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PERCHE' POSSIAMO CREDERE CHE GESU' FU INVIATO DAL PADRE

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    00 12/19/2011 12:15 AM
    L’AMBASCIATORE DELLA RELIGIONE CRISTIANA: CRISTO LEGATO DIVINO
    Che cosa ci dice il Vangelo intorno a Gesù? Ci parla della sua VITA e della sua DOTTRINA. Da questa fonte storica, che ci dà una garanzia così sicura di verità, quale nessun libro può documentarci per qualsiasi altro personaggio della storia, vediamo in breve che cosa ha fatto e detto Gesù.
    LA SUA VITA
    In sintesi, dai Vangeli, intorno alla vita di Gesù troviamo, che nasce dalla Vergine Maria, Sposa di Giuseppe, per opera dello Spirito Santo. Nasce in una grotta a Betlemme, viene posto in una mangiatoia. Intanto gli Angeli annunziano la sua nascita: i Pastori vanno ad adorarlo, riconoscendolo come il Messia, cioè il Redentore aspettato. Così, poco tempo dopo i Magi, guidati da una Stella dall’oriente. Erode lo cerca a morte, ma Giuseppe, avvisato dall’Angelo, fugge con lui e sua Madre in Egitto, dove si trattiene fino alla morte di Erode. Torna in Palestina e precisamente a Nazareth nella Galilea. A dodici anni Gesù va al Tempio di Gerusalemme: Maria e Giuseppe lo smarriscono, e lo ritrovano nel Tempio dopo tre giorni di affannose ricerche. Resta a Nazareth fino a circa 30 anni, aiutando il padre putativo nell’umile lavoro di operaio e obbedendo a Maria e a Giuseppe.
    A trent’anni circa, comincia la sua vita pubblica. Lascia la casa e, ricevuto da Giovanni il Battesimo di penitenza, resta nel deserto per 40 giorni in continua orazione e digiuno. Comincia la sua predicazione passando da una città all’altra, percorrendo tutta la Palestina, e confermando la sua parola con numerosi miracoli. Nel primo anno della sua vita pubblica, predica prevalentemente nella Galilea, passa a Gerusalemme nella Giudea, e nella Samaria dove viene riconosciuto come Messia anche dal popoio di Sichem che si era staccato dagli Ebrei. Ritorna in Galilea, dove svolge il suo ministero per la maggior parte nella città di Cafarnao e lungo le rive del mare di Tiberiade, dove, fra i pescatori, sceglie i suoi apostoli, che lo seguono e vengono da Lui ammaestrati.
    Nel secondo anno, dapprima ancora in Galilea, promette a Pietro che lo farà capo della sua Chiesa, dopo che questi ha riconosciuto che Egli è il Messia e Figlio di Dio. Poi va nella Giudea e si trattiene specialmente a Gerusalemme, dove con la sua dottrina confonde i Farisei, gli Scribi e i Sacerdoti dell’Antico Testamento i quali hanno ridotto la religione a una osservanza esteriore senz’anima. Questi perciò sempre più si indispongono contro di Lui, che insegna la verità, e cominciano a odiarlo, desiderosi di sbarazzarsene.
    Nel terzo anno, prima passa dalla Transgiordania, poi torna nella Galilea. Da ultimo, nella Giudea, risuscita Lazzaro a Betania. Il livore dei nemici si accende sempre più, perché vedono che il popolo segue Gesù. Congiurano studiando di catturano ed ucciderlo, senza suscitare contro di sé stessi il furore popolare. Gesù, il giovedì, festa degli Azimi, celebra la Pasqua coi suoi discepoli e durante la cena istituisce la Eucaristia e il Sacerdozio. A notte prega e agonizza nel Getsemani, dove Giuda, l’apostolo traditore, conduce i soldati per catturarlo. Viene condotto prima dal Sommo Sacerdote, nel tribunale degli Ebrei. I falsi testimoni contro di Lui si contraddicono e finalmente, interrogato se Egli era il Figlio di Dio, alla sua affermazione si grida che ha bestemmiato, e con questa accusa di indole religiosa, viene condannato a morte.
    Ma gli Ebrei erano sotto la dominazione dei Romani, e non era sufficiente la loro sentenza. Allora lo conducono dal Procuratore Romano Ponzio Pilato. A lui non possono portare per la condanna la motivazione religiosa, quindi lo accusano di aver sobillato il popolo contro l’Imperatore. Pilato vede la sua innocenza e cerca di sottrarlo all’odio degli Ebrei. Lo fa flagellare, lo propone alla scelta per la liberazione con Barabba, ma non ha una parola decisa per liberare il Giusto, e lo condanna.
    Coronato di spine e carico della Croce, Gesù viene condotto al Calvario. Crocifisso, dopo tre ore di agonia muore, il venerdì. Al terzo giorno, come aveva predetto, risuscita, appare agli Apostoli e a molti altri. Si trattiene sulla terra 40 giorni durante i quali conferma gli Apostoli nella dottrina e nella fede: e finalmente, dopo aver conferito a Pietro la suprema potestà sulla sua Chiesa, e aver ordinato agli Apostoli di predicare il Vangelo in tutto il mondo, alla loro presenza, sale al Cielo.
    Anche da questa rapida sintesi della vita di Gesù, appare:
    a) la perfezione fisica di Gesù; ce l’attestano il suo digiuno, le grandi fatiche nei suoi viaggi apostolici e nella predicazione, cui spesso aggiungeva notti intere di preghiera, la fortezza con cui sostiene le pene della sua passione;
    b) la sua perfezione psicologica. Ce lo mostra la sua predicazione nei ragionamenti serrati con cui confondeva i Farisei, nella semplicità dell’insegnamento con cui, attraverso le parabole, faceva comprendere anche ai più umili, le verità più sublimi; la fortezza d’animo con cui sostiene ogni supplizio e ingiuria.
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    00 12/19/2011 12:16 AM
    LA SUA DOTTRINA
    L’insegnamento dato da Gesù ci mostra i caratteri essenziali della Religione che Egli presenta come necessaria e obbligatoria per gli uomini. Quando stava per salire al Cielo Egli diceva agli Apostoli: «Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in terra: Andate dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo insegnando loro quanto vi ho comandato (Mt. 28). Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, chi invece non crederà, sarà condannato» Mc. 16).
    Già in queste parole troviamo gli elementi della Religione. Si parla infatti di:
    1) - VERITA’ CHE DOBBIAMO CREDERE. Gesù Cristo ha insegnato che c’è un solo Dio, Creatore di tutte le cose, in tre Persone uguali e distinte: il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo. Egli, Figlio di Dio, è venuto a farsi uomo ed è morto in Croce per salvarci. La nostra anima è immortale, in Lui sarà fatta figlia di Dio e avrà parte alla sua eredità nel regno eterno. Ci parla della fine del mondo, del Paradiso, dell’inferno eterno e di molte altre verità che affida alla sua Chiesa perché ci sia Madre e Maestra.
