverso la grazia del Signore, vivere in pienezza e santità la nostra vita quotidiana».


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    00 1/21/2017 9:21 PM

    4 regole per educare i fligli ad una sana affettività

    Educare i bambini all’affettività e alla sessualità non dovrebbe costituire un compito pesante e difficile; dovrebbe invece essere un’occasione per apprezzare la vita familiare e arricchire la vita di tutti i giorni. I genitori sono i primi e principali educatori dei figli, anche su questi temi. Gli esperti parlano di quattro criteri chiave che devono essere gestiti quando si parla di educazione sessuale.

    Prima regola: Cogliere il momento giusto

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    A questo proposito è meglio non illudersi: i nostri figli sanno molto più di quanto pensiamo, quindi è meglio parlare “un’ora prima” che “cinque minuti dopo”.

    I bambini di oggi, già dalla più tenera età, si trovano davanti ad ogni tipo di questioni, soprattutto a causa della facilità con cui, attraverso le nuove tecnologie, è possibile accedere alle varie informazioni.

    Questo ha spinto bambini e adolescenti ad approfondire determinati argomenti in modo autonomo, finendo spesso con il farsi un’idea distorta su ciò che sono realmente affettività e sessualità.

    La prima fase di comunicazione con i bambini dovrebbe essere quindi dedicata ad ascoltare ciò che pensano e dicono, oppure ad interpretare il loro silenzio di fronte a determinate situazioni. Ascoltare permetterà di rispondere a ciò che i bambini vogliono sapere.

    Ecco perché è fondamentale creare un rapporto intimo con i figli, affinché i genitori siano i primi a conoscere ciò che accade loro.

    Se di fronte a queste prime preoccupazioni i bambini vengono accolti dai loro genitori, i bambini ricorreranno nuovamente a loro per future preoccupazioni sulla sessualità.

    Allo stesso modo, gli esperti insistono sul fatto che non bisogni dare una sola lezione sulla sessualità, ma che si debba parlarne spesso.

    I bambini vivono in un ambiente che manda continuamente messaggi contrastanti circa la sessualità umana, spesso in contrasto con i valori che si desidera trasmettere. Pertanto, è importante comunicare i propri valori con un linguaggio più comprensibile possibile. Girare troppo attorno al tema susciterà nei bambini una curiosità esagerata, portandoli a cercare risposte in fonti che potrebbero rivelarsi dannose”, spiegano gli esperti a capo del progetto di educazione dell’affettività e della sessualità umana sviluppato dall’Università di Navarra e creatori sito Educarhoy.org.

    Seconda regola: Parlare chiaramente

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    Bisognano dare informazioni chiare, chiamare le cose con il loro nome. Ma con rispetto. Alfonso Aguilo, rinomato autore sull’educazione familiare, sostiene: “Non è consigliabile ricorrere alle favole – ad esempio quella della cicogna – per superare le difficoltà dell’educazione sessuale. La natura umana aspira alla verità e il bambino o bambina, per quanto piccolo/a, ha diritto ad essa“.

    È stato notato che i genitori hanno troppa paura di affrontare tali questioni e che spesso le loro spiegazioni sono disordinate, finendo col confondere ancora di più i figli.

     


    Pertanto, è fondamentale che i genitori si preparino al meglio e approfondiscano il tema con letture dedicate, parlino con altri genitori confrontandosi sulle reciproche esperienze e consultino gli psicologi scolastici. La cosa importante è fare uso di fonti affidabili e ben indirizzate.

    Terza regola: Fornire informazioni a poco a poco

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    Ad un bambino di 6 anni non si possono dare le stesse spiegazioni (né gli stessi dettagli) che si darebbero ad un adolescente di 14 anni. Le informazioni devono essere date man mano che i bambini crescono e mostrano maggiore interesse.

    Per quanto riguarda i più piccoli, si dovrebbe chiedere loro ciò che vogliono sapere e da lì dare una rapida spiegazione, senza fornire troppi dettagli. Questo per tranquillizzarli e far loro comprendere ciò che volevano sapere.

