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Settimana Autentica

13.04.2014

DOMENICA DELLE PALME NELLA PASSIONE DEL SIGNORE


LETTURA

Lettura del profeta Isaia 52, 13 - 53, 12


Così dice il Signore Dio: / «Ecco, il mio servo avrà successo, / sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. / Come molti si stupirono di lui / – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto / e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, / così si meraviglieranno di lui molte nazioni; / i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, / poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato / e comprenderanno ciò che mai avevano udito. / Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? / A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? / È cresciuto come un virgulto davanti a lui / e come una radice in terra arida. / Non ha apparenza né bellezza / per attirare i nostri sguardi, / non splendore per poterci piacere. / Disprezzato e reietto dagli uomini, / uomo dei dolori che ben conosce il patire, / come uno davanti al quale ci si copre la faccia; / era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. / Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, / si è addossato i nostri dolori; / e noi lo giudicavamo castigato, / percosso da Dio e umiliato. / Egli è stato trafitto per le nostre colpe, / schiacciato per le nostre iniquità. / Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; / per le sue piaghe noi siamo stati guariti. / Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, / ognuno di noi seguiva la sua strada; / il Signore fece ricadere su di lui / l’iniquità di noi tutti. / Maltrattato, si lasciò umiliare / e non aprì la sua bocca; / era come agnello condotto al macello, / come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, / e non aprì la sua bocca. / Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; / chi si affligge per la sua posterità? / Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, / per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. / Gli si diede sepoltura con gli empi, / con il ricco fu il suo tumulo, / sebbene non avesse commesso violenza / né vi fosse inganno nella sua bocca. / Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. / Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, / vedrà una discendenza, vivrà a lungo, / si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. / Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce / e si sazierà della sua conoscenza; / il giusto mio servo giustificherà molti, / egli si addosserà le loro iniquità. / Perciò io gli darò in premio le moltitudini, / dei potenti egli farà bottino, / perché ha spogliato se stesso fino alla morte / ed è stato annoverato fra gli empi, / mentre egli portava il peccato di molti / e intercedeva per i colpevoli».


SALMO

Sal 87 (88)



® Signore, in te mi rifugio.



Signore, Dio della mia salvezza,

davanti a te grido giorno e notte.

Giunga fino a te la mia preghiera,

tendi l’orecchio alla mia supplica. ®



Io sono sazio di sventure,

la mia vita è sull’orlo degli inferi.

Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa,

sono come un uomo ormai senza forze.

Sono libero, ma tra i morti. ®


Hai allontanato da me i miei compagni,

mi hai reso per loro un orrore.

Sono prigioniero senza scampo,

si consumano i miei occhi nel patire.

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,

verso di te protendo le mie mani. ®



EPISTOLA

Lettera agli Ebrei 12,1b-3



Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.



VANGELO

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 11, 55 - 12, 11



In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

chiesadimilano

Domenica delle Palme (13/04/2014)

