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EVANGELIZZAZIONE

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    00 2/9/2013 12:49 PM

    Il metodo dell'evangelizzazione è vivere la comunità

    di Angelo Scola

     «Ci sono quattro dimensioni costitutive dell'annuncio del vangelo: Eucaristia, parola di Dio, la comunione e la missione», le parole dell'arcivescovo di Milano al Sinodo nella sessione di lunedì 16 ottobre

    La Terza Parte dell‘Instrumentum laboris, intitolata Trasmettere la fede, è significativamente introdotta dalla citazione di At 2,42.46-47:«Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati». In questo modo viene immediatamente identificato il metodo, non un metodo, della nuova evangelizzazione: essa, per finire, coincide con l’invito rivolto a tutti a vivere la vita della comunità cristiana.

    La Chiesa evangelizza proponendo se stessa in tutte le sue dimensioni costitutive (cf LG 14).Quali sono queste dimensioni costitutive che non possono mai mancare nell’evangelizzazione? Sulla scia del sommario degli Atti degli Apostoli possiamo identificarne quattro:

    1. Erano perseveranti nello spezzare il pane e nelle preghiere: l’Eucaristia è la sorgente inesauribile della vita della comunità. La partecipazione all’Eucaristia rende possibile, per opera dello Spirito, vivere per Cristo, con Cristo e in Cristo.
    2. Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli, annunciatori della Parola di Dio in tutti gli ambiti dell’umana esistenza. San Paolo parla di educazione al «pensiero di Cristo» (cfr 1Cor 2,16). San Massimo il Confessore la descrive in questo modo: «Anch’io, infatti, dico di avere il pensiero di Cristo, cioè il pensiero che pensa secondo Lui e pensa Lui attraverso tutte le cose».
    3. Erano perseveranti nella comunione: avendo in comune Gesù Cristo, i cristiani sono tesi liberamente a condividere con tutti i fratelli la propria esistenza. La comunione per il cristiano precede ogni cosa, è l'a priori necessario.
    4. Il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati: la missione della Chiesa è la testimonianza grata che lascia trasparire la gioia dell’incontro con Gesù che diventa struggimento perché tutti i fratelli uomini siano salvati.

    Proporre una vita di comunità in cui i fedeli consapevoli praticano regolarmente queste quattro dimensioni costitutive indicate dal brano degli Atti degli Apostoli: questa è la nuova evangelizzazione. Così ogni donna e ogni uomo potrà essere introdotto e accompagnato all’incontro personale e libero con Cristo. Infatti, nel cristianesimo tutto è personale in quanto è comunitario, ma tutto ciò che è veramente comunitario fa fiorire la persona.

     
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    00 2/9/2013 12:51 PM

    La Nuova Evangelizzazione necessita il superamento delle divisioni tra i cristiani

    Al Sinodo il Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi incoraggia il dialogo con le chiese ortodosse

     

     del cardinale Francesco Coccopalmerio

     CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 16 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito l’intervento di S. Em. R. Card. Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, all’undicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi (15 ottobre 2012).

    ***

    Vorrei richiamare la nostra attenzione su un punto che, a me pare, non ha ricevuto particolare rilievo. Il grande ostacolo alla nuova evangelizzazione è certamente la divisione tra i cristiani. Potrei allora presentare la questione mediante la formulazione di questa domanda: nell’attuare il compito della nuova evangelizzazione sarebbe possibile pensare a qualche forma di cooperazione tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e Comunità ecclesiali?

    Ritengo che alla domanda si debba dare risposta affermativa. L’impegno per la “nuova evangelizzazione”, nei paesi di antica cristianità, richiede un rinnovato rapporto tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e Comunità ecclesiali. Se questo è vero in ogni parte del mondo, lo è ancor più in Europa. La divisione tra cristiani, del resto, non è del tutto innocente di fronte alla scristianizzazione del primo Continente e anche in relazione alla sua attuale debolezza, politica e culturale, nel concerto delle nazioni. Diventa prioritario perciò un comune impegno dei cristiani per una “nuova evangelizzazione”.

