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COMPENDIO DI TEOLOGIA SPIRITUALE

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    00 10/15/2013 12:16 PM
    ADOLFO TANQUEREY
    Compendio di Teologia Ascetica e Mistica
    _________________________________________________________________

    PREFAZIONE
    ALLA QUINTA EDIZIONE.
    ______________

    Questo libro, come e` indicato dal titolo, piu` che un trattato completo
    e` un compendio che puo` servire di buon avviamento a studi piu`
    particolareggiati e piu` profondi. Ad evitare l'aridita` d'un compendio,
    abbiamo di proposito sviluppato, con riflessioni atte a fomentare la
    pieta`, i punti piu` essenziali della vita interiore, come l'abitazione
    dello Spirito Santo nell'anima, la nostra incorporazione a Cristo,
    l'ufficio di Maria nella nostra santificazione, la natura della
    perfezione e la necessita` di tendervi. Cosi` pure, trattando delle tre
    vie, insistiamo su cio` che puo` indurre le anime alla confidenza,
    all'amore e alla pratica delle virtu`.

    Convinti che il Domma e` il fondamento della Teologia ascetica e che
    l'esposizione di quanto Dio ha fatto e continua a fare per noi e` lo
    stimolo piu` efficace della vera divozione, abbiamo procurato di
    richiamar brevemente quelle verita` di fede su cui si fonda la vita
    interiore. Quindi il nostro trattato e` innanzi tutto dottrinale,
    inteso a dimostrare che la perfezione cristiana deriva logicamente dai
    nostri dommi, e sopratutto dall'Incarnazione che ne e` il centro. Ma e`
    nello stesso tempo pratico, perche` nulla e` piu` efficace di una fede
    viva e illuminata per animarci agli sforzi energici e costanti,
    richiesti dalla riforma di se` e dalla pratica delle virtu`. Onde ci
    studiamo fin dalla prima parte di trarre dai nostri dommi le
    conclusioni pratiche che spontaneamente ne derivano, di dedurne i
    mezzi generali di perfezione e di stimolare i lettori a mettere in
    pratica cio` che attentamente hanno letto: < non auditores tantum>> 1.

    Nella seconda parte, che e` eminentemente pratica, continuiamo ad
    appoggiare le nostre conclusioni sui dommi esposti nella prima parte,
    specialmente sulla nostra incorporazione a Cristo e sull'abitazione
    dello Spirito Santo in noi. La purificazione dell'anima non si fa
    perfettamente se non incorporandoci a Colui che e` la sorgente d'ogni
    purita`: la pratica positiva delle virtu` cristiane non riesce mai cosi`
    facile come quando attiriamo in noi Colui che tutte le possiede nella
    loro pienezza e ardentemente brama di comunicarcele; l'unione intima e
    abituale con Dio non si attua pienamente se non vivendo alla presenza
    e sotto la guida della SS. Trinita` che abita in noi. Cosi` il nostro
    progresso nelle tre grandi tappe della vita spirituale procede via via
    colla progressiva nostra incorporazione a Cristo Gesu` e colla nostra
    sempre piu` intiera dipendenza dallo Spirito santificatore.

    Questa adesione al Verbo Incarnato e al divino suo Spirito non solo
    non esclude ma suppone anzi un'ascesi attivissima. S. Paolo, che
    illustro` cosi` bene la nostra incorporazione a Cristo e l'unione nostra
    con Dio, insiste con pari forza sulla necessita` della lotta contro le
    tendenze dell'uomo vecchio, contro il mondo e gli spiriti delle
    tenebre. Onde anche noi nell'esposizione delle tre vie parliamo
    sovente di combattimento spirituale, di sforzi energici, di
    mortificazione, di tentazioni, di cadute e di risorgimenti, non solo
    per gl'incipienti ma anche per le anime progredite. Si deve tener
    molto conto della realta`, e, pur descrivendo l'unione intima con Dio e
    la pace che l'accompagna, bisogna ricordare, come fa S. Teresa, che la
    lotta spirituale finisce solo con la morte.

    Ma queste lotte incessanti, queste alternative di prove e di
    consolazioni nulla hanno di terribile per le anime generose, sempre
    unite a Dio nella calma come nella tempesta.

    Scriviamo principalmente per i seminaristi e per i sacerdoti, ma
    speriamo che questo libro sara` pure utile alle comunita` religiose e
    anche a quei numerosi laici che oggi coltivano la vita interiore onde
    piu` efficacemente esercitare l'apostolato.

    Esporremmo anzitutto le dottrine certe o comunemente accettate,
    lasciando alle questioni controverse un posto molto ristretto. Vi
    sono, e` vero, molte scuole di spiritualita`, ma gli uomini assennati di
    queste diverse scuole consentono su cio` che e` veramente importante per
    la direzione delle anime. Questa dottrina comune noi esporremo,
    studiandoci di mettervi il miglior ordine logico e psicologico
    possibile. Se talora mostriamo una certa preferenza per la
    spiritualita` della Scuola francese del secolo XVII^, fondata sugli
    insegnamenti di S. Paolo e di S. Giovanni e pienamente co`nsona alla
    classica dottrina di S. Tommaso, sinceramente dichiariamo che abbiamo
    ogni stima per le altre scuole, alle quali largamente attingeremo,
    mirando piuttosto a far risaltare cio` in cui convengono che quello in
    cui differiscono.

    Questo modesto lavoro umilmente dedichiamo al Verbo Incarnato e alla
    SS. Vergine, sede della divina sapienza, lieti se, sotto la loro
    protezione, contribuira` alcun poco alla gloria della Santissima e
    Adorabilissima Trinita`.

    Ut in omnibus honorificetur Deus
    per Jesum Christum! 2

    I pochi cambiamenti introdotti in questa quinta edizione, dovuti a
    benevole osservazioni fatteci, non ne hanno punto modificato il fondo;
    e ringraziamo qui di gran cuore i cortesi che ce le favorirono.

    Issy, (Seine), l'otto dicembre 1924, festa dell'Immacolata Concezione
    della SS. Vergine.

    AD. TANQUEREY.
    _________________________________________________________________

    1 Epistola di S. Giacomo, I, 22.

    2 I Petri, IV, 11.
    _________________________________________________________________

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    00 10/15/2013 12:24 PM
    ADOLFO TANQUEREY
    Compendio di Teologia Ascetica e Mistica
    _________________________________________________________________

    INTRODUZIONE 1-1.
    ______________

    L'oggetto proprio della Teologia ascetica e mistica e` la perfezione
    della vita cristiana.

    1. Oltre la vita naturale dell'anima, piacque alla divina bonta` di
    comunicarci una vita soprannaturale, la vita della grazia, che e` una
    partecipazione della vita stessa di Dio, come abbiamo dimostrato nel
    nostro Tr. De gratia 1-2. Essendoci questa vita data per i meriti
    infiniti di N. S. G. Cristo ed essendone egli la causa esemplare piu`
    perfetta, a ragione viene chiamata vita cristiana.

    Ogni vita ha bisogno di perfezionarsi e si perfeziona avvicinandosi
    sempre meglio al suo fine. La perfezione assoluta consiste nel
    conseguimento di questo fine, e non si avra` che in cielo: la` noi
    possederemo Dio per mezzo della visione beatifica e dell'amor puro e
    la nostra vita avra` il suo pieno sviluppo; allora saremo veramente
    simili a Dio, perche` lo vedremo quale egli e`, similes ei erimus
    quoniam videbimus cum sicuti est 1-3. Sulla terra non possiamo
    acquistare se non una perfezione relativa, avvicinandoci continuamente
    a quell'unione intima con Dio che ci prepara alla visione beatifica.
    Di questa perfezione relativa noi intendiamo trattare. Dopo avere
    esposto i principii generali sulla natura della vita cristiana, sulla
    sua perfezione, sull'obbligo di tendervi e sui mezzi generali per
    raggiungerla, descriveremo successivamente le tre vie, purgativa,
    illuminativa e unitiva, per cui passano le anime generose, avide di
    progresso spirituale.

    Ma dobbiamo prima, in una breve Introduzione risolvere alcune
    questioni preliminari.

    2. In questa Introduzione tratteremo cinque questioni:
    * I. La natura della Teologia ascetica;
    * II. Le fonti;
    * III. Il metodo;
    * IV. L'eccellenza e la necessita`;
    * V. La divisione.

    sez. I. Natura della Teologia ascetica.

    A meglio spiegare la natura della Teologia ascetica, esporremo per
    ordine:
    * 1^ i nomi principali che le vennero dati;
    * 2^ il suo posto tra le scienze teologiche;
    * 3^ le sue relazioni con la Dommatica e la Morale;
    * 4^ la distinzione tra l'Ascetica e la Mistica.

    I. I VARI NOMI.

    3. La teologia ascetica prende vari nomi.

    a) Si chiama la scienza dei santi, e con ragione; perche` ci viene dai
    santi, che l'hanno vissuta piu` ancora di quello che l'abbiano
    insegnata, e perche` e` destinata a fare dei santi, spiegandoci che
    cos'e` la santita` e quali sono i mezzi per acquistarla.

    b) Altri la chiamano scienza spirituale, perche` forma degli
    spirituali, cioe` uomini interiori, animati dallo spirito di Dio.

    c) Essendo pero` una scienza pratica, si chiama anche l'arte della
    perfezione, giacche` il suo fine e` di condurre le anime alla perfezione
    cristiana; o anche l'arte delle arti, perche` non v'e` arte piu`
    eccellente di quella di perfezionare un'anima nella piu` nobile delle
    vite, la vita soprannaturale.

    d) Nondimeno il nome che piu` comunemente oggi le si da` e` quello di
    teologia ascetica e mistica.

    1) Il vocabolo ascetica viene dal greco asxysi*s (esercizio, sforzo) e
    indica ogni esercizio faticoso che si riferisca all'educazione fisica
    o morale dell'uomo. Ora la perfezione cristiana suppone sforzi che
    S. Paolo paragona volentieri a quegli esercizi d'allenamento a cui si
    assoggettavano gli atleti per riportar la vittoria. Era dunque
    naturale di indicare col nome d'ascesi gli sforzi dell'anima cristiana
    che lotta per acquistare la perfezione. E questo fecero Clemente
    Alessandrino 3-1 e Origene 3-2, e dietro loro un gran numero
    di Padri. Non e` dunque meraviglia che si sia dato il nome d'ascetica
    alla scienza che tratta degli sforzi necessari per acquistare la
    perfezione cristiana.

    2) Tuttavia, per lunghi secoli, a designare questa scienza prevalse il
    nome di Teologia mistica (uusty*s, misterioso, segreto e
    particolarmente segreto religioso) perche` esponeva i segreti della
    perfezione. In seguito queste due parole furono usate nello stesso
    senso; ma presto prevalse l'uso di riservare il nome d'ascetica a
    quella parte della scienza spirituale che tratta dei primi gradi della
    perfezione fino alla soglia della contemplazione, e il nome di mistica
    a quella che s'occupa della contemplazione e della via unitiva.

    e) Checche` ne sia, da tutte queste nozioni risulta che la scienza di
    cui ci occupiamo e` veramente la scienza della perfezione cristiana;
    onde potremo assegnarle il posto conveniente nel disegno generale
    della Teologia.

    II. SUO POSTO NELLA TEOLOGIA.

    4. Nessuno meglio di S. Tommaso dimostro` l'unita` organica che regna
    nella scienza teologica. Egli divide la sua Somma in tre parti: nella
    prima, tratta di Dio primo principio e lo studia in se` stesso,
    nell'unita` della natura e nella trinita` delle persone; e nelle opere
    della creazione, che conserva e governa con la sua provvidenza. Nella
    seconda, s'occupa di Dio fine ultimo, a cui devono tendere tutti gli
    uomini, orientando verso di lui le loro azioni, sotto la guida della
    legge e l'impulso della grazia, praticando le virtu` teologali e morali
    e osservando i doveri del proprio stato. La terza ci mostra il Verbo
    Incarnato, che si fa nostra via per andare a Dio e che istituisce i
    sacramenti per comunicarci la grazia e cosi` condurci alla vita eterna.

    In questo disegno, la teologia ascetica e mistica si connette alla
    seconda parte della Somma, appoggiandosi anche alle altre due.

    5. A partir da S. Tommaso, la Teologia, pur rispettandone l'unita`
    organica, fu divisa in tre parti: la Dommatica, la Morale e
    l'Ascetica.

    a) La Dommatica c'insegna cio` che bisogna credere su Dio, sulla vita
    divina, sulla comunicazione che volle farne alle creature ragionevoli
    e particolarmente all'uomo, sulla perdita di questa vita col peccato
    originale, sulla sua restaurazione per mezzo del Verbo Incarnato,
    sulla sua azione nell'anima rigenerata, sulla sua diffusione per mezzo
    dei sacramenti, sulla sua ultima perfezione nella gloria.

    b) La Morale ci mostra come dobbiamo corrispondere a questo amor di
    Dio coltivando in noi la vita divina che si degno` di parteciparci,
    come dobbiamo evitare il peccato e praticare le virtu` e i doveri del
    proprio stato che sono di precetto.

    c) Ma quando si vuole perfezionare questa vita, andare oltre cio` che e`
    stretto precetto e progredire in modo metodico nella pratica delle
    virtu`, allora interviene l'Ascetica la quale ci traccia le regole
    della perfezione.

    III. LE SUE RELAZIONI COLLA DOGMATICA E COLLA MORALE.

    6. L'Ascetica e` dunque una parte della morale cristiana, ma la parte
    piu` nobile, quella che mira a fare di noi dei cristiani perfetti. Pur
    essendo divenuta un ramo speciale della Teologia, essa serba colla
    Dommatica e colla morale intime relazioni.

    1^ L'Ascetica si fonda sulla Dommatica. Quando l'Ascetica vuole
    esporre la nature della vita cristiana, chiede lumi alla Dommatica.
    Questa vita e` infatti una partecipazione della vita stessa di Dio, e
    conviene quindi risalire fino alla SS. Trinita` per trovarvi il
    principio e l'origine di questa vita, seguirne le vicende, vedere
    come, conferita ai nostri progenitori, fu perduta per loro colpa e poi
    restaurata per mezzo del Cristo redentore; per conoscere qual e` il suo
    organismo e il suo modo di operare nell'anima nostra, per quali canali
    misteriosi ci e` data ed aumentata, e come si trasforma in visione
    beatifica nel cielo. Ora tutti questi argomenti sono trattati nella
    Teologia dommatica; ne` si dica che si possono presupporre; se non si
    richiamano in una breve e viva sintesi, l'Ascetica sembrera` senza
    fondamenti, e si chiederanno alle anime sacrifici durissimi senza
    poterli giusitificare con l'esposizione di cio` che Dio fece per noi. E`
    dunque vero che la Dommatica e`, secondo la bella espressione del
    Cardinale Manning, la sorgente della devozione.

    7. 2^ L'Ascetica s'appoggia pure sulla Morale e la compie. La Morale
    spiega i precetti che dobbiamo praticare per acquistare e conservare
    la vita divina. Ora l'Ascetica, che ci fornisce i mezzi per
    perfezionarla, suppone evidentemente la conoscenza e la pratica dei
    comandamenti; sarebbe una pericolosa illusione il trascurare i
    precetti sotto pretesto di seguire i consigli e pretendere di
    praticare le piu` alte virtu` prima di sapere resistere alle tentazioni
    ed evitare il peccato.

    8. 3^ Nondimeno l'Ascetica e` un ramo distinto della Teologia
    dommatica e morale. Ha infatti un oggetto proprio: sceglie nella
    dottrina di N. Signore tutto cio` che si riferisce alla perfezione
    della vita cristiana, alla sua natura, al suo obbligo, ai suoi mezzi,
    e tutti questi elementi coordina in guisa da formarne una vera
    scienza. 1) Si distingue dalla Dommatica, la quale direttamente non ci
    propone che le verita` da credere, perche`, pur appoggiandosi su queste
    verita`, essa le volge alla pratica e se ne serve per farci
    comprendere, gustare e attuare la perfezione cristiana. 2) Si
    distingue dalla morale, perche`, pur richiamando i precetti di Dio e
    della Chiesa, fondamento di ogni vita spirituale, essa ci propone i
    consigli evangelici, e, per ogni virtu`, un grado piu` elevato di quello
    che e` strettamente obbligatorio. L'Ascetica e` dunque la scienza della
    perfezione cristiana.

    9. Di qui deriva il suo doppio carattere di scienza speculativa
    insieme e pratica. Contiene certamente una dottrina speculativa,
    poiche` risale alla Dommatica per spiegare la natura della vita
    cristiana; ma e` soprattutto pratica, perche` ricerca i mezzi da
    prendere per coltivare questa vita.

    L'Ascetica, in mano d'un savio direttore, e` anche una vera arte, che
    consiste nell'applicare con delicatezza e premura i principii generali
    a ciascuna anima in particolare; arte tra tutte la piu` eccellente e
    difficile, ars artium regimen animarum. I principii e le regole che
    daremo mireranno a formare buoni direttori.
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    00 10/15/2013 12:26 PM

    IV. DIFFERENZA FRA L'ASCETICA E LA MISTICA.

    Quello che abbiamo detto s'applica tanto all'una quanto all'altra.

    10. A) Per distingerle, si puo` definire la teologia ascetica quella
    parte della scienza spirituale che ha per oggetto proprio la teoria e
    la pratica della perfezione cristiana, a partire dai suoi principii
    sino alla soglia della contemplazione infusa. Noi facciamo cominciare
    la perfezione col desiderio sincero di progredire nella vita
    spirituale, e l'ascetica conduce l'anima, per le vie purgativa e
    illuminativa, sino alla contemplazione acquisita.

    11. B) La mistica e` quella parte della scienza spirituale che ha per
    oggetto proprio la teoria e la pratica della vita contemplativa, a
    partire dalla prima notte dei sensi e dalla quiete fino al matrimonio
    spirituale.

    a) Evitiamo quindi, nella nostra definizione, di fare dell'Ascetica lo
    studio delle vie ordinarie della perfezione, e della Mistica lo studio
    delle vie straordinarie; oggi infatti si riserva questa parola di
    straordinario piuttosto a una categoria speciale di fenomeni mistici,
    a quelli che sono grazie date gratuitamente e che vengono ad
    aggiungersi alla contemplazione, come le estasi e le rivelazioni.

    b) La contemplazione e` uno sguardo semplice ed affettuoso di Dio e
    delle cose divine: si dice acquisita quando e` frutto della nostra
    attivita` aiutata dalla grazia; infusa quando, oltrepassando questa
    attivita`, e` operata da Dio col nostro consenso (n. 1299).

    c) Di proposito riuniamo in un unico volume la teologia ascetica e la
    mistica. 1) Tra l'una e l'altra vi sono certamente differenze
    profonde, che a suo tempo additeremo accuratamente; ma vi e` pure tra i
    due stati, l'ascetico e il mistico, una certa continuita`, la quale fa
    si` che l'uno sia una specie di preparazione all'altro, e che Dio si
    giovi, quando lo giudica conveniente, delle disposizioni generose
    dell'asceta per elevarlo agli stati mistici. 2) In ogni caso, lo
    studio della mistica getta molta luce sull'ascetica e viceversa;
    perche` le vie di Dio sono piene di armonia e l'azione cosi` potente
    ch'egli esercita sulle anime mistiche, fa meglio cogliere, col rilievo
    con cui si mostra, la sua azione meno forte sui principianti; cosi` le
    prove passive descritte da S. Giovanni della Croce fanno meglio
    intendere le aridita` ordinarie che si provano negli stati inferiori, e
    parimenti si intendono meglio le vie mistiche quando si vede a quale
    docilita`, a quale pieghevolezza arriva un'anima che per lunghi anni si
    e` esercitata nelle rudi fatiche dell'ascesi. Queste due parti d'una
    medesima scienza s'illuminano dunque vicendevolmente e ci guadagnano a
    non essere separate.

    sez. II. Le fonti della Teologia ascetica e mistica.

    12. Essendo la scienza spirituale un ramo della Teologia, e` evidente
    che le loro fonti sono le stesse: anzitutto le fonti che contengono o
    spiegano il dato rivelato, la Scrittura e la Tradizione; poi le fonti
    secondarie, ossia tutte le conoscenze che ci vengono della ragione
    illuminata dalla fede e dall'esperienza. Non ci rimane dunque qui se
    non indicare l'uso che se ne puo` fare nella Teologia ascetica.

    I. DELLA SACRA SCRITTURA.

    Non vi troviamo certamente una sintesi della dottrina spirituale, ma
    ricchi documenti sparsi qua e la` nel Vecchio come nel Nuovo
    Testamento, sotto forma di dottrine, di precetti, di consigli, di
    preghiere e d'esempi.

    13. 1^ Dottrine speculative su Dio, sulla sua natura, sui suoi
    attributi, sulla sua immensita` che penetra tutto, sulla infinita sua
    sapienza, sulla sua bonta`, sulla sua giustizia, sulla sua
    misericordia, sulla provvidenziale sua azione che si esercita su tutte
    le creature, ma specialmente sugli uomini per salvarli; sulla sua vita
    intima, sulla generazione misteriosa dell'Eterna Sapienza o del Verbo,
    sulla processione dello Spirito Santo, vincolo naturale tra il Padre e
    il Figlio; sulle sue opere; in particolare su cio` che fece per l'uomo,
    per comunicargli una partecipazione della sua vita divina, per
    restaurarla dopo la caduta per mezzo dell'Incarnazione del Verbo e
    della Redenzione, per santificarla con i sacramenti e per preparargli
    in cielo le eterne delizie della visione beatifica e dell'amor puro. E`
    evidente che questo insegnamento cosi` nobile e cosi` elevato e` un
    potente stimolo per aumentare in noi l'amor di Dio e il desiderio
    della perfezione.

