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4.5 La Legge e il Vangelo 

31. Insieme confessiamo che l’uomo viene giustificato nella fede nel Vangelo, «indipendentemente dalle opere della Legge» (Rm 3, 28). Cristo ha portato a compimento la Legge e l’ha superata quale via alla salvezza mediante la sua morte e risurrezione. Parimenti confessiamo che i comandamenti di Dio rimangono in vigore per il giustificato e che Cristo nella sua parola e nella sua vita esprime la volontà di Dio, che è anche per il giustificato la norma del suo agire. 

32. I luterani fanno notare che la distinzione tra Legge e Vangelo nonché la loro retta interrelazione sono essenziali per comprendere la giustificazione. La Legge, nella sua accezione teologica, è esigenza e accusa ; ogni uomo, anche il cristiano in quanto peccatore, è soggetto a tale esigenza e accusa vita natural durante e la legge svela i suoi peccati, affinché egli possa, nella fede al Vangelo, rivolgersi pienamente in Cristo alla misericordia di Dio, la sola che possa giustificarlo.

33. Poiché la Legge quale via per giungere alla salvezza è stata portata a compimento e superata dal Vangelo, i cattolici possono dire che Cristo non è un legislatore nel senso di Mosé. Sottolineando che il giustificato è tenuto all’osservanza dei comandamenti di Dio, i cattolici non negano che la grazia della vita eterna è stata misericordiosamente promessa ai figli di Dio mediante Gesù Cristo [18] (cfr. Fonti del cap. 4.5).

 

4.6    La certezza della salvezza 

34. Insieme confessiamo che i credenti possono fare affidamento sulla misericordia e sulle promesse di Dio. Anche nella loro debolezza e nelle molteplici minacce che mettono in pericolo la loro fede, essi possono contare, in forza della morte e della resurrezione di Cristo, sulla promessa efficace della grazia di Dio nella Parola e nel sacramento ed essere così certi di questa grazia. 

35. I riformatori hanno accentuato in modo particolare il fatto che, nella prova, il credente non deve rivolgere lo sguardo a se stesso, ma a Cristo e fare affidamento in modo totale soltanto su di lui. Riponendo così la sua fiducia nella promessa di Dio, egli è certo della sua salvezza, mentre non ne è mai certo se guarda a se stesso. 

36. I cattolici possono condividere l’orientamento dei riformatori che consiste nel fondare la fede sulla realtà oggettiva della promessa di Cristo, a prescindere dalla personale esperienza e nel confidare unicamente nella promessa di Cristo (cfr. Mt 16, 19 ; 18, 18). Con il Concilio Vaticano II, i cattolici affermano che credere significa abbandonarsi interamente a Dio,[19] che ci libera dalle tenebre del peccato e della morte e ci desta alla vita eterna.[20] In questo senso l’uomo non può credere in Dio e contemporaneamente ritenere che la sua promessa non è affidabile. Nessuno può dubitare della misericordia di Dio e del merito di Cristo, allorché ciascuno può temere per la sua salvezza se considera le sue debolezze e le sue mancanze. Il credente, proprio conoscendo i suoi fallimenti, può essere certo che Dio vuole la sua salvezza (cfr. fonti del cap. 4.6). 

 

4.7 Le buone opere del giustificato 

37. Insieme confessiamo che le buone opere — una vita cristiana nella fede nella speranza e nell’amore — sono la conseguenza della giustificazione e ne rappresentano i frutti. Quando il giustificato vive in Cristo e agisce nella grazia che ha ricevuto, egli dà, secondo un modo di esprimersi biblico, dei buoni frutti. Tale conseguenza della giustificazione è per il cristiano anche un dovere da assolvere, in quanto egli lotta contro il peccato durante tutta la sua vita ; per questo motivo Gesù e gli scritti apostolici esortano i cristiani a compiere opere d’amore. 

