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IL PECCATO ORIGINALE (secondo Maria Valtorta)

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    00 3/26/2015 2:54 PM
    Peccato Originale



    Per conoscere esattamente il pensiero dell’Opera di M. Valtorta riguardo al Peccato Originale, è opportuno ricordare la Genesi e radunare con ordine vari elementi disseminati in questi e in altri scritti dello stesso autore

    1 – Dio creò gli angeli, tutti indistintamente buoni. Ma uno di essi divenne malvagio e trasse seco una moltitudine di altri angelici spiriti; “Lucifero era angelo, il più bello degli angeli. Spirito perfetto, inferiore a Dio soltanto. Eppure nel suo essere luminoso nacque un vapore si superbia che esso non disperse, ma anzi condensò covandolo. Da questa incubazione è nato il Male”. pag. In un altro scritto si determina che tale peccato di superbia consisté nel desiderio disordinato di essere simile a Dio, di essere come Dio, cioè: creatore. Gli angeli che, seguendo l’esempio divinamente pre mostrato dell’umilissima, ubbidientissima e castissima Madre (pro-creatrice) di Dio, rimasero umili, ubbidienti e spiritualmente temperanti, ottennero in premio fissa dimora nel Cielo di Dio. Lucifero invece e gli altri superbi disubbidienti e spiritualmente intemperanti, furono per punizione cacciati per sempre dal Paradiso celeste.

    2 – Dio inoltre creò l’universo sensibile e in esso il mondo con minerali, piante, animali: e tutte queste cose erano buone. (Genesi. 1, 1-25).

    3 – Finalmente Iddio a sua immagine e somiglianza formò l’uomo e la donna, traendo questa da quello, li benedisse dicendo loro di essere fecondi, moltiplicarsi, riempire la terra, dominare tutti gli animali. Adamo intuì e profetò che per la donna, l’uomo avrebbe abbandonato padre e madre, si sarebbe unito alla sua sposa e i due sarebbero divenuti una sola carne. I due vivevano nudi e l’uno non si vergognava dell’altro. Dio li collocò nel Paradiso terrestre perché lo coltivassero e lo custodissero e dette loro in cibo le erbe e le piante (Gen. 1, 26; 2,25). Non gli animali (se non dopo il Peccato e il diluvio: Gen. 9,1-7).

    4 – Tra le piante spiccavano l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male (Gen.2,9). Alberi veri o soltanto simbolici? Alberi veri e in più simbolo e causa di realtà o effetti reali? La scrittrice sembra propendere verso alberi veri con veri frutti, però con portata anche simbolica, se si osserva il testo (17.4, 17.12, 17.14, 17.17).

    5 – Dio, che aveva permesso all’uomo di cibarsi di qualsiasi erba o albero, gli proibisce invece, sotto pena di morte, di nutrirsi del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male (Gen. 2, 16-17). Il senso profondo di tale proibizione, secondo la scrittrice, sarebbe il seguente: “Dio aveva detto all’uomo e alla donna: “Conoscete tutte le leggi e i misteri del creato ma, non vogliate usurparmi il diritto di essere il Creatore dell’uomo. A propagare la stirpe umana basterà il mio amore che circolerà in voi e senza libidine di senso, ma solo per palpito di carità susciterà i nuovi Adamo della stirpe. Tutto vi dono. Solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo” (17.4). Secondo la scrittrice, dunque, questa “conoscenza” si riferirebbe alla procreazione, al mistero e al rito procreativo, un po’ come in Genesi 4, 1 e poi attraverso tutta la Bibbia; finché non ebbero questa particolare “conoscenza” non si vergognarono della nudità, come universalmente e anche oggi i piccoli non provano rossore finché incapaci di discernere tra il bene e il male morale o almeno di avvertire tale male.
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    00 3/26/2015 3:11 PM
    6 – Ma come in Lucifero nacque spontaneamente un vapore di superbia (desiderando di diventare come Dio, cioè creatore, così per odio, invidia, bramosia di vedere al demonio associato l’uomo nel peccato e nella cacciata dal Paradiso, per istigazione satanica, nasce in Eva un vapore di superbia, desiderando disordinatamente di essere simile a Dio, uguale a Dio, (procreatrice) … Per arrivare a conoscere questo mistero, queste leggi della vita, presumendo di sé, non si tiene lontana dalla pianta della conoscenza del bene e del male ma si avvicina ad essa, pronta a ricevere la rivelazione del mistero, non dal puro insegnamento e influsso divino ma, dall’impuro insegnamento e influsso diabolico: “Eva va alla pianta … La sua presunzione la rovina. La presunzione è già lievito di superbia” (17.12).

    7 – Alla pianta della conoscenza del bene e del male Eva trova il seduttore che con menzogna la induce alla disubbidienza, cioè a trasgredire il comando di Dio (Gen. 3, 1-5). Secondo la scrittrice, a desiderare disordinatamente la somiglianza con Dio creatore nella procreazione (superbia), perciò a disubbidirgli (disubbidienza) mangiando il frutto della pianta della conoscenza del bene e del male: “Alla pianta trova il Seduttore il quale … canta la canzone della menzogna. “Tu credi che qui sia del male? No. Dio te l’ha detto perché vi vuol tenere schiavi del suo potere. Credete d’essere re? Non siete neppur liberi come lo è la fiera. A essa è concesso di amarsi d’amor vero … d’essere creatrice come Dio … La vita vera è di conoscere le leggi della vita, allora sarete simili a dei e potrete dire a Dio: “Siamo tuoi uguali” (17.12).

