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CORSO BIBLICO SUI PROFETI

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    00 11/15/2012 10:59 PM

    I PROFETI

    SOMMARIO PROFETI 1

    I profeti 2

    LA LECTIO DIVINA 3

    TAVOLA CRONOLOGICA 2 11

    COLLOCAZIONE CRONOLOGICA DEI PROFETI 14

    Vicende storiche più importanti connesse con 1'attività profetica. 19

    Samuele 23

    Natan 26

    Elia 27

    I profeti scrittori 33

    Amos 33

    Osea 39

    Isaia 45

    Il libro di Isaia 53

    Sofonia 60

    Geremia 63

    Gli ultimi re di Giuda 71

    Ezechiele 79

    Il secondo Isaia 90

    Giona 107

     

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    00 11/15/2012 11:00 PM

    Entriamo ora in argomento incontrando un profeta intimo amico di Gesù: Giovanni il Battista.

    Lettura di Mt. 3 , 1-10.

    Leggiamo questi versetti in quanto io credo che il profeta che di solito ci immaginiamo corrisponda un po' a Giovanni il Battista, anche nel suo aspetto fisico. Di conseguenza non riusciamo, ad esempio, a raffigurarci Isaia, i cui testi leggiamo molte volte durante 1'anno liturgico, se non sulla falsariga della descrizione del Battista fatta da Matteo, anche se magari sarà stato molto diverso da lui.

     

    Al v.7 si parla di farisei e di sadducei.

    I farisei costituivano all'interno dell'ebraismo un gruppo religioso che metteva in pratica non solo la "Torah" - la Legge - ma anche la "Mishnah" - tutta la tradizione -, cioè tutti i commenti dei maestri autorevoli alla Legge. Così , ad esempio, mentre la Torah stabiliva 1'obbligo di offrire ai sacerdoti la "decima" del grano e dell'orzo, la Mishnah aveva esteso 1'obbligo stesso a tutti i prodotti della terra, compresi i più insignificanti.

    Ricordo, per inciso, che il fariseo doveva osservare ben 633 comandamenti.

    I farisei erano poco numerosi, ma presso il popolo godevano la fama di santi. Fra di loro si trovavano i "dottori della Legge" ai quali ci si rivolgeva per la soluzione di qualche controversia riguardante 1'interpretazione della Torah e della tradizione. I sadducei costituivano un altro gruppo religioso che, a differenza dei farisei, non credeva nella risurrezione. Erano sostanzialmente gli appartenenti alle grandi famiglie sacerdotali ed erano sostenitori dei romani pur di mantenere potere e ricchezze. Mettevano in pratica la Legge ma non osservavano la tradizione.

    Giovanni il Battista chiama "razza di vipere" i farisei e i sadducei e si presenta nel nostro brano come un profeta un po' strano, eccentrico, che abita nel deserto e che incita alla conversione.

    Lettura di Lc 3 .1-6

    Notiamo che i due evangelisti ci presentano due sottolineature diverse: Matteo ci invita alla conversione citando solo un versetto del brano di Isaia (40,3), mentre Luca motiva la necessità della conversione con il seguito del brano del profeta (40,3-5): "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!".

    Ciascun evangelista ha un suo progetto finalizzato alla migliore comprensione della comunità per la quale scrive: Matteo si rivolge agli ebrei convertiti e Luca, invece, ai pagani divenuti cristiani.

    E' bene sottolineare che le differenze tra i vangeli sinottici non sono mai casuali.

    Con quali termini nella Bibbia vengono definiti i profeti?

    A - La parola più usata - ben 309 volte- per indicare il profeta è in ebraico "nabi" , corrispondente in

    greco a "prophetéses". Il termine greco deriva da 'pro" e da 'phemí" (=parlare). "Pro" è una preposizione con diversi significati, come "davanti" (da cui "parlare pubblicamente") oppure "al posto di" (da cui "parlare a nome di qualcuno"). Potremmo quindi dire, facendo una sintesi, che il profeta è colui che parla a nome di Dio davanti al popolo.

    Il termine ebraico "nabi" ha una radice con due significati:

    1 ) far bollire, esalare, espandere e, in senso metaforico, enunciare enigmi in modo insensato. Qui è facile ricordare la tragedia greca con il culto di Dioniso, un dio - il Bacco dei latini - che a un certo momento invasava le sacerdotesse, i sacerdoti, le baccanti e parlava attraverso loro;

    2) proclamare, chiamare.

    Allora, se lo intendiamo in senso attivo, il profeta è colui che proclama, mentre in senso passivo è colui che viene chiamato.

    Pensiamo alla descrizione di Giovanni Battista fornitaci da Luca (3,2) e che rende molto bene questo significato "...la parola di Dio scese su Giovanni...". Ciò significa che Giovanni non ha scelto, ma è stato scelto; è stata la parola a pervaderlo.

    B - Altro nome ebraico adoperato ( 17 volte) è "hozéh" e significa "colui che ha delle visioni", "il veggente". Questo termine va letto sia in senso positivo che negativo.

    In senso negativo significa che colui che vede è matto oppure ha assunto droga; in senso positivo indica colui che ha delle visioni mandate da Dio. Potremmo definire il veggente con una parola della grande tradizione cristiana: un mistico.

    I profeti, comunque, sono dei precursori.

    C - Un terzo modo per definire in ebraico il profeta è "ro'éh", ossia "il veggente", ed è sinonimo di "hozéh". Nella Bibbia, però, non viene mai adoperato in senso negativo. Quando leggiamo questo termine sappiamo che la visione avuta da un certo profeta costituisce un messaggio di Dio. Si tratta di una persona che comunica con il divino, anche se non sappiamo come, e che vede cose che noi non vediamo.

    Chi è e cosa fa il profeta in rapporto al popolo?

    Nella Bibbia il profeta risulta sempre collegato al popolo. E' "somer", il guardiano del gregge, cioè colui che fa la guardia del popolo a nome di Dio.

    Con altro termine, ripreso dal gergo militare, è "sofeh", sentinella. Secondo questo significato il profeta è colui che fa da sentinella al popolo e lo avvisa quando si presenta un pericolo. E il nemico è il peccato del popolo.

    Alcuni profeti fondarono delle scuole e vennero chiamati anche padri o madri, in senso spirituale, e diedero così inizio a una stirpe-scuola profetica (come, ad esempio, la grande scuola profetica di Isaia) lasciando un seme destinato a svilupparsi.

    Allora il profeta in rapporto al popolo è un guardiano, una sentinella, un padre o una madre.

    Chi è e cosa fa il profeta in rapporto a Dio?

    Teniamo presente che senza il popolo e senza Dio non si ha il profeta.

    In rapporto a Dio il profeta viene definito nell'Antico Testamento con tre termini:

    I - uomo di Dio - Viene usato tipicamente per due personaggi - Mosè e Davide - e poi applicato ai profeti. (Ricordo che tutti noi con il battesimo siamo diventati profeti, re e sacerdoti)

    II - angelo di Jahve - "Angelo", dal greco, significa "messaggero", "annunciatore" ; Quindi il profeta è colui che annuncia i messaggi di Dio.

    Noi annunciamo il messaggio divino a quante persone?

    III - servo di Jahve - In questa espressione "servo" è inteso come colui che fa in pienezza, sempre, completamente la volontà di Dio.

    Nella mia vita, quindi, non deve esserci nessun altro padrone che il Signore. Togliamo, allora, dal nostro bagaglio mentale 1'idea che il profeta sia colui che prevede il futuro. Infatti il profeta è colui che vive in comunione con Dio. il quale gli affida i suoi messaggi perché li riporti fedelmente al popolo.

    Caratteristiche della profezia biblica:

    1 ) comunicazione del mondo divino con il mondo umano attraverso un intermediario. Due mondi che entrano in collegamento attraverso un uomo. Ne consegue che noi dobbiamo essere collegamento tra Dio e il mondo di oggi. Da ciò discende 1'importanza per noi del discernimento, ossia della capacità di capire il tempo in cui viviamo, 1'oggi, senza alcun rimpianto per il passato che non è certamente più glorioso del presente;

    2) illuminazione interiore in quanto la profezia non è frutto di una ricerca del profeta. Vi ricordo che le illuminazioni interiori non sono proprie dei profeti biblici; possono avvenire anche oggi, ma dobbiamo pregare per averle;

    3) messaggio non sollecitato, cioè non richiesto.

    Potremmo allora dire che il profeta è un uomo chiamato a parlare ad Israele perché questo popolo proceda nella fede e sia sempre fedele al Signore. Ma ciò che caratterizza il profeta è 1'essere "uomo della Parola".

    Come abbiamo detto prima, il profeta è uomo di Dio, angelo di Jahve e servo di Jahve. E questo Signore si manifesta attraverso la Parola.

    Noi sappiamo dalla Bibbia che la parola di Dio è ben diversa dalla nostra che viene pronunciata, ma di per sé non produce effetto. Troviamo conferma dell'efficacia della Parola divina, ad esempio, in Genesi 1,3 "Dio disse “Sia la luce!” e la luce fu."; in Gv 5,8: "Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina."; e, ancora, in Gv 11,43: "Lazzaro, vieni fuori!". La parola di Dio si realizza sempre.

