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La cognizione della DIVINITA' DI CRISTO nei primi secoli cristiani

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    00 5/15/2013 7:09 PM

    EUSEBIO DI CESAREA nella sua opera "STORIA ECCLESIASTICA", nel suo primo libro, documenta la professione di fede della Chiesa primitiva sulla DIVINITA’ DI CRISTO .
    E' molto importante conoscere cosa pensavano e professavano al riguardo i primi cristiani, perchè da essi è stato ereditato successivamente, ciò che oggi professiamo anche noi.
    Ed è importante anche per rendersi conto che la dottrina della DIVINITA' di CRISTO, non è una invenzione del Concilio di Nicea. In tale Concilio i padri conciliari si sono limitati a dichiarare in modo esplicito e definitivo, quanto era già pacificamente accettato e professato implicitamente.

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    2. RIASSUNTO SOMMARIO RIGUARDANTE LA PREESISTENZA E LA DIVINITÀ DEL SALVATORE E SIGNORE NOSTRO, IL CRISTO DI DIO

    1. La natura del Verbo è duplice: una è paragonabile alla testa del corpo, per la quale è ritenuto Dio, l'altra ai piedi, per la quale è divenuto uomo come noi, assumendo la nostra natura passibile per condurci alla salvezza. La mia esposizione degli avvenimenti che seguiranno potrà essere completa solo se ne racconterò lo svolgimento a partire dalle cose più importanti ed essenziali; cosi facendo dimostrerò anche l'antichità e l'essenza divina del Cristianesimo a coloro che lo ritengono una religione nuova e straniera, apparsa solo di recente.

    2. Non c'è nessun discorso che sia di per sé in grado di esporre la nascita, il valore, l'essenza e la natura di Cristo, come anche lo Spirito Santo dice nelle profezie: Chi mai narrerà la sua nascita?

    Nessuno infatti conosce il Padre se non il Figlio, e nessuno il Figlio adeguatamente se non il Padre che lo ha generato

    3. E chi potrebbe rettamente conoscere, se non il Padre, la luce che esisteva prima della creazione del mondo, la Sapienza intellettiva e sostanziale preesistente ai secoli, e il Dio Verbo, che vive ed è in principio presso il Padre?

    'Is53,8  Mt 11,27

    8 Per il concetto di economia cf supra, n 5 Con il termine teologia si intende affermare la pura divinità di Cristo (cf Ongene, Contro Celso, 6, 18, 7, 41, Commento a Giovanni, II, 34, 205)

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    00 5/15/2013 7:11 PM

    Questi è la prima ed unica progenie di Dio anteriore alla creazione delle cose visibili ed invisibili, il capo supremo dell'esercito spirituale ed immortale che è in cielo d, il messaggero del grande disegno, il ministro dell'ineffabile volontà del Padre, il creatore dell'universo insieme con il Padre, la seconda causa di tutte le cose dopo il Padre, il figlio vero ed unigenito di Dio, Signore di tutte le creature, Dio e rè, che ha ricevuto dal Padre la signoria ed il potere per la sua stessa divinità, potenza ed onore, come su di lui le Scritture mistiche e divine affermano: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio; ogni cosa fu per mezzo di lui; senza di lui niente fu e.

    4. Anche il grande Mosè, il più antico fra tutti i profeti 9, quando, per ispirazione dello Spirito divino, descrive l'essenza e l'ordinamento del cosmo, insegna che l'ordinatore e creatore dell'universo non ha affidato ad altri se non al Cristo, il suo Verbo divino e suo primogenito, la creazione degli esseri inferiori. E, conversando con lui sulla creazione dell'uomo, dice: Disse infatti Dio: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianzà" f.

    5. Un altro profeta conferma questa verità, dicendo nei Salmi; Egli parlò e furono generati; Egli ordinò, e furono creati ^. Egli presenta il Padre e creatore come un capo supremo che ordina con cenno regale, e il Verbo divino, secondo dopo di lui, come ministro degli ordini del Padre, non diversamente da quanto noi sosteniamo.

    6. Tutti coloro che si dice si siano distinti sin dalla creazione del primo uomo per giustizia e valore di divinità, Mosè cioè, il grande servo di Dio, e i suoi seguaci, e davanti a loro per primi Abramo e i suoi figli e quanti giusti e profeti sono apparsi dopo di loro, hanno conosciuto il Verbo con l'immaginazione dei puri occhi della mente e lo hanno, per questo, venerato in modo conveniente al figlio di Dio.

