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Mt 16,17-19 ...a te darò le chiavi del regno...

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    00 8/31/2013 10:06 PM

     

    17 E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.

    18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

    19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

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    00 8/31/2013 10:06 PM

    tratto dal libro "IL PRIMATO DI PIETRO" alla pag.291 di Oscar Cullmann.

    Si tratta, com'è noto di un grosso nome nel mondo teologico ed esegetico, e desidero citarlo per il fatto che l'esegesi al brano di Matt. tanto discusso, fatto da Cullman, che non è cattolico, ma un onesto cultore della Parola, acquista uno spessore del tutto degno di nota.

    Ecco il problema: a chi pensa Gesù, dicendo che il nuovo popolo di Dio sarà edificato sulla "roccia"?

    L'interrogativo potrebbe sembrare superfluo: ma il riferimento alla persona di Pietro, che pare evidente, è stato ed è oggi ancora contestato, sia da parte protestante che da parte cattolica.

    L'interpretazione dei riformantori, secondo i quali la roccia è soltanto la fede di Pietro, non è soddisfacente: essa non trova il minimo punto di appoggio nel testo, anzi il parallelismo delle due frasi: Tu sei Roccia e su questa Roccia edificherò la mia Chiesa, indica che questa seconda "roccia" non può che identificarsi con la prima.

    In aramaico, ove troviamo nei due casi il medesimo termine KEFHA, la cosa risulta più evidente che in greco.

    L'interpretazione secondo la quale Gesù non avrebbe detto "Tu sei Pietro" bensì "dico a te, si a te Pietro, sebbene possa richiamarsi all'uso aramaico, è puramente ipotetica.

    Che con la roccia sia designato, in fondo Cristo stesso (cf.Mt21,42) può avere un fondo di verità, ma non è questo elemento ad essere qui affermato, bensì viene conferita ad un discepolo LA FUNZIONE DI ROCCIA che compete a Gesù.

    Rimane quindi una sola possibilità: che con questa parola Gesù designi proprio colui al quale ha dato il nuovo nome "Roccia".

    Se ci si riferisce alla fede di Pietro, non si comprende più chiaramente il rapporto con il conferimento del nuovo nome, mentre il "loghion" (espressione) intende certo riferirvisi e spiegarlo.

    Il conferimento del nuovo nome, attestato anche indipendentemente da Matt.16,17 ss, è rivolto alla persona dell'individuo Pietro, proprio come, quando Gesù conferisci agli Zebedeidi il soprannome di "figli del tuono", egli ha in mente la loro personalità.

    Mi paiono perciò insoddisfacenti tutti i commenti protestanti che cercano di stornare il riferimento a Pietro, in questo o in altri modi.

    No, è un fatto che Gesù intende proprio la persona di Simone, quando dice che "su questa roccia" edificherà la sua "ekklesia": su questo discepolo, che durante la vita di Gesù ha posseduto quelle determinate qualità e quelle specifiche debolezze, su di lui che allora era il portavoce dei discepoli, il loro RAPPRESENTANTE nel bene come nel male - e in tal modo roccia del gruppo dei discepoli - su di lui deve essere fondata la Chiesa che dopo la morte di Gesù deve continuarne l'opera sulla terra.

     
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    00 8/31/2013 10:07 PM

    dal libro "Lettura pastorale del Vangelo di Matteo" di Jean Rademakers - Ed EDB

    Rivelazione del Padre o rivelazione della carne e del sangue: Pietro-roccia (16, 13-20)


    Attraccando all'altra riva del lago, Gesù " viene " (v. 13) in un territorio pagano, nella regione di Cesarea di Filippo; alla fine del capitolo, Mt ci dirà che bisogna vedere il " figlio dell'uomo "che viene" nel suo regno " (v. 28): la realtà fisica è il simbolo della realtà profonda. Per la fede, infatti, si tratta dello stesso passo, ma compreso a due livelli. E' ciò che deve far percepire la formazione intensiva cui Gesù sottoporrà i discepoli.
    E' lui infatti che prende l'iniziativa di interrogarli: " Gli uomini, chi dicono che sia il figlio dell'uomo? " (v. 13). E' questa la domanda unica e decisiva, sulla quale si gioca il destino di ogni uomo: dire chi è Gesù è collocare al tempo stesso la propria esistenza su un terreno solido, incrollabile.
    La risposta dei discepoli dipende da una buona informazione: Erode vedeva in lui Giovanni Battista risuscitato (14,2); altri lo prendevano per il profeta dei tempi messianici, Elia (cf. MI 3,23-24); altri ancora come una delle grandi figure profetiche della storia passata. Mt solo parla di Geremia (cf. 2, 17), forse per il suo carattere forte e nascosto al tempo stesso, contestatore e contestato. Ma è notevole che tutti si riferiscano al passato. Da nessuno Gesù è considerato come colui che adempie la promessa, ancor meno come colui che è la promessa adempiuta.
    La risposta di Pietro è netta, e Mt si compiace di illustrarla tramite una rivelazione di Gesù, che gli esegeti e i teologi ecclesiologici non hanno mancato di scrutare in tutti i sensi.33 Nel dialogo che si svolge tra Gesù e il porta parola dei discepoli, limitiamoci a mettere in risalto alcuni punti che il testo medesimo pone in luce.
    Anzitutto, come nelle beatitudini (cf. 5, 11), Gesù passa dalla terza persona: " Gli uomini, chi dicono che sia il figlio dell'uomo? " (v. 13), alla seconda: " Ma voi, chi dite... " e alla prima: " ... che io sia? " (v. 15). Notiamo che il verbo dire in una concezione semita significa ben più che il nostro dire; è anche fare; donde la gravita di una parola che non realizzi ciò che dice (cf. 12, 36). Dicendo a Gesù: " Tu sei il Cristo, il figlio del Dio il vivente " (v. 16), Pietro accetta che Gesù sia, nella sua vita, e messia e figlio di Dio. L'articolo,ripetuto da Mt davanti a ognuno dei quattro termini, indica che egli ha di mira ben più che un'affermazione di messianicità; si tratta piuttosto del riconoscimento della divinità di Gesù (cf. 26,63). " Messia " non è quindi più un titolo, o un personaggio proiettato in un futuro indeterminato: è il figlio del Dio vivente, lui che è chiamato Gesù di Nazaret. Questa dichiarazione è carica di conseguenze: significa che Gesù, come figlio di Dio, ha l'iniziativa assoluta e ultima; il suo modo di vivere e di salvare gli uomini si impone assolutamente. Servo sofferente e giudice dei segni dei tempi, egli è veramente " il figlio dell'uomo ".
    La risposta di Gesù si apre con una " beatitudine " in seconda persona, che rivela a Pietro la portata di ciò che ha appena confessato. Il suo discernimento, e la scelta che ha fatto, non derivano " dalla carne e dal sangue " (v. 17), cioè dalle sue proprie forze (cf. Sir 14, 18), ma dal fatto che ha accolto in sé la fede che il Padre dona; la benedizione di Gesù (11,25.27) si realizza in questo uomo di poca fede (14,31; cf. 16,8), ma che si apre alla comprensione (cf. 15, 16; 16, 12). D'altronde è in forza di questa accoglienza che Pietro è da Gesù costituito " roccia " (petra) della sua chiesa; la casa fondata sulla roccia (7, 24) comincia a prendere il suo vero significato.
    Il nome di qualcuno esprime, per un ebreo, la realtà più fondamentale del suo essere, la sua personalità profonda: Simone (cioè colui che obbedisce: Shim'on) era figlio di Giona (cioè della "colomba"): d'ora in avanti è costituito " roccia " del popolo da Dio convocato.34 Il nome del profeta " Giona " simboleggiava la comunità ebraica immersa nella diaspora a predicare la parola di Dio; infedele alla sua missione, essa la riscopre attraverso il naufragio nel mare, che evoca la potenza del male e della morte. Il segno di Giona, che Gesù applica a se stesso (16,4; 12,38-39), è quello del passaggio attraverso la morte. A sua volta, Simone, figlio di Giona, dovrà passare attraverso la morte e essere salvato dal Cristo risorto (cf. 14,30-31) per essere consacrato discepolo e divenire con Gesù figlio del Padre (cf. 12, 50). (...)

