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Siamo stati fatti come un prodigio

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    00 2/9/2014 6:24 PM
    FATTI COME UN PRODIGIO  (di Daniel Ange)





    Per cominciare, vorrei inondare il tuo corpo d'un torrente di fantastica luce che ti permetta di coglierlo nella sua realtà. Tale luce, violenta e dolce allo stesso tempo, te lo mostrerà come fa il sole con la vetrata di una cattedrale.

    Dio, per risolvere i problemi del mondo e ricreare l'armonia sconvolta della creazione, doveva dare a suo Figlio un corpo, Dio non ha corpo. Ma l'uomo sì; ed era necessario che mediante questo corpo l'uomo fosse salvato. Una necessità vitale, se Dio voleva risanare l'uomo nella sua interezza.

    E così, con un lavoro secolare, Dio preparò il corpo d'una giovinetta, finendo un giorno col mendicare a essa, quasi fosse un poverello, un corpo: "Non daresti a mio Figlio, di grazia, quel corpo di cui egli ha bisogno per guarire la tua razza? Il tuo sangue, la tua carne, il colore dei tuoi occhi, la forma delle tue labbra?" E Maria, a nome nostro, diede a Dio le nostre mani, le nostre labbra, le nostre orecchie, i nostri occhi, tutte le membra del nostro corpo, il nostro cuore d'uomo in cui potesse battere tutta la tenerezza di Dio. Da questa donna Dio ricevette tutto nel proprio corpo! Per questa ragione nessuno potrà mai rassomigliare alla propria madre come Gesù.

    Nella sua umanità, solo da lei, esclusivamente da lei, tutto ricevette. Non ebbe padre secondo la carne. E Maria ricevette questo Figlio che condivide col Padre. Piaccia o no, è cosi.

    Questo corpo di Gesù è il corpo di una razza. Vi scorre il sangue del popolo ebreo, ancora oggi! Nella genealogia con la quale s'apre l'evangelo, sfila davanti a noi una teoria di peccatori, che nel corso di secoli sono stati vivificati da quel sangue che Dio ha fatto proprio nel suo corpo. Un sangue purificato dallo Spirito Santo, un sangue nuovo per guarire il nostro da tutte le sue infezioni. L'umanità, fin da Adamo, custodiva nei suoi lombi il seme di Dio!

    Ma il corpo di Gesù non ha eguali, poiché egli porta in se stesso tutta l'umanità. Portando in se stesso il Creatore, racchiude in sé il mondo, se è lecito esprimersi cosi. Non si tratta di un frammento d'umanitá perché quest'ultima non è costituita dalla somma degli individui, ma è un'immensa famiglia. Nella sua totalità è riunita nel corpo di Gesù. Un corpo che è come il tuo, sottoposto agli stessi limiti, al dolore (eventualmente alla malattia), alla tortura, perfino alla morte. In questo corpo immenso tutti siamo presenti, e tutti ne attingiamo vita ed esistenza. Conseguentemente, io posseggo completamente il mio corpo solo quando appartengo a Cristo. Abito il mio corpo solo abitando quello di Gesù. Il mio corpo è pienamente me stesso solo quando Cristo vive in me.

    Dio ha voluto avere un corpo per mostrarci come il peccato ferisca il cuore di Dio, e non a parole ma in una realtà concreta che potevamo sentire, toccare, vedere. Appunto nella carne di Gesù posso sentire, toccare e vedere fino a che punto il peccato ferisca il cuore stesso di Dio.

    Sconvolgente, scandaloso, il fatto che Dio abbia scelto non di farsi angelo ma di assumere quanto, apparentemente, c'è di più povero, di più debole, di più misero, di più sottoposto ai condizionamenti del tempo e dello spazio! Il platonismo direbbe che Dio s'è imprigionato in un corpo. Oh, no: Dio s'è fatto Corpo! Penso che ci sarebbero assai meno persone a proclamarsi cristiane, se si rendessero veramente conto della portata di tale affermazione, tanto essa supera ogni nostra logica! Mistero inaccessibile, incomprensibile per le filosofie dell'estremo Oriente, per l'Islam, per lo stesso giudaismo. anche se per altri motivi. E' veramente "La pietra d'inciampo" per tutte queste religioni e per tutte le eresie, come - ad esempio - lo gnosticismo. Si fa ricorso a tutte le spiegazioni possibili e immaginabili per affermare che Dio non ha realmente patito, che il suo corpo era solo un'apparenza... Nel corso dei secoli si sono costruite innumerevoli teorie per svuotare o minimizzare la realtà del corpo di Gesù. Certe teologie contemporanee gravitano ancora e sempre attorno a questo punto cruciale.

    Gesù, infatti, non ha rivestito un corpo come un abito indossato per circa trent'anni e poi lasciato nel sepolcro in pasto ai vermi, dopo che ne era uscita l'anima, finalmente liberata dal suo involucro. No, Gesù ha preso un corpo per sempre!

    La finitezza della nostra esistenza è saltata in pezzi dal momento in cui Dio s'è fatto corpo. La sua persona di Figlio eterno è ormai e per sempre legata a questo corpo che gli abbiamo dato attraverso Maria, sorella e madre sua.

    Due nature, ma una sola persona. Proprio questo corpo è passato attraverso la morte. Il suo corpo glorioso e lo stesso della sua esistenza terrena; altrimenti non si tratterebbe della stessa persona. Ne vogliamo la prova? Ecco: Gesù, nella pienezza della sua gloria, conserva le stimmate della passione.

    Ancora adesso, Gesù conserva le nostre mani, i nostri piedi, i nostri occhi, le nostre ossa, la nostra carne, il nostro sangue, il nostro cuore d'uomo: e li conserva per l'eternità. Tutto questo non ha proprio niente a che fare col nostro corpo? Ritorneremo sull'argomento.
    [Edited by Credente. 2/9/2014 6:40 PM]
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    Credente.
    00 2/9/2014 6:25 PM
    IL MIO CORPO: COS'E, CHI E'

    Nasce a questo punto la domanda: perché il mio corpo riveste tanta importanza? Dio non poteva trovare infiniti altri modi per salvarci? Che cos'è, allora, questo corpo, se occupa un posto tanto eminente nella creazione, nella mia vita, nel cuore stesso di Dio?

