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Luca 12,41 ss: l'AMMINISTRATORE E LE PERCOSSE

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    00 8/22/2013 7:45 PM

    Analisi del brano
    Luca  12,41 ss

    Allora Pietro disse: "Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?". 42 Il Signore rispose: "Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? 43 Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. 44 In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45 Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. 47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

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    00 8/22/2013 7:52 PM

    Esaminiamo  il testo di Luca 12,41 ss:
    si parla di una figura di sicuro rilievo per la chiesa, che Gesù designa col nome di AMMINISTRATORE
    . Rileggiamo il testo evangelico:

    "Chi è dunque l’amministratore fedele e prudente che il padrone costituirà a capo dei suoi domestici per dare a ciascuno la sua razione di cibo a suo tempo? Beato quel servo che il padrone al suo arrivo troverà intento a far così…"

     

    Per il brano in questione vi è un testo esegetico edito dalle Paoline a cura di Pietro Rossano, di commento al Nuovo Testamento che, riguardo all'AMMINISTRATORE di Lc 12.42 dice: "con chiaro riferimento a Pietro" e la Bibbia di Gerusalemme nella nota relativa a Lc 12.42 dice dell'amministratore:" Si tratta dunque di un servo costituito in autorità sugli altri servi, ciò risponde bene alla domanda di Pietro, dove "noi" si riferisce agli Apostoli.

    Leggendo attentamente la Scrittura e confrontando le mie osservazioni con commenti di altri e considerando anche le differenze peculiari tra il testo di Matteo (16,19) e quello di Luca, emergono alcuni dettagli, penso interessanti.

    Oltre ai significati di vigilanza, fedeltà , fiducia, perseveranza attribuibili a tutti i credenti in generale, ho rilevato come dicono anche i commenti altrui, che l'intero brano si specifica meglio a partire dalla domanda di Pietro in Lc 12.41.

    Nel brano di LC 12.35 ss risulta più evidente la figura del servo nella funzione di AMMINISTRATORE, cosa che non viene messo in rilievo nel brano parallelo di Matteo 24,45 in cui si parla della figura del servo in modo più generico e su cui altri gruppi religiosi preferiscono concentrare la loro attenzione.

    Nel testo di Luca 12 al verso 39 il Signore dice:" Cercate di capire: se il padrone di casa conoscesse a che ora viene il ladro..."

    L'espressione "padrone di casa" predispone Pietro a rivolgere al Signore la più precisa domanda:

    "Signore, questa parabola la dici per noi o per tutti?"

    A questo punto la risposta di Gesù non può essere generica come nella parte precedente e introduce la figura dell'AMMINISTRATORE che secondo l’espressione di Gesù, il "padrone PORRÀ A CAPO dei suoi familiari per dare a tempo debito la razione di cibo a ciascuno" (Il cibo da dispensare significa certamente quello spirituale). Quando al verso 43 e al verso 45 dice " QUEL SERVO" è evidente che si riferisce ancora all'AMMINISTRATORE, che resta il soggetto dell’intero brano, il quale sarà beato se sarà trovato al suo lavoro, cioè a svolgere il suo specifico compito di amministratore AL RITORNO DEL SUO PADRONE. Quest’ultima espressione di Gesù mi pare fondamentale per il nostro problema perchè include l'intenzione del Padrone che vi sia un amministratore sopra i suoi domestici al momento del suo ritorno e cioè fino alla fine del mondo. Da notare ancora che questo amministratore è anch'egli un SERVO come pure lo sono gli altri SERVI e SERVE (verso 45) e che egli li potrebbe addirittura maltrattare gli altri conservi proprio in virtù della sua posizione e funzione di AMMINISTRATORE.

    Un altro elemento non trascurabile per capire l’utilità della funzione di amministratore per tutto il tempo futuro è l’espressione "per dare a ciascuno a suo tempo la razione di cibo.

    La storia ha dimostrato sufficientemente il bisogno della Chiesa di ricevere una guida costante e illuminata dall’alto.

    Nel verso 42 il Signore pone la domanda "Chi è dunque l'amministratore?" La risposta a questa domanda la dà Egli stesso in quanto dice: "il PADRONE LO PORRÀ A CAPO", (cioè sarà il Signore stesso a designarlo).

    Questo è avvenuto effettivamente a Cesarea di Filippo, quando Gesù (il Padrone) ha consegnato LE CHIAVI AL MAGGIORDOMO DELLA SUA CASA, designando a svolgere tale funzione, specificatamente Pietro, questa volta senza possibilità di fraintendimento e realizzando quanto aveva anticipato sotto forma di parabola. Si tratta però di una parabola (che dal verso 42 appare più come un enunciato esplicito) che occupa buona parte del capitolo 12 e quindi necessariamente deve essere considerata attentamente per capire bene cosa vuole dire. Lo stesso amministratore potrà a sua volta disporre, in virtù della facoltà conferitagli di "sciogliere e legare" anche le modalità per la trasmissione della funzione conferitagli direttamente da Cristo.

    Il brano di Lc 12.35-46 è importante soprattutto perchè include, l'idea della successione apostolica e in particolare, della successione dell'amministratore costituito a capo.

    E’ evidente che la figura dell’amministratore è da prendere in senso largo e quindi ogni forma di autorità nell’ambito della chiesa può rientrare nell’ottica espressa nel contesto del brano, ma quello che importa è che Gesù indica espressamente che vi siano delle guide nella sua Chiesa, e queste guide vi siano fino al suo RITORNO.

    La Chiesa cattolica non si è servita di questo brano per avallare il primato petrino perchè ha a disposizione gli altri brani diretti e chiari sul primato di Pietro a cui fare riferimento; inoltre perché la figura dell’amministratore viene usata già in epoca apostolica per designare i capi della chiesa in genere. Anche lo stesso Pietro e Paolo lo usano in tal modo (cf.1 Cor.4,1 / 1Pt. 4,10), S.Ignazio di Antiochia lo riferisce ai vescovi in generale scrivendo agli Efesini (6,1):

    "Chiunque il padrone di casa abbia mandato per l’amministrazione della casa, bisogna che lo riceviamo come colui che lo ha mandato. Occorre dunque onorare il vescovo come il Cristo stesso".

    Chi volesse obiettare dicendo che molti amministratori sono stati indegni ed incapaci legga quanto dice il Signore nello stesso brano di Luca 12, elencando tutte le specie di amministratori possibili e le promesse proferite al loro riguardo.

    Concludendo questo paragrafo dedicato al brano di Luca 12,41 ss è molto interessante il parere espresso da O.Culmann nel suo lavoro dedicato al Primato, a proposito dell’affidamento delle "chiavi" a Pietro, riferisce testualmente: "In Mt.16,19 viene presupposto che Cristo è il padrone di casa, che ha le chiavi del Regno dei Cieli, per aprire a coloro che vi entrano. Come in Isaia 22,22 il Signore pone sulle spalle del suo servo Eliachim le chiavi della casa di Davide, così Gesù affida a Pietro le chiavi della sua casa, del Regno dei Cieli, e lo insedia come AMMINISTRATORE".

