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FIDUCIA NELLA PROVVIDENZA DIVINA

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    00 6/24/2015 3:44 PM
    Fiducia nella provvidenza

    di Rino Cammilleri

    "Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?
    Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani, il Padre
    vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno" (Mt 6,31-32)
    Permettetemi, oggi, di portare la vostra attenzione su un passo del Vangelo che non cessa di stupirmi tutte le volte che lo leggo. Sono pochi versetti di Matteo, stranamente non molto frequentati nelle omelie. Ad essi ricorro ogni volta che sono in difficoltà (cioè, quasi sempre), perchè la nostra precaria esistenza ha un bisogno disperato di sicurezza; e non c'è nulla che ne dia, di sicurezza, come il denaro. Averne abbastanza, ma soprattutto poter contare sul fatto che anche domani e dopodomani se ne avrà abbastanza, rende questa valle di lacrime molto più sopportabile. Certo, il denaro non impedisce disgrazie e malattie, ma consente di farvi fronte meglio. Nella peggiore delle ipotesi, il possederne attenua di molto l'ansia esistenziale. Infatti, una cosa è essere malati in una clinica di lusso, coccolati da fior di primari, altra è l'attendere il medico di turno in qualche squallida corsia dell'ospedale pubblico Ma non fatemi parlare dell'ovvio, per piacere: sono cose che sanno tutti. Eppure, nel Vangelo Cristo è drastico quando dice che non si può servire m contemporanea Dio e Mammona, e che bisogna scegliere.

    Ora, si da il fatto che il re di questo mondo è proprio Mammona: è lui che da sicurezza alla vita terrena. L'alternativa è fidarsi ciecamente della Provvidenza, la quale ha due piccoli difetti. Il primo è che non si vede. Il secondo, che ha l'abitudine di intervenire sempre all'ultimo soffio. Roba da far venire la tachicardia. Solo i santi riescono a farvi assegnamento. Cristo nel Vangelo ha moltipllcato gli avvertimenti e l'esortazione alla fiducia; ha dato anche gli esempi ed ha rimbrottato gli Apostoli quando si lamentavano di non avere più pane, dimentichi delle due recenti moltiplicazioni miracolose dei pani e dei pesci. Cristo parla esplicitamente di "inganno delle ricchezze", e tutta la sua predicazione è un ribadire che la Provvidenza e molto più sicura dei beni materiali. In fondo, è proprio questo il punto. Il discrimine tra credenti e non credenti passa giusto da qui. Anche all'interno degli stessi credenti, molti dei quali (i più) si affidano a Dio solo dopo essersi ben assicurati le condizioni materiali di esistenza Ad alcuni, però, è Dio stesso ad impedire un "realizzazione" in tal senso: sembra voglia che almeno loro, campino di Provvidenza. Anche per forza. Anche contro l'evidenza della cronaca quotidiana, la quale porta continuamente sotto gli occhi ogni sorta di sventura e disgrazia. Sì, la stampa e i telegiornali sono ansiogeni mostrandoci continuamente e contemporaneamente due mondi: quelli che si divertono e quelli che soffrono, la dolce vita di alcuni e la vita da cani degli altri, la gioia di pochi e la malasorte di tanti.

    Ma veniamo al passo evangelico che avevo anticipato. Eccolo: «Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: 'il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?'. Rispose: 'Sì'. Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: 'Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?'. Rispose: 'Dagli estranei'. E Gesù: 'quindi i figli sono esenti. Ma perchè non si scandalizzino, va al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te'» (Mt 17,24).