    Il profeta è 1'uomo della parola di Dio e non della propria. Di conseguenza la parola del profeta, come quella divina, risulta efficace. E' una Parola che distrugge, crea, sollecita, solleva, abbatte, secondo ciò di cui ha bisogno il popolo.

    Ma la parola di Dio può anche venire meno. Ed in alcuni episodi della Bibbia troveremo il profeta che non accetta il diritto di Dio di tacere in quanto è un uomo con tutte le sue debolezze. Allora vedremo il profeta che si sforzerà di inventare qualche parola spacciandola per la parola di Dio e sarà così un profeta di menzogna.

    La Parola è veramente la "signora" nella vita del profeta il quale vede la realtà, ma soltanto Dio gliene rivela il senso profondo. II lezione

    I profeti - continuazione

    Nella prima lezione abbiamo evidenziato alcuni elementi che qualificano il profeta, un uomo che si impegna su vari fronti, che si confronta con diverse realtà.

    I Confronto: con il popolo infedele alla legge di Dio.

    Da questo importante elemento emerge la dimensione sociale dei profeti.

    Il popolo è infedele a causa dell'idolatria e dell'inosservanza del comandamento dell'amore per il prossimo, costituito in particolare dalle categorie deboli: vedove,

    orfani, stranieri.

    II Confronto-scontro: con il sacerdozio, perché i sacerdoti utilizzano spesso il culto a Jahve per i propri scopi (arricchimento, potere, ecc.).

    III Confronto: con il re.

    I profeti non avevano remore nel parlare chiaro. Il re che è infedele, che non pensa al bene del popolo, che non protegge la vedova, 1'orfano e lo straniero, cadrà sotto la spada verbale del profeta.

    IV Confronto: con i falsi profeti.

    Nella storia d'Israele troviamo molti profeti e molti falsi profeti. Questi ultimi, per servilismo verso il re e i potenti oppure per tornaconto personale, invece di ripetere le parole di Dio dicevano le proprie, anche a scapito della sicurezza del popolo.

    Il profeta, quindi, è colui che legge la storia non come un insieme di vicende umane ma come storia della salvezza. In questa storia, apparentemente solo umana, Dio è presente

    e agisce misteriosamente.

    Il profeta che coglie negli avvenimenti i segni della presenza divina, se necessario, critica il presente e propone un futuro alla luce del passato, cioè alla luce dell'Esodo.

    Il profeta si potrebbe definire un "restauratore" in quanto vorrebbe cambiare radicalmente le situazioni, ripristinare il potere divino, ritornare al tempo in cui Jahve era veramente il Signore del suo popolo e in cui Dio era lo sposo fedele e il popolo la sposa fedele. Si tratta di un "restauro" proiettato in chiave messianica sul futuro.

    I generi letterari presenti nei libri dei profeti.

    I - gli oracoli, ossia le parole pronunciate dal profeta che le ha ricevute direttamente da Dio. (Erano famosi anche nel mondo pagano gli oracoli, come, ad esempio, quelli di Apollo delfico e della Sibilla cumana).

    Gli oracoli si suddividono in vari sottogeneri letterari:

    1 - le sentenze contro un privato. ' Lettura di Amos 7,16-17.

    Qui Amos polemizza con il sacerdote Amasia che lo accusa e lo scaccia dal tempio di Betel. Il profeta si difende con una sentenza di condanna pronunciata in nome di Dio contro Amasia e tutti i suoi parenti.

    Questo è un esempio di sottogenere letterario che incontreremo spesso negli scritti profetici;

    2 - le sentenze contro Israele.

    Isaia 30,12-14 - lettura;

    3 - le invettive o i guai

    Abacuc 2,6b-7 e - inoltre - 9,12,15,19 - lettura;

    4 - 1'azione giudiziaria, cioè un processo immaginario che Dio intenta contro il popolo o una sua parte.

    Lettura di Osea 4,1-3 in cui è evidente 1'azione sociale dei profeti; i peccati non

    sono soltanto contro Dio, ma anche contro 1'uomo;

    5 - il dibattito (del Signore con gli accusati)

    Geremia 2,23-25 - lettura

    Qui 1'accusata è Gerusalemme che Dio paragona a una cammella o a un'asina nel deserto;

    6 - la comparazione

    Lettura di Ezechiele 4,1-4.

    Abbiamo in questo caso un paragone per far capire quale sarà la sorte della città di Gerusalemme;

    7.- 1'allegoria

    Ezechiele 17 - lettura

    Nel nostro capitolo vengono usate delle immagini, in questo caso 1'aquila, per simboleggiare altre realtà;

    8 -le lamentazioni (genere molto frequente).

    Amos 5,1-3 - lettura - Si tratta di uno dei tanti lamenti sulla sorte di Israele;

    9 -1'istruzione profetica.

    Lettura di Michea 6,6-8 in cui si parla del culto autentico;

    10 -le sentenze contro i nemici di Israele

    Isaia 10,5-15 - lettura;

    11 - gli oracoli di salvezza

    Isaia 40-55 - lettura;

    12 - le esortazioni

    Sofonia 2,3 - lettura;

    13- le escatologie, cioè le visioni riguardanti i tempi ultimi.

    Lettura di Zaccaria 14.

    II - le narrazioni-(genere letterario molto diffuso):

    1 le vocazioni, cioè le chiamate.

    Lettura di Geremia 1,4-10.

    In questi versetti leggiamo tutto quanto è stato detto nella precedente lezione sui profeti. Si tratta di un brano stupendo che dovrebbe essere attualizzato per ciascuno di noi: la nostra chiamata battesimale, la chiamata al matrimonio ecc..

    E' un brano che segna gli inizi anche della mia vocazione: quando iniziavo a sentire "qualcosa" il diacono con il quale mi sono confidato mi ha fatto avere un testo nel quale veniva commentata la vocazione del profeta Geremia. Probabilmente la mia esperienza ricalcava un po' quella del profeta, soprattutto riguardo alle paure.

    Dio, che ci ha pensato dall'eternità, ci donerà tutto quanto è necessario per realizzare in pienezza ciò che ci chiede;

    2 -i sogni

    Lettura di Zaccaria 1,7 e seguenti.

    Spesso ai profeti la volontà e la parola di Dio si manifestano attraverso i sogni. Anche in una certa parte del Vangelo di Matteo i sogni hanno un'importanza notevole (ricordiamo 1'angelo apparso in sogno a Giuseppe - Mt. 1, 20-21);

    3 - le visioni

    Amos 7, 1-9 lettura;

    4 - le audizioni

    Isaia 5,9 - lettura;

    5 - i racconti biografici e autobiografici

    lettura dei capitoli 26, 27, 28 e 29 di Geremia;

    6 - le azioni simboliche

    Ezechiele 24, 15-21 - lettura

    A1 profeta Ezechiele viene richiesto da Dio di tenere un comportamento assurdo in occasione della morte della moglie con lo scopo di far comprendere agli Israeliti che, nonostante sia stato loro tutto distrutto e i loro figli siano caduti di spada, essi continueranno nella condotta cattiva che li porterà alla perdizione. Lettura di Osea 1,2-9.

    III - Le parole rivolte a Dio

    Lettura di Geremia 20,7-18 - "Estratti diversi dalle Confessioni"

    Si tratta di un brano bellissimo. Geremia è un uomo solo, è perseguitato: ha soltanto il Signore.

    La vita di questo profeta ha avuto grandi slanci verso Dio e grandi momenti di sconforto; egli, però, affermava "...nel mio cuore c'era come un fuoco ardente...mi sforzavo di contenerlo ma non potevo..." (20,9);

    IV un gruppo misto che comprende:

    1 - le canzoni

    Lettura, come esempio, di Osea 6,1-3;

    2 - gli inni

    Isaia 44 - lettura;

    3 - le narrazioni storiche

    Isaia 36-39;

    4 - le letture

    Lettura di Geremia 39. 

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    00 11/15/2012 11:02 PM

    I profeti sono persone profondamente radicate nel popolo e hanno a cuore i deboli e gli oppressi dei quali perorano le cause davanti al re. Dio ha chiamato questi uomini a calarsi nell'umanità del loro tempo per cercare di migliorarla.

    Ci domandiamo se i profeti della parola e i profeti scrittori abbiano avuto qualche punto di riferimento precedente al loro tempo. Qualcuno prima di loro è stato indicato come profeta ("nabì")? Si, ad esempio, Abramo. Si può discutere sul fatto che questo termine gli sia stato applicato dopo la sua epoca, se durante la riforma di Giosia oppure - prima ancora - quando vennero elaborati i grandi testi. Appare, tuttavia, indubbio che grandi uomini come Abramo e Mosè abbiano avuto caratteristiche profetiche.

