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L'EUCARESTIA NEGLI SCRITTI PATRISTICI

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    00 6/6/2012 8:39 AM
    dalla Didachè
     
    Cap. IX

    1. Riguardo all'eucaristia, così rendete grazie:

     2. Dapprima per il calice: Noi ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la santa vite di David tuo servo, che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.

     3. Poi per il pane spezzato: Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.

     4. Nel modo in cui questo pane spezzato era sparso qua e là sopra i colli e raccolto divenne una sola cosa, così si raccolga la tua Chiesa nel tuo regno dai confini della terra; perché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo nei secoli.

     5. Nessuno però mangi né beva della vostra eucaristia se non i battezzati nel nome del Signore, perché anche riguardo a ciò il Signore ha detto: “Non date ciò che è santo ai cani”.

     

     Cap. X

     

    1. Dopo che vi sarete saziati, così rendete grazie:

      2. Ti rendiamo grazie, Padre santo, per il tuo santo nome che hai fatto abitare nei nostri cuori, e per la conoscenza, la fede e l'immortalità che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.

      3. Tu, Signore onnipotente, hai creato ogni cosa a gloria del tuo nome; hai dato agli uomini cibo e bevanda a loro conforto, affinché ti rendano grazie; ma a noi hai donato un cibo e una bevanda spirituali e la vita eterna per mezzo del tuo servo.

      4. Soprattutto ti rendiamo grazie perché sei potente. A te gloria nei secoli.

      5. Ricordati, Signore, della tua chiesa, di preservarla da ogni male e di renderla perfetta nel tuo amore; santificata, raccoglila dai quattro venti nel tuo regno che per lei preparasti. Perché tua è la potenza e la gloria nei secoli.

      6. Venga la grazia e passi questo mondo. 
    Osanna alla casa di David.
    Chi è santo si avanzi, chi non lo è si penta.
    Maranatha. Amen.

      7. Ai profeti, però, permettete di rendere grazie a loro piacimento

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    00 6/6/2012 8:40 AM
    S.Giustino ( Prima Apologia )
     

    L'Eucaristia

     LXV. - 1. Noi allora, dopo aver così lavato chi è divenuto credente e ha aderito, lo conduciamo presso quelli che chiamiamo fratelli, dove essi si trovano radunati, per pregare insieme fervidamente, sia per noi stessi, sia per l'illuminato, sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna.

    2. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio.

    3. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato; egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie per essere stati fatti degni da Lui di questi doni.

    4. Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: "Amen". La parola "Amen" in lingua ebraica significa "sia".

    5. Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua consacrati e ne portano agli assenti.

     

    E' carne e sangue di quel Gesù incarnato

     LXVI. - 1. Questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato.

    2. Infatti noi li prendiamo non come pane comune e bevanda comune; ma come Gesù Cristo, il nostro Salvatore incarnatosi, per la parola di Dio, prese carne e sangue per la nostra salvezza, così abbiamo appreso che anche quel nutrimento, consacrato con la preghiera che contiene la parola di Lui stesso e di cui si nutrono il nostro sangue e la nostra carne per trasformazione, è carne e sangue di quel Gesù incarnato.

    3. Infatti gli Apostoli, nelle loro memorie chiamate vangeli, tramandarono che fu loro lasciato questo comando da Gesù, il quale prese il pane e rese grazie dicendo: "Fate questo in memoria di me, questo è il mio corpo". E parimenti, preso il calice e rese grazie disse: "Questo è il mio sangue"; e ne distribuì soltanto a loro.

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    00 6/6/2012 8:41 AM

    S.Ireneo   (Contro le eresie, 5,2,2-3)

    Risurrezione per la carne e il sangue di Cristo    

    Sono completamente stolti quelli che disprezzano tutta l`economia di Dio e negano la salvezza della carne e ne spregiano la rigenerazione, dicendo che essa non è capace di incorruttibilità. Ma se questa non si salva, né il Signore ci ha redento davvero col suo sangue, né il calice eucaristico è comunicazione del suo sangue, né il pane che spezziamo è la comunione del suo corpo. Non c`è infatti sangue se non dalle vene, dalle carni e dalla rimanente sostanza dell`uomo, quale veramente si è fatto il Verbo di Dio; egli col suo sangue ci ha redento, come dice l`Apostolo: Nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati mediante il suo sangue (Col 1,14). E poiché siamo sue membra, ci nutriamo con le sue creature. Egli infatti ce le offre: fa sorgere il suo sole e fa cadere la sua pioggia come a lui piace. Egli ha affermato che il calice, il quale è sua creatura, è il suo sangue sparso per noi, con cui aumenta il nostro sangue; e che il pane, il quale appartiene al creato, è il suo corpo, con il quale alimenta i nostri corpi.

    Se dunque il calice mescolato e il pane preparato ricevono il Verbo di Dio, e si compie così l`eucaristia del sangue e del corpo di Cristo, con cui cresce e si rafforza la sostanza della nostra carne, come possono negare che la carne può accogliere il dono di Dio, che è la vita eterna? Essa si nutre del sangue e del corpo di Cristo, è membro di lui. Lo dice il beato Apostolo nella lettera agli Efesini: Siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa (Ef 5,30). Non parla di un corpo invisibile e spirituale uno spirito infatti non ha né ossa né carne (Lc 24,39) -, ma di un vero organismo umano che consta di carne, nervi e ossa, e che si nutre del calice che è il suo sangue e cresce con il pane che è il suo corpo.

    Come il legno della vite, piantato in terra, dà frutto a suo tempo, come il grano di frumento, caduto in terra e marcito, sorge molteplice per opera dello Spirito di Dio che tutto contiene - vite e frumento che, per la sapienza di Dio, servono alla vera utilità dell`uomo, perché accogliendo la parola di Dio diventano l`eucaristia che è il corpo e il sangue di Cristo -, allo stesso modo i nostri corpi, nutriti dell`eucaristia, deposti in terra e qui dissolti, risorgeranno a suo tempo perché il Verbo di Dio elargirà loro la risurrezione a gloria di Dio Padre. Egli circonda dell`immortalità questo corpo mortale e dona gratuitamente l`incorruttibilità a questo corpo corruttibile, perché la virtù di Dio si mostra nella debolezza. E questo affinché non ci avvenga di gonfiarci, come se avessimo da noi stessi la vita, e di innalzarci contro Dio con animo profondamente ingrato. E sapendo che per sua magnanimità e non per nostra natura vivremo in eterno, affinché non succeda mai che menomiamo la sua gloria. E neppure che ignoriamo la nostra natura, ma che ci rendiamo conto di quanto Dio può e di quanti benefici l`uomo può ricevere, e non ci capiti di errare nella valutazione della realtà, cioè del rapporto tra Dio e l`uomo. Dio, come abbiamo detto, non ha forse tollerato che ci dissolvessimo nella terra, affinché fossimo perfettamente istruiti e in futuro pienamente coscienti così da non misconoscere la nostra posizione di fronte a lui?

