Cosa c'è tra me e te o donna (Gv.2,4)

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00Sunday, December 28, 2014 1:47 PM
Il testo di Giovanni 2,1-5 viene tradotto come segue dal testo CEI:

Giov 2,1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù.
2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».
4 E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».
5 La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».


Tuttavia è legittimo approfondire il senso di questo brano soprattutto considerando il fatto che vi sono, leggendo questa traduzione, numerose domande che sorgono spontanee.

Riporteremo il commento di vari autori per farci una idea delle spiegazioni fornite su questo passo in modo da poter trarre una conclusione che risolva talune apparenti contraddizioni del testo.
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 3:54 PM
Per maggiore chiarezza riportiamo il testo greco originale traslitterato e il testo latino della Vulgata

Giov 2,4 [kai] legei autêi ho Iêsous, Ti emoi kai soi, gunai oupô hêkei hê hôra mou.

La traduzione interlineare è:  e disse a lei Gesù, cosa a me e a te donna non ancora giunta l'ora mia


Vulgata:
Giov 2,4 et dicit ei Iesus quid mihi et tibi est mulier nondum venit hora mea



Credente
00Wednesday, December 31, 2014 3:54 PM
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 3:57 PM
Quanto segue è il commento tratto dal sito evangelico di Laparola.net

Gesù le disse: Che v'è tra te e me, o donna?

La parola greca donna, nulla ha di duro e di meno che rispettosa. Questo stesso Vangelo ci mostra che non è fuor di posto anche quando si vuole esprimere il più profondo amore e la più viva compassione Giovanni 19:26; 20:13,15. Però il contrasto fra "madre" e "donna" indica che le loro relazioni di prima sono mutate, e questo risulta più evidente ancora dalle parole che seguono: "che v'è fra te e me?" A queste parole certi scrittori papisti han dato dei significati impossibili, come: "Che è questo a te ed a me?" cioè "Perché ci daremmo noi pensiero di questa mancanza di vino?" Questa forma di domanda si trova spesso nelle Scritture, e sempre indica che chi parla non vuole aver nulla di comune con quello cui egli parla, e ne rigetta l'intervento (Confr. Giosuè 22:24; Giudici 11:12; 2Samuele 16:10; 19:22; 1Re 17:18; Apocalisse 3:13; 2Cronache 35:21; Matteo 8:29; Marco 1:24; Luca 8:28). Qui Gesù dichiara che, per quanto sia prezioso l'affetto di una madre, esso non può entrare nella posizione che egli ora occupa, e che, coi suggerimenti che ora essa gli dà, Maria invade una provincia dalla quale tutte le creature vanno escluse. È finito per lui il tempo dell'ubbidienza e della disciplina silenziosa Luca 2:51. Da ora in poi, ogni suo atto originerà da lui solo, e sarà sempre compiuto al suo proprio tempo. Era un dolce ma pure un deciso rimprovero. La stessa idea si trova in Matteo 12:46-50 e nei passi paralleli. Abbiamo in queste parole un argomento irresistibile contro la mariolatria della Chiesa di Roma. Se il Signore non permise a sua madre nemmeno di suggerirgli un miracolo, devono certo offenderlo apparirgli blasfematorie delle preghiere in cui si supplica la Vergine Maria di comandare a suo Figlio, quasiché avesse autorità su di lui!

l'ora mia non, è ancora venuta
Due altre volte, il Signore parla, in questo Vangelo, di un'ora, come essendo specialmente sua Giovanni 12:23; 17:1, e tre volte Giovanni parla dell'ora di Cristo, sia come non essendo ancora venuta, sia come finalmente giunta Giovanni 7:30; 8:20; 13:1, e questi passi gettano luce su quello che ci occupa. In ognuno di questi oasi, vediamo che l'ora non era scelta da Gesù, ma fissata dal Padre. Egli è venuto per far la volontà di suo Padre, ad adempiere ogni opera assegnatagli al tempo fissato per ciascuna, e quel tempo neppure il Figlio poteva affrettarlo o rimandarlo indietro. In questo caso, non era giunto per lui il momento di intervenire. La provvista di vino non era forse esaurita e perciò poteva alla divina saviezza apparir necessario un lieve indugio per non lasciar dubbio alcuno sulla realtà dei miracolo; e perciò il Figlio aspettò il momento preciso scelto dalla volontà del Padre.
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:06 PM
Da notare nel precedente commento evangelico che ritiene il termine DONNA, usato da Gesù nei confronti della madre, una parola di rispetto e non di dispregio.
In questo vi è un comune intendimento anche con i commenti cattolici.

Quello che però appare una spiegazione che non regge è soprattutto la parte finale, dove si sostiene che Gesù fa il miracolo non appena giunge l'ora opportuna, e che non era invece opportuna al momento in cui Maria fa notare "non hanno più vino".