    Ad Abramo viene attribuito il nome di "profeta" per la prima volta nell'episodio che vede protagonisti Sara e il re Abimelec (Genesi 20,7): "Ora restituisci la donna di quest'uomo: egli è un profeta: preghi egli per te e tu vivrai.".

    Il termine profeta viene usato per indicare Abramo nel suo gesto di preghiera. Infatti egli è profeta perché prega; può pregare ed essere ascoltato.

    Abbiamo certamente presente un'altra vicenda in cui Abramo prega ed è ascoltato e cioè quando Dio decide di distruggere Sodoma e il patriarca-profeta intercede a favore di quella città.

    III lezione

    I profeti - Inquadramento storico

    Dopo le conquiste della terra promessa (1220 a.C. circa) nella quale rimanevano ampie zone occupate dalle popolazioni indigene, le tribù d'Israele furono governate dai "giudici". Il periodo del loro governo durò fino all'avvento della monarchia con Saul (dal 1030 al 1010 circa) e fu caratterizzato da guerre di conquista dei territori da parte delle singole tribù e da guerre di difesa dei territori contro le popolazioni locali e confinanti. Si definirono in quell'epoca i primi confini entro i quali undici delle dodici tribù (Levi, infatti, non possedeva terra) stabilirono i loro rispettivi territori.

    Ultimo giudice e primo profeta fu Samuele (che era anche sacerdote) che diede inizio, su pressante richiesta del popolo è con il consenso di Dio, all'istituzione monarchica in Israele ungendo per primo re Saul della tribù di Beniamino. A Saul succedette Davide, anch'egli unto da Samuele, il quale regnò per i primi sette anni soltanto su Giuda (il sud) e per altri 33 anni su Giuda e Israele unite (il regno di Davide si colloca nel periodo dal 1010 al 970 a.C. circa). Israele e Giuda rimasero uniti ancora con Salomone, successore di Davide, che regnò dal 970 al 931 circa.

     

    TAVOLA CRONOLOGICA 2

    TAVOLA CRONOLOGICA 1220 a.C. ca.

    conquista della terra promessa da parte degli Ebrei

    dal 1200 al 1030 ca.

    governo dei Giudici

    Dal 1030 al 1010 ca.

    regno di Saul (primo re)

    Dal 1010 al 970

    regno di Davide

    Dal 970 al 931

    regno di Salomone

    931

    suddivisione della PaIestina in due regni: Israele al nord (con capitale Samaria e re Geroboamo); Giuda al sud (con capitale Gerusalemme e re Roboamo)

    VIII sec. a.C.

    primi profeti scrittori

    733 a.C.

    annessione alla Siria di buona parte del territorio di Israele (Galilea e Galad)

    722 a.C.

    crollo del regno di Israele ad opera degli Assiri (re Sargon II°), distruzione di Samaria e deportazione in Assiria di buona parte degli abitanti (re Osea)

    622 a.C.

    rinvenimento a Gerusalemme del rotolo (libro) del Deuteronomio e inizio ad opera del re Giosia di una riforma religiosa

    609 a.C.

    il re Giosia viene sconfitto e ucciso nella battaglia di Meghiddo dal re egiziano Nekao

    Dal 609 al 605 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo dell'Egitto

    Dal 605 al 601 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo di Babilonia

    Dal 601 al 597 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo dell'Egitto

    597 a.C.

    prima conquista di Gerusalemme da parte di Babilonia e prime deportazioni

    Dal 597 al 587 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo di Babilonia

    Dal 587 al 586 a.C.

    ribellione di Giuda (re Sedecia), nuovo assedio, distruzione di Gerusalemme e del tempio da parte dei Babilonesi e nuove deportazioni

    539 a.C.

    Ciro re di Persia conquista Babilonia

    538 a.C.

    Ciro concede agli Ebrei il diritto di rientrare in patria con il tesoro del tempio

    Dopo il 538 a.C.

    rientro graduale degli esiliati in Giuda e ricostruzione del tempio iniziata nel 520 e terminata nel 515 a.C.

    Dopo il 450 a.C.

    nuove riforme religiose operate da Esdra e da Neemia

    333 / 332 a.C.

    conquista del Medio Oriente da parte di Alessandro Magno e inizio dell'epoca ellenistica

    167 / 164 a.C.

    la grande persecuzione degli Ebrei ad opera di Antioco IV .

     

    TAVOLA CRONOLOGICA

    1220 a.C. ca.

    conquista della terra promessa da parte degli Ebrei

    dal 1200 al 1030 ca.

    governo dei Giudici

    Dal 1030 al 1010 ca.

    regno di Saul (primo re)

    Dal 1010 al 970

    regno di Davide

    Dal 970 al 931

    regno di Salomone

    931

    suddivisione della PaIestina in due regni: Israele al nord (con capitale Samaria e re Geroboamo); Giuda al sud (con capitale Gerusalemme e re Roboamo)

    VIII sec. a.C.

    primi profeti scrittori

    733 a.C.

    annessione alla Siria di buona parte del territorio di Israele (Galilea e Galad)

    722 a.C.

    crollo del regno di Israele ad opera degli Assiri (re Sargon II°), distruzione di Samaria e deportazione in Assiria di buona parte degli abitanti (re Osea)

    622 a.C.

    rinvenimento a Gerusalemme del rotolo (libro) del Deuteronomio e inizio ad opera del re Giosia di una riforma religiosa

    609 a.C.

    il re Giosia viene sconfitto e ucciso nella battaglia di Meghiddo dal re egiziano Nekao

    Dal 609 al 605 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo dell'Egitto

    Dal 605 al 601 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo di Babilonia

    Dal 601 al 597 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo dell'Egitto

    597 a.C.

    prima conquista di Gerusalemme da parte di Babilonia e prime deportazioni

    Dal 597 al 587 a.C.

    il regno di Giuda diventa vassallo di Babilonia

    Dal 587 al 586 a.C.

    ribellione di Giuda (re Sedecia), nuovo assedio, distruzione di Gerusalemme e del tempio da parte dei Babilonesi e nuove deportazioni

    539 a.C.

    Ciro re di Persia conquista Babilonia

    538 a.C.

    Ciro concede agli Ebrei il diritto di rientrare in patria con il tesoro del tempio

    Dopo il 538 a.C.

    rientro graduale degli esiliati in Giuda e ricostruzione del tempio iniziata nel 520 e terminata nel 515 a.C.

    Dopo il 450 a.C.

    nuove riforme religiose operate da Esdra e da Neemia

    333 / 332 a.C.

    conquista del Medio Oriente da parte di Alessandro Magno e inizio dell'epoca ellenistica

    167 / 164 a.C.

    la grande persecuzione degli Ebrei ad opera di Antioco IV .

     

    COLLOCAZIONE CRONOLOGICA DEI PROFETI

     

    A - Profeti della parola

    Samuele

    giudice, sacerdote e profeta - epoca dei re Saul e Davide

    Sec. XI a.C.

    Natan

    epoca del re Davide (secondo periodo del regno)

    Sec. X

    Gad

    secondo periodo del regno di Davide

    Sec. X

    Achía

    epoca del re Geroboamo - regno di Israele

    Sec. X

    Semaia

    epoca del re Roboamo - regno di Giuda

    Sec. X

    Elia

    epoca del re Acab - regno di Israele

    Sec. IX

    Eliseo

    epoca del re loram - regno di Israele

    Sec. IX

     

    B - Profeti scrittori

    Amos

    epoca del re Geroboamo II - regno di Israele

    Sec. VIII a.C.

    Osea

    periodo dei re Geroboamo, Zaccaria, Sallum, Menachem, Pekakia e Pekach - regno di Israele

    Sec. VIII a.C.

    Isaia (1-39)

    epoca dei re (Iotam, Acaz ed Ezechia - regno di Giuda

    Sec. VIII

    Michea

    opera nello stesso periodo di Isaia primo - regno di Giuda

    Sec. VIII

    Sofonia

    periodo del re Giosia - regno di Giuda

    Sec. VII

    Naum

    epoca del re Amon - regno di Giuda.

    Sec. VII

    Abacuc

    epoca del re loiakim - regno di Giuda

    Sec. VII

    Geremia

    periodo dei re Giosia, loakaz, loiakim, loiachin e Sedecia - regno di Giuda - a Geremia sono state attribuite dalla tradizione le "Lamentazioni"

    Sec. VII e VI

    Ezechiele

    periodo dell'esilio a Babilonia dopo la prima deportazione con il re loiachin - regno di Giuda

    Sec. VI

    II Isaia (40-55)

    epoca del rientro in patria dall'esilio in Babilonia

    Sec. VI

    Aggeo

    Epoca del postesilio-anni della ricostruzione del tempio di Gerusalemme

    Sec. VI

    Zaccaria (1-8)

    Opera nello stesso periodo di Aggeo

     

    III Isaia(56-66)

    Opera nel medesimo periodo di Aggeo e di Zaccaria (1-8)

     

    Abdia

    Epoca dell'esilio in Babilonia

    Sec. VI

    Malachia

    Epoca del postesilio nel periodo della riforma di Esdra e di Neemia

    Sec. V

    Baruc

    Prima parte dell'epoca dell'esilio in Babilonia (sec. VI) e seconda parte e redazione definitiva del I sec. a.C.