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    00 6/6/2012 8:45 AM

    Da "i Sacramenti" di S.Ambrogio vescovo di Milano

    Tratto da "S.Ambrogio" pubblicato dalla UTET : pagg.735 ss ( circa 380 d.C.)

     

      1. Chi è l’autore dei sacramenti, se non il Signore Gesù? Cotesti sacramenti sono venuti dal cielo, perché tutto il piano divino scende dal cielo. Comunque fu veramente un prodigio straordinario, divino, che Dio facesse piovere dal cielo la manna per il suo popolo: e il popolo non lavorava eppure mangiava. 
      2. Forse dirai: "il pane che ricevo io è il pane comune". Ma questo pane è pane prima delle parole del sacramento; ma non appena vi si aggiunge la consacrazione, da pane diventa carne di Cristo" Spieghiamo dunque come ciò che è pane possa essere corpo di Cristo. Con quali parole si fa la consacrazione, e di chi sono quelle parole? Del Signore Gesù. Infatti tutto il resto, che si dice anteriormente, è pronunziato dal sacerdote: si dà gloria a Dio, si presentano le suppliche, si prega…ma quando viene il momento di fare l’adorabile sacramento, il sacerdote non adopera più parole proprie, bensì le parole di Cristo. E’ dunque la parola di Cristo che fa questo sacramento
      3. E qual è la parola di Cristo? Quella per cui tutte le cose sono state fatte. Il Signore comandò e il cielo fu fatto, il Signore comandò e fu fatta la terra…e tutto il creato ebbe la vita. Se dunque vi è tanta potenza nella parola del Signore Gesù, da far sì che quanto non esisteva fosse chiamato all’esistenza, quanto sarà maggiormente efficace, da far sì che esista quanto già esisteva, e solo venga mutato in una diversa natura! Il cielo non c’era, la terra non c’era, eppure senti quanto dice Davide: "Egli parlò e furono fatti, egli comandò e furono creati" 
      4. Ecco allora come ti rispondo: prima della consacrazione questo non era il Corpo di Cristo, ma dopo la consacrazione ti assicuro che è ormai corpo di Cristo. Egli ha parlato e fu fatto, egli ha comandato ed è stato creato… 
      5. Eccoti dunque perché la parola di Cristo usi trasformare ogni creatura e come trasformi perfino le leggi della natura quando vuole…Vedi che un uomo è nato da una vergine, contro le leggi e l’ordine della natura. 
      6. (seguono vari esempi tratti dalla scrittura circa l’intervento di Dio contrario alle leggi della natura… 
      7. Non comprendi dunque tutti questi fatti , quanto sia potente la parola celeste?…Pertanto hai appreso, come il pane diventi Corpo di Cristo. E che cosa avviene del vino, dell’acqua? Si introduce nel calice, ma per effetto della celeste consacrazione, diventa sangue. 
      8. Ma forse dirai: "non vedo le sembianze del sangue". Però ne presenta la figura…perché manchi ogni ribrezzo del sangue vivo, e tuttavia il prezzo del nostro riscatto abbia effetto. Dunque hai appreso che ciò che tu ricevi è il corpo di Cristo.

     

    • Vuoi sapere che la consacrazione avviene per mezzo di parole celesti? Sentile, queste parole. Il sacerdote dice: "Fa che per noi sia ratificata, spirituale, degna di essere accolta questa offerta, che è la rappresentazione del corpo e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo…

    • (Nota a margine pag.743: "la parola non esclude la realtà ma l’ammette cosa che in certo qual modo viene espressa traducendo "simbolo" con "rappresentazione". Eguale uso in Tertulliano, ndr e anche di altri come Ippolito Romano,, s.Agostino )

       

    • Seguono le parole della consacrazione che sono quelle desunte dalla narrazione evangelica.

       

      1. E osserva le singole parole: sta scritto "il quale il giorno prima di patire, prese il pane nelle sue sante mani". Prima di essere consacrato, è pane; ma non appena vi si appongono le parole di Cristo, diventa Corpo di Cristo…Così, prima delle parole di Cristo il calice è pieno di vino e di acqua: ma non appena operano le parole di Cristo, in quel calice si produce il sangue, che ha redento il popolo. Potete dunque vedere, in quanti modi la parola di Cristo abbia il potere di trasformare ogni cosa. Del resto , lo stesso Signore Gesù ci ha attestato solennemente che noi riceviamo il suo corpo e il suo sangue. Dovremo forse dubitare della veracità della sua attestazione?

     

    [Edited by Credente. 6/6/2012 8:47 AM]
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    00 6/6/2012 8:48 AM

    Dal trattato "Sui misteri" di Sant'Ambrogio, vescovo
    (Nn. 43,47.49; SC 25bis, 178-180.182)
    Sull'Eucarestia ai neofiti

    Così lavata e ricca di tale abbigliamento, la schiera dei neofiti avanza verso gli altari di Cristo dicendo: "Verrò all'altare di Dio, al Dio della mia gioia, del mio giubilo" (Sal 42,4). Infatti, deposte le spoglie dell'antico errore, e rinnovata nella giovinezza dell'aquila (cfr. Sal 102,5), s'affretta ad accorrere a quel banchetto celeste. Viene dunque, e vedendo il sacro altare tutto adorno, esclama: "Davanti a me tu prepari una mensa" (Sal 22,5). Davide così fa parlare ciascuna delle nuove reclute: "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce". E più avanti: "Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca" (Sal 22,1-5).
    È mirabile che Dio abbia fatto piovere la manna per i padri e che si nutrissero con un alimento quotidiano disceso dal cielo. Per cui fu detto: "L'uomo mangiò il pane degli angeli" (Sal 77,25). Ma quelli che mangiarono quel pane "morirono tutti" nel deserto; invece questo alimento che tu ricevi, questo "pane vivo disceso dal cielo" (Gv 6,51) somministra il sostentamento della vita eterna, e chiunque ne avrà mangiato "non morirà in eterno" (Gv 11,26) perché è il corpo di Cristo.