Vangelo: Is 52, 13 – 53, 12|Eb 12,1b-3|Gv 11,55 - 12,11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Isaia. 52, 13 - 53, 12
Questa liturgia domenicale richiama il cammino della comunità cristiana che celebra il grande avvenimento della Pasqua nel suo inizio drammatico della morte.
Con la seguente domenica si sviluppa la conclusione della Pasqua nella risurrezione: annuncio sconcertante della vittoria sulla morte, sul peccato, sulla violenza e quindi garanzia che Dio mette mano nella storia perché non cada nella disperazione. Dio è attento all'amore coraggioso del suo servo che ama ogni persona, anche i suoi uccisori e trasforma la maledizione, che si è presa su di sé, e la cancella poiché per il Padre ama fino alla morte. Da questo momento chi lotta e soffre con amore salva il mondo attraverso e come Gesù.
Questa prima lettura è come un ingresso magnifico e sconcertante del profeta che ci prende per mano e ci fa assistere alla tragedia ed alla gloria del "servo di Dio". Così sono chiamati Mosè (Es14,31) e Davide (Sal 89,21) e così è chiamato questo oscuro figlio d'Israele "servo del Signore".
Se l'inizio del capitolo 52 è uno splendido canto di gioia sulla Gerusalemme liberata dalla schiavitù e prefigurata come la patria dei figli d'Israele che ritornano da Babilonia, liberati: "Svégliati, svégliati, rivèstiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più splendide, Gerusalemme, città santa (52,1), si passa improvvisamente, senza preavviso, ad un personaggio nuovo, anonimo: "Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente" (Is 52,13). Un personaggio amato, onorato da Dio, glorioso? Ma immediatamente l'immagine cambia: quest'uomo è irriconoscibile. "Sfigurato, disprezzato, reietto, castigato. Non ha apparenza né bellezza, non splendore per poterci piacere, uomo dei dolori, uno davanti al quale ci si copre la faccia; senza alcuna stima, percosso da Dio e umiliato, trafitto, schiacciato, maltrattato. Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca" (Is 53,2-7).
Se pure il servo sopporterà con grande pazienza (53,7), non ci può essere che scandalo per gli spettatori (52,14-15;53,2-3.7-9): certamente quest'uomo non può essere che un maledetto da Dio. Così, infatti, pensa chi, sotto la croce, assiste a Gesù che muore. Eppure egli è un innocente che espia i peccati, le pene e le sofferenze a cui dovrebbero essere sottoposti i peccatori. E il testo ci dice con stupore che, con questa sostituzione, noi otteniamo la pace. Per le sue cicatrici guariamo.
Però Dio interverrà dopo la morte, mentre nella fatica Dio non abbandona ma offre la sua forza. Isaia non può immaginare la risurrezione e tuttavia ipotizza la riabilitazione e l'intervento misterioso e concreto di Dio.
Questo brano sconcertante di Isaia viene spesso da Gesù ripreso e interpretato: egli vi legge il suo futuro e lo prospetta ai suoi; ma nessuno può capirlo, anche perché i segni che lui pone: le guarigioni, il perdono e l'accoglienza verso i peccatori sono sempre segni dove Dio appare il suo alleato e il suo protettore. Perciò la morte sarà più scandalosa, assurda, inimmaginabile. Solo dopo la risurrezione i discepoli si chiariscono lentamente l'avventura di Gesù e i disegni di Dio. Morte e risurrezione diventeranno l'asse portante della fede cristiana e la chiave interpretativa, la password per accedere a Dio e alla sua Parola.
Ebrei. 12, 1b-3
Questa lettera è scritta a cristiani che vengono dall'ebraismo ma che hanno accolto Gesù come la pienezza della propria fede nei Padri. Essi hanno creduto ed hanno cercato di mantenere la fedeltà a Gesù, ma via via hanno incontrato resistenze e difficoltà crescenti. Alle spalle ci sono le tragiche esperienze del crollo di Gerusalemme dopo 40 anni dalla morte di Gesù, nel 70 d.C. e quindi la dispersione.