     

    Giona

    Epoca del postesilio

    Sec. V

    Gioele

    Epoca del postesilio

    Sec. V

    II Zaccaria (9-14)

    Periodo ellenistico

    Sec. IV

    Daniele

    Ultimo profeta e primo scrittore apocalittico - epoca della rivolta dei Maccabei

    Sec. II

     

     

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    00 11/15/2012 11:04 PM

     Con Davide, che conquistò Gerusalemme rendendola capitale, si costituì effettivamente uno Stato che prese il posto di quella che era stata fino allora una confederazione di tribù. Davide trasferì 1'Arca dell'alleanza, che si trovava a Silo, a Gerusalemme e avviò la costruzione del tempio che venne poi realizzato da Salomone. Costui aveva esteso con le sue conquiste territoriali i confini d'Israele, aveva completato 1'organizzazione amministrativa e militare dello Stato e costituito una corte reale con un proprio apparato. Alla morte di Salomone 1'antagonismo fra le popolazioni del nord e quelle del sud, determinato anche dalla supremazia di Giuda e dall'accentramento delle ricchezze a Gerusalemme, portò alla divisione del regno in due stati: al nord Israele con il re Geroboamo e al sud Giuda (ridotto al territorio della sola tribù di Giuda) con il re Roboamo, figlio di Salomone. Alla frattura politica si aggiunse quella religiosa. Le due capitali furono stabilite al sud in Gerusalemme e al nord in Samaria.

    Nel regno del nord vennero anche costruiti due santuari, uno a Betel e 1'altro a Dan, in modo che la pratica religiosa potesse svolgersi nel territorio d'Israele senza la necessità di recarsi al tempio di Gerusalemme. In quell'epoca nel regno del nord, più che a Giuda, si verificò una notevole contaminazione da altri culti, principalmente da quello cananeo di Baal, divinità delle fertilità.

    Siamo nel X secolo a.C. e qui inizia un periodo caratterizzato da vicende politiche e militari che segnarono fortemente la vita del popolo ebraico e della Palestina il cui territorio era preda delle mire espansionistiche dei potenti vicini ad iniziare dall'Egitto e poi - in successione storica - dall'Assiria, da Babilonia, dalla Persia. Durante il periodo che va dall'XI al V-IV secolo a.C. si manifestò il fenomeno del profetismo che ebbe origine ancora prima del sorgere della monarchia con Samuele, considerato il primo profeta.

    ll profetismo accompagnò la storia d'Israele e di Giuda dall'inizio alla fine dell'istituto monarchico quando, perduta definitivamente 1'indipendenza, il popolo ebraico dopo il rientro dall'esilio in Babilonia entrò a far parte dei possedimenti dei re persiani con una limitata autonomia. Le ultime voci profetiche compaiono sotto la dominazione persiana (V e IV secolo) e, dopo quasi tre secoli, all'epoca della persecuzione di Antioco IV re di Siria (metà del II secolo) con Daniele, considerato peraltro più che un profeta uno scrittore apocalittico.

    Fu un periodo nel quale il culto subì gravi contaminazioni a causa dell'instaurarsi di credenze idolatriche (in particolare il culto di Baal), ma caratterizzato da grandi slanci di riforma e di restaurazione della purezza della fede nell'unico Dio.

    Ricordiamo la riforma di Giosia nel 622 a.C., iniziata subito dopo il rinvenimento del secondo libro della Legge (il Deuteronomio) durante i lavori di riparazione del Tempio ed estesa anche a Israele, e le riforme di Esdra e di Neemia (tra il 450 e il 445 a. C.). Al termine dell'epoca persiana subentrerà, dopo la conquista da parte di Alessandro Magno del medio oriente, 1'epoca ellenistica il cui inizio è convenzionalmente stabilito con 1'anno 333 a.C. .

     

    Vicende storiche più importanti connesse con 1'attività profetica.

    I primi profeti di cui si ha notizia nella Bibbia si limitano alla predicazione e quindi non lasciano opere scritte. Questi operano dall'epoca di Samuele imo alla metà del secolo VIII a.C., quando appaiono i primi profeti scrittori, detti anche "profeti del libro" perché la loro opera è stata tramandata attraverso i c.d. libri profetici.

    Questo periodo comprende quindi il regno di Saul, quelli di Davide e di Salomone e successivamente, dopo la divisione della Palestina, i regni di Israele e di Giuda. Vediamo, ad esempio, operare i profeti Gad e Natan alla corte di Davide, il profeta Achia alla corte dei re Geroboamo d'Israele e il profeta Elia con il re Acab ed Eliseo con il re Ioram (anche questi ultimi re d'Israele). Eliseo fu anche taumaturgo (da"zauma" = miracolo, prodigio). Gli ultimi profeti di questo gruppo assumono un atteggiamento sempre più distaccato dai regnanti per avvicinarsi agli interessi del popolo e per sostenere la purezza del culto e i diritti degli oppressi. Essi preannunciano i tratti caratteristici dal profetismo successivo, quello appunto dei "profeti scrittori".

    Il popolo d'Israele fin dall'inizio della sua storia con 1'insediamento nella terra promessa e con le conquiste territoriali intrecciò rapporti commerciali con i popoli vicini; rapporti il più delle volte segnati da ostilità e da guerre, anche perché Israele cercò sempre di difendere la propria identità e la propria originalità religiosa in mezzo ai popoli idolatri. Un popolo che ebbe molti legami politici e commerciali con Israele fu quello dei Fenici, chiamati anche Cananei, organizzato non in uno stato unitario ma per città, situate sulla costa (in particolare Tiro e Sidone) che va dal Monte Carmelo a sud imo all'attuale costa della Siria a nord. Anche i Fenici subirono la sorte di Israele e di Giuda quando, all'inizio del sec. VIII a.C., si affacciarono verso i territori del Mediterraneo orientale gli Assiri

    che con le loro mire espansionistiche tendevano alla conquista delle città fenicie della costa e della Palestina. Il popolo ebreo fu preda insieme ai Fenici delle conquiste degli Assiri prima e dei Babilonesi poi, subendo anche le conseguenze dell'intervento militare dell'Egitto che mirava alla conquista degli stessi territori e a contrastare 1'espansione dei regni mesopotamici. Per ultimo, ai Babilonesi si sostituirono i Persiani, i quali permisero il rientro in patria da Babilonia degli ebrei esiliati e dei loro discendenti.

    Torniamo alle vicende dei due regni e alla fine dell'indipendenza di Israele e di Giuda. Nel 733 a.C. 1'Assiria si annette la Galilea e Galad lasciando a Israele soltanto la parte meridionale del territorio (Efraim). Nel 722 crolla il regno d'Israele ad opera del re assiro Sargon II, la capitale Samaria viene distrutta e buona parte del popolo finirà in esilio in Assiria senza poter tornare in patria. Nei territori conquistati i deportati furono sostituiti con popolazioni straniere. Le dieci tribù del nord erano così scomparse e il territorio del cessato regno d'Israele assunse il nome di quella che era stata la sua capitale, cioè Samaria, divenendo una provincia del regno di Assiria abitata dai Samaritani, una popolazione mista che adorava Jahvé insieme a idoli stranieri. A causa di questo sincretismo religioso i samaritani furono fortemente disprezzati dagli ebrei del sud del paese anche ai tempi di Gesù.

    Il nome d'Israele da quell'epoca verrà rivendicato soltanto dal sopravvissuto piccolo regno di Giuda, come erede non soltanto dello Stato davidico ma anche della tradizione religiosa di tutto il popolo e del suo culto.

    E il regno di Giuda, pur avendo conservato 1'indipendenza a costo di forti tributi, si trovò in condizioni di vassallaggio nei confronti del confinante regno assiro e attraversò un periodo di relativa tranquillità anche nel secolo successivo (il VII), perché iniziò presto il declino della potenza assira sotto la spinta dei Babilonesi.(o Caldei). In questo secolo si verificò nel regno di Giuda un ritorno al passato, in fatto di religione e di politica, caratterizzato da tendenze restauratrici.

    Suscitò scalpore nel 622 a.C. a Gerusalemme, durante i lavori di restauro del tempio, il rinvenimento di un rotolo dalle origini oscure, che doveva essere stato scritto non molto tempo prima sotto influssi sacerdotali e profetici nel regno del nord e qui riportato e rielaborato. Tale rotolo - o libro - conteneva un grande discorso di commiato di Mosè prima della conquista della terra promessa e la rielaborazione della Legge del popolo di Dio. Il re Giosia riconobbe subito in quel libro la seconda legge (da qui il nome di Deuteronomio), lo presentò al popolo e concluse una nuova alleanza tra Jahvè e Israele. Da questi avvenimenti ebbe origine la nota riforma religiosa di Giosia; riforma che il re di Giuda volle estendere al nord dove giunse a distruggere il tempio idolatrico di Betel. Ma anche per Giuda si approssimava il tempo della fine. Il re Giosia viene sconfitto e ucciso dal re egiziano Nekao nel 609 nella battaglia di Meghiddo e il regno di Giuda diviene vassallo degli egiziani fino al 605 per passare da quell'anno al vassallaggio dei babilonesi imo al 601. Di nuovo vassallo dell'Egitto per un breve periodo, il regno di Giuda subisce una prima sconfitta da parte dei babilonesi che conquistano dopo un breve assedio Gerusalemme nel 597.