    14. 2^ Un insegnamento morale composto di precetti e di consigli: il
    Decalogo, che si compendia tutto nell'amor di Dio e nell'amor del
    prossimo e quindi nel culto divino e nel rispetto dei diritti altrui;
    il cosi` nobile insegnamento dei Profeti, che, ricordando continuamente
    la bonta`, la giustizia e l'amor di Dio pel suo popolo, lo allontana
    dal peccato e specialmente dalle pratiche idolatriche, gli inculca il
    rispetto e l'amor di Dio, la giustizia, l'equita`, la bonta` verso
    tutti, ma specialmente verso i deboli e gli oppressi; i saggi consigli
    del libri sapienziali, che gia` contengono un'intiera esposizione delle
    virtu` cristiane; sopra tutto poi l'ammirabile dottrina di Gesu`, la
    sintesi ascetica condensata nel discorso del Monte; e la dottrina piu`
    alta ancora che troviamo nei discorsi riferiti da S. Giovanni e che
    egli commenta nelle sue Epistole; la teologia spirituale di S. Paolo,
    cosi` ricca di idee dommatiche e d'applicazioni pratiche. Il pallido
    compendio che tosto ne daremo ci mostrera` che il Nuovo Testamento e`
    gia` un codice di perfezione.

    15. 3^ Preghiere per nutrire la nostra pieta` e la nostra vita
    interiore. Ve ne sono forse delle piu` belle di quelle che troviamo nei
    Salmi e che la Chiesa giudico` cosi` atte a glorificar Dio e a
    santificarci, che le trasporto` nella sua liturgia, nel Messale e nel
    Breviario? Altre pur ve ne sono che si trovano sparse qua e la` nei
    libri storici o sapienziali; e c'e` soprattutto il Pater, la preghiera
    piu` bella, piu` semplice, piu` compita nella sua brevita`, che si possa
    trovare; e poi la preghiera sacerdotale di N. Signore, senza parlare
    delle dossologie che si trovano gia` nelle Epistole di S. Paolo e
    nell'Apocalisse.

    16. 4^ Esempi che ci conducono alla pratica della virtu`. a) Il
    Vecchio Testamento ci fa sfilare dinanzi una serie di patriarchi, di
    profeti e d'altri personaggi illustri, che non sono stati certo senza
    debolezze, ma le cui virtu` furono celebrate da S. Paolo 16-1 e
    ampiamente descritte dai Padri, che li propongono alla nostra
    imitazione. Chi infatti non ammira la pieta` di Abele e di Enoch, la
    soda virtu` di Noe` che pratica il bene in mezzo ad una generazione
    corrotta, la fede e la confidenza d'Abramo, la castita` e la prudenza
    di Giuseppe, il coraggio, la saviezza, la costanza di Mose`,
    l'intrepidezza, la pieta`, la saggezza di Davide, la vita austera dei
    Profeti, il valore dei Maccabei, e tanti altri esempi che sarebbe
    troppo lungo il ricordare? b) Nel Nuovo Testamento, ecco innanzi tutto
    Gesu` che ci appare come il tipo ideale della santita`, e poi Maria e
    Giuseppe, suoi fedeli imitatori, poi gli apostoli che, prima
    imperfetti, si consacrano poi corpo e anima alla predicazione del
    Vangelo e alla pratica delle virtu` cristiane ed apostoliche, cosicche`
    assai piu` eloquentemente con l'esempio che con le parole ci dicono
    "Imitatores mei estote sicut et ego Christi". Se molti di questi santi
    personaggi ebbero delle debolezze, il come le hanno poi riparate da`
    anche maggior valore ai loro esempi, mostrandoci il modo di riparare
    le proprie colpe con la penitenza.

    Per dare un'idea dei tesori ascetici che si trovano nella Sacra
    Scrittura, faremo nell'Appendice un compendio sintetico della
    spiritualita` dei Sinottici, di S. Paolo e di S. Giovanni.
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    00 10/15/2013 12:26 PM
    II. LA TRADIZIONE.

    17. La Tradizione compie la Sacra Scrittura, trasmettendoci delle
    verita` che in questa non sono contenute, e inoltre la interpreta in
    modo autentico. Si manifesta col magistero solenne e col magistero
    ordinario.

    1^ Il magistero solenne, che consiste propriamente nelle definizioni
    dei Concilii e dei Sommi Pontefici, non s'e` occupato che raramente di
    questioni ascetiche e mistiche strettamente dette; ma dovette spesso
    intervenire per chiarire e determinare le verita` che costituiscono il
    fondamento della spiritualita`: come la vita divina considerata nella
    sua sorgente, l'elevazione dell'uomo allo stato soprannaturale, il
    peccato originale e le sue conseguenze, la redenzione, la grazia
    comunicata all'uomo rigenerato, il merito che accresce in noi la vita
    divina, i sacramenti che conferiscono la grazia, il santo sacrifizio
    della Messa in cui sono applicati i frutti della redenzione. Nel corso
    dell'opera dovremo giovarci di tutte queste definizioni.

    18. 2^ Il magistero ordinario s'esercita in due modi, in modo
    teorico e in modo pratico.

    A) L'insegnamento teorico ci e` dato per via negativa con la condanna
    delle proposizioni dei falsi mistici, e per via positiva con la
    dottrina comune dei Padri e dei Teologi o con le conclusioni che
    scaturiscono dalle vite dei santi.

    a) Sorsero in diversi tempi dei falsi mistici che alterarono la vera
    nozione della perfezione cristiana, come gli Encratiti e i Montanisti
    dei primi secoli, i Fraticelli e certi mistici tedeschi del Medio Evo,
    Molinos e i Quietisti nei tempi moderni; la Chiesa, condannandoli, ci
    addito` gli scogli da evitare e insieme la via da seguire.

    19. b) E d'altra parte si formo` gradatamente una dottrina comune su
    tutte le grandi questioni di spiritualita`, che e` come il commentario
    vivente degli insegnamenti biblici, e che si trova presso i Padri, i
    teologi e gli autori spirituali; quando si leggono, si e` colpiti
    dell'unanimita` che manifestano su tutti i punti vitali che si
    riferiscono alla natura della perfezione, ai mezzi necessari per
    acquistarla, alle principali tappe da percorrere. Rimane certamente
    qualche punto controverso, ma su questioni accessorie, e queste
    discussioni fanno anche meglio risaltare l'unanimita` morale che esiste
    sul resto. La tacita approvazione che la Chiesa da` a questo
    insegnamento comune e` per noi una sicura garanzia di verita`.

    20. B) L'insegnamento pratico si trova principalmente nella
    canonizzazione dei Santi che hanno insegnato e praticato tutto questo
    complesso di dottrine spirituali. Si sa con quale minuziosa cura si
    procede alla revisione dei loro scritti e all'esame delle loro virtu`;
    dallo studio di questo documenti e` facile dedurre dei principii di
    spiritualita` sulla natura e sui mezzi di perfezione, che saranno
    l'espressione del pensiero della Chiesa. Per convincersene, basta
    leggere l'opera cosi` bene documentata di Benedetto XIV: De Servorum
    Dei Beatificatione et Canonizatione, o qualcuno dei processi di
    Canonizzazione, oppure biografie di Santi scritte secondo le regole
    d'una saggia critica.

    III. LA RAGIONE ILLUMINATA DALLA FEDE E DALL'ESPERIENZA.

    21. La ragione naturale, essendo un dono di Dio assolutamente
    necessario all'uomo per conoscere la verita` sia naturale che
    soprannaturale, ha una parte larghissima nello studio della
    spiritualita`, come di tutti gli altri rami della scienza
    ecclesiastica. Trattandosi pero` di verita` rivelate, ha bisogno
    d'essere guidata e perfezionata dai lumi della fede; e, per applicare
    i principi generali alle anime, deve appoggiarsi sull'esperienza
    psicologica.

    22. 1^ Il primo suo ufficio e` di raccogliere e coordinare i dati
    della Scrittura e della Tradizione; perche`, essendo essi sparsi in
    vari libri, hanno bisogno d'essere riuniti per formare un tutto.
    Inoltre quei sacri detti furono pronunziati in quella data
    circostanza, in occasione di quella data questione, in quel dato
    ambiente; e cosi` pure i testi della Tradizione furono spesso motivati
    da circostanze varie di tempi e di persone. a) Per coglierne quindi il
    valore, bisogna collocarli nel loro ambiente, confrontarli con
    insegnamenti analoghi, poi aggrupparli e interpretarli alla luce del
    complesso delle verita` cristiane. b) Fatto questo primo lavoro, si puo`
    da questi principi trarre delle conclusioni, mostrarne la saldezza e
    le molteplici applicazioni alle mille particolarita` della vita umana
    nelle piu` svariate circostanze. c) Principi e conclusioni saranno in
    fine coordinati in una vasta sintesi e formeranno una vera scienza.
    d) A lei pure spetta il difendere la dottrina ascetica dai suoi
    detrattori. Vi sono molti che l'assaltano in nome della ragione e
    della scienza e non vedono che illusione la` dove sono invece sublimi
    realta`. Rispondere a questi critici, appoggiandosi alla filosofia e
    alla scienza, ecco il preciso ufficio della ragione.

    23. 2^ Essendo la spiritualita` una scienza vissuta, bisogna mostrare
    storicamente come e` stata praticata; e` quindi necessario leggere
    biografie di Santi antichi e moderni, di varie condizioni e di diversi
    paesi, per rilevare in qual modo le regole ascetiche sono state
    interpretate e adattate ai diversi tempi, alle varie nazioni, e ai
    doveri particolari del proprio stato. E poiche` nella Chiesa non ci
    sono solo dei santi, bisogna rendersi ben conto degli ostacoli che si
    oppongono alla pratica della perfezione e dei mezzi usati per
    trionfarne. Occorrono quindi studi psicologici e alla lettura bisogna
    aggiungere l'osservazione.

    24. 3^ Spetta pure alla ragione, illuminata dalla fede, applicare i
    principi e le regole generali a ogni persona in particolare tenendo
    conto del temperamento, del carattere, dell'eta` e del sesso, della
    posizione sociale, dei doveri del suo stato, come anche delle
    attrattive soprannaturali della grazia, badando pure alle regole sul
    discernimento degli spiriti.

    Per adempiere questo triplice ufficio, occorre non solo un'acuta
    intelligenza, ma anche un giudizio retto, molta prudenza e
    discernimento. Vi si deve aggiungere lo studio della psicologia
    pratica, dei temperamenti, delle malattie nervose e degli stati
    morbosi che hanno tanta influenza sulla mente e sulla volonta`, ecc.
    Trattandosi poi d'una scienza soprannaturale, non si deve dimenticare
    che al lume della fede spetta una parte preponderante, e che i doni
    dello Spirito Santo mirabilmente la compiono; specialmente il dono
    della scienza, che dalle cose umane ci eleva fino a Dio, il dono
    dell'intelletto che ci fa meglio approfondire le verita` rivelate, il
    dono della sapienza che ce le fa discernere e gustare, il dono del
    consiglio che ci aiuta ad applicarle a ciascuno in particolare.

    Ecco perche` i Santi, che si lasciano condurre dallo Spirito di Dio,
    sono pure i piu` atti a meglio intendere e meglio applicare i principi
    della vita soprannaturale; hanno una certa connaturalita` con le cose
    divine, che le fa loro meglio intendere e gustare: "Abscondisti haec a
    sapientibus et prudentibus et revelasti en parvulis" 24-1.
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    00 10/15/2013 12:27 PM
    sez. III. Il metodo da seguire 25-1.

    Per trarre maggior profitto dalle fonti che abbiamo descritte, quale
    metodo si dovra` seguire? Il metodo sperimentale e descrittivo, o il
    metodo deduttivo, oppure l'unione dei due? Quale spirito deve
    presiedere all'uso di questi metodi?

    25. 1^ Il metodo sperimentale, descrittivo o psicologico, consiste
    nell'osservare in se` o negli altri i fatti ascetici o mistici, nel
    classificarli e coordinarli, per dedurne i segni o le note
    caratteristiche di ciascuno stato, le virtu` o le disposizioni che
    convengono a ognun di loro, e cio` senza darsi pensiero della natura o
    della causa di questi fenomeni, senza chiedere se procedono dalle
    virtu`, dai doni dello Spirito Santo o da grazie miracolose. Questo
    metodo nella parte positiva ha molti vantaggi, perche` bisogna pure ben
    conoscere i fatti prima di spiegarne la natura e la causa.

    26. Se pero` venga adoperato in modo esclusivo:

    a) Questo metodo non puo` costituire una vera scienza; ne somministra
    certamente i fondamenti, cioe` i fatti e le induzioni immediate che se
    ne possono trarre, puo` anche accertare quali sono i mezzi pratici che
    generalmente riescono meglio. Tuttavia, finche` non si risalga alla
    natura intima e alla causa di questi fatti, si fa piuttosto della
    psicologia che della teologia; o se si descrivono minutamente i mezzi
    per praticare questa o quell'altra virtu`, non si mostra abbastanza il
    movente e lo stimolo che aiuta a praticarla.

    b) Si e` quindi esposti a cadere in opinioni mal fondate. Se nella
    contemplazione non si distingue cio` che e` miracoloso, come l'estasi e
    la levitazione, da cio` che ne costituisce l'elemento essenziale, cioe`
    lo sguardo prolungato e affettuoso su Dio sotto l'influsso d'una
    grazia speciale, se ne potra` troppo facilmente concludere che ogni
    contemplazione e` miracolosa, il che e` contrario alla dottrina comune.

    c) Molte controversie sugli stati mistici s'attenuerebbero se alle
    descrizioni di questi stati s'aggiungessero le distinzioni e le
    esattezze fornite dallo studio teologico. Cosi` la distinzione tra
    contemplazione acquisita e infusa fa meglio intendere certi stati
    d'animo molto reali e conciliare certe opinioni che, a prima vista,
    sembrano contradittorie. Parimenti, nella contemplazione passiva vi
    sono molti gradi: ve ne sono di quelli in cui basta l'uso perfezionato
    dei doni, ve ne sono altri in cui Dio deve intervenire per disporre le
    nostre idee e aiutarci a trarne delle conclusioni che colpiscono, ve
    ne sono infine di quelli che non si possono bene spiegare che con
    conoscenze infuse. Tutte queste distinzioni sono il risultato di
    lunghe e pazienti ricerche speculative insieme e pratiche; facendole,
    si ridurrebbe il numero dei disparari che separano le varie scuole.

    27. 2^ Il metodo dottrinale o deduttivo consiste nello studiare
    accuratamente cio` che insegnano sulla vita spirituale la Scrittura, la
    Tradizione, la Teologia, in particolare la Somma di S. Tommaso, e
    dedurne conclusioni sulla natura della vita cristiana, sulla sua
    perfezione, sul suo obbligo e sui mezzi di raggiungerla, senza darsi
    abbastanza pensiero dei fatti psicologici, del temperamento e del
    carattere delle persone dirette, delle loro inclinazioni, dei
    risultati prodotti su questa o su quell'altra anima dai diversi mezzi;
    senza studiare in particolare i fenomeni mistici descritti dai Santi
    che li provarono, come S. Teresa, S. Giovanni della Croce,
    S. Francesco di Sales, ecc. ecc.; o almeno senza tenerne abbastanza
    conto. Essendo noi facilmente soggetti ad ingannarci nelle nostre
    deduzioni, particolarmente quando le moltiplichiamo, e` cosa prudente
    il verificarle confrontando i fatti. Se, per esempio, si viene a
    conoscere che la contemplazione infusa e` abbastanza rara, si mettera`
    qualche restrizione alla tesi sostenuta da alcune scuole, che tutti
    sono chiamati ai piu` alti gradi di contemplazione 27-1.

    28. 3^ Unione dei due metodi. A) Bisogna dunque saper combinare
    insieme i due metodi.

    E` quello veramente che fanno in generale gli autori, con questa
    differenza pero` che gli uni s'appoggiano di piu` sui fatti e gli altri
    sui principi 28-1. Noi cercheremo di tenere la via di mezzo, senza
    la pretensione di riuscirvi. a) I principi di teologia mistica che i
    grandi maestri dedussero dalle verta` rivelate ci aiuteranno a meglio
    osservare i fatti, ad analizzarli in modo piu` compi`to, a ordinarli in
    modo piu` metodico, a interpretarli piu` saviamente; non dimenticheremo
    infatti che i mistici descrivono le loro impressioni, senza volerne,
    almeno il piu` delle volte, interpretare la natura. I principi ci
    aiuteranno pure a ricercare la causa dei fatti, tenendo conto delle
    verita` gia` conosciute, e a coordinarli in modo da farne una vera
    scienza.

    b) D'altra parte lo studio dei fatti ascetici e mistici correggera` cio`
    che vi sarebbe di troppo rigido e di troppo assoluto nelle conclusioni
    puramente dialettiche; non vi puo` infatto essere opposizione assoluta
    tra i principii e i fatti; se dunque l'esperienza mostra che il numero
    dei mistici e` ristretto, non bisogna affrettarsi a conchiudere che cio`
    dipende unicamente dalla resistenza alla grazia. Ed e` pure utile il
    chiedersi perche` nelle cause di canonizzazione si giudica della
    santita` molto piu` dalla pratica delle virtu` eroiche che dal genere
    d'orazione o di contemplazione; questi fatti potranno di fatto
    dimostrare che il grado di santita` non e` sempre e necessariamente in
    relazione col genere e col grado d'orazione.

    29. B) Come fondere insieme i due metodi? a) Bisogna anzitutto
    studiare il dato rivelato quale ci e` somministrato dalla Scrittura e
    dalla Tradizione, compresovi il magistero ordinario della Chiesa; e,
    con l'aiuto di questo dato, determinare, col metodo deduttivo, che
    cos'e` la vita e la perfezione cristiana, quali i suoi vari gradi,
    quale il cammino progressivo generalmente tenuto per arrivare alla
    contemplazione, passando per la mortificazione e la pratica delle
    virtu` morali e teologali; in che consiste questa contemplazione, sia
    nei suoi elementi essenziali, sia nei fenomeni straodinari che qualche
    volta l'accompagnano.

    30. b) A questo studio dottrinale bisogna aggiungere il metodo
    d'osservazione: 1) esaminare con cura le anime, le loro qualita` e i
    loro difetti, la loro fisionomia speciale, le loro inclinazioni e le
    loro ripugnanze, i movimenti della natura e della grazia che in loro
    si producono; queste conoscenze psicologiche daranno modo di
    determinar meglio i mezzi di perfezione che meglio loro convengono, le
    virtu` di cui hanno maggior bisogno e verso le quali la grazia le
    inclina, la loro corrispondenza a questa grazia, gli ostacoli che
    incontrano e i mezzi che riescono meglio per trionfarne. 2) Per
    allargare il campo della propria esperienza, si leggeranno
    attentamente le vite dei Santi, quelle specialmente che, senza
    dissimularne i difetti, mostrano il modo progressivo con cui li
    combatterono, come e con quali mezzi praticarono le virtu`, se e come
    passarono dalla vita ascetica alla vita mistica e sotto quali
    influenze. 3) Nella vita dei contemplativi si dovranno pure studiare i
    vari fenomeni della contemplazione, dai primi incerti bagliori fino
    alle piu` alte vette, gli effetti di santita` prodotti da queste grazie,
    le prove a cui furono sottoposti, le virtu` che praticarono. Tutto cio`
    servira` a compiere e talora a rettificare le conoscenza teoriche che
    si erano acquistate.

    31. c) Con l'aiuto dei principii teologici e dei fenomeni mistici
    ben studiati e ben classificati, si potra` piu` facilmente risalire alla
    natura della contemplazione, alle sue cause, alle sue specie, e
    distinguere cio` che v'e` in essa di normale e di straordinario. 1) Si
    cerchera` in quale misura i doni dello Spirito Santo sono i principii
    formali della contemplazione e come bisogna coltivarli per mettersi
    nelle disposizioni interiori favorevoli alla contemplazione. 2) Si
    esaminera` se i fenomeni debitamente accertati si spiegano tutti coi
    doni dello Spirito Santo, se qualcuno non suppone specie infuse, e
    come esse operino nell'anima; oppure se e` l'amore che produce questi
    stati spirituali senza nuove cognizioni. 3) Si potra` allora veder
    meglio in che consiste lo stato passivo, in quale misura l'anima vi
    resta attiva, la parte di Dio e quella dell'anima nella contemplazione
    infusa; cio` che in questo stato e` ordinario e cio` che diviene
    straordinario e preternaturale. Cosi` si potra` studiar meglio il
    problema della vocazione allo stato mistico e del numero piu` o meno
    grande dei veri contemplativi.

    Procedendo cosi`, avremo maggior probabilita` d'arrivare alla verita` e a
    conclusioni pratiche per la direzione delle anime; e uno studio di
    questo genere diventera` non meno attraente che santificante.

    32. 4^ Con quale spirito si deve seguir questo metodo? Qualunque sia
    il metodo usato, e` necessario studiare questi difficili problemi con
    molta calma e ponderazione, allo scopo di conoscere la verita`, e non
    di far trionfare ad ogni costo il sistema da noi preferito.

    a) Bisogna quindi rilevare e mettere in luce cio` che e` certo o
    comunemente ammesso, e riporre in un secondo piano cio` che e`
    controverso. La direzione da dare alle anime non dipende dalle
    questioni controverse, ma dalle dottrine comunemente ricevute. Vi e`
    unanimita` in tutte le scuole nel riconoscere che la rinunzia e la
    carita`, il sacrifizio e l'amore sono necessari a tutte le anime e in
    tutte le vie, e che l'armonica combinazione di questo doppio elemento
    dipende molto dal carattere delle persone dirette. Tutti ammettono che
    bisogna sempre praticare lo spirito di penitenza, benche` prenda forme
    diverse, secondo i diversi gradi di perfezione; che bisogna praticare
    le virtu` morali e teologali in modo sempre piu` perfetto per giungere
    alla via unitiva; e che i doni dello Spirito Santo, coltivati con
    cura, danno all'anima nostra una pieghevolezza che la rende piu` docile
    alle ispirazioni della grazia e la preparono, se Dio ve la chiama,
    alla contemplazione. Si e` anche d'accordo su questo punto importante
    che la contemplazione infusa e` essenzialmente gratuita e che Dio la da`
    a chi vuole e quando vuole; e che quindi nessuno puo` mettersi da se`
    stesso nello stato passivo e che i segni d'una vocazione prossima a
    questo stato sono quello cosi` ben descritti da S. Giovanni della
    Croce. E quando le anime giungono alla contemplazione, devono, per
    comun consenso, progredire nella perfetta conformita` alla volonta` di
    Dio, nel santo abbandono e soprattutto nell'umilta`, virtu`
    costantemente raccomandata da S. Teresa.

