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CONSIGLI SPIRITUALI E MATERIALI

Last Update: 7/4/2020 3:14 PM
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5/12/2017 11:54 AM
 
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Ecco 7 rimedi naturali per utilizzare la buccia di limone,
efficaci, veloci e di enorme utilità. 

Il limone è un alimento utilizzato in tutto il mondo e ricco di proprietà utili per la nostra salute. Sappiamo, ad esempio, che è ricco di vitamine, che contiene acido citrico, essenziale per il ricambio energetico delle cellule, che è utile a rafforzare il nostro sistema immunitario e che il suo succo, diluito nell’acqua e bevuto ogni mattina, è un toccasana per la risoluzione di diverse problematiche.

Non dimenticate poi che la sua buccia può essere utilizzata per le più comuni pulizie in casa e per mantenere lo zucchero di canna morbido.

Ed è proprio alla buccia di limone che oggi vogliamo dedicare la nostra attenzione. Ecco un elenco di rimedi naturali per utilizzarla. Naturalmente, è necessario che la buccia di limone non sia stata trattata con prodotti chimici e che quindi provenga da coltivazioni biologiche sicure.

1. Abbassa il livello di colesterolo

La buccia di limone è un elemento ricco di antiossidanti e di flavonoidi, utili a controllare i livelli di colesterolo nel nostro organismo. La mattina, quando bevete la vostra dose di acqua e succo di limone, grattugiate dentro anche della scorza. Lasciate riposare per qualche minuto e bevete la bevanda prima della colazione, per una settimana. Vi aiuterà a purificare il corpo, liberandolo anche dal resto delle tossine.

2. Per avere gomiti lisci

Ecco un composto che vi permetterà di rendere più liscia la pelle ruvida dei vostri gomiti. Per ottenerlo, dovrete aggiungere un cucchiaino di bicarbonato di sodio a della buccia di limone grattugiata, su cui andrete a spruzzare qualche goccia di succo di limone. Mescolate bene e applicate sui gomiti ruvidi dopo aver fatto la doccia.

Leggi anche: Perché fa bene, anzi benissimo, mangiare la scorza di limone

scorza di limone

3. Come ingrediente principale del vostro scrub naturale

Abbiamo già visto come preparare degli scrub naturali fatti in casa. Vediamo che alternativa potete ottenere con la buccia di limone. Grattugiate la scorza di un limone e aggiungete un cucchiaio di zucchero di canna. Poi, unite un cucchiaio e mezzo di olio di oliva. Strofinate il composto sulla pelle bagnata e lasciate in posa una decina di minuti. Poi risciacquate bene.

4. La buccia di limone come disinfettante

La buccia di limone ha proprietà antibatteriche che la rendono ideale per disinfettare le superfici della cucina, al posto di utilizzare detergenti aggressivi e inquinanti. Spruzzate un po’ di acqua calda sulle superfici da trattare e strofinate con la buccia di limone.

5. Per pulire il forno

Riempite a metà una ciotola di ceramica con dell’acqua a cui andrete ad aggiungere della scorza di limone grattugiata. Mettete la ciotola nel microonde per 3 minuti, fissando la temperatura più alta. Lasciate bollire. Il vapore rimuoverà le macchie e neutralizzerà gli odori sgradevoli. A questo link trovate altri suggerimenti per pulire gli elettrodomestici in casa, in modo naturale.


6. La buccia di limone contro gli insetti

Formiche e altri insetti spesso invadono le nostre case. La buccia di limone potrebbe aiutarci a renderla meno attraente per loro. Mettetene un po’ negli angoli, avendo cura di effettuare dei piccoli tagli sulla superficie, in modo che l’odore possa essere rilasciato in maniera più efficace. Questo dovrebbe aiutare a tenere gli ospiti indesiderati fuori dai nostri ambienti.

7. Per rimuovere il calcare

Il limone, oltre all’aceto di mele, è uno dei metodi naturali utili per rimuovere il calcare. Basta prendere una pentola abbastanza capiente e versarci dentro la buccia di un limone, 2 cucchiai di bicarbonato di sodio, un cucchiaio di aceto di mele, 3 dl di acqua. Cuocete a fuoco vivo, spegnendo quando il composto inizia a bollire. Filtrate e applicare la miscela sulle zone coperte di calcare. Lasciare agire per 10 minuti e risciacquare con acqua fredda.

Leggi anche: 5 modi in cui utilizzare il limone come cosmetico naturale


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5/25/2017 6:02 PM
 
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16 consigli affinché il vostro matrimonio sia un cammino di santità




 



Ci sono coppie che irradiano una pace e un'armonia degne di ammirazione.
A vederle vien da pensare: "Anche io voglio questo! Come ci riescono?"

Vogliamo tutti un matrimonio come quello delle fiabe, dove il principe e la principessa “vissero felici e contenti”…. quello che non ci viene raccontato è cosa sia successo dopo la luna di miele. Quando lei, svegliandosi tra le braccia del suo amato, ne ha sentito l’alito pestilenziale, e lui l’ha vista con gli occhi imbrattati di rimmel sbafato, con le ciglia incollate e i capelli spettinati… Nessuno aveva messo in conto questo, giusto?

Inoltre, la convivenza quotidiana genera attriti, disaccordi. Ed è logico, perché siamo due persone con storie ed esperienze di vita uniche, e la vita di coppia richiede intelligenza e volontà.

Alcuni coniugi litigano fino a quando non passa il malumore. Che fatica! È molto pesante vivere sulla difensiva, pronti a rispondere ad un’aggressione.

La routine ha trascinato il rapporto nella noia, e combattersi fa aumentare l’adrenalina? Allora forse manca un po’ di maturità emotiva. Bisogna imparare alcune tecniche per comunicare correttamente… qualunque sia la ragione, vivere come cani e gatti non è sano, oltre ad essere molto rischioso.

E poi ci sono quei matrimoni in cui è affascinante convivere. Sembra che non si discuta mai e che la vita sia tutta rose e fiori. Irradiano una pace e un’armonia degne di ammirazione. A vedere la sinergia e la complicità di quei rapporti, vien da pensare: “Anche io voglio questo! Come ci riescono?”

La risposta di trova proprio in questa domanda… Il punto è che ci riescono, eccome. Sono coppie che hanno raggiunto questo livello di maturità perché hanno scelto di “investire” del tempo per crescere e diventare dei coniugi migliori: ad esempio, leggono dei buoni libri, frequentano ritiri matrimoniali, … sono in costante crescita spirituale.

La prima cosa da capire e accettare è che un matrimonio felice non è un matrimonio senza problemi. Sarebbe un grave errore pensarlo. Sappiamo che la perfezione, in quanto tale, non esiste in questo mondo. Ciò che esiste è il “matrimonio perfetto” per te, cioè quello in cui ti trovi.

È questo il meraviglioso paradosso del matrimonio cristiano: è l’unione di due peccatori che cercano di essere santi. Eh sì! Quindi, se non ti piace qualcosa del tuo matrimonio perfettamente imperfetto, lavoraci su!

Condivido con te alcuni fattori che portano molte coppie cattoliche ad un matrimonio che li aiuti ad avvicinarsi a Dio. Condivido anche i fattori di rischio che possono portare al fallimento del tuo matrimonio.

Nei matrimoni di successo, i coniugi:

  • Sanno che c’è un piano di Dio per il matrimonio e, per quanto possibile, lo seguono. Un matrimonio in cui Dio non è il centro ha una data di scadenza, ed è più vicina di quanto si possa immaginare… si può continuare a stare insieme, ma non nella completezza.
  • Mettono Dio al centro della propria vita e pregano in coppia e in famiglia.
  • Sanno chiaramente che il loro principale impegno di vita è di rendere santa l’altra persona..
  • Sanno chiaramente che l’amore non è soltanto sentimenti, ma soprattutto volontà e impegno..
  • Praticano continuamente atti di servizio.
  • Si trattano con tenerezza, e la loro priorità è prendersi cura l’uno dell’altra.
  • Hanno un progetto di vita comune e agiscono in base ad esso. Il più importante è la loro famiglia.
  • Si ammirano vicendevolmente.
  • Vedono i bambini come conseguenza della proprio amore e del proprio  reciproco impegno, e non come un capriccio.
  • Vedono la sessualità come un dono divino, e per questo motivo seguono gli insegnamenti della Chiesa sui metodi contraccettivi. Apprezzano il dono del loro corpo e del donarsi l’uno all’altra.
  • Nutrono apprezzamento e rispetto reciproco.
  • Hanno comprensione reciproca.
  • Tollerano i difetti dell’altra persona.
  • Hanno a cuore la sensibilità dell’altra persona, che non insultano né umiliano mai, bensì la trattano con rispetto.
  • C’è una continua crescita spirituale e professionale.
  • Conoscono e soddisfano le rispettive esigenze emotive.

Nei matrimoni a rischio di fallimento, i coniugi:

  • Non sanno che c’è un piano di Dio sul matrimonio e, di conseguenza, non lo seguono.
  • Non mettono Dio al centro della coppia né della loro famiglia.
  • Competono per il proprio ruolo e per il potere nel rapporto.
  • Non hanno capito che amore e innamoramento non sono la stessa cosa.
  • Credono che l’amore sia solo sentimento; e dato che a volte non provano nulla, pensano che sia più facile porre fine alla relazione.
  • Prendono decisioni e agiscono d’impulso, indipendentemente dal fatto che possano ferire l’altra persona.
  • Confondono la libertà e l’indipendenza con la dissolutezza.
  • C’è molto egoismo e poco altruismo.
  • Ignorano i reciproci bisogni emotivi.
  • Riducono la sessualità alla genitalità, e la vedono come un diritto a “sentire”, e non come un dono di sé all’altro.
  • Ignorano la psicologia femminile e quella maschile.
  • Si lasciano dominare dalle proprie emozioni.

Se c’è la volontà di amare, e di cambiare quando necessario, è più facile che per la coppia il matrimonio sia un cammino verso l’alto. Non diventare un altro dato statistico, puoi e devi avere un matrimonio di successo! Questo è il tuo grande progetto di vita.

da Aleteia.org


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5/28/2017 4:48 PM
 
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Non mi va più di pregare. E ora?


Ci sono momenti in cui non sento la benché minima voglia di parlare con alcune persone, ma visto che devo farlo finisco per mettere da parte la mia volontà e vado loro incontro, parlo, lavoro, convivo e vado avanti. Con Dio non è diverso. A volte mi coinvolgo talmente nelle cose da non sentire la voglia di parlare con Lui, ovvero di pregare, ma visto che so che ne ho bisogno, e perdipiù che dipendo dalla sua grazia, Gli vado incontro attraverso la preghiera.


È chiaro che questo richiede impegno e perseveranza, perché in realtà la vita di preghiera è una conquista quotidiana, e visto che nessuna conquista è esente da lotte bisogna lottare per pregare. Santa Teresa di Gesù afferma nella sua autobiografia che preghiera e vita comoda non si conciliano, e ricorda che una delle più grandi vittorie del demonio è convincere qualcuno del fatto che pregare non è necessario. Quando la questione è la vita di preghiera, quindi, bisogna essere consapevoli del fatto che si tratta di una lotta spirituale, e per vincere l’unica via è pregare, con o senza volontà. Anche perché la volontà va e viene.



Deserto spirituale


So che col passare del tempo e con l’accumulo delle attività corriamo il serio rischio di mettere a poco a poco da parte la preghiera o di pregare in qualsiasi modo, fino ad arrivare a un “deserto spirituale” e ad avere una certa apatia quando parliamo di preghiera, ma è proprio in quel momento che dobbiamo andare al di là dei sentimenti e considerare che anche il deserto è fecondo quando è vissuto in Dio, e con la sua misericordia nella nostra vita tutto è grazia.


Consolazioni e desolazioni, allegria e tristezza, perdite e guadagni, tutto è frutto dell’amore di Dio, che permette che viviamo le prove mentre ci chiama a crescere e a portare frutto in qualsiasi situazione. Tornate allora a fissare il vostro sguardo su Dio e permettete che ve lo restituisca con la forza della preghiera.


Assorbendo tanta agitazione e tanti stimoli nelle nostre giornate, finiamo per perdere il contatto con la nostra vera essenza, e siamo così distratti e preoccupati da tutto ciò che accade intorno a noi che finiamo per essere frammentati, confusi e insicuri, senza ricordarci da dove veniamo, dove siamo e men che meno dove andiamo. Solo Dio può orientarci di nuovo.


Gesù ne era consapevole quando ha detto ai suoi discepoli: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione” (Matteo 26, 41). Secondo me è soprattutto la tentazione di dimenticare chi siamo e qual è il nostro ruolo in questo modo.


E allora, preghiamo?


Ecco alcuni suggerimenti che possono servire per favorire il vostro rapporto con Dio. Quando troverete la vostra strada, camminerete liberamente e sperimenterete sempre più la gioia, che risiede nel fatto di stare alla Sua presenza attraverso la preghiera.


1- Scegliete l’orario e il tempo che volete dedicare alla vostra preghiera e cercate di essere fedeli a questo proposito. Come ci nutriamo ogni giorno, la preghiera dev’essere il cibo quotidiano dell’anima, qualunque cosa accada.


2- Basate la vostra preghiera sulla Parola di Dio e sulla Sua verità. Parlate con Lui con fiducia e senza riserve, come chi parla con un amico. Agendo così troverete la pace e l’armonia interiori che tanto cercate, perché come insegna San Giovanni della Croce “la conoscenza di se stessi è frutto dell’intimità con Dio, ed è il mezzo essenziale per la libertà interiore”.



3- Pregate con umiltà, soffermandovi sempre sulla frase “Sia fatta la tua volontà”. Ricordate che la vostra preghiera non può essere mossa semplicemente da piacere o necessità, ma deve basarsi al di sopra di tutto su gratuità e fiducia nella misericordia di Dio.


4- Mettete in pratica quello che avete pregato e non slegate le vostre azioni dalla preghiera, perché una cosa è collegata all’altra. Carità, perdono, allegria, fiducia, fraternità e pazienza sono caratteristiche di chi prega.


5- Trovate un vostro ritmo di preghiera. L’imitazione e il paragone non aiutano affatto. La vita dei santi, ad esempio, è una freccia che indica il cielo, ma siete voi a dover compiere i vostri passi per arrivare fin lì. Spero che a ogni alba, e anche nelle “notti oscure”, possiate sperimentare mediante la preghiera l’amore e la vera felicità, che consiste nell’amare e nel sentirsi amati. E nessuno ci ama tanto quanto Dio. Se perdete la voglia di pregare, sapete già cosa dovete fare: pregate e siate felici!


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6/1/2017 10:24 AM
 
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Cari amici, forse non tutti soffrono di diarrea, ma a tutti sarà capitato o potrebbe capitargli di soffrirne almeno qualche volta. 
Ed allora ho pensato che potrebbe esservi utili alcuni consigli all'occorrenza:

   Scopriamo allora come risolvere il problema e quali sono i migliori rimedi veloci contro la diarrea. L’intestino è un organo fondamentale del nostro corpo ma purtroppo, a causa di virus e batteri, alimentazione sregolata o stili di vita errati, viene spesso messo a dura prova. Ecco allora che tra i sintomi di malessere che segnalano una situazione di squilibrio può comparire la diarrea. Conosciuto anche come dissenteria, questo disturbo (spesso passeggero) consiste in un’evacuazione liquida e frequente (più volte al giorno) che può essere associata a dolori e crampi addominali e portare come conseguenza una sensazione di stanchezza o debolezza e a volte qualche linea di febbre. Ma quali sono le cause della diarrea e come agire con l’aiuto di rimedi naturali? Diarrea: le cause Attacchi di diarrea o diarrea cronica possono essere generati da cause molto differenti da valutare volta per volta, in alcuni casi chiedendo un parere al proprio medico di fiducia.

 Questo problema può essere dovuto a influenze intestinali di cui sono responsabili virus, batteri e parassiti (può sorgere ad esempio in seguito all’ingestione di cibi non conservati nel modo giusto) ma anche derivare da allergie alimentari e intolleranze o ancora da un consumo eccessivo di alcool o farmaci.
Intolleranze come quella al lattosio oppure vere e proprie malattie infiammatorie a carico dell’intestino come ad esempio la celiachia e il morbo di Crohn sono spesso causa di diarrea. Frequentemente poi, tra le cause della diarrea, c’è la colite che può portare anche stipsi o un’alternanza delle due condizioni. Inoltre sporadici attacchi di dissenteria possono comparire anche in seguito a paure o forti stress e non c’è da stupirsi, dato l’intestino è strettamente connesso al sistema nervoso e al cervello.
La diarrea può comparire in forma acuta, in questo caso generalmente si risolve in un paio di giorni, oppure protrarsi per più tempo e allora potrebbe essere sintomo di qualche problema da approfondire con una visita medica. Nel primo caso si può certamente intervenire con alcune accortezze e aiutandosi con dei rimedi naturali contro la diarrea. Diarrea: i rimedi naturali Tanta acqua e liquidi Per prima cosa c’è da dire che il rischio maggiore che comporta per il fisico la diarrea è quello di trovarsi disidratati. Questo è vero soprattutto se il problema persiste per più giorni. In tutti i casi comunque è molto importante bere liquidi, via libera dunque ad acqua ma anche a tisane e zuppe.

Probiotici contro la dissenteria
Contro la diarrea rimedi naturali molto efficaci e veloci risultano senza dubbio i probiotici, ovvero fermenti lattici che vanno a ristabilire il giusto equilibrio della flora batterica intestinale. Ne esistono di specifici per la diarrea, chiedete in farmacia o in erboristeria. Zenzero: un valido alleato contro la diarrea Lo zenzero può essere utile in caso di problemi di stomaco o intestino, allevia crampi e dolori addominali contemporaneamente agendo sulla diarrea. Si può masticare un pezzetto di radice oppure preparare una tisana a base di zenzero, miele e limone che contribuirà a sfiammare l’intestino, a dare un po’ di energia ma anche a reintegrare una parte dei liquidi persi.

Limone contro la diarrea
Il limone è forse uno dei più noti rimedi naturali contro la diarrea. Bere il succo di un quarto o mezzo limone scarso in un bicchiere d’acqua, aiuta a contrastare efficacemente il disturbo. Meglio scegliere limoni bio da spremere al momento, ed evitare succhi concentrati già preconfezionati. Per ritrovare una regolarità e un benessere intestinale duraturo, si può assumere acqua calda e limone al mattino. Tra le varie proprietà di questa bevanda infatti, c’è anche quella di favorire il benessere intestinale.

Anche la menta aiuta contro la dissenteria
Tra i rimedi naturali per la diarrea c’è poi la menta. Le foglie di questa pianta hanno proprietà anti-spasmodiche e migliorano la situazione di crampi e gonfiore. Il mentolo, inoltre, ha proprietà rilassanti sui muscoli e può contribuire anche a ridurre il vomito che in alcuni casi è associato alla diarrea. Per combattere tutti questi disturbi si può preparare un tè alla menta oppure utilizzare 1 goccia di olio essenziale puro al 100% da assumere dopo averlo prima sciolto in un cucchiaino di miele.

Camomilla: rilassa e calma la pancia
Un’altra pianta benefica contro la diarrea è la camomilla. Anche in questo caso il metodo più rapido per assumerla è preparare una tisana con i fiori secchi che aiuterà a calmare e rilassare il tratto gastrointestinale contribuendo a riequilibrarlo e alleviando la diarrea.

Massaggi con oli essenziali
Per calmare più velocemente la diarrea, oltre che per via interna, si può agire anche localmente con dei massaggi sull’area addominale usando alcuni oli essenziali particolarmente indicati come l’eucalipto, la lavanda, la menta e la camomilla. Una goccia per ciascun tipo da diluire in un olio vettore (ad esempio l’olio di mandorle dolci) e poi massaggiare delicatamente sull’addome.

Fieno greco contro la diarrea
Anche il fieno greco può essere utilizzato come rimedio anti diarrea. Questo prodotto ha infatti doti antinfiammatorie e aiuta a ristabilire una corretta flora batterica intestinale. In caso di dissenteria si può preparare un decotto a base di fieno greco. Bisogna mettere a bagno un cucchiaino di semi per una notte in una tazza d’acqua fredda. La mattina farli bollire per almeno 15 minuti, lasciar raffreddare e infine bere.

La giusta alimentazione per combattere la diarrea
Dato che si tratta di problemi intestinali è evidente che si può, anzi si deve, agire in maniera efficace e idonea anche sul piano alimentare. I cibi maggiormente indicati in caso di diarrea sono quelli più leggeri e dalle doti astringenti tra questi: riso, carote cotte, patate, banane, mele e limone. Da evitare assolutamente invece caffè, latticini, dolci e cibi molto grassi che andrebbero ad aumentare il problema.


Fonte: http://www.viversano.net/salute/corpo-umano/diarrea-cause-rimedi-naturali/
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6/22/2017 11:02 AM
 
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"Bill Gates ha recentemente tenuto un discorso in una scuola superiore di circa 10 cose che la scuola non vi insegna, ma che dovete imparare il più velocemente possibile!
Potrebbero non piacervi. Sappiate però che lui le ha sicuramente applicate! Queste cose parlano dei buoni sentimenti e insegnamenti politicamente corretti che hanno creato generazioni di giovani del tutto privi di senso della realtà della vita.

Regola 1: La vita è ingiusta: abituatevi!

Regola 2: Il mondo se ne frega della vostra autostima.
Il mondo si aspetta che facciate qualcosa prima di poterne gioirne voi stessi.

Regola 3: Non si guadagnano $ 60.000 all'anno una volta finita la scuola. Non avrete telefono e auto aziendale prima di aver meritato questi privilegi.

Regola 4: Se pensate che il vostro insegnante sia duro con voi, aspettate di avere un capo.

Regola 5: Lavorare in una friggitoria (o simili) non significa "abbassarsi". I vostri nonni usavano una parola diversa : la chiamavano "opportunità".

Regola 6: Se fate un pasticcio, NON E 'COLPA DEI VOSTRI GENITORI, smettetela di piagnucolare ed imparate dai vostri errori.

Regola 7: Prima della vostra nascita, i vostri genitori non erano così noiosi come lo sono ora!
Sono diventati in questo modo:
* Per pagare le vostra bollette,
* Per pulire i vostri vestiti
* A furia di ripetere all'infinito quanto siete bravi e intelligenti.
Quindi, prima di salvare le foreste pluviali dai parassiti della generazione dei vostri genitori, iniziare a pulire la vostra stanza e mettete in ordine tutto ciò che vi si trova.

Regola 8 : in certe scuole sono stati aboliti i voti ed i giudizi e vi sono state date delle opportunità per essere promossi: non è così nella vita reale!

Regola 9: La vita non è divisa in semestri. L'estate non è un periodo di ferie. E sono veramente pochi i datori di lavoro disposti ad aiutarvi a farvi assumere.

Regola 10: La televisione non è "vita reale".
Nella vita reale, le persone lasciano il caffè e vanno a lavorare.

Bill Gates


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7/2/2017 9:17 PM
 
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5 dritte per rendere santa ogni giornata

Lottate per dedicare la vostra vita a Dio? Provate queste semplici e sante abitudini!

La vita è impegnata. Siamo in preda a un continuo tira e molla per via dei vari doveri – famiglia, lavoro, comunità.

Sembra non finire mai, e quando andiamo a Messa la domenica ci viene ricordato il nostro fallimento nel vivere ogni giorno in base all’ispirazione divina. Dimentichiamo di pregare e la vita non ci lascia mai un attimo di respiro.

Cosa dovremmo fare per impedire che la vita ci passi al lato sfuggendoci?

Ecco cinque semplici suggerimenti che possono aiutare un’anima stanca a “rivendicare” ogni giornata e a dedicarla a Dio.

La santità è molto più semplice da raggiungere se smettiamo di mettere tanta pressione su noi stessi e apriamo semplicemente il nostro cuore ogni giorno in piccoli modi.

1. Pregate subito dopo esservi svegliati


© Gpointstudio/Shutterstock

San Josemaría Escrivá lo chiamava il “minuto eroico”, e ha scritto che “molti buoni cristiani sviluppano l’abitudine di offrire il primo pensiero della giornata a Dio. Segue il ‘minuto eroico’, che facilita l’offerta mattutina e il buon inizio della giornata. È il momento di alzarsi. Senza esitazione. Una riflessione soprannaturale e… in piedi. Il minuto eroico: ecco una mortificazione che rafforza la vostra volontà e non danneggia il vostro corpo. Se, con l’aiuto di Dio, conquistate voi stessi, sarete a posto per il resto della giornata. È così scoraggiante trovarsi sconfitti alla prima scaramuccia…”

È un modo estremamente semplice per iniziare la propria giornata con il piede giusto, ma anche uno dei più duri.

2. Programmate cinque minuti per la preghiera nella vostra giornata

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Ancora una volta niente di trascendentale, ma è una cosa che dimentichiamo troppo spesso. La parte importante è programmare del tempo per la preghiera. Possono essere cinque minuti, 15 o perfino 30. In ogni caso, la chiave è stabilire quel momento nel proprio programma quotidiano e non permettere a niente di toccarlo. Si può fare al lavoro o a casa (o in strada). Programmatelo e rendetelo un momento ricorrente ogni giorno.

3. Recitate la “Preghiera di Gesù”

dnd-project/Shutterstock

Un altro modo per inserire Dio nella vostra vita quotidiana è recitare la breve “Preghiera di Gesù”. Il Catechismo descrive questa antica preghiera in questo modo: “Questa invocazione di fede estremamente semplice è stata sviluppata, nella tradizione della preghiera, sotto varie forme in Oriente e in Occidente. La formula zione più abituale, trasmessa dai monaci del Sinai, di Siria e dell’Athos, è l’invocazione: ‘Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di noi, peccatori!’ Essa coniuga l’inno cristologico di ⇒ Fil 2, 6-11 con l’invocazione del pubblicano e dei mendicanti della luce. Mediante essa il cuore entra in sintonia con la miseria degli uomini e con la misericordia del loro Salvatore” (CCC 2667).

Recitare continuamente questa preghiera è un ottimo modo per meditare sulla bellezza e sulla misericordia di Dio. Richiede solo pochi secondi, ma dà una grande spinta spirituale!

4. Portate con voi un rosario ovunque andate

gualtiero boffi/Shutterstock

Non c’è bisogno di recitare il Rosario, basta che lo portiate in borsa o in tasca. Potrebbe sembrare strano, ma può essere una fonte di ispirazione o consolazione durante la giornata. Potreste mettere la mano in tasca per prendere le chiavi e tirar fuori invece un rosario, o potreste rovistare nella borsa trovando il rosario. È un semplice promemoria di Dio e può far ricordare di pregare nel momento in cui avete più bisogno di Dio.

I Rosari sono stati i primi “spinner”!

5. Pregare prima di andare a letto

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Se avete iniziato la vostra giornata con Dio, l’unico modo per terminarla è con Dio. Le preghiere al momento di andare a dormire non devono essere complesse, e in genere ruotano intorno ai ringraziamenti – essere grati per quello che Dio ci ha dato in quella giornata e decidere di fare meglio il giorno dopo. Molti santi hanno effettuato vari cambiamenti del rituale prima di dormire e ne hanno tutti tratto grande giovamento.


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7/17/2017 1:56 PM
 
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i ricordo una vecchia puntata di Grey’s Anatomy in cui venivano soccorsi al Seattle Grace Hospital (l’ospedale dove è ambientata la serie tv statunitense) una coppia di sposi insieme al cameriere che li serviva da più di trent’anni nel loro ristorante preferito. Era crollato il tetto del locale proprio durante la serata di san Valentino provocando diversi feriti. Durante l’operazione del marito, se non ricordo male, il cameriere prende coraggio e dichiara il suo amore (nutrito da una vita) alla signora. Le confida inoltre il suo dispiacere nei confronti del marito noioso che è solito scegliere i piatti da ordinare anche per lei, e poi le fa notare che a cena la coppia è spesso in silenzio, che mangiano senza dirsi una parola. Forse perché non hanno più nulla da raccontarsi? Insinua l’astuto innamorato! Gli specializzandi chirurghi origliano le confidenze del cameriere e fanno una scommessa. Scommettono un po’ di dollari che la donna cadrà nelle braccia del suo corteggiatore. Alla fine della puntata Meredith, una delle protagoniste della serie, entra nella stanza della signora che la guarda negli occhi e le dice inaspettatamente:



«Io ho fatto una scelta tanti anni fa, una promessa, ho sposato mio marito, l’uomo che amo. Mi fa piacere che ordini per me perché conosce i miei gusti, sa ciò che mi piace, e stare qualche volta in silenzio a tavola senza dover per forza parlare è così rilassante».




Tante volte quello che sembra noioso nel matrimonio, soprattutto nei momenti di maretta e nervosismo, è invece molto intimo, rassicurante e pieno di bellezza e conoscenza profonda. Non trovate?


Noi spose siamo campionesse mondiali di lamento carpiato con doppio avvitamento: brontoliamo con il marito per il quadro che non ha ancora appeso alla parete, per i panni che lascia abbandonati sul letto, perché “ci fosse una volta che accendi una candela per creare un’atmosfera romantica”, perché “fosse per te staremmo sempre chiusi in casa!”, perché “sì, il posto non è male! Ma l’aria condizionata è esagerata e dovresti sapere che mi fa venire il mal di testa” e mille altre pentole di fagioli. E la testa gliela facciamo scoppiare noi! Oggi, invece che lagnarci per il marito non sempre scattante e perfetto, pensiamo alle cose che possiamo tenere a mente per rendere ancora più Wow il nostro rapporto di coppia. E poi se il Signore ci ha dato proprio quello sposo, non credete che un motivo ci sarà? È la nostra corsia preferenziale per diventare sante, e viceversa

Prima di invitarvi a cliccare nella gallery per leggere i 10 punti che mi sono venuti in mente, care donne, per migliorare la vita di coppia, voglio condividere con voi questa preghiera di San Giovanni Paolo II composta in occasione del Sinodo dei vescovi del 1980 dedicato ai compiti della famiglia cristiana.

Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra,
Padre, che sei amore e vita,
fa’ che ogni famiglia umana sulla terra diventi,
mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, “nato da donna”,
e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità,
un vero santuario della vita e dell’amore
per le generazioni che sempre si rinnovano.
Fa’ che la tua grazia guidi i pensieri e le opere dei coniugi
verso il bene delle loro famiglie
e di tutte le famiglie del mondo.
Fa’ che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno /
per la loro umanità e la loro crescita nella verità e nell’amore.
Fa’ che l’amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio,
si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi,
attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie.
Fa’ infine, te lo chiediamo per intercessione della sacra famiglia di Nazaret,
che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra
possa compiere fruttuosamente la sua missione
nella famiglia e mediante la famiglia.
Tu, che sei la vita, la verità e l’amore,
nell’unità del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.

Il Signore benedica le nostre famiglie! Ed ora scorrete la gallery per scoprire come provare ad amare di più e criticare di meno il vostro sposo!
Sì, ho scritto provare. È un’impresa eroica, ma abbiamo tutta la vita!E la super grazia del sacramento!




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7/23/2017 6:46 PM
 
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Luci (intelligenza), camera (volontà), azione!


Ti senti scoraggiato? Forza! Non sei solo nel cammino. L’importante è sapere che per superare qualsiasi tipo di situazione bisogna impegnarsi. Nessuno farà per noi quello che non vogliamo fare da noi stessi.


Il coraggio è la capacità umana di sperimentare emozioni e affetti, e di comprendere. È la forza o energia per fare, risolvere o intraprendere qualcosa. È quella forza interiore che ci permette di vivere il presente con la speranza riposta nel futuro.


Lo scoraggiamento è il contrario di tutto questo. Si sente come se mancasse l’energia vitale e la forza per affrontare la vita, come se quel soffio di vita che tutti portiamo dentro fosse spento e senza ossigeno. È quella sensazione di vivere senza vita, come se ci avessero rubato l’anima.


Ricordiamo che siamo gli unici esseri creati a immagine e somiglianza del nostro Creatore. Essendo un’unità perfetta di mente, corpo e spirito, quello che influisce su una delle nostre parti influenzerà necessariamente il resto. Il corpo si sente stanco, affaticato. Tutto il nostro essere si sente senza forza, senza volontà.


Quando cadiamo nello scoraggiamento per qualche motivo, è quindi molto importante curare sia la parte spirituale che quella psicologica, umana o fisica.


Quando arriva la tristezza giunge lo scoraggiamento, e questo ci può far provare da dispiaceri lievi a cose più profonde, come la disperazione che può portare a gravi stadi di depressione. Questo perché il nostro cervello inizia a secernere sostanze biochimiche che alla fine prenderanno il sopravvento su di noi.


È per questo che bisogna stare attenti a non permettere di rimanere molto tempo in questo stato. Provare tristezza non è un male, ma non bisogna permettere che scoraggiamento o desolazione si insedino nel nostro cuore e dirigano la nostra vita.


Se permettiamo a questi sentimenti di rimanere in noi più del necessario, il nostro spirito si deteriorerà, e ovviamente saremo il bersaglio perfetto per le malattie, perché il nostro sistema immunitario si indebolirà.


La tristezza come emozione primaria è fino a un certo punto positiva, perché ci invita a fermarci un attimo nella vita per compiere gli adattamenti e i cambiamenti necessari. Per questo è importante accettare che siamo tristi, ma non soffermarci su questa tristezza.


Lo stato di scoraggiamento è ingannevole perché la tristezza ci fa vedere e sentire i problemi come se fossero molto più grandi e difficili di quello che sono in realtà.

Quando attraversiamo un momento di scoraggiamento, è molto importanteidentificarne l’origine o la causa e attaccare il problema alla radice. Se non è così, permetteremo che questo sentimento diventi più grande, così grande che potremo cadere in una tristezza fin troppo profonda. Inizieremo a credere che non valiamo, che non meritiamo e che non c’è via d’uscita possibile da questa vita.

Il passo dallo scoraggiamento alla disperazione è breve e pericoloso, e corriamo il rischio di smettere di credere che ci sia una soluzione alla situazione difficile che affrontiamo o che ci sia un progetto perfetto di Dio dietro a quell’esperienza dolorosa. Ci si offusca la capacità di vedere il futuro con speranza e con la certezza che quello che ci succede poi passerà.

Attenzione! Le persone che vivono uno stato di scoraggiamento sono vulnerabili e più inclini a cadere negli inganni di persone di “buona volontà” che offrono una “guarigione” interiore che al momento sembra funzionare.

Per favore, non fatevi ingannare. È vero che quando si vivono questi momenti se ne vuole uscire il prima possibile, ma non rischiando la cosa più importante e preziosa che esiste in ciascuno di noi: la nostra anima.

Allontanatevi da “rimedi” o soluzioni esoteriche tendenti al New Age che promettono cure miracolose, di ravvivare la nostra anima e di darci la felicità. Ci sono soluzioni – e molte – per tornare ad avere una vita piena di gioia, come queste che ora condivido con voi.

Si tratta di suggerimenti o strumenti di base perché, esercitando la volontà, si dica addio allo scoraggiamento e si dia il benvenuto all’allegria nella nostra vita. Le divido in tre gruppi perché si riesca a visualizzare meglio l’importanza di curare il nostro essere in modo integrale.

Strumenti psicologici

 Cambio di atteggiamento. Siate onesti e riconoscete se lo stato di scoraggiamento che vivete da un tempo considerevole vi ha portato più benefici che danni. Penso di no, perché la tristezza in genere fa ammalare tutto il nostro essere. E allora cambiate atteggiamento, modificate il vostro “chip” interno e date subito il benvenuto al “Voglio e posso”.
 Bei pensieri. Intendo un vero cambiamento di atteggiamento e di pensiero. Modificate il vostro modo di pensare e cambierà anche il vostro modo di vivere. Ogni cambiamento inizia con un pensiero “buono”, cioè che ci spinge a cambiare in senso positivo. Voglio, posso, lo faccio perché vale la pena di vivere. Come dicono al cinema, “Luci (intelligenza), camera (volontà), azione!”
 Riconoscete il vostro valore. Apprezzate in voi la dignità unica e meravigliosa con cui siete stati creati. Il vostro valore non si basa sul fatto di avere un certo cognome o un conto in banca molto consistente. Valete perché esistete, perché siete una persona. Molti potranno avere quello che avete voi, ma nessuno potrà mai essere chi siete. Volete che gli altri vi valorizzino? Iniziate valorizzandovi voi. Amatevi e accettatevi come siete. Non cercate di essere la copia di nessuno e siate originali. Siete figli di Dio!
 Riconoscete il vostro potere. Siete stati creati con capacità e talenti personali e potenti per andare avanti qualsiasi ostacolo vi si presenti davanti. Tutto ciò che vi toglie dignità si può e si deve cambiare. Si può uscire da qualsiasi tristezza. Con l’aiuto di Dio è raggiungibile qualunque meta. Lo scoraggiamento può farvi pensare e sentire che non potete far nulla e che niente ha senso. Non è vero! Questi pensieri non vengono da Dio, quindi non ascoltateli.
 Riconoscete cosa volete e quello che volete cambiare.Concentratevi su quello che volete e non volete che accada. Pensate in positivo senza smettere di riconoscere che avete anche delle debolezze alle quali bisogna prestare attenzione.

Strumenti fisici

 Esercizio fisico. Fa bene esercitarsi, anche se non vi va o non ne avete la forza. Quando lo fate si secerne una sostanza importantissima, la serotonina, che è un neurotrasmettitore naturale di benessere. Iniziate con 20 minuti e aumentateli un po’ ogni giorno.
 Igiene personale. Sembra assurdo, ma non lo è. Quando si è scoraggiati è il momento in cui va meno di farsi una doccia, ma bisogna farlo. Curate il vostro corpo donandogli la dignità che merita.
 Riposo. Riposare è cambiare attività. Cercate qualcosa di sano che vi permetta di scollegarvi dalle vostre occupazioni quotidiane e che allo stesso tempo vi faccia bene. L’idea del riposo è recuperare e ricaricare le batterie. Se riuscite a fare delle piccole pause di riposo durante la giornata è meglio.
 Sana alimentazione. Pensate che ciò che entra è ciò che esce. Il vostro corpo risponderà in base al combustibile che gli fornite. Quello che mangiate vi darà vitalità in modo naturale o vi farà sentire affaticati.
 Sonno riparatore. È molto importante darsi un orario per dormire e rispettarlo, per riuscire ad avere un sonno che vi faccia riposare davvero e risvegliare con energia. La mancanza di sonno riparatore indebolisce il sistema immunitario e vi rende più inclini a depressioni, tra le tante altre malattie.

Strumenti spirituali

 Preghiera. Come il cibo è l’alimento per il corpo, la preghiera lo è per l’anima, anche se non è l’unico. La preghiera è un’arma potentissima per chiedere l’aiuto soprannaturale – quello di Dio – per uscire dallo scoraggiamento ed eliminare qualsiasi pensiero tossico ci sia in voi e possa avvelenare tutto il vostro essere. La preghiera vi rende più umili. Vi fa volgere gli occhi al cielo e dire: “Ho bisogno di te!”
 Confessione sacramentale. Vale la pena di andare a disfarvi di tutti gli ostacoli spirituali che non vi permettono di andare avanti. La Misericordia di Dio è riservata a chi sente di averne bisogno. È come con un medico, che assisterà e curerà chi va da lui in cerca di aiuto e guarigione. Ascoltare Dio che attraverso il sacerdote dice “Vai in pace, i tuoi peccati sono stati perdonati” è una gioia che dà grande speranza. È come un “resettarsi”, una nuova opportunità, un ricominciare.
 Opere di Misericordia. Se non servite, a cosa servite? In altre parole, “se non vivete per servire, non servite per vivere”. Servendo usciamo da noi stessi per entrare negli altri. Tutto ciò che fate per gli altri “con retta intenzione” tornerà automaticamente a voi. Un atto di misericordia meraviglioso è pregare per le persone che stanno attraversando un momento di scoraggiamento, che si sentono sole e credono che la soluzione migliore sia non vivere più. Servite e servite. Non stancatevi di farlo. Si sperimenta più gioia nel dare che nel ricevere. Sentitevi utili.
 Recita del Rosario. Cosa fareste per una persona che vi ripete almeno 50 volte che vi ama? Immaginate ora cosa farà per voi la Madre di Dio, che come suo Figlio non si lascia superare in generosità.
 Eucaristia. È l’arma più potente che una persona possa avere. Ricevendo l’Eucaristia diventiamo una cosa sola con Cristo attraverso il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. È come se ci facessero una trasfusione di sangue, in questo caso quello di Cristo, e ricevendola tutto il nostro sangue portasse ora quello di Gesù. È semplicemente il miracolo dei miracoli, e l’unica fonte della vera guarigione.

Dice la Parola di Dio: “La gioia del cuore è vita per l’uomo, l’allegria di un uomo è lunga vita. Distrai la tua anima, consola il tuo cuore, tieni lontana la malinconia. La malinconia ha rovinato molti, da essa non si ricava nulla di buono. Gelosia e ira accorciano i giorni, la preoccupazione anticipa la vecchiaia”(Siracide 30, 22-24).

Bisogna allontanare da noi tristezza e scoraggiamento, che non fanno bene alla nostra vita.

 


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7/23/2017 6:49 PM
 
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La preghiera per chiedere di guarire dalla tristezza:
Dio ci vuole gioiosi, ed Egli è la fonte della vera felicità

Papa Francesco ci parla costantemente della gioia. Ecco uno dei suoi appelli:

Il cuore dell’uomo desidera la gioia. Tutti desideriamo la gioia, ogni famiglia, ogni popolo aspira alla felicità. Ma qual è la gioia che il cristiano è chiamato a vivere e a testimoniare?

È quella che viene dalla vicinanza di Dio, dalla sua presenza nella nostra vita. Da quando Gesù è entrato nella storia, con la sua nascita a Betlemme, l’umanità ha ricevuto il germe del Regno di Dio, come un terreno che riceve il seme, promessa del futuro raccolto. Non occorre più cercare altrove! Gesù è venuto a portare la gioia a tutti e per sempre” (Angelus, III Domenica di Avvento 2014)

A volte, però, sperimentiamo nella nostra vita la tristezza e non sappiamo come affrontarla. Sembra che l’allegria ci sfugga e non c’è niente che ci riesca ad animare. Esclamiamo come il salmista: “Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio” (Salmo 42, 5)

Vorremmo essere allegri, lodare il Signore, ma ci costa molto. San Francesco di Sales ci dice che “il demonio approfitta della tristezza per tentare i buoni, cercando di far sì che siano tristi nella virtù, come tenta di far sì che i cattivi si rallegrino dei loro peccati. Come può solo tentarci a fare il male ottenendo che quel male sembri attraente, può solo tentarci ad allontanarci dal bene ottenendo che quel bene non sia più attraente. Adora vederci tristi e disperati, perché egli è triste e disperato per tutta l’eternità e vorrebbe che tutti fossero come lui” (Introduzione alla vita devota).

Sapendo che Dio ci vuole allegri e che la tristezza è uno strumento del demonio per portarci a peccare, dobbiamo cercare di combatterla in ogni momento. Per questo la Bibbia ci offre una chiave: “Chi tra voi è nel dolore, preghi” (Giacomo 5,13). La vera gioia viene da Dio, e dobbiamo ricorrere a Lui nella preghiera chiedendogli di aiutarci a restaurare il nostro cuore turbato. Condividiamo questa preghiera che può aiutare a guarire la tristezza che attraversi oggi.

Preghiera

“Signore Gesù, tu conosci la tristezza che affligge il mio cuore e ne conosci l’origine. Oggi mi presento davanti a te e ti chiedo di aiutarmi, perché non posso più andare avanti così.

So che mi chiami a vivere in pace, con serenità, gioia e allegria, anche tra le difficoltà quotidiane. Per questo oggi ti chiedo di mettere le tue mani benedette nelle piaghe della mia psiche che mi rendono tanto sensibile ai problemi e di liberarmi dalla tendenza alla tristezza e alla malinconia che si annida in me.

Oggi ti chiedo ce la tua grazia restauri la mia storia, per non vivere schiavizzato dal ricordo amaro degli avvenimenti dolorosi del passato. Visto che sono passati non esistono più. Ti offro ciò che ho passato e quello che hanno passato le persone care; ciò che abbiamo vissuto e sofferto.

Voglio perdonarmi e perdonare, perché la tua gioia inizi a fluire in me.

Ti offro le tristezze unite alle preoccupazioni o ai timori del domani. Questo domani non è nemmeno arrivato, e quindi esiste solo nella mia immaginazione. Devo vivere solo oggi e solo oggi devo camminare nella tua gioia. Aumenta la mia fiducia in te, perché aumenti la gioia nella mia anima. Tu sei Dio e Signore della storia e della vita, della nostra vita. Per questo prendi la mia esistenza e quella delle persone amate, con tutti i nostri dolori, con tutte le nostre necessità, e con l’aiuto del tuo amore potente di sviluppi in noi la virtù della gioia. Amen”.

Preghiera di padre Gustavo Jamut


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7/23/2017 6:54 PM
 
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DEPONI SUL SIGNORE IL TUO PESO


Gesù non mi dice che risolverà i miei problemi, ma che allevierà il mio peso,
la mia stanchezza, la mia angoscia. Il peso lo porta Lui

A volte associo Dio al lavoro, al sacrificio, alle norme e ai divieti, a qualcosa di serio. Ma non è così. Gesù è il mio riposo. Prende su di sé il mio carico. Stare con Lui mi libera dal peso.

Ascolto questa affermazione di Gesù e mi rilasso, sono a casa. Mi metto in pantofole. Voglio andare da Lui. Mi dice: “Venite a me”. Mi piace questo invito.

C’è tanta gente che fugge… Io stesso a volte fuggo dagli impegni, dalle responsabilità, dai problemi, dagli sforzi. Fuggo dalla gente che esige. E Gesù mi dice che quando sono stanco devo andare da Lui.

Sono stanco e angosciato? Perché? Cosa mi inquieta? Non sarà che voglio avere il controllo di tutto?

Voglio imparare a riposare in Gesù e a mettere la mia vita nelle sue mani. Non mi dice che risolverà i problemi, ma che allevierà il mio peso, la mia stanchezza, la mia angoscia. Il peso lo porta Lui. Lo ha già preso su di Sé un giorno per sempre.

E mi piace pensare che Dio sia così. È il mio riposo, la mia roccia, la mia casa in una notte fredda. È il mio porto nella tormenta, il luogo del mio abbraccio, il pozzo al quale posso dissetarmi.

Non è una lista di doveri. Il mio carico è leggero, mi dice Gesù. Ma a volte questo carico mi pesa. E intorno a me vedo tanti uomini con carichi pesanti. Chiedo a Gesù di prenderli su di Sé, di andare da loro per dare loro forza.

Gli chiedo di mettersi sotto a loro per sostenerli, di incoraggiarli. Gli chiedo di mandare loro degli angeli umani per consolarli. Di aiutarmi ad essere riposo e sollievo per gli altri.

Credo di trovarmi in questo mondo per fare quello che faceva Gesù: sostenere e aiutare a portare i pesi. Vivere in Cristo è questo. So che il suo giogo è dolce e il suo carico leggero.

Gesù parla di Dio. Lo fa sempre. Come Maria. Parla agli uomini dell’amore di Dio. Dice loro che nel suo amore c’è l’amore di Dio Padre.

È vero. Il suo amore senza misura, fino all’estremo. Il suo amore che si fa carne, incondizionato, tenero, personale, eterno. Il suo amore profondo, umano, vivo, vicino, paziente. Quell’amore che perdona mille volte e torna a credere. Quell’amore che viene a cercarmi e mi chiama. Quell’amore può essere solo di Dio.

Gesù e il Padre sono una cosa sola, e Gesù ha dedicato tutta la sua vita a rivelare con le parole e i gesti come sia questo amore di Dio per ciascuno.

Parla con una tenerezza impressionante. Parla ai suoi amici, ai suoi figli, con la stessa tenerezza con cui ha parlato a suo Padre: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.


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8/10/2017 4:04 PM
 
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Accompagnare un genitore anziano: i consigli della psicologa



 



5 domande a Claudine Badey-Rodriguez, psicologa specializzata in gerontologia, per imparare ad accompagnare al meglio un genitore che invecchia. Una prova che per alcune persone può essere psicologicamente pesante…


Claudine Badey Rodriguez è psicologa specializzata in gerontologia. È l’autrice, con Rietje Vonck, di “Quand le caractère devient difficile avec l’âge” [“Quando con l’età il carattere diventa difficile”, N.d.T.]. Ha pure scritto “La Vie en maison de retraite” [“La vita in casa di riposo”, N.d.T.] per le edizioni Albin Michel. Intervista.


È un dovere aiutare i propri genitori?


Ora risulterò forse scandalosa, ma non necessariamente: tutto dipende dalla nostra storia. Il semplice fatto di diventare protettivi può creare confusione nell’ordine delle generazioni e riattivare le sofferenze che si sono vissute da bambini, le frustrazioni e i momenti di collera. Se abbiamo ricevuto molto amore si può avere, per esempio, il sentimento di non fare abbastanza per i genitori. Questa situazione può risvegliare anche delle rivalità tra fratelli e sorelle, talvolta con la complicità dei genitori. Ciascuno deve valutare ciò che è meno nocivo per sé, pensando bene ai benefici e ai rischi: scegliere tra la colpa di non vederli mai e lo sforzo di mettersi a disposizione qualche giorno all’anno? In compenso è nostra responsabilità assicurarci che ci sia qualcuno – che sia o meno un professionista – che si prenda cura dei nostri genitori.


Come fare a non reiterare le attitudini negative dei nostri genitori?


Già comprendendo meglio i legami, spesso inconsci, che ci sono tra noi e i nostri genitori. E anche coscientizzando il fatto che le loro riflessioni, la loro aggressività, i loro rimproveri eccetera, possono essere il segno di una sofferenza tipo perdita del proprio ruolo sociale, delle capacità, dell’autostima… la cosa migliore è quindi ascoltarli, aiutarli a esprimere ciò che sentono; rassicurarli, valorizzarli, tentare di cambiare argomento quando si lamentano e, eventualmente, incoraggiarli a consultare qualcuno, perché questi segni possono essere sintomi di una patologia.


Come fare allora per tenere la distanza di sicurezza?


Non si deve accettare tutto, dei propri genitori, per il semplice fatto che stanno invecchiando. Tanto per cominciare, bisogna individuare le avvisaglie – quando è ancora più facile mettersi al riparo o tagliare corto – e fissarsi dei limiti, essere vigili sulle proprie emozioni, a quanto si è disposti a sopportare o meno, e dirlo al proprio genitore. Dirlo significa considerare il genitore un essere umano responsabile dei propri atti. Inoltre, bisogna tenere ben presente che siamo chiamati ad aiutarli, non a diventare genitori dei nostri genitori – per quanto questo sia difficile.


Come fare a non farsi sommergere?


Bisogna anticipare ciò che può accadere, organizzare un consiglio di famiglia per dividersi i compiti, trovare degli aiuti esterni per sé e per il proprio genitore… associandolo il più possibile alle decisioni.


Come non farsi divorare dal senso di colpa?


Quando il genitore diventa dipendente, è difficile non sentirsi in colpa. Del resto è questo che ci spinge a spenderci anche a discapito della nostra salute. È importante riconoscerlo, il senso di colpa, e sapere che cosa lo muove dentro di noi – poi prenderne distanza con una terza persona per evacuarlo. Può essere un membro della famiglia o un medico, o ancora un gruppo di mutuo aiuto, o – perché no? – uno psicologo. L’aiuto per chi aiuta è una cosa fondamentale per l’avvenire.



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8/21/2017 5:05 PM
 
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5 errori che potreste fare a Messa, senza  saperlo




 



La messa ha delle liturgie e dei riti ben stabiliti.
Ecco i cinque errori più comuni che potreste commettere senza neppure rendervene conto

1. Durante la consacrazione bisogna inginocchiarsi o restare in piedi?

I fedeli «S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione»: sta scritto con molta precisione nell’Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR), n. 43. La Chiesa consiglia di restare in ginocchio durante tutta la consacrazione e di alzarsi dopo la risposta: «Proclamiamo la tua morte, Signore; annunciamo la tua resurrezione nell’attesa della tua venuta».

2. Il segno della pace

Per quanto riguarda il segno della pace scambiato tra i fedeli, papa Benedetto XVI ha dichiarato nell’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis:

durante il Sinodo dei Vescovi è stata rilevata l’opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell’assemblea proprio prima della Comunione.

SC 49

In una lettera, il cardinale Cañizares, già prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, afferma che questo gesto non è obbligatorio, precisando:

È legittimo affermare che non si tratta di invitare automaticamente a scambiarsi il segno della pace. Se si prevede che ciò non potrà compiersi in maniera adeguata.

3. «Ma liberaci dal male». Amen.

Sappiamo bene che la regola generale per terminare correttamente una preghiera è pronunciare la parola “Amen”. Allora perché non dobbiamo dirla alla fine del Padre Nostro? La parola ebraica “amen”, traducibile approssimativamente con “così sia”, si pronuncia alla fine di una preghiera; se per il Padre Nostro recitato nei riti di comunione non la si dice è semplicemente perché la preghiera non è ancora terminata.

Dopo che l’assemblea ha concluso dicendo “ma liberaci dal male”, invece di dire “amen” il prete sviluppa quest’ultima domanda fatta a nostro Padre dicendo:

Liberaci, o Signore, da tutti i mali,
concedi la pace ai nostri giorni;
e con l’aiuto della tua misericordia,
vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza,
e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo.

4. «Per Cristo, con Cristo e in Cristo…»

Ci sono preghiere di cui i sacerdoti detengono l’esclusiva. Per esempio, alla fine della preghiera eucaristica, la dossologia “Per Cristo, con Cristo e in Cristo…”. Anche se il celebrante invita dicendo “tutti insieme”, i fedeli dovranno restare in silenzio, immobili, e rispondere solennemente “Amen” (OGMR 151).

I laici non devono neppure recitare la preghiera della pace: «Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”…». Solo il sacerdote pronuncia questa preghiera.

Bisogna distinguere il ruolo del prete e quello del laico, durante la messa:

Si deve evitare il rischio di oscurare la complementarietà tra l’azione dei chierici e quella dei laici, così da sottoporre il ruolo dei laici a una sorta, come si suol dire, di «clericalizzazione», mentre i ministri sacri assumono indebitamente compiti che sono propri della vita e dell’azione dei fedeli laici.[116]

Redemptionis Sacramentum 45

5. Il digiuno eucaristico

La Chiesa, come regola generale, chiede un digiuno eucaristico di un’ora prima della comunione, che consiste nel privarsi di cibo e bevande – ma l’acqua e le medicine sono permesse (Costituzione apostolica Christus Dominus).

Il digiuno comprende anche il divieto di masticare del chewing-gum prima della celebrazione e durante la stessa. La regola è obbligatoria e violarla deliberatamente è considerato dalla Chiesa un sacrilegio. Non infrangerla è segno di profondo rispetto da parte di chi vede nell’Eucaristia la presenza reale di Cristo – nonché la giusta disposizione per prepararsi correttamente a ricevere il Signore.


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9/10/2017 9:48 AM
 
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Medico giapponese vissuto fino a 105 anni
condivide 12 segreti per vivere a lungo

 

Vale la pena di dedicare tre minuti a leggerli

Per un medico esperto in longevità nessuna presentazione delle sue capacità professionali può essere migliore della propria vita, e questo è solo uno degli attributi che caratterizzano il medico giapponese Shigeaki Hinohara come il maestro e la grande fonte di ispirazione che è stato.

Morto a 105 anni mentre era ancora in servizio e avendo vissuto la sua lunga vita con una salute mentale e fisica impeccabile, il dottor Shigeaki ci ha lasciato non solo la sua storia di grande dedizione alla medicina e alle cure più umane per i suoi pazienti, ma anche alcuni consigli per avere una vita lunga e felice.

Nato nel 1911, Hinohara è diventato uno dei medici che hanno dedicato più tempo alla salute e alla felicità dei suoi pazienti, e non usiamo il termine “felicità” a caso, perché è stato un pioniere nel trattamento personale e individuale dei pazienti e anche dopo la sua morte continua ad essere fonte di ispirazione per migliorare la qualità della nostra vita.

Non c’è dubbio sul fatto che il dottor Shigeaki comprendesse bene la vita, e allora vale la pena di ricordare i suoi 12 consigli più importanti, tratti da un’intervista che rilasciò quando aveva 97 anni:

1 – Mangia bene

“Tuttio coloro che vivono a lungo, indipendentemente da nazionalità, razza o genere, hanno una cosa in comune: non sono in sovrappeso”.

2 – Non prendere scorciatoie

“Per rimanere in salute, sali sempre le scale e porta le tue cose. Io salgo i gradini a due a due per esercitare i muscoli”.

3 – Riscopri la tua energia giovanile

“L’energia deriva dal fatto di sentirsi bene, non dal mangiare bene o dal dormire molto. Ricordiamo tutti quando eravamo bambini e ci divertivamo, dimenticandoci di mangiare o di dormire. Credo che da adulti possiamo mantenere questo atteggiamento. È meglio non stancare il corpo con troppe regole come l’ora di mangiare e di dormire”.

4 – Tieniti occupato

“Pianifica sempre in anticipo. La mia agenda è già completa per i prossimi cinque anni, con conferenze e il mio lavoro in ospedale”.

5 – Continua a lavorare

“Non c’è mai il bisogno di andare in pensione, ma se è necessario dev’essere ben più in là dei 65 anni. Cinquant’anni fa c’erano solo 125 giapponesi con più di 100 anni, oggi sono oltre 36.000”.

6 – Continua a offrire il tuo contributo alla società

“Dopo una certa età dobbiamo sforzarci di contribuire alla società. Lavoro come volontario da quando avevo 65 anni. Lavoro ancora 18 ore al giorno 7 giorni a settimana, e amo ogni minuto”.

7 – Diffondi le tue conoscenze

“Condividi ciò che sai. Io offro 150 conferenze all’anno, alcune per 100 studenti delle scuole superiori, altre per 4.500 imprenditori. In genere parlo per un’ora o un’ora e mezza, in piedi, per mantenermi in forze”.

8 – Comprendi il valore delle varie discipline

“La scienza di per sé non riesce a curare o ad aiutare le persone. La scienza tratta tutti come una realtà unica, ma le malattie sono individuali. Ogni persona è unica, e le malattie sono collegate al suo cuore. Per comprendere le malattie e aiutare le persone abbiamo bisogno delle arti liberali e visive, non solo della medicina”.

9 – Segui i tuoi istinti

“Contrariamente a quanto si immagina, i medici non riescono a curare tutto e tutti, e allora perché provocare in certi casi un dolore superfluo, come ad esempio un intervento? Credo che la musica e la pet therapy possano aiutare le persone più di quanto immaginano i medici”.

10 – Resisti al materialismo

“Non impazzire nel tentativo di accumulare cose materiali. Ricorda: non sai quando toccherà a te, e non ci porteremo dietro niente di quello che abbiamo qui”.

11 – Trova modelli di vita e fonti di ispirazione

“Trova qualcuno che ti ispiri ad andare oltre. Mio padre nel 1900 è andato a studiare negli Stati Uniti, è stato un pioniere e uno dei miei eroi. In seguito ho trovato altre guide, e quando mi sento come paralizzato da qualcosa mi chiedo come avrebbero affrontato quel problema”.

12 – Non sottovalutare il potere del divertimento

“Il dolore è qualcosa di misterioso, e divertirsi è il modo migliore per dimenticarlo. Se a un bambino fanno male i denti e inizi a giocare con lui, dimenticherà immediatamente il dolore. Gli ospedali devono rispondere alle necessità fondamentali dei pazienti: tutti noi vogliamo divertirci. Al St. Luke Hospital [che ha diretto e nel quale ha lavorato fino all’ultimo giorno] abbiamo musica, pet therapy e lezioni di arte”.

“La mia fonte di ispirazione è la poesia Abt Vogler di Robert Browning, che mio padre mi leggeva sempre. Ci esorta a realizzare vera arte, non scarabocchi. Dice che dobbiamo provare a disegnare un cerchio così grande che non ci sia modo di terminarlo finché siamo in vita. Tutto quello che vediamo è un arco, il resto è al di là della vista, ma è lì, in lontananza”.


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9/18/2017 3:20 PM
 
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Se soffri d’ansia, devi conoscere il consiglio più ripetuto nella Bibbia






 


Si ripete 365 volte. Dio vuole davvero che siamo in pace!


Probabilmente molti penseranno che la frase più comune della Bibbia debba essere qualche tipo di divieto, un “Non farai” questo o quest’altro o forse qualcosa come “Ama il tuo prossimo”.


In realtà, il consiglio più ripetuto in tutto l’Antico e il Nuovo Testamento è “Non temere”.


Forse alcuni versetti della Scrittura che contengono questa esortazione vi risulteranno familiari, ad esempio quando l’angelo Gabriele è apparso a Maria annunciandole che sarebbe stata la Madre del nostro Salvatore, o quando Giuseppe, sentendo che sarebbe stato il padre terreno di Gesù, ha ascoltato queste parole: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Matteo 1, 20).


Visto che Gesù stava per nascere a Betlemme, un altro angelo apparve ai tre re (magi) pronunciando le stesse parole di incoraggiamento.


Quando Zaccaria venne informato del fatto che la moglie avrebbe concepito un figlio pur se in età avanzata “si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: ‘Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni’” (Luca 1, 12-13).


Ci sono moltissimi altri versetti in cui la Bibbia ci esorta a non avere paura.


In occasione della Trasfigurazione di Gesù, i discepoli caddero a terra vinti dalla paura, ma “Gesù si avvicinò, li toccò e disse: ‘Alzatevi e non temete’”(Matteo 17, 6-7).


In totale, la frase “Non temere” o una sua variante si ripete 365 nel corso della Scrittura!


Molte delle nostre preoccupazioni quotidiane grandi e piccole ruotano intorno a qualche tipo di paura per ciò che può accadere. L’ansia consuma buona parte della nostra energia. Gli andrà tutto bene in viaggio? Avrà un incidente? Saprò perdonare mio fratello? Sto facendo ciò che Dio vuole in questa situazione? Quali saranno i risultati delle analisi mediche? La sua dipendenza peggiorerà? Sto prendendo la decisione giusta? Vedrò davvero i miei cari in Paradiso?… Le domande si accumulano senza fine nella nostra testa, e per ciascuna di loro Dio ci ricorda di volgerci a Lui nella preghiera e con fiducia.


Nell’Apocalisse 2, 10 leggiamo: “Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita”.


Nel Deuteronomio 31, 6 veniamo esortati a riporre la nostra fiducia in Dio, nel fatto che non ci abbandonerà quando Lo metteremo al primo posto nella nostra vita: “Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà”.


Nel Salmo 27, 1 ricordiamo che nessuna delusione terrena può distruggerci: “Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?”


In Geremia 1, 8 leggiamo che il Signore dice: “Non temerli, perché io sono con te per proteggerti”.


In Matteo 10, 28 si legge: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo”.


Luca 12, 7 ci dice: “Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!”


In Giovanni 6, 20 leggiamo che quando i discepoli hanno visto Gesù che camminava verso di loro sulle acque Egli ha detto loro: “Sono io, non abbiate paura”.


San Giovanni Paolo II ha iniziato il suo pontificato con un promemoria fondamentale: “Non abbiate paura!” Questo santo dei nostri tempi ci esortava costantemente ad accettare la pace che Cristo ci offre e a confidare sempre nel Suo amore e nella Sua misericordia.





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9/18/2017 3:22 PM
 
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Il carico mentale:
quando le donne si esauriscono per pensare a tutto

 
Denunciato dal fumetto “Fallait demander” [“Bastava chiedere”], che gira su Facebook, il fenomeno del carico mentale consiste nel pensare a tutto, continuamente, per riuscire a svoltare la giornata di tutta la famiglia. Le dirette interessate: le donne.

Il fumetto di Emma, 36 anni, ha fatto il giro del web in qualche giorno, scatenando più di 12mila commenti e circa 60mila condivisioni sulla sua pagina Facebook. La giovane donna ha saputo trovare le parole giuste per illustrare un fenomeno nel quale tanti internauti si sono riconosciuti: il carico mentale.

Che cos’è il carico mentale?

Il fenomeno corrisponde a tutto il lavoro invisibile che permette di far funzionare efficacemente un ambiente domestico. Prima di parlare di suddivisione dei compiti nella coppia, si tratta di tutte le piccole cose alle quali le donne pensano di continuo. Pensare che presto non ci sarà più carta igienica è che bisogna aggiungerla sulla lista della spesa, che bisogna prendere appuntamento dal medico per i richiami del vaccino, prenotare i biglietti del treno per quest’estate, trovare un di sotto nero e un di sopra bianco per la festa di fine anno, rinnovare le iscrizioni alle attività dei bambini… Per potersi dedicare a queste cose, o anche per delegarle, bisogna anzitutto porvi il pensiero, ed è appunto questo che Emma denuncia nel suo fumetto: troppo spesso la donna resta sola a pensare a tutto, laddove il partner si pone in un atteggiamento attendista e trova logico che gli si chieda di fare le cose. La donna diventa allora il “capoprogetto del focolare”.

Questo fenomeno la sociologa Susan Walzer l’aveva già identificato nel 1996 nel suo studio intitolato “Thinking About The Baby”. Dopo aver intervistato 23 coppie che avevano avuto figli nel corso dei precedenti 12 mesi, ne deduceva che le donne si assumono i pesi legati all’educazione del bambino e alla manutenzione dell’ambiente domestico già sul piano mentale, emozionale e intellettuale. La sociologa constata che le donne si preoccupano, organizzano e delegano più del loro compagno. Anche quando i lavoretti domestici sono equamente suddivise con il padre, sono sempre loro quelle che cominciano a stabilire la lista delle cose da fare. Insomma, tutto quello che avrebbe espresso Emma.

Sotto il link della disegnatrice, su Facebook, sono fioccati gridi dall’anima di mogli, madri e concubine. Ad esempio Maëlle scrive: «Mi parla così a fondo che mi ha fatto piangere! Eppure ho un convivente di cui non posso affatto lamentarmi, che fa un sacco di cose che neanche devo stare a chiedergli di fare. Ma sto sempre a pensare a quello che va fatto, a casa e fuori. Non mi riposo mai…»

Prima di diventare così virale in Francia, l’argomento era già stato oggetto di polemica Oltreoceano, lo scorso dicembre, quando Ellen Seidman, mamma di tre bambini, aveva condiviso sul proprio blog un poema sul fenomeno: «Sono quella che si rende conto di…». E spiegava: «Il dentifricio è già finito, come pure il collutorio al gusto di gomma da masticare e il filo interdentale». «Sono io quella che si rende conto che… non abbiamo più barrette di cereali, merendine, frutta secca o compresse di legumi, e tanti altri snack che ci salvano la vita». Ed enumerava tutti i pensieri stressanti che ogni giorno si aggiungono alla to do-list mentale delle donne.

Un fenomeno percepito differentemente a seconda delle età della vita

La donna sembra perseguitata dal fenomeno del carico mentale in ogni momento della propria vita: che sia una ragazza che convive, una neomamma o una moglie agguerrita.

Camille, 30 anni e madre di due bambini piccoli, commenta: «Prima di sposarmi e di avere bambini, già risentivo il fenomeno in cose semplicissime come il fatto di pensare a comprare il dentifricio, riflettere sulla decorazione dell’appartamento… ho l’impressione che gli uomini invece abbiano la tendenza a lasciarsi trasportare, dal momento in cui si mettono con qualcuno». Eppure afferma che tutto questo le scivolava abbastanza addosso, prima di aggiungere: «La cosa cambia con l’arrivo del primo bambino».

Nel suo fumetto, Emma descrive il circolo vizioso nel quale restano impantanate le giovani mamme. Mentre il papà torna al lavoro appena 11 giorni dopo il parto, la madre si ritrova a smaltire tutto un ventaglio di cose da fare per gestire la quotidianità del neonato. Alla ripresa del lavoro, la donna preferirà continuare a fare quelle cose invece che delegarle al padre… semplicemente per fare prima.

«Durante la gravidanza, tutto il carico mentale riposa naturalmente sulla madre, poiché è lei che porta il bambino. È lei che prende gli appuntamenti per le ecografie, cura di essere seguita dal medico…», confida Camille. «In maternità, visto che si ha tutto il tempo da dedicare al bambino, s’innesca tutta una dinamica: per forza di cose si ha più tempo per comprare i vestiti del bambino, preparare i pasti e curare gli appuntamenti medici. Ma l’altro non si rende necessariamente conto dello stato di spossatezza che rappresenta questo carico mentale. Alla fine ci si sente incomprese. Dopo la nascita del mio secondo figlio avevo la percezione che questo carico diventasse una piovra, ed ero arrivata talmente vicina al burn-out che non vedevo l’ora di tornare a lavorare».

È proprio alla ripresa del lavoro che casca l’asino, allorché la mamma fatica molto ad assumersi insieme il proprio carico mentale personale e professionale. Per Camille, «malgrado tutto cerchiamo di tenerci questo carico mentale per mantenere il legame col bambino. Però bisogna saper mollare la presa e agire rapidamente fin dalla ripresa, prima di trovarsi totalmente sommerse».

Come fare del carico mentale un progetto portato in due?

Mollare la presa prima di trovarsi sommerse, la questione è proprio lì. Alcuni internauti l’hanno ben capito, come David, che sotto al fumetto di Emma commenta: «Se volete che la smettiamo di essere dei meri “esecutori”, forse dovreste smetterla voi di dirci – quando facciamo qualcosa senza prima consultarvi – che la stessa si sarebbe dovuta fare in altro modo, anzi che non bisognava farla affatto… Certo che facciamo le cose in modo molto diverso, rispetto a voi, ma c’è poco da discutere: è il nostro modo di fare. Quando uno si abitua a sentirsi sempre dire che non bisognava fare così, e ci si sente dire come le cose vanno fatte, alla fine si rassegna ad attendere semplicemente le direttive e gli “ordini”». Chi non si riconosce nell’analisi di David scagli la prima pietra.

Isabelle Nicolas, terapista di coppia, conferma l’importanza del saper passare la mano all’altro: «Non si tratta di delegare, ma di passare la mano e lasciar fare chi di dovere. Se le cose non vengono fatte come si vuole che vengano fatte, bisogna tenersele così e mordersi la lingua».

Secondo lei, il carico mentale non è una fatalità femminile e possiamo decidere di ripartirla in seno alla coppia: «Una coppia e una famiglia sono due adulti che creano un sistema. Niente va a posto spontaneamente. Se uno si aspetta che le cose si organizzino da sé, non accade niente e uno dei due finisce per gestire tutto da solo. Bisogna realmente decidere di ripartire il carico mentale tra marito e moglie, e che ciascuno diventi capoprogetto nel proprio settore».

Come in un’impresa, si tratta di fare brainstorming per mettere in atto un sistema che corrisponda bene al progetto di vita della coppia. Questo ingranaggio potrà certamente evolversi col mutare delle situazioni professionali e delle aspirazioni personali dei coniugi. Così si potrà essere una volta “capo del progetto spese” e poi passare alla gestione del progetto delle attività extrascolastiche dei bambini in un altro momento della vita. L’essenziale è che ciascuno gestisca il proprio progetto dalla A all Z, e questo include evidentemente il carico mentale legato all’argomento. Eppure Isabelle insiste sul fatto di non avere un àmbito riservato: «Anche quando si è capoprogetto, bisogna sempre consultare l’altro, che non deve diventare uno straniero a casa propria».

Per mettere in opera un’organizzazione che funzioni, Isabelle consiglia di scrivere nella propria agenda professionale i compiti personali da gestire, ma pure di avere un calendario di riferimento, a casa, dove sono annotati gli imperativi di ciascuno. Se un giorno uno ha una riunione a un’ora inattuale, l’altro deve saperlo per potersi organizzare e far evolvere la propria gestione del progetto.

«L’importante è non restare ficcati in un sistema che non ci aiuta. Se sopraggiungono in uno dei due un cambiamento di stato d’animo o un esaurimento, bisogna parlarne per cambiare la procedura prima di sentirsi completamente sommersi. In ogni caso, se si vive male qualcosa e non si dice niente, si porta la responsabilità che la cosa perduri».

E prosegue: «C’è una soddisfazione indicibile nel gestire insieme l’ambiente domestico: si crea un’ammirazione reciproca! Che bello sapere di poter contare sull’altro coniuge, che bello ammirare che contribuisca a tenere in piedi il nostro progetto di vita comune!». Tra due buoni consigli, Isabelle condivide pure una bella frase, che suo marito dice regolarmente ai loro amici e alle giovani coppie che preparano al matrimonio: «Non è che aiuto mia moglie: io gestisco con lei la nostra casa». Da rifletterci su…


[Edited by Credente. 9/18/2017 3:24 PM]
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11/1/2017 9:50 PM
 
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Se preghi Dio perché cambi la tua situazione, forse stai sbagliando preghiera


 



 




Dio cambierà noi! Quindi, "aiutiamolo" seguendo questi consigli
per sviluppare dei pensieri costruttivi

Tutti noi abbiamo delle situazioni nella nostra vita che vorremmo cambiare.

Tutti noi desideriamo che Dio cambi le nostre circostanze. Ma Dio non cambierà le nostre circostanze, Dio cambierà noi! Il contesto cambierà automaticamente, perché cambiando modo di vedere le cose, le cose cambieranno. Per far si che ciò accada occorre entrare in un percorso di rinnovamento. Percepirne l’urgenza costituisce il primo passo, ma volontà, predisposizione del cuore e costanza devono essere i seguenti.

Ogni reale cambiamento va dall’interno verso l’esterno,  ed è sempre il frutto di un processo, mai di una magia. Step by step. Le nostre situazioni di disagio rappresentano un’importantissima opportunità per mettersi in discussione, per lavorare su noi stessi, qualunque sia il nostro passato.  Tutto posso in Colui che mi dà la forza (Ef, 4, 13).

Ogni trauma può essere elaborato, tanti problemi possono essere risolti, altri invece avranno il compito di risolvere noi. E’ importante sentirsi amati per quello che si è, o meglio… essere amati nonostante quello che si è; ma se l’amore diventa una pretesa, la strada per la felicità diventa tutta in salita.

Occorre Rinnovare la nostra menteRinnovare i nostri pensieri. Questi sono all’origine della nostra emotività e del nostro agire. Ascoltare la voce dello Spirito è imparare a discernere i pensieri positivi, che creano possibilità; da quelli negativi che creano instabilità.

Ordinare la mente al bene è dare importanza a noi stessi, scoprire che Dio ha posto nel tuo cuore una vocazione, una chiamata, unica, personale e comunitaria; al fine di compierti come uomo e come cristiano. Il nostro campo di battaglia è la mente.

© Cristianamente

Generalmente l’uomo tende a colmare le sue domande esistenziali, infinite, con risposte finite, ma queste non esauriscono la domanda. Un imperativo ( io farò ) ha bisogno di un indicativo ( io sono ), il primo è di conseguenza al secondo.

​In altre parole, come ci concepiamo indirizza il nostro fare. Ma come ci concepiamo rispecchia davvero chi siamo?

Il tuo lavoro, la tua famiglia, i tuoi hobby, completano la tua persona, ma non dicono chi sei. Da un punto di vista Biblico. Abramo fu prima chiamato da Dio ad uscire da se stesso, dalla casa di suo padre, dalla sua terra, dall’identità che si era costruito. E’ necessario uscire per andare verso una terra promessa che ci appare essere prima fuori da noi e poi, più si cammina sulla via di questa ricerca e più capiamo che quel confine è dentro di noi: è importante capire la nostra identità per discernere quale vocazione siamo chiamati a compiere. Non attiri quello che vuoi, attiri ciò che sei! 

Immaginate una radio, proviamo a sintonizzarci su una stazione che desideriamo, che ci piace, 109.5 FM.
Se la cercheremo su 95.5 FM non la troveremo mai, le frequenze vibrazionali della radio devono coincidere.
Allo stesso modo se cerchiamo la felicità ma abbiamo dei pensieri negativi ricorrenti questi attireranno negatività.

© Cristianamente

I nostri pensieri attraggono gli eventi su cui si focalizzano! 
Se ad esempio ci percepiamo come dei falliti, molto probabilmente nella vita andremo incontro a numerosi fallimenti, paure ed ansie da prestazione. La felicità rischia di essere un’eterna chimera, perché ogni gioia avrà l’arduo compito di convincerci di non essere casuale. Occorre sintonizzarsi sulle frequenze dello Spirito, permettere a Dio di cambiare i nostri pensieri.

Se è vero che la Mente attira è altrettanto vero che la Parola crea. Le parole che scegliamo per descrivere le nostre esperienze influenzano la nostra stessa esperienza di vita. Una singola parola da sola è in grado di uccidere o dare la vita. Può cambiare completamente la nostra intensità emozionale, (ridere, piangere, arrabbiarsi, ecc.) arrivando a toccare profondità che l’uomo neanche immaginava di avere. Dare il giusto nome alle cose è ordinare la realtà. Se la teologia rivela che Dio ha creato il mondo tramite la parola, l’antropologia ci insegna che l”uomo è dialogo, ecco perché Dio si dà nella parola. E’ molto importante capire quanto la benedizione (parlare bene) o la maledizione (parlare male) incidano profondamente nella nostra vita e in quella degli altri. Diventiamo ciò che diciamo. Un caos interno genera un caos esterno. La nostra mente è come una grande discoteca senza una selezione all’ingresso, entra ogni sorta di pensiero e questo incide sulla nostra emotività. Desideri contrastanti, denigratori, deliranti…


Occorre imparare a selezionare! 
Discernere un pensiero positivo da uno negativo può risultare complicato, talvolta anche estremizzare la positività può essere dannoso se tale pensiero è visto come risolutorio e definitivo. Cosa accadrebbe se poi non riuscissimo a coprire quello standard? I pensieri non vanno estremizzati, vanno ordinati. Proviamo a Pensare alla nostra mente come a una valigia di vestiti messi alla rinfusa, se piegheremo e ordineremo, otterremo spazio. Quest’ultimo ci serve per respirare, per interpretare e approfondire la matrice di ogni singolo pensiero. La parola “coraggio”deriva dal latino: cor, cordis (cuore) più il verbo habere (avere). Letteralmente significa avere cuore, cristianamente parlando è la virtù della “fortezza”.

Esistono due tipi di paure: una arriva dalla mentel’altra arriva dal cuore. La prima è negativa, sempre molto “ragionevole” nella sua logica, spesso fortemente loquace, si concentra a livello della testa e tende a distaccarci dal reale fino a bloccarci. L’altra è più emotiva, rapida, istantanea, la potremmo definire come un aiuto del cuore, che ci informa di un possibile pericolo. Questa è buona. Saper distinguere fra le due fonti  è molto importante.

Dobbiamo imparare a dialogare con la paura, ridimensionare, contestualizzare, mettere al centro quello che c’è oltre.
Inverti i processi, la stessa forza che usi contro di te può essere usata in tuo favore.

Coraggio è volgere l’attenzione che concedi alla paura a quello che ti sta realmente a cuore. Tante persone si perdono in guerre di logoramento, sterili, inutili, senza vincitori ne vinti. Che guerra stai combattendo? Ne vale la pena? Ti porterà ad un reale miglioramento di vita?

© Cristianamente


Paolo, nella lettera agli Efesini, dice qualcosa di sconvolgente, ​“il nostro nemico, non è di sangue e carne”, non è umano. Il nemico, non è mai una persona, altrimenti anche tu a tua volta saresti nemico di qualcuno. L’uomo non è malvagio, non è il male ma fa il male, il che è diverso. Noi crediamo che l’uomo sia cattivo, (da cattività) in gabbia; schiavo del peccato, ma mai male in se. Allora il nemico chi è? Non è il tuo datore di lavoro, non è tua moglie, non è il tuo vicino di casa, ma è qualsiasi cosa ti impedisca di fare unità dentro di te.

Tutti abbiamo dei sogni, il desiderio è il motore della vita, ma spesso ciò che sogniamo ci sembra irrealizzabile. Ci vuole fortuna, servono soldi, è questione di geni. Il mondo si divide in due categorie di persone: chi trova una scusa e chi trova una strada. Se è vero che il tempo appartiene a Dio, il momento appartiene all’uomo. Tu sei padrone del tuo presente!
Cosa impedisce la realizzazione dei tuoi sogni?

© Cristianamente

Sono ostacoli “reali” o paure preconcette?  Il tuo desiderio è qualcosa che ti sta veramente a cuore o è un modo con cui bilanci la frustrazione esistenziale? Quando tratteniamo il respiro sott’acqua, arriva sempre un momento in cui il desiderio d’aria pervade ogni centimetro del nostro corpo. In questo caso non stiamo certo a procrastinare, non ci chiediamo quale sia la strategia più efficace per respirare, non ricerchiamo il respiro perfetto. No, niente di tutto questo. Quando il desiderio è così forte e radicato dentro di noi, semplicemente agiamo.


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11/1/2017 9:50 PM
 
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Dio cambierà noi! Quindi, "aiutiamolo" seguendo questi consigli
per sviluppare dei pensieri costruttivi

Tutti noi abbiamo delle situazioni nella nostra vita che vorremmo cambiare.

Tutti noi desideriamo che Dio cambi le nostre circostanze. Ma Dio non cambierà le nostre circostanze, Dio cambierà noi! Il contesto cambierà automaticamente, perché cambiando modo di vedere le cose, le cose cambieranno. Per far si che ciò accada occorre entrare in un percorso di rinnovamento. Percepirne l’urgenza costituisce il primo passo, ma volontà, predisposizione del cuore e costanza devono essere i seguenti.

Ogni reale cambiamento va dall’interno verso l’esterno,  ed è sempre il frutto di un processo, mai di una magia. Step by step. Le nostre situazioni di disagio rappresentano un’importantissima opportunità per mettersi in discussione, per lavorare su noi stessi, qualunque sia il nostro passato.  Tutto posso in Colui che mi dà la forza (Ef, 4, 13).

Ogni trauma può essere elaborato, tanti problemi possono essere risolti, altri invece avranno il compito di risolvere noi. E’ importante sentirsi amati per quello che si è, o meglio… essere amati nonostante quello che si è; ma se l’amore diventa una pretesa, la strada per la felicità diventa tutta in salita.

Occorre Rinnovare la nostra menteRinnovare i nostri pensieri. Questi sono all’origine della nostra emotività e del nostro agire. Ascoltare la voce dello Spirito è imparare a discernere i pensieri positivi, che creano possibilità; da quelli negativi che creano instabilità.

Ordinare la mente al bene è dare importanza a noi stessi, scoprire che Dio ha posto nel tuo cuore una vocazione, una chiamata, unica, personale e comunitaria; al fine di compierti come uomo e come cristiano. Il nostro campo di battaglia è la mente.

© Cristianamente

Generalmente l’uomo tende a colmare le sue domande esistenziali, infinite, con risposte finite, ma queste non esauriscono la domanda. Un imperativo ( io farò ) ha bisogno di un indicativo ( io sono ), il primo è di conseguenza al secondo.

​In altre parole, come ci concepiamo indirizza il nostro fare. Ma come ci concepiamo rispecchia davvero chi siamo?

Il tuo lavoro, la tua famiglia, i tuoi hobby, completano la tua persona, ma non dicono chi sei. Da un punto di vista Biblico. Abramo fu prima chiamato da Dio ad uscire da se stesso, dalla casa di suo padre, dalla sua terra, dall’identità che si era costruito. E’ necessario uscire per andare verso una terra promessa che ci appare essere prima fuori da noi e poi, più si cammina sulla via di questa ricerca e più capiamo che quel confine è dentro di noi: è importante capire la nostra identità per discernere quale vocazione siamo chiamati a compiere. Non attiri quello che vuoi, attiri ciò che sei! 

Immaginate una radio, proviamo a sintonizzarci su una stazione che desideriamo, che ci piace, 109.5 FM.
Se la cercheremo su 95.5 FM non la troveremo mai, le frequenze vibrazionali della radio devono coincidere.
Allo stesso modo se cerchiamo la felicità ma abbiamo dei pensieri negativi ricorrenti questi attireranno negatività.

© Cristianamente

I nostri pensieri attraggono gli eventi su cui si focalizzano! 
Se ad esempio ci percepiamo come dei falliti, molto probabilmente nella vita andremo incontro a numerosi fallimenti, paure ed ansie da prestazione. La felicità rischia di essere un’eterna chimera, perché ogni gioia avrà l’arduo compito di convincerci di non essere casuale. Occorre sintonizzarsi sulle frequenze dello Spirito, permettere a Dio di cambiare i nostri pensieri.

Se è vero che la Mente attira è altrettanto vero che la Parola crea. Le parole che scegliamo per descrivere le nostre esperienze influenzano la nostra stessa esperienza di vita. Una singola parola da sola è in grado di uccidere o dare la vita. Può cambiare completamente la nostra intensità emozionale, (ridere, piangere, arrabbiarsi, ecc.) arrivando a toccare profondità che l’uomo neanche immaginava di avere. Dare il giusto nome alle cose è ordinare la realtà. Se la teologia rivela che Dio ha creato il mondo tramite la parola, l’antropologia ci insegna che l”uomo è dialogo, ecco perché Dio si dà nella parola. E’ molto importante capire quanto la benedizione (parlare bene) o la maledizione (parlare male) incidano profondamente nella nostra vita e in quella degli altri. Diventiamo ciò che diciamo. Un caos interno genera un caos esterno. La nostra mente è come una grande discoteca senza una selezione all’ingresso, entra ogni sorta di pensiero e questo incide sulla nostra emotività. Desideri contrastanti, denigratori, deliranti…


Occorre imparare a selezionare! 
Discernere un pensiero positivo da uno negativo può risultare complicato, talvolta anche estremizzare la positività può essere dannoso se tale pensiero è visto come risolutorio e definitivo. Cosa accadrebbe se poi non riuscissimo a coprire quello standard? I pensieri non vanno estremizzati, vanno ordinati. Proviamo a Pensare alla nostra mente come a una valigia di vestiti messi alla rinfusa, se piegheremo e ordineremo, otterremo spazio. Quest’ultimo ci serve per respirare, per interpretare e approfondire la matrice di ogni singolo pensiero. La parola “coraggio”deriva dal latino: cor, cordis (cuore) più il verbo habere (avere). Letteralmente significa avere cuore, cristianamente parlando è la virtù della “fortezza”.

Esistono due tipi di paure: una arriva dalla mentel’altra arriva dal cuore. La prima è negativa, sempre molto “ragionevole” nella sua logica, spesso fortemente loquace, si concentra a livello della testa e tende a distaccarci dal reale fino a bloccarci. L’altra è più emotiva, rapida, istantanea, la potremmo definire come un aiuto del cuore, che ci informa di un possibile pericolo. Questa è buona. Saper distinguere fra le due fonti  è molto importante.

Dobbiamo imparare a dialogare con la paura, ridimensionare, contestualizzare, mettere al centro quello che c’è oltre.
Inverti i processi, la stessa forza che usi contro di te può essere usata in tuo favore.

Coraggio è volgere l’attenzione che concedi alla paura a quello che ti sta realmente a cuore. Tante persone si perdono in guerre di logoramento, sterili, inutili, senza vincitori ne vinti. Che guerra stai combattendo? Ne vale la pena? Ti porterà ad un reale miglioramento di vita?

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Paolo, nella lettera agli Efesini, dice qualcosa di sconvolgente, ​“il nostro nemico, non è di sangue e carne”, non è umano. Il nemico, non è mai una persona, altrimenti anche tu a tua volta saresti nemico di qualcuno. L’uomo non è malvagio, non è il male ma fa il male, il che è diverso. Noi crediamo che l’uomo sia cattivo, (da cattività) in gabbia; schiavo del peccato, ma mai male in se. Allora il nemico chi è? Non è il tuo datore di lavoro, non è tua moglie, non è il tuo vicino di casa, ma è qualsiasi cosa ti impedisca di fare unità dentro di te.

Tutti abbiamo dei sogni, il desiderio è il motore della vita, ma spesso ciò che sogniamo ci sembra irrealizzabile. Ci vuole fortuna, servono soldi, è questione di geni. Il mondo si divide in due categorie di persone: chi trova una scusa e chi trova una strada. Se è vero che il tempo appartiene a Dio, il momento appartiene all’uomo. Tu sei padrone del tuo presente!
Cosa impedisce la realizzazione dei tuoi sogni?

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Sono ostacoli “reali” o paure preconcette?  Il tuo desiderio è qualcosa che ti sta veramente a cuore o è un modo con cui bilanci la frustrazione esistenziale? Quando tratteniamo il respiro sott’acqua, arriva sempre un momento in cui il desiderio d’aria pervade ogni centimetro del nostro corpo. In questo caso non stiamo certo a procrastinare, non ci chiediamo quale sia la strategia più efficace per respirare, non ricerchiamo il respiro perfetto. No, niente di tutto questo. Quando il desiderio è così forte e radicato dentro di noi, semplicemente agiamo.


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2/4/2018 12:56 PM
 
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ERRORI da EVITARE nelle relazioni e nella comunicazione 


Disinformazione


Non vuol dire mentire apertamente, ma condividere solo una parte dell’argomentazione tralasciando altre informazioni. È più insidioso del mentire, perché è molto più facile da giustificare. So che posso parlare agli altri in un modo tale che le mie azioni appaiano ragionevoli e perfettamente giustificate, ma è solo perché ho tralasciato molte cose. In realtà sto comunicando solo metà della storia. Alla fin fine, la disinformazione distorce la verità quanto la menzogna. Quando ero bambino, ad esempio, dicevo allegramente che mio fratello aveva rotto il mio set Lego, ma per convenienza tralasciavo di dire che lo aveva rotto perché io gli avevo dato un pugno nello stomaco.


Parliamo con chiarezza e onestà totale. Può essere umiliante ammettere la nostra parte in un conflitto, ma nel lungo periodo essere onesti e riconoscere tutta la verità porterà a una linea di comunicazione molto più sana.


Calunnia


La calunnia è la descrizione sensazionalistica delle azioni altrui, o un’esagerazione di parole e motivazioni. La calunnia è tentatrice perché fa sì che la nostra risposta sembri più contenuta, ma porta a ferire i sentimenti e condotta all’estremo ci fa disumanizzare gli altri e trasformarli in nemici con cui non possiamo e non dovremmo scendere a compromessi.


Anziché alla calunnia, possiamo aggrapparci a uno standard di accuratezza più alto nel modo in cui parliamo degli altri. Cos’ha detto davvero l’altra persona? Qual è l’aspetto più positivo che posso attribuire alle sue parole e alle sue azioni? Se usiamo quelle che Francesco definisce “parole ponderate e chiare” quando parliamo degli altri, le vie di comunicazione restano aperte.

Diffamazione

La diffamazione è l’abitudine di riportare alla luce errori del passato. Diffamo qualcuno quando ne menziono i difetti senza che sia necessario. Potrei anche dire la verità su quella persona, ma la comunicazione in sé è superflua e dannosa. Ogni volta che lo faccio, in seguito mi rendo conto che l’ho fatto per lenire i miei sensi di colpa e farmi sentire meglio, ma non è giusto rinfacciare continuamente errori passati altrui per far prevalere il proprio punto di vista.

Anziché diffamare gli altri, prendiamo l’abitudine di parlare positivamente di loro. Visto che tendo ad avere un atteggiamento cinico, l’ho resa una regola. Ogni volta che in una conversazione si menziona una persona, le prime parole che mi escono dalla bocca in risposta devono essere qualcosa di positivo su quella persona. Nel corso del tempo questa regola è diventata un’abitudine, e la trovo sempre più semplice da applicare. Il risultato più sorprendente per me è stato il fatto che man mano che le mie abitudini di comunicazione cambiavano è diventato più positivo anche il modo in cui penso alla gente.


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2/26/2018 4:47 PM
 
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PREGARE È COME UNA MEDICINA, SCIENZIATI E TEOLOGI CONCORDI: CI GUARISCE


Il raccoglimento attiva la funzione parasimpatica, riducendo frequenza cardiaca e pressione sanguigna, rafforzando la risposta immunitaria e abbassando i livelli ematici di cortisolo (l’ ormone dello stress). Scoperta l’ area del cervello che ci consente di entrare in relazione con l’ armonia assoluta e con Dio




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La preghiera come una medicina, un balsamo del corpo e dello spirito. La scienza ha largamente dimostrato che la pratica religiosa può influire sullo stato di salute, facendo ammalare meno e guarire prima: fra i primi studiosi ad averne parlato c’ è l’ americano Herbert Benson, cardiologo dell’ Università di Harvard, che, sin dagli anni Settanta del secolo scorso, ha ipotizzato per la preghiera la stessa azione biochimica prodotta dal rilassamento, capace di abbassare la pressione sanguigna, ridurre il ritmo cardiaco e allentare la tensione muscolare. partite dal “g Tum-mo”, una pratica yoga che – grazie a una speciale respirazione meditativa – consente ai monaci buddisti di resistere alle temperature estreme dell’ Himalaya e addirittura asciugare lenzuola bagnate avvolte intorno ai corpi nudi, grazie alla loro misteriosa capacità di sviluppare un elevato calore interno. 
«La meraviglia delle ricerche internazionali infatti è quella di aver mostrato come gli effetti della preghiera vadano al di là della singola religione o del fatto di credere o meno in Dio», spiega la dottoressa Monica Urru, medico, psicoterapeuta, specializzata nel trattamento degli psicotraumi in adulti e adolescenti, che ha trattato il tema nell’ ambito del VI Congresso nazionale Simben (Società italiana di medicina del benessere), organizzato lo scorso ottobre a Roma in collaborazione con l’ Aime (Associazione italiana di medicina estetica) e coordinato dal professor Pier Michele Mandrillo. 
«Non a caso, a partire dal 1992, il neuroscienziato Andrew Newberg ha provato a verificare che cosa accadesse nel cervello di persone appartenenti a fedi diverse, dai monaci tibetani alle monache francescane, chiedendo loro di utilizzare le rispettive meditazioni o forme di preghiera durante l’ esperimento », afferma l’ esperta. 
I vari soggetti dovevano tirare una cordicella non appena avessero provato la sensazione di cadere in estasi o essere connessi con il loro senso del divino, avviando così una risonanza magnetica funzionale del cervello, un esame che permette di mappare quali aree cerebrali si attivano quando pensiamo o facciamo qualcosa. Pioniere della cosiddetta neuroteologia, Newberg si è accorto che quelle aree sono sempre le stesse – indipendentemente dalla confessione religiosa – e i suoi studi sono stati avvalorati negli anni successivi da esami ancora più precisi, come la tomograŠa computerizzata a emissione di fotoni singoli (Spect), molto più sensibile rispetto ad altre prove strumentali.

 

Che cosa accade?

Nel concreto, durante un’ esperienza spirituale (intesa come preghiera solitaria o collettiva, meditazione, lettura di testi sacri o partecipazione a un rito religioso), il cervello “spegne” gli stimoli sensoriali che normalmente attingono informazioni dall’ ambiente esterno, come luce, rumori e odori, permettendo di concentrarsi sulla propria interiorità. «I moderni esami diagnostici consentono di visualizzare le aree cerebrali coinvolte in questo meccanismo», riferisce la dottoressa Urru. «Oltre ad aumentare l’ attività della corteccia prefrontale, cioè la parte anteriore del lobo frontale che governa le emozioni, si mettono maggiormente in moto il nucleo caudato, l’ insula e il giro del cingolo, tre centri implicati nella percezione della nostra unità con il tutto, oltre che importanti per memoria, apprendimento e innamoramento». Si tratta delle stesse aree coinvolte di fronte a un’ opera artistica o uno scenario naturale, come se fra i neuroni esistesse una predisposizione all’ armonia universale. I risultati sono fisici, ma non solo: la preghiera infatti attiva la funzione parasimpatica, riducendo frequenza cardiaca e pressione sanguigna, rafforzando la risposta immunitaria e abbassando i livelli ematici di cortisolo (l’ ormone dello stress), ma favorisce anche la percezione che le cose abbiano un senso unitario, in un’ ottica di trascendenza e infinito che – oltre a rappresentare il cuore spirituale dell’ esperienza religiosa – è resa pos-sibile dalla struttura stessa del nostro cervello. Per chi crede, rappresenta la scoperta di Dio nel profondo della nostra mente. «I benefici sembrano maggiori in chi prega tutti i giorni, perché i vari meccanismi avvengono in tempi più brevi: ecco perché molti studiosi, come Norman Doidge e Timothy R. Jennings, hanno parlato di un cervello modellato dal divino, come se l’ attitudine a un uso rituale della preghiera ne accelerasse gli effetti sull’ organismo», commenta Urru. «Quello verso Dio è una sorta di sesto senso, da aggiungere agli altri cinque e allenare nel tempo, per non cadere nell’ errore di interpretare la preghiera come una formula miracolosa, da usare quasi a comando».

 

 

 

Lotta alla depressione

Fra gli effetti tangibili della preghiera c’ è poi l’ aumento dei livelli di serotonina nel sangue, il trasmettitore responsabile nella regolamentazione di una vasta gamma di funzioni cerebrali e correlato ai disturbi dell’ umore. Maggiori valori aiutano a gestire meglio la propria emotività, contrastando ansia, depressione, insonnia, impulsività e stress, ma anche ad assicurare una migliore salute in generale, lottando contro aterosclerosi, colesterolo, diabete e invecchiamento. 
«Più ci connettiamo con la natura e con il Tutto, più il nostro organismo affina la sua capacità di auto-cura: senza che ce ne rendiamo conto, noi guariamo ogni giorno da varie patologie, anche gravi come i tumori, grazie a mutamenti chimici di cui la medicina moderna deve tenere conto, alla pari di alimentazione e stile di vita», si dice convinta la psicoterapeuta. 
In fondo, una particolare branca della biologia molecolare, l’ epigenetica, ha demolito la vecchia idea delle malattie come fenomeni involontari, dovuti unicamente a eredità genetica, cattiva sorte o piani imperscrutabili di Dio, dimostrando come i pensieri ripetuti nel tempo e i sentimenti che custodiamo nel cuore possano alterare la salute. Come? Stimolando la produzione di proteine nell’ organismo, capaci di modi ficare il Dna.
«Questo può determinare o al contrario curare le malattie, che in definitiva sono fissazioni dell’ anima: in altre parole, ogni patologia organica è in qualche modo determinata dalle nostre convinzioni nei confronti del mondo, da idee e pregiudizi con cui cresciamo sin da piccoli. La maggiore flessibilità verso le circostanze della vita aiuta l’ organismo a sfoderare risorse preziose nella lotta alle malattie, attivando un vero e proprio processo di guarigione a livello psico-neuro-endocrino, che al contrario resta bloccato se ci atteggiamo con rigidità verso ciò che accade». 
Già Aristotele sosteneva che il medico dovesse limitarsi ad accompagnare la natura nel processo di cura, perché l’ unico vero strumento di risanamento è la fiducia (o fides, fede) nell’ esistenza di un piano superiore per ciascuno di noi. Anche perché affinando il senso del divino si rafforza la responsabilità verso se stessi, correggendo stile di vita, alimentazione e cattive abitudini che possono aver innescato la miccia nel corpo. In questo senso, una serena condizione dell’ animo è la strada privilegiata per raggiungere il benessere psico fisico e la conseguente longevità. 
Una ricerca inglese del Christian Medical Fellowship (un ente che riunisce medici, ricercatori e studenti di medicina) ha addirittura dimostrato che i credenti e praticanti religiosi possono vivere quattordici anni in più rispetto agli altri. 
Vero o no, di certo gli studi di Newberg avevano già dimostrato che – dopo appena otto settimane di preghiera – aumentano le sequenze genetiche benefiche, che rafforzando l’ efficienza dei mitocondri riducono la produzione di radicali liberi, responsabili dei processi di invecchiamento e usura. «Sull’ onda dell’ entusiasmo, è importante distinguere la preghiera cristiana da altre tecniche meditative, spesso provenienti dall’ estremo Oriente, in quanto nella nostra tradizione viene promosso un incontro con Dio oltre all’ interiorizzazione della persona», riflette don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura e preside della Facoltà teologica dell’ Italia centrale a Firenze. «Pregare non è un rito magico, ma assume forza dalla nostra fede, e non va confuso con il normale rilassamento che possiamo sperimentare in palestra, seppure gli effetti fisiologici possano in parte sovrapporsi ». Una grande differenza? Molte tecniche laiche di interiorizzazione della coscienza utilizzano dei mantra, parole o frasi da ripetere più volte (ad alta voce o in silenzio) per ottenere un determinato effetto. Celebre è l’ Om (o Aum) dello yoga, considerato il suono primordiale da cui ha avuto origine la Creazione, usato negli esercizi di meditazione profonda per mettersi in sintonia con la vibrazione originale dell’ universo. 
Per certi versi, anche le religioni hanno giaculatorie da ripetere, come La ilaha illaAllah dell’ Islam o Namo Amida’ n Bu del buddismo. Il cristianesimo sfrutta il rosario, dove si ripetono i nomi sacri di Gesù e Maria, o la famosa preghiera del cuore («Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore »), una tradizione antica che attinge agli insegnamenti dei padri del deserto, monaci, eremiti e anacoreti che nel IV secolo abbandonarono le città per vivere in solitudine e ascesi nei deserti di Egitto, terra di Israele e Siria.

 

 Il modello cristiano

«Ma la preghiera fondamentale del mondo cristiano è il Padre Nostro, insegnato da Gesù ai discepoli (Luca, 11,1 e Matteo, 6,9), che nel suo significato di lode, benedizione e adorazione instaura un rapporto con Dio da coltivare in modo costante e significativo», rimarca don Tarocchi. 
Il capitolo 18 del Vangelo di Luca comincia così: «Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi». Anche quando non sortisce alcun risultato, la preghiera deve essere coltivata con perseveranza, senza la volontà di forzare la mano di Dio, dettata da un atto d’ amore indipendente dalla risposta. «Nessuno merita di ammalarsi e nessun disegno divino lo prevede, ma le malattie rientrano nella condizione di fragilità umana e devono essere accettate », conclude don Tarocchi. «La preghiera può aiutarci ad acquisire la giusta forza interiore, ma anche a guarire: non stanchiamoci di chiedere quel che desideriamo. Al cieco di Gerico, Gesù ha domandato: “Che vuoi che io faccia per te”? Ciò significa che la preghiera deve essere semplice, chiara e precisa. Anche se il Signore conosce i nostri bisogni, vuole ascoltarli dalla nostra voce per poterli esaudire».

[Edited by Credente. 2/26/2018 4:48 PM]
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3/2/2018 3:42 PM
 
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Vivere meglio semplificandosi la vita è possibile seguendo 4 semplici consigli. 



    • Imparare a dire di no - spesso ci sobbarchiamo più impegni di quanto siamo in grado di gestire. Se impariamo a dire di no dando la priorità alle cose che per noi contano veramente ci semplifichiamo la vita.

    • Ridurre gli oggetti al minimo essenziale - meno vestiti da lavare, meno oggetti da pulire e gestire, una casa ridotta al minimo essenziale. Vale la pena provare!

    • Eliminare gli avvisi di notifica - un avviso mail, una notifica su smartphone o tablet ci costringono a stare continuamente attaccati ai dispositivi mobili e non. Dopo una certa ora staccate le notifiche e concentratevi su voi stessi.

  • Spegnete la tv - la tv non solo toglie tempo che potete dedicare ad altre attività più gratificanti e costruttive, ma la cronaca, i tg, le notizie negative non fanno altro che abbruttirci e renderci tristi. Riducete la tv a qualche ora la sera e per il resto del giorno magari ascoltate musica mentre vi dedicate alle vostre faccende quotidiane.

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3/6/2018 11:11 AM
 
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Una volta la nonna mi aveva dato un consiglio: Nei periodi difficili, vai avanti a piccoli passi. Fai ciò che devi fare, ma poco alla volta. Non pensare al futuro, nemmeno a quello che potrebbe accadere domani. Lava i piatti.Togli la polvere. Scrivi una lettera. Fai una minestra. Vedi? Stai andando avanti passo dopo passo. Fai un passo e fermati. Riposati. Fai un altro passo. Poi un altro. Non te ne accorgerai, ma i tuoi passi diventeranno sempre più grandi. E verrà il tempo in cui potrai pensare al futuro senza piangere.

(Elena Mikhalkova. La stanza delle chiavi antiche)
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3/10/2018 12:35 PM
 
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7 CONSIGLI PER VINCERE I PENSIERI NEGATIVI 

Il rapporto tra corpo e anima è qualcosa che intuiamo tutti e di cui ha scritto già il filosofo greco Aristotele, che parla dell’influsso delle passioni sul corpo, della tristezza e della fatica che provoca il male.

Il nostro corpo è come una spiaggia. Sulla sabbia restano le impronte di tutto ciò che ci accade nell’anima: le onde, l’alta e la bassa marea, i passi di ogni persona… Tutto resta registrato.

Boris Cyrulnik, prestigioso neurologo e psichiatra francese che conosce bene la sofferenza umana perché come ebreo e figlio di ebrei ha subìto la persecuzione nazista nella II Guerra Mondiale, ha scritto che “tutte le nostre emozioni si inscrivono a livello del corpo”.

Shutterstock

Lo afferma anche, in modo più divulgativo, Preston Ni, professore delFoothill College della Silicon Valley (California, Stati Uniti) e conferenziere sulla comunicazione da oltre 25 anni. Nel suo libro How to Let Go of Negative Thoughts and Emotions (Come Liberarsi dei Pensieri e delle Emozioni Negativi) ha pubblicato un elenco di pensieri negativi che impediscono alla persona di essere felice, lista apparsa sulla rivistaPsychology Today.

Preston afferma che “molteplici studi hanno rivelato che gli atteggiamenti negativi cronici possono influire sulla salute, la felicità e il benessere”.

È allora meglio stare attenti a questi tipi di pensieri negativi:

1. Il linguaggio autodistruttivo

“Non ce la faccio”, “Non valgo”, “non mi andrà bene”…, sono frasi cariche di negatività che spesso paralizzano al di là di quello che in realtà non siamo in grado di raggiungere. Ci poniamo delle barriere. È meglio chiedersi “Perché no?” e cercare di fare qualcosa. Almeno ci avremo provato.

Immaginiamo che cerchiate un lavoro. Un “Non ce la faccio” vi mette fuori gioco da molte offerte prima che vi conoscano in quell’impresa. Non permettete che accada. Datevi un’opportunità e presentate la vostra candidatura.

2. “Pensate male e indovinerete”

Questa sembra “la misura di tutte le cose” per una persona che non ha fiducia. Se parlate in questo modo allontanerete molte persone che potrebbero influire positivamente sulla vostra vita. Siate voi stessi a scoprire se è valsa la pena di conoscere quella persona, o quanto è stato positivo intraprendere quel progetto.

Pensare male è l’atteggiamento codardo di chi fa il saggio a distanza.

Non bisogna lasciarsi trascinare dai pregiudizi pensando che tutto andrà male ancor prima di cominciare.

Non agire perché qualcuno augura un cattivo esito senza ragioni logiche è mettersi delle barriere mentali senza fondamento.

Jonathan Emmanuel Flores Tarello-CC

3. Paragonarsi agli altri

Paragonarsi è una tentazione abituale, perché la persona è un essere sociale per natura ed è logico che conoscendo altri “prendiamo loro le misure” e traiamo conclusioni riguardo a quello che già conosciamo. Logicamente, tra “quello che già conosciamo” ci siamo noi stessi.

In questo paragone deve però prevalere l’obiettivo di conoscere meglio l’individuo.

Nella vita conosciamo persone migliori di noi (magari molte), e questo deve servirci non per fustigarci o invidiare, ma per ringraziare per il dono della loro amicizia (se è così) e imparare da loro.

Eli DeFaria su Unsplash

4. Ancorarsi al passato

La nostalgia e la malinconia sono emozioni da prendere a piccole dosi.

Bisogna concentrarsi sull’oggi e sull’ora. Non servono lamentele sterili né pensare che il passato fosse migliore.

Chi è ancorato al passato cerca la compassione altrui in modo egoista. Non si muove, e però vuole che tutti gli prestino attenzione.

Goethe ha lasciato una citazione magnifica sul valore da dare al passato: “Non insisterò sul passato. Prenderò decisioni oggi e andrò avanti”.

5. Incolpare gli altri per le nostre disgrazie

In certi momenti della vita qualche persona ci ha fatto del male: un imprenditore che licenzia ingiustamente un lavoratore, un socio che truffa un altro socio, un collega che mente, un fratello che tradisce la fiducia della famiglia, un marito o una moglie che inganna…

Una disgrazia non potrà mai condizionare la vita al 100%. Bisogna trovare la via d’uscita da quella situazione.

Dobbiamo attivare il senso della vita e la responsabilità per andare avanti. L’atteggiamento, dice Victor Küppers nei suoi libri, è fondamentale.

Dan Bøțan su Unsplash

6. Non perdonarsi un errore

Tutti, assolutamente tutti, sbagliamo. Sapendo che la natura umana è imperfetta, che senso ha esigere di comportarsi come un dio?

Non perdonarsi è una sciocchezza, una dimostrazione di orgoglio. Bisogna saper analizzare l’errore, riconoscere a chi abbiamo fatto del male e chiedere perdono, e ovviamente perdonarsi.

A volte chi dice di non perdonare se stesso nasconde altre verità, come il fatto di aver paura che gli altri non lo perdonino, o il sentirsi umiliato davanti agli altri. Bisogna essere umili, e anche se socialmente siamo scesi di qualche gradino contiamo sulle nostre risorse e sugli altri per andare avanti, per quanto profondo sia il pozzo.

Shutterstock

7. Avere paura di fallire

La paura può paralizzare, ma non bisogna permettere che questo accada. È il timore di qualcosa che non è accaduto, e quindi è una paura infondata.

Saper ponderare le difficoltà è positivo, ma deve servirci per pensare con quali misure le vinceremo, mai per non agire.

 

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3/12/2018 1:51 PM
 
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PERDONARE PER GUARIRE

Non tutti lo sanno, ma esiste un “farmaco” efficace contro l’ipertensione, che sconfigge la depressione e riduce la mortalità dovuta a problemi cardiovascolari. Questo “farmaco” infatti, diminuisce il rischio di aritmie, attacchi cardiaci e combatte il diabete. Inoltre ha effetti benefici anche sul nostro sistema immunitario e riduce notevolmente la possibilità di contrarre malattie virali ed anche alcuni tumori. Non per niente è stato definito “La colonna vertebrale di ogni autentica guarigione”. Stiamo parlando del “PERDONO”!

A. LA SUA DESCRIZIONE
Etimologicamente, perdono significa “dono per eccellenza”, quasi un super-dono. Già questa spiegazione ci fa capire che il perdono non è una piccola cosa...
Il nome deriva da una parola greca che nella Bibbia, in particolare nel Nuovo Testamento, è usata 142 volte di cui 47 solo in Matteo 34, in Marco e Luca e 14 in Giovanni. In tutte le altre Scritture del N.T. il termine è usato solo 13 volte. La parola greca che vi corrisponde è il verbo aphìemi che vuol dire: lasciar andare, rinunciare, ma anche condonare. La voce connessa, àphesis è un sostantivo che può indicare: liberazione dei prigionieri e degli schiavi. E questa è davvero una cosa importante!
Nella maggioranza dei casi il N.T. usa questo termine nel suo significato originario di lasciare, lasciar andare, mettere in libertà, mandare via , abbandonare, lasciare dietro a sé rinunciare.
Questo dà esattamente l’idea di ciò che avviene nell’animo di chi non riesce a perdonare. Infatti, il risentimento nella persona offesa continua a creare un profondo stato di disagio, che è il risultato del conflitto tra la coscienza, che vorrebbe essere liberata da questo peso, ed il senso dell’amor proprio che impedisce di compiere il primo passo verso la riconciliazione.

B. IL PRINCIPIO ATTIVO
Qual è “quell’ingrediente” che mi permette dì perdonare? Innanzitutto il perdono di Dio!
Questo perdono bisogna prima di tutto riceverlo dal Signore. “Il perdono umano avviene come conseguenza del perdono di Dio”. Se il perdono di Dio “non è solo il condono del debito, ma è liberazione dal potere del peccato e riassunzione nella comunione con Dio”, anche il nostro perdono tenderà ad essere simile al suo! Se non abbiamo mai gustato l’amore ed il perdono di Dio sarà molto più difficile darlo. In I Giovanni 1:7-9 si legge che non dobbiamo camminare nel buio dell’ignoranza, né peccare. Se crediamo in Gesù, il Suo sangue ci purifica da ogni peccato. Nessuno può dire di non averne bisogno, altrimenti inganna sé stesso perché tutti gli uomini peccano. Similmente è bugiardo chi dice di avere comunione con Dio e continua a vivere nel peccato. Solamente se confessiamo i nostri peccati, e li abbandoniamo, otteniamo il perdono e la purificazione che ristabiliscono la nostra relazione con Dio. È importante perciò nascere di nuovo, ma è altresì necessario vivere, dopo la conversione, una comunione quotidiana col Signore. Vivere vicino a Gesù giorno per giorno renderà tutto molto più facile, anche riuscire a perdonare.

C. LA SOMMINISTRAZIONE
1. Noi stessi… quando gli altri non ci perdonano;
2. Noi stessi… quando è difficile perdonarsi;
3. Gli altri a) Vivendo in pace con tutti per quanto dipende da noi;
b) Perdonando anche i nostri nemici (Matteo 5:44).
4. La nostra famiglia.
• Nella vita di coppia: parlarsi e aiutarsi;
• Perdonare i figli;
• Perdonare i genitori;
• Perdonare i fratelli;
5. Perdonare i fratelli in Cristo;
6. “Perdonare Dio”. Quante volte ci teniamo dentro del rancore anche verso il Signore.
Da questa veloce carrellata scritturistica, possiamo ricavare qualcosa di sconcertante:
1) Quando chiedo il perdono di Dio, gli chiedo e ricevo, Dio stesso! Gli chiedo e ricevo di rinascere, di vivere con Lui e come Lui.
2) Quando chiedo il perdono d’un fratello, chiedo a Dio che lo penetri e lo rafforzi perché mi sappia perdonare; e che anche Lui mi perdoni e mi accolga!
3) Quando io perdono a un fratello, ricevo sempre Dio, perché è Lui che “suscita in me il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (cfr.Fil 2,13): è Lui, quindi, che mi dà il suo desiderio di perdonare, e mentre ricevo il Signore, offro il Signore al fratello, perché in me agisce quel Cristo che ha voluto perdonare il buon Ladrone e chiamarlo a Sé.
Quindi, ogni perdono, e ogni richiesta di perdono, richiama Dio. Altro che pensare al perdono come un’esperienza di debolezza o di pigrizia, un qualcosa di rinunciatario! È l’azione più forte che ci sia, con il risultato più grande che possiamo ricevere e dare.

D. LE INDICAZIONI TERAPEUTICHE
La sua azione è volta a guarire:
• La stanchezza: i conflitti stancano le persone coinvolte perché servono molti sforzi per “schiacciare” l’altro e uscirne vincitore. L’energia spesa è tale che esse non hanno più forza per far altro. A volte si perde anche l’appetito e se non risolte le tensioni si trasformano in odio verso gli altri e se stessi, depressione, ira, inefficienza e isolamento;
• La “ruminazione mentale”: (cfr.Proverbi 17:9; Filippesi 4:8; 3:13; I Corinzi 2:16).

E. LA POSOLOGIA
Quante volte…? (Matteo 18:21-22; Luca 17:3,4).

F. GLI EFFETTI
1. Desiderati: Serenità ritrovata, pace, gioia, perdono ricevuto perché dato.
2. Indesiderati: “E se dopo aver perdonato, l’altra parte approfitta del mio perdono convincendosi di poter continuare a fare quel che vuole senza conseguenze?”
Cosa fare allora? Dobbiamo essere semplici ma prudenti, rimetterci nelle braccia del Signore. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il Signore ci aiuterà. Quanto a noi dobbiamo essere sereni mentre aspettiamo il Signore. Se saremo maledetti, noi benediremo, se riceveremo oltraggi, noi non lo faremo ma ci rimetteremo con serenità nelle mani di Colui che giudica giustamente (cfr.I Pietro 2:22,23).

CONCLUSIONI
Fin da piccoli ci hanno sempre detto che bisogna perdonare. Poi ci siamo convertiti e abbiamo gustato la gioia del perdono. Ma dobbiamo ammetterlo, pur avendolo ricevuto, tante volte è difficile darlo. È difficile, ma non impossibile. Col Suo aiuto certamente ce la possiamo fare. Ed alla stessa maniera del perdono “ricevuto”, anche il perdono “dato”, ci guarirà!
"Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità"(Salmo 103:3).

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3/18/2018 9:52 PM
 
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10 Cose di cui uno non si pente mai:

1. Fai del bene a tutti
2. Non parlar male di nessuno
3. Prima di decidere rifletti
4. Non parlare quando sei agitato
5. Aiuta chi è sfortunato
6. Ammetti il tuo errore
7. Sii paziente con tutti
8. Ascolta ma non per raccontare
9. Non credere a cose spiacevoli sugli altri
10. Preparati a morire in pace con Dio

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3/19/2018 10:00 PM
 
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10 insegnamenti di padre Pio
per dare una scossa alla tua vita




“Se il demonio non dorme per farci perdere, la Madonna non ci abbandona neanche un istante”
Erede spirituale di San Francesco d’Assisi, padre Pio da Pietrelcina è stato il primo sacerdote a ricevere le stigmate della crocifissione. È noto in tutto il mondo come “il frate stigmatizzato”.

Padre Pio, a cui Dio ha dato doni e carismi particolari, si è impegnato con tutte le sue forze per la salvezza delle anime.

Le tante testimonianze sulla grande santità del frate arrivano fino ai giorni nostri, accompagnate da sentimenti di gratitudine. Le sue intercessioni provvidenziali presso Dio sono state per molti motivo di guarigione del corpo e di rinnovamento dello spirito.

Ecco alcuni insegnamenti di padre Pio che scuoteranno la vostra vita:

1. Non ti curare del domani, pensa a fare il bene oggi.

2. Se Gesù ci rende così felici in Terra, che sarà nel Cielo?

3. Se la paura ti angoscia, dì come San Pietro “Signore, salvami!” Egli stenderà la mano: stringila forte e cammina allegramente.

4. Cerca di fare sempre il meglio: oggi meglio di ieri, domani meglio di oggi.

5. Se il demonio non dorme per farci perdere, la Madonna non ci abbandona neanche un istante.

6. Quando perdi tempo disprezzi il dono di Dio, il regalo che Egli, infinitamente buono, affida al tuo amore e alla tua generosità.

7. Siate come piccole api spirituali, le quali non portano nel loro alveare altro che miele e cera. La vostra casa sia tutta piena di dolcezza, di pace, di concordia, di umiltà e di pietà per la vostra conversazione.

8. Opera il bene, ovunque, affinché chiunque possa dire: “Questo è un figlio di Cristo”. Sopporta tribolazioni, infermità, dolori per amore di Dio e per la conversione dei poveri peccatori.

9. Un convertito espresse il timore di cadere di nuovo. Padre Pio gli disse: “Io sarò con te. Pensi, figlio mio, che lascerei ricadere un’anima che ho sollevato? Vai in pace e abbi fiducia”.

10. Chi ha tempo non aspetti tempo. Non rimandiamo al domani ciò che oggi possiamo fare. Del bene di poi sono riboccanti le fosse…; e poi chi dice a noi che domani vivremo? Ascoltiamo la voce della nostra coscienza, la voce del real profeta: “Oggi se udirete la voce del Signore, non vogliate otturare il vostro orecchio”. Sorgiamo e tesoreggiamo, ché solo l’istante che fugge è in nostro dominio. Non frapponiamo tempo fra istante ed istante, ché questo non è in nostro possesso.

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6/6/2018 12:30 PM
 
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QUALE ATTEGGIAMENTO POSSIAMO IMPARARE DAL SERMONE AI REALI DI INGHILTERRA.

È raro che il cristianesimo sia positivamente sotto i riflettori, e noi cristiani faremmo bene a chiederci perché. Non ci si aspetta sicuramente che assecondiamo il mondo, e il fulcro dell’essere cristiani è aspettarsi la persecuzione, ma quello a cui credo che il mondo stia rispondendo in questo sermone virale è questo: “Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza” (2 Timoteo 1, 7).

Quello a cui il mondo sta rispondendo è quel fuoco, quel coraggio, quella passione disposta a sostenere quello in cui crediamo davanti a tutto e tutti. Non dovremmo avere una fede timida, e tuttavia spesso esitiamo ad essere aperti sulla nostra fede, temiamo di essere entusiasti al riguardo per paura di quello che la gente potrebbe pensare o di come potrebbe giudicarci.

Non sto suggerendo che dobbiamo essere esattamente come questo predicatore. Dobbiamo rispettare la nostra personalità e i doni individuali che Dio ci ha dato, che potrebbero essere meno espliciti di quello che abbiamo visto al royal wedding, ma quello che tutti noi potremmo fare è cercare di capire se siamo timidi riguardo alla nostra fede. Lo spirito parla allo spirito, e nelle conversazioni quotidiane la gente non vuole impegnarsi in una fede che viene presentata in modo esitante, o con imbarazzo o mancanza di convinzione. La gente vuole impegnarsi in una fede solida, non apologetica, entusiasta e sufficientemente fondata nell’amore di Cristo da capire che indipendentemente dal potenziale di persecuzione sappiamo bene cosa sosteniamo. La gente è molto attratta dalle persone che sanno da dove vengono e dove vanno e che non si scusano per questo. Possiamo dire questo di noi stessi e della nostra fede?

E allora non è tanto il contenuto del sermone che vorrei commentare – per quanto sia importante –, quanto la reazione del mondo. Al di là dell’umorismo, penso che possiamo esserne incoraggiati. Chiedete forza, coraggio e audacia nella vostra fede, e dei modi per mostrarla agli altri quando è necessario. Il mondo non vuole, o non ha bisogno, delle nostre scuse o del nostro imbarazzo. Vuole un messaggio chiaro, non diviso, diretto. Vuole la verità, e indipendentemente dalla reazione dobbiamo continuare a dire quella verità. Dobbiamo annunciarla con gioia, calore e amore, come ha fatto il vescovo Curry, e si noterà.
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6/16/2018 9:45 PM
 
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8 trucchi dei santi per combattere lo stress e mantenere la pace in famiglia


FAMILY
 




Dopo lo stress lavorativo, è quello familiare che ci colpisce di più


Amiamo i nostri cari e sono la nostra priorità, ma a volte i nostri rapporti possono essere complessi. E allora come gestire le situazioni di stress e raggiungere il benessere affettivo in casa?


I santi ci insegnano alcune azioni volontarie con cui possiamo superare le situazioni difficili e restaurare i rapporti di fronte alle piccole o grandi tempeste familiari.


Clicca su “galleria fotografiche” per leggere i consigli dei santi


1. Parlare gentilmente

San Giovanni Bosco diceva: “Dolcezza nel parlare, nell’agire e nel riprendere, vince tutto e tutti”. È sorprendente come un po’ di gentilezza aiuti a stabilire l’armonia in casa.

Di fronte all’errore c’è la possibilità di correggere la condotta che ha provocato un danno e di riparare al dolore per quanto possibile. Per questo, è utile imparare a coniugare maggiormente il verbo “correggere” e non dimenticare le risposte affettive e le parole positive.

Il rafforzamento positivo ci permette di collegarci agli altri e di rafforzare i vincoli per dare sicurezza alla persona. Don Bosco ci consiglia anche con queste parole: “Non riprendere mai i tuoi fratelli né gli umili alla presenza di altri, ma avvisali sempre ‘in camera caritatis’, ovvero dolcemente e strettamente in privato”.

2. Sorridere spesso

Madre Teresa diceva che “la pace inizia con un sorriso”. Nella misura in cui ci proponiamo di sorridere, possiamo arrivare a creare un’abitudine naturale che ci aiuti e allo stesso tempo allevi il peso altrui.

Sorridere spesso è una sfida, perché implica il fatto di farlo anche quando ci sono tante cose che fanno soffrire, ma noi cristiani conosciamo una verità che ci insegna a sopportare le pene con amore di modo che i nostri gesti amorevoli portino forza e consolazione.

Il sorriso non solo ha un effetto positivo in noi, ma è anche un atto di generosità per rendere più gradevole la vita altrui, uscendo da noi stessi, dal nostro egoismo e da ciò che ci sembra più comodo.

La santa ci ricorda questo compito quotidiano: “Inizia ogni giorno con un sorriso, anche se non sei riuscito a riposare la notte. Un sorriso può cambiare la tua sorte e quella di chi ti incontra”.

STRESS ADVICE
 

3. Riunirsi e condividere necessità

 

San Giovanni Paolo II diceva che “l’amore sarà fermento di pace se la gente sentirà i bisogni degli altri come propri e condividerà con gli altri ciò che possiede, a cominciare dai valori dello spirito”.

A volte il campo di interazione è talmente stretto che abbracciamo solo le nostre necessità, le nostre opinioni e i nostri giudizi, senza tener conto del fatto che chi ci circonda ha i propri.

Per combattere lo stress familiare abbiamo bisogno di raggiungere un equilibrio tra ciò che vogliamo e quello che vogliono gli altri, tra quello di cui abbiamo bisogno tutti e quello che ci permette di ottenere un benessere adeguato.

Il modo per ottenerlo è creare e mantenere uno spirito di comunità, sapendo che tutti abbiamo bisogno di qualcosa e che abbiamo anche qualcosa da offrire. Essere partecipativi, mettere la volontà e un chiaro desiderio di conoscere più profondamente chi ci circonda alimenta le possibilità di costruire opportunità e andare avanti insieme.

4. Chiedere perdono e perdonare rapidamente

San Giovanni Paolo II ha esortato a non perdere tempo serbando rancore, ma a lasciarlo andare subito e a portare avanti un rapporto amorevole. “Dobbiamo perdonare sempre, ricordando che noi stessi abbiamo avuto bisogno di perdono”. In una famiglia tranquilla non c’è spazio per l’orgoglio. Per questo sapersi scusare con facilità e chiedere perdono dovrebbe essere una formula amica. In genere, infatti, abbiamo più bisogno di essere perdonati che di perdonare gli altri.

L’umiltà è la verità su se stessi: ci permette di conoscere i punti di forza e anche le debolezze su cui lavorare per superarle. Questa consapevolezza delle proprie debolezze ci spinge a compiere azioni misericordiose nei confronti degli altri, ovvero a trattare con “cordia”, “cuore”, le “miserias”, i “difetti”.

C’è una visione inadeguata piuttosto diffusa del perdono, che lo intende come una realtà affettiva, ma come diceva Madre Teresa “il perdono non è un sentimento, ma un’azione volontaria”. Si può perdonare piangendo di dolore.

Il perdono è l’azione volontaria di non odiare, non danneggiare, non ripagare il male con il male, non provare risentimento o ira per quanto si è sofferto, non vendicarsi. E questo significa scegliere di “fare la pace” o cercare la pace con gli altri.

E anche se il perdono non cicatrizza immediatamente le ferite spirituali, ripristina i circuiti dell’amore che con il tempo hanno un effetto cicatrizzante. Come diceva Madre Teresa, “Perdona, perché perdonando la tua anima sarà in pace e lo sarà anche l’anima di chi ti ha offeso”.

 
PORADY DLA OJCA
Tańcz. Z muzyką czy bez, po mistrzowsku czy niezdarnie, ważne, abyś z nią tańczył. Nie wynajduj wymówek, po prostu ciesz się tańcem z córką. Będzie ci wdzięczna przez całe życie.

5. Essere pazienti nell’amore

Madre Teresa ha detto: “Quando dai a qualcuno tutto il suo amore non è mai sicuro che verrai ricambiato. Non aspettarti di essere riamato; spera solo che l’amore cresca nel cuore dell’altra persona, ma se non cresce sii felice perché è cresciuto nel tuo”.

Ci sono cose che vorremmo tanto sentire, ma che forse non sentiremo mai dalla bocca degli altri. La santa, però, ci incoraggia a non rimanere in preda a una sensazione di vuoto e a compiere un altro passo per perseverare nell’amore.

Ogni atto d’amore vero ha prima o poi un impatto sul cuore, e quindi molte volte il linguaggio che ci arriva non è necessariamente verbale. Bisogna saper aspettare e imparare ad ascoltare!

La pazienza genera pace. Quando rimaniamo nell’amore che è paziente diamo credito affettivo all’altro. Fino a quando vorremmo che venisse dato credito a noi? Sicuramente la risposta in cui speriamo è “Per sempre”.

La stanchezza emotiva ha come fonte principale l’investire molto e ottenere ben poco in cambio. A volte rinunciamo a molte cose per assistere i nostri genitori, per rendere felice il partner e per dare il meglio ai nostri figli.

Per far fronte allo stress familiare e alla stanchezza emotiva bisogna riempire le nostre giornate con atti che contengono amore. Quando mettiamo amore in quello che facciamo investiamo negli altri, ma anche in noi stessi, e diventiamo strumenti di pace.

6. Condividere tempo di qualità

San Giovanni Paolo II destinava parte del suo tempo a portare gruppi di giovani in montagna a sciare o a fare escursioni. Cercava sempre un momento esclusivo per parlare con loro, ascoltarli e condividere esperienze e conoscenze.

Un modo per combattere lo stress familiare è “staccare”, cambiare routine e spezzare quelle abitudini in cui a volte cadiamo e in cui finiscono per apparire angoscia, stanchezza o rimproveri.

Quanto tempo di qualità condividiamo in famiglia? Cercate di fare cose nuove, come una gita. Spezzare la routine è senz’altro un modo stupendo per far fronte allo stress e parlare di temi importanti in un contesto diverso e più rilassato.

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7. Abbracciarsi liberamente

San Paolo chiedeva ai cristiani di salutare “tutti i fratelli con il bacio santo” (1 Tessalonicesi 5, 26). Un bacio santo è sinonimo oggi di un abbraccio: un gesto caloroso, amichevole e rispettoso di unità e considerazione amorevole.

 

Paolo ripete il suggerimento ad altre quattro comunità, come fa Pietro quando chiede ai suoi seguaci di salutarsi con un bacio d’amore cristiano. Il gesto della pace a Messa proviene di fatto da questa antica tradizione.

Abbracciarsi è un segno di pace, un modo di salutarsi con il cuore, una risorsa che può dire tutto, anche se non sappiamo cosa. Date un abbraccio ai vostri bambini, e anche ai grandi. Il vostro coniuge probabilmente ha bisogno di un abbraccio anche se non lo chiede!

È anche verificato che si tratta di una “medicina” molto efficace. Abbracciarsi anche solo venti secondi riduce la pressione arteriosa e aumenta l’ossitocina, un ormone che allevia lo stress. Una gran quantità di abbracci riduce il rischio di malattie cardiache, e tutti sanno che abbracciarsi fa piangere meno bambini e adulti.

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8. Pregare ogni giorno

San Giovanni Paolo II diceva di chiedere a Dio di portare luce in casa propria. È importante non solo costruire la pace con gli altri, ma soprattutto viverla nel nostro cuore e anche saperla chiedere. Dio non ci abbandona mai, men che meno nei momenti difficili.

Quando diamo a Dio un posto privilegiato nella nostra famiglia, possiamo arrivare a comprendere il suo amore superando così lo scoraggiamento, la tristezza o l’abbattimento che ci portano alla svogliatezza. Egli porta la gioia e ci riempie di forze per sopportare le situazioni che ci provocano stress.

Madre Teresa diceva che “la gioia è preghiera, il segno della nostra generosità, del nostro distacco e della nostra unione interiore con Dio”.


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8/1/2018 6:53 PM
 
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La dieta brasiliana: via 5 kg in 2-3 settimane


Innanzitutto, perché viene chiamata dieta brasiliana?
Perché sostanzialmente si tratta di un regime senza grassi e ipocalorico, che avrebbe dovuto rispecchiare un’alimentazione naturale e senza fronzoli, esattamente quella che raccomandava qualche anno fa il Ministero della Salute brasiliano. Le raccomandazioni ministeriali sono state tradotte in una dieta, la dieta brasiliana, appunto, che quindi gira in rete dal 2014 circa.
Lo schema è settimanale. Va ripetuto per due volte di fila. Nei siti statunitensi si dice che si può ripetere per 4 volte massimo, per perdere fino a 12 kg in un mese e 5/6 chili in 2 settimane. Io non credo che si perda tanto, ma che probabilmente si perdano fino a 6 chili in un mese e tre in due settimane. Ecco lo schema.

DIETA BRASILIANA
Regole: si possono usare i dolcificanti senza calorie
Si può bere tè e caffè.
Non si possono usare condimenti, tranne aceto e succo di limone, erbe e spezie,
a meno che non sia indicato

Lunedì
Colazione: 1 arancia, 1 banana e 1 tazza di spremuta d’arancia
Metà mattina: 1 fetta di toast integrale, 1 spremuta d’arancia
Pranzo: 100 grammi di pesce lesso, 100 grammi di insalata di verdura fresca
Cena: vedi pranzo
Pre-nanna: 1 spremuta di succo d’arancia, 1 fetta di toast integrale

Martedì
Colazione: 1 uovo bollito, 1 tazza di succo di mela
Metà mattina: 1 fetta di pane integrale, 1 tazza di succo di mela
Pranzo: 100 grammi di carne lessa, 2 patate bollite e 50 gr di lattuga
Cena: 200 grammi di pesce lesso, 1 uovo sodo, lattuga e piselli lessi (tipo in scatola o da surgelati: quantità libera)
Prima di andare a dormire: 1 tazza di succo di mela, 1 fetta di toast integrale

Mercoledì
Colazione: 1 tazza di latte scremato con 1 fetta di toast integrale
Metà mattina: 100 grammi di formaggio magro tipo fiocchi di latte o quark scremato
Pranzo: 100 grammi di riso lesso con 150 grammi di insalata di cavolo (tipo verza o cappuccio) condita con succo di limone e prezzemolo abbondante.
Cena: 100 grammi di carne lessa o al vapore, 50 grammi di lattuga e una mela
Prima di andare a dormire: 1 tazza di succo di mela, 1 fetta di toast integrale

Giovedì
Colazione: 1 tazza di succo d’ananas, 60 grammi di ananas
Metà mattina: 1 tazza di succo d’ananas, 1 fetta di pane integrale
Pranzo: 100 grammi di carne lessa, 1 pezzo di formaggio (25 gr) e 1 arancia
Cena: 2 patate lesse e 150 grammi di insalata di carote con un cucchiaio di olio
Prima di andare a dormire: 1 tazza di succo d’ananas, 1 fetta di pane integrale

Venerdì
Colazione: 1 tazza di succo d’ananas, 60 grammi di ananas
Metà mattina: 1 tazza di succo d’ananas, 1 fetta di toast integrale
Pranzo: 150 grammi di pesce lesso, 2 carote crude o lesse
Cena: una porzione di minestrone o di zuppa di verdure senza olio né legumi o di brodo di pesce o carne + 1 fetta di toast
Prima di andare a dormire: 1 tazza di succo d’ananas, 1 fetta di toast integrale

Sabato
Colazione: 1 tazza di succo di mela, 1 fetta di pane integrale
Metà mattina: 150 grammi di barbabietola cruda o bollita (vi conviene frullarla con il succo di mela della mattina o mangiarla assieme al pranzo)
Pranzo: 1 piatto di minestrone senza legumi o zuppa di verdure a vostra scelta e 1 fetta di toast integrale
Cena: 100 grammi di funghi saltati in padella e 100 grammi di insalata con ortaggi freschi e crudi
Prima di andare a dormire: 1 tazza di succo di mela con due biscotti a scelta

Domenica
Colazione: 1 banana + 100 grammi d’uva
Metà mattina: 1 bicchiere di succo di carote + 1 fetta di toast integrale
Pranzo: 100 grammi di carne bollita, 100 grammi di insalata di cavolo cappuccio e cipolle rosse
Cena:1 piatto di minestrone senza legumi o zuppa di verdure a vostra scelta, 50 gr di lattuga e un frutto a scelta da 100 grammi
Prima di andare a dormire: 1 tazza di succo di mela, 2 fichi secchi.
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8/14/2018 3:04 PM
 
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