    Il corpo non costituisce affatto, come vorrebbe il platonismo, una sorta di carcere in cui la malcapitata anima si dibatte cercando di svignarsela al più presto. Se cosi fosse, valeva proprio la pena che Dio prendesse un corpo? Il corpo non è affatto, come vorrebbero le filosofie dell'estremo Oriente, una specie d'involucro intercambiabile che porterebbe ad avere decine, per non dire centinaia, di forme corporee, con l'anima in perenne trasmigrazione dall'una all'altra, da una vita individuale all'altra. Anche in questo caso il corpo è concretamente disinserito dall'anima, senza un profondo reciproco legame. Ne consegue che Dio non avrebbe avuto bisogno d'un corpo.

    Il corpo, infine, non è affatto un oggetto, uno strumento di lavoro o di godimento, come vorrebbero le nostre diverse filosofie occidentali, meglio, il pragmatismo dell'occidentale medio.

    Ma allora, che cos'è il mio corpo?

    IL CORPO SONO IO

    Anima e corpo non potranno mai essere separati. Non parliamo di contenente e di contenuto, di carcere e di prigioniero, Essi costituiscono quell'insieme che ,sono io, in una integrazione reciproca. Io non abito affatto il mio corpo; io sono il mio corpo.

    Il corpo non è una cosa ma qualcuno. E' me stesso, in quanto dato agli altri e in relazione col mondo. Essere corpo significa essere esposto agli altri, dipendente dagli altri, radicato in una storia.

    Se non fossi un corpo, per iniziare la mia esistenza non avrei avuto bisogno d'un determinato uomo e d'una determinata donna che dovettero unirsi (e, prima ancora, amarsi, come c'è da augurarsi!) per dami la vita. Gli angeli non hanno genitori, appunto perché non posseggono corpo.

    Se non fossi un corpo, non avrei affatto bisogno degli altri né per esistere, né per curami e nemmeno per nutrimi (quante persone, ad esempio, sono necessarie perché sia pronto il cibo che sostenta la mia esistenza!). Il mio corpo mi rende dipendente dalla società e mi consente di diventare me stesso. Passando attraverso il corpo mi do agli altri e tramite loro, di rimando, accolgo me stesso; mi faccio valere e m'annullo. Il corpo è una ricchezza per me, ma anche m'impoverisce poiché mi fa sentire debitore degli altri. Ne nasce una complementarità che mi fa sentire l'umanitá come la mia famiglia. Il corpo è il mio "io"in quanto strettamente unito alla creazione. Mediante il corpo affondo le mie radici, per così dire, nell'universo, quasi ne fosse il prolungamento. Ne è dimostrazione il fatto che proprio nel mio corpo io sono sottoposto a ogni condizionamento geografico e storico.

    Il corpo mi programma nello spazio e nel tempo pur restando il luogo in cui acquisisco la mia libertà. Non sono mai programmato in anticipo e precondizionato. Posso avvicinarmi agli elementi irrazionali, trattarli, disinnescarli nella loro pericolosità, controllarli. Gli ostacoli diventano tante vittorie, come capita nello slalom. E lo slalom è più impegnativo che la semplice discesa. Appunto di fronte agli ostacoli esercito la padronanza sul mio corpo.
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    00 2/9/2014 6:26 PM
    IL CORPO PROTEGGE LA MIA INTIMITA' E MANIFESTA LA MIA IDENTITA'

    Il corpo costituisce l'espressione dell'anima, la sua manifestazione, il suo linguaggio. Un sorriso o un ghigno, uno sguardo dolce o un cipiglio, tic involontari, frasi incontrollate, tono di voce: sono tutti segni del mio animo che si sottraggono al mio controllo e mi tradiscono!

    Eppure non viene mai colmata una distanza che certamente esiste fra il mio corpo e la mia anima. Nel corpo non mi posso riconoscere pienamente. Fra corpo e anima intercorre un rapporto instabile e, conseguentemente, ambiguo. Se, da una parte, il corpo è il luogo in cui mi esprimo, dall'altra è il diaframma che m'impedisce di darmi completamente, che mi limita. Mentre mi proietta verso il mondo esterno, mi barrica anche in un universo interiore. Ci sono persone talmente a disagio nella loro pelle che considerano il loro corpo come una palla di piombo per i loro slanci, un muro innalzato fra loro e gli altri. Lo stesso volto, quando si trasforma in una maschera, può diventare momento d'inganno!

    Insomma, il corpo mi può essere opacità e apertura, poiché mimetizza la mia intimità pur mostrando la mia identità; è me stesso, è qualcuno, pur rimanendo sempre qualcosa. Me ne accorgo nel dolore fisico che può rendermi prigioniero del corpo. Allora il corpo diventa una specie di camera di tortura in cui mi trovo rinchiuso; si sa che la sofferenza corporale può anche distruggere se lo spirito non riesce ad accettarla.

    Il corpo, poi, è unico quanto l'anima. Cambiare corpo significherebbe diventare un altro essere. L'anima individualizza il corpo, mi correggo, lo personalizza, il che è tutt'altra cosa. Inoltre, il modo con cui uso il mio corpo mi può rendere un oggetto o personalizzare. In una parola, io faccio il mio corpo e il Mio Corpo Mi fa .

    Non mi è stato dato un corpo prefabbricato. Io lo creo col passar del tempo. Se il corpo è il linguaggio dell'anima dobbiamo anche dire che l'anima plasma progressivamente il corpo a propria immagine. L'una e l'altro crescono assieme, portando ciascuno l'insostituibile contributo a questa crescita.

    Un cuore tranquillo è la vita di tutto il corpo... "Un cuore lieto rende ilare il volto... " (Pr 15,13; cfr. Pr 14,30).

    VOLTO E MANI, SPECCHIO DEL CUORE

    Per quale ragione la carta d'identità porta la fotografia del viso (a volte anche le impronte digitali), e non, ad esempio, quella della spalla o del ginocchio?