    7. Egli si assise fra tutti costoro quale maestro della conoscenza del Padre per la venerazione che aveva verso di lui. La Sacra Scrittura dice che il Signore Dio apparve come un comune mortale ad Abramo, seduto presso la quercia di Mambre h; costui, sebbene vedesse con gli occhi davanti a sé un uomo, si inginocchiò subito, adorandolo come dìo. e supplicandolo come Signore, e gli confessò di non ignorare chi egli fosse, rivolgendogli queste testuali parole; Signore, che giudichi tutta la terra, non amministrerai la giustizia ora? '.

    8. Se infatti non è possibile affermare che l'ingenerata ed immutabile sostanza di Dio onnipotente ha assunto la forma umana ingannando gli occhi di coloro che lo hanno visto in tal sembianza con la parvenza di un essere mortale, e che la Scrittura non espone simili cose secondo verità, chi altri potrebbe essere chiamato Dio e Signore che giudica tutta la terra, che fa il giudizio, che è apparso in forma umana se non il Verbo, la sola creatura di Dio preesistente al mondo? Ma ciò non sarebbe possibile se non fosse lecito definirlo la causa prima del mondo. Su di lui anche nei Salmi si dice: Ha inviato il suo Verbo, li ha sanati e li ha salvati dai loro peccati '.

    9. E poi Mosè lo chiama con molta chiarezza secondo Signore dopo il Padre dicendo: 11 Signore ha fatto piovere dal Signore zolfo e fuoco su Sodoma e Gomorra k. Ed egli viene definito Dio dalla Sacra Scrittura quando, apparso in fattezze umane anche a Giacobbe, si rivolge a lui dicendo: Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele sarà il tuo nome, perché hai combattuto con Dio\; e allora Giacobbe diede a quel luogo il nome di "Apparizione di Dio" dicendo Ho visto Dio faccia a faccia, e la mia anima è stata salvata "

    ^f. Gv 1, 9-10. d Cf. Gs5, 14 g Sai 33, 9; cf. Sai 148, 5.

    ^v 1, 1-3. f Gn 1,26.

    9 II termine non è qui usato in senso specifico, ma designa ogni scrittore dell'Antico Testamento in quanto profeta della venuta di Cristo.

    h Cf. Gn 18. ' Gn 32, 29.

    Gn 18, 25.

    Sai 107, 20. k Gn 19, 24.

    10. Non è lecito pensare che le teofanie su esposte siano di angeli inferiori o di ministri di Dio: infatti, quando qualcuno di questi si manifesta agli uomini, la Scrittura, narrando il fatto, non lo definisce ne Dio ne Signore, ma Angelo, come è facile provare da innumerevoli testimonianze.

    11. Anche Giosuè, il successore di Mosè, pur non avendolo visto se non in figura e aspetto umani, lo chiama capo supremo dell'esercito del Signore, nel senso che egli guida gli angeli celesti, gli arcangeli e le potenze che sono al di là del mondo, e nel senso che è potenza e saggezza del Padre, ed ha ricevuto in affidamento il secondo posto nel regno e nel comando del mondo.

    12. Egli pertanto ha scritto: E avvenne che Giosuè, quando si trovava a Gerico, alzato lo sguardo, vide un uomo ritto davanti a sé con una spada sguainata in mano, Giosuè, avvicinatesi, gli chiese "Sei dei nostri o un nemico?", ed egli rispose "lo sono il capo supremo dell'esercito del Signore" E Giosuè, prostratesi con la faccia per terra, abbassato lo sguardo, gli disse "Signore, che cosa comandi al tuo servo^", e il capo supremo del Signore gli rispose "Sciogli i calzari dai tuoi piedi, perché il luogo in cui ti trovi è sacro"n.