    Questa citazione di Cullman dovrebbe far molto riflettere e trarre le debite conclusioni.

    Troviamo ancora un brano parallelo, su questo tema, in Marco 13,33 ss :

    "State attenti, vegliate, perchè‚ non sapete quando sarà il momento preciso. E` come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poichè‚ non sapete quando il padrone di casa ritornerà…"

    In questo brano, Marco introduce un’altra figura, quella del PORTIERE della casa, che ha il preciso compito, ordinatogli espressamente dal padrone, di vigilare. Viene anche detto che il padrone della casa ha "dato il potere ai servi", il potere di svolgere un compito, ciascuno con il suo compito; e il compito del PORTIERE è quello specifico di "vigilare" fino a quando il padrone di casa ritornerà ;

    ma ci si può chiedere se anche gli altri servi non abbiano questo stesso compito, quello cioè di vigilare: appare chiaro che il "vigilare" del "portiere" è diverso dal "vigilare" degli altri servi. Significa evidentemente che il PORTIERE deve vigilare sull’andamento dell’intera casa compreso anche i compiti svolti dagli altri servi che a loro volta vigilano su quelli a loro sottoposti.

    Anche in questo brano si evince che tutta la vigilanza, sia del portiere che degli altri, deve svolgersi fino al ritorno del padrone, e perciò anche in questo caso Gesù manifesta l’intenzione che i compiti affidati debbano durare fino al suo ritorno.

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    00 8/22/2013 8:07 PM
    Consideriamo ora la parte successiva 
    Luca 12,43-48
    43 Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro.44 In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi.  45 Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. 47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

    Notiamo nel testo che vi sono diversi comportamenti dei servi amministratori e diversi conseguenti comportamenti del "Padrone" nei loro confronti:

    1) Il servo molto fedele che fa esattamente secondo il volere del padrone e viene ricompensato con molti beni.

    2) Il servo completamente infedele che si mette ad angariare gli altri servi e riceve una punizione severa tra gli infedeli.

    3) Il servo che pur conoscendo la volontà del padrone non si adopera per compierla, e riceve perciò molte percosse.

    4) Il servo che non conosce la volontà del padrone e quindi non la compie, e che  per tale ignoranza riceve solo poche percosse.

    Sulle caratteristiche di questi servi, l’indagine di molti commentatori  si è matenuto molto nel vago, ed entro limiti molto ristretti,  senza cercare di capire più di tanto il tipo di premio o di castigo ad essi comminato.



     

    [Edited by Credente. 3/28/2019 4:51 PM]
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    00 8/22/2013 9:22 PM
    Uno dei commenti che maggiormente cercano di far luce sui versetti da noi esaminati è quello del Monastero Domenicano Matris Domini che li spiega così:

    41Allora Pietro disse: "Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?".


    Il racconto dell'amministratore fedele/infedele conclude la serie delle «parabole della Parusia» aventi il tema della vigilanza. Anch'esso proviene dalla fonte Q. L'esortazione riguarda la fedeltà al compito assegnato ed è nel testo, sinonimo di vigilanza. In un primo quadro, viene presentato l'amministratore che compie lealmente il suo dovere e riceve una grande ricompensa; poi lo stesso servitore, in un secondo quadro, cambia atteggiamento, approfittando del prolungarsi dell'assenza del padrone per maltrattare gli altri servi e godersela; la punizione che l'aspetta è terribile.

    Luca introduce il racconto con una domanda di Pietro che interrompe la serie delle parabole. Il versetto è redazionale. Mediante l'intervento di Pietro, l'autorevole portavoce degli apostoli e rappresentante dell'autorità ecclesiale, l'evangelista precisa i destinatari dell'insegnamento parabolico: sono tutti i credenti, ma in modo speciale i responsabili della comunità ai quali Luca dedica la parabola seguente.

    42Il Signore rispose: "Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito?

    La risposta viene direttamente dal Cristo risorto presente nella Chiesa. La parabola utilizza lo stesso titolo diKyrios per parlare del padrone che affida il compito al servo e verrà per chiederne conto. Dietro questa figura l'evangelista scorge in realtà l'agire del Signore, capo della Chiesa, che verrà al momento della Parusia.

    La parabola si apre con una domanda retorica, che invita l'ascoltatore a identificarsi con il soggetto: un servitore riceve autorità dal suo padrone sui domestici. Nella linea evangelica, tale autorità è orientata al sevizio degli altri; il che viene espresso con l'immagine: dare in tempo opportuno la razione di cibo.

    Al posto di servo, Luca utilizza il termine amministratore, nome con il quale venivano designati i responsabili nelle comunità fondate da san Paolo. Il verbo è al futuro; Gesù sembra riferirsi alle funzioni che sorgeranno nella futura Chiesa. L'amministratore viene presentato con le qualità ideali richieste per un responsabile: la fedeltà e la prudenza.

    43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

    La lode è espressa con una beatitudine, ed è rafforzata nel v. 44 con una promessa che non sembra aggiungere molto all'autorità che già il servo aveva ricevuto in precedenza. La formulazione «beato!» e «veramente vi dico» fa tuttavia pensare alla ricompensa celeste; è un tratto allegorico già utilizato per concludere la prima parabola sulla vigilanza.

    45Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire" e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi,

    Cambiamento di comportamento di questo medesimo servo motivato dall'assenza prolungata del padrone di casa: «Il mio signore tarda a venire», pensa l'amministratore. Ne approfitta per darsi alla bella vita e maltrattare i suoi subalterni; egli insomma agisce come se Dio fosse lontano, non vedesse e non intervenisse; vive senza contare che il Signore può tornare ad ogni momento.

    46il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

    Il ritorno del padrone è espresso con una formulazione che richiama alla mente del lettore la venuta di Cristo al momento della Parusia: il verbo «venire», messo all'inizio della frase, e che accentua la certezza di tale venuta; la formula stereotipa: «il giorno... l'ora».

    La punizione supera le possibilità di un padrone di casa e rimanda al vocabolario religioso della punizione eterna, anche se la formulazione è oscura: letteralmente significa «lo taglierà in due», probabilmente lo toglierà dalla comunità, infatti continua con «metterà la sua parte tra gli infedeli». L'espressione nel suo insieme è forse da capire come formula di scomunica e di condanna. Questa parabola approfondisce la precedente, rivolgendosi specificatamente alle guide delle comunità cristiane. L'attesa del Signore può durare molto, ma è certa.

    47Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

    Luca aggiunge alla parabola dell'amministratore fedele/infedele un complemento a lui proprio. Sono due sentenze di costruzione tipicamente semitica.

