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OBIEZIONI SUI MIRACOLI

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    1/12/2014 7:07 PM

    La testimonianza del miracolo


    tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection


     


    Il miracolo nell’Antico Testamento.


    – L'AnticoTestamento è la storia, la dottrina e la regola di vita dell'alleanza conclusa tra Dio e il suo popolo. La condizione dell'alleanza fu la liberazione dalla servitù; le garanzie furono i prodigi operati da Dio in Egitto, al Mar Rosso e nel deserto. L'alleanza fu conclusa tra i prodigi del Sinai. I libri dell'Antico Testamento, da capo a fondo, ricordano la storia dell'alleanza, che è il centro al quale ritorna continuamente il pensiero degli autori ispirati. L'insieme dei molti miracoli narrati, fondamentale nell'economia della religione antica, prende senso dal miracolo centrale del Sinai; i miracoli sono i mezzi scelti da Dio per farsi conoscere dai suoi eletti, per preservarli dal male, unirli a Sè.


    ...e nel Nuovo. - La Resurrezione di Gesti Cristo fu il fondamento e l'oggetto quasi esclusivo della predicazione degli apostoli, che sono " i testimoni della resurrezione " (Atti 1, 22) e a questo titolo al posto di Giuda venne scelto Mattia. I discorsi di San Pietro, riportati nel libro degli Atti espongono semplicemente che Gesù è risorto, traendo da questo fatto divino l'insegnamento, cioè i dommi del cristianesimo e le regole della sua morale. In questo modo tutto il Nuovo Testamento converge verso il prodigio supremo.


    Gesù compì certamente miracoli tanto numerosi che, al dire di San Giovanni, non basterebbero i libri del mondo intero per riferirli (21, 25); però quanto di meraviglioso venne operato da Gesù tendeva all'identico fine cui tendeva la Resurrezione, come ci fanno sapere gli evangelisti e come ci dice ancor più chiaramente Gesù: per credere in Lui i Giudei avevano e noi abbiamo "la testimonianza" del Padre "le opere" del Messia (Gv., 5, 37; 10, 25); e, per convincere i messi di Giovanni che Egli è Dio, Gesù li invita a guardare gli zoppi che camminano, i ciechi che vedono.


    Si comprende cosi l'unità di quest'idea dell'opera di Dio che domina tutta la religione. Nell'Antico Testamento Dio salva il suo popolo, contrae un'alleanza con esso, lo chiama, lo istruisce, lo castiga, lo obbliga ad essere il depositario a dell'alleanza, del culto, delle promesse n (Rom., 9, 4), preparando in questo modo la venuta del Figlio suo. Il Nuovo Testamento reca la salute non di un popolo, ma dell'umanità e tutto il prodigioso operato da Dio è ordinato all'opera di salute e di santità.


    I miracoli sono parole di Dio.


    - Le azioni che Dio solo può compiere, che autenticano i suoi appelli, orientano le anime verso di Lui e che oggi chiamiamo miracoli, in fondo, come dice sant'Agostino, sono parole di Dio (opera Verbi verbo) destinate a compiere la sua opera nelle anime. Per non passare quasi tutte le pagine dei libri sacri, tralasciamo la prova di queste tesi, che sono evid enti per chiunque abbia almeno un po' di familiarità con la Bibbia, e ce ne possiamo render conto consultando in un dizionario ebraico o greco neotestamentario le parole: mopketh, segno,niphelaoth, meraviglia, riportandosi ai testi citati, o semplicemente rileggendo a caso racconti di miracoli. Quindi la nozione del miracolo cristiano è tutta religiosa ed esclude assolutamente l'idea pagana del prodigio sensibile senza uno scopo spirituale.


    Allora nulla è più giustificato e anche più necessario di questa nozione. La religione è un rapporto vivente tra Dio e le anime, una comunicazione personale e quindi anche una relazione di azioni personali. Dio ha cura individuale di ciascuno di noi, poiché, come dice Gesù, Egli ha contato i nostri capelli. La azione individuale di Dio verso di noi non può essere contenuta entro le maglie di un determinismo universale, che lo priva proprio del suo carattere personale. D'altronde quella della civiltà umana è la storia delle vittorie dell'uomo sulla natura, il quale con la scienza e la tecnica giunge a servirsi delle leggi fisiche e a ottenere per la sua utilità risultati che la natura da sola non avrebbe mai realizzato. Ed è innegabile, ad esempio, che le case, le strade, le ferrovie, sono effetti che solo l'attività umana può produrre utilizzando le leggi fisiche. Ora chi può sostenere che Dio è meno padrone dell'uomo di queste leggi e non sappia o non possa usarne? La possibilità del miracolo è evidente per chi sa che Dio esiste e lo conosce come intelligenza e bontà somma.



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    1/12/2014 7:09 PM

    La credenza al miracolo nelle civiltà primitive.


    - C'è pertanto chi immagina che la credenza al miracolo sia un resto della mentalità primitiva e che scomparirà sotto l'influsso del pensiero scientifico. I popoli selvaggi non hanno nessuna idea delle leggi della natura e meno ancora della loro necessità; per essi nulla è impossibile e anzi concepiscono il mondo dominato o piuttosto costituito come da forze capricciose su cui l'uomo ha potere mediante operazioni magiche. Recentemente Lévy-Briihl (1) ha dimostrato che i racconti mitici sono mezzi per mantenersi in rapporto con gli antenati semi-uomini e semi-animali che un tempo facevano tutto ciò che volevano. Altri, senza ricorrere alla mitologia dei Marind-anim e degli Australiani dell'Ovest, credono che tutta la natura sia compenetrata di una forza impersonale, il " mana " e che l'uomo con certi mezzi possa agire su di essa.


    ...e tra i popoli evoluti.


    - Anche alcune civiltà molto progredite hanno conservato gran parte di questa mentalità primitiva, come la speculazione hindù sui Veda, die considera il sacrificio non come un omaggio agli dèi, ma come un sistema di pratiche infallibili per agire sul fondo divino delle cose e sottometterle ai voleri dell'uomo, per cui il sacrificio finisce coll'essere superiore agli stessi dèi.


    Intanto le osservazioni astronomiche rivelarono ad altri popoli che il mondo è governato da un ordine indipendente dalla volontà umana. I Caldei e i Cinesi riferiscono a quest'ordine cosmico le necessità sociali, formando cosi una morale in cui si identificano le leggi del mondo fisico e quelle del mondo morale (2).


    (1) La mithologie primitive, Parigi, Alcan, 1935. 
    (2) Vedi R. Berthelot, L'Astrobiologie et la pensée de l'Asie, Parigi, Alcan. Il Berthelot, le cui pagine sulla Caldea e la Cina sono suggestive, conosce il cristianesimo solo
    attraverso Loisy.

     

    Più tardi le scoperte scientifiche estesero fino agli ultimi limiti della natura l'idea dell'ordine necessario, ma i credenti non hanno rinunciato alla persuasione che Dio intervenga nell'universo con azioni libere. I teologi cristiani razionalizzarono e affinarono la vecchia idea dell'influsso dell'uomo sul "mana", dell'operazione magica con cui il sacrificatore hindù domina la potenza suprema; ma anche quest'idea, non meno delle altre, viene dal fondo della mentalità primitiva. Questa l'idea che certuni si fanno del miracolo cristiano.

    Miracolo cristiano e prodigio pagano.

    - Per poco che si rifletta si vede quanto sia ingannevole questo ravvicinamento tra il miracolo cristiano e la mitologia dei selvaggi, che non si somigliano, anzi si escludono.

    Per il primitivo tutto è possibile, e i prodigi che crede reali sono grossolani eventi corporei, privi di rapporti con la vita dello spirito o che tutt'al più sono diretti ai suoi interessi egoistici Questi avvenimenti ci sorprendono, ma in se stessi sono privi di senso e non sono fatti per illuminare o migliorare gli uomini.

    Invece nella concezione cristiana il miracolo e una manifestazione di Dio (opera Verbi verbo), che illumina, ammonisce, soccorre e di cui Dio si serve per elevarci e unirci a Lui. Il miracolo cristiano è essenzialmente d'ordine religioso e ha un significato intelligibile; invece il prodigio dei primitivi è semplicemente un elemento perduto nel caos. Il grottesco, la bassezza, l'inutile, il non senso non possono essere miracoli (3).

    Intanto la confusione odierna tra prodigio pagano e miracolo cristiano è probabilmente la principale difficoltà per cui la maggior parte degl'increduli istruiti respingono le prove classiche del cristianesimo(4).

    Il rifiuto del miracolo da parte della teoria scientista.

    - Nonostante la celebre tesi del Boutroux, permane la concezione " scientista " d'una rigidità infrangibile delle leggi della natura e continua a dominare molti spiriti, che però sarebbero molto impacciati se dovessero esporre la teoria per cui respingono il miracolo. In realtà su che cosa si può fondare quest'assoluta necessità delle leggi naturali? Non sull'esperienza che ci mostra, è vero, moltissimi casi in cui le leggi si applicano costantemente, ma non può dimostrare che si applichino ovunque e sempre, anche quando Dio vuoi agire direttamente sulle anime. Non è nemmeno una deduzione, perché le leggi della natura non si deducono affatto da principi fisici o logici, che sarebbero loro anteriori (5).

    In fondo la convinzione scientista che il miracolo sia impossibile (oltre i pregiudizi antireligiosi) viene unicamente dal modo di concepire la ragione. Dal fatto che essa non riusci a chiarire gli avvenimenti del mondo supponendo il determinismo, e che è portata a respingere ciò che non comprende completamente, si trae la conclusione die l'uomo deve respingere ogni intervento soprannaturale, anche se accertato da quanti testimoni si voglia.