Dicendo così, l'evangelico evita di dover ammettere un qualsiasi ruolo di Maria nell'azione svolta successivamente da Gesù.
Ma salta subito all'evidenza che questa spiegazione è inattendibile perchè risulta chiaro che dalle parole, i due protagonisti Gesù e Maria, passano immediatamente ai fatti. Non intercorrono ore tra le loro parole che possa far pensare che diventa opportuno fare quello che solo un attimo prima non era opportuno. Quindi questa spiegazione non risolve la domanda: perchè Maria ordina ai servi di fare quanto avrebbe detto suo Figlio, SUBITO DOPO la risposta di Gesù, che le risponde "non è ancora giunta la mia ora"?

Questo commento non convince affatto.
Vediamo altri commenti.
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:11 PM
dal Commento di s.Agostino al Vangelo di Giovanni


9. Perché dunque il figlio ha detto alla madre: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora?

Nostro Signore Gesù Cristo era Dio e uomo. Come Dio non aveva madre, come uomo l'aveva. Maria, quindi, era madre della carne di lui, madre della sua umanità, madre della debolezza che per noi assunse. Ora, il miracolo che egli stava per compiere, era opera della sua divinità, non della sua debolezza: egli operava in quanto era Dio, non in quanto era nato debole. Ma la debolezza di Dio è più forte degli uomini (1 Cor 1, 25). La madre esigeva un miracolo ed egli, accingendosi a compiere un'opera divina, sembra insensibile ai sentimenti di tenerezza filiale. E' come se dicesse: Quel che di me compie il miracolo, non l'hai generato tu: tu non hai generato la mia divinità; ma siccome hai generato la mia debolezza, allora ti riconoscerò quando questa mia infermità penderà dalla croce. E' questo il senso della frase: Non è ancora giunta la mia ora. Sulla croce riconobbe la madre, lui che da sempre la conosceva. Conosceva sua madre prima di nascere da lei, quando la predestinò; e prima di creare, come Dio, colei della quale come uomo sarebbe stato creatura. Tuttavia, in una certa ora misteriosamente non la riconosce, e poi in un'altra ora, che ancora doveva venire, di nuovo misteriosamente la riconosce. La riconobbe nell'ora in cui stava morendo ciò che ella aveva partorito. Moriva, infatti, non il Verbo per mezzo del quale Maria era stata creata, ma la carne che Maria aveva plasmato; non moriva Dio che è eterno, ma la carne che è debole. Con quella risposta, dunque, il Signore vuole aiutare i credenti a distinguere, nella loro fede, la sua persona dalla sua origine temporale. E' venuto per mezzo di una donna, che gli è madre, lui che è Dio e Signore del cielo e della terra. In quanto Signore del mondo, Signore del cielo e della terra, certamente egli è anche Signore di Maria; in quanto creatore del cielo e della terra, è anche creatore di Maria; ma in quanto nato da donna e fatto sotto la legge (Gal 4, 4) - secondo l'espressione dell'Apostolo -, egli è il figlio di Maria. E' ad un tempo Signore e figlio di Maria, ad un tempo creatore e creatura di Maria. Non meravigliarti del fatto che è ad un tempo figlio e Signore: Vien detto figlio di Maria come vien detto figlio di Davide, ed è figlio di Davide perché è figlio di Maria. Ascolta la testimonianza esplicita dell'Apostolo: Egli è nato dalla stirpe di Davide secondo la carne (Rm 1, 3). Ma egli è altresì il Signore di Davide. E' lo stesso Davide che lo afferma. Ascolta: Parola del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra (Sal 109, 1). Gesù pose i Giudei di fronte a questa testimonianza, e con essa li ridusse al silenzio. Come dunque egli è insieme figlio e Signore di Davide (Mt 22, 45), figlio secondo la carne e Signore secondo la divinità, così è figlio di Maria secondo la carne e Signore di Maria secondo la maestà. E poiché Maria non era madre della divinità, e il miracolo che ella chiedeva doveva compiersi in virtù della divinità, per questo disse: Che c'è tra me e te, donna? Non credere però, o Maria, che io voglia rinnegarti come madre; gli è che non è ancora giunta la mia ora; allora, quando l'infermità di cui sei madre penderà dalla croce, io ti riconoscerò. Ecco la prova di questa verità. Narrando la passione del Signore, il medesimo evangelista, che conosceva la madre del Signore e che come tale ce l'ha presentata in queste nozze, dice così: Stava là, presso la croce, la madre di Gesù, e Gesù disse a sua madre: Donna, ecco tuo figlio; poi al discepolo: Ecco tua madre (Gv 19, 25-27). Affida la madre al discepolo; affida la madre, egli che stava per morire prima di lei e che sarebbe risorto prima che ella morisse: egli, uomo, raccomanda ad un uomo una creatura umana. Ecco la natura umana che Maria aveva partorito. Era venuta l'ora alla quale si riferiva quando aveva detto: Non è ancora giunta la mia ora
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:12 PM
Nel precedente commento, s.Agostino dice che Gesù non ricusava di fare il miracolo in quell'ora bensì solo di chiarire a Maria che quello che stava per fare non dipendeva dal vincolo di sangue che la legava a lei e che sarebbe stato evidente al momento della crocifissione, bensì dipendeva dalla sua divinità e che a Maria non apparteneva.
Perciò questa spiegazione, se la traduzione corrente fosse corretta, permette di accettare che Maria abbia comunque ordinato ai servi di obbedire a suo Figlio.