    La prima sentenza (47-48a) prende spunto da «quel servo» a cui il padrone ha affidato un compito, ma non sviluppa il tema della fedeltà/infedeltà, bensì quello della conoscenza o ignoranza della volontà del signore. La parabola parla di due diversi comportamenti di un servo che conosce bene la volontà del padrone: l'applicazione prende in considerazione il cattivo comportamento di due servi che saranno puniti in proporzione alla loro conoscenza o meno del volere del padrone.

    Il v. 48b è una sentenza sapienziale che funge da conclusione generale al commento precedente ma anche alla parabola dell'amministratore fedele/infedele e all'intera sezione sul tema della vigilanza.

    Ci si allontana dalla prospettiva terrena della punizione per guardare alla retribuzione nel giudizio divino: Dio chiederà molto a colui cui ha dato molto. Carismi e funzioni all'interno della comunità sono quindi da sfruttare per il bene dell'intera Chiesa, sono doni da amministrare a favore degli altri.

    _____________________________

    Ovviamente non vi è nulla da eccepire sul commento sopra riportato.
    Si fa opportunamente riferimento alla prospettiva ultraterrena per poter collocare la retribuzione o la punizione del Padrone dell'amministratore.
    Per tale motivo è giustificato il desiderio di conoscere meglio, il trattamento riservato a quei servi che si trovano nella condizione espressa nei versetti 47 e 48, che dicono:
    47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche


    In cosa consistono quelle molte o poche percosse?
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    00 8/22/2013 9:47 PM

    Siccome l’esegesi e l’approfondimento della Scrittura sono inesauribili, mi sono posto molte volte delle domande su questi servi senza trovare  risposte soddisfacenti nei commenti finora letti.

    La risposta protestante,  conclude sbrigativamente dicendo che anche i servi non completamente cattivi,  andranno all’inferno.

    Ecco il commento evangelico desunto dal sito la Parola.net a L
    uca 12:47: 


    "In questo e nel seguente versetto, Luca riferisce, relativamente al malvagio servitore, una parte del discorso di Gesù che non è ricordata da Matteo. Essa si occupa del grado di punizione che gli verrà inflitta, quando il Signore sarà tornato, e gli avrà assegnato «la sua parte cogli infedeli». infedeli, in questo versetto, non è un mero equivalente di Matteo 24:51, o di servi indegni di fiducia; ma introduce una classe peggiore, della cui salvezza non c'è speranza alcuna, perché non hanno mai creduto, e la cui eterna distruzione è espressa figurativamente coll'esser «gittati nelle tenebre di fuori, ove sarà il pianto e lo stridor dei denti» Matteo 8:12. Come in cielo sono riserbati ai santi gradi maggiori o minori di beatitudine e di gloria 1Corinzi 15:41-42, così per quelli che verranno rinchiusi per tutta la eternità nella prigione della geenna, la scala delle pene sarà proporzionata alle circostanze delle colpe di ciascuno. Queste circostanze son qui enumerate: conoscere la volontà del Padrone e non farla, e far cose che meritano punizione, in ignoranza della volontà del Padrone. Tale ignoranza deve intendersi della conoscenza diretta della volontà di Dio; ma anche quella non li salverà dalla punizione, solo scemerà l'intensità del castigo che il giusto Giudice pronunzierà su di loro all'ultimo, giorno; perché da Romani 2:12-16 sappiamo che anche fra i pagani vi era sufficiente, conoscenza della volontà di Dio, così per la coscienza come per la luce di natura, da renderli inescusabili e da sottoporli a giudizio per le loro trasgressioni. I servi infedeli non sono qui solamente i ministri di Cristo, i quali, per pigrizia, ambizione o vizio trascurano la volontà del Padrone, che ha loro comandato di cercar le anime, e di fortificar la sua Chiesa; ma pure uomini di ogni rango che han ricevuto da Dio uffizio e dignità, come Apocalisse, Magistrati, Legislatori, Maestri, Genitori, Padroni di officine, i quali deliberatamente trascurano, nelle varie loro sfere di influenza, di far la sua volontà. Questi saranno battuti di molte battiture. Quel servo, al contrario, le cui azioni malvagie e la cui trascuranza del proprio dovere nacquero dal non essere egli esattamente informato della volontà del Padrone, sarà battuto di meno battiture. Fuvvi un tempo in cui le Scritture non erano tradotte nella lingua di molti popoli, quando pochi erano i pastori ed i dottori, ed allora ben potevasi mettere avanti la ignoranza della volontà di Dio, in attenuazione del castigo Atti 17:30; ma ora non può il peccatore derivare da questa dichiarazione, un incoraggiamento a peccare, poiché il fatto solo che egli conosce questo passo lo esclude da ogni esenzione. Possiamo facilmente comprendere quanto la sorte di uno che perisce dopo aver goduto i più alti privilegi, e la chiara conoscenza della volontà di Dio, deve esser più terribile di quella di chi è stato meno privilegiato di lui. Il genere di pena qui mentovato, battiture, era sanzionato dalla legge di Mosè, e veniva ordinariamente inflitta dai Giudei ai malfattori. Quaranta battiture meno una (equivalenti alle «molte» di questo passo) eran date per le offese più gravi, siccome quelle che meritavano tutti i rigori della legge, ma delitti minori venivano puniti meno severamente Deuteronomio 25:2-3

    ___________________

    Il commento sopra riportato sembra dunque prevedere anche per chi non conosceva la volontà del Padrone, la dannazione eterna sia pure con minori pene.


    Ma questa concezione urta contro alcuni  punti  della Scrittura:

    Se prendiamo ad esempio il quarto tipo di servitore, il quale NON CONOSCEVA la volontà del Padrone e che quindi per tale motivo non ha operato secondo il suo volere, come possiamo  pensare che sia stato destinato alla DANNAZIONE ETERNA e quindi senza più nessuna opportunità di salvezza?

    Questo servo agiva senza sapere quel che faceva!

    Agiva senza la piena avvertenza e senza il deliberato consenso nel compiere azioni che egli riteneva forse perfino conformi alla volontà del padrone. E un giusto giudizio, deve tener conto di questi aspetti.

    Eppure  i fratelli separati  ritengono che  il Signore consideri quel servo senza speranza di redenzione!

    Ma nel fare questa interpretazione si dimentica al tempo stesso che è

    Proprio lo stesso Signore che è venuto a morire per i peccatori!

    Proprio lo stesso Signore che ha pregato: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!

    Proprio lo stesso Signore che ha parlato continuamente di misericordia e di perdono!

    Proprio Lui sarebbe così spietato da non tener conto che quel servo stava agendo in modo inconsapevole e quindi avrebbe dovuto trattarlo con compassione? Egli che aveva compassione delle folle che lo seguivano!

