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Pensieri su Maria

Last Update: 1/7/2020 10:36 PM
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11/30/2011 10:21 PM
 
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8) Giuseppe e Maria non compresero le parole di Gesù (cf. Lc 2,50)

I ricordi di Luca sono gli unici del NT che illuminano l’ombra misteriosa che avvolge i lunghi anni della vita di Gesù a Nazaret con Maria. È un episodio strano quello di Gesù dodicenne, ritrovato nelle aule scolastiche del tempio dopo una ricerca affannosa. Strano ma non incomprensibile perché preannuncia il distacco di Gesù dalla famiglia terrena per la sua futura missione.

Questo episodio dice molto anche su Maria. La sua fermezza materna (Figlio perché ci hai fatto così?), la sua affettuosa angustia, la sua delicatissima modestia che la spinge a mettersi in second’ordine nei confronti dello sposo silenzioso (Ecco tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo).

Ma tutta la forza dell’episodio sta nella risposta di Gesù (Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?), una risposta oscura che diventerà presto chiara alla luce del vangelo: Gesù si dedicherà totalmente alle cose del Padre suo, cioè alla sua missione.

Per il momento neppure Maria capisce a fondo; per questo ci ripensa (conservava tutte queste cose nel suo cuore). Le prime parole di Gesù registrate dai vangeli sono rivolte a Maria. La madre autorevole e gentile diventa la prima discepola, istruita dalla misteriosa dottrina del Figlio. Per capire, anche lei dovrà compiere il suo lento e docile cammino di fede, inoltrandosi nel mistero, guidata dall’insegnamento del Figlio.

San Luca, che dedica a Maria alcune delle più belle pagine del suo vangelo, non ce la presenta come la creatura avvolta di luce, che sa già tutto fin dall’inizio sul mistero del Figlio. Al contrario. Anche all’annuncio dell’angelo non aveva capito, era rimasta turbata; poi si era abbandonata, fidandosi della parola di Dio.

Con Maria ha inizio il difficile cammino della Chiesa, che accoglie con fede il mistero di Dio e se ne lascia progressivamente illuminare.

 

9) Alle nozze di Cana c’era la madre di Gesù (cf. Gv 2,1)

Natale e passione, incarnazione e redenzione: sono i due momenti importanti della presenza di Maria accanto a Gesù. Su di essi i vangeli hanno lasciato ricordi indimenticabili. Nel periodo intermedio, tempo del ministero pubblico di Gesù, tutta l’attenzione degli evangelisti è assorbita dalla attività del Maestro. Tuttavia qualche ricordo su Maria non manca, e anche molto significativo. Il primo è riferito da Giovanni e riguarda la presenza di Maria a Cana in occasione di una festa di nozze. La madre svolgerà una parte importante; proprio per questo Giovanni ne parla. Ma è già interessante la presenza di Maria in questo villaggio della Galilea, non lontano da Nazaret, per un’occasione del tutto profana: un matrimonio. Questa creatura eccelsa si muove a suo agio tra le piccole cose di ogni giorno, si preoccupa del necessario ed è attenta alle necessità di tutti. Non è a Cana nelle vesti dell’ospite, seduta tranquillamente al posto di riguardo, ma come serva: Maria non si smentisce mai.

Maria creatura terrena, che vive tra le umili cose della vita di ogni giorno, che si preoccupa delle vicende della gente e prevede il loro imbarazzo, che si dà pensiero di cose tanto materiali (Non hanno più vino!), è proprio la creatura che innumerevoli generazioni cristiane hanno sentito vicina e hanno venerato come madre e sorella. Giustamente tutto ora, a Cana, convergerà su Gesù, sul segno prodigioso da lui compiuto e sulla fede dei discepoli che credettero in lui; e Maria farà la sua parte. Ma già la sua presenza così umana è un dato evangelico prezioso: vive tra gli uomini la vita di ogni uomo.

 

10) La madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino" (Gv 2,3)

Le parole di Maria rivelano qualcosa del suo carattere: la sua sensibilità verso le situazioni critiche degli altri, la sua prontezza nell’intervenire in favore di chi ha bisogno, la sua determinazione a coinvolgere il Figlio nella realtà concreta della vita, nelle cose materiali. Sono aspetti ai quali l’evangelista Giovanni è sensibilissimo. Pur nella sua altissima spiritualità, il quarto vangelo è il vangelo dell’Incarnazione: il Verbo di Dio si è fatto carne, si è fatto uomo in modo concreto, umile, reale.

Sarebbe pericoloso, per l’evangelista, spiritualizzare l’Incarnazione; per questo motivo non perde occasione per sottolineare l’autentica umanità di Colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi. E nel suo vangelo descrive Gesù stanco e assetato, malinconico, piangente, turbato per il tradimento dell’amico.