    Ora fa' attenzione se sia più eccellente il pane degli angeli mangiato dagli Ebrei nel deserto o la carne di Cristo la quale è indubbiamente un corpo che dà la vita. Quella manna veniva dal cielo, questo corpo è al di sopra del cielo. Quella era del cielo, questo del Signore dei cieli. Quella, se si conservava per il giorno seguente, si guastava. Questo è alieno da ogni corruzione. Chiunque lo gusta con sacra riverenza non potrà soggiacere alla corruzione. Per gli Ebrei scaturì acqua dalla rupe, per te sangue dal Cristo. L'acqua dissetò loro per un momento, te, invece, il sangue lava per sempre. Il giudeo beve e ha sete, tu quando avrai bevuto non potrai aver mai più sete. Quell'evento era figura,questo è verità. Se quello che tu ammiri è ombra, quanto grande è la realtà presente di cui tu ammiri l'ombra! Senti come è ombra quello che si verificò presso i padri: "Bevevano", dice, "da una roccia che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio, per noi" (1Cor 10,4-6). Hai conosciuto ciò che vale di più: è migliore la luce dell'ombra, migliore la verità della figura, migliore il corpo del Creatore della manna del cielo.

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    00 6/6/2012 8:49 AM

    Ignazio di Antiochia

    Lettera agli Smirnesi

    Praticare la carità per risorgereVII, 1. Stanno lontani dalla eucaristia e dalla preghiera perché non riconoscono che l'eucaristia è la carne del nostro salvatore Gesù Cristo che ha sofferto per i nostri peccati e che il Padre nella sua bontà ha risuscitato. Costoro che disconoscono il dono di Dio, nel giorno del giudizio, moriranno. Sarebbe meglio per loro praticare la carità per risorgere. Conviene star lontano da essi e non parlare con loro né in privato né in pubblico, per seguire invece i profeti e specialmente il vangelo nel quale è manifestata la passione e compiuta la risurrezione. Fuggite le faziosità come il principio dei mali.

    Lettera ai Filadelfesi

    Una è la carne del Cristo

    Preoccupatevi di attendere ad una sola eucarestia. Una è la carne di nostro Signore Gesù Cristo e uno il calice dell'unità del suo sangue, uno è l'altare come uno solo è il vescovo con il presbiterato e i diaconi miei conservi. Se ciò farete, lo farete secondo Dio.

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    Credente.
    00 6/6/2012 8:52 AM

    dalla "Tradizione Apostolica" di Ippolito Romano

    La Comunione domenicale (e. 24)

    La domenica, il vescovo distribuisca lui stesso il pane a tutto il popolo, se è possibile, mentre i diaconi lo spezzano. I preti spezzeranno anch'essi il pane che si distribuisce. Quando il diacono s'avvicina al prete, alzerà la patena e il prete stesso prenderà e distribuirà di sua mano al popolo. Gli altri giorni si distribuirà secondo le istruzioni del vescovo.

    La Comunione in casa (e. 32)

    Ogni fedele abbia cura di ricevere l'Eucaristia, prima di gustare qualsiasi altra cosa. Se la riceve con fede, anche se gli è data qualsiasi cosa mortifera, non gli può nuocere dopo l'Eucaristia. Ma ciascuno stia attento che non abbia a gustare dell'Eucaristia un infedele o un topo o un altro animale, o che qualche frammento non abbia a cadere e perdersi, perché è il corpo di Cristo, che deve essere mangiato dai fedeli e che non bisogna disprezzare. Benedicendo in nome di Dio il calice, lo ricevesti come figura (antitypum)del sangue di Cristo. Perciò sta attento a non versarne, affinchè uno spirito maligno  non lo lecchi, come se tu lo disprezzassi: tu sarai responsabile del sangue, come colui che disprezza il prezzo col quale è stato comprato.

    nota di commento:
     

    L'uso dell'Eucaristia in casa è accennato in Giustino: I diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane e il vino temprato con acqua, e ne portano agli assenti. È confermato da Tertulliano, che, tra gli inconvenienti che offriva il caso di una donna cristiana unita in matrimonio con un pagano, annovera anche la difficoltà per la donna dì celare le sacre specie e sottrarle a facile profanazione: Potrà dunque tuo marito ignorare che cosa tu segretamente gusterai prima di ogni altro cibo? E se avrà saputo che è pane, non sospetterà tosto che sia quello di cui corrono le infami dicerie? Allude probabilmente alle dicerie riferite da Minucio di un bambino, coperto di farina, e ucciso alla cieca a colpi di pugnale, dal neofita iniziando" del quale poi i Cristiani leccano avidamente il sangue e divorano le membra. L'uso della Comunione in casa perdurò più o meno a lungo, secondo le regioni. Perdurò specialmente in Egitto presso alcuni monaci ed eremiti, che si recavano alla Chiesa per la celebrazione della Eucaristia solo la domenica. Si citano però casi di Padri del deserto che ricevevano la Comunione solo una volta all'anno. Vi era l'uso di portare con sé l'Eucaristia nei lunghi viaggi. Ma, in generale, dopo la pace costantiniana, la Comunione fu riservata alla Messa.

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    00 6/6/2012 8:54 AM

    dalla prima catechesi mistagogica di S.Cirillo di Gerusalemme

    7. Ma anche quello che si appende nei templi degli idoli e nelle feste, come carni, pani e altre simili cose contaminate dalla invocazione di demoni infami, è da inserire nella pompa del diavolo. Il pane e il vino dell'eucarestia prima della santa epiclesi dell'adorabile Trinità, erano pane e vino comuni. Dopo l'epiclesi, invece, il pane diventa corpo di Cristo e il vino sangue di Cristo. Allo stesso modo gli alimenti della pompa di satana, che sono per loro natura comuni, con l'invocazione dei demoni diventano impuri.

    Dionigi Areopagita, La gerarchia ecclesiastica, 2,2.12-14

    Perciò, dopo i sacri inni alle opere divine, con devozione e, come si addice a un vescovo, si scusa per le sacre azioni da lui compiute, che tanto superano la sua dignità e anzitutto eleva a Cristo la pia esclamazione: Tu hai detto: Fate questo in memoria di me! (Lc 22,19). Poi prega di diventar degno di tali sacre azioni in cui si imita Dio e di celebrare i divini misteri a imitazione di Cristo e distribuirli con purezza e anche che i partecipanti vi prendano parte con degna devozione.