    2) - LEGGI DA OSSERVARE. Gesù non è venuto a distruggere la Legge antica, ma a completarla e perfezionarla. Riafferma perciò i Comandamenti dati da Dio a Mosè, li perfeziona col comandamento nuovo dell’amore di Dio e del prossimo, ristabilisce la famiglia sulla unità come era in principio, comanda l’obbedienza alla autorità religiosa e civile per il bene della società.
    3) - CULTO DA PRATICARE. Con le sue parole e più ancora col suo esempio Gesù insegna l’orazione, l’osservanza dei riti per onorare Dio; istituisce i Sacramenti: dal Battesimo, che è la porta per entrare nel Regno di Dio, al Sacrificio del Nuovo Testamento: l’Eucaristia.
    4) - AUTORITA’ DELLA CHIESA. Gesù non lascia la verità, le leggi, il culto all’arbitrio privato di chiunque, ma li affida alla sua Chiesa di cui costituisce Pietro come capo e gli altri Apostoli come reggitori. Promette che la sua Chiesa continuerà fino alla fine del mondo, per condurre gli uomini alla salvezza.
    L’INVIATO DIVINO
    Dopo aver esposto, in rapidissima sintesi, la vita e la dottrina di Gesù, dobbiamo ora dimostrare la seguente:
    TESI - Cristo ha dichiarato chiaramente di essere il Messia annunziato dai Profeti e il Figlio e legato di Dio, che è venuto a rivelarci la vera Religione.
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    00 12/19/2011 12:18 AM
    É CERTO STORICAMENTE É DI FEDE TEOLOGICAMENTE
    A) - HA DICHIARATO DI ESSERE IL MESSIA. «Messia significa:’Il Cristo, l’Unto del Signore’. Il popolo Ebreo, se prima aveva chiamato con questa parola anche i sacerdoti e i re che venivano consacrati con l’unzione, aveva poi ristretto questo vocabolo per indicare Colui che era aspettato come il Salvatore, il Liberatore del popolo, secondo l’annunzio dei Profeti. Gesù afferma in molte occasioni di essere il Messia annunciato ed atteso. Nella Sinagoga di Nazareth Gesù legge il testo di Isaia che parla di Colui che sarà consacrato per annunziare ai poveri la lieta novella e la liberazione. Conclude: «Oggi questa scrittura è adempiuta e voi la udite» (Lc. 4,21). Così ai discepoli di Giovanni Battista, mandati a Lui per conoscere se è il Messia risponde coi fatti prodigiosi delle guarigioni e risurrezioni (Mt. 11, 3-6), fatti che corrispondono a quanto avevano detto i Profeti riguardo al Messia. Spesso Gesù chiama sé stesso il Figlio dell’Uomo. Questo era il titolo che aveva dato al Messia il Profeta Daniele (Dan. 7,13). Frequentemente gli Evangelisti notano come le profezie messianiche si siano avverate in Gesù (Mt. 11,2 24,30; Mc. 8,38, 13,26, 14,62; Lc. 4,16, 24,26, 4,25, ecc.). Gesù dice dunque chiaramente di essere il Messia atteso.
    B) - HA DICHIARATO DI ESSERE IL FIGLIO DI Dio (Credere in Gesù Cristo, Figlio di Dio, è un atto di Fede. Qui intanto, come studio razionale, vediamo che dai documenti storici risulta chiaramente che Gesù ha affermato di essere il Figlio di Dio), e nel senso più stretto della parola, distinguendo chiaramente quando parla agli uomini innalzati a figli di Dio per adozione, e quando parla di Sé come vero Figlio di Dio per natura. Infatti dice:
    «il Padre mio», oppure «il Padre vostro». Non dice mai accomunandosi agli altri: Padre nostro. Quando insegna questa parola, la fa usare ai discepoli: «Quando pregherete, direte così: «Padre nostro...» (Cfr. Mt. 9,10: 32; 7,11, 11,27; 25,34; 28,19; Mc. 13,32; Lc. 14,49).
    Questa affermazione la riscontriamo:
    a) Nei Sinottici. A Cesarea di Filippo agli Apostoli, che gli hanno detto che la gente lo crede o Giovanni redivivo, o Elia, o Geremia, o qualcuno dei profeti, Gesù domanda: «E voi, chi dite che io sia?»; risponde Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù conferma la parola di Pietro dicendogli che questo non glielo ha rivelato la carne e il sangue, cioè l’umanità, la ragione, ma lo ha saputo soprannaturalmente perché glielo ha rivelato: «...il Padre mio che è nei Cieli» (Mt. 16, 13-18; Mc. 8, 27-29; Lc. 9,18-20). Così a Cafarnao quando domanda agli apostoli se anche essi vogliono andarsene, Pietro esclama: «Ma da chi andremo, o Signore? Tu solo hai parole di vita eterna. Abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio» (Gv. 6,69).
    Gesù è annunziato dall’Angelo «il Figlio dell’Altissimo» (Luca 1,32); nel Battesimo e nella Trasfigurazione Dio proclama: «Questi è il mio Figlio diletto» (Mt. 3,17; 17,5; Mc. 1,11; 9,6; Lc. 3,32).
    Gesù fino da giovinetto, ritrovato al Tempio, afferma «Non sapete che io debbo essere intento nelle cose del Padre mio? (Lc. 2,49)».
    Caifa dinanzi alle contraddizioni dei falsi testimoni, si appiglia come a motivo per la condanna a morte al fatto che Gesù si è proclamato Figlio di Dio, e considera ciò una bestemmia. Gli aveva domandato: «Sei tu il Cristo, Figlio di Dio Benedetto? E Gesù rispose: Sì lo sono, e vedrete il Figlio dell’Uomo venire sulle nubi del cielo» (Mc. 14,61-62).
    b) nella attribuzione dei poteri e delle prerogative divine. Gesù si dichiara al di sopra dei Profeti, di Salomone, di David (Mt. 12,41; Mc. 12,35); al di sopra degli Angeli, che lo servono (Mt. 4,11; 13,41). Si mostra padrone del Tempio, del Sabato, della legge, che è venuto a perfezionare (Mt. 12,6; 5,18 e segg.) rimette i peccati, ciò che Dio solo può fare (Lc. 7,36 e segg.; Mt. 9,2 e segg.) sarà Giudice supremo alla fine del mondo dando la vita o la pena eterna (Mt. 25,31 e segg.; Mc. 10,28); esige un amore sopra ogni cosa, superiore a quello verso gli stessi genitori (Mt. 10,37).
    c) In S. Giovanni. Più esplicite ancora si trovano le sue affermazioni nel IV Vangelo. Fino dal prologo S. Giovanni mostra che il Verbo è Dio, tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e il Verbo di Dio si è fatto carne (Gv. 1,1-2-14).
    A Nicodemo Gesù dice: Dio ha amato tanto il mondo, da dare il suo FIGLIO UNIGENITO (Gv. 2,16). Rivendica la sua eterna esistenza: «Prima che Abramo fosse fatto, Io sono» (ib. 8,58). E ancora: «Venni dal Padre e sono sceso nel mondo, di nuovo lascio il mondo e vado al Padre» (ib. 16,28). «Io e il Padre siamo una cosa sola» (ib. 10,30) «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (ib. 14,13).
