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Il Cristianesimo attrae anche i non credenti

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    Credente.
    00 10/30/2014 9:39 PM

    L’attrattiva misteriosa del cristianesimo
    anche per chi non crede

    Una posizione etica e morale sul dono della vita ben lontana dalla nostra, tuttavia ci ha interessato molto un suo recente articolo in cui ha riflettuto sulla morte del cristianesimo: «si tratta di un’amputazione enorme, in anestesia totale, in modo che nessuno se ne accorga», ha scritto. Non si è riconvertito in vecchiaia, ha premesso, ma comunque ritiene che «il vuoto che lascerà non sarà colmabile». Così immagina chiese deserte e il Papa che si affaccia su una piazza vuota. «Un mondo decristianizzato», ha concluso, «è un mondo vuoto, che non ha ubi consistam, orfano anche di nordiche Luci d’Inverno».

    Non sappiamo su quali dati si fondi la sua convinzione, il cristianesimo è stato dato per morto fin dal I° secolo, oggi certamente la secolarizzazione è evidente in Europa e Nord America. Regioni del mondo che però rappresentano soltanto una parte dei 7 miliardi di esseri umani…forse bisognerebbe aprire lo sguardo al “resto del mondo”. Ma al di là di questo, non è la quantità che rende vivo il cristianesimo ma la sua qualità: pochi uomini seriamente impegnati con la propria umanità da sentire ardere il bisogno di Cristo rendono il cristianesimo più vivo che nemmeno in una nazione dominata dal cristianesimo come religione ufficiale.

    Non si può comunque non rimanere stupiti di come una persona tanto (orgogliosamente) lontana dalla nostra storia, come Ceronetti, senta la drammaticità di un mondo senza cristianesimo. Tanto da ritenerlo senza “punto di appoggio” (“ubi consistam”). Perché? La risposta che possiamo dare è che il cristianesimo non è una religione né tanto meno una filosofia, ma un fatto storico iniziato da Gesù Cristo che ha la “pretesa” di rispondere all’inquietudine umana. Anche chi è lontano dalla Chiesa, infatti, percepisce nella sua storia la possibilità di una risposta adeguata, tanto che se dovesse sparire lascerebbe gli uomini, credenti e non, completamente privi di speranza (disperati) di raggiungere l’infinito verso cui si sentono tesi. Vittorio Messori ha centrato il punto in un suo celebre articolo contro le accuse ideologiche alla Chiesa per la pedofilia di alcuni sacerdoti: «molte invettive anticlericali sono in realtà proteste deluse. E’ scomodo, per i cattolici, che il bersaglio privilegiato sia sempre e solo “il Vaticano”. Ma chi denuncia indignato le bassezze, è perché misura l’altezza del messaggio che da lì viene annunciato al mondo e che, credenti o no che si sia, non si vorrebbe infangato».

    Lo stesso fenomeno è accaduto anche per l’irriducibile anticlericale Corrado Augias. In un suo recente articolo, ancora una volta ossessivamente rivolto alla religione, ha scritto:«Non sono cattolico e non credo in alcun Dio; però mi sento religioso e vedo con dolore l’idea cristiana ridotta così spesso a pigro formalismo».

    Il messaggio cristiano è unico e raggiunge ogni uomo, nessuno vi resta indifferenteanche se n

    L’attrattiva misteriosa del cristianesimo anche per chi non crede

    CristianesimoGuido Ceronetti è un marionettista e scrittore italiano, solitamente abbastanza banale e volutamente volgare nei suoi interventi (abbiamo già parlato, ad esempio, delle sue opinionisull’“immoralità della procreazione” ritenuta l’“atto più crudele di tutti” tanto che “se sei amico della vita devi essere nemico della riproduzione umana” (“Insetti senza frontiere”, 2009), così da concepire l’aborto come “legittima difesa”.

    Una posizione etica e morale sul dono della vita ben lontana dalla nostra, tuttavia ci ha interessato molto un suo recente articolo in cui ha riflettuto sulla morte del cristianesimo: «si tratta di un’amputazione enorme, in anestesia totale, in modo che nessuno se ne accorga», ha scritto. Non si è riconvertito in vecchiaia, ha premesso, ma comunque ritiene che «il vuoto che lascerà non sarà colmabile». Così immagina chiese deserte e il Papa che si affaccia su una piazza vuota. «Un mondo decristianizzato», ha concluso, «è un mondo vuoto, che non ha ubi consistam, orfano anche di nordiche Luci d’Inverno».