    Perché volto e mani sono le sole membra che rispecchiano veramente la persona, le sole in cui mi tradisco, con cui mi dono, le sole che fanno intravedere (certo, solamente intravedere: ma è già molto!) chi io sia e quale sia il mio cuore in profondità.

    Le altre membra, invece, non dicono niente di tutto questo. Appartengono alla specie e, conseguentemente, sono avvolte in una sorta d'anonimato, hanno qualcosa d'impersonale. Ad eccezione di qualche piccolo particolare morfologico, sono le stesse per tutti gli esseri umani. Per questo esiste una vergogna naturale della nudità: ed è la paura d'essere visto in parti del corpo diverse da quelle in cui mi rivelo di più, di essere osservato non nel mio sguardo dove mi do e mi comunico; paura d'essere degradato a oggetto e, di conseguenza, alienato. La triste constatazione: "ed essi videro che erano nudi" (cfr .Gen 3,7), vuol significare: essi non riuscirono più a guardarsi.

    Non ci si vergogna di quanto ci è estraneo. Ma allora, se ti vergogni della nudità del tuo corpo, vuol dire che questo corpo è te stesso, il mio corpo è quanto scopro sotto lo sguardo dell'altro. Il pudore, appunto, fa si che io sia guardato nel volto e non nel sesso, che sia, insomma, veramente guardato. Per questo, volto e mani sono le uniche membra del corpo che, normalmente, non sono nascoste dall'abbigliamento. Mani e volto sono privilegiati dal cristianesimo e trascurati dall'induismo.

    I gesti liturgici cristiani sono incentrati sull'atteggiamento delle braccia e delle mani , mentre le posizioni dell' Hata-Yoga si basano sulle gambe, il bacino e la colonna vertebrale. Budda tiene le mani davanti al sesso, mentre la croce le fa spalancare al Cristo. Ma per cogliere meglio la radicale differenza tra la concezione cristiana dell'uomo e quella delle religioni orientali, ci basti mettere a confronto il volto etereo, impassibile di Budda e quello, offerto agli altri fino a risultarne sfigurato, della Sindone di Torino.

    Una maschera perfetta da una parte, con ogni debolezza accuratamente nascosta; un volto adorabile dall'altra, con le sue ferite accettate e offerte. Impassibilità raggiunta, vulnerabilità accolta; un'asettica serenità, una martoriata bellezza; un silenzio ermetico, un'interiorità resa accessibile dalle stesse ferite. Assenza nell'uno, Presenza nell'altro: insomma, due mondi diversi. Se poi penso che in tutto il mondo, fra quattro miliardi d'uomini viventi, nessuno ha gli esatti lineamenti del mio volto, l'intonazione della mia voce, le sfumature del mio sguardo, ne rimango stupefatto. E lo stupore prende accenti di commozione se penso che, fra i miliardi e miliardi d'uomini esistiti o che esisteranno, nessuno ha mai avuto né avrà un volto identico al mio, perché nessuno mai ebbe o avrà il mio cuore.
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    00 2/9/2014 6:26 PM
    SESSUALITA' ALIENANTE O CREATRICE

    OGNI AMORE E' UN GRIDO!

    "Lasciare libero il desiderio sessuale in un mondo assediato dalla morte, in cui Dio è rifiutato, equivale esattamente a far uscire dalla sua gabbia una belva inferocita, inferocita dall'assenza della preda, perché non trova, in ultima istanza, ciò che cerca" .

    Il desiderio sessuale, infatti, che cosa è?.. in fondo... E' desiderio di Dio! Un desiderio ignorato, inavvertito, smussato nel suo stimolo, alterato, falsificato, sfigurato, ma sempre desiderio di Dio...

    Il tuo bisogno di Dio, quando Dio viene rifiutato, si proietta su un altro. Cosi la sessualità è diventata un gigantesco ascesso, artificialmente provocato, di una società malata di Dio.

    Tale società è ossessionata dal sesso perché patisce la mancanza di Dio. Donde deriva il mostruoso successo del mercato del sesso se non dal bisogno d'amore d'un cuore umano che potrà essere soddisfatto solo da Dio? Di qui la continua inquietudine umana. Finché non avrai incontrato colui che ha plasmato il tuo cuore a immagine del suo, non potrai mai realmente amare con la stessa intensità che vorresti. I negozi del sesso di certe città sono lì a dimostrare l'esistenza di Dio!

    Forse niente sconvolge di più il cuore di Dio che tale folle bisogno di dare e ricevere amore. Dio deve scorgervi, come in negativo, il suo stesso volto.

    Ogni atto sessuale, anche impuro, alla stessa stregua d'ogni gesto di violenza, è un'enorme invocazione alla vita, una richiesta straziante d'aiuto. Il tuo cuore urla d'essere stato plasmato per ben altro scopo che non siano il denaro e il sesso. Urla di essere più importante dei suoi stessi problemi, di essere più vasto del mondo. Oh sì, questo mondo è troppo piccolo per il tuo cuore. Tu scoppi e vorresti far saltare tutto. Piangi e urli. Pianto e grido fanno parte dell'amore, non ti pare? E cercano di tonificare i muscoli raggrinziti dei cuore.

    In ogni rapporto sessuale il tuo cuore grida: "Esisto veramente per te? Ho veramente un posto nella tua vita? Dimmi che non sono solo al mondo!". Cerchi disperatamente d'uscire dalla tua solitudine, di trovare un compagno che sia all'altezza del tuo cuore. E non lo trovi. Ogni volta ritorni tristemente sui tuoi passi e ti ritrovi ancora più solo di prima.

    Ogni desiderio sessuale che non si risolve in un immenso desiderio di Dio porterà sempre a esacerbate delusioni, non sarà mai gratificante. La sessualità non va mai di pari passo con l'amore, porta sempre con sé un sentimento indefinito di tristezza.