    13 Avrai appreso da queste parole che egli non è diverso da colui che ha parlato anche a Mosè: a lui infatti la Scrittura fa riferimento usando le stesse parole: Quando vide che egli si avvicinava per vederlo, il Signore lo chiamò dal cespuglio dicendo "Mosè, Mosè", ed egli rispose "Che c’è? ", ed il Signore "Non avvicinarti oltre, sciogli prima il calzare dai tuoi piedi, poiché il luogo in cui ti trovi è terra sacra". Poi continua dicendo "lo sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe" °.

    m Gn 32, 31 " Gs 5, 13-15 ° Es 3, 4-6

    14. Che esista una sostanza anteriore al mondo e sussistente, che ubbidisce ai comandi del Padre e dìo dell'universo per creare tutte le cose viventi, chiamata Verbo di Dio e Sapienza 10, è possibile apprenderlo, oltre che dalle prove già apportate, anche dalla Sapienza in persona, che con chiarezza rivela di sé queste cose per bocca di Salomone: lo, la Sapienza, ho portato nella mia tenda il consiglio, il mio nome è conoscenza e intelligenza, grazie a me i rè regnano e i giudici amministrano la giustizia, per opera mia i grandi menano vanto e i tiranni governano sulla terra p. 15. A queste parole aggiunge: II Signore mi ha creato principio delle sue vie per le sue opere, prima del tempo mi ha generato, in principio, prima di creare la terra, prima di far scaturire le fonti delle acque, prima di far sorgere le montagne, prima di tutte le colline mi ha generato, quando preparava il cielo io ero con lui, e quando poneva fonti stabili sotto il cielo, io ero lì con lui. Ero là dove egli gioiva ogni giorno, e mi rallegravo davanti a lui in ogni momento, quando era felice di avere creato il mondo q. 16. SÌ è così detto brevemente che il Verbo divino è preesistente al mondo ed è apparso ad alcuni, anche se non a tutti.

    17. Perché il suo insegnamento non è stato annunciato, come ai nostri tempi, anche in quelli antichi a tutti gli uomini e a tutti i popoli, lo si potrebbe spiegare così u. La vita degli uomini antichi non era affatto nelle condizioni di accogliere l'insegnamento saggissimo e virtuoso di Cristo. 18. In principio infatti, subito dopo aver vissuto la prima vita fra i beati, il primo uomo, per non aver rispettato il volere divino, è precipitato in questa vita mortale ed effìmera, ottenendo così questa terra maledetta in cambio della felicità divina di un tempo.

    p Prv 8, 12, 15, 16 q Prv 8, 22 25, 27,28, 30

    10 L'identificazione tra Cristo e la Sapienza è attestata già in 1 Cor 1, 24 e ripresa da Giustino, Dialogo con Tnfone, 61, 1

    11 Eusebio riprende qui un'antica questione, sollevata già sul finire del II secolo da Celso nel Discorso sulla verita .

    La soluzione qui da lui data è in parte presente già in Ongene, Contro Celso, 5, 15