    Gesù è padrone della vita e della morte (ib. 10,17). Come infatti il «Padre risuscita i morti e rende loro la vita così pure il Figlio dà la vita a quelli che vuole» (ib. 5,21).
    Gesù legge nel cuore degli uomini (ib. 16,30) e vive la santità più perfetta, da poter dire «Chi mi potrà convincere di peccato?» (ib. 8,46) lo stesso amore che è dato a Lui, è dato al Padre «Chi odia me, odia il Padre mio» (Gv. 15,23).
    Alla morte di Lazzaro lascia dire a Marta: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente» (ib. 11,27).
    Troppo lungo sarebbe stato prendere ogni singolo brano dei Vangeli, ma anche solo da quelli che abbiamo esposto risulta chiaramente che Gesù si è proclamato Figlio di Dio.
    C) - GESÙ CRISTO DICHIARA DI ESSERE IL LEGATO DI Dio.
    Egli infatti asserisce ripetutamente e con fermezza la sua divina legazione, che cioè è mandato dal Padre non solo per salvare gli uomini con la sua Passione e morte, ma anche per rivelare loro nuove verità, nuova legge e nuovo culto: «Chi crede in Me — dice Gesù — crede non in Me, ma in Colui che mi ha mandato; e chi vede Me, vede Colui che mi mandato... Io non ho parlato da Me stesso, ma il Padre che mi ha mandato mi ha Egli stesso prescritto quello che io devo dire e proferire. E io so che il suo comando è vita eterna. Dunque, ciò che Io dico, lo dico come il mio Padre me lo ha suggerito». (Gv. 22,44 s.).
    Queste parole, che Gesù disse poco prima dell’ultima Pasqua, mostrano già chiaramente la sua legazione. Ma in molte altre circostanze Egli fece simili affermazioni: «La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato» (Gv. 7,16); Chi accoglie voi, accoglie Me, e chi accoglie Me, accoglie Colui che mi ha mandato». (Mt. 10,14); «Le stesse opere che Io faccio attestano di me che il Padre mi ha mandato» (Gv. 5,36).
    È tanto vero che Gesù parla con questa autorità di inviato da Dio, che sanziona il castigo eterno a coloro che non avranno creduto.
    Da tutta questa tesi si vede come Gesù ha avuto chiara la sua coscienza messianica, ne ha parlato con autorità, nell’equilibrio di una intelligenza perfetta, nella sincerità che ci assicura che ciò che ha detto è oggettivamente vero.
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    00 12/19/2011 12:20 AM
    LE CREDENZIALI DELLA RIVELAZIONE CRISTIANA
    Un ambasciatore per essere riconosciuto e accreditato come tale, non basta che dica che lo ha mandato il suo sovrano, ma deve mostrare le prove coi documenti, che sono le lettere credenziali. Gesù, divino Ambasciatore, non si è contentato di affermare che lo aveva mandato il Padre, ma ha presentato le sue credenziali con documenti che sono segni certissimi.
    Essi sono:
    1 - I SUOI MIRACOLI
    2 - LE SUE PROFEZIE
    3 - LE PROFEZIE MESSIANICHE, cioè le profezie riguardanti il Messia che si sono attuate in Gesù.
    Divideremo perciò il presente capitolo in tre articoli che si riferiscono a questi punti.
    I MIRACOLI DI GESU’
    Il Vangelo perderebbe una parte essenziale se vi si togliessero i miracoli. Dinanzi alle affermazioni di Gesù che era il Messia, che era il Figlio di Dio, la gente si sarebbe messa a ridere, se non avesse veduta confermata la parola da questi segni. Le stesse origini del Cristianesimo non si potrebbero spiegare senza i miracoli, perché la gente non avrebbe abbracciato con tanto entusiasmo questa fede che spesso significa martirio, se non avesse avuto simili prove inoppugnabili.
    I miracoli sono i segni certi della Rivelazione divina, e Gesù presentò questi segni.
    I miracoli nel Vangelo
    Non tutti i miracoli sono riportati nel Vangelo, come dice San Giovanni nell’ultimo versetto del suo Vangelo (Gv. 21,25). Non è possibile enumerarli tutti distintamente, perché gli Evangelisti spesso usano parole generiche: «curava tutti», «sanava ogni infermità». Ad ogni modo di miracoli narrati particolarmente ne troviamo nei Vangeli una quarantina; (41, secondo A. Wraight, 38, secondo Fillion) operati direttamente da Gesù, più altri avvenuti a sua testimonianza, (come il terremoto alla sua morte) narrati da uno o da più Evangelisti.
    1 - ELEMENTI INANIMATI: L’acqua cambiata in vino a Cana (Gv. 2,2-11); Le due pesche miracolose prima (Lc. 5,1-11) e dopo la Risurrezione (Gv. 23,1-11); La tempesta sedata (Mt. 8,23 - 27); Le due moltiplicazioni dei pani (Mc. 6,34 - 44; 8,1 - 9); Gesù che cammina sulle acque (Mt. 14,22 - 23) e ci fa camminare Pietro (id. 29) Il fico maledetto (Mt. 21,18-19); La moneta in bocca al pesce (Mt. 17,26).
    2 - GUARIGIONI: Il figlio dell’ufficiale regio (Gv. 4,46-54); La suocera di Simone (Mt. 1,29); Il lebbroso (Lc. 5,12); Il paralitico di Cafarnao (Lc. 5,17); L’uomo dalla mano arida (Lc. 6,6); Il servo del Centurione (Mt. 8,2); L’emoroissa (Mc. 5,25); La figlia della Cananea (Mt. 15, 21 - 28); Il sordomuto (Mc. 7, 32); Il cieco di Betsaida (Mc. 8,12); Il cieco nato (Gv. 9,13); I due ciechi (Mt. 9, 27); L’idropico (Le. 14,1); I dieci lebbrosi (Le. 17,11); Il cieco di Gerico (Mt. 20,29); Malco nel Getsemani (Le. 22,51); Zoppi, ciechi, sordi (Mt. 15,30; Me. 8,22 s.).
    3 - CACCIATA DEI DEMONI: L’ossesso di Cafarnao (Mc. 1,23); Il cieco muto (Mt. 12,22); Gli indemoniati di Gerasa (Mt. 8,28); Infermi, indemoniati, paralitici di Siria (Mt. 4,24); Il
    muto indemoniato (Le. 11,14); Il fanciullo indemoniato (Me. 9,16); La donna rattrappita (Le. 13,10).
    4 - RISURREZIONE DEI MORTI: Il figlio della vedova di Naim (Le. 7,12); La figlia di Giairo (Mt. 9,18); Lazzaro (Gv. 11,1 - 44) ed infine la stessa risurrezione di Gesù (Mt. 28,1; Mc. 16,6; Lc. 14,6; Gv. 20,1).
    5 - APPARIZIONI E MANIFESTAZIONI: La trasfigurazione (Mt. 17,2 s; Me. 9,3 s.; Le. 9,29 s.); Alla Maddalena e alle pie donne al Sepolcro (Mt. 28,8; Me. 16,8; Gv. 20,14); Agli Apostoli nel giorno della Risurrezione e otto giorni dopo (Mt. 28,16 s.; Mc. 16,14 s.; Le. 24,36 s.; Gv. 20,19 s.); Ai discepoli di Emmaus (Me. 16,12 s.; Le. 24,13 s.); A Simon Pietro (Lc. 24,34); Al lago di Tiberiade (Gv. 21,1); Ascensione (Mc. 16,19 s.; Lc. 24,51 s.).