    Come si concilia dunque la conclusione protestante, che considera degno dell’inferno questo tipo di servo, con il sacrificio redentivo di Cristo e con la Sua infinita Misericordia?.

    Non solo, ma se consideriamo il principio della giustificazione per sola fede, professata proprio dai fratelli separati, non è forse una fatale contraddizione ritenere che quel servo, il quale conosce il Padrone, e quindi crede in Lui, sia stato destinato alla ETERNA PUNIZIONE,  con poca sofferenza, ma tuttavia ETERNA, per un comportamento dovuto a  ignoranza del suo volere?

    Il principio della sola fede prevede la salvezza per chiunque crede e professa con la propria bocca il Signore risorto! Dunque come è possibile conciliare questo con l'idea che un comportamento infedele per ignoranza possa determinare la dannazione irreversibile?

    Quel servo è certamente da considerare credente, visto che si trova al servizio di un tal padrone. Come mai, il Signore lo manderebbe all’inferno, secondo la interpretazione non cattolica?

    ----------------------

    Consideriamo ora la conclusione del Signore nel brano in questione :

    A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà.

    Egli richiederà dai suoi servi in proporzione di quanto essi hanno ricevuto.

    Se non hanno ricevuto la luce necessaria per poter operare secondo la volontà del Padrone, come possiamo pensare che Egli possa esigere dal suo servo qualcosa che non gli ha messo a disposizione?

    Se si pensasse che il Signore un giorno potrebbe mandarci all'inferno per delle colpe di cui non siamo neppure coscienti, allora è meglio che perdiamo tutti ogni speranza di salvezza. Chi potrebbe salvarsi se bastano delle omissioni o azioni fatte senza conoscere la volontà di Dio, a condannarci eternamente?

    Lo stesso salmista chiede: assolvimi dalle colpe che non vedo! Dobbiamo pensare che il Signore invece lo manderà  all'inferno?
    Ma vogliamo proprio essere così ottusi, da non riconoscere che cosa il Signore vuole dire?

    E allora, considerato che Cristo è morto per i nostri peccati, per riconciliarci con Dio, per salvare coloro che si accostano a Lui pur con le loro debolezze umane, considerato ancora che Egli è la Misericordia per antonomasia, possiamo concludere che quelle POCHE PERCOSSE, comminate al servo che ha mal operato per non aver conosciuto la volontà del Padrone, sono delle punizioni leggere e temporanee in vista della salvezza eterna, promessa ai credenti in Lui.

    L’espressione POCHE PERCOSSE, potrebbe essere assimilata all’espressione di Paolo: "Egli si salverà ma come attraverso il fuoco".

    Così pure il suo cattivo operato, che ignora la volontà del Signore può essere paragonato ai materiali scadenti con cui egli  in quanto servo, ha costruito sul fondamento.

    In entrambe le espressioni lo sfondo finale è la salvezza, pur attraverso una temporanea sofferenza.

    E allora se proprio non piace il termine "purgatorio" chiamiamolo pure evangelicamente "la condizione delle poche percosse" e così avremo un riferimento attendibile e fondato sul Vangelo.

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    Credente.
    00 8/22/2013 10:06 PM
    Riporto qui di seguito un confronto intercorso  con un evangelico su questo argomento:

    Caro XY
    il testo in blu è tuo, il neretto è mio:
     


     
    > > Stando al contesto generale della similitudine si
    > > comprende che i servi presi in considerazione sono
    > > al servizio del padrone; essi conoscono il padrone
    > > ma possono non conoscere la sua volontà. In tal caso
    > > appunto riceveranno poche percosse. 

    > Anche ponendo le cose in questi termini, si tratta di
    > un servo che sbaglia consapevolmente, e di un altro
    > servo che fa cose degne di castigo, quindi che Dio
    > dato che lui stesso è giusto deve punire.
    > Se quel servo non conosce la volontà del padrone, non
    > la conosce per negligenza.
    > Giacomo al cap.1 della sua epistola dice che se
    > qualcuno manchi di sapienza la chieda a Dio che la
    > dona a chi la desidera.
    > Un parallelo con questo caso può essere il servo che
    > ricevette un solo talento e non lo fece fruttificare
    > per timore.
     
    Quel "deve punire" è corretto e infatti Gesù precisa che sarà punito, ma CON POCHE PERCOSSE.
    Il che significa che non sarà eternamente, e quindi, secondo me, non può  trattarsi dell'inferno.
    Nè può trattarsi del paradiso immediato, perchè in paradiso non si ricevono percosse.
    Questi servi che conoscono il Padrone, e quindi credono, non si salvano automaticamente e immediatamente per la SOLA  FEDE .
    Il testo non autorizza a pensare necessariamente che si tratti  di negligenza del servo.

    >  
    > > I servi dei versetti 47-48 sono da considerare tutti
    > > i cristiani in generale invitati alla vigilanza di
    > > cui parla tutto il capitolo 12, e in particolare i
    > > servi amministratori secondo il v.41 di cui Pietro
    > > gli aveva espresso esplicita domanda. Non si
    > > riferisce ai pagani.

    > Può essere.
    > prendiamo in esame i vv.paralleli in Mt e notiamo che
    > le percosse riguardano sempre persone che hanno perso
    > la approvazione di Dio.

    >  Si può perdere l'approvazione per qualcosa ma non per tutto. E anche di quel qualcosa il SIgnore tiene in conto: anche del bicchiere d'acqua dato con amore.
    Il testo di Matteo prende in considerazione solo due categorie di servi e non quattro.
    Non è affatto detto che la terza e la quarta categoria di servi menzionata da Luca sia una sottocategoria della seconda categoria: per me è evidente che si tratta di categorie a parte rispetto alle prime due.


    > > Pensiamo ad esempio a quanti devono fare certe
    > > scelte difficili nella loro vita di fede cristiana e
    > > si trovano ad imboccare strade sbagliate, non avendo
    > > ben conosciuto la chiara volontà di Dio a proprio
    > > riguardo. 
    > > Pensiamo ancora a quanti, dovendo decidere se
    > > intraprendere il proprio impegno cristiano nella
    > > Chiesa Cattolica oppure in un'altra denominazione
    > > alla fine imboccano una strada fuori dalla vera
    > > Chiesa, secondo il proprio intendimento ma non
    > > secondo quello che Dio vorrebbe effettivamente.

    > Qui si tratta di cose differenti.
    > Non trovo che per un cristano che in buona fede vuole
    > servire di Dio e si sbaglia, si possa dire che fa
    > "cose degne di castigo".
    > la parabola si riferisce decisamente a chi apostata
    > dalla fede e si dà al peccato in varie forme.
     
    Vi può essere chi pur senza essere apostata, pur facendo tante cose degne, può incappare in cose riprorevoli.  Rileggiamo le parole rivolte da Cristo a vari  servi in  Apoc 2

    Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova - quelli che si dicono apostoli e non lo sono - e li hai trovati bugiardi. 3 Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. 4 Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. 5 Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto. 6 Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anch'io detesto.....