    Mi rivolgo a voi, giovani occidentali: siamo immersi fino al collo in una società permissiva, bombardati continuamente da una pubblicità sfrontata, aggrediti dal "maligno". Ci vuole dell'eroismo per rimanere casti. Abbiamo bisogno d'un supplemento d'amore proporzionato alle nostre tristezze. Ci occorre un supplemento di forza proporzionata alla nostra debolezza e ai mezzi satanici studiati apposta per corromperci. Ecco, abbiamo bisogno dello Spirito di Dio, della sua Eucaristia. Dobbiamo sapere chi realmente siamo ed essere quello che siamo.

    COINVOLTO CON TUTTO TE STESSO

    Dobbiamo, innanzitutto, denunciare un comunissimo errore che consiste nel confondere sessualità e funzione genitale. Quest'ultima implica l'aspetto, per così dire, animale della trasmissione della vita, mentre la sessualità coinvolge l'essere nella sua totalità.

    Mai un rapporto sessuale potrà ridursi a un atto "neutro". Non lo si può separare dall'anima. Tutta la persona vi è coinvolta .

    E questo perché il tuo corpo, come abbiamo già detto, non è un carcere o un involucro intercambiabile o un accessorio, e nemmeno uno strumento di lavoro o di piacere.

    Nessuno scambio fisico può avere luogo senza che la tua anima ne sia investita, appunto perché il corpo è la manifestazione dell'anima, è te stesso. E l'anima del tuo compagno o della tua compagna ne rimane coinvolta. La qual cosa rivela tanto la gravità quanto la grandezza dell'atto, facendo vibrare remotissime corde nella profondità dell'essere.

    Ne vuoi una prova? Osserva fino a che punto possa traumatizzare la violenza carnale, soprattutto su un fanciullo. Può lasciare dietro a sé lesioni per tutta la vita, ferite tali che possono essere guarite solo dal Signore. Chiamo a testimoni di queste terribili devastazioni, sia spirituali che psicologiche, medici e sacerdoti che raccolgono certe confidenze. Si rimane atterriti dalle proporzioni raggiunte dallo sfruttamento sessuale dei fanciulli.

    In questi casi capiamo veramente fino a che punto la persona sia immediatamente coinvolta nella sua identità più profonda, e non solo nella sua libertà. Spesso si sente ripetere: "Non farti problemi, è come bere un bicchiere d'acqua". Ah sì? Costringere un fanciullo a bere un bicchiere d'acqua significa rovinarlo per tutta la vita? Un briciolo di buon senso ci dice che si tratta di ben altra cosa!

    Dovremmo inoltre riflettere su un fatto straordinario cui non prestiamo mai attenzione, tanto abbiamo fatto il callo alle cose più straordinarie: ed è che lo sperma porta con se noi stessi, la nostra anima. Sarei tentato di affermare che vi si profila già il volto dell'eventuale bambino di cui noi potremmo essere i creatori assieme a Dio. Non si tratta, quindi, di un materiale neutro ma di una sostanza già animata!

    E allora anche gli organi sessuali, alla stessa stregua del volto, dello sguardo, degli occhi che trasmettono qualcosa di noi stessi, costituiscono, e giustamente, le membra più preziose in quanto sono capaci di trasmettere ciò che noi siamo.

    Non esiste un fatto più fantastico, dato che ci permette di entrare nell'ordine stesso della creazione.. Non si può, quindi, giocare con la propria sessualità come non si gioca coi propri occhi e, soprattutto, con la propria anima. Specialmente se pensiamo che entra in gioco una partecipazione al soffio vitale di Dio.
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    00 2/9/2014 6:27 PM
    UNA PROFONDA INCRINATURA

    Spesso lo scatenamento della sessualità rende impossibile l'amore. Assistiamo a una tragica dissociazione fra attrazione sessuale e trasmissione della vita, fra amore e fecondità, godimento e gioia, sesso e persona.

    Ne abbiamo una prova, certo in negativo, ma non per questo meno impressionante, nello stretto rapporto intercorrente fra violenza e sessualità. Sadismo, masochismo, tortura, sono tutti fenomeni con connotazioni sessuali. Da portatrice di vita umana, la sessualità diventa portatrice della morte dell'uomo! Spesso si vedono persone immerse in una vita di perversione sessuale che finiscono con il suicidio.

    Anche nella masturbazione, apparentemente innocente, innocua, s'annida una sorta di disperazione perché, in ultima istanza, vi si ricerca un impossibile amore, e ne emerge l'impossibilità di amare se stessi.

    Ne risulta un'evidente dissociazione fra carne e cuore, un gioco pericoloso per l'equilibrio della persona (come giocare con un'arma da fuoco: se ne possono riportare mutilazioni per tutta la vita!).

    E' mai possibile descrivere la tragica frustrazione spirituale d'un rapporto sessuale ridotto a una relazione puramente fisiologica? In questo modo il rapporto diventa sempre meno personale, e sempre più estraneo al nostro essere profondo, sempre più alienante. Dando il proprio corpo così come capita, si blocca la possibilità d'un rapporto d'unicità con qualcuno che sia amato come unico al mondo.

    Chi dà il proprio corpo a chiunque e nel modo che gli detta la passione, rivela in se stesso un'impotenza d'amare. Senza il senso della fedeltà e della durata, senza un amore dato e ricevuto, nasce nel profondo del cuore una sorda disperazione.

    Proprio ciò che sembra dare completezza al corpo, di fatto inibisce e intorpidisce lo spirito. Il rapporto sessuale, se tagliato fuori dalla persona da amare, separato dall'amore che bisogna esprimere, dalla vita che si deve trasmettere, si rivolge contro il tuo cuore, colpendolo violentemente a morte. Non ti senti, infatti, privo di vita se la tua sete d'amore non ha trovato risposta? Di qui le spaventose corrispondenze fra lo spirito d'impurità e lo spirito di morte! Una sessualità pervertita e distruttrice.

    Il piacere si cambia in odio, lo stupro diventa assassinio, l'istinto di conservazione si confonde con la pulsione della morte. Com'è possibile negare che lo scatenamento sessuale corrompa l'amore, e che amare significhi vivere, e vivere donarsi?