    Il significato è chiaro: il Figlio di Dio non deve pagare la tassa al tempio di suo Padre. Però il Cristo sa che gli esattori non capirebbero, perciò paga. Ma con cosa paga? Con la moneta d'argento nella bocca del pesce. Il cui valore è esattamente quanto basta per lui e per Pietro, non un soldo di più. Come ci sarà finita, quella moneta in bocca a quel pesce? Chissà da quanto tempo la Provvidenza aveva preparato questa "dimostrazione". Forse a qualcuno, su una barca, sarà caduta di tasca quella moneta, il cui luccichio avrà attratto il pesce. Magari il suo proprietario se la sarà presa con la sorte che l'ha privato di quella somma per pura sfortuna. Ma noi sappiamo che non esiste la sfortuna: quel denaro serviva a Dio per i suoi fini. Forse quel tale è stato ricompensato della perdita in altro modo, chissà. Forse quella moneta era frutto di un furto sacrilego, e il ladro, pentito, se ne è disfatto gettandola in acqua. Quel pesce, poi, quanta strada avrà percorso per trovarsi sulla riva del lago di Cafarnao nell'esatto momento in cui Pietro, obbedendo all'ordine di Cristo, si recava all'appuntamento con la Provvidenza? Notare che Pietro, impulsivo come al solito, si è sbilanciato con gli esattori prima di consultarsi con il suo Maestro. E quest'ultimo non ha voluto fargli fare la figuracela di smentirlo, pur facendo notare di poterselo permettere.

    Morale: non ti preoccupare dei soldi; se obbedisci a Dio, quel che ti serve, quando ti serve, non ti mancherà mai. Sarebbe bello potere avere lo stesso abbandono fiducioso totale che dimostra Cristo in quell'episodio. La sua tranquillità è sconcertante. La Provvidenza ha organizzato tutto il complesso marchingegno della moneta nella bocca del pesce giusto per dare una lezione a Pietro. E per darla a noi, che leggiamo di quei fatti a duemila anni di distanza. Sembra tutto così facile, quando lo si legge. Ma ci vuole un esercizio continuo per introiettare queste verità, e spesso non basta l'intera vita. Così, talvolta andiamo a dormire (e talvolta non riusciamo a dormire) con questo pensiero: domani troverò nella bocca del pesce quel che mi serve? E ci sarà un pesce con una moneta in bocca anche dopodomani?
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    Credente.
    00 8/20/2015 2:57 PM
    Le abitudini di chi confida in Dio



    Ho letto molte biografie e memorie di persone ispiratrici che hanno riposto la propria fiducia in Dio in maniera radicale. Dicendo “in maniera radicale” non voglio dire in modo imprudente, ma mi riferisco alla difficoltà, attualmente molto controcorrente, di riconoscere Dio al di sopra di tutte le aree della nostra vita. In libri come He Leadeth Me, God's Smuggler, Mother Angelica, The Heavenly Man e The Shadow of His Wings, ho trovato storie reali di religiosi, consacrati e laici, uomini o donne che hanno confidato pienamente in Dio, e tutti hanno chiare similitudini nei loro approcci alla vita e al Signore.

    Ho trovato affascinanti i punti in comune della vita di queste persone incredibili, che si sono affidate con tanta fiducia al Signore, e ho deciso di condividerli perché servano da ispirazione ad altri.

    1. HANNO ACCETTATO LA SOFFERENZA
    Una delle cose più potenti che ho letto in queste memorie è la storia di fratello Yun, nel libro The Heavenly Man (L'uomo celeste), in cui si racconta come sia stato perseguitato in Cina per il fatto di essere un predicatore. Dopo essere stato torturato per settimane, con scariche elettrice, fame, e chiodi conficcati sotto le sue unghie, venne gettato in una cella di un metro quadrato di larghezza e alta poco più di uno e venti, dove avrebbe dovuto rimanere per un tempo indefinito. Il giorno dopo essere stato posto in questa minuscola cella, si sentì mosso a pregare chiedendo una Bibbia, il che sembrava un'idea ridicola visto che in quel momento molta gente era in prigione proprio perché trovata in possesso di un testo del genere. Inspiegabilmente, la mattina dopo le guardie tirarono una Bibbia nella sua cella. Scrisse:

    “Mi sono inginocchiato e ho pregato, ringraziando il Signore per il suo grande dono. Non potevo credere che il mio sogno fosse diventato realtà! A nessun prigioniero era permesso di avere una Bibbia o alcun libro di letteratura cristiana, ma stranamente Dio mi ha concesso una Bibbia! Attraverso questa azione, il Signore mi ha mostrato che indipendentemente dalle malvagità che quegli uomini pianificavano per me, Egli non mi aveva dimenticato e controllava la mia vita”.