    8 – Eva, pur di raggiungere il fine della prospettata e decantata somiglianza o uguaglianza con Dio creatore attraverso la procreazione, ingannata dalle parole e cedendo alle lusinghe del Seduttore, non rifugge dai mezzi, quindi trasgredisce il divino comando o la divina proibizione (Gen. 3,6), si abbandona al piacere della golosità e della carne. Perciò oltre che per superbia, pecca per disubbidienza, golosità, lussuria: “ … Dio aveva detto all’uomo e alla donna: “Tutto vi dono, solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo”. Satana ha voluto levare questa verginità intellettuale all’uomo e con la sua lingua serpentina ha blandito e accarezzato membra e occhi di Eva, suscitandone riflessi e acutezze che prima non avevano perché la malizia non li aveva intossicati. Essa “vide” e vedendo volle provare. La carne era destata. Oh, se avesse chiamato Dio! … Il Padre l’avrebbe … guarita … ma Eva non va al Padre. Eva torna dal Serpente. Quella sensazione è dolce per lei. “Vedendo che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello all’occhio e gradevole all’aspetto, lo colse e ne mangiò e “ comprese”. Ormai la malizia era scesa a morderle le viscere. Vide con occhi nuovi e udì con orecchi nuovi gli usi e le voci dei bruti e li bramò con folle bramosia. Iniziò sola il peccato, lo portò a termine col compagno …” (17.5 – 17.6).

    9 – Ammaestrata e sedotta da Satana, dal Serpente, Eva dunque è caduta in un peccato dai quattro nomi: superbia, disubbidienza, golosità, lussuria e da discepola e sedotta, Eva diviene riguardo di Adamo, maestra e seduttrice. Quel peccato quadruplice che Eva aveva commesso per istigazione diabolica, Adamo lo commette per istigazione muliebre: “iniziò da sola il peccato, lo portò a termine col compagno”. Ecco perché sulla donna pesa condanna maggiore. E’ per lei che l’uomo è divenuto ribelle a Dio e ha conosciuto lussuria e morte. E’ per lei che non ha più saputo dominare i suoi tre regni: dello spirito perché ha permesso che lo spirito disubbidisse a Dio; del morale, perché ha permesso che le passioni lo signoreggiassero; della carne, perché l’avvilì alle leggi istintive dei bruti.
    “Il Serpente mi ha sedotto” dice Eva. “La donna mi ha offerto il frutto ed io ne ho mangiato” dice Adamo, e la cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo. 17.6
    E altrove: “ … l’albero proibito diviene, alla razza, realmente mortale, perché dalle sue rame pende il frutto dell’amaro sapere che viene da Satana, e la donna diviene femmina e, col lievito della conoscenza satanica in cuore, va a corrompere Adamo … “ 17.12

    10 – In conseguenza di tale quadruplice peccato (cioè di superbia, disubbidienza, golosità, lussuria) e particolarmente a causa del quarto peccato (lussuria), coronamento di tutta l’infelice opera peccaminosa, come cosa che si può connettere con la colpa di superbia o disubbidienza o golosità ma che meglio si collega con una colpa di lussuria, gli occhi di Adamo ed Eva si aprono ed essi si accorgono d’essere nudi, preparano perizomi di foglie di fico e se li adattano. (Gen. 3,7).
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    00 3/26/2015 3:12 PM
    11 – Così peccando i Due muoiono nello spirito alla Grazia e in punizione del peccato Dio colpisce i progenitori e gli eredi con la pena della morte e dell’incenerimento del corpo da subirsi a suo tempo; inoltre, colpisce la donna nella sua qualità di madre e sposa, l’uomo in quella di lavoratore (Gen.3, 16-19). A queste condanne Iddio aggiunge la cacciata dal Paradiso terrestre (immagine dell’esclusione dal Paradiso celeste) e perciò la perdita della famigliarità divina (Gen.3, 22-24). “ … avvilita così la carne, corrotto il morale, degradato lo spirito, conobbero il dolore e la morte dello spirito privato della Grazia e della carne privata dell’immortalità. La ferita di Eva generò la sofferenza che non si placherà finché non sarà estinta l’ultima coppia sulla terra”. 17.12
    E altrove: “La maternità, priva di quanto ora l’avvilisce, era stata concessa dal Padre Creatore anche ad Eva. Dolce e pura maternità senza pesantezza di senso! … Di quanto s’è spogliata Eva rinunciando a questa ricchezza! Più dell’immortalità … ma la maternità, senza violazioni di sorta, è venuta a me sola, Eva nuova, perché io potessi dire al mondo di qual dolcezza fosse la sorte della donna chiamata ad essere madre senza dolore di carne …” 17.9

    12 – La Genesi narrò il peccato dei Progenitori e le pene inflitte da Dio a essi e agli eredi. E’ stato soprattutto S. Paolo (Rm. 5) che ha messo in luce la colpa che dai progenitori si trasmette agli eredi, cioè all’umanità, di generazione in generazione e che costituisce appunto il Peccato Originale. L’Apostolo propone la sua dottrina istituendo una specie di parallelismo o paragone tra Adamo e Gesù, tra il primo e il secondo Adamo. I Santi Padri, ben presto, per es. Giustino e Ireneo, fin dal 2° secolo, estesero tale parallelismo e così, avendo dinanzi agli occhi l’Annunciazione, paragonarono Eva e Maria, cioè la prima e la seconda Eva. La nostra scrittrice, procede in modo analogo e mette in bocca a Maria le seguenti espressioni: “ Io ho percorso a ritroso le vie dei due peccatori … In tutti i modi ho ubbidito … simile a Dio creando la carne di Dio … annichilita nell’umiltà … Ancella di Dio … Si, ho detto … Quel ‘si’ ha annullato il ‘no’ di Eva al comando di Dio … Dal mio seno nascerà l’Albero nuovo che porterà il Frutto che conoscerà tutto il male per averlo patito in Sé e darà tutto il bene … 17.14
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    00 3/26/2015 3:13 PM
    13 – Tale parallelismo o paragone tra Maria e Eva, ritoccato o completato in qualche punto per amor di chiarezza, può venire espresso e compendiato così:

    a Maria appare e parla un angelo buono, a Eva un angelo cattivo;
    a Maria l’angelo parla di Maternità divina, ad Eva di procreazione umana;
    Maria, con la Maternità divina, diverrebbe simile a Dio Genitore del suo Verbo e Creatore d’ogni essere; Eva, con la procreazione umana, diverrebbe simile a Dio Creatore;
    Maria a tal proposta si umilia profondamente, Eva s’insuperbisce altamente;
    Maria ubbidisce a Dio e resiste al Seduttore, Eva disubbidisce a Dio (che si riservava la rivelazione del mistero della formazione dell’uomo) e ubbidisce al Seduttore;
    In Maria nessuna spirituale golosità del Frutto, in Eva sfrenata golosità del frutto (fisico e simbolico);
    Dio non viola Maria ma fecondandola ne sublima la Castità, e la Vergine rimane castissima nella mente e nel corpo; il Serpente seduttore blandisce Eva e la vergine decade divenendo lussuriosa nello spirito e nella carne;
    Maria rimane in eterno quale Iddio la pensò, volle e creò, anzi, la Piena di Grazia diviene la Portatrice della Grazia e della Vita in sé stessa e nell’Umanità; Eva invece, si svuota della Grazia e diventa causa della perdita della grazia per Adamo, per l’Umanità;
    Maria rimane Figlia di Dio e non ne vuole sapere del padre della Menzogna, Eva diviene figlia prodiga e ribelle e aderisce al padre della menzogna;
    Maria per ammaestramento e intervento divino viene elevata alla singolare dignità di Sposa di Dio e Madre del Verbo Incarnato. Eva non viene abbandonata da Dio mistico sposo che anzi continuerà ad influire in ogni coniugio comunicando allo sposo umano energia fecondante, presiedendo arcanamente alla formazione del corpo, creando e infondendo l’anima d’ogni figlio di Eva sino alla fine del mondo; più sposo d’ogni sposo umano, più padre d’ogni padre umano. Ma Eva e perciò Adamo e tutta la razza che dai Due primi per via di generazione eredita l’umana natura, ammaestrata e sedotta da Satana, ha tradito e abbandonato Iddio divenendone sposa infedele, fornicante e adulterante con Satana il quale continua a iniettare universalmente e incessantemente quel superbo, disubbidiente, goloso e lussurioso desiderio d’essere procreatore non secondo ma contro la volontà divina. Nell’istante in cui Dio crea ‘pura’ un’anima e la infonde in una carne che nei due primi s’imparentò con Satana, in quell’identico momento l’anima stessa contrae il Peccato Originale, cioè l’imparentamento col Demonio seduttore e l’oscuramento (per mancanza del nitore della Grazia) della parentela figliale e sponsale con Dio (per cui la donna, dopo il parto, nell’Antico Testamento sente la necessità e nel Nuovo il desiderio, di sottoporsi alla Purificazione).
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    00 3/26/2015 3:14 PM
    14 – a) Dio, dunque, per mezzo di un angelo, tratta con Maria di generazione o maternità divina; satana, per mezzo di un serpente, tratta con Eva di una generazione o maternità umana.
    b) Maria, dunque, aspetta da Dio, la rivelazione del mistero dell’Incarnazione del Verbo; Eva, non aspetta da Dio ma accetta di ricevere da un essere usurpatore, non al tempo divinamente stabilito e in modo impuro, la rivelazione del mistero della formazione dell’uomo.
    c) Maria, dunque, viene più profondamente penetrata e posseduta da Dio e s’imparenta sempre più con Lui: figlia, sposa, madre; Eva vien profanata da Satana e cade sotto il potere di lui, diventa a riguardo di Dio figlia prodiga, sposa infedele, madre adultera e s’imparenta col demonio padre falso e seduttore.
    d) In questo imparentamento di Maria con Dio sta la radice di ogni grandezza per Lei e di ogni benedizione per noi; in quest’imparentamento di Eva con Satana sta la radice di ogni miseria per lei e di ogni maledizione per noi.
    e) A causa di eccelse grazie dello Spirito Santo, cioè in virtù dell’eterna Predestinazione e dell’Immacolato Concepimento, Maria è stata preservata da qualsiasi imparentamento con Satana e perciò dal Peccato Originale. In virtù di questi stessi privilegi e inoltre della maternità divina, dell’intima Associazione di Lei alla vita e al sacrificio di Gesù e dell’Assunzione in corpo e anima in Cielo, ha trovato origine e compimento il mirabile imparentamento di Maria con Dio.
    f) A causa di altri doni dello Spirito Santo e perciò in virtù della buona volontà (dove è possibile) e dell’atto e Sacramento della Fede, vien compiuta un’opera di morte e di vita: di morte, cioè di spezzamento dell’imparentamento con Satana (quantunque in questa terra egli rimanga il Seduttore e la creatura conservi tendenza verso di lui); di vita, cioè di restaurazione della filiazione divina e d’incorporazione nella Chiesa sposa di Cristo madre (o rigeneratrice) e maestra con Cristo. Opera di restauro che verrà incessantemente nutrita e intensificata dagli altri Sacramenti e Sacramentali, tocchi della grazia di Dio e troverà nel Purgatorio, nella risurrezione della carne e nell’ingresso in Cielo, con la pienezza dell’umana sostanza, un coronamento tanto alto da superare di gran lunga lo stato a cui l’uomo sarebbe stato elevato se, in conseguenza del peccato, non fosse stato restaurato da Cristo.