    E' senza dubbio legittimo chiedersi se Pietro era pienamente cosciente di ciò che diceva e di ciò che gli veniva rivelato; dal v. 22 si capirà che non lo era affatto. E' chiaro infatti che non si possono pienamente accogliere la persona e la vita di Gesù, se non dopo il suo passaggio attraverso la morte e la risurrezione (v. 21). Inoltre, ogni vita, quella di Pietro come la nostra, è la storia di una libertà, fatta di impegni legati gli uni agli altri. L'impegno di Pietro, in nome di tutti i discepoli, approfondisce il loro rapporto con Gesù; questa accoglienza prepara il futuro nel quale dovrà essere confermato. Ma la chiesa primitiva, scoprendosi felice della rivelazione del Padre che legge nella risurrezione di Gesù, è in diritto di riconoscere le sue radici nella confessione di Cesarea.
    Infine, si sa che più di un critico ha posto in dubbio l'autenticità matteana di questo testo (vv. 17-19).34 Così, per esempio, pare che Ireneo (verso il 180) non avesse nel suo vangelo il v. 18; tuttavia questa lacuna non gli impediva, basandosi sull'insieme del vangelo, di considerare la successione apostolica come un'istituzione voluta dal Cristo, tant'è vero che il carattere ecclesiale di Mt non si fonda unicamente su questo passo. Gli esegeti si trovano d'accordo nello scoprirvi un sapore molto semitico, e in esso alcuni leggono l'aramaico di Gesù; se è un'aggiunta al vangelo, è essa anteriore o posteriore al redattore matteano? La questione rimane aperta; finora non sono state portate delle prove decisive contro l'autenticità. Checché ne sia di questo problema, si può capire come la comunità cristiana, riconoscendosi nello Spirito come la comunità apostolica di Gesù Cristo, abbia scoperto in questo loghion un'espressione autentica dell'intenzione di Gesù riguardo alla propria esistenza ecclesiale

     
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    00 8/31/2013 10:08 PM

    dal sito "cristianicattolici.it"

    In Mt 16,18-20 Gesù fonda la sua Chiesa sulla "roccia", ossia sulla stabilità, sulla sicurezza, sulla indefettibilità, assicurandole che né il tempo né l’errore avrebbero avuto su di essa

    il sopravvento:"le porte degli inferi non prevarranno…" .

    Chi può dubitare delle divine parole di Cristo ?

    Nella traduzione biblica interconfessionale le parole di Cristo sono recate così:"e su di te, come una pietra, edificherò la mia Chiesa". Dunque, Pietro è la "roccia". E quando Gesù dice "la mia Chiesa", vuol dire che essa è "una ed unica". Tutte le altre associazioni che si dicono "chiese", non sono la Chiesa fondata da Cristo, e perciò non possono garantire l’autenticità dell’interpretazione biblica.

    Ricordiamo che a Pietro (suo primo incontro con Cristo) viene dato il nome Kefa = roccia (Gv 1,42; Mc 3,16).

    Roccia è una metafora, un simbolo che sta a significare sicurezza. Infatti leggiamo in 2 Sam 22,2:" Jahwè è la roccia di Israele"; prima di Davide Mosè aveva detto: "Jahwè è roccia" (Dt 32,4); Isaia additava Jahwè come "unica roccia"; anche nei Salmi (144,1 e 95,1) è detto "Benedetto Jahwè mia roccia".

    Nel N.T. Gesù applica a Sé il Salmo 117,2 e si qualifica come "pietra d’angolo" ossia la pietra principale nella edificazione del "Nuovo Israele", che è la Chiesa, la "Sua Chiesa", come è scritto in Mt 21,42-44: "…la pietra scartata.. è diventata testata d’angolo.. chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà. Il Signore ha fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri".

    Per i Giudei che non hanno creduto alla divinità di Cristo, questa pietra è divenuta motivo d’inciampoe di rovina (Rm 9,33; 1 Pt 2,7-8; Is 8,14; 28,16). Ma per i discepoli di Cristo, Egli è la Roccia Spirituale, fonte di salvezza, prefigurata nella roccia da cui Jahwè fece scaturire acqua abbondante per dissetare l’Israele secondo la carne (1 Cor 10,3-4; Es17,5-6; Nm 20,10-11).

    E’ chiaro che l’essere Roccia di Cristo non vanifica l’essere roccia di Jahwè. Solo bisogna saper conciliare le due esplicite testimonianze della S. Scrittura. Roccia è detto nella Bibbia pure Simone , figlio di Giona. Fu Gesù stesso a imporgli questo nuovo nome; pietre vive sono pure tutti i credenti.

    Fondamento è prima di tutto Gesù Cristo: "Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra (successione apostolica). Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti, nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo" (Cor 3,10-11).

    Assieme a Cristo Paolo chiama fondamento anche gli Apostoli e i Profeti (Ef 2,19-20) si tratta qui dei profeti del N.T. (Ef 3,5;4,11; At11,27). Costituiscono con gli Apostoli la generazione dei primi testimoni che hanno ricevuto la rivelazione del piano divino e che hanno predicato il Vangelo (Lc 11,49; Mt 23,34; Mt 10,41). Tutta la Chiesa è detta fondamento "Colonna e sostegno della Verità".

    Il voler vanificare la funzione dell’uomo-roccia, posto da Cristo a fondamento visibile delle "Sua Chiesa", significa alterare pregiudizialmente e irreparabilmente tutta la realtà intorno a Cristo ed alla Sua Chiesa. Il voler dimenticare i poteri così larghi concessi da Cristo al Primo degli Apostoli (Mc 3,13-19; Mt 10,1-4; Lc 6,12-16) significa spodestare la Chiesa di Dio dalla sua naturale divina autorità conferitale dal suo Divino Fondatore. Questo delitto di mutilazione è non solo contro quanto stabilito da Cristo, ma anche contro gli stessi credenti in Lui, i quali resterebbero privi delle prerogative più necessarie alla vita della Chiesa. La Chiesa non poteva e non può essere abbandonata al caos.