    6 - IN TESTIMONIANZA DI GESU’: Gli Angeli a Betlem (Lc. 2,13); La stella ai Magi (Mt. 2,2 s.); La colomba e la voce del Padre al Giordano (Mt. 28,19; Mc. 16,16; Gv. 3,5); La nube e la voce del Padre alla trasfigurazione (Mt. 17,1; Mc. 9,2; Lc. 9,28); Il sole oscurato, il terremoto, il velo del tempio si spezza alla morte di Gesù (Mt. 27,45 s.).
    I Miracoli sono segni certissimi della sua testimonianza
    Essi sono:
    A) - VERI STORICAMENTE. Il valore storico del Vangelo che abbiamo già dimostrato ci dà la certezza della verità degli avvenimenti prodigiosi che in esso sono narrati. Anzi, questi avvengono in tali circostanze, che ce ne confermano ancor più oggi, se ce ne fosse bisogno, l’esattezza.
    a) - Essi vengono operati pubblicamente e non in segreto; di fronte ad amici e nemici, che avrebbero potuto negare il fatto se non fosse realmente avvenuto, quando dopo poco tempo se ne fosse parlato. Eppure non hanno questa possibilità di smentita. Già nel giorno di Pentecoste, e cioè appena cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Gesù, Pietro rimprovera pubblicamente agli Ebrei il loro deicidio, dicendo chiaramente che sapevano dei prodigi e delle opere portentose che Gesù aveva fatto in mezzo a loro (Cfr. Atti degli Apostoli 2). Gli stessi Farisei non osano negarli; se mai li attribuiscono al demonio (Mt. 12).
    b) - Le circostanze che li accompagnano e la semplicità con cui vengono narrati, ci fanno ancor meglio vedere la loro veridicità.
    Per esempio, nella moltiplicazione dei pani e dei pesci viene indicato il numero delle ceste riempite nella raccolta degli avanzi; nella risurrezione di Lazzaro si citano i particolari della chiamata per la sua malattia, l’incontro e le parole con le sorelle, il viaggio al sepolcro, le lacrime di Gesù, il cadavere fasciato, la preghiera ed il fremito, la voce forte, la pietra ribaltata. B) - SONO VERI MIRACOLI. I miracoli di Gesù, narratici dal Vangelo rispondono esattamente a queste definizioni. Infatti vi si riscontra un:
    a) - segno sensibile: ci sono i testimoni (a volte numerosissimi), che hanno constatato questo segno. Hanno veduto, ad esempio, che in Cana di Galilea, quella che prima era acqua è cambiata in vino, che i pani si sono moltiplicati, che coloro che prima erano infermi o infelici, sono guariti, che i morti vengono risuscitati. Lazzaro era già in putrefazione, dopo quattro giorni dalla sua morte.
    b) - straordinario. Ogni miracolo che ci narra il Vangelo porta in sé questo segno di straordinarietà: supera le forze della natura: è impossibile alle forze naturali cambiare l’acqua in vino, far rivivere un morto, sedare una tempesta. Si noti inoltre il modo e i mezzi che Gesù usa per operare tali fatti. Una parola, un comando, e immediatamente avviene il prodigio. A volte il miracolo avviene a distanza, come la guarigione del servo dell’ufficiale. Il giorno dopo, quando l’ufficiale incontra il servo, viene a sapere che la febbre lo aveva lasciato in quella medesima ora in cui il giorno innanzi lo aveva comandato Gesù. Altre volte il prodigio avviene con mezzi non solo inadatti, ma completamente contrari, come la guarigione del cieco avvenuta dopo avergli posato del fango negli occhi.
    Né si parli di frode o di suggestione, come hanno detto Reimar e Renan. Non si suggestiona un cadavere putrefatto, né un uomo può fingersi morto, chiuso da quattro giorni nel sepolcro ed involto nei lenzuoli da capo a piedi, con in più gli unguenti della imbalsamazione, che lo avrebbero soffocato, se fosse stato vivo. Non si suggestionano le onde e i venti, o i pesci che vengono pescati prodigiosamente in un momento, fino a mettere in pericolo la barca per il loro peso, mentre gli apostoli non avevano preso niente col lavoro di un’intera nottata.
    c) - divino. Trascendendo questi fatti le forze della natura, è necessario ricorrere all’intervento di Dio. Solo Dio può risuscitare un morto, dare la vista a un cieco, l’immediata guarigione a un lebbroso.
    Gesù stesso mostra questi miracoli come prova della sua dottrina, che viene da Dio. «Le opere che faccio in nome del Padre mio mi rendono testimonianza... Se non faccio le opere del Padre mio non credetemi, ma se le faccio e voi non credete in me, credete in queste opere affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre» (Gv. 10,25,37,38). Dunque questi miracoli sono il segno certissimo che Gesù è inviato da Dio. Sono i fatti che parlano.
    IL PIU’ GRANDE MIRACOLO: LA RISURREZIONE DI GESU’
    Fra tutti i miracoli operati da Gesù il principale e più imponente di tutti è senza dubbio quello della sua Risurrezione.
    Per negare questo miracolo i nemici di Gesù hanno inventato, in ogni tempo, ogni sorta di spiegazioni, che però non reggono affatto di fronte alle irrefutabili documentazioni storiche. Già i Farisei vollero inventare che, mentre i soldati dormivano, eran venuti gli Apostoli a rapire il Corpo di Gesù. Lo Heder e lo Spitta dissero che la morte di Gesù era stata soltanto apparente e non reale; Renan disse che fu una allucinazione degli Apostoli, ed in fine i Modernisti, (Harnack, Loisy, ecc.), dicono che fu una risurrezione simbolica, in quanto, poiché i primi cristiani pensarono che Cristo era immortale, pensarono anche che doveva essere di nuovo vivo.
    Contro questi errori noi dobbiamo dimostrare che: CRISTO E’ VERAMENTE MORTO. — CRISTO E’ VERAMENTE RISORTO.
    CRISTO É VERAMENTE MORTO. I Vangeli ci descrivono minutamente la storia della Sua Passione e della Sua Morte. Anche senza fermarci a considerare i fenomeni prodigiosi che avvennero alla sua morte (il sole che si oscura, il velo del tempio che si spezza, il terremoto, di cui sul Calvario si vedono ancor oggi le pietre spaccate - fatti che fecero esclamare al Centurione Romano: «Veramente Costui era il Figlio di Dio» - molti corpi di giusti che risuscitarono rimproverando il Deicidio), basta pensare alle circostanze che accompagnarono la morte, per dimostrare che era realissima e non apparente. Come poteva restar vivo un uomo già dissanguato dal sudore di sangue, dalla flagellazione e coronazione di spine, dopo esser stato — dopo immensi patimenti — per tre ore inchiodato sulla Croce? Quasi questo non bastasse, il soldato, mentre aveva spezzato le gambe agli altri due che erano stati crocifissi con Lui, siccome vide che era già morto, gli conficcò la lancia nel lato squarciandoglielo. L’Evangelista nota che subito uscì sangue ed acqua. Ormai del sangue non ne restava più. Inoltre Gesù viene posto nel sepolcro: ricoperto di unguenti per la imbalsamazione, in un lenzuolo. Sarebbe bastato questo per soffocare un vivo: e il Corpo di Gesù rimase nel sepolcro fino al terzo giorno.