    15 – Questi paragoni, parallelismi e chiarificazioni cadrebbero in parte o zoppicherebbero se si dimostrasse impossibile o inammissibile che l’angelo cattivo abbia parlato a Eva di generazione umana (frutto), come poi l’angelo buono parlò a Maria di generazione divino - umana (Frutto).
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    00 3/26/2015 3:15 PM
    Vedi su “Fondamenti della fede” il Peccato di Adamo
    e sui Sacramenti il Battesimo

    Dall’Evangelo

    La Colpa d’origine sarà cancellata nei credenti in Me, ma lo spirito conserverà una tendenza al peccato che senza la Colpa originale non avrebbe avuto. Perciò occorre sorvegliare e continuamente curare il proprio spirito, così come fa una madre sollecita col suo figliolo rimasto indebolito da una malattia infantile. Perciò non bisogna oziare ma essere sempre solerti per irrobustirsi in virtù. Se uno cade in accidia o tiepidezza, più facilmente sarà sedotto da Satana. Ogni peccato grave, essendo simile a grave ricaduta, sempre più predisporrà a infermità e morte dello spirito, mentre se la Grazia, restituita dalla Redenzione, viene coadiuvata da una volontà attiva e instancabile, ecco che essa si conserva. Non solo ma aumenta perché è associata alle virtù conseguite dall’uomo. Santità e Grazia! Che sicure ali per volare a Dio! 307.7

    Il Giudizio sull’atto di Adamo resta quello che è, e chiamato sarà “Colpa d’origine”, sempre. Saranno redenti gli uomini, lavati da una purificazione superiore a ogni altra, ma nasceranno con quel marchio perché Dio ha giudicato che quel marchio debba essere su ogni nato da donna, meno per Colui che, non per opera d’uomo, ma per Spirito Santo, fu fatto e sulla Preservata e sul Presantificato, vergini in eterno. 414.8

    Per la carne Satana entrò nell’uomo e, felice se lo può fare, per la carne vi rientra, lui, uno e settemplice, col proliferare delle sue legioni di demoni minori. 420.9

    La donna non è uguale all’uomo nella sua formazione e nelle reazioni alla colpa d’origine. L’uomo ha altre mete al suo desiderio, più o meno buono; la donna ha una meta: l’amore. L’uomo ha un’altra formazione, la donna ha questa: sensibile, ancor più perfetta perché destinata al generare. ( … )
    La compagna di Adamo doveva perciò essere capace di amare per finire di rendere beato il giorno di Adamo nel Giardino felice. Doveva essere tanto capace di amare da essere seconda, collaboratrice e surrogatrice di Dio nell’amare l’uomo, sua creatura, di modo che anche nelle ore che la Divinità non si palesava al suo creato con la sua voce d’amore, l’uomo non si sentisse infelice per mancanza d’amore.
    Satana sapeva di questa perfezione, tante cose sa Satana. E’ lui che parla sulle labbra dei pitoni, dicendo menzogne commiste a verità e queste verità che esso odia, perché egli è Menzogna, le dice solo per sedurvi con la chimera che non sia la Tenebra che parla ma la Luce. Satana: astuto, tortuoso e crudele, si è insinuato in questa perfezione e lì ha morso e lì ha lasciato il suo veleno. La perfezione della donna nell’amare è divenuta così strumento a Satana per dominare donna e uomo e propagare il male. ( … )
    Ma pensate che, come per la donna entrò il Male, per la Donna è giusto entri il Bene nel mondo. Vi è da annullare una pagina scritta da Satana e lo farà il pianto di una Donna e poiché Satana urlerà in eterno le sue voci, ecco che una voce di Donna canterà per coprire quelle voci. 420.10
    La coppia Gesù - Maria è l’antitesi della coppia Adamo - Eva. E’ quella destinata ad annullare tutto l’operato di Adamo ed Eva e riportare l’Umanità al punto in cui era quando fu creata: ricca di Grazia e di tutti i doni ad essa elargiti dal Creatore. L’Umanità ha subito una rigenerazione totale per opera della coppia Gesù – Maria i quali sono divenuti i nuovi Capostipiti dell’Umanità. Tutto il tempo precedente è annullato. Il tempo e la storia dell’uomo si conta da questo momento in cui la nuova Eva, per un capovolgimento di creazione, trae dal suo seno inviolato, per opera del Signore Iddio, il nuovo Adamo.
    Per annullare le opere dei due primi, causa di mortale infermità, di perpetua mutilazione, d’impoverimento, più, d’indigenza spirituale – perché dopo il peccato Adamo ed Eva si trovarono spogliati di tutto quanto aveva loro donato, ricchezza infinita, il Padre Santo – hanno dovuto, questi due Secondi, operare in tutto e per tutto in maniera opposta al modo di operare dei due Primi. Perciò spingere l’ubbidienza sino alle perfezione che si annichila e s’immola nella carne, nel sentimento, nel pensiero, nella volontà per accettate tutto quanto Dio vuole. Perciò spingere la purezza ad una castità assoluta. ( … )
    Noi amammo, come nessun altro amò. Spingemmo l’amore alle vette della perfezione per colmare, col nostro oceano d’amore, l’abisso scavato dal disamore dei Primi che amarono sé più di Dio, volendo avere più che lecito non fosse, per divenire superiori a Dio. Perciò, alla purezza, ubbidienza, carità, distacco da tutte le ricchezze della Terra: carne, potere, denaro, il trinomio di Satana, opposto al trinomio di Dio: fede, speranza, carità: perciò all’odio, alla lussuria, all’ira, alla superbia; le quattro passioni perverse antitesi della quattro virtù sante: fortezza, temperanza, giustizia, prudenza. Noi dovemmo unire una costante pratica di tutto quanto era all’opposto del modo di agire della coppia Adamo – Eva. 606-1
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    00 3/26/2015 3:17 PM
    Dai Quaderni
    L’uomo è partito da una tenebra fonda e da un peso immane di fango, dopo aver perduto la Luce divina, di sua volontà, ubbidendo alla seduzione nemica il cui vero essere si adombra nel frutto che insegna il Bene e il Male, ossia che ha svelato all’uomo, quanto per suo bene Dio aveva nascosto alla materia, alla mente, al cuore. Così puri, così pacifici, così onesti, così pii sareste stati se non aveste morso la triplice concupiscenza che è dolce alla bocca ma amara allo spirito, più dell’aceto e fiele che mi fu porto sulla Croce!
    Piombato dalla dimora paradisiaca sulla terra, schiacciato dalla rivelazione della sua carne profanata dalla lussuria, torturato dal rimorso di aver causato il suo male, angosciato dalla persuasione d’aver suscitato l’ira punitiva di Dio Creatore, l’uomo era un povero essere animale in cui si dibattevano e lievitavano tutte le forze inferiori. 16.8.43