    (3)Ma non dobbiamo giudicare i miracoli di altre età con i pregiudizi della nostra. 
    (4)Sul significato dei miracoli del Vangelo v. L. Fonck, / miracoli del Signore nel
    Vangelo, I, p. 138-162, Roma, Pontifìcio Istituto Biblico, 1914, e ancor meglio Jésus-
    Ckrìst del P. de Grandmaison. 
    (5)V. Boutrodx, De la contingence des lois de la nature, Parigi, Alcan; Meyerson,
    De l'explication dans les scìences, t. I, Parigi, Alcan.

    Che cosa pensare di quésto rinato?

    - Nella sua Introduction aux ètudes historiques, Seignobos scrisse che nessun fatto è stato accertato da tanti testimoni quanto l'esistenza del diavolo, e che tuttavia la storia non deve tener nessun conto di simili testimonianze. Fatte le debite riserve sui testimoni dell'esistenza del diavolo, che non sono poi cosi numerosi come dice Seignobos, né soprattutto sono sempre chiaroveggenti e chiari (voglio ben credere al Curato d'Ars quando parla del " Grappin ", ma non ai clienti degli stregoni!), è chiaro che simile affermazione esclude a priori le realtà religiose.

    Nel suo genere quest'esclusione è altrettanto assurda quanto la negazione a priori delle realtà fisiche dei tardi seguaci della fisica di Aristotele nel secolo xvh; inoltre suppone che la testimonianza religiosa sia sempre irrecettibile. inquinata da stupida credulità o da partito preso. Ma basta consultare i mistici o i canonisti che conducono le inchieste sui santi, per vedere come la Chiesa e le anime cristiane siano estremamente diligenti per evitare ogni illusione o pregiudizio(6). Anche il cristiano, come insegna espressamente san Giovanni della Croce, è normalmente nell'atteggiamento di chi ammette l'intervento del soprannaturale solo se vi e assolutamente costretto.


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    Credente.
    1/12/2014 7:09 PM

    Il miracolo e i protestanti.


    - Proprio perché comprendono male questa esigenza della coscienza religiosa, altri pretendono dì rigettare il miracolo in nome della religione stessa, come molti protestanti che oggi non credono alla realtà dei miracoli fisici (tempesta sedata, moltiplicazione dei pani, ecc.) narrati dai Vangeli e ammettono soltanto i miracoli spirituali. Altri tirano le estreme conseguenze e pretendono che l'unico miracolo reale, l'unico degno di Dio, sia la fede die giustifica il cristiano. Perfino la resurrezione di Gesù Cristo sembra loro inutile e incredibile, perchè fuori della religione a in spirito e verità ". Ma questo significa presentare una religione orgogliosa e parziale e, come gli antichi doceti rifiutavano di credere che il Figlio di Dio avesse potuto prendere un corpo, essi delimitano a priori una sfera spirituale dove concedono a Dio il diritto d'intervenire e dichiarano la sfera corporea indegna di Lui. Ma rimane il fatto che Dio ci ha creati anima e corpo, e il mistero dell'Incarnazione ci dimostra abbastanza chiaramente che Dio vuoi prenderci tali e quali siamo; abbassandosi fino a noi, santificando e in qualche modo divinizzando il nostro corpo. Supporre che la sua azione sull'umanità non possa manifestarsi nella materia significa fargli ingiuria.


    Risposta a Spinoza.


    - Spinoza scrisse questa stupidaggine: i miracoli, supposto che ci siano, invece di portarci a credere in Dio ci farebbero dubitare della sua esistenza, perchè Dio è essenzialmente il pensiero e l'ordine e il miracolo, sospendendo l'efficacia delle cause seconde e introducendo l'incomprensibile nel mondo, rovescierebbe i principi della ragione, die servono a stabilire l'esistenza di Dio.


    Fa meraviglia che Spinoza, cosi istruito nella Bibbia, abbia pensato questa grossolana caricatura del miracolo, die se fosse solo un prodigio e un fatto privo di relazione con chicchessia, che apre un vuoto nella natura, rovescerebbe certamente i principi della ragione e c'impedirebbe di pensare l'esistenza di Dio.


    (6) Art. Canonisations des saitils, in D.T.C., t. II col. 1626-1659.


    Ma abbiamo visto che il miracolo cristiano avviene soltanto in vista della nostra vita spirituale, che è una testimonianza di Dio, legata a tutto l'insieme della Rivelazione e che per essenza comporta un'intelligibilità.


    Difficoltà sollevate dal determinismo.


    - I seguaci del determinismo cercano di prenderci con un'altra difficoltà col dire che essendo il miracolo un ipotetico, diretto e straordinario intervento di Dio, spezza la maglia delle cause e delle leggi fisiche, aprendo dei vuoti nell'universo. Come avvengano queste rotture e dove si pongano esattamente questi vuoti e come Dio raccoglie queste maglie, dopo averne spezzata qualcuna?


    La presente questione è in tutto simile a quella dell'accordo tra le libere azioni umane e il determinismo delle leggi naturali. Io scrivo una lettera o mi intrattengo con qualcuno, con azioni libere che introducono nell'universo materiale dei complessi che la sola natura fisica non avrebbe mai attuato, poiché la lettera che scrivo e le parole che pronuncio non si attuerebbero mai con le sole leggi della fisica e resta vero che la lettera non sarebbe mai stata scritta e le parole mai pronunciate se un intervento volontario non avesse piegato in una data direzione l'azione delle cause fisiche. Il problema si pone ancor di più e nello stesso modo anche se le decisioni del mio volere sono determinate necessariamente dai miei pensieri anteriori.


    Resta sempre da chiedersi come fenomeni psichici possano obbligare fenomeni fisici a seguire un corso che altrimenti non avrebbero seguito. Ora non occorre affatto che sia stato risolto questo problema metafisico per comprendere il senso della mia lettera o delle mie parole, lo stesso avviene per il miracolo. Ecco ad esempio la guarigione di Gabriele Gargam a I.ourdes, un impiegato delle poste che era stato schiacciato nel suo mezzo di trasporto in uno scontro di treni e che da allora non si poteva più muovere, "era destinato a morire di cachessia. Tutto ad un tratto riacquista l'uso delle membra e la completa sanità, mentre intorno a lui si prega la Santa Vergine. Chi non comprende il significato di quest'intervento di Dio? Chi potrà dubitare che questo non sia a gloria della Santa Vergine e dovuto alla sua intercessione?


    Resta il problema sul modo fisiologico, ma quaggiù non sapremo forse mai se Dio produce i tessuti mancanti direttamente con un atto creatore o se, com'è più probabile, orientò e accelerò la proliferazione cellulare. Ma non è affatto necessario risolvere questo problema metafisico e scientifico per sapere che Dio si è manifestato, cioè che ci sia stato un miracolo.


    Il miracolo davanti alla scienza contemporanea.


    - A dire il vero, la evoluzione della fisica attuale e i risultati della critica delle scienze non camminano proprio nella direzione delle difficoltà esaminate. Specialmente da alcuni anni, il pensiero contemporaneo cammina in senso completamente opposto, perché i fenomeni osservati e i processi che usa lo spirito per costituire la scienza non sono legati al determinismo; è invece accertato l'opposto e a mano a mano che si analizzavano meglio i procedimenti con cui si elaborano le leggi, le concezioni e i sistemi scientifici, è apparsa sempre più chiara la libertà dello spirito. Una legge fisica è una descrizione, o meglio ancora, come dice Edoardo Le Roy, -è una definizione, una formula quantitativa che si applica a certi fenomeni osservati. Se si applica solo più in parte, lo studioso non si stupisce e dichiara semplicemente che i fenomeni sono retti da un'altra legge o da una legge più precisa. In questo modo la scienza progredisce con differenziazioni o approssimazioni successive, come ha mostrato una tesi notevole di Gastone Bachelard (7).


    Ma allora nulla è impossibile a priori: davanti a un fenomeno totalmente nuovo ci accontentiamo di porre nuove definizioni e nuove leggi. Edoardo Le Roy paragona gli studiosi a operai che devono lastricare una strada, che dispongono una prima fila di selci, adattando poi le altre file al terreno, alle dimensioni della strada, dovendo poi adattarle ai pezzi delle prime file, secondo che sono stati tagliati, in modo che durante tutto il lavoro restano in atto esigenze dovute prima di tutto all'artificio umano e a ciò che era stato prestabilito. Cosi stando le cose, la difficoltà di riconoscere il miracolo non proviene più dalla sua impossibilità (perché tutto è possibile), ma dal fatto che non è più constatabile, perché se tutto è possibile, non abbiamo più una linea di confine tra il fenomeno prodotto direttamente da Dio e un qualsiasi fenomeno naturale. Di fronte a un miracolo lo studioso si limiterà a dire: a Ecco un fenomeno che finora non era stato osservato; descriviamolo e cerchiamo la legge che lo regge ".


    Però la difficoltà è più apparente che reale e la supereremo con le stesse considerazioni che facciamo sempre contro i pregiudizi deterministici. Per riconoscere un intervento della libertà divina non occorre che possediamo scientificamente la struttura delle leggi che reggono un fatto. Per capire il senso di una frase scrina o pronunciata, per riconoscere un'opera del pensiero e della libertà umana, non ini è necessario sapere come la volontà umana entri nelle leggi fisiche, facendo forse degli strappi nella trama delle cause e degli effetti materiali. Capisco il senso e vi riconosco un'anima che si esprime. Cosi riguardo al miracolo: il contesto storico del fatto, il suo legame con i dati della Rivelazione e tutto il complesso spirituale che l'accompagna ordinariamente bastano a scoprire chiaramente il carattere soprannaturale. Nessuna persona ragionevole attribuisce le guarigioni di Lourdes a proprietà radioattive dell'acqua della grotta, o alla suggestione, che non ha mai consolidato ossa o riparato tessuti.