Alcuni, migrando nel mondo di quel tempo, hanno incontrato alcune comunità ebraiche ed alcune comunità cristiane. A molti di loro è sembrato che la scelta di Gesù fosse una risposta coraggiosa e coerente e l'hanno accettata vivendola nella fede. Ma nella fede, se ci si fa forti, bisogna lottare come i Padri che ci hanno preceduto. Nel Capitolo 11 l'autore biblico, ha illustrato il significato della fede che i Padri hanno vissuto. " Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio" (11,2). L'immagine di una corsa negli stadi fa ricordare gli spettatori che sostengono con il loro entusiasmo gli atleti che corrono. Un cristiano, nella vita, è come un atleta che corre. A somiglianza dell'atleta, bisogna "deporre ogni peso, correre con perseveranza, tenere gli occhi fissi alla meta senza distrarsi". Sono sfide che vanno affrontate e sappiamo che siamo accompagnati dagli atleti che sono vissuti prima di noi ed hanno mantenuto la fede, ed ora a margini della pista fanno il tifo per noi. Essi ci accompagnano e ci indicano il vero campione che è Gesù:
perciò sorgono atteggiamenti propri di chi corre per ottenere una corona ed un riconoscimento di gloria. Sono scelte che i credenti debbono poter compiere, sapendo che questa corsa è orientata verso Cristo, origine di quella fede che in Lui è stata portata a compimento, come via garantita.
Mentre si cammina verso il Signore, come ogni atleta, bisogna ridurre all'essenziale il propri abbigliamento, poiché vestiti e mantelli possono intralciare la corsa, e ancor più bisogna mantenere un ritmo costante e sostenuto ("la perseveranza"), mantenendo lo sguardo fisso alla meta che è Gesù, senza farsi distrarre. Gesù stesso è il nostro modello ed ha accettato di "superare "una così grande ostilità di peccatori". Non si è preoccupato del disonore e, nella scelta, ha anteposto la croce alla gioia che pur poteva avere a portata di mano. Nella corsa ci si deve spogliare di ciò che intralcia, compresi il peccato, la paura, le preoccupazioni che ostacolano il cammino. E bisogna, "senza distrarsi, tenere fissi gli occhi su Gesù". Nella sua fede, intravedendo la gloria di Dio, Gesù è stato capace di accettare la sofferenza. E come la sua fede coraggiosa e fedele gli ha fatto superare gli ostacoli per arrivare alla gloria di Dio, così anche noi siamo invitati allo stesso itinerario che Egli ci permette di sviluppare fino al riconoscimento ed alla gloria del Padre.
Giovanni. 11, 55 - 12, 11
Nel suo Vangelo Giovanni, a questo punto, comincia a raccontare gli ultimi fatti di Gesù e il profilo dell'orizzonte che si presenta.
All'esterno, nei luoghi di potere, si pensa di bloccarlo con ordini precisi e perentori: si costruisce una trama di tradimento attorno a lui, si mobilitano la classe sacerdotale e l'autorità religiosa, mentre si infittisce la domanda sulla prossima venuta a Gerusalemme, formulata da curiosi, credenti, pellegrini. La casa di Dio (il tempio) è vuota della sua presenza e tutti si pongono la domanda della fedeltà al pellegrinaggio dal centro della fede ebraica: "Stando nel tempio dicevano tra loro:'Non verrà alla festa?'"
Anche tra i suoi Gesù sente l'aria di diffidenza e di paura e cerca di riportare al centro la scelta di amore. Si passa, di fatto, dall'odio delle autorità religiose che cercano di ucciderlo all'ipocrisia di un discepolo che mostra attenzione ai poveri, formalmente, ma poi si scopre che è un ladro che cerca di intascare il danaro che era di Gesù e del gruppo di discepoli. E' fondamentale il gesto di Maria: ella vuole onorare Gesù che nella casa aveva riportato il fratello ,Lazzaro, sottraendolo all'Oltretomba. Qui l'avarizia, il riservo, l'inganno vengono smascherati poiché insidiano il giusto che ha aperto Lazzaro alla vita e all'amore dei suoi. E Lazzaro stimola la curiosità poiché colui che è risorto diventa attrazione almeno alla pari di Gesù. Eppure c'è un acre sapore di morte e di paura, anche se attorno a Gesù si sta costituendo un popolo nuovo che crede alla vita, avendo veduto Lazzaro.
Ma il messaggio che Gesù lancia sulla sua sepoltura, difendendo Maria, è offerto a tutti ed è da questa raccolto: essa si sta preparando, con il suo gesto gratuito, sia alla tenerezza e all'amore attorno alla morte di Gesù e sia alla resurrezione stessa, poiché non arriverà con le altre donne a completare i riti della sepoltura. Ma tutto questo lo capirà più avanti, come ciascuno di noi, il senso della vita.
Iniziamo cosi i riti della Settimana Santa con il suggerimento del dono gratuito di Maria che offre tutto quello che ha di prezioso a Gesù anche con il rischio di essere equivocata. Ma essa esprime l'amore, la speranza e il ringraziamento in Lui, fonte della vita.
(Commento al Vangelo a cura di Teresa Ciccolini)

don Raffaello Ciccone
qumran2net