La presenza di Maria accanto a lui proprio all’inizio della sua missione è un tratto significativo della sua piena e totale umanità. Il gesto di Maria che non esita a coinvolgere il Figlio in una faccenda modesta, ma imbarazzante, entra in questa logica di incarnazione concreta. Per l’intervento di Maria, Gesù entra a contatto con la vicenda umana modesta, apparentemente meschina e banale. È invitato (Gv 2,2) a condividere la vita quotidiana di tutti, spesso crocifiggente anche nei suoi risvolti più meschini.

Il primo miracolo di Gesù, in realtà è il miracolo di Maria, voluto, chiesto e provocato da lei. Un miracolo che ha un profondo significato evangelico (il vino buono di Gesù al posto dell’acqua dei riti giudaici), ma ugualmente importante sul piano delle semplici realtà umane. Soprattutto importante perché con esso la gloria di Gesù comincia a manifestarsi e i suoi discepoli credettero in lui. Si percepisce un rapporto tra la fede di Maria e la fede dei discepoli che viene suscitata e ravvivata proprio dal miracolo causato e ottenuto da Maria.

Giovanni non parla ancora della maternità di Maria nei riguardi dei discepoli, lo farà nella scena della croce; ma qualcosa appare già. Da Maria ai discepoli circola una linfa viva ed è in rapporto a lei che essi maturano proprio come discepoli. In questo incontro con la madre di Gesù, i discepoli si trovano definitivamente legati con la loro fede al Figlio.

 

11) "Gesù discese a Cafarnao insieme con sua madre" (Gv 2,12)

Ecco un’altra notizia preziosa che arricchisce la nostra conoscenza sulla vita di Maria e i suoi rapporti col Figlio.

Da nessun altro evangelista veniamo a sapere niente di simile.

Per gli altri Maria sembra come una grande solitaria confinata nel suo villaggio di Nazaret; magari visitata dal Figlio o in visita a lui, ma esclusa dalla sua vicenda pubblica, estranea al suo insegnamento e ai suoi miracoli. Giovanni invece ci informa su quanto ignoravamo. Non solo Maria è presente a Cana, ma quando Gesù scende da Nazaret a Cafarnao, porta con sé sua madre. Con Gesù, circondato dai discepoli all’inizio della sua vita pubblica, c’è sua madre. Maria, anche se in ombra, rimarrà fedele fino alla fine, sempre vicina al Figlio e presente soprattutto nel momento doloroso della passione e della morte. La sua fedeltà non ha avuto un cammino facile, ma la sua fede è rimasta fresca e intatta fino alla fine. Non è certo un caso che Giovanni racchiuda il racconto della vita di Gesù tra due scene in cui compare la madre: Cana e la croce. Accanto a Gesù c’è sempre Maria, simbolo di una fedeltà che supera ogni prova.

 

12) "Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano" (Mc 3,32)

Un episodio amaro ricordato dagli evangelisti sinottici documenta drammaticamente le divisioni nella parentela di Gesù, e, implicitamente almeno, la pena della madre. I parenti, preoccupati di quello che sentono dire su Gesù - miracoli, movimenti di folle - uscirono per andarlo a prendere, e dicevano: è fuori di sé (Mc 3,21). Una scena violenta dunque, non una visita amichevole: vanno con l’intenzione di troncare la vicenda pubblica del loro parente scomodo. Questo ci fa capire la reazione decisa di Gesù.

Naturalmente Maria non condivide l’ostilità dei parenti. Probabilmente ha voluto, proprio come spesso fanno le mamme, mettersi tra i parenti irritati e il Figlio sicuro di sé e deciso a procedere per la sua strada, per fare da paciera. Gli evangelisti non ci danno spiegazioni. Rimane la notizia triste del brutto momento attraversato da Maria. Essere madre del Messia non è stato facile per lei.

Come reagisce Gesù a questa incursione dei parenti?

Rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre" (Mc 3,33-35).

Non c’è dubbio che queste parole pronunciate da Gesù sono severe. In qualche modo sembrano particolarmente indirizzate a Maria. Infatti il termine che la riguarda, madre, apre e chiude le frasi di Gesù. Gesù reagisce con energia e decisione all’intrusione della parentela senza far distinzioni, rivendicando piena libertà di azione nei loro riguardi. Gesù si stacca dalla sua famiglia per formarsene una nuova, unita non dai legami del sangue ma dalla parola del vangelo e dalla dedizione al regno di Dio. D’ora in avanti i suoi discepoli saranno per lui fratello, sorella e madre.

Sono parole forti e molto belle. È giusto che chi è chiamato da Dio a svolgere un compito per la redenzione del mondo, sia pronto ad abbandonare casa, fratelli, sorelle, madre, padre, figli... Difatti è proprio quello che Gesù chiederà ai suoi discepoli (cf. Mc 10,29).