    È vero che il contesto dell'evento miracoloso non è sempre chiaro; Dio può fare miracoli reali, ma non dotati di tutto ciò che occorre perché uno storico li ritenga come tali, pur essendo minutamente circonstanziati dalle testimonianze. Possono essere reali e non essere tali da dover venir tenuti in conto in un processo di canonizzazione.


    Aggiungiamo infine che questo a tutto è possibile " per gli studiosi è un punto di vista più logico che psicologico, dovendo ricordare continuamente che tutto è possibile per non sopprimere imprudentemente certi fatti minuscoli ma rivelatori, e non chiudere nessuna via alla ricerca. Differenze minime nel peso dell'aria, che alcuni potevano considerare come infrazione alla legge, cioè come errori trascurabili, condussero a scoprire l'argon, il cripton e altri gas rari dell'aria. Lo studioso deve sempre essere preparato a conoscere ciò di cui non ha nessuna idea, senza però che questa disposizione gl'impedisca di vedere che uno stretto ordine regola la natura, e che lo sforzo dello spirito umano proprio con processi liberi tende a modellarsi su quest'ordine. Nella maggior parte dei casi si può facilmente constatare il carattere soprannaturale di un evento e quindi l'obiezione teorica che si fonda sulla pretesa inconstatabilità, è una specie di gioco dello spirito.


    (7) Elude sur la connaissance approchée, Parigi, Vrin.



    Ci sarà quindi permesso di non trattare dell'indeterminazione dei fenomeni infra-atomici e del principio di Heisenberg. Pur supponendo che nella scala infratomica vi siano fenomeni che si svolgono a caso o con un'incomprensibile libertà, è sempre vero che essi obbediscono a leggi statistiche e producono sulla nostra scala un determinismo apparente. Ora i miracoli sono eventi della scala macroscopica. D'altronde è molto verosimile che gli elettroni, i fotoni, ecc siano soggetti a leggi non solo statistiche, ma anche costitutive inaccessibili solo ai nostri processi d'investigazione e forse anche alla natura del nostro intelletto.


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    Credente.
    1/12/2014 7:11 PM

    Conclusioni.


    - Da ciò che abbiamo detto è facile trarre le conclusioni. Crediamo aver dimostrato queste verità: 
    1.o
     la nozione di miracolo, legata all'esistenza di Dio personale, dev'essere accettata da ogni spiritualismo cosciente della sua vera natura; 
    2.o
     l'opposizione che si fa al miracolo in nome del determinismo è fondata unicamente su pregiudizi; 
    3.o
     se il miracolo non è sempre constatabile, lo è assai spesso scientificamente e, ancora più spesso, filosoficamente e teologicamente perché l'insieme del fenomeno e il suo contenuto possono manifestare chiaramente un intervento di Dio, comprensibile come tutti i fatti del linguaggio e in genere i fatti significativi.

    Insistiamo infine sulla natura del miracolo. Per spiegare come molti primitivi potessero credere le storie evidentemente più impossibili, Lévy-Bruhl fa notare che la loro esperienza in gran parte non coincide con la nostra, di cui non aveva l'estensione e la profondità, r L'orientamento mistico del loro spirito e le abitudini che imprimeva in loro rendevano loro i dati immediati dell'esperienza molto meno numerosi che per noi, e si sa come fossero particolarmente attenti a quello che credevano poter conoscere dai sogni, dai presagi, dalla divinazione, dalle premonizioni, presentimenti, telepatia, insomma da tutto quello che comparendo rivela la presenza e l'azione di potenze invisibili. L'esperienza che in gran parte non si distingue dalla nostra, comprende così anche molti dati che sfuggono all'uomo bianco e che solo l'indigeno può vedere e sperimentare, credendo ciecamente alla sua parte di esperienza, che secondo noi è chimerica" (1).

    Mancanza di confini tra possibile e impossibile, normale e causale, disposizione a credere non importa a che cosa, confusione tra la natura e il prodigio, ecco i lineamenti della mentalità primitiva, che increduli e anche psicologi molto grossolanamente attribuiscono alla mentalità cristiana, dal momento che accoglie l'idea del miracolo.

    Ora il miracolo, anche per l'analfabeta medievale che tuttavia credeva a tante leggende, è nettamente separato dall'ordine della natura e non ha nulla a che fare con le forze fisiche, essendo l'opera e il segno di Dio. Nei grandi discorsi in cui Mosè prima di morire ricorda al popolo come esso venne scelto e amato da Dio, che a sua volta deve amare, il grande profeta adduce la prova dei miracoli, la testimonianza e la garanzia dell'amore di Dio (Deut. 29 e 30).

    Spiegando a Nicodemo la realtà e la natura della salute che un maestro in Israele avrebbe dovuto conoscere, Gesù gli dice: a Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo figlio unigenito " (Gv., 3, 16), e questo in altri termini significa che l'amore di Dio e il miracolo dell'Incarnazione sono il substrato della religione. San Paolo dice che Gesù è resuscitato per la nostra giustificazione e aggiunge in termini intraducibili che ci ha risuscitati con lui (alla lettera: conrisuscitati), ci ha fatto sedere in cielo con Lui, e questo per l'amore con cui d ha amato (Et, 2, 4-6).

    Attenzione: il miracolo della resurrezione di Gesù è la stessa cosa con la nostra giustificazione, opera dell'amore di Dio. San Paolo chiama questo " la speranza della nostra vocazione, la ricchezza della nostra gloriosa eredità tra i santi, l'incredibile grandezza della potenza a (Ef. 5, 18-19). Per questo motivo si potrebbe dunque dire, come fanno spesso i protestanti, che quello della fede è in generale il miracolo cristiano, poiché tutti gli altri miracoli si riducono a questo: " L'incredibile grandezza della potenza " di Dio che è lo stesso che il suo amore infinito. Chi sa che Gesù si è offerto alla morte di croce per ciascuno di noi, chi ricorda le parabole del buon pastore, della pecorella smarrita, del figliol prodigo, deve avere la certezza che Dio è sempre pronto a intervenire in modo meraviglioso nella nostra esistenza. Il Salvatore che ha lasdato le novantanove pecore nei pascoli per andare a cercare quella perduta, esiterà a servirsi di mezzi non abituali ed estranei alla nostra scienza, per richiamarci a Lui? Il filosofo che pretende di pensare il cristianesimo senza miracoli non ha capito la prima parola del Vangelo.

    G. R.

    BIBLIOGRAFIA. - L. de Grandmaison, Jesus Christ, Beauchesne, Paris 1928, v. II p. 225 ss. E. Masure, La grande route apologétiquie, Paris 1939, pp. 63-97. A. Zacchi, Il miracolo, Vita e Pensiero, Milano, 1932. J. de Tonquedec, Introduction à l'etude du merveilleux et du miracle, 3 ed. Beauchesne, Paris 1923, riassunto dallo stesso autore nel D.A.F.C.vol. Ili, coli. 517-578; A. Van Hove, La dottrine du miracle chez S. Thomas etson Verardo, II miracolo, Brescia 1957. V. Marcozzi; // miracolo, in Probi, e Orient. di Teol. dogmatica, ed. cit., I pp. 105-142, con ricca biblografia. F. Selvaggi, Le leggi statistiche e il miracolo, in Civiltà Cattolica 1950, IV, pp. 45-56; 202-213. Inoltre si veda la bibliografia segnalata in calce al trattato / miracoli nella Chiesa, nella seconda parte di quest'opera.

    (1) La mythologié primitive, p. 295.


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    Credente.
    1/31/2014 2:18 PM

    I nemici del miracolo


    Siccome il miracolo è una delle basi salde della fede è stato assalito con maggior violenza dal suoi nemici. Il miracolo è impossibile, affermano essi, e secondo questo principio per loro indiscutibile si regolano per giudicare se un fatto è storico o no, se un libro è degno di fede o no. Quando un fatto - essi dicono - benché sia narrato da storici autorevoli, ed abbia per sé tutte le garanzie della verità, è in conflitto con una legge scientifica, la soluzione è evidente: deve essere messo da parte come favoloso (1).
    Sono costoro che gridano contro i pregiudizi aprioristici dei cattolici e pretendono parlare in nome della scienza. Il vero spirito scientifico vuole che prima di ogni conclusione o affermazione si comincino a studiare i fatti e le ragioni con serena imparzialità e senza preconcetti.