    Si possono dunque dirigere prudentemente le anima, anche quelle
    chiamate alla contemplazione, senza aver sciolto tutte le questioni
    controverse che gli autori contemporanei stanno ancora discutendo.

    33. b) Ci sembra cosi` che, se si affrontano questi problemi con
    spirito conciliativo, cercando cio` che ci avvicina anziche` cio` che ci
    divide, si arrivera`, se non a sopprimerle, certo ad addolcire queste
    controversie, ad attenuarle, a vedere l'anima di verita` che ogni
    sistema contiene. Ecco cio` che si puo` fare quaggiu`: bisogna sapere
    attendere i lumi della visione beatifica per risolvere un certo numero
    di problemi difficili.
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    00 10/15/2013 12:27 PM

    sez. IV. Eccellenza e necessita` della Teologia ascetica.

    Il poco che abbiamo detto sulla natura, sulle fonti e sul metodo della
    Teologia ascetica, ce ne lascia gia` intravedere l'eccellenza e la
    necessita`.

    I. ECCELLENZA DELLA TEOLOGIA ASCETICA.

    34. L'eccellenza deriva dal suo oggetto che e` uno dei piu` nobili che
    si possano studiare. Egli e` infatto una partecipazione della vita
    divina comunicata all'anima e da lei coltivata con infaticabile
    ardore. Se analizziamo questo concetto, vedremo quanto questo ramo
    della teologia sia degno della nostra attenzione.

    1^ Vi studiamo prima di tutto Dio nelle sue piu` intime relazioni con
    l'anima: la SS. Trinita` che abita e vive in noi e ci comunica una
    partecipazione della sua vita, che collabora alle nostre opere buone,
    aiutandoci cosi` ad aumentare continuamente in noi questa vita
    soprannaturale, a purificare l'anima nostra, ad abbellirla con la
    pratica delle virtu`, a trasformarla finche` sia matura per la visione
    beatifica. Si puo` forse immaginare cosa piu` grande e piu` eccellente di
    questa azione di Dio che trasforma le anime per unirle a se` e
    assimilarsele in modo cosi` perfetto?

    2^ Vi studiamo poi l'anima stessa che, nella sua collaborazione con
    Dio, si viene a poco a poco liberando dai difetti e dalle
    imperfezioni, che coltiva le virtu` cristiane, che si sforza d'imitare
    le virtu` del suo divino Modello non ostante gli ostacoli interni ed
    esterni, che coltiva i doni dello Spirito Santo e acquista una
    mirabile pieghevolezza per obbedire ai minimi tocchi della grazia e
    che s'avvicina cosi` ogni giorno piu` al Padre celeste. Se oggi le
    questioni che hanno relazione con la vita si considerano come le piu`
    degne d'attirare la nostra attenzione, che dobbiamo dire di una
    scienza che tratta della vita soprannaturale, della partecipazione
    alla vita stessa di Dio, che ne descrive le origini, i progressi e la
    piena espansione nel cielo? Vi e` forse oggetto piu` nobile per i nostri
    studi? Ve n'e` forse di piu` necessario?

    II. NECESSITA` DELLA TEOLOGIA ASCETICA.

    Per essere piu` precisi in materia cosi` delicata, ne esporremo:
    * 1^ la necessita` pel sacerdote;
    * 2^ la grandissima utilita` per i laici;
    * 3^ la maniera pratica di studiarla.

    1^ Necessita` pel Sacerdote.

    35. Il sacerdote deve santificare se stesso e santificare i suoi
    fratelli, e per questo doppio rispetto e` obbligato a studiare la
    scienza dei santi.

    A) Il sacerdote, come dimostreremo piu` innanzi con S. Tommaso, e`
    obbligato non solamente a tendere alla perfezione ma a possederla in
    un grado piu` elevato del semplice religioso. Ora la conoscenza della
    vita cristiana e dei mezzi che contribuiscono a perfezionarla, e`
    normalmente necessaria per giungere alla perfezione: nil volitum quin
    praecognitum.

    a) La conoscenza accende e stimola il desiderio. Sapere che cos'e` la
    santita`, la sua eccellenza, l'obbligo di tendervi, i suoi mirabili
    effetti nell'anima, la sua fecondita`, e` gia` un desiderarla. La
    conoscenza d'un bene tende a farcelo desiderare; non si puo` lungamente
    e attentamente contemplare un frutto delizioso senza che nasca il
    desiderio di gustarlo. Ora il desiderio, principalmente quando e`
    ardente e prolungato, e` gia` un principio d'azione: mette in moto la
    volonta` e la spinge verso il conseguimento del bene percepito
    dall'intelligenza, le da` slancio ed energia per raggiungerlo, e ne
    sostiene gli sforzi per conquistarlo; il che e` tanto piu` necessario in
    quanto che molti ostacoli s'oppongono al nostro progresso spirituale.

    b) La considerazione particolare delle numerose tappe da percorrere
    per giungere alla perfezione, gli sforzi perseveranti fatti dai santi
    per trionfare delle difficolta` e avanzare continuamente verso il fine
    desiderato, infiamma i cuori, sostiene l'ardore in mezzo alla lotta,
    impedisce il rilassamento e la tiepidezza, tanto piu` se si considerano
    nello stesso tempo gli aiuti e le consolazioni che Dio tiene preparate
    alle anime di buona volonta`.

    c) Questo studio e` tanto piu` necessario ai nostri giorni: "Viviamo
    infatti in un'atmosfera di dissipazione, di razionalismo, di
    naturalismo, di sensualismo che si insinua, anche a loro insaputa, in
    una moltitudine di anime cristiane, e che invade financo il
    santuario 35-1". I due o tre anni passati in caserma inducono i
    giovani chierici, specialmente quelli che non ricevettero in famiglia
    una educazione profondamente cristiana, a partecipare a questo tristo
    spirito. Ora qual e` il mezzo migliore per reagire contro queste
    funeste tendenze del nostro tempo, se non il vivere in compagnia di
    Nostro Signore e dei Santi con lo studio metodico e continuato dei
    principii di spiritualita`, che sono in opposizione diretta con la
    triplice concupiscenza?

    36. B) Per la santificazione delle anime che gli sono affidate.
    a) Anche quando si tratta di peccatori, il sacerdote ha bisogno di
    conoscere l'Ascetica per insegnar loro il modo di evitare le occasioni
    di peccato, combattere le passioni, resistere alle tentazioni,
    praticare le virtu` contrarie ai vizi che si debbono fuggire. E` vero
    che la teologia morale suggerisce gia` brevemente queste cose, ma
    l'Ascetica le sintetizza e le sviluppa.

    b) E poi vi sono in quasi tutte le parocchie delle anime elette che
    Dio chiama alla perfezione, e che, se sono ben dirette, aiuteranno il
    sacerdote nell'esercizio dell'apostolato con le loro preghiere, con i
    loro esempi, e con mille piccole industrie. In ogni caso se ne possono
    formare alcune tra i giovinetti del catechismo e del patronato. Ora
    per riuscire in quest'opera cosi` importante, e` necessario che il
    sacerdote sia un buon direttore, che possegga le regole tracciate dai
    santi e contenute nei libri di spiritualita`; altrimenti non si ha ne`
    il gusto ne` la capacita` richiesta per l'arte cosi` difficile di formare
    le anime.

    37. c) A piu` forte ragione lo studio delle vie spirituali e`
    necessario per la direzione delle anime ferventi chiamate alla
    santita`, e che talora s'incontrano anche nei piu` piccoli villaggi. Per
    guidarle sino all'orazione di semplicita` e alla contemplazione
    ordinaria, bisogna conoscere non solamente l'Ascetica ma anche la
    Mistica sotto pena di smarrirsi e di ostacolare il progresso di queste
    persone. L'osservava gia` S. Teresa: "Per questo e` necessarissimo un
    direttore, ma e` a desiderare che abbia esperienza... La mia opinione e`
    e sara` sempre che ogni cristiano deve, potendolo, conferire con uomini
    dotti; e quanto piu` dotti saranno, tanto meglio. Coloro che camminano
    per le vie dell'orazione ne hanno piu` bisogno degli altri; e cio` tanto
    piu` quanto piu` saranno spirituali... Cio` di cui io sono persuasissima
    e` che il demonio non riuscira` mai con i suoi artifizi a sedurre una
    persona d'orazione che consulta i teologi, tranne che non voglia
    ingannarsi da se` stessa. Secondo me, il demonio paventa grandemente la
    scienza umile e virtuosa, perche` sa che ne sara` smascherato e che
    dovra` ritirarsi sconfitto" 37-1. Lo stesso linguaggio tiene
    S. Giovanni della Croce: "Siffatti maestri spirituali (che ignorano le
    vie mistiche) non comprendono le anime avviate in questa
    contemplazione quieta e solitaria... le costringono a riprendere il
    cammino della meditazione e del lavoro della memoria, a fare atti
    interni in cui queste anime non trovano che aridita` e distrazione...
    Che si sappia bene: colui che s'inganna per la sua ignoranza, quando
    il suo ministero gli impone il dovere d'acquistare le cognizioni
    necessarie, non sfuggira` al castigo, che sara` proporzionato al male
    prodotto" 37-2.

    Ne` si dica: Se io incontrero` di queste anime, le abbandonero` allo
    Spirito Santo perche` le guidi Lui. -- Lo Spirito Santo vi
    risponderebbe che egli le ha affidate a voi e che voi dovete lavorare
    con Lui alla loro direzione. Egli puo` certamente dirigerle da se`; ma
    per evitare ogni pericolo d'illusione, vuole che questa direzione sia
    sottoposta all'approvazione d'un direttore visibile.
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    00 10/15/2013 12:27 PM

    2^ Utilita` per i laici.

    38. Diciamo utilita` e non necessita`; perche` i laici possono
    lasciarsi guidare da un direttore istruito e sperimentato, e non sono
    quindi assolutamente obbligati a studiare la Teologia ascetica.
    Tuttavia questo studio sara` loro utilissimo per tre ragioni
    principali:-- a) Per stimolare e tener vivo il desiderio della
    perfezione, come anche per dar loro una certa conoscenza della natura
    della vita cristiana e dei mezzi che ci aiutano a perfezionarla. Non
    si desidera cio` che non si conosce, ignoti nulla cupido, mentre che la
    lettura dei libri spirituali eccita o aumenta il desiderio sincero di
    praticare cio` che si e` letto. Quante anime, per esempio, si sono
    slanciate con ardore verso la perfezione, leggendo l'Imitazione, il
    Combattimento spirituale, l'Introduzione alla vita devota, la Pratica
    di amar Gesu` Cristo?

    b) E anche quando si abbia una guida spirituale, la lettura d'una
    buona Teologia ascetica facilita` e compie la direzione. Si sa meglio
    cio` che bisogna dire nella confessione o nella direzione; si capiscono
    e si ritengono meglio i consigli del direttore, quando si ritrovano in
    un libro che si puo` rileggere. Il direttore, dal canto suo, si vede
    dispensato dall'entrare in numerosi particolari, e si contenta, dopo
    alcuni avvisi sostanziali, di far leggere qualche trattato ove il
    diretto trovera` gli schiarimenti e i compimenti necessari. Cosi` la
    direzione potra` diventar piu` breve senza nulla perdere dei suoi
    vantaggi, perche` il libro continuera` e compira` l'azione del direttore.

    c) Finalmente la lettura d'un trattato di vita spirituale potra`
    supplire, fino a un certo punto, la direzione che non si potesse
    ricevere per mancanza di guida spirituale o che si ricevesse
    raramente. La direzione, come diremo appresso, e` certamente il mezzo
    normale per formarsi alla perfezione; quando pero`, per una ragione o
    per un'altra, non si puo` trovare un buon direttore, il Signore vi
    supplisce, e uno dei mezzi di cui si serve e` appunto qualcuno di quei
    libri che, in modo preciso e metodico, tracciano la via da tenere per
    diventar perfetti.

    3^ Modo di studiare questa scienza.

    39. Per acquistare la scienza necessaria alla direzione delle anime
    si richiedono tre condizioni: un Manuale, la lettura dei grandi
    maestri, la pratica.

    A) Lo studio d'un Manuale. Le letture spirituali che si fanno in un
    seminario, la pratica della direzione, e specialmente l'acquisto
    progressivo delle virtu` aiutano certamente molto il seminarista a
    formarsi alla direzione delle anime. Ma pure ci vuole anche lo studio
    d'un buon Manuale. 1) Le letture spirituali sono anzitutto un
    esercizio di pieta`, una serie d'istruzioni, di consigli e
    d'esortazioni sulla vita spirituale, ed e` ben raro che vi si trattino
    in modo metodico e completo tutte le questioni di spiritualita`. 2) In
    ogni caso, se i seminaristi non hanno un Manuale, a cui possano
    logicamente riferire i vari consigli che lor si danno, e che possano
    rileggere di quando in quando, presto dimenticheranno cio` che hanno
    inteso e mancheranno della competente scienza. Ora questa scienza e`
    una di quelle che il giovane clero deve acquistare in Seminario, come
    ben disse Pio X: "Scientiam pietatis et officiorum quam asceticam
    vocant". 39-1

    40. B) Lo studio approfondito dei Maestri spirituali, specialmente
    degli autori canonizzati, o di quelli, che senza essere tali, sono
    vissuti da santi. a) Al loro contatto, infatti, il cuore si riscalda,
    l'intelligenza, illuminata dalla fede, percepisce piu` chiaramente e
    gusta meglio che in un libro didattico i grandi principii della vita
    spirituale, e la volonta`, sorretta dalla grazia, e` stimolata alla
    pratica delle virtu` cosi` vivamente descritte da coloro che vi si sono
    valorosamente esercitati. Aggiungendovi la lettura delle vite dei
    santi, si capira` anche meglio perche` e come si devono imitare, e
    l'irresistibile efficacia dei loro esempi dara` nuova forza ai loro
    insegnamenti: "Verba movent, exempla trahunt".

    b) Questo studio, cominciato in Seminario, dovra` continuare e
    perfezionarsi nel ministero: la direzione delle anime lo rendera` piu`
    pratico; come un buon medico non cessa di perfezionare i suoi studi
    con la pratica dell'arte e l'arte con nuovi studi, cosi` un savio
    direttore dara` compimento alle sue cognizioni teoriche con la
    direzione delle anime, e all'arte della direzione con nuovi studi
    riguardanti i bisogni speciali delle anime a lui affidate.

    41. C) La pratica delle virtu` cristiane e sacerdotali sono sotto il
    savio stimolo d'un direttore. Per ben capire la varie tappe della
    perfezione, non c'e` mezzo piu` efficace che percorrerle da se` stesso;
    infatti, la miglior guida attraverso le montagne non e` forse colui che
    le ha percorse egli stesso in tutti i sensi? E quando si e` stati ben
    diretti, si e`, a parita` di condizioni, piu` atti a dirigere gli altri,
    perche` si e` visto per esperienza come si applicano le regole nei casi
    particolari.

    Combinando queste tre condizioni, si studiera` la Teologia ascetica con
    molto profitto per se` e per gli altri.

    42. Soluzione di alcune difficolta`. A) Si rimprovera talvolta
    all'Ascetica di falsare le coscienze, mostrandosi molto piu` esigente
    della Morale e chiedendo alle anime una perfezione inattuabile. Questo
    rimprovero sarebbe fondato se essa non distinguesse tra precetto e
    consiglio, tra le anime chiamate ad un'alta perfezione e quelle che
    non lo sono. Ora non e` cosi`: pur spingendo le anime elette verso
    altezze inaccessibili ai cristiani ordinari, non dimentica la
    differenza che passa tra precetto e consiglio, tra le condizioni
    essenziali per salvarsi e quelle che sono richieste per la perfezione;
    ma sa pure che, per osservar bene i comandamenti, bisogna osservare
    pure alcuni consigli.

    43. B) Viene accusata di favorire l'egoismo, a tutto anteponendo la
    propria santificazione. -- Ma Nostro Signore stesso c'insegna che la
    salvezza dell'anima nostra dev'essere il nostro primo pensiero: Quid
    enim prodest homini si mundum universum lucretur, animae vero suae
    detrimentum patiatur? 43-1 Nulla v'e` d'egoistico in questo; perche`
    una delle condizioni essenziali per salvarsi e` la carita` verso il
    prossimo, la quale si manifesta tanto con le opere corporali quanto
    con le spirituali; e la perfezione vuole che si ami il prossimo al
    punto da sacrificarsi per lui, come fece Gesu` per noi. Se questo e`
    egoismo, e` un egoismo poco temibile.

    C) Si insiste: l'Ascetica spinge le anime alla contemplazione e quindi
    le distoglie dalla vita attiva. -- Bisogna assolutamente ignorare la
    storia, per affermare che la contemplazione nuoce all'azione: "I veri
    mistici, dice il signor De Montmorand 43-2, sono persone di
    pratica e di azione, non di ragionamento e di teoria. Hanno il senso
    dell'organizzazione, il dono del comando, e si palesano pieni di
    ottime doti per gli affari. Le opere che essi fondano sono vitali e
    durevoli; nella concezione e nella direzione delle loro imprese, danno
    prova di prudenza e di arditezza, e di quella giusta stima delle
    possibilita` che costituisce il buon senso. Difatti sembra appunto che
    il buon senso sia la loro dote principale: un buon senso che non e`
    turbato da alcuna esaltazione morbosa ne` da alcuna immaginazione
    disordinata, al quale s'aggiunge anzi una rara potenza di
    discernimento." Non abbiamo forse visto, leggendo la storia della
    Chiesa, che la maggior parte dei santi che hanno scritto intorno alla
    vita spirituale erano nello stesso tempo uomini di scienza e d'azione?
    Ne sono prova: Clemente Alessandrino, S. Basilio, S. Grisostomo, [sic]
    S. Ambrogio, S. Agostino, S. Gregorio, S. Anselmo, S. Bernardo, il
    B. Alberto Magno, San Tommaso, S. Bonaventura, Gersone, S. Teresa,
    S. Francesco di Sales, S. Vincenzo de Paoli, il Card. di Be'rulle, la
    Signora Acarie, e tanti altri che sarebbe troppo lungo enumerare. La
    contemplazione non soltanto non e` di ostacolo all'azione, ma la
    illumina anzi e la dirige.

    Nulla dunque e` piu` nobile, piu` importante, piu` utile della Teologia
    ascetica ben compresa.

    sez. V. Divisione della Teologia ascetica e mistica
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    00 10/15/2013 12:28 PM
    I. DISEGNI VARI SEGUITI DAGLI AUTORI.

    Dopo di avere indicati i vari disegni da altri adottati, proporremo
    quello che ci sembra il piu` adatto al nostro scopo. Vi sono vari
    aspetti secondo cui si puo` tracciare una divisione logica della
    scienza spirituale.

    44. 1^ Gli uni, considerandola come scienza pratica, lasciano da
    parte tutte le verita` speculative su cui si fonda, restringendosi a
    coordinare, quanto piu` metodicamente e` possibile, le regole della
    perfezione cristiana; tali furono tra i Padri, G. Cassiano nelle sue
    Conferenze, S. Giovanni Climaco nella sua Scala Mistica; e, nei tempi
    moderni, il Rodriguez nella "Pratica della Perfezione cristiana". Il
    vantaggio di questo metodo e` d'entrare immediatamente nello studio dei
    mezzi pratici che conducono alla perfezione. L'inconveniente e` di non
    proporre alle anime gli stimoli che ci da` la considerazione di cio` che
    hanno fatto e fanno per noi Dio e Gesu` Cristo, e di non fondare la
    pratica delle virtu` su quelle convinzioni profonde e generali che si
    trovano nella meditazione delle verita` dogmatiche.

    45. 2^ Quindi e` che i piu` illustri Padri greci e latini, come
    S. Atanasio e S. Cirillo, S. Agostino e S. Ilario, i grandi teologi
    del Medio-Evo, come Riccardo da S. Vittore, il B. Alberto Magno, San
    Tommaso e S. Bonaventura, badano a fondare la loro dottrina spirituale
    sui dommi di fede e di riferirvi le virtu` di cui espongono la natura e
    i gradi. Questo fece specialmente la Scuola francese del secolo XVII,
    con Be'rulle, Condren, Olier, G. Eudes 45-1. Il suo merito sta
    nell'illuminare la mente e fortificare le convinzioni per far meglio
    praticare le austere virtu` che ci propone. Le si rimprovera talora di
    allargarsi un poco troppo nella speculativa e badare troppo poco alla
    pratica; la perfezione quindi starebbe nell'unire queste due cose, cio`
    che molti hanno gia` tentato con buon esito 45-2.

    46. 3^ Tra quelli che si studiano di conciliare questi due elementi
    essenziali, alcuni seguono l'ordine ontologico delle virtu`, mentre
    altri seguono l'ordine psicologico dello sviluppo delle stesse virtu`
    per le tre vie, purgativa, illuminativa e unitiva.

    A) Tra i primi sta S. Tommaso che, nella Somma, tratta per ordine
    delle virtu` teologali e morali e dei doni dello Spirito Santo da lui
    collegati con ciascuna virtu`. Fu seguito dai principali autori della
    Scuola francese del secolo XVII e da altri scrittori 46-1.

    B) Tra i secondi stanno tutti coloro che, volendo formare dei
    direttori spirituali, ordinatamente descrissero le ascensioni
    dell'anima per le tre vie, mettendo solamente, in capo ai loro
    trattati, una breve introduzione sulla natura della vita spirituale;
    tali sono Tommaso da Vallgornera, O. P. Mystica Theologia Divi Thomae,
    Filippo della SS. Trinita`, C. D. Summa Theologiae, Scaramelli, S. I.
    Direttorio Ascetico, e ai nostri giorni A. Sandreau, Les degre's de la
    vie spirituelle.