    Senza voler affrontare l’intera e complessa questione, mi fermo a sottolinearne l’urgenza nel contesto dei rapporti tra Chiesa cattolica e Chiese ortodosse, tra le quali, in modo particolare, ritengo urgenti i contatti con la Chiesa ortodossa russa e con la Chiesa ortodossa romena.
    A differenza dei decenni passati - quelli della oppressione comunista - i popoli dell’Est si trovano oggi ad affrontare una situazione, sociale e culturale, che è nuova e li avvicina a quella dei popoli dell’Ovest.

    Il consumismo e il relativismo sono diventati anche per essi il sottile veleno che li spinge purtroppo a una devastante secolarizzazione. La Chiesa ortodossa russa, ad esempio, è chiamata ad affrontare la nuova condizione delle giovani generazioni, prive di ogni ideale e con il rischio di essere fagocitate dall’invasione consumistica.

    Ecco perché è urgente ipotizzare momenti di riflessione comune o addirittura qualche struttura semplice di raccordo e collaborazione tra le Chiese per una strategia pastorale che porti le diverse tradizioni cristiane a rivitalizzare e rendere efficace il loro impegno missionario. E la tradizione della Chiesa cattolica può certamente essere di notevole stimolo a sostegno soprattutto per le Chiese ortodosse.

    Nello stesso tempo, l’Europa civile ha estremo bisogno di una compattezza dei cristiani, anche in rapporto alle grandi sfide, etiche e sociali, che deve affrontare all’inizio di questo millennio. Un’attenzione più organica in questa nuova prospettiva appare quanto mai urgente. C’è già un raccordo tra CCEE e KEK. C’è il recente accordo tra Chiesa cattolica in Polonia e Patriarcato ortodosso di Mosca. Mi chiedo pertanto se non si debba rafforzare il nostro impegno precisamente nel contesto della “nuova evangelizzazione”.

    Risulta, perciò, del tutto evidente il grande vantaggio ecumenico che deriverebbe da una siffatta cooperazione, così come sarebbe grandemente consolidato il fronte delle forze che lottano contro la secolarizzazione. E sarebbe anche uno straordinario segno di fronte all’Islam.

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    00 2/9/2013 12:53 PM
    Antonio Aranda
    Una «nuova» evangelizzazione
    Che fare? Come fare?



    L'introduzione dell'autore



    Antonio Aranda

    La volontà di operare una nuova evangelizzazione dei Paesi con antiche tradizioni e culture cristiane, oggi indebolite e oscurate, ha preso corpo nella Chiesa cattolica – seguendo le indicazioni di Paolo VI contenute principalmente nella sua Esortazione apostolicaEvangelii nuntiandi (1975) – fin dall’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II che per primo utilizzò quell’espressione nel 1979. Benedetto XVI ha fatto proprio l’intento e l’impulso del predecessore, e ha stabilito che la nuova evangelizzazione sia una delle linee fondamentali del suo ministero dottrinale e apostolico. Evidente conferma di questa volontà è stata la creazione di un «Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione», istituito mediante Lettera apostolica nella forma diMotu proprio «Ubicumque et semper» del 21 settembre 2010, e la convocazione, nel dicembre dello stesso anno, di un’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi – la numero XIII – che sotto il titolo di Nuova evangelizzazione della fede cristiana è stata celebrata nell’ottobre 2012.
    Come si vede, la Chiesa contemporanea si trova impegnata in questo compito da più di tre decadi, sempre considerandolo come l’orizzonte fondamentale, non raggiunto ma desiderato, della sua missione pastorale. Finora l’impresa colossale di attuare efficacemente il Vangelo in un mondo scristianizzato è stata affrontata sul piano della dottrina (attraverso numerosi documenti del Magistero) e sul piano settoriale (mediante la celebrazione di diversi sinodi speciali con la rispettiva documentazione). Intorno a questi documenti, segno della viva preoccupazione dei pastori, sono sorte numerose iniziative apostoliche nelle Chiese locali e nella Chiesa universale – basti ricordare l’istituzione del recente Consiglio Pontificio. Tuttavia, prevale l’impressione che la necessità di realizzare la nuova evangelizzazione non sia calata in misura sufficiente nella coscienza di molti pastori e di moltissimi fedeli. Là dove questo obiettivo è stato compreso, si avverte l’immensità del compito che non si sa come realizzare.