    Nessuno è autorizzato a servirsi della Bibbia per distruggere la Parola di Dio; e questo avviene quando dei gruppi di credenti ricorrono a interpretazioni parziali ed arbitrarie che la stessa Parola di Dio non consente.

    Le metafore ricordate indicano la funzione di pietra, fondamento benché in modo analogico;

    e sappiamo che l’analogia comporta una somiglianza oggettiva, non una identità, nell’essere e nell’agire di due o più soggetti.

    Infatti:

    1. Jahvè è roccia in quanto costituisce il primo fondamento della Chiesa, di cui l’antico Israele era tipo e figura. In Lui, ossia sulla sua bontà e fedeltà poggiava la fede e la speranza dell’Israele secondo la carne; in Lui poggiano la fede e la speranza del "Nuovo Israele" (Rm 9,6-8; Gal 3,6-9,29; 4,21-31; 6,8).
    2. Cristo è Roccia in quanto, a livello storico e visibile, è la pietra d’angolo (=principale) e fondamento della comunità di salvezza, ossia la "Sua Chiesa".
    3. Infine la Chiesa tutta intera è detta fondamento: "Voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno (=fondamento) della verità" (1 Tm 3,14-15).

    Quando Gesù ha chiamato a se i dodici Mt 10,1 diede a loro il potere di……. ,

    non a tutti i discepoli, Matteo poi usa la parola "per primo" per indicare che Pietro era il primo fra gli Apostoli, è bene notare che nonostante i protestanti vogliano negare questo primato, Matteo lo sottolinea, e i fedeli protestanti farebbero bene a notare che Matteo scrive il suo Vangelo intorno all’anno 70 quindi già esistevano le prime comunità cristiane, esistevano le prime Chiese locali con i loro ordinamenti, le Chiese locali fin dal principio non sono mai vissute nel disordine, ma sono state sempre organizzate per meglio accudire ai bisogni dei fedeli di ogni singola realtà locale,

    quindi Matteo aveva visto e conosceva le Chiese e chi le guidava, e quando menziona la lista dei dodici Apostoli non lo fa in modo casuale (come vogliono far credere i pastori protestanti), a Matteo non gli "è scappata la penna di mano", scrive e sa quello che scrive, i protestanti che vanno a citare Giovanni cap.1,40 dimostrano ulteriormente la loro ignoranza biblica.

    Non è mai bastevole sottolineare che "ignorante" non viene detto in senso offensivo, eppure appena ci si sente etichettare così si prende sempre come parola offensiva.

    Nella Bibbia quando vengono elencati i dodici Apostoli, Pietro è sempre il primo, Pietro è sempre il primo a farsi avanti.

    La fede di Pietro poggia su Cristo, la pietra sulla quale Cristo edificò la Sua Chiesa poggia su Cristo stesso, senza il quale la Chiesa non potrebbe esistere, Pietro ha da Gesù un carisma unico: "…conferma i tuoi fratelli nella fede" (Lc 22,31-32).

    Inoltre Gesù gli dona l’ampio potere delle "Chiavi". Pietro è l’elemento di unità della Chiesa di Cristo e non accettarlo o mettersi contro di lui significa non accettare la volontà di Dio e rompere l’unità voluta da Cristo e per la quale Egli ha più volte accoratamente pregato.

    Perché Gesù cambiò il nome a Simone chiamandolo Pietro?

    Forse perché Simone in ebraico significa "canna", quindi era sinonimo di instabilità di fronte al vento impetuoso delle eresie?

    Allora come mai non lo cambiò pure all’altro apostolo Simone lo zelota?

    Perché i fratelli non cattolici debbono per forza cercare cavilli per dare forza alle loro spiegazioni errate? Spesso non si accorgono che cadono in contraddizione, come in questo caso, motivano che il nome fu cambiato perché Simone significava "canna" e poi dimenticano che c’era anche una altro apostolo con lo stesso nome! Non è un po’ ridicolo cercare di negare l’evidenza?

    Pietro fu chiamato così proprio in vista dell’affidamento del suo ministero pastorale e della sua funzione di prima Pietra, proprio a lui infatti Gesù dice di confermare i suoi fratelli nella fede.

    E’ impossibile non riconoscere all’apostolo Pietro una parte di primo piano nei Vangeli.

    Questa sua preminenza risulta anzitutto da alcuni lievi indizi:

    Pietro non solo fa parte dei tre discepoli che accompagnano il Salvatore quando opera la risurrezione della figlia di Giairo (Mt 5,37), nella trasfigurazione (Mc 9,1) e nell’agonia degli orti degli Ulivi (Mc 14,33), ma in ognuno di questi casi è citato per primo.

    Così pure, egli sta in testa a tutti i cataloghi del collegio apostolico (Mc 3,16-19); Mt 10,2-4; Lc 6,14-16), e nel Vangelo si S. Matteo è detto espressamente: "il primo, Simone, chiamato Pietro".

    Nessuna meraviglia, quindi, se in parecchie circostanze, questo Apostolo occupa il primo posto.

    • Quando i discepoli si mettono alla ricerca di Gesù, Marco dice semplicemente: "Simone e i suoi compagni" (Mc 1,36)
    • Quando si tratta di rivolgere domande al Salvatore, spesso è Pietro a prendere l’iniziativa parlando a nome di tutti. Infatti leggiamo:
    1. Mc 10,28: Pietro allora disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito".
    2. Mc 11,21: Allora Pietro, ricordandosi gli disse: "Maestro, guarda il fico che hai maledetto si è seccato…"
    3. Mt 15,15…: "…Pietro allora gli disse: spiegaci questa parabola. Ed Egli rispose: "Anche voi siete ancora senza intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna?...Dal cuore invece provengono…"
    4. Mt 16,16-22: "Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente…". Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai…"
    5. Mt 18,21…:"Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte dovrò perdonare..? Fino a sette volte?... E Gesù…: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".
    6. Mt 19,27-30: "Allora Pietro prendendo la parola disse: "ecco, noi abbiamo lasciato tutto…" E Gesù disse loro: "In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato… riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna". Molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi".
    7. Lc 12,41 "Allora Pietro disse: Signore questa parabola la dici per noi o anche per tutti?" (Gesù aveva detto la parabola del padrone di casa che se sapesse che viene il ladro non si lascerebbe scassinare la casa).
    8. Gv 6,68-69 "Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio".
    9. Gv 13,6-10: "…Signore, tu lavi i piedi a me?". Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo". Gli disse Simon Pietro: "non mi laverai mai i piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me". Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani ed il capo!". Soggiunge Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti".