    Coloro che, dopo di lui, hanno popolato la terra fino ai nostri giorni, tranne uno o due, si sono mostrati peggiori, conducendo una vita da bestie, indegna di essere vissuta. 19. Non pensavano infatti nè ad organizzarsi in città, ne a darsi una costituzione, ne alle arti, ne alle scienze; non conoscevano neppure di nome le leggi, la giustizia, la virtù e la filosofia, ma vivevano da nomadi e abitavano in luoghi solitari come animali selvaggi e fiere crudeli, distruggendo così, per eccesso di volontaria malvagità, le facoltà razionali ricevute dalla natura, l'intelligenza e i dolci semi dell'anima umana. Si abbandonavano a ogni azione empia: si uccidevano e si rovinavano l'un l'altro, si nutrivano di carne umana, osavano muovere guerra a Dio e apprezzavano le gigantomachie tanto in auge presso tutti i popoli (pensavano infatti di opporre la terra al cielo); e infine, per una follia del pensiero sconvolto, si preparavano persino a combattere contro il rè dell'universo. 20. Contro costoro che conducevano un tal genere di vita, come su un bosco selvaggio esteso su tutta la terra, Dio, dispensatore di tutte le cose, scatenò cataclismi, incendi, frequenti carestie, pestilenze e guerre, e scagliò fulmini dall'alto del cielo, debellando e mettendo fine con dure punizioni a quella terribile e irrefrenabile malattia delle anime. 21. E fu allora che, quando il torpore, effetto della malvagità, si era ormai riversato in abbondanza su quasi tutti gli uomini, portando, come una terribile ubriachezza, scompiglio e tenebra nelle loro anime, la Sapienza, prima progenie e prima creatura di Dio, e lo stesso Verbo preesistente, per eccesso di amore verso gli uomini, si manifestarono agli esseri inferiori, ora con apparizioni di angeli, ora apparendo essi stessi in forma umana - non era infatti loro possibile in altro modo - come potenza salvifica di Dio, solo a uno o a due degli uomini di un tempo cari a Dio. 22. E vedendo che quella moltitudine di uomini, nei quali germogliarono, per loro tramite, i semi della fede, e quell'intero popolo della terra, ricolmo di fede in Dio, discendente dagli antichi Ebrei, erano ancora attaccati all'antico modo di vita, per mezzo del profeta Mosè diede loro immagini e simboli di un sabato mistico, e introdusse la pratica della circoncisione e altri precetti spirituali, ma non rivelò apertamente i misteri. 23. E, divulgato presso gli Ebrei l'insegnamento divino e diffuso poi fra tutti gli uomini come aroma profumato, ormai, in conseguenza di ciò, alti pensieri si diffondevano in molti popoli e in ogni angolo della terra per merito dei legislatori e dei filosofi, che con la loro opera mutarono in benevolenza la selvaggia e irrazionale ferinità di un tempo, sì da instaurare una pace profonda e un'amicizia reciproca. Solo allora a tutti gli uomini e a tutti i popoli della terra, che ormai godevano di questi benefici ed erano divenuti amici per avere accolto la conoscenza del Padre, egli stesso, il maestro delle virtù, il ministro del Padre in tutte le opere buone, il Verbo divino e celeste di Dio si manifestò in un corpo umano, in nulla differente, riguardo all'essenza, dalla nostra natura. Ciò è avvenuto al principio dell'impero romano, e accadde perché egli facesse e patisse quanto era stato predetto dalle profezie, secondo le quali il facitore di opere miracolose sarebbe venuto fra gli uomini, avrebbe partecipato insieme della natura umana e divina, si sarebbe mostrato a tutti i popoli quale maestro della saggezza del Padre, avrebbe avuto una nascita miracolosa, avrebbe professato una nuova dottrina e compiuto azioni miracolose, sarebbe morto nel modo che conosciamo, sarebbe risuscitato dai morti e, infine, sarebbe ritornato in cielo. 24. Il profeta Daniele, che vide il suo regno per ispirazione dello Spirito divino, così ha profetizzato, descrivendo la visione di Dio in termini umani: Osservavo, dice, finché furono posti i troni e si sedette l'antico dei giorni La sua veste era bianca come la neve, i capelli del capo come bianca lana, il suo trono era una fiamma di fuoco, le ruote fuoco ardente, un fiume di fuoco scorreva davanti a lui, mille migliaia 56 lo servivano e miriadi di mirìadi erano al suo cospetto. Il tribunale si sedette e alcuni libri furono aperti r. 25. Poi aggiunge: Guardavo, ed ecco sulle nuvole del cielo venire un essere simile al figlio dell'uomo, che giunse fino all'Antico e fu portato al suo cospetto; a lui fu affidato il comando, l'onore e il regno, e tutti i popoli, tribù e lingue lo serviranno. Il suo potere è eterno, e non avrà mai fine, e il suo regno non andrà mai in rovina s. 26. Queste parole non possono chiaramente essere riferite a nessun altro se non al nostro Salvatore, il Dio Verbo che era in principio presso Dio, chiamato figlio dell'uomo in virtù della sua incarnazione. 27. Ma poiché nei miei commentari ho già raccolto le profezie riguardanti il nostro Salvatore Gesù Cristo 12, ed ho ancora più dichiaratamente trattato in altri le teorie qui esposte su di lui, mi riterrò soddisfatto di quanto detto finora.

    ^n 7, 9-10. ^Dnl, 13-14.

    12 II riferimento è alle Egloghe prò/etiche, che costituivano i libri VI-IX della perduta Introduzione generale elementare, composta intorno al 310 a fini apologetici e rivolta soprattutto a coloro che volevano conoscere i contenuti fondamentali della fede. In essa l'autore esamina i passi dell'Antico Testamento profetizzanti la venuta di Cristo, soffermandosi in modo particolare sul significato delle teofanie. I libri presi in esame sono quelli del Genesi •

     

    3. IL NOME DI gesù E QUELLO STESSO DI CRISTO SONO STATI CONOSCIUTI E ONORATI DAI PROFETI DIVINI SIN DALL'ORIGINE DEI TEMPI