La sua spiegazione però, trasferisce totalmente la risposta di Gesù al momento della sua passione e tale risposta sembra che ignori del tutto la richiesta di Maria, senza dare nessun riscontro a quanto da lei effettivamente domandato. Pertanto anche se l'iniziativa di Maria non risulta contrapposta a quanto Gesù le dice parlandole dell'ora della sua passione, sembra che lei voglia semplicemente riportare il Figlio sul concreto della mancanza di vino, prendendo quella iniziativa a cui Gesù non aveva fatto alcun cenno.

Se la traduzione corrente fosse corretta, il commento di s.Agostino risulta coerente perchè offre un modo per non trovare contraddizioni tra parole e fatti, ma non soddisfa appieno perchè in tale commento Maria chiede una cosa e Gesù risponde un'altra senza entrare nel merito di quanto chiedeva la madre.

Per tale motivo occorre continuare la ricerca per vedere se vi sono possibili spiegazioni più convincenti.
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:14 PM
Commento tratto da una pubblicazione di risposte ai lettori testimoni di Geova

Poco dopo il suo battesimo Gesù e i discepoli furono invitati a una festa nuziale a Cana. C’era anche sua madre. Quando venne a mancare il vino, Maria disse a Gesù: “Non hanno vino”. Gesù replicò: “Che ho a che fare con te, donna? La mia ora non è ancora venuta”. — Giovanni 2:1-4.
Probabilmente oggi rivolgersi alla propria madre chiamandola “donna” e dicendole “che ho a che fare con te?” sarebbe considerato irrispettoso se non addirittura offensivo. Tuttavia muovere simili accuse a Gesù equivarrebbe a non tener conto del contesto culturale e linguistico in cui si svolsero i fatti. Sarà utile capire come venivano usate queste espressioni nei tempi biblici.
Riguardo al termine “donna”, il Vine’s Expository Dictionary of Old and New Testament Words dice: “Rivolto a una donna, non è un termine severo o di rimprovero, ma esprime tenerezza o rispetto”. Altre fonti concordano. Per esempio un commento al Vangelo di Giovanni dice: “Non è un rimprovero né un termine scortese, né un segno di mancanza di affetto . . . Per Gesù era il modo normale, gentile di rivolgersi alle donne”.* Il Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento spiega che “è una forma d’appellativo che non comporta alcuna sfumatura dispregiativa”.* E il Grande Lessico del Nuovo Testamento dichiara che l’appellativo “non è affatto irriverente o sprezzante”.* Pertanto non dovremmo concludere che Gesù, rivolgendosi alla madre con il termine “donna”, fosse sgarbato o scortese con lei. — Matteo 15:28; Luca 13:12; Giovanni 4:21; 19:26; 20:13, 15.
Concentriamoci ora sulla domanda “che ho a che fare con te?” A quanto sembra è un’espressione ebraica comune che ricorre varie volte nella Bibbia. Per citare un esempio, in 2 Samuele 16:10 leggiamo che il re Davide impedì ad Abisai di uccidere Simei con le parole: “Che ho a che fare con voi figli di Zeruia? Lasciate che egli invochi così il male, perché Geova stesso gli ha detto: ‘Invoca il male su Davide!’” In modo simile, in 1 Re 17:18 si legge che la vedova di Zarefat, dopo aver visto che suo figlio era morto, disse a Elia: “Che ho a che fare con te, o uomo del vero Dio? Sei venuto da me per rievocare il mio errore e per mettere a morte mio figlio”.
Da questi esempi biblici comprendiamo che l’espressione “che ho a che fare con te?” veniva usata spesso non per mostrare disprezzo o arroganza, ma per rifiutarsi di partecipare a un’azione proposta o suggerita, o per esprimere un’opinione o un punto di vista diverso. Che si può dire dunque delle parole che Gesù rivolse a Maria?
Quando disse a Gesù “non hanno vino”, evidentemente Maria non lo stava solo informando di questo fatto ma gli stava anche suggerendo di fare qualcosa in merito. Gesù usò questa comune forma idiomatica per respingere il velato suggerimento di Maria, e le parole che aggiunse, “La mia ora non è ancora venuta”, ci aiutano a capire il motivo per cui lo fece.
Da quando si era battezzato ed era stato unto nel 29 E.V., Gesù sapeva bene qual era la volontà di Geova: come Messia promesso doveva seguire una condotta integra che lo avrebbe portato alla morte, risurrezione e glorificazione. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito”, disse, “ma per servire e per dare la sua anima come riscatto in cambio di molti”. (Matteo 20:28) Quando il tempo della sua morte si avvicinava, Gesù lo rese chiaro affermando: “È venuta l’ora”. (Giovanni 12:1, 23; 13:1) Infatti la sera prima di morire pregò: “Padre, l’ora è venuta; glorifica il tuo figlio, affinché il figlio glorifichi te”. (Giovanni 17:1) E infine, quando la turba arrivò nel Getsemani per arrestarlo, Gesù destò gli apostoli dal sonno dicendo: “L’ora è venuta! Ecco, il Figlio dell’uomo è consegnato nelle mani dei peccatori”. — Marco 14:41.
Quando ci furono le nozze di Cana, però, Gesù aveva appena intrapreso il ministero quale Messia e la sua “ora” non era ancora venuta. Il suo principale obiettivo era fare la volontà del Padre nel modo e nel tempo da Lui stabiliti, e nessuno avrebbe potuto impedirgli di raggiungere quell’obiettivo. Nell’informare la madre di questo fatto Gesù fu risoluto, ma certo non irrispettoso o sgarbato. Maria a sua volta non si sentì offesa o messa in imbarazzo dal figlio. Anzi, comprendendo il senso delle parole di Gesù, Maria disse a coloro che servivano: “Qualunque cosa vi dica, fatela”. Anziché ignorare la madre, Gesù compì il suo primo miracolo in qualità di Messia, trasformando l’acqua in vino eccellente. Dimostrò così ottimo equilibrio: oltre a fare la volontà di Dio tenne anche conto dell’interessamento della madre. — Giovanni 2:5-11.