    Compie allora l'atto più sacro [la consacrazione], e mostra l'oggetto della sua lode per mezzo dei sacrosanti simboli che ha innanzi a sé: il pane era coperto, e lo scopre; era intero e lo divide in molti pezzetti; allo stesso modo distribuisce a tutti il contenuto del calice. Amplia così e distribuisce simbolicamente l'unità portando a termine in loro il sacratissimo sacrificio. Infatti la natura unica, semplice e nascosta di Gesù, Verbo divinissimo, umanandosi come noi, per la sua bontà e il suo amore per gli uomini, procedette nella realtà composta e visibile senza mutazione alcuna e operò, per sua bontà, la nostra comunione e unità con lui, fondendo in sommo grado la nostra bassezza alla sua divinità, affinché anche noi, come membra del corpo, fossimo a lui stretti, alla sua vita immacolata e divina, e non fossimo travolti nella morte dalle passioni rovinose, diventando così inetti, disadatti e incapaci di queste membra sane e divine. Infatti, se aspiriamo alla comunione con lui, dobbiamo contemplare la sua vita divinissima nella carne e, imitando la sua santa impeccabilità, sollevarci a uno stato divino e immacolato. In tal modo egli ci donerà la comunione e la somiglianza a lui, come a noi si addice. Questi sono i misteri che il vescovo con gli atti liturgici manifesta quando scopre i doni nascosti, ne divide l'unità in molte parti e attraverso l'intima unione dei doni distribuiti con la persona dei riceventi, rende questi ultimi così sommamente partecipi. Egli attraverso queste cerimonie sensibili ci pone davanti agli occhi Gesù Cristo, l'immagine della nostra vita spirituale. Egli dal profondo della sua divinità per amore degli uomini si umanò pienamente come noi, senza mescolanza alcuna e senza dividersi, nell'unità della sua natura scesa nella nostra molteplicità e nella sua molteplice clemenza invitò il genere umano a partecipare dei suoi beni. A condizione, però, che ci uniamo alla sua vita divina, conformandoci ad essa in quanto ci è possibile, rendendoci così pienamente partecipi di Dio e delle realtà divine.

    Dopo che il vescovo ha assunto ed elargito agli altri la divina comunione si dedica alla fine, insieme con tutta la sacra assemblea ecclesiale, al santo ringraziamento. La partecipazione precede il far partecipare e l'assunzione dei misteri precede la loro mistica distribuzione: è questo l'ordine universale e mirabile delle realtà divine: che il capo prima partecipi pienamente e gusti i doni che, per volere divino, deve distribuire, e solo dopo li porga agli altri.

     

    Origene, Omelie sul Levitico, 7,5

    Cibo divinizzante

    Il nostro Signore e Salvatore dice: Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete la vita in voi. La mia carne infatti è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda (Gv 6,54-55). Gesù è puro in tutto e per tutto: perciò tutta la sua carne è cibo e tutto il suo sangue è bevanda. Ogni sua opera è santa e ogni sua parola è vera: perciò anche la sua carne è vero cibo e il suo sangue è vera bevanda.

     

    San Cipriano di Cartagine, Epist., 63, 13

    Il Pane e il Vino con l'acqua: sacramento del raduno in Cristo

    In verità, poiché noi tutti portava il Cristo, il quale portava altresì i nostri peccati, possiamo veder simboleggiati nell'acqua il popolo e nel vino il sangue di Cristo. Quando, in effetti, acqua e vino si mescolano nel calice, il popolo è raccolto in Cristo e la massa dei credenti si unisce e congiunge a lui, nel quale ha creduto. Una unione e congiunzione di acqua e vino, risultante da una mescolanza tale nel calice del Signore, che quella commistione non può più vicendevolmente separarsi.

    Di qui la conseguenza che neppure la Chiesa, cioè il popolo costituito come Chiesa, perseverante fedelmente e fermamente in ciò che ha creduto, nessuna cosa potrà separare da Cristo, sì da essere sempre unita e da restare un amore indivisibile.

    Dimodoché, il calice del sacrificio del Signore non può essere offerto con la sola acqua, e neppure con il solo vino. Infatti, se uno, per caso, offrisse il solo vino, il sangue di Cristo comincerebbe ad essere senza di noi; se invece fosse solo l'acqua, il popolo resterebbe senza Cristo. Quando poi l'uno e l'altra si mescolano e le confuse adunanze si uniscono tra loro vicendevolmente, allora si compie il sacramento spirituale e celeste. Per cui, il calice del Signore non è né la sola acqua, e neppure il solo vino, se l'uno e l'altra non si mescolano tra loro, come pure il corpo del Signore non può essere fatto di sola farina o di sola acqua, se entrambe non siano state radunate e congiunte sì da formare un solo pane solidamente compaginato.

    Ed è in questo stesso sacramento che il nostro popolo si mostra radunato; sicché, come molti chicchi raccolti insieme, macinati e intrisi formano un unico pane, così del pari in Cristo che è il pane del cielo, sappiamo di essere un sol corpo, nei quale noi tutti veniamo radunati e compaginati.

    San Gregorio di Nissa, Grande Catechesi, 37

    Il pane eucaristico ci trasforma nel corpo di Cristo

    Quelli che, cadendo nelle insidie loro tese, hanno preso il veleno, ne estinguono il potere mortifero con un altro farmaco. Allo stesso modo, come è entrato nelle viscere dell'uomo il principio esiziale, deve entrarvi anche il principio salutare, affinché si distribuisca in tutte le parti del suo corpo la virtù salvifica. Avendo noi gustato il cibo dissolvitore della nostra natura, ci fu necessario un altro cibo, che riunisce ciò che è dissolto, perché, entrato in noi, questo medicamento di salvezza agisse da antidoto contro la forza distruggitrice presente nel nostro corpo. E cos'è questo cibo? Null'altro che quel Corpo che si rivelò più possente della morte e fu l'inizio della nostra vita. Come un po' di lievito, secondo quanto dice l'Apostolo (cf. 1Cor 5,5), rende simile a sé tutto l'impasto, così quel Corpo, dotato da Dio dell'immortalità, entrato nel nostro, lo trasforma e lo tramuta tutto in sé. Come, infatti, il principio salutare mescolato al principio mortifero toglie il potere esiziale al miscuglio, così il Corpo immortale una volta dentro colui che lo ha ricevuto, lo tramuta tutto nella propria natura.

    Ma non è possibile entrare in un altro corpo, se non unendosi alle sue viscere, se non cioè, come alimento e bevanda: dunque è necessario ricevere la forza vivificante dello Spirito nel modo possibile alla natura. Ora, solo il Corpo, ricettacolo di Dio, ricevette la grazia dell'immortalità, ed è dimostrato che non è possibile per il nostro corpo vivere nell'immortalità, se non partecipandovi per la comunione a quel Corpo. E' necessario considerare come mai sia possibile che quel Corpo, continuamente distribuito in tutto il mondo a tante migliaia di fedeli, rimanga sempre unico e identico in tutto se stesso, affinché la fede, riguardando ciò che è conseguente non abbia dubbi circa le nozioni proposte, è bene fermare un poco il nostro ragionamento sulla fisiologia del corpo.