    ...18 All'angelo della Chiesa di Tiàtira scrivi: Così parla il Figlio di Dio, Colui che ha gli occhi fiammeggianti come fuoco e i piedi simili a bronzo splendente. 19 Conosco le tue opere, la carità, la fede, il servizio e la costanza e so che le tue ultime opere sono migliori delle prime. 20 Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Iezabèle, la donna che si spaccia per profetessa e insegna e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione e a mangiare carni immolate agli idoli.... 23 Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere. ....

    Questi servi si sono distinti per opere, fatica, costanza, carità, fede, servizio....eppure il Signore ha qualcosa CONTRO di loro, ha qualcosa che non li fa essere perfetti.  In mezzo al bene vi è qualcosa di male oppure in mezzo al male vi è qualcosa di buono.
    Il SIgnore darà a ciascuno SECONDO LE SUE OPERE. Cioè premio o castigo proporzionato a quanto si sarà fatto sia in bene che in male come dice Paolo:

    2Co 5,10 Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male.

    Ciò che si fa di male ovviamente non è una ricompensa favorevole ma sfavorevole, un castigo, delle percosse, che possono essere poche qualora vi fossero nel contempo altre opere di bene per le quali il Signore dara una ricompensa.
    Il casi dei comportamenti espressi da Gesù possono  dunque essere compresenti nello stesso servo.
    Capita a volte di essere caritatevoli con tante persone e  a volte di far cose degne di castigo.
    Quale dei due comportamenti il Signore dovrà considerare secondo te?
    Dovrà eternamente premiare o eternamente punire?
    Secondo me, nè l'una nè l'altra cosa. Ma proporzionalmente al grado di conoscenza, di responsabilità e di gravità, assegnare le conseguenti "percosse" o le conseguenti ricompense.
    Pensieri, parole, opere ed omissioni sono continui nei servi del SIgnore: a volte sono più o meno coerenti a volte incerenti, a volte consapevoli a volte inconsapevoli.
    Non tutti i servi presentano sempre e solo una stessa costante caratteristica  per tutta la vita.
    Pensa se per una cosa fatta e degna di castigo, insieme a tante altre cose fatte degne del Signore, Egli decidesse di mandarci all'inferno! Chi si salverebbe?
    Anche dei ricchi il SIgnore dice che è più facile che un cammello entri per la cruna di una ago che un ricco nel regno dei cieli. Eppure Egli stesso, rispondendo ai discepoli inculca la fiducia che a Dio niente è impossibile: perfino far passare quel cammello ATTRAVERSO LA CRUNA DELL'AGO!  E noi siamo come tanti cammelli, più o meno appesantiti da difetti,  che devono passare ATTRAVERSO LA FINISSIMA  CRUNA DELLA PERFEZIONE CHE  LA SANTITA'  e la GIUSTIZIA DI DIO ESIGE E CHE INCENDIERA'  COME FUOCO TUTTE NOSTRE IMPERFEZIONI.


    >  
    > > Pur avendo il dono della fede queste persone fanno
    > > qualcosa che essi pensano sia giusto e meglio fare
    > > ma in realtà non è proprio secondo la volontà del
    > > loro padrone.
    > > 
    > Queste persone avranno al massimo un premio inferiore
    > da Dio al giorno del giudizio.
    > Non regneranno magari su 10 città nel regno di Dio (Lc
    > 19,17-19) ma regneranno solo su 5 o solo su 1.
    > Condivideranno comunque come re il regno di Cristo
    > sulla terra nei 1000 anni successivi al suo ritorno
    > (Ap 20,5-6)
    .
    Luca non parla di diminuzione di premio ma di poche percosse.
    Paolo non parla di diminuzione di ricompensa ma che invece EGLI STESSO SI SALVERA' , MA COME ATTRAVERSO IL FUOCO (1Co3,15)
    Queste non sono mie parole o supposizioni ma espressioni precise della Scrittura.



    > > Ecco dunque quali possono essere i casi, o altri
    > > analoghi, in cui i servi, pur non avendo piena
    > > colpa, non hanno neppure piena perfezione nel loro
    > > agire. 
    > > Per questo tipo di servo Cristo parla di poche
    > > percosse.

    > Poche indica un numero limitato, sono d'accordo.
    > sotto ti approfondisco la cosa.



    > > La sorte di questo servo non viene accostato alla
    > > sorte degli infedeli, né degli ipocriti, né dello
    > > stridor dei denti.

    > Dici?
    > leggi le 2 parabole parallele che trovi nel vangelo di
    > Matteo.in quelle 2 è netta la linea: 
    > salvati e non salvati.

    > Matteo riporta solo le prime due specie di servi: o totalmente fedeli o totalmente infedeli.

    Luca integra rispetto a queste due categorie, altre due per le quali non si parla nè di premio nè di punizione rigorosa con stridor di denti.


    > > Sottolineo che se queste percosse sono POCHE, vuol
    > > dire che non sono ETERNE, perché se fossero eterne
    > > allora sarebbero in numero infinito, illimitato:
    > > mentre Cristo specifica che saranno POCHE e le poche
    > > battiture sono segno di pena temporanea non di
    > > eterna separazione.

    > Se poche sono un numero limitato, anche le MOLTE
    > percosse rimangono comunque un numero limitato.
    > MOLTE vuol dire tante, ma comunque non INFINITE.
    > In Mt che è un vangelo sinottico con Luca, vediamo che
    > si parla anche lì di un servo che viene fato
    > flagellare e che dopo viene gettato in un luogo di
    > sofferenza.
    > Se prima viene fatto flagellare, e poi messo nella sua
    > dimora eterna di separazione da Dio, vuol dire che i
    > colpi di flagello/percosse che ha ricevuto sono
    > LIMITATI, non INFINITI.
    > Ciò non fa di lui un salvato.
     
     
    Nel caso delle MOLTE percosse, sono pure del parere che si tratta anche in questo caso di punizione pur sempre limitata e  non eterna in vista della salvezza. 
    Ma ho preferito analizzare le Poche percosse perchè è più evidente la leggerezza della colpa e il conseguente leggero castigo, ma soprattutto perchè la parola POCHE indica il loro numero avrà un termine, mentre le MOLTE potrebbero riferirsi comunque ad un numero indeterminatamente grande e quindi più difficile da utilizzare per il nostro scopo.