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Nel commento dei tdG al versetto in questione, si nota una evidente contraddizione.
Prima essi affermano:
"...Quando ci furono le nozze di Cana, però, Gesù aveva appena intrapreso il ministero quale Messia e la sua “ora” non era ancora venuta. Il suo principale obiettivo era fare la volontà del Padre nel modo e nel tempo da Lui stabiliti, e nessuno avrebbe potuto impedirgli di raggiungere quell’obiettivo...."

poi con disinvoltura disarmante concludono:
"...Gesù compì il suo primo miracolo in qualità di Messia, trasformando l’acqua in vino eccellente. Dimostrò così ottimo equilibrio: oltre a fare la volontà di Dio tenne anche conto dell’interessamento della madre. "
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RIflettano bene: se nulla e nessuno potevano farlo desistere dal fare la volontà del Padre nell'ora stabilita, PERCHE' e IN CHE MODO dimostrò equilibrio nel venire incontro alla richiesta di Maria in un'ora inopportuna? Che tipo di equilibrio dimostrò Gesù nel fare un miracolo anticipando i tempi stabiliti dal Padre suo ascoltando una Donna con la quale Egli non aveva nulla a che fare? Questo non lo spiegano.
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:15 PM
dal commento ai Vangeli di Giuseppe Ricciotti:

§ 283. Maria s'avvide subito della mancanza, e previde la vergogna degli ospitanti; tuttavia non ne fu costernata come le altre donne. Al suo spirito la presenza del suo figlio Rabbi diceva tante cose che non diceva agli altri; soprattutto ella ricollegava quella presenza con la previsione da lei fatta nella sua solitudine di Nazareth. Non era forse giunta l'ora di lui? Dominata da questi pensieri Maria, fra lo smarrimento generale a mala pena dissimulato, dice sommessamente a Gesù: “Non hanno vino”. E dice a lei Gesu': “Che cosa (é) a me e a te, donna? Non ancora e' giunta l'ora mia” (Giov., 2, 3-4). Gesù pronunziò queste parole in aramaico, e secondo questa lingua esse vanno interpretate. In primo luogo donna era un appellativo di rispetto, circa come l'appellativo (ma) donna nel Trecento italiano. Un figlio chiamava ordinariamente madre la donna che lo aveva generato, ma in circostanze particolari poteva chiamarla per maggior riverenza donna. E donna chiamerà nuovamente Gesù sua madre dall'alto della croce (Giov., 19, 26); ma anche prima, secondo un aneddoto rabbinico, un mendicante giudeo aveva chiamato donna la moglie del grande Hillel, come Augusto aveva chiamato donna Cleopatra (Cassio Dione, LI, 12), e così in altri casi. Più tipica è l'altra espressione che cosa (e') a me e a te...?, è certamente traduzione della frase fondamentale ebraica mahlz wal (ak) che ricorre più volte nella Bibbia. Ora, il significato di questa frase era precisato nell'uso molto più dalle circostanze del discorso, dal tono della voce, del gesto, ecc., che dal semplice valore delle parole; tutte le lingue hanno di tali frasi idiomatiche in cui le parole sono rimaste un semplice pretesto per esprimere un pensiero, e che verbalmente non si possono tradurre in altra lingua. Nel caso nostro una parafrasi, che tenga qualche conto anche delle parole ebraiche, potrebb'esser questa: Che (motivo fa fare) a me e a te (questo discorso)?; il che, indipendentemente dalle parole, equivale all'espressione italiana: Perché mi fai questo discorso? Era insomma una frase ellittica con la quale si ricercava la recondita ragione per cui tra due persone avveniva un discorso, un fatto, e simili. Con questa risposta Gesù declinava l'invito fattogli da Maria, e ne adduceva come ragione il fatto che ancora non era giunta l'ora sua. Dunque in quelle tre sole parole di Maria non hanno vino (seppure furono dette quelle tre sole) era nascosto l'invito a compiere un miracolo, e la mira dell'invito era nettamente designata dalle circostanze esterne ma soprattutto dai pensieri interni e dal volto materno di colei che invitava. Gesù, che si rende ben conto di tutto, rifiuta, come già nel Tempio aveva rifiutato di subordinare la sua presenza nella casa del Padre celeste a quella nella sua famiglia terrena (§ 262): ancora non è giunta l'ora di dimostrare con miracoli l'autorità della propria missione, poiché il precursore Giovanni sta ancora svolgendo la sua.
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:16 PM
Vi è da chiedersi, in merito al commento di Ricciotti, come mai Maria si sia spinta a prendere quella iniziativa se il figlio gli aveva appena detto che a loro non doveva interessare quel problema adducendo per di più che la sua ora non era ancora giunta.
Maria appare in questo caso importuna ed inopportuna, volendo forzare la mano del Figlio.
E' pur vero che Gesù insegnò ad essere importuni nella preghiera, ma in questo caso, con questa specifica traduzione ( che potrebbe non essere corretta), Maria chiede di anticipare l'"ora" di Gesù che lui afferma non essere giunta. Dunque Maria prende una iniziativa del genere nonostante la motivazione seria addotta dal Figlio e questo appare piuttosto straordinario conoscendo l'umiltà e la fedeltà di Maria, che si era definita serva del Signore.
Con la traduzione corrente si può rilevare una ulteriore incongrenza:
Maria dice ai servi di fare ciò che il Figlio dirà.
Ma riflettendo bene, se lei avesse preso l'iniziativa di dire loro di mettersi a disposizione del Figlio al fine evidente di ottenere un miracolo che il Figlio ha appena detto essere inopportuno, sarebbe stata la prima a non fare ciò che il Figlio aveva appena detto proprio a lei stessa. E questo mal si accorda con la sua umiltà e fedeltà.
A meno che non si pensi ad un tentativo da parte di Maria per aggirare l'ostacolo posto dal Figlio, limitandosi ad invitare genericamente altri ad obbedirGli; resta il fatto che Maria in tale occasione si aspettava che il Figlio agisse proprio nella direzione da lei desiderata.
Pertanto la sua iniziativa, nella traduzione corrente, appare in contraddizione rispetto alle parole dettele dal Figlio.

Non sembra perciò essere questa la spiegazione più coerente, pur potendo ovviamente pensare che Gesù, abbia voluto esaudire la richiesta della madre modificando addirittura l'ora prefissata dal disegno divino.
In tal modo Maria sarebbe riuscita a far valere la sua preghiera contro ogni aspettativa e nonostante la dichiarata indisponibilità del Figlio.
Per questo nei commenti cattolici si mette in evidenza il grande valore della intercessione di Maria.

Tale è la conclusione a cui si perviene nella maggior parte dei commenti a questo brano, come fa ad esempio il commento che segue, scritto dal Movimento Apostolico:
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"Inizio dei segni a Cana.

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

È questo il settimo giorno del Vangelo. Sono passati già sette giorni dalla presentazione di Gesù. Il primo giorno Giovanni rende testimonianza ai Farisei su Colui che è in mezzo a loro, ma che loro non conoscono. Il secondo giorno Giovanni vede venire Gesù e lo indica come l’Agnello di Dio. Il terzo giorno Gesù è presentato da Giovanni ai discepoli e questi seguono Gesù. Il quarto giorno avvenne l’incontro con Natanaele. Tre giorni dopo e quindi al settimo giorno Gesù opera il primo miracolo a Cana di Galilea. In una settimana Gesù è rivelato pienamente al mondo.

Il racconto è assai scarno. C’è uno sposalizio a Cana di Galilea, città vicino a Nazaret. A questo sposalizio c’è la Madre di Gesù. Ella c’è, di lei non si dice che è invitata. Questo è un particolare omesso e quindi dobbiamo pensare che Maria sarebbe dovuta esserci a quello sposalizio, anche se non sappiamo il perché di questa sua presenza lì, in quel luogo.

Gesù invece è invitato con i suoi discepoli e qui viene presentato come uno dei tanti invitati, infatti fu invitato anche lui con i suoi discepoli. Gesù deve essere sempre invitato, chiamato. Questa è la prima verità che emerge dal racconto.

Gesù deve essere invitato, perché lui non può entrare nella vita di nessuno se non per invito, su richiesta. Ma se si invita Lui con Lui vi sono anche i suoi discepoli, perché lui e i suoi discepoli sono ormai una cosa sola. Il mistero della Chiesa è qui adombrato. Molti vorrebbero Gesù senza la Chiesa, senza i suoi discepoli. Questo è impossibile. Chi accoglie il mistero di Gesù deve accogliere anche il mistero della Chiesa, perché Gesù e la Chiesa sono un unico mistero di salvezza, e non si ha Gesù senza la Chiesa e non si ha la Chiesa senza Gesù. La crisi della religiosità odierna è proprio questa. C’è un ritorno del sacro, si dice da più parti, ma non c’è un ritorno alla Chiesa e questo è un grave errore di valutazione anche da parte di quanti sono uomini della Chiesa, che non hanno capito che senza il ritorno alla Chiesa non c’è ritorno vero a Gesù, o a Dio.