    Chi non sa che il nostro corpo, per natura sua, ha una vita che non è in sé sussistente, ma, per l'energia che in esso affluisce, si mantiene e resta nell'essere attirando con moto incessante a sé ciò che è estraneo ed espellendo ciò che è superfluo? Un otre pieno di un liquido, se il contenuto esce dal fondo, non può mantenere inalterata la forma e il volume, se dall'alto non entra altro liquido al posto di quello che se ne è andato: perciò chi vede la massa a forma d'otre di questo recipiente, sa che non è propria dell'oggetto che vede, ma che è il liquido che in lui affluisce a dare forma e volume al recipiente. Così anche il nostro corpo, per sua struttura, non ha nulla di proprio, a quanto ci consta, per la propria sussistenza, ma resta nell'essere per una forza che introduce in sé. Questa forza è e si chiama cibo. Essa poi non è identica per tutti i vari corpi che si nutrono, ma per ciascuno è stato stabilito il cibo conveniente da colui che governa la natura. Alcuni animali scavano radici e se ne nutrono, per altri nutrimento è l'erba e per altri ancora, invece, la carne. Per l'uomo, l'alimento principale è il pane, mentre la bevanda, necessaria per mantenere e conservare l'umidità, non è solo la semplice acqua, ma spesso unita al vino, che è di giovamento al nostro calore animale. Chi dunque guarda questi cibi, vede in potenza la massa del nostro corpo. Quando infatti sono in me diventano rispettivamente carne e sangue, perché il potere assimilante muta l'alimento nella forma del nostro corpo.

    Esaminato così dettagliatamente tutto ciò, riportiamo il pensiero al nostro argomento. Ci si chiedeva dunque come il corpo di Cristo, che è in lui, possa vivificare la natura di tutti gli uomini che hanno fede, venendo a tutti distribuito e non diminuendo in se stesso. Forse non siamo lontani da una ragione plausibile. Infatti, se la realtà di ogni corpo deriva dall'alimentazione, che consta di cibo e bevanda, e il cibo è pane, la bevanda acqua unita al vino; se poi, come abbiamo detto sopra, il Logos di Dio, che è Dio e Logos, si unì alla natura umana, e venendo nel nostro corpo, non innovò la realtà di tale natura umana, ma diede al suo corpo la possibilità di permanere in vita per mezzo di ciò che è consueto e adatto, dominandone cioè la sussistenza, per mezzo del cibo e della bevanda; se quel cibo era pane; se come in noi - l'abbiamo già detto ripetutamente - chi vede il pane vede in un certo senso il corpo umano, perché il pane in esso entrato in esso si trasforma; così anche nel nostro caso: il corpo ricettacolo di Dio, preso il pane in nutrimento, era in un certo senso lo stesso che il pane, perché il nutrimento, come abbiamo detto, si tramuta nella natura del corpo.

    Ciò che è proprio di tutti i corpi umani si verificava anche in quella carne: quel Corpo cioè veniva sostentato dal pane; ma quel Corpo, per l'inabitazione del Logos di Dio, si era trasmutato in dignità divina: giustamente credo, dunque, che anche ora il pane santificato dal Logos (Parola) di Dio si tramuta nel Logos di Dio; anche quel Corpo, infatti, era in potenza pane; fu santificato dall'abitazione del Logos che si attendò nella carne. Come il pane, trasformato in quel Corpo, si mutò in potenza divina, così anche ora diventa la stessa realtà. Allora la grazia del Logos rese santo il corpo la cui sussistenza dipendeva dal pane e in un certo senso era anch'esso pane; allo stesso modo ora il pane, come dice l'Apostolo (cf. 1Tm 4,5), santificato dal Logos di Dio e dalla preghiera, diviene corpo del Logos, non lentamente, come fanno cibo e bevanda, ma immediatamente come disse il Logos stesso: Questo è il mio corpo (Mt 26,26).

    Ogni corpo si ciba anche di liquido: senza il suo apporto, infatti, l'elemento terrestre che è in noi, non resterebbe in vita. Come sostentiamo la parte solida del nostro corpo con il cibo solido e duro, così all'elemento liquido del nostro corpo aggiungiamo qualcosa della sua stessa natura. Quando questo liquido è in noi, per la funzione assimilatrice, si tramuta in sangue, soprattutto se dal vino ha ricevuto la forza di mutarsi in calore. Dunque, anche questo elemento accolse nella sua struttura quella carne ricettacolo di Dio, ed è chiaro che il Logos unì se stesso alla caduca natura degli uomini affinché per la partecipazione alla divinità ciò che è umano fosse anch'esso divinizzato; per questo motivo egli, per disegno della sua grazia, per mezzo della carne la cui sussistenza proviene dal pane e dal vino, quasi seminò se stesso in tutti i credenti, unendosi ai loro corpi, affinché per l'unione con ciò che è immortale anche l'uomo diventasse partecipe dell'incorruttibilità. Questo egli dona per la potenza della benedizione che tramuta in ciò la natura degli elementi visibili.

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    00 6/6/2012 8:55 AM

    Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogica, 4,1

    "Nuova alleanza"

    La notte in cui fu tradito, il Signore Gesù prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiate: questo è il mio corpo. Poi prese il calice e disse: Prendete e bevete: questo è il mio sangue (cf. 1Cor 11,23-25). Se dunque egli stesso, parlando del pane, ha apertamente dichiarato: Questo è il mio corpo, chi oserà d'ora in avanti dubitare? E se egli stesso a questo punto dice in tono affermativo: Questo è il mio sangue, chi potrà avere ancora delle esitazioni o dirà che quello non è il suo sangue?...

    E' dunque con certezza piena che noi partecipiamo in tal modo del corpo e del sangue di Cristo. Infatti, sotto forma di pane ti viene dato il corpo, e sotto forma di vino ti viene dato il sangue, affinché tu divenga, partecipando del corpo e del sangue di Cristo, un solo corpo e un solo sangue con lui. In questo modo, noi diventiamo portatori di Cristo, in quanto il suo corpo e il suo sangue si diffondono nelle nostre membra. E così, secondo san Pietro, noi diventiamo partecipi della natura divina (2Pt 1,4).