    RITROVA LA STRADA DEL TUO CUORE

    Ti è dunque necessaria un'opera stupenda di ricomposizione e di riequilibrio fra la sessualità e l'amore, se vuoi vivere. Devi umanizzare una sessualità troppo animale, personalizzare una sessualità troppo anonima. La ricomposizione del divorzio fra il cuore e la carne è il modo migliore per evitare ogni divorzio. Non si può pretendere di diventare uomini in un settore del nostro essere e della nostra vita, e poi voler restare una cosa nell'altro, trattando il corpo come una cosa.

    La sessualità infra-umana deve svilupparsi in una sessualità intra-umana. Si tratta d'imparare pazientemente l'arte di donarsi. Rifiuta di vivere a un livello inferiore alle esigenze naturali del tuo cuore. Dì di no a un amore mediocre, striminzito, senza futuro. Non giocate al ribasso sulla sua grandezza!

    Mi viene in mente la risposta di Agnese, la sola ragazza nella sua classe a non avere rapporti sessuali: "Mi sento troppo grande per siffatti comportamenti!". Il che significa: "Non voglio vivere a un livello inferiore a quello che il mio cuore comporta".

    In un rapporto semplicemente fisico si rimane sempre in due, mentre nella deliberazione reciproca di non "fare l'amore" per puro amore del Signore si è necessariamente uno e si e gratificati, a volte, da una straordinaria comunione.

    Il mio diciassettenne amico Bruno, che presto ci verrà tolto da un'impietosa miopatia, mi dice: "Vedi, se mi faccio portare alle nostre festicciole di studenti è per spiegare ai miei amici come l'espressione fisica dell'amore impedisca all'amore di crescere, costringendolo a un livello primitivo. Darsi l'uno all'altro fisicamente impedisce di amarsi reciprocamente in profondità. Oh sì, si può amare in modo diverso, essere in modo diverso".
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    00 2/9/2014 6:28 PM
    APPRENDERE L' AMORE, NELLA SPERANZA

    Da molti anni mi sto chiedendo: perché il risveglio della pubertà è relativamente precoce, a una età in cui non si è ancora capaci di vivere un autentico amore? Perché questo divario d'età, questo sfasamento tra la possibilità, già presente, d'esercitare fisicamente la sessualità, e la propria capacita di viverla in un amore autentico e forte? Perché questa presenza d'una forza vitale prima ancora che la si possa veramente fare propria nella fedeltà? Indubbiamente, è piuttosto strano che il Signore abbia permesso tutto questo.

    Ho cercato, comunque, di darmi una risposta. Penso che il Signore abbia permesso questo perché l'amore si radicasse nella speranza, in quanto l'adolescenza è l'età per eccellenza della speranza. Per rendersene conto, basti pensare a tutti quegli adolescenti che perdono la speranza prima di perdere la fede. In certi casi, anzi, perdono solo la speranza, non la fede!

    Ma perché? Ecco, il godimento, il piacere immediato, distrugge la speranza bloccando l'amore. Ne vogliamo la prova? Guardate a cosa porta l'innamoramento in serie (anche se in tanti casi è improprio il termine innamoramento): a essere, senza accorgersene, incapaci d'amare. A quanti casi si assiste "di queste piccole eternità di godimento che ben presto si trasformano in lunghe eternità prive di speranza!" .

    Devi diventare degno della tua sessualità, degno d'adoperare il linguaggio più forte dell'amore. A che ti servirebbe il linguaggio sessuale se tu non avessi nulla da dire, nulla da trasmettere attraverso tale linguaggio?

    L'amore, infatti, che dovrebbe trovare nel sesso il linguaggio più profondo, è la sola cosa che valga veramente la pena di vivere sulla terra, nonostante sia, per esperienza, quella che presenta maggiori difficoltà nella sua realizzazione. "L'autentico amore divora chi ama, ma rispetta chi è amato, mentre quasi sempre, nei surrogati dell'amore, avviene il contrario. Nel vero amore chi ama non possiede l'altro ma ne è posseduto. Siamo "uno" perché l'amore ci unisce; due, perché l'amore ci rispetta; tre, perché l'amore ci supera" .

    Comprendi, allora, perché è necessario questo tempo d'apprendimento durante il quale prepari anche il tuo corpo a diventare preghiera e ti liberi progressivamente dalla sensualità, dalla pesantezza e dall'intorpidimento della carne?

    L'attesa scava le fondamenta e dà il gusto di vivere, mentre il buttarsi nei soddisfacimenti immediati della carne mina la costruzione dell'amore e porta al disgusto della vita. Ne potrebbero essere testimoni i fidanzati che incontrai tempo addietro, i quali, da soli, erano arrivati a capire la necessità di troncare i loro rapporti sessuali fino al matrimonio, per potersi radicare in tale rinuncia che sta all'amore come il fondamento sta all'edificio.

    AMARTI PER SEMPRE, CON TUTTA LA TUA STORIA

    Il rapporto sessuale, se non è mutilato, implica l'impegno di due esistenze, appunto perché coinvolge tanto l'anima dell'altro che la tua. Due esistenze s'intrecciano, si fondono l'una con l'altra. Se il rapporto investe tutta la persona, ne consegue che ne è coinvolta tutta la vita, col suo passato e il suo avvenire.

    Amare significa dare la propria vita, senza aspettare il contraccambio e per sempre, assumendo la responsabilitá dell'altro anche per il suo avvenire; significa firmargli un assegno in bianco, aiutarlo a maturare, a crescere, a invecchiare e morire.

    E, prima ancora, a vivere, a essere. Ma per questo non possiamo fare a meno del tempo. E necessario scoprire l'altro nel suo spessore temporale perché anche questo è una componente della sua persona: una persona non è un puntino isolato da tutto il resto, paracadutato in un determinato momento senza legame con la sua vita di prima e di dopo . Diventiamo solidali con tutta una storia, un cammino, un'esperienza.