    A quella conquista segue una prima deportazione a Babilonia di ebrei appartenenti alle classi sociali più elevate. Anche il re viene deportato.

    Il nuovo re vassallo (Sedecia) si ribella nel 587 con 1'aiuto dell'Egitto e questo atto costa a Gerusalemme un nuovo assedio che si . conclude con la distruzione della città, il saccheggio del tempio e una nuova consistente deportazione che tocca la classe sacerdotale e i possidenti. Le terre dei deportati vengono assegnate dai babilonesi alla popolazione rimasta nelle campagne. Anche i profeti opereranno tra gli esiliati i quali in Babilonia trovano il lavoro e un certo benessere, la possibilità di vivere in propri quartieri e di conservare il culto, non più sacrificale, in attesa del rientro in patria.

    Ai tempi dell'esilio in Babilonia si manifesta la diaspora anche verso altri stati, come 1'Egitto, che si estenderà successivamente ai territori dell'Asia Minore e del Mediterraneo orientale per poi raggiungere Roma.

    L'esilio durerà 50/60 anni, fino all'avvento sulla scena del medio oriente della potenza persiana.

    Ciro II, re di Persia, conquista Babilonia nel 539 e con il crollo dell'impero babilonese si apre la prospettiva di un rapido ritorno in patria degli esuli. L'editto di Ciro del 538 a.C. concede agli ebrei il diritto di rientrare a Genxsalemme e. si pongono quindi le premesse per la ricostruzione della città e del tempio. La Palestina entra a far parte dell'impero persiano come stato vassallo con i governatori inviati dall'imperatore. Ha inizio un periodo di relativa tranquillità che dura circa 200 anni imo all'arrivo di una nuova potenza, questa volta dall'ovest, quella greco-macedone di Alessandro Magno (333 a.C.). Il ritorno in patria degli esuli avviene gradualmente, ma non coinvolge tutti perché una parte di essi preferisce rimanere nei territori della deportazione.

    La ricostruzione del tempio viene realizzata in tempi non brevi e termina nel 515 a.C., ma senza 1'arca mai più ritrovata. Al suo posto si conserva un candelabro a sette bracci (menorah) che diventerà dopo molti secoli, assieme alla stella di Davide, il simbolo dello Stato di Israele ricostituito nel 1948.

    Dopo il tramonto della monarchia il nuovo tempio non sarà più proprietà del re, ma apparterrà al suo popolo. A1 vertice di Israele sarà ora il sommo sacerdote e la classe sacerdotale acquisterà sotto la dominazione persiana sempre maggior potere. Sotto 1'influenza di ambienti ebraici in Babilonia, in stretti rapporti con la patria, i re persiani curano la riorganizzazione dello stato. Due funzionari imperiali di origine ebraica, Esdra e Neemia, operano dalla metà del V secolo in poi (dopo il 450 a.C.) e realizzano una nuova riforma religiosa con la promulgazione in Giudea della Legge di Dio come legge del re, con il divieto di matrimoni misti e con la lotta ai culti stranieri e contaminati. A quell'epoca risale anche la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. L'opera di Esdra e di Neemia è mirata al ripristino dell'identità tradizionale del popolo ebraico e alla rivalutazione della Legge contenuta nel Pentateuco.

    La Giudea è divenuta territorio autonomo sotto la guida politica dei dominatori persiani. Il potere non appartiene più al re ma a Dio, che lo esercita non già su uno stato ma su

    una comunità di credenti mediante il sacerdozio (ierocrazia) e la legge (nomocrazia). Abbiamo così in Giudea un stato non più monarchico, ma una comunità teocratica. Dobbiamo ricordare che nei secoli VI, V e IV il tempio riprese splendore e anche notevole importanza economica grazie agli oboli che provenivano dalle comunità della diaspora. La corrente profetica si estingue alla fine del V secolo (verso il 400 a.C.) con i profeti Malachia e Gioele e nel secolo IV con il II Zaccaria. Staccato nel tempo (quasi 3 secoli dopo) appare il libro di Daniele, considerato tra i libri profetici soltanto dalla Bibbia greca e latina, mentre nella Bibbia ebraica è compreso tra gli "altri scritti". L'opera di Daniele, profeta e apocalittico insieme, venne scritta in un periodo difficile e tormentato della storia dei giudei e precisamente durante la persecuzione di Antioco IV Epifane, tra il 167 e il 164 a.C..

    In quell'epoca, scomparsa da tempo la dominazione persiana ad opera di Alessandro Magno, la Giudea era sottomessa ai Seleucidi di Siria e si apprestava ad acquistare, ad opera dei Maccabei, un breve periodo di relativa indipendenza che precedette il passaggio sotto 1'influenza e il dominio di Roma, avvenuto durante il I secolo a.C.. IV lezione

    I profeti - continuazione

    Riprendiamo quanto detto a proposito di Abramo nella precedente lezione. Se si è sentito il bisogno di dare ad Abramo la qualifica di profeta, significa che il profetismo costituisce una realtà fondamentale per il popolo ebraico.

    Anche ad Aronne, fratello di Mosè, viene attribuito il titolo di profeta. Ripensiamo al racconto della vocazione di Mosè là dove (Es. 4,10-17) Dio gli comunica che, essendo lui "impacciato di bocca e di lingua" (v. 10), parlerà al suo posto Aronne al popolo. E sempre in Esodo al cap. 7 v. 1 leggiamo: "Il Signore disse a Mosè: “Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio per il faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta ... "

    Qui è significato chiaramente che il profeta è colui che parla al posto di un'altra persona. Mosè decide quanto deve essere comunicato a nome di Dio e Aronne parla in sua vece al faraone.

    Un altro personaggio che nell'Esodo viene qualificato come profeta è Maria (in ebraico Miriam)~ sorella di Aronne.

    Lettura di Es. 15. 20-21.

    Il ritornello intonato da questa profetessa sembra essere il nucleo più antico del famosissimo canto di Mosè, che compare nello stesso libro dell'Esodo. Maria, che invita le donne a ballare e a cantare, ci fa pensare ad una componente del profetismo "estatico": la danza.

    Anche Mosè viene descritto con caratteristiche di profeta nel cap. 11, 16 e segg. del libro dei Numeri nell'episodio che riguarda la scelta dei settanta anziani. Attraverso Mosè Dio fa scendere lo Spirito su di essi, perché possano profetizzare ed aiutare il patriarca ad amministrare la giustizia.

    Nello stesso brano è contenuto 1'episodio riguardante due uomini (Eldad e Medad), rimasti nell'accampamento e non compresi fra i settanta, sui quali si era posato lo Spirito. Essi si misero a profetare senza che Mosè glielo impedisse.

    A dire il vero, nella Bibbia Mosè non è definito "profeta" anche se ne ha tutte le caratteristiche. Infatti è colui che riceve lo Spirito e fa da tramite fra lo Spirito stesso e i settanta anziani.

    L'ultimo personaggio che prendiamo in considerazione prima di entrare nella trattazione dei profeti veri e propri è una donna giudice: Debora. Viene citata nel libro dei Giudici al cap. 4 v. 4: lettura.

    Ricordo che "Il cantico di Debora e di Barak" (Giudici 5) è uno dei più belli della Bibbia.

    Appare, quindi, chiaro come già al principio della storia d'Israele la qualifica e le funzioni del profeta fossero presenti.

    Iniziamo ora la trattazione di alcuni profeti della parola e del libro in base al nostro schema storico. Seguiamo 1'evolversi del profetismo secondo 1'epoca in cui i profeti operano (e non secondo la disposizione della Bibbia).

     

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    00 11/15/2012 11:07 PM

    Samuele

    Il primo profeta sul quale ci soffermiamo è Samuele che era anche giudice e sacerdote. Osserviamo che i profeti precedono la monarchia e, anzi, è proprio Samuele colui che permette il passaggio storico importantissimo dall'epoca tribale a quella monarchica. E da tale passaggio prende inizio la vera identità nazionale del popolo ebraico.

    Quindi, Samuele profeta, giudice e sacerdote traghetterà il popolo d'Israele - con il re Saul - dalla frammentazione tribale all'unità nazionale, che verrà poi completata da re Davide.

    In Samuele sono presenti le caratteristiche di un profeta grandissimo, quale appare dalla lettura dei due libri che portano il suo nome.

    Lettura di 1 Samuele cap. 3: "La chiamata di Dio a Samuele".