    Una volta Cristo disse, conversando con i Giudei: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita (Gv 6,53). Ma essi non ascoltarono queste parole con l'orecchio dello spirito, e se ne andarono scandalizzati, pensando che il Signore li invitasse a un normale pasto.

    Già nell'Antico Testamento c'erano i pani di proposizione. Ma ora non vi è più posto per offrire questi pani dell'antica alleanza. Nella nuova alleanza, vi è un pane celeste e un calice di salvezza (cf. Sal 115,4) che santificano l'anima e il corpo. Infatti come il pane si accorda con il corpo, così il Verbo si armonizza con l'anima.

    Non fissare dunque la tua attenzione sul pane e sul vino come se si trattasse di essi soli, perché secondo l'affermazione del Maestro si tratta di corpo e di sangue. La fede ti aiuti per ciò che la percezione dei sensi ti suggerisce. Non giudicare la realtà in base al gusto, al sapore, ma in base alla fede.

    Quanto tu hai imparato ti dà questa certezza: ciò che sembrava pane, pane non è, anche se ne possiede il sapore, ma il corpo di Cristo; e ciò che ritenevi vino, vino non è, anche se tale dovesse sembrare al palato, ma il sangue di Cristo. Davide ha detto una volta in un salmo: ...ch'ei possa d'olio far nitido il volto; e il pane gli rinfranchi il cuore (Sal 103,15). Rinfranca dunque il tuo cuore prendendo questo pane spirituale e rendi nitido il volto della tua anima. E possa tu, a viso scoperto e con purezza di coscienza, riflettere come uno specchio la gloria del Signore.

    San Giovanni Crisostomo, Commento al vangelo di san Matteo, 82,4-5

    "Fidiamoci di Cristo"

    Mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane, lo spezzò (Mt 26,6). Perché celebrò il mistero dell'eucaristia durante la Pasqua? Perché tu imparassi che egli è l'autore della legge antica, che conteneva in figura ciò che lo riguardava. A questa immagine ha sostituito la realtà. Anche il fatto che fosse sera ha un suo significato: rappresentava la pienezza dei tempi e il compimento finale delle cose... Se la Pasqua, che era una semplice figura, ha potuto liberare gli ebrei dalla schiavitù, quanto più la realtà non libererà l'universo?...

    Prendete e mangiate, dice Gesù, questo è il mio corpo, che è per voi (1Cor 11,24). Come mai i discepoli non sono rimasti turbati udendo queste parole? Il Cristo aveva già detto loro molte cose su questo argomento (cf. Gv 6). Non vi ritorna più, pensando di averne parlato a sufficienza...

    Fidiamoci dunque pienamente di Dio. Non facciamogli obiezioni, anche se quello che dice sembra contrario ai nostri ragionamenti e a quello che vediamo. La sua parola sia padrona della nostra ragione e del nostro modo di vedere. Abbiamo questo atteggiamento di fronte ai sacri misteri: non vediamoci solamente quello che cade sotto i nostri sensi, ma teniamo soprattutto conto delle parole del Signore.

    La sua parola non inganna, mentre i nostri sensi ci ingannano facilmente; essa non è mai colta in errore, mentre i sensi si sbagliano spesso. Quando il Verbo dice: Questo è il mio corpo, fidiamoci di lui, crediamo e contempliamolo con gli occhi dello spirito. Perché Cristo non ci ha dato nulla di puramente materiale: nelle stesse realtà sensibili, tutto è spirituale.

    Col battesimo ci viene amministrata una realtà sensibile nel dono dell'acqua, ma la sua efficacia è di ordine spirituale, quello della rinascita e del rinnovamento. Se tu fossi un essere incorporeo, questi doni incorporei ti sarebbero dati senza intermediari; ma poiché l'anima è unita al corpo, i doni spirituali ti sono comunicati attraverso realtà sensibili.

    Quanta gente dice oggi: "Vorrei vedere il volto di Cristo, i suoi lineamenti, le sue vesti, i suoi sandali". Ebbene, è lui che vedi, che tocchi, che mangi! Desideri vedere le sue vesti; ed è lui stesso che si dona a te non solo per esser visto, ma toccato, mangiato, accolto nel cuore. Nessuno dunque si avvicini con indifferenza o con mollezza; ma tutti vengano a lui con l'anima ardente di amore.

    Preparazione alla comunione

    L'uomo esamini se stesso e poi mangi di quel pane e beva di quel calice (1Cor 11,28). Non come facciamo ora, che ci accostiamo alla comunione più per il giorno che per il desiderio dell'animo. Non badiamo infatti se ci accostiamo preparati, purificati dai nostri mali, pieni di contrizione, ma se sia giorno festivo e se tutti si comunicano. Eppure Paolo non comandò così, ma conosce un solo tempo opportuno per accostarsi alla comunione: la purezza di coscienza. Se quando abbiamo la febbre e siamo pieni di umori maligni non ci accostiamo a nessuna mensa, per non morire, tanto meno ci è lecito toccare questa mensa, quando siamo pieni di brame perverse, peggiori della febbre. Parlando di brame perverse intendo le brame del corpo, il desiderio di ricchezza, di vendetta e d'ira, cioè, semplicemente, le brame cattive. Chi si accosta alla comunione, deve essersene sbarazzato e in questo stato toccare la vittima pura; non deve sentirsi costretto ad accedere, sbadato e attediato, perché è festa, né sentirsene impedito, anche se è fervoroso e preparato, perché non è festa. E' festa dar saggio di buone opere, è festa la pietà dell'animo, la purezza della vita: se hai ciò, sei sempre in festa e puoi sempre accostarti alla comunione. Per questo Paolo dice: Ciascuno esamini se stesso, e poi si accosti. Non comanda che qui uno esamini l'altro, ma che ciascuno esamini se stesso ed emetta un giudizio non pubblico, dopo essersi scandagliato non alla presenza di testimoni.