    Questi sono alcuni passi che dimostra come in effetti Pietro era sempre il primo a parlare il primo a farsi avanti ed il primo ad essere menzionato, e non stiamo a riferire i numerosi passi, nei quali Pietro appare come l’oggetto di una particolare attenzione da parte del Maestro:

    • Gesù gli dà un soprannome simbolico. "Cefa", che significa "pietra" (Gv 1,42);
    • A Cafarnao alloggia nella sua casa (Mc 1,29);
    • Sul lago di Tiberiade insegna dalla barca di Pietro (Lc 5,3);
    • Lo beneficia di una pesca miracolosa (Lc 5,3-10) che prefigura la pesca miracolosa che Pietro operò il giorno di Pentecoste quando si convertirono oltre tremila persone;
    • Gli permette di camminare sui flutti (Mt 14,27-36);
    • Quando gli esattori del didramma (pezzo di moneta greca d’argento, del valore di due dracme = al mezzo siclo giudaico) si volgono a Pietro come alla persona più in vista del collegio apostolico,Gesù ne fa un suo associato con un titolo eccezionale, e gli dice: "Va al mare, getta l’amo ed il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te". (MT 17,24-27).
    • Gesù manda Pietro, con Giovanni, a preparare l’ultima cena. (Lc 22,8).

    Si nota che a mano a mano che procediamo, la figura di Pietro si va meglio delineando ed il suo studio sembra diventare più interessante. Continuiamo:

    • Dopo la risurrezione, l’angelo, parlando con le donne, ha un particolare ricordo per lui: "Ora, andate, dite ai discepoli e a Pietro che Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto" (Mc 16,7).
    • Gesù lo degna di un’apparizione personale, come si rileva da Lc 24,34 e da 1 Cor 15,5: "…davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone…;" "…e che apparve a Cefa e, quindi, ai dodici".

    Nella vita della Chiesa nascente, Pietro assume un’importanza sempre più spiccata di fronte agli altri Apostoli:

    • Discorso ai fratelli per l’elezione di Mattia (At 1,15-22);
    • Primo e secondo discorso di Pietro ai Giudei con la conseguente conversione di migliaia di persone (At 2,14 e ss.);
    • Pietro guarisce uno storpio (At 3,1-11);
    • Davanti al Sinedrio Pietro parla con coraggiosa franchezza nel nome di Gesù Cristo Nazareno, come nello stesso nome aveva detto allo storpio: "Alzati e cammina" (At 1,15-22);
    • Nell’episodio di Anania e Saffira è Pietro che interviene a correggerli e, per le sue parole ispirate, i due coniugi subiscono l’esemplare e terrificante punizione della morte subitanea che consente di scuotere ed aprire gli occhi a tutti i fedeli e agli stessi Apostoli presenti al fatto (At 5,1-11);
    • Ancora davanti al Sinedrio "Pietro e gli altri Apostoli risposero: bisogna obbedire piuttosto a Dio che agli uomini" (At 5,29);
    • A Simon Mago, Pietro risponde: "Va in perdizione tu ed il tuo denaro" (At 8,18-24);
    • A Pietro l’angelo invia il centurione Cornelio e, con la visione di Joppe, Dio gli "ha insegnato a non considerare come profano e immondo nessun uomo" (At 10,28);
    • Ai circoncisi di Gerusalemme Pietro dà istruzioni circa la volontà di Dio di accettare tutti gli uomini nella Chiesa fondata da Cristo. Dopo le parole di Pietro i giudei cristiani "rimasero persuasi e resero gloria a Dio" (At c. 11).
    • Nel Cap. 12,1-9 degli Atti è raccontato l’episodio della miracolosa liberazione dalla prigione e l’interesse di tutti i fedeli oranti per Pietro prigioniero;
    • Sulla questione della circoncisione sorse una grande discussione tra gli Apostoli e gli Anziani, e fu Pietro che autorevolmente risolse il caso con queste parole: "Fratelli, voi sapete che Dio già da tempo scelse me tra di voi affinché per bocca mia i gentili udissero la parola del Vangelo e credessero..." (Atti 15,1-35).

    Nella soluzione dettata da Pietro sulla spinosa questione della circoncisione, viene narrata la storia del primo Concilio ecumenico della Chiesa avvenuto in Gerusalemme nell’anno 51 (At 1,1-35). Qui si nota come l’azione singolare di Pietro, al momento giusto, è integrata dal collegio apostolico. E’ quello che tutt’ora si verifica nella Chiesa Cristo. La frase sconvolgente pronunciata dall’Assemblea di Gerusalemme per la prima volta, è giunta da Concilio a Concilio fino ad oggi: "Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi!"

    E’ tale il prestigio di Pietro che la S. Scrittura ci fa notare:

    • Che i fedeli ponevano all’ombra del passaggio di Pietro gli ammalati perché fossero guariti (At 5,15);
    • Che Paolo va a rapporto da Pietro. Egli dice: "dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni" (Gal 1,18).

    Inoltre, Pietro ci dice che non è permessa l’interpretazione personale (soggettiva) della S. Scrittura (2 Pt 1,19-20);

    • e che ci sono persone ignoranti e poco mature che deformano il significato di alcune cose delle Lettere di Paolo, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina" (2 Pt 3,15-16).
    continua...
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    00 8/31/2013 10:09 PM

    Pietro è soltanto un rozzo pescatore di Galilea. Se ha un seguito, se è ritenuto un Capo, è perché sono note ai fedeli le sue prerogative conferitegli e tutte le preferenze che Gesù ha avuto per lui. In conclusione: la Chiesa è di Cristo e nessuno ha il diritto di distruggerla in base alle sue umane preferenze. Il seguire Pietro è obbedire a Cristo che gli ha conferito il potere delle Chiavi, gli ha ingiunto di confermare i fratelli nella fede e gli ha affidato il compito di "pascere il Suo gregge".

    Riguardo alla trasmissibilità del potere apostolico faccio notare (e ripeto) che se il potere degli apostoli non era trasmissibile la Chiesa sarebbe morta con loro, non ci sarebbe stato più nessuno autorizzato a guidare la Chiesa di Cristo.

    La conservazione, l’esatta interpretazione del dato rivelato implica, per il magistero pontificio, l’obbligo e, dunque, il diritto e il dovere, di controllare e all’occorrenza, definire ogni verità che pur senza essere rivelata, anche implicitamente, si deduce come una conseguenza logica delle premesse poste dalla rivelazione.

    Quando Gesù disse agli apostoli "Ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo" )Mt 28,16-20); "Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi sempre…" (Gv 14,16-18); è troppo chiaro il pensiero espresso da Cristo: Egli e lo Spirito Santo saranno sempre con Pietro e con gli Apostoli sino alla fine del mondo. Ed è chiaro, chiarissimo che quando Gesù parlava agli Apostoli, più che alle loro persone, voleva riferirsi alla loro missione che si sarebbe perpetuata in Pietro, nei suoi successori e nei vescovi, successori degli Apostoli… se Gesù promette agli Apostoli che sarà con loro fino alla fine del mondo, voleva forse dire che gli Apostoli dovevano vivere sulla terra fino alla fine del mondo? Oppure è più logico (e giusto) pensare che Gesù con quelle parole ha promesso che sarà con la Sua Chiesa fino alla fine del mondo? E’ logico che la Sua Chiesa doveva avere una guida nella figura del successore del primo degli Apostoli, coadiuvata dai successori degli altri Apostoli oppure con la morte degli Apostoli doveva regnare il caos?