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    Credente.
    1/31/2014 2:19 PM
    da: G. RE S.J., Religione e Cristianesimo,


    Che cosa è il miracolo

    Quel profondo pensatore San Tommaso d'Aquino dice che sono due gli elementi, i quali generalmente concorrono, perché un fatto produca in noi meraviglia: che sia occulta la causa del fatto o meglio il modo, con cui essa opera, e che nel fatto appaia qualche cosa, per la quale ci sembri che dovrebbe avvenire il contrario (2). Così avviene ad es. ai barbari quando vedono per le prime volte aeroplani o automobili. Ma non ogni volta che si vede un fatto meraviglioso si deve dire che sia un miracolo nel vero senso della parola.
    Il miracolo è un fatto sensibile, che supera tutte le forze e le leggi della natura (3).
    Generalmente, quando si parla di miracolo, si intende il miracolo di ordine fisico, di cui si è data la definizione. Tuttavia quanto qui si dice si può applicare in proporzione anche al miracolo morale: è un fatto singolare, al quale cooperano bensì l'intelligenza e la volontà dell'uomo, ma richiede anche un intervento superiore, senza del quale non potrebbe avvenire. Anche esso si può conoscere e verificare: p. es. la fortezza dei martiri.
    Il miracolo, essendo al di sopra di tutte le forze della natura, esige un intervento straordinario di Dio, insolito, non perché raro, ma perché superiore all'ordine naturale. Non ogni effetto che procede immediatamente da Dio è un miracolo, p. es. la creazione delle anime; ma solo quello che non è conforme al corso ordinario delle cose da Dio stabilito e che avviene all'infuori, al di sopra o contro le forze naturali, p. es. la risurrezione di un morto, la guarigione istantanea di una ferita, l'impedire che il fuoco bruci, quando vi sono tutte le condizioni richieste.

    Il miracolo è possibile

    1° La prova migliore della possibilità del miracolo è la sua realtà. Ab esse ad posse valet illatio (4). Esistono dei fatti miracolosi perentoriamente dimostrati, e ad essi si deve subordinare la teoria.

    2° La possibilità del miracolo è uno degli articoli del Credo di tutti i popoli: «La storia ci mostra tutti i popoli che pregano, perché tutti hanno una religione e la preghiera non è che la lingua e la manifestazione esteriore della vita religiosa. Ora la preghiera suppone la fede in Dio e nella sua provvidenza che tutto governa. Se dunque l'umanità prega è perché essa non vede nella natura e nelle sue leggi una rigida, cieca e inflessibile necessità, una barriera insormontabile innalzata da Dio tra Lui e la sua creatura. Ma per contrario essa la riguarda come uno strumento docile nelle mani di Dio, che può modificare a suo piacimento, perché ne è l'Autore. Essa crede che la sua potenza infinita opera per mezzo delle forze e delle leggi fisiche e create, ma essa crede anche che opera al di fuori e al di sopra di esse, perché è Dio stesso che ha messo queste leggi nella natura o piuttosto che le ha create in vista dell'ordine naturale. Ecco ciò che costituisce il miracolo» (5)

    3° Perché dovrebbe essere impossibile il miracolo? Dio è onnipotente, egli liberamente ha creato il mondo dando al diversi esseri le loro. tendenze, stabilendone le leggi; ne è quindi indipendente, non è legato all'opera sua, ma ne è padrone assoluto. Tutte le creature infatti dipendono essenzialmente da Dio e quanto alla loro esistenza e quanto alla loro conservazione, essendo necessario che Dio le sostenga col suo attuale influsso. Un legislatore umano può porre delle eccezioni alle sue leggi e può in qualche caso sospenderne gli effetti; Dio non potrà fare altrettanto con le leggi della natura? (6).

    Dio è immutabile, ma col miracolo Dio non cambia i suoi decreti, avendo da tutta l'eternità con un atto semplicissimo di virtù infinita, con uno stesso decreto stabilito le leggi della natura con le loro eccezioni. Il miracolo dunque entra nel disegni di Dio, non muta, ma compie il decreto divino. Deus opera mutat, non mutat consilia (Dio muta le opere, non i pensieri; S. AGOSTINO).
    Al miracolo neppure si oppone la sapienza di Dio, quasi che col miracolo Dio correggesse qualche difetto. "aggiustasse la macchina del mondo per farla andar meglio" (VOLTAIRE). Questo è un falso concetto del miracolo. Dio non ha bisogno di ritoccare e correggere l'opera sua, che nel suo genere ha la perfezione voluta dal suo artefice, ma vuole dimostrare che ne è padrone assoluto, e ha dei fini altissimi nell'operare miracoli. Può con essi far conoscere agli uomini la rivelazione o la santità eminente di qualcheduno, o manifestare la sua bontà onnipotente ascoltando le preghiere che gli sono rivolte; può col miracolo cercare di scuotere dal loro torpore certe menti familiarizzate con le meraviglie della sua onnipotenza nella natura e sorde alle sue ispirazioni (7).

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    1/31/2014 2:21 PM

    Obiezioni e risposte



    1° Né vale il dire che le leggi della natura sono necessarie ed immutabili.
    Sì , noi non le possiamo mutare; ma Dio, che le ha stabilite, ne è padrone assoluto e con l'atto stesso di volontà con cui le ha fissate, può anche fare ad esse un'eccezione, può impedire con la sua virtù che in qualche caso particolare producano il loro effetto.

    2° Ma se non si ammette l'assoluta immutabilità e costanza delle leggi naturali - continuano a dire gli avversari del miracolo - viene tolto il fondamento di ogni certezza, che è necessaria per le nostre operazioni e per la scienza.
    Chi non vede che una simile difficoltà si fonda sopra un falso supposto? Il miracolo non importa una derogazione continua e di tutte le leggi della natura, ma molto rara, ristretta a pochi casi particolari. È un'eccezione e l'eccezione conferma la regola; un'eccezione su cui praticamente non si deve far conto, sia nella condotta della vita, come nello studio delle scienze. Chi potrà dire seriamente p. es. che le leggi di gravitazione, le leggi biologiche sono diventate incerte, perché un giorno San Pietro ha camminato sopra le acque senza sommergersi, o perché Gesù Cristo ha risuscitato dei morti?
    Negare la possibilità del miracolo è lo stesso che negare l'esistenza di Dio.

    Conoscibilità del miracolo

    È questo il punto dove più viva ferve la lotta. Molti, specialmente coloro, che vogliono combattere la religione e sembrare alieni da pregiudizi, non negano la possibilità del miracolo ma la sua conoscibilità, Dicono, se si tratta di miracoli antichi, che è ben difficile constatarne il carattere storico; se di recenti, che sono state possibili allucinazioni. Ed anche ammettendo la storicità dei fatti non si può essere certi che siano trascendenti, perché il loro carattere soprannaturale sfugge alle nostre osservazioni e perché non si conoscono tutte le forze naturali. Quante volte non si è sbagliate e si sono creduti veri miracoli dei fatti dovuti a forze naturali ancora occulte. Le forze occulte sono la trincea, dove si nascondono gli increduli, quando non hanno più altri argomenti.
    Ammettiamo che alcune volte, da persone troppo semplici e corrive a credere, in presenza di qualche fatto straordinario, troppo presto si è gridato al miracolo, e che si sono avuti come miracoli dei fatti che in realtà non lo erano. Ma queste sono eccezioni rarissime. Ammettiamo pure che alcuni fatti prodigiosi, narrati da qualche antico scrittore, debbano essere vagliati da una sana critica e possano essere trovati leggendari. Ma affermiamo che se non tutti i miracoli che avvengono, almeno molti si possono conoscere con ogni certezza.
    Innanzi tutto è facile constatare la loro realtà storica, Se si tratta di fatti presenti si possono conoscere come qualsiasi altro fatto sensibile con la testimonianza dei sensi. Questa testimonianza è certissima; perché o si cade nel più assoluto scetticismo o bisogna ammettere che i nostri sensi quando sono ben disposti e in condizioni normali, e non trovano impedimento nel mezzo ambiente, sono capaci di riferire con certezza gli oggetti che si percepiscono. Questo si deve affermare a maggior ragione dei fatti meravigliosi, che fanno maggiore impressione e rendono perciò più attenti, aguzzano le facoltà per osservare anche le minime circostanze e mettersi così al riparo di inganno o di illusione. Vi sono poi dei fatti così semplici ed evidenti, per es. vedere una piaga aperta o chiusa, un osso spezzato, che sono facilissimi a constatare.
    Se invece si tratta di fatti passati o lontani, la loro realtà storica si può constatare per mezzo di testimonianze degne di fede, rivestite di tutti i caratteri di scienza e di veracità, per mezzo di documenti, di monumenti, ecc. Negare la realtà di un fatto unicamente perché è miracoloso, quando vi sono in suo favore tutti gli argomenti più convincenti, è un aprire la via allo scetticismo storico, un rovesciare tutte le leggi storiche.

    Difficoltà e risposte

    È bene vedere quali siano le principali scappatoie, per cui i nemici del miracolo tentano di sfuggire alla forza stringente dei nostri argomenti.

    1° Vi possono essere state delle allucinazioni - ecco la prima scappatoia - le quali hanno fatto credere alla esistenza di un fatto, in realtà non avvenuto.

    Questo fenomeno morboso, dovuto alla debolezza dell'organismo e specialmente a qualche turbamento del sistema nervoso, può avvenire in soggetti particolari, che vi sono disposti; ma non si può erigere l'anomalia in regola generale. Non è affatto vero che persone sane e robuste, normali, non affette da mali nervosi, per questo solo che si trovano insieme con altre, perdano il dono di vedere e di giudicare e divengano cieche e allucinate, specialmente nelle cose più evidenti e palpabili, p. es. la risurrezione di un morto, la moltiplicazione di pochi pani. Si direbbe che gli allucinati sono piuttosto coloro che, perseguitati e oppressi dal fantasma del miracolo, lo vogliono allontanare ad ogni costo.

    2° Perché un miracolo possa essere sufficientemente accertato, bisognerebbe che potesse ripetersi a volontà dell'osservatore, nelle circostanze volute, bisognerebbe che ci fossero delle commissioni di fisiologi, di chimici, di fisici, ecc. per constatarlo. Così Voltaire e Renan.