    Omelie sulla prima lettera a Timoteo, 5,3

    Ora, poiché avvenne una volta sola, fu forse una colpa più lieve? Anche Giuda tradì una volta sola, e con ciò? Questo lo strappò forse alla condanna? Perché prendiamo come misura il tempo? Il tempo opportuno per accostarci al sacramento è la purezza di coscienza. Questo mistero celebrato a Pasqua non ha nulla di più di quello che ora celebriamo: è uno e identico; identica è la grazia dello Spirito: è sempre Pasqua! Sapete quello che dico, perché siete iniziati: il venerdì, il sabato, la domenica e nel giorno dei martiri, sempre lo stesso sacrificio viene offerto: Ogni volta che mangiate questo pane - è detto - e bevete questo calice annunciate la morte del Signore (1Cor 11,26). L'Apostolo non ha circoscritto il sacrificio a un tempo determinato. "Ma perché dunque si parla di Pasqua?" dice qualcuno. Perché in quel tempo Cristo patì per noi. Dunque nessuno si accosti al sacramento allora in modo diverso da ora. Unica è la potenza, unica la dignità e la grazia, unico e identico il Corpo: quello non è più santo di questo né questo è minore di quello. Lo sapete bene anche voi: nulla di nuovo vedete a Pasqua, se non l'ornamento esteriore della chiesa e una folla più imponente. Invero quei giorni hanno qualcosa di più in quanto rappresentano la vita d'inizio della nostra salvezza, il momento nel quale Cristo si è immolato; ma in rapporto ai sacri misteri non hanno nessuna prerogativa speciale.

     

    San Gaudenzio di Brescia, Discorsi, 2

    Sacramento pasquale

    "Gustate e vedete com'è buono il Signore" (Sal 33,9)

    Quando Gesù diede ai suoi discepoli il pane e il vino consacrati, disse: Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue (Mt 26,26-28). Fidiamoci di colui al quale abbiamo creduto. Cristo, che è la verità, non può mentire...

    La notte in cui fu tradito per essere crocifisso, Gesù ci ha lasciato in dono, come eredità del suo nuovo testamento, proprio questo pegno della sua presenza. Noi ne siamo nutriti e fortificati durante il viaggio di questa nostra vita, fino a che lasceremo il mondo presente e arriveremo a lui. Per questo il Signore diceva: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita (Gv 6,64). Ha voluto infatti che la sua opera di salvezza continuasse in mezzo a noi; ha voluto che le anime si santificassero nel suo sangue, partecipando sacramentalmente alla sua passione. Perciò ordina ai suoi discepoli fedeli - i primi sacerdoti istituiti per la Chiesa - di tenere continuamente vivi questi misteri della vita eterna; e tutti i sacerdoti sparsi nelle chiese del mondo intero li devono celebrare fino al giorno della venuta di Cristo. Così tutti noi, sacerdoti e popolo dei fedeli, abbiamo ogni giorno davanti agli occhi la figura della passione di Cristo, la teniamo fra le mani, ce ne nutriamo e la portiamo nel nostro petto: il ricordo della nostra redenzione non può dunque mai cancellarsi in noi, e abbiamo sempre a nostra portata il dolce rimedio che ci proteggerà per sempre contro il veleno del diavolo. A questo ci invita lo Spirito Santo: Gustate e vedete com'é buono il Signore...

    Sappiamo che il pane, composto di molti grani di frumento ridotti in farina e impastati con acqua, deve passare attraverso il fuoco per giungere alla sua perfezione. Non è fuori luogo vedere in questo una figura del corpo di Cristo: sappiamo infatti che il suo unico corpo è formato dalla moltitudine di tutto il genere umano, e portato a compimento dal fuoco dello Spirito Santo. Gesù è nato dallo Spirito: e poiché in lui doveva compiersi ogni giustizia, è entrato nell'acqua del battesimo per consacrarla, uscendo poi dal Giordano pieno di Spirito Santo, quello Spirito che era disceso su di lui in forma di colomba. Così infatti dice l'evangelista: Gesù, ripieno di Spirito Santo, tornò dalle rive del Giordano (Lc 4,1). Allo stesso modo, il sangue di Cristo è un vino che, tratto dai numerosi acini di un'uva raccolta nella vigna da lui stesso piantata, viene premuto nel torchio della croce e fermenta per virtù propria, come in un'anfora, nel cuore di coloro che lo bevono con fede.

    Questo sacrificio salvifico della Pasqua, riceviamolo insieme con tutta la sete religiosa del nostro cuore, noi che siamo fuggiti dall'Egitto e dalla tirannia diabolica. Così il più intimo del nostro essere sarà santificato dallo stesso Gesù Cristo nostro Signore, che noi crediamo presente nei suoi sacramenti. La sua potenza inestimabile rimane in eterno.

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    00 6/6/2012 8:56 AM

    San Cirillo alessandrino, Commento al vangelo di Giovanni, 11,11

    Unità con Dio, unità tra di noi

    Perché arrivassimo all'unità con Dio e tra noi - fino ad essere uno solo, pur restando distinti gli uni dagli altri nel corpo e nell'anima - il Figlio di Dio ha escogitato un mezzo concepito dalla sapienza e dal consiglio del Padre che gli appartengono. Benedice quelli che credono in lui facendoli misticamente partecipi di un solo corpo, il suo. Li incorpora così a sé e gli uni agli altri. Chi separerà quelli che sono stati uniti da questo santo corpo nell'unità di Cristo, o li allontanerà da quella unione di natura che hanno tra loro? Infatti se abbiamo parte a un solo pane, noi diveniamo tutti un solo corpo (1Cor 10,17). Cristo non può essere diviso. Per questo, sia la Chiesa che noi, sue membra diverse, siamo chiamati corpo di Cristo secondo l'espressione di san Paolo (cf. Ef 5,30). Siamo tutti riuniti all'unico Cristo per mezzo del suo santo corpo; e poiché lo riceviamo da lui, uno e indivisibile nei nostri corpi, è a lui più che a noi stessi che le nostre membra si uniscono...

    Per l'unità nello Spirito la nostra riflessione sarà uguale, e diremo che avendo ricevuto tutti un solo e medesimo Spirito, lo Spirito Santo, siamo in qualche modo mescolati gli uni agli altri e a Dio. Infatti, benché formiamo una moltitudine di individui e Cristo stabilisca in ciascuno di noi lo Spirito del Padre e suo, non c'è tuttavia che un solo Spirito indivisibile che unisce in lui i singoli spiriti, distinti tra loro per la loro esistenza individuale, facendoli essere per così dire un solo spirito in lui.

    Come la potenza della santa carne [di Cristo] unifica in un solo corpo coloro nei quali è entrata, così lo Spirito di Dio, uno e indivisibile, abita in tutti e ci unisce tutti in una unità spirituale. Da ciò questo appello di san Paolo: Con tutta umiltà e mansuetudine, con longanimità, sopportatevi gli uni gli altri caritatevolmente; studiate di conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace. C'è un solo corpo e un solo spirito, come una sola è fa speranza a cui siete stati chiamati per la vostra vocazione. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo; un solo Dio e Padre di tutti, che è sopra tutti, opera in tutti ed è in tutti (Ef 4,2-6).