    Signore, Tu che hai dato a Pietro le chiavi del Tuo Regno per sciogliere e legare e ne hai fatto il fondamento roccioso dell’unità;

    Tu che hai pregato per lui, affinché egli confermasse i suoi fratelli;

    Tu che al suo amore per Te hai affidato i Tuoi agnelli; concedici, Ti preghiamo, di saper verificare la nostra fede di singoli e di comunità su quella di Pietro vivente in mezzo a noi, e di saper pregare, a imitazione di Te, per lui, affinché, vivendo il suo carisma di servizio e di amore, sia per tutti il segno visibile e la speranza incarnata della riconciliazione promessa.

    Tu che riunisci i dispersi e li custodisci nell’unità, guarda benigno il Tuo gregge, perché coloro che sono stati consacrati da un solo Battesimo formino una sola famiglia nel vincolo dell’amore e della vera fede. Amen, Alleluja!

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    00 8/31/2013 10:10 PM
     

    Dai "Discorsi" di san Leone Magno, papa
    (Disc. 4 sul suo anniversario di elezione, 2-3; PL 54,149-151)
    La Chiesa di Cristo s'innalza sulla salda fede di Pietro


    Tra tutti gli uomini solo Pietro viene scelto per essere il primo a chiamare tutte le genti alla salvezza e per essere il capo di tutti gli apostoli e di tutti i Padri della Chiesa. Nel popolo di Dio sono molti i sacerdoti e i pastori, ma la vera guida di tutti è Pietro, sotto la scorta suprema di Cristo. Carissimi, Dio si è degnato di rendere quest'uomo partecipe del suo potere in misura grande e mirabile. E se ha voluto che anche gli altri prìncipi della Chiesa avessero qualche cosa in comune con lui, è sempre per mezzo di lui che trasmette quanto agli altri non ha negato.
    A tutti gli apostoli il Signore domanda che cosa gli uomini pensino di lui e tutti danno la stessa risposta fino a che essa continua ad essere l'espressione ambigua della comune ignoranza umana. Ma quando gli apostoli sono interpellati sulla loro opinione personale, allora il primo a professare la fede nel Signore è colui che è primo anche nella dignità apostolica.
    Egli dice: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"; e Gesù gli risponde: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,16-17). Ciò significa: tu sei beato perché il Padre mio ti ha ammaestrato, e non ti sei lasciato ingannare da opinioni umane, ma sei stato istruito da un'ispirazione celeste. La mia identità non te l'ha rivelata la carne e il sangue, ma colui del quale io sono il Figlio unigenito. Gesù continua: "E io ti dico": cioè come il Padre mio ti ha rivelato la mia divinità, così io ti manifesto la tua dignità. "Tu sei Pietro". 
    Ciò significa che se io sono la pietra inviolabile, la pietra angolare che ha fatto dei due un popolo solo (cfr. Ef 2,14. 20), il fondamento che nessuno può sostituire, anche tu sei pietra, perché la mia forza ti rende saldo. Così la mia prerogativa personale è comunicata anche a te per partecipazione. "E su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Mt 16,18). Cioè, su questa solida base voglio costruire il mio tempio eterno. La mia Chiesa, destinata a innalzarsi fino al cielo, dovrà poggiare sulla solidità di questa fede.
    Le porte degli inferi non possono impedire questa professione di fede, che sfugge anche ai legami della morte. Essa infatti è parola di vita, che solleva al cielo chi la proferisce e sprofonda nell'inferno chi la nega. È per questo che a san Pietro viene detto: "A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" (Mt 16,19).
    Certo, il diritto di esercitare questo potere è stato trasmesso anche agli altri apostoli, questo decreto costitutivo è passato a tutti i prìncipi della Chiesa. Ma non senza ragione è stato consegnato a uno solo ciò che doveva essere comunicato a tutti. Questo potere infatti è affidato personalmente a Pietro, perché la dignità di Pietro supera quella di tutti i capi della Chiesa

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    00 8/31/2013 10:11 PM

    Perché la coscienza del primato di Pietro, sempre viva a Roma, ha potuto velarsi in certe regioni della cristianità.

    1. Se Pietro deteneva, solo, il potere transapostolico strutturale di reggere la Chiesa universale, gli apostoli possedevano quanto lui, sebbene a titolo straordinario, il potereesecutivo di fondare delle missioni e delle chiese locali. Su un punto erano dunque suoi eguali, e il suo diritto poteva apparire in qualche modo come limitato e neutralizzato, o piuttosto velato, dal loro.

    Ciò spiega, non soltanto che S. Paolo o S. Giacomo abbiano potuto agire con una grande libertà ma anche come il primato giurisdizionale, che fìn dall'inizio ha risieduto in Pietro e si è trasmesso poi ai suoi successori sulla cattedra di Roma, non abbia fìn dall'inizio dispiegato tutte le sue virtualità. Non per nulla S . Clemente papa è contemporaneo di S. Giovanni apostolo.

    2. Ciò spiega anche un altro fatto. Mentre la coscienza del primato è rimasta sempre viva a Roma, si direbbe (questa almeno è l'impressione data dalle lettere di S. Ignazio, dagli scritti di S. Cipriano e più tardi dei Padri di Cappadocia) che, nelle chiese che stavano al di fuori del raggio della diretta influenza romana, si sia creduto, dal momento che i vescovi erano i successori degli apostoli, di poter passare senza dislivello dal governo degli apostoli al governo dei vescovi, come se fosse bastato ai vescovi di mettersi d'accordo per poter dispensare alla Chiesa universale quella bella unità che gli apostoli le assicuravano quando erano in vita. Qui si insinuava una parte di illusione. Perché gli apostoli avevano ricevuto, oltre alla semplice giurisdizione episcopale, un potere straordinario di governo che non era destinato a perpetuarsi nei vescovi, bensì a lasciare il posto dopo la loro morte, al primato giurisdizionale di Pietro e dei suoi successori.

    La promessa di Gesù " fonda " la preminenza ulteriore della chiesa romana, e la preminenza "realizza " la promessa.

    Se si crede che Gesù è Dio, la promessa ch'egli fa a Pietro di fondare su di lui la sua chiesa destinata ad affrontare la città del male, di dargli le chiavi del suo regno, di costituirlo pastore dei suoi agnelli e delle sue pecore, non poteva non essere veridica.

    Resta allora da chiedersi dove la profezia di Gesù si sia avverata. Quale sede episcopale ha difeso attraverso i secoli, in Oriente come in Occidente, la divinità di Cristo, l'ispirazione divina della Scrittura e il valore assoluto della Rivelazione, il mistero della divina e organica unità della Chiesa?

    Da questo punto di vista è la chiesa romana che corrisponde alla profezia di Gesù. Ma a sua volta la chiesa romana chiarisce la profezia di Gesù, così come sempre e ovunque, l’avverarsi di una profezia chiarisce il senso della profezia stessa, non vi è alcun circolo vizioso.

    di Charles Journais

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    00 8/31/2013 10:13 PM

    TU SEI PIETRO, E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERO' LA MIA CHIESA 
    (Mt 16,13 – 20)

    (Un grazie alle Claustrali Domenicane che hanno fornito questa meditazione...si invitano TUTTI i fratelli nella fede in Cristo Gesù, a ricambiare con il ricordo nella Preghiera...)

    Proviamo ora ad analizzare il testo di Mt 16,13-20 innanzitutto nel suo sviluppo letterario, per ritrovare qui gli elementi comuni proposti all'inizio.

    1) LA CORNICE: è rappresentata dai due versetti, iniziale e finale, 13 e 20. Hanno valore solo letterario, o meglio di inquadratura del vero discorso che è invece al centro del testo stesso. Notare nel 13 la formula del giungere nella regione di (e poi la specificazione), comune a molti testi di Mt.

    2) COSTRUZIONE DEL TESTO: fondamentalmente attorno a Gesù che interroga. Abbiamo tre interrogazioni: 13b Gesù prende l'iniziativa, ma sembra che siamo ancora nell'ambito del discorso che capita per caso; 15b: qui la domanda si fa più insistente, perché è rivolta direttamente ai discepoli. Non è più pura curiosità, tanto per parlare, ma è una domanda diretta, che richiede una risposta precisa, puntuale, personale. 17 Inizia il lungo monologo di Gesù, ove parla con autorità, e spiega altrettanto autorevolmente che la risposta di Pietro non è merito suo, ma un dono del Padre, con il quale peraltro Lui ha un rapporto molto particolare, e poi investe Pietro di autorità.

    3) LIVELLO DI INTERPRETAZIONE: sono le parole e i gesti di accesso di comprensione di un testo evangelico. Finche non si è trovato il centro del discorso nell'opera (parole e gesti) di si è ancora trovata la chiave di lettura del testo stesso.

    a) CONTRASTO TRA QUELLO CHE HA CAPITO LA GENTE E I DISCEPOLI: È questo il nucleo interpretativo del testo. Gesù chiede, sembra quasi incidentalmente, che cosa pensa la gente di Lui. E ottiene risposte molto belle, ma anche molto umane. Viene paragonato a Giovanni il Battista, il più grande dei profeti, uomo tutto di un pezzo, già conosciuto ai lettori di Mt perché presentato nel cap.3, all'inizio della vita pubblica di Gesù ma è solo un profeta, anche se il più grande tra i figli dell'uomo; Elia: profeta tutto d'un pezzo, uomo duro fino alla violenza con gli oppositori della Torah (tanto da uccidere materialmente i sacerdoti di Baal), ma è sempre un profeta, Geremia: tra tutti i profeti il più innamorato di Dio, tanto da rinunciare ad una famiglia propria, unico caso nell'AT) per dedicarsi tutto alla diffusione della Parola, ma anche lui solo un profeta. Ma non basta, e Gesù pone ora la domanda diretta ai discepoli: e chi sono io? che posto ho nella vostra vita, voi che mi siete stati intimi?

    b) INTIMITA' NELL'AMORE CRITERIO PER CONOSCERE ILSIGNORE: la domanda di Gesù non viene fatta a caso di Gesù. Non basta la risposta della gente, perché è la conoscenza dall'esterno, solo intellettuale, non del cuore, o dell'esistenza. Conoscere significa essere intimo di una persona , condividere tante cose, e tante esperienze con lui, solo cosi si può penetrare nel suo mistero interiore ( cfr. conoscere a livello esegetico- tecnico la Parola, e conoscere = esperienza: solo la familiarità, l'abitudine all'incontro di questa conoscenza = lectio divina). La domanda di Gesù è un invito a far uscire allo scoperto il livello di intimità e di conoscenza delle persone a Lui più vicine: chi sono io per voi, cosa rappresento nella vostra vita?

    c)RISPOSTA DI PIETRO: emerge la personalità Pietro, che ben ha compreso la portata esistenziale di quella domanda, e ne accetta la provocazione. Avrebbe potuto rispondere in tanti altri modi, cosa che farà altrove: "Abbiamo lasciato tutto… Così emerge anche la personalità di Pietro, persona da definire, ma nella sua progressiva comprensione disposto a giocare fino in fondo la sua vita. Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente.

    TU SEI: cfr. Io sono di Gv, i l'Io Sono colui che è (Es 3) significa che Lui è esistente, tutto il resto ne dipende, ne sussiste.

    IL CRISTO: sei l'unico unto, consacrato, Santo, il presente della divinità nell'umanità (cfr. IS 61), ove l'attribuzione del compito di salvezza e di pacificazione radiale del profeta è attribuito a Cristo, è realizzato in Lui. E così di tanti altri testi della Parola, che in Lui, e Lui solo, trovano il loro compimento. La risposta di Pt mette in evidenza l'unicità assoluta di quel tu, e ne trae le conseguenze per l'opera della salvezza. Lo Spirito della Vita è su di Lui: lo stesso spirito insufflato da Dio nel fantoccio di terra da Dio creatore. Tutti siamo figli di Dio perché tutti siamo messi nella vita dal dono dell'insufflazione dello Spirito, ma Lui è IL FIGLIO: quest'articolo IL distingue un figlio tutto diverso rispetto a tutti noi: Lui è l'unico, l'unigenito figlio.(cfr. in Gv la differenza tra uios attribuito solo a Gesù, noi siamo bambini, diventiamo figli se accettiamo il dono del Signore)

    DEL DIO VIVENTE: solo il Padre (colui che è) può essere definito il vivente per antonomasia. Solo in Lui, davanti a Lui, noi siamo viventi per partecipazione, illuminati dalla sua divinità.

    d)CONFESSIONE TRINITARIA: la risposta di Pt non è chiusa solo in Gesù, ma acquisisce subito una apertura trinitaria. Cristo, il figlio del Padre vivente, implicitamente confessa in Lui la presenza dello Spirito (che lo ha riempito) e del Padre, di cui è Figlio. Anche noi entriamo in quest'unità, perché anche noi diventiamo figli se accettiamo la stessa fede, e lo stesso dono dello Spirito.

    e)BEATITUDINE DI PT: è comprensibile perché lui è entrato nel mistero, la sua intimità raggiunto ha il massimo umanamente parlando: ecco perché Gesù lo chiama beato. La tua conoscenza cosi profonda non è solo effetto di conoscenza esterna ma è un dono dall'alto, che ti ha introdotto nell'intimità Figlio e dello Spirito. Questa conoscenza viene solo da Dio, solo dal dono dello Spirito. Così anche per noi non si pone la penetrazione della Parola se non per dono dello Spirito. Prima di leggere la Parola, devi metterti nella condizione di preghiera che sola apre alla conoscenza del mistero. La lettera della scrittura è analoga alla carne (la totalità della persona) così come non puoi conoscere la carne di Gesù se non nell'amore, nell'abbandono nello Spirito, nella preghiera, così è anche della Parola.