    È una sfida al buon senso. È un prendersi gioco di Dio, volendo che si sottometta al capricci di creature piene di orgoglio, e che si riduca quasi nella condizione di un volgare giocoliere, proprio quando manifesta la sua onnipotenza. È anche un prendersi gioco del genere umano, cui si nega la capacità di conoscere e verificare i fatti più semplici e palpabili, la frattura di un osso, la morte di uno, ecc. Non occorre per questo avere una laurea di medicina, di chimica o di fisica o fare dei gravi e complessi esperimenti, ma basta il più elementare buon senso.
    Molti fatti per altro sono stati esaminati con tutte le garanzie possibili da commissioni di dotti, p. es. dalle Congregazioni Romane, dal Bureau des Constatations à Lourdes, ecc. (8).

    3° Certo però che un fatto soprannaturale sfugge alle nostre osservazioni.

    Anche questo è falso. Pur essendo soprannaturale, superiore cioè alle forze, alle leggi della natura, un miracolo non cessa di essere un fatto sensibile, che può essere constatato con ogni certezza.


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    1/31/2014 2:21 PM
    Il carattere miracoloso

    Accertata la verità storica di un fatto, è possibile conoscere anche il carattere miracoloso? Sì.

    1° Vi sono certi casi in cui non e necessaria grande scienza per giudicare con ogni certezza che è avvenuto un miracolo: p. es. la risurrezione di un morto. Quando si è certi che un corpo prima era cadavere e che poi ha riacquistato la vita, senza ulteriori indagini e senza timore di sbagliare si può affermare che si tratta di un miracolo. Perché tutti sanno che la vita non può, per virtù naturale, venire infusa in un cadavere.

    2° Non è necessario per essere certi che un fatto è miracoloso conoscere tutte le forze naturali. È un principio certissimo in vero che una condizione necessaria affinché una forza qualsiasi possa influire in un fenomeno è che sia applicata. Ora si può sapere molto spesso con certezza quali sono le forze e i mezzi, cui è dovuto un fatto: alcune volte è stato prodotto con il solo comando della volontà. È certo in questi casi che altre forze naturali non possono aver esercitato il loro influsso.

    3° E neppure è necessario conoscere il limite preciso, a cui possono giungere le forze naturali, cioè tutti e singoli gli effetti che possono produrre. Ma è sufficiente e si può certamente conoscere quali fenomeni non possono produrre e almeno in generale anche quale sia il limite a cui possono arrivare. Tutti sanno p. es. che parola d'uomo da sé non basterà mai a calmare le tempeste, a risuscitare i morti, a cambiare l'acqua in vino.

    Le forze occulte

    E non vi possono essere delle forze ancora occulte per noi, che intervengano nei fatti, creduti miracolosi? Gli antichi non le sospettavano e se potessero levare il capo dal sepolcro, al vedere le meravigliose scoperte, le grandi invenzioni d'adesso, pieni di stupore crederebbero di trovarsi dinanzi a tanti miracoli.
    Non c'è difficoltà nell'ammettere che vi siano ancora delle forze in natura, che oggi non si conoscono e che saranno in seguito scoperte dall'ingegno umano. Gli antichi, se potessero ritornare alla vita, dopo aver per qualche tempo ammirato con grande stupore le nostre meravigliose scoperte e invenzioni, vedendo che quei fenomeni sono costanti, uniformi e universali e ottenuti sempre con mezzi determinati, ben presto, forse. senza comprenderne le cause, direbbero che sono dovuti a forze naturali. Ma qui bisogna fare due osservazioni importantissime.

    1° È certissimo: 1) che in natura vi sono delle leggi che regolano le forze naturali, leggi fisse, accertate dagli scienziati (9) e che si riconoscono da questo che i loro effetti sono universali e costanti; 2) che non vi possono essere delle leggi naturali ad esse contrarie: altrimenti, non potendosi più essere certi di nessuna legge, si verrebbe a distruggere la scienza; sarebbero vane le ricerche, gli studi, le conclusioni ottenute, perché sempre si dovrebbe sospettare di qualche forza contraria occulta, Inoltre questa contraddizione, se potesse darsi, verrebbe a ricadere sul Creatore stesso, sull'Autore della natura.
    Perciò, quando si è constatata la verità storica di un fatto, e si è certi per altra parte che è contrario a qualche legge di natura, si può concludere senz'altro che è un fatto miracoloso.

    2° Le pretese forze occulte a cui ricorrono gli avversari del miracolo non sono che una vana scappatoia. Se i miracoli infatti dovessero attribuirsi a queste forze occulte, si potrebbe domandare: Come mai queste forze occulte agiscono soltanto in alcuni casi e non in altri del tutto consimili, in favore di alcuni e non di altri? Poiché queste pretese forze, per quanto occulte, non cessano di essere naturali e come tali sono determinate, e nelle stesse circostanze devono produrre sempre gli stessi effetti. Ora, per portare un esempio, si vede che a Lourdes avviene tutto l'opposto, e alcuni sono guariti, mentre altri in circostanze identiche non lo sono. Per le forze naturali esiste il determinismo, e quando vi sono tutte le condizioni richieste non possono non agire: nei fatti miracolosi invece manica questo determinismo, e questo ci obbliga a dire che la loro causa è superiore a tutta la natura e agisce liberamente secondo gli alti disegni della sua sapienza.
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    1/31/2014 2:22 PM
    La suggestione

    Rimane ancora un'altra parola, che, come le forze occulte, spesso e ripetuta dal nemici del miracolo, e dovrebbe, secondo loro, dare una spiegazione sufficiente di tutte le guarigioni meravigliose: la suggestione (10).
    Vi è l'autosuggestione che è un atto alle volte volontario, il più spesso involontario ed incosciente, per cui la forza nervosa si accumula e si concentra su un'idea che altri da sé si suggerisce e in cui si fissa, e che tende ad un effetto determinato. Vi è la semplice suggestione quando si subisce l'idea suggerita da altri o anche dall'ambiente esterno. L'idea spesso ripetuta - secondo questa teoria - finisce per imprimersi nel cervello e provocare l'atto che ad essa corrisponde.
    Ma anche su questo punto gli sforzi degli avversari del soprannaturale non sono coronati da migliori risultati. Come possono essi infatti spiegare quelle guarigioni straordinarie che avvengono in soggetti, assolutamente incapaci di suggestione, come sono i bambini che ancora non comprendono? O in soggetti, che sono refrattari ad ogni suggestione o che non hanno alcuna speranza e non pensano neppure a guarire? (11).
    Come si spiegano le guarigioni di morbi che tutti d'accordo, anche i medici, fautori e seguaci della suggestione, dicono non potersi guarire in nessun modo con la suggestione? Perché finalmente le uniche malattie, sulle quali alcune volte esercita la sua azione la suggestione seno le malattie nervose, sono le malattie funzionali e neppur tutte a confessione degli stessi suggestionatori (12). Questi effetti anche la Chiesa li ammette e non li riguarda davvero come miracoli. Così Benedetto XIV nel suo celebre trattato Della Beatificazione e della Canonizzazione dei Servi di Dio, parlando dei santi, dice che non devono riguardarsi come tali le guarigioni che possono, spiegarsi con l'influenza dei nervi (13). La potenza della suggestione, come di qualsiasi altra forza, ha i suoi limiti che non può oltrepassare. Essa è assolutamente inefficace e impotente nelle malattie organiche, quando vi è qualche lesione. "La suggestione è una terapeutica quasi esclusivamente funzionale". "La suggestione non si rivolge direttamente alle lesioni, ma ai disturbi funzionali", scrive lo stesso Bernheim (14). Aggiungiamo ancora che la suggestione, quando può produrre qualche buon effetto, non sem-pre certo, lo fa gradatamente, dopo molti esperimenti e molto tempo, e con la certezza quasi inevitabile di ricaduta (15). Inoltre perché la suggestione possa esercitare la sua azione si richiedono dei soggetti atti, che abbiano certe disposizioni fisiche e psichiche, i nervi non troppo eccitabili né troppo ottusi, la volontà debole, persuasione e fiducia completa (16). È per questo che la suggestione ha perduto molto anche presso coloro che prima l'avevano praticata (17).
    Come dunque si possono seriamente attribuire alla suggestione guarigioni di malattie organiche di ogni genere, le più inveterate, anche incurabili, avvenute in un momento e che si sono poi mantenute: p. es. la cicatrizzazione istantanea di una piaga cancrenosa, la saldatura istantanea della frattura di un osso, non mai potuta ottenere con tutte le cure possibili? È una legge certissima, riconosciuta da tutti i fisiologi, che la nutrizione e il rinnovamento dei tessuti cutanei ovvero ossei non può avvenire in un istante, ma esige il concorso del tempo, e nessuna scoperta potrà mai smentire tale verità, la cui evidenza è tanto manifesta.
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    1/31/2014 2:24 PM

    Importanza del miracolo


    Accertata la verità storica e il carattere miracoloso dì un fatto, esso è un criterio infallibile per conoscere la verità, in cui favore è stato operato. Il miracolo infatti, essendo operato immediatamente da Dio, è come il sigillo della sua onnipotenza, la firma divina per autenticare qualche verità. Dio non può invero operare miracoli né permettere che altri abusi del suo sigillo, non può mettere la sua firma per confermare il falso. Altrimenti gli uomini, pure usando della loro intelligenza, prudenza e lealtà, sarebbero invincibilmente indotti in errore sopra i più importanti problemi della vita, sopra il bene e il male, sopra la via della salvezza, e questo errore dovrebbe attribuirsi a Dio infinitamente santo e verace.
    Quando dunque Dio opera un miracolo per confermare una dottrina, l'autenticità della missione di una persona, la sua santità, si è certi di non sbagliare su questi punti, perché Dio non può mettere la sua onnipotenza a servizio dell'impostura e dell'errore.