    Per questo vogliamo assumere l'altro anche nel suo passato. "Ti amo non come vorrei che tu fossi ma come sei in realtà, come ti ha modellato la vita, anche e soprattutto se essa ti ha colpito. Voglio conoscere tutto di te, anche della tua infanzia, conoscere tutte le tue ferite. E voglio che tu conosca le mie.Mostrandocele l'un l'altro, a poco a poco ce le guariremo reciprocamente. Più hai sofferto, e più ti amo. Vorrei che il mio amore ti aiutasse a guarire".

    Oh sì, amare in verità significa amare come Dio: non malgrado, ma a causa delle nostre debolezze! . Ogni amore non è forse compassione?

    Il tempo chiamato del "Fidanzamento" deve appunto servire per entrare in tale reciproca compassione: il tempo in cui la fiducia verifica se stessa, diventa progressivamente reciproca; il tempo in cui l'amore si trasforma a poco a poco nel segno dell'amore di Dio per il suo popolo e prende il sapore della misericordia.

    Ma, troppo spesso, il matrimonio viene visto come una convenzione sociale o un semplice rito liturgico; e cosi tutta la prospettiva è falsata.
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    Credente.
    00 2/9/2014 6:28 PM
    L'AMORE DI OGGI SALVA I FIGLI DEL DOMANI

    Dobbiamo aggiungere che i rapporti sessuali, prima di quest'impegno, che manifesta la pienezza dell'amore, vengono compiuti a rischio e pericolo d'innocenti, in quanto non si può assolutamente escludere una trasmissione della vita.

    Qui nasce il problema cruciale dell'aborto, questo massacro prenatale che fa più vittime innocenti nei Paesi ricchi di quante la fame ne faccia nei paesi poveri . Una campagna pubblicitaria lo sostiene con slogan che sembrano inventati dal Principe della menzogna: "L'aborto è opera di vita e d'amore... Come farsi strappare un dente..." E via di questo tono.

    Ma non si parla mai della pericolosità, sia fisica che psicologica, dell'aborto. Certe donne ne escono segnate per tutta la vita. Anche qui ferite che solo Gesù e Maria possono risanare . Pensiamo, poi, alle altre vittime dei facili rapporti sessuali.

    Come ho già detto, più questi rapporti sono avvilenti e maggiormente impediscono un impegno di vita e per la vita,compromettendo la fedeltà, favorendo un matrimonio temporaneo, una coppia in balia d'ogni vento. L'abitudine a mutare il compagno o la compagna alla leggera, finisce col rendere aleatoria la creazione d'una famiglia. Si finirà, presto o tardi, col divorzio perché non è detto che l'espressione sessuale debba necessariamente sfociare in un amore duraturo.

    E chi ne farà le spese? Probabilmente tu, e quel ragazzo o ragazza che hai voluto amare e che ora hai abbandonato o ti ha abbandonato.Le ferite, inferte reciprocamente, possono essere di un'atroce crudeltà. A volte sono necessari anni e anni per rimarginarle. Anche questi sono traumi che solo Gesù e Maria possono guarire.

    Ma chi soprattutto ci rimette sono i tuoi figli. Chi potrà dire i drammi nascosti di queste creaturine che non potranno mai beneficiare della loro razione d'amore, e quindi di vita, perché sono stati depredati del minimo di tenerezza di cui avevano bisogno per vivere, per essere, ossia d'una famiglia?

    Se la Chiesa vigila sull'amore del presente e per salvare i figli di domani. La sua apparente durezza discende dalla gelosia dell'amore. Se fa di tutto perché l'amore non sia camuffato, è perché i figli di domani non siano rovinati, perché sia spezzato, una volta per sempre, il circolo vizioso del ferito che ferisce.

    Qualcuno ne esce talmente ferito che non riesce più a vivere un amore integrale. Ci si separa, e allora si "creano" dei piccoli feriti che, al loro volta, ne creeranno altri domani.Dio ti supplica d'amare nella verità per compassione verso degli innocenti, per compassione verso te stesso!

    TESTIMONI CHE CONTESTANO IL MONDO PERCHE' AFFERMANO IL REGNO

    Adolescenza e giovinezza costituiscono le età delle decisive esperienze della vita. Buttati, allora, in questa esperienza esaltante fra mille, e che si chiama padronanza di sé, purezza e, quindi, libertà. Ne sei capace. Sei più grande di quanto non pensi.

    Moltissimi fanno tale esperienza, e ne sono fieri e felici. La loro gioia è, in un certo senso, comunicativa, il loro volto irradia una luce che non inganna.Costoro rendono testimonianza al loro Signore con un gesto tra i più forti che si possano compiere, ossia sottraendosi alle provocazioni dell'impurità, a qualsiasi prezzo.

    Si parla molto di fanciulli che si prostituiscono (voglio dire di fanciulli forzati a prostituirsi !), di giovani che vanno a letto assieme. Ma chi parla di quei giovani, ben più numerosi di quanto si pensi, che hanno il coraggio di "andare contro corrente"? Sono ragazzi e ragazze straordinariamente liberi. Infatti, saper dire semplicemente: "Non vengo a letto con te perché ti amo troppo per fare questo", richiede, nel nostro mondo occidentale, sempre più erotizzato, una libertà interiore, un coraggio, un eroismo veramente straordinari.Questi giovani hanno una purezza che non può essere se non un dono di Dio.

    Myriam, giovinetta di quattordici anni, mi scrive: "Non voglio affatto avere rapporti sessuali con un ragazzo o altri! L'amore è cosa troppo sacra per distruggerla quando si è giovani! Conosco un ragazzo cui voglio bene, ma non l'amo alla maniera di molti giovani d'oggi, che deformano completamente il significato della parola "amare", che escono insieme oggi per poi lasciarsi dopo due giorni. lo uscirò solamente con quel ragazzo che sposerò. Il matrimonio, per me, è una cosa eterna: è la mia vita, la mia felicità, che dipendono dalla scelta che farò. Vedi, non voglio legarmi a quel ragazzo solo perché è bello o intelligente. Ciò che conta per me è il cuore. E mi sono legata al ragazzo che sai perché ho amato il suo cuore".