    Nessunissimo dubbio, perciò, può sussistere circa la realtà della morte di Gesù. Ne erano convinti gli stessi Giudei che avevano fatto montare la guardia al sepolcro.
    CRISTO É VERAMENTE RISORTO. Ce lo dimostrano:
    a) - il sepolcro vuoto. Al terzo giorno dopo la morte, prima le donne, poi Pietro e Giovanni vanno al sepolcro. Lo trovano vuoto e il lenzuolo e il sudano piegati ordinatamente in un angolo (Cfr. Gv. 20,7 s.). Se la salma di Gesù fosse stata rapita, nessuno si sarebbe preoccupato di stare a piegare o a mettere in ordine il lenzuolo.
    E poi, chi avrebbe potuto rapirlo?
    Gesù aveva predetto la sua Risurrezione e gli Ebrei, temendo che il Corpo venisse rapito e poi si dicesse che Gesù era risorto, avevano fatto porre da Pilato dei soldati romani a guardia del sepolcro. Gli Apostoli, che erano fuggiti alla cattura di Gesù, non avevano certo il coraggio di affrontare le sentinelle. Gli Ebrei, quando seppero che il sepolcro era vuoto, offrirono del denaro ai soldati perché dicessero che mentre dormivano eran venuti i discepoli ad avevan rubato il Corpo (Mt. 28,12 e seg.). A costoro risponde argutamente S. Agostino: «Che infelice astuzia! Che bravi soldati vigilanti, che si lasciano portar via il Corpo da uomini inermi! Che bravi testimoni, che mentre dormono vedon portarlo via! Ma voi, o Ebrei, avete dormito quando, tramando tali cose, vi siete ingannati da voi stessi!».
    b) - le numerose apparizioni di Gesù. Molte ne narrano i Vangeli: dalle apparizioni agli Apostoli nel Cenacolo, eccetto Tomaso assente, il giorno stesso della Risurrezione e, otto giorni dopo, alla presenza anche di Tomaso, invitato da Gesù a mettere il dito nelle sue piaghe, a quella delle donne, a quella dei Discepoli sulla via di Emmaus. Poi di nuovo è visto dagli Apostoli al mare di Tiberiade, nella Galilea e il giorno della Ascensione (Mt. 25,9 - 16; Mc. 16,9; Lc. 24,13 s.; Gv. 11,26; 21,1).
    In queste apparizioni parla con gli Apostoli, cammina con loro, ci mangia insieme, ci tratta di cose importantissime, e istituisce alcuni Sacramenti, dà a Pietro il Primato sulla Chiesa, dà agli Apostoli la missione di predicare e santificare tutte le genti. Gli Apostoli sono così certi della Risurrezione, che ne danno testimonianza col martirio. S. Paolo fonda tutta la certezza della nostra fede nella Risurrezione di Gesù, ché altrimenti, se Gesù non fosse risorto, sarebbe vana la nostra fede. Ne parla nella lettera ai Corinti; agli Efesini, ai Tessalonicesi, ai Filippesi e ai Colossesi e nella 2a Timoteo. Anzi nella prima ai Corinti (15,1 s.), enumera le apparizioni di Gesù. A Pietro e agli undici, poi a più di cinquecento fratelli uniti insieme, dei quali molti erano viventi mentre scriveva; di poi a Giacomo e a tutti gli Apostoli e in ultimo a Lui.
    Anche gli Atti degli Apostoli parlano della Risurrezione di Gesù e della sua permanenza con gli Apostoli dopo la Risurrezione. Il giorno della Pentecoste, Pietro fa il suo primo discorso e dopo aver rimproverato agli Ebrei di aver crocifisso il Figlio di Dio, dichiara solennemente che Dio lo ha risuscitato (Atti 2,23).
    Perciò non reggono le insinuazioni dei negatori. Cristo è veramente risorto, e questo miracolo, più stupendo degli altri, ci attesta che Gesù è il Figlio di Dio che ci ha rivelato la verità.
    LE PROFEZIE DI GESU’
    Nel Vangelo, oltre i miracoli fisici, troviamo i miracoli intellettuali e cioè le PROFEZIE. Anche queste sono segni certissimi della divina Rivelazione.
    In particolare troviamo che Gesù, durante la sua vita ha fatto profezie: 1) - riguardanti la sua passione e la sua morte (Mt. 16), la sua risurrezione; 2) - altre ne ha fatte riguardo alla Chiesa; 3) - riguardo alla rovina di Gerusalemme; 4) - altre infine, riguardo alla riprovazione della Sinagoga e alla dispersione degli Ebrei. Di queste ultime, data la loro importanza, tratteremo a parte, insieme alle profezie sugli Ebrei, fatte nell’Antico Testamento.
    Profezie di Gesù riguardo alla sua vita
    Gesù aveva predetto che sarebbe stato tradito da Giuda (Mt. 26,21 -25; Mc. 14,20; Lc. 22,21; Gv. 6,71); abbandonato dai suoi discepoli (Mt. 26,21; Mc. 14,27; Gv.. 16,32); rinnegato da Pietro (Mt. 26,30; Mc. 14,34; Lc. 22,34; Gv. 13,38); consegnato ai principi dei sacerdoti, agli scribi e ai farisei, che lo condanneranno a morte e lo daranno in mano ai gentili, e lo insulteranno e gli sputeranno in faccia, lo faranno morire in croce; ma il terzo giorno risorgerà (Mt. 20, 17-19; Mc. 10,32-34; Lc. 10,31-33; Gv. 12,32).
    In vari passi del Vangelo è facile riscontrare l’avveramento di tutte queste profezie (Vedi Mt. 26; Mc. 14; Lc. 22 e Gv. 18).
    Qualcuno potrebbe obiettare: «Perché quando queste profezie furono avverate gli Apostoli furono così tardi a capire e a credere?». Il fatto è che fece loro velo il concetto diffuso in mezzo agli Ebrei, che credevano il Messia un liberatore materiale dalla dominazione dei Romani. Del resto, per la nostra fede, serve maggiormente la incredulità degli Apostoli, che se fossero stati nella aspettativa della Risurrezione e avessero considerata la Passione e la Morte di Gesù, come una cosa che doveva avvenire. S. Luca (1,31-34) viene a darci la risposta: «Gesù, presi in disparte i Dodici, disse loro: Ecco, noi andiamo a Gerusalemme e si adempiranno tutte le cose dette dai Profeti, riguardo al Figlio dell’uomo; Egli sarà dato nelle mani dei Gentili, sarà schernito e flagellato e coperto di sputi. E dopo averlo flagellato, lo uccideranno; ma egli risorgerà il terzo giorno. E quelli nulla compresero di tutte quelle cose, ed il senso di esse era loro nascosto e non afferravano quanto veniva loro detto».