    La convocazione del Sinodo del 2012 è segno eloquente che siamo ancora in tempo per mettere a fuoco la questione nel modo più ordinato e sistematico, cercando di stabilire il significato, i presupposti, le tappe e i modi di procedere per la nuova evangelizzazione. Forse è proprio questo il momento adatto per suggerire idee e iniziative. Proprio questo si propone questo libro, che intende analizzare i vari aspetti del problema, fissando le coordinate filosofiche, spirituali e pastorali di fondo.
    Nelle presenti riflessioni, raggruppate sotto un titolo generale (Una «nuova» evangelizzazione) e un sottotitolo forse un poco arrischiato ma espressivo (Che fare? Come fare?), palpita una certezza di base che si potrebbe esprimere così: la nuova evangelizzazione è l’occasione propizia per rianimare l’azione apostolica dei cristiani in tutti gli àmbiti della società. Questo, secondo il mio modo di vedere, è l’argomento su cui occorre riflettere perché coincide col problema posto. Se la Chiesa recupera vitalità, ci sarà la nuova evangelizzazione perché una cosa (la Chiesa viva e attiva dal punto di vista apostolico) conduce all’altra (alla presenza significativa ed efficace del Vangelo nelle società con antiche radici cristiane, ora indebolite).
    Le difficoltà che ci troviamo di fronte non consistono semplicemente nel dato che queste società si pensano al di fuori di quelle radici o che, di fatto, progettano giorno per giorno l’educazione, la scienza, l’arte, la vita famigliare o più in generale i convincimenti antropologici e gli atteggiamenti etici etsi Deus (etsi Christus) non daretur. Il problema consiste piuttosto nella presenza debole o poco efficace della Chiesa, ossia dei cristiani, nella vita di ogni giorno o sul terreno di incontro dove si edifica il presente degli uomini e si determina in larga misura il loro futuro. Nella grande partita della storia che si gioca ogni giorno e che – guardando le cose alla luce del Vangelo – si riduce al compito di mettersi in cammino con Cristo verso Dio, i giocatori di una delle squadre (i cristiani) o non sono presenti come tali o lo sono in numero insufficiente, o anche in condizioni atletiche precarie, senza il desiderio di giocare e di vincere. La partita, umanamente parlando, sta per essere perduta.
    Etsi Deus (etsi Christus) non daretur… In realtà l’eclissi di Dio o di Cristo nella società contemporanea è, molto semplicemente, l’eclissi dei cristiani in quanto cristiani, ossia in quanto fedeli discepoli di Cristo, contenti di esserlo e con la sana ambizione che anche altri lo conoscano e vogliano liberamente stare con lui.
    In queste pagine si prendono in considerazione le barriere che una società scristianizzata e neopagana cerca di elevare o ha strutturalmente elevato contro l’influsso positivo e creativo del Vangelo, che in precedenza aveva conosciuto e di cui si era nutrita. Tuttavia si prendono in considerazione ancor più le difficoltà manifestate dall’atteggiamento e dal comportamento di molti cittadini che si professano cristiani, senza saper evitare quelle barriere o perché non le considerano tali o perché nemmeno tentano di evitarle. La nuova evangelizzazione – come ampio e duraturo orizzonte di lavoro – si può pianificare solamente se esiste una Chiesa rinnovata che la realizzi essendo semplicemente questo: la Chiesa, il Popolo di Dio chiamato a stare con Cristo e a realizzare ogni giorno, lì dove ciascuno si trova, il messaggio cristiano di salvezza.

