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PERSECUZIONI CONTRO I CREDENTI IN CRISTO

Last Update: 3/15/2020 7:58 PM
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8/30/2019 10:46 PM
 
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Se questo prete fosse stato accusato di atti impuri, di pedofilia, di omosessualità, di ruberie varie... sarebbe già in prima pagina su tutti i tg! Invece è stato semplicemente sgozzato e bruciato da terroristi del suo paese, in odio e disprezzo della fede. 
Prega per noi caro sacerdote don Davide Tanko Martire e sia il tuo sangue unito a quello di Cristo e di tutti i martiri, sorgente di acqua viva per la Chiesa rinnovata nello Spirito, nella Trinità.

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9/28/2019 10:55 PM
 
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Quanti sono i cristiani perseguitati nel mondo?


Non è una cifra facile da stabilire perché l'identità religiosa è un fenomeno complesso. Abbiamo però controllato i dati di alcuni rapporti che cercano di fare chiarezza 


 

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cristiani perseguitati 

CREDITGODONG / ROBERT HARDING HERITAGE / ROBERTHARDING 


Cattolici in preghiera in una chiesa del Benin



Dopo i sanguinosi attentati che hanno colpito lo Sri Lanka durante le festività pasquali si è tornato a parlare delle violenze e delle persecuzioni di cui sono oggetto i cristiani nel mondo. Cerchiamo allora di capire se è possibile trovare numeri su questo fenomeno.


Non è facile arrivare a cifre che siano del tutto sicure: l’identità religiosa è un fenomeno complesso, su cui non esistono statistiche affidabili per molti Paesi, e allo stesso tempo i confini di che cosa sia una “persecuzione” sono sfuggenti. Inoltre, come vedremo, i rapporti sul tema tendono a provenire da organizzazioni legate a confessioni religiose. Ma qualche dato interessante si può comunque ricavare.


 


Il rapporto di Open Doors


Una fonte spesso utilizzata è il report annuale World Watch List è realizzato da Open Doors International: un’associazione no-profit legata alle chiese evangeliche che opera a livello internazionale offrendo supporto ai cristiani perseguitati. Il progetto, nato nel 1955, coinvolge oggi diversi Paesi, tra cui anche l’Italia (Porte Aperte Italia).


È stata ritenuta affidabile, come abbiamo scritto in passato, da numerose testate nazionali e internazionali. La metodologia utilizzata per redigere la World Watch List è monitorata dall’International Institute for Religious Freedom (Iifr), una rete promossa dall’Alleanza evangelica mondiale e che si occupa di ricerca in ambito religioso coinvolgendo esperti, studiosi e docenti provenienti da vari settori e attivi in diversi Paesi.


Le informazioni raccolte per redigere il rapporto sono frutto di ricerche sul campo (realizzate dai collaboratori di Open Doors che risiedono nelle aree a rischio), interviste alle vittime, analisi dei dati e studi di esperti in materia.


 


Quanti sono i cristiani perseguitati nel mondo nel 2018


Nel 2018, secondo la World Watch List del 2019, i cristiani perseguitati - secondo la definizione che vedremo tra poco - sono stati 245 milioni. Un numero in aumento rispetto al 2017, quando erano stati 215 milioni, e - secondo quanto ci ha riferito telefonicamente Cristian Nani, direttore di Porte Aperte Italia - «il fenomeno è in crescita nell’ultimo decennio in modo costante. Aumentano i Paesi in cui il livello di discriminazione, secondo i nostri indicatori, supera la soglia per cui la consideriamo “alta”, e aumenta la gravità delle discriminazioni».


Nel 2014, sempre secondo Open Doors, i cristiani perseguitati erano all’incirca 100 milioni, meno della metà di adesso.


Per “persecuzione”, spiega il rapporto, si intende «qualsiasi ostilità subita come conseguenza dell’identificazione dell’individuo o di un intero gruppo con Cristo. Questa può includere atteggiamenti, parole e azioni ostili nei confronti dei cristiani».


Una definizione ampia dunque, e di ispirazione religiosa, che tiene insieme tanto gli attentati alle chiese quanto episodi molto meno gravi.


 


Quali sono i Paesi dove i cristiani sono maggiormente perseguitati?


Su 150 Paesi monitorati da Open Doors nel 2018 ben 73 hanno un livello di discriminazione “alta”. Questo significa che hanno ricevuto un punteggio nei vari indicatori che vengono presi in considerazione - che quantificano gli effetti della persecuzione nelle varie sfere di vita, dal lavoro, al privato, alla vita di comunità e via dicendo - superiore a 41 in una scala che va da 0 a 100.


Nella “top 50” di questi Paesi troviamo però solo Stati che hanno un punteggio superiore a 57. I peggiori di tutti, con un punteggio superiore a quota 90, sono la Corea del Nord, l’Afghanistan e la Somalia.


Sul regime nordcoreano pesa in particolare l’accusa di tenere incarcerati nei campi di lavoro tra i 50 e i 70 mila cristiani, per via della loro fede. Afghanistan e Somalia invece si trovano nel terzetto dei peggiori «per ragioni diverse rispetto alla Corea del Nord - spiega il rapporto -, connesse ad una società islamica radicalizzata e all’instabilità endemica di questi Paesi».


Ma tra i Paesi dove i cristiani sono maggiormente perseguitati non troviamo solo Paesi in guerra o regimi dittatoriali. Al quinto posto c’è il Pakistan e al decimo l’India. "Dall’ascesa al potere del Primo Ministro Modi - si legge nel rapporto - [l’India n.d.r.] è stata scenario di un costante aggravamento della condizione dei cristiani, fino ad entrare nella top 10 della World Watch List 2019".


 


Le vittime


A fronte di centinaia di milioni di cristiani perseguitati, il numero delle vittime è di diversi ordini di grandezza inferiore.


Nel 2018 i cristiani uccisi per la propria fede, secondo Open Doors, sono stati 4.305. Di questi la stragrande maggioranza - 3.731 - sono stati uccisi in Nigeria.


L’anno precedente le vittime erano state 3.066.


"Per quanto riguarda le vittime non si può dire che negli ultimi dieci-venti anni ci sia stato un aumento costante", ci dice ancora Cristian Nani, di Porte Aperte Italia. "Nel 2018 ne abbiamo registrate più che nel 2017 - e noi consideriamo solo i casi certi, le scomparse, le morti non verificate e via dicendo non rientrano nelle nostre statistiche - ma nel 2016 si era toccato un picco di oltre 7 mila vittime. L’andamento del numero dei morti dipende da variabili più estemporanee rispetto all’andamento delle persecuzioni in generale, quindi vediamo più oscillazioni anno su anno".


 


Il Rapporto sulla libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)


Al rapporto di Open Doors possiamo affiancare anche il Rapporto sulle libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), una fondazione di diritto pontificio - quindi legata alla Chiesa cattolica - nata per sostenere i cristiani nei Paesi dove sono maggiormente soggetti a persecuzione.


Secondo l’Acs, "sono quasi 300 milioni i cristiani che soffrono persecuzione". E la situazione anche in questo caso sarebbe in peggioramento.


"In totale sono stati identificati 38 Paesi in cui si registrano gravi o estreme violazioni della libertà religiosa", prosegue l’Acs, e tra questi ritroviamo quelli citati come i peggiori da Open Doors: Corea del Nord, Afghanistan e Somalia.

fonte: https://www.agi.it/fact-checking/cristiani_perseguitati-5377544/news/2019-04-24/


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10/6/2019 9:02 PM
 
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Ecco cosa  continua ad accadere in Africa, specificamente in Uganda e Nigeria riguardo la persecuzione dei cristiani.

E anche un aggiornamento su quanto accade a casa nostra, dove, ancora una volta, viene a galla la battaglia contro il crocifisso nelle scuole.

Riporta il Morning Star News, l’agenzia che si occupa delle sofferenze dei cristiani perseguitati:

*** In Uganda, Ali Nakabale, un cristiano di 36 anni, ha visto la sua famiglia uccisa da parte di musulmani radicali a causa della sua conversione al cristianesimo. Ha perso sua figlia di 9 anni, suo figlio di 6 anni, sua madre e il suo patrigno.

È successo lo scorso 20 agosto a Nakaseke, paese a circa 50 chilometri da Kampala, la capitale nazionale e commerciale situata nel centro dell’Uganda. Tutto perché i musulmani radicali della zona si erano infuriati per il fatto che Nakabale e sua madre si erano convertiti dall'Islam al Cristianesimo.

Un vicino ha detto a Morning Star News che è venuto a conoscenza del fuoco all'una di notte: “Abbiamo visto il fuoco emanare dalla casa al tempo stesso che i musulmani gridavano ‘Allah Akbar’ [Allah è più grande] ... Arrivati sulla scena dell’attacco, abbiamo scoperto che la casa era stata rasa al suolo e i quattro membri della famiglia erano stati uccisi”.

*** Sempre nel Centro Uganda, una vedova e mamma di 7 figli, Lezia Nakayiza, ha dovuto lasciare la sua casa quando i parenti del suo defunto marito hanno scoperto che aveva abbandonato l’Islam.

“Non potevo condividere la mia fede con i fratelli di mio marito e con i suoi parenti che sono musulmani radicali", ha detto Nakayiza al Morning Star News per telefono.

“A giugno mio figlio minore ha raccontato a uno dei parenti il meraviglioso coro della chiesa che frequentiamo. Questo è stato l'inizio della nostra persecuzione”.

Si è sparsa la voce che i parenti del suo defunto marito stavano pianificando di punirla per aver lasciato l'Islam: “Un vicino cristiano mi ha informato che la famiglia stava pianificando di attaccarci”, ha detto Nakayiza.

Hanno colpito il 20 giugno: “Intorno alle 20:00 ho visto molte persone avvicinarsi alla nostra casa con bastoni e altre armi con un forte rumore proveniente dal capannone degli animali”, ha detto, aggiungendo che li ha sentiti urlare “Via con questi infedeli!”

Mentre cercavano di sfondare la porta principale, Nakayiza e i suoi figli scapparono dalla porta sul retro. La famiglia ora vive in un luogo sconosciuto.

E questo non è un caso unico. A luglio, un'altra vedova nell'Uganda centrale è stata costretta a fuggire da casa sua dopo aver ricevuto minacce islamiste quando i musulmani della zona hanno scoperto che era diventata cristiana.

Tali minacce costituiscono gli ultimi di molti casi di persecuzione dei cristiani in Uganda documentati da Morning Star News.

La costituzione dell'Uganda e altre leggi prevedono la libertà religiosa, incluso il diritto di propagare la propria fede e convertirsi da una fede all'altra.

I musulmani non rappresentano più del 12% della popolazione dell'Uganda, con concentrazioni elevate nelle aree orientali del paese.

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Schermata catturata dal sito di notizie Amaq dello Stato Islamico che ritrae Godfrey Ali Shikagham (a sinistra) e Lawrence Duna Dacighir prima della loro esecuzione da parte di Boko Haram (Morning Star News).

*** Allo stesso tempo, in Nigeria, la scorsa settimana il gruppo estremista islamico Boko Haram ha pubblicato un video che mostra l'esecuzione di due operatori cristiani a Maiduguri, capitale dello stato federale di Borno, ad est del paese.

È quanto riporta il corrispondente del Morning Star News in Nigeria. Boko Haram ha promesso anche di uccidere altri da tribù prevalentemente cristiane.

In un video pubblicato il 22 settembre sul sito dell'agenzia di stampa Amaq di Boko Haram, i due giovani – che si trovavano a Maiduguri svolgendo il loro lavoro nei campi profughi – vengono mostrati in ginocchio mentre tre uomini mascherati e armati stanno dietro di loro.

Parlando in lingua Hausa, il terzo dei tre terroristi afferma nel video di aver giurato di uccidere tutti i cristiani che catturano per vendetta nei confronti dei musulmani uccisi nei precedenti conflitti religiosi in Nigeria.

In una lettera della scorsa settimana al segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Guterres, l'avvocato Emmanuel Ogebe del gruppo USA-Nigeria, una società di consulenza legale con enfasi sui diritti umani, ha espresso preoccupazione per il fatto che il governo nigeriano non ha condannato l'omicidio dei due uomini sebbene stessero aiutando a fornire rifugio agli sfollati nigeriani.

Ogebe ha affermato nella sua lettera che l'uccisione dei due cristiani è stata la prima esecuzione di Boko Haram sulla base della “pulizia etnica”. Le due vittime provenivano dal gruppo etnico Mwalghavul, prevalentemente cristiano.

L'agenzia internazionale di aiuti umanitari Mercy Corps ha sospeso le operazioni negli stati di Borno e Yobe nel nord-est della Nigeria dopo che l'esercito nigeriano ha chiuso quattro dei suoi uffici nella regione senza spiegazioni, ha annunciato l'agenzia lo scorso 25 settembre.

Ricordo che la Nigeria è classificata al 12 ° posto nella World Watch List del 2019 di Open Doors dei paesi in cui i cristiani subiscono le maggiori persecuzioni.

*** Mentre i cristiani sono perseguitati in tantissimi paesi da parte dei musulmani e induisti di matrice radicale, in Italia il neo Ministro dell’Istruzione, il grillino Lorenzo Fioramonti, si schiera contro il crocifisso nelle aule di scuola.

Per il ministro, intervistato da “Un giorno da pecora”, la trasmissione radiofonica di Rai Radio 1, piuttosto del crocifisso, sarebbe “meglio appendere alla parete una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione . . . Ritengo che le scuole non debbano rappresentare una sola cultura ma permettere a tutte di esprimersi. Eviterei un'accozzaglia di simboli, altrimenti diventa un mercato”.

Questo forse ti ricorderà il caso Adel Smith, allora presidente dell'Unione musulmani d'Italia e del giudice Luigi Tosti, tutte e due promotori della battaglia anti-crocifisso.

Contestando le disposizioni ancora in vigore che rendono obbligatoria l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane, hanno fatto appello alla Corte europea dei diritti dell'uomo, la quale, con una sentenza definitiva, nel 2011 sancì che il crocifisso poteva restare affisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane.

L’Osservatorio sulla Cristianofobia rimarrà attento a qualsiasi atto che punta a togliere il simbolo massimo dei cristiani delle aule delle scuole italiane. Perchè l’Italia è cristiana e le sue radici sono cristiane: questo è un fatto, non è un’opinione.


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11/2/2019 10:14 AM
 
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L’associazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre ha presentato ieri a Roma il rapporto 
“Perseguitati più che mai.
Focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019”.


Il rapporto dell’ACS racconta della persecuzione in atto nei 20 paesi in cui è oggi più difficile essere cristiani. Infatti, risulta essere il Cristianesimo la fede maggiormente perseguitata al mondo.

Da parte sua, Aide à l’Eglise en Détresse, il ramo francese dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre, fa sapere sul suo sito che pubblicherà questo rapporto in Francia nel prossimo mese di novembre.

Secondo il rapporto, particolarmente difficile è la situazione dei cristiani nel sud-est asiatico.

Infatti, gli attacchi di quest’anno nello Sri Lanka e nelle Filippine mostrano che ora i cristiani stanno affrontando una triade di minacce: (1) l'estremismo musulmano, (2) il nazionalismo aggressivo e (3) i regimi autoritari.

 *** Negli ultimi due anni, gli attacchi più gravi contro i cristiani sono stati perpetrati dalle milizie islamiste. Il bombardamento del 27 gennaio 2019 nelle Filippine ha ucciso 20 persone e ferito più di 100 persone.

 E la domenica di Pasqua, il 21 aprile 2019, nello Sri Lanka, un attentato di matrice islamica ha ucciso 258 persone e ne ha ferite più di 500.

 Forse ti ricorderai che i sostenitori dell’Osservatorio sulla Cristianofobia hanno preso una posizione in merito al vigliacco e codardo attentato nello Sri Lanka, firmando una petizione di sostegno ai cattolici dello Sri Lanka, nella persona del Cardinale Ranjith, arcivescovo di Colombo.

 Era importante che, in quel momento di dolore, i cattolici dello Sri Lanka sentissero la compassione, la solidarietà e la vicinanza di noi, cattolici italiani, per quanto successo.

 In questa petizione di solidarietà, i membri dell’Osservatorio sulla Cristianofobia ricordavano due punti: chiaramente si è trattato di un attentato commesso da islamici di matrice radicale; e, altrettanto chiaro, le vittime sono stati dei cristiani.

 L’Osservatorio ricordava anche che “se ci rifiutiamo di ammettere che i persecutori sono degli islamici radicali e che le vittime sono dei cristiani innocenti, non si troverà mai una soluzione al problema del terrorismo di matrice islamica radicale”.

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*** Oltre alla violenza islamista, l'ultranazionalismo minaccia il cristianesimo.

In India, più di 100 attacchi contro i cristiani sono stati segnalati tra il 2017 e la fine di marzo 2019.

Secondo Mons. Paulsamy, vescovo di Dindigul, il Bharatiya Janata Party (BJP), il partito al potere, sostiene i fondamentalisti e nega ai cristiani il diritto alla libertà religiosa.

Questa situazione di persecuzione ai cristiani da parte dei fondamentalisti indù è stata denunciata questo mese di ottobre dall’International Christian Concern, l’organizzazione non governativa che si occupa dei diritti umani dei cristiani:“Non esiste assolutamente alcuna norma di legge, qualunque cosa dicono i radicali indù, la polizia esegue".

Sempre secondo l’International Christian Concern, il governo pro-indù del BJP ha ratificato la cosiddetta legge anti-conversione dello stato nel 2017. Come conseguenza, le minoranze religiose, in particolare i cristiani, hanno subito crescenti minacce e attacchi da parte dei nazionalisti indù radicali.

Questa “nuova normalità” ha portato a un aumento degli assalti fisici, di conversione forzata all’induismo e la chiusura di massa delle chiese domestiche.

*** Oltre al nazionalismo, in Cina è anche il regime autoritario a perseguitare i cristiani.

Una situazione di persecuzione denunciata da Bitter Winter, il magazine quotidiano italiano on line sulla libertà religiosa e i diritti umani in Cina, che afferma: “Il governo continua a intimidire, vessare, minacciare e incarcerare gli obiettori di coscienza e a chiudere le chiese che non accettano il controllo dello Stato”.

Infatti, la situazione dei diritti alla libertà religiosa dei cristiani in Cina, come anche quella di altre minoranze religiose, si è deteriorata negli ultimi due anni, poiché il governo si è deciso ad “eliminare” tutte le credenze religiose.

Concretamente, ciò si traduce in una forte repressione delle espressioni religiose non autorizzate dallo Stato, la distruzione di chiese, divieto di vendita di Bibbie online, e così via.

La situazione dei cattolici che coraggiosamente hanno rifiutato di non aderire alla cosiddetta Chiesa patriotica, sotto stretto controllo del governo, è particolarmente difficile.

Sempre secondo Bitter Winter, Mons. Guo Xiji, il vescovo ausiliare della diocesi di Mindong, nella provincia sudorientale del Fujian, è diventato un obiettivo delle persecuzioni governative da quando ha ritirato la firma alla domanda di adesione alla Chiesa patriotica.

Il vescovo è stato ripetutamente sottoposto a pressioni affinché aderisca alla Chiesa patriotica ed è stato minacciato di essere bollato come “vescovo illegale” e punito.

Già a maggio, sempre secondo Bitter Winter, il governo cinese aveva costretto Mons. Lin Yuntuan, ex amministratore apostolico assegnato dal Vaticano all’arcidiocesi di Fuzhou, e più di 100 sacerdoti ad aderire alla Chiesa patriotica minacciando di arrestare chiunque di rifiutasse di sottomettersi al controllo dello Stato.

Anche dopo l’accordo tra la Santa Sede e la Cina del 2018, il governo ha continuato ad esercitare continue pressioni su tutto il clero cattolico affinché aderisse alla cosiddetta chiesa patriotica cinese, sottomessa al governo.

Chi si rifiuta di farlo viene perseguitato e spesso arrestato, di frequente le chiese vengono assalite ed i simboli religiosi distrutti, dopo di che molti edifici sacri vengono chiusi.

Sempre in Asia, adesso nella Corea del Nord, il regime autoritario rende la situazione più drammatica che mai per i cristiani.

Secondo Open Doors, l’ONLUS americana che opera a favore dei cristiani perseguitati, il principale responsabile della persecuzione nella Corea del Nord è lo Stato.

Per tre generazioni tutto nel paese si è concentrato sulla venerazione della famiglia Kim. A causa del costante indottrinamento a cui viene sottoposto l’intero Paese, i vicini di casa e persino i familiari sono molto attenti e denunciano alle autorità qualsiasi evento sospetto.

Soprattutto i bambini possono credere così fortemente all’indottrinamento da arrivare a denunciare i propri genitori, convinti di fare qualcosa di buono e giusto.

Pertanto, molti genitori preferiscono non dire ai loro figli nulla della loro fede cristiana.

Secondo Open Doors, i cristiani perseguitati nel mondo sono 245 milioni.

Con il termine “cristiani perseguitati”, Open Doors intende “il maltrattamento verso singoli o gruppi di persone a motivo della fede. Questo si manifesta in discriminazione culturale e sociale, disconoscimento familiare, privazione di lavoro e di reddito, allontanamento dalle amicizie, impossibilità a sposarsi, limitazioni educative e scolastiche, abusi fisici, torture, rapimenti, mutilazioni, distruzione di proprietà, imprigionamenti, assassini”.

È compito dell’Osservatorio non soltanto raccontare e denunciare gli episodi di cristianofobia ma anche, con il tuo supporto, di ottenere da parte delle istituzioni la condanna formale e azioni concrete per fermare ogni atto di persecuzione e discriminazione a danno dei cristiani.


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11/15/2019 5:37 PM
 
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l’Osservatorio sulla Crisitanofobia è impegnato da 3 anni in aiuti umanitari in Siria, in partnership con la Custodia della Terra Santa e l’Associazione pro Terra Sancta.

 

Tre progetti sono stati portati a termine negli ultimi 12 mesi, gli aiuti al “Franciscan Music Center per i bambini di Damasco”, alla scuola cristiana di Al-Muwahade, ad Hassakè e all’asilo di Maaloula, all’interno del complesso della chiesa cattolica greco-melchita di St. George.

 

Ringrazio di cuore tutti i sostenitori che hanno permesso all’Osservatorio sulla Cristianofobia di portare un pò di gioia e di speranza a questo popolo martoriato.

 

Oggi vorrei aggiornarti brevemente riguardo alla sempre difficile situazione dei cristiani in Siria, vittime di un conflitto che ha già fatto 490 mila morti. E che ancora non vede una conclusione.

 

Mentre parte della popolazione è riuscita a lasciare il paese, la maggioranza è rimasta e cerca di sopravvivere nelle loro città ed abitazioni.

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* * * Secondo Open Doors, l’agenzia americana di sostegno ai cristiani perseguitati, i cristiani che si trovano coinvolti nel conflitto siriano sono dai 40 ai 50 mila.

“Siamo molto preoccupati per coloro che stanno abbandonando le proprie abitazioni” afferma il direttore delle operazioni di Open Doors in Medio Oriente.

E continua: “I cristiani hanno un doppio timore: non solo per via dei combattimenti, ma anche a causa dell’opportunità che potrebbero avere gli estremisti in questa situazione così incerta”.

E poi ci fa un appello: “I cristiani in queste aree della Siria hanno bisogno che la famiglia della Chiesa globale si alzi in preghiera e stia con loro in questo momento tragico e nel lungo periodo”.

Già negli ultimi 2 anni, molti cristiani erano fuggiti nel Kurdistan iracheno, ritenuto più sicuro: negli ultimi giorni, altre famiglie sono scappate in quell’area, che quindi torna nuovamente a dover affrontare un’emergenza.

* * * Inoltre, proprio due giorni fa il Morning Star News, l’agenzia americana di notizia e di monitoraggio riguardo la situazione dei cristiani perseguitati, riporta che i militanti dello Stato Islamico (IS) hanno rivendicato la responsabilità per l’uccisione di un prete cattolico armeno e di suo padre lunedì scorso nella Siria orientale.

Il Reverendo Hovsep Bedoyan, e suo padre, Abraham Bedoyan, sono stati uccisi da uomini armati nella Siria orientale. Il sacerdote aveva fatto una visita pastorale a Deir ez-Zor, una roccaforte dell'IS fino a quando le forze siriane non l’hanno ripresa negli ultimi due anni. Stava supervisionando la ricostruzione di un edificio della chiesa in quella città.

Lui e suo padre erano su una macchina con altre due persone, tra cui il diacono Fadi Sano, che è stato ferito dagli spari. Sono stati attaccati mentre si stavano avvicinando alla chiesa cattolica armena a Deir ez-Zour.

Lo stesso giorno a Qamishli, i bombardamenti nei pressi di una chiesa caldea hanno ucciso almeno sei civili. L'IS ha anche rivendicato la responsabilità di tali attacchi.

* * * Nel frattempo, riporta Asia News, l’agenzia di stampa del Pontificio Istituto Missioni Estere, il Presidente americano Donald Trump ed il suo omologo turco Recep Erdogan si sono incontrati nel contesto dell’offensiva turca contro i curdi e i cristiani nel nord-est della Siria.

Se da un lato Trump esalta il rapporto con Erdogan, dall’altra parte il Congresso americano rilancia le critiche verso Ankara per l’offensiva in Sira, che ha colpito un partner strategico nella lotta contro lo Stato islamico.

Il fatto è che i cristiani in Siria continuano a essere perseguitati, molti sono in fuga in cerca di salvezza. E cosa fa la comunità internazionale? Veramente poco.

Un esempio? Qualche mese fa Inside Over, l’autorevole testata partner de Il Giornale, denunciava la mancanza di volontà dell’Europa nel voler accogliere i rifugiati cristiani siriani. Il caso, secondo Inside Over, è diventato politico in Gran Bretagna, dove alcuni dati dimostrano come il numero dei cristiani ospitati è esiguo rispetto alla complessità del problema.

Ad esempio, nel 2017 il governo di Londra accoglie le domande di asilo da parte di 4.850 siriani. Di questi, solo 11 sono cristiani.

Noi dell’Osservatorio cerchiamo di aiutare tutti quelli che rimangono in Siria, soprattutto nella parte del paese dove c’è ancora un po’ di pace e una certa normalità. Sono cristiani che, con grande coraggio, hanno preferito rimanere nel loro paese, malgrado le tante difficoltà e i tanti pericoli.


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11/29/2019 6:03 PM
 
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Il recente rapporto sulla persecuzione anticristiana “Perseguitati più che mai, focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019”, pubblicato questa settimana dalla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), conferma ancora una volta come i cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato.

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Secondo il rapporto di ACS sono quasi 300 milioni i cristiani che vivono in terre di persecuzione. La situazione è peggio adesso che prima.

È quanto afferma il direttore di ACS, Alessandro Monteduro: “Nel periodo in esame, la situazione è tutt’altro che migliorata e la lista dei Paesi in cui i cristiani soffrono si arricchisce di nazioni quali Camerun, Burkina Faso e Sri Lanka”.

Aggiunge Monteduro: “Dalla sconfitta dell’ISIS abbiamo assistito alla migrazione del terrorismo in altre aree del mondo, innanzitutto in Africa e in Asia, dove infatti si sono verificati gli attacchi anticristiani più eclatanti, in primis quelli avvenuti nello Sri Lanka, nel giorno di Pasqua, che sono costati la vita a 258 persone”.

Ma la persecuzione ai danni dei cristiani non è fatta soltanto in modo cruento, con versamento di sangue, ma anche in altre forme. È quanto ha scritto nella prefazione del rapporto di ACS il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, nel Pakistan:

“La persecuzione religiosa può assumere molte forme. Può tradursi nei brutali attacchi diretti compiuti dallo Stato Islamico (ISIS) … oppure può assumere forme più subdole quali discriminazioni, minacce, estorsioni, rapimenti e conversioni forzate, negazione dei diritti o limitazione delle libertà”.

Lo dimostra il caso, per esempio, di Alisa, denunciato da Open Doors, l’agenzia americana di aiuto e difesa dei cristiani perseguitati.

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Alisa è una giovane donna del nord della Nigeria, perseguitata perché ha lasciato l’Islam e convertita al cristianesimo. Ha subito anche la violenza sessuale da parte di militanti musulmani dei Fulani, una etnia nomade alla quale si deve l’introduzione dell’Islam in Africa occidentale.

“Non pensavo che sarei sopravvissuta … ma Dio nelle sue misericordie mi ha portato così lontano”, ha detto Alisa a Open Doors.

Alisa è stata devastata emotivamente. Ma è soltanto una delle tante donne sopravvissute alla violenza dei militanti musulmani Fulani.

Come già aveva opportunamente denunciato Tempi.it, gli attacchi dei musulmani Fulani hanno causato più vittime di quelli di Boko Haram:

“Solo l’anno scorso i Fulani hanno massacrato 1.930 persone contro le circa 1.600 attribuite ai terroristi islamici affiliati all’Isis … Questi pastori musulmani hanno messo a ferro e fuoco interi villaggi, abitati prevalentemente da cristiani. L’obiettivo, come già denunciato da molti vescovi, è quello di islamizzare la Nigeria e cacciare i cristiani”.

Per Mons. Amove Avenya, vescovo di Gboko, la situazione è gravissima, “una bomba a orologeria che rischia di distruggere il paese. I Fulani sono armati fino ai denti e massacrano donne incinta, bambini, distruggono le nostre campagne. La comunità internazionale non può aspettare che abbia luogo un genocidio per intervenire. Abbiamo bisogno di aiuto”.

L’Osservatorio sulla Cristianofobia, questa piccola ma agguerrita realtà, fa quello che i suoi mezzi gli permettono per alleviare le sofferenze dei cristiani in difficoltà.

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L’aiuto più recente dei sostenitori dell’Osservatorio è quello di dare vita al “Franciscan Music Center per i bambini di Damasco”. Un progetto, fatto in partnership con i Francescani della Terra Santa, che avrà un impatto diretto e fondamentale nella vita di 40 bambini.

Per questi 40 bambini frequentare il “Franciscan Music Center” è una delle pochissime opportunità che hanno per rafforzare la loro crescita, la loro educazione e costruire il loro futuro.


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12/2/2019 11:59 AM
 
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Attacco terroristico Burkina Faso contro una Chiesa: 14 morti. Africa news

 

Attacco terroristico Burkina Faso: 14 morti in attentato a chiesa protestante nell'est

Sono almeno 14 le persone morte in un attacco a una chiesa protestante nell'est del Burkina Faso, regione presa di mira piu' volte dagli islamisti quest'anno. Lo ha riferito il governo, precisando che "uomini armati non identificati" hanno assaltato l'edificio religioso durante la messa domenicale nella cittadina di Hantoukoura, vicino al confine con il Niger.

Il terrorismo spaventa il Burkina Faso

I soldati sono a caccia dei responsabili, scappati dopo aver fatto "14 morti e molti feriti". Gli attacchi in Burkina Faso, che confina con Niger e Mali, sono iniziati nel nord ma si sono poi diffusi nell'est e nell'ovest del Paese nel 2018; la stessa capitale e' stata colpita tre volte. Secondo l'Onu, sono circa 500mila gli abitanti che sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa delle violenze. Ex colonia francese per due terzi abitata da musulmani e un terzo cristiani, il Burkina Faso ha dovuto affrontare nell'ultimo anno un intensificarsi degli attacchi


[Edited by Credente. 12/2/2019 12:00 PM]
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1/1/2020 5:13 PM
 
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Il giorno di Natale, in Nigeria, lo Stato islamico – secondo quanto riferisce l’agenzia Asianews – ha “decapitato” 11 cristiani, che erano stati da loro catturati. I Jihadisti hanno rivendicato la strage come “messaggio ai cristiani del mondo intero”. Anche alla vigilia di Natale, in un villaggio cristiano vicino a Chibok, avevano ucciso sette persone e avevano rapito un giovane.

Tuttavia questo macello del terrorismo musulmano non sembra interessare ai nostri media e ai governi dell’Occidente (con l’eccezione di Boris Johnson che in questi giorni ha tuonato contro le persecuzioni ai cristiani e contro il boicottaggio a Israele).

La notizia degli undici cristiani decapitati a Natale e dei sette uccisi il giorno prima è caduta nella generale indifferenza (come altri episodi analoghi negli anni scorsi). Niente prime pagine, né titoloni.

Per la povera gente dell’Africa che muore ammazzata nella sua terra non si accendono i riflettori, tanto più se sono cristiani (uccisi in quanto cristiani) e se a massacrarli sono gli islamisti.

Eppure queste ultime stragi fanno parte di quella guerra, scatenata dai musulmani di Boko Haram e altri gruppi jihadisti, che in Nigeria, negli ultimi dieci anni, secondo i dati dell’Onu, ha fatto circa 36 mila vittime e due milioni di sfollati.

I cristiani sono il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Secondo l’ultimo rapporto della World Watch List del 2019 sono saliti a 245 milioni i fedeli di Cristo che subiscono persecuzione. Su 150 Paesi monitorati, ben 73 mostrano un livello di persecuzione “alta, molto alta o estrema”. L’anno precedente erano 58.

Anche i martiri cristiani – uccisi per la loro fede – sono cresciuti: dai 3.066 del 2017 ai 4.305 del 2018. È un dramma che va avanti da anni nel silenzio assordante dei media che dedicano poco o niente a questi fatti drammatici.
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1/17/2020 11:14 AM
 
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Cristiani in Nigeria, la strage silenziosa


L'appello di don Joseph Fidelis: "Aiutateci, qui i cristiani rischiano l’estinzione"


Giovane cristiana
 



Ill sangue dei cristiani continua a colorare ogni giorno le strade del Nord della Nigeria del Nord, dove imperversano i gruppi islamisti integralisti, che il governo centrale di Abuja non riesce a contrastare malgrado le intense campagne militari. La denuncia toccante arriva tramite un video inviato dal sacerdote nigeriano, don Joseph Bature Fidelis alla Fondazione Pontificia, Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). Il prete nigeriano si rivolge con “dolore e con ansia” ai media di tutto il mondo per raccontare una persecuzione che definisce “aumentata e peggiorata” dalla strage del 26 dicembre costata la vita a 11 cristiani ed eseguita da un gruppo jihadista legato all'Isis, che poi ha pubblicato il video dell'uccisione su Amaq, l'organo propagandistico dello Stato Islamico. Il filmato dura un minuto e mostra 11 uomini bendati, fucilati e pugnalati da miliziani della autoproclamata “Provincia dell'Africa Occidentale dello Stato Islamico” (Iswap) in una località sconosciuta.


"Non lasciateci soli"


Secondo don Fidelis, in queste ultime tre settimane i cristiani sono “massacrati” lungo le strade che portano a Maiduguri (la capitale dello stato federale nigeriano di Borno). “I nostri villaggi sono dispersi – afferma ancora il sacerdote - e a Maiduguri viviamo da prigionieri, rischiamo l’estinzione!”. Il videomessaggio si conclude con un accorato appello all’Europa e all’Italia affinché esercitino pressioni sul governo della Nigeria perché agisca in maniera più incisiva in favore della difesa dei cristiani. “Aiutateci – aggiunge -, non lasciateci soli, se tutto questo prosegue in silenzio, rischiamo uno sterminio enorme”. La sollecitazione di don Fidelis arriva mentre si teme anche per la sorte dei quattro seminaristi del Seminario Maggiore “Buon Pastore” di Kaduna, nell’omonimo Stato federato della Nigeria, rapiti la sera dell’8 gennaio scorso da sequestratori non ancora identificati. I loro nomi sono Pius Kanwai (19 anni), Peter Umenukor (23 anni), Stephen Amos (23 anni) e Michael Nnadi (18 anni). Per rispondere a questo ennesimo atto di violenza anti-cristiana, Acs ha lanciato una raccolta fondi, dall’alto valore simbolico, per sostenere un seminario nel Nord della Nigeria.


Le violenze


Non c’è tregua quindi in Nigeria per la comunità cristiana malgrado dal 2016 l’esercito governativo abbia ridimensionato la capacità di azione del gruppo estremista Boko Haram che si è diviso in due fazioni. Secondo le agenzie umanitarie, dal 2009 ad oggi gli attacchi delle diverse milizie integraliste hanno provocato almeno 30 mila vittime civili e alcuni milioni di sfollati interni. Il mondo ha puntato i riflettori su questa crisi solo in occasione di alcune azioni eclatanti, come il famigerato rapimento, nell’aprile del 2014, delle 276 studentesse da parte di Boko Haram, tra le quali diverse cristiane. Cinquanta di loro furono liberate ma il resto fu costretto a convertirsi a sposare i guerriglieri. In un rapporto, presentato prima di Natale, dell’Ong inglese Hart (Humanitarian Aid Relief Trust), fondata dalla baronessa Caroline Anne Cox, membro della Camera dei Lord inglese, si stima che da gennaio a dicembre del 2019 siano stati oltre 1000 i cristiani uccisi in Nigeria. Il report evidenzia che, a differenza di altri anni, la maggior parte dei cristiani non è stata uccisa dai terroristi fondamentalisti di Boko Haram, ma dalle milizie Fulani, composte da pastori musulmani che contendono la terra ai contadini che sono soprattutto di fede cristiana. I Fulani hanno distrutto nell’ultimo anno villaggi e chiese. Dunque si è aggiunto un altro elemento di terrore in un territorio già molto instabile e complesso. La Chiesa locale dal canto suo è impegnata a non far sfociare queste violenze in un conflitto interreligioso.


L'appello


Dopo il massacro di Natale degli 11 cristiani l’arcivescovo di Abujam, monsignor Ignatius Ayau Kaigama, ha parlato a Vatican News di "atti sacrileghi che vogliono provocare tensione, conflitti e crisi tra cristiani e musulmani", soffiando sul fuoco di una guerra di religione. Anche il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, ha invitato il popolo a non cadere nella trappola della polarizzazione tra musulmani e cristiani, definendo i terroristi "assassini di massa, senza coscienza, senza Dio che macchiano il nome dell'Islam con le loro atrocità".


fonte: www.interris.it/religioni/cristiani-in-nigeria--la-strage-silenziosa?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=gio...



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1/18/2020 2:59 PM
 
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L’anno comincia sotto il segno della persecuzione e della vessazione a danno dei cristiani, dalla Nigeria al Pakistan, dalla Cina all’India, e così via.








 


Di seguito, ti presento un elenco – per nulla esaustivo – di quanto sta succedendo.


 


In India, nello Stato dell'Uttar Pradesh, nel nord del paese, la polizia spesso lavora in tandem con gli estremisti indù per perseguitare e vessare i cristiani. È quanto ci fa conoscere il Morning Star News, l’agenzia americana di difesa dei cristiani perseguitati.


 


“È diventata un’abitudine che un gruppo di estremisti indù irrompe nelle case dei cristiani e li accusa di proselitismo degli indù verso il cristianesimo”, ha riferito Dinanath Jaiswar, volontaria della fondazione Alliance Defending Freedom, l’organizzazione che offre assistenza legale ai cristiani vittime della persecuzione.


 


“Quando i cristiani negano le accuse e si rifiutano di interrompere le preghiere, la polizia usa la forza per portarli in custodia”, ha detto Jaiswar.


 


La situazione è diventata così rischiosa che le circa 25 famiglie cristiane che vivono in quella regione si sono astenute dal mettere le stelle di Natale fuori dalle loro case durante il periodo natalizio, terrorizzate dal fatto che sarebbero state identificate come cristiane e prese di mira dai fanatici indù.


 


L'India è al 10 ° posto nella World Watch List del 2019 di Open Doors dei paesi in cui è più difficile essere cristiani. Il paese era al 31° posto nel 2013, ma la sua posizione è peggiorata da quando il Partito Bharatiya Janata (Partito del Popolo Indiano) è salito al potere nel 2014.


 


In Cina, informa Bitter Winter, l’agenzia italiana sulla libertà religiosa e sui diritti umani, cresce la pressione delle autorità cinesi sugli obiettori di coscienza cattolici, quelli che si rifiutano di aderire alla cosiddetta Chiesa patriotica, di ubbidienza al governo cinese.


 


Nell’arcidiocesi di Fuzhou, per esempio, il governo ha chiuso oltre 100 luoghi di culto guidati da sacerdoti che non si rassegnano ad aderire alla Chiesa patriottica.


 


Secondo le fonti di Bitter Winter, sono state inoltre chiuse tutte le sale che appartenevano a quella che era conosciuta come Chiesa Cattolica clandestina dei distretti di Jin’an e di Gulou, sempre a Fuzhou.


 


In ottobre, l’amministrazione cinese locale ha esposto una notifica di demolizione verso la conosciuta chiesa Haiyan, con la scusa che si trattava di una “sala per riunioni illegale”.


 


Nella chiesa sono poi state installate quattro telecamere di sorveglianza.











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La chiesa Haiyan è stata svuotata


















“Ovviamente il governo sta cercando di costringerci ad aderire alla Chiesa patriotica”, ha spiegato un sacerdote. Egli ha poi aggiunto che la crisi si è acuita a partire dall’Accordo tra la Santa Sede e la Cina del 2018, in seguito al quale, ha affermato, il Vaticano non ha più appoggiato attivamente i sacerdoti che non si piegano ad aderire alla Chiesa patriotica.


 


E dal Pakistan, un caso che ci fa conoscere La Nuova Bussola Quotodiana, il quale potrà avere un lieto fine, ma assolutamente il risultato non è scontato.


 


Ogni anno in Pakistan, secondo riferiscono le Ong locali, sono almeno un migliaio le ragazze rapite, violentate, costrette a convertirsi all’Islam e a sposare il proprio rapinatore e stupratore.


 


Ragazzine adolescenti, o perfino bambine, che è pressoché impossibile riportare a casa a causa della connivenza con i rapitori di molti agenti di polizia e di un sistema giudiziario che discrimina le minoranze.


 


È questa la sorte che era stata riservata alla quattordicenne Huma Younas, cristiana, quando il 10 ottobre viene rapita da Abdul Jabbar, un uomo musulmano.


 


I genitori di Huma sporgono subito denuncia, recandosi alla stazione di polizia di Korangi, portando con sé sia il certificato di battesimo che l’atto di nascita della figlia.


 


Ma, come tanti genitori cristiani prima di loro, si sono trovati di fronte a un muro di gomma. L’ennesimo caso in cui il sistema giudiziario pachistano rivela tutta la sua iniquità ai danni dei cristiani.


 


Nel frattempo, il musulmano Jabbar porta Huma nella provincia del Punjab, a circa 600 chilometri di distanza da casa, in una località chiamata Dera Ghazi Khan. Lì l’ha violentata, costretta a convertirsi all’Islam e obbligata a sposarlo.
















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Provvidenzialmente, a questo punto della vicenda, i genitori di Huma trovano il sostegno dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre, la fondazione pontificia di aiuto ai cristiani perseguitati, nonché il soccorso legale della avvocatessa cattolica Tabassum Yousaf che ha già seguito diverse cause di ragazze rapite e che ora le difende pro bono.


 


Jabbar, il rapinatore musulmano, e i suoi familiari non mollano e continuano a fare pressioni sulla famiglia di Huma affinché lascino cadere le accuse. L’uomo ha perfino minacciato di denunciare i “suoceri” e la Yousaf per blasfemia.


 


“Accade spesso che i rapitori si servano della cosiddetta legge antiblasfemia per convincere le famiglie delle ragazze rapite a lasciar perdere”, ci spiega l’avvocatessa Yousaf, che tuttavia non si lascia intimorire: “Ho paura per la mia vita, ma vado avanti e non mi lascio intimidire”.


 


L’udienza presso l’Alta Corte è fissata per il prossimo 16 gennaio. Intanto, però, la Yousaf e i genitori di Huma stanno cercando di riportarla a casa almeno fino al processo, per sottrarla a una vita di abusi quotidiani.


 


Sullo sfondo resta comunque la paura che Huma, come migliaia di ragazze cristiane prima di lei, resti incatenata a vita al suo aguzzino o peggio ancora finisca vittima della tratta di esseri umani.


 


Infatti, molte giovani cristiane, dopo alcuni mesi, vengono ripudiate dal “marito” e poi vendute ad altri uomini, oppure costrette a prostituirsi.


 


In Nigeria, secondo Aleteia France 24hs, è successo un nuovo massacro di cristiani alla fine dell'anno.


 


Il gruppo jihadista Stato islamico, nell'Africa occidentale, ha pubblicato il 26 dicembre un video che mostra l'esecuzione, nella Nigeria nord-orientale, di undici uomini presentati come cristiani. Questi omicidi si aggiungono ai numerosi abusi commessi nel Paese contro i cristiani dai jihadisti.


 


È “un messaggio ai cristiani di tutto il mondo” ha detto un uomo mascherato in questo video diffuso da Amaq, l'agenzia di propaganda dello Stato Islamico.


 


Girato in un luogo non identificato, mostra l'esecuzione di undici uomini, presentati come cristiani, nella Nigeria nord-orientale. Con gli occhi bendati, vengono colpiti e decapitati.


 


Se la scena è raccapricciante, purtroppo è tutt'altro che nuova. Un anno fa, a gennaio 2019, Open Doors, l’agenzia americana di difesa dei cristiani perseguitati, aveva già mostrato che il 90% dei cristiani uccisi nel 2018 nel mondo, erano stati in Nigeria(3.731 morti sul suolo nigeriano, contro i 2.000 nel 2017).


 


In questo paese, i cristiani affrontano una doppia minaccia, il gruppo jihadista Boko Haram e i pastori musulmani “fulani”.
















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Purtroppo “questi eventi passano inosservati”, si lamenta a Aleteia France Benoît de Blanpré, direttore dell’Aide à l’Eglise en Détresse France. “Quanti drammi ci vorranno affinché l'Occidente si svegli e riprenda l'argomento?”, si domanda Blanpré.


 


Infatti, il grande assente di tutte queste persecuzione sono le autorità dell’Occidente, quelle europea in particolare.


 


Per questa ragione, l’Osservatorio sulla Cristianofobia ha lanciato lo scorso mese una petizione al Commissario responsabile delle politiche migratorie e di sicurezza dell’Unione Europea, il greco Margaritis Schina.


 


La consegna delle petizioni firmate dai membri e sostenitori dell’Osservatorio è prevista per l’inizio del mese prossimo.


 


È compito dell’Osservatorio sulla Cristianofobia non soltanto raccontare e denunciare gli episodi di cristianofobia ma anche, con il tuo supporto, di ottenere da parte delle istituzioni la condanna formale e azioni concrete per fermare ogni atto di persecuzione e discriminazione a danno dei cristiani.


 










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2/12/2020 11:21 AM
 
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fra i tantissimi accaduti negli ultimi 10 giorni:
















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*** In Svizzera, la compagnia aerea Swiss Air Lines non ha resistito alla lobby delle organizzazioni anti-vita e anti-famiglia e ha deciso di cessare il rapporto con il produttore di cioccolato Läderach.


Per più di 10 anni, Läderach aveva fornito alla compagnia aerea piccole scatole di cioccolatini che venivano consegnate ai passeggeri come segno di apprezzamento.


Ragione: l'affiliazione del suo proprietario, Jürg Läderach, con “Christianity for Today” (CFT), un'organizzazione cristiana pro-vita e pro-famiglia. CFT sostiene, giustamente, e seguendo i principi cristiani, che la vita va protetta dal concepimento alla morte naturale. E la famiglia è composta da un uomo e da una donna!


Dopo mesi di pressioni e di pubblicità negativa, Swiss Air ha alzato bandiera bianca (Fonte: Life Site News).
















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*** In Francia, otto chiese e due istituti scolastici cattolici sono stati vandalizzati con graffiti a Bordeaux e Talence durante la notte tra il 18 e il 19 gennaio.


Le chiese interessate sono Notre-Dame, Saint-Eloi, Sainte-Croix, Sainte Eulalie, Saint-Seurin, Sacré-Coeur e Saint-Paul a Bordeaux, la chiesa di Notre-Dame de Talence e gli istituti scolastici cattolici di Albert le Grand e Saint-Genès a Bordeaux. I graffiti si riferiscono specialmente alla legge sulla bioetica.


L'arcivescovo di Bordeaux ha espresso “profonda tristezza” e si è fermato accanto a“coloro che furono feriti dalle iscrizioni oscene e dagli insulti scritti su molti edifici”(Fonte: Observatory on Intolerance and Discrimination Against Christian in Europe, Info Chretienne, BFMTV, e en.24).


*** Sempre in Francia, ad un pullman affollato di pellegrini cattolici diretto a Pontmain è stato impedito di lasciare la casa diocesana della città di Caen da una ventina di persone, tutte mascherate in nero che sparavano palline da paintball sul parabrezza.


Un portavoce della diocesi ha spiegato che i manifestanti probabilmente hanno confuso l'autobus di pellegrinaggio per uno diretto a Parigi per una manifestazione di “Manif pour Tous”, l’associazione di difesa della famiglia e della vita.


Il fatto è che è stata la seconda volta in pochi mesi che un autobus di pellegrinaggio è stato attaccato dopo essere stato scambiato per un autobus di “Manif pour Tous”.


Circa cinquanta persone, tra cui anziani e bambini, si trovavano sul pullman quando si è verificato l'attacco. Secondo la diocesi, i passeggeri seduti nella parte anteriore del bus sono rimasti scioccati da questo attacco, così come il conducente (Fonte: Observatory on Intolerance and Discrimination Against Christian in Europe, France 3).


È compito di quest’Osservatorio non soltanto raccontare e denunciare gli episodi di cristianofobia ma anche, con il tuo supporto, di ottenere da parte delle istituzioni la condanna formale e azioni concrete per fermare ogni atto di persecuzione e discriminazione a danno dei cristiani.










3/15/2020 7:58 PM
 
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AGGIORNAMENTI sulla terribile situazione dei cristiani nella Corea del Nord. Condivido con te un’intervista di Marco Gombasa di Inside Over, un progetto de Il Giornale.

Come ti avevo aggiornato qualche tempo fa, secondo OpenDoors, l’agenzia americana di difesa dei cristiani perseguitati, la Corea del Nord è tra i paesi dove i cristiani patiscono di più la persecuzione. Sempre secondo OpenDoors, su circa 300mila cristiani, fra 50mila e 70mila si trovano all’interno di un campo di lavoro.

Inside Over ha intervistato un rifugiato cristiano dalla Corea del Nord, scappato al regime. Il suo nome di fantasia è Lee.

Secondo Lee, i cristiani in Corea del Nord vivono nel terrore di essere scoperti dalle spie e dalla polizia segreta del regime. E di essere trasportati nei temutissimi campi di lavoro nord coreani.


“Le famiglie cristiane devono nascondere la Bibbia dietro le foto del presidente Kim Jong-un obbligatoriamente appesa al muro di ogni casa. Le messe vengono celebrate in maniera clandestina e non ci si può riunire in gruppi perché si sospetta sempre la presenza di alcune delle spie del governo.

“Le spie s’infiltrano anche nei gruppi cristiani della Corea del Sud e della Cina per capire quali organizzazioni aiutino i cristiani a fuggire dal Nord. C’è una fitta collaborazione tra governo cinese e quello nord coreano nelle persecuzioni. Quasi tutti i cristiani nordcoreani che sono stati catturati in Cina, sono stati rispediti in Nord Corea.

Rispondendo alla domanda “perché la Corea del Nord perseguita così duramente i cristiani?”, Lee risponde:


“Pyongyang [la capitale della Corea del Nord] definisce i cristiani una minaccia diretta a Kim Jong-un poiché secondo loro ci deve essere un solo Dio [Kim Jong-un naturalmente!]. Per questo, oltre a essere un crimine contro lo Stato e un reato politico, essere cristiani è anche un crimine contro il leader supremo stesso e contro tutta la sua famiglia.

“Mi sono convertito al cristianesimo durante la mia fuga. La polizia cinese mi aveva catturato a Shanghai e in prigione ho incominciato a pregare perché ero convinto che mi rispedissero in Corea del Nord dove mi avrebbero giustiziato.

“Per fortuna sono riuscito a fuggire nuovamente. Non avrei mai potuto essere un cristiano in Corea perché la maggioranza dei cristiani sono detenuti nei campi di concentramento oppure giustiziati pubblicamente nelle piazze”.

Adesso in libertà, Lee ha un “particolare timore degli hacker nordcoreani. Si dice che ve ne siano oltre 7mila che controllano quotidianamente tutti quelli che loro considerano disertori che siano in Asia, America o in Europa. Possono controllare il tuo cellulare, il computer e tutti i tuoi spostamenti. Non sai cosa aspettarti.”



Secondo Lee, “è fondamentale che gli Stati europei e l’Unione europea continuino a fare delle pressioni alla Corea del Nord perché rispetti i diritti umani e la libertà religiosa anche imponendo delle sanzioni.



Lee lamenta l’atteggiamento di noi cristiani europei:



“Sembra che i Paesi europei abbiano perso la loro identità a si siano dimenticati dei loro fratelli cristiani perseguitati nel mondo. Il Vaticano e le Chiese europee possono e devono fare molto di più per aiutarci! Sembra siano impauriti di palesare la loro identità come se non ne fossero orgogliosi. I leader religiosi sono riluttanti a parlare della persecuzione dei cristiani. Aspettiamo da loro molto di più di quello fatto fino ad ora!”
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