    Tra di noi, qualcuno meno santo avrebbe forse reagito in modo un po' diverso in quella situazione. Se io fossi stata torturata e gettata in una cella simile a una bara, la mia reazione ricevendo una Bibbia sarebbe stata più simile a questa: “Grazie per la Bibbia, Signore, ma POTREMMO FARE QUALCOSA PER TIRARMI PRIMA FUORI DA QUESTA CASSA?!”. Non avrei neanche considerato la Bibbia una risposta alle mie preghiere, in primo luogo perché la mia preghiera principale – ridurre la mia sofferenza fisica – continuava a non ottenere risposta.

    Quello che tuttavia verifico di continuo in persone come fratello Yun è che hanno ben chiaro che soffrire non è il male peggiore di tutti. Lo è il peccato. Ovviamente preferirebbero non soffrire, ma questo è molto più in basso nella loro lista di priorità che nella nostra. Si concentrano molto più sul non peccare che sul non soffrire. Sono completamente indirizzati a portare se stessi e altri in cielo. Nel caso di fratello Yun, ha visto nella risposta a quella preghiera che Dio gli permetteva di crescere spiritualmente e di predicare ai suoi carcerieri, e così le circostanze di sofferenza e scomodità sono diventate quasi irrilevanti per lui.

    2. ACCETTANO L'INEVITABILITÀ DELLA MORTE
    Come nel caso precedente, la gente che ripone una fiducia totale in Dio può farlo solo con una visione del mondo concentrata sul Cielo. Queste persone pensano in termini di eternità, non di anni di calendario. Il loro obiettivo non è massimizzare i propri anni sulla terra, ma riuscire a portare se stessi e tanti altri in cielo. E se Dio vuole ridurre il loro tempo di vita a questo scopo lo accettano. Il libro The Shadow of His Wings (L'ombra delle sue ali) è pieno delle straordinarie storie delle miracolose fughe dalla morte di padre Goldmann durante la II Guerra Mondiale, il che ci fa chiedere: “Cosa succede a tutta la gente che non è sfuggita alla morte?” Padre Goldmann risponderebbe probabilmente dicendo che il fatto che Dio lo abbia salvato dalla morte non era la benedizione in sé – dopo tutto, ciascuno di noi alla fine morirà –, perché la benedizione era salvarlo dalla morte perché potesse continuare la sua missione di portare il Vangelo ai nazisti. Alla fine è morto mentre costruiva una chiesa in Giappone, e sicuramente avrà accettato che Dio abbia tratto qualche bene dalla sua morte.

    3. HANNO APPUNTAMENTI QUOTIDIANI CON DIO
    Non ho mai sentito di una persona che abbia una profonda e salda fiducia nel Signore e non si prenda un momento personale per concentrarsi sulla preghiera quotidiana. Sia nei libri che ho letto che nella vita reale, ho notato che questo tipo di persone passa almeno alcuni momenti – e se le circostanze lo permettono anche una o due ore – centrato solo nella preghiera, tutti i giorni. La preghiera tende anche ad essere la prima cosa che queste persone fanno al mattino, concentrandosi su Cristo prima di qualsiasi altra cosa.

    4. DURANTE LA PREGHIERA, ASCOLTANO PIÙ DI QUANTO PARLANO
    In precedenza ho scritto dello stupore che mi suscita il fatto che la gente che ha più fiducia in Dio sembri ricevere più risposte alle sue preghiere della maggior parte di noi. Ho ascoltato storie di gente che chiede qualcosa di specifico e poi lo riceve; inizio allora a chiedermi se hanno problemi psicologici o se sono graditi a Dio un po' più di noi. La verità è che ho notato che non chiedono cose qualsiasi, ma le loro idee su cosa dovrebbero chiedere provengono direttamente dallo Spirito Santo, visto che trascorrono molto tempo ogni giorno cercando la volontà di Dio nella propria vita.

    Prenderò come esempio la storia pubblicata nella biografia della famosa Madre Angelica del canale cattolico EWTN. Un giorno bussò alla sua porta un impiegato della compagnia satellitare chiedendo il pagamento di 600 dollari. Se non avesse pagato avrebbe dovuto restituire l'antenna parabolica, e questo avrebbe distrutto i progetti della nuova emittente. Madre Angelica corse in cappella a pregare, e all'improvviso uno sconosciuto si offrì di donare 600 dollari. La sua preghiera non ha avuto una risposta rapida per il suo interesse personale per il canale o perché era una cosa che lei voleva davvero, ma perché ha saputo distinguere correttamente il progetto di Dio che voleva che avviasse una nuova realtà televisiva.