    Non sappiamo su quali dati si fondi la sua convinzione, il cristianesimo è stato dato per morto fin dal I° secolo, oggi certamente la secolarizzazione è evidente in Europa e Nord America. Regioni del mondo che però rappresentano soltanto una parte dei 7 miliardi di esseri umani…forse bisognerebbe aprire lo sguardo al “resto del mondo”. Ma al di là di questo, non è la quantità che rende vivo il cristianesimo ma la sua qualità: pochi uomini seriamente impegnati con la propria umanità da sentire ardere il bisogno di Cristo rendono il cristianesimo più vivo che nemmeno in una nazione dominata dal cristianesimo come religione ufficiale.

    Non si può comunque non rimanere stupiti di come una persona tanto (orgogliosamente) lontana dalla nostra storia, come Ceronetti, senta la drammaticità di un mondo senza cristianesimo. Tanto da ritenerlo senza “punto di appoggio” (“ubi consistam”). Perché? La risposta che possiamo dare è che il cristianesimo non è una religione né tanto meno una filosofia, ma un fatto storico iniziato da Gesù Cristo che ha la “pretesa” di rispondere all’inquietudine umana. Anche chi è lontano dalla Chiesa, infatti, percepisce nella sua storia la possibilità di una risposta adeguata, tanto che se dovesse sparire lascerebbe gli uomini, credenti e non, completamente privi di speranza (disperati) di raggiungere l’infinito verso cui si sentono tesi. Vittorio Messori ha centrato il punto in un suo celebre articolo contro le accuse ideologiche alla Chiesa per la pedofilia di alcuni sacerdoti: «molte invettive anticlericali sono in realtà proteste deluse. E’ scomodo, per i cattolici, che il bersaglio privilegiato sia sempre e solo “il Vaticano”. Ma chi denuncia indignato le bassezze, è perché misura l’altezza del messaggio che da lì viene annunciato al mondo e che, credenti o no che si sia, non si vorrebbe infangato».

    Lo stesso fenomeno è accaduto anche per l’irriducibile anticlericale Corrado Augias. In un suo recente articolo, ancora una volta ossessivamente rivolto alla religione, ha scritto:«Non sono cattolico e non credo in alcun Dio; però mi sento religioso e vedo con dolore l’idea cristiana ridotta così spesso a pigro formalismo».

    Il messaggio cristiano è unico e raggiunge ogni uomo, nessuno vi resta indifferenteanche se non ha la libertà di aderirvi completamente. Ma è proprio questa incredibile unicità, costante attualità e totale corrispondenza alle esigenze umane che dovrebbe stupire, tanto da sospettarne un’origine divina (come di fatto è sostenuta dai cristiani stessi). Bellissima -l’abbiamo citata tante volte!- la riflessione sintetica di tutto questo diBenedetto XVI«L’uomo “sa”, ne ha il confuso e nitido presentimento di essere fatto per una destinazione infinita, che sola può colmare quello “spazio” che egli sente di avere dentro di sé, uno spazio che chiede di essere riempito. Inquietudine, insoddisfazione, desiderio, impossibilità di acquietarsi nelle mete raggiunte: queste sono le parole che definiscono l’uomo e la legge più vera della sua razionalità. Egli avverte un’ansia di ricerca continua, che vada sempre più in là, sempre oltre ciò che è stato raggiunto. Dio, l’infinito, si è calato nella nostra finitudine per poter essere percepito dai nostri sensi, e cosìl’infinito ha “raggiunto” la ricerca razionale dell’uomo finito. Sta qui la “rivoluzione” cristiana: Dio Creatore “raggiunge”, oggi e permanentemente, la ricerca razionale dell’uomo tra gli uomini: “Io sono la via, la verità e la vita». Un non credente potrà passare la vita nello scetticismo, ma misteriosamente rimarrà affascinato dall’ideale cristiano e pregherà laicamente di sbagliarsi.