    Profezie di Gesù riguardo alla Chiesa
    Gesù predisse che la sua Chiesa, fondata su Pietro, avrebbe superato le insidie dell’inferno: «E io ti dico, che tu ei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di Lei (Mt. 16,18). Sono crollati gli imperi e coloro che avevano predetto imminente la fine della Chiesa. Questa senza armi materiali, senza cannoni, senza bombe atomiche, nonostante tutte le persecuzioni, continua nei secoli e si è estesa in tutto il mondo. Anche questo aveva predetto Gesù: «Andate, ammaestrate tutte le genti». «Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt. 28,20). E ancora: «Sarà predicato questo Vangelo del Regno in tutto il mondo, per testimonianza a tutte le nazioni» (Mt. 24,14; Mc. 13,10).
    Predice che sarà annunziato quanto aveva fatto la peccatrice pentita, che gli aveva profumato i piedi, lavati colle sue lacrime durante il banchetto: «Vi dico in verità che in tutto il mondo, ovunque sarà predicato questo Vangelo, si racconterà in sua testimonianza quanto essa ha fatto» (Mc. 14,9).
    Gesù inoltre ha predetto che sarebbe stato segno di amore e di odio fino alla fine del mondo, e come Lui, avrebbero perseguitato i suoi seguaci.
    Sarà amato per la dolcezza del suo giogo (Mt. 2,29 - 30) e per l’amore che ci ha portato, morendo in croce. «Quando sarò esaltato da terra trarrò tutto a me» (Gv. 12,32). I martiri lo ameranno tanto da dar la vita per Lui, quando con una sola negazione avrebbero potuto scampare dalla morte: le vergini, i confessori, gli apostoli, avrebbero consacrata a Lui tutta la loro vita. I suoi seguaci Lo avrebbero amato coll’osservanza dei suoi comandamenti.
    Predisse le persecuzioni ai suoi fedeli: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome» (Mt. 10,22). Basta dare uno sguardo alla storia e alla cronaca dei nostri tempi per riscontrare l’avveramento di queste profezie.
    La rovina di Gerusalemme
    Un’altra profezia enunziata da Gesù è quella della rovina di Gerusalemme (Mt. 24; Mc. 13; Lc. 21 e 19,34 - 44). Era l’ultima settimana prima della Passione. Gli Apostoli contemplavano la bellezza della facciata esterna del Tempio, considerato come una delle meraviglie del mondo. «Maestro, guarda che pietre, che fabbrica!», gli dice uno degli Apostoli. Ma Gesù risponde: «Vedi tu questi grandi edifici? Non rimarrà pietra sopra pietra che non sia diroccata». «Quando avverranno queste cose?», domandano gli Apostoli. Gesù allora predice anche i segni precursori e cioé: «Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e sedurranno molti. Vi saranno terremoti, carestie, pestilenze fenomeni spaventevoli e grandi segni nel cielo». I seguaci di Gesù subiranno persecuzioni dalla Sinagoga. Infatti alla fine della «tribolazione» di questi giorni, Gerusalemme sarà circondata da eserciti, gli Ebrei in gran parte saranno passati a fil di spada e gli altri, fatti prigionieri andranno a rifornire i mercati di schiavi; Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili e la somma abominazione della desolazione predetta dal Profeta Daniele sarà il culto idolatrico impiantato nel luogo santo. Gesù risponde agli Apostoli anche riguardo al tempo in cui accadrebbero questi fatti: «In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga».
    Con questa profezia Gesù aveva unita quella della fine del mondo. Lasciando da parte la esecuzione di questa che deve ancora avvenire, noi vediamo in quello che era stato annunziato per Gerusalemme, l’esatto avveramento di tutto. Ce ne dà le notizie più diffuse lo storico ebreo Giuseppe Flavio nel suo libro «La Guerra Giudaica» e con lui altri storici pagani. Questi non solo ci parla della distruzione di Gerusalemme, avvenuta nel 70, ma anche dei segni precursori avvenuti nei quaranta anni intercorsi fra la profezia di Gesù e questa data. La carestia si abbatté su Gerusalemme nel 44 (Atti degli Apostoli 11,27-30) e in Roma nel 63 (Tacito, Annali 12,43) e in varie parti d’Italia in seguito alle guerre civili: vi furono terremoti, in Italia nel 51, in Laodicea nel 60; in Pompei nel 63. Nel 65 la peste devastò la Campania. A Roma in pochi mesi morirono 30.000 persone. Con i decreti di Nerone la violenza si estese in tutto l’impero, compresa la Palestina e con essa scoppiarono guerre e rivoluzioni (Flavio ib. lI, 17 - 10; 18, 1 - 8).
    Fra gli impostori del popolo (che si presentavano come Messia), Flavio cita un certo Teuda, nel 45 sotto Claudio, e un certo Egiziano che radunò 30.000 seguaci sul monte Oliveto. Lo stesso ricorda fatti prodigiosi, come una cometa a forma di spada che comparve a Gerusalemme per un anno intero. Intorno al Tempio e all’altare apparve una notte un gran chiarore, che fu visibile per una mezz’ora. La porta del Santuario nel Tempio, tanto pesante che erano necessari venti uomini per smuoverla, si apri da sé, mentre fuori si vedevano nell’aria, attraverso le nubi, carri pieni di soldati, che circondavano la città. In una notte di Pentecoste i sacrificatori al Tempio udirono più volte una voce: «Uscite di qui», preceduta da uno strano rumore. Per sette anni un campagnolo per nome Gesù, girava per le strade gridando: «Voci da Oriente, voci da Occidente, voci su Gerusalemme e sul Tempio». Finché il giorno in cui la città fu assediata, alle maledizioni abituali aggiunse: «Guai anche a me» e colpito da una pietra moriva.
    Nel 66 scoppiava una rivolta provocata dal procuratore Floro. Il Proconsole di Siria Sestio Gallo marcia sulla città ribelle, ma dopo esservi entrato deve battere in ritirata. Roma non poteva sopportare un affronto simile. Ecco perciò nell’aprile del 70 le armate di Roma comandate da Tito, pongono l’assedio a Gerusalemme. Ne segue la fame. Si racconta di madri che sgozzano e mangiano i loro bambini. Finalmente avviene l’ultimo assalto. Giuseppe Flavio parla di un milione e centomila morti. Altri novantasettemila sono sottoposti ai più spietati supplizi. In tre giorni la città è rasa al suolo. Nonostante il divieto di Tito, un soldato romano «spinto da una forza divina» incendia il Tempio, gettando un tizzone da una finestra. Si sviluppa un grande incendio, che non si riesce a domare. Dopo poco rimane solo cenere e macerie. Proprio in quel luogo i legionari romani piantano le loro tende e offrono agli dei i loro sacrifici (ib. VI, 3, 4; 9,3); Tacito (Ann. 2,17). Si erano salvati i Cristiani, che memori delle profezie, nel 67 erano fuggiti nella città di Pella, al di là del Giordano (Eusebio, ivi 1,3, c. 5).