    5. LIMITANO LE DISTRAZIONI
    Tra tutte le storie straordinarie contenute nel libro God's Smuggler (Il contrabbandiere di Dio), una delle parti che mi hanno più colpito è l'epilogo, in cui l'autore parla di come il lavoro di fratello Andrew continui nel XXI secolo:

    “Non prenderò neanche in considerazione una di quelle mostruosità di chiamate in attesa, che interrompono una conversazione telefonica per annunciarne un'altra”. La tecnologia, diceva Andrew, ci rende troppo accessibili alle richieste del momento. “La nostra priorità numero uno dovrebbe essere ascoltare con pazienza e in silenzio la voce di Dio”.

    “Troppo accessibili alle richieste del momento”. Questa frase mi ha risuonato dal momento in cui l'ho letta. Amo la tecnologia, ma questa comporta la grande tentazione di sentire un aumento nell'urgenza della nostra vita: Ho bisogno di rispondere a quell'e-mail! Rispondere a quel commento su Facebook! Ritwittare quel tweet! Leggere quel messaggio diretto! Ascoltare quel messaggio vocale! Nell'era della connessione, siamo costantemente bombardati da richieste che richiedono – o sembrano richiedere – la nostra attenzione costante. I periodi di silenzio in cui possiamo coltivare la tranquillità interiore e aspettare i sussurri dello Spirito Santo nella nostra vita sono sempre più rari.

    Una delle cose che tutte queste persone condividono è la scarsa pressione per tutte queste false urgenze. È difficile immaginare che padre Ciszeck dia i suoi punti di vista su Dio che condivide nel suo libro He Leadeth Me (Egli mi guida) mentre il suo iPhone vibra ogni pochi minuti, o fratello Yun che osserva la sottile bellezza del progetto di Dio in mezzo a una persecuzione mentre tiene il suo Twitter aggiornato minuto per minuto.

    6. SOTTOPONGONO IL LORO DISCERNIMENTO SPIRITUALE AD ALTRI
    Le persone che osservano costantemente il modo in cui Dio opera nelle loro vite, notano che spesso Egli parla attraverso compagni di fede, membri della famiglia e del clero. Se essi discernono che Dio li sta chiamando a qualcosa, soprattutto se si tratta di qualcosa di grande, chiedono ad altri cristiani di loro fiducia di pregare per la questione per vedere se anche loro discernono la stessa chiamata del Signore. E quando altri li avvertono di non seguire certe vie – soprattutto se si tratta del loro coniuge, del confessore o del direttore spirituale –, prendono questi consigli molto sul serio.

    7. OFFRONO UN'OBBEDIENZA COMPLETA E INCONDIZIONATA AL SIGNORE
    Uno dei miei passi preferiti del libro God's Smuggler è quello in cui fratello Andrew riceve la visita di un uomo di nome Karl de Graaf, che faceva parte di un gruppo di preghiera in cui le persone pregavano per molto tempo, ma soprattutto ascoltavano in silenzio.

    “Mi sono avvicinato al vestibolo e lì c'era Karl de Graaf. “Ciao”, dissi sorpreso.
    “Ciao, Andy. Sai guidare?”
    “Guidare?”
    “Un'automobile”
    “No”, dissi. “Non lo so fare”
    “Ieri durante la preghiera abbiamo ricevuto una parola del Signore su di te. È importante che impari a guidare”.
    “Per quale motivo?”, chiesi. “Sicuramente non avrò mai una macchina mia”
    “Andrew”, disse il signor de Graaf pazientemente, come se si rivolgesse a qualcuno con difficoltà di apprendimento, “non sto argomentando sulla logica del caso, ti sto solo trasmettendo il messaggio”.