    Note


    (1)«Non è perché mi è stato precedentemente dimostrato che gli Evangeli non meritano una fede assoluta che io rigetto i miracoli da essi raccontati: ma è perché raccontano dei miracoli che io dico: Gli Evangeli sono leggende: possono contenere anche qualche cosa di storico, ma non tutto ciò che raccontano è storico» RENAN, Vie de Jésus, Préf. de la 13.me éd., pag. VI.
    «Che una relazione non è storica, che un fatto narrato non è potuto avvenire nel modo in cui è narrato, si deve sopratutto dedurre da questo, che non va d'accordo con le leggi che ci sono note e che hanno sempre valore». STRAUSS, Das Leben lesu, 1840, P. 99.
    «Il miracolo non pare ammissibile; anzi è razionalmente impossibile». R. MARIANO, Gli Evangeli... realtà o invenzione?, 1893, P, 118
    «Certamente non possono avvenire miracoli, ma avvengono delle cose meravigliose, che non si possono spiegare. perché noi ciò sappiamo siamo diventati molto più cauti e circospetti nel giudicare intorno a relazioni di miracoli di tempi antichi. Non crediamo né crederemo mai che una tempesta in mare sia stata sedata con una sola parola». HARNACK, Essenza del cristianesimo, p. 18. E in conformità di questi principi ecco il bel consiglio dato da Harnack ai suoi discepoli per lo studio del Vangelo:«Studiate pure e non vi lasciate distogliere da questo o da quel racconto miracoloso, che vi urti o sia alieno dal vostro modo di pensare. Quello che in questo libro vi rimane inintelligibile lasciatelo pure tranquillamente da parte. Forse lo dovrete lasciare così per sempre; forse invece più tardi vi risplenderà in un significato inatteso». Op. cit., p. 20. Egli ha seguito scrupolosamente la regola data, lasciando da parte quanto non è conforme ai suoi preconcetti.
    (2) Quaest. disputatae, De miraculis, n. 2.
    (3) Le leggi della natura sono le tendenze delle cose a muoversi, ad agire e a patire in modo conforme alla loro sostanza e alla loro proprietà. Sotto dette leggi per analogia a quelle norme di operare, che a noi sono proposte.
    (4) Ecco quanto ha detto Rousseau a questo proposito:«Può far Dio miracoli ossia derogare alle leggi da lui stabilite? Tale questione trattata seriamente sarebbe empia, se non fosse assurda. A chi dicesse che Dio non può operare miracoli si farebbe troppo onore punendolo, basterebbe rinchiuderlo in un manicomio. Ma chi mai ha negato che Dio possa fare miracoli?» Lettres de la Montagne, (Troisième).
    (5) HETTINGER, Op. cit. V. II, p. 161.
    (6) «Chi pensa come per la divina onnipotenza esiste e si muove l'universo, perché in Dio viviamo e ci muoviamo e siamo, in Ipso vivimus, movemur et sumus… chi questo pensa vede come la virtù divina, intima ad ogni cosa, può far nelle cose altro da quello che fa, o impedir l'effetto, o piuttosto non muoverle all'effetto che naturalmente lor converrebbe, o in esso produrre altro da quel che la natura richiede, o elevarle a qualunque nuova qualità, che con tale soggetto non dica assolutamente ripugnanza». MATTIUSSI, Dichiarazione del giuramento antimodernista, Bergamo, 1912, pag. 113 e s.
    (7) «I miracoli - dice S. Agostino (Tract. 24 in Ioh.) - sono opere divine fatte per innalzare lo spirito umano alla cognizione di Dio per mezzo di atti sensibili. Siccome pochissimi si degnano di osservare le opere veramente mirabili e stupende della sua Provvidenza in qualsiasi granello di frumento, così Dio nella sua misericordia infinita, si riservò di fare a tempo opportuno certe cose fuori del corso consueto e dell'ordine della natura, affinché lo stupore d'uno spettacolo, non già più grande ma insolito, colpisse questi uomini, pei quali non valgono i quotidiani spettacoli. E invero è maggior miracolo governare tutto il mondo, che con cinque pani saziare cinquemila persone; eppure nessuno ammira quel gran fatto, mentre si ammira il secondo, non già perché sia più grande, ma più raro».
    (8) Dr. BOISSARIE, Lourdes, Histoire médicale, 1891; Les grandes guérisons de Lourdes, 1900; L'Oeuvre de Lourdes, 1907. - G. BERTRIN, Histotre critique des événernents de Lourdes, 1905, 40ª ed. - Dr. DESCHAMPS, Le cas Pierre de Rudder, 1912. - VALLET A., Mes Conférences sur les guérisons miraculeuses de Lourdes, Paris, Tequi, 1939.
    (9) Non si crederebbe, pure alcuni che pretendono di essere scienziati, per sbarazzarsi del miracolo, hanno avuto il coraggio di proclamare il contingentismo, cioè la nessuna stabilità e determinazione delle forze della natura nel loro operare. Così fece p. es. il Dr. Bonardi nella discussione col P. Gemelli intorno ai miracoli di Laurdes. Cfr. Gemelli, La lotta contro Lourdes, Firenze, 1911, p. 222 e s.
    "E chi mai può prendere sul serio la contingenza delle leggi di natura? Se fosse lecito sospettarne, dovremmo rinunciare ad ogni scienza fisica, tutta fondata sul principio che le stesse cagioni producono gli stessi effetti; dovremmo dire che le sostanze non sono dalla loro costituzione determinate a un proprio modo di agire e di patire, dovremmo ammettere negli esseri corporei una certa libertà di movimento: stranezze davvero inconcepibili. Pensate voi che un filo di rame non condurrà con eguale misura sempre il calore e l'elettricità? Che il peso di ua, corpo varierà non variata la massa e le altre circostanze?" G. MATTIUSSI, Il veleno Kantiano, p. 262.
    (10) BERNHEIM, Hypnotisme, Suggestion, Psycothérapie, Paris, 1903. Nella prima lezione attribuisce alla suggestione le guarigioni meravigliose del Cristianesimo nascente, degli Apostoli e dei Santi, e la conclude con queste parole "È l'immaginazione umana che opera i miracoli ", p. 23.
    (11) G. BERTRIN, Storia critica di Lourdes, Torìno, p. 173, ss.
    (12) Cfr. BERNHEIM, Op. cit., p. 336 e s., dove dice che la nevrastenia con le sue innumerevoli manifestazioni, l'epilessia, il tetano, ecc., non si possono curare con la suggestione. E a pag. 32 così scrive: " Affinchè l'idea sia accettata bisogna accrescere la creditività. Diversi mezzi possono ottenerne lo scopo. Il primo di tutti, che esalta la creditività fino a trasformarla in fede, è la suggestione religiosa, quando opera sopra anime credenti. La fede solleva le montagne, la fede fa i miracoli, perché la fede è cieca, non ragiona, sopprime il controllo e s'impone all'immaginazione. L'idea religiosa muove direttamente, senza altra intenzione moderatrice, l'automatismo cerebrale e si trasforma in atto. Sono vere le guarigioni ottenute dai sacerdoti dei templi d'Esculapio coi talismani e gli amuleti, con le reliquie dei santi, dagli esorcismi dei sacerdoti, dagli uomini pii, che avevano ottenuto da Dio il potere di guarire, come... il curato d'Ars, il principe di Hohenlohe, i membri Rosa Croce, sono vere le guarigioni ottenute a Lourdes e altrove. Le guarigioni dette miracolose non sono sempre inventare, ma sono guarigioni per suggestione, che l'ignoranza degli uni ha trasformato in miracoli, lo scetticismo degli altri in imposture". Ho riportato questa lunga citazione per far toccare la somma incredibile leggerezza di chi osa, atteggiandosi pure a uomo di scienza mettere insieme alla rinfusa, allo stesso livello, i fatti certissimi dei Vangelo, della storia della Chiesa e le favole della mitologia e... della massoneria... e per somma degnazione concede ai credenti una patente di ignoranza.
    (13) L. IV, pars I, cap. ult., n. 31. Cfr. anche S. TOMMASO D'AQUINO, Quaestiones disputatae, De potentia, q. VI, a. 3.
    (14) Op. cit., p. 320 e 502.
    (15) Op. cit.: "Troppo spesso la suggestione non produce che un miglioramento transitorio".
    (16) Cfr. MARCOZZI V., Il valore del miracolo, Collez. S. 0. S., Chieri, 1941.
    (17) Racconta il BERTRIN "Recentemente ebbi occasione di vedere uno dei medici di Francia che più si sono occupati teoricamente e praticamente di tale questione, il dott. Grasset di Montpellier. - Dottore, gli dissi, mi permette di rivolgerle una domanda nell'interesse scientifico? Lei non solo ha scritto intorno alla terapeutica della suggestione, ma spesso ne ha fatto uso sopra i suoi malati. Ebbene, ha ottenuto dei buoni risultati? - Pochi e poco durevoli, mi rispose. - Altri uomini competenti mi hanno data la stessa risposta, ripresi. Non crede lei che questa terapeutica già tanto di moda, sia anch'essa molto ammalata? Rispose con un gesto, che voleva dire: Sì, lo credo anch'io: è proprio gravemente ammalata". Art. Lourdes, in Dictionnaire apologétique, 1917, V. III col. 54.