Maria però non viene messa in disparte, anzi entra nella famiglia di Gesù a nuovo titolo perché è colei che compie la volontà di Dio in modo sublime.

E quando gli altri saranno assenti, lei sarà presso la croce del Figlio, al suo posto di madre. Maria ha saputo vivere nel silenzio e nel nascondimento, ha saputo rimanere discretamente nell’ombra perché Gesù apparisse in piena luce. La sua umiltà e discrezione sono testimonianza di una grandezza veramente evangelica.

 

13) "Non è costui il falegname, il figlio di Maria?" (Mc 6,3)

È l’unica volta in cui, in tutto il NT si trova formulato questo bel titolo messianico. Gesù è il figlio di Maria. È un fatto singolare da parte di san Marco indicare Gesù attraverso la madre e non mediante il padre, come sarebbe stato più naturale nella civiltà di allora. Infatti gli altri evangelisti preferiscono esprimersi diversamente: Non è il figlio di Giuseppe? (Lc 4,22) o il figlio del falegname? (Mt 13,55).

Gesù non ha un padre terreno, ma solo una madre. E l’evangelista Marco, in occasione della visita di Gesù a Nazaret, mette in risalto e in primo piano la figura di Maria. E benché nel suo vangelo i ricordi sulla madre di Gesù siano tanto scarsi, gli siamo grati di aver coniato e di averci tramandato questo delicatissimo titolo messianico: il Figlio di Maria. È una prima traccia di attenzione alla madre di Gesù. Vicino a Gesù troveremo sempre sua madre. Le generazioni cristiane hanno avuto ragione a riconoscere in Maria, madre amorevole e fedele vicina al suo Figlio Gesù, il simbolo dell’umanità che cerca Gesù con fiducia.

 

14) "Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!" (Lc 11,27)

Luca, come gli altri evangelisti, benché dimostri tanta attenzione alla figura di Maria, racconta sempre gli episodi del suo vangelo per mettere in risalto il messaggio di Gesù. Così anche in questo caso singolare in cui una donna innominata interrompe un discorso di Gesù col suo grido entusiasta: Beata tua madre! Quanto a Luca, pur puntando sull’insegnamento di Gesù: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano (Lc 11,28), è chiaro che sente questo episodio in un modo particolare: quasi come il compiersi di una profezia. Nel suo cantico Maria aveva annunciato: D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata (Lc 1,48). Maria aveva preso lo spunto dalle parole di Elisabetta: Beata colei che ha creduto (Lc 1,45). La sua profezia si compirà nei secoli, ma già durante la vita di Gesù comincia ad attuarsi. Ed ecco il grido di questa donna entusiasta: Beata tua madre!

Nel vangelo la beatitudine ha un significato tutto particolare: esprime la felicità della creatura povera su cui si curva l’amore di Dio con i suoi doni di salvezza. Ad ogni discepolo Gesù ha proposto la beatitudine. Per questo Maria rimane nella storia cristiana il segno gioioso dell’amore di Dio che allieta la vita degli umili e li colma di speranza. E così si continua a proclamare beata la madre di Gesù.

Con la sua risposta un po’ brusca, Gesù sembra contrapporsi alle parole della donna, quasi intendesse: Non beata mia madre, ma piuttosto...

Il significato invece è questo: Mia madre è beata perché ha ascoltato la parola di Dio e l’ha conservata nel suo cuore. Per quello che riguarda l’ascolto e la conservazione della parola di Dio, Maria è la prima nel vangelo che ascolta con fede il messaggio di Dio nell’annunciazione e la parola stessa di Gesù nel tempio (Lc 2,49-50).

Sappiamo già perché questo evangelista insiste tanto su questo tema. La sua teologia ecclesiale è essenzialmente missionaria (lo dimostra il suo secondo libro: Atti degli apostoli). Ma per lui è impossibile annunciare la parola di Dio se anzitutto non ci si dedica pazientemente, attentamente, silenziosamente al suo ascolto. Per lui anzi non basta nemmeno ascoltare; dopo l’ascolto la Parola va custodita dentro il cuore, perché continui a risuonare, impegni tutto l’essere del cristiano testimone di Gesù e ne arricchisca la vita.

Luca non si accontenta di un ascolto frettoloso e superficiale. Ecco perché qui dice: Coloro che ascoltano e conservano. L’aveva già detto nel commento alla parabola del seminatore:... coloro che dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono (Lc 8,15).

Maria, col suo silenzio discreto, è diventata per lui il simbolo di questa gelosa conservazione della parola. Lo aveva detto fin dall’inizio del suo vangelo, nel racconto del Natale e nel ritrovamento di Gesù nel tempio: Maria conservava tutte queste cose e le meditava nel suo cuore (Lc 2,19-51).

Nel comportamento di Maria, Luca vuole offrire un modello vivo alla Chiesa testimone e missionaria.

 

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