    *  *  *

    Prima di sviluppare i temi scelti per il libro, ritengo opportuno presentarne la struttura con i contenuti e con i princìpi che il lettore fin da ora deve tener presenti per avere una visione d’insieme, e possa poi concentrare la sua attenzione, se lo desidera, su qualche aspetto particolare.
    Le questioni di fondo sono raccolte in due sezioni:  Che fare? (Cap. I) e Come fare? (Cap. II), in cui si intrecciano numerosi aspetti teorici e pratici. Un’ultima sezione, Quattro priorità (Cap. III), ha per oggetto la necessità di insistere su alcune questioni centrali – certamente importanti ma non uniche – per la nuova evangelizzazione delle persone e delle società dotate di antiche radici cristiane.
    Nel primo capitolo (Che fare?) si esamina la nozione di evangelizzazione come tale, nel significato della nuova evangelizzazione, ossia nel senso della sua novità, strettamente legato alla questione dei destinatari, dei modi di realizzazione e degli operatori. Infine si esamina l’incarnazione del Verbo come principio normativo di ogni evangelizzazione conforme al modello lasciato dalla prima evangelizzazione.
    Nel secondo capitolo (Come fare?) si esaminano in varie sezioni quale potrebbe essere la metodologia evangelizzatrice per il tempo presente (punto di partenza, presupposti metodologici, contenuti dottrinali ecc.), dedicando particolare attenzione al compito di formare persone cristiane, capaci di compiere una nuova evangelizzazione.
    Al termine di ogni capitolo, sotto la dicitura Testi consultati, ho riunito una selezione di documenti, monografie e articoli in relazione coi temi considerati. Il lettore particolarmente recettivo troverà la possibilità di approfondire i suoi interessi.

    *  *  *

    Questo libro ha una piccola storia. Cominciò come semplice raccolta di idee e schemi appena abbozzati che avevo preparato per una giornata di studio su vari aspetti (biblico, teologico, storico, pastorale) del concetto di evangelizzazione, organizzata dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione nei giorni 11 e 12 marzo 2011. Terminata quella riunione di lavoro, utilizzando gli schemi preparati per diffondere tra altre persone le idee che vi erano espresse, furono ordinati e scritti i capitoli che seguono. In corso di redazione ho utilizzato anche altri scritti preparati per altra destinazione, anch’essi inseriti nella bibliografia.
    Il libro è breve. Si poteva allargare la trattazione di alcuni temi, ma data l’ampiezza del suo contenuto, ho preferito pubblicare un testo più ridotto per contribuire a promuovere – insieme con altre opere analoghe e soprattutto accanto ai documenti emanati dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi – le desiderate riflessioni su un tema tanto importante per la Chiesa.

    *  *  *

    Non sarebbe giusto terminare la presente Introduzione senza esprimere profonda gratitudine nei confronti di mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, per la generosa amabilità con cui ha accolto, nonostante i suoi molteplici impegni, la proposta di scrivere la Prefazione di questo libro.

    Antonio Aranda

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    00 6/4/2014 8:01 PM
    © cellule-evangelizzazione.org


     



    Prima in sette o otto, poi quando si ingrandisce e il numero dei partecipanti raddoppia, ecco che nasce una nuova unità, anzi: una nuova cellula. E da questa, se avrà abbastanza capacità attrattiva, ne nascerà un’altra e poi un’altra ancora, proprio come le cellule si riproducono e si moltiplicano negli organismi. E’ questo il meccanismo “semplice” delle cellule parrocchiali per l’evangelizzazione, la proposta che la parrocchia di S. Eustorgio a Milano riproduce ed espande nel mondo dal 1987, così che il Pontificio Consiglio per i laici ha proposto la creazione di un organismo internazionale di coordinamento. La molla che spinge alla moltiplicazione non è in questo caso l’istinto biologico delle cellule, ma l’incontro personale con il Risorto e il prendere molto sul serio l’invito “andate e predicate a tutti il mio Vangelo”. Dal 2 al 5 giugno è in corso a Milano il 25° Seminario internazionale delle cellule. Aleteia ha chiesto informazioni a don PiGi Perini, parroco di Sant’Eustorgio dal 1977 al 2012 e presidente dell’Organismo internazionale di servizio al sistema delle cellule di evangelizzazione.

    Da dove è nata l’idea delle cellule parrocchiali di evangelizzazione?

