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L'IMMANE TRAGEDIA DELL'ABORTO

Last Update: 1/17/2019 11:38 AM
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7/21/2010 10:03 PM
 
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Breve storia sull'aborto 

Breve  storia sull'aborto: Invito alla lettura (parte 1 di 10)Una persona civile rispetta la meraviglia e il prodigio della vita, e non può tollerare il brutale omicidio di bambini senza colpa. Con ogni mezzo lecito è giusto continuare a ricordare e a mostrare ciò che l'edonismo borghese ha mascherato da conquista civile. Non si tratta di accusare le donne che magari in preda alla difficoltà, sole e abbandonate, o pressate da altre persone, commettono questa grave azione. Preghiamo per tutte le mamme in difficoltà, ma nessuna giustificazione può esistere per l'uccisione volontaria di una vita innocente... Riportiamo un documento molto interessante che riassume il percorso di inciviltà che ha portato le nazioni a legalizzare l'omicidio di Stato. - In questa breve storia dell'aborto e delle pratiche abortive, forse quel che manca è una lunga storia dell'aborto nei secoli. Così, la flagranza del ritorno sic et simpliciter ai tempi bui del paganesimo più retrivo e obsoleto sarebbe stata maggiormente ...

... evidente. Ma la logica del pamphlet è appunto quella di essere un pugno nello stomaco, cosa che un voluminoso e annotato tomo non consente. Il tema è quanto mai spinoso e politicamente scorretto, ed è il motivo per cui mi sono sempre malvolentieri occupato dell’argomento. Un orizzonte edonista non può non avere il sesso «libero» in cima ai suoi pensieri, e l’eliminazione dei cascami indesiderati, dei «danni collaterali» (il politically correct, com'è noto, si esprime solo per eufemismi) ne costituisce un corollario obbligato.

L'unica rivoluzione veramente riuscita del Sessantotto è stata questa: nato negli USA, ha perso per strada le connotazioni marxiste che aveva preso in Europa ed è rimasto solo quel che era alle origini, un movimento di «liberazione» nient’altro che sessuale, dal momento che, droghe a parte (altro lascito sessantottardo), non c’è «divertimento» superiore a questo sotto il cielo degli uomini, gratis e alla portata di tutti. Libertà sessuale, omo ed etero, divorzio e aborto sono talmente connessi che, date alla mano, alla prima sono necessariamente seguiti tutti gli altri, e quasi a furor di popolo.

Toltone uno, cade anche il resto; ammessa l'una, il resto si accoda. Per forza: la natura è quel che è, e quasi mai i fiumi rompono gli argini in un punto solo. L'incongruenza di un mondo occidentale, che è costretto ad importare manodopera immigrata per far fronte al suo deficit demografico, ma insiste nell’eliminare quote rilevanti dei suoi nuovi nati, è solo apparente. Sì, perché, ripeto, l'aborto è parte necessaria e integrante della cultura dell'edonismo; non a caso il Marchese De Sade (1740-1814) ne fu un appassionato sostenitore.

E non a caso i regimi materialistici, ricordati nel lavoro di Agnoli, finirono (e finiscono) per favorirlo e renderlo «di massa». A quei non molti che ancora, tuttavia, ne conservano l’orrore, questa «breve storia» farà bene, perché non sia mai che all’orrore si faccia l’abitudine a furia di averlo sempre quasi sotto il naso, dietro il muro della clinica accanto. Sì, perché la coscienza può assopirsi e le fredde statistiche non hanno l'impatto di un'immagine raccapricciante quale quelle disegnate (e fotografate) dalle pagine che state per leggere.

Né io, in questa stringata introduzione, ho parole atte a qualificare l’inqualificabile. Lo slogan che a suo tempo fu brandito, «l'aborto è un omicidio», conteneva già tutto quanto c'era da dire, eppure non bastò. Non basterà, certo, nemmeno la fatica di Agnoli. Ma se solo servisse almeno a non dimenticare sarebbe la benvenuta. Infatti, il rischio più grosso è questo: dimenticare, dimenticare la voce che grida giorno e notte fino a noi, col suo urlo silenzioso, fin dal giorno in cui i sofisti convinsero i più che il frutto del concepimento era un essere umano solo da un certo giorno in poi.

E che prima non era niente. Come i più anziani ricorderanno, fu inutile ogni obiezione e ancora lo sarà perché, come ho detto, l’aborto e l’edonismo sono inscindibili. Solo una nuova evangelizzazione potrà cambiare le cose. Fino ad allora, sono convinto, l'unica cosa attuabile è il tenere acceso l’evangelico lucignolo fumigante. E non dimenticare. [continua ... tratto da un'opera di Francesco Agnoli] [su gentile segnalazione di fides et ratio].

Carlo Di Pietro

7/23/2010 1:05 PM
 
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UNA GRACILISSIMA MANINA SI AFFACCIA DAL FETO E SI AGGRAPPA ALLA MANO DEL CHIRURGO, QUASI AD IMPLORARE DI LASCIARLO VIVERE.

MANINA NELLA MANO
8/7/2010 1:45 PM
 
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IL GENOCIDIO CENSURATO

Antonio Socci ""

Tutta la violenza di un secolo. E’ quanto promette di contabilizzare il titolo di un libro di Marcello Flores che la Feltrinelli ha pubblicato nel 2005. Parla del Novecento appena concluso e somma tutte le vittime delle guerre, dei genocidi, dei totalitarismi, dei fondamentalismi e dei razzismi. Alla fine l’autore calcola che "le persone uccise in atti di violenza di massa siano state tra i cento e i centocinquanta milioni (qualcuno propone addirittura la cifra di duecento)". Cifre "in ogni caso agghiaccianti" che, osserva Flores, "giustificano il fatto che il XX secolo sia stato considerato uno dei più violenti nella storia dell’umanità". L’autore poi indica la Seconda guerra mondiale, "con i suoi cinquanta milioni di morti" come "l’evento più violento e distruttivo del XX secolo e forse della storia umana".
Ma siamo sicuri di questa ricostruzione? A prima vista sembrerebbe obiettiva ed esauriente. Anche dal punto di vista politico, perché Flores somma, giustamente, i crimini commessi dai regimi comunisti e quelli nazifascisti: "I tre quarti almeno delle morti del XX secolo […] sono frutto della violenza di massa dei governi totalitari".

Nessuno solleva obiezioni di fronte a questo quadro. A tutti sembra attendibile. E già questo dice quale gigantesca rimozione esista tuttora nelle nostre menti, nelle nostre coscienze, nel nostro sistema informativo e culturale, in tutta la nostra civiltà. Nessuno infatti penserebbe che da questo spaventoso computo sia rimasta fuori la più immane delle stragi, quella che da sola totalizza un numero di vittime enormemente superiore alla somma delle altre.
E non perché nessuno sia a conoscenza di tale "fatto": anzi, tutti lo conoscono, è una soppressione di vite umane addirittura autorizzata e finanziata dagli stati. Ma questo fenomeno – nonostante le sue colossali dimensioni, il più vasto olocausto della storia umana – è totalmente e sistematicamente rimosso da tutta la società contemporanea: un miliardo di vittime. Ripeto: un miliardo di vite umane soppresse. Parlo dell’aborto.

Come si arriva a un computo così inaudito?
Sono certo che il lettore sospetterà trattarsi di un’esagerazione, di una cifra a effetto.
Non è così.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (dati del 1997) ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti, ovvero abbiamo annualmente un numero di vittime innocenti pari a quelle provocate dall’intera Seconda guerra mondiale (1939- 1945) che è considerata "l’evento più distruttivo della storia umana". Da quanti anni si verifica questa ecatombe? Se si ricorda che da più di trent’anni l’aborto è stato introdotto nei paesi democratici, e molto prima è stato legalizzato dall’Unione Sovietica, dalla Germania nazista e poi dagli altri paesi dell’Est – cosa che dimostra come l’aborto sia uno dei frutti avvelenati delle ideologie totalitarie del Novecento – si supera facilmente il miliardo di vittime. […] Più di un miliardo di esseri umani indifesi soppressi è una tragedia umanitaria, storica, morale, sociale di cui stentiamo perfino a renderci conto, tanto siamo immersi nella rimozione collettiva. Sembrano davvero scritte per noi – come notò Luigi Lombardi Vallauri – le parole del "Temps retrouvé" di Marcel Proust: "Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere di morale o di immorale la vita che conducevano, perché era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio".

E’ ciò che fa del nostro un tempo assolutamente tragico.
Si dirà che l’aborto era praticato anche nei secoli precedenti. Sì, ma non in dimensioni così gigantesche. Inoltre erano perpetrate anche altre crudeli pratiche (guerre, stupri, infanticidi, massacri di civili, sacrifici umani, schiavismo), ma a nessuno è venuto in mente di legalizzare quelle pratiche e renderle assistite e pagate dagli stati, così moltiplicando oltretutto il numero delle vittime mentre si sono moltiplicate al contempo le "armi" farmaco-tecnologiche di distruzione legale della vita innocente. Il fatto nuovo, l’assoluta novità storica, colta bene da Luigi Lombardi Vallauri, è questa: se la pratica dell’aborto è da tempo diffusa, l’abortismo come teoria, come ideologia, "sembra essere un fatto circoscritto alla civiltà occidentale moderna".
Insomma è accaduto qualcosa di inedito e orribile, la nostra generazione credeva di essersi liberata dalle vecchie ideologie e senza accorgersene si è trovata immersa in una nuova (e ancor più mortifera) ideologia. Infatti l’aborto, nel XX secolo, è diventato addirittura un "diritto" rivendicato politicamente, giustificato filosoficamente e codificato nelle leggi. Questa è la novità, l’enorme e inquietante novità. Non volersene rendere conto significa non voler vedere. Perché c’è un’immane differenza fra il fenomeno individuale e nascosto dell’aborto dei tempi passati e l’organizzazione seriale da parte degli stati della soppressione di centinaia di milioni di vite umane innocenti con potenti strutture tecnologiche e un apparato ideologico e mediatico che pretende di rivendicare quello sterminio addirittura come uno dei fondamentali "diritti dell’uomo".
Una cosa simile non si era mai vista prima.
Del resto non solo l’aborto è, oggi, un "diritto" garantito dalle leggi, ma in certi paesi è addirittura obbligatorio. Per legge.
In Cina dai primi anni Ottanta è entrato in vigore il programma di controllo delle nascite che impone il limite di un solo figlio per famiglia. "Chi viola queste regole" scrive Bernardo Cervellera "rischia multe salatissime, aborto forzato, infanticidio, distruzione della casa o requisizione dei beni".

Gli effetti sono stati giganteschi: "Lo Stato si vanta dei successi raggiunti: 300 milioni di nascite in meno in 21 anni". Trecento milioni. E quando improvvisamente un bambino "non permesso" riesce a scampare all’aborto e a nascere, le contromisure sono quelle raccontate dal Times di Londra il 24 agosto 2000. Un flash di vita cinese a Caidian (Hubei): "Alla donna ancora incinta, di nome Liu, gli impiegati dell’Ufficio per il controllo della popolazione avevano intimato di abortire. La donna aveva già violato altre volte la politica del figlio unico (era incinta per la quarta volta). I medici della clinica a cui la donna era stata costretta a ricorrere hanno iniettato una soluzione salina nel feto per distruggere il sistema nervoso del nascituro. Ma il bambino è nato sano. I funzionari governativi hanno ordinato al padre di ucciderlo, ma questi si è rifiutato. Essi hanno atteso il ritorno a casa della famiglia e, preso il piccolo, lo hanno affogato".

Che atteggiamento hanno assunto le Nazioni Unite e la loro agenzia per la questione demografica, l’ Unfpa (United Nations Fund for Population Activities) di fronte alla ferocia di questo genocidio?
Se i fatti (e soprattutto i misfatti) cinesi erano tristemente noti, "meno noto" osserva Eugenia Roccella "è quanto l’Unfpa sia stata complice di questa spaventosa politica demografica. Nel 1978 l’agenzia delle Nazioni Unite aveva firmato un memorandum d’intesa con la Cina. Una firma di questo tipo implica la condivisione di obiettivi di fondo e il convolgimento in forme di cooperazione. L’Unfpa ha infatti fortemente contribuito a finanziare la politica coercitiva cinese, le ha garantito supporti tecnici e ha collaborato fornendo le proprie competenze, per esempio nell’organizzazione e nell’analisi dei dati. Ma, peggio di tutto, non ha mai denunciato i responsabili di questa gigantesca violazione dei diritti umani, anzi li ha coperti fin quando è stato possibile".

Le dichiarazioni – addirittura di elogio – che sono state fatte da certe autorità internazionali in proposito sono agghiaccianti. E "bisogna anche ammettere" aggiunge la Roccella "che tutto ciò è avvenuto con la confortante complicità dell’Onu, che nel 1983 decide di assegnare il premio per la popolazione a Qian Xinzhong, ministro per la Pianificazione familiare. Il segretario dell’Onu, Perez de Cuellar, alla consegna del premio esprime il suo apprezzamento per la capacità dimostrata dai cinesi di organizzare politiche di controllo della fertilità "su larga scala". E bisogna anche registrare l’appoggio di alcuni ambientalisti, per esempio David Bellamy che nell’introduzione a "The Gaia’s Atlas of Planet management", scrive che i cinesi "sono consapevoli dei limiti del loro ambiente e hanno usato tale consapevolezza per pianificare una misura sostenibile della popolazione". Oppure del Wwf che ritiene la Cina un esempio per la capacità di "persuasione" nel "cambiare l’atteggiamento verso la gravidanza".

A proposito dell’Unfpa, il presidente americano George Bush – come già fece Ronald Reagan – ha posto il veto al finanziamento di quelle organizzazioni internazionali che appoggino in qualsiasi modo le pratiche abortive. In sostanza la suddetta agenzia Onu per la popolazione si è vista privare di ben 34 milioni di dollari l’anno. La meritoria scelta umanitaria della Casa Bianca ha però scandalizzato il vasto e potente mondo dell’ideologia abortista.
Così l’Europa – stiamo parlando, sottolineo, dell’ "era Prodi", del "cattolico" Prodi – si è precipitata a soccorrere quelle organizzazioni con i nostri soldi e lo ha fatto, nientemeno, in nome della "decenza", cosa che conferma il connotato comico degli attuali costosissimi carrozzoni europei. "La Commissione europea" spiega infatti Lucetta Scaraffia "ha deciso di colmare con i propri fondi questo "vuoto di decenza", come l’ha definito il commissario danese Paul Nielson, stanziando 32 milioni di euro, di cui 22 a favore dell’Unfpa e 10 per l’Ippf. Quest’ultima è un’organizzazione assai controversa, con una forte impronta antinatalista e legami iniziali con i movimenti eugenetici".
La Scaraffia segnala una "correzione di rotta" di tale organizzazione rispetto alle origini, ma con una certa continuità dal momento che, nei nostri anni, è andata "sostenendo, per esempio, per bocca dei suoi autorevoli rappresentanti, la politica forzosa del figlio unico in Cina, e ammettendo l’aborto come mezzo di controllo delle nascite". Politica cinese che – lo abbiamo visto – per quanto si nasconda dietro gli eufemismi e dietro la complicità internazionale, resta sostanzialmente criminale e genocida. E purtroppo continua.
Nel 2002 il Parlamento cinese ha deciso di aggiornare la politica familiare applicando gli orientamenti politici che vanno per la maggiore oggi in quel paese vastamente corrotto, ovvero l’ossessiva corsa ai soldi e il lucro a ogni costo. Si è sostituita la proibizione di fare altri bambini (oltre al primo) con la possibilità di farne pagando multe salatissime: dai 25.000 ai 100.000 euro. Le cifre corrispondono a molte volte il reddito annuale medio di un qualunque abitante della Cina profonda che dunque non potrà mai permettersi un secondo figlio.

Così al dispotismo assassino si è aggiunta una forte pennellata di cinismo razzista (solo i ricchi possono far figli) e di vorace latrocinio: chi vuole un figlio deve arricchire il regime e la casta al potere. E’ difficile intravedere in ciò un "miglioramento". Anche perché – secondo il reportage che Hannah Beech ha pubblicato su Time il 19 settembre 2005 – le cose non sono affatto cambiate. Riportando le denunce degli attivisti per i diritti umani, la Beech scrive che "durante un meeting provinciale lo scorso anno, i funzionari di Linyi sono stati puniti per avere il più alto tasso di ‘extranascite’ di tutto lo Shandong […]. Le strigliate hanno stimolato quella che sembra la più brutale campagna di sterilizzazione di massa e aborti da anni. A partire da marzo, i funzionari del piano familiare hanno setacciato i villaggi di nove contee e tre distretti di Linyi, tentando di costringere ad abortire le donne incinte di bambini illegali, e sterilizzare quelle che già raggiungevano il numero massimo di bambini permesso dalla locale politica familiare".

Il reportage fornisce anche altri agghiaccianti dettagli: "Parenti di donne che si sono opposte alla sterilizzazione o all’aborto sono stati imprigionati e obbligati a pagare per delle "sessioni di studio" durante le quali dovevano ammettere il loro "errato modo di pensare", racconta Teng Biao, un educatore dell’Università di Scienze Politiche e Legge a Pechino, che ha visitato Linyi per investigare sulla campagna coercitiva. Solamente nella contea Yinan di Linyi, fra marzo e luglio, almeno settemila persone sono state costrette a sottoporsi al programma di sterilizzazione, secondo gli avvocati che hanno parlato con i locali funzionari". I pochi temerari attivisti per i diritti umani, pur riuscendo a far filtrare alcune di queste notizie, tuttavia, scrive la Beech, possono fare "ben poco per cambiare il destino di donne come Hu Bingmei. Quando a maggio i funzionari per il piano familiare arrivarono per prenderla per la sterilizzazione forzata, Hu fuggì con le sue due figlie dai suoi parenti in un altro villaggio. Giorni più tardi, sette funzionari sbucarono fuori, racconta, afferrarono la figlia più piccola e la spinsero dentro una macchina. Spaventata per il fatto che sua figlia potesse essere rapita, Hu saltò in macchina con loro. La macchina li portò alla clinica del piano familiare, dove, racconta Hu, delle assistenti la gettarono sul tavolo operatorio". E’ solo una storia fra tante. E va sottolineato instancabilmente che sono soprattutto le donne a far le spese di questa violenta politica anche per un altro terrificante aspetto. Infatti nel 1997 l’Organizzazione mondiale della sanità ha scoperto che in Cina dal 1980 "mancavano" all’appello circa 50 milioni di bambine rispetto ai maschi: si è riscontrata cioè una sproporzione nel paese fra maschi e femmine che – dicono le statistiche ufficiali – sono oggi in rapporto di circa 120 contro 100 quando dovrebbe essere l’inverso. Analoga sproporzione – di circa 60 milioni di bambine – è stata registrata in India dove per motivi culturali ed economico- sociali si ritiene meglio avere figli maschi e così si sopprimono le figlie durante la gravidanza. Ciò significa che nell’immane genocidio rappresentato dall’aborto ci sono tragedie ulteriori dentro alla tragedia comune. Come ha scritto sul Monde il demografo ed economista Jean-Claude Chesnais "non è escluso che il deficit di donne raggiunga i 200 milioni nel 2025 sul pianeta". Tuttavia appare incomprensibile scandalizzarsi dell’aborto selettivo contro le femmine, come qualcuno ha fatto in Italia, senza scandalizzarsi anche dell’aborto in sé (se l’aborto non uccide una persona umana, non uccide neanche una persona di genere femminile). E poi la "società eugenista", di cui giustamente Chesnais parla come di una terribile realtà, è anche la nostra. Le ragioni ritenute accettabili per sopprimere figli già concepiti possono essere diverse. E quando si accetta che vaghi motivi sociali o psicologici bastino, nelle legislazioni occidentali, per giustificare e praticare l’aborto clinicamente assistito (sopprimendo indifferentemente bambini o bambine), non si vede a che titolo si possano condannare le motivazioni (anch’esse di ordine sociale) che spingono in India a sopprimere selettivamente le femmine. A meno che non si ritenga – con un certo senso di superiorità occidentale – che le "loro" motivazioni sociali siano immorali e siano invece morali le nostre (idea difficilmente sostenibile essendo evidente che in India le difficoltà dovute a cause di povertà sono assai più grandi). Dunque condividiamo tutti l’orrore per questa strage di bambine, ma dobbiamo condividere anche lo scandalo dell’aborto in sé. Alla cifra già vertiginosa di un miliardo di vittime dell’aborto nel corso del Novecento (soprattutto degli ultimi decenni del Novecento) dovrebbero essere aggiunte molte altre vite umane soppresse dalle varie "pillole del giorno dopo" e da sistemi di contraccezione (in realtà abortivi perché impediscono l’annidamento) come la spirale (solo in Francia sono circa due milioni e mezzo le donne che la usano) o da altre pratiche come quella denominata "menstrual regulation". La dottoressa Thérèse Gillaizeau Amiot calcola che ai 53 milioni di aborti praticati ogni anno nel mondo si debbano sommare circa 4 milioni di aborti "farmaceutici" (pillole del giorno dopo) e addirittura 460 milioni di aborti dovuti all’uso della spirale. I farmaci o i dispositivi antinidatori – secondo alcuni – non sarebbero abortivi, ma al 14° giorno l’embrione, la nuova creatura, c’è già e quei sistemi – impedendone l’annidamento – ne ottengono la morte e l’espulsione. Si tratta dunque di abortivi. A tutte le piccole vite soppresse con questi sistemi poi si aggiunge l’immenso numero di embrioni "prodotti" per la fecondazione artificiale e – in un modo o nell’altro – soppressi. Immenso quanto? Si calcola che solo per far nascere, per esempio, 20 bambini occorra "produrre" circa 1.800 embrioni di cui dunque 1.780 destinati alla morte. Se è vero che "oggi i nati con la procreazione medicalmente assistita nel mondo sono ormai circa un milione", per calcolare la moltitudine di "fratelli" che sono stati "sacrificati" dovremmo orientarci all’incirca sui 90 milioni di "embrioni" (e tutto questo è accaduto solo negli ultimi venti anni). Come si vede si tratta di numeri stratosferici, sconvolgenti, che portano ben sopra quella cifra (un miliardo di vite umane soppresse) fornita all’inizio e che pur sembrava assolutamente esagerata e abnorme.

Si può restare indifferenti a una simile ecatombe che non ha eguali nella storia dell’umanità? Una cifra così immane interroga tutti, a prescindere dalla propria posizione sull’aborto e, in Italia, sulla legge 194. Cosa sta accadendo? Cosa stiamo facendo?
Non staremo vivendo oltre il limite dell’orrore?
Non saremo così anestetizzati da non riuscire più ad accorgerci della mostruosità del nostro tempo e del nostro mondo?
E’ la dimensione vertiginosa di un genocidio senza eguali nella storia che ci interroga: non solo un disastro umanitario (e demografico) agghiacciante, ma un abisso morale di cui si stenta a rendersi conto.

Anche perché – questo è il paradosso – alle vittime di questa "pratica" viene negato perfino lo statuto di vittima. Semplicemente non esistono. Non debbono esistere. Nemmeno nelle statistiche. Si fanno i conti delle vittime dei totalitarismi, di coloro che sono morti per Aids e perfino per le conseguenze del fumo, ma sui giornali non leggerete le cifre che abbiamo appena visto. Nemmeno sui volumi che si presentano come "Storia dell’aborto". Anzi, l’interdetto grava perfino sullo stesso termine "aborto". Un’oculata e invisibile censura, ne ha disposto la sparizione.

La "neolingua", che Orwell indicava come strumento di dominio di un potere nemico della verità, vuole che la legge italiana che legalizza l’aborto chiami questa pratica "Interruzione volontaria di gravidanza" (Ivg). E dappertutto ha attecchito questa grande ipocrisia. […]

Evidentemente questa volontà di mistificare attraverso il linguaggio documenta un imbarazzo assai rivelatore o comunque una volontà di nascondere quella che è la verità delle vittime, ossia – girardianamente – la verità tout court. Necessariamente rimossa secondo i meccanismi svelati appunto dall’opera di René Girard (Il capro espiatorio, Adelphi, 1999). Si ha letteralmente terrore di guardare in faccia la vittima, di riconoscerne l’esistenza. Ci sono esempi clamorosi. Giuridici e perfino fotografici

APPUNTI SINTETICI

Se l'uomo può decidere da solo, senza Dio, ciò che è buono e ciò che è cattivo, egli può disporre che un gruppo di uomini debba essere annientato. Decisioni di questo genere furono prese, ad esempio, nel Terzo Reich da persone che, avendo raggiunto il potere per vie democratiche, se ne servirono per porre in atto i perversi programmi dell'ideologia nazionalsocialista... le forme di sterminio nominate poc'anzi sono cessate. Permane tuttavia lo sterminio legale degli essere umani concepiti e non ancora nati. E questa volta si tratta di uno sterminio deciso addirittura da parlamenti eletti democraticamente, nei quali ci si appella al progresso civile della società... I parlamenti che promulgano simili leggi devono essere consapevoli di spingersi oltre le proprie competenze e di porsi in palese conflitto con la legge di Dio e con la Legge di natura. (INTRO - Giovanni Paolo II)

Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il rpivilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere. (INTRO - Norberto Bobbi)

Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine. (Gandhi)

Sono contrario alla legalizzazione dell'aborto perchè la considero una legalizzazione dell'omicidio. (Pier Paolo pasolini)

nel Novecento... le persone uccise in atti di violenza di massa siano state tra i cento e i centocinquanta milioni. (9)

il più vasto olocausto della storia... un miliardo di vittime... Parlo dell'aborto. (10)

Secondo l'OMS (dati del 1997) ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti. (11)

"le statistiche sull'aborto sono notoriamente incomplete" e si sa che di solito "i dati della regolazione mestruale e talvolra persino quelli della RU486 non vengono conteggiati fra gli aborti". (12)

Marcel Proust: "Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere morale o di immorale la vita che conducevano, perchè era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio". (13)

Del resto non solo l'aborto è, oddi, un "diritto" garantito dalle leggi, ma in certi Paesi è addirittura obbligatorio. Per legge. In cina dai primi anni ottanta è entrato in vigore il programma di controllo delle nascite... "lo stato si vanta dei successi raggiunti: 300 milioni di nascite in meno in 21 anni". (14)

A proposito dell'UNFPA...George Bush... ha posto il veto al finanziamento di quelle organizzazioni internazionali che appoggino in qualsiasi modo le pratiche abortive. In sostanza la suddetta agenzia ONU per la popolazione si è vista privare di ben 34 milioni di dollari l'anno. La meritoria scelta umanitaria della Casa Bianca ha però scandalizzato il vasto e potente mondo dell'ideologia abortista. Così l'Europa - stiamo parlando, sottolineo, dell'"era Prodi", "cattolico" Prodi - si è precipitata a soccorrere quelle organizzazioni con i nostri soldi e lo ha fatto, nientemeno in nome della "decenza"... (17)

...nel 1997 l'Organizzazione mondiale della sanità ha scoperto che in CIna dal 1980 "mancavano" all'appello circa 50 milioni di bambine rispetto ai maschi... il demografo ed economista Jean-Claude Chesnais "non è escluso che il deficit di donne raggiunga i 200 milioni nel 2025 sul pianeta" (20-21)

Alla cifra già vertiginosa di un miliardo di vittime dell’aborto nel corso del Novecento (soprattutto degli ultimi decenni del Novecento) dovrebbero essere aggiunte molte altre vite umane soppresse dalle varie "pillole del giorno dopo" e da sistemi di contraccezione (in realtà abortivi perché impediscono l’annidamento) come la spirale (solo in Francia sono circa due milioni e mezzo le donne che la usano) o da altre pratiche come quella denominata "menstrual regulation". La dottoressa Thérèse Gillaizeau Amiot calcola che ai 53 milioni di aborti praticati ogni anno nel mondo si debbano sommare circa 4 milioni di aborti "farmaceutici" (pillole del giorno dopo) e addirittura 460 milioni di aborti dovuti all’uso della spirale. I farmaci o i dispositivi antinidatori – secondo alcuni – non sarebbero abortivi, ma al 14° giorno l’embrione, la nuova creatura, c’è già e quei sistemi – impedendone l’annidamento – ne ottengono la morte e l’espulsione. Si tratta dunque di abortivi. (21-22)

Per far nascere, per esempio, 20 bambini occorra "produrre" circa 1.800 embrioni di cui dunque 1.780 destinati alla morte. Se è vero che "oggi i nati con la procreazione medicalmente assistita nel mondo sono ormai circa un milione", per calcolare la moltitudine di "fratelli" che sono stati "sacrificati" dovremmo orientarci all’incirca sui 90 milioni di "embrioni"....Sono abortivi anche "i farmaci o dispositivi" che inmpediscono l'annidamento nella tuba dell'embrione già formato (IUD o spirale, "pillola del gionro dopo","gli analoghi del GnRH, i progestinici, la pillola estroprogestinica e la minipillola")...avvelenamento con soluzione salina...(22-23)

Cosa sta accadendo? Cosa stiamo facendo? Non staremo vivendo oltre il limite dell'orrore? Non saremo così anestetizzati da non riuscire più ad accorgerci della mostruosità del nostro tempo e del nostro mondo? (24)

MEGLIO ROSPI CHE BAMBINI

Il tribunale ha deciso che il nascituro non ha personalità giuridica e quindi "non può essere considerato come vittima". (26)

...la giusisprudenza tutela i cuccioli di rospo, ma nega ogni tutela a quelli dell'uomo, come se fossero "nulla", perfino al sesto mese di gravidanza, quando, com'è noto, il nascituro vive pienamente e prova anche dolore.(27)

...la Corte Suprema degli Stati Uniti che dichiarava legale una certa pratica, il partial birth abortion, che sarebbe "un aborto con nascita parziale, il procedimento in questione prevede l'estrazione parziale dall'utero quando il feto è ancora vivo". (28)

Giovanni Guareschi...racconto "L'embrione"...Immaginava che il bimbo tornasse a conferire col giudice chiedendo giustizia per sè e che questi lo apostrofasse così:"Tu non hai nessun diritto da accampare perchè non sei un persona fisica. Tant'è vero che non sei nato!". Risposta del bimbo: "Però sono morto!", "E come può morire chi non è nato?" ribatte il giudice. (27)
8/29/2010 10:44 AM
 
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Aborto, ecatombe mondiale

Una ecatombe di dimensioni inimmaginabili. È questa la sensazione immediata – che si accompagna alla naturale difficoltà di reperire dati ufficiali, omogenei e recenti – quando l’intento è mettere assieme le statistiche sull’aborto volontario in tutto il mondo. Complessivamente, i dati mondiali parlano di una stima di ben oltre 30 aborti ogni 100 bambini nati: quasi una gravidanza su quattro interrotta volontariamente, per un totale di oltre quaranta milioni di bambini uccisi all’anno.
Oltre ai numeri assoluti, molto significativo è il dato che va sotto il nome di rapporto di abortività, ovvero il numero di aborti ogni 100 nati vivi. Un numero che, Paese per Paese, fornisce l’immediata fotografia della tendenza al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza.

Questo implica una responsabilità morale di proporzioni inimmaginabili.

Una umanità che rifiuta la prosecuzione della stessa umanità e i doni più grandi di Dio, rende davvero indegni di essere al mondo.

 

8/29/2010 10:47 AM
 
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Sulle tracce di Madre Teresa, combattere l’aborto con l’adozione
di Nirmala Carvalho

È la formula della fondatrice delle Missionarie della Carità spiegata ad AsiaNews da suor Jenvie, che da oltre 20 anni lavora nell’orfanotrofio di Ahmedabad. Protagonista di un miracolo, la madre racconta: “Lavoriamo bene, tanto che oggi i medici consigliano a chi chiede di abortire di venire prima da noi”.

Ahmedabad (AsiaNews) – Combattere l’aborto tramite l’adozione. È la formula, lanciata da madre Teresa di Calcutta, che oggi le sue Missionarie della Carità usano per fermare la piaga dell’interruzione di gravidanza in uno dei Paesi più colpiti dal fenomeno. Lo spiega ad AsiaNews suor Jenvie, che si unì alle religiose della Beata quando aveva soltanto 17 anni, scrivendo in segreto a madre Teresa per chiedere di poter essere ammessa a “servire i più poveri fra i poveri”.
 
Suor Jenvie vive e presta la sua missione nella casa delle Missionarie di Ahmedabad, il Nirmala Shishu Bhavan Bhimjipura, sin dal 1989. Tra l’altro, è protagonista lei stessa di un piccolo miracolo: il giorno prima di pronunciare i suoi voti, cadde infatti in coma per un male non diagnosticato. Dopo tre giorni, i medici ne pronunciarono la dichiarazione di morte. Avvertite dell’accaduto, le sue future consorelle iniziarono a pregare per lei, che riprese a respirare.
 
Più tardi, quel giorno, la stessa Madre Teresa andò a prenderla insieme a quattro consorelle per portarla via. Nel biglietto di dimissioni, scrisse che “riportava a casa la sua bambina”. Nel sanitario della casa, si scoprì che era affetta da tubercolosi: grazie alle preghiere e alle cure delle Missionarie, tuttavia, riuscì a sconfiggerla e­ – oltre 20 anni dopo – continua a lottare contro la piaga dell’aborto.
 
Ad AsiaNews, suor Jenvie racconta: “È una grande benedizione poter seguire le orme della Beata, così come è una grande gioia accogliere tutti questi bambini. Fino ad oggi, siamo riuscite a perfezionare oltre 600 adozioni. Come diceva sempre Madre Teresa, combattiamo l’aborto con l’adozione e la cura per la madre. In questo modo abbiamo salvato migliaia di vite. A cliniche, ospedali, stazioni di polizia abbiamo inviato questo messaggio: Per favore, non distruggete [la vita di] questi bambini; noi ci prenderemo cura dei bambini. Così, alle madri in difficoltà abbiamo sempre qualcuno che dice loro: Vieni, ci prenderemo cura di te e troveremo una casa per il tuo bambino”.
 
Le Missionarie accolgono al momento 13 bambini nella casa di Ahmedabad, di cui uno disabile. A questa casa nel frattempo si sono aggiunte altre 9 case nell’Orissa, : “Abbiamo molta cura degli aspetti legali, seguiamo tutte le procedure. Tanto che oggi, persino i medici dei vari ospedali consigliano alle ragazze che chiedono l’aborto di venire prima a parlare con noi”.
 
Suore Jenvie conclude citando la fondatrice: “Ogni bambino salvato è fonte di grande gioia per i suoi genitori adottivi. Noi sappiamo che le famiglie devono pianificare in qualche modo la loro formazione, ma esiste un metodo naturale per farlo. Nell’amore, ogni cosa riesce”.
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10/30/2010 10:36 PM
 
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Ogni fecondazione in vitro deve essere vietata dallo Stato.
   Lo dicono i vescovi. Polacchi. Ogni fecondazione artificiale deve essere proibita dalle leggi dello Stato, perché sacrifica esseri umani innocenti. Per sei anni lo ha detto e ripetuto una piccola associazione pro-life italiana, fondata nel 2004, che si chiama Verità e Vita. Oggi lo dicono – molto più autorevolmente - i vescovi polacchi, e lo spiegano a chiare lettere, con toni che purtroppo non erav
amo più abituati ad ascoltare.

http://www.difenderelavita.org/
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3/8/2011 1:35 PM
 
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Notizia SHOCK dagli USA: Un feto di nove settimane testimonierà in tribunale contro l'aborto

Sarà sicuramente la persona più giovane di tutti i tempi a entrare in un'aula di tribunale per testimoniare. Anzi, non ci entrerà ma sarà portato nel pancione della sua mamma. È un feto, di nove settimane. 

 

Il governatore dello Stato dell'Ohio, il repubblicano Lynn Watchmann, ha proposto una iniziativa legislativa destinata a scatenare le più dure polemiche tra abortisti e anti abortisti. Tema sempre caldissimo in America, nonostante uno dei paesi occidentali con la legislazione a favore dell'aborto di più lunga data. La proposta del governatore è stata battezzata "Heartbeat Bill", nome decisamente esplicativo del suo contenuto. Vuol dire Decreto legislativo "del battito di cuore". Perché? Perché fa riferimento a un fatto ben preciso: se un feto ha il cuore funzionante, è in grado cioè di rilasciare i battiti del suo cuore, tale feto non potrà essere abortito. Ed essendo che tale fatto si verifica all'incirca dopo 18 giorni dalla sua concezione, automaticamente sarà vietato per le donne abortire dopo il 18esimo giorno. "Ogni qualvolta il battito del cuore di un feto sarà identificato" ha detto il governatore alla stampa "quel bambino sarà protetto dall'aborto. Una cosa molto semplice. Dato che nel campo medico le tecnologie continuano a progredire, la protezione dei feti si avvicinerà sempre di più al momento stesso della concezione, cosa che per molti di noi è l'obiettivo finale nella difesa della vita". Insomma, una bella dimostrazione di coraggio per tutti quei politicanti che, in nome del quieto vivere e del politicamente corretto, evitano accuratamente di parlare della disumana pratica del'aborto come un vero e proprio tabù.

 

UN FETO TESTIMONE - Per dare ancora più forza a questo decreto legislativo, in vista della sua approvazione, un gruppo pro life di appartenenza cristiana ha deciso di portare in tribunale un feto, in modo che il battito del suo cuore possa essere fatto sentire a tutti e serva come testimonianza a favore del decreto legislativo del governatore Watchmann. Ovviamente si sono subito accese le polemiche. Kellie Copeland del gruppo pro-choice (a favore dell'aborto) Naral, ha commentato: "Il comitato legislativo non vuole ascoltare nessuna donna che ha fatto la scelta di abortire. Coloro che hanno scritto questo decreto legislativo non vogliono ammettere che ogni decisione di una donna è diversa dalle altre. E' dunque inaccettabile che i legislatori anti aborto facciano di una decisione privata che appartiene a ogni donna e ai suoi dottori, un fatto pubblico imposto a tutti".

 

OBAMA - La posizione del presidente degli Stati Uniti Obama in materia aborto è sempre stata molto esplicita. Nel gennaio del 2009, appena eletto al suo incarico, propose di sbloccare i finanziamenti pubblici alla ricerca sulle cellule staminali. Non solo: promise un decreto per difendere il diritto all'aborto con un ordine esecutivo che potesse permettere di destinare fondi federali alle Ong che propongono l'aborto all'estero come pratica di pianificazione familiare. Quand'era senatore giunse persino a dire "Se le mie figlie devessero compiere un errore, non voglio che vengano punite con un bambino". Per dirla all'inglese: NO COMMENT.

 

 

 

Notizie correlate:

 

Il Papa: «L' aborto non è mai terapeutico, i medici non ingannino le donne»:

http://www.facebook.com/note.php?note_id=193150474040354&id=119327864746668

 

Mi chiamo Antonio Oriente, sono un ginecologo e, fino a qualche anno fa, io con queste mani uccidevo i figli degli altri:

http://www.facebook.com/notes/aborto-no-grazie/mi-chiamo-antonio-oriente-sono-un-ginecologo-e-fino-a-qualche-anno-fa-io-con-que/149755035081811

 

 

USA sotto shock: nella clinica abortista bambini massacrati a forbiciate

http://www.facebook.com/notes/papa-benedetto-xvi/usa-sotto-shock-nella-clinica-abortista-bambini-massacrati-a-forbiciate/193812957307439

 

Salgono al 50% gli americani “pro-life” (scendono al 42% i “pro-choice”)

http://www.uccronline.it/2011/03/03/salgono-al-50-gli-americani-pro-life-scendono-al-42-i-pro-choice/

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5/27/2011 9:31 AM
 
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Ma se l’embrione non è persona, perché abortire è un trauma?

Segnaliamo un interessante articolo comparso sul blog “RAI Vaticano”, in cui l’autore -Antonello Cannarozzo- riflette in modo molto interessante sull’aborto.

Pone da subito questa questione: «Negli ambienti abortisti si dice che l’interruzione di gravidanza non è un omicidio, essendo l’embrione non persona, ma curiosamente nello stesso tempo si afferma che per la donna l’interruzione di gravidanza non è mai una passeggiata di salute. Anzi, spesso è (e rimane) un trauma». E la cosa è infatti molto curiosa. Continua l’autore: «Ma perché mai è un trauma? Se l’aborto non è un omicidio, e l’embrione è solo un essere tra il vermetto e il vegetale, come si fa a chiamare questo un figlio?». Nella coscienza della donna infatti, come «qualsiasi trattato di psicologia afferma, questo embrione è nella mente della donna un figlio, anche se potenziale. Un figlio che, per legge di natura, e non certo dello Stato, si avvia ad essere partorito». Questo esserino -lo dimostra l’embriologia moderna- ha un DNA unico che non si ripeterà mai più, ha un cuore che pulsa, ha gli arti, prova sensazioni già dai primi giorni di gestazione, comunica prestissimo con l’altro esserino in caso di gravidanza gemellare, impara la musica che sente, gli odori e i sapori. Insomma, «è tutto ciò che siamo stati noi per nove mesi, con la differenza che nostra madre ha fatto di tutto per farci crescere dentro il suo grembo, e, pur tra dolori e sofferenze, non ci ha tolto la vita».

L’EMBRIONE E’ UN TUMORE DI CUI LIBERARSI. Eppure l’embrione è continuamente definito una «non persona, è solo un appendice prodottasi nel corpo della donna, come un dente cariato, un’unghia incarnita e null’altro». Le abortiste addirittura definiscono il feto umano (quindi uno stadio più avanzato dell’embrione) un “tumore da cui liberarsi” (cfr. Ultimissima 3/12/10). E la questione torna perentoria: perché se abortire è come togliersi un dente, un tumore o un’unghia incarnita, in molti si ribellano se qualcuno vuole far conoscere che cos’è l’aborto attraverso foto, filmati o una semplice e neutra informazione scientifica? Sostengono sia «una violenza alla donna che già vive un trauma. Sarebbe una vera crudeltà». Dove sta la crudeltà nell’estirpare un tumore? Un dente cariato? Un vermiciattolo infiltratosi dentro? Procura un trauma vedere il proprio dente cariato o la propria unghia incarnita finalmente tolti? In genere no, può anzi dare un senso di sollievo! E perché lo stesso non si può dunque dire dell’aborto, dato che coinvolgerebbe una vita non ancora umana?

Recentemente, si legge nell’articolo, Radio Radicale raccontava di una manifestazione di alcune femministe contro un ospedale che aveva il torto di mettere le donne che partoriscono nello stesso reparto insieme a quelle che abortiscono. Una vera tortura per queste ultime. E ritorna ancora la questione: ma se la donna è libera nelle sue scelte e crede a ciò che fa, non dovrebbe temere nulla. Le donne che abortiscono, poste di fronte a quelle che diventano madri, dovrebbero essere orgogliose della loro scelta, se hanno la coscienza a posto. Altrimenti c’è qualcosa che non va nelle loro certezze! La conclusione è dura e realista: «nel cuore di ogni donna incinta c’è la coscienza atavica di essere madre, genitrice di una vita, e ciò neanche le teorie abortiste, la legge dello Stato e i media progressisti lo potranno mai toglierle. Come dimostrano milioni di donne che ancora sentono vivere nel loro cuore quel figlio che non hanno voluto».

dal sito:

http://www.uccronline.it/2011/05/25/ma-se-lembrione-non-e-persona-perche-abortire-e-un-trauma/

6/13/2011 7:43 AM
 
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Le contraddizioni dell’aborto: in Occidente un diritto, in Oriente un dovere

Con questo articolo diamo avvio alla collaborazione con Aldo Vitale, laureato in giurisprudenza su tematiche bioetiche e vincitore del dottorato di ricerca in “Teoria e Storia del diritto” presso l’Università Tor Vergata con il Prof. Francesco D’Agostino.

 

di Aldo Vitale*
*ricercatore in filosofia e storia del diritto

 

Se già si hanno molte difficoltà ad immaginarlo come diritto, figurarsi ad immaginare l’aborto come un dovere, eppure è così, soprattutto in certe culture, in alcuni Paesi, in determinate parti del mondo.

La rinomata e prestigiosa rivista scientifica The Lancet, lo scorso 24 maggio, ha pubblicato un articolato studio secondo il quale la sproporzione tra maschi e femmine nella popolazione in India è drasticamente aumentata, causando preoccupazione tra gli studiosi. La questione non è soltanto un problema afferente ai demografi ed ai sociologi, ma rappresenta per un verso un serio problema etico di massa, e per altro verso un paradosso su cui sono chiamati a misurarsi tutti gli abortisti mondiali.

Lo stesso studio, infatti, ripetuto ad anni di distanza dal primo del 2006 (in cui si stimava già all’epoca che le femmine abortite fossero più di dieci milioni ogni anno), rivela che la causa principale di questo squilibrio è l’aborto selettivo praticato a causa della cultura indiana che privilegia il sesso maschile rispetto a quello femminile. In un Paese che molti considerano economicamente in crescita e scientificamente avanzato, la cui forma spirituale, l’induismo, è da tanti stimata come apportatrice di benessere e pace, che per alcuni è il simbolo della vera democrazia, essendo una forma politeistica, a differenza dei tirannici monoteismi, in special modo del cristianesimo, si consuma, invece, un vero e proprio genocidio eugenetico fondato sulla discriminazione sessuale.

La tragica vicenda, a cui si spera si possa porre termine nel più breve tempo possibile, potrebbe rappresentare uno stimolo di riflessione per il femminismo occidentale: in Occidente la donna è considerata non libera se non può abortire, in Oriente la donna non è libera proprio a causa dell’aborto. Con palese violazione non solo e non tanto di ogni norma etica e medica, ma perfino logica, venendo questa dicotomia abortista globale a collidere direttamente con il principio di non contraddizione.

9/24/2011 11:24 AM
 
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"TESTIMONINZA CONTRO L'ABORTO"

Sono stata abortita quando sia la mia madre biologica che il mio padre biologico avevano 17 anni. Mia madre era al 7° mese e mezzo di gravidanza quando decise di andare alla "Planned Parenthood" che è il grande fornitore di aborti nel mondo dove le consigliarono di avere un aborto praticato negli ultimi due trimestri e con la soluzione salina in cui la soluzione salina viene iniettata nell'utero, il bambino la succhia e brucia dentro e fuori e che porta la madre al parto entro le successive 24 ore. Tutti sono rimasti grandemente sorpresi e scioccati quando mi videro arrivare viva invece che morta il 6 aprile del 1977 in una clinica abortista della contea di Los Angeles. La cosa più fantastica riguardo la perfetta tempistica del mio arrivo è che il medico abortista non era ancora entrato in servizio e non gli è stata data l'opportunità di continuare con il suo piano per la mia vita che era la morte. Io mi trovo nel bell'edificio del governatore e amo il vostro paese come amo il mio ma so che viviamo in un periodo in cui è del tutto politicamente corretto nominare il nome di Gesù Cristo in posti come questo, di portarLo in incontri come questo perché il Suo nome può mettere le persone terribilmente a disagio ma io non sono sopravvissuta per mettervi a vostro agio. E così sono stata partorita viva dopo 18 ore e dovevo essere cieca, bruciata...morta. Una fantastica vendetta è stata il fatto che il medico che ha praticato l'aborto ha dovuto firmare il mio certificato di nascita. Così so chi ed è scritto per ogni scettico nella mia documentazione medica 'nata dopo un aborto con soluzione salina'. Ah! Non hanno vinto! Ho fatto delle ricerche sull'uomo che ha praticato l'aborto su di me e le sue cliniche sono la più grande catena di cliniche abortiste negli USA e fatturano 70 milioni di dollari all'anno. Diversi anni fa ha detto di aver praticato un milione di aborti e che praticare aborti era la sua passione. Vi racconto queste cose perché, signore e signori, stiamo combattendo nel mondo un'interessante battaglia, che lo si capisca o no. È una battaglia che vede affrontarsi la vita e la morte. Un'infermiera ha chiamato un'ambulanza che mi ha portato in ospedale e ciò ha del miracolo perché la prassi di allora e fino al 2002 nel mio paese era di concludere la vita di un bambino sopravvissuto all'aborto mediante strangolamento, soffocamento o lasciandolo in disparte fino al raggiungimento della morte. Ma il 5 Agosto 2002, il mio straordinario presidente Bush ha firmato il "Born Alive Infants Protection Act", facendolo diventare una legge che impedisce il ripetersi di cose simili. Vedete, spero di essere odiata fino al giorno della ma morte così posso sentire Dio su di me e capire com'è essere odiati, intendo dire che anche Cristo fu odiato. Non che io cerchi di essere odiata ma so di esserlo già perché annuncio la vita. Voi non mi avete preso, l'olocausto silenzioso non mi ha vinto e la mia missione, tra le altre cose, signore e signori, è questa: di portare un po' di umanità in un dibattito che è diventato una semplice questione. Abbiamo rimosso le nostre emozioni, siamo diventati più duri? Lo volete veramente? Quanti rischi vi volete prendere per raccontare la verità nell'amore, nella grazie e alzarvi e almeno desiderare di essere odiati? Alla fine tutto questo riguarda voi...o me? Mi hanno odiata fin dal concepimento. Ma sono stata amata da molte più persone e specialmente da Dio. Sono la sua ragazza (di Dio). È meglio che siate gentili con me perché mio padre governo il mondo. Sono costretta a dire questo: se l'aborto è una questione di "diritti della donna" dov'erano i miei? Non c'è nessuna femminista che protesta perché i miei diritti sono stati violati e la vita è stata soffocata nel nome dei "diritti delle donne"? Quando sento il disgustoso argomento secondo il quale bisognerebbe abortire i bambini disabili... oh... l'orrore che sente il mio cuore! Signore e signori ci sono cose che si possono imparare solo dai più deboli tra noi. E quando tu li soffochi tu se il perdente. Il Signore si prende cura di loro ma tu soffrirai per sempre. E quale arroganza, assoluta arroganza nell'argomentazione secondo la quale il forte dovrebbe dominare il più debole e decidere chi dovrebbe vivere e chi morire. L'arroganza di ciò. Non realizzate che tutto il potere che pensate di possedere in realtà non c'è. È la pietà di Dio che vi sostiene anche quando odiate. Mi guardavano e dicevano: "Gianna non sarà mai niente". Una cosa sempre molto incoraggiante! Decise di ignorarli e di lavorare con me tre volte al giorno e riuscii a tenere in alto la testa e dicevo: "Gianna non sarà mai questo, Gianna non sarà mai quello". Per farla in breve, imparai a camminare all'età di tre anni e mezzo con l'aiuto di un girello e di rinforzi alle braccia. Vedete, signore e signori, io sono più debole rispetto alla maggior parte di voi, ma questo è un piccolo prezzo da pregare per essere capace di benedire il mondo come faccio e offrire una speranza. A volte non comprendiamo quanto la sofferenza possa essere bella ma quando arriva ci dimentichiamo del fatto che Dio ha tutto sotto controllo e che Lui ha il suo modo per far diventare bellissime le cose più miserabili. Ho incontrato la mia madre biologica e l'ho perdonata. Sono una cristiana. Fu un momento davvero toccante. Venne ad un evento a cui partecipai due anni fa. Mi salutò e mi disse: "Sono tua madre". Fu un giorno difficile. Probabilmente penserete che sono una sciocca ma ero seduta e pensavo: "Non ti appartengo. Appartengo a Cristo. Sono la sua ragazza e sono una principessa e così non m'importa ciò che dici, o se sei arrabbiata, distrutta, non mi interessa". Così, signore e signori, avete un'opportunità, ma per un momento voglio parlare direttamente agli uomini presenti in questa stanza e fare qualcosa che non è mai stato fatto. Uomini coi siete stati fatte per grandi cose. Voi siete stati fatti per alzarvi in piedi e fare gli uomini. Voi siete stati fatti per difendere donne e bambini non girare la testa quando sapete che l'omicidio è un crimine e non fare niente a riguardo. Non siete stati fatti per usarci e poi lasciarci sole. Voi siete fatti per essere gentili e grandi e graziosi e forti e per stare per qualcosa perché ascoltatemi sono troppo stanca di fare il vostro lavoro. Donne non siete fatte per l'abuso, non siete fatte per stare sedute senza sapere il vostro valore. Voi siete fatte per un motivo. Ora è il vostro momento. Quale tipo di persone volete essere? Ho una fiducia enorme. Ho fiducia in voi uomini che solleverete l'argomento nei dibattiti politici. Lo dico in particolare agli uomini. Vi dico siete fatti per fare grandi cose così i politici là fuori. Siete fatti per difendere ciò che è buono e giusto? Questa giovane è qui in piedi per dirvi che ora è il vostro momento. Così quali uomini volete essere? Uomini ossessionati dalla propria gloria o uomini ossessionati dalla gloria di Dio? È tempo di schierarsi, Victoria (stato dell'Australia di cui Melbourne).È giunto il momento. Dio vi assisterà. Dio sarà con voi. Avete l'opportunità di glorificare e onorare Dio nel 2008. Finisco con questo: alcuni di voi potranno essere annoiati dal fatto che ho parlato così tanto di Dio e di Gesù ma io non posso stare in questo mondo senza dare tutta il mio cuore, la mia mente, la mia anima e la mia forza al Cristo che mi ha dato la vita.

Se pensate che io sia una sciocca questa è un'altra gioia nel mio cuore. Il mio unico scopo è di far sorridere Dio. Spero che qualcosa di quanto ho detto abbia un senso viene dal mio cuore
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10/21/2011 2:59 PM
 
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MAMMA, NON MI UCCIDERE!
Fammi vedere la luce, fammi ammirare il cielo, il sole, la luna, le stelle, i fiori, il mare.

Non spegnere la vita che Dio mi ha dato, frutto del Suo Eterno amore, sangue del Suo Sangue, favilla ardente di un più grande fuoco che brucia nel suo seno.

Non sopprimere un figlio alla tua famiglia, alla Chiesa, alla Patria, alla società intera.

E se fossi un genio, un santo, un eroe?......
Comunque, il tuo bambino sarò sempre.

Per pietà, fà che io ti veda, fà che ti accarezzi il viso con le mie piccole mani, delicate come piume, fà che rallegri la tua casa con i miei trilli gioiosi.

Su di essa e su di te scenderanno copiose le grazie del Signore.

Ascoltami, ti prego: sopratutto non mi chiudere la bocca.
Non m'impedire di gridare, insieme agli altri bambini del mondo che giocano al sole: " MAMMA!!!......MAMMA!!!!"

2/22/2012 2:54 PM
 
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: "Zigote: deriva dall'unione di un oocita e da uno spermatozoo". Uno zigote è l'inizio di un nuovo essere umano. "questa cellula totipotente, altamente specializzata, segna l'inizio di ognuno di noi come un individuo univoco". The Developing Human: Clinically Oriented Embryology

A 18 giorni dopo il concepimento il cuore batte già.
A 43 giorni si può misurare la frequenze delle onde cerebrali.
A 8 settimane gli organi interni sono funzionanti , Il bambino si succhia il pollice.
A 9 settimane le impronte digitali sono visibili.
A 11 settimane Il bambino percepisce dolore e strizza gli occhi, può formare un pugno e anche sorridere, Il bambino si muove e da calci, percepisce caldo, luce e rumore.

Tempo "LEGALE" per ABORTO in Italia è 13 settimane ...

Cosa dice la Bibbia a propósito

...perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo. Genesi 9,6

Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. …Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Salmi 139, 13-16


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3/5/2012 11:15 PM
 
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Ricercatori della Consulta di Bioetica: «l’infanticidio è lecito come l’aborto»

«Nè un neonato nè un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona». E ancora: «Dobbiamo squarciare il velo sui conflitti con l’etica tradizionale, compresa la proibizione dell’uccisione della vita umana innocente quando ci sono circostanze in cui farlo può essere la miglior cosa da fare». Di nuovo: «Molti anni fa, nel 1994, proposi di fare eutanasia fino a un mese dalla nascita. Oggi penso che non dovremmo porre alcun limitetemporale. Più aspettiamo più cresce il legame fra il bambino e i genitori, quindi l’eutanasia deve essere eseguita prima possibile». Infine: «I feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. E’ legittimo ucciderli». No, non stiamo citando Adolf Hitler o qualche neonazista, ma sono parole di Peter Singer, uno dei filosofi e bioeticisti più famosi al mondo, docente alla prestigiosa università di Princeton. Ateo convinto, teorizzatore dei diritti animali e stimato amico personale di Richard Dawkins.

Singer, apertamente favorevole all’infanticidio, odia il cristianesimo perché «i nostri atteggiamenti attuali datano dal sorgere del Cristianesimo [...]. Se ritorniamo alle origini della civiltà occidentale, ai tempi dei Greci e dei Romani, troviamo infatti che l’appartenenza alla specie “homo sapiens” non era sufficiente a garantire la protezione della propria vita» (P. Singer, “Etica Pratica” 1989, pag. 82-83)Lo conferma il laico Richard Rorty«Se si guarda ad un bambino come ad un essere umano, nonostante la mancanza di elementari relazioni sociali e culturali, questo è dovuto soltanto all’influenza della tradizione ebraico-cristiana e alla sua specifica concezione di persona umana» (R. Rorty,“Objectivity, Relativism and Truth”, Cambridge 1991). E’ con Gesù che i bambini diventano persone«dall’avvento del cristianesimo e per tutto il Medioevo, l’infanticidio fu considerato un crimine grave da punire con la pena capitale».

In questi giorni abbiamo scoperto che anche in Italia ci sono teorizzatori dell’infanticidio e “guarda caso” sono membri della “Consulta di Bioetica”, cioè i  promotori della  ”bioetica laica”: aborto, eutanasia, testamento biologico, fecondazione assistita ecc. il cui presidente onorario è ovviamente Beppino Englaro. Il presidente, Maurizio Mori, assieme a Alberto Giubilinisostengono che il Papa in televisione violi il pluralismo e la laicità di stato. Lo stessoGiubilini, assieme a Francesca Minerva, componente del Direttivo nazionale della Consulta di Bioetica, sono su tutti i giornali del mondo in questo periodo, venendo paragonati al Führer o al dott. Mengele. I due laicisti italiani hanno infatti pubblicato su “Journal of Medical Ethics” uno studio intitolato: Aborto dopo la nascita, perchè il bambino dovrebbe vivere?”Il loro scopo, leggendo lo studio, sarebbe quello di confutare l’argomento pro-life secondo cui l’aborto è illecito perché il feto umano è una persona in potenza, contiene in sé quel che diventerà. Tuttavia, per affermare questo sono stati obbligati -per essere coerenti- ad approvare l’infanticidio (loro lo chiamano aborto post-partum)«uccidere un neonato dovrebbe essere permesso in tutti i casi in cui lo è l’aborto, inclusi quei casi in cui il neonato non è disabile». E ancora: «Se una persona potenziale, come un feto e un neonato, non diventa una persona reale, come voi e noi, allora non c’è qualcuno che può essere danneggiato, il che significa che non vi è nulla di male. Quindi, se si chiede se uno di noi avrebbe potuto essere danneggiato, se i nostri genitori avrebbero deciso di ucciderci quando eravamo feti o neonati, la nostra risposta è ‘no’», nessun danno ad uccidere un feto o un neonato.«Non-persone», continuano, «non hanno diritto alla vita, non vi sono ragioni per vietare l’aborto dopo il parto». Essi ritengono lecito uccidere finché il soggetto non è «in grado di effettuare degli scopi e apprezzare propria vita». E’ questo che, secondo loro, significa diventare «persone nel senso di ‘soggetti di un diritto morale alla vita’». Tuttavia «i feti ed i neonati non sono persone, sono ‘possibili persone’ perché possono sviluppare, grazie ai loro meccanismi biologici, le proprietà che li rendono ‘Persone’». E’ lecito ucciderli perché «affinché si verifichi un danno, è necessario che qualcuno sia nella condizione di sperimentare tale danno».

Su “Il Fatto Quotidiano si commenta rispetto ai due amici di Beppino Englaro: «Francamente mi fa piacere non siano rimasti in Italia, cosicchè il nostro Paese abbia potuto privarsi dell’onore di aver dato origine a tale scioccante teoria [...]. Non era necessario tanto studio per arrivare a tali conclusioni aberranti: le teorie eugenetiche furono applicate tristemente dagli americani prima ancora che Hitler le elevasse ad arma di sterminio». Su “Vanity Fair”«Il pensiero, inevitabilmente, corre alle teorie eugenetiche e razziste»“The Guardian” ha parlato di “disgusto”, “mostruosità” e “indignazione”, “The Algemeiner” ha titolato così: «Il dottor Mengele sarebbe stato orgoglioso».

Attenzione però ad indignarsi, si rischia di perdere una cosa fondamentale e in pochi l’hanno rilevata. Il “New Statesman” parla di “beffa pro-life”, e pare proprio essere tale. Addirittura vorremmo ringraziare profondamente i due -poco furbi o troppo coerenti- abortisti! E’ un autogol clamoroso! Hanno infatti contribuito a portare in tutto il mondo l’evidenza che da anni il mondo pro-life sostiene: non c’è nessuna differenza tra un feto umano e un neonato. L’essere umano, unico e irripetibile, diventa tale al momento del concepimento e l’infanticidio è un atto coerente per chi è favorevole all’aborto. Lo affermano i due ricercatori: «lo stato morale dell’individuo ucciso è comparabile con quello di un feto (sul quale gli aborti tradizionali vengono eseguiti) piuttosto che a quello di un bambino. Pertanto, affermiamo che l’uccisione di un neonato potrebbe essere eticamente ammissibile in tutte le circostanze in cui lo sia l’aborto». E ancora: «Sia un feto che un neonato sono certamente esseri umani e potenziali persone, ma non sono “persone”», cioè non sono «in grado di attribuire alla propria esistenza alcuni (almeno) valori di base, in modo tale che la privazione di questa esistenza rappresenti per loro una perdita». Perciò, «le stesse ragioni che giustificano l’aborto dovrebbero valere anche per giustificare l’uccisione di un neonato». Le loro domande mettono in crisi gli abortisti e i loro colleghi della Consulta di Bioetica: «Se un bambino non ancora nato può essere ucciso senza un regolare processo, perché non può avvenire per uno nato? Quello che si vede in entrambi i casi è la loro impotenza, l’organismo che viene ucciso e non aveva nessuna possibilità, nessuna capacità, per proteggere se stesso».

Per concludere, secondo noi il commento più lucido e riassumente finora è arrivato da Anthony Ozimic della “Society for the Protection of Unborn Children” (SPUC) rilasciato per “The Huffington Post”: «Il documento dimostra che quel che noi sosteniamo: gli argomenti comuni a favore dell’aborto giustificano anche l’infanticidio. Non vi è alcuna differenzadi status morale tra un bambino il giorno prima della nascita e un giorno dopo. La nascita è solo un cambiamento di location, non un passaggio dalla non-personalità alla personalità. Il diritto internazionale dei diritti umani non fa distinzione tra gli esseri umani, secondo le varie teorie su ciò che costituisce la personalità. Tutti gli esseri umani, indipendentemente dall’età, dalla posizione o capacità, sono considerati dal diritto internazionale come membri uguali della famiglia umana, e quindi hanno un uguale diritto alla vita. Questa promozione agghiacciante di infanticidio è una misura di quanto l’aborto sia la creazione di una cultura della morte».

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3/14/2012 11:54 AM
 
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Alabama, Corte Suprema riconosce il feto come una persona umana

 

di Aldo Vitale*
*ricercatore in filosofia e storia del diritto

 

La notizia non è stata divulgata se non da qualche associazionepro-life, e, considerando il complesso degli ordinamenti giuridici e delle pronunce giurisprudenziali in merito, sembra rappresentare una decisione del tutto minoritaria, ma pur essendocontrocorrente non è per questo meno degna di attenzione, soprattutto per chi riesce a prescindere da una visione sociologica del diritto. Lo scorso 17 febbraio 2012, infatti, la Corte Suprema dell’Alabamaha emesso una sentenza che indica una inversione di rotta rispetto al predominante orientamento delle Corti in genere e di quelle statunitensi in particolare. Nella sua pronuncia la Corte Suprema dell’Alabama riconoscendo la risarcibilità per wrongful death (morte indesiderata) dello stillborn son (figlio nato morto), giunge a conclusioni ben oltre ogni aspettativa.

Se, infatti, per un verso non vi è nulla di eclatante nel riconoscere il risarcimento alla madre per la morte indesiderata del proprio feto allorquando questa non abbia deciso liberamente di procedere a IVG, è anche pur vero che la Corte compie un passo avanti basandosi proprio sulle risultanze scientifiche. Ciò che emerge dal ragionamento del giudice statunitense è la circostanza per cui il risarcimento non spetterebbe alla madre, non solo o non tanto perché il feto le appartiene, ma perché il nascituro “si” appartiene, nel senso che esso viene dichiarato centro di imputazione giuridica, poiché viene riconosciuto come persona. Molto interessante sotto questo aspetto è la peculiarità della sentenza che viene costruita dai giudici dell’Alabama in aperta dialettica con quella celebre del caso Roe vs. Wade del 1973 con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò illegittime tutte le legislazioni dei singoli stati interdittive dell’aborto poiché violanti il supremo diritto alla privacy delle donne.

Il giudice Parker, tra i giudici dell’Alabama che hanno adottato la decisione in oggetto, nel suo approfondito commento alla sentenza medesima, scrive che «ben 38 Stati hanno adottato una legislazione che punisce l’omicidio fetale e ben 28 che tutelato espressamente la vita dal concepimento». Ciò si spiega, secondo Parker, perché gli assunti che sostengono la Roe vs. Wade sono oramai sorpassatidalla stessa medicina e dalla medesima embriologia, essendo trascorsi ben quarant’anni di ricerche, studi ed approfondimenti medici, giuridici e filosofici sul punto. E’ per questo, spiega Parker, che in un’altra pronuncia, Ziade vs. Koch, si precisa che «when an unborn child is killed, a person is killed» ( «quando un nascituro è ucciso, una persona è uccisa»). In ciò consiste il più grande errore della Roe vs. Wade per il giudice Parker, poiché la sentenza che ha legalizzato l’aborto ha concluso che «the unborn have never been recognized in the law as persons in the whole sense» («il nascituro non è mai stato riconosciuto dalla legge come persona in senso pieno»). Parker ricorda, infatti, citando diverse pubblicazioni internazionali di embriologia, che oramai, grazie allo sviluppo notevole della tecnologia degli ultrasuonila conoscenza scientifica della vita prenatale ha compiuto passi da giganti e, del resto, continua Parker, la comunità scientifica di biologi ed embriologi concorda nel ritenere il concepimento come il momento dell’inizio di una nuova vita; senza dubbio non è una vita già matura, ma è nondimeno una vita umana. Per questo motivo, Parker conclude, «un nascituro è un essere umano unico e individuale dal concepimento e, pertanto, lui o lei ha diritto alla piena tutela da parte della legge in ogni fase del suo sviluppo».

Gli spunti di riflessione potrebbero essere molteplici, sotto vari aspetti (costituzionale, penalistico, medico, epistemologico), ma poiché costretti dalle necessità imperiose dello spazio e del tempo non si può andare oltre, non foss’altro che per rispettare la soglia di attenzione, non si può tuttavia esimere da una considerazione conclusiva. La pronuncia ed il ragionamento ad essa sottostante sembrano, come in effetti sono, del tutto inappuntabili, almeno dal punto di vista bioetico-filosofico, poiché incentrandosi sull’elemento personale del nascituro, cioè sul suo essere persona, contrariamente a quanto sostenuto dalle diffuse tesi riduzioniste di Tooley, Engelhardt, Singer, Hare, Harris, Warren e altri noti filosofi morali appartenenti alla corrente utilitarista che tanto oggi è inconsapevolmente di moda, si è andati al cuore del problema, si è incardinata la decisione sul punto più sicuro, cioè sull’elemento ontologico della questione, che, in sostanza, si propone come non solo elemento fondativo della stessa, ma come orizzonte veritativo per la soluzione del problema. In sostanza il nascituro è una persona; la filosofia lo ha scoperto per prima, la medicina lo sta confermando con il passare del tempo, e il diritto, seppur lentamente, si sta sempre più adeguando. Come ha scritto Romano Guardini, nelle sue dense ed affascinanti riflessioni di esplorazione filosofica sul diritto alla vita prima della nascita, «la persona non è un che di natura psicologica, bensì esistenziale. Non dipende fondamentalmente da età o condizioni psico-fisiche o doti naturali, bensì dall’anima spirituale che è in ogni uomo. La personalità può essere inconscia come nel dormiente; tuttavia, essa è presente e deve essere rispettata. Oppure può non essere ancora completamente sviluppata, come nel bambino; tuttavia essa esige già una tutela morale».

3/14/2012 10:45 PM
 
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Solo i credenti si oppongono all’aborto? No, ecco l’associazione “Atei pro-life”

Quando si entra in dibattiti bioetici si tende sempre a dividere gli interlocutori in due aree: i credenti da una parte e i non credenti o i credenti cosiddetti “cattolici adulti” dall’altra. Questo giochino è portato avanti per screditare fin dall’inizio gli argomenti dei credenti: infatti, dicono, le motivazioni dei primi sarebbero basate su convincimenti religiosi e quindi non potrebbero valere per i secondi o per una società laica.

Ma chi ha mai detto che l’opposizione all’aborto o all’eutanasia, ad esempio, sia basata su convincimenti religiosi? Certo, c’è sicuramente da tenere in considerazione il principio della sacralità della vita, ma la questione è comunque condivisa con gran parte dei laici, i quali -pur non potendo sottoscrivere evidentemente lo stesso concetto di “sacro”- riconoscono che la vita è un bene indisponibile, di così alto valore, così prezioso che posso sì interpretarlo come voglio, ma rispettando un limite, ovvero il divieto della distruzione del bene stesso, come ha spiegato bene il filosofo Scandroglio. Oltre a questo principio, comunque, tutte le motivazioni contrarie si basano su ragioni cosiddette laiche. Tantissimi sono i non credenti o gli agnostici che sono nostri compagni nell’opposizione all’eutanasia, molti di essi sono medici, come il prof. Lucien Israel, agnostico, luminare francese dell’oncologia, o il neurologo Mauro Zampolini il quale,  non credente, si oppone a eutanasia e testamento biologico, opponendosi al sedicente cattolico Ignazio Marino.

Sull’aborto la collaborazione è ancora più vasta. Basti solo pensare al pensiero di Christopher Hitchens o all’esistenza di un’associazione americana di atei che si batte contro l’aborto. Si chiama “Secular Pro-Life”. Esistono dal 2009 e desiderano «un mondo in cui l’aborto sia impensabile, per le persone di ogni fede e non fede».  Incoraggiano «la diversità religiosa nel movimento pro-life e il combattimento di stereotipi promulgati dalla lobby dell’aborto». Riconoscono che «fortunatamente, i sondaggi hanno mostrato che una percentuale maggiore di giovani sono pro-life rispetto alle generazioni precedenti». Si veda questo studio, ad esempio. Dato il calo dell’influenza della Chiesa nella società, dicono di sentirsi chiamati a collaborare, per realizzare -come già detto-  «un mondo dove l’aborto è impensabile per tutti».

In una pagina del loro sito propongono una serie di interessanti pubblicazioni/argomentazioni, in un’altra c’è perfino un elenco di “abortisti” da tenere sotto’occhio e infine è anche presente un blogaggiornato frequentemente. La loro pagina Facebook “piace” a 760 utenti e in essa c’è un rimando, in barba al movimento sessantottino, ad un gruppo di “Femministe pro-life”.

Luca Pavani

3/20/2012 12:05 PM
 
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Questa singolare immagine ci offre una occasione per capire che siamo affidatari di vite umane destinate a realizzare i disegni di Dio e non dei nostri. Noi però siamo gli affidatari e Dio ci da la possibilità di rispondere positivamente ai suoi benevoli disegni
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3/22/2012 3:49 PM
 
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Gli abortisti in affanno osteggiano l’uso dell’ecografia 4D

L’avanguardia scientifica mette anno dopo anno sempre più in crisi il movimento abortista, come dimostrato in Ultimissima 11/03/12 accennando alla recente sentenza storica della Corte Suprema dell’Alabama che ha definito “sorpassati” scientificamente gli assunti che sostengono la legalizzazione dell’aborto negli USA.

Il progresso della tecnologia ha portato ad usare nel mondo l’ecografia quadrimensionale (4D), la quale unisce all’ecografia tridimensionale la dimensione del tempo e permette dunque di visualizzare il movimento del feto nel grembo materno. Uno strumento vincente contro l’aborto, dato che -come ha riportato il “New York Times” nel 2005-  nei consultori dove viene utilizzata, fino al 90% delle donne che pensano all’aborto cambia opinione osservando le immagini del nascituro e decide di rinunciare all’intervento.

Gli abortisti italiani sembrano in affanno, lo si capisce leggendo articoli come questo, pubblicato il 9 marzo 2012 su “Repubblica” a firma di Gina Pavone. La giornalista, che si occupa abitualmente di argomenti bioetici usando sempre molto inchiostro per criticare l’obiezione di coscienza (qui un altro), e  promuovere l’adozione omosessuale, ha voluto osteggiare velatamente l’uso in Italia dell’ecografia quadrimensionale parlando di“ghiotta occasione di business”.  Il titolo dell’articolo è: “Ecografie 4D: la polemica”, ma ovviamente non esiste alcuna polemica, è pura finzione. Si è anche voluto portare l’attenzione su presunti problemi che verrebbero arrecati al feto intervistando la dott.ssa Elsa Viora, dell’ospedale Sant’Anna di Torino, la quale ha risposto che «non ci sono evidenze di problemi causati dalla diffusione degli ultrasuoni in ambito ostetrico», ma ci sono «delle raccomandazioni affinché vengano usati solo lo stretto necessario», perché si potrebbero «potenzialmente avere effetti biologici sui tessuti in formazione del feto». Se fosse così effettivamente occorrerebbe una necessaria cautela, tuttavia il dott. Nico Comparato, specialista in Medicina Interna, ricercatore nel campo degli ultrasuoni e docente presso la “Società Italiana Ultrasuoni in Medicina e Biologia”, ha un’opinione diversa«Alla luce delle conoscenze mediche attuali, l’ecografia 3D – 4D è assolutamente innocua come l’ecografia bidimensionale standard. Non vengono infatti utilizzate potenze differenti… cambia il modo di rappresentazione dell’immagine».

Come mai la giornalista ha fatto finta che ci fosse una polemica in corso? Come mai ha voluto abbinare l’ecografia 4D al business e a problemi che potrebbe comportare? Come mai ha offerto un solo tipo di opinione quando in realtà vi sono molteplici pareri?

 

Qui sotto un simpatico video in cui si dimostra cosa si può osservare grazie all’ecografia quadrimensionale.

 

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3/22/2012 3:51 PM
 
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3/27/2012 9:09 AM
 
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Dr. John Crown: «mai un caso in cui l’aborto fosse veramente necessario»

Dr. John CrownUn’asserzione che potrebbe suonare scontata alle orecchie dei sostenitori del diritto alla vita ma che lo è decisamente meno se a pronunciarla è un eminente dottore irlandese che per sua stessa ammissione non si definiscepro-life. Il dottor Crown, oncologo, professore e recentemente politico irlandese, ha infatti dichiarato: «Non credo d’aver mai incontrato un caso dove l’aborto fosse necessario a salvare la madre».

L’affermazione, giunge in un momento cruciale per il diritto alla vita nella repubblica Irlandese, sotto attacco dalla riscossa del movimento abortista che fino ad oggi aveva sempre considerato e utilizzato l’IVG come “terapia salva vita” fondamentale per la salute della donna come il cavallo di battaglia per le sue campagne. Tuttavia, a minare la credibilità degli abortisti, insieme alla voce del dottor Crown s’aggiunge anche il recentissimo studio del Pensions and Population Research Institute (PAPRI) che sottolinea la «bassa incidenza di malattie materno-infantile» e una generalemiglior salute tra le donne irlandesi, riconducibile al divieto all’aborto.

I gruppi pro-life locali hanno accolto favorevolmente la dichiarazione del dottore, sostenendo che«conferma quello che i medici esperti più anziani hanno sempre detto: l’aborto non è mai medicalmente necessario». Inoltre, sottolinea Rebecca Roughneen di Youth Defence, come gli abortisti si siano lanciati in una campagna sfacciata di “falso allarmismo” in cui «ripetono continuamente le stesse bugie [...]. Il fatto è che, come il Dottor Crown ha fatto notare, tutte le prove mediche dimostrano che non sono vere». La notizia è stata è stata riportata da LifeSiteNews.com.

Nicola Z.

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4/2/2012 9:09 PM
 
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La psicologa Baccaglini descrive la Sindrome post aborto

Cinzia Baccaglini, laureata in Psicologia clinica e di comunità, è una delle massime esperte italiane dellasindrome postaborto. In un’intervista apparsa su “La Bussola Quotidiana” racconta come ancora oggi siano in molti coloro che banalizzino l’aborto, anche se ormaimoltissime ricerche scientifiche attestano esattamente il contrario. Nel mondo scientifico non c’è unità di vedute sul fatto che esista una “sindrome”, ossia un insieme di correlati psicopatologici sempre uguali che ricorrono tutti insieme in qualsiasi persona dopo un aborto. Non dovrebbero, invece, esserci problemi da parte di nessuno nel riconoscere che a seguito di un aborto volontario vi siano importanti conseguenze psichiche el’onere della prova dell’opposto spetta a chi dice non esse esistano, non a chi le cura.

Fino a ora si sono evidenziati due quadri gnoseologici che ricorrono nella pratica clinica, che sono:

1) La “psicosi post-aborto”, che insorge in maniera eclatante subito dopo l’aborto.
 Questo è un disturbo di natura prevalentemente psichiatrica (sono molte le mamme che devono essere ricoverate in psichiatria a seguito di tentati suicidi o suicidi falliti, o che tentano di rubare i bambini degli altri, o che si presentano davanti alle scuole aspettando invano che il loro bimbo esca…).

2) Il “disturbo post-traumatico da stress”, che insorge tra i tre e i sei mesi successivi all’aborto e che rimane costante fino a quando viene elaborato, o che si aggrava all’aumentare di altre esperienze traumatiche. Esso consta di frequenti immagini e pensieri intrusivi; di flashback o incubi ricorrenti che fanno rivivere l’evento traumatico; di comportamenti persistenti di evitamento di circostanze associabili al trauma. A questi sintomi possono aggiungersi conseguenze anche sul piano fisico, come palpitazioni, inappetenza o disturbi dell’alimentazione, disturbi del sonno, che possono rimanere latenti anche parecchi decenni in maniera differente a seconda dell’età in cui si è abortito, dal contesto percepito come più o meno responsabile, dalla struttura di personalità, dalla vita condotta dopo l’aborto.
 Tra le conseguenze del “disturbo post-traumatico da stress”, non è raro l’abuso di alcol e droghe, che vengono utilizzate per cercare di dimenticare l’evento traumatico.

La dottoressa continua spiegando le differenze tra i disturbi psicologici in cui incorrono le donne che praticano un aborto chirurgico rispetto a quelle che utilizzano la pillola Ru486. Nel primo caso, durante l’anestesia, vi è un periodo in cui la donna non ha coscienza di ciò che accade, a differenza del vissuto vigile, attimo dopo attimo, che è prerogativa dell’aborto tramite la pillola RU486. Il fatto è ancora più grave in quanto, una volta iniziato l’iter abortivo, la donna non ha più alcuna possibilità di tornare indietro.
L’impatto emotivo della RU486 è ben descritto dalle scene raccontate dalle donne che l’hanno utilizzata: molte di loro hanno visto l’embrione abortito, hanno vissuto il flusso emorragico, hanno provato dolori addominali e nausea, hanno avuto vomito e diarrea… e tutto questo in presa diretta, fino all’espulsione dell’embrione. Una volta che questo accade le reazioni sono molteplici: alcune donne gettano loro figlio nel water o nella spazzatura, altre vanno a seppellirlo in cimitero di nascosto. Nell’aborto chirurgico i sintomi non emergono subito, se non con uno scompenso psicotico, ma a distanza di mesi o di anni.

Discorso a parte andrebbe fatto anche per la pillola del giorno dopo, la quale interessa la tematica del “bambino fantasma” e la dicotomia “c’era-non c’era”. Non sappiamo con certezza se quel bimbo fosse stato concepito, ma dato che esistono fior di studi che dicono che le madri sanno di essere incinte prima di fare il test di gravidanza – e sanno persino di quanti bimbi! – non lo possiamo escludere. Le donne che chiedono aiuto rispetto a questa modalità di aborto in genere hanno la certezza di essere state incinte. In ogni caso, comunque, è sempre una sofferenza che va curata.  Si parla anche poco dellasofferenza del padre del bimbo o di quella dei nonni o di quella dei fratelli. A questo proposito la Dott.ssa Cinzia Baccaglini ha raccontato uno dei suoi casi più eclatanti, dove una coppia ha avuto dei problemi con il loro figlio di 6 anni: non oltrepassava più la linea di mezzo della sua stanza e se veniva invitato caldamente a farlo andava in ansia, piangeva, si agitava e urlava di non poterlo fare. Mentre veniva visitato da lei, la madre le racconta che hanno traslocato per mancanza di spazio nella casa vecchia. A quel punto il piccolo è scoppiato a piangere: «No, non è vero. C’era spazio nella casa vecchia e anche in quella nuova, io ne uso solo metà. Poteva esserci anche il mio fratellino. Non lo dovevi lasciarlo in ospedale». 
A quel punto si è capito.  Pensare che c’è ancora chi giustifica l’aborto parlando di salute della donna e della famiglia.

Antonio Tedesco

4/19/2012 9:04 AM
 
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LETTERA DI UN BAMBINO MAI NATO
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5/7/2012 12:17 AM
 
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Tre ricercatori spiegano perché l’embrione è persona umana

Quando lo spermatozoo, una semplice cellula dell’uomo, entra nell’ovulo, un’altra semplice cellula della donna e si fonde con esso, abbiamo una nuova vita, una nuova persona diversa da chiunque altro. Certo, al momento questa persona è costituita da una sola cellula, lo zigote, ma ha già i suoi 46 cromosomi con tutti i geni, cioè tutta l’informazione necessaria per diventare la persona che sarà, se gli permetteranno di crescere e non verrà incidentalmente scongelato, non avrà altri problemi o non sarà intenzionalmente strappato dal ventre di sua madre e gettato fra i rifiuti ospedalieri.

Nello stabilire l’inizio della vita umana, ogni momento diverso dal concepimento è artificiale, strumentale e, in una parola, falso. Dico “strumentale” perché declassare un embrione da persona umana a semplice materiale biologico, come se fosse una provetta di sangue, ha lo scopo di togliergli quella dignità che lo rende inviolabile. Evidentemente si vuole fornire all’aborto una copertura morale, asserendo che ciò che viene ucciso non è una persona, ma come un pezzo di carne crescente. Pare brutto dire: “vogliamo il diritto di sopprimere i bambini nel ventre materno, se non ci fa comodo che nascano”, meglio confondere le acque dicendo che bambini non sono. Alcuni vogliono far iniziare la vita con la comparsa del sistema nervoso, forse perché prima, non potendo soffrire, gli embrioni possono essere uccisi con meno rimorsi; ma siamo poi sicuri, tra l’altro, che sia necessario un sistema nervoso per soffrire? Non potremo mai sapere cosa provano ad esempio le piante. Anche chi fa partire la vita dal momento non del concepimento, ma dell’impianto nella parete uterina, mira a creare una specie di zona franca, molto utile per la vendita di pillole del giorno dopo e spirali intrauterine.  Per l’occasione, “Avvenire”ha intervistato alcuni esperti.

Giandomenico Palka, ordinario di Genetica Medica all’Università di Chieti, ha risposto: «Nello zigote è già insito il programma della vita della persona. Scegliere una tappa successiva per decretarne l’inizio èpuramente arbitrario… Zigote, blastocisti, embrione, stiamo sempre parlando dello stesso bambino in ogni sua fase, senza soluzione di continuità. Sono tutte tappe di un unico processo vitale che inizia con il concepimento».

Roberto Angioli, primario di Ostetricia al Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma, e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Ginecologica e Ostetricia (SIGO), ha affermato: «La vita inizia nel momento dell’unione dei due gameti…Lo zigote concepito è la prima cellula che racchiude il DNA dell’individuo… Chi fa iniziare la vita al momento della comparsa della stria neuronale riduce l’essenza dell’umano solo in collegamento al suo sistema nervoso centrale e periferico, ma sappiamo che l’uomo è molto più di questo».

Salvatore Mancuso, presidente del comitato etico del Policlinico Gemelli, ha spiegato: «Al di là di ciò che suggerisce la bioetica, l’embrione è essere umano fin dal concepimento, per ragioni biologiche…C’è una specie di intelligenza embrionaria, per cui anche prima dell’annidamento l’embrione comunica con la madre. In fase di reimpianto avviene già uno scambio di comunicazioni chimiche tali per cui l’embrione, attraverso la produzione di citochine (molecole messaggere), condiziona la sede del suo insediamento, chiede alla madre di modificare il sistema immunitario per essere accolto e non espulso come corpo estraneo. Tutto questo straordinario dialogo avviene fin dalle primissime fasi del concepimento: i due esseri si riconoscono».

Quindi, sia la biologia che la morale che la logica indicano nel concepimento l’inizio della vita della persona; ogni altra data serve a formare una fase-finestra, una terra di nessuno nella quale è lecito perpetrare abusi su questa persona indifesa. Sul nostro sito si può trovare un dossier di approfondimento su tutto questo.

Linda Gridelli

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5/7/2012 9:30 PM
 
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Enorme successo per il film pro-life “October Baby”

Si è classificato all’ottavo posto tra i più visti nelle sale americane e ha già suscitato grandi spaccature e dunque scrolli di coscienza nell’opinione pubblica; il commovente film “October Baby” , narra la storia di una ragazza adottata in cerca della madre naturale che – scoprirà- in un giorno di ottobre aveva tentato di abortirla. Ha già incassato tre milioni di dollari (il triplo di quanto è costato) e si è guadagnato la prima pagina del “New York Times”.

La pellicola filmica è ispirata alla storia di Gianna Jessen,nata disabile per i danni cerebrali subiti durante il tentativo di interruzione di gravidanza, avvenuto quando era nella pancia di sua madre da trenta settimane; nel 2008 raccontò la sua storia davanti al Parlamento australiano e adesso canta la colonna sonora di questo successo targato dalla regia dei fratelli Jon e Andrew Erwin, intenzionati a devolvere il dieci per cento dei profitti ottenuti dal film, alla loro charityEvery Life Is Beautiful a favore dell’adozione e dei centri di aiuto alla vita. Dopo “Juno”, il film del 2007 ruotante intorno alla figura di una adolescente che sceglie di non abortire ma di tenere il bambino, che ottenne 231 milioni di dollari e un Oscar per la sceneggiatrice, l’America si ferma dinanzi ad un’altra trama emozionante.

La protagonista è battista , è molto bella, una sera perde i sensi mentre sta recitando e un dottore le spiega che tutti i suoi disturbi, dall’asma agli attacchi, sono colpa di una nascita difficile. Così lei tornerà al centro di aiuto alla vita in cui tutto è iniziato e si metterà in viaggio intorno alla sua vita, scoprendo di essere “un miracolo”; sopravvissuta ad un aborto tardivo. Il tema delicatissimo dell’aborto torna far discutere. In America infatti, si susseguono riflessioni ad ampio respiro; dalle proposte di legge dei singoli Stati che prevedono un periodo di riflessione obbligatorio e un’ecografia prima dell’intervento abortivo, alle polemiche concernenti la riforma sanitaria di Obama al governatore del Mississippi, Phil Bryant, che ha firmato qualche giorno fa una legge tesa a limitare la pratica dell’interruzione di gravidanza nello Stato. Intanto anche sul versante italiano si respira un odore pro-life: qualche giorno fa un gruppo composto da circa 70 giovani militanti ha conseguito un’azione simbolica di protesta contro dei consultori; è accaduto in provincia di Firenze. Una chiara risposta ai promotori della Legge 194, la legge che oltre a consentire l’ipotesi di abortire, affida un ruolo di primaria importanza ai consultori, in quanto promotori di informazione in tal senso. Ancora, pochi giorni addietro, è rimbalzata in diverse Regioni la notizia, relativa alla possibilità di offrire una degna sepoltura ai bimbi mai nati, ai feti che si sono spenti prima di venire alla luce. Molte le città che hanno aderito.

E mentre si deciderà se la pellicola che ha conquistato l’America potrà essere lanciate anche nelle sale cinematografiche italiane, in Italia cominciano ad arrivare le prime recensioni, tra le più interessanti quella pubblicata su “Repubblica”

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5/24/2012 2:29 PM
 
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Il Parlamento russo approva una legge restrittiva sull’aborto

La Duma ha tuttavia respinto le richieste della Chiesa ortodossa che chiedeva l’approvazione obbligatoria del marito in caso di donne sposate, il consenso dei genitori nei casi di minori e il diritto dei medici di rifiutare di eseguire un aborto. Queste restrizioni tuttavia significano il primo tentativo per fermare il calo demografico che è in corso da quando è stata liberalizzata la legge sull’aborto a metà degli anni 1960.

Ricordiamo che la Russia è stata anche la prima nazione in cui è stato legalizzato l’aborto (1920), per la chiara volontà del dittatore Vladimir Lenin, seguito a ruota dainazisti tedeschi. Nell’ex patria dell’ateismo scientifico, piegata oggi anche dalla piaga dell‘alcolismo e dallo stile di vita malsano che ha ridotto l’aspettativa di vita dell’uomo medio a 58 anni, vi è anche uno dei tassi più alti al mondo di aborto con oltre un milione di interruzioni di gravidanza ogni anno (Ministero della Salute), anche se altre fonti parlano di diversi milioni. Il numero pare comunque essere diminuito negli ultimi anni: nel 2005 si sono verificati 104,6 aborti ogni 100 nascite mentre l’anno scorso gli aborti erano 58,7 ogni 100 nascite.

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5/30/2012 3:40 PM
 
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Crescono gli obiettori perché i medici si accorgono chi è l’embrione

Il sito esordisce ricordando alcuni dati, che abbiamo pensato di riportare anche qui (i dati sono riferiti alla regione Lombardia): -ostetriciobiettori di coscienza: 64%anestesisti obiettori di coscienza: 42%infermieriobiettori di coscienza: 43%. L’idea dell’intervista è sorta dalla dichiarazione della consigliera di Sinistra e Libertà, Chiara Cremonesi, secondo la quale sarebbe necessarioeliminare l’obiezione di coscienza. L’articolo si apre subito con una domanda ed una risposta fondamentali, il cui verdetto è la constatazione dell’inesistenza del diritto ad abortire: «Il legislatore ha previsto che esclusivamente in presenza di determinate condizioni la donna possa interrompere la gravidanza volontariamente», ha affermato il giurista. Riguardo, invece, l’obiezione di coscienza, questa «è anch’essa un diritto, che ha fondamento costituzionale. La Consulta ha, infatti, sottolineato più volte che la proiezione della coscienza individuale ha tutela in virtù, in particolare, dell’articolo 2 della Costituzione, che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. Oltretutto anche la legge 194 prevede tale diritto. Il personale sanitario, quindi, non può essere obbligato a compiere un atto così grave. L’importanza dell’obiezione di coscienza, oltretutto, è statariconosciuta anche, di recente, in sede europea, in particolare, in una risoluzione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa», e non esistono deroghe se non in caso «l’intervento del personale sanitario sia indispensabile per salvare la vitadella donna in imminente pericolo».

L’intervistatore chiede dunque chiarimenti sul motivo per cui il numero di obiettori sia aumentato negli ultimi anni, e sul sospetto di condizionamenti da parte delle strutture sanitarie espresso dalla Cremonesi: la risposta è semplice, secondo Vari: «Il dato dipende da altri fattori: le moderne tecnologie rendono sempre più evidente come la vita sia tale sin dal concepimentoChi è medico difficilmente non se ne accorge». Per cui il giurista arriva alla conclusione che «eliminare o restringere l’obiezione di coscienza sarebbe un atto estremamente grave. Obbligherebbe i medici a comportarsi come automi, a esercitare la professione in contrasto con la propria coscienza. Oppure determinerebbe delle discriminazioni inaccettabili, fondate sulle convinzioni personali dei medici, vietate da ogni normativa vigente».

Michele Silvi

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6/13/2012 11:58 PM
 
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Il meccanismo abortivo di EllaOne

a) se assunto prima dell’ovulazione, è in grado di bloccare/ritardare l’ovulazione, impedendo quindi la fecondazione nonché il concepimento (effetto antiovulatorio);
b) se assunto dopo l’ovulazione, è in grado di uccidere l’embrione concepito, in quanto induce alterazioni della parete uterina (endometrio) che non permettono all’embrione stesso l’impianto nell’endometrio (effetto antinidatorio).

È evidente che, mentre nel primo caso abbiamo un’azione analoga a quella deicontraccettivi classici (condom, IUD, pillola estro-progestinica, ecc.), nel secondo casoil farmaco agisce secondo un meccanismo abortivo. Tale effetto antinidatorio (abortivo) è facilmente intuibile se pensiamo che il farmaco ha efficacia fino a 5 giorni dopo qualsiasi rapporto sessuale, ed è anche ovvio che se  l’ovulazione è già avvenuta non si può parlare di azione antiovulatoria. Eppure c’è chi continua a negare tutto questo, sostenendo che l’unico meccanismo di azione sia quello antiovulatorio, come ad esempio Lisa Canitano, nonostante l’Agenzia europea predisposta all’approvazione dei medicinali (EMA), dica il contrario (a pag. 45/49 si sottolinea come un test di gravidanza debba essere effettuato prima di assumere il farmaco). Concetti che sono riportati anche in alcune pubblicazioni scientifiche che riporto per chi volesse approfondire:

 

Inoltre, come ottimamente mostrato da questo video del Comitato Verità e Vita,  e come spiegato in questo articolo dal dott. Bruno Mozzanega, medico ricercatore della Clinica Ginecologica e Ostetrica dell’Università di Padova, anche con assunzione di Ellaone prima dell’ovulazione, non sempre è possibile bloccare l’ovulazione: solo nel 78,6% dei casi se viene assunta entro le 24 ore che precedono l’ovulazione e solo nell’8,3% dei casi se invece viene assunta in prossimità dell’ovulazione. Per chi fosse interessato ad ulteriori dettagli, è utile consultare questo studio pubblicato su “Human Reproduction”.

Resta il fatto che Ellaone è anche un farmaco abortivo, perché come ha detto in modo molto illuminante Étienne-Émile Baulieu, inventore della RU486: «l’interruzione della gravidanza dopo la fecondazione [...] può essere considerata alla stregua di un aborto»(“Il punto sull’RU-486″The Journal of the American Medical Association, Edizione italiana, n. 1, vol. 2, gennaio 1990).

Raffaele Marmo

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6/16/2012 12:40 PM
 
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Planned Parenthood (e Obama)
a favore dell’aborto come selezione del sesso

Tantissime sono le cliniche di Planned Parenthood fatte chiudere in seguito alla morte di donne o per aborti anche all’ottavo e nono mese, tantissimi i medici arrestati. Ultimamente, attraverso telecamere nascoste, alcune associazioni pro life sono riuscite a rivelare quel che si è sempre saputo ma non si è mai riuscito a documentare. Nel 2011, infatti, alcuni attivisti sono entrati in una clinica abortista della Virginia filmando un giro di prostituzione minorile all’interno.

Da allora diversi stati americani hanno trovato l’occasione per cominciare a tagliare i fondi pubblici destinati all’ente abortista, come ad esempio nel Kansas, nell’Indiana, mettendo a dura prova la vita delle cliniche, che hanno dovuto cominciare lentamente a licenziare i dipendenti e a chiudere i battenti. Leattività culturali tuttavia continuano, dato che in Florida Planned Parenthood ha celebrato il “Mese della masturbazione nazionale”, per promuovere una organizzazione internazionale dedicata all’auto-erotismo come parte di un “sicuro gioco del sesso” con “molti benefici per la salute”.

In questi giorni, ancora una volta, il più grande ente abortista è entrato ancora nella bufera in quanto, sempre attraverso telecamere nascoste, è stato scoperto che all’interno delle cliniche in Texas viene promossa la selezione del sesso, ovviamente a discapito -come avviene in Cina- delle femmine. Su questo sito è possibile visionare il video realizzato. Lo stesso avviene da anni nelle cliniche abortiste nel Regno Unito.

Si ricorda che Planned Parenthood, assieme alla Lobby gayha appoggiato completamente la campagna elettorale di Barack Obama, finanziandola con 1,4 milioni dollari. Non stupisce per nulla, dunque, la recente dichiarazione del presidente americano a favore dell’aborto come selezione del sesso: il Partito democratico infatti ha incredibilmente bocciato una proposta che avrebbe vietato l’aborto in base al sesso del feto, cioè la pratica per cui se il feto è femmina lo si elimina. Tutto torna dunque, nell’assordante silenzio delle sedicenti femministe.

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7/10/2012 10:47 PM
 
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SI TAGLIA LA SPESA SANITARIA PER LE CURE MA NON PER I COSTOSISSIMI ABORTI
Pontifex.RomaPremessa: in una recente conversazione Giorgio Celsi, di professione infermiere, ben noto per la sua instancabile attività a difesa della vita, mi comunicava una notizia interessante. Nell’ospedale di Giussano sono sempre disponibili, in regime di day hospital, dieci letti per le donne che decidono di abortire. Questo speciale reparto garantisce un confort e un rispetto della riservatezza ben maggiori di quelli esistenti nel reparto di maternità. Una scelta organizzativa non priva di significato, che peraltro si ritrova anche in altre strutture ospedaliere. In questo periodo di crisi il capitolo della sanità sarà tra i più colpiti dalla “spending review”. Si va infatti verso un intervento per 3-3,5 miliardi da qui al 2014, che diventano 8-8,5 miliardi se si sommano ai 5 miliardi di tagli già previsti per il prossimo biennio dalla manovra del luglio 2011. Da quanto si apprende, le misure per ottenere questi ulteriori risparmi si starebbero ancora modificando e ...

... assestando nel senso che  potrebbero puntare, oltre che sulla stretta sull'acquisto di beni e servizi, anche sul sistema di sconti sui farmaci acquistati dal Servizio Sanitario Nazionale.

Tra l’ altro verrebbero tagliati 18.000 posti letto. In arrivo ci sarebbero anche nuovi ticket a carico dei cittadini anche sui ricoveri ospedalieri.

Nel 2012, inoltre, il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe meno costi pari a 600 milioni grazie alla razionalizzazione della spesa farmaceutica, oltre che ad una ulteriore riduzione di quasi 1,2 miliardi per il blocco dei contratti al personale.

Ma mi chiedo: a nessuno viene in mente di tagliare le spese per gli aborti ? Si cerca di risparmiare anche sulle siringhe che costano pochi centesimi (con il rischio di acquistarle “made in China”), ma non si guarda ai milioni di euro che si spendono per gli interventi di aborto (e la gravidanza non è una malattia, e l’aborto non costituisce una cura !). Mediamente infatti la spesa a carico del contribuente per un aborto legale ammonta a 5.000 euro, che moltiplicati per 135.000 (questo è il numero di aborti eseguiti in strutture pubbliche ogni anno in Italia) fanno la bellezza di 675 milioni di euro, senza contare i soldi spesi per le varie pillole abortive ( Norlevo, EllaOne, RU-486). Risparmiando questi soldi si potrebbero evitare i tagli di cui sopra e il temuto aumento dell’Iva. Questi soldi, intascati da medici ed infermieri abortisti in contesti, ahimè, regolari, grondano sangue innocente !

L’aborto è di fatto un grosso business , e non stupisce il fatto che tra i maggiori sostenitori dell’aborto, terapeutico o meno, allignino anche coloro che ne traggono il maggior profitto. Che dire poi della macroscopica iniquità consistente nell’ incassare, con la tassazione ordinaria, il denaro di milioni di contribuenti italiani contrari all'aborto per poi ridirigerli nella promozione ed esecuzione di interventi di questo tipo ?

E chi non vede l’ enorme contraddizione insita nello spendere milioni per sopprimere esseri umani mentre in parallelo se ne spendono quasi altrettanti per ricerche intese a permettere la produzione (sic) della vita in laboratorio ? Per esaltare la libertà dell’ uomo, principe del creato, si finisce, quasi senza avvedersene, per calpestarne la dignità.   I bambini sono la risorsa più importante per il nostro popolo – basta scorrere gli indici di natalità di dominio pubblico – ed invece constatiamo che nei nostri ospedali  le culle tendono a svuotarsi a tutto vantaggio dei contenitori dei rifiuti.

Come non essere d’ accordo con Winston Churchill quando scriveva che “…per una comunità non esiste investimento migliore del latte per i bambini…” ?

Con il più basso tasso di natalità d’Europa, il nostro Paese sembra avviarsi verso il suicidio demografico: stiamo diventando il popolo delle badanti, il popolo dei nonni senza nipotini. A mio parere per superare la crisi di questi mesi e guardare al futuro con speranza ed ottimismo non c’è modo migliore di quello di promuovere una sempre più allargata, convinta (e per questo efficace)  difesa della vita (e non solo di quella nascente): occorre impiegare ben altri mezzi per aiutare le donne in difficoltà (e non solo quelle) ad accogliere la vita, bisogna creare insomma nel nostro paese  un nuovo clima di gioia e di fiducia nella vita, per tornare a vedere - perché così è – la vita nascente come un dono ed una risorsa per tutti.

di Giorgio Celsi

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7/18/2012 6:35 PM
 
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Ecco tutta la pericolosità dell’aborto volontario per la donna

Peccato che nel 79% dei casi le donne che abortiscono non vengono correttamente informatedi alternative possibili e almeno il 55% delle volte giungono a questa scelta in seguito a forti pressioni esterne. Peccato che la mortalità materna dopo un aborto volontario – eseguito in completa sicurezza, of course – sia tripla rispetto a quella seguente ad un parto. Peccato che un aborto volontario aumenti del 60% il rischio di futuri aborti spontanei.

Peccato che l’aborto indotto aumenti significativamente il rischio di cancro al seno, peccato che le donne che hanno subito un aborto indotto abbiamo forti probabilità  di ripercussioni psicologiche, peccato che l’aborto indotto alzi nettamente il rischio di successive nascite premature e lo stesso dicasi per danni e infezioni all’utero. Peccato non voler parlare degli altissimi tassi derivati da un aborto volontario di soffrire di placenta previa.

Peccato, soprattutto, che dopo un aborto volontario – per quanto legale e sicuro – un figlio unico ed irripetibile non potrà più venire al mondo, vedere la luce del sole, sentire il profumo del mare, ascoltare il vento. E sorridere, donando a chi lo guarda l’impressione che, per quanto tutto appaia incerto e contraddittorio, al mondo una sicurezza ci sia ancora: l’amore.

7/26/2012 9:15 AM
 
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Non esiste nessun diritto all’aborto

La questione è emersa chiaramente pochi giorni fa: un magistrato di Spoleto ha chiesto alla Consulta di valutare se la legge 194 sull’aborto sia conforme all’articolo 2 della Costituzione, secondo cui “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, e all’articolo 32, in cui si afferma che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Inoltre ha fatto riferimento all’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che nel novembre 2011, ha ritenuto che sia da assicurare una protezione dell’embrione. LaCorte costituzionale si è pronunciata affermando che è «manifestamente inammissibile, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 della legge n. 194 sull’aborto, sollevata dal Giudice Tutelare del Tribunale di Spoleto».

Gli abortisti all’ultimo grido, come Concita De Gregorio, hanno cantato vittoria ma in realtà Cesare Mirabelli, già Presidente della Corte costituzionale e professore di Diritto costituzionale all’Università Lateranense, ha spiegato che «il giudizio della Consulta riguarda la modalità in cui è stata sollevata la questione, e non i contenuti di quest’ultima. Nelle sue sentenze passate la Corte costituzionale ha sempre affermato chenon esiste alcun diritto all’aborto e che vanno tutelati anche i diritti dell’embrione e non solo quelli della madre». La questione è dunque ritenuta non ammissibile nel procedimento in cui è stata sollevata, perché «al giudice non spetta decidere sull’aborto in quanto tale», e quindi la domanda posta alla Corte costituzionale non era pertinenteal procedimento da cui era nata. Quindi la Corte Costituzionale, con questa sentenza,«non sta affermando che l’aborto sia compatibile con la Costituzione. Dice semplicemente che la questione posta dal giudice di Spoleto è infondata, e quindi non la esamina nemmeno». Dunque, «la questione relativa ai dubbi di costituzionalità resta aperta. Bisogna però vedere quale dei due diritti finisca per prevalere nei casi in cui si debba scegliere tra evitare un danno per la salute della donna e salvare la vita all’embrione. E’ sempre escluso però che l’aborto possa essere un diritto, perché non esiste un diritto all’aborto, anche nella giurisprudenza della Corte costituzionale.»

Anche Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato all’Università Europea di Roma,concorda«la Consulta non è entrata nel merito, si è limitata a dire che le norme evocate dal giudice di Spoleto non erano applicabili. Non poteva entrarvi perché la sentenza europea riguardava i brevetti e salvaguardava l’essere umano rispetto alla brevettabilità economica. Qui si confrontano invece due diritti personali, quello della madre e quello del feto e, nella legge 194, questo bilanciamento è già stato tentato a suo tempo dal legislatore». Per Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita,«come in almeno altri 25 casi precedenti, anche questa volta la Corte haaccuratamente evitato di entrare nel merito. È dal 1980 che la Corte Costituzionale riesce a non dirci, con espedienti procedurali vari, se l’aborto come disciplinato nei primi tre mesi di gravidanza è conforme alla Costituzione oppure no, così questioni che avrebbero potuto mettere in crisi la legge 194 sono rimaste in questi trent’anni senza risposta».

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