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1 Gv. 5,7-8 La questione del COMMA GIOVANNEO

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    00 9/12/2015 1:28 PM

    IL COMMA GIOVANNEO


    (1 Giovanni 5,7-8)

       Il versetto del cosiddetto "comma giovanneo" riporta questa espressione:

    "perché tre sono quelli che rendono testimonianza: nel cielo:  il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo e questi tre sono uno" (1 Giovanni 5,7-8).


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    00 9/12/2015 1:30 PM

    1Giovanni 5,7 (La Nuova Riveduta)


    Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. 7 Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: 8 lo Spirito, l'acqua e il sangue, e i tre sono concordi.

    (Bibbia CEI, Cattolica)

    Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. 7 Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: 8 lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi.

     

    NUOVA DIODATI

    E lo Spirito è colui che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. 7 Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza nel cielo: il Padre, la Parola e lo Spirito Santo; e questi tre sono uno. 8 Tre ancora sono quelli che rendono testimonianza sulla terra: lo Spirito, l'acqua e il sangue; e questi tre sono d'accordo come uno.

    LUZZI/RIVEDUTA

    Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. 7 Poiché tre son quelli che rendon testimonianza: 8 lo Spirito, l'acqua ed il sangue, e i tre sono concordi.

    DIODATI (la prima)

    poichè lo Spirito è la verità. 7 Perciocchè tre son quelli che testimoniano nel cielo: il Padre, e la Parola, e lo Spirito Santo; e questi tre sono una stessa cosa. 8 Tre ancora son quelli che testimoniano sopra la terra: lo Spirito, e l'acqua, e il sangue; e questi tre si riferiscono a quell'una cosa.

    Ci sembra quindi che le TRADUZIONI combaciano...dunque anche i Protestanti e il Diodati hanno falsificato la Bibbia?

    E soltanto la Torre di Guardia, sorta alla fine del 1800 ha la verità? Le tue non sono prove caro TgFonte...sono le solite discussioni vecchie, trite e ritrite.....

    Ora poichè questa tua risposta mi sembra volta più a negare la Trinità che altro....e dopo averti dimostrato con la Bibbia tradotta da ALTRI che la Chiesa NON ha ingannato come sostieni..... ti lascio questa riflessione STORICA naturalmente......Puoi fare anche tu altrettanto? Puoi farmi leggere documenti dell'epoca che appoggino la tua teoria?

    Con buona pace dei Testimoni di Geova il Mistero della Santissima Trinità era conosciuto da San Pietro (1 Pt. 1,2), da San Paolo (2 Cor. 13,13) e dalla primitiva Chiesa, che celebrò fin dall'inizio la liturgia battesimale con la "triplice immersione"accompagnata dalla "invocazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Documenti storici inconfutabili sono, già nel I secolo, la "Didachè" (VII, 1; VII, 3) che ripete la formula trinitaria del Battesimo insegnata da Gesù (vedi Mt. 28,19); nel II secolo la I Apologia di San Giustino (I Ap. 61,3; 61,10-13); poi Sant'Ireneo, Origene, Tertulliano, ecc. i quali asseriscono che ciò che insegnano "lo hanno ricevuto dagli Apostoli" (S. Ireneo, Dimostrazione della predicazione apostolica, cap. 3 e 7).

    Tutta la tradizione liturgica della Chiesa dei primi secoli, tutte le lotte contro le eresie Monarchiane, Modaliste e Subordinazioniste dei primi tre secoli sono una prova storica imponente della fede nella Santissima Trinità (Si veda il classico: J Lebreton, Histoire du dogme de la Trinité [Storia del dogma della Trinità] Parigi, 1928. Sconcertante è inoltre la sicurezza con cui i Testimoni di Geova affermano [vedi La verità, ecc., op. cit., pag. 25] che la dottrina rivelata della SS. Trinità deriva dalle antiche mitologie babilonesi o indiane. Chi conosce queste antiche religioni sa benissimo che si tratta di dottrinecompletamente differenti per forma e per contenuto dalla verità rivelata da Cristo).