    Oggi come oggi, purezza e non violenza costituiscono due fra le più forti contestazioni d'un mondo chiuso in se stesso e condannato, per questo fatto, all'asfissia spirituale.

    Mi ritornano alla memoria quei giovani croati che, durante il Congresso Eucaristico di Lourdes, ci parlavano dell'usanza, diffusa fra i giovani cristiani del loro paese, di promettersi reciproco rispetto.

    Conosco ragazzi che, nel loro collegio, si fanno "pestare" perché non vogliono essere strumento di piacere. Non ho timore d'affermare che sono piccoli eroi, santi in erba, già preparati a persecuzioni più gravi.Sono paragonabili a Maria Goretti, uccisa a dodici anni per essersi opposta a un gesto infame, o a quei giovani Baganda bruciati vivi per non essersi piegati alle voglie del loro re pederasta. Ma per trovarne la forza, raggiungevano di notte, dopo ore di cammino, partendo dal palazzo del re, la missione di Narakulongo per ricevere l'eucaristia.
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    00 2/9/2014 6:29 PM
    RAGGIO LASER CHE DA' UN CORPO LUMINOSO

    Ma c'è anche chi, uomo o donna, è stato guarito dopo una vita sessualmente rovinosa.

    Costoro si sono lasciati finalmente incontrare da un amore degno del loro cuore, dall'Amore con la lettera maiuscola. Si sono lasciati lavare dal sangue dell'Agnello, risollevare dal perdono dell'Amore, purificare dallo sguardo di Gesù. Puoi sottrarti a questo sguardo posto continuamente su di te; non accorgertene, mai e poi mai.

    Ma puoi anche offrirti a questo sguardo, lasciare che con la sua ineffabile dolcezza ti penetri e discenda fin negli angoli più remoti della tua esistenza. La luce dei suoi occhi assomiglia a un raggio laser di tale intensità e concentrazione che è capace d'intervenire chirurgicamente (gli scollamenti di retina sono oggi curati col laser: la luce fa ritornare gli occhi alla luce!).

    Non avere paura di sottoporre i tuoi ascessi, per quanto purulenti essi siano, al laser dello sguardo di Gesù. Ne trarrai come dono una nuova infanzia. Geneviève, diciassette anni, mi ha appena scritto: "Fin dalla mia più tenera fanciullezza avevo subito diverse sevizie sessuali da parte dei miei fratelli e del mio patrigno. Passando attraverso questi orrori e abomini,si percepisce il proprio corpo come qualcosa di ripugnante. Il mio povero padre aveva interesse solo alla degradazione dell'uomo e della donna. Per lui, più che per gli animali, solo il sesso contava. Verso i tredici anni compresi che solo questo piaceva agli uomini, e così desideravo essere una prostituta perché la gente fosse "felice". Mi lasciai trascinare dalla corrente, insensibile alla vita e alle stagioni che passavano, come se mi trovassi in un sotterraneo, senza luce né gioia. Ricercavo non solo godimento, ma anche tenerezza e sicurezza per trarre quiete da qualcuno. Non sapevo che quanto facevo era male. Pregavo molto spesso Maria. Poi entrai nel Rinnovamento. Non volevo mancare a nessuna preghiera, come prima non volevo perdermi nessuna festa. Quando soffrivo, per quanto grande fosse il mio peccato, m'abbandonavo subito sul cuore di Gesù, assieme a Maria. Piansi, piansi molto, e Maria soffocava il mio pianto stringendomi al suo cuore. Per me Gesù è l'essere più puro, ma anche più giusto. E la sua purezza, che prima m'impauriva, ora mi conforta. Gesù, fratello mio, amico mio donami un corpo luminoso perché possa guardare te e i miei fratelli senza timore. Gesù, liberami dalle mie catene. Ecco il mio cuore di prostituta, il mio cuore che sognava un primo amore! Eccoti il mio cuore vuoto e troppo pieno d'amore da offrire, in cui si stanno spegnendo i battiti d'ala d'una farfalla primaverile! Eccoti il mio cuore che può parlarti solo quando divento nuovamente bambina!".

    Penso a diversi omosessuali che si erano dati alla prostituzione e che ora sono monaci, e monaci felici; a tante donne che dovevano vendere il proprio corpo per vivere e che ora l'hanno affidato per sempre al Signore!. Per Dio, niente è mai troppo lontano, o troppo sporco, o troppo piagato.

    Molti tra quanti inciampano nel peccato sessuale sposati o celibi, lo fanno per debolezza. In tali casi, sono essi i privilegiati dell'amore di Dio perché sono i figli del suo perdono, purché a esso si aprano.

    Ci sono poi coloro che peccano espressamente contro la luce, e si assolvono da se stessi costruendosi tutta una filosofia, quando non è una "teologia , per giustificare i loro sbagli e le loro cadute. E' una situazione grave, poiché queste persone, non sentendosi peccatori, non fanno ricorso al perdono. Ma se ci si sente peccatori e ci si offre al perdono, allora una dolcezza e una pace immense prendono tutto l'essere. Il sacramento del perdono è veramente il sacramento piú umano.

    CELIBATO CONSACRATO: PIENEZZA DELLA SESSUALITA'

    Conosco giovani innamorati che hanno rinunciato a coronare il loro sogno per offrirsi a Dio in una consacrazione totale.

    Avevano incontrato il primo grande amore della loro vita ma, a un certo momento, compresero che l'uno e l'altro erano stati preceduti da un altro amore, ed ebbero il coraggio di darsi al Signore. Si dissero l'un l'altro: "Non ti voglio sottrarre al Signore che per primo t'incontrò, molto tempo prima che noi ci incontrassimo".

    Ho raccolto le loro confidenze: "Abbiamo sofferto molto, ma non rimpiangiamo nulla. L'uno ha generato la vocazione dell'altro". L'uno ha scelto il sacerdozio, l'altra un convento. Forse non ho mai visto due giovani amarsi come loro: e sulla croce, fra le lacrime!

    Oh, la chiamata al celibato! Mi si permetta qualche considerazione.