    Se l'unico Spirito abita in noi, il Dio unico, Padre di tutti, sarà in noi e condurrà, per mezzo del Figlio suo all'unità vicendevole e all'unione con lui tutti quelli che partecipano dello Spirito.

    San Fulgenzio di Ruspe, Regola della vera fede, 19

    L'Eucaristia, compimento dei sacrifici antichi

    Ritieni con somma fermezza e non dubitare affatto che lo stesso Verbo di Dio, unigenito e fatto carne, offrì se stesso per noi in sacrificio e ostia a Dio, in odore di soavità (cf. Ef 5,2). A lui, al tempo dell'Antico Testamento, insieme con il Padre e lo Spirito Santo, venivano sacrificati gli animali, dai patriarchi, dai profeti e dai sacerdoti; a lui ora, ai tempi del Nuovo Testamento, insieme con il Padre e lo Spirito Santo - con i quali egli ha l'identica natura divina - la santa Chiesa cattolica non cessa di offrire su tutta la terra, in fede e amore, il sacrificio del pane e del vino. Quelle vittime carnali erano una raffigurazione della carne di Cristo che egli, senza peccato, avrebbe immolato per i nostri peccati, e del sangue che avrebbe sparso in remissione dei nostri peccati.

    Questo sacrificio invece è un ringraziamento e una commemorazione della carne di Cristo che egli offrì per noi, e del sangue che Dio stesso versò per noi. Di lui dice il beato Paolo negli Atti degli apostoli: Badate a voi e a tutto il gregge, in cui lo Spirito Santo vi ha posti come sovrintendenti per reggere la Chiesa di Dio, che ha acquistato con il suo sangue (At 20,28). Quei sacrifici dunque rappresentavano simbolicamente ciò che a noi sarebbe stato donato; questo sacrificio invece mostra chiaramente ciò che ci è già stato donato. Quei sacrifici annunciavano che il Figlio di Dio sarebbe stato ucciso per i peccatori, questo invece annuncia che il Figlio di Dio è già stato ucciso per i peccatori, come attesta l'Apostolo che Cristo, quando noi eravamo ancora infermi, a tempo opportuno, è morto per gli empi (Rm 5,6) e che quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio (Rm 5,10).

    Contro Fabio, 28,16-21 - Eucaristia ed epiclesi

    Se sai in che cosa consiste l'offerta del sacrificio, comprenderai anche perché imploriamo la venuta dello Spirito Santo... Secondo la testimonianza dell'apostolo Paolo, il sacrificio è offerto per annunciare la morte del Signore e rinnovare il memoriale di colui che ha dato la vita per noi. Il Signore stesso aveva detto: Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici (Gv 15,13). Poiché Cristo è morto per noi per amore, quando facciamo memoria della sua morte al momento del sacrificio, domandiamo che l'amore ci sia donato con la venuta dello Spirito Santo. Avendo ricevuto la grazia dello Spirito Santo supplichiamo, per l'amore stesso che ha spinto Cristo a lasciarsi crocifiggere per noi, di poter essere crocifissi al mondo e imitare la morte del Signore per camminare in una vita nuova...

    Così tutti i fedeli che amano Dio e il prossimo, anche se non bevono il calice di una passione corporale, bevono però il calice della carità del Signore... Perché beve il calice del Signore soltanto chi conserva la sua santa carità, senza la quale non serve a nulla abbandonare il proprio corpo alle fiamme. Il dono della carità ci dà il potere di essere in realtà ciò che celebriamo misticamente nel sacrificio. E' quanto intende dire l'Apostolo quando afferma: Essendo un solo pane, noi siamo un corpo solo sebbene in molti, partecipando tutti allo stesso pane (1Cor 10,17).

    A chiedere questo durante il santo sacrificio, ci stimola l'esempio del nostro Salvatore che desidera che noi, commemorando la sua morte, chiediamo ciò che egli stesso, il vero sacerdote, ha domandato per noi nell'ora della morte, dicendo: Padre santo, conservali nel tuo nome, che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi. E poco dopo aggiunge. Non per questi soltanto io prego, ma anche per quelli che crederanno grazie alla loro parola, in me, perché tutti siano una cosa sola, come tu Padre sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato (Gv 17,11.20-21). Così, quando offriamo il corpo e il sangue di Cristo, chiediamo ciò che egli ha domandato per noi quando ha voluto offrirsi per noi.

    Rileggi il Vangelo e troverai che il nostro Redentore, appena terminata questa preghiera, entrò nell'orto dove fu arrestato dai giudei. Il Salvatore la pronunciò per coloro che credevano in lui, dopo la cena, durante la quale diede ai suoi discepoli il sacramento del suo corpo e del suo sangue. Ci mostrò così che nel momento del sacrificio dobbiamo domandare innanzi tutto ciò che egli, pontefice sommo, si è degnato di chiedere quando istituì il suo sacrificio. Ora, ciò che domandiamo, cioè l'unità nel Padre e nel Figlio, lo riceviamo con l'unità della grazia spirituale che l'Apostolo ci comanda di conservare con cura, quando dice: Sopportatevi a vicenda nella carità, cercando di conservare l'unità dello Spirito nel vincolo della pace (Ef 4,2-3). Per questo domandiamo che lo Spirito Santo venga a darci la carità..

     

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    00 7/1/2014 7:27 PM
    " Quando ti avvicini alla comunione, non avere le palme delle mani distese nè le dita disgiunte, ma fa della mano sinistra UN TRONO per la tua mano destra, poichè questa DEVE RICEVERE IL RE, e nel concavo della palma, ricevi degnamente IL CORPO DI CRISTO dicendo "Amen"!
    Santifica, dunque, accuratamente il tuoi occhi mediante il contatto con il Corpo Santo, poi prendilo con rispetto e fa attenzione A NON PERDERNE NULLA... Dopo esserti comunicato al Corpo di Cristo, aspettando l'orazione comune, rendi grazie a Dio in silenzio, che ti stimò degno di così grande Mistero".....


    Questo scritto appartiene a SAN CIRILLO DI GERUSALEMME Dottore della Chiesa nato nell'anno 315, morto nell'anno 386.
    Le Catechesi di S. Cirillo ci sono pervenute, grazie alla trascrizione di uno stenografo, nell'integra genuinità e semplicità con cui il santo vescovo le comunicava alla comunità cristiana nei tre principali santuari di Gerusalemme, cioè, negli stessi luoghi della redenzione, nei quali, secondo l'espressione del predicatore, non solo si ascolta, ma «si vede e si tocca».