    47. 4^ Altri infine, come il P. Alvarez de Paz S. I. e il
    P. Le Gaudier S. I. conciliano insieme i due metodi; pur esponendo in
    disteso e dommaticamente cio` che concerne la natura della vita
    spirituale e i principali mezzi di perfezione, vengono poi ad
    applicare questi principii generali alle tre vie. A noi pare che, per
    raggiungere il fine propostoci, che e` di formare dei direttori di
    anime, questa sia la divisione migliore. E` vero che, seguendo un tal
    disegno, si cade in qualche ripetizione e si e` costretti a spezzettar
    la materia, ma sono inconvenienti inevitabili in qualsiasi divisione e
    ai quali del resto si puo` rimediare con rinvii agli argomenti gia`
    trattati o da trattare.

    II. IL NOSTRO DISEGNO.

    48. Divideremo la nostra teologia ascetica in due parti.

    Nella prima, che sara` principalmente dottrinale e che intitoleremo I
    PRINCIPII, esporremo l'origine e la natura della vita cristiana, la
    perfezione di questa vita, l'obbligo di tendere a questa perfezione e
    i mezzi generali per arrivarvi.

    Nella seconda, che sara` l'APPLICAZIONE DEI PRINCIPII alle varie
    categorie di anime, seguiremo le ascensioni progressive di un'anima
    che, animata dal desiderio della perfezione, percorre ordinatamente le
    tre vie, purgativa, illuminativa e unitiva. Questa seconda parte, pur
    appoggiandosi sulla dottrina, sara` principalmente psicologica.

    La prima parte illuminera` il nostro cammino mostrandoci il divino
    disegno della nostra santificazione, stimolera` i nostri sforzi,
    ricordandoci la generosita` di Dio verso di noi, e ci traccera` le
    grandi linee da seguire per corrispondere a questa generosita` col dono
    totale di noi stessi. La seconda guidera` i nostri passi esponendo in
    particolare le tappe progressive da percorrere, con l'aiuto di Dio,
    per arrivare al fine. Cosi`, a nostro avviso, si troveranno riuniti e
    conciliati i vantaggi delle altre divisioni.
    _________________________________________________________________

    1-1 Th. De Vallgornera O. P. Mystica Theologia D. Thomae, t. I,
    q. I; E. Dublanchy, Asce'tique nel Dict. de The'ologie, t. I,
    col. 2038-2046.

    1-2 Questo trattato si trova nella nostra Synopsis Theologiae
    dogmaticae, t. III.

    1-3 I Joan., III, 2.

    3-1 Nel Pedagogo, l. I, c. 8, P. G., VIII, 318, Clemente da` il
    nome d'asceta a Giacobbe, dopo la lotta che sostenne contro un angelo
    in una visione misteriosa.

    3-2 Origene (In Jerem., omelia 19, n. 7, P. G., XIII, 518) designa
    col nome d'asceti una classe di cristiani ferventi che praticavano la
    mortificazione e certi altri esercizi di perfezione.

    16-1 Hebr., c. XI per intiero.

    24-1 Matth., XI, 25.

    25-1 R. Garrigou-Lagrange, O. P., La vie spirituelle, 10 ott.
    1919, p. 11.

    27-1 Ben a ragione dunque due Riviste di tendenza diverse, La vie
    spirituelle e la Revue d'Asce'tique et de Mystique, si sono messe sulla
    via delle prcisioni, distinguendo con cura, in cio` che riguarda la
    chiamata alla contemplazione, la chiamata generale e la individuale,
    la chiamata prossima e la remota, la chiamata efficace e la
    sufficiente. Precisando il senso di queste parole e studiando i fatti,
    si riuscira` a intendersi meglio e a ravvicinarsi.

    28-1 Cosi` T. de Vallgornera fa parte piu` ampia al metodo
    deduttivo, mentre il P. Poulain nel "Delle Grazie d'Orazione da` piu`
    risalto al metodo descrittivo.

    35-1 Giroux, Rapport lu au VIe Congr. de l'Alliance, 1911, p. 156.

    37-1 Vie par elle-me^me c. 13, p. 173-177, ediz. dei Carmelitani di
    Parigi; bisogna leggere tutto il passo, con gli altri sparsi nelle
    opere della Santa.

    37-2 La Fiamma d'amor viva, stanza III, v. 3^, sez. XI.

    39-1 Motu proprio 9 sett. 1910. A. A. S., t. II, p. 668. -- Il
    Papa Benedetto XV volle che si fondasse una cattedra di Teologia
    ascetica nelle due grandi Scuole teologiche di Roma.

    43-1 Matth., XVI, 26.

    43-2 Revue Philosophique (Ribot), dic. 1904, pag. 608; M. De
    Montmorand, Psychologie des Mystiques, 1920, pag. 20-21.

    45-1 G. Le'tourneau, L'Ecole franc,aise du XVIIe sie`cle, 1913;
    H. Bre'mond, Hist. litt. du sentiment religieux, t. III, L'Ecole
    franc,aise, 1921; quest'ultimo pero` da` troppo rilievo ai dispareri tra
    quelle che chiama le due scuole rivali.

    45-2 E` cio` che fecero ottimamente, tra gli altri, il B. Eudes
    nelle sue missioni e nelle sue opere; e L. Tronson, Examens
    particuliers, ove, utilizzando i lavori anteriori di G. G. Olier,
    riusci` a condensare tutte le pratiche dell'ascesi oleriana.

    46-1 Pei tempi nostri possiamo citare, Mons. Gay, De la vie et des
    vertus chre'tiennes; C. de Smedt, S. J. Notre vie surnaturelle.
    _________________________________________________________________

    Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy .
    Ultima revisione: 2 febbraio 2006.
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    00 10/15/2013 12:30 PM
    ADOLFO TANQUEREY
    Compendio di Teologia Ascetica e Mistica
    _________________________________________________________________

    PRIMA PARTE
    I Principii
    _________________________________________________________________

    SCOPO E DIVISIONE DELLA PRIMA PARTE.

    49. Questa prima parte ha lo scopo di richiamare brevemente i dommi
    principali su cui poggia la nostra vita soprannaturale, di esporre la
    natura e la perfezione di questa vita e i mezzi generali che conducono
    alla perfezione.

    In questa seguiamo l'ordine ontologico, riserbando di indicare nella
    seconda parte l'ordine psicologico tenuto ordinariamente dalle anime
    nell'uso di questi vari mezzi.
    * Cap. I. Le origini della vita soprannaturale: elevazione
    dell'uomo allo stato soprannaturale, caduta e redenzione.
    * Cap. II. Natura della vita cristiana: la parte di Dio e la
    parte dell'anima.
    * Cap. III. Perfezione di questa vita: l'amore di Dio e del
    prossimo spinto fino al sacrifizio.
    * Cap. IV. Obbligo di tendere a questa perfezione pei laici, pei
    religiosi, pei sacerdoti.
    * Cap. V. Mezzi generali, interni ed esterni, per conseguire
    questa perfezione.

    50. Abbastanza chiara e` la ragione di questa divisione. Il primo
    capitolo, richiamando le origini della vita soprannaturale, ci aiuta a
    meglio intenderne la natura e l'eccellenza.

    Il secondo espone la natura della vita cristiana nell'uomo rigenerato;
    la parte che vi ha Dio col darsi a noi in se stesso sia per mezzo del
    suo Figlio; e coll'assisterci per mezzo della SS. Vergine e dei Santi;
    e la parte che vi ha l'uomo col darsi a Dio per mezzo di una generosa
    e costante cooperazione alla grazia.

    Il terzo mostra che la perfezione di questa vita consiste
    essenzialmente nell'amor di Dio e del prossimo per Dio; ma che questo
    amore non puo` sulla terra praticarsi senza generosi sacrifizi.

    Nel quarto si determina l'obbligo di tendere a questa perfezione, e
    cio` a cui sono tenuti i laici, i religiosi e i sacerdoti.

    Non resta quindi altro se non fissare in un quinto capitolo i mezzi
    generali che ci aiutano ad avvicinarci alla perfezione; mezzi comuni a
    tutti, ma in gradi diversi che verranno indicati dalla seconda parte
    trattando delle tre vie.
    _________________________________________________________________

    Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy .
    Ultima revisione del testo: 10 aprile 2004.
    Ultima revisione dell'HTML: 15 gennaio 2006.
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    CAPITOLO I.

    Le origini della vita soprannaturale.

    51. Questo capitolo ha per iscopo di farci meglio conoscere cio` che
    vi e` di gratuito e d'eccellente nella vita soprannaturale, come pure
    le grandezze e le debolezze dell'uomo a cui questa vita e` conferita.
    Per meglio intenderlo, vediamo:
    * I. Che cosa e` la vita naturale dell'uomo;
    * II. La sua elevazione allo stato soprannaturale;
    * III. La sua caduta;
    * IV. La sua restaurazione per opera del divin Redentore.

    ART. I. DELLA VITA NATURALE DELL'UOMO.

    52. Si tratta qui di descrivere l'uomo quale sarebbe stato nello
    stato di semplice natura e quale viene dipinto dai filosofi.

    Poiche` la nostra vita soprannaturale s'innesta sulla nostra vita
    naturale e la conserva perfezionandola, e` necessario richiamare
    brevemente cio` che su questo punto la retta ragione c'insegna.

    1^ L'uomo e` un composto misterioso di corpo e di anima, di materia e
    di spirito che in lui intimamente s'uniscono per formare un'unica
    natura e un'unica persona. L'uomo dunque e`, per cosi` dire, il punto di
    congiunzione, il vincolo che unisce gli spiriti e i corpi; un
    compendio delle meraviglie della creazione, un piccolo mondo che
    concentra tutti i mondi, uixro'xosuo*s, e che manifesta la sapienza
    divina, la quale ha saputo riunire due esseri cosi` disparati.

    53. E` un mondo pieno di vita: secondo l'osservazione di S. Gregorio
    Magno, vi si distinguono tre vite, la vita vegetativa, la vita animale
    e la vita intellettiva: "Homo habet vivere cum plantis, sentire cum
    animantibus, intelligere cum angelis." 53-1 Come la pianta, l'uomo
    si nutrisce, cresce e si riproduce; come l'animale, conosce gli
    oggetti sensibili e tende ad essi col suo appetito sensitivo, con le
    sue emozioni e le sue passioni, e si muove di moto spontaneo; come
    l'angelo, ma in grado minore e in modo diverso, conosce
    intellettualmente l'essere soprasensibile, il vero, e la sua volonta`
    tende liberamente al bene razionale.

    54. 2^ Queste tre vite non si sovrappongono, ma si compenetrano, si
    coordinano e si subordinano, per concorrere ad un medesimo fine: la
    perfezione di tutto l'essere. E` legge razionale insieme e biologica
    che, in ogni essere composto, la vita non puo` conservarsi e
    svilupparsi se non a patto di coordinare e quindi di subordinare i
    suoi vari elementi all'elemento principale e di asservirli per
    servirsene. Nell'uomo quindi le facolta` inferiori, vegetative e
    sensitive, devono essere sottomesse alla ragione e alla volonta`.
    Questa condizione e` assoluta: nella misura che manca, la vita
    s'affievolisce e scompare; infatti quando cessa la subordinazione, la
    dissociazione degli elementi incomincia, e si ha l'indebolimento del
    sistema e finalmente la morte. 54-1

    55. 3^ La vita e` dunque una lotta; perche` le facolta` inferiori
    tendono con ardore al piacere, mentre le facolta` superiori tendono al
    bene onesto. Ora tra queste facolta` vi e` spesso conflitto: cio` che ci
    piace, cio` che ci e` o almeno ci sembra utile, non e` sempre moralmente
    buono; e` necessario quindi che la ragione, per far regnare l'ordine,
    combatta le tendenze contrarie e ne trionfi; ed ecco la lotta dello
    spirito contro la carne, della volonta` contro la passione. Questa
    lotta e` talora penosa; come in primavera sale la linfa negli alberi,
    cosi` vi sono talora nella parte sensitiva dell'anima spinte violente
    verso il piacere sensibile.

    56. Ma non sono irresistibili; la volonta`, aiutata dall'intelletto,
    esercita su questi movimenti passionali un quadruplice potere:
    1) potere di previdenza, che consiste nel prevedere e nel prevenire,
    con una saggia e costante vigilanza, molte immaginazioni, impressioni
    ed emozioni pericolose; 2) un potere d'inibizione e di moderazione,
    col quale noi infreniamo o almeno moderiamo i moti violenti che ci si
    sollevano nell'anima; cosi` io posso impedire ai miei occhi di fissarsi
    su un oggetto pericoloso, alla mia immaginazione di trattenere
    immagini cattive; e se sorge in me moto di collera, io posso
    moderarlo; 3) un potere di stimolo, che eccita o intensifica per mezzo
    della volonta` i movimenti passionali; 4) un potere di direzione, che
    ci rende capaci di dirigere questi movimenti verso il bene e quindi di
    distoglierli anche dal male.

    57. Oltre a queste lotte intestine, ce ne possono essere altre tra
    l'anima e il suo Creatore. Vediamo certamente con la retta ragione che
    siamo obbligati a pienamente assoggettarci a Colui che e` nostro
    supremo Padrone. Ma questa obbedienza ci costa; c'e` in noi una certa
    sete d'indipendenza e d'autonomia che ci inclina a sottrarci
    all'autorita` divina; e` l'orgoglio, di cui non si trionfa che con
    l'umile confessione della propria indegnita` e della propria impotenza,
    riconoscendo i diritti imprescrittibili del Creatore sulla sua
    creatura.

    Cosi` dunque, nello stato di natura, noi avremmo dovuto lottare contro
    la triplice concupiscenza.

    58. 4^ Quando l'uomo, invece di cedere alle cattive tendenze, fa il
    suo dovere, puo` a buon diritto aspettarsi una ricompensa, che sara` per
    la sua anima immortale una conoscenza piu` ampia e piu` profonda della
    verita` e di Dio, sempre pero` conforme alla sua natura, cioe` a dire
    analitica o discorsiva, e un amore piu` puro e piu` durevole. Se invece
    viola liberamente la legge in materia grave e non si pente prima di
    morire, non consegue il suo fine e merita un castigo, che sara` la
    privazione di Dio accompagnata da tormenti, proporzionati alla gravita`
    delle sue colpe.

    Tale sarebbe stato l'uomo nel cosidetto stato di natura pura, che del
    resto non e` mai esistito; essendo stato l'uomo elevato allo stato
    soprannaturale, o al momento della sua creazione, come dice
    S. Tommaso, o immediatamente dopo, come dice S. Bonaventura.

    Dio, nella infinita sua bonta`, non si contento` di conferire all'uomo i
    doni naturali; ma volle elevarlo ad uno stato superiore, conferendogli
    doni preternaturali e soprannaturali.

    ART. II. ELEVAZIONE DELL'UOMO ALLO STATO SOPRANNATURALE. 59-1
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    I. Nozione del soprannaturale.

    59. Richiamiamo che in teologia si distinguono due specie di
    soprannaturale: il soprannaturale assoluto, per essenza, quoad
    substantiam, e il soprannaturale relativo, quanto al modo, quoad
    modum.

    1^ Il soprannaturale per essenza e` un dono divino fatto alla creatura
    intelligente, e che supera assolutamente tutta la sua natura, in
    questo senso che non puo` essere da lei prodotto e neppur da lei
    postulato, richiesto, meritato, cosicche` non solo supera ogni sua
    capacita` attiva ma anche tutti i suoi diritti e tutte le sue esigenze.
    E` qualche cosa di finito, perche` e` un dono fatto alla creatura; ma e`
    nello stesso tempo qualche cosa di divino, perche` solo il divino puo`
    superare le esigenze di ogni creatura. E` pero` un divino comunicato e
    partecipato in modo finito e cosi` evitiamo il panteismo. Non ci sono
    veramente che due sole forme di soprannaturale per essenza:
    l'Incarnazione e la grazia santificante.

    A) Nel primo caso, Dio si unisce all'umanita` nella persona del Verbo,
    in modo che la natura umana di Gesu` ha per soggetto personale la
    seconda persona della SS. Trinita`, senza alcuna alterazione come
    natura umana; cosicche` Gesu`, uomo per la sua natura umana, e` anche
    veramente Dio quanto alla sua persona. Abbiamo qui un'unione
    sostanziale, che non fonde due nature in una sola, ma le unisce,
    conservandone l'integrita`, in una sola persona, la persona del Verbo;
    e` quindi un'unione personale o ipostatica. E` questo il piu` alto grado
    del soprannaturale quoad substantiam.

    B) La grazia santificante e` un grado minore di questo stesso
    soprannaturale. Con lei infatti l'uomo serba la personalita` ma viene
    divinamente, benche` accidentalmente, modificato nella natura e nella
    capacita` operativa; non diventa Dio, ma deiforme, cioe` simile a Dio,
    divinae consors naturae, capace di afferrar direttamente Dio nella
    visione beatifica, quando la grazia sara` trasformata in gloria, e di
    vederlo faccia a faccia, come Dio vede se stesso; privilegio che
    supera evidentemente le esigenze delle creature anche piu` perfette,
    poiche` ci fa partecipare alla vita intellettuale di Dio e alla sua
    natura.

    60. 2^ Il soprannaturale relativo, quanto al modo, e` in se` qualche
    cosa che non supera la capacita` o le esigenze di ogni creatura, ma
    solamente di qualche natura particolare. Tale e` la scienza infusa, che
    supera la capacita` dell'uomo ma non quella dell'angelo.

    Dio comunico` all'uomo queste due forme di soprannaturale: conferi`
    infatti ai nostri progenitori il dono di integrita`, (soprannaturale
    quoad modum) che, perfezionandone la natura, la disponeva a ricevere
    la grazia, e nello stesso tempo conferi` loro la grazia stessa, dono
    soprannaturale quoad substantiam: il complesso di questi due doni
    costituisce quella che si chiama giustizia originale.

    II. Doni preternaturali conferiti ad Adamo.

    61. Il dono di integrita` perfeziona la natura dell'uomo senza
    elevarla all'ordine divino; e` certamente un dono gratuito e
    preternaturale che supera le sue esigenze e le sue forze; ma non e`
    ancora il soprannaturale per essenza. Comprende tre grandi privilegi,
    i quali, senza cangiare il fondo della natura umana, le danno una
    perfezione a cui non avea alcun diritto: la scienza infusa, il dominio
    delle passioni o l'esenzione dalla concupiscenza, l'immortalita` del
    corpo.

    62. A) La scienza infusa. Per natura noi non vi abbiamo diritto,
    perche` e` privilegio degli angeli; solo progressivamente e con
    difficolta` noi, secondo le leggi psicologiche, possiamo arrivare alla
    conquista della scienza. Ora, per facilitare al primo uomo il suo
    ufficio di capo e di educatore del genere umano, Dio gli diede
    gratuitamente la scienza infusa di tutte le verita` che gli erano
    necessarie, ed una certa facilita` d'acquistare la scienza
    sperimentale; s'avvicinava cosi` agli angeli.

    63. B) Il dominio delle passioni ossia l'esenzione da quella
    tirannica concupiscenza che rende la virtu` cosi` difficile. Abbiamo
    detto che, per la costituzione stessa dell'uomo, vi e` in lui una lotta
    terribile tra il desiderio sincero del bene e l'appetito disordinato
    dei piaceri e dei beni sensibili, ed una spiccata tendenza
    all'orgoglio: tutto quello insomma che noi chiamiamo la triplice
    concupiscenza. Per rimediare a questo naturale difetto, Dio conferi` ai
    nostri progenitori un certo dominio sulle passioni che, senza renderli
    impeccabili, agevolava loro la virtu`. In Adamo non v'era quella
    tirannia della concupiscenza che inclina violentemente al male, ma
    solamente una certa tendenza al piacere, subordinata alla ragione.
    Essendo la sua volonta` sottomessa a Dio, le facolta` inferiori erano
    sottomesse alla ragione e il corpo all'anima: ordine quindi e
    rettitudine perfetta.

    64. C) L'immortalita` corporea. L'uomo e` per natura soggetto alla
    malattia e alla morte; per una provvidenza speciale, fu preservato da
    questa doppia debolezza, affinche` l'anima potesse cosi` piu` liberamente
    attendere all'adempimento dei suoi doveri superiori.

    Ma questi privilegi erano destinate a rendere l'uomo piu` atto a
    ricevere e trafficare un dono molto piu` prezioso, intieramente e
    assolutamente soprannaturale, quello della grazia santificante.

    III. I privilegi soprannaturali.

    65. A) Per natura l'uomo e` servo di Dio, cosa sua e sua proprieta`.
    Ma per un'insigne bonta`, di cui non potremo mai ringraziarlo
    abbastanza, Dio volle farlo entrare nella sua famiglia, adottarlo per
    figlio, farne il suo erede presuntivo, riserbandogli un posto nel suo
    regno; e perche` questa adozione non fosse una semplice formalita`, gli
    conferi` una partecipazione della sua vita divina, una qualita` creata,
    e` vero, ma reale, che gli fa godere sulla terra i lumi della fede,
    molto superiori a quelli della ragione, e possedere un giorno Dio nel
    cielo con la visione beatifica e un amore proporzionato alla chiarezza
    di questa visione.

    66. B) A questa grazia abituale, che perfezionava e divinizzava, a
    cosi` dire, la sostanza stessa dell'anima, s'aggiungevano delle virtu`
    infuse e dei doni dello Spirito Santo che divinizzavano le sue
    facolta`, e una grazia attuale che, mettendo in moto tutto
    quest'organismo soprannaturale, lo rendeva capace di fare atti
    soprannaturali, deiformi e meritori di vita eterna.

    Questa grazia e` sostanzialmente la stessa di quella che ci viene
    concessa per mezzo della giustificazione; per ora quindi non la
    descriviamo in particolare, perche` ci riserbiamo di farlo piu` tardi
    parlando dell'uomo rigenerato.