Nel frattempo, venuto a mancare il vino la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».

Durante i festeggiamenti accade una cosa non usuale per uno sposalizio. Viene a mancare il vino. Se ne accorge la Madre di Gesù, la quale dice semplicemente al figlio: “Non hanno più vino”.

Maria sa chi è il Figlio e cosa può fare, per questo gli manifesta lo stato di disagio in cui si trovano gli sposi. Sapere chi una persona è e cosa essa può fare è certezza di giusta soluzione all’evento che deve essere in qualche modo riportato nella sua “normalità”. Dall’atteggiamento di Maria dobbiamo tutti apprendere; sovente noi non conosciamo chi l’altro è, non sappiamo cosa sappia fare e neanche se lo può fare e, rivolgendoci alla persona sbagliata, sciupiamo il tempo; non creiamo speranza negli altri, perché non risolviamo il loro “affanno” o la loro “preoccupazione.

E Gesù rispose: « Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora ».

Apparentemente la risposta di Gesù sembra essere un rifiuto verso la Madre. In verità quanto dice è da interpretarsi come non possibilità da parte sua di sottrarsi alle richieste della Madre, nonostante non sia ancora giunta la sua ora di dare inizio ai miracoli.

Quanto avviene a Cana di Galilea rivela pertanto qual è la giusta relazione tra la Madre e il Figlio. La Madre presenta al Figlio l’urgenza, l’esigenza immediata; il Figlio ha i suoi tempi e i suoi momenti e in tal senso tra le esigenze presentate da Maria e quelle del Figlio che sono di salvezza non c’è alcuna relazione, avendo due compiti e due missioni, che pur non essendo in contrapposizione, non sono tuttavia identiche.

Dinanzi alla richiesta della Madre e al suo desiderio di un intervento di Gesù circa il caso particolare da risolvere, poiché è sua Madre, alla Madre niente si nega, tutto si concede, la Madre deve essere esaudita al di là di ogni particolare ministero o missione, al di là di ogni tempo e di ogni momento, al di là di tutto, perché ella è Madre.

Dinanzi alla Madre c’è solo l’arrendevolezza del Figlio, il quale, pur manifestando la non coincidenza tra ciò che lui è chiamato a fare e ciò che la Madre gli suggerisce di fare, deve accondiscendere alla sua richiesta, per il solo fatto che alla Madre non si può dire mai no. C’è in questo atteggiamento di Gesù il più alto insegnamento circa l’osservanza del quarto comandamento. Da Gesù dovremmo tutti imparare come si onorino e si rispettino i genitori. Gesù concede alla Madre l’onore di essere stata lei a chiedergli il primo miracolo e questo nonostante non fosse l’ora sua, nonostante non entrasse questo miracolo nel piano salvifico che il Padre aveva stabilito per il Figlio suo.

Tanto dovrebbe produrre l’amore di un figlio per la madre, concederle tutto quanto la madre chiede in bene naturalmente; poiché il male non bisogna accordarlo a nessuno. Anche in questo Gesù è modello di rispetto, di amore, di esaudimento, di osservanza della legge del Padre suo. In una società in cui il genitore è quasi disprezzato, Gesù diviene lo specchio dinanzi al quale porsi per ritrovare quell’equilibrio di giustizia e di santità, pena l’imbarbarimento dei costumi e della società."

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Nel commento sopra riportato si può notare come Gesù, subito dopo aver detto che non era giunta la sua ora, decide di accondiscendere alla richiesta della Madre perchè infrange la sua ora non ancora giunta.
E quindi dobbiamo ritenere, se questa fosse la traduzione corretta, o che Gesù abbia solo voluto mettere alla prova la fede di Maria (ma in tal caso non avrebbe potuto dire che l'ora non era giunta), o che Maria aveva fatto cambiare idea a Gesù, con la sua convincente preghiera.
In tal caso la richiesta di Maria risulta di una efficacia davvero straordinaria.

Potrebbe anche essere ma non convince pienamente.
Se davvero non era giunta la sua ora, secondo la volontà e i disegni del Padre, Gesù anticipandola inopportunamente avrebbe potuto compromettere la sua missione.
Quando giunse l'ora della sua passione, pur volendo umanamente ritardarla secondo la sua umana condizione, Gesù rimise tutto nella volontà del Padre celeste.
Perchè non avrebbe dovuto fare lo stesso nel dare inizio alla sua ora iniziale manifestandosi anzitempo, senza rispettare la volontà del Padre, ma cedendo a quella della madre terrena da cui si era così fortemente smarcato appena un attimo prima?
Dunque, anche in questa spiegazione c'è un punto importante che non torna.