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    4/9/2014 3:07 PM

    La Chiesa e i miracoli:
    questione di serietà scientifica

    Miracoli«Pensavo che la Chiesa cattolica si accontentasse di qualcosa del tipo: “Stavo male, ho pregato e ora sono guarita. Quindi è un miracolo”. Invece no, il Vaticano non vuole opinioni ma fatti e richiede che vengano messe in campo le più avanzate conoscenze scientifiche disponibili». A dirlo è una scienziata atea canadese, Jacalyn Duffin che negli anni ’80 “impose” alla Chiesa di riconoscere un miracolo che il Vaticano aveva scartato, non ritenendolo tale.

    E’ stato il sito web UCCR a parlare per primo in Italia della Duffin nel marzo scorso, altri siti hanno poi approfondito. “Tempi.it” ha ad esempio intervistato l’ematologa canadese, la quale ha raccontato di aver ricevuto la richiesta di essere stata il testimone cieco per dei vetrini di midollo osseo, cioè un medico che analizza dei dati senza sapere niente di loro. «Il paziente aveva la leucemia mieloide acuta, cioè il peggior tipo di leucemia esistente, che in media uccide in 18 mesi. Gli esami mostravano che la leucemia era stata curata ed era andata in remissione. Questo già era incredibile, ma non impossibile. Dopo quattro mesi la leucemia è tornata, aggressiva come prima, e a questo punto la Bibbia degli ematologi parla chiaro: se la leucemia torna, dopo essere andata una volta in remissione, il paziente è spacciato. Questo dice la scienza, e non è mai stata contraddetta». Tranne in questo caso, dove la paziente religiosa che si era affidata a Marie-Marguerite d’Youville , otto anni dopo, era viva e sana.

    Gli esperti del Vaticano avevano già rifiutato questo caso: «per loro non si poteva parlare di miracolo perché, leggendo i vetrini, non avevano riscontrato la prima remissione ma solo la seconda. E secondo la scienza una remissione è possibile, due no. Quindi niente miracolo. Ma questo era un insulto: io sono una scienziata, nessuno può prendermi per stupida. Una volta consegnati i miei risultati sono andata in Vaticano al processo a testimoniare con una pila di documenti e di prove. Per me era una questione di principio, di scienza. Loro volevano la scienza e io gliel’ho data». Questa la storia che ha portato l’ematologa canadese ha studiare altri «400 miracoli usati nelle canonizzazioni degli ultimi 400 anni. Tutte guarigioni di malattie fisiche. Allora ho capito che Chiesa e scienza hanno una lunga tradizione comune».

    A confermare l’accuratezza scientifica della Chiesa quando si parla di miracoli è sorprendentemente anche il “Fatto Quotidiano”, che ultimamente ha pubblicato una piccola indagine su questo tema. Due affamati anticlericali, Fabrizio d’Esposito eCarlo Tecce, sono arrivati infatti alla conclusione che «il Vaticano ha costruito un meccanismo per non confondere la mano divina con la mano di un impostore. Quando un fedele, o anche un ateo convertito, rivela di aver ricevuto una guarigione con l’intercessione di un uomo o una donna in odore di santità, che parrebbe al cospetto di Dio e così potrebbe intervenire per alleviare le pene ai sofferenti, la pratica non viene subito trasferita al palazzo in Vaticano. La procedura prevede una serie lunghissima, e complessa, di verifiche intermedie, teologiche certo, ma soprattutto scientifiche [...]. Non ci sono corsie preferenziali per i pontefici, tutti si devono sottoporre all’itinerario contemplato dalla Congregazione», che si avvale di«una commissione di cinque medici più due periti, che possono essere anche atei o appartenenti a un’altra religione».

    Peccato che poi si sia voluta dare la parola alla divertente coppia Vito Mancuso &Dario Fo. Uno più fuori contesto dell’altro. Il primo si dice teologo cattolico («un teologo sui generis, e famoso proprio per questo»lo ha definito “Avvenire”) il quale, non credendo nell’intervento di Dio, sostiene che i miracoli «sorgono dal basso, dall’energia della mente umana». Perché «una carezza, una parola dolce hanno lo stesso potere curativo di un farmaco»Pur di negare Dio, Mancuso teorizza l’assurdo. E si capisce perché le associazioni laiciste vogliano lui, e lui soltanto, come “intellettuale cattolico” da mettere come controparte nei loro dibattiti. E’ per non avere, di fatto, alcuna controparte!

    L’altro intervistato è Dario Fo che, sorprendentemente, si dimostra meno ateo di Mancuso parlando di «presenza di uno spirito superiore capace di mettere in piedi cose straordinarie». Dopo aver dipinto un Padre Pio e un San Francesco d’Assisi anticlericali e anticattolici, è toccato a Gesù Cristo il quale – secondo Fo- «spesso si rifiutava di fare miracoli perché non voleva che la gente credesse in lui solo per questi gesti prodigiosi. Ne ha resuscitato solo uno: Lazzaro. Nessun altro, perché non voleva attirare l’attenzione della gente attraverso le magie». Eh già, peccato che sia proprio Gesù ad affermare: «le opere che io compio nel nome del Padre mio,queste mi danno testimonianza [...]. Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre» (Gv 10, 22-38). E nei Vangeli, le persone resuscitate da Gesù sono ben tre, non una: la figlia di Giairo (Mc 5,21-43); il figlio della vedova a Nain (Lc 7,11-17) e Lazzaro (Gv 11,1-44).

    Messi da parte i poco competenti Mancuso&Fo, interessante in generale l’attenzione de “Il Fatto”«tutti a informarci sui loro sentimenti scettici, ma ammettendo che il discorso è serio»il commento di “Avvenire”«Leggi e viene spontanea la replica della domanda del “cieco nato”, che però era tornato a vedere: volete diventare discepoli anche voi? Sareste benvenuti a bordo di questa “barca” di Pietro che da duemila anni naviga: avanti c’è posto!».


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    Credente.
    3/25/2017 4:25 PM

    Negare la possibilità del miracolo
    è ghigliottina ideologica, non razionalità

    materialismo e razionalitàMolte volte, davanti a eventi inspiegabili, si sente parlare di miracolo. Si tratta sempre di questo oppure di fatti, che, seppur sorprendenti, rientrano nella sfera delle leggi di natura?

     

    Davanti a fenomeni straordinari, come, per esempio, guarigioni improvvise da malattie gravi, per un credente non è difficile pensare ad un intervento diretto di Dio.

    Diversamente, per un non credente, la cosa può complicarsi a tal punto, che il miracolo va negato o ridicolizzato, poiché è qualcosa che smuove e, a volte, sradica la persona dalle proprie certezze, dal suo milieu. È qualcosa che minaccia lo status quo. Ed ecco che si ricorre alle più svariate ipotesi, che vanno dalla suggestione alla guarigione spontanea. Fenomeni, questi, che possono essere, a volte, la spiegazione più plausibile ma, altre volte, sono solo goffi espedienti, con cui si cerca di spostare il problema, per togliersi dall’imbarazzo di un Dio troppo ingombrante per il proprio io.

    Difatti, davanti alla ricrescita istantanea di un osso, di una gamba (come riportato nel celebre libro di Messori, Il Miracolo) oppure alla guarigione immediata da un tumore esteso, come è possibile parlare di fattori psicosomatici? Se fosse così semplice, tutti guarirebbero allo stesso modo, con un po’ di suggestione. Ma chi consiglierebbe mai ad un malato terminale di sostituire la sua terapia con qualche seduta di psicoterapia? Allo stesso modo, desta qualche perplessità l’ossessivo ricorso all’ipotesi della guarigione spontanea. Può darsi che in alcuni casi una malattia regredisca spontaneamente e gradualmente. Ma che dire di una guarigione immediata, che avviene proprio nelle piscine di Lourdes? Sono tutte coincidenze? Quale è la probabilità che ogni guarigione spontanea avvenga proprio a Lourdes e a seguito di un atto di fede? Per il principio del rasoio di Occam, l’esistenza di Dio non sarebbe la spiegazione più probabile e più semplice e, dunque, da preferire?

    L’insistenza da parte degli scettici sul fenomeno della guarigione spontanea per spiegare qualsiasi guarigione inspiegabile sembrerebbe, dunque, priva di ragionevolezza. Per capire le dinamiche di un evento inspiegabile, come può essere un miracolo, bisogna voler uscire da una visione positivista-materialistica e con umiltà e intelligenza accettare i limiti della propria ragione. Pascal diceva che la ragione a volte deve sottomettersi al mistero, ed emerge la necessità di ripensare l’epistemologia alla luce del pensiero complesso e della fisica dei quanti. Secondo Heisenberg, «nella ricerca dell’armonia nella vita, non dobbiamo dimenticarci che nel dramma dell’esistenza siamo insieme attori e spettatori».

    La realtà è condizionata dal processo conoscitivo, per cui non possiamo avere la perfetta conoscenza degli eventi naturali. Essi ci sfuggono sempre. Questo vuol dire che non siamo neanche in grado di poter affermare – come fanno alcuni – che il miracolo, se fosse vero, altererebbe le leggi di natura, ponendo in essere una vera e propria contraddizione nell’ordine della creazione. In altre parole, che il miracolo sarebbe una contraddizione da parte di Dio, come ha detto, persino, qualche teologo. Ma quali elementi abbiamo per poter parlare di contraddizione? Le nostre conoscenze ci permettono, forse, di comprendere tutta la ricchezza del reale, del creato e delle sue leggi? Possiamo dire, dunque, che il miracolo è una vera e propria azione, che parte da una sfera metafisica (Dio) e che ha ripercussioni nel mondo fisico, “piegando” – entro certi limiti, forse – le sue leggi o le leggi che noi crediamo di conoscere. Ma il vasaio, non modella e rimodella la creta, dandogli la forma che vuole? E per questo si può dire che contraddica se stesso?