    f)AFFERMAZIONE DI DIVINITO DEL FIGLIO: è il Padre mio (notare contrapposizione mio e vostro) che te lo ha rivelato. Cfr.ll,25-27 solo chi conosce il Figlio conosce il Padre, perché solo il Figlio conosce il Padre, e viceversa. Così solo chi è entrato nell'intimità profonda con il Figlio, e ricevendo il dono dello Spirito ne ha penetrato il mistero, solo costui potrà conoscere anche il Padre.

    g)TU SEI PIETRO... a questo punto anche Pt è diventato unico, perché ha conosciuto 1 'unicità del Figlio nel dono del Padre. La scelta viene dal Padre, che si esprime nel tempo attraverso la confessione della fede, e attraverso questo Pt diventa la roccia su cui Gesù costruisce la comunità. Come l'unico essere è il Padre, così lo è anche come unica roccia su cui edificare la chiesa: Pt è la fedeltà rocciosa, il testimone forte come una roccia. Certo resta tutta la sua umanità (ripercorre la figura di Pt, sempre pronto a farsi mettere in crisi, dubbioso, incerto, disposto certo, ma anche tanto fragile). Allora la forza della roccia è il dono del Signore che lo ha scelto.

    Il cardine della chiesa è Lui, Dio Padre, la sua fedeltà promessa la roccia, non la forza dell'uomo, che è invece tanto limitata, tanto impoverita. Ecco perché le porte dell'Ade non potranno prevalere. perché Lui è Dio, il Vivente, e la morte non può prevalere. Pietro è roccia perché è costituito roccia dalla fedeltà del Padre Non è merito suo, ma del dono e della scelta del Padre.

    h)A TE DARO' LE CHIAVI DEL REGNO DEI CIELI: non per merito tuo, ma per la roccia della fedeltà di Dio, che così ti costituisce in autorità. Così legherai e scioglierai (tecnica della contrapposizione tipica di Mt). Cristo non può essere un sostituto di Gesù, la natura rocciosa di Pt è in ultima analisi una partecipazione di Dio, così del non prevalere così del potere delle chiavi.

     

    4) MEDITAZIONE DEL TESTO: se confrontiamo ora il testo con altre parti del NT, diventa facile comprenderne la pregnanza. cfr. Mt 11,25-27. Il rapporto particolarmente intimo tra Gesù e il Padre, e insieme lo preghiamo nella gioia perché ha rivelato le cose sue ai piccoli, e non ai potenti.

    DIO ROCCIA: cfr. Dt 7,7 siete il più piccolo tra tutti i popoli, e Dio si compiace di dimostrarvi che Lui è la roccia, che è fedele, e mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni. Lui è la roccia, perché è fedele. Allora ciò che sarà legato sarà legato, e sciolto sarà sciolto.

    Dt 8,17 La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno donato queste ricchezze; E' Dio che opera, perché è fedele alle sue promesse. Dt 9,4 stesso discorso: fedeltà di Dio.

    PIETRA SCARTATA DALL'UOMO COSTITUITA DA DIO: cfr. Is 28 mi sono scelto una pietra scartata dagli uomini, debole umanamente parlando, ma io l'ho scelta, e allora diventa forte. E' la fedeltà di Dio che garantisce la rocciosità della promessa di Pietro, sostenuta dal dono di Dio. cfr. ancora Sì 117. 1 Pt 2,4ss.

    Sembra che la pietra debba essere scartata per diventare testata d'angolo. Verso la testimonianza di Gesù: se il chicco di grano non cade per terra e non muore, non può portare frutto. Verrà tempo in cui altri ti prenderanno e ti condurranno su vie diverse da quelle a cui umanamente sei abituato, solo allora mi seguirai e mi darai la giusta testimonianza. E la strada seguita da Pietro, da colui che è unico perché sceglie il Signore che è unico. E' la nostra strada, quella su cui siamo chiamati a seguire e incontrare il Signore: solo quando umanamente avremo compreso e accettato tutta la relatività della nostra umanità, solo allora il Signore ci chiamerà e costituirà come pietre angolari, rocce su cui edificare la chiesa.

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    00 9/5/2013 11:13 PM
    In Mt 16,18-20 Gesù fonda la sua Chiesa sulla “roccia”, ossia sulla stabilità, sulla sicurezza, sulla indefettibilità, assicurandole che né il tempo né l’errore avrebbero avuto su di essa il sopravvento:”le porte degli inferi non prevarranno…” .
    Chi può dubitare delle divine parole di Cristo?
    Nella traduzione interconfessionale le parole di Cristo sono recate così: “e su di te, come su una pietra, edificherò la mia Chiesa”.
    Dunque Pietro è la “roccia” ma la roccia di Pietro poggia sulla Pietra Angolare che è Cristo, e quando Gesù dice “la mia Chiesa”, vuol dire che essa è “una ed unica”. Tutte le altre associazioni che si dicono “chiese” non sono la Chiesa fondata da Cristo, e perciò non possono garantire l’autenticità dell’interpretazione biblica.Ricordiamo che a Pietro (al suo primo incontro con Gesù) viene dato il nome Kefa=roccia (Gv 1,42; Mc3,16)
    Roccia è un metafora, un simbolo che sta a significare sicurezza.
     
    Infatti leggiamo in 2° Sam 22,2: “Jahwè è la roccia di Israele”; prima di Davide Mosè aveva detto: “Jahwè è roccia” (Dt 32,4); Isaia additava Jahwè come “unica roccia”; anche nei Salmi (144,1 e 95,1) è detto: “Benedetto Jahwè” mia roccia”.
    Nel N.T. Gesù applica a Sé il Salmo 117,22 e si qualifica come “pietra d’angolo”, ossia la pietra principale nella edificazione del “Nuovo Israele”, che è la Chiesa, la “Sua Chiesa”, come è scritto in Mt 21,42-44: “…la pietra scartata…è divenuta testata d’angolo.. chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà.
     