    1. Ormai è giunto il momento di dimostrare che lo stesso nome di Gesù e quello di Cristo erano stati già onorati dai profeti antichi cari a dìo. 2. Lo stesso Mosè, che ha conosciuto per primo il nome illustre e massimamente venerabile di Cristo, ha dato figure, simboli e immagini misteriose delle realtà celesti, seguendo la voce che gli gridava; Guarda, farai ogni cosa secondo il modello mostrato a tè sul monte r. E per magnificare il sommo sacerdote di Dio, come era possibile ad un uomo, gli diede il nome di Cristo u; a questa dignità del sommo sacerdozio, che egli considerava di gran lunga superiore ad ogni onore umano, aggiunse, in segno di onore e gloria, il nome di Cristo, che riteneva pertanto un appellativo divino. 3. Mosè previde, per ispirazione dello Spirito Santo, il nome di Gesù, ignoto agli uomini prima che egli ne venisse a conoscenza, e lo rese degno di una distinzione privilegiata, attribuendolo soltanto a colui che, secondo il modello e il simbolo, sapeva che avrebbe ereditato il comando supremo dopo la sua morte 1-1. 4. Dunque egli diede come dono onorifico al suo successore (che prima era chiamato col nome di Ause, dategli dai suoi genitori) il nome di Gesù, molto più prezioso di ogni corona regale, poiché anche questo Gesù, figlio di Naue, portava in sé l'immagine del nostro Salvatore, di colui che ha ereditato e compiuto il culto simbolico iniziato da Mosè, principio della vera e purissima religione. 5. Così Mosè designò col nome del nostro Salvatore Gesù Cristo, in segno di grandissimo onore, i due uomini che si distinguevano, a suo avviso, per fama di virtù presso tutto il popolo, il sommo sacerdote cioè e colui che, alla sua morte, avrebbe ereditato il potere. 6. I profeti posteriori a Mosè preannunciarono con chiarezza il nome di Cristo, predicendo la futura congiura dei Giudei contro di lui e il grande numero di popoli che egli avrebbe chiamato a sé. Dice Geremia: II soffio delle nostre narici, Cristo Signore, è sfato preso nella rete dei nostri peccati. Di lui abbiamo detto: "ideila sua ombra vivremo fra i popoli" u; e Davide, perplesso sul senso delle seguenti parole: Perché i popoli ebbero paura e le genti meditarono cose vane? Erano presenti i rè della terra e i potenti si riunirono nello stesso luogo per complottare contro il Signore e lo stesso Cristov, aggiunge sulla stessa persona del Cristo: II Signore mi ha detto: "Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato. Chiedimi qualunque cosa: ti darò popoli in eredità e la tua proprietà si estenderà fino ai confini della terra" w.

    ^25,40.

    13 Christós, "unto", traduce il termine ebraico masioh, con cui gli Ebrei designavano colui che diviene ministro di Dio tramite l'unzione con olio sacro (cf. Lattanzio, Istitutioni divine, IV, 1, 6).