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    00 9/12/2015 1:31 PM

    Il comma Giovanneo  è presente nella Vetus Latina (II-III secolo), (quindi proprio in copie prodotte da copisti solerti e attenti ricordati anche dai tdG).



    Viene citato inoltre da S. Cipriano (250 d. C.) e nel Liber Apologeticus di Priscilliano (fine IV secolo). Citazioni letterali del comma si trovano poi in Eugenio di Cartagine (484), in Fulgenzio di Ruspe (527), in Cassiodoro (583), in Isidoro di Siviglia (636) e in Giacomo di Edessa (700). Il comma giovanneo compare quindi in ben nove manoscritti successivi all'anno mille (61, 88, ω110, 221, 429, 629, 636, 918, 2318). Nel Medioevo la cristianità inserì infine il comma giovanneo nella Poliglotta Complutense (1514), nella Vulgata Clementina (1592) e nelle varie versioni delTextus receptus che ha dato origine alla Diodati , alla nuova Diodati e che rimane tutt’ora un punto di riferimento per tanti protestanti che gli attribuiscono una attendibilità massima.


    Alcuni di coloro che difendono l'autenticità del comma giovanneo ritengono che la scomparsa dello stesso comma da tutto l'Oriente cristiano sia imputabile alle revisioni di Origene, vescovo di Alessandria (185-253) e di Luciano, vescovo di Antiochia e maestro di Ario (martire nel 312).


    Diffusa è la convinzione che Origene prima, e Luciano dopo, abbiano portato avanti recensioni letterali del testo greco della Settanta e del Nuovo Testamento, tanto diffusasi in tutto l'Oriente da soppiantare le versioni precedenti, già prima della controversia ariana. Tali recensioni non sarebbero invece penetrate in Occidente. Il testo dei vari codici della Vetus Latina risulterebbe pertanto legato ad una tradizione testuale più antica, in parte corrotta da trascrizioni successive ed in parte scalzata dalla Vulgata di Gerolamo. Finora nessuna prova definitiva è stata però portata a favore di tali tesi.


    Mentre Tertulliano citò il comma giovanneo piuttosto liberamente (Tertulliano, Contro Prassea, XXV, 1 e XXXI,1), sicuramente autentica è la testimonianza di Cipriano (250) che citò in modo letterale ed autorevole due versetti del Nuovo Testamento per difendere l'unità di Dio e della Chiesa Cattolica


    il Signore dice: «Io e il Padre siamo uno»(Giovanni 10,30);


    e ancora sta scritto del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: «E i tre sono uno» (1 Giovanni 5,7).


    L'accettazione delle testimonianze di Tertulliano e di Cipriano deve evidentemente tener conto dalla forte diffusione della Vetus Latina nell'Africa Settentrionale.


    Anche Priscilliano (fine IV secolo) cita testualmente il comma giovanneo nel Liber Apologeticus (IV capitolo).


    Di fatto, pare che parecchi vescovi cattolici africani abbiano citato (nel IV-V secolo) il comma giovanneo.


    Tra le testimonianze più antiche è forse il caso di ricordare quella di Eugenio, vescovo di Cartagine, che nel 484 presentò davanti al re dei vandali Hunnerico ed alla presenza di ben 460 vescovi, una dichiarazione di fede trinitaria contenente il comma giovanneo (Victor Vitensis,Historia persecutionis Africanae Provinciae, III, 11). Degna di nota è anche la testimonianza di Fulgenzio (468-533), vescovo africano di Ruspe ed eminente Padre della Chiesa. Egli citò letteralmente il comma giovanneo in ben tre opere (Contra Fabianum, 21,4; De Trinitate, 1,4;Responsio contra Arianos, X), in chiara polemica con i vandali e gli ariani. Anche queste testimonianze devono comunque tener conto del probabile influsso della Vetus latina.


    Date queste premesse, è chiaro che non si poteva togliere tale versetto con tanta disinvoltura. Ben altro dunque che "notoria falsificazione" come tu sostieni.


    E' bene ricordare che tra i diversi codici si contano migliaia di differenze.