Vediamo ora una articolata esegesi del testo in questione:
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:48 PM
Il dettagliato commento esegetico cattolico che segue, riporta un elemento interessante per poter trovare una soluzione convincente per la nostra ricerca:
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Giovanni 1_01
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:50 PM
Giovanni 1_02
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:52 PM
Giovanni 1_03
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:53 PM
Giovanni 1_04
Credente
00Wednesday, December 31, 2014 4:55 PM
Ecco ancora un altro commento desunto dal sito 
http://www.matrisdomini.org/

4 E Gesù le rispose: "Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora".


La risposta di Gesù letteralmente si traduce: Che cosa c’è tra me e te? Si tratta di una formula semitica che non ha equivalente nelle lingue europee. Viene usata nel linguaggio diplomatico e mette in questione il legame che esiste tra due alleati, per indicare una rottura o per attirare l’attenzione su un punto di divergenza. Nel dialogo tra Gesù e sua madre un’espressione del genere sembra del tutto fuori luogo. Gesù lascia intendere che se si decide ad agire non lo farà per un intervento umano, fosse pure di sua madre, e soprattutto che la sua azione oltrepasserà il livello delle circostanze concrete. Secondo il racconto, Maria ha chiesto a Gesù di rimediare a una situazione imbarazzante. Gesù invece sa che dovrà agire su di un piano ben superiore, secondo la missione ricevuta dal Padre. Egli darà compimento all’attesa di Israele, superando ogni interpretazione riduttiva della salvezza che Dio ha promesso al suo popolo.
La frase di Gesù quindi si può rendere con un “La mia preoccupazione non è forse la tua?”.

Ancora dobbiamo esaminare il modo con cui Gesù chiama la madre: “Donna”. A un primo livello, negativo, Gesù mostra che egli si pone su un piano diverso da quello di sua madre secondo la carne, l’Israele del passato. Questo si vede anche nei sinottici, quando egli prende le distanze da sua madre e dalla sua famiglia (cf. Mc 3,33 e par.; Lc 11,27ss). Gesù però dice qualcosa di più e in senso positivo. Nella madre egli vede ormai la Donna, cioè Sion, che attende e spera il tempo della salvezza definitiva. E in effetti con questa denominazione egli invita a una nuova presa di coscienza: apre in modo solenne all’affermazione che segue. Egli dice che la sua ora non è ancora arrivata. Alcuni studiosi suggeriscono di leggere questa affermazione in forma interrogativa “Non è forse ancora arrivata la mia ora?”. Gesù invita la madre a riconoscere che è giunta l’ora di intervenire secondo il disegno di Dio. Qual è dunque quest’ora? Il termine proviene dai testi apocalittici e indica il momento in cui si compirà definitivamente il disegno di Dio, ineluttabile, proprio come il “giorno del Signore”. Quest’uso si trova spesso nei Sinottici e anche in Giovanni. L’ora per eccellenza è quella che si compie al momento della glorificazione di Gesù sulla croce. Tutto tende a quell’ora, perciò già all’inizio della sua vita pubblica quest’ora è già presente in tutto ciò che Gesù dice e fa, è già una manifestazione definitiva della salvezza di Dio offerta agli uomini.

Credente
10Monday, February 9, 2015 4:17 PM
Da quanto esposto soprattutto negli ultimi 2 commenti riguardo al testo di Giovanni 2,4-5, vi è dunque da considerare che vi sono diversi modi per poterlo tradurre e di conseguenza interpretare. 

Mancando negli scritti dei primissimi padri apostolici, espliciti riferimenti a questo specifico brano, non possiamo affidarci alla tradizione, per sapere come i primi cristiani intendessero le frasi in questione.

Pertanto, non resta che la  traduzione interlineare, soprattutto in questo caso, il solo punto su cui indagare  per la  comprensione; poi naturalmente occorre basarsi anche sul senso della frase idiomatica tipica del tempo di Gesù, ed infine sulla coerenza delle varie espressioni con la vicenda narrata.
 
Tenuto conto che nel greco originale,manca la punteggiatura che va ricostruita in base al senso della frase, tentiamo di dare una possibile soluzione al nostro quesito, basandoci soprattutto sulla dettagliata esegesi esposta negli ultimi post. 

La traduzione interlineare rispetto al greco originale, (parola per parola) è: 

COSA A ME E A TE DONNA 
LA MIA ORA NON E' ARRIVATA 


Se la seconda espressione (LA MIA ORA NON E' ARRIVATA) fosse seguita, come è possibile fare, dal punto interrogativo, avremmo questa traduzione: LA MIA ORA NON E' ARRIVATA? 
in tal caso la risposta di Gesù risulta del tutto pertinente alla richiesta di Maria, e l'iniziativa di Maria risulta del tutto coerente e conseguente alla risposta di Gesù. 


La ricostruzione del versetto in questa ottica sarebbe la seguente: 
(Questa) Cosa (importa) a me e a te o donna? Non è arrivata la mia ora ? 