    Più tardi (nel 362), Giuliano l’Apostata che voleva smentire la profezia di Gesù, che aveva detto che non sarebbe rimasta pietra su pietra, finisce invece di compierla. Aveva mandato operai a togliere le macerie fino alle fondamenta per costruirvi di nuovo; ma terminata l’opera di demolizione, quando si sta per mettere la prima pietra — ci racconta lo storico pagano e ufficiale imperiale Ammiano Marcellino (Rerum gestarum 1,23 c. 1): «spaventevoli globi di fuoco improvvisamente lampeggiarono a più riprese in mezzo agli operai e ne uccisero un gran numero e resero il luogo inaccessibile. Poiché tutti gli elementi parevano sfavorevoli, si dovette abbandonare l’impresa». Così la profezia veniva compiuta con tutta esattezza.
    I miracoli e le profezie di Gesù mostrano la divinità della sua dottrina.
    Come abbiamo dimostrato, le profezie fatte da Gesù, e che troviamo con sicurezza storica nel Vangelo, sono divine. Infatti non sono semplici congetture o previsioni, ma sono annunzi certi e precisi, determinati nelle minime circostanze di luogo, di tempo, di persone. Essendo futuri contingenti, cioè dipendenti dalla libera volontà degli uomini, soltanto Dio poteva conoscerli in precedenza.
    Infine, Gesù ha fatto queste profezie mettendole in relazione con la sua Missione divina, in modo che avessero valore di un segno certo che Egli era l’Inviato di Dio.
    Dopo aver predetto il tradimento di Giuda, Gesù aveva detto: «Ve lo dico ora prima che avvenga, affinché, avvenuto che sia, crediate che sono io» (Gv. 13,19).
    Così pure, annunziando le persecuzioni agli Apostoli, aveva aggiunto: «Questo ve l’ho detto, affinché quando avverrà vi ricordiate che ve ne ho parlato» (Gv. 16,4).
    In un certo senso possiamo dire che le profezie ci danno un argomento più forte degli stessi miracoli, perché alcune di esse, come la continuità della sua Chiesa, le persecuzioni, l’odio e l’amore a Cristo, la dispersione degli Ebrei ed altre, durano tutt’ora.
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    Credente.
    00 12/19/2011 12:21 AM
    LE PROFEZIE MESSIANICHE
    Alle profezie fatte da Gesù, dobbiamo aggiungere le profezie fatte riguardo a Lui nell’Antico Testamento.
    Per studiarle ci rivolgiamo ad una fonte ineccepibile: I libri dell’Antico Testamento conservati anche dagli Ebrei.
    E meraviglioso leggere le narrazioni che ci descrivono la vita di Gesù e gli avvenimenti più importanti che la circondano sapendo che sono state scritte da circa 1500 a 435 anni prima della venuta di Lui.
    Noi accenneremo solo alle principali, e saranno più che sufficienti a darci una prova viva e irrefragabile della divinità della missione rivelatrice di Cristo.
    Molte volte gli stessi Vangeli si riferiscono alle Profezie Messianiche. Essi hanno frasi come queste: «Affinché si adempissero le Scritture; come ha detto il Profeta; ecc.». Gesù stesso, anzi, dice: «Voi investigate le Scritture... E son proprio quelle che parlano in mio favore» (Gv. 5,39).
    Quando gli Evangelisti, o Gesù, parlavano in questo modo, richiamavano l’attenzione degli ascoltatori a controllare come si adempivano perfettamente in Lui.
    Appunto per queste profezie, fino dal paradiso terrestre, gli uomini aspettavano il Messia, il Liberatore, Colui che doveva liberare il suo popolo dai peccati. Il popolo Ebreo si sentiva il «popolo eletto», perché sapeva che da esso sarebbe venuto il Cristo. Questa speranza lo sosteneva nelle lotte e nella schiavitù, e la preghiera si innalzava al Cielo, perché presto discendesse l’Emmanuele, Dio con noi.
    Subito dopo il peccato, Dio ne fece la promessa. Aveva detto nella condanna al serpente: «Porrò inimicizia fra te e la Donna, fra la tua progenie e la progenie di Lei: Essa ti schiaccierà la testa e tu insidierai al suo calcagno». (Gn. 3,15).
    Queste parole sono chiamate «Protoevangelo» cioè «primo lieto annunzio».
    Più tardi Dio promette ad ABRAMO una numerosa discendenza, dalla quale verrà la benedizione per tutti gli altri popoli: «Farò di te una grande nazione, ti benedirò e farò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione.., in te saranno benedette tutte le nazioni della terra» (Gn. 18,18; 22,18).
    Simili promesse saranno ripetute a Isacco e a GIACOBBE, il quale sul letto di morte vede che il Messia discenderà dalla stirpe di suo figlio Giuda: «Giuda, te loderanno i fratelli.., e a te si prostreranno i figli di tuo padre... Lo scettro non sarà tolto da Giuda, e il principe della stirpe di lui, finché non venga Colui che deve esser mandato, Colui che sarà l’aspettazione delle genti» (Gn. 49,10).
    A MOSÉ il Signore dice che dal suo popolo farà sorgere un profeta simile a Lui: «Mi disse il Signore: Io susciterò loro di mezzo ai miei fratelli un profeta simile a te; e porrò le mie parole nella sua bocca ed egli dirà tutto quello che io avrò comandato. E se qualcuno non vorrà ascoltare le parole che Egli dirà in mio nome, io ne farò vendetta» (Dt. 18,15-19).
    Fin qui l’annunzio della sua venuta come Liberatore e Annunziatore della Rivelazione di Dio. Ma i profeti seguenti delinearono sempre più particolareggiata la sua figura. ISAIA (11,1) e GEREMIA (23,5; 33,15 - 16) annuncieranno che sarà della stirpe di David; MICHEA (5,2 - 5) che nascerà in Betlemme: «E tu Betlem Efrata, tu sei piccola fra le mille (città) di Giuda:
    ma da te ne uscirà Colui che deve esser dominatore in Israele... la cui generazione è da principio dei giorni della eternità, sarà glorificato fino agli ultimi confini del mondo. Egli sarà la pace». Questa profezia ha riscontro quando i Magi a Gerusalemme interpellarono Erode, che con le Scritture consultate dai sacerdoti può dir loro dove è nato il Messia (Mt. 2,6).
    DAVID, pone sulle labbra del Messia: (Sal. 21,7 -9, 7-1) «Ma io sono un verme e non un uomo, l’obbrobrio degli uomini e il rifiuto della plebe. Tutti quelli che mi vedono mi deridono:
    borbottan colle labbra e scuoton la testa: Ha sperato nel Signore: il Signore lo salvi, lo liberi giacché gli vuoi bene. Una frotta di maligni mi ha assalito. Han trafitto le mie mani e i miei piedi, han contato tutte le mie ossa. Si son divisi le mie vesti, sopra la tunica han gettato la sorte». Gesù, sulla Croce applicò a sé stesso questo salmo. (Mt. 27, 46; Mc. 15,34).