    Mentre secondo il tuo ragionamento dovremmo pensare che vi saranno prima delle percosse, tante o poche che siano,  e poi l'inferno.
    Quindi tanti cristiani, i quali hanno fatto tante cose degne del Signore, basterà che abbiano  fatto come i servi di Tiatira, qualcosa CONTRO la Sua volontà, che saranno prima battuti e poi  spediti all'inferno eterno. Tutta la loro fede, la loro costanza, le loro fatiche, le loro opere non serviranno a consentir loro la salvezza. Davvero tremendo.
    Questo ragionamento
    contraddice alla grandezza del dono della fede e alla salvezza ad essa connessa, se accompagnata dalla carità,  sia pure imperfetta.
    Contraddice alla Misericordia infinita di Dio che ci ha creati per la salvezza, non per la perdizione con tanta facilità .
    Contraddice al sacrificio di Cristo che è venuto per salvare e non per condannare.
     



    > In conclusione  se leggiamo il vangelo con
    > attenzione ed onestà ci rendiamo conto che l'inferno è
    > una tragica realtà in cui MOLTI andranno.
    > La salvezza rimane per POCHI, una strada stretta....se
    > davvero questo rischio di dannazione non fosse così
    > grande, perchè Gesù ne parla così spesso?
    > Francamente preferirei molto di più che il purgatorio
    > davvero esistesse, anzi preferirei che esistesse solo
    > il purgatorio e l'inferno non ci fosse e che tutti
    > sarebbero salvati dopo un periodo di tempo di
    > espiazione...ma la Scrittura non ci autorizza a
    > credere questo.
    > Saranno più numerosi i dannati dei salvati,
    > leggi alcuni padri e dottori della Chiesa Cattolica e
    > vi troverai proprio questa amara e tragica realtà.
     
    Qui nessuno di noi intende negare l'inferno e la sua orrenda realtà.
     
    Ma da questo a dire che con tanta facilità il SIgnore permetterà che vi si caschi dentro ce ne corre.
    Ricordiamoci sempre che Gesù ha pregato addirittura per coloro che lo hanno crocifisso con queste parole:
    "Padre perdona loro PERCHE' NON SANNO QUELLO CHE FANNO"
    Cioè appunto  hanno operato il male perchè non hanno conosciuto la volontà del Padrone. Se Cristo stesso ha pregato per questa categoria di persona, come possiamo noi pensare che li mandi all'inferno per un motivo analogo e forse di minore gravità?
     
    Per questo noi ribadiamo il concetto che, perchè questo avveng,a vi deve essere un rifiuto di Dio consapevole, reiterato, grave, senza pentimento. Una offesa imperdonabile, nè nel tempo presente nè in quello futuro, come può essere ad esempio la bestemmia contro lo Spirito Santo.
    Le altre colpe, consapevoli o meno, se non sono peccati imperdonabili, possono trovare rimedio con le molte o poche percosse in prospettiva di entrare nella gioia senza fine.
     
    > Con stima
  • OFFLINE
    Credente.
    00 8/22/2013 10:24 PM
    Scrivevi:
     
    >  la tua analisi è interessante.
    > A me tuttavia sembra evidente che in Luca non si parli
    > di 4 servi, ma di 2 servi, di cui le poche o molte
    > percosse sono una sottocategoria.
    > Mi sembra accettabile dunque vedere le molte o poche
    > percosse come una punizione più o meno grave.
     
    Dovrebbe destare domanda  come mai Gesù parlerebbe di un solo tipo di servo assolutamente fedele destinato al Paradiso e poi di tre tipi di servi destinati all'inferno, sia che abbiano fatto molto male sia che abbiano sbagliato anche una sola volta, e magari anche inconsapevolmente, ritrovandosi il giorno del giudizio di fronte ad un ineluttabile, inappellabile e terrificante giudizio. Non è evidente la tua conclusione.
    Si salverebbe solo chi è stato sempre e solo fedele e ottemperante.
    Oltretutto a ben pensarci, secondo tale ragionamento ci si salverebbe per SOLE OPERE.
     
    Ti ricordo di quanti altri tipi di servi sono menzionati in Apoc cap. 2 in cui il molto ben operare si  trova mescolato a opere riprorevoli, consapevoli o inconsapevoli, e a loro non viene fatta minaccia di eterna punizione.
    Tutti coloro che hanno fatto qualsiasi  errore non avrebbero speranza.
     
    Esaminiamo queste minacce fatte in Apoc per vari tipi di servi:

    Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto...

    Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca...

    3 Ricorda dunque come hai accolto la parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te.

    Non risultano in questi versi esaminati minacce di eterni castighi come nel caso di quei servi totalmente infedeli menzionati in Luca 12,45:  Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse apercuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46 il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli.
     
     
    Quelli che sono  parzialmente infedeli vuol dire che sono al contempo parzialmente fedeli. Cioè hanno qualcosa di buono, in primo luogo la FEDE, visto che sono al servizio del Padrone. Ora, proprio quelli che hanno la FEDE, pur avendo poche opere, non si salveranno? DI essi Paolo dice che chi crede e professa con la bocca che Cristo è risorto saranno salvati. Quindi le "battiture" sono previste per chi pur avendo la fede , non avrà operato in piena conformità al volere del Padrone, ma si salverà ugualmente, attraverso, tribolazioni di questa vita o di quella futura, se necessario.

    Riprendo un concetto che esprimevi in altra occasione per offrirti un'altro motivo di riflessione:

    Una persona che pecca consapevolmente e deliberatamente è punita di più di chi fa le stesse cose senza comprendere appieno la loro gravità, rimane il fatto che essere battuti e flagellati e segno di separazione eterna di Dio

    Il quarto tipo di servi non comprende per nulla la gravità di ciò che sta facendo, perchè Gesù dice che non conosce il volere del Padrone. Perciò la sua colpa, è degna di castigo, ma è scusabile.
    Le battiture o percosse, sia forti che leggere,  non sono necessariamente indice di separazione eterna da Dio, come tu dici, ma anzi devono essere visti come correttivi e come esigenza di giustizia, nonchè della bontà infinita di Dio, che offre una possibilità di affrancamento, in Cristo, che ha aperto per tutti la strada verso la salvezza.
     
    Vediamo qualche esempio dalla Scrittura:

    Eb 12,6 perché il Signore corregge colui che egli ama sferza chiunque riconosce come figlio.

    Nota il termine SFERZA:  flagello che non è finalizzato alla separazione eterna.
     
    Addirittura Paolo abbandona alla crudele e devastante opera di Satana alcuni credenti infedeli, al fine di ritrovarli salvi nel giorno del giudizio:
    1Co 5,5 questo individuo sia dato in balìa di satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore.

    2Co 12,7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia.

    1Ti 1,20 tra essi Imenèo e Alessandro, che ho consegnato a satana perché imparino a non più bestemmiare.

    Questi correttivi cominciano già nella vita presente, e sono necessari perchè la persona deve imparare. Il dolore e la sofferenza fa apprezzare l'Amore.

    Ometto di riportare tutti i versetti dove si parla della necessità delle tribolazioni per raggiungere la vita eterna: tutte finalizzate non alla perdizione ma alla salvezza.

    Se la carne muore prima che satana possa torturarlo nel corpo? A chi sarà dato in balia affinchè impari e possa ottenere la salvezza nel giorno di Cristo Gesù?

    Evidentemente a quegli "aguzzini" di cui parlava la parabola di Mt 18,34.

     



    > Consulta alcuni commentari CATTOLICI e vi troverai
    > facilmente proprio questo.
    > Ritengo comunque possibile anche un'altra spiegazione
    > che ti pongo più sotto.

    I commentari che ho consultato, come ti dicevo come premessa iniziale di questo nostro esame sui servi di Luca 12,47,  non si addentrano mai sul tipo di castigo ad essi comminato, e credo che non vi sia da parte cattolica un adeguato approfondimento di questo testo che per molte ragioni  è accostabile a 1 Cor 3,15.
    Se tu hai qualche commento esegetico serio ed attendibile, che affronti il problema in modo vasto e articolato, ti prego di farmi una scannerizzazione, se puoi.
    Resta comunque il fatto che si tratterebbe comunque di un punto di vista, per quanto rispettabile.
    Le mie osservazioni non contraddicono minimamente a quanto la Chiesa professa, anzi trovo che questo testo di Luca dia ancor più ragione ad essa, nonostante non se ne serva per avvalorare la propria posizione.
    Ma potrebbe farlo a ragion veduta, stando a tutto quello che stiamo scandagliando e facendo emergere dalla profondità della Scrittura che è un forziere inesauribile a cui noi non dobbiamo mai smettere di attingere.
     


    > Quando in 1Cor 3,15 si parla di salvezza attraverso il
    > fuoco si tratta delle opere non valide che nel giorno
    > del giudizio verranno bruciate.
    > "Egli ne avrà il danno"
    > Si tratta del dissolvimento nel fuoco del giorno del
    > giudizio di quelle opere non fatte secondo il volere
    > di Dio.
     
    > Paolo per esprimere bene questo concetto fa un esempio
    > a mio avviso molto efficace:
    > Oro, argento, pietre preziose
    > rappresentano le opere fatte secondo Dio
    > legno, paglia, fieno
    > rappresentano le opere fatte secondo la volontà
    > dell'uomo
    > Ora immagina questa scena:
    > Un masso di roccia su cui sono poste sopra lingotti di
    > oro, di argento e di pietre preziose.
    > Immagina che il tutto venga incendiato, il fuoco non
    > danneggerà sostanzialmente tutto questo.
    >
    > Immagina ora lo stesso masso di roccia e ponici sopra
    > del legno del fieno e della paglia.
    > Dai fuoco al tutto, vedrai davanti ai tuoi occhi che
    > questi materiali inadeguati bruciarsi ed alla fine
    > rimarrà solo la roccia di fondamento.
     

    Rileggiamo ancora una volta il testo di Paolo:

    1Co3,13 l'opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e ilfuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno.

    1Co 3,14 Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; 15 ma se l'opera finirà bruciata, egli sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco.

    Nel versetto 13 si parla della prova del fuoco SULL'OPERA. Ma nel verso 14, si dice che attraverso il fuoco ci passa l'OPERATORE.
    Ti prego di notare quell' Egli.
    Oltre all'opera, anche l'operatore passerà ATTRAVERSO IL FUOCO, prima di salvarsi
    E' proprio EGLI, l'operatore  che sarà punito o subirà il danno, ovvero le percosse, in vista della salvezza.


    > le "percosse" possono quindi essere viste dunque come
    > questo consumarsi nel fuoco delle opere non fatte
    > secondo la volontà di Dio.
    Le percosse vengono date ai servi come dice chiaramente la similitudine di Luca 12,47
    Non è assolutamente possibile neppure immaginare che vengano date alle opere.
    Le opere non hanno sensibilità alcuna e non possono percepire il castigo di cui è invece responsabile il credente.
    Non per nulla Paolo dice:   egli sarà punito: tuttavia egli si salverà,
     

    > Ricordo che proprio in Apocalisse in una delle lettere
    > alle chiese Gesù dice: "ti consiglio di comprare da me
    > dell'ORO AFFINATO COL FUOCO" parlando di opere da
    > compiere secondo il Suo Volere.
    > Mi sembra evidente la analogia con l'oro e la prova
    > del fuoco di 1Cor 3.
     
    Traggo dal commento evangelico di laparola.net uno spunto di risposta anche per farti capire qualche contraddizione in cui si viene a cadere:

    Ap 3,18  Io ti consiglio di comprare da me dell'oro affinato col fuoco affinché tu arricchisca;

    ... Solo Cristo può dare a Laodicea i veri beni di cui ha necessità. Cristo l'esorta a comprare da lui questi beni, non perchè l'uomo ch'è bisognoso abbia di che pagare dei beni spirituali di valore infinito, ma perchè l'uomo deve pur soddisfare a certe condizioni morali senza le quali le ricchezze della grazia divina non possono essergli donate. .. Contraria del tutto alla dottrina evangelica è l'idea romana che i beni della grazia si comprano a prezzo dibuone opere.

    Ancora una volta la posizione evangelica esprime la convinzione che le opere non servono assolutamente a nulla. Quindi l'oro che il Signore invita ad acquistare, secondo i fratelli separati non sono le opere come tu pensi.

    Da notare comunque la frase evidenziata in grassetto dove vien detto, dal commento evangelico, che l'uomo deve pur soddisfare a certe condizioni morali senza le quali le ricchezze della grazia divina non possono essergli donate.

    Allora NON BASTA LA FEDE!!! ci vogliono anche le opere, ci vuole dirittura morale perfetta.

    E se le opere sono buone solo in parte? Se ci sono dei difetti?

    Cosa farà il SIgnore?

     


     

    >> Infine nonostante le nostre inadempienze Dio ci
    > salverà se confidiamo in Lui, cercando di servirlo con
    > i nostri limiti e difetti ma con cuore sincero.
    E' proprio quello che sostengo anch'io. Il fine per cui siamo stati creati è la salvezza.
    I difetti e i limiti sono insiti nella nostra natura.
    Pensa a Pietro che, nonostante conosceva la volontà del Padrone, nonostante gli avesse chiaramente profetizzato il suo rinnegamento, egli ugualmente lo rinnega.
    Ma egli si pente e Cristo lo perdona e anzi gli da l'incarico di confermare i fratelli nella fede e gli affida tutto il gregge. Ma quante tribolazioni Pietro avrebbe poi dovuto sopportare oltre alla contrizione del suo cuore pentito, quante mortificazioni, fatiche, pericoli fino alla morte per martirio, prima di ricevere la corona della vita.
     
    Ma chi rinnega il Padrone consapevolmente come Pietro e poi si pente all'ultimo istante senza avere il tempo nè di una contrizione e dolore perfetto come il ladrone che subì anche la crocifissione?
    Non dovrà avere anch'egli l'occasione di poter imparare dalla giustizia divina la gravità del suo errore?
    Ecco dunque le molte percosse, e il SUO passaggio come attraverso il fuoco, ma in vista della salvezza.
  • OFFLINE
    Credente.
    00 9/1/2013 12:25 PM
    Trovo interessante un collegamento possibile dell'argomento di queste "percosse", a quanto veniva espresso nel salmo 89 con le parole:

    Sal 88,27 Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza.
    28 Io lo costituirò mio primogenito, il più alto tra i re della terra.
    29 Gli conserverò sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele.
    30 Stabilirò per sempre la sua discendenza, il suo trono come i giorni del cielo.
    31 Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti,
    32 se violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi,
    33 punirò con la verga il loro peccato e con flagelli la loro colpa.
    34 Ma non gli toglierò la mia grazia e alla mia fedeltà non verrò mai meno.


    Ecco come s.Agostino interpreta questi versetti

    Da esposizione sul salmo 88 (testo 108)
    Dio è padre, la Chiesa madre.
    14. [v 53.] Essi mi rinfacciavano quel cambiamento; e tu che cosa facevi? La benedizione del Signore per sempre: così sia, così sia. Rendiamo grazie alla sua misericordia; rendiamo grazie alla sua grazia! Noi rendiamo grazie, ma non diamo [la grazia], non la ridoniamo né l'applichiamo o restituiamo. Noi soltanto con la parola diciamo grazie; mentre riceviamo la grazia nella realtà. Egli ci ha salvati gratuitamente, senza tener conto della nostra empietà. Ci ha cercati senza che noi lo cercassimo; ci ha trovati, ci ha redenti, ci ha liberati dalla soggezione al diavolo e dal potere del demonio. Per purificarci, con la fede ci ha incatenati e con questo ci ha liberati da quei nemici che non credono e che perciò non possono essere purificati. Dicano ciò che vogliono coloro che sono rimasti [pagani] e che ogni giorno restano sempre di meno! Obiettino, deridano, rimproverino il cambiamento del tuo Cristo, non la sua eliminazione. Non si rendono conto che, mentre vanno dicendo tali cose, la loro genia scompare, o perché credono o perché muoiono? La loro maledizione è temporale; la benedizione del Signore invece è eterna. E per confermare questa benedizione escludendo così ogni timore, aggiunge: Così sia, così sia! Questa è la firma di garanzia di Dio. Sicuri pertanto delle sue promesse, crediamo nelle cose passate, riconosciamo le presenti e speriamo nelle future. Il nemico non ci distolga dalla via, affinché colui che ci accoglie sotto le sue ali come pulcini, possa riscaldarci. Non allontaniamoci dalle sue ali, se non vogliamo che il falco volante per l'aria ci rapisca mentre siamo ancora pulcini implumi. Il cristiano non deve infatti sperare in se stesso; se vuole essere sicuro, cresca al tepore materno. Cristo è la gallina che riunisce i suoi pulcini, di cui egli stesso parla rimproverando la incredula città di Gerusalemme: Quante volte ho cercato di riunire i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali, e non hai voluto! Ecco, la vostra casa vi resterà abbandonata 42. Per questo è qui detto: Hai sparso la paura nelle sue fortificazioni. Poiché dunque essi non vollero ripararsi sotto le ali di questa gallina (e con ciò ci hanno dato un esempio di come dobbiamo aver paura degli spiriti impuri dell'aria che cercano sempre di rapirci), entriamo noi sotto le ali di questa gallina: sotto le ali della divina Sapienza, la quale per noi, suoi pulcini, si è indebolita sino alla morte. Amiamo il Signore, Dio nostro; amiamo la sua Chiesa! Amiamo lui come padre, la Chiesa come madre. Amiamo lui come signore, la Chiesa come sua ancella. Difatti noi siamo i figli dell'ancella. Ma questo matrimonio è cementato da grandissima carità: non si può offendere una parte e riscuotere benevolenza presso l'altra. Nessuno dica: " Rendo culto agli idoli, consulto gli àuguri e gli indovini, però non abbandono la Chiesa di Dio: sono cattolico ". Da una parte rispetti la madre, dall'altra offendi il padre. Un altro dice: " Lungi da me un tale comportamento! Io non consulto gli indovini, non vado in cerca degli àuguri né di oracoli sacrileghi, non adoro i demoni, non rendo culto alle pietre: però appartengo alla fazione di Donato ". Che ti giova rimanere nelle grazie del Padre, se questi vendica la madre quando la si offende? Che ti giova confessare il Signore, onorare Dio, annunziarlo, riconoscere il suo Figlio, proclamare che siede alla destra del Padre, se poi oltraggi la sua Chiesa? Non ti dicono nulla gli esempi del matrimonio umano? Poni il caso di avere un patrono che ogni giorno ti premuri di ossequiare, alla cui soglia ti rechi ogni giorno per offrire i tuoi servigi (non dico solo per riverirlo ma addirittura per adorarlo), a cui presti insomma ogni omaggio della tua fedeltà. Ebbene, se tu diffondessi una sola calunnia nei riguardi della sua sposa, crederesti di poter ancora entrare nella casa di quel tale? Ebbene, fratelli, tenetevi tutti stretti insieme a Dio come padre, e alla Chiesa come madre. Celebrate nella sobrietà il giorno natalizio dei Santi. Imitate in questo modo coloro che ci hanno preceduti cosicché possano allietarsi per voi, essi che per voi pregano affinché la benedizione del Signore rimanga sempre sopra di voi. Così sia, così sia!

  • OFFLINE
    Credente.
    00 3/28/2019 5:55 PM
    Mat 18,34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».
    ------------
    Si noti questa finale della parabola del servo perdonato per un debito enorme che a sua volta non perdona chi gli doveva molto poco.
    Ebbene il padrone decide di consegnare quel servo agli aguzzini FINCHE' NON AVESSE PAGATO IL DOVUTO.

    Non lo fa uccidere, non lo lascia senza una possibilità di riscatto, ma attende che possa estinguere il suo debito, non essendosi reso degno del perdono completo e immediato che il Padrone aveva mostrato di volergli dare.

    Qualcosa di analogo troviamo anche in questo ammonimento velato di Gesù che fa sottoforma di consiglio:
    Lu 12,58 Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esecutore e questi ti getti in prigione.
    59 Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».

    La preoccupazione di Gesù in questo caso non è solo quello di consigliarci come comportarci sul piano materiale, ma come sempre, ci vuole insegnare come comportarci sul piano spirituale, per evitare cioè, di essere gettato in prigione e di dover pagare fino all'ultimo spicciolo, dopo il giudizio supremo, qualora non cerchiamo durante la vita presente di regolare bene i nostri conti.