    Tutti questi privilegi, eccettuata la scienza infusa, erano stati dati
    ad Adamo, non come un bene personale ma come un patrimonio di famiglia
    che doveva essere trasmesso a tutta la sua discendenza, a patto che
    egli rimanesse fedele a Dio.

    ART. III. LA CADUTA E IL CASTIGO. 67-1

    I. La caduta.

    67. Non ostante tutti questi privilegi, l'uomo restava libero, e fu
    percio` sottoposto ad una prova, per potere, con l'aiuto della grazia,
    meritare il cielo. Questa prova consisteva nell'osservanza delle leggi
    divine e in particolare d'un precetto positivo aggiunto alla legge
    naturale, espresso dal Genesi sotto la forma di proibizione di
    mangiare il frutto dell'albero della scienza del bene e del male. La
    Scrittura narra come il demonio, sotto forma di serpente, venne a
    tentare i nostri progenitori, sollevando nell'anima loro un dubbio
    sulla legittimita` di quella proibizione. Egli tenta di persuaderli
    che, mangiando di quel frutto, non solo non morranno, ma diventeranno
    come dei, e conosceranno da loro stessi il bene e il male senza aver
    bisogno di ricorrere alla legge divina: "eritis sicut dii, scientes
    bonum et malum" 67-2. Era una tentazione d'orgoglio, e di
    ribellione a Dio. L'uomo soccombe e commette formalmente un peccato di
    disobbedienza, come nota S. Paolo 67-3, ma ispirato dall'orgoglio
    e presto seguito da altre debolezze. Fu una colpa grave, perche` fu il
    rifiuto di sottomettersi all'autorita` di Dio, una specie di negazione
    del suo sovrano dominio e della sua sapienza, essendo quel precetto un
    mezzo per provare la fedelta` del primo uomo; colpa tanto piu` grave in
    quanto che i nostri progenitori conoscevano l'infinita liberalita` di
    Dio verso di loro, i suoi imprescrittibili diritti, la gravita` del
    precetto manifestata dalla gravita` della sanzione che vi era annessa,
    e perche`, non essendo trascinati dall'impetuosita` delle passioni,
    avevano il tempo di riflettere sulle formidabili conseguenze del loro
    atto.

    68. Si fece pur questione come mai poterono essi peccare, non
    essendo soggetti agli allettamenti della concupiscenza. Per
    intenderlo, bisogna ricordarsi che nessuna creatura libera e`
    impeccabile; ella puo` infatti deviar lo sguardo dal vero bene per
    volgerlo al bene apparente, attaccarsi a quest'ultimo e preferirlo al
    primo; questa preferenza costituisce appunto il peccato. Solo colui,
    come fa notare S. Tommaso, e` impeccabile, la cui volonta` si confonde
    con la legge morale: il che e` privilegio di Dio.
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    II. Il castigo.

    69. Il castigo non si fece aspettare, castigo loro e castigo della
    posterita`.

    A) Il castigo dei nostri progenitori viene descritto nel Genesi; ma
    anche qui si palesa la bonta` di Dio: Dio avrebbe potuto applicare
    immediatamente la pena di morte ai nostri progenitori e per
    misericordia non lo fece. Si contento` di privarli dei privilegi
    speciali che avea loro conferiti, cioe` del dono d'integrita` e della
    grazia abituale; conservando quindi la loro natura e i loro privilegi
    naturali. La loro volonta` e` certamente indebolita se si paragona a
    quello che era col dono dell'integrita`; ma non e` provato che sia ora
    piu` debole di quel che sarebbe stata nello stato di natura; in ogni
    caso resta pur sempre libera e puo` scegliere tra il bene e il male.
    Dio volle anzi lasciar loro anche la fede e la speranza e fece subito
    risplendere ai disanimati loro sguardi la promessa di un liberatore,
    nato dalla stirpe umana, che un giorno avrebbe trionfato del demonio e
    restaurato l'uomo decaduto. Nello stesso tempo con la grazie attuale
    sollecitava i loro cuori al pentimento, e venne il momento in cui il
    loro peccato fu perdonato.

    70. B) Ma che cosa diverra` l'umana stirpe che nascera` dalla loro
    unione? Sara` lei pure, nascendo, privata della giustizia originale,
    cioe` della grazia santificante e del dono dell'integrita`. Questi doni
    intieramente gratuiti, che erano, per cosi` dire, un bene di famiglia,
    non dovevano trasmettersi alla posterita` d'Adamo se egli non rimaneva
    fedele a Dio; ora questa condizione non essendo stata osservata,
    l'uomo nasce privo della giustizia originale. Quando Adamo, fatta
    penitenza, ebbe ricuperato la grazia, la ricupero` come persona privata
    e per conto suo particolare; e non pote` quindi trasmetterla alla
    posterita`. Era riserbato al Messia, al novello Adamo, divenuto ormai
    capo della schiatta umana, l'espiare le nostre colpe e l'istituire il
    sacramento della rigenerazione per trasmettere ad ogni battezzato la
    grazia perduta da Adamo.

    71. I figli d'Adamo nascono dunque privi della giustizia originale,
    cioe` della grazia santificante e del dono dell'integrita`. La
    privazione di questa grazia costituisce cio` che si chiama peccato
    originale, peccato in un senso largo che non include alcun atto
    colpevole da parte nostra, ma uno stato di decadenza, e, tenendo conto
    del fine soprannatrale a cio restiamo destinati, una privazione, la
    mancanza d'una qualita` essenziale che dovremmo possedere e quindi una
    macchia, una sozzura morale che ci esclude dal regno dei cieli.

    72. E poiche` il dono dell'integrita` e` anch'esso perduto, la
    concupiscenza infierisce in noi, e se non vi resistiamo
    coraggiosamente, ci trascina verso il peccato attuale. Noi siamo
    dunque, rispetto allo stato primitivo, diminuiti e feriti, soggetti
    all'ignoranza, inclinati al male, deboli per resistere alle
    tentazioni.

    L'esperienza mostra che la concupiscenza non e` uguale in tutti gli
    uomini; infatti non tutti hanno lo stesso temperamento e lo stesso
    carattere ne` quindi le passioni ugualmente ardenti; scomparso il freno
    della giustizia originale che le signoreggiava, le passioni,
    riprendendo la loro liberta`, sono diventate piu` violente negli uni,
    piu` temperate negli altri, come spiega S. Tommaso 72-1.

    73. Si deve andare piu` oltre e ammettere, con la scuola Agostiniana,
    una certa diminuzione intrinseca delle nostre facolta` e delle nostre
    naturali energie? Non e` necessario e niente lo prova.

    Si deve ammettere, con certo Tomisti, una diminuzione estrinseca delle
    nostre energie, nel senso che abbiamo ora piu` ostacoli da vincere, in
    particolare la tirannia esercitata dal demonio su noi suoi vinti, e la
    sottrazione di certi soccorsi naturali che Dio ci avrebbe largiti
    nello stato di natura pura? E` cosa possibile, anzi molto probabile; ma
    per essere giusti, bisogna aggiungere che questi ostacoli sono
    abbondantemente compensati dalle grazie attuali che il Signore ci da`
    per i meriti del suo Figlio, e dalla protezione degli angeli buoni,
    specialmente dei nostri angeli custodi.

    74. Conclusione. Cio` che si puo` dire e` che, per il peccato
    originale, l'uomo perdette il bell'equilibrio datogli da Dio, e che
    egli e`, rispetto allo stato primitivo, un ferito ed uno squilibrato,
    come appare dallo stato attuale delle nostre facolta`.

    A) Appare innanzi tutto nelle nostre facolta` sensitive: a) I nostri
    sensi esterni, i nostri sguardi, per esempio, si volgono con avidita`
    verso cio` che lusinga la curiosita`, le orecchie ascoltano con premura
    tutto cio` che soddisfa il nostro desiderio di conoscere novita`, il
    nostro tatto tende alle sensazioni piacevoli, senza curarsi delle
    regole della morale. b) Lo stesso avviene dei nostri sensi interni:
    l'immaginazione ci rappresenta ogni sorta di scene piu` o meno
    sensuali, le nostre passioni ci trasportano con ardore, ed anche con
    violenza, verso il bene sensibile o sensuale senza darsi pensiero del
    suo lato morale, e tentano di trar seco il consenso della volonta`.
    Queste tendenze non sono certamente irresistibili, perche` tali facolta`
    restano, fino a un certo punto, sottomesse al dominio della volonta`;
    ma quale tattica e quanti sforzi per tenere a posto questi sudditi
    ribelli?

    75. B) Le facolta` intellettuali, che costituiscono l'uomo
    propriamente detto, l'intelletto e la volonta`, furono anch'esse
    colpite dal peccato originale. a) E` vero che la nostra intelligenza
    resta capace di conoscere la verita`, e col paziente lavoro acquista,
    anche senza il soccorso della rivelazione, la cognizione d'un certo
    numero di verita` fondamentali d'ordine naturale. Ma quante debolezze
    umilianti! 1) Invece di tendere spontaneamente verso Dio e le cose
    divine; invece di elevarsi dalle creature al Creatore, come avrebbe
    fatto nello stato primitivo, essa tende ad assorbirsi nello studio
    delle cose create senza risalire alla loro causa; a concentrare la sua
    attenzione su cio` che soddisfa la sua curiosita` ed a trascurare cio`
    che si riferisce al suo fine; la premura delle cose temporali le
    impedisce spesso di pensare all'eternita`. 2) E quanta facilita` a
    cadere nell'errore! I numerosi pregiudizi a cui siamo inclinati, le
    passioni che ci agitano l'anima e gettano un velo tra lei e la verita`,
    ci traviano ahime`! troppo spesso anche nelle questioni piu` vitali, da
    cui dipende la direzione della nostra vita morale. b) La nostra stessa
    volonta`, in cambio di assoggettarsi a Dio, ha delle pretese
    d'indipendenza; sente difficolta` a sottomettersi a Dio e specialmente
    ai suoi rappresentanti sulla terra. Quando si tratta di vincere le
    difficolta` che s'oppongono alla pratica del bene, quanta debolezza e
    quanta incostanza nello sforzo! E quante volte si lascia trascinare
    dal sentimento e dalla passione! S. Paolo descrisse con efficaci
    accenti questa deplorevole debolezza: "Io non faccio il bene che
    voglio e faccio il male che non voglio... Poiche` mi diletto nella
    legge di Dio secondo l'uomo interiore; ma veggo nelle mie membra
    un'altra legge che si oppone alla legge della mia mente e mi fa
    schiavo della legge del peccato che e` nelle mie membra. Me infelice!
    chi mi liberera` da questo corpo di morte? Grazie a Dio per Gesu` Cristo
    Signor nostro" 75-1. Dunque, per dichiarazione dell'Apostolo, il
    rimedio a questo stato miserando sta nella grazia della redenzione,
    della quale ci resta ora a trattare.

    ART. IV. LA REDENZIONE E I SUOI EFFETTI.76-1

    76. La redenzione e` un'opera meravigliosa, e` il capolavoro di Dio,
    che rifa` l'uomo sfigurato dal peccato e lo rimette, in un certo senso,
    in uno stato migliore di quello che precedette la sua caduta, tanto
    che la Chiesa non teme, nella sua liturgia, di benedire la colpa che
    ci merito` un Redentore quale l'Uomo-Dio: "O felix culpa quae talem ac
    tantum meruit habere Redemptorem!"
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    00 10/15/2013 12:32 PM
    I. Sua natura.

    77. Dio, che da tutta l'eternita` aveva previsto la caduta dell'uomo,
    volle anche da tutta l'eternita` preparare agli uomini un Redentore
    nella persona del suo Figlio; il quale risolvette di farsi uomo, per
    potere, divenuto capo dell'umanita`, espiare in modo perfetto il nostro
    peccato e restituirci, con la grazia, tutti i nostri diritti al cielo.
    Dio seppe cosi` cavare il bene dal male e conciliare i diritti della
    sua giustizia con quelli della sua bonta`.

    Egli non era certamente obbligato ad esercitar pienamente tutti i
    diritti della sua giustizia e avrebbe potuto perdonare l'uomo,
    contentandosi della riparazione imperfetta che questi gli avrebbe
    potuto offrire. Ma giudico` cosa piu` degna della sua gloria e piu` utile
    all'uomo il por lui in istato di riparare interamente la sua colpa.

    78. A) La giustizia perfetta chiedeva una riparazione adeguata,
    uguale all'offesa, offerta da un rappresentante legittimo
    dell'umanita`. E questo fece Dio perfettamente con l'Incarnazione e con
    la Redenzione.

    a) Dio incarna il suo Figlio e ne fa con cio` stesso il capo
    dell'umanita`, la testa d'un corpo mistico di cui noi siamo le membra;
    questo Figlio ha quindi il diritto d'agire in nome dei suoi membri e
    di riparare in nome loro.

    b) Questa riparazione non e` solamente uguale all'offesa ma la supera
    di molto; ha infatti un valore morale infinito; perche`, provenendo il
    valore morale d'un'azione anzitutto dalla dignita` della persona, tutte
    le azioni dell'Uomo-Dio hanno un valore infinito. Un solo quindi dei
    suoi atti sarebbe bastato a riparare in modo adeguato tutti i peccati
    degli uomini. Ora Gesu` fece atti innumerevoli di riparazione ispirati
    dal piu` puro amore; e li corono` coll'atto piu` sublime e piu` eroico,
    l'immolazione totale di se stesso nella dolorosa sua passione e sul
    Calvario; egli ha dunque soddisfatto abbondantemente e
    sovrabbondantemente: "Ubi abundavit delictum, superabundavit
    gratia" 78-1.

    c) Questa riparazione e` dello stesso genere della colpa: Adamo aveva
    peccato per disobbedienza e per orgoglio; Gesu` espia con l'umile
    obbedienza ispirata dall'amore, che giunge fino alla morte e morte di
    croce, "factus obediens usque ad mortem, mortem autem
    crucis" 78-2. E come una donna era intervenuta nella caduta per
    trarre al male Adamo, cosi` una donna interviene nella redenzione col
    suo potere d'intercessione e coi suoi meriti 78-3; e` Maria, la
    Vergine Immacolata, la madre del Salvatore, che coopera con lui,
    sebbene in modo secondario, all'opera riparatrice.

    Cosi` resta pienamente soddisfatta la giustizia, e anche piu` lo sara` la
    bonta`.

    79. B) Infatti la S. Scrittura attribuisce la redenzione
    all'infinita misericordia di Dio e all'amore eccessivo che ci porta:
    "Dio, dice S. Paolo, che e` ricco in misericordia, per la eccessiva
    carita` con cui ci amo`... ci convivifico` in Cristo: Deus qui dives est
    in misericordia propter nimiam caritatem qua dilexit nos...
    convivificavit nos in Christo" 79-1.

    Le tre persone divine vi concorrono a gara e ognuna con un amore che
    sembra veramente andare all'eccesso.

    a) Il Padre ha un sol Figlio, a lui uguale, che ama come un altro se
    stesso e da cui e` infinitamente riamato; or questo figlio unico egli
    lo da`, lo sacrifica per noi, per renderci la vita perduta col peccato:
    "Sic Deus dilexit mundum ut Filium suum unigenitum daret, ut omnis qui
    credit in eum non pereat, sed habeat vitam aeternam 79-2. Poteva
    essere piu` generoso e darci piu` di suo Figlio? Con Lui, del resto, non
    ci ha forse dato tutto? "Qui etiam proprio Filio non pepercit, sed pro
    nobis tradidit illum, quomodo non etiam cum illo omnia nobis
    donavit"? 79-3

    80. b) Il Figlio lietamente e generosamente accetta la missione
    affidatagli; fin dal primo istante dell'Incarnazione, si offre al
    Padre come vittima per sostituire tutti i sacrifizi dell'antica legge,
    e l'intiera sua vita non sara` che un lungo sacrifizio coronato
    dall'Immolazione del Calvario; sacrifizio ispirato dall'amore che ha
    per noi: "(Christus) dilexit nos et tradidit semetipsum pro nobis
    oblationem et hostiam Deo" 80-1; "Cristo ci amo` e diede per noi se
    stesso a Dio, oblazione e ostia di soave odore".

    81. c) A perfezionare l'opera sua, egli ci manda lo Spirito Santo,
    amore sostanziale del Padre e del Figlio, che, non contento di
    infondere nelle anime nostre la grazia e le virtu` infuse, specialmente
    la divina carita`, da` se stesso a noi, perche` possiamo godere non solo
    della sua presenza e dei suoi doni, ma anche della sua persona: "La
    carita` di Dio e` diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito
    Santo, che ci fu dato: Caritas Dei diffusa est in cordibus nostris per
    Spiritum Sanctum qui datus est nobis" 81-1.

    La redenzione e` dunque davvero l'opera d'amore per eccellenza, il che
    ce ne fa` gia` presagire gli effetti.

    II. Gli effetti della Redenzione.

    82. Non pago di riparare, con la sua soddisfazione, l'offesa fatta a
    Dio e di riconciliarci con lui, Gesu` ci merita tutte le grazie che
    avevamo perduto col peccato ed altre ancora.

    Ci restituisce anzitutto i beni soprannaturali perduti col peccato:
    a) la grazia abituale col corteggio delle virtu` infuse e dei doni
    dello Spirito Santo; e, per meglio adattarsi alla natura umana,
    istituisce i sacramenti, segni sensibili che ci conferiscono la grazia
    in tutte le circostanze importanti della vita e ci danno cosi` maggior
    sicurezza e confidenza; b) grazie attuali copiosissime, che abbiamo
    diritto di pensare anche piu` abbondanti che nello stato d'innocenza,
    fondandoci sulla parola di S. Paolo: "ubi autem abundavit delictum,
    superabundavit gratia" 82-1.

    83. c) E` pero` vero che il dono dell'integrita` non ci e` restituito
    immediatamente ma progressivamente. La grazia della rigenerazione ci
    lascia alle prese con la triplice concupiscenza e con tutte le miserie
    della vita, ma ci da` la forza necessaria per trionfarne, ci rende piu`
    umili, piu` vigilanti e piu` attivi per prevenire e vincere le
    tentazioni, ci rassoda quindi nella virtu` e ci da` occasione
    d'acquistare maggiori meriti. Mettendoci sott'occhio gli esempi di
    Gesu`, che porto` cosi` valorosamente la croce sua e la nostra, stimola
    il nostro ardore e sostiene la nostra costanza nello sforzo; e le
    grazie attuali che egli ci merito` e ci largisce con una santa
    prodigalita`, facilitano mirabilmente i nostri sforzi e le nostre
    vittorie. A mano a mano che lottiamo, sotto la guida e con l'aiuto del
    Maestro, la concupiscenza diminuisce, la nostra forza di resistenza
    aumenta, e viene il momento in cui certe anime privilegiate sono
    talmente rassodate nella virtu` che, pur rimanendo libere di peccare,
    non commettono piu` alcun peccato veniale deliberato. La vittoria
    definitiva non si ha che con la nostra entrata nel cielo; ma sara`
    tanto piu` gloriosa quanto maggiori saranno stati gli sforzi al cui
    prezzo essa venne comprata. Non possiamo dunque dire: O felix culpa?

    84. d) A questi aiuti interni Nostro Signore ne aggiunge degli
    esterni, specialmente quella Chiesa visibile da lui fondata e ordinata
    a illuminare le nostre menti con la sua autorita` dottrinale, reggere
    le nostre volonta` col suo potere legislativo e giudiziario, e
    santificare le nostre anime coi sacramenti, coi sacramentali e colle
    indulgenza. Or non e` questo un aiuto immenso di cui dobbiamo
    ringraziare Dio? O felix culpa!

    85. e) Finalmente non e` certo che il Verbo si sarebbe incarnato
    senza il peccato originale. Ora l'Incarnazione e` un bene cosi`
    prezioso, che basta da solo a giustificare e spiegare il canto della
    Chiesa: "O felix culpa!"

    In cambio d'un capo ornato certamente di belle doti, ma debole e
    peccabile, noi abbiamo per nostro capo il Figlio eterno di Dio, il
    quale, essendoso rivestito della nostra natura, e` tanto vero uomo come
    e` vero Dio. Egli e` il mediatore ideale, mediatore cosi` di religione
    come di redenzione, che adora il Padre non solo a nome suo, ma anche a
    nome dell'intiera umanita`, anzi a nome pure degli Angeli che sono
    lieti di glorificare Dio per mezzo di Lui "per quem laudant
    Angeli" 85-1. Egli e` il sacerdote perfetto, che per la sua natura
    divina ha libero accesso presso Dio e che si china con compassione
    verso gli uomini, divenuti suoi fratelli, e li tratta con indulgenza,
    essendo egli stesso circondato di debolezza: "qui condolere possit iis
    qui ignorant et errant, quoniam et ipse circumdatus est
    infirmitate" 85-2.

    Con lui e per lui noi possiamo rendere a Dio gli omaggi infiniti a cui
    ha diritto; con lui e per lui noi possiamo ottenere tutte le grazie
    che sono necessarie a noi e ai nostri fratelli: quando noi adoriamo, e`
    lui che adora in noi e per noi; quando noi domandiamo soccorsi, e` lui
    che appoggia le nostre suppliche; ecco perche` tutti cio` che chiediamo
    al Padre in nome suo ci viene liberalmente concesso.

    Dobbiamo dunque rallegrarci d'avere un tal redentore e un tal
    mediatore, e riporre in lui una illimitata confidenza.
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    00 10/15/2013 12:32 PM


    CONCLUSIONE.

    86. Questo sguardo storico fa mirabilmente risaltare l'eccellenza
    della sua vita spirituale come pure la grandezza e la debolezza di
    colui che la riceve.