    La Bibbia ci sta dicendo in questo brano che è difficile per noi riuscire da soli a capire la nostra chiamata e ciò che il Signore vuole da noi; abbiamo bisogno di "mediatori", ossia della Chiesa che fa da mediatrice tra Dio e i singoli. Da questo episodio, inoltre, scaturisce 1'esigenza - per il cristiano - di una direzione spirituale, che nell'episodio stesso viene svolta dal sacerdote Eli nei confronti di Samuele, con 1'invito a seguire il Signore che 1'ha chiamato.

    La direzione spirituale (lo dice la parola stessa) consiste nel farsi guidare da una persona - che può essere un sacerdote, una suora o una persona di grande esperienza - nel pellegrinaggio della nostra vita, in modo da non smarrire la strada più breve che conduce al Padre.

    Il nostro capitolo 3 racchiude in sé una teologia e una spiritualità stupende. Notiamo, in particolare, il v. 10 che riporta la risposta di Samuele al Signore: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta." Evidenziamo che:

    I il profeta è servo di Jahve;

    II il profeta è colui che ascolta;

    III prima ancora, il profeta è colui che permette al Signore di parlare.

    Se così non fosse, Samuele diventerebbe un falso profeta, cioè una persona che ascolta se stessa.

    IV Sottolineamo nel v. 19 un particolare interessante:

    "Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui...".

    Ecco la quarta caratteristica: il Signore è con il profeta, non lo abbandona. Il v. 19 riprende quanto espresso nel v. 10: "Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui...". Eli, invece, divenuto peccatore, non ha più Dio accanto, tanto è vero che il Signore per parlargli deve usare come intermediario Samuele. Di lui Dio si fida e la fiducia è reciproca.

    V Nel v.19b notiamo un'altra bella caratteristica - la quinta - che qui appare riferita a Samuele, ma che dovrebbe appartenere ad ogni profeta: "...né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole." Samuele viveva in profonda intimità con Dio tanto da recepire tutte le sue parole.

    Ecco la grandezza del nostro profeta, uomo di Dio.

    Da quanto ho detto è facile dedurre che il profeta è colui che vive totalmente in fedeltà, obbedienza e devozione a Dio.

    Ciò significa - per noi - avere una sensibilità che ci permetta di accorgerci che il Signore parla in ogni istante della nostra giornata attraverso avvenimenti e persone che incontriamo. Si ha, così, una continua comunicazione tra Dio e noi e tra noi e Dio. Leggiamo ora alcuni brani che ci danno la misura della grandezza di Samuele, così diverso dai profeti scrittori che verranno dopo di lui.

    1 Sam 9. 26b-27 e cap. 10,1 (E' consigliabile leggere tutto il cap.9 in cui si profila la figura di Saul). Siamo di fronte a un rito fondamentale che il sacerdote e profeta Samuele compie: 1'unzione di Saul. primo re di Israele.

    Con il Battesimo diventiamo re, sacerdoti e profeti, attraverso 1'unzione con il crisma. Nella Cresima, poi, si ha un "rafforzamento" dell'unzione battesimale.

    Altro sacramento in cui viene usato il crisma è 1'Ordine, che è attribuito dal vescovo, che possiede la pienezza del sacerdozio, mediante 1'unzione.

    Lettura di: 1 Sam. 13,7-15 ("Rottura fra Samuele e Saul");

    1 Sam. 15,10-23

    Saul è il primo re infedele perché non esegue interamente 1'ordine del Signore, che gli impone lo sterminio ( "cherem ") di tutto il popolo sconfitto degli Amalechiti e del suo bestiame, risparmiando il re e parte del bestiame stesso. Secondo tale usanza, cioè lo sterminio sacro del popolo sconfitto, dovevano essere sterminati uomini e animali (in pratica ogni essere vivente) perché tutti gli esseri uccisi andavano offerti come vittime sacrificali a Dio.

    L'uccisione degli uomini e degli animali mediante sgozzamento è un rito vero e proprio che si ritrova ancora oggi nel rituale di macellazione del bestiame praticato dagli ebrei ("Kosher") e dai musulmani osservanti.

    Possiamo vedere il "cherem" come una guerra santa, nella quale tutti gli essere viventi del nemico dovevano essere immediatamente sacrificati a Jahve senza la possibilità di fare alcun bottino. E tutte le proprietà del,nemico dovevano confluire nel tesoro del tempio, in quanto nessun vincitore poteva appropriarsi di qualche cosa.

    Saul perde il favore del Signore perché gli ha disubbidito risparmiando dallo sterminio ( "cherem ") una parte del bestiame e il loro re Agag.

    Dovremmo abituarci nella lettura dell'A.T. alla concezione di un Dio guerriero che guida il suo popolo alla vittoria, di un Dio che non perdona ai peccatori. Già alcuni profeti modificheranno questa visione del Signore prima della svolta impressa da Gesù che ci rivela Dio come Padre.

    Teniamo presente che episodi come quelli descritti nei versetti appena letti non ci devono meravigliare, in quanto contestualizzati ai tempi dell'Antico Testamento. Non ci stupiscono, allora, alcuni estremismi come quelli che abbiamo attualmente sotto gli occhi. Noi dobbiamo riferirci al Dio di Gesù Cristo e prendere le distanze da alcune

    vicende vetero-testamentarie.

     Dalla lettura dei due libri di Samuele si può dedurre che esistevano dei gruppi di profeti ­come i componenti del "profetismo estatico" che cantavano e ballavano - e che accanto a loro cominciavano a emergere alcune grandi figure significative (cioè singoli profeti) quali Samuele, Elia e Eliseo.

    Il profetismo comincia a raccogliersi attorno a dei capi-scuola che fondano delle vere e proprie scuole profetiche con discepoli che riprendono il loro messaggio, lo approfondiscono, lo amplificano.

    Riguardo a Samuele leggiamo 1 Sam 16,1-3 ("L'unzione di Davide").

    In questo brano troviamo il secondo passaggio che il profeta appunto compie per portare il popolo verso l'istituzione monarchica. Sottolineamo con forza una frase che dovremmo imprimerci nella mente e nel cuore: "...io non guardo ciò che guarda 1'uomo. L'uomo guarda 1'apparenza, il Signore guarda il cuore" (v.7) .

    Samuele ancora una volta si fa portavoce di Dio, un portavoce che mantiene tutta la sua umanità.

    Il Signore lo rimprovera di aver guardato all'apparenza là dove dice: "Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura" (v.7a). Dio non pretende che diventiamo dei semidei. Quando ci chiama per affidarci un compito lo fa proprio perché siamo noi e tiene conto della nostra esperienza, del nostro carico di debolezze e, anche, delle nostre virtù.

    Lettura di Siracide 46,13-20

    Il libro del Siracide contiene 1'elogio dei personaggi più importanti della storia d'Israele e, quindi, anche di Samuele.

    Dall'ultimo versetto di questo brano apprendiamo che Samuele è stato chiamato a profetizzare anche dopo la morte. Si tratta di un episodio di negromanzia che ritroviamo in Sam 28,3-20 (lettura).

    I profeti dell'epoca sono numerosi, ma la maggior parte di essi rimane anonima e svolge, comunque, un ruolo secondario. Samuele, invece, emerge come figura significativa, alla quale il Signore affida i messaggi più importanti, che diventa un canale privilegiato tra Dio e il popolo, un mediatore.

    In questo periodo significativo della storia d'Israele il profeta sta conducendo il popolo da una forma di governo (confederazione di tribù) a un'altra (stato monarchico). Potremmo, quindi, sostenere che grazie a Samuele si giunge alla monarchia. Ben a ragione il nostro profeta è pietra miliare nel profetismo

    Natan

    Incontriamo ora Natan, colui che potremmo definire "il profeta di corte" .

    Samuele introduce la monarchia e con il consolidarsi di questa istituzione cambia il ruolo del profeta. che diventa il consigliere del re. .

    Natan, di conseguenza, non ha più molti contatti con il popolo; il suo confronto-scontro awiene con Davide. Potremmo affermare che il profeta è un personaggio eminente nella corte e costituisce la coscienza critica del re, in quanto non teme di manifestargli anche il suo dissenso.

    Lettura di 2 Samuele cap.7

    Si tratta di un brano fondamentale nella storia biblica, in quanto parla di Davide che vuole costruire il tempio. La circostanza fornisce l'occasione a Dio per dare inizio ufficiale, per mezzo della parola di Natan, al messianismo regale-davidico (Gesù è discendente di Davide perché si innesta su questa linea del messianismo). Attraverso Natan viene posta una delle colonne portanti della storia e della spiritualità d'Israele e del cristianesimo. Infatti, per bocca del nostro profeta, Dio comunica a Davide che Egli stesso gli costruirà una "casa" (termine che in ebraico significa anche "discendenza") vv.l2-16.

    Pare opportuno notare che oggi il messianesimo si stempera nell'attesa di un re escatologico, che verrà alla fine dei tempi.