38. Secondo la concezione cattolica, le buone opere, compiute per mezzo della grazia e dell’azione dello Spirito Santo, contribuiscono ad una crescita nella grazia, di modo che la giustizia ricevuta da Dio è preservata e la comunione con Cristo approfondita. Quando i cattolici affermano il «carattere meritorio» delle buone opere, essi intendono con ciò che, secondo la testimonianza biblica, a queste opere è promesso un salario in cielo. La loro intenzione è di sottolineare la responsabilità dell’uomo nei confronti delle sue azioni, senza contestare con ciò il carattere di dono delle buone opere, e tanto meno negare che la giustificazione stessa resta un dono immeritato della grazia. 

39. Anche nei luterani si riscontra il concetto di una preservazione della grazia e di una crescita nella grazia e nella fede. Anzi, essi sottolineano che la giustizia in quanto accettazione per mezzo di Dio e partecipazione alla giustizia di Cristo, è sempre perfetta. Al tempo stesso affermano che i suoi effetti possono crescere nella vita cristiana. Considerando le buone opere del cristiano come «frutti» e «segni» della giustificazione e non «meriti» che gli sono propri, essi comprendono, allo stesso modo, conformemente al Nuovo Testamento, la vita eterna come «salario» immeritato nel senso del compimento della promessa di Dio ai credenti (cfr. Fonti del cap. 4.7). 

 

5. L’importanza e la portata del consenso raggiunto 

40. La comprensione della dottrina della giustificazione esposta in questa Dichiarazione mostra l’esistenza di un consenso tra luterani e cattolici su verità fondamentali di tale dottrina della giustificazione. Alla luce di detto consenso sono accettabili le differenze che sussistono per quanto riguarda il linguaggio, gli sviluppi teologici e le accentuazioni particolari che ha assunto la comprensione della giustificazione, così come esse sono state descritte sopra nei numeri 18-39. Per questo motivo l’elaborazione luterana e l’elaborazione cattolica della fede nella giustificazione sono, nelle loro differenze, aperte l’una all’altra e tali da non invalidare di nuovo il consenso raggiunto su verità fondamentali. 

41. Con ciò, le condanne dottrinali del XVI secolo, nella misura in cui esse si riferiscono all’insegnamento della giustificazione, appaiono sotto una nuova luce : l’insegnamento delle Chiese luterane presentato in questa Dichiarazione non cade sotto le condanne del Concilio di Trento. Le condanne delle Confessioni luterane non colpiscono l’insegnamento della Chiesa cattolica romana così come esso è presentato in questa Dichiarazione. 

42. Con questo non si vuole tuttavia togliere nulla alla serietà delle condanne dottrinali legate alla dottrina della giustificazione. Alcune di esse non erano semplicemente senza fondamento. Per noi, esse mantengono «il significato di salutari avvertimenti» di cui dobbiamo tenere conto nella dottrina e nella prassi. [21] 

43. Il nostro consenso su verità fondamentali della dottrina della giustificazione deve avere degli effetti e trovare un riscontro nella vita e nell’insegnamento delle Chiese. Al riguardo permangono ancora questioni, di importanza diversa, che esigono ulteriori chiarificazioni. Esse riguardano, tra l’altro, la relazione esistente tra Parola di Dio e insegnamento della Chiesa, l’ecclesiologia, l’autorità nella Chiesa e la sua unità, il ministero e i sacramenti, ed infine la relazione tra giustificazione e etica sociale. Siamo convinti che la comprensione comune da noi raggiunta offra la base solida per detta chiarificazione. Le Chiese luterane e la Chiesa cattolica si adopereranno ad approfondire la comprensione comune esistente affinché essa possa dare i suoi frutti nell’insegnamento e nella vita ecclesiale.

44. Ringraziamo il Signore per questo passo decisivo verso il superamento della divisione ecclesiale. Preghiamo lo Spirito Santo affinché egli continui a guidarci verso quell’unità visibile che è la volontà di Cristo.