    Spesso, a destare maggiore perplessità, non sono tanto i ragionamenti dei soliti scettici da talk show, quanto le posizioni teologiche di alcuni prelati, che con sottili sofismi cercano di far rientrare nella sfera fisica tutto ciò che – secondo la Scrittura e il Magistero – apparterrebbe, invece, alla sfera metafisica. Ma domandiamoci: questa diffidenza verso i miracoli, non sarà forse l’ennesimo goffo tentativo esibizionista da parte di alcuni religiosi di emulare i colleghi protestanti? Se – come dicono molti di stampo bultmanniano – i miracoli non esistono, per coerenza, non esiste la transustanziazione e, nemmeno, la risurrezione dai morti. Ma, allora, vana è la nostra fede e «se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini» (1 Cor. 15,19), oltre al fatto che faremmo di Cristo solo un bugiardo. Si può essere cristiani e non credere nei miracoli? Non è forse questa la più grande contraddizione, soprattutto quando i peggiori scettici escono dai seminari?

    Per Edgar Morin, il riduzionismo scientifico è un paradigma, che «mutila la conoscenza e sfigura il reale». Scrive il filosofo della complessità: «La Ragione con la maiuscola, pietrificata in astrazioni e razionalizzazioni, instaura in se stessa una ghigliottina ideologica e sviluppa potenzialità totalitarie. Sono stato spinto così a formulare l’importantissima distinzione fra razionalità e razionalizzazione. La razionalizzazione è una logica chiusa, demenziale, che opera applicandosi unilateralmente al reale, e quando il reale non si piega a questa logica, lo si nega o si usano dei forcipi affinché obbedisca. La razionalizzazione è demente e ha tuttavia gli stessi ingredienti della ragione (il calcolo, il procedimento discorsivo, la logica). La differenza importante è che la ragione è aperta, riconosce nell’universo la presenza di ciò che non è razionalizzabile, vale a dire la presenza dell’ignoto e del mistero. Essa integra l’autoesame, il dubbio, l’incertezza, i limiti della conoscenza nella stessa conoscenza razionale» (E. Morin, I miei filosofi, Erickson 2003, p. 116).

    Il miracolo, forse, è l’ultimo espediente di Dio per risvegliare in noi quel senso dello stupore, che è stato narcotizzato da una spietata razionalizzazione selvaggia, che non permette più all’uomo di intravvedere nel creato la firma del Creatore. Ma tutto questo, sempre nel rispetto della nostra libertà.


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    Credente.
    6/12/2017 11:02 PM

    CI SONO MIRACOLI FUORI DAL CRISTIANESIMO?
    IL DEMONIO PUÒ FARNE? E GIUDA NE FECE?
    RIFLESSIONI E RISPOSTE

    Ci sono miracoli fuori dal cristianesimo? Il demonio può farne? E Giuda ne fece? Riflessioni e risposte

    dagli «Amici Domenicani»

     

    1. È presumibile che Giuda abbia compiuto miracoli quando il Signore inviò a due a due gli apostoli come ci viene detto nel Vangelo di Marco: “Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi… E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano” (Mc 6,7.11-12).

    2. Mi chiedi se il demonio sia capace di fare miracoli.
    Sant’Agostino osserva che "con le arti magiche spesso si fanno miracoli, simili a quelli fatti dai servi di Dio" (Octoginta trium quaestionum).

    3. Ebbene in proposito San Tommaso dice che “solo Dio può operare miracoli” (Somma teologica, I,110,4) perché solo Dio può operare “al di là dell'ordine di tutta la natura creata” (Ib.).
    Dice anche  che tutti i miracoli vengono compiuti per ministero di Angeli: “perché essi prestano la loro opera nei miracoli che si compiono, come faranno per esempio, nella resurrezione finale, raccogliendo le ceneri, o facendo qualche cos'altro del genere” (Somma teologica, I,110,4, ad 1).

    4. Dopo aver detto questo, San Tommaso aggiunge: “Miracoli veri e propri sono i fatti che trascendono l'ordine di tutta la natura creata. Ma poiché noi non conosciamo tutte le forze della natura, ne segue che un fatto compiutosi fuori dell'ordine della natura da noi conosciuta, per mezzo di una virtù creata, ma occulta, si dica miracolo, non in senso assoluto, ma relativamente a noi. 
    Perciò, quando i demoni compiono delle opere con le loro forze naturali, queste opere non sono miracoli in senso assoluto, ma soltanto relativamente a noi. 
    Tali, dunque, sono i miracoli che i maghi compiono per mezzo dei demoni” (Ib., ad 2).

    5. E ancora: “Se il miracolo si prende in senso stretto, allora né i demoni possono fare miracoli, né alcun'altra creatura, ma Dio solo: perché il miracolo in senso stretto trascende l'ordine di tutta la natura creata, il quale abbraccia la virtù di tutte le creature.

    6. Tuttavia talora vengono denominati miracoli, in senso lato, anche quei fenomeni che trascendono soltanto le forze e le conoscenze dell'uomo.
    E in questo senso i demoni possono compiere miracoli, cioè opere tali da fare stupire gli uomini, perché superiori alle loro forze e alle loro conoscenze.
    Del resto anche chi compie un'impresa superiore alle capacità di un altro, induce costui ad ammirarla, dando l'impressione di compiere un miracolo.
    Ora, riguardo alle opere demoniache che a noi sembrano miracoli, è da notare che, sebbene non posseggano la natura del vero miracolo, sono nondimeno fatti reali. Così, per virtù dei demoni, i maghi del Faraone produssero veri serpenti e vere rane. E "quando", come dice S. Agostino "cadde fuoco dal cielo e distrusse i servi di Giobbe insieme con i greggi e gli armenti; e un turbine, abbattendo la casa, uccise i suoi figliuoli: queste opere compiute da Satana furono fatti reali, e non mere apparenze"” (Somma teologica, I, 114, 4, ad 1). 
    E li fa “ad decipiendum” (per ingannare). Infatti “come nota S. Agostino, le opere dell'Anticristo si possono dire prodigi bugiardi, "o perché egli ingannerà i sensi dei mortali con allucinazioni, in modo che sembri fare quello che realmente non farà; o perché i suoi prodigi, se veri, serviranno a condurre alla menzogna quanti crederanno in lui" (Ib., ad 1).

    7. San Francesco di Sales, dottore della Chiesa, polemizzando con i protestanti afferma che “non c'è quasi nessun articolo nella nostra Religione che non sia stato comprovato da Dio con miracoli. 
    I miracoli, che avvengono nella Chiesa, dimostrano dove si trova la vera Chiesa, e costituiscono una sufficiente dimostrazione alla sua credibilità; 
    infatti, Dio non darebbe mai una prova in favore di una chiesa che non possedesse la vera fede e fosse in errore, idolatra, ingannatrice: ma questa suprema Bontà non si ferma qui; ha confermato quasi tutti i punti della fede cattolica con strepitosi miracoli, e, per una speciale provvidenza di Dio, scopriamo che su quasi tutti gli articoli della fede, nei quali c'è divergenza tra noi e i vostri ministri, Nostro Signore ha dato una prova irrefutabile della verità che noi predichiamo, con miracoli indiscutibili” (Controversie, II, 7, 1).
    San Francesco di Sales passa poi in rassegna i vari sacramenti della Chiesa attestati e confermati da fatti miracolosi avvenuti ai tempi dei Santi Padri, vissuti a ridosso degli Apostoli.

    8. Quando si afferma che anche fuori della Chiesa Cattolica avvengono dei miracoli è necessario essere cauti.
    Fenomeni prodigiosi sono avvenuti anche nel mondo pagano. Ma si tratta di vero miracolo?
    Inoltre il Signore va incontro a tutti con tante grazie, anche prodigiose.
    Ma un conto è parlare di grazie, anche prodigiose, e un altro conto è parlare di miracolo, anzi di vero miracolo.

    9. La stessa Chiesa Cattolica va molto adagio prima di affermare che un determinato fenomeno è miracoloso. 
    Ad esempio le guarigioni a Lourdes sono state numerosissime. Ma solo in 69 casi la Chiesa finora ha riconosciuto il vero miracolo.
    Tale riconoscimento viene attuato:
    1) in seguito alla presentazione delle cartelle cliniche all’ufficio medico di Lourdes; 
    2) mediante un processo compiuto da un comitato medico internazionale composto di celebrità scientifiche che su pronunciano su questi tre quesiti: se c’era effettivamente la malattia, se la guarigione è stata completa (e questo lo si può dire solo a distanza di anni), istantanea e insolita, se è clinicamente inspiegabile; 
    3) col discernimento del miracolo da parte del vescovo che ne valuta le circostanze e i frutti spirituali, così da poter dire: “Qui c’è il dito di Dio” (espressione usata dal Vescovo di Lourdes, mons. Laurence, ai tempi di Bernadette.

    10. A Lourdes vengono escluse in partenza dall’esame le guarigioni che hanno qualche attinenza con determinati stati psicologici.
    Come si vede, per la Chiesa non basta che uno dica di essere stato miracolato né che lo dica il medico di famiglia o la collettività.
    Come tutti sanno, la Chiesa Cattolica va con i piedi di piombo prima di pronunciarsi su un miracolo.