    Malgrado l'indecisione iniziale, fratello Andrew riuscì a distinguere la chiamata del Signore in quel messaggio, e imparò a guidare. Sembrava una completa perdita di tempo, uno spreco illogico delle sue risorse, ma obbedì alla chiamata del Signore. Dopo aver preso la patente, saper guidare risultò fondamentale per il futuro della sua missione, che portò la parola del Vangelo a migliaia di persone nel blocco comunista europeo.

    Mi piace pensare alla risposta che il signor de Graaf diede a fratello Andrew quando questi lo interrogò sul significato dello strano messaggio del Signore: “Questa è l'emozione dell'obbedienza”, gli disse, “scoprire dopo qual era il progetto nella mente di Dio”.

    Ovviamente non possiamo accostarci di più a Dio imitando le azioni di altri, ma possiamo trovare esempi come questi che ci aiutino a riflettere sul nostro progresso spirituale. Spero che vi siano serviti come sono serviti a me.
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    Credente.
    00 1/26/2020 7:24 PM

    Credere non è capire tutto, ma sapere che in tutto c’è un senso


    HAPPYNESS




    Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
    Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

     

    Giovanni 20,2-8

    Oggi la liturgia ci fa festeggiare Giovanni, il discepolo amato. E il Vangelo ci aiuta a celebrarlo raccontandoci un pezzo decisivo della sua vita: l’incontro con Gesù Risorto.

    Correvano insieme tutti e due.

    La fede in Gesù Risorto è sempre un’esperienza che si consuma insieme e mai da soli. È una corsa dove qualcuno arriva prima ma ha la pazienza di aspettare l’altro. La fede nasce dagli occhi aperti sulla realtà che ti sta davanti:

    entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

    entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

    Molti di noi pensano che per credere c’è bisogno di un segno straordinario inconfutabile. Molti lo cercano per tutta una vita. Mentre è tutto sempre davanti ai nostri occhi, nelle cose che apparentemente sono lì per caso, ma per caso non lo sono di certo. In quelle cose che ti ricordano un dolore (il sudario) ma che invece sono il segnale di una gioia senza data di scadenza. Credere non significa comprendere tutto, ma credere che in tutto, anche in ciò che non si comprende, esiste un senso. La fede, così, non è una sorta di illuminazione conoscitiva, ma una fiducia vittoriosa nell’esistenza di un senso dietro tutte le cose, specie in quelle incomprensibili alla nostra mente, al nostro cuore e al nostro dolore. Gesù non ci spiega la croce, risorge. Predilige un fatto ad un semplice ragionamento. Noi crediamo ai fatti, che un giorno forse sapremo pure raccontare. Non crediamo in ragionamenti che in nessun modo diventano esperienza, perché troppo stretti per poter contenere la vita. Giovanni è il discepolo amato perché ha dato il primato all’amore non ai calcoli.


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    Credente.
    00 1/26/2020 7:29 PM

     


    Non vi succederà nulla di male, riposate in Dio


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    Quali paure o angosce vi attanagliano? La soddisfazione dei vostri desideri vi sembra ormai un sogno superfluo? Credetemi, il Signore risolverà i vostri problemi


    Quali paure mi attanagliano l’anima? Cosa mi angoscia? Dice la Bibbia:

     



    “Il Signore rimane fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri. Egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione”.



    È un Dio vicino che nasce per salvare l’oppresso e riscattare il prigioniero.


    A volte mi manca la fede, mi costa credere a quel Dio che risolverà i miei problemi e curerà il mio dolore. La mia cecità, le mie angosce, le ingiustizie che subisco, la fame che soffro, le catene che mi schiavizzano.


    Sarà tutto come mi aspetto? No, non sarà uguale. Ma la liberazione è reale, e la salvezza si avvicina.


    Come sarà quella guarigione di cui mi parla? Un Dio che si fa uomo per vivere tra gli uomini. Sottoposto alla loro fragilità. Limitato nel tempo e nello spazio. Un uomo umiliato da altri uomini. Perseguitato, ferito, crocifisso.


    Quei pastori di Betlemme speravano di essere liberati dal loro peso. E tutti i malati che hanno visto Gesù camminare nelle loro strade sognavano di essere guariti.


    Ma non tutti sono stati liberati. Non tutti sono stati guariti. Quanti sono morti senza vedere la luce della liberazione finale! Speravano di essere testimoni della vittoria, ma non è accaduto nulla davanti ai loro occhi.


