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Mentre ero a San Giuseppe di Avila, la vigilia di Pentecoste, nel romitaggio di Nazaret, e pensavo a una straordinaria grazia che il Signore mi aveva concesso in questa ricorrenza circa vent’anni prima, fui colta da un tale impeto e da un tale fervore di spirito che entrai in una sospensione. In così profondo raccoglimento udii da nostro Signore ciò che ora sto per riferire: dovevo, cioè, dire da parte sua ai padri carmelitani scalzi che procurassero di osservare quattro cose: finché lo avessero fatto, il nostro Ordine avrebbe avuto sempre maggior incremento; se, invece, non le adempissero, si rendessero pur conto che il loro fervore primitivo andava scemando. La prima, che i capi andassero d’accordo; la seconda, che, nonostante avessero molte case, in ognuna vi fossero pochi frati; la terza, che mantenessero rari rapporti con i secolari, e soltanto per il bene delle loro anime; la quarta, che insegnassero più con le opere che con le parole. Questo avvenne nell’anno 1579 e, poiché è l’esatta verità, lo firmo con il mio nome.

Teresa di Gesù