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IDEOLOGIE FALLIMENTARI

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    Credente.
    00 2/11/2013 1:57 PM

    Il disastroso fallimento del ’68 e della rivoluzione sessuale

    Rivoluzione sessualeA posteriori possiamo tranquillamente dire che lerivoluzioni sessantottine sono chiaramente fallite: non in quanto non si sono realizzate, ma proprio perché hanno acquisito il loro posto centrale nella mentalità degli europei.

    La colpa più grave delle sciocche ribellioni dei sessantottini è certamente quella di aver creato degli eterni bambini, incapaci di educare e di essere testimoni credibili per le generazioni future (compresa la nostra). Ribellione all’autorità, libertinismo, laicismo, antiproibizionismo ecc.non hanno liberato l’uomo, lo hanno reso solo più solo, più schiavo dei suoi vizi e più impaurito della realtà.

    Antonio Polito, editorialista de Il Corriere della Sera, nel suo ultimo libro Contro i papà(Rizzoli 2012) ha proprio spiegato come la generazione che è passata dal ’68 abbiarovinato i giovani di oggi«i nostri figli non hanno più trovato in noi qualcuno cui opporsi, uno stimolo a crescere, a rendersi indipendenti. Dal 6 politico all’università facile, fino al lavoro come diritto. Siamo la prima generazione che ha disobbedito ai nostri padri per obbedire ai nostri figli. Ci siamo liberati al padre, abbiamo fatto la rivoluzione contro la sua autorità, e ora coi nostri figli facciamo appello al negoziato. Abbiamo trasmesso loro il diritto al benessere, senza nessun dovere connesso». Così, spiega Polito, il problema dei figli bamboccioni (niente studio né lavoro) è «un problema culturale», per questo invita i genitori di oggi a comportarsi all’opposto dei loro padri rivoluzionari: «sfidate i figli, opponetevi se necessario, ma non fare il muro di gomma. Con i figli occorre starci, starci e ancora starci».

    Antonio Scurati si concentra sulla rivoluzione sessuale anche se non vuole nemmeno definirla “rivoluzione”, ha spiegato su La Stampa«Di tutte le rivoluzioni mancate – o fallite – dalla sinistra sedicente rivoluzionaria, la rivoluzione sessuale è stata la più fallimentare. Sul terreno ha lasciato quasi solo rovine: tra le più ingombranti, e irremovibili, spiccano la crisi della famiglia (non il suo superamento, si badi bene) e la mastodontica mole sociale della frustrazione sessuale». Il dilagare della pornografia, al maschile e al femminile lo dimostra (il 30% del traffico in rete è destinato al porno). Continua lo scrittore: «Siamo tutti, personaggi di finzione e persone reali, parimentiprigionieri dell’ideologia del sesso. In un pomeriggio di noia abbiamo spostato sul sesso l’intera posta metafisica che il secolo precedente, quello romantico, aveva giocato sull’amore, ultima religione dell’Occidente».

    Antonio Socci ha ripreso questo articolo, affermando a sua volta«Il sesso parlato, immaginato, guardato, venduto, comprato, praticato, modulato in mille varianti – diventato ossessione di massa e, con la rete, prodotto di vasto consumo – sembra sia l’unica rivoluzione vera scaturita dal ’68 “desiderante”». E ancora: «la marxistissima generazione del ’68 ha dato un decisivo contributo alla più capitalistica e borghese delle rivoluzioni, erigendo il desiderio a pretesa assoluta e così spianando la strada a un’industria della sessualità e del suo immaginario che rende merce i rapporti affettivi e pure i corpi. La famosa e celebrata liberazione sessuale del Novecento si è risolta in realtà in una nuova alienazione, in una servitù volontaria di massa e in una pratica di controllo dei corpi e delle menti fra le più pervasive».

    Gli ideatori della rivoluzione sessuale del ’68 avevano un chiaro intento di sopprimere la vecchia morale sessuale giudaico-cristiana, considerata repressiva, sessuofoba e arretrata. Tuttavia Socci, conclude la sua riflessione con una bella apertura: «Io che professo tutti gli insegnamenti morali della Chiesa cattolica, che li ritengo anzi liberanti e pieni di sapienza, e che sento come una violenza psicologica e spirituale, soprattutto per i più giovani, questa sessuomania dilagante, questa aggressione pornografica onnipresente, voglio dire che anche la cosiddetta rivoluzione sessuale ci parladell’inestirpabile desiderio di Dio. E della sua mancanza. Del doloroso vuoto di Lui che ci risucchia nel suo gorgo, anche attraverso la carne».

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    Credente.
    00 11/8/2013 9:31 AM

    Sarah: "Tra i credenti un'apostasia silenziosa"



    Il cardinale Sarah

    Il cardinale Robert Sarah




    La denuncia del presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum a Trieste per l'inconro delle Conferenze Episcopali europee




    «Persino tra i battezzati e i discepoli di Cristo vi è oggi una sorta di `apostasia silenziosa´, un rifiuto di Dio e della fede cristiana nella politica, nell'economia, nella dimensione etica e morale e nella cultura post-moderna occidentale». Lo ha denunciato il card. Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, intervenendo oggi a Trieste alla prima giornata dell'incontro sulla carità promosso dalle Conferenze episcopali europee.


     




    «Involontariamente - ha proseguito il presule - respiriamo a pieni polmoni dottrine che sono contrarie all'uomo e generano nuove politiche che hanno un effetto di erosione, distruzione, demolizione e grave aggressione, lente ma costanti, soprattutto sulla persona umana, la sua vita, la sua famiglia, il suo lavoro e i suoi rapporti interpersonali. Non abbiamo più nemmeno il tempo di vivere, amare, adorare. Ecco una sfida eccezionale per la Chiesa e per la pastorale della carità. La Chiesa, infatti - ha sottolineato - denuncia anche le varie forme di sofferenza di cui è vittima la persona umana».


     




    Secondo il cardinale Sarah «un umanesimo senza Dio, abbinato a un soggettivismo esacerbato, ideologie che vengono veicolate oggi dai mezzi mediatici e da gruppi estremamente influenti e finanziariamente potenti, sono nascosti dietro le apparenze del servizio internazionale e operano anche nell'ambiente ecclesiale e nelle nostre agenzie di carità».


     


    Per la Chiesa dunque, ha concluso, «i valori cristiani che la guidano e l'identità ecclesiale dell'attività caritativa non sono negoziabili, debbono respingere qualunque ideologia contraria all'insegnamento divino, rifiutare categoricamente qualunque sostegno economico o culturale che imponga condizionamenti ideologici contrapposti alla visione cristiana dell'uomo».