    In questo capitolo di Samuele alcuni studiosi vedono l'inizio del filone profetico contrario al tempio. Infatti per molti profeti la costruzione del tempio costituirebbe un tentativo per "ingabbiare" Dio; sarebbe la presunzione di ritenersi dalla parte del Signore semplicemente perché gli si è costruita una dimora. Per certi aspetti Gesù stesso sembrerebbe riprendere questo filone profetico contrario al tempio.

    Lettura di 2 Sam 12,1-12 ("Rimproveri di Natan. Pentimento di Davide.")

    Riassumo l'antefatto narrato nel capitolo precedente: Davide ha commesso un delitto. L'unto del Signore ha preso con sé Betsabea, moglie di Uria 1'Hittita - un mercenario straniero - il quale verrà poi ucciso in battaglia per ordine del re. Passati i giorni del lutto, Davide sposa Betsabea dalla quale avrà un figlio, Salomone, suo successore nel regno.

    Proprio leggendo questo brano scopriamo come il profeta di corte abbia la funzione di coscienza critica.

    Lettura di 1 Re cap.1

    Come aveva già fatto Samuele per la successione a Saul, Natan predispone, con 1'aiuto di Betsabea, la successione a Davide, operando in modo che al trono salga Salomone anziché un altro dei figli del re. Natan si distingue proprio per essere un profeta di corte. Di questo tipo di profeta troviamo un parallelo nella città-stato mesopotamica di Mari, che sorgeva sulla riva destra del fiume Eufrate, all'epoca del re Hammurabi. Dalle numerose tavolette rinvenute fra le rovine di questa città è stata scoperta 1'esistenza dei profeti di corte, persone che ricevevano rivelazioni da un dio e le riferivano al re, anche se non avevano nella corte 1'influenza di cui godevano i profeti d'Israele.

    L'autorità di Natan è intangibile. Il re s'inchina davanti all'autorità del profeta perché questa deriva direttamente da Dio. Nel rapporto tra il profeta e il re potremmo vedere un parallelo nel contrasto che si manifesta nel Medio Evo tra il potere spirituale del Papa e il potere temporale del sovrano. 

     

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    00 11/15/2012 11:08 PM

    Elia

    E' il profeta per antonomasia.

    Lettura di Luca 9,28 e segg. ("La trasfigurazione"). In questo episodio accanto a Gesù si trovano Mosè, che rappresenta la Torah (la Legge), ed Elia, che rappresenta il

    profetismo.

    Anche in Marco 8,27 e segg. viene nominato Elia(v.28).

    Lettura di Matteo 11.7-15.

    Giovanni il Battista è definito come "quell'Elia che deve venire" (v.14), perché all'epoca di Gesù era abbastanza diffusa 1'idea che il profeta Elia, rapito alla fine della vita e portato in cielo su un carro di fuoco, sarebbe dovuto tornare prima di Cristo per aprire la via al Messia.

    Ecco perché in un altro brano i farisei chiedono direttamente a Gesù: sei tu 1'Elia o dobbiamo aspettarne un altro? E Gesù risponde che 1'Elia atteso come suo precursore è già arrivato, è Giovanni il Battista.

    Leggere "Il ciclo di Elia" in:

    1 Re capp. 17.18,19 e 21

    2 Re capp. 1 e 2.

    Una osservazione molto importante, da porre come premessa allo studio dei profeti: mano a mano che si procede nella lettura della Bibbia si nota che la presenza del popolo diminuisce fino quasi a scomparire, mentre protagonisti della storia d'Israele diventano sempre più i singoli personaggi e specialmente i re e i profeti che li contestano.

    Il popolo, ridotto quasi a una massa che subisce le angherie dei re, viene difeso dai profeti.

    Nell'Esodo, invece, figlio primogénito di Jahve è il popolo e non Mosè.

    Nel procedere della storia d'Israele - e in particolare nell'epoca monarchica - si ingenera 1'idea che il figlio prediletto non sia più il popolo, ma il re.

    Questa opinione è stata fortemente contestata dai vari profeti. Ricordo anche che la figura del re aveva avuto una fama non favorevole prima dell'instaurarsi della monarchia.

    Lettura di Giudici 9.7 e segg .

    Si tratta dell'episodio di Abimèlech che vuole diventare re e di Jotam che contrasta questo suo desiderio. (Il monte Garizim, citato al v.7, è famoso in quanto considerato sacro dai samaritani. Su tale monte era stato costruito il loro tempio, distrutto poi da Ircano II).

    Chiara appare la similitudine contenuta nel brano: il re è un parassita che accetta di regnare, ma che arriverà a distruggere i cedri del Libano (cioè a ridurre il popolo in schiavitù).

    All'epoca dei Giudici prevale la linea contraria alla monarchia, linea che non durerà a lungo.

    VI lezione

    Elia - continuazione

    Gli avvenimenti di cui parlerò stasera si riferiscono ad alcuni millenni fa, ma potrebbero anche apparire attuali se non si sapesse che stiamo parlando dei profeti.

    Nell'incontro precedente abbiamo introdotto il discorso su Elia e sulla monarchia e abbiamo letto Giudici 9,7 e segg . in cui Abimelech si propone come re. La sua richiesta non viene accolta e, anzi, la monarchia è paragonata a un rovo che soffoca le altre piante e diventa un parassita.

    La monarchia non ha portato al popolo d'Israele soltanto cose negative da un punto di vista umano, ma certamente ha realizzato una migliore organizzazione dello stato. Già Davide si circonda di collaboratori con il rango di ministri e di una corte. Però 1'istituzione della monarchia, sviluppatasi molto con il re Salomone, non si dimostra all'altezza dei tempi, cioè non segue con la sua struttura il passo dello sviluppo

    economico. Si costituisce una classe di commercianti e di grandi proprietari terrieri, che potremmo definire con termine moderno "borghese", grazie anche alla posizione geografica della Palestina, collocata al centro di grandi vie di comunicazione e punto di passaggio per 1'accesso ai porti fenici delle merci provenienti dall'Assiria. Un grande progresso economico si verifica soprattutto al nord.

    Ovviamente il re deve mantenere, oltre alla corte, un grande esercito. Ad esempio, re Acab del regno del nord aveva ben 10.000 carri da guerra con relativi cavalli e guerrieri e ciò comportava un costo molto elevato.

    Per sostenere tutte le spese dello stato i re erano costretti a procurarsi i mezzi finanziari o sottomettendo con la guerra popoli vicini per depredarli o imponendo imposte, che si dimostravano particolarmente gravose e che rallentavano lo sviluppo dell'economia del territorio più ricco del centro-nord.

    Per tale motivo questo territorio si ribella e Geroboamo - un ministro del re Roboamo realizza la secessione e con le dieci tribù del nord costituisce il regno d'Israele. Avremo ,

    così, da questo momento due regni: quello del nord, opulento, che assume il nome di Israele, con il re Geroboamo, e il piccolo regno del sud con il nome di Giuda e con il re Roboamo.

    Questo accenno alle vicende dei due regni ci aiuta a comprendere la dimensione in cui si muove Elia in Israele, al nord, (siamo intorno all'anno 860 a.C., a circa 50 anni dalla separazione dei due regni) sotto il regno di Acab e, successivamente, di suo figlio Acazia.

    In questo periodo esiste una forte tensione politica con il confinante regno di Siria (=Aram). E' un periodo di piena espansione economica durante il quale, però, si assiste ad un graduale impoverimento dei ceti sociali più deboli. I ricchi si arricchiscono sempre di più, mentre si immiseriscono maggiormente i poveri. Tutto viene subordinato al mero interesse personale. Il regno del nord sta perdendo di vista la moralità e, addirittura, i valori religiosi.

    C'è tutta una serie di giochi politici e non, che pone il re in una condizione di debolezza (consideriamo che in 57 anni si sono avvicendati ben sette re, tre dei quali morti di morte violenta). In tale situazione il re è costretto a procurarsi i favori delle classi più potenti a scapito delle altre, in un continuo gioco di equilibro.

    Un forte appoggio avrebbe potuto dare alla monarchia 1'istituzione religiosa, della cui crisi ci interesseremo in modo più specifico quando parleremo di Elia.

    Il regno d'Israele si trova in una situazione di transizione e il re siede sul trono in un equilibrio precario, in quanto la monarchia non è affatto consolidata.

    Lettura di 1 Re 16,29-34.

    Acab, salito al trono d'Israele dopo suo padre Omri, fu - come abbiamo letto - uno dei re più malvagi: "...fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori".(v. 30).

    La Bibbia, infatti, considera le cose non dal punto di vista economico, ma da quello della giustizia divina. Il re dovrebbe essere il portavoce, 1'araldo, il luogotenente del re vero che è Dio. Quindi nella misura in cui il re, pur avendo raggiunto il suo regno una notevole prosperità, non è fedele alla Legge e non la fa rispettare dalla Bibbia è considerato malvagio.