In questa possibile ricostruzione, Gesù risponde alla madre che quello che lei gli sta evidenziando o chiedendo, importa, interessa a Lui e a lei, essendo  arrivata la sua ora di dare inizio alla sua manifestazione. 

Solo questa traduzione, che il testo originale comunque permette, spiegherebbe appieno la subitanea iniziativa di Maria che, in tal caso non risulta nè inopportuna nè insubordinata, ma in perfetta sintonia col figlio, e proprio per tale motivo le consente a pieno titolo, di collaborare col figlio dando lei stessa il via alla sua "ora", e perciò dice ai servi di mettersi a sua disposizione; ciò spiega anche la immediata azione di Gesù, che, in conseguenza dell'obbedienza dei servi all'invito di Maria, dà inizio alla sua missione pubblica facendo quello che costituisce il primo importante segno, narrato da Giovanni. 
In quella sua "ora" in cui dà inizio alla sua manifestazione pubblica, era  appropriato che Gesù facesse quel segno, che non è solo un semplice miracolo, ma è una anticipazione delle Sue nozze con la Sua sposa al termine della sua "ora". Perciò Maria intervenne a fianco del Figlio, e non in modo inoppotuno, o insubordinato, tanto da interferire con i piani divini, se quell'ora non fosse arrivata, ma in modo del tutto appropriato. 

Chiediamoci infatti: se non fosse stata quella l' "ora" di Gesù, come risulta dalle traduzioni correnti,  avrebbe Egli dato inizio alla sua missione, manifestando la sua "gloria" proprio attraverso quel segno? 

Maria, invece si sente subito autorizzata a dire ai servi:
FATE TUTTO QUELLO CHE VI DIRA',  analogamente a quanto aveva proferito il Padre al momento del battesimo di Gesù, all'inizio della sua vita pubblica, dicendo:
"QUESTO E' IL MIO FIGLIO DILETTO, ASCOLTATELO.
 

L'opera di Maria risulta quella di indirizzare tutti ad ascoltare ed obbedire Gesù e perciò da parte sua non fa nulla di inopportuno pronunciando quelle parole, ma dicendo ciò, ella si aspettava effettivamente  l'intervento del Figlio per manifestarsi, e si decide a dare indicazione ai servi solo quando ne riceve una conferma da parte del Figlio.


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Riflettiamo ancora: 
E' assai singolare il fatto che il quell'ultima "ora", Maria, la quale si era assai preoccupata ed attivata per far intervenire il Figlio cambiando l'acqua in vino eccellente per quello sposalizio della prima "ora", non intervenne invece neppure per far cambiare l'aceto in acqua da quel Figlio ardente di sete, durante il suo mistico sposalizio con la Chiesa.
Non era  quella la sua ora? O come molti pensano, non era SOLO quella la sua ora? 
Perchè Maria intervenne alle nozze di Cana chiedendo a Gesù di cambiare l'acqua in vino, e  non gli chiese di cambiare  in vino quell'aceto o  ridurre in altro modo la sua massima sofferenza, in quella che avrebbe dovuto essere proprio l'ora opportuna per farlo?
 Maria in questa ORA di estrema passione non chiese nulla a quel Figlio, mentre si era data premura dello stato di necessità durante una semplice festa di nozze. 


Se le parole di Gesù NON E' ANCORA GIUNTA LA MIA ORA, dette da Gesù a Maria alle nozze di Cana, si fossero riferite solo all'ora della passione, non sarebbe stato proprio quello il momento per chiedergli di trasformare quell'amara bevanda in vino buono per la sua sete? 
Ma questo non avvenne, perchè Maria sapeva che il miracolo da lei richiesto fu fatto quando era opportuno farlo, trasformando in vino l'acqua presentato dai servi. 

Maria, nell'ora della passione non fece alcuna richiesta al Figlio, e neppure al Padre a favore del Figlio sitibondo e moribondo. 
Tuttavia Gesù fece un estremo grandioso dono alla sposa per le sue stesse nozze, che si consumava in quel modo umanamente così crudele ma divinamente così pieno di ineffabile amore. 
Volle donare se stesso alla sua Sposa, e lo avrebbe fatto cambiando non più l'acqua in vino, ma da questo momento avrebbe cambiato  il vino nel suo stesso SANGUE, per la salvezza di tutti, sino alla fine. 
Fu forse quella la più grande delle opere compiute da Gesù, di cui il segno fatto a Cana era una prefigurazione, in quell'ora del SUO SPOSALIZIO, in cui TUTTO SI E' COMPIUTO, anche questa volta con l'aiuto di Maria.  Ad Essa infatti fu affidato quale madre, il primo di tanti figli per le Sue divine nozze CON LA SUA SPOSA, LA CHIESA. 



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In conclusione l'unica risposta convincente alle nostre perplessità in merito al versetto in questione, è che esso debba tradursi: 

(questa) COSA (interessa) A ME E A TE ? 
NON E'  GIUNTA LA MIA ORA?
 

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