    Era dunque necessaria una attenta e ben ponderata critica, soprattutto con i più accurati metodi di indagine di cui si può disporre solo da qualche tempo, ricostruendo ogni cosa con cura dall’inizio per verificare se il cosiddetto "comma" era da considerare o meno una glossa introdotta da qualche copista e rimasta inserita nel testo principale anche nelle successive copie. Va sempre tenuto presente che le copie fatte da quegli encomiabili e infaticabili amanuensi non erano immuni tuttavia da glosse e lacune, da trasposizioni di parole, dalle ripetizioni e da simili difetti d'ogni genere, che negli scritti tramandati a mano pei molti secoli usano infiltrarsi.



     


    In "Dio sia riconosciuto verace" alle pagg. 84-85 i tdG scrivono:


    "…. Esso non viene citato in nessuno degli scrittori ecclesiastici greci, nè da alcuno dei primi Padri latini, neppure quando i soggetti dei quali trattano li avrebbero naturalmente portati a richiamarsi alla sua autorità. …


     


    In questa nota di carattere critico vengono richiamati gli scrittori greci ecclesiastici ed i primi padri latini. Gli stessi Testimoni di Geova quindi confermano che è la tradizione cattolica, che attraverso i codici e le citazioni patristiche, ci appresta il materiale per una indagine critica del testo della Sacra Bibbia.


    La scienza critica raccoglie tutti i manoscritti esistenti, che attraverso i secoli si sono moltiplicati dipendendo l'uno dall'altro, esamina questi manoscritti, li cataloga, li confronta, ne mostra le reciproche dipendenze o somiglianze, ne nota le differenze ed arriva alla ricomposizione di un testo corretto degli errori. Lavorando così a ritroso, si arriva per quanto è possibile fino all'età di composizione del testo sacro.


    Il lavoro di ricostruzione, che non è facile nè immediato, ha portato a concludere che il versetto in questione è appunto una glossa inglobata nel testo da qualche amanuense e pertanto, coerentemente, non è stato più riportato nella maggior parte delle traduzioni cattoliche che hanno dato la preferenza ai codici più accreditati.


    Infatti il versetto manca nei codici Sinaitico, Vaticano e Alessandrino, nelle copie più antiche della Vulgata latina (Codex Fuldensis e Codex Amiantinus)nelle versioni più famose (Siriache, Copte, Armena, Georgiana, Etiopica, Araba, Slava, Gotica) ed in quasi tutte le citazioni dei Padri della Chiesa.


    Il comma giovanneo non è poi citato da nessuno dei primi quattro Concilii (Efeso 325, Costantinopoli 381, Efeso 431, Calcedonia 451), neppure nelle polemiche contro Ario.


    Questo fatto è molto importante perché taluni tdG sostengono che la dottrina sulla Trinità sia basata su questo versetto.


    Invece nelle controversie contro gli ariani e che portò alle definizioni dei concili, vengono citati altri versetti (e che risultano manipolati dai tdG) su cui si fondavano già nei primi secoli i primi cristiani per esprimere la loro fede nella divinità di Cristo e dello Spirito Santo .


    Se in alcuni casi dei secoli successivi ci si è serviti di questo versetto per alcune controversie sulla Trinità, non vuol dire che tale versetto sia fondamentale per avvalorare questa fede, perchè al Concilio di Nicea questo verso era probabilmente sconosciuto, così come risulta sconosciuto a S.Agostino che in tutta l'opera intitolata "La Trinità" non ne fa menzione.


    Esiste oggi, un consenso quasi unanime sul fatto che il comma giovanneo sia una nota esplicativa contenuta in alcuni manoscritti.


    In ogni caso, se si tratta effettivamente di una glossa, come anch'io credo, tale glossa non fa altro che riportare dei concetti già presenti in altri versetti, senza falsarne il loro corretto significato.


    Infatti, Padre figlio e Spirito santo sono menzionati assieme in diversi versetti, tra i quali:


    Mat 28,19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spiritosanto,



    2Co 13,13 La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.


    1Pt 1,1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadòcia, nell'Asia e nella Bitinia, eletti 2 secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue:...


    Ro 15,30 Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l'amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio,


    Giov 10,30 Io e il Padre siamo una cosa sola».



    2Co 3,17 Il Signore è lo Spirito e dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà.


     


    Se quella glossa fosse stata contraria alla retta fede, non credo che il Signore avrebbe permesso che circolasse per tanti secoli un versetto incompatibile con la verità della Sua Parola su cui Egli stesso vigila. E' Lui che veglia su ogni cosa: soprattutto sulla sua Parola, sulla Chiesa e sul deposito della vera fede.


     


    La Bibbia di Gerusalemme annota: "Il testo dei vv. 7-8 è sovraccarico, in volg., per un inciso detto "comma giovanneo", assente nei manoscritti greci antichi, nelle versioni antiche e nei migliori manoscritti della volgata; sembra una glossa marginale introdotta più tardi nel testo: "perchè tre sono quelli che rendono testimonianza (nel cielo: il Padre, il verbo e lo Spirito Santo, e questi tre sono uno; e tre quelli che testimoniano sulla terra): lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi".


    Tale passo non è sicuro dal punto di vista critico, perchè compare solo all'ottavo secolo nei manoscritti latini e non si trova in alcun manoscritto greco prima del XV secolo. Nessun padre greco o orientale lo segnala.


    Il Ricciotti, che tu hai richiamato nel tuo post, pur traducendo da codici in cui tale comma risulta riportato, e quindi riportandolo anche lui, nelle sue note in calce precisa che tale versetto "manca in tutti i codici anteriori al XV sec. e in quelli della vulgata anteriori al sec. VIII".


    Questo per dire che la preoccupazione della Chiesa è quella di trasmettere il testo sacro nella sua purezza. Non si tratta affatto di voler forzatamente mantenere un versetto per fini puramente apologetici. Oltre a questo versetto, anche quello di Atti 20,28 dovrebbe convincerti che anche quando la Chiesa avrebbe ottimi motivi per farlo, non mantiene una traduzione per motivi apologetici.


     


     


    Senza la Chiesa, è bene rimarcarlo, non avremmo più nessun testo attendibile, nessuno che possa garantire su nulla. Chi potrebbe ricostruire eventuali altre glosse, interpolazioni, modificazioni, errori di copiatura? Chi potrebbe garantirci che un testo è veramente uscito dalla penna di uno degli apostoli o della sua cerchia? Chi potrebbe garantire della divina ispirazione di certi testi contesi per secoli?


     


    Sbagliano i Testimoni di Geova nel fare certe critiche o accuse, perchè, per fare questo, dovrebbero essere in grado di dimostrare senza ombra di dubbio che tale versetto non sia stato fatto sparire in precedenza anzichè apparire successivamentee dovrebbero essere in grado di dimostrare che il copista l'abbia fatto con malafede.


    Infine, per fare questo, o devono accettare il materiale della tradizione cattolica (e allora devono riconoscere valida e fondamentale la tradizione cattolica per ricostruire l'attendibilità della Bibbia) o la debbono rinnegare del tutto (ed allora non avrebbero più il modo di ricostruire la Bibbia né di poter fare le critiche).


    Vi è da notare che, mentre la Chiesa Cattolica adegua sempre più le traduzioni agli originali, secondo le indicazioni date da vari papi, la TNMresta invece ancorata a una traduzione che proprio nei punti dottrinalmente divergenti, si allontana sempre più dal testo originale per introdurre traduzioni di comodo e ritoccando in peggio alcuni versetti che in precedenza erano tradotti in modo accettabile rispetto agli originali ma non conveniente per il loro credo.


    Ricordo ad esempio in proposito, che riguardo a Cristo è stato fatto questo passo indietro:


    "era dio" è stato ritradotto " era un dio"


    "Del Figlio" è stato ritradotto "di un Figlio"


    "tutti gli angeli lo adorino" è stato ritradotto "tutti gli angeli gli rendano omaggio"


    Tanti altri versetti invece sono rimaste modificate rispetto agli originali, così com' erano.