    1^ Eccellente e` davvero questa vita perche`:

    a) Procede da un pensiero affettuoso di Dio, che da tutta l'eternita`
    ci amo` e ci volle unire a se` nella piu` dolce intimita`: "In caritate
    perpetua^ dilexi te; ideo attraxi te miserans" 86-1: "Io t'ho amato
    d'amore costante e percio` ti trassi a me".

    b) E` una partecipazione reale, benche` finita, della natura e della
    vita di Dio, "divinae consortes naturae". (Vedi il n. 106).

    c) E` cosi` altamente stimata da Dio che, per restituircela, il Padre
    sacrifico` l'unico suo Figlio e Questi intieramente s'immola e lo
    Spirito Santo viene nell'anima nostra per comunicarcela.

    E` quindi il bene piu` prezioso di tutti "maxima et pretiosa nobis
    promissa donavit" 86-2, che noi dobbiamo stimare sopra ogni altra
    cosa, custodire e coltivare con gelosissima cura: tanti valet quanti
    Deus!"

    87. 2^ Eppure portiamo questo tesoro in un vaso fragile. Se i nostri
    progenitori, dotati del dono dell'integrita` e circondati da ogni sorta
    di privilegi, sventuratamente lo perdettero per se` e per i loro
    discendenti, che cosa non abbiamo da temere noi che, non ostante la
    nostra rigenerazione spirituale, portiamo dentro la triplice
    concupiscenza? Vi sono certo in noi nobili e generose tendenze, che
    provengono da cio` che vi e` di buono nella nostra natura e
    principalmente dalla nostra incorporazione a Cristo; energie
    soprannaturali che ci sono date per i suoi meriti; ma pure rimaniamo
    deboli ed incostanti, 87-1 se cessiamo d'appoggiarci su colui che
    e` il nostro braccio destro e insieme il nostro capo; il segreto della
    nostra forza non sta in noi ma in Dio e in Gesu` Cristo. La storia dei
    nostri progenitori e della lacrimevole loro caduta ci mostra che il
    piu` gran male, il solo male su questa terra, e` il peccato; che
    dobbiamo quindi stare assiduamente vigilanti per respingere
    immediatamente ed energicamente i primi assalti del nemico, da
    qualunque parte egli venga, dal di dentro o dal di fuori. Del resto
    noi siamo ben armati contro di lui, come verra` dimostrato nel secondo
    capitolo sulla natura della vita cristiana.
    _________________________________________________________________

    53-1 Oltre i trattati di filosofia, cf. C. de Smedt, Notre vie
    surnaturelle, 1912, Introduzione, p. 1-37; I. Schryvers, Les principes
    de la Vie spirituelle, 1922, p. 31.

    54-1 A. Eymieu, Le gouvernement de soi-me^me, t. III, La loi de la
    vie, libro III, p. 128.

    59-1 Per quest'articolo vedi la nostra Synopsis Theologiae
    Dogmaticae, t. II, n. 859-894 con gli autori indicati, particolarmente
    S. Tommaso, I, q. 93-102; P. Bainvel S. I., Nature et surnaturel,
    C. I-IV; L'Abbe' de Broglie, Confe'rences sur la vie surnaturelle,
    t. II, p. 3-80; L. Labauche, Lec,ons de the'ol. dogmatique, t. II,
    L'Homme, P. I, c. I-II.

    67-1 S. Tommaso IIa. IIae q. 163-165; de Malo q. 4; Bainvel, Nature
    et Surnaturel, c. VI-VII; A. de Broglie, op. cit., p. 133-346;
    L. Labauche, op. cit., Parte II, c. 1-5; Ad. Tanquerey, Syn. theol.
    dogm. t. II, n. 895-950.

    67-2 Gen., III, 5.

    67-3 Rom., V.

    72-1 Summa theol., 1a. 2ae, q. 82, a. 4, ad 1.

    75-1 Rom., VII, 19-25.

    76-1 S. Tommaso, III, q. 46-49; Hugon, O. P., Le Myste`re de la
    Re'demption; Bainvel, op. cit., c. VIII; J. Rivie`re, Le Dogme de la
    Re'demption, e'tude the'ologique, 1914; Ad. Tanquerey, Synopsis theol.
    dogm., t. II, n. 1119-1202; L. Labauche, Lec,. de The'ol., t. I, IIIe P.

    78-1 Rom., V, 20.

    78-2 Philip., II, 8.

    78-3 Si tratta del merito di convenienza che si chiama de congruo,
    e che spiegheremo piu` avanti.

    79-1 Ephes., II, 4.

    79-2 Joan., III, 16.

    79-3 Rom., VIII, 32.

    80-1 Rom., V, 5.

    81-1 Ephes., V, 2.

    82-1 Rom., V, 20.

    85-1 Prefazio della Messa.

    85-2 Hebr., V, 2.

    86-1 Jer., XXXI, 3.

    86-2 II Petr., I, 4.

    87-1 Questa grandezza e questa bassezza dell'uomo fu spesso
    descritta dai pensatori cristiani, specialmente da Pascal, Pense'es,
    nn. 397-424, ed. Brunschwigg.
    _________________________________________________________________

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    00 10/15/2013 12:33 PM
    CAPITOLO II.

    Natura della vita cristiana

    88. Essendo la vita soprannaturale una partecipazione della vita di
    Dio per i meriti di Gesu` Cristo, viene talora definita la vita di Dio
    in noi o la vita di Gesu` in noi. Queste espressioni sono giuste, se si
    bada a spiegarle bene in modo da evitare ogni cenno di panteismo. Noi
    infatti non abbiamo una vita identica a quella di Dio o di Nostro
    Signore, ma una somiglianza di questa vita, una partecipazione finita,
    benche` reale, di questa vita.

    Possiamo dunque definirla: una partecipazione della vita divina,
    conferita dallo Spirito Santo che abita in noi, in virtu` dei meriti di
    Gesu` Cristo, e che noi dobbiamo coltivare contro le tendenza che le si
    oppongono.

    89. E` chiaro quindi che la vita soprannaturale e` una vita in cui Dio
    ha la parte principale e noi la parte secondaria. Dio, la terza
    persona della SS. Trinita` (che si chiama anche Spirito Santo), viene
    personalmente a conferirci questa vita, perche` egli solo puo` farci
    partecipare alla sua stessa vita. Ce la comunica per i meriti di Gesu`
    Cristo (n. 78), che e` causa meritoria, esemplare e vitale della
    nostra santificazione. E` quindi vero che Dio vive in noi, che Gesu`
    vive in noi; ma la nostra vita spirituale non e` identica a quella di
    Dio o a quella di Nostro Signore; ne e` distinta ed e` solo simile
    all'una e all'altra. La vita nostra consiste nell'utilizzare i doni
    divini per vivere in Dio e per Dio, per vivere in unione con Gesu` e
    imitarlo; e poiche` resta in noi la triplice concupiscenza, noi non
    possiamo vivere che a patto di accanitamente combatterla; e avendoci
    inoltre Dio dotati d'un organismo soprannaturale, noi dobbiamo farlo
    crescere con gli atti meritorii e con la fervorosa frequenza dei
    sacramenti.

    E` questo il senso della definizione che abbiamo data; l'intiero
    capitolo non ne sara` che la spiegazione e lo svolgimento e ci dara`
    modo di trarre delle conclusioni pratiche sulla devozione alla
    SS. Trinita`, sulla devozione e sull'unione al Verbo Incarnato, ed
    anche sulla devozione alla S. Vergine ed ai Santi che discende dalle
    loro relazioni col Verbo Incarnato.

    Benche` l'azione di Dio e l'azione dell'anima si svolgano
    parallelamente nella vita cristiana, noi, per maggior chiarezza,
    tratteremo in due distinti articoli della parte di Dio e della parte
    dell'uomo.
    * Dio opera in noi
    + 1^ Per se` stesso
    o Abita in noi: donde la devozione alla SS. Trinita`.
    o Ci dota d'un organismo soprannaturale.
    + 2^ Per mezzo del Verbo Incarnato che e` principalmente
    o Causa meritoria della nostra vita.
    o Causa esemplare della nostra vita.
    o Causa vitale della nostra vita.
    o Donde la devozione al Verbo Incarnato.
    + 3^ Per mezzo di Maria che e` secondariamente
    o Causa meritoria della nostra vita.
    o Causa esemplare della nostra vita.
    o Causa distributrice delle grazie.
    o Donde la devozione a Maria.
    + 4^ Per mezzo dei Santi e degli Angeli
    o Immagini viventi di Dio: venerarli.
    o Intercessori: invocarli.
    o Modelli: imitarli.
    * Noi viviamo e operiamo per Dio
    + 1^ Lottando contro
    o la concupiscenza.
    o il mondo.
    o il demonio.
    + 2^ Santificando le nostre azioni.
    o Loro triplice valore.
    o Condizioni del merito.
    o Mezzi per rendere i nostri atti piu` meritorii.
    + 3^ Ricevendo degnamente i Sacramenti
    o La grazia sacramentale.
    o La grazia speciale
    # della Penitenza.
    # dell'Eucarestia.

    ART. I. DELLA PARTE DI DIO NELLA VITA CRISTIANA.

    Dio opera in noi sia per se stesso, sia per mezzo della SS. Vergine,
    degli Angeli e dei Santi.

    sez. I. Della parte della SS. Trinita`.

    90. Il primo principio, la causa efficiente principale e la causa
    esemplare della vita soprannaturale in noi e` la SS. Trinita`, o, per
    appropriazione, lo Spirito Santo. Perche` la vita della grazia, benche`
    sia opera comune delle tre divine persone, essendo opera ad extra, si
    attribuisce specialmente allo Spirito Santo, come opera d'amore.

    Ora questa adorabile Trinita` contribuisce alla nostra santificazione
    in due modi: col venire ad abitare nell'anima nostra e col
    produrre un organismo soprannaturale che, soprannaturalizzando
    l'anima, la abilita a fare atti deiformi.

    I. L'abitazione dello Spirito Santo nell'anima 90-1

    91. Essendo la vita cristiana una partecipazione della vita stessa
    di Dio, e` evidente che egli solo la puo` conferire. E la conferisce
    venendo ad abitare nelle anime nostre e dandosi intieramente a noi,
    affinche` possiamo rendergli i nostri ossequi, godere della sua
    presenza e lasciarci da lui docilmente guidare a praticare le
    disposizioni e le virtu` di Gesu` Cristo 90-2: e` cio` che i teologi
    chiamano grazia increata. Vedremo:
    * 1^ in che modo le tre divine persone vivono in noi;
    * 2^ come dobbiamo diportarci verso di loro.

    1^ IN CHE MODO LE DIVINE PERSONE ABITANO IN NOI.

    92. Dio, come dice S. Tommaso 92-1, abita naturalmente nelle
    creature in tre modi diversi: con la sua potenza, nel senso che tutte
    le creature stanno soggette al suo dominio; come la sua presenza, in
    quanto che vede tutto, anche i piu` segreti pensieri del nostro cuore
    "omnia nuda et aperta sunt oculis eius"; con la sua essenza, perche`
    opera dappertutto ed e` dovunque la pienezza dell'essere e la causa
    prima di tutto cio` che e` di reale nelle creature, comunicando loro
    continuamente non solo il moto e la vita ma lo stesso essere: "in ipso
    vivimus, movemur et sumus" 92-2.

    Ma la sua presenza in noi per mezzo della grazia e` di ordine molto
    superiore e piu` intimo. Non e` soltanto la presenza del Creatore e del
    Conservatore che regge gli esseri da lui creati ma e` la presenza della
    Santissima e Adorabilissima Trinita` quale ci e` rivelata dalla fede: il
    Padre viene in noi e vi continua a generare il Verbo; con lui
    riceviamo il Figlio, perfettamente uguale al Padre, sua immagine
    vivente e sostanziale, che non cessa di infinitamente amare il Padre
    come infinitamente ne e` riamato; dal qual mutuo amore procede lo
    Spirito Santo, persona uguale al Padre e al Figlio, vincolo reciproco
    fra i due eppur distinto dall'uno e dall'altro. Quante meraviglie in
    un'anima in stato di grazia!

    La particolarita` di questa presenza e` che Dio non solo e` in noi, ma si
    da` a noi, perche` noi possiamo godere di lui. Secondo il linguaggio dei
    nostri Libri Sacri, possiamo dire che, per mezzo della grazia, Dio si
    da` a noi come padre, come amico, come collaboratore, come
    santificatore, e che cosi` egli diviene veramente il principio stesso
    della nostra vita interiore, la sua causa efficiente ed esemplare.

    93. A) Nell'ordine della natura Dio e` in noi come creatore e sovrano
    padrone e noi non siamo che suoi servi, sua proprieta`, cosa sua. Ma
    nell'ordine della grazia egli si da` a noi come nostro Padre, e noi
    siamo i suoi figli adottivi; mirabile privilegio che e` il fondamento
    della nostra vita soprannaturale. Questo continuamente ripetono
    S. Paolo e S. Giovanni: "Non enim accepistis spiritum servitutis
    iterum in timore, sed accepistis spiritum adoptionis filiorum, in quo
    clamamus Abba (Pater). Ipse enim Spiritus testimonium reddit spiritui
    nostro quod sumus filii Dei 93-1". Dio dunque ci adotta per figli,
    ma in modo assai piu` perfetto che non facciano gli uomini con
    l'adozione legale. Questi possono bene trasmettere ai figli adottivi
    il nome e le sostanze, ma non il sangue e la vita. "L'adozione legale,
    dice con ragione il Cardinal Mercier, 93-2 e` una finzione. Il
    figlio adottato viene considerato dai genitori adottivi come se fosse
    loro figlio e riceve da essi quell'eredita` a cui avrebbe avuto diritto
    il frutto della loro unione; la societa` riconosce questa finzione e ne
    sancisce gli effetti; tuttavia l'oggetto della finzione non si
    trasforma in realta`... Ma la grazia dell'adozione divina non e` una
    finzione... e` una realta`. Dio largisce a coloro che credono nel suo
    Verbo la divina filiazione, dice S. Giovanni: "Dedit eis potestatem
    filios Dei fieri, his qui credunt in nomine eius" 93-3. E questa
    filiazione non e` nominale ma effettiva: "Ut filii Dei nominemur et
    simus". Noi entriamo in possesso della natura divina, "divinae
    consortes naturae".

    94. Questa vita divina e` certamente in noi soltanto una
    partecipazione, "consortes", una somiglianza, un'assimilazione che fa
    di noi, non gia` degli de`i, ma degli esseri deiformi. Non e` pero` men
    vero che essa non e` una finzione ma una realta`, una vita nuova, non
    uguale ma simile a quella di Dio, e che, a detta della Sacra
    Scrittura, suppone una nuova generazione o rigenerazione: "Nisi quis
    renatus fuerit ex aqua et Spiritu Sancto... per lavacrum
    regenerationis et renovationis Spiritus Sancti... regeneravit nos in
    spem vivam... voluntarie enim genuit nos verbo veritatis" 94-1.
    Tutte queste espressioni ci mostrano che la nostra adozione non e`
    puramente nominale ma vera e reale, benche` molto bene distinta dalla
    filiazione del Verbo Incarnato. Ed e` per questo che noi diventiamo di
    pieno diritto eredi del regno celeste, coeredi di Colui che e` nostro
    fratello maggiore: "haeredes quidem Dei, cohaeredes autem Christi... ut
    sit ipse primogenitus in multis fratribus" 94-2. O non e` dunque il
    caso di ripetere le cosi` soavi parole di S. Giovanni: "Videte qualem
    caritatem dedit nobis Pater, ut filii Dei nominemur et
    simus?" 94-3.

    Dio quindi avra` per noi la premura, la tenerezza d'un padre. Egli
    stesso si paragona a una madre che non potra` mai dimenticare il
    figlio: "Numquid oblivisci potest mulier infantem suum, ut non
    misereatur filio uteri sui? Et si illa oblita fuerit, ego tamen non
    obliviscar tui 94-4". E l'ha ben dimostrato davvero, poiche`, per
    salvare i figli decaduti, non esito` a dare e a sacrificare l'unico suo
    Figlio: "Sic Deus dilexit mundum ut Filium suum unigenitum daret, ut
    omnis qui credit in eum non pereat, sed habeat vitam
    aeternam 94-5". Ed e` questo stesso amore che lo spinge a darsi
    intieramente, fin d'ora e in modo abituale, ai figli adottivi,
    abitando nei loro cuori: "Si quis diligit me, sermonem meum servabit,
    et Pater meus diliget eum, et ad eum veniemus, et mansionem apud eum
    faciemus 94-6". Egli abita dunque in noi come Padre amantissimo e
    premurosissimo.

    95. B) Dio si da` pure a noi come amico. L'amicizia aggiunge alle
    relazioni di padre e di figlio una certa uguaglianza, "amicitia
    aequales accipit aut facit", una certa intimita`, una scambievolezza
    d'affetto che porta seco le piu` dolci comunicazioni. Relazioni appunto
    di questo genere la grazia pone tra Dio e noi; e` vero che quando si
    tratta di Dio e dell'uomo non si puo` parlare d'uguaglianza vera, ma
    solo d'una certa somiglianza che pero` basta a stabilire una vera
    intimita`. Dio infatti ci apre i suoi secreti; ci parla non solo per
    mezzo della Chiesa, ma anche interiormente per mezzo del suo Spirito:
    "Ille vos docebit omnia et suggeret vobis omnia quaecumque dixero
    vobis 95-1". Quindi e` che nell'ultima cena Gesu` dichiara agli
    Apostoli che ormai non saranno piu` servi ma amici, perche` egli non
    avra` piu` segreti per loro: "Iam non dicam vos servos, quia servus
    nescit quid faciat dominus eius; vos autem dixi amicos, quia omnia
    quaecumque audivi a Patre meo, nota feci vobis 95-2". Sara` quindi
    una dolce familiarita` quella che governera` ormai le loro relazioni, la
    familiarita` che corre tra amici che siedono alla stessa mensa: Ecco
    che io sto alla porta e picchio; se alcuno udira` la mia voce e mi
    aprira` la porta, io entrero` da lui, cenero` con lui ed egli con me:
    "Ecce sto ad ostium et pulso; si quis audierit vocem meam et aperuerit
    mihi januam, intrabo ad illum et coenabo cum illo, et ipse
    mecum 95-3". Mirabile intimita` a cui noi non avremmo mai osato
    aspirare se l'Amico divino non si fosse fatto avanti lui per il primo.
    Eppure una tale intimita` si e` avverata e si avvera ogni giorno, non
    soltanto presso i santi, ma anche in quelle anime interiori che
    acconsentono ad aprire le porte dell'anima all'ospite divino. E` cio`
    che ci attesta l'autore dell'Imitazione, quando descrive le frequenti
    visite dello Spirito Santo alle anime interiori, le sue dolci
    conversazioni con loro, le consolazioni e le carezze di cui le colma,
    la pace che fa regnare in loro, la stupenda familiarita` con cui le
    tratta: "Frequens illi visitatio cum homine interno, dulcis
    sermocinatio, grata consolatio, multa pax, familiaritas stupenda
    nimis 95-4". Del resto la vita dei mistici contemporanei, di Santa
    Teresa del Bambin Gesu`, di Suor Elisabetta della Trinita`, di Gemma
    Galgani e di tanti altri, ci prova che le parole dell'Imitazione si
    avverano tutti i giorni. E` dunque vero che Dio vive in noi come un
    intimo amico.

    96. C) Ne` vi resta ozioso ma vi opera come il piu` potente dei
    collaboratori. Sapendo bene che non possiamo coltivare da noi quella
    vita soprannaturale che pone in noi, egli supplisce alla nostra
    impotenza, collaborando con noi per mezzo della grazia attuale.
    Abbiamo bisogno di luce per afferrare le verita` della fede che
    dovranno ormai guidare i nostri passi? Verra` lui, che e` il Padre dei
    lumi, a illuminare il nostro intelletto sul nostro ultimo fine e sui
    mezzi per conseguirlo, e ci suggerira` buoni pensieri ispiratori di
    buone opere. Abbiamo bisogno di forza onde voler sinceramente dirigere
    la nostra vita verso il nostro fine, volerlo energicamente e
    costantemente? Ed egli ci dara` quel concorso soprannaturale che ci
    abilita a volere e ad eseguire le nostre risoluzioni, "operatur in
    vobis et velle et perficere 96-1". Se si tratta di combattere le
    nostre passioni o di disciplinarle, di vincere le tentazioni che
    talora ci assediano, egli pure ci dara` la forza di resistervi e di
    trarne profitto per rassodarci nella virtu`: "Fidelis est Deus qui non
    patietur vos tentari supra id quod potestis, sed faciet etiam cum
    tentatione proventum 96-2". Quando, stanchi di fare il bene, ci
    sentiremo tratti allo scoraggiamento e alla fiacchezza, egli ci si
    avvicinera` per sorreggerci e assicurare la nostra perseveranza; Colui
    che in voi comincio` l'opera della vostra santificazione, la
    perfezionera` fino al giorno di Cristo Gesu`; "qui coepit in vobis opus
    bonum, ipse perficiet usque in diem Christi Jesu 96-3". Insomma,
    noi non saremo mai soli, anche quando, privi di consolazione, ci
    crederemo abbandonati; la grazia di Dio sara` sempre con noi a patto
    che noi acconsentiamo a lavorar con lei: "Gratia eius in me vacua non
    fuit, sed abundantius illis omnibus laboravi: non ego autem, sed
    gratia Dei mecum 96-4..." Appoggiato su questo onnipotente
    collaboratore, saremo invincibili, perche` tutto noi possiamo in colui
    che ci conforta: "Omnia possum in eo qui me confortat 96-5".

    97. D) Questo collaboratore e` nello stesso tempo un santificatore:
    venendo ad abitare nell'anima nostra, la trasforma in un tempio santo
    ornato di tutte le virtu`: "Templum Dei sanctum est: quod estis
    vos 97-1". Il Dio infatti che viene in noi colla grazia, non e` il
    Dio della natura, ma il Dio vivente, la SS. Trinita`, sorgente infinita
    di vita divina, e che altro non chiede che farci partecipare alla sua
    santita`; e` vero che talora questa abitazione e` attribuita, per
    appropriazione, allo Spirito Santo, perche` e` opera d'amore; ma,
    essendo operazione ad extra, e` comune alle tre persone divine. Ecco
    perche` S. Paolo ci chiama indifferentemente tempii di Dio e tempii
    dello Spirito Santo: "Nescitis quia templum Dei estis et Spiritus Dei
    habitat in vobis? 97-2".