    14 Vale a dire Giosuè.

    7. Non solo coloro che erano insigniti del sommo sacerdozio tramite l'unzione simbolica con l'olio consacrato erano designati presso gli Ebrei col nome di Cristo in segno di onore, ma anche Ì rè che erano unti dai profeti con lo Spirito divino e divenivano immagini di Cristo, in quanto portavano nella loro stessa persona i segni dell'essenza regale e dominatrice del solo e vero Cristo, il Verbo divino che regna su tutte le cose. 8. Sappiamo già che alcuni di quegli stessi profeti, in virtù dell'unzione, sono divenuti simbolicamente Cristi, così da essere tutti in comunione con il vero Cristo, il Verbo divino e celeste, che è il solo sommo sacerdote per eccellenza, il solo rè dell'universo e il solo sommo profeta tra i profeti del Padre. 9. Prova ne è il fatto che nessuno di coloro che in antico erano stati unti simbolicamente, siano essi sacerdoti, rè o profeti, ha acquistato tanta potenza di virtù divina quanta il Salvatore e Signore nostro Gesù, il solo e vero Cristo. 10. Nessuno di quelli, sebbene illustri presso i contemporanei per dignità e onore a motivo della lunghissima serie d'antenati, designò mai i loro sudditi col nome di cristiani, che si chiamano così per avere ricevuto il nome dal Cristo. Nessuno di loro poi ha ricevuto un onore divino dai suoi sudditi, e neanche dopo la loro morte vigeva una disposizione d'animo tale da far essere pronti a dare la propria vita per colui che si onorava; per nessuno di loro avvenne un così grande movimento di tutti i popoli della terra, poiché in questi la potenza del simbolo non era capace di operare tanto quanto l'affermazione della verità rivelata dal nostro Salvatore. 11. Egli, per il fatto di non avere ereditato da nessuno i simboli e i modelli del sommo sacerdozio, di non essere nato da famiglia sacerdotale, di non avere conquistato il potere con l'aiuto di uomini armati, di non essere profeta uguale a quelli che lo precedettero, non ha ricevuto dignità o privilegi di sorta dai Giudei, come tutti gli altri, ma fu onorato dal Padre con la forza della verità, e non simbolicamente. 12. Egli, non avendo ricevuto in sorte nulla di simile, è stato proclamato Cristo più di tutti coloro; ed essendo l'unico e vero Cristo di Dio, ha popolato tutto il mondo di cristiani, diffondendo, con essi, il suo nome in sé sacro e venerabile, rivelando ai suoi seguaci non più segni o immagini, ma apertamente virtù e vita celeste con dogmi di verità. 13. Egli ricevette non l'unzione del corpo, ma, tramite lo Spirito Santo, quella che si addice a colui che possiede l'ingenerata e paterna divinità del Padre. Ciò insegna Isaia, che proclama su Cristo: Lo Spirito del Signore è su di me; con esso mi ha unto; il Signore mi ha mandato ad annunciare la buona novella agli umili, la libertà agli oppressi, la vista ai ciechi. 14. Non solo Isaia, ma anche Davide fa riferimento alla sua persona dicendo: II tuo regno, o Dio, è per i secoli dei secoli; scettro di giustizia è lo scettro del tuo regno. Ami la giustizia e odi l'ingiustizia; per questo Dio, il tuo Dio, ti ha unto con l'olio della gioia, diversamente dai tuoi compagniv. 15. Nel primo versetto lo chiama Dio, nel secondo lo onora con scettro regale, nel terzo, dopo averlo definito potenza divina e regale, lo presenta come divenuto Cristo, perché unto non con olio derivato da sostanza materiale, ma con quello divino della gioia. Ciò conferma poi anche la sua superiorità, di gran lunga maggiore e differente per natura da quella degli antichi, unti simbolicamente, cioè solo nel corpo.

    ' Lm 4, 20.

    'Sai 2, 1-2.

    'Sai 2, 7-8.

    \ Sai 45.7-8.

    .

    16. E altrove parla così di lui dicendo: II Signore ha detto al mio Signore "Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi" z e Ti ho generato dal seno prima della stella del mattino II Signore ha giurato, e presterà fede alla sua promessa, tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchisedek dd. 17. Questo Melchisedek viene citato nella Sacra Scrittura come sacerdote di Dio Altissimo •ab 15. Egli è divenuto tale non per aver ricevuto un'unzione materiale, e neppure per avere ricoperto il sacerdozio presso gli Ebrei per successione ereditaria; pertanto, in conseguenza dell'ordine divino e non per disposizione di altri, che hanno ricevuto segni e simboli, il nostro Salvatore viene chiamato, in virtù di un giuramento, Cristo e sacerdote. 18. La storia quindi attesta che egli non fu unto nel corpo dai Giudei, e non era neppure discendente da famiglia sacerdotale, ma che, generato da Dio stesso prima della stella del mattino, cioè prima della creazione del mondo, è stato fin dal principio sacerdote immortale ed eterno. 19. Prova irrefutabile ed evidente dell'unzione non fìsica, ma divina è che solo lui, da tutti gli uomini del suo tempo fino a quelli del nostro, m tutto il mondo, è detto il Cristo, ed è riconosciuto, testimoniato e ricordato universalmente con questo appellativo dai Greci e dai barbari, ed onorato ancora oggi come rè dai suoi seguaci nel mondo, che lo venerano più di un profeta e lo reputano vero e solo sommo sacerdote di Dio e, cosa ancor più importante, lo adorano come Dio, poiché è Verbo di Dio preesistente e generato prima di tutti Ì secoli, ed ha ricevuto dal Padre l'onore divino. 20. Ma - cosa più sorprendente di tutte –noi che siamo a lui consacrati, lo veneriamo non solo con deboli parole, ma anche con una tale disposizione dell’anima da anteporre la testimonianza a lui alla nostra stessa vita.

    z Sai 110, 1 da Sai 110. 3-4 ab Gn 14, 18

    15 La figura di Melchisedek compare anche in Eb 7, Iss, in cui viene ritenuto simbolo del Cristo sacerdote, e il sacerdozio di Cristo, eterno e.di diretta derivazione divina, viene contrapposto a quello giudaico, di natura urnana e temporale