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La Vergine Maria in S.Agostino

Last Update: 4/29/2014 8:43 AM
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6/19/2010 11:41 AM
 
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Dalla prefazione al libro: LA VERGINE MARIA in S.Agostino

Come ben sa chiunque ha familiarità con l'opera di Agostino, la Vergine Maria occupa una posizione di pri­mo piano nella sua meditazione teologica e nella sua parenesi pastorale, tanto che si può dire, senza timore di esagerazio­ne, che la sostanza del culto mariano cattolico trova nell'o­pera agostiniana una delle più convinte e calde affermazio­ni. Occorre però tener presente che Agostino non affronta la mariologia come tema specifico: le sue considerazioni su Maria si sviluppano per lo più occasionalmente, come corollari della sua speculazione cristologia o nel corso delle sue esortazio­ni di carattere morale, spirituale e ascetico. Il carattere occa­sionale e l'assenza di sistematicità fanno sì che, mentre l'enunziazione di certi punti è molto esplicita, su altri punti il pensiero mariologico di Agostino si deve ricavare indiretta­mente, da accenni e allusioni, o interpretando certi silenzi (si pensi, in particolare, all'assunzione di Maria) oppure an­cora tenendo presenti certe sue affermazioni apparentemente contraddittorie (è il caso, su cui ci soffermeremo più avanti, dell'Immacolata Concezione).
Tenendo presente quanto sopra si è detto a proposito del­la grande presenza di Maria nell'opera agostiniana non fa me­raviglia che la speculazione mariologica successiva, nel cor­so della sua evoluzione, si sia rifatta spesso alle affermazioni di Agostino. Ma quanto abbiamo aggiunto sulla mancanza di sistematicità della sua trattazione mariologica ci rende an­che conto del fatto che ne siano derivate interpretazioni di­verse.

Sotto questo aspetto la raccolta curata da Pellegrino, costituisce uno strumento prezioso per la ricostruzione del pensiero ma­riologico di Agostino in se stesso e un punto di partenza indispensabile per la comprensione del dibattito che intomo a esso si è svolto. Riassumendo, nella conclusione della sua In­troduzione, i risultati della sua lucida e documentata anali­si dei testi agostiniani relativi a Maria, Pellegrino crede di poter individuare nel pensiero di Agostino la presenza, espli­cita o implicita, dei vari elementi che costituiscono la ma­riologia cattolica attuale, salvo per quanto riguarda i dogmi dell'Assunzione e dell'Immacolata Concezione. Quanto al­l'assunzione egli però osserva che Agostino semplicemente non ne parla e che, quindi, «nulla si può argomentare da tale si­lenzio ». Per quanto riguarda invece l'immacolato concepi­mento di Maria (in altre parole, la sua esenzione dal peccato originale), Pellegrino ritiene che, sebbene tale dogma abbia « un 'eco abbastanza chiara in S. Agostino », esso sia però « in­conciliabile con la sua interpfetazione del peccato origina­le ». Con queste parole Pellegrino sembra schierarsi abbastanza risolutamente tra gli interpreti di Agostino che vedono in lui un oppositore nei riguardi del dogma. Ma all'intemo di que­sta schiera d'interpreti la posizione di Pellegrino si distingue per alcune sfumature su cui vale forse la pena di spendere qualche parola.
Riassumiamo brevemente i termini del dibattito. In un testo famoso (De natura et grafia: n. 60) Agostino afferma l'assoluta estraneità di Maria al peccato in conseguenza del fatto di esser stata scelta come madre di Gesù, il santo per eccellenza, che non può aver alcun rapporto con il peccato. Ma in altri testi, risalenti alla fase più acuta della sua pole­mica contro ipelagiani, egli affermò l'universalità del pecca­to originale legandola alla concupiscenza che si accompagna all'atto della procreazione, cioè all'atto sessuale^.
Per cui soltanto il corpo di Cristo, non concepito mediante il con­giungimento di uomo e donna, fu esente dal peccato, mentre il corpo di Maria, come espressamente sottolinea Agostino, ebbe origine «di là» (Inde,), cioè dalla concupiscenza2. « Non si vede — commenta Pellegrino — come l'esenzione di Maria dal peccato originale potrebbe conciliarsi con una tesi esposta in un linguaggio così chiaro e perentorio ». L'ac­cenno di Agostino a Maria, in quel contesto relativo all'uni­versalità del peccato originale, non sfuggì neanche ai suoi con­temporanei. Usuo avversario, ilpelagiano Giuliano di Bela­no, gli rinfacciò di aver consegnato «Maria stessa in potere del diavolo in conseguenza della sua nascita ». Agostino ri­spose. Ma la sua risposta, come fa notare ancora Pellegrino, non soltanto non cancella i dubbi sull'esenzione di Maria dal peccato originale ma sembra ribadire l'unicità dell'esenzio­ne di Cristo fOpus imperfectum contra lulianum 4,122; 6,22: nn. 66 e 67).
Il contrasto tra l'affermazione dell'assoluta estraneità di Maria al peccato e quelle relative all'universalità del peccato originale, escluso il solo Gesù Cristo, ha alimentato e conti­nua ad alimentare la polemica tra gli interpreti di Agostino. Occorre ammettere in lui una contraddizione? Gli interpre­ti, sia quelli che sostengono la preminenza della prima affer­mazione, sull'assoluta estraneità di Maria al peccato, sia quelli che ritengono più conformi alla mentalità agostiniana le af­fermazioni sull'universalità del peccato originale, tendono per lo più a escludere che esista contraddizione. Ma, parlando in generale, essi giungono a tale conclusione interpretando, a seconda dei punti di vista, le due affermazioni alla luce l'una dell'altra. E dò ha la sua giustificazione nel fatto che in Ago­stino entrambe le affermazioni sono fatte in termini perento-ri e assoluti. Anche Pellegrino esclude che vi sia contraddizione tra le due affermazioni, in quanto egli pensa che la concezione del-l'universalità del peccato originale e della sua propagazione attraverso la concupiscenza preesista in Agostino alla pole­mica antipelagiana. Come si spiega, allora, la sua proclama­zione circa l'assoluta santità di Maria? Pellegrino ammette che le parole di Agostino, dato il contesto in cui si trovano, si riferiscono soltanto ai peccati attuali. E una spiegazione che si trova anche in coloro che fanno di Agostino un oppo­sitore dell'immacolato concepimento della Vergine. A diffe­renza di questi ultimi però Pellegrino non cerca di ridurre la portata dell'affermazione agostiniana: presa come suona, e tenute presenti le ragioni con cui Agostino la giustifica (rap­porto reale e fisico tra Maria e il Figlio suo che esclude ogni possibile contatto con il peccato), essa non consente eccezio­ne alcuna, neppure per il peccato originale. Restano, allora, da spiegare le successive affermazioni sull'universalità del pec­cato originale da cui Maria sembra non essere esclusa. La ra­gione dell'apparente contraddizione, secondo Pellegrino, è la seguente. Quando Agostino afferma l'assoluta estraneità di Maria al peccato (anche se, tome si è accennato in preceden­za, ciò sarebbe da intendere relativamente ai peccati attuali), egli si riallaccia a una convinzione che trovava ben radicata e diffusa nella tradizione e nella coscienza cristiana. Il radicalizzarsi della polemica antipelagiana però lo indusse a por­tare alle estreme conseguenze la concezione, in lui già pre­sente in certe premesse, dell'universalità del peccato origina­le « che si propaga a causa della concupiscenza inerente al rapporto sessuale».
Come si vede, per Pellegrino il problema non è di stabili­re quale delle due contrastanti affermazioni di Agostino ab­bia la preminenza ne è necessario armonizzarle tra loro a tutti i costi, attenuando la portata dell'una o dell'altra. E non è neppure sfiorato dalla preoccupazione che la contrarietà del grande Dottore al dogma, emergente dall'evidenza dei testi, possa inficiarne la verità e la validità. L'opposizione scaturisce in lui da una premessa, quella appunto della propagazio­ne del peccato originale attraverso fatto della procreazione, di cui Pellegrino, nonostante la ben nota ammirazione per il grande vescovo d'Ippona, non esita a sottolineare «la de­bolezza » che basta da sola «a infirmare le conseguenze che essa implica per Maria ». E c'è di più. L'affermazione relati­va all'estraneità assoluta di Maria al peccato e il tono peren­torio con cui è enunziata sono una testimonianza del fatto che Agostino, su questo punto, si rifaceva a una comune per­suasione della comunità cristiana e non parlava a titolo per-sonale. Personali erano invece le convinzioni sulla base del­le quali egli fu indotto, a un certo momento, a esprimere dubbi o contrarietà.
La posizione assunta da Pellegrino nella controversia su Agostino è esemplare del suo comportamento di studioso della letteratura cristiana antica: la verità, filologica e storica, re­lativa ai testi deve venir prima di ogni considerazione di op­portunità e di qualsiasi preoccupazione, pur legittima, di di­fesa di altre verità. Egli era convinto che la verità — e per lui la verità era una sola, quella che si riassume in Cristo e nel suo messaggio — non ha bisogno di esser protetta dagli errori umani con piccoli accorgimenti o sotterfugi: essa viene incontro da sola a chiunque la cerca senza pregiudizi, con umiltà e buona volontà.
Questa convinzione governò la sua vita sia di studioso e di docente sia di vescovo e di pastore. Tra le due attività non ci fu differenza se non di mansioni. Infatti anche duran­te il suo magistero di docente, pur esercitando la sua profes­sione con il rigore e il distacco di cui prima si è dato un sag­gio, egli non dimenticò mai la sua missione di sacerdote che trovava, anzi, sempre più motivata e rinvigorita dallo studio approfondito e rigoroso delle antiche testimonianze della sua fede. Durante il suo episcopato poi numerosi furono i suoi gesti che suscitarono il perplesso stupore di alcuni o l'interes­sato apprezzamento di altri: si parlò, da una parte e dall'altra, di rottura con il passato, di rivoluzione, borse non si e badato olfatto che quel nuovo che veniva improvvisamente alla luce aveva radici molto antiche, era il volto antico della Chiesa come egli lo ritrovava attraverso un incessante, infa­ticabile lavoro di scavo e di restauro. Di tale lavoro, che univa insieme il rigore severo dello studioso e le esigenze profonde dell'uomo di fede, la raccolta di testi che qui si ripropone costituisce uno dei più riusciti e luminosi esempi.

1 De nuptiis et concupiscentia, 2,15, n. 65.
2 Contra ]ulianufn 5,15,52, n. 65.
EUGENIO CORSINI Università di Torino
[Edited by Credente. 6/19/2010 11:46 AM]
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4/22/2012 7:09 PM
 
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Come avverrà ciò, poiché io non conosco uomo? (Luca 1,34)

E' promesso a Zaccaria un figlio, è promesso anche alla santa Maria un figlio, e dice anch'essa quasi le medesima parole che aveva detto Zaccaria. Che cosa infatti aveva detto Zaccaria? Come avverrà questo a me? Che io son vecchio e la mia moglie è sterile e avanzata nei suoi giorni (Le 1,18). E che dice la santa Maria? Come avverrà ciò? (Lc 1,34). E simile la voce, dissimile il cuore. La voce simile ascoltiamo con l'orecchio, il cuore dissimile apprendiamo dalla parola dell'angelo. Peccò David, e rimproverato dal profeta disse: Ho peccato, subito gli fu detto: Ti è stato rimesso il peccato (2Sam 12,13). Peccò Saul; e rimproverato dal profeta disse: Ho peccato; e il peccato non gli fu rimesso, ma l'ira di Dio rimase su di lui (cf I Sam 15,30.35). Che significa ciò, se non che è simile la voce, dissimile il cuore? L'uomo infatti ode la voce, Dio scruta il cuore. In quelle parole dunque di Zaccaria l'angelo vide che non c'era fede, ma dubbio e sfiducia; e l'angelo lo fece conoscere, privandolo della voce, condannando l'incredulità. La santa Maria, invece: Come avverrà ciò, poiché io non conosco uomo? Riconoscete il proposito della vergine. Quando mai avrebbe detto, se avesse avuto intenzione d'unirsi con un uomo: Come avverrà ciò? Se fosse dovuto avvenire come suoi avvenire di tutti i bambini, non avrebbe detto: Come avverrà? Ma essa, memore del suo proposito e consapevole del santo voto, perché sapeva che cosa aveva promesso, col dire: Come avverrà ciò, poiché non conosco uomo?, siccome sapeva che non può avvenire che nascano i figli se non da donne coniugate e che si uniscono ai loro mariti, ciò ch'essa aveva proposto d'ignorare, con dire: Come avverrà ciò?, s'informò del modo, senza dubitare dell'onnipotenza di dìo. Come avverrà ciò?

Qual è il modo con cui avverrà ciò? Mi annunzi un figlio; il mio animo è pronto: dimmi il modo.

Poteva la Vergine santa temere, o almeno ignorare il disegno di Dio, in qual modo volesse che Ella avesse un figlio, quasi riprovasse il voto della vergine? Infatti, che cosa sarebbe avvenuto se avesse detto: Sposati, congiungiti a un uomo? Non l'avrebbe detto Iddio, perché accolse il voto della Vergine, come l'accoglie Dio. Accolse da lei quello ch'egli stesso aveva donato. Dimmi dunque, messaggero di Dio: Come avverrà ciò? Vedi che l'angelo sa, ed essa cerca, non diffida. Avendo dunque veduto che essa cercava, non diffidava, non ricusò d'istruirla. Ascolta in qual modo: Resterà la tua verginità; tu credi solamente alla verità, conserva la verginità, ricevi l'integrità.
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4/22/2012 7:24 PM
 
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Contro Fausto manicheo (libro 23)
Fede cattolica e allo stesso tempo apostolica è che il Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo è Figlio di Dio secondo la divinità e figlio di Davide secondo la carne: lo dimostriamo con i testi del Vangelo e degli apostoli, così che nessuno può contraddire le nostre prove, se non chi contraddice questi stessi testi; non come Fausto che ha introdotto uno sconosciuto, il quale ha detto poche parole senza poi presentare alcun testimonio contro le insidiose astuzie di Fausto stesso. Quando io invece l'avrò fatto, non gli resterà nulla da rispondermi se non l'argomento con cui tenta di raggirare e di evitare l'evidentissima forza di verità presente nelle sacre Scritture, replicandomi cioè che quei testi sono falsi e che sono interpolazioni dei codici divini. Ho già confutato più sopra in questa stessa opera, per quanto mi è parso sufficiente, una simile demenza, una simile folle presunzione e sfrontatezza: non è opportuno che io ripeta le stesse cose, anche in ragione della mole del discorso. Dunque che bisogno c'è di cercare e di raccogliere tutte le testimonianze disperse nella Scrittura, con cui provare contro costui che in libri di autorità somma e divina viene chiamato Figlio di Dio Unigenito, da sempre Dio presso Dio, lo stesso che è anche chiamato figlio di Davide, poiché assunse la forma di servo dalla vergine Maria sposa di Giuseppe? Per il momento, dato che egli ha voluto discutere su Matteo e io non posso inserire in questo discorso l'intero libro di Matteo, chi vuole lo legga e veda come Matteo, narrando, segua sino alla passione e alla resurrezione colui che, mentre sta per enumerarne gli antenati, chiama figlio di Davide, e come di nessun altro, se non di lui stesso, dica che fu concepito e nacque dalla vergine Maria per opera dello Spirito Santo. A questo aggiunge anche la testimonianza del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa " Dio con noi " 8. Afferma che colui che, battezzato da Giovanni, udì dal cielo: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto 9, è lo stesso che, già dal parto della vergine, era stato chiamato " Dio con noi ". A meno che a Fausto non sia sembrato che averlo chiamato Dio sia da meno che averlo chiamato Figlio di Dio. Infatti ha cominciato a congetturare che, secondo Matteo, egli divenne Figlio di Dio solo a partire dal battesimo per il fatto che, in quel momento, venne dal cielo la voce: Questi è il Figlio mio: quando invece in precedenza l'evangelista stesso aveva addotto la testimonianza divina del profeta, in cui il figlio stesso della vergine veniva chiamato: Dio con noi.
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4/22/2012 7:26 PM
 
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dal DISCORSO 51

2. 3. Orbene, per compiere questo suo disegno nostro Signore Gesù Cristo divenne figlio dell'uomo nascendo appunto da una donna. Se però non fosse nato dalla vergine Maria, che cosa gli sarebbe mancato? "Volle essere uomo - dirà qualcuno - d'accordo, ma avrebbe potuto esserlo senza dover nascere da una donna, poiché neppure per creare il primo uomo ebbe bisogno d'una donna". Guarda come si risponde a questa obiezione. Tu dici: "Perché scelse una donna per nascere?". Ti si risponde: "Al contrario, perché avrebbe dovuto evitare una donna? Supposto ch'io non possa dimostrarti perché decise di nascere da una donna, tu dimostrami che cosa avrebbe dovuto evitare in una donna". Ma è stato già affermato che, se fosse rifuggito dal seno d'una donna, avrebbe mostrato che c'era stata la possibilità di essere in un certo senso contaminato da lei. D'altronde quanto più era per sua natura inattaccabile da qualsiasi macchia, tanto meno avrebbe dovuto aver paura di un seno materno di carne, come se potesse esserne macchiato. Nascendo invece da una donna doveva mostrarci qualche grande mistero. In realtà, fratelli, anche noi ammettiamo che, se il Signore avesse voluto diventare uomo senza nascere da una donna, ciò era certamente facile alla sua sovrana maestà. Ma allo stesso modo che poteva nascere da una donna senza il concorso di un uomo, così sarebbe potuto nascere anche senza il concorso d'una donna. Ma egli volle mostrarci questo; che cioè la creatura umana non avrebbe dovuto perdere la speranza di salvarsi riguardo a nessuno dei due sessi. Il sesso umano infatti risulta di maschi e di femmine. Se dunque diventando uomo - come per l'appunto sarebbe dovuto essere - non fosse nato da una donna, avrebbero perduto la speranza di salvarsi le donne, ricordandosi del loro primo peccato, poiché il primo uomo fu ingannato dalla donna, e avrebbero creduto di non poter avere assolutamente alcuna speranza nel Cristo. Venne dunque il Cristo nel mondo come uomo per scegliere di preferenza il sesso maschile e, nascendo da una donna, venne a consolare il sesso femminile, come se, rivolgendo loro la sua parola, avesse detto: "Perché sappiate che nessuna creatura di Dio è cattiva, ma è stata pervertita da un piacere colpevole, quando nel principio feci l'uomo, io lo feci maschio e femmina. Non condanno la creatura che io ho creato. Ecco, sono nato uomo, sono nato da una donna. Non condanno dunque la creatura che io ho fatto, ma i peccati che io non ho fatto". Ambedue i sessi vedano la propria dignità ma confessino il proprio peccato, e ambedue sperino di salvarsi. Per ingannarlo fu propinato all'uomo il veleno dalla donna; da una donna venga propinata all'uomo la salvezza per rigenerarlo con la grazia. La donna, diventando madre di Cristo, riparerà il peccato da lei commesso ingannando l'uomo. Così furono delle donne ad annunciare per prime agli Apostoli la risurrezione di Dio. Fu una donna ad annunciare al proprio marito la morte nel paradiso; furono anche delle donne ad annunciare la salvezza agli uomini nella Chiesa. Sarebbero stati gli Apostoli ad annunciare la risurrezione del Cristo ai pagani, ma furono le donne ad annunciarla agli Apostoli. Nessuno deve dunque incolpare Cristo d'essere nato da una donna; sesso dal quale il Liberatore non poteva esser macchiato, sesso che il Creatore avrebbe esaltato.
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4/22/2012 7:35 PM
 
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dal DISCORSO 51
Le generazioni da Abramo fino a Cristo.

5. 8. A questa genealogia esposta fedelmente viene mossa questa prima critica, che cioè il medesimo Matteo prosegue dicendo: Da Abramo fino a Davide sono in tutto quattordici generazioni; da Davide fino alla deportazione in Babilonia sono altre quattordici; dalla deportazione in Babilonia fino al Cristo altre quattordici 15. Seguita poi narrando in qual modo il Cristo nacque dalla vergine Maria e soggiunge: La nascita del Cristo avvenne in questo modo 16. Enumerando ordinatamente gli ascendenti del Cristo ci ha mostrato perché egli è chiamato figlio di Davide, figlio di Abramo.

Cristo concepito per opera dello Spirito Santo.

6. 8. Ora ci deve narrare come nacque e apparve tra gli uomini, ed è logica la stessa narrazione per cui crediamo che nostro Signore Gesù Cristo non è solo nato da Dio eterno, coeterno a Colui che lo generò prima di tutti i tempi, prima d'ogni creatura, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, ma crediamo anche infine ch'è nato per opera dello Spirito Santo dalla vergine Maria 17, cosa che ugualmente confessiamo. Voi infatti ricordate e sapete (sto infatti parlando ai miei fratelli cattolici) che questa è la nostra fede che noi professiamo e confessiamo. Per questa fede si fecero uccidere migliaia di martiri in tutto il mondo.

Sincera, non finta, la " giustizia " di Giuseppe.

6. 9. Ora per togliere ogni credibilità ai Libri evangelici essi cercano di volgere al ridicolo ciò che segue, al fine di mostrare che noi crediamo avventatamente ciò che è detto, e cioè: Essendo Maria, sua madre, fidanzata a Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, poiché era giusto e non voleva esporla al disprezzo, decise di ripudiarla in segreto 18. Poiché egli sapeva d'essere estraneo a quella gravidanza, per conseguenza la riteneva adultera. Poiché era giusto - come dice la Scrittura - e non voleva esporla al disprezzo, cioè diffamarla - infatti così portano anche molti codici - decise di ripudiarla in segreto. Come marito egli, è vero, si turba, ma come giusto non incrudelisce. Tanto grande è la giustizia di quest'uomo che non volle tenersi un'adultera né osò punirla esponendola al pubblico discredito. Decise di ripudiarla in segreto - dice la Scrittura - poiché non solo non volle punirla, ma nemmeno denunciarla. Considerate com'era autentica la sua giustizia! Non voleva infatti risparmiarla perché desiderava tenerla con sé. Molti perdonano le mogli adultere spinti dall'amore carnale, volendo tenerle, benché adultere, allo scopo di goderle per soddisfare la propria passione carnale. Questo marito giusto invece non vuole tenerla; il suo affetto dunque non ha nulla di carnale; eppure non la vuole nemmeno punire; il suo perdono, dunque, è solo ispirato dalla misericordia. Quanto è ammirevole questo giusto! Non la tiene come adultera per non dare a vedere di perdonarla perché l'avrebbe amata sensualmente, eppure non la punisce, né la denuncia. Ben a ragione fu scelto come testimone della verginità della sposa. Egli dunque si turba a causa della debolezza umana, ma è rassicurato dall'autorità divina.
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4/22/2012 7:39 PM
 
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Le donne devono imitare la modestia e l'umiltà di Maria.

11. 18. In primo luogo, fratelli, non è da passar sotto silenzio la modestia tanto santa della Vergine Maria, perché sia norma di vita per le donne, nostre sorelle. Aveva partorito il Cristo, era andato da lei l'angelo e le aveva detto: Ecco, concepirai nel seno e darai alla luce un figlio che chiamerai Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo 37. Aveva meritato di dare alla luce il Figlio dell'Altissimo, eppure era umilissima; nemmeno parlando di se stessa prende il primo posto anteponendosi al marito, col dire: "Io e tuo padre", ma: Tuo padre - dice - e io. Non tiene conto della propria dignità di madre, ma bada a rispettare il diverso grado proprio dei coniugi. Il Cristo umile non avrebbe certo insegnato alla propria madre a insuperbirsi. Tuo padre e io, addolorati, andavamo in cerca di te 38. Essa dice: Tuo padre e io, poiché capo della donna è il marito 39. Quanto meno devono insuperbire tutte le altre donne! Poiché, se alla stessa Maria è stato dato il nome di "donna", ciò non è perché avesse perduto la verginità, ma perché quello era un appellativo proprio usato dal suo popolo. Anche l'Apostolo infatti, parlando del Signore Gesù Cristo, dice: nato da una donna 40, ma senza con ciò pregiudicare la regola e il tenore della nostra fede con cui professiamo ch'egli è nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria 41. Questa infatti lo concepì essendo vergine, lo partorì continuando ad esser vergine e rimase sempre vergine. Gli ebrei però chiamavano "donne", secondo l'uso proprio della lingua ebraica, tutte le persone di sesso femminile. Ascolta un esempio quanto mai evidente. La prima donna che Dio creò prendendola dal fianco dell'uomo, prima ancora che s'unisse al marito - cosa che la Scrittura dice avvenuta dopo la loro espulsione dal paradiso - era tuttavia già chiamata "donna", poiché la Scrittura dice: Dio ne formò la donna 42.
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4/22/2012 7:44 PM
 
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Cristo è figlio ma anche Signore di Davide.

12. 20. Vedete dunque, fratelli, che Cristo, dicendo: "Occorre che mi occupi delle cose del Padre mio", non voleva che noi intendessimo le sue parole presso a poco in questo senso: "Voi non siete miei genitori", ma nel senso ch'essi erano genitori nel tempo, il Padre invece da tutta l'eternità. Quelli erano genitori del Figlio dell'uomo, il Padre invece lo era del proprio Verbo e Sapienza, era Padre della sua Potenza, grazie alla quale ha creato tutte le cose. Se tutte le cose sono create dalla Potenza che si estende da un'estremità all'altra del mondo con forza e regge l'universo con bontà 45, per mezzo del Figlio di Dio furono creati anche coloro, ai quali egli medesimo si sarebbe sottomesso come figlio dell'uomo. L'Apostolo inoltre lo chiama figlio di Davide: Il quale - dice - gli è nato dalla stirpe di Davide secondo la carne 46. Tuttavia lo stesso Signore propone ai giudei la questione che l'Apostolo risolve con queste stesse parole. Infatti, avendo detto: Nato dalla stirpe di Davide, aggiunge: secondo la carne, appunto per far intendere che, per quanto riguarda la divinità, non è figlio di Davide ma Figlio di Dio e Signore di Davide. Difatti, in un altro passo l'Apostolo, mettendo in risalto la stirpe dei giudei, dice: Ad essi appartengono i patriarchi, dai quali discende il Cristo secondo la carne, egli ch'è al di sopra d'ogni cosa, Dio benedetto per i secoli 47. In quanto nato secondo la carne, era "figlio di Davide"; in quanto esistente al di sopra d'ogni cosa, Dio benedetto per i secoli, era il "Signore di Davide