    Un povero bambino che veniva a salvarli. Un bambino in una mangiatoia con dei genitori poveri. Come si può vincere il potere del mondo senza armi, senza potere, senza mezzi?


    Sembra tutto così assurdo… Una chimera portata dal vento. L’ingiustizia non si risolve. Il danno provocato non viene sanato. Sembra impossibile.


    Ma perché mi impegno ogni Natale a sognare ciò che non è realistico?


    Quali paure o angosce vi attanagliano? La soddisfazione dei vostri desideri vi sembra ormai un sogno superfluo? Credetemi, il Signore risolverà i vostri problemi



    Mi manca fede. Sì, molta fede. Vivo ancorato alla mia carne e attaccato a questo mondo. Ho smesso di credere alle cose impossibili, e la soddisfazione dei miei desideri mi sembra un sogno superfluo.


    Mi aggrappo al presente, a quello che tocco e vedo. Questo mi basta. Dov’è la mia fede? Divento sfiduciato. Un Dio che non compie miracoli. Un Dio che non mi riscatta dalla fossa in cui cado. Un regno che non è di questo mondo. Un re che regna ma che non riesco a vedere.


    Mi inquieto. Vorrei che fossero possibili tanti miracoli…


    Cosa mi angoscia in questo periodo? Cosa mi toglie la pace?


    Ho tanta paura della morte. Della mia. Di quella delle persone a me care.





    Sono sopraffatto dall’insicurezza di questo mondo in guerra. Dall’instabilità del denaro che non basta. Dall’angoscia per le persone per cui temo. Quelle che possono farmi del male.


    Vorrei avere la fede dei bambini per credere in un Dio che può venire a salvarmi. Mi manca la fede. Mi manca la fiducia di cui parla padre Josef Kentenich:



    “Chi è profondamente imbevuto del ‘potere in bianco’ vivrà con tutta l’anima basandosi sulla fiducia divina nella missione e nella consapevolezza di essere uno strumento. Perché se non ci fosse alla base questa fede sarebbe assurdo dedicare tutte le capacità del corpo e dell’anima, tutti i beni spirituali e materiali, tutta la vita, a un’opera che non promette ricompense terrene”.



    La fede che mi chiede Gesù è un’altra. È la fede in un potere che non vedo. Quel potere di un Dio che mi ama e che vuole usarmi come suo strumento.


    Siglando l’alleanza d’amore con Maria nel santuario le dono la mia fiducia. Le dono la mia vita perché ne faccia ciò che serve per arrivare a molti. E allora smetto di angosciarmi. Perché la mia vita non è nelle mie mani.


    Non devo preoccuparmi inquieto di tutto ciò che faccio. È la sua opera, quella di Dio. È il suo regno. È nato tra gli uomini per salvare l’uomo. Ma a modo suo, in base alle sue regole.


    E allora l’unico atto di fede valido è quello che mi permette di liberarmi dalle mie apprensioni. Posso riposare nelle sue mani di Padre perché non mi accadrà nulla di male. Tutto sarà per il mio bene e per quello delle persone a me care. Perché temere?


    Riposo in un Dio che salva la mia vita dall’angoscia e mi riscatta per un’esistenza piena. Mi toglie dalle mie catene perché sia docile e mi lasci portare dove mi chiede. È questa la giustizia che vuole instaurare. Un regno nuovo con altre categorie.


    Questa terra che calpesto è temporanea. Sono di passaggio tra gli uomini. I miei giorni sono contati, come i miei dolori e le mie gioie. Tutto nelle mani di Dio. Confido.


    Divento bambino, un bambino fiducioso che non teme. Voglio entrare nel suo cuore per riposare tranquillo.


    Non voglio temere perché solo la fiducia mi riscatta da tutte le angosce. La fiducia è piena. Nulla di male può accadermi, perché riposo nel suo cuore di Padre.


    So di essere amato nel più profondo da Dio. Non temo più perché non succederà nulla di negativo. Sarà sempre il meglio per me, per i miei cari. Confido e sogno, e abbraccio Dio come un bambino.






     fonte ALETEIA