    L'anima nostra diviene dunque tempio del Dio vivente, un sacro recinto
    riservato a Dio, un trono di misericordia donde si compiace di
    distribuire i suoi favori celesti e che egli adorna di tutte le virtu`.
    Descriveremo presto l'organismo soprannaturale di cui ci dota. Ma e`
    evidente che la presenza in noi del Dio tre volte santo, quale abbiamo
    descritta, non puo` essere che santificante, e che l'Adorabile Trinita`
    che vive e opera in noi diviene veramente il principio della nostra
    santificazione, la sorgente della nostra vita interiore. E ne e` pure
    la causa esemplare, poiche`, essendo figli di Dio per adozione,
    dobbiamo imitare il Padre. Il che del resto intenderemo meglio
    spiegando come dobbiamo diportarci verso le tre divine persone che
    abitano in noi.
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 10/15/2013 12:34 PM

    2^ I NOSTRI DOVERI VERSO LA SS. TRINITA` CHE VIVE IN NOI.

    98. Possedendo un tesoro cosi` prezioso come la SS. Trinita`, bisogna
    pensarvi spesso "ambulare cum Deo intus". Or questo pensiero fa
    nascere tre principali sentimenti: l'adorazione, l'amore,
    l'imitazione 98-1.

    99. A) Il primo sentimento che scaturisce come spontaneamente dal
    cuore e` quello dell'adorazione: "Glorificate et portate Deum in
    corpore vestro 99-1". Come, infatti, non benedire, glorificare,
    ringraziare quest'ospite divino che trasforma l'anima nostra in un
    vero santuario? Dopoche` Maria ebbe ricevuto nel casto suo seno il
    Verbo Incarnato, la sua vita non fu piu` che un perpetuo atto
    d'adorazione e di riconoscenza: "Magnificat anima mea Dominum... fecit
    mihi magna qui potens est, et sanctum nomen ejus"; e tali pure sono i
    sentimenti, benche` in grado minore, di un'anima che prende coscienza
    dell'abitazione dello Spirito Santo in lei: capisce che, essendo
    tempio di Dio, deve incessantemente offrirsi come ostia di lode alla
    gloria delle tre divine persone. a) Al principio delle proprie azioni,
    facendo il segno di croce in nomine Patris et Filii et Spiritus
    Sancti, consacra loro ogni sua opera; terminandole, riconosce che
    tutto il bene da lei fatto si deve ad esse attribuire: Gloria Patri et
    Filio et Spiritui Sancto. b) Ama ripetere quelle preghiere liturgiche
    che ne celebrano le lodi: il Gloria in excelsis Deo, che esprime cosi`
    bene tutti i sentimenti di religione verso le divine persone e
    specialmente verso il Verbo Incarnato; il Sanctus, che proclama la
    santita` divina; il Te Deum, che e` l'inno della riconoscenza. c) Alla
    presenza di quest'ospite divino, molto amorevole senza dubbio ma che
    non cessa d'essere Dio, riconosce umilmente l'intiera sua dipendenza
    da Colui che e` il suo primo principio e il suo ultimo fine; la sua
    incapacita` a lodarlo come egli si merita, e in questo sentimento si
    unisce allo Spirito di Gesu` che solo puo` rendere a Dio quella gloria a
    cui ha diritto: "Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza,
    perche` noi non sappiamo cio` che dobbiamo chiedere nelle nostre
    preghiere, secondo i nostri bisogni; ma lo Spirito prega egli stesso
    per noi con gemiti inenarrabili; "Spiritus adiuvat infirmitatem
    nostram; nam quid oremus sicut oportet, nescimus; sed ipse Spiritus
    postulat pro nobis gemitibus inenarrabilibus 99-2".

    100. B) Dopo avere adorato Dio e proclamato il proprio nulla,
    l'anima si abbandona ai sentimenti del piu` confidente amore. Per
    quanto sia infinito pur Dio si abbassa a noi, come il padre piu`
    amoroso verso il proprio figlio, e c'invita ad amarlo e a dargli il
    cuore: "Praebe, fili, cor tuum mihi 100-1"; questo amore egli
    potrebbe esigerlo imperiosamente ma preferisce chiederlo dolcemente,
    affettuosamente, perche` vi sia, a cosi` dire, piu` spontaneita` nella
    nostra risposta, piu` abbandono filiale nel nostro ricorso a lui. E
    come non rispondere con confidente amore a tanti e si` delicati
    riguardi, a tante cosi` materne sollecitudini? Sara` un amore penitente,
    per espiare le nostre troppo numerose infedelta` passate e presenti; un
    amore riconoscente, per ringraziare quest'insigne benefattore, questo
    collaboratore premuroso che lavora l'anima nostra con tanta assiduita`;
    ma principalmente un amore d'amicizia, che ci fara` conversare
    dolcemente col piu` fedele e piu` generoso degli amici, ci fara`
    caldeggiare tutti i suoi interessi, procurarne la gloria e farne
    benedire il santo nome. Non sara` quindi un semplice sentimento
    affettuoso, ma un amore generoso, che va fino al sacrifizio, all'oblio
    di se`, alla rinunzia della propria volonta`, per sottomettersi ai
    precetti e ai consigli divini.

    101. C) Quest'amore ci condurra` dunque all'imitazione dell'adorabile
    Trinita` in quel grado che e` compatibile con l'umana debolezza. Figli
    adottivi d'un Padre tre volte santo, tempii viventi dello Spirito
    Santo, intendiamo meglio la necessita` di rispettare il nostro corpo e
    la nostra anima. Tale era la conclusione che l'Apostolo inculcava ai
    discepoli: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio
    abita in voi? Se alcuno violera` il tempio di Dio, Dio lo sperdera`;
    poiche` santo e` il tempio di Dio che siete voi; Nescitis quia templum
    Dei estis, et Spiritus Dei habitat in vobis? Si quis autem templum Dei
    violaverit, disperdet illum Deus. Templum enim Dei sanctum est quod
    estis vos 101-1". L'esperienza prova che per le anime generose non
    v'e` motivo piu` potente di questo per allontanarle dal peccato ed
    eccitarle alla pratica delle virtu`; infatti, non si deve forse
    purificare e ornare continuamente un tempio ove risiede il Dio tre
    volte santo? Del resto quando Nostro Signore volle proporci un ideale
    di perfezione, non ando` a cercarlo fuori della SS. Trinita`: "Siate
    perfetti, egli dice, come e` perfetto il vostro Padre celeste: "Estote
    ergo perfecti, sicut et Pater vester caelestis perfectus
    est 101-2". A prima vista, quest'ideale sembra troppo elevato; ma
    quando ci ricordiamo che siamo figli adottivi del Padre, e che egli
    vive in noi per imprimervi la sua immagine e collaborare alla nostra
    santificazione, capiamo bene che nobilta` obbliga e che abbiamo il
    dovere d'avvicinarci sempre piu` alle perfezioni divine. Specialmente
    per praticare la carita` fraterna Gesu` ci chiede di avere dinanzi agli
    occhi quel perfetto modello che e` l'indivisibile unita` delle tre
    divine persone: "Che siano tutti una cosa sola, come tu sei in me, o
    Padre, e io in te, che siano anch'essi una cosa sola in noi; Ut omnes
    unum sint, sicut tu, Pater, in me et ego in te, ut et ipsi in nobis
    unum sint 101-3". Tenera preghiera, di cui san Paolo si faceva eco
    quando supplicava i cari discepoli di non dimenticare che, essendo un
    solo corpo e un solo spirito, non avendo che un solo ed unico Padre
    che abita in tutti i giusti, dovevano conservare l'unita` dello spirito
    col vincolo della pace 101-4.

    Riepilogando possiamo conchiudere che la vita cristiana consiste prima
    di tutto in una unione intima, affettuosa e santificante colle tre
    divine persone, che ci conserva nello spirito di religione, d'amore e
    di sacrifizio.
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    II. Dell'organismo della vita cristiana 102-1.

    102. Le tre divine persone che abitano nel santuario dell'anima
    nostra si dilettano di arricchirla di doni soprannaturali e ci
    comunicano una vita simile alla loro che si chiama la vita della
    grazia o vita deiforme.

    Ora in ogni vita vi e` un triplice elemento: un principio vitale che e`,
    per cosi` dire, la sorgente della vita; delle facolta` che fanno
    produrre operazioni vitali; e in fine degli atti, che ne sono
    l'espansione e contribuiscono al suo accrescimento. Nell'ordine
    soprannaturale, Dio, che vive in noi, produce nelle anime nostre
    questi tre elementi. a) Ci comunica dapprima la grazia abituale, che
    fa in noi l'ufficio di principio vitale soprannaturale^102-2 e
    divinizza, a cosi` dire, la sostanza stessa dell'anima nostra,
    rendendola atta, benche` remotamente, alla visione beatifica e agli
    atti che la preparano.

    103. b) Da questa grazia sgorgano le virtu` infuse^103-1 e i doni
    dello Spirito Santo, che perfezionano le nostre facolta` e ci danno il
    potere immediato di fare atti deiformi, soprannaturali e meritorii.

    c) Per mettere in moto queste facolta`, Dio ci concede le grazie
    attuali, che illuminano la nostra intelligenza, fortificano la nostra
    volonta`, ci aiutano ad operare soprannaturalmente e ad aumentare cosi`
    il capitale di grazia abituale che ci ha compartito.

    104. Questa vita della grazia, benche` distinta dalla vita naturale,
    non e` semplicemente a lei sovrapposta ma la compenetra tutta quanta,
    la trasforma e la divinizza. Si assimila tutto cio` che vi e` di buono
    nella natura, nell'educazione e nelle abitudini acquisite; perfeziona
    e soprannaturalizza tutti questi elementi volgendoli verso l'ultimo
    fine, che e` il possesso di Dio per mezzo della visione beatifica e
    dell'amore che l'accompagna.

    Spetta a questa vita soprannaturale il dirigere la vita naturale, in
    virtu` del principio generale gia` esposto al n. 54, che gli esseri
    inferiori sono subordinati agli esseri superiori 104-1. Non puo`
    durare ne` svilupparsi se non a patto di dominare e serbare sotto la
    sua influenza gli atti dell'intelligenza, della volonta` e delle altre
    facolta`; con cio` non distrugge ne` diminuisce la natura, ma anzi la
    esalta e la perfeziona. Il che dimostreremo, studiandone per ordine i
    tre elementi.

    1^ DELLA GRAZIA ABITUALE. 105-1

    105. Dio, volendo nell'infinita sua bonta` elevarci a lui per quanto
    e` permesso alla debole nostra natura, ci da` un principio vitale,
    soprannaturale deiforme: la grazia abituale, grazia che si chiama
    creata 105-2 per opposizione alla grazia increata che consiste
    nell'abitazione dello Spirito Santo in noi. Questa grazia ci rende
    simili a Dio e ci unisce strettissimamente a lui: "Est autem haec
    deificatio, Deo quaedem, quoad fieri potest, assimilatio
    unioque 105-3". Sono questi i due aspetti della grazia che
    esporremo, dandone la definizione tradizionale e determinando l'unione
    prodotta dalla grazia tra l'anima e Dio.

    A) Definizione.

    106. La grazia ordinariamente si definisce una qualita`
    soprannaturale, inerente all'anima nostra, che ci fa partecipare in
    modo reale, formale, ma accidentale, alla vita divina.

    a) E` dunque una realta` di ordine soprannaturale ma non una sostanza,
    perche` nessuna sostanza creata puo` essere soprannaturale; e` un modo
    d'essere, uno stato dell'anima, una qualita` inerente alla sostanza
    dell'anima nostra, che la trasforma, la eleva sopra tutti gli esseri
    anche piu` perfetti; qualita` permanente di sua natura, che sta in noi
    finche` non la scacciamo dall'anima nostra commettendo volontariamente
    un peccato mortale. "La grazie, dice il Card. Mercier106-1
    appoggiandosi su Bossuet, e` quella qualita` spirituale che Gesu`
    diffonde nelle anime nostre, che penetra nel piu` intimo della nostra
    sostanza, che s'imprime nel piu` secreto delle anime nostre, e che si
    spande (per mezzo delle virtu`) in tutte le potenze e le facolta`
    dell'anima, che possiede interiormente l'anima e la rende pura e grata
    agli occhi di questo divin Salvatore, la fa suo Santuario, suo tempio,
    suo tabernacolo, insomma suo luogo di delizie."

    107. b) Questa qualita` ci rende, secondo l'energica espressione di
    S. Pietro, partecipi della natura divina, divinae consortes naturae; ci
    fa entrare, come dice S. Paolo, in comunione con lo Spirito Santo
    "communicatio Sancti Spiritus 107-1", in societa` col Padre e col
    Figlio, come aggiunge S. Giovanni 107-2. Non ci fa certamente
    uguali a Dio, ma esseri deiformi simili a lui; e ci da`, non la vita
    stessa di Dio che e` essenzialmente incomunicabile, ma una vita simile
    alla sua. Il che ora spiegheremo, per quanto l'umana intelligenza vi
    puo` arrivare.

    108. 1) La vita propria di Dio e` di contemplare direttamente se`
    stesso e di infinitamente amarsi. Nessuna creatura, per quanto sia
    perfetta, puo` contemplare da se stessa l'essenza divina "che abita una
    luce inaccessibile, lucem inhabitat inaccessibilem" 108-1. Ma Dio,
    per un privilegio intieramente gratuito, chiama l'uomo a contemplare
    questa essenza divina nel cielo; ed essendone l'uomo incapace, ne
    eleva, ne dilata, ne fortifica l'intelligenza col lume della gloria.
    Allora, dice S. Giovanni, saremo simili a Dio, perche` lo vedremo come
    egli vede se stesso, o, che e` lo stesso, come egli e` in se: "Similes
    ei erimus, quoniam videbimus eum sicuti est 108-2". Lo vedremo,
    aggiunge S. Paolo, non piu` attraverso lo specchio delle creature, ma
    faccia a faccia, senza intermedio, senza nubi, con una fulgida
    chiarezza: "Nunc per speculum et in aenigmate, tunc autem facie ad
    faciem 108-3". Cosi` parteciperemo, benche` in modo finito, alla
    vita stessa di Dio, poiche` lo conosceremo come egli conosce se stesso
    e lo ameremo come egli ama se stesso. Il che spiegano i teologi
    dicendo che l'essenza divina verra` ad unirsi alla parte piu` intima
    dell'anima nostra e ci servira` di specie impressa, per renderci capaci
    di vederla senza alcuno intermedio creato, senza immagine alcuna.

    109. 2) Ora la grazia abituale e` gia` una preparazione alla visione
    beatifica e quasi un saggio di questo favore, praelibatio visionis
    beatificae; e` la gemma che gia` contiene il fiore, benche` questo non
    debba sbocciare che piu` tardi; e` quindi dello stesso genere della
    visione beatifica e partecipa della sua natura.

    Cerchiamo di spiegarci con un paragone, per quanto possa riuscire
    imperfetto. Io posso conoscere un artista in tre modi: dallo studio
    delle sue opere, -- dal ritratto che me ne fa un suo intimo amico -- o
    finalmente dalle relazioni dirette che io ho con lui. La prima di
    queste conoscenze di Dio, e` quella che abbiamo dalla vista delle sue
    opere, conoscenza induttiva molto imperfetta, perche` le sue opere, pur
    manifestandoci la sua sapienza e la sua potenza, nulla ci dicono della
    sua vita interiore. La seconda risponde assai bene alla conoscenza che
    ce ne da` la fede: sulla testimonianza degli scrittori sacri e
    principalmente del Figlio di Dio, io credo tutto cio` che Dio si degno`
    di rivelarmi non solamente sulle sue opere e sui suoi attributi, ma
    anche sulla sua vita intima; io credo che da tutta l'eternita` egli
    genera un Verbo che e` suo Figlio, che ama e dal quale e` riamato, e che
    da questo mutuo amore procede lo Spirito Santo. Certo io non capisco,
    e sopratutto io non vedo, ma io credo con incrollabile certezza, e
    questa fede mi fa partecipare in modo velato, oscuro, ma reale, alla
    conoscenza che Dio ha di se` stesso. Solo piu` tardi, per mezzo della
    visione beatifica, si avverera` il terzo modo di conoscenza; ma, com'e`
    chiaro, il secondo e` in sostanza della stessa natura di quest'ultimo,
    e certamente molto superiore alla conoscenza razionale.

    110. c) Questa partecipazione della vita divina non e` semplicemente
    virtuale ma formale. La partecipazione virtuale non ci fa possedere
    una data qualita` che in un modo diverso da quello in cui si trova
    nella causa principale; cosi` la ragione e` una partecipazione solo
    virtuale dell'intelletto divino, perche` ci fa conoscere la verita`, ma
    in un modo assai diverso dalla conoscenza che ne ha Dio. Non e` cosi`
    della visione beatifica, e, salve le proporzioni, della fede; queste
    ci fanno conoscere Dio some egli conosce se stesso, non certo nello
    stesso grado ma nello stesso modo.

    111. d) Questa partecipazione non e` sostanziale ma accidentale. Cosi`
    essa si distingue dalla generazione del Verbo, che riceve tutta la
    sostanza del Padre; e dalla unione ipostatica, che e` un'unione
    sostanziale della natura umana con la natura divina nell'unica persona
    del Verbo; noi conserviamo infatti la nostra personalita` e la nostra
    unione con Dio non e` sostanziale. Tale e` la dottrina di
    S. Tommaso: 111-1 "Essendo la grazia molto superiore alla natura
    umana, non puo` essere ne` una sostanza, ne` la forma sostanziale
    dell'anima; non puo` esserne che la forma accidentale". E, per spiegare
    il suo pensiero, aggiunge che tutto cio` che e` sostanzialmente in Dio
    ci vien dato accidentalmente e ci fa partecipare alla divina bonta`:
    "Id enim quod substantialiter est in Deo, accidentaliter fit in anima
    participante divinam bonitatem, ut de scientia patet".

    Con queste restrizioni si evita di cadere nel panteismo, e si ha
    nondimeno un'idea altissima della grazia, che ci apparisce come una
    divina somiglianza impressa da Dio nell'anima nostra: "faciamus
    hominem ad imaginem et similitudinem nostram 111-2".

    112. Per farci intendere questa divina somiglianza, i Padri usano
    diversi paragoni. 1) L'anima nostra, essi dicono, e` una immagine
    vivente della Trinita`, una specie di ritratto in miniatura, poiche` lo
    Spirito Santo stesso viene ad imprimersi in noi come il sigillo sulla
    molle cera e vi lascia cosi` la sua divina somiglianza 112-1. Ne
    concludono che l'anima in stato di grazia e` d'una meravigliosa
    bellezza, poiche` l'artista che vi dipinge questa immagine e`
    infinitamente perfetto, non essendo altri che Dio stesso: "Pictus es
    ergo, o homo, et pictus es a Domino Deo tuo. Bonum habes artificem
    atque pictorem 112-2". E ne conchiudono pure con ragione che noi
    non solo non dobbiamo distruggere od offuscare questa immagine, ma
    anzi renderla ogni giorno piu` rassomigliante. -- Paragonano anche
    l'anima nostra a quei corpi trasparenti che, ricevendo la luce del
    sole, ne sono come penetrati e acquistano un incomparabile fulgore che
    diffondono poi tutto intorno a loro 112-3; cosi` l'anima nostra,
    simile a un globo di cristallo illuminato dal sole, riceve la luce
    divina, risplende di vivo fulgore e lo riflette sugli oggetti
    circostanti.

    113. 2) Per dimostrare che questa rassomiglianza non e` cosa
    superficiale ma penetra nel piu` intimo dell'anima nostra, ricorrono al
    paragone del ferro e del fuoco. Come, dicono essi, una verga di ferro,
    immersa in un ardente braciere, acquista subito lo splendore, il
    calore e la pieghevolezza del fuoco, cosi` l'anima nostra, immersa
    nella fornace del divino amore, si libera dalle scorie e diviene
    brillante, ardente e docile alle ispirazioni divine.

    114. 3) Un autore contemporaneo, volendo esprimere l'idea che la
    grazia e` una vita nuova, la paragona a un innesto divino fatto sul
    ramo salvatico della nostra natura e che si fonde coll'anima nostra
    per costituire un nuovo principio vitale e quindi una vita assai
    superiore. Pero`, come l'innesto non conferisce al ramo salvatico tutta
    la vita di quella natura onde e` stato tolto ma soltanto questa o
    quella delle sue proprieta` vitali, cosi` la grazia santificante non ci
    da` tutta la natura di Dio ma qualche cosa della sua vita che
    costituisce per noi una nuova vita; noi quindi partecipiamo alla vita
    divina ma non la possediamo nella sua pienezza 114-1.

    E` chiaro che questa divina somiglianza prepara l'anima nostra ad una
    intimissima unione con l'adorabile Trinita` che abita in lei.
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    00 10/15/2013 12:35 PM
    B) Unione tra l'anima nostra e Dio.

    115. Da cio` che abbiamo detto sull'abitazione della SS. Trinita`
    nell'anima nostra (n. 92), risulta che tra noi e l'ospite divino
    corre un'unione morale intimissima e santificantissima.

    Ma non c'e` forse qualche cosa di piu`, qualche cosa di fisico 115-1
    in quest'unione?

    116. a) I paragoni usati dai Padri sembrerebbero indicarlo.