    Innanzitutto e un dato di fatto che nessuno può onestamente ignorare l'esistenza in ogni epoca, e oggi più che in un recente passato, di uomini e donne che hanno vissuto e vivono in una pienezza d'amore tale da voler rinunciare all'esercizio fisico della sessualità, in una consacrazione totale, esclusiva, del loro corpo al Signore, pur essendo pienamente uomini, pienamente donne. La loro sessualità ha raggiunto la pienezza senza ricorrere all'atto della procreazione. Persone come Caterina da Siena, Giovanna d'Arco, Teresa d'Avila, non sono forse state pienamente donne? E che dire di Domenico, di Francesco, di Vincenzo de' Paoli, di Filippo Neri? Erano forse dei mezzi uomini?

    La loro sessualità, lungi dall'essere inibita, acquista maggiore virilità o femminilità, e guadagna in libertà e autenticità. Miracolosamente decuplicata è la potenzialità del loro dono di sé Non ne traggono complessi, ma gioia! Non costituiscono, dunque, dei casi patologici; non sono dei pazzi, se non di Dio.E gente normale, equilibrata, sana. Il loro amore è come liberato dalla schiavitù del piacere sessuale.

    Non voglio dire che tutto sia senza tentazioni, senza lotta. Ma è appunto questa lotta continua, sino alla fine, che impedisce loro di adagiarsi sul "tran tran" d'una vita facile e mediocre. Tale lotta li fa stare continuamente in uno stato d'allerta contro gli attacchi nemici. Anche a questo livello debbono mostrare un coraggio da veri uomini e una tenacia d'autentiche donne. Debbono possedere un animo da martire. Possiamo, quindi, affermare che il consacrato è un essere perfettamente sessuato che si lascia, mano a mano, trasfigurare da un amore che dura per tutta la vita.

    Rivolgendosi ai monaci, San Giovanni Climaco dice: "L'eros fisico diventi per te un modello del tuo desiderio di Dio. Beato chi ha per Dio una passione non meno cocente di quella dell'amante per la sua diletta!". Tu sei tutto preso da un desiderio piú forte, e Dio comincia a bastarti. Ti basta per riempire cuore, vita, esistenza. E ti appaga.

    Il celibato è possibile solo se si è presi da un amore immenso per Gesù, un dono che ci viene unicamente dallo Spirito. E lo Spirito lo concede solo quando si è in intimità con Maria. Spesso la ragione di certi celibati mal sopportati la si deve cercate in una mancanza d'amore nei rapporti col Signore.

    Ci troviamo di fronte ad una specie d'ipertrofia del cervello che porta con sé l'inaridimento del cuore. E vivere senza un cuore irrigato è cosa impossibile. Si cercano, allora, piccole compensazionì, mentre la soluzione consiste nel lasciarsi riunificare dal di dentro per trovare la sintonia fra spirito e cuore. E questo è opera della preghiera.

    Questa dimensione affettiva del nostro rapporto con Gesù si sprigiona in alcuni mistici, in un modo tanto appassionato, che oggi qualcuno potrebbe avere delle riserve a ripubblicare i testi d'un Giovanni della Croce, d'una Teresa d'Avila o d'un San Bernardo! Vi si trova una tale pienezza di sentimenti che potrebbero essere sospettati d'erotismo!

    Ob no, il consacrato nella verginità non è uno scapolo, è un innamorato.

    Fa differenza. Innamorato e testimone. Spezza il cerchio d'un mondo che vuole ridurre l'uomo a una sola dimensione, ripiegato su stesso, e lo apre al futuro. Contesta il mondo attestando il Regno. Diventa uomo, lasciandosi configurare all'Uomo; o donna, diventando immagine vivente di Maria: coloro che conobbero solo le nozze del Regno .
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    00 2/9/2014 6:30 PM
    LE DUE MANI DELLA CHIESA

    Non dobbiamo mai disgiungere la chiamata al matrimonio da quella al celibato. Un monaco ortodosso affermava che matrimonio e celibato sono come le due mani della chiesa mediante le quali essa opera; e che questi due modi di vivere la propria sessualità, questi due modi di essere, dovrebbero porsi sempre in un rapporto di reciproco sostegno.

    Per questo, da qualche tempo lo Spirito suscita nella Chiesa diverse comunità in cui uomini e donne, consacrati nel celibato per amore di Gesù, vivono assieme a persone anch'esse consacrate al Signore, ma nel matrimonio. Danno così prova di quale aiuto reciproco possano scambiarsi queste due chiamate, sostenendosi vicendevolmente.

    Chi è consacrato nel celibato ricorda a chi è sposato come il matrimonio sia tutto in funzione del ritorno glorioso del Signore, mentre l'amore tra gli sposi, tra genitori e figli, richiama al consacrato quali debbano essere il suo amore per il Signore e la sua possibilità di dare la propria vita per una moltitudine di figli spirituali.

    Nel celibato consacrato, infatti, è insita questa misteriosa trasmissione di vita divina a una moltitudine di persone, anche se si tratta di una fecondità spirituale invisibile, vissuta nel buio. Ma è sempre qualcosa di assolutamente reale. Ne possono dare conferma certi padri spirituali.

    Impossibile negare che le comunità sono importantissime per resistere e progredire. Ciascuno di noi come una cellula che, unita alle altre, forma un coro. E insieme, nella comunità, possiamo toccare e sentire la Chiesa quale vero corpo di Gesù, sperimentare quasi fisicamente la carne e il sangue della Chiesa.

    E come sarebbe possibile conservare integro il proprio corpo se non lo si integrasse nel corpo della Chiesa? Non si corre nessun rischio di svalutare il corpo là dove uomini e donne fanno corpo, né di sciupare l'amore se fratelli e sorelle vivono nell'amore.

    Quando esigenze primarie sono un amore senza ambiguità, cristallino, e un desiderio reciproco di santità, la castità diventa fonte di gioia e di luce.

    Ma dobbiamo anche dire che solo all'interno del Corpo di Gesù-Eucaristia si costruisce il corpo d'una comunità, della Chiesa.

    di Daniel Ange