    La Colpa commessa dall’uomo doveva essere scontata dall’uomo e non dalla divinità non incarnata. Come avrebbe potuto la Divinità, Spirito incorporeo, redimere col sacrificio di Se stesso le colpe della carne? Necessità dunque che Io, Dio, pagassi con lo strazio di una Carne e di un Sangue innocente, nati da un’innocente, le colpe della carne e del sangue.
    La mia mente, il mio sentimento, il mio spirito, avrebbe sofferto per le colpe vostre di mente, di sentimento e di spirito ma per essere Redenzione di tutte le concupiscenze, inoculate in Adamo e nella sua progenie dal Tentatore, doveva, l’Immolato per tutte, essere dotato di una natura simile alla vostra, resa degna d’esser data in riscatto a Dio dalla divinità nascosta in essa, come una gemma d’infinito soprannaturale valore, nascosta sotto una veste comune e naturale.
    Dio è ordine e Dio non viola e non violenta l’ordine, salvo in casi eccezionalissimi, giudicati utili dalla sua Intelligenza. Tale non era il caso della mia Redenzione.
    Non dovevo unicamente cancellare la colpa dal momento di essa, al momento del sacrificio e annullare nei futuri gli effetti della colpa facendoli nascere, come Adamo, prima di commetterla, ignari del male. No, Io dovevo con un sacrificio totale riparare la Colpa e le colpe di tutta l’umanità, dare all’umanità già estinta, l’assoluzione della colpa, a quella vivente in quell’ora e nella futura, il mezzo per essere aiutata a resistere al male e per essere perdonata dal male che la sua debolezza l’avrebbe indotta a commettere.
    Il mio sacrificio doveva perciò essere tale, da presentare tutti i requisiti necessari e poteva esserlo solo in un Dio fatto uomo: ostia degna di Dio, mezzo compreso dall’uomo; inoltre Io venivo a portare la Legge. ( … )
    Necessità dunque che una donna mi generasse secondo la carne, dopo avermi concepito sopra la carne, poiché da nessun coniugio di creature, per sante che fossero, poteva essere generato il Dio-Uomo, ma solo da uno sponsale tra la Purezza e l’Amore, tra lo Spirito e la Vergine, creata senza macchia per essere matrice alla carne di un Dio. 6.9.43

    La Colpa, ha sconvolto alle radici dell’uomo, quel complesso perfetto di carne e spirito, di carne, non dissimile in moti di sentimento, dallo spirito, di cui era solo più pesante ma non contraria e tanto meno nemica; di spirito non prigioniero e prigioniero vessato nella carcere della carne, ma di spirito giubilante nella docile carne che esso guidava a Dio poiché molecola dello spirito di Dio, era attratto da Dio, come da calamita divina, mediante i rapporti d’amore fra il Creatore, il Tutto, e lo spirito, la parte. La colpa ha sconvolto quell’armonico contorno che Dio aveva messo intorno al suo figlio perché fosse re e re felice.
    Caduto l’amore dell’uomo verso Dio, cadde l’amore della Terra verso l’uomo. La ferocia si scatenò sulla Terra fra gli inferiori, fra gli inferiori e l’uomo e, orrore degli orrori, fra l’uomo e l’uomo. Quel sangue che doveva essere caldo solo d’amore di Dio, si fece caldo d’odio e ribollì e gocciò, contaminando l’altare della Terra su cui Dio aveva messo i suoi primi perché lo amassero, amandosi e insegnassero l’amore ai futuri: unico rito che Dio voleva da voi.
    Ecco allora che una pianta è nata dal seme della Colpa; fu una pianta d’amaro frutto e di pungenti rami: il dolore.
    Prima il dolore sofferto come l’uomo lo poteva soffrire nella sua embrionale spiritualità contaminata; un dolore animale fatto dei primi dolori della donna e delle prime ferite inferte alla carne fraterna, un dolore feroce di ululi e maledizioni, seme di sempre nuove vendette. Poi, raffinandosi nella ferocia ma non nel merito, anche il dolore si evolse divenendo più vasto e complicato. 23.9.43