    ISAIA (7, 14) annunzia ancora che nascerà da una Vergine, che sarà chiamato l’Emmanuele, che significa «Dio con noi» e ancora: «Meraviglioso ideatore, Dio possente, Padre perpetuo, Principe della Pace» (Is. 8, 8, 18). Predicherà cominciando dai confini della terra di Zabulon e di Neftali (Is. 9,12); darà la lieta novella ai poveri (Is. 61,1 - 12) e confermerà la sua predicazione coi miracoli (Is. 35, 4-3). In un cantico sublime ne descrive poi la passione (Is. 53, 4 - 6; 9). «Egli ha preso sopra di sé i nostri mali, ha portato i nostri dolori; e noi l’abbiamo guardato come un lebbroso, come un percosso da Dio e umiliato. Egli invece è stato piagato per le nostre iniquità, è stato trafitto per le nostre scelleratezze: piombò su di Lui il castigo che ci ridona la pace, per le sue lividure siamo stati risanati. Noi tutti siamo stati come pecore erranti; ciascuna aveva deviato dalla sua strada e il Signore pose addosso a Lui l’iniquità di noi tutti! Fu oppresso e si sottomise e non aprì la sua bocca... Gli si diede sepoltura con gli empi e coi malfattori la sua tomba. Davvero non ha commesso iniquità e non vi fu menzogna nella sua bocca. Jahvè volle schiantarlo nella sofferenza».
    Il profeta DANIELE (8, 24) annunzia perfino il tempo in cui nascerà il Messia: «Settanta settimane di anni sono state fissate per il tuo popolo fino al Cristo...». OSEA (11,1) e GEREMIA (31,15) parleranno anche del suo esilio in Egitto. ZACCARIA (9,9 - 10) annunzia il suo ingresso in Gerusalemme: «Esulta grandemente, o Figlia di Sion, giubila, o figlia di Gerusalemme: ecco viene a te il tuo re, il giusto, il Salvatore: Egli è povero e cavalca un’asina e un asinello... Egli annunzierà la pace alle nazioni e il suo dominio sarà da mare a mare».
    Altre numerose profezie si soffermano sul nuovo regno, la nuova Gerusalemme, che sarà fondata da Gesù: la Chiesa.
    Dice GEREMIA (3, 16-17): «Allora l’arca dell’alleanza sarà dimenticata, non sarà più visitata, non sarà più fatta. In quel tempo si raduneranno nel nome del Signore». E SOFONIA (2, 11): «Il Signore annienterà tutti gli dei della terra, e gli uomini adoreranno Lui, ciascuno nel suo paese». E ancora DANIELE (7, 14): «Tutti i popoli, tribù e lingue a Lui serviranno; la sua potestà è potestà eterna che non gli sarà mai tolta e il suo regno non sarà mai distrutto».
    Manderà i suoi Apostoli in tutto il mondo: ISAIA (66, 19 - 22):
    «E porterò in loro un segno, e quei che saranno salvati li manderò alle genti d’oltre mare, in Africa, in India, ai tiratori d’arco, in Italia, in Grecia, alle isole lontane, a coloro che non hanno udito parlare di me e non videro la mia gloria... E condurranno tutti i vostri fratelli di tutte le nazioni in dono al Signore, su cavalli, su cocchi, nelle lettighe, su muli e sopra carrozze, al monte mio santo di Gerusalemme. Dice il Signore, a quel modo che i figli d’israele recano l’offerta in mondo vaso alla casa del Signore».
    Col Suo Regno il suo trionfo (Is. 11, 10): «Il suo sepolcro sarà glorioso, e il Santo non sarà soggetto a corruzione (Sal. 15, 10)». «E lo adoreranno tutti i re della terra, lo serviranno tutte le genti» (Sal. 71, 11).
    Non continuiamo nelle citazioni. Tutto l’Antico Testamento è un cantico di gloria al Messia futuro. Chi vuoi meditare, troverà, dopo gli annunzi di MOSÉ, SAMUELE, NATAN, DAVID, ELlA, ELISE0, l’epoca di coloro che più specificatamente furon chiamati i profeti: i quattro maggiori, per la maggiore ampiezza delle loro profezie: ISAIA, GEREMIA, (coll’aggiunta di BARUCH), EZECHIELE, DANIELE; e i dodici minori AMOS, ABDIA, GIONA, OSEA, MICHEA, GIOELE, NAUM, ABACUC, S0F0NIA, AGGEO, ZACCARIA e MALACHIA, che vanno dal principio del IX secolo avanti Cristo con ABDIA, terminando con MALACHIA, verso il 435.
    La storia ha mostrato l’esatto avveramento di tutte le profezie. Solo Dio poteva veder il futuro e porlo nella visione dei profeti con la lucidità di una cosa vista, tanto che il poeta poteva cantare: «e degli anni ancor non nati Daniel si ricordò» (Manzoni, la Risurrezione).
    Così le profezie ci dicono l’intervento di Dio a conferma della divina Rivelazione presentata dal Cristo.
    Oltre le profezie date con l’annunzio, Dio ha prefigurato la vita del Suo Figlio fatto Uomo nella figura di vari personaggi dell’Antico Testamento. Sono figura di Gesù: Abele, sacrificato dal fratello; Isacco, pronto ad essere immolato dal padre; Giuseppe, venduto e condotto in esilio; Melchisedech, il sacerdote che non offre vittime di animali, ma il pane e il vino; Mosè, che salva il suo popoio. — In antitesi Adamo è padre di tutti gli uomini e li conduce alla morte; Gesù è il nuovo Adamo, che dà loro la vita.
    L’Arca di Noè, unico mezzo di salvezza nel diluvio, è figura della Chiesa, arca di salvezza.
    La Manna è figura dell’Eucaristia.
    Il serpente di bronzo innalzato nel deserto per guarire i morsicati dai serpenti figura la salvezza che troveranno i credenti, guardando alla croce.
    [Edited by Credente. 12/19/2011 12:23 AM]
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    Credente.
    00 6/22/2018 6:48 PM
    Il messaggio di Cristo e gli scritti relativi a tale messaggio si sono affermati non solo per il contenuto, ma per i segni che lo hanno accompagnato, sia agli inizi, che nel corso del tempo. Non si spiegherebbe una rapida diffusione del Cristianesimo, per tanti versi così ripugnante (vedi l'amore per i nemici, l'accettazione delle persecuzioni e delle rinunce e la ingloriosa fine dello stesso protagonista ) se non fosse stata corroborata da manifestazioni soprannaturali.
    Altrimenti , ammesso che Gesù sia un personaggio storicamente vissuto, nulla ci permetterebbe di convalidare che il messaggio che ci è pervenuto sia vero. Direi quindi che oltre al messaggio, che resta sicuramente toccante e capace di raggiungere il cuore delle persone, vi siano innumerevoli segni che ne hanno confermato l'attendibilità, e la necessità della loro funzione di conferma viene affermata nella stessa Scrittura.
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    Giovanni 10,25
    Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza;

    Giovanni 10,38
    ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre».

    Marco 16,20
    Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

    Romani 15,19
    con la potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito. Così da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo.

    1Corinzi 2,4
    e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza