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FILOSOFI ED UOMINI DI CULTURA, CREDENTI

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6/24/2015 3:50 PM
 
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Blaise Pascal


«pensieri» geniali

MAURIZIO SCHOEPFLIN

Genio straordinario, scienziato e filosofo, arrivò da solo alla 32a proposizione del 1° libro
di Euclide, realizzò per primo una macchina calcolatrice, ebbe esperienze di stampo mistico.
Celebri i suoi Pensieri. Progettò un'opera apologetica del cristianesimo. Subì pericolosi
influssi giansenistici. Morì confessato e comunicato, da cristiano e da cattolico.



"Mio fratello nacque a Clermont, il 19 giugno dell'anno 1623... Da quando ebbe l'età di poter parlare... diede segni di una intelligenza del tutto straordinaria... Questo inizio... non si smentì mai; infatti, via via che cresceva in età, egli cresceva nella forza del ragionamento, di modo che era molto al di sopra della sua età": così comincia la splendida biografia di Blaise Pascal scritta dalla sorella maggiore Gilberte; si tratta di parole che non hanno perso niente della loro incisività e verità: ancora oggi. Pascal si presenta come uno dei geni più folgoranti della storia del pensiero occidentale. Intelligenza acuta e poliedrica, matematico e fisico eccelso, scrittore dallo stile cristallino, egli, nel volgere di un'esistenza breve (morì appena trentanovenne nel 1662), è stato in grado di lasciare una traccia indelebile anche nel campo della riflessione etico-religiosa, proponendo Pensieri (questo il celeberrimo titolo della sua opera maggiore, che raccoglie materiali diversi che l'autore si riprometteva di organizzare più compiutamente) sulla condizione umana e sulla fede cristiana, che non è esagerato definire un grande tesoro di saggezza e di spiritualità profondamente impregnate di religiosità autentica.

A questo punto sembra utile affrontare un questione: come è noto, alcuni scritti pascaliani furono messi all'Indice, e altrettanto nota è la sua adesione al giansenismo, una dottrina condannata dall'autorità ecclesiastica, il cui iniziatore fu il teologo olandese Cornelis Jansen e che ebbe notevole diffusione in Francia. In questa sede sembra dunque opportuno tralasciare tale aspetto della vicenda pascaliana che richiederebbe la trattazione di problemi teologici assai complessi (il peccato, la grazia, la predestinazione), intorno ai quali alcune tesi contenute negli scritti di Pascal non collimano appieno con l'ortodossia cattolica; pur non dimenticando questo elemento sicuramente rilevante, sebra preferibile sottolineare certune componenti del messaggio di Pascal particolarmente attuali e adatte a sviluppare un discorso apologetico della fede cristiana (non bisogna dimenticare che nelle intenzioni del pensatore francese vi era il progetto di redigere una grande apologia del cristianesimo, idonea a convincere atei e miscredenti).

Al centro dell'indagine filosofica di Pascal sta l'uomo: un uomo non astrattamente inteso, ma che è "cuore" oltre che ragione, è enigma a se stesso, è, nel medesimo tempo, grandezza e miseria. In questa situazione, contrassegnata dall'incertezza sulla propria sorte, l'individuo preferisce spesso rifugiarsi nel divertimento e nella distrazione, tentando inutilmente di dimenticare il dramma del vivere; con particolare lucidità Pascal descrive lo stordimento a cui gli uomini si consegnano per non pensare ai sofferti interrogativi e ai gravi problemi della vita, dedicando scioccamente le loro migliori energie ad attività futili, quali, per esempio, le cacce, i tornei e le feste mondane.

L'uomo, al contrario, deve avere il coraggio di guardarsi dentro, attraverso uno sforzo di introspezione per il quale non è sufficiente il sapere scientifico (che Pascal tenne comunque in grande considerazione): così facendo, scoprirà la sua miseria, la sua debolezza, il suo limite; ma proprio grazie a questo riconoscimento, che è frutto di ragione e di sentimento insieme (di quella particolare facoltà intuitiva, cioè, che egli chiamò "spirito di finezza"), l'uomo potrà intraprendere la strada della verità e della liberazione perchè avrà compreso di essere radicalmente bisognoso di una salvezza che soltanto Dio gli può donare.

A questo punto, si tratta di fare un decisivo atto di fede, accettando di mettersi nelle mani del Signore: è una fede, quella pascaliana, che non ammette mediazioni, una fede che si presenta come una scelta radicale, una sorta di scommessa che consiglia all'uomo di puntare tutto su Dio, riconoscendo in Gesù Cristo l'unico Salvatore. Nessuna certezza umana può esserci di aiuto; Dio si nasconde e si rivela simultaneamente: bisogna credere in Lui, accettare il dono della sua grazia, sottomettersi alla sua maestà. Una volta accolta, la fede cristiana getta piena luce sulla condizione umana, soprattutto perchè, facendo perno sulla fondamentale verità del peccato originale, ricorda a tutti che la natura dell'uomo è corrotta e pertanto incapace di quella salvezza che soltanto la misericordia divina e l'opera redentrice di Gesù Cristo hanno realizzato.

Pascal visse in prima persona una suggestiva e appassionata esperienza religiosa: la sua fede, frutto di due conversioni, la seconda delle quali caratterizzata da tonalità mistiche, lo portò a disprezzare ogni umana vanità e a concentrare tutto se stesso intorno al mistero di Dio e della salvezza. La sua religiosità, caratterizzata da un timbro aspro e rigoristico e venata pure di un certo pessimismo, appare tuttavia profondamente sincera e nessuna traversia la potè scalfire. Di salute assai cagionevole. Pascal scrisse un'accorata Preghiera per domandare a Dio il buon uso delle malattie e chiese insistentemente che un povero potesse usufruire delle stesse cure che venivano somministrate a lui, colpito dal tumore addominale che lo condusse alla morte. Sentendo avvicinarsi il momento del trapasso, volle confessarsi e comunicarsi; le sue ultime parole furono: "II Signore non mi abbandona mai".

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"Gli uomini disprezzano la religione; la odiano, e hanno paura che sia vera. Per guarire da tutto questo, bisogna incominciare a dimostrare che la religione non è affatto contraria alla ragione, che è degna di venerazione, bisogna portare ad averne rispetto; poi, bisogna renderla amabile; fare desiderare dai buoni che essa sia vera; e poi dimostrare che è vera".
(Blaise Pascal, Disegno e ordine dell' Apologia, in Pensieri. Opuscoli. Lettere, 2° ed., Rusconi, Milano 1984, p. 399).

Bibliografia

Blaise Pascal, Pensieri. Opuscoli. Lettere, Rusconi, Milano 1978.
Jean Guitton, II genio di Pascal, Alba 1967.
Adriano Bausola, Introduzione a Pascal, Laterza, Roma-Bari 1973.
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