    I due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre alla bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre.
    La bruttezza fisica è venuta all’uomo, come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito, ma ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, che hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe avuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.
    Anche quando l’uomo non giunse ad avvilire se stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza. 15.10.43

    Satana sedusse i figli di Dio con pensiero di superbia. Inoculò agli innocenti la sete d’esser grandi di tutte le grandezze: del potere, del sapere, del possedere.
    “Diverrete simili a Dio”. Da secoli era spento il sibilo del Serpente, ma il suono che più non fendeva l’aria, era fuso col murmure del sangue nel cuore dell’uomo. E’ tuttora fuso a questo vostro sangue, a voi più caro dell’anima vostra e vivete nuocendovi in anima e corpo, per ubbidire all’imperativo del vostro sangue avvelenato da Satana.
    Ma sbagliate nell’applicare valore e significato alle cose e alle parole. Essere simili a Dio, ve l’aveva già dato per dote il Padre Creatore, ma una somiglianza nella quale, non ha nulla a che fare ciò che è carne e sangue, ma sebbene lo spirito, perché Dio è essere spirituale e perfetto e vi aveva fatti grandi nello spirito e capaci di raggiungere la perfezione mediante la Grazia, piena in voi e l’ignoranza del Male.
    Io venni a mettere cose e parole nella luce giusta e con le parole e con gli atti vi mostrai che la vera grandezza, la vera ricchezza, la vera sapienza, la vera regalità, la vera deificazione, non sono quelle che voi credete. ( … )
    Fui grande, perché volli essere piccolo. Ricordatevelo, voi che essendo piccoli, volete essere grandi a qualunque costo, anche illecito e il mio Regno non avrà né fine, né confine, perché a costo del mio annichilimento totale, Io me lo sono conquistato.
    Se mi aveste fatto regnare in luogo di uccidermi prima sulla Croce e poi nelle vostre coscienze, avreste conosciuto ère di pace, lunghe quanto la Terra, dal momento in cui su essa posai il mio piede di Innocente, poiché Io sono il Re della Pace, sono la Pace stessa.
    Vi avrei dato la pace nelle nazioni e la pace nelle coscienze, perché col mio Sangue (sarebbe bastato il sangue della circoncisione a redimere l’umanità) vi sono venuto a liberare dalla fossa senz’acqua che Satana vi aveva scavato e dove perivate e perite perché, nonostante da essa Io vi abbia tratti, in essa avete voluto tornare, dato che il Seduttore l’ha pavimentata d’oro e dipinta nella parete di destra di immagini lubriche e in quella di sinistra di immagini di potere. Tre cose che per voi hanno il massimo valore.
    Eppure Io mi sono lasciato tendere sulla Croce per fare del mio martirio freccia perforante i Cieli chiusi e aprente il varco al perdono di Dio. Nonostante mi abbiate odiato, Io continuo a chiamarvi a raccolta, come tromba impugnata da alfiere, per fare di voi il mio esercito pacifico che conquista i Cieli. ( … )
    Io, Agnello del mio Padre e Signore, salvo al Padre mio i suoi figli per il mio Sangue, di cui ho tinto, non la materia del legno e della pietra che muoiono, ma la vostra anima immortale. 7.12.43

    Eva, Adamo, non respinsero la tentazione. La lussuria della mente ossia la superbia, del cuore ossia la disubbidienza, accolte nella loro anima sino allora incorrotta, la corruppero svegliando febbri impure che Satana acutizzò sino al delirio e al delitto. Non dico parole errate, dico “delitto” ed è giusto. Non hanno forse, peccando, fatto violenza al loro spirito ferendolo, piagandolo duramente? Non è un delitto contro lo spirito quello che fa il peccatore che uccide con la colpa mortale o ferisce, indebolendolo continuamente con le colpe veniali, il proprio spirito? (…)
    Eva, dotata di una scienza proporzionata al suo stato – notate bene questo perché è aggravante della colpa e perciò cosciente del valore della prudenza – va all’albero proibito. Primo lieve errore. Vi va con leggerezza, non per intenzione buona di raccogliersi al centro dell’Eden per isolarsi in orazione. Giunta là, contrae conversazione con l’Ignoto. Non la fa guardinga il fenomeno di un animale parlante, mentre tutti gli altri avevano voce ma non avevano parola comprensibile all’uomo. Secondo errore. Terzo: nel suo stupore non invoca Dio perché le spieghi il mistero, non ricorda e non riflette neppure che Dio ha detto ai suoi figli che quello era l’albero del bene e del male e che perciò era da ritenersi imprudente accogliere ogni cosa che da esso venisse senza averne prima chiesto al Signore la vera natura. Quarto errore: il suo aver fede più forte nel credere all’asserto di un Ignoto che non ai consigli del suo Creatore. Quinto: la cupidigia di conoscere ciò che solo Dio conosceva e di divenire simile a Dio. Sesto: la golosità dei sensi che vogliono gustare guardando, palpando, fiutando, mangiando ciò che l’Ignoto aveva suggerito di cogliere e gustare. Settimo: da tentata, divenire tentatrice. Passare dal servizio di Dio a quello di Satana, dimenticando le parole di Dio per ripetere quelle di Satana al suo compagno e persuaderlo al furto del diritto di Dio.
    L’arsione era ormai al grado massimo. La salita dell’arco fatale era giunta al punto più alto. Là si consumò completamente il peccato con l’adesione di Adamo alle lusinghe della compagna e fu la caduta dei due lungo l’altra parte della curva. Caduta veloce, molto più veloce della salita perché appesantita dalla colpa consumata e la colpa si aggravò nel suo peso dalle conseguenze della stessa: ossia fuga da Dio, scuse insufficienti e prive di carità e giustizia e anche di sincerità nel confessare il fallo, spirito latente di ribellione che impedisce di chiedere perdono.
    Non si nascondono per il dolore di essere bruttati dalla colpa e di apparire tali agli occhi di Dio, ma perché sono nudi, ossia per la malizia che ormai è entrata in loro e dà nuovi aspetti a tutte le cose e rende tanto ignoranti da non saper più riflettere che Dio, che li aveva creati e aveva loro dato tutto il creato, ben sapeva che essi erano nudi né si era affaticato a rivestirli, né si era sdegnato di contemplarli tali, perché non c’era bisogno di coprire l’innocenza né c’era sdegno a contemplare un corpo innocente. 18.2.47

    Nelle risposte dei due colpevoli manca, fra le tante parole, l’unica che doveva esserci: “Perdono perché ho peccato”. Manca quindi la carità verso Dio, manca la carità verso il prossimo. Adamo accusa Eva, Eva accusa il serpente; manca infine la sincerità della confessione. Eva confessa ciò che è innegabile ma crede poter nascondere a Dio i preliminari del peccato, ossia la sua leggerezza, la sua imprudenza, la sua debole volontà, subito ammalatasi dopo aver fatto il primo passo verso la disubbidienza al comando santo di non porsi in tentazione di cogliere il frutto proibito. Quel comando doveva esserle di avviso, a lei, intelligentissima, per farle capire che essi non erano tanto forti da poter impunemente mettersi nelle condizioni di peccare senza giungere a peccare. Vi sarebbero giunti perfezionando con volontà propria la libertà concessa loro da Dio, giungendo ad usarla unicamente per il Bene. Eva mente dunque a Dio tacendo la ragione per la quale mangiò il frutto: per divenire simile a Dio. Ecco che la concupiscenza triplice è nell’Uomo. Tutti i segni dell’amicizia col serpente sono palesi nella superbia, ribellione, menzogna, lussuria, egoismo, sostituitisi alle virtù esistenti prima. 18.2.47
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    00 3/26/2015 3:18 PM
    Dall'Epistola ai Romani

    Nel diluvio perirono i rami corrotti dell’umanità brancolante nelle tenebre conseguenti alla caduta, nelle quali e solo per i pochi giusti, come attraverso nebbie pesanti, giungeva ancora un solo raggio della perduta stella: il ricordo di Dio e della sua promessa.
    Perciò, distrutti i mostri, l’Umanità fu conservata e moltiplicata nuovamente dalla stirpe di Noè, giudicata giusta da Dio. Venne perciò resa alla natura prima del primo uomo: fatta sempre di materia e di spirito e rimasta tale anche dopo che la colpa aveva spogliato lo spirito della Grazia divina e della sua innocenza.
    Quando e come avrebbe dovuto l’uomo ricevere l’anima, se egli fosse il prodotto ultimo di un’evoluzione dai bruti? E’ da supporsi che i bruti abbiano ricevuto insieme alla vita animale l’anima spirituale? L’anima immortale? L’anima intelligente? L’anima libera? E’ bestemmia solo pensarlo. Come allora potevano trasmettere ciò che non avevano? E poteva Dio offendere se stesso infondendo l’anima spirituale, il suo divino soffio, in un animale, evoluto sin che si vuole pensarlo ma sempre venuto da una lunga procreazione di bruti? Anche questo pensiero è offensivo al Signore.
    Dio, volendosi creare un popolo di figli per espandere l’amore di cui sovrabbonda e ricevere l’amore di cui è sitibondo, ha creato l’uomo ‘direttamente’, con un suo volere perfetto, in ‘un’unica operazione’ avvenuta nel sesto giorno creativo, nella quale fece della polvere una carne viva e perfetta che poi ha animata, per la sua speciale condizione di uomo, figlio adottivo di Dio ed erede del Cielo, non solo già dell’anima (che anche gli animali hanno nelle nari) e cessa con la morte dell’animale, ma dell’anima spirituale che è immortale, che sopravvive oltre la morte del corpo e che rianimerà il corpo, oltre la morte, al suono delle trombe del Giudizio finale e del trionfo del Verbo Incarnato, Gesù Cristo, perché le due nature, che insieme vissero sulla Terra, vivano insieme gioendo o soffrendo, a seconda di come insieme meritarono, per l’eternità. Rm. 132 – 28.5.48