    on ha la libertà di aderirvi completamente. Ma è proprio questa incredibile unicità, costante attualità e totale corrispondenza alle esigenze umane che dovrebbe stupire, tanto da sospettarne un’origine divina (come di fatto è sostenuta dai cristiani stessi). Bellissima -l’abbiamo citata tante volte!- la riflessione sintetica di tutto questo diBenedetto XVI«L’uomo “sa”, ne ha il confuso e nitido presentimento di essere fatto per una destinazione infinita, che sola può colmare quello “spazio” che egli sente di avere dentro di sé, uno spazio che chiede di essere riempito. Inquietudine, insoddisfazione, desiderio, impossibilità di acquietarsi nelle mete raggiunte: queste sono le parole che definiscono l’uomo e la legge più vera della sua razionalità. Egli avverte un’ansia di ricerca continua, che vada sempre più in là, sempre oltre ciò che è stato raggiunto. Dio, l’infinito, si è calato nella nostra finitudine per poter essere percepito dai nostri sensi, e cosìl’infinito ha “raggiunto” la ricerca razionale dell’uomo finito. Sta qui la “rivoluzione” cristiana: Dio Creatore “raggiunge”, oggi e permanentemente, la ricerca razionale dell’uomo tra gli uomini: “Io sono la via, la verità e la vita». Un non credente potrà passare la vita nello scetticismo, ma misteriosamente rimarrà affascinato dall’ideale cristiano e pregherà laicamente di sbagliarsi.


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    Credente.
    00 2/1/2018 6:17 PM

    Il 40% dei non credenti crede in Dio (e il 15% prega spesso)



    Chiesa ateiOggi vorremmo parlare di un fatto curioso nell’intento di mostrare come sia difficile a volte “etichettare” l’essere umano, sopratutto per quanto riguarda la sua posizione di fronte a Dio. Non è possibile schematizzare, l’uomo è un concentrato di domande di senso, di esigenze di soddisfazione, di compimento, di felicità ed inevitabilmente l’ipotesi di Dio come soluzione di risposta viene prima o poi presa in seria considerazione.


    Secondo i dati in possesso del “Pew Research Center”, principale ente di sondaggi americano, le persone che credono in Dio sono il 91% della popolazione. La cosa curiosa che abbiamo scoperto è che tra esse vanno considerati anche molti di coloro che si definiscono “atei”, “agnostici” o “persone non religiosamente affiliate”. Infatti, tra coloro che si definiscono “atei” e “agnostici”, il 38% crede in Dio (o in uno spirito universale), di cui il 9% è assolutamente certo della Sua esistenza. Tra i “non religiosi”, invece, l’81% crede in Dio, di cui il 39% è assolutamente certo. Il 6% degli “atei”, inoltre, afferma di pregare ogni giorno e l‘11% lo fa saltuariamente. Il 75% dei non credenti afferma, inoltre, che la Chiesa è importante come aiuto verso i poveri e i bisognosi della società e rafforza i legami intersociali e il 35% ritiene che essa sia fondamentale per risolvere importanti problemi sociali. E ancora: sempre il 35% degli atei pensa che la Chiesa protegga e rafforza la morale della società.


    Ovviamente i punti percentuale aumentano sensibilmente se si parla di “non affiliati”, di “credenti” e di “cristiani”. Ma i dati si possono guardare anche a rovescio: il 3% dei cattolici americani, ad esempio, non crede in Dio e il 6% è fortemente dubbioso. Solo il 58% prega quotidianamente. A proposito di stranezze: in un altro studio, i partecipanti atei al sondaggio hanno affermato che gli atti immorali sono commessi molto più spesso dagli atei rispetto ad altri gruppi.


    Questo perché la posizione di ogni singolo uomo di fronte al senso della sua vita è variabile, muta al mutare della sua maturità. Le ragioni si perdono e si riprendono, la strada si smarrisce e poi si ritrova. Ma più l’uomo non trascura il suo io, più prende sul serio l’esigenza di infinito che contraddistingue la sua umanità e più inevitabilmente alzerà gli occhi al Cielo. D’altra parte quell’aspirazione infinita dentro l’uomo è stata messa proprio da Dio, perché la creatura non si allontani troppo dal Creatore.