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CONSIGLI SPIRITUALI E MATERIALI

Last Update: 7/4/2020 3:14 PM
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8/14/2018 3:10 PM
 
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8/14/2018 3:12 PM
 
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8/26/2018 9:16 PM
 
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MĘŻCZYZNA Z BIBLIĄ
10 VERSETTI BIBLICI SU CUI RIFLETTERE

Vale anche la pena di memorizzarli per evocarli spesso

Ogni giorno ha la sua pena

Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.
Matteo 6,34

Le “giornate no” vengono da sole

Il Signore è vicino. Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.
Filippesi 4, 5-6

Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.
Proverbi 3,5

Dio ci ama e si prende cura di noi

 

Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.
Isaia 41, 10

Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il Signore: “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.
Geremia 29, 11

E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
Filippesi 4, 7

Coltiviamo pensieri di serenità e fiducia

Confida nel Signore e fa’ il bene; abita il paese e pratica la fedeltà. Trova la tua gioia nel Signore,
ed egli appagherà i desideri del tuo cuore. Riponi la tua sorte nel Signore; confida in lui, ed egli agirà.
Salmo 37, 3-5

Non limitiamoci al mondo che passa

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.
Romani 12, 2

Una promessa di Dio…

Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono.
Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere.
Salmo 103, 13-14

 

… e una promessa per Dio

O Signore, al mattino tu ascolti la mia voce; al mattino ti offro la mia preghiera e attendo un tuo cenno.
Salmo 5, 3


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10/11/2018 9:24 AM
 
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Depressione: male del secolo.
Eppure se pregassimo e cantassimo di più!

Dopo migliaia di anni di sangue sudore lacrime dove è successo di tutto, dopo migliaia di anni di carestie inenarrabili, epidemie atroci, guerre terrificanti, stermini che hanno punteggiato quotidianità normalmente rallegrate da pidocchi, pulci, sorci e, il meglio del meglio, acari della scabbia siamo stati qualche decennio filato senza catastrofi.
Il risultato?
Un disastro.
Ci siamo fragilizzati. La parola fragile suona ossessivamente come una campana a morte.
Tutti sono fragili.
E i più fragili di tutti sono gli adolescenti, oltre a essere una specie di punizione. Si stanno creando le azioni di sostegno per i genitori degli adolescenti. A questo tipo di associazione si inscrive chi ha passato un certo tipo di guaio: i sopravvissuti del terremoto, i sopravvissuti dell’inondazione, quelli a quello rubato la macchina. Certo perché il furto dell’auto è un trauma, e può generare una sindrome post traumatica da stress.

Siamo sempre più depressi. Negli ultimi 60 anni la depressione è aumentata del 1200 %

Siamo sempre più grassi, siamo dannatamente grassi, siamo grassi non perché siamo ricchi ma perché siamo poveri, poverissimi.
Negli ultimi 60 anni l’obesità è aumentata del 1200 %. Negli ultimi 60 anni, e la depressione è aumentata del 1200%. Quando ci troviamo di fronte a due dati che si somigliano, vanno nello stesso senso, non è detto che siano collegati, ma non possiamo non prendere in considerazione l’idea che siano collegati.
I due dati sono strettamente collegati.
Da cosa è causata la depressione? Da un abbassamento della serotonina e di endorfine, due spettacolari neurotrasmettitori, che ci danno la sensazione della gioia e quella dell’estasi, i neurotrasmettitoriche produciamo quando la pace riempie il nostro spirito, che potenziano i sistema immunitario e possono spingerlo fino allaguarigione.

Pregare aumenta il tasso di endorfine, pregare e cantare tutti insieme aumenta il tasso di serotonina. Non sarà stato l’astuto processo di scristianizzazione che ci ha annientato?

Mentre ci penso vado a pregare...


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10/17/2018 11:57 AM
 
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 Volete eliminare un vizio? Adottate la virtù opposta!


VOLUNTEERS




Come esseri umani decaduti, lottiamo tutti con il peccato.
Molti di noi hanno peccati particolari difficili da superare.
La buona notizia è che attraverso la grazia di Dio possiamo vincerli, e che Dio ha già elaborato un piano di battaglia completo.

Se vogliamo superare un’abitudine peccaminosa particolare nella nostra vita, dobbiamo imparare le virtù che la contrastano e invocare l’assistenza divina perché ci aiuti nella nostra lotta per adottarla e integrarla nella nostra routine quotidiana.

Ad esempio, se vogliamo smettere di spettegolare su qualcuno, dobbiamo scegliere di parlarne in modo caritatevole. Se il cibo è un problema nella nostra vita, dobbiamo praticare deliberatamente la temperanza e regolare la nostra assunzione di alimenti.

Qualsiasi sia la cattiva abitudine o il vizio a cui vogliamo porre fine, dobbiamo sostituirlo con una virtù.

Ecco una galleria fotografica utile che affronta ogni peccato mortale con la virtù celeste che gli si oppone.

 


[Edited by Credente. 10/17/2018 12:01 PM]
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11/13/2018 3:09 PM
 
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 Dalla vita di coppia alla serenità interiore. Quanti suggerimenti utili per stare bene!


Quella di don Giovanni Benvenuto per la comunicazione è “una passione cresciuta negli anni”. Genovese, classe 1971, parroco dal 1996, ideatore e creatore di vari siti web, ha da poco ampliato la sua passione con l’apertura del canale You Tube “Comunicare il sorriso di Dio.


Le “pillole” del lunedì


«L’idea – spiega il sacerdote genovese – è nata dai corsi di comunicazione che ho seguito in questi anni, una passione che ho sempre avuto, fin dai primi siti internet, con lo scopo di mettere in circolo idee e materiale utile per la catechesi e la pastorale. ‘Comunicare il sorriso di Dio’ non è un discorso solamente religioso o rivolto primariamente ai fedeli quanto piuttosto la speranza di far crescere, nella nostra vita e nella nostra comunicazione quotidiana, atteggiamenti che trasmettano positività per diventare noi stessi veicoli di positività».


Ogni lunedì, da aprile di quest’anno, don Benvenuto offre un video di pochi minuti nel quale offre alcuni consigli su come utilizzare al meglio le regole per una buona comunicazione.


Linguaggio universale

Si tratta di vere e proprie “pillole” rivolte a tutti, credenti e non credenti, e condensate in brevi video di 5-7 minuti completamente realizzati in proprio dal sacerdote genovese. Grazie, infatti, all’utilizzo di un linguaggio non specialistico, ma aperto a tutti, don Giovanni pubblica riflessioni nelle quali ciascuno, al di là delle convinzioni più profonde, possa ritrovarsi. Sono già diverse migliaia gli utenti che seguono i suoi video e partecipano al canale (Agensir, 7 novembre).


Come capirsi meglio in una coppia


Vediamo alcune esempio di come don Giovanni riesce a farci stare meglio. Il primo è rivolto alle coppie.


Ti succede mai di dialogare con qualcuno, magari nella coppia, e di avere l’impressione che non vi state veramente capendo? Uno degli ostacoli che impediscono la comprensione profonda è la tendenza a valutare e giudicare ciò che l’altro sta dicendo.


Allora don Giovanni consiglia un esercizio: quello di far parlare uno dei due componenti della coppia e poi, al termine del “discorso”, far replicare all’altro che dovrà spiegare cosa ha compreso e vedere se effettivamente era il messaggio che il partner voleva trasmettergli. In questo modo la comunicazione nella coppia avrà sensibili miglioramenti.

 

Come imparare a chiedere scusa e i benefici di questo gesto


Un altro utile video vuole migliorare la capacità di saper chiedere scusa quando si commette un errore. Anche noi facciamo molta fatica ad ammettere i nostri errori e a chiedere scusa. Come mai, si chiede don Giovanni? Chiedere scusa è difficile per almeno 3 motivi.


E soprattutto, ci sono almeno 4 motivi per cui è così importante imparare a farlo: aiuta le relazioni interpersonali; aiuta a non ripetere lo stesso errore; fa ritrovare la serenità; fa accrescere la propria autostima.


Come ritrovare la serenità


Immaginate che ci sia un esercizio che in soli tre minuti possa aggiustarvi la giornata. Ok, smettete di immaginare, questo esercizio esiste davvero.


Niente di magico, né di complicato. Tutt’altro. Ma se lo farete, rimarrete sbalorditi dagli effetti che avrà sul vostro umore e sulla vostra vita.


Prendi carta e penna, e scrivi sul foglio di getto, in modo istintivo, tutte le cose che ti vengono in mente per cui puoi essere grato. Dalle più semplici, alle più profonde e metafisiche. Sì, l’ingrediente magico che può farti ritrovare la serenità in mezzo è la tempesta è la gratitudine. Prova, e scrivi nei commenti come ti sei sentito dopo averlo fatto.


Da qumran2 a pretionline

Come programmatore è particolarmente conosciuto nel “web cattolico” grazie a qumran2.net, forse la più completa banca dati nella quale poter condividere e cercare risorse per la formazione, la catechesi, la pastorale e l’evangelizzazione. Sua anche l’idea di pretionline.it il servizio attivo dal 1997 per “dare a chiunque la possibilità di mettersi a contatto con un prete” e per “favorire il contatto e lo scambio tra tutti i preti collegati alla rete”.


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11/16/2018 8:58 PM
 
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Intrappolarli con un Imbuto di Carta

  1. Immagine titolata Get Rid of Fruit Flies Step 1
    1
    Scegli un barattolo alto, una bottiglia di vino, una vecchia bottiglia di bibita o un vaso per usarlo come base della trappola. Quasi tutti i contenitori di questo tipo sono adatti allo scopo.
    • Questo metodo probabilmente è il più efficace per catturare un gran numero di moscerini della frutta.[1]
     
  2. Immagine titolata Get Rid of Fruit Flies Step 2
    2
    Aggiungi della frutta come esca. I moscerini della frutta si nutrono di qualunque sostanza zuccherina, quindi hai un sacco di possibilità a disposizione. Qualsiasi tipo di frutto, succo di frutta, bibita gassata o altre sostanze dolci sono ottimi incentivi per convincere questi insetti a entrare nella tua trappola.[2] Prova una di queste soluzioni come esca, elencate in ordine decrescente di efficacia:
    • Pezzetti di frutta molto matura o marcia. Ad esempio, alcune fette di banana annerite, una fragola morbida o una pesca soffice sono perfette.
    • Miele, sciroppo d'acero o sciroppo di mais.
    • Succo di frutta di qualunque tipo o bevanda gassata. Assicurati di prendere la versione normale, perché quella dietetica non funziona.
    • Aceto di mele o salsa di soia.
    • Anche i sedimenti di una bottiglia di vino o di birra possono risultare altrettanto efficaci, dato che i moscerini della frutta sono attirati dagli zuccheri presenti nelle bevande alcoliche.
     
  3. Immagine titolata Get Rid of Fruit Flies Step 3
    3
    Arrotola un pezzo di carta per creare un imbuto e mettilo sul contenitore-trappola. Un imbuto con un piccolo foro permetterà agli insetti di entrare nel vaso, i quali non saranno abbastanza astuti da riuscire a volare fuori. Lega l'imbuto con del nastro adesivo, in modo che mantenga la sua forma e appoggialo all'interno dell’apertura del vaso, così che la punta del cono sia rivolta verso il basso senza che tocchi l'esca.
    • Per creare l’imbuto puoi usare qualunque pezzo di carta o una pagina strappata da una rivista.
    • Eventualmente puoi anche costruire l’imbuto usando un filtro da caffè e bucandolo sul fondo con uno stuzzicadenti.
     