    Per espiare la Colpa d’origine, non sarebbero state sufficienti montagne di vittime. Infatti, perché lo spirito dell’uomo fosse ricreato in Grazia e fosse reintegrato alla sua dignità di figlio di Dio, coerede del Cielo, perché la giustizia fosse placata e il Male vinto, occorreva una Vittima perfetta, una Vittima unica che, essendo Dio come il Dio offeso, pagasse, da Dio a Dio, il riscatto dell’uomo e da Uomo santissimo espiasse per l’uomo peccatore.
    Solo l’Uomo-Dio, Gesù, poteva placare Dio e redimere l’uomo, essendo vero Dio e vero Uomo. E Gesù fu immolato e il suo Sacrificio non fu consumato su carni morte, ma da Corpo vivo, sul quale furono scagliati tutti i tormenti ad espiare tutte le colpe di cui l’Innocente s’era gravato per consumarle tutte.
    Sacrificio totale: dello spirito del Cristo provato dall’abbandono del Padre, per riparare la colpa dello spirito di Adamo colpevole di avere abbandonato Dio e la sua Legge; dell’intelletto perfetto del figlio dell’Uomo, per riparare la superbia di Adamo; della carne innocente dell’Agnello di Dio, per riparare la lussuria di Adamo.
    E, perché il mondo, sempre peccatore, avesse sempre una vittima perfetta, avanti l’immolazione, il Cristo e Pontefice eterno, costituisce il Sacrificio perpetuo, quello eucaristico, in cui è ancora e sempre il Cristo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità che viene offerto e consumato sugli altari. ( …)
    Al sacrificio vivente che si consuma sugli altari, l’uomo deve unire il proprio individuale sacrificio, quello di tutte le ore, da esplicarsi in tutte le occupazioni, doveri, volontà di Dio soprattutto, anche se è volontà di dolore. Sacrificio che può essere della parte carnale, o di quella morale, o di quella spirituale. Malattie, povertà, lavoro estenuante, per la parte materiale di voi. Ingiustizie, calunnie, incomprensioni, per la parte morale. Persecuzioni da parte degli uomini o abbandoni di Dio per provare la fedeltà del suo servo, per la parte spirituale. E ancora: fedeltà alla Legge, conservando casti, giusti e amorosi i corpi, i pensieri, i sentimenti e gli spiriti. Rm. 8.11.50

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    00 4/29/2017 4:29 PM

    Lo psicoanalista Arènes: «il peccato originale è liberante»



    Ogni tanto capita di leggere i pensieri di qualche sedicente “libero pensatore” nel quale si accusa il cristianesimo e la Chiesa di aver “buttato” addosso all’uomo innocente il peso di una colpa ancestrale derivante dall’errore commesso da Adamo ed Eva”. Bisogna sottolineare che in realtà il peccato originale è la più valida spiegazione per la debolezza umana per cui “anche volendo fare il bene si sceglie il male”. Proprio questo insegna la Chiesa, ovvero una fragilità intrinseca della natura umana che porta l’uomo all’inclinazione verso il male. E’ una visione assolutamente realista.


    Lo conferma anche il noto psicoanalista e psicoterapeuta francese Jacques Arènes«Nel mondo cristiano, fin dall’inizio, si credeva al peccato originale. Si condivideva più o meno questa “colpa”. Era impossibile esserne esenti, anche se si era comunque assolti. Trovo questo profondamente liberante. Il senso di colpa, quando non scade in un aspetto morboso, è libertà. Il fatto di avere un rapporto personale e soggettivo con la colpa, davanti all’altro – il prossimo e/o Dio – è molto importante per la libertà di ciascuno. Ma oggi siamo in una società che si vuole de-colpevolizzata. Invece di cercare “colpe” personali, si rinvia a “colpe” collettive identificando dei gruppi di “cattivi”». Per Arènes, ciò che è sbagliato è l’idea che «ci si possa premunire contro la “colpa”, essere dalla parte dei puri, di coloro che sono in buoni rapporti con gli altri, è molto “imprigionante”. Molte persone pensano ad esempio che si possa evitare di commettere errori se appena si è un po’ informati. Così, sono sprovvedute di fronte alla violenza, a volte alla loro violenza, e di fronte ai conflitti in generali. Ora, bisogna avere il realismo della fallibilità. C’è una opacità della vita umana che fa sì che non si possa sempre evitare di commettere errori».


    Questo realismo è ben presente nel cristianesimo: «la vita non è quello che si percepisce immediatamente. C’è anche un realismo sulla sofferenza, sui limiti della vita, sulla fragilità e sulla vulnerabilità, anche sulla colpa. Certo, vogliamo essere persone “buone”, ma non ci riusciamo sempre. È la vita. Le religioni sono particolarmente realiste in rapporto alle questioni ampiamente rimosse oggi, come la fine della vita e il lutto. Tutti affronteremo questo problema. Ma la nostra società non propone che soluzioni dell’ordine della potenza. In quanto l’idea è di invecchiare restando giovani, o di scegliere una “buona morte”. È un tranello. Il cristianesimo ci insegna anche che si può scegliere una maggiore libertà interiore…, anche a costo di una certa sofferenza. Penso che non si debba eliminare completamente l’idea che nelle nostre vite ci siano mancanze. La vita cristiana postula che si possa attraversare la sofferenza con una forza che accompagna la persona».


    La psicanalisi convive benissimo con la religione, come affermava similmente qualche mese fa il neuroscienziato Matthew S. Stanford«non ho visto ostilità nel mondo universitario. Vent’anni fa, ci sarebbe stata un’accoglienza più fredda», continua lo psicoanalista. «È vero che il concetto di guarigione in psicanalisi è abbastanza vicino a quello del giudeo-cristianesimo. Ma la psicanalisi e la religione sono in parte irreconciliabili, soprattutto in Europa, dominata dalla psicanalisi freudiana. Per Freud, nato in un secolo positivista, l’inconscio è puramente laico. Per molto tempo, gli psicanalisti tendevano a dire: dell’interiorità dell’essere umano, tocca a noi occuparci, è il nostro territorio ed è puramente laico. L’essere umano diventa così in fondo padrone e possessore di se stesso. Ma subito si scontra con ciò che è sconosciuto dentro se stesso. Del resto, è per questo motivo che le persone vanno dagli psicologi/psicanalisti. Oggi, gli psicanalisti diffidano meno delle religioni. Il vero pericolo per gli psicanalisti non sono più le religioni, ma tutte le concezioni di pensiero puramente materialiste. Come certe derive naturaliste delle neuroscienze, che ci spiegano che lo spirito umano è un po’ come un hardware, come un “cablaggio” neuronico e che noi saremmo tutti determinati dai nostri neurotrasmettitori».