    Il Signore ha fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”.
    Per i Giudei, che non hanno creduto alla divinità di Cristo, questa pietra è divenuta motivo d’inciampo e di rovina (Rm9,33; 1 Pt 2,7-8; Is 8,14; 28,16) Ma per i discepoli di Cristo, Egli è la Roccia Spirituale fonte di salvezza, prefigurata nella roccia da cui Jahwè fece scaturire acqua abbonante per dissetare l’Israele secondo la carne (1 Cor 10,3-4; Es 17,5-6; Nm 20,10-11).
    E’ chiaro che l’essere Roccia di Cristo non vanifica l’essere roccia di Jahwè. Solo bisogna saper conciliare le due esplicite testimonianze della S. Scrittura. Roccia è detto pure nella Bibbia Simone, figlio di Giona. Fu Gesù stesso a imporgli questo nuovo nome, pietre vive sono pure tutti i credenti (1 Pt 2,4-5)
    Ai fratelli protestanti risulta difficile capire che l’essere “roccia” di Pietro non vanifica l’essere roccia di Cristo e l’essere roccia di Jahwè, loro mirano a annullare il primato di Pietro, quindi negano che il papa abbia autorità apostolica in quanto successore di Pietro, alcuni loro arrivano perfino a negare che Pietro sia stato a Roma, quando invece esistono documenti storici che lo provano.
    Fondamento è prima di tutto, Gesù Cristo: “Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra (successione apostolica). Ma ciascuno stia attento come vi costruisce. Infatti, nessuno può porre un fondamento diverso da quello che giù vi si trova, che è Gesù Cristo” (Cor 3,10 -11). Assieme a Cristo S. Paolo chiama fondamento anche gli Apostoli e i Profeti (Ef 2,19-20): si tratta qui dei profeti del N.T. (Ef 3,5;4,11) 
    “In questo tempo alcuni profeti scesero ad Antiochia da Gerusalemme. E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi in piedi, annunziò per impulso dello Spirito che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio” (At 11,27).
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    00 9/5/2013 11:15 PM
    Quindi nella traduzione biblica interconfessionale le parole di Cristo sono recate così:”e su di te, come una pietra, edificherò la mia Chiesa”. Dunque, Pietro è la “roccia”. E quando Gesù dice “la mia Chiesa”, vuol dire che essa è “una ed unica”. Tutte le altre associazioni che si dicono “chiese”, non sono la Chiesa fondata da Cristo, e perciò non possono garantire l’autenticità  dell’interpretazione biblica.
    Ricordiamo che a Pietro (suo primo incontro con Cristo) viene dato il nome Kefa = roccia (Gv 1,42; Mc 3,16).
    Roccia è una metafora, un simbolo che sta a significare sicurezza. Infatti leggiamo in 2 Sam 22,2:” Jahwè è la roccia di Israele”; prima di Davide Mosè aveva detto: “Jahwè è roccia” (Dt 32,4);
    Isaia additava Jahwè come “unica roccia”; anche nei Salmi (144,1 e 95,1) è detto “Benedetto Jahwè mia roccia”.
    Nel N.T. Gesù applica a Sé il Salmo 117,2 e si qualifica come “pietra d’angolo” ossia la pietra principale nella edificazione del “Nuovo Israele”, che è la Chiesa, la “Sua Chiesa”, come è scritto in Mt 21,42-44: “…la pietra scartata.. è diventata testata d’angolo.. chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà. Il Signore ha fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”.
    Per i Giudei che non hanno creduto alla divinità di Cristo, questa pietra è divenuta motivo d’inciampo e di rovina (Rm 9,33; 1 Pt 2,7-8; Is 8,14; 28,16). Ma per i discepoli di Cristo, Egli è la Roccia Spirituale, fonte di salvezza, prefigurata nella roccia da cui Jahwè fece scaturire acqua abbondante per dissetare l’Israele secondo la carne (1 Cor 10,3-4; Es17,5-6; Nm 20,10-11).
    E’ chiaro che l’essere Roccia di Cristo non vanifica l’essere roccia di Jahwè. Solo bisogna saper conciliare le due esplicite testimonianze della S. Scrittura. Roccia è detto nella Bibbia pure Simone , figlio di Giona. Fu Gesù stesso a imporgli questo nuovo nome; pietre vive sono pure tutti i credenti.
    Fondamento è prima di tutto Gesù Cristo: “Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra (successione apostolica). Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti, nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (Cor 3,10-11).
    Assieme a Cristo, Paolo chiama fondamento anche gli Apostoli e i Profeti (Ef 2,19-20) si tratta qui dei profeti del N.T. (Ef 3,5;4,11; At11,27). Costituiscono con gli Apostoli la generazione dei primi testimoni che hanno ricevuto la rivelazione del piano divino e che hanno predicato il Vangelo (Lc 11,49; Mt 23,34; Mt 10,41).
    Tutta la Chiesa è detta fondamento  “Colonna e sostegno della Verità” (1Tm 3,15).
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    Credente.
    00 9/5/2013 11:16 PM
    Il voler vanificare la funzione dell’uomo-roccia, posto da Cristo a fondamento visibile della “Sua Chiesa”, significa alterare pregiudizialmente e irreparabilmente tutta la realtà intorno a Cristo ed alla Sua Chiesa. Il voler dimenticare i poteri così larghi concessi da Cristo al Primo degli Apostoli (Mc 3,13-19; Mt 10,1-4; Lc 6,12-16) significa spodestare la Chiesa di Dio dalla sua naturale divina autorità conferitale dal suo Divino Fondatore.
    Questo delitto di mutilazione è non solo contro quanto stabilito da Cristo, ma anche contro gli stessi credenti in Lui, i quali resterebbero privi delle prerogative più necessarie alla vita della Chiesa.
    La Chiesa non poteva e non può essere abbandonata al caos.
    Nessuno è autorizzato a servirsi della Bibbia per distruggere la Parola di Dio; e questo avviene quando dei gruppi di credenti ricorrono a interpretazioni parziali ed arbitrarie che la stessa Parola di Dio non consente.
    Le metafore ricordate indicano la funzione di pietra, fondamento benché in modo analogico;
    e sappiamo che l’analogia comporta una somiglianza oggettiva, non una identità, nell’essere e nell’agire di due o più soggetti.
    Infatti:
    a) Jahvè è roccia in quanto costituisce il primo fondamento della Chiesa, di cui l’antico Israele era tipo e figura. In Lui, ossia sulla sua bontà e fedeltà poggiava la fede e la speranza dell’Israele secondo la carne; in Lui poggiano la fede e la speranza del “Nuovo Israele” (Rm 9,6-8; Gal 3,6-9,29; 4,21-31; 6,8).
    b) Cristo è Roccia in quanto, a livello storico e visibile, è la pietra d’angolo (=principale) e fondamento della comunità di salvezza, ossia la “Sua Chiesa”.
    c) Infine la Chiesa tutta intera è detta fondamento: “Voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno (=fondamento) della verità” (1 Tm 3,14-15).

    Quando Gesù ha chiamato a se i dodici Mt 10,1 diede a loro il potere di……. ,
    non a tutti i discepoli, Matteo poi usa la parola “per primo” per indicare che Pietro era il primo fra gli Apostoli, è bene notare che nonostante i protestanti vogliano negare questo primato, Matteo lo sottolinea, e i fedeli protestanti farebbero bene a notare che Matteo scrive il suo Vangelo intorno all’anno 70 d.C. quindi già esistevano le prime comunità cristiane, esistevano le prime Chiese locali con i loro ordinamenti, le Chiese locali fin dal principio non sono mai vissute nel disordine, ma sono state sempre organizzate per meglio accudire ai bisogni dei fedeli di ogni singola realtà locale,
    quindi Matteo aveva visto e conosceva le Chiese e chi le guidava, e quando menziona la lista dei dodici Apostoli non lo fa in modo casuale .


    da http://www.cristianicattolici.net/
    [Edited by Credente. 9/5/2013 11:20 PM]