  4. Immagine titolata Get Rid of Fruit Flies Step 4
    4
    Posiziona la trappola in una zona infestata dai moscerini della frutta. Mettila vicino al lavello, al bidone della spazzatura o alla fruttiera. Se gli insetti sono presenti in più zone della cucina, puoi valutare di preparare e posizionare più trappole.
    • Lasciale in posizione per tutta la notte. Il giorno successivo dovresti vedere i moscerini che mangiano serenamente l'esca all’interno del contenitore.[3]
    • Se non sei riuscito a intrappolarli, prova a inserire nuove esche nella trappola e assicurati che il foro sia abbastanza grande per permettere ai moscerini di entrarvi.
     
  5. Immagine titolata Get Rid of Fruit Flies Step 5
    5
    Uccidi i moscerini della frutta che sei riuscito a catturare. Versa una miscela di acqua calda e detersivo per i piatti all’interno del vaso. Il detersivo è in grado di ridurre la tensione superficiale dell'acqua e far annegare gli insetti. [4]Aspetta qualche minuto e poi getta il contenuto del vaso.
    • Se i moscerini sono ancora vivi e ronzanti all’interno della trappola, porta il contenitore all’esterno prima di togliere l'imbuto.
    • Al termine risciacqua accuratamente il vaso con acqua calda. Potrai riutilizzarlo per fare una nuova trappola.
     
  6. Immagine titolata Get Rid of Fruit Flies Step 6
    6
    Ripeti il processo finché non ci saranno più insetti da catturare. I moscerini della frutta tendono a moltiplicarsi rapidamente. Il loro ciclo vitale può durare anche meno di otto giorni[5] , quindi è piuttosto probabile che dovrai ripetere diverse volte la procedura se vorrai sbarazzarti del tutto di questi fastidiosi insetti quando sono adulti.
    • Le uova dei moscerini della frutta si schiudono 8-10 giorni dopo la deposizione, quindi potrebbe essere necessario mettere in funzione la trappola ogni giorno per una settimana o due.[6] Potrai fermarti quando non vedrai più insetti all’interno del contenitore dopo averlo lasciato esposto per diverse ore.
    • Se vuoi liberare completamente la cucina dai moscerini della frutta il più velocemente possibile, adotta le misure per sbarazzarti anche delle uova.

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12/8/2018 8:57 PM
 
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Siete ansiosi?
Ecco il consiglio di San Francesco di Sales per calmarsi

MAN,ANXIETY
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È bene sapere che anche chi eccelle in santità deve combattere con i propri nervi

A volte, indipendentemente da quello che abbiamo fatto per evitarlo, l’ansia prende il sopravvento. Potrebbe essere quella passeggera per la lista troppo lunga di cose da fare e scadenze incombenti o qualcosa di più serio, che richiede valutazione e assistenza professionale.

Qualsiasi tipo di ansia si sperimenti, è consolante sapere che perfino i santi la provano.

Ecco cosa raccomanda San Francesco di Sales per evitare l’ansia e trovare la pace.

Non sottovalutare il problema

San Francesco credeva che “con l’unica eccezione del peccato, l’ansia è il male più grande che possa capitare a un’anima”.

 

Probabilmente sapete già che l’ansia è un problema, ma potreste pensare che a Dio non interessi perché si cura di più del fatto che evangelizziate, o svolgiate i vostri doveri o preghiate. Dopo tutto, non dovreste preoccuparvi degli altri e non di voi stessi?

 

San Francesco non sarebbe d’accordo, e Dio nemmeno.

Nostro Signore ha ordinato di amare gli altri come amiamo noi stessi. Quando siamo ansiosi, amarci significa fare il possibile per rimediare all’ansia. Non vuol dire ignorarla nella convinzione errata che Dio se ne curi poco, perché Egli vuole che siamo felici facendo la sua volontà.

“Se il nostro cuore è turbato e preoccupato interiormente, perde sia la forza necessaria per mantenere le virtù che ha acquisito che i mezzi per resistere alle tentazioni del nemico”, scrive San Francesco.

Comprendere la causa

Se è naturale concentrarsi sulle circostanze che provocano l’ansia, San Francesco crede che la causa possa essere più profonda. A suo avviso, la radice dell’ansia è “un desiderio disordinato di essere liberati da un male presente o di acquisire un bene sperato”.

In altri termini, l’ansia sorge quando desideriamo troppo qualcosa. I nostri desideri sono positivi, ma a volte possono esser troppo forti, il che provoca l’ansia. Questo punto è fondamentale, perché rende l’ansia qualcosa su cui abbiamo un controllo di qualche tipo, anche se non sembra sempre così.

Rendere la pace interiore la priorità

Quando si inizia a riconoscere che il proprio cuore è ansioso, il santo dice di “riportarlo tranquillamente alla presenza di Dio, assoggettando tutti i propri desideri all’obbedienza e alla direzione della sua volontà divina”.

4 passi per recuperare la pace

Portare il cuore alla presenza di Dio non è ovviamente una formula magica, ma se seguiamo questi quattro passi spesso l’ansia diminuisce gradualmente:

  1. Chiedere l’aiuto di Dio.
  2. “Decidete di non fare nulla su cui insistono i vostri desideri finché la vostra mente non abbia riacquistato la pace, a meno che non sia qualcosa che non si può rimandare”.
  3. “Dovete cercare con calma e dolcezza di capire il flusso dei vostri desideri”, il che si fa al meglio accettandoli come sono.
  4. “Se potete rivelare la causa della vostra ansia al vostro direttore spirituale, o almeno a qualche amico fedele e devoto, potete essere sicuri che troverete rapidamente sollievo”.
 

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12/9/2018 6:44 PM
 
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Attenti! Ecco 3 dei peggiori nemici della fede



 




Campanelli d'allarme da cui, sopratutto i più giovani, devono diffidare


Tre “nemici” a cui dobbiamo fare attenzione! Perché possono allontanarci dalla fede. Ce li spiega Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria e scrittore, in “Le sorgenti della fede” (Sugarco).


1) La carne


Il primo: la carne. «Questa parola – dice Padre Livio – ricorre frequentemente nelle lettere di san Paolo, che spesso vengono lette durante la santa Messa. Quando san Paolo parla della “carne”, intende la nostra natura umana decaduta, cioè inquinata dal peccato originale. La carne è la debolezza interiore, è la spinta all’incredulità, la stanchezza, l’indifferenza o la chiusura verso Dio e la sua grazia, è il fastidio per la vita interiore e per tutto ciò che è santo e bello. Questa è la carne, cari amici, ed è il primo grande nemico che abbiamo per la nostra fede».


“Mosche nella tela del ragno”


«Se non vigiliamo e non preghiamo – ammonisce il direttore di Radio Maria – lasciandoci sopraffare dai nostri vizi, dalle nostre tendenze al male, dall’abulia, dalla stanchezza, dall’accidia, dall’ozio, dalle seduzioni, se ci facciamo intrappolare in questo groviglio, siamo come le mosche che cadono nella rete del ragno, diventandone vittime».


Al riguardo, san Paolo osserva, con un’espressione molto significativa, che l’uomo «carnale», cioè l’uomo che non si apre a Dio, non cerca «le cose di lassù» (Col 3,1): «ed è sotto i nostri occhi – evidenza Padre Livio – la moltitudine di persone dominate dalla dittatura dell’animalità, che si lasciano sopraffare dalle cose di quaggiù».


2) Le brutte compagnie


Poi i nemici della nostra fede, molte volte, «sono intorno a noi. Per voi ragazzi – avverte il sacerdote giornalista – «spesso, sono i compagni. Quindi dovete stare molto attenti a chi frequentate, perché può capitare che vi lasciate trascinare dalla “legge del branco”, per cui, anche se voi siete dei credenti, finite per comportarvi come se non lo foste».


Rich Anderson-CC

3) Lo sballo


Terzo nemico della fede è il «mondo», ma va ben contestualizzato. Le sue attrattive, i suoi slogan, i suoi idoli, le sue concezioni della vita: queste sono le cose da temere.


 

«Molte volte rimango stupito nel vedere centinaia di migliaia di ragazzi che vanno a un concerto, non perché non mi piaccia la musica, ma perché mi sembra che in quelle occasioni si concentri e, per così dire, si manifesti concretamente un modo di pensare e di comportarsi, che è quello di una vita allo sbando, in cui in pratica non c’è nessuna legge morale e che ha come orizzonte quello che viene definito, con un termine ben noto a voi giovani, lo “sballo”».


 

“Pericolo gravissimo”


Questi ragazzi, osserva Padre Livio, corrono il rischio di lasciarsi «catturare e dominare da proposte – magari non formulate esplicitamente – che comunque sono contrarie alla vita cristiana. Senza dubbio questo è un pericolo gravissimo per quei ragazzi che, avendo ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e avendo coltivato la fede in famiglia e in parrocchia, incominciano ad affrontare la vita».


La scuola e in genere la società, conclude il sacerdote, «sono contesti in cui, molte volte, la fede è messa in ridicolo, è ritenuta inutile, è disprezzata e respinta perché viene giudicata inadatta a persone veramente moderne ed emancipate»..


SAD GIRL
 

“Testimoni di Cristo”


E in contesti del genere che il cristiano deve uscire allo scoperto. «Qui si vede se tu hai il coraggio della tua fede, testimoniandola e difendendola. Una volta si diceva che, ricevendo la cresima, i ragazzi diventavano “soldati di Gesù Cristo”. Poi – chiosa – si è voluto cambiare l’espressione, che sembrava troppo legata al linguaggio militare. Oggi – come già osservato – si usa la parola “testimoni”».




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2/18/2019 10:07 PM
 
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Vuoi essere felice?
impara il gioco del “sii sempre contento” 


Diciamo addio al rito dei buoni propositi per l'anno nuovo
e iniziamo il gioco del "sii sempre contento" di Pollyanna

L’ultimo libro che ho letto nel 2018 è stato “Pollyanna” di Eleanor Hodgman Porter (DeAgostini). L’ho comprato insieme a mio marito per nostra figlia pochi giorni prima di Natale. La commessa ci ha sentiti parlottare, e quando mi ha vista cercare tra i classici per ragazzi mi ha domandato: “quanti anni ha sua figlia?”, “10 mesi!” le ho risposto un po’ imbarazzata indicando il passeggino rosso dietro di me, e ho aggiunto: “ma è per quando sarà un po’ più grande!”. “Signora c’è tempo”, ha detto sorridendo, “forse è meglio che lei scelga qualcosa tra i libri da 0 a 1 anno di età, venga con me che glieli faccio vedere”. Troppo tardi. Tornati a casa ho cominciato a leggere Pollyanna, e ho finito l’anno tra le sue pagine. Non vedo l’ora che lo sfogli mia figlia, o che mi chieda di leggerlo insieme. Il tempo che manca, giusto qualche anno, mi sarà utile per provare ad imparare il gioco del “sii sempre contento”, lo conoscete?

Addio buoni propositi, ci vuole l’allegria!

L’anno nuovo è tempo di buoni propositi, chi più chi meno comincia a stilare la sua lista speciale elencando gli obiettivi da raggiungere per… essere felici. Ma davvero crediamo che la felicità dipenda dal riuscire ad andare in palestra 3 volte a settimana? dall’eliminare carboidrati e bevande gassate almeno fino al week-end? dal riuscire a risparmiare per permettersi una vacanza? o perdere i chili di troppo dell’ultima gravidanza? Sono tutte cose buone e sane, ci mancherebbe, ma non regalano il senso alla nostra vita che cerchiamo, la gioia che vorremmo provare. Lì per lì fanno sentire appagati, bravi, a posto, ma niente di quello che possiamo raggiungere in quest’anno nuovo avrà davvero significato se la nostra vita non diventerà un incessante inno di lode, un continuo motivo di allegria. Perché i piani saltano, si sa, non sempre riusciamo a mantenere ciò che avevamo stabilito: la vita ha molta più fantasia di noi, per fortuna. E quindi cosa fare? Io quest’anno ho deciso: niente buoni propositi ma il gioco del “sii sempre contento”.

“Sii sempre contento”

Avevo già sentito parlarne, ma è soltanto dopo aver letto il libro che mi è venuta voglia di provare a giocarci per cominciare in grazia di Dio questo 2019, e venir fuori così dalle situazioni spiacevoli (o almeno provarci!), da quelle che anche a noi adulti in apparenza sembrano soltanto delle grosse fregature e lo sono veramente, ma non del tutto!, dai capricci di piccoli e grandi che sono come gli amori che non finiscono della canzone di Venditti “fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Il gioco diventa più semplice se si ha qualcuno con cui condividerlo,quindi mi raccomando mamme, e soprattutto papà – dato che il gioco lo ha inventato il padre di Pollyanna – giochiamolo e insegniamolo ai nostri figli! Ecco la storia di come nasce il gioco

(…) «Sembra che tu non faccia fatica a essere contenta di tutto» disse Nancy con una certa ironia, ancora scossa al ricordo del coraggioso sforzo di Pollyanna nell’accettare di buon grado la squallida stanza nel sottotetto. Pollyanna abbozzò un sorriso. «Be’, comunque fa parte del gioco.»

«Del… gioco?»

«Sì il gioco del “sii sempre contento”.»

«Di che cosa diavolo stai parlando?»

 

«Ma è un gioco! Me l’ha insegnato papà ed è molto carino» aggiunse Pollyanna. «L’abbiamo sempre giocato insieme, fin da quando ero piccola piccola. L’ho anche insegnato alle signore dell’Assistenza, e qualcuna di loro ha persino provato a giocarlo.»

«Com’è questo gioco? Non me ne intendo molto di giochi, io.»

Pollyanna rise ancora, ma poi sospirò. Alla ormai tenue luce del crepuscolo il suo piccolo viso apparve affilato e pensieroso. «Be’, abbiamo cominciato quella volta che alla missione sono arrivate un mucchio di stampelle.»

«Stampelle?»

«Sì. Vedi, io desideravo tanto una bambola e papà l’aveva anche scritto, ma quando le signore dell’Assistenza inviarono un po’ di roba alla missione, risposero che non avevano ricevuto nessuna bambola, ma diverse stampelle. Aggiunsero che ce le mandavano perché potevano sempre riuscire utili prima o poi. Ed è stato allora che abbiamo iniziato per la prima volta a fare questo gioco.»

«Non vedo che cosa ci sia di divertente» disse Nancy quasi irritata.

«Ma sì. Il gioco consiste proprio nel trovare in qualsiasi situazione qualcosa di cui potersi rallegrare; non importa che cosa» soggiunse candidamente Pollyanna. «E noi cominciammo proprio dalle stampelle.»

«Ma benedetto il cielo! Non vedo come si possa essere contenti di ricevere un paio di stampelle quando si desiderava una bambola!.»

«E invece una ragione c’è» disse Pollyanna «Anch’io in principio non riuscivo a capirlo» aggiunse, in uno slancio di sincerità. «Papà me l’ha dovuto spiegare.»

«Be’, allora potresti spiegarlo anche a me» disse Nancy un po’ sarcastica.

«Ma è semplice! Tanto per cominciare puoi essere contenta di non aver bisogno delle stampelle» spiegò Pollyanna trionfante. «Come vedi, è molto facile, una volta che hai capito il meccanismo.»

 

La fa facile Pollyanna, vero? E lo è, a patto che poco alla volta smettiamo di lamentarci e cominciamo a giocare seriamente! 


[Edited by Credente. 2/18/2019 10:14 PM]
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2/23/2019 11:03 PM
 
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Papa Francesco:
vi indico 4 comportamenti cristiani da tenere con i vostri figli

POPE AUDIENCE
Il Papa, in occasione dei Battesimi nella Cappella Sistina, ha dato i primi suggerimenti del 2019 ai genitori di tutto il mondo

Ventisette bambini battezzati nella Cappella Sistina. Si è ripetuto il 13 gennaio il tradizionale rito del Battesimo in Vaticano officiato daPapa Francesco. Nel corso della santa messa Bergoglio ha voluto indicare ai genitori presenti – come monito per tutti i papà e le mamme del mondo – quattro comportamenti cristiani da tenere con i propri bambini.

Sono i primi “consigli” del “Papa-Papà” Francesco in questo 2019. Provate a seguirli anche voi.

1) Insegnategli la data del Battesimo

La festa del Battesimo del Signore, osserva Papa Francesco, «ci invita a riscoprire la grazia del sacramento del nostro Battesimo. Il Battesimo ci ha resi cristiani, incorporandoci a Cristo e alla sua Chiesa. Tutti noi sappiamo la data della nostra nascita, ma non tutti sanno la data del Battesimo, che è la nascita alla vita della Chiesa, quando lo Spirito Santo viene al cuore».

«Per questo io vi chiedo (…) di chiedere – quelli che lo sanno, di ricordarlo – e quelli che non sanno la data del Battesimo, di chiedere ai familiari, ai padrini, ai genitori, ai nonni: “Quando sono nato io alla vita della fede?” Cioè: “Quando sono battezzato?”. E fissare sempre nel cuore la data del Battesimo. Lo farete? È molto importante festeggiare la data del battesimo» (Avvenire, 13 gennaio).

2) Mai litigare in loro presenza

«Non litigate mai davanti ai vostri bambini –  ammonisce il Papa – (…) È normale che gli sposi litighino, sarebbe strano il contrario. Fatelo pure, ma fatelo in modo che loro non vedano e non sentano. Non sapete l’angoscia che riceve un bambino quando vede litigare i genitori» (Fan Page, 13 gennaio).

3) Trasmettete loro la fede in “dialetto”

Nota “doliente”: la trasmissione della fede da padre in figlio. «Sì, qualcuno può dirmi: “Sì, sì, devono studiarla…” (la fede ndr). Sì, quando andranno al catechismo studieranno bene la fede, impareranno la catechesi. Ma prima che studiata – afferma Papa Francesco – la fede va trasmessa, e questo è un lavoro che tocca a voi. È un compito che voi oggi ricevete: trasmettere la fede, la trasmissione della fede. E questo si fa a casa».

 

Perché «la fede sempre va trasmessa “in dialetto”: il dialetto della famiglia, il dialetto della casa, nel clima della casa».

4) Allattateli senza vergogna

Infine, il Papa ha dato alle mamme, in particolare, un consiglio “anti-vergogna”.

«Se (i bambini ndr) piangono per fame, allattateli». Alle mamme «dico:Allattate i bambini, tranquille, il Signore vuole questo. Perché, dove sta il pericolo?, che loro anche hanno una vocazione polifonica: incomincia a piangere uno, e l’altro gli fa il contrappunto, e poi l’altro, e alla fine è un coro di pianto!» (La Stampa, 15 gennaio).

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3/22/2019 11:44 AM
 
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Paura dei pregiudizi, sudditanza al digitale,
pensare in continuazione al giudizio degli altri:
la fondatrice di "Nuovi Orizzonti" prova a rimuoverle con la "spiritoterapia"

Il nuovo libro di Chiara Amirante è una boccata di ossigeno puro. Con “La guarigione del cuore.

In Spiritherapy: l’arte di amare e la conoscenza di sé” (Piemme), la fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti prende per mano il lettore e lo conduce alla scoperta delle proprie ferite, dei bisogni più profondi della sua anima, delle potenzialità del proprio io ed indica la strada per superare le umane fragilità riconoscendo le trappole «che impediscono di sperimentare la gioia piena che scaturisce dal donare e ricevere amore» (Vatican News, 14 marzo).

Si parla spesso del potenziale racchiuso nella nostra mente, nel nostro cervello di quanto potremmo sfruttare meglio le nostre risorse mentali. Ci sono diversi tipi di percorsi che molti propongono per sviluppare le potenzialità della nostra mente. Difficilmente però dedichiamo tempo e impegno e troviamo un minimo di supporto per approfondire i tanti aspetti legati alle immense potenzialità racchiuse nel nostro spirito, che troppo spesso rimangono inesplorate e inespresse.

© DR

Se è vero, come ci rivela la Sacra Scrittura, che siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, ragiona Amirante, il nostro potenziale spirituale deve essere davvero straordinario!

Ecco, allora, cosa frena il “decollo spirituale” a molti di noi. La fondatrice di Nuovi Orizzonti ha individuato diverse cose che causano il “blocco”.

1. Identificarsi con ciò che si fa

«Devo affermarmi, devo dimostrare che sono il più bravo, il migliore, devo fare del mio meglio per dimostrare il mio valore. Devo sempre fare bella figura… così mi vorranno più bene!».

 

Se questo non accade non ci si sente all’altezza di competere con gli altri, si pensa di essere inferiore rispetto a loro.

2. Identificarsi in ciò che gli altri pensano di noi

Ci si lascia condizionare troppo dalla paura dei giudizi, dal timore di deludere le aspettative: «Se faccio così cosa penseranno, cosa diranno di me?»; «Come devo comportarmi perché tutti possano pensare che sono in gamba, bello, bravo, buono, simpatico, forte, intelligente?».

Spesso è più il tempo, l’energia, l’impegno che dedichiamo nel rispondere a ciò che gli altri pretendono da noi, che quello che impieghiamo nel metterci in ascolto delle nostre aspirazioni più profonde, dei nostri ideali, valori, bisogni dello spirito. Siamo così impegnati a non deludere ciò che gli altri si aspettano da noi che troppo spesso rischiamo di perdere di vista noi stessi. Impariamo a recitare, identificarci in diversi ruoli a seconda di ciò che capiamo essere richiesto dal contesto in cui ci troviamo.

3. Identificarsi con ciò che si ha

«Se vesto tutto firmato gli altri mi rispetteranno!»; «Devo avere l’ultimo modello di cellulare per dimostrare che sono il più “figo”!»; «Devo fare soldi per essere considerato, invidiato dagli altri!». La società dell’apparire ingabbia sempre più spesso, sopratutto i giovanissimi, in queste pericolose e perversa trappola.

4. Identificarsi con il potere.

Si cerca di dimostrare la propria superiorità sugli altri. «Se dimostro che sono il più forte gli altri mi temeranno e mi rispetteranno!».

Si usa il potere della seduzione, della manipolazione, dei ricatti affettivi per sottomettere gli altri e fare in modo che rispondano alle proprie pretese. Si cerca in ogni modo di raggiungere riconoscimenti, “medagliette”, “trofei”, ruoli che diano l’illusione di essere importanti e stimabili.

5. Ostaggi della rete

In una società dove si trascorre sempre più tempo davanti alla tv, “assorbiti” da internet, in balìa dei social e delle relazioni virtuali, le figure tradizionali di riferimento, genitori, insegnanti, educatori, perdono sempre di più la loro capacità di avere un ruolo centrale nella formazione dell’identità e nella possibilità di trasmettere valori, ideali, regole sane e ben definite.

In questa società liquida, dove si è tutti costantemente sovraesposti al condizionamento da parte dei media e dei new-media, osserva Amirante, troppo spesso ci si nutre di veleni, disvalori, falsi miti. Alle regole si contrappone il fascino della trasgressione, alle relazioni vere di amicizia basate sul rispetto, il fascino della fiction e delle mille relazioni virtuali, della seduzione del piacere, del denaro, del potere, del successo a tutti i costi.

6. L’autorevolezza dei tuttologi

Viviamo in una società di “tuttologi” dove troppi preferiscono farsi grandi esprimendo i loro giudizi su ciò che gli altri dovrebbero fare, piuttosto che mettersi in gioco per realizzare qualcosa di davvero significativo. Si preferisce restare in panchina a esprimere critiche piuttosto che giocare con tutte le proprie possibilità la partita della vita.

Viviamo nella società del gossip, dei talk televisivi in cui ciò che conta non è dialogare esprimendo punti di vista diversi per cercare onestamente la verità. Ciò che conta è alzare la voce, attaccare l’altro, dimostrare a tutti i costi di avere ragione, spesso mancando di rispetto.

Sono tantissimi i giudizi che troppi si sentono in diritto di “sparare” gratuitamente sugli altri, in un’assurda pretesa di dimostrare la propria superiorità. Difficilmente si ha consapevolezza di quanto sia importante imparare a esprimere la propria stima e apprezzamento verso le caratteristiche positive degli altri.

Esercizi per lo spirito

Per non farsi trascinare in queste trappole, Amirante consiglia, in calce al capitolo del libro che le approfondisce, alcuni esercizi che ognuno di noi può fare. 

Ad esempio, domande di approfondimento: Ho consapevolezza delle potenzialità presenti nel mio spirito? Cosa faccio per esprimerle al meglio?. O ancora: Quali sono i miei vizi principali? Come posso impegnarmi maggiormente a crescere nelle virtù per liberarmi dalle catene dei vizi?

Altro momento di “spiritoterapia” può essere un confronto con le trappole. Tendo a giudicare il mio valore: Con ciò che faccio? Con ciò che gli altri pensano di me? Con ciò che possiedo? Nelle mie scelte punto all’essere o all’apparire? Quali sono le mie principali dipendenze?

Ovviamente queste sono solo alcune delle domande che propone Amirante. Le risposte vanno annotate su dei fogli e poi bisogna confrontarle con quelle che danno alle stesse domande almeno tre persone che ci conoscono bene.

Le parole di luce

Al termine di ogni capitolo, Chiara Amirante, consegna “parole di luce”, tratte dal Vangelo come antidoto alle trappole. Ad esempio:

«In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi» (Gv 14, 12).

«Tutto è possibile per chi crede!» (Mc 9, 23).


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4/26/2019 7:34 PM
 
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Una tecnica utile per affrontare l’ansia dei momenti difficili


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Esiste una tecnica efficace che tutti possiamo apprendere e applicare. Si chiama proprio ABC, acronimo dei tre passaggi che la costituiscono e serve per imparare a connettere pensieri ed emozioni. Ecco"la cassetta degli attrezzi" della psicoterapia cognitivo-comportamentale.


Tra le varie forme di psicoterapia a cui ci si può rivolgere per affrontare i momenti difficili della vita – dove ricevere un aiuto esterno professionale è essenziale per stimolare e potenziare le personali risorse di reazione – vi è l’approccio cognitivo-comportamentale, che si è rivelato particolarmente efficace per la cura del grande gruppo dei disturbi d’ansia. Quest’ultima, così diffusa oggi specialmente nel nostro mondo occidentale, non è di per sé uno stato negativo o addirittura patologico, ma più semplicemente un’attivazione del nostro organismo che si innesca quando una situazione viene soggettivamente percepita,spesso inconsapevolmente, come pericolosa. Pertanto non va considerata un difetto o un disturbo, ma una preziosa risorsa efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere un ottimale livello di allerta e migliorare le nostre prestazioni. Quando però l’attivazione di questo sistema è ingiustificata o eccessivamente sproporzionata rispetto alla situazione in essere, si viene a manifestare uno dei vari disturbi d’ansia che possono complicare a tal punto la vita di una persona da renderla timorosa ed incapace di affrontare anche le situazioni più comuni, come ad esempio uscire di casa o usare un mezzo di trasporto.



Uno strumento utile


Un interessante articolo pubblicato su BenEssere, la salute con l’anima (Aprile 2019) a cura di Caterina Allegro in collaborazione con la dottoressa Miriam Miraldi, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Scuola di psicoterapia cognitiva di Roma, ci parla di uno strumento essenziale della psicoterapia cognitivo-comportamentale, la cosiddetta “cassetta degli attrezzi”, che può essere rappresentato e sintetizzato con le prime tre lettere dell’alfabeto: A, B, 


La psicoterapeuta Miriam Miraldi lo presenta così:



“In poche parole si tratta di uno schema che aiuta a gestire disturbi emotivi e momenti di sofferenza, mettendo in relazione pensieri, emozioni e comportamenti. Un modello teorico e concettuale, ma anche una tecnica e un mezzo pratico d’indagine e monitoraggio al servizio del terapeuta, che tuttavia, una volta appreso, può essere utilizzato anche dal paziente in autonomia” (BenEssere).



Il concetto fondamentale che sottende questo schema è che le reazioni emotive e comportamentali sono l’effetto di distorsioni cognitive (del pensiero): non sono tanto gli eventi in sé a crearci sofferenze ma il modo in cui li “leggiamo”, li interpretiamo, il significato che attribuiamo loro.






“Nella terapia cognitivo-comportamentale – continua la dottoressa Miraldi – l’ABC è spesso proposto dal terapeuta come metodo di analisi orale o scritta, ma anche proposto come all’assistito tra una seduta e l’altra. Inoltre, si rivela una grande risorsa anche dopo la fine del ciclo terapeutico, in cui rimane un valido strumento nelle mani della persona, da usarsi al bisogno” (Ibidem).



Come funziona?


Gli Antecedenti


Come funziona questo schema apparentemente molto semplice? Riempiendo di informazioni il più dettagliate possibile tre colonne verticali, dati di cui dispone solo il paziente più o meno confusamente. A,che sta per Antecedents (gli antecedenti), è la prima colonna che va riempita individuando l’evento o la situazione che ha determinato la reazione emotiva disturbante. Può trattarsi di un fatto concreto recente (sono stato redarguito dal mio capo), o di un evento che si è prodotto nella psiche come l’affioramento di una immagine mentale o un ricordo strutturato (il mio primo giorno di scuola). L’antecedente deve essere indicato in modo molto preciso ripercorrendo “alla moviola” l’evento esterno o interno, fotogramma per fotogramma, per cogliere quello responsabile del nostro malessere.


 


Le conseguenze


La seconda colonna da affrontare è la C che identifica le Consenquences(le conseguenze): gli stati emotivi (es. rabbia, vergogna, ecc…), le reazioni fisiologiche (es. sangue alla testa, crampi allo stomaco, ecc…) e le risposte comportamentali (es. stringere i pugni, serrare le mascelle, ecc…).



“Compilare con attenzione la colonna C è di grande aiuto – spiega la psicoterapeuta – perché spesso le persone non riescono a distinguere le emozioni nel momento del malessere, invece nominarle e focalizzarle è molto importante. Inoltre l’accento sulle reazioni del corpo permette di non concentrarsi soltanto sulla parte cerebrale, come spesso tendiamo a fare” (BenEssere).



Le convinzioni


La colonna B, che sta per Beliefs (convinzioni), riguarda le nostre valutazioni, i nostri pensieri riguardo l’evento o la situazione attenzionati nella colonna A.



“Questa parte è da riempire per ultima, – spiega la dottoressa – perché è la più difficile da inquadrare. Secondo la psicologia cognitivo-comportamentale, infatti, i pensieri sono automatici, immediati e arrivano prima delle emozioni, spesso in forma di sentenze telegrafiche e lapidarie, di verità assolute: (…) Sono frutto di un apprendimento, quindi della storia di vita della persona che li ha imparati prima in famiglia e poi rafforzati facendo esperienza. Oltre ad essere molto rapidi ed involontari, essi hanno una propria logica interna che li rende assolutamente plausibili, e ogni persona ha i propri, che di solito tendono a ripetersi in maniera sempre uguale” (Ibidem).



Pertanto sono loro, questi pensieri, queste credenze, a causare le emozioni ed i comportamenti, non l’evento in sé che è solo un dato di realtà a cui ciascuno di noi conferisce un significato emotivo conformemente alle proprie convinzioni. Ma afferma Miraldi…



“È vero anche poi il contrario, che, in un secondo momento, le emozioni influenzano i pensieri, e questi di nuovo le emozioni in un circolo vizioso deleterio. Imparando a modificare i pensieri, tuttavia, si possono trasformare anche gli stati emotivi di disagio” (BenEssere).




Riuscendo a prendere consapevolezza dei pensieri, si può imparare a modificarli e, una volta cambiati, si trasformanoconsensualmente emozioni e comportamenti, che divenuti più favorevoli influenzano positivamente i pensieri, innescando così un circolo virtuoso.


Una tecnica utile che tutti possiamo imparare!

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4/26/2019 7:38 PM
 
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Come ci sono indicatori della morte del corpo,
ci sono anche sintomi della morte spirituale

“È vivo o morto?”

Domanda importante, vero? Come accertarsi se qualcuno è vivo o meno? Ci sono segni ben precisi. Si potrebbe controllare se respira o verificare se c’è battito cardiaco. Questo per quanto riguarda la vita fisica, ma che dire della vita spirituale? Più specificatamente, se foste spiritualmente morti, come lo sapreste?

Potremmo prendere in considerazione quattro segni del fatto che si è spiritualmente morti, che in genere si riscontrano insieme.

Primo segno:

Non ci sono sforzi. Cosa intendo? C’è una rassegnazione apatica allo status quo, senza aspirazioni a un futuro migliore. In altri termini, si pensa: “I miei errori sono costanti, sono fatto così. Le virtù sono impossibili per me. Non sono quel genere di persona”. L’assenza di sforzo assomiglia al peccato mortale dell’accidia, non vi sembra?

Secondo segno:

Assenza di compassione. Cosa intendo? Si ha il cuore duro come una pietra in presenza del peccato e della sofferenza. Di fronte al peccato non c’è indignazione per i diritti e la dignità di Dio che vengono offesi; non c’è dolore di fronte alla perdita di un’anima umana. In presenza della sofferenza non c’è empatia per le persone coinvolte, men che meno azione a favore di chi soffre. C’è semplicemente una mancanza di movimenti di corpo, mente e cuore.

Consideriamo l’osservazione inquietante di Sant’Agostino: “La speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio. Sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle”. Possiamo concludere che l’assenza di compassione indichi un’assenza di speranza.

 

Terzo segno:

Non si impara. Cosa intendo? Il rifiuto di essere istruiti dalla santità di Dio e sul nostro peccato. Quando ci innamoriamo, chiediamo spesso all’amato “Dimmi di più”. Quale persona nel pieno delle sue facoltà non direbbe “Dimmi di più!” quando Gesù dice “Io sono la via, la verità e la vita”? (Giovanni 14, 6). Non essere disposti a imparare indica una mancanza di umiltà, ovvero un non essere pronti ad ascoltare la verità su Dio e su se stessi.

Quarto segno:

Assenza di pentimento. Quasi ogni parroco confermerà quello che quasi tutti noi hanno visto: le file per fare la Comunione sono ben più affollate di quelle per confessarsi. Cosa potrebbe dedurne una persona ragionevole? Sicuramente non il fatto che il peccato è stato sconfitto! L’assenza di pentimento si riferisce a una persona che pecca senza esitazione, senza rimorso e senza vergogna. Una cultura che valorizza l’autostima più della contrizione probabilmente non produrrà molti grandi santi. Come un’anima, una cultura senza pentimento non dà buoni frutti e non ha futuro.

Avendo scritto queste parole, so che esiste la tentazione di pensare a come questi quattro segni della morte spirituale si possano applicare agli altri. Potremmo essere tentati di stilare una lista di quali segni si applicano a tutti i nostri conoscenti.

esistiamo a questa tentazione! Consideriamo nuovamente quella lista, e facciamo risuonare la domanda degli apostoli all’Ultima Cena: “Sono forse io, Signore?” (Matteo 26, 22).

Se si applicano a voi, è il momento di esaminare la vostra coscienza, progettare una riforma di vita e poi andare a confessarsi il prima possibile – sarebbe ideale farlo prima di Pasqua (un suggerimento utile: a meno che non siate stati concepiti immacolati peccate, e quindi in un momento o nell’altro uno o più di questi elementi potrebbero applicarsi benissimo a voi – e a me).

Chiediamo nella preghiera a Nostro Signore di rivelarci dove la zizzania ha messo radici nel giardino della nostra anima. Chiediamo l’aiuto divino per sradicarla e sostituirla con le virtù contrarie. Condividiamo con un confidente di fiducia (un direttore spirituale, il coniuge o qualche altra persona spiritualmente matura) i nostri progetti confermati nella preghiera per emendare la nostra vita. Condividiamo con loro obiettivi identificabili e misurabili, di modo che nella carità possano ritenerci responsabili della riforma che tutti noi dobbiamo intraprendere.

Consideriamo una cosa: se rifiutiamo di ammettere che la morte spirituale si è già insinuata in noi, se ci rifiutiamo con testardaggine di ammettere che abbiamo bisogno di confessarci, pentirci e cambiare, allora staremo voltando le spalle alle grazie della Quaresima e alle benedizioni della Pasqua. Sarebbe come se Lazzaro rifiutasse di uscire dalla tomba perché richiede troppo sforzo. Dio ci preservi da uno scandalo di questo tipo!




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7/5/2019 10:54 PM
 
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peperoncino-piccante-rimedio-cinghiali


Il peperoncino efficace rimedio contro i cinghiali


Come limitare i danni arrecati  ai nostri orti dagli animali selvatici, come ad esempio tassi, volpi e cinghiali? 


Fare l’orto sta diventando una passione sempre più diffusa, anche in città, dove in tantissimi sentono il bisogno di ritrovare un migliore stile di vita e un’alimentazione più sana. Nelle grandi città si diffondono gli orti urbani e chi può s’ingegna nel realizzare piccole coltivazioni perfino sui balconi dei condomini.


Ovviamente chi ha la fortuna di vivere in campagna non si lascia sfuggire l’opportunità di coltivare ortaggi, verdura e frutta che rappresentano, in un’epoca attanagliata dalla crisi, una notevole fonte di risparmio per le famiglie.


Coltivare un piccolo orto, stare a contatto con la Natura, veder crescere e raccogliere i frutti della terra, genera un profondo stato di benessere, senso di soddisfazione, scarica dallo stress, ritempra nel cuore e nello spirito. Non a caso nel Nord Europa la coltivazione delle piante è ampiamente utilizzata come terapia medica, l’ortoterapia, capace di migliorare lo stato di salute delle persone malate, anziani e diversamente abili, sia da un punto di vista fisico che psicologico.


Per coltivare occorre, però, una buona dose di dedizione e pazienza. E qualche volta non fila tutto liscio come si vorrebbe….


Infatti, gli agricoltori e gli appassionati di agricoltura e giardinaggio sanno bene quali danni possono arrecare i parassiti, le fito-malattie e gli animali selvatici alle coltivazioni. I cinghiali e le altre specie onnivore, di abitudini spesso notturne o crepuscolari, spinti dalla fame, si avventurano anche vicino alle abitazioni pur di procurarsi le preziose leccornie dei nostri orti e frutteti.


In commercio sono disponibili numerosi stratagemmi più o meno efficaci per scoraggiare le “scorribande” notturne degli animali selvatici, in particolare dei cinghiali. cinghialiRecinzioni elettrificate, dissuasori ottici e acustici, emettitori di ultrasuoni, cannoni a gas, ecc.  Questi rimedi però possono risultare fastidiosi e sono abbastanza costosi. Ovviamente sono da bandire completamente le sostanze chimiche e i metodi cruenti (trappole, caccia) che possono arrecare danni non solo agli animali e all’ambiente ma anche all’uomo.


COME DIFENDERE LE COLTURE. Un metodo economico, semplice ed ecologico che può avere successo per tenere lontano tassi, cinghiali, caprioli, lepri ecc dai nostri orti, è quello di tracciare un perimetro intorno alle nostre colture con del peperoncino in polvere piccante.


COME FARE. Basta procurasi il comune peperoncino, il più piccante possibile, e cospargerlo intorno alle colture che vogliamo proteggere dai selvatici. Occorre triturare e sminuzzare finemente peperoncini interi, compresi  i semi, avanzati dai raccolti precedenti (mi raccomando piantate sempre peperoncino in abbondanza!). Se non ne avete, è possibile procurarsi del peperoncino piccante in un qualsiasi supermercato, dove viene venduto ad un costo irrisorio in pezzi tritati grossolanamente oppure già ridotto in polvere finissima. Il costo per 100 gr è di circa 2 € o anche meno.


Cospargere abbondanti manciate di polvere piccante, per una fitto perimetro intorno alle colture (pomodori, legumi, mais, ortaggi vari, fragole, uva, ecc.). La “linea di peperoncino” va tracciata a 0,5 – 1 metro di distanza dalle piante, evitando il più possibile “varchi” vuoti nel perimetro, altrimenti il rimedio potrebbe rivelarsi meno efficace. E’ bene, ripetere l’operazione almeno ogni 10 giorni nel periodo di fruttificazione e raccolta degli ortaggi, soprattutto dopo le piogge che possono dilavare la polvere piccante.


Il metodo è ancora più efficace se assieme al peperoncino vengono sminuzzate foglie oppure bulbi di aglio. Anzi, intorno agli orti andrebbe sempre piantato abbondante aglio! L’aglio crea un “recinto” naturale particolarmente repellente per molti animali, comprese varie specie di insetti. L’odore dell’aglio sminuzzato persiste molto a lungo, anche se noi umani, dotati di olfatto debole rispetto agli animali, non riusciamo ad avvertirlo.


Perché funziona?  Tutti i mammiferi selvatici, ed in particolare cinghiali, tassi, cervi, caprioli, lepri possiedono un olfatto estremamente sviluppato. Questi animali utilizzano il senso dell’olfatto per individuare fonti di cibo e per fiutare eventuali tracce di pericolo. Soprattutto i cinghiali amano grufolare, annusare, rivoltare e scavare il terreno alla ricerca di tuberi, ghiande, radici e piccoli mammiferi.


 


L’animale che si avvicina al nostro orto o al nostro frutteto, dunque, avvertirà già da una certa distanza un odore fastidioso e irritante (segno di pericolo) e tenderà ad allontanarsi. Se poi le sensibilissime mucose nasali dovessero venire a contatto con la polvere piccante del peperoncino, avvertiranno un fortissimo bruciore che li farà scappare a gambe levate!


peperoncini piccantiA distanza di pochi minuti il dolore intenso scomparirà e l’animale non subirà alcun danno permanente. Però, l’incauto animale non dimenticherà facilmente l’esperienza negativa. Soprattutto i cinghiali, essendo animali intelligenti e “sociali” , conserveranno per sempre il ricordo e “trasferiranno” l’informazione di pericolo anche agli altri componenti del branco. Ciò farà sì che i nostri ortaggi saranno al sicuro a lungo da eventuali nuovi attacchi, senza usare metodi chimici, costosi o cruenti.


Pensate sia un metodo poco efficace o difficile da praticare? Il peperoncino è alla base del famoso “spray al peperoncino” che è  utilizzato efficacemente per la difesa contro aggressioni di persone e animali. In Africa la FAO consiglia l’uso del peperoncino addirittura per scoraggiare gli attacchi degli elefanti! Da anni un infuso di peperoncino e aglio è utilizzato come efficace antiparassitario delle piante, in particolare contro gli attacchi degli afidi, i “pidocchi” delle piante.


La dissuasione olfattiva con metodi naturali è un metodo che andrebbe ampiamente sperimentato e diffuso perché economico, efficace e del tutto inoffensivo per gli animali e per l’uomo. Provare per credere!


Approfondimenti. Piante che attirano i cinghiali: il gigaro.


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Il gigaro è una specie selvatica particolarmente ricercata dai cinghiali in Primavera



Finora abbiamo parlato di rimedi naturali e piante sgradite ai cinghiali. Parliamo adesso delle specie che invece attraggono particolarmente il cinghiale. Sappiamo che è un animale onnivoro, la cui dieta comprende ghiande (nel periodo in cui sono abbondanti), frutti, bacche, tuberi, radici, funghi,  ma anche insetti ed altri invertebrati, uova  e carcasse di animali o pesci. Può anche cacciare attivamente nutrendosi di rane, topi, serpenti e animali fino alla taglia di un cerbiatto o di un agnello. Per quanto riguarda le piante selvatiche ci sono alcune specie che sono particolarmente gradite ai cinghiali. Si tratta di specie spontanee che possiedono bulbi e rizomi carnosi. Ad esempio i bulbi sotterranei di numerose specie di Orchidee spontanee sono assai ricercati.  In particolare, soprattutto all’inizio della Primavera, i cinghiali sembrano particolarmente attratti dai rizomi del gigaro chiaro (Arum italicum Mill., 1768) e del gigaro scuro (Arum maculatum),  piante erbacee spontanee appartenenti alla famiglia delle Araceae. Queste piante, tossiche per l’uomo, sono assai comuni nei sottoboschi, margini di campi e strade. I cinghiali, dotati di uno straordinario olfatto e aiutati (probabilmente) dalla incredibile capacità di queste piante di emettere, quando sono in fiore, un debole calore (dal greco “aron” = caldo, calore), cercano attivamente queste piante. Per cercarle si spingono fino a dentro i centri abitati. Quando le trovano, arano letteralmente il terreno divorando avidamente il bulbo e tutte le parti tenere della pianta. Infatti,  il rizoma del gigaro contiene sino al 70% di amido!  In effetti, dopo la cottura che neutralizza i veleni e il sapore, resta una sostanza commestibile, che un tempo veniva impiegata per allungare la farina e che era venduta come amido, con il nome di “tapioca di Portland”.  Se queste piante sono presenti ai bordi dei nostri orti, i cinghiali dapprima consumeranno queste e poi, se disponibili, dedicheranno le loro attenzioni ai nostri orti. Consiglio di tenere sotto controllo la presenza di questa specie invasiva nei nostri orti ma di lasciar propagare la specie lontano da orti e centri abitati in quanto, se presente, i cinghiali si dedicheranno certamente al consumo di questa lasciando in pace le nostre colture.


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8/1/2019 11:22 AM
 
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Il consiglio di San Bonaventura per stare in pace con il posto che si occupa a questo mondo


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Il francescano offre 3 suggerimenti su come confidare nel fatto di stare proprio dove si dovrebbe


Sono un impostore, o almeno è quello che penso mentre sto sul pulpito a Messa e offro ai fedeli che affollano la chiesa per la Messa della domenica parole ispiratrici da ponderare. Mentre predico, mi chiedo se sappiano quanto ero impaziente mentre guidavo verso la chiesa, o quanto stupidamente mi si arrabbiato quando ho bruciato il toast a colazione. Mi sento fuori luogo. Sento di svolgere un lavoro per il quale non sono qualificato e per cui sto solo fingendo di essere competente. Chi sono io per poter pensare di essere un bravo sacerdote cattolico?

 


Altre volte ho il problema opposto. L’orgoglio prevale e mi convinco di essere veramente molto saggio, che nessun altro sia un sacerdote bravo quanto me e che potrei meritare la parrocchia più grande e più ricca della diocesi. Ancora una volta emerge la sensazione di stare fuori posto. Nulla è mai abbastanza buono, e indipendentemente quanto sia splendida la mia situazione penso a dove altro potrei stare o mi ritrovo ad essere geloso di quello che hanno gli altri.


Entrambe le mentalità provocano danno. Entrambe distruggono il momento presente e rappresentano un rifiuto di amare il mio posto al mondo. È una mancanza di fiducia nel fatto di essere proprio dove devo stare.


Lottate anche voi cercando di trovare un senso per il fatto di trovarvi in un certo posto a questo mondo?


Riuscire ad accettare chi siamo, dove siamo e quanto possiamo essere veramente felici se smettiamo di pensare di appartenere a un altro luogo è una grande sfida. È irrazionale rifiutare quello che ci sta davanti, alienarci di proposito dalla nostra vita, e tuttavia lo facciamo tutti. Pensate al genitore che vorrebbe avere più o meno figli, all’impiegato sempre insoddisfatto al lavoro, al desiderio costante di avere una casa più grande, una macchina più bella, amici diversi. Ci convinciamo che nessuno ci capisca davvero, che nessuno ci apprezzi e che andiamo alla deriva nella vita. Questo senso di inadeguatezza ci fa vedere il mondo e il nostro posto in esso in modo distorto.


In momenti come questo possiamo rivolgerci a San Bonaventura per ricevere consiglio. Bonaventura è stato un monaco francescano vissuto nel XIII secolo. Ha trascorso del tempo all’università di Parigi e divenne amico di vari luminari dell’epoca, tra cui San Tommaso d’Aquino e il re Luigi IX. Non era intelligente come l’Aquinate ma non ne fu mai geloso, insistendo perché il suo amico ricevesse il diploma prima di lui in segno di onore. Non era ricco o potente come re Luigi, ma non desiderò mai fare a cambio di posto. Dopo la laurea Papa Gregorio cercò di farlo diventare arcivescovo, ma non era la cosa giusta per Bonaventura, che declinò la proposta. Alla fine divenne leader dell’ordine francescano, e tra i suoi scritti c’è il classico Itinerario della Mente verso Dio.

Bonaventura era un uomo che sapeva quale fosse il suo posto nel mondo. Era in pace con la sua vita, le sue scelte, e trovava grande gioia nella sua vocazione. Nell’Itinerario della Mente verso Dio offre tre utili suggerimenti su come raggiungere la stessa soddisfazione:

1 Indagare razionalmente

Bonaventura dice che “nel primo modo di vedere l’osservatore considera le cose in sé”. In altri termini, bisogna effettuare un’indagine fattuale della vita. Può essere semplice come ricordare che i nostri amici e familiari sono splendidi, che abbiamo un buon lavoro, che non meritiamo né più né meno lodi e che l’erba del vicino non è sempre la più verde. È uno sguardo onesto al modo in cui tutto nella vita si raccorda, e la rassicurazione del fatto che si è al posto giusto.

2 Credere fedelmente

Bonaventura dice poi che consideriamo il mondo a livello di “origine, sviluppo e fine”. Questo funge da promemoria del fatto che la nostra vita è un progresso e che siamo in cammino, e incoraggia la riconoscenza per le benedizioni passate, la gratitudine per il presente e la speranza per il futuro. Dobbiamo avere fede nella bontà del mondo e nella direzione della nostra vita.

3 Contemplare intellettualmente

Ora che abbiamo ricordato i fatti e rinnovato il nostro senso di movimento verso un obiettivo, Bonaventura dice che dobbiamo discernere che alcune cose sono “migliori e hanno maggiore dignità”. Quando desideriamo le cose sbagliate per le ragioni sbagliate, questo provoca alienazione. Dobbiamo capire cos’è davvero positivo per noi. È un modo diverso di vedere, di notare che ogni cosa positiva ha un significato e che nella nostra vita quotidiana stiamo toccando continuamente l’eternità. Una persona che cerca questi aspetti nobili e belli della vita scopre un senso di appartenenza, e che il mondo è pieno di bontà.

Quando leggo Bonaventura, mi aiuta a ricordare che qualunque cosa facciamo conta. La nostra vita conta, la nostra famiglia, i nostri amici, i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro lavoro e i nostri hobby contano. Importa il fatto che il mio caffè la mattina sia buono, e che abbia visto un bel fiore mentre portavo a spasso il cane dopo il lavoro. La mia vita è importante. La vostra vita è importante. Nulla è perfetto, ma quando leggo San Bonaventura mi rendo conto che sono proprio dove dovrei essere.

 


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9/14/2019 11:08 AM
 
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Perché ho smesso di gridare ai miei figli


YELLING
 




Non sapevo cosa fosse l'abuso emotivo,
e men che meno che lo stessi infliggendo alle persone che amo di più

Lo confesso: gridavo ai miei figli. Molto.

A volte era solo il risultato della frustrazione di dover ripetere continuamente le stesse istruzioni. La mia voce si alzava a livello sia di volume che di intensità, finché non mi sono ritrovata a strillare letteralmente contro i bambini. Non ero fiera di quei momenti, ma mi sentivo anche in qualche modo giustificata – dopo tutto, cos’altro potevo fare per farmi ascoltare?

Altre volte era una manifestazione del mio stato emotivo turbato. Arrabbiata per qualcosa del tutto scollegato dai miei figli, potevo rispondere alla più semplice delle richieste con rabbia e ostilità. Questo spaventava i bambini, e spesso li faceva scoppiare in lacrime – e a essere sinceri spaventava anche me. Venivo subito sopraffatta dal rimorso, e provavo orrore per il fatto che il mio accesso d’ira infantile che aveva terrorizzato i bambini al punto da farli piangere. Chiedevo scusa e mi ripromettevo di non farlo più, ma inevitabilmente qualche settimana dopo infrangevo quella promessa…
CONTENUTO DI UN PARTNER

Solo quando ho iniziato a frequentare una terapia e a imparare il danno reale e misurabile che l’abuso emotivo infligge alle persone – adulti e bambini – ho smesso di gridare ai miei figli. Affrontare la verità sui miei “accessi d’ira infantili” è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto. Non erano accessi d’ira infantili – i bambini hanno scatti perché non sanno come gestire le emozioni intense, e la loro corteccia prefrontale non è abbastanza sviluppata da collegarsi con l’amigdala (il centro di risposta emotiva del cervello) e gestirla.

Io, però, sono un adulto. La mia corteccia prefrontale è pienamente sviluppata – il che non significa necessariamente che all’epoca sapessi come gestire emozioni intense, ma ero capace di cogliere il concetto. E invece sceglievo – in modo consapevole o meno – di riversare le mie emozioni sui miei bambini vulnerabili.

Amo i miei figli, e non ho mai avuto l’intenzione di provocare loro un dolore o una ferita a livello emotivo, eppure lo stavo facendo. Si trattava di abuso emotivo, indipendentemente dalle mie intenzioni o dalla mia consapevolezza. Il giorno in cui l’ho capito è stato quello in cui ho smesso di gridare ai miei figli.

 

Non è stato facile – ho dovuto trovare altri modi per gestire le mie emozioni. L’esercizio quotidiano è diventato assolutamente essenziale come forma principale di regolamentazione emotiva, ed è stato importante anche continuare ad andare alla terapia e trovare nuove tecniche per la gestione dello stress. Nei primi giorni, però, ho dovuto trattarmi letteralmente come una bambina. Quando ero arrabbiata, mi concedevo una pausa. Mi assicuravo che i bambini fossero al sicuro davanti alla televisione e poi mi chiudevo in camera fino a quando non avevo ritrovato uno stato emotivo normale. A volte ci volevano dieci minuti, altre volte trenta (e non preoccupatevi, il baby monitor che tenevo con me mi dava la certezza che i bambini stessero bene), ma non mi permettevo di tornare fuori finché non avevo riacquistato la calma e il controllo.

Nel corso del tempo sono migliorata e ho reso il processo più rapido, e oggi è difficile che mi debba prendere una pausa. Tengo sempre però quell’opzione in tasca, come soluzione di back-up nel caso in cui le cose sembrino troppo difficili, perché riversare le mie emozioni sui bambini non è un’opzione praticabile.

Ero così arrabbiata per quello che avevo fatto che ho assunto una mentalità che esclude totalmente il fatto di gridare – ho eliminato tutte le forme di farlo, non solo per quanto riguarda lo scoppio emotivo. Ho smesso di darmi il permesso di alzare la voce per la frustrazione, e ho deciso di cercare nuovi modi per attirare l’attenzione dei miei figli.

 

È stato allora che ho scoperto una cosa molto interessante: i miei figli erano diventati “sordi ai genitori”. Erano così abituati a non ascoltarmi finché non alzavo la voce che non mi sentivano letteralmente. L’ho scoperto quando anziché gridare ho deciso di mettermi al livello dei loro occhi ogni volta che volevo che facessero qualcosa, dal mettersi le scarpe a riordinare i giochi.

 

Non mi ignoravano, né opponevano resistenza. Semplicemente, obbedivano.

All’inizio è stato magico – soprattutto perché era un cambiamento così drastico. Da allora ho avuto qualche ricaduta nel gridare quando sono distratta o nell’alzare la voce per la frustrazione, ma in genere mi accorgo abbastanza rapidamente di questi mezzi di comunicazione errati e inverto la tendenza.

Non sto dicendo che chiunque gridi ai propri figli stia abusando emotivamente di loro. Non è così, e non lo è stato nemmeno tutte le volte in cui ho gridato io. Ma a volte era vero.

 

Imparare a regolare le mie emozioni mi ha offerto anche un beneficio inaspettato: mi ha dato delle strategie per aiutarmi a insegnare ai miei figli come regolare le proprie. Mio figlio di sei anni a volte viene ancora da me quando è arrabbiato e mi chiede di aiutarlo a calmarsi. Ci sediamo tranquillamente e facciamo dei respiri profondi, faccia a faccia, fin quando non si calma. Poi mi dà un abbraccio e scappa di nuovo a giocare.

fonte ALETEIA

Se gridate ai vostri figli, dovreste chiedervi perché lo fate. È per la frustrazione perché non vi ascoltano? Se è così, provate a trovare una nuova strategia per ottenere la loro attenzione. È il risultato di un vostro stato emotivo turbato? In questo caso vi incoraggio a trovare un modo per gestire le vostre emozioni prima di parlare ai vostri figli. Richiederà un po’ di lavoro, ma alla fine i vostri figli avranno un genitore che è un vero riflesso dell’amore paziente e incondizionato di Cristo per tutti noi.


[Edited by Credente. 9/14/2019 11:10 AM]
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9/19/2019 11:35 AM
 
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3 suggerimenti per i genitori di un bambino egocentrico,
da qualcuno che ne sa qualcosa

 
Usando questi principi, San Giovanni Bosdco ha trasformato degli orfani indisciplinati in giovani virtuosi
Edie, mia figlia di tre anni ed io, stavamo facendo di recente un gioco molto competitivo – il Lig-4 –, a cui vince sempre perché cambia le regole man mano che il gioco procede, fino a quando all’improvviso ha preso il gioco e se ne è andata via.

 

Le ho detto di tornare perché per la prima volta stavo finalmente vincendo, e non è giusto fermarsi a metà di un gioco, ma lei mi ha spiegato che non sarebbe tornata perché voleva “giocare da sola”. Non provava alcun senso di colpa. Non ho potuto fare altro che ridere. Alla fin fine, l’egocentrismo incosciente è un comportamento piuttosto comune nei bambinMia moglie ed io abbiamo cinque figli, e ci sono giorni in cui casa nostra diventa una zona di guerra quando scoppiano liti su chi è il proprietario di un giocattolo, chi ha preso cosa… Come padre, a volte la mia pazienza si esaurisce. Con i bambini più piccoli non è molto preoccupante, visto che uno stadio di sviluppo egocentrico è piuttosto normale, ma spero veramente che crescendo migliorino da questo punto di vista. Se finirò per vedere i miei figli adolescenti o giovani adulti egocentrici, avrò fallito come padre?

Quello che mi preoccupa è che non posso costringerli a diventare persone generose e coscienti. Non posso disciplinarli a livello di egocentrismo. Ovviamente posso farli condividere i giocattoli e punirli quando sono egoisti, ma non posso far sì che facciano per sempre quello che voglio io. Cresceranno e faranno le proprie scelte.

San Giovanni Bosco capiva bene questa situazione. Tecnicamente non aveva figli, ma ha dedicato tutta la vita ad essere un padre sostitutivo per gli orfani. In genere aveva affidati alle sue cure circa 500 ragazzi, che preparava alla Prima Comunione, educava, nutriva, ospitava e formava al lavoro. Prima di andare all’orfanotrofio, spesso quei ragazzini facevano parte di gruppi di strada che vagavano per la città. Erano egocentrici, ladri e a volte anche violenti. Non sapevano dare o ricevere amore, e la loro vita era concentrata su se stessi.

Se non lo facessero, farebbero la fame

Nessuno voleva assumersi la responsabilità per loro – nessuno se non Giovanni Bosco. Vedeva il loro potenziale. Trasformandosi in padre sostituto e usando una filosofia educativa specifica, tirò fuori il meglio di loro. Alla fine, molti dei suoi giovani studenti divennero così altruisti da diventare essi stessi sacerdoti e dedicarsi insieme a Don Bosco alla sua opera.

 Lo stile genitoriale di Don Bosco era semplice, e lui stesso lo riassumeva in tre punti. “Il sistema”, diceva, “si basa interamente su ragione, religione e amorevolezza”.

fonte ALETEIA

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11/2/2019 10:18 AM
 
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Il consiglio di San Giovanni Paolo II
per i momenti in cui la vita è stressante

JOHN PAUL II
 

Se la vostra vita è piena di ansia e tensione, una soluzione ovvia è offrire quello che state passando a Cristo nella preghiera. In un bellissimopodcast, il dottor Edward Sri ci mostra come possiamo farlo riprendendo la famosa frase di Papa San Giovanni Paolo: “Non abbiate paura… Spalancate le porte a Cristo!”

Dal nostro partner: ASCOLTA

Troppo spesso, molti di noi hanno paura di quello che potrebbe accadere se non si ha il controllo su tutti i settori della propria vita. Come spiega il dottor Sri, questo ci fa vivere in uno stato di ansia continua e di paura relativamente al lavoro, al successo, ai rapporti, ai sogni per la nostra famiglia e così via. Quando veniamo però invitati ad aprire le porte della nostra esistenza a Cristo, non stiamo cedendo il controllo a una persona qualsiasi, né stiamo facendo entrare una persona come tante nella nostra vita – stiamo mettendo la nostra vita nelle mani di Dio stesso

Nel suo podcast, il dottor Sri ci esorta a dare un nome alle paure che hanno un potere su di noi, e a offrirle a Dio. Quando permettiamo che Dio gestisca le cose nella nostra vita può accadere l’impossibile, e non solo nella nostra esistenza, ma anche in quella di chi ci circonda, che beneficerà della nostra resa a Dio. Pensateci – la vostra decisione di aprire la vita a Dio, o di non farlo, avrà un impatto sulla famiglia, sul lavoro, sulla parrocchia…

L’appello a “spalancare le porte” non dovrebbe essere considerato solo una pia idea, dovendosi tradurre in un piano d’azione per la nostra vita. La misura in cui spalanchiamo le porte a Cristo è un’indicazione di come dovremmo confidare in Lui. L’incredibile progetto di Dio per la nostra vita non si realizzerà se tutto ciò che facciamo è sederci e riflettere sullo spalancare le porte del cuore a Cristo senza andare oltre.

L’invito di San Giovanni Paolo II è arrendere la nostra vita a Dio, perché quando viviamo in uno stato di resa totale a Lui può fare cose straordinarie attraverso di noi. E allora fatelo. A partire da oggi, scegliete di vivere liberi da paure, ansie e stress. Non abbiate paura! Spalancate le porte a Cristo!

 

Domande da porsi quando si è ansiosi o si ha paura:

  • Cosa sta cercando di dirmi Dio?
  • È un segno del fatto che qualcosa non va a livello spirituale?
  • Sono troppo attaccato a qualcosa – la stima di qualcuno, la mia posizione lavorativa, un progetto per i miei figli o la mia famiglia?
  • Voglio avere troppo controllo nella vita?

Queste domande si trovano sul sito web di Ascension Press. Potete trovarne altre qui: https://media.ascensionpress.com/podcast/pope-john-paul-ii-open-wide-the-doors-for-christ/

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.


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12/20/2019 1:44 PM
 
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Smettiamo di vivere da preoccupati e viviamo invece da affidati: la fede è respirare lì dove la vita toglie l’ossigeno.


In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». (Mt 11,28-30)

“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”. Siamo abituati, quando pensiamo al nostro rapporto con Dio, a pensarlo sempre come un intreccio di diritti e doveri. Sovente parliamo anche nel nostro linguaggio comune di “doveri del cristiano”. Se c’è una verità di fondo anche in simili espressioni bisogna però stare attenti a non fraintendere le parole e a non lasciarsi sviare nella natura di fondo della nostra fede. Il vangelo di oggi ci aiuta in questo. La nostra fede prima di essere un diritto-dovere riguardo a qualcosa, è innanzitutto un desiderio profondo di Dio di prenderci in braccio nei nostri affanni e nelle nostre oppressioni. La fede è la capacità di tornare a respirare lì dove la vita invece ti toglie l’ossigeno.

A questo dobbiamo pensare quando pensiamo alla nostra fede. Dobbiamo pensare al respiro e non all’ennesimo dovere in mezzo a centinaia di altri doveri della vita. “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”. Tutto questo si realizza in un modo molto semplice, e proprio perché semplice a noi risulta complesso: vivere affidati al Signore. Il mio non vuole essere un gioco di parole. Quando dico che la cosa più difficile del vangelo di oggi è la semplicità della proposta, voglio dire che essendo noi pronti a complicare tutto, ci risulta difficile vivere “semplicemente” una cosa che ci viene chiesta. Gesù non chiede eroismi, chiede innanzitutto umiltà. Non ci chiede grandi imprese ma capacità di affidarci a Lui. Questo trasforma la nostra vita in un miracolo perché la mette nelle condizioni di sprigionare tutto quello che le persone che vivono solo con le proprie forze non hanno: la bellezza di vivere, al contrario della stanchezza dell’esistenza che è solo frutto di un immenso esaurimento a cui tutti andiamo incontro quando viviamo “preoccupati” invece di “affidati”.


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4/28/2020 3:11 PM
 
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“Fai della tua casa un tempio”. 4 consigli perché Cristo viva in casa vostra e nel vostro cuore






In casa vostra c’è spazio per Dio? La quarantena continua a prolungarsi, e aumenta anche la sete di sacramenti. I fedeli abituati a visitare la chiesa regolarmente non possono andarci, e questo provoca dolore, una specie di senso di mancanza di protezione. Privati dell’Eucaristia, i cristiani si rendono conto della grazia che era per loro la Comunione. Cosa resta di fronte all’impossibilità fisica di andare in chiesa? La vita cristiana è condannata a languire quando non ci si può riunire con gli altri per pregare?


Sappiamo tutti che una chiesa è un luogo sacro che ci ricorda che in quel luogo di preghiera bisogna vivere tutto cercando di riorientare cose e decisioni alla gloria di Dio.


E se trasformassimo la nostra casa in un tempio?


Mettete in pratica l’adorazione in casa vostra, perché non c’è vita cristiana senza vita sacramentale. Non bisogna abbassare la guardia, il potere di Dio non conosce limiti, e può comunicare i tesori della vita di Cristo senza essere limitato da alcun condizionamento umano. Quando è fisicamente impossibile andare in chiesa, l’importante è non venir meno.


Anche in queste circostanze bisogna vedere la provvidenza amorevole di Dio che governa tutto per il nostro bene. Sono momenti in cui accanto a promuovere il desiderio di ricevere i sacramenti si può ringraziare per l’immenso tesoro di grazia che si è accostato alla nostra anima in innumerevoli occasioni.


In questo video che ho postato sul mio account Instagram espongo quattro idee per trasformare la propria casa in un tempio. Spero che possiate metterle in pratica.1. Cercate un luogo speciale in casa


Nella prima Lettera ai Corinzi, San Paolo ci dice: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” Abbiamo la presenza dello Spirito Santo nel nostro cuore, e questo ci aiuta ad avere una presenza più continua. Aiuta, però, il fatto di poter avere in casa uno spazio che ci aiuti ad essere più consapevoli di questa presenza. Ci sono vari modi per farlo, e in questa sede condividiamo i passi da seguire per creare un piccolo altare in casa.


Le attività quotidiane che svolgiamo in casa ci offrono l’opportunità di esprimere amore, servizio, obbedienza e cooperazione. Se vogliamo equiparare la casa a un tempio, cosa rende la casa un luogo sacro? Ho trovato nel dizionario il termine “sacro” definito come “appartenente o dedicato a Dio, segno di reverenza, dedicato a una persona, un oggetto o un fine”. Se ci sforziamo di vivere così in casa nostra, sarà più facile che si trasformi in un tempio.






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6/16/2020 4:20 PM
 
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Uno è il disprezzo delle piccole cose, un altro agire senza purezza di intenzione, senza ordine né metodo


Monsignor Ascânio Brandão commenta, in un testo importante per chiunque voglia progredire nel cammino della santità, 8 segni di tiepidezza, ovvero di mediocrità spirituale:

 


1.

FACILE OMISSIONE DELLE PRATICHE DI PIETÀ


L’anima pia ha la vita di pietà rivolta a un regolamento particolare facile da osservare, e non omette facilmente le pratiche di pietà. È di una fedeltà estrema, soprattutto nei confronti della meditazione. Se gravi occupazioni o una vera necessità la impediscono, cerca di sopperire alla mancanza non appena possibile. L’anima tiepida omette con quasiasi pretesto gli esercizi di pietà, passa giorni senza meditare, e perfino senza pratiche di pietà di qualsiasi genere. Ciò è esattamente il contrario del fervore. “Non dico che questo provi tutto”, dice padre Fabro, “ma prova molto. Ogni volta che esisterà tiepidezza ci sarà questo sintomo”.


2.

COMPIERE GLI ESERCIZI DI PIETÀ CON NEGLIGENZA


 


Nella tiepidezza ci sono anche preghiera, Messe, Confessioni, Comunioni, rosari, ecc., ma la routine rende tutto inutilizzabile. La routine e la cattiva volontà. Confessioni e Comunioni mal preparate, preghiere con innumerevoli distrazioni volontarie… E peggio ancora, mancanza di generosità e di qualsiasi sforzo per correggersi.


3.

PENSARE CHE NELLA PROPRIA VITA SPIRITUALE TUTTO VADA MALE


Non si sente del tutto a suo agio con Dio. Non sa esattamente dove sia il male, ma è certa che non sia tutto in ordine. È un malessere, un disagio interiore. E senza pace, chi è tiepido si agita inutilmente e lascia che si radichi nel cuore l’abitudine al peccato veniale. Questo segno procede sempre di pari passo con i primi due. Se in un’anima manca la generosità per essere fedele ai suoi doveri di pietà, queste omissioni e negligenze finiscono per lasciarla in uno stato deplorevole di noia nei confronti delle cose sacre e perfino di Nostro Signore.


4.

AGIRE SENZA PUREZZA D'INTENZIONE, SENZA ORDINE NÉ METODO


La purezza d’intenzione consiste nel realizzare con un fine onesto e soprannaturale tutte le azioni della nostra vita: pratiche di pietà, doveri di stato, occupazioni quotidiane…, anche le cose minime. È quello sguardo interiore sempre fisso su Dio e deviato dalle creature. Fare tutto per la gloria di Dio, vedere in tutto la Sua volontà e sottomettervi con spirito di fede e rassegnazione. Ecco l’intenzione più pura che si possa immaginare, il principio più elevato e l’ideale più perfetto di un’anima pia. I santi non avevano altro motivo, né cercavano altro fine sulla Terra. Santa Maddalena de’ Pazzi si sentiva rapita in estasi, sentendo “La volontà di Dio!” Sant’Ignazio ha legato alla Compagnia di Gesù, come ricca eredità, il suo motto: A.M.D.G. – Ad Maiorem Dei Gloriam, Tutto per la Maggior Gloria di Dio! La purezza d’intenzone è l’alchimia celeste che trasforma in oro di meriti per il cielo tutte le nostre buone azioni. Senza di essa, perdiamo ogni giorno ricchezze incommensurabili. L’anima tiepida fa tutto per amor proprio e capriccio, seguendo in tutto la natura. È la leggerezza, la preoccupazione della propria volontà, i calcoli umani, la vanità quando fa il bene, il desiderio di essere gradita alle creature e di apparire. Va in cerca di adulazioni e rifugge il sacrificio occulto, l’abnegazione e altre virtù che non brillano agli occhi delle creature e costituiscono il segreto del Re! E Dio ricompensa le nostre azioni, dice la santa, a peso di purezza d’intenzione. Quanto l’essere tiepidi deruba e spoglia la povera anima quando le strappa la purezza d’intenzione!


 

5.

ACCONTENTARSI DELLA MEDIOCRITÀ E DELLA NEGLIGENZA NEL PERSEGUIRE ABITUDINI VIRTUOSE





Se la mediocrità è già disastrosa nella scienza, nella letteratura e nell’arte, lo è in proporzione davvero calamitosa quando si tratta della pratica della virtù. Il mediocre non ama la parola “santità”, non comprende l’eroismo delle anime generose, l’abnegazione, il sacrificio. Per lui la virtù eroica è un’esagerazione! La santità è un misticismo! E cosa intende per misticismo? Qualcosa di folle e anormale. Si accontenta del mezzo termine, e così non si sforza di acquisire abitudini di una virtù solida.


6.

IL DISPREZZO DELLE PICCOLE COSE


I santi fuggivano dalle minime imperfezioni, e si purificavano ogni giorno dalle piccole mancanze. Chi è tiepido non lo fa. Ride di quello che chiama scrupolo delle anime pie – la fedeltà nelle piccole cose. E non dimentichiamo queste grandi verità: 1) i santi sono diventati tali mediante la ripetizione continua di una moltitudine di azioni insignificanti, per la cura infaticabile delle piccole cose; 2) hanno fatto cose grandi solo quando sono arrivati alla santità. I piccoli sacrifici nascosti, le piccole croci, le piccole virtù, le piccole mortificazioni, tutto questo ogni giorno, ogni minuto, accettato con generosità santifica un’anima. È il cammino percorso da Santa Teresina, la piccola via dell’infanzia spirituale. Che ricchissima fonte di grazie! L’essere tiepidi, però, secca questa fonte, sterilizza la vita spirituale, sogna estasi e commette ogni giorno il peccato quasi senza rimorso. E i peccati veniali, camuffati da piccole mancanze inevitabili per la fragilità umana, si moltiplicano in modo spaventoso nell’anima, alimentando la tiepidezza fino al peccato mortale e all’indurimento del cuore. Disprezzare abitualmente le piccole cose è molto grave. San Gregorio arriva a dire che si deve avere più timore delle piccole mancanze che di quelle grandi, perché queste provocano subito il pentimento e suscitano orrore, mentre le altre non spaventano, e preparano in modo sordo alla rovina spirituale, e ciò che è peggio senza rimorso di coscienza, e perfino sotto il manto della virtù.


7.

PENSARE PIÙ AL BENE GIÀ FATTO CHE A QUELLO CHE RESTA DA COMPIERE


È una presunzione che porta a riposare e a indebolirsi nel cammino del sacrificio e della virtù, perché giudica di aver fatto qualcosa in passato per la salvezza. Nessuno sforzo, nessuna generosità. Nostro Signore diceva nel suo Vangelo che dopo aver fatto molto dovremmo dire “Siamo servi inutili” e proseguire nella lotta, perché l’ideale della perfezione è l’Infinito: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Come abbiamo già detto, la tiepidezza si accontenta della mediocrità. L’anima tiepida ritiene di aver fatto molto perché in passato è stata pia e ha lavorato per la sua santificazione, ha lottato, ha praticato opere buone di zelo e di carità, si è sacrificata nella lotta del bene. Ora vuole riposare. Riposa, non lotta più, si lascia trascinare dall’indolenza e rende il suo cuore il campo del pigro. San Paolo pensava esattamente il contrario: “Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato (il premio); ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Fil 3, 13-14). Il tiepido non si paragona ai più santi e fervorosi, ma si giudica sempre migliore di tanti altri peggiori di lui, ed è così che si addormenta tranquillamente. Non vuole progredire nella virtù. San Gregorio paragona la vita cristiana a una barca in cui si naviga controcorrente. Chi vi sale deve remare sempre, o viene trascinato via dalla corrente. Sant’Agostino, nel suo stile chiaro e incisivo, dice: “Se dici ‘Basta’ sei perduto!” Sì, il giorno in cui incrociamo le braccia nella lotta per la santificazione dell’anima tutto è perduto. Addio santificazione, e magari addio salvezza eterna! San Bernardo chiede: “Non volete progredire? Dite ‘Voglio rimanere qui dove sono arrivato’? Volete l’impossibile!” Il demonio, dice Santa Teresa, mantiene molte anime nel peccato o nella tiepidezza, facendo credere loro che aspirare alla santità sia una questione di orgoglio. Che illusione pericolosa! Ricordate, tiepidi, soprattutto se avete già ricevuto grazie di Nostro Signore, come ad esempio sacerdoti, religiosi e anime consacrate a Dio, che è terribile abusare della grazia, e molte anime chiamate alla santità, dice padre Desurmont basandosi su Sant’Alfonso, o si salvano come santi o mettono a rischio la loro salvezza eterna. Ha scritto il Santo Dottore che se qualcuno nella vita religiosa (e potremmo aggiungere nella vita di pietà) si vuole salvare ma non come santo corre il rischio di perdersi.


Tutti questi segni di tiepidezza procedono in genere di pari passo con quest’ultimo, infallibile:


8. Peccato veniale volontario e abituale. Gli altri segni possono essere attenuati o mancare, ma questo è “infallibile”. Laddove esiste l’abitudine al peccato veniale, esiste la tiepidezza con tutta la serie di mali e disgrazie che apporta alla vita spirituale.



7/4/2020 3:14 PM
 
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Cenere di legna, 14 utilizzi alternativi 


Dall’orto alla casa, i suggerimenti più inediti per smaltirla ...in modo utile!




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Avete in casa un caminetto o una stufa a legna e non sapete come smaltire la cenere? Allora siete capitati nel posto giusto! Nel nostro articolo troverete suggerimenti inediti per utilizzarla nei modi più utili.

Inediti si, perché sono in tanti a non sapere che la cenere di legna può essere riciclata e usata in modo pratico per risolvere diverse situazioni. Scopriamo subito quali!


14 utilizzi alternativi della cenere di legna


1- Fertilizzate per il terreno


La cenere di legna è ricca di sostanze nutritive utilissime per il terreno. Pensate che contiene dal 10 al 25% di calcio, dall’1 al 4% di magnesio, dal 5 al 15% di potassio e dall’1 al 3% di fosforo. Un mix perfetto da spargere sul terreno in piccole quantità.


2- Fertilizzante per i pomodori

Il suo contenuto di potassio, calcio e silicio si rivela particolarmente utile per le nostre piante di pomodoro. Le aiuta a crescere più sane e robuste.


3- Protegge le rose dalle lumache


Distribuite la cenere di legna in grandi cerchi intorno alle piante di rose e .. addio lumache!


4- Potenzia il compost


Aggiungetela al compost che utilizzate abitualmente, ma in piccole quantità. Troppa lo renderebbe particolarmente acido.







5- Gli alberi da frutto l’adoreranno!


Distribute la cenere di legna intorno ai vostri alberi da frutto. Ciliegi, peschi, meli… e godetevi il raccolto!


6- Contro gli afidi



Se le vostre piante sono state attaccate da afidi o altri insetti, bagnatele prima accuratamente e subito dopo cospargetele di cenere setacciata.


Cenere di legna, utilizzi


Non solo in orti e giardini


7- Contro pulce e zecche


La cenere di legna può essere utilizzata per prevenire o contrastare un’infestazione di pulci e zecche. Cospargetela nell’area che richiede il trattamento per respingere gli insidiosi visitatori.


8- Bagno di polvere per gli uccelli


Cospargete di cenere i luoghi dove gli uccelli sono soliti posarsi. Un bagno di cenere consente loro di eliminare eventuali parassiti presenti sulle ali. Il consiglio è valido anche per le vostre galline!


9- Contro la proliferazione delle alghe


Sapete che la cenere di legna impedisce alle alghe di proliferare nell’acqua? E ne basta un cucchiaio per 3800 litri! Se nel vostro orto o giardino è presente uno stagno, un piccolo specchio d’acqua… provate ad utilizzarla!


10- Detergente multiuso


La cenere di legna può essere utilizzata anche per la pulizia della casa. Mescolatela con dell’acqua fino ad ottenere una pasta e usatela per pulire il piano lavoro della cucina, macchie sui mobili di legno, sul vetro della stufa a legna…


11- Pulisce e lucida l’argento


La pasta può essere usata anche per pulire e lucidare gli oggetti in argento. Ma fate attenzione perché è abrasiva. Non strofinate eccessivamente e con forza e usate dei guanti protettivi.


12- Contro il ghiaccio


In inverno si rivela particolarmente utile per sciogliere il ghiaccio che si forma sui violetti oppure sui gradini fuori dalle nostre case. Provare per credere!


13- Elimina gli odori


Per eliminare gli odori nell’armadio delle scarpe, mettete della cenere di legna in un panno, arrotolatelo e posizionatelo all’interno.


14- Rimuove le tracce di tintura per capelli


Bagnate l’angolo di panno con dell’acqua, passatelo sulla cenere e strofinatelo sulle macchie che la tintura per capelli ha lasciato sulla vostra pelle. Sciacquate con cura e … addio macchie!



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