    Quarta regola: Spiegare tutti gli aspetti, non solo quelli fisici

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    L’educazione affettiva e sessuale dovrebbe comprendere tutto l’essere umano, non solo quello relativo agli aspetti fisici: “Si tratta anche di preparare i giovani all’amore. Anche se è stata chiesta una domanda semplice, bisogna rispondere in modo completo. Parlate del ‘come’, ma anche del ‘perché’ della sessualità. (…) La sessualità ha a che fare con la nostra autostima e felicità. Siamo esseri sessuati – maschili o femminili – e siamo destinati ad amare. Una sana sessualità ha a che fare con la nostra personale crescita e maturità“, hanno aggiunto gli esperti di Educarhoy.com.

    Un’adeguata educazione affettivo-sessuale può fare la differenza nella vita di una persona, quindi è una responsabilità esclusiva dei genitori.

     


    Infine, non dimentichiamoci la regola di base della formazione: insegnare con l’esempio. Siate coerenti con l’idea della sessualità che trasmettete ai vostri figli e vivere di conseguenza.


    [Edited by Credente. 1/21/2017 9:24 PM]
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    00 1/21/2017 9:24 PM

    Come affrontare l'argomento della sessualità con un figlio adolescente
    Come parlare di sesso a mio/a figlio/a adolescente?

    C'è un argomento piuttosto frequente nei film e in molte serie televisive (soprattutto americane): il momento in cui i genitori decidono di parlare di sesso al/la proprio/a figlio/a. In genere si presentano scene tragicomiche, giocando con l'imbarazzo dei genitori e le domande “difficili” dei figli.

    Molti genitori credono che “parlare di sesso” con i propri figli significhi progettare un appuntamento e avere una conversazione quando i figli compiranno gli anni adeguati per capire il tema. In realtà l'educazione sessuale è qualcosa da alimentare fin dai primi anni di vita, utilizzando un linguaggio appropriato per ogni età e approfittando di ogni occasione che si presenta.

    In uno studio si è verificato che molti genitori non parlano di sessualità ai propri figli fino all'adolescenza [1]. Questo dato preoccupa, visto che è dimostrato che i genitori, come primi educatori dei figli, influiscono molto sul loro comportamento sessuale e sulla prevenzione di rischi [2] – sia fisici che affettivi – collegati alla mancanza o alla carenza di educazione sessuale.

    In un altro studio recente [3] si è verificato che in genere gli adolescenti utilizzano risorse web per porre domande anonime sul sesso. I temi ricorrenti che sono stati presentati hanno a che vedere con il costo dei servizi medici e le analisi per le malattie a trasmissione sessuale. Le domande hanno rivelato che gli adolescenti mancano delle conoscenze di base a livello di salute sessuale e hanno molte idee sbagliate.

    E allora cosa stiamo aspettando?

    Il primo passo che i genitori possono compiere è quello di esaminare se stessi per chiedersi quali sono le paure, le preoccupazioni, le domande che impediscono o ritardano un clima aperto di dialogo sulla sessualità. Alcuni genitori pensano di non essere sufficientemente informati.

    Si possono poi sentire a disagio al momento di parlare con gli adolescenti di temi specifici relativi alla sessualità, e preferiscono pensare che in qualche modo possano ottenere quelle informazioni a scuola, nelle conversazioni con gli amici o sul web. Queste informazioni possono essere spesso distorte e scorrette, o possono arrivare ai nostri figli in modo inappropriato, ferendo la loro sensibilità e influendo sulle loro decisioni future.

    È per questo che dobbiamo iniziare a parlare della sessualità quanto prima. Un'educazione precoce aiuta a mantenere aperto il dialogo e dà ai figli il messaggio che non vengono giudicati. È importante sapere che nessun genitore ha bisogno di essere un esperto di sessualità per avere una conversazione educativa con i propri figli.

    Mi spiego meglio.

    Ogni genitore può condividere e trasmettere i propri valori sulla sessualità con la semplicità e il rispetto con cui li vive. I genitori possono offrire informazioni precise ai propri figli sulla sessualità rafforzando allo stesso tempo i valori spirituali o religiosi. La maggior parte delle tradizioni religiose parla della sessualità come di un dono di Dio – qualcosa che deve essere rispettato e in cui va trovata la gioia propria e degli altri. Chi non crede nella parte spirituale sarà d'accordo su valori universali come il rispetto per l'altro, l'amore, la felicità propria e altrui, la vita come un dono importante.

    Visto che le informazioni sono sempre più abbondanti e distorte, ad ogni modo, sarebbe bene approfondire i temi nei quali non si crede di avere una formazione sufficiente.

    Ci sono alcune idee su temi importanti di cui parlare con i figli adolescenti. Sicuramente non saranno temi nuovi per loro, ma nulla è più importante di una comunicazione faccia a faccia. Solo in questo modo possiamo essere sicuri che i nostri figli stiano ricevendo le informazioni corrette, oltre a verificare le loro reazioni:

    – L'innamoramento, l'amore, il matrimonio e la fedeltà;

    – L'apparato riproduttivo femminile e maschile;

    – La gravidanza e la vita umana;

    – Il valore dell'attesa;

    – La pressione sul fatto di avere rapporti sessuali il prima possibile e consigli per gestire questa pressione;

    – Come dimostrare affetto senza fare sesso;

    – I metodi naturali e quelli artificiali;

    – La pornografia e la masturbazione;

    – L'orientamento sessuale;

    – Le malattie a trasmissione sessuale;

    – Le conseguenze emotive e fisiche del fatto di fare sesso;

    – Saper riconoscere quando c'è abuso sessuale o pressione da parte di compagni e/o fidanzati/e;

    – Sapere come l'alcool e le droghe influenzano le decisioni.

    Ma come parli ai tuoi figli della sessualità? Ecco qualche consiglio pratico.

    1. Chiarezza sui tuoi valori
    Ciò vuol dire porre a te stesso alcune domande su ciò che credi sia importante trasmettere ai tuoi figli, e poi condividerlo con il tuo partner. In cosa credi? Qual è la cosa più importante circa la sessualità che vorresti insegnare ai tuoi figli? Perché? Che consigli puoi dare loro? Cosa vorresti evitare loro? Come pensi di aiutarli o appoggiarli? È importante essere molto specifico al momento di spiegare i tuoi valori, anche se non coincidono con quello che pensa la maggior parte della gente, delle istituzioni o degli amici dei tuoi figli. Devi essere preparato a che tuo figlio adolescente non condivida quei valori.

    2. Rapporto tra fatti e convinzioni
    A volte, alcuni fatti possono mettere in discussione una convinzione personale o un valore (ad esempio la fedeltà o l'astinenza). Questo può offrire un'opportunità per assicurarti che i tuoi figli capiscano il rapporto tra fatti e valori. Può anche essere una buona occasione per spiegare che esistono convinzioni diverse, che le persone possono essere in disaccordo e che i vari punti di vista devono essere rispettati – sempre se queste opinioni si basano sull'etica, sulla responsabilità, sulla giustizia, sull'uguaglianza e la non violenza.

    3. Metti in pratica ciò che predichi…
    Gli adolescenti ti guardano in ogni momento. Per questo restano confusi quando i loro genitori parlano di un valore in relazione alla sessualità ma poi agiscono in un modo non compatibile con quel valore. Alcuni valori possono essere la fedeltà, l'astinenza, il rispetto per l'altro, la responsabilità, la sobrietà. Il buon esempio è sicuramente il messaggio più potente per i tuoi figli.

    4. …senza predicare
    In primo luogo ricorda che se tuo figlio ti sta ponendo domande sulla sessualità non significa che stia pensando ad avere rapporti sessuali. Cerca di avere una conversazione con i tuoi figli senza “fare prediche”. Pensa a ciò che essi pensano e a come si possono sentire quando si parla di sessualità. In questo modo sarai pronto a rispondere alle loro domande e a far loro maturare le convinzioni che stanno sviluppando.

    5. Fai sentire loro che sei orgoglioso di loro
    Tutti i figli meritano di essere amati, e i genitori possono rafforzare questo messaggio. Fai loro sapere che sei interessato a ciò che pensano e a come si sentono su qualsiasi tema: sessualità, scuola, religione, il futuro o qualunque altra cosa. È importante che condividano i sentimenti con te. Non perdere l'occasione per correggere le informazioni errate con dolcezza e per rafforzare i valori.

    6. Lascia fluire semplicemente la conversazione
    Spesso i genitori pensano di aver bisogno di raccogliere tutte le informazioni e l'energia possibili per essere preparati a sostenere “la conversazione” con i loro figli, ma la sessualità fa parte della vita di ogni persona fin da quando nasce. Per questo, come già si è detto, è meglio iniziare la conversazione quanto prima. Sarebbe bene avvalersi sia di fatti della vita reale che di programmi televisivi, sessioni di formazione, riviste appropriate. Puoi mettere a disposizione libri e riviste adatti all'età. In questo modo i tuoi figli potranno consultarli quando vogliono. Tutto questo permetterà loro di sapere che sei sempre disposto ad avere una conversazione sulla sessualità. Chiedi a tuo figlio cosa vorrebbe sapere sulla sessualità. Se un giorno non ti senti preparato a rispondere ad alcune domande, puoi chiedergli semplicemente cosa pensa lui e dirgli che hai bisogno di raccogliere idee e informazioni per rispondergli nel miglior modo possibile. Premia l'onestà sempre e prima di tutto. Non far sentire i tuoi figli colpevoli in relazione a qualcosa che non è stato fatto bene (in tema di sessualità), ma cerca di esortarli e di dire loro che possono ricominciare e fare meglio.

    7. Parla loro anche di temi che non ti piacciono o con i quali non sei d'accordo 
    Ci sono alcuni temi senz'altro difficili o scomodi, soprattutto perché spesso non condividiamo alcune idee su di essi. Alcuni esempi possono essere la pornografia, la masturbazione, l'omosessualità, il sesso orale, la contraccezione, la pillola del giorno dopo, l'aborto e i metodi per abortire, le malattie a trasmissione sessuale, l'abuso sessuale, il sexting e altro. Il fatto che non vogliamo che questi fatti si verifichino in casa nostra non significa che non esistano o che non se ne possa parlare.

    Creare un tabù su questi argomenti può far sì che i figli cerchino informazioni in luoghi inappropriati, semplicemente perché non vogliono restare indietro e vogliono essere allo stesso livello degli altri. Bisogna approfittare di tutte le occasioni per spiegare cos'è ciascuna di queste cose e perché possono essere inappropriate. Bisogna anche tener conto dell'età, della maturità e della sensibilità di ogni figlio e rispettarla. Se è vero che è meglio che imparino certe cose dai genitori, non è neanche bene ferire la loro sensibilità aggiungendo particolari che non servono o spingere troppo per parlare in modo approfondito di qualcosa a cui non sono preparati.

    8. Non perdere la serenità e il senso dell'umorismo
    La sessualità è una cosa bella. Non dimenticarti di mantenere la serenità e di non perdere il senso dell'umorismo, senza essere ironico. La conversazione non deve essere tesa e disagevole, altrimenti i tuoi figli penseranno che vivi la sessualità con poca serenità. Dai alla sessualità il peso che ha: né poco né molto. Passa semplicemente il messaggio per cui la sessualità è un dono molto bello del quale disponiamo e che dobbiamo imparare a usare bene.

    9. L'unione fa la forza
    Non permettere che l'educazione sessuale sia un tema trattato solo da uno nella coppia. Siete una squadra! Consultatevi spesso per decidere cosa volete che i vostri figli comprendano, non perdete l'occasione per tenervi aggiornati su come farlo meglio, condividete le conversazioni che avete avuto con i figli. Non c'è dubbio sul fatto che i papà debbano stare più attenti ai maschi e le mamme alle femmine, ma ciò non vuol dire che il papà e la mamma non si occupino di questo tema con il sesso opposto. È dimostrato [4] che i figli devono vedere anche in questo le differenze tra uomini e donne e imparare dal genitore del sesso opposto le sue esperienze, i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Così si coltiva il rispetto per gli altri.


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    00 3/23/2017 9:45 AM

    No, l’etica sessuale cattolica non ha avvelenato l’eros…  anzi



    Il teologo Martin M. Lintner presenta una lettura autentica della morale sessuale della Chiesa post conciliare

    Il libro “La riscoperta dell’eros. Chiesa, sessualità e relazioni umane” (EDB 2015) del teologo Martin M. Lintner affronta il tema della morale sessuale cattolica, offrendo il suo contributo e la sua riflessione sulla sessualità in risposta alle numerose critiche mosse alla Chiesa.

    L’etica sessuale cattolica viene infatti accusata di avere «avvelenato l’eros» e di essere un coacervo, avulso dalla realtà delle relazioni amorose, di divieti contrari alla corporeità, fondati su una unilaterale prospettiva maschile e sostanzialmente sessuofobica.

    L’autore esemplifica con un vivido richiamo all’arte pittorica italiana la scissione tra eros e amore spirituale di cui la Chiesa sarebbe colpevole.

    «Il pittore italiano Tiziano Vecellio, intorno al 1514, in un’opera d’arte commissionatagli in occasione di uno sposalizio, ha rappresentato i due volti dell’amore: Amor sacro e amor profano. L’amor sacro, l’amore celeste, è nudo e puro, esposto agli sguardi nella sua nudità in piena luce, con a fianco un drappo rosso, il colore dell’amore divino; sullo sfondo un campanile, come un dito, indica il cielo; invece l’amor profano, l’amore terreno, è rivestito di abiti profani ricchi e sfarzosi ed emerge dalle ombre oscure dello sfondo, in cui una rocca imponente allude al potere mondano (…) vi sarebbero rappresentate due forme diverse di amore che si escludono a vicenda. L’amore terreno rappresenterebbe la seduzione concupiscente che abbaglia con lo sfarzo mondano (amor concupiscentiae), l’amore celeste invece l’innocenza pura che si dona (amor benevolentiae). Vi si rispecchia l’interpretazione rigoristica plurisecolare di un amore scisso in eros concupiscente, inverecondo, che degrada l’uomo, e in pura dedizione, che si dona ed eleva l’uomo».

    Il vescovo emerito di Bolzano-Bressanone Karl Golser nella prefazione al libro così sintetizza il pensiero dominante circa l’etica sessuale della Chiesa Cattolica:

    «Ci sono, infatti, notevoli pregiudizi nei riguardi della morale sessuale cattolica, che viene percepita come fuori dalla realtà, anzi perfino come una morale del divieto, del proibito, e questo anche da parte di fedeli impegnati nella Chiesa. Si è sviluppato così un distacco non più sostenibile per la Chiesa tra la dottrina teorica presentata dal magistero e la vita pratica di molti credenti. Soprattutto gli adolescenti e i giovani negano alla Chiesa qualsiasi competenza nel prestare aiuto in questioni attinenti la sessualità per la felice riuscita dei loro rapporti».

    l corso di un’intervista di presentazione del libro l’autore ha chiarito come la morale sessuale della Chiesa per troppo tempo è stata proposta in una luce negativa, radicata in un pervasivo pessimismonei confronti della sessualità, percepita come peccaminosa e da tenere sotto stretto controllo. Negli ultimi decenni si è assistito nella società occidentale ad un processo radicale di de-tabuizzazione, che purtroppo è andato di pari passo con la banalizzazione e lo svilimento della sessualità. Con il Concilio Vaticano II si è avuto uno sviluppo positivo di prospettiva: la sessualità non viene più valorizzata solo in funzione della procreazione, ma anche della vita coniugale, in quanto espressione di amore ed elemento indispensabile per la fedeltà e la stabilità della coppia. Ciò ha aperto alla possibilità di considerare la sessualità e il piacere fisico in modo positivo: come qualcosa di buono e di bello, andando di fatto a configurare una nuova morale sessuale.

    «Una giusta considerazione della sessualità non la svaluterà unilateralmente né la esalterà idealisticamente; svilupperà piuttosto le potenzialità di umanità che vi sono insite mentre suggerirà il rischio possibile che mediante una falsa o limitata comprensione della sessualità si possa facilmente ledere la dignità della persona. La sessualità ha due volti che non si possono separare e isolare uno dall’altro».

    Nel testo viene richiamata la prima enciclica di papa Benedetto XVI Deus caritas est, in cui il Pontefice emerito afferma che se l’eros viene ridotto a erotismo e sessol’individuo “viene strumentalizzato sessualmente come oggetto d’uso sessuale”, cioè giunge ad essere considerato in base alla sua attrattiva sessuale e ai relativi comportamenti. Nel suo significato autentico l’eros è la manifestazione sensibile, piacevole e gratificante di quell’energia che porta la persona a travalicare il confine personale per entrare in rapporto con l’altro.

    «Disintossicare o svelenire l’eros significa quindi: depurarlo dall’ostilità nei confronti del corpo e della sessualità, ma anche dalla sessualizzazione e dalla banalizzazione. Ciò non avviene quindi né nella sublimazione o nella sacralizzazione dell’eros né nella sua riduzione all’impulso sessuale, bensì nella sua integrazione nella personalità dell’uomo e nella relazione. Una sessualità banalizzata è “una fonte pericolosa per cui tante persone non trovano più in essa l’espressione del proprio amore, ma solo una specie di droga che si somministrano autonomamente. Perciò la lotta contro la banalizzazione della sessualità è anche una parte della lotta perché la sessualità venga valutata positivamente e possa svilupparsi la sua positiva azione nella totalità dell’essere umano”. L’eros, infatti, è gioia di vivere e felicità proprio perché esso non riduce l’uomo alla sua sessualità e perché non si risolve nel piacere di un momento, ma spinge l’uomo ad andare oltre se stesso e ad assumersi la responsabilità verso la persona amata. Con ciò egli si apre a profonde e significative esperienze: per esempio a quella, gratificante e piacevole, della propria crescita nella dedizione alla persona amata».

     pensiero del Pontefice si rivolge all’unione inscindibile fra corpo e anima, grazie alla quale l’uomo inteso nella sua totalità arriva a vivere pienamente l’amore attraverso l’eros. Diversamente l’eros si riduce a mera corporeità e l’uomo si trasforma in oggetto:

    «L’eros degradato a puro “sesso” diventa merce, una semplice “cosa” che si può comprare e vendere, anzi l’uomo stesso diventa merce. (…) La fede cristiana, al contrario, ha considerato l’uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà. Sì, l’eros vuole sollevarci «in estasi» verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni».

    Commentando questo passo dell’enciclica l’autore sottolinea che

    «In questo modo l’amore erotico non viene ridotto al piacere di un momento, ma ci fa pregustare in certo qual modo l’elevatezza dell’esistenza, quella beatitudine verso cui sono rivolti i sentimenti e i desideri più profondi dell’uomo».

    Il coraggio, l’umiltà e la fedeltà al Magistero della Chiesa che contraddistinguono il lavoro di questo teologo, che ha raccolto la sfida estremamente ardua di affrontare un argomento così delicato e controverso nell’ambito della stessa comunità ecclesiale, sono esemplificati dall’onestà di questo suo pensiero:

    «Sono convinto che la morale sessuale della Chiesa e la visione integrale della sessualità e della vita coniugale siano un grande tesoro e abbiano molto da offrire oggi, nonostante le critiche, e che comunque meritano di essere considerate seriamente. Questo mi ha motivato a scrivere senza sottrarmi alle domande difficili. Non intendo rispondere a tutto, solo offrire un modesto contributo».


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    Credente.
    00 4/22/2017 12:25 PM

     



    Nel paragrafo in cui il papa parla della quantità e qualità
    dei rapporti sessuali tra marito e moglie

    Mi ha fatto sorridere un po’ lo zelo con cui la mia amica Paola mi ha mandato il link all’articolo del padre domenicano Christian M. Steiner  intitolato “Amoris Lætitia scandalosa: una nota a luci rosse in latino”. «Perbacco! – mi sono detto – e sì che le note mi pareva di averle scorse tutte! Andiamo a vedere di che si tratta…». Ed era la stringatissima nota 145, tenuta in latino senza traduzione (come tutte le altre). L’ho riletta stupendomi del mio non essermi stupito alla prima lettura: sì, è vero che San Tommaso d’Aquino è perfettamente privo di complessi, e dunque quando parla di sessualità lo fa con la serena lucidità con cui esporrebbe un teorema geometrico… ma è vero pure che in genere non siamo abituati a sentir parlare di sesso in questi termini. La prova la dà la stessa esortazione apostolica del Papa, che proprio nel paragrafo contenente la nota (è il numero 148) recita:

    «L’educazione dell’emotività e dell’istinto è necessaria, e a tal fine a volte è indispensabile porsi qualche limite. L’eccesso, la mancanza di controllo, l’ossessione per un solo tipo di piaceri, finiscono per debilitare e far ammalare lo stesso piacere,[144] e danneggiano la vita della famiglia. In realtà si può compiere un bel cammino con le passioni, il che significa orientarle sempre più in un progetto di autodonazione e di piena realizzazione di sé che arricchisce le relazioni interpersonali in seno alla famiglia. Non implica rinunciare ad istanti di intensa gioia,[145] ma assumerli in un intreccio con altri momenti di generosa dedizione, di speranza paziente, di inevitabile stanchezza, di sforzo per un ideale. La vita in famiglia è tutto questo e merita di essere vissuta interamente».

    A che si riferisce il Papa? A una lettura distratta non si direbbe, ma sta parlando della quantità e della qualità dei rapporti coniugali: “il piacere”, “le passioni” e la pudica perifrasi “un solo tipo di piaceri” intendono appunto l’esercizio della sessualità sponsale; “istanti di intensa gioia”, invece, sembra alludere più in particolare ai momenti culminanti dell’amplesso coniugale. Di sicuro è più poetico ed elegante di “orgasmo”, e in fin dei conti non bisogna affrettarsi ad accusare il Papa di aver edulcorato i termini: il testo è stato scritto in spagnolo, e la parola “gozo”, come anche il latino “gaudium”, è lemma adeguato ad esprimere un godimento sensuale (è l’italiano “gioia”, semmai, ad essersi un po’ spiritualizzato nel semantema…).

    Ecco, proprio mentre dice che porre un argine alla libido «non implica rinunciare» a un’intimità coniugale appagante, arriva la citazione di san Tommaso (il teologo più invocato nel documento):

    «145 La forza prorompente del piacere, comportato nell’unione sessuale che avviene nella proprietà del suo senso, non è contrario alla pienezza della virtù (Summa Theologiæ, II-II, q. 153, a. 2, ad 2)».

    Chi bazzica le pagine del Doctor Angelicus sa che intorno a una frasetta così minuta ci sono sempre precisazioni e spiegazioni altrettanto interessanti. Sono quindi andato a spulciare nella Summa ed ecco chiarirsi che in quel passaggio Tommaso stava rispondendo alla duplice obiezione di Aristotele – il quale osservava che, quando si fa l’amore, per l’eccesso del godimento non si riesce a pensare a niente “di elevato” – e di san Girolamo – che da parte sua confermava precisando che gli antichi profeti biblici non venivano mai toccati dallo Spirito di profezia mentre erano in intimità con le rispettive signore (ah, la Summa, che lettura!). E dunque san Tommaso spiega così la questione:

    «Quanto a [quella] seconda obiezione, bisogna dire che la pienezza della virtù non si consegue in termini di quantità, ma secondo ciò che conviene alla retta ragione [delle persone e delle cose]. E quindi la forza prorompente del piacere, comportato nell’unione sessuale che avviene nella proprietà del suo senso, non è contrario alla pienezza della virtù. E oltretutto non riguarda la virtù quanto i sensi corporei godano – la qual cosa attiene alla fisiologia –, ma quanto l’appetito interiore sia legato a certi piaceri. E neanche è un argomento con cui si dimostrerebbe che l’unione sessuale è contraria alla virtù, il fatto che la ragione non può esercitare un libero atto teoretico per considerare cose spirituali mentre sperimenta quel piacere: non è contrario alla virtù che l’atto del raziocinio venga di tanto in tanto sospeso per un’attività che sia nell’ordine delle cose – altrimenti bisognerebbe dire che anche concedersi un riposino sarebbe contrario alla virtù».

    Poi, dopo la battuta, Tommaso sembra tornare grave, e soggiunge:

    «Tuttavia, il fatto che la libido e il godimento sessuale non soggiacciono al dominio e alle direttive della ragione è un effetto della pena del primo peccato [il peccato originale, N.d.T.], nel senso che la natura razionale che si ribellò a Dio meritò con ciò di avere a gestire una propria dimensione carnale analogamente in ribellione, così come è chiaro leggendo il XIII libro del De Civitate Dei di Agostino».

    Ed è in tal senso ugualmente interessante l’altra nota indicata dal Papa nell’esortazione (ma non riportata, neppure in latino). In essa Tommaso mette in guardia da ciò che oggi viene chiamata “anoressia sessuale”:

    «[…] i beni sensibili sussistono in quanto tali per il loro permanere entro una certa misura. Ciò comporta che l’overdose [lat: superexcessus] delle cose che uno desidera si ritorca contro la propria stessa bontà. E così [la cosa prima desiderata, N.d.T.] diventa causa di noia e di repulsione, dal momento che prende ad andare contro il bene proprio dell’uomo (Summa Theologiæ, I-II, q. 32, a. 7, ad 3)».

    Sembra proprio che se si diventasse un po’ più amici di san Tommaso tanti chiacchieroni che si spacciano per “sessuologi” resterebbero senza lavoro.