    Acab, inoltre, sposò Gezabele, una straniera figlia del re fenicio di Sidone, e portò nel regno del nord il culto di Baal, al quale eresse un altare. Questo sovrano innalzò anche un "palo sacro" (v.33) che costituiva 1'abominio degli abomini, perché indicava il luogo in cui si svolgeva il rito cananeo della fecondità con la partecipazione delle prostitute sacre. E la dimostrazione che la condotta del re costituisce un cattivo esempio anche per altri è data dal fatto che Chiel di Betel ricostruì Gerico, la città maledetta (e maledetto sarebbe stato chi 1'avrebbe ricostruita - Giosuè 26).

    Chiel, sotto il regno di Acab, aveva ripreso la pratica del sacrificio umano di fondazione. Era una pratica antica secondo la quale un re - o chi per esso - per ingraziarsi gli dei all'atto della fondazione di una città doveva sacrificare qualche cosa di molto caro a sé, e cioè i suoi stessi figli, erigendo sul cadavere del primogenito le fondamenta e su quello dell'ultimogenito le porte della città.

    Gli archeologi hanno constatato il venire meno di questa usanza con il passare del tempo ritrovando le urne sacrificali, sotto le fondamenta e sotto le porte delle antiche città, prive di scheletri. Ciò significa che del rito sacrificale era rimasto soltanto il simulacro simboleggiato dall'urna vuota.

    La reintroduzione del sacrificio umano di fondazione ci dà il segno della malvagità esistente sotto il regno di Acab.

    In questo contesto storico si inserisce il profeta Elia. Egli opera in una situazione di benessere e di potenza militare; una situazione, però, pessima dal punto di vista sociale e religioso in quanto Gezabele - moglie del re - aveva importato ufficialmente da Sidone i riti delle sue divinità, i Baali. Notiamo che "Belzebù" deriva da Baal, il padrone, e rappresenta la divinità negativa.

    Lettura di 1 Re cap.17

    "Il ciclo di Elia", che inizia al cap.l7, è più antico del primo libro dei Re. Molto probabilmente questo brano è stato mutilato nella sua parte iniziale e inserito dal redattore in 1 Re per dimostrarci qualche cosa. Leggendo il "ciclo" si possono notare delle incongruenze, come - ad esempio - la collocazione dell'episodio della vigna di Nabot che andrebbe inserito prima.

    Elia diventa, qui, un personaggio emblematico da un punto di vista profetico. E' il profeta per eccellenza perché, a differenza di altri i quali si esprimono dicendo "Il Signore mi ha detto di riferirvi", Elia parla in proprio. Infatti al v.l così si esprime il profeta: "...in questi anni non vi sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io.". Inoltre nello stesso capitolo al v.l notiamo 1'espressione fondamentale: "Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto...".

    Alcune considerazioni:

    I - il profeta Elia sta perennemente alla presenza di Dio, in comunione intima con Lui. Tra i due esiste una perfetta identificazione, tanto è vero che nella sua vita il profeta non fa altro che proclamare e difendere i diritti del Signore.

    Dio nei confronti del popolo ha dei diritti.

    A questo riguardo abbiamo presente 1'episodio della sfida dei 450 profeti di Baal (1 Re 17,20 e segg.) che vengono scannati dalla stesso Elia, rimasto 1'unico profeta di Dio;

    II - Elia protegge i deboli e dimostra che Dio è con loro. Il nostro profeta è colui che aiuta la vedova di Zarepta alla quale - anche - risuscita il figlio. Pensiamo, poi, all'episodio di Nabot che difende la sua vigna e che viene ucciso per ordine di Gezabele, moglie malvagia del re Acab. Si era in un'epoca in cui la vita di ogni suddito era alla mercé anche solo di un capriccio del re e in cui la corruzione toccava anche i giudici;

    III - il rapporto di Elia con il Signore - che pensa anche a nutrirlo (vv. 4 e 5) - è di totale abbandono. Il profeta non oppone alcuna resistenza a Dio;

    IV - Elia è colui che vuole restaurare la Legge per mezzo della quale, appunto, si affermano i diritti del Signore e si proteggono i più deboli.

    Lettura di Levitico 19,9-10; 13-18; 32-34 ("Prescrizioni morali e cultuali")

    Secondo la Legge di Dio dovrebbe esistere una grande solidarietà verso il povero e il forestiero; si dovrebbe pagare subito il salario al bracciante; si dovrebbe amare il prossimo che per noi non è soltanto il cristiano. Invece al tempo di Gesù, secondo un'interpretazione molto restrittiva, i farisei tendevano a identificare con il prossimo nemmeno un altro ebreo, ma soltanto gli appartenenti alla loro stessa corrente religiosa. La Legge prescrive, anche, di onorare le persone anziane e di temere "il tuo Dio", di accogliere il forestiero ricordandosi di essere stati "forestieri nel paese d'Egitto".

    A proposito dell'amore verso il prossimo e dell'anno di remissione (anno sabbatico) leggiamo:

    Deuteronomio 15. 7-9

    Varie sono le opinioni circa 1'applicabilità della legge d'Israele a uno straniero. Secondo alcuni lo straniero che si trova in Israele è soggetto pienamente alle prescrizioni della Legge, mentre per altri costui può continuare a seguire le proprie usanze e a vivere secondo i propri valori, purché non in contrasto con le leggi del paese ospitante.

    Il profeta Elia non aiuta solo i deboli (1'orfano, la vedova, lo straniero), ma cerca di aiutare il re ad essere re come Dio vuole. .

    Per sapere quanto dice la legge del Signore a proposito del re leggiamo: Deuteronomio 17.14-20) ("I re").

    Elia - continuazione

    Do per letta la parte del "Ciclo di Elia" che si riferisce al sacrificio del monte Carmelo (Elia e i profeti di Baal - 1 Re,l8).

    Se rileggiamo ora il brano, scopriamo che il popolo di Israele non aveva più la forza di reagire, era alla mercè di Baal e, soprattutto, di chi deteneva il potere con la violenza e il sopruso, come il re Acab e la regina Gezabele. Ecco, la grande sfida di Elia: permettere al popolo di tornare ad essere se stesso, abbracciando una fede voluta e cercata, ed avere nuovamente la consapevolezza di essere il popolo di Dio.

    Il nostro profeta non si mette solo al servizio del Signore, ma anche al servizio del popolo per permettergli di essere il popolo eletto. Il popolo non voleva abbracciare il culto di Baal ma, con una scelta dettata dalla paura, non voleva neppure seguire Jahve. Elia, allora, si propone di eliminare la paura del popolo invitandolo a scegliere tra Dio e Baal (v.20: "Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!"). Ricordiamo in proposito Giosuè e il grande giuramento di Galgala: "Jahve è il nostro Dio!".

    Elia è il profeta per antonomasia in quanto fonda una vera e propria scuola profetica; il suo continuatore sarà Eliseo. Elia è veramente "padre" e "madre" di altri profeti, come abbiamo detto in una lezione precedente.

    In 1Re 19,16-21 è descritta 1'investitura profetica di Eliseo (lettura).

    Il profeta Elia, così deciso, resta, comunque, un uomo anche debole.

    Lettura di 1 Re 19,1-9

    Rammentiamo che il sonno nella Bibbia ha sempre anche una valenza simbolica, di torpore spirituale (ripensiamo - ad esempio - al sonno degli Apostoli nell'episodio del Getsemani - Mc 14,32 e seguenti). Ad Elia il primo cibo non basta per riprendersi dal sonno; occorre che il Signore ne mandi dell'altro perché egli si svegli e si incammini verso 1'Oreb.

    Prosegue la lettura di 1 Re 19,10-13.

    Il monte Oreb è carico di ricordi (rammentiamo la presenza del Signore, le grandi manifestazioni del cielo con lampi e tuoni...).

    Elia è un uomo che con le sue paure si riconosce dipendente da Dio - nonostante le grandi cose operate -, un uomo che resta sempre attento al passaggio del Signore.

    v.l2b: "Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero". La traduzione letterale è sconvolgente: "Dopo il fuoco si udì la voce di un silenzio leggero.".

    Sono parole incomprensibili per chi vede le cose da un punto di vista umano. In questa contraddizione, in queste tre parole (voce di un silenzio leggero) c'è tutta la nostra spiritualità. Ma per sentire un silenzio leggero che parla, è necessario un orecchio preparato a un particolare ascolto. . .

    Notiamo quali accenti stupendi di poesia abbia la Bibbia.

    Ecco, il profeta è colui che anche nei momenti di cedimento continua a nutrirsi di ciò che il Signore gli offre. E, dopo che si è nutrito e si è svegliato, ascolta la voce del silenzio leggero.

    Tutta la vita di Elia viene spesa in una continua lotta per la fede: per instaurarla dove manca, per mantenerla dove c'è e per restaurarla dove c'era e non c'è più. Nel nostro contesto vediamo un po' se dobbiamo instaurare, mantenere o restaurare la fede.

    Un suggerimento: sulla morte di re Acaz e della regina Gezabele sarebbe opportuno leggere 1 Re 21~ 17-26: 22,29 e seguenti e 2 Re 9.30 e seguenti.

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