    Perini: Dall’insoddisfazione. Vedevo la mia parrocchia statica, senza slancio missionario, bassa la frequenza di fedeli e di animatori disposti a scommettere su un impegno a tutto tondo. Tutto questo mi portava a dubitare anche dell’efficacia del mio sacerdozio. La Provvidenza mi ha guidato a trovare una risposta in una rivista che parlava di “parish on fire”, parrocchia in fiamme. Un sacerdote degli Stati Uniti, padre Michael Eivers, aveva trovato un metodo entusiasmante di diffusione del Vangelo portando, per così dire, in casa cattolica un’esperienza diffusa nelle chiese protestanti, quella delle cellule di evangelizzazione. In base a questo metodo tutti condividono la responsabilità di evangelizzare rispondendo a un amore contagioso per i “lontani” e la sorpresa di essere coinvolti, come i preti o le suore, diventa desiderio. La Chiesa esiste per evangelizzare: è stata questa frase dell’enciclica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI a convincermi. Se non evangelizzi, non puoi essere contento.

    Come funziona?

    Perini: Il primo ad essere convinto deve essere il parroco. Deve sentire l’ansia di evangelizzare. L’idea che mi ha trasmesso padre Eivers è che non si devono contare i fedeli che vengono a Messa, ma le persone che non ci sono e bisogna andarle a cercare come il pastore della parabola evangelica che esce a cercare la pecorella smarrita lasciando al sicuro le altre 99. Solo che oggi il rapporto è inverso: le pecore smarrite sono la maggioranza e finché non si arriva a loro non si può stare tranquilli. Sia la Evangelii Nuntiandi che l’esoratazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco insistono sulla necessità di evangelizzare per potersi dire cristiani. Occorre proporre tutta la positività del Vangelo e il fascino di Gesù che ama tutti e offre a ciascuno il suo perdono. Non è un cammino che si improvvisa: occorre formazione, insistenza sulla catechesi, approfondimento dei testi pontifici e una predicazione non conservativa ma dinamica che abituino le persone ad essere pronti ad assumere decisioni radicali per la nuova evangelizzazione.

    E più nello specifico?

    Perini: La cellula è composta da sette o otto persone e si riunisce tutte le settimane in una casa privata, in genere l’abitazione del responsabile o leader di cellula. L’incontro dura un’ora e mezzo ed è suddiviso in sette momenti, iniziando dalla preghiera di lode a cui segue la condivisione nella quale ogni partecipante deve descrivere ciò che il Signore ha fatto per lui durante la settimana trascorsa e ciò che lui ha fatto per il Signore in termini di evangelizzazione. Ciò educa le persone a riconoscere sempre l’opera di Dio nella propria vita. Quindi si ascolta un cd con la catechesi del parroco per quella settimana, così che il suo intervento riesca a raggiungere tutte le cellule e l’approfondimento di questi contenuti. Dopo ci sono ancora avvisi sulla vita della parrocchia e preghiere di intercessione. Se la “strategia” di evangelizzazione funziona e aumenta il numero dei partecipanti, nasce una nuova cellula con un nuovo responsabile, proprio come si moltiplicano le cellule in biologia.

    Dove sono presenti oggi le cellule?

    Perini: Le cellule sono presenti in tutti i continenti e in 40 Paesi. Si sono moltiplicate in contesti anche molto diversi come gli Stati Uniti e il Canada da una parte e paesi dell’America latina come Brasile e Colombia dall’altra. Sono presenti anche in Africa, in Uganda, Kenya, Costa d’Avorio. Proprio per la diversità dei contesti è difficile contare il numero delle cellule. A Giakarta esiste una parrocchia con cinque mila cellule. In Italia sono diffuse un po’ in tutte le regioni.

    Quale raccomandazione rivolge ai leader delle cellule?

    Perini: E’ indispensabile aver incontrato Gesù personalmente, altrimenti non solo non puoi fare il responsabile della cellula ma nemmeno puoi vivere da cristiano. Se pensi a Lui come la persona più prossima alla tua vita, con il suo perdono e la sua misericordia, la vita stessa si trasforma. Ma per arrivare a questo occorrono preghiera, studio e perseveranza.