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Fonti per la Dichiarazione congiunta 
sulla giustificazione
 

Nelle sezioni III e IV della Dichiarazione congiunta si riprendono formulazioni di diversi dialoghi luterani-cattolici. In dettaglio, si tratta dei seguenti documenti : 

- Commissione Mista Internazionale cattolica-luterana, Dichiarazione comune Tutti sotto uno stesso Cristo sulla Confessio Augustana; EO 1/1405ss; 

- Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum..., edizioni 32-36; 

- Denzinger-Hünermann, Enchiridion Symbolorum..., dalla 37.ma edizione, bilingue; 

- H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, ed. bilingue a cura di P. Hünermann, EDB, Bologna 1995; 

- Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Gutachten zur Studie «Lehrverurteilungen - kirchentrennend? (Parere sullo studio Lehrverurteilungen - kirchentrennend ?), Vaticano 1992 (testo non pubblicato); 

- Commissione cattolica-luterana negli Stati Uniti, Giustificazione per fede, 1983; EO2/2759ss; 

- K. Lehmann, W. Pannenberg (a cura di), Lehrverurteilungen - kirchentrennend?  I. Rechtfertigung, Sakramente und Amt im Zeitalter der Reformation und heute, Freiburg 1986; 

- «Presa di posizione» della Commissione congiunta tra la Chiesa evangelica luterana unita di Germania ed il Comitato nazionale tedesco della Federazione Luterana Mondiale a riguardo del documento «Lehrverurteilungen - kirchentrennend?»:Stellungnahme zum Dokument «Lehrverurteilungen - kirchentrennend?» (13 settembre 1991), in «Lehrverurteilung im Gespräch», a cura dell’Ufficio della Conferenza di Arnoldshaim, del Segretariato della Chiesa evangelica in Germania e del Segretariato luterano della Chiesa evangelica luterana unita di Germania, Frankfurt 1993, 57-160; 

Su 3. La comprensione comune della giustificazione, nn. 17 et 18: cf. soprattuttoLehrverurteilungen, 75 e Stellungnahme, 95. 

- «Un tipo di giustificazione incentrata sulla fede e concepita in senso giuridico è di importanza determinante in Paolo e, in un certo senso, per la Bibbia nella sua totalità, anche se non è affatto l’unico concetto usato dalla Bibbia o da Paolo per rappresentare l’opera salvifica di Dio» (Giustificazione per fede, n. 146; EO 2/2906). 

- «I cattolici, così come i luterani, possono riconoscere la necessità di verificare le pratiche, le strutture e le teologie della chiesa nella misura in cui esse favoriscono o ostacolano “la proclamazione delle promesse libere e misericordiose di Dio in Cristo Gesù, che possono essere accolte in modo giusto solo mediante la fede (cf. sopra, n. 28)”» (Giustificazione per fede, n. 153; EO 2/2913).

Sull’«affermazione fondamentale» (Giustificazione per fede, n. 157; cfr. n. 4 (EO2/2917), si dice: 

- «Questa affermazione, come la dottrina della Riforma sulla giustificazione per sola fede costituisce il criterio per giudicare tutte le pratiche, le strutture e le tradizioni della chiesa proprio perché esso è in analogia a “Cristo solo” (solus Christus). Soltanto in lui, in ultima analisi, si deve riporre ogni fiducia quale unico mediatore per mezzo del quale Dio, nello Spirito Santo, effonde i suoi doni di salvezza. I partecipanti a questo dialogo affermano che tutti gli insegnamenti, le pratiche e i riti cristiani dovrebbero realizzarsi in modo da promuovere “l’obbedienza della fede” (Rm 1, 15) nell’azione salvifica di Dio, in Cristo Gesù solo e per mezzo dello Spirito Santo, per la salvezza dei fedeli e a lode e onore del Padre celeste» (Giustificazione per fede, n. 160; EO 2/2920). 

- «Perciò la giustificazione, e soprattutto il suo fondamento biblico, conserva per sempre nella chiesa una funzione specifica: quella di mantenere viva nella coscienza dei cristiani la consapevolezza che noi peccatori viviamo unicamente grazie all’amore misericordioso di Dio, che noi possiamo soltanto accettare che egli effonda su di noi, ma che in alcun modo possiamo “meritare”, seppure in una qualche forma limitata, né possiamo vincolare a condizioni previe o a postcondizioni che dipendessero da noi. La “giustificazione” diventa così il termine critico di paragone per valutare in ogni momento se una concreta interpretazione della nostra relazione a Dio possa o meno essere considerata “cristiana”. Essa diventa al tempo stesso per la chiesa il termine critico di paragone per valutare costantemente se il suo annuncio e la sua prassi corrispondono a ciò che le è stato donato dal suo Signore» (Lehrverurteilungen, 75). 