    1) Un gran numero di essi ci dicono che l'unione di Dio coll'anima e`
    simile a quella dell'anima col corpo: "In noi vi sono, dice
    S. Agostino, due vite, la vita del corpo e la vita dell'anima; la vita
    del corpo e` l'anima, la vita dell'anima e` Dio "sicut vita corporis
    anima, sic vita animae Deus 116-1." E` chiaro che si tratta solo di
    analogie; ma studiamoci di cavarne la verita` che contengono. L'unione
    tra il corpo e l'anima e` sostanziale, cosi` che non formano piu` che una
    sola e medesima natura, una sola e medesima persona. Non e` cosi`
    dell'unione dell'anima con Dio: noi conserviamo sempre la nostra
    natura e la nostra personalita` e restiamo quindi essenzialmente
    distinti dalla divinita`. Ma, come l'anima da` al corpo la vita di cui
    gode, cosi` Dio, senza essere forma dell'anima, le da` la vita
    soprannaturale, vita non uguale ma veramente e formalmente simile alla
    sua; e questa vita costituisce un'unione realissima tra l'anima e Dio.
    Suppone una realta` concreta che Dio ci comunica e che serve di vincolo
    unitivo tra lui e noi; questa nuova relazione non aggiunge certamente
    nulla a Dio, ma perfeziona l'anima nostra e la rende deiforme; lo
    Spirito Santo quindi diviene non causa formale, ma causa efficiente ed
    esemplare della nostra santificazione.

    117. 2) Questa stessa verita` si deduce dal paragone che alcuni
    autori 117-1 fanno tra l'unione ipostatica e l'unione dell'anima
    nostra con Dio. Vi e` certamente tra le due una differenza essenziale:
    l'unione ipostatica e` sostanziale e personale, perche` la natura divina
    e la natura umana, sebbene perfettamente distinte, non formano piu` in
    Gesu` Cristo che una sola e medesima persona, mentre che l'unione
    dell'anima con Dio per mezzo della grazia, ci lascia la nostra
    personalita`, essenzialmente distinta dalla personalita` divina, e non
    ci unisce a Dio se non in modo accidentale: "Si compie infatti per
    mezzo della grazia santificante, che e` un accidente aggiunto alla
    sostanza dell'anima; ora, in linguaggio scolastico, l'unione d'un
    accidente e d'una sostanza si chiama unione accidentale 117-2".

    Ma rimane pur sempre vero che l'unione dell'anima con Dio e` un'unione
    di sostanza a sostanza, 117-3 e che l'uomo e Dio vengono in
    contatto cosi` intimo come il ferro e il fuoco che l'avvolge e lo
    penetra, come il cristallo e la luce. Per dir tutto in una parola,
    l'unione ipostatica fa un uomo-Dio, l'unione della grazia fa degli
    uomini divinizzati; e come le azioni di Cristo sono divino-umane o
    teandriche, cosi` le azioni del giusto sono deiformi, fatte in comune
    da Dio e da noi, e per questo titolo meritorie della vita eterna, la
    quale non e` altro che la unione immediata con la Divinita`. Possiamo
    quindi dire col P. de Smedt, 117-4 "che l'unione ipostatica e` il
    tipo della nostra unione con Dio per mezzo della grazia, e che questa
    ne e` l'immagine piu` perfetta che una pura creatura possa riprodurre in
    se`".

    Concludiamo collo stesso autore che l'unione della grazia non e`
    puramente morale, ma contiene un elemento fisico che ci permette di
    chiamarla fisico-morale: "La natura divina e` veramente nel suo essere
    stesso unita alla sostanza dell'anima per mezzo di un vincolo
    speciale, per modo che l'anima giusta possiede in se` la natura divina
    come cosa che le appartiene, e quindi possiede un carattere divino,
    una perfezione d'ordine divino, una bellezza divina, infinitamente
    superiore a tutto cio` che puo` esservi di perfezione naturale in una
    creatura qualsiasi reale o possibile 117-5.

    118. b) Se, lasciando da parte i paragoni, studiamo il lato
    dottrinale della questione, arriviamo alla stessa conclusione. 1) In
    cielo, gli eletti vedono Dio faccia a faccia, senza alcun intermedio;
    la stessa essenza divina fa l'ufficio di specie impressa: "in visione
    qua Deus per essentiam videbitur, ipsa divina essentia erit quasi
    forma intellectus qua intelliget 118-1". Vi e` dunque tra essi e la
    Divinita` un'unione vera, reale, che si puo` chiamare fisica, perche` Dio
    non puo` essere visto e posseduto che a patto d'essere presente al loro
    intelletto colla sua essenza, e non puo` essere amato, se non e`
    effettivamente unito alla loro volonta` come oggetto d'amore: "amor est
    magis unitivus quam cognitio 118-2". Ora la grazia altro non e` che
    un principio e un germe della gloria: "gratia nihil est quam inchoatio
    gloriae in nobis 118-3".

    L'unione dunque cominciata sulla terra tra l'anima nostra e Dio per
    mezzo della grazia e` in sostanza dello stesso genere di quella della
    gloria, reale e in un certo senso fisica come questa. Tal e` la
    conclusione del P. Froget nel suo bel libro L'abitazione dello Spirito
    Santo (p. 159), appoggiandosi su numerosi testi di S. Tommaso: < dunque realmente, fisicamente, sostanzialmente presente nel cristiano
    che ha la grazia; e non e` gia` una semplice presenza materiale ma un
    vero possesso accompagnato da un principio di godimento>>.

    2) La medesima conclusione discende pure dall'analisi della grazia
    stessa. Stando all'insegnamento dell'Angelico Dottore, che si fonda
    sugli stessi testi scritturali che abbiamo citati, la grazia abituale
    ci e` data per godere non solo dei doni di Dio, ma delle stesse persone
    divine; "Per donum gratiae gratum facientis perficitur creatura
    rationalis ad hoc quod libere non solum ipso dono creato utatur, sed
    ut ipsa^ divina^ persona^ fruatur 118-4". Ora, aggiunge un discepolo
    di S. Bonaventura, per godere d'una cosa e` necessaria la sua presenza,
    e quindi per godere dello Spirito Santo la sua presenza e` necessaria
    come necessario e` il dono creato che ci unisce a lui 118-5. E
    poiche` la presenza del dono creato e` reale e fisica, quella dello
    Spirito Santo non dovra` forse essere dello stesso genere?

    Ecco dunque che le deduzioni della fede come i paragoni dei Patri ci
    autorizzano a dire che l'unione dell'anima nostra con Dio per mezzo
    della grazia non e` soltanto morale, che non e` neppure sostanziale in
    senso proprio, ma che e` talmente reale da potersi chiamare
    fisico-morale. Restando pero` essa velata ed oscura ed essendo
    progressiva, nel senso che noi ne percepiamo tanto meglio gli effetti
    quanto piu` coltiviamo la fede e i doni dello Spirito Santo, le anime
    ferventi che sospirano l'unione divina, se sentono vivamente
    sollecitate ad avanzarsi ogni giorno piu` nella pratica delle virtu` e
    dei doni.

    2^ DELLE VIRTU` E DEI DONI, O DELLE FACOLTA` DELL'ORDINE SOPRANNATURALE.

    Richiamatane prima l'esistenza e la natura, parleremo per ordine delle
    virtu` e dei doni.
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    00 10/15/2013 12:35 PM

    A) Esistenza e natura.

    119. La vita soprannaturale inserita nell'anima nostra per mezzo
    della grazia abituale richiede, per operare e svilupparsi, delle
    facolta` di ordine soprannaturale, che la liberalita` divina
    generosamente ci concede sotto nome di virtu` infuse e di doni dello
    Spirito Santo: "L'uomo giusto, dice Leone XIII, che vive della vita
    della grazia e che opera per mezzo delle virtu`, che tengono in lui il
    posto di facolta`, ha pure bisogno dei doni dello Spirito Santo: Homini
    iusto, vitam scilicet viventi divinae gratiae et per congruas virtutes
    tamquam facultates agenti, opus plane est septenis illis quae proprie
    dicuntur Spiritus Sancti donis 119-1". Conviene infatti che le
    nostre facolta` naturali, le quali da se` stesse non possono produrre
    che atti del medesimo ordine, siano perfezionate e divinizzate da
    abiti infusi, che le elevino e le aiutino ad operare
    soprannaturalmente. E Dio, infinitamente liberale qual e`, ce ne da di
    due specie: le virtu`, che, sotto la direzione della prudenza, ci
    abilitano a operare soprannaturalmente col concorso della grazia
    attuale; e i doni che ci rendono cosi` docili all'azione dello Spirito
    Santo che, guidati da una specie di divino istinto, siamo, per cosi`
    dire, mossi e diretti da questo divino Spirito. Bisogna pero` notare
    che questi doni, i quali ci sono conferiti colle virtu` e colla grazia
    abituale, non vengono esercitati con frequenza ed intensita` se non
    dalle anime mortificate che, con una lunga pratica delle virtu` morali
    e teologali, acquistarono quella soprannaturale pieghevolezza, onde
    rendonsi intieramente docili alle ispirazioni dello Spirito Santo.

    120. La differenza essenziale tra le virtu` e i doni deriva dunque
    dal loro diverso modo di operare in noi; nella pratica delle virtu`, la
    grazia ci lascia attivi, sotto l'influsso della prudenza; nell'uso dei
    doni, raggiunto che abbiano il loro pieno sviluppo, richiede da noi
    piu` docilita` che attivita`, come esporremo meglio trattando della via
    unitiva. Intanto un paragone ci aiutera` a capire: quando una madre
    insegna a camminare al figlio, ora si contenta di guidarne i passi
    impedendogli di cadere, ora lo prende tra le braccia per fargli
    superare un ostacolo o per farlo riposare; nel primo caso si ha la
    grazia cooperante delle virtu`, nel secondo si ha la grazia operante
    dei doni.

    Ma da cio` risulta che, normalmente, gli atti compiti sotto l'influsso
    dei doni sono piu` perfetti di quelli che si compiono solamente sotto
    l'influsso delle virtu`, appunto perche` l'azione dello Spirito Santo
    nel primo caso e` piu` attiva e piu` feconda.

    B) Delle virtu` infuse.

    121. E` certo, secondo la dottrina del Concilio di Trento, che nel
    momento stesso della giustificazione riceviamo le virtu` infuse della
    fede, della speranza e della carita` 121-1. Ed e` dottrina comune,
    confermata dal Catechismo del Concilio di Trento 121-2, che anche
    le virtu` morali della prudenza, della giustizia, della fortezza e
    della temperanza ci sono comunicate nello stesso momento. Non
    dimentichiamo pero` che queste virtu` ci danno, non la facilita`, ma il
    potere soprannaturale prossimo di fare atti soprannaturali; saranno
    necessari ripetuti atti per aggiungervi quella facilita` che viene
    dall'abitudine acquisita.

    Vediamo come queste virtu` rendono soprannaturali le nostra facolta`.

    a) Le une sono teologali, perche` hanno Dio per oggetto materiale e
    qualche attributo divino per oggetto formale. La fede ci unisce a Dio,
    suprema verita`, e ci aiuta a veder tutto e a tutto giudicare alla
    divina sua luce. La speranza ci unisce a Colui che e` la sorgente della
    nostra felicita`, sempre pronto a versare su noi le sue grazie per
    compiere la nostra trasformazione ed aiutarci col suo potente soccorso
    a fare atti di confidenza assoluta e di filiale abbandono. La carita`
    ci eleva a Dio sommamente buono in se stesso; e, sotto il suo
    influsso, noi ci compiacciamo delle infinite perfezioni di Dio piu` che
    se fossero nostre, desideriamo che siano conosciute e glorificate,
    stringiamo con Lui una santa amicizia, una dolce familiarita` e cosi`
    diventiamo ognor piu` a lui somiglianti. Queste tre virtu` teologali ci
    uniscono dunque direttamente a Dio.

    122. b) Le virtu` morali, che hanno per oggetto un bene onesto
    distinto da Dio e per motivo l'onesta` stessa di quest'oggetto,
    favoriscono e perpetuano questa unione con Dio, regolando le nostre
    azioni in modo che, non ostante gli ostacoli che si trovano dentro e
    fuori di noi, tendano continuamente verso Dio. Cosi` la prudenza ci fa
    scegliere i mezzi migliori per tendere al nostro fine soprannaturale.
    La giustizia, facendoci rendere al prossimo cio` che gli e` dovuto,
    santifica le nostre relazioni coi nostri fratelli in modo da
    avvicinarci a Dio. La fortezza arma l'anima nostra contro la prova e
    la lotta, ci fa sopportare con pazienza i patimenti e intraprendere
    con santa audacia le piu` rudi fatiche per procurare la gloria di Dio.
    E, poiche` il piacere colpevole ce ne distoglierebbe, la temperanza
    modera il nostro ardore pel piacere e lo subordina alla legge del
    dovere. Tutte queste virtu` hanno dunque per ufficio di allontanare gli
    ostacoli e anche di somministrarci mezzi positivi per andare a
    Dio 122-1.

    C) Dei doni dello Spirito Santo.

    123. Senza descriverli in particolare (cosa che faremo piu` tardi) ci
    basti qui dimostrarne la corrispondenza colle virtu`.

    I doni, senza essere piu` perfetti delle virtu` teologali e specialmente
    della carita`, ne perfezionano l'esercizio. Cosi` il dono
    dell'intelletto ci fa penetrare piu` addentro nelle verita` della fede
    per scoprirne i reconditi tesori e le arcane armonie; quello della
    scienza ci fa considerare le cose create nelle loro relazioni con Dio.
    Il dono del timore fortifica la speranza, staccandoci dai falsi beni
    di quaggiu`, che potrebbero trascinarci al peccato e ci accresce quindi
    il desiderio dei beni celesti. Il dono della sapienza, facendoci
    gustare le cose divine, aumenta il nostro amore per Dio. La prudenza e`
    grandemente perfezionata dal dono del consiglio, che ci fa conoscere,
    nei casi particolari e difficili, cio` che e` o non e` espediente di
    fare. Il dono della pieta` perfeziona la virtu` della religione, che si
    connette colla giustizia, facendoci vedere in Dio un padre che siamo
    lieti di glorificare per amore. -- Il dono della fortezza compie la
    virtu` dello stesso nome, eccitandoci a praticare cio` che vi e` di piu`
    eroico nella paziente costanza e nell'operare il bene. Infine il dono
    del timore, oltre che facilita la speranza, perfeziona pure in noi la
    temperanza, facendoci temere i castighi e i mali che risultano
    dall'amore illecito dei piaceri.

    Tal e` il modo con cui armoniosamente si sviluppano nell'anima le virtu`
    e i doni, sotto l'influsso della grazia attuale, di cui ci resta ora a
    dire una parola.

    3^ DELLA GRAZIA ATTUALE 124-1.

    Come nell'ordine di natura abbiamo bisogno del concorso di Dio per
    passare dalla potenza all'atto, cosi` nell'ordine soprannaturale non
    possiamo porre in atto le nostre facolta` senza il soccorso della
    grazia attuale.

    124. Ne esporremo:
    * 1^ la nozione;
    * 2^ il modo di operare;
    * 3^ la necessita`.

    A) La nozione. La grazia attuale e` un aiuto soprannaturale e
    transitorio che Dio ci da` per illuminare la nostra intelligenza e
    fortificare la nostra volonta` nella produzione degli atti
    soprannaturali.

    a) Opera quindi direttamente sulle nostre facolta` spirituali,
    l'intelligenza e la volonta`, non piu` soltanto per elevarle all'ordine
    soprannaturale, ma per metterle in moto e far loro produrre atti
    soprannaturali. Diamone un esempio: prima della giustificazione o
    dell'infusione della grazia abituale, ci illumina sulla malizia e sui
    terribili effetti del peccato per farcelo detestare. Dopo la
    giustificazione, ci mostra, alla luce della fede, l'infinita bellezza
    di Dio e la misericordiosa sua bonta` per farcela amare con tutto il
    cuore.

    b) Accanto pero` a queste grazie interne, ve ne sono altre che si
    chiamano esterne, le quali, operando direttamente sui nostri sensi e
    sulle nostre facolta` sensitive, indirettamente influiscono sulle
    nostre facolta` spirituali, tanto piu` che sono spesso accompagnate
    anche da veri aiuti interni. Cosi` la lettura della Sacra Bibbia o d'un
    libro cristiano, l'ascoltazione d'una predica, d'un pezzo di musica
    religiosa, d'una buona conversazione, sono grazie esterne: di per se`
    non fortificano la volonta`, ma producono in noi delle impressioni
    favorevoli che scuotono l'intelletto e la volonta` e li inclinano verso
    il bene soprannaturale. Dio, del resto, vi aggiungera` spesso dei
    movimenti interni che, illuminando l'intelletto e fortificando la
    volonta`, ci aiuteranno potentemente a convertirci o a divenir
    migliori. E` quanto possiamo dedurre dalle parole del libro degli Atti,
    che ci mostrano lo Spirito Santo che apre il cuore d'una donna
    chiamata Lidia, per renderla attenta alla predicazione di
    S. Paolo 124-2. Dio poi, il quale sa che noi ci eleviamo dal
    sensibile allo spirituale, s'adatta alla nostra debolezza e si serve
    delle cose visibili per portarci alla virtu`.

    125. B) Suo modo di operare. a) La grazia attuale influisce su di
    noi in modo morale e fisico nello stesso tempo: in modo morale, con le
    persuasioni e le attrattive, come una madre che, per aiutare il
    bambino a camminare, dolcemente lo chiama e lo invita a se`
    promettendogli una ricompensa; in modo fisico 125-1, aggiungendo
    nuove forze alle nostre facolta`, troppo deboli per operare da sole,
    come fa una madre che prende per le braccia il suo bambino e l'aiuta,
    non solo con la voce ma anche col gesto, a fare qualche passo innanzi.
    Tutte le Scuole ammettono che la grazia operante opera fisicamente,
    producendo nell'anima nostra dei movimenti indeliberati; quando pero`
    si tratta della grazia cooperante, vi e` tra le diverse scuole
    Teologiche qualche disparere, che del resto per la pratica non ha
    grande importanza: non entriamo in queste discussioni, perche` non
    vogliamo fondare la nostra spiritualita` su questioni controverse.

    b) Sotto un altro aspetto, la grazia previene il nostro libero
    consenso o l'accompagna nel compimento dell'atto. Cosi` mi nasce, per
    esempio, il pensiero di fare un atto d'amor di Dio senza che io abbia
    fatto nulla per suscitarlo: e` una grazi preveniente, e` un buon
    pensiero che Dio mi da`; se io l'accolgo bene e mi studio di produrre
    quest'atto d'amore, io lo faccio con l'aiuto della grazia adiuvante o
    concomitante. -- Pari a questa distinzione e` quella della grazia
    operante, per mezzo della quale Dio opera in noi senza di noi, e della
    grazia cooperante, per mezzo della quale Dio opera in noi e con noi,
    cioe` colla nostra libera collaborazione.

    126. C) Sua necessita`. 126-1 Il principio generale e` che la
    grazia attuale e` necessaria per ogni atto soprannaturale, perche` vi
    dev'essere proporzione tra l'effetto e il suo principio.

    a) Cosi`, quando si tratta della conversione, vale a dire del passaggio
    dal peccato mortale allo stato di grazia, abbiamo bisogno d'una grazia
    soprannaturale per fare gli atti preparatorii di fede, di speranza, di
    penitenza e d'amore; e anche per l'inizio della fede, cioe` per quel
    pio desiderio di credere che ne e` il primo passo. b) Ed e` pure per la
    grazia attuale che perseveriamo nel bene nel corso della nostra vota
    sino all'ora della morte. Per questo infatti: 1) si deve resistere
    alle tentazioni che assalgono anche le anime giuste e che sono
    talvolta cosi` insistenti e ostinate che non possiamo resistervi senza
    l'aiuto di Dio. Ecco perche` Nostro Signore raccomanda agli apostoli,
    anche dopo l'ultima Cena, di vigilare e pregare, vale a dire di
    appoggiarsi non sui propri sforzi soltanto ma sulla grazia per non
    soccombere alla tentazione^126-2. 2) Si devono inoltre adempiere
    tutti i propri doveri, e lo sforzo energico, costante, richiesto da
    questo adempimento non puo` farsi senza l'aiuto della grazia: solo
    colui che incomincio` in noi l'opera della perfezione, puo` condurla a
    buon fine 126-3; solo l'autore della nostra vocazione all'eterna
    salute ha diritto di darvi l'ultima mano 126-4.

    127. E cio` e` specialmente vero per la perseveranza finale che e` dono
    speciale e grande dono 127-1: morire nello stato di grazia, non
    ostante tutte le tentazioni che vengono ad assalirci in quell'ultimo
    momento, o sfuggire a queste lotte con una morte dolce o repentina che
    ci addormenti nel Signore, e`, a detta dei Concilii, la grazia delle
    grazie che non si potra` mai chiedere abbastanza, che non si puo`
    strettamente meritare, ma che si puo` ottenere con la preghiera e con
    la fedele cooperazione alla grazia, suppliciter emereri
    potest 127-2. c) E quando si vuole non solo perseverare, ma
    crescere ogni giorno piu` in santita`, schivare i peccati veniali
    deliberati e diminuire il numero delle colpe di fragilita`, non si
    dovra` pure far assegnamento sui divini favori? Pretendere che si possa
    stare a lungo senza commettere qualche peccato che ritardi il nostro
    avanzamento spirituale, e` un andare contro l'esperienza delle anime
    migliori che si rimproverano cosi` amaramente le loro debolezze, e` un
    contradire S. Giovanni, che dichiara illusi quelli che pensano di non
    commettere peccati: "Si dixerimus quoniam peccatum non habemus, ipsi
    nos seducimus, et veritas non est in nobis" 127-3; e` un contradire
    il Concilio di Trento, il quale condanna chi dicesse che l'uomo
    giustificato puo`, senza uno speciale privilegio divino 127-4,
    evitare in tutta la vita i peccati veniali.

    128. La grazia attuale ci e` dunque necessaria anche dopo la
    giustificazione; ed ecco perche` la S. Scrittura insiste tanto sulla
    necessita` della preghiera, con cui quella si ottiene dalla
    misericordia divina, come spiegheremo piu` tardi. Possiamo pure
    ottenerla con atti meritori o, in altre parole, con la libera
    cooperazione alla grazia; perche` quanto piu` siamo fedeli ad
    approfittarci delle grazie attuali che ci vengono largite, tanto piu`
    Dio si sente inclinato a concedercene delle nuove.
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