- «L’accordo sul fatto che la giustificazione è importante non solo come insegnamento particolare nell’insieme degli insegnamenti delle nostre Chiese in materia di fede, ma anche come termine critico di paragone per la loro dottrina e la loro prassi, costituisce, dal punto di vista luterano, un progresso fondamentale nel dialogo ecumenico tra le nostre chiese, tanto fondamentale da non essere mai abbastanza sottolineato» (Stellungnahme, 95, cf. 157). 

- Per i luterani e i cattolici la giustificazione occupa certamente un diverso posto nella “hierarchia veritatum”; tuttavia gli uni e gli altri concordano del ritenere che la giustificazione trovi la sua specifica funzione nel fatto di essere un termine critico di paragone “in base al quale poter valutare in ogni momento se una concreta interpretazione della nostra relazione a Dio possa o meno essere considerata ‘cristiana’. Essa diventa al tempo stesso per la Chiesa il termine critico di paragone in base al quale costantemente valutare se il suo annuncio e la sua prassi corrispondono a ciò che le è stato affidato dal suo Signore”. Ma l’importanza criteriologica della giustificazione nell’ambito della dottrina dei sacramenti, dell’ecclesiologia, e dell’etica richiede studi più approfonditi» (Gutachten, 106s). 

Su 4.1. Incapacità e peccato dell’uomo di fronte alla giustificazione, nn. 19-21; cf. soprattutto Lehrverurteilungen, 48ss, 53; Stellungnahme, 77-81; 53s. 

- «Coloro che sono dominati dal peccato non possono far niente per meritare la giustificazione, che è dono gratuito della grazia di Dio. Perfino i prodromi della giustificazione, per esempio il pentimento, la preghiera per ottenere la grazia e il desiderio del perdono, devono essere un’opera di Dio in noi» (Giustificazione per fede, n. 156, 3; EO 2/2916). 

- «Per entrambi non si tratta di negare un vero coinvolgimento dell’uomo... Tuttavia una risposta non è un’”opera”. La risposta della fede è essa stessa operata dalla Parola della promessa che non può essere ottenuta con la forza e che giunge all’uomo dal di fuori. Vi può essere “cooperazione” soltanto nel senso che il cuore sta presso la fede quando la Parola lo raggiunge e suscita la fede» (Lehrverurteilungen, 53, 12-22). 

- «I canoni 4, 5, 6 e 9 del concilio di Trento esprimono ancora una significativa differenza circa la giustificazione soltanto se la dottrina luterana basa la relazione tra Dio e la sua creatura nella giustificazione sottolineando tanto fortemente il “monergismo” divino o la sola azione di Cristo da escludere nella giustificazione la funzione essenziale della libera accettazione della grazia di Dio da parte dell’uomo, libera accettazione che è essa stessa un dono di Dio» (Gutachten, 25). 

«Dal punto di vista luterano, la rigorosa sottolineatura della passività dell’uomo nella sua giustificazione non ha mai inteso negare il suo pieno coinvolgimento personale nella fede, ma soltanto escludere ogni cooperazione nell’evento stesso della giustificazione. Quest’ultima è solo opera di Cristo, solo opera della grazia» (Stellungnahme, 84, 3-8). 

Su 4.2. Giustificazione come perdono dei peccati e azione che rende giusti, nn. 22-24; cf. Giustificazione per fede, nn. 98-101; EO 2/2858-2861; Lehrverurteilungen, 53ss;Stellungnahme, 74ss; cf. anche le citazioni a 4.3. 

- «Mediante la giustificazione siamo a un tempo dichiarati e resi giusti. La giustificazione, quindi, non è una finzione giuridica. Dio, nel giustificare, opera ciò che promette; egli perdona il peccato e ci rende veramente giusti» (Giustificazione per fede, n. 156, 5; EO 2/2916). 

- «(...) la teologia riformata non trascura ciò che la dottrina cattolica sottolinea, cioè il carattere che crea e rinnova dell’amore di Dio. Né essa afferma (...) l’impotenza di Dio di fronte a un peccato che, nella giustificazione, è “semplicemente” perdonato, senza tuttavia sottrarre a questo peccato il potere che esso ha di separare il peccatore da Dio» (Lehrverurteilungen, 55, 25-29). 

- «(...) questa [la dottrina luterana] non ha mai compreso “il computo della giustizia di Cristo” come privo di conseguenze nella vita del credente, poiché la parola di Cristo opera ciò che dice. Di conseguenza, la dottrina luterana non comprende la grazia come un favore accordato da Dio, bensì e assolutamente come forza efficace (...) Infatti, “dove c’è perdono dei peccati c’è anche vita e salvezza”» (Stellungnahme, 86, 15-23). 

- «(...) la teologia cattolica non trascura ciò che la teologia evangelica sottolinea, cioè il carattere della grazia personale e legato alla parola; né ritiene la grazia come un qualcosa che l’uomo ha concretamente a sua disposizione, seppure come possesso che gli è donato» (Lehrverurteilungen, 55, 21-24). 

Su 4.3. Giustificazione mediante la fede e per grazia, nn. 25-27; cf. soprattuttoGiustificazione per fede, nn. 105ss; EO 2/2865ss; Lehrverurteilungen, 56-59;Stellungnahme, 87-90. 

- «Se si traduce da una lingua all’altra, il discorso dei riformatori sulla giustificazione per fede corrisponde al discorso dei cattolici sulla giustificazione per grazia mentre, ciò che la dottrina riformata esprime con il termine “fede” corrisponde in sostanza a ciò che la dottrina cattolica compendia, sulla scia di 1 Cor 13, 13, nella triade “fede, speranza e carità”» (Lehrverurteilungen, 59, 5-15). 

- «Sottolineiamo che la fede nel senso del primo comandamento è anche amore per Dio e speranza in lui che si esprime nell’amore per il prossimo» (Stellungnahme, 89, 8-11). 

- «I cattolici (...) analogamente ai luterani, insegnano che niente di ciò che precede il dono gratuito della fede merita la giustificazione e che tutti i doni di salvezza di Dio provengono soltanto da Cristo» (Giustificazione per fede, n. 105; EO 2/2865). 

- «I riformatori comprendono (...) la fede come perdono e comunione con Cristo operati dalla stessa parola di promessa. Questo è il fondamento del nuovo essere, attraverso il quale la carne del peccato è morta e l’uomo nuovo ha la vita in Cristo (sola fide per Christum). Ma anche se una tale fede rinnova necessariamente l’uomo, il cristiano non basa la sua fiducia sulla sua nuova vita, ma unicamente sulla promessa della grazia di Dio. L’accettazione nella fede di tale promessa da parte dell’uomo è sufficiente, se la “fede” viene intesa come “fiducia nella promessa” (fides promissionis)» (Lehrverurteilungen, 56, 18-26). 

- Cf. concilio di Trento, sess. 6, c. 7: «(...) Ne consegue che nella stessa giustificazione l’uomo, insieme alla remissione dei peccati, riceve per mezzo di Gesù Cristo, sul quale egli è innestato, tutti questi doni infusi: fede, speranza e carità» (Denz 1530). 

- «Secondo la concezione evangelica, la fede che aderisce incondizionatamente alla promessa di Dio nella Parola e nel sacramento è sufficiente per essere giustificati davanti a Dio, cosicché il rinnovamento dell’uomo, senza il quale non può esservi fede, non apporta, da parte sua, alcun contributo alla giustificazione» (Lehrverurteilungen, 59, 19-23). 

- «Come luterani restiamo fedeli alla distinzione fra giustificazione e santificazione, fra fede e opere. Distinguere non vuole dire tuttavia separare» (Stellungnahme, 89, 6-8). 

- «La dottrina cattolica concorda con la posizione riformata secondo cui il rinnovamento dell’uomo non apporta alcun “contributo” alla giustificazione, né tantomeno un contributo di cui egli potrebbe valersi davanti a Dio (...) Tuttavia la dottrina cattolica si sente in obbligo di sottolineare il rinnovamento dell’uomo per mezzo della grazia giustificante in modo da confessare così la potenza rigeneratrice di Dio, intendendo indubbiamente che tale rinnovamento nella fede, nella speranza e nella carità non è altro che la risposta alla grazia insondabile di Dio. 

- «La dottrina cattolica non è più in contrasto con noi nella misura in cui essa sottolinea: - che “la grazia deve essere compresa in senso personale e legata alla parola”; - che il rinnovamento altro non è se non la risposta suscitata dalla parola stessa di Dio; e - che “il rinnovamento dell’uomo non dà nessun contributo alla giustificazione, anzi che esso non è un contributo al quale l’uomo potrebbe fare appello davanti a Dio”» (Stellungnahme, 89, 12-21). 

Su 4.4. L’essere peccatore del giustificato, nn. 28-31; cf. soprattutto Giustificazione per fede, nn. 102ss; EO 2/2862; Lehrverurteilungen, 50-53; Stellungnahme, 81ss. 

- «Per quanto giuste e sante, esse [le persone giustificate] cadono di tanto in tanto nei peccati della vita quotidiana. In più, l’azione dello Spirito non esime i credenti dalla lotta di tutta una vita contro le tendenze peccaminose. La concupiscenza e gli altri effetti del peccato originale e personale, secondo la dottrina cattolica, continuano a sussistere nella persona giustificata, la quale deve quindi pregare Dio ogni giorno per chiedere perdono» (Giustificazione per fede, n. 102; EO 2/2862). 

- «La dottrina tridentina e quella riformata concordano nell’affermare che il peccato originale come anche la concupiscenza che rimane, sono in opposizione a Dio (...), e oggetto della lotta di tutta una vita contro il peccato (...); esse concordano nell’affermare che, dopo il battesimo, nel giustificato la concupiscenza non separa più l’uomo da Dio, cioè, in linguaggio tridentino, non è più “peccato in senso vero e proprio” e, in linguaggio luterano, è “peccatum regnatum” (peccato dominato)» (Lehrverurteilungen, 52, 14-24). 

- «Si tratta ora di chiedersi in che modo si possa parlare di peccato nei giustificati, senza limitare la realtà della salvezza. Mentre la parte luterana esprime questa tensione con l’espressione “peccato dominato” (peccatum regnatum), che presuppone la dottrina del cristiano come “giusto e peccatore al tempo stesso” (simul iustus et peccator), la parte cattolica ha pensato di poter salvaguardare la realtà della salvezza limitandosi a negare il carattere peccaminoso della concupiscenza. Un significativo avvicinamento delle posizioni a proposito di questa questione è raggiunto nel documento Lehrverurteilungen dove la concupiscenza che resta nel giustificato è descritta come “opposizione a Dio” ed è pertanto qualificata come peccato» (Stellungnahme, 82, 29-39). 

Su 4.5. Legge e Vangelo, nn. 32-34: 

- Secondo l’insegnamento paolino qui si tratta della legge giudaica quale via alla salvezza. Essa è stata portata a compimento e superata in Cristo. E’ così che va intesa questa affermazione e la conseguenza che ne deriva. 

- Sui canoni 19s del concilio di Trento Stellungnahme (89, 28-36) afferma quanto segue: «Ovviamente, i dieci comandamenti valgono per il cristiano, come si dice in molti passi degli scritti confessionali (...) L’affermazione del can. 20, secondo cui l’uomo è tenuto all’osservanza dei comandamenti di Dio, non ci tocca; ci tocca invece l’affermazione dello stesso can. 20, secondo cui la fede possiede un potere santificante solo a condizione che si osservino i comandamenti. Ciò che il canone afferma riguardo ai comandamenti della chiesa non fa problema se questi comandamenti si limitano a esprimere e inculcare i comandamenti di Dio; in caso contrario, la cosa farebbe problema».

Su 4.6. Certezza della salvezza, nn. 35-37; cf. soprattutto Lehrverurteilungen, 59-63;Stellungnahme, 90ss. 

- «La domanda è come può e deve vivere l’uomo davanti a Dio, nonostante le sue debolezze e con le sue debolezze» (Lehrverurteilungen, 60, 5s). 

- «Fondamento e punto di partenza (dei riformatori)... sono: l’affidabilità e la sufficienza della promessa di Dio e del potere della morte e risurrezione di Cristo; la debolezza umana e la minaccia che essa costituisce per la fede e per la salvezza (Lehrverurteilungen, 67, 17-20). 

- Anche il concilio di Trento sottolinea che è necessario credere «che i peccati non sono rimessi, né lo sono mai stati, se non gratuitamente [cioè senza proprio merito] dalla divina misericordia a causa del Cristo» (Denz 1533) e che non si deve dubitare «della misericordia di Dio, dei meriti del Cristo, del valore e dell’efficacia dei sacramenti» (Denz 1534); il dubbio e l’incertezza sono ammissibili solo riguardo a se stessi. 

- «Lutero e i suoi sostenitori fanno un passo ulteriore. Esortano non solo a sopportare l’insicurezza, ma a distogliere lo sguardo da essa e ad assumere seriamente, in modo concreto e personale, la validità oggettiva dell’assoluzione che viene “dal di fuori” nel sacramento della confessione (...) Poiché Gesù ha detto: “Ciò che tu scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche nei cieli” (Mt 16, 19), il credente darebbe del bugiardo a Cristo se non si fidasse incrollabilmente del perdono di Dio conferito nell’assoluzione (...) Lutero come anche i suoi avversari sanno che questa fiducia può essere incerta dal punto di vista soggettivo, che la certezza (Gewißheit) del perdono non è sicurezza (Sicherheit, securitas) del perdono, ma questo non può diventare per così dire un altro problema: il credente deve distogliere lo sguardo da questo e rivolgerlo solo alla parola di perdono del Cristo» (Lehrverurteilungen, 60, 18-34). 

- «Oggi i cattolici possono accettare la preoccupazione dei riformatori di basare la fede sulla realtà oggettiva della promessa di Cristo: “Ciò che tu scioglierai sulla terra...” e rinviare i credenti alla parola che assicura il perdono dei peccati... [Non si deve condannare] l’originaria richiesta di Lutero di prescindere dall’esperienza personale e di confidare esclusivamente in Cristo e nella sua parola di perdono» (Gutachten, 27). 

- Una condanna reciproca circa il modo di comprendere la certezza della salvezza «può ancor meno essere giustificabile oggi - specie se la riflessione prende come base un concetto di fede biblicamente rinnovato. Infatti, può certamente accadere che un uomo perda o abbandoni la fede, rinunci all’abbandono di sé a Dio e alla sua promessa. Ma egli non può, in questo senso, credere e al tempo stesso ritenere che la promessa di Dio è inaffidabile. In questo senso vale ancora l’espressione di Lutero secondo cui la fede è certezza di salvezza» (Lehrverurteilungen, 62, 23-29). 

- Sulla concezione della fede del concilio Vaticano II cf. Dei Verbum, n. 5 (EV 1/877): «A Dio che rivela è dovuta l’”obbedienza della fede” (...) con la quale l’uomo si abbandona tutto a Dio liberamente, prestando “il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà a Dio che rivela”».  

- «La distinzione luterana fra la certezza (certitudo) della fede, che guarda unicamente a Cristo, e la sicurezza terrena (securitas), che si basa sull’uomo, non è stata ripresa con sufficiente chiarezza in Lehrverurteilungen (...) La fede non [riflette] mai su se stessa, ma [si basa] interamente su Dio, la cui grazia le viene attribuita attraverso la Parola e il sacramento, quindi dall’esterno (extra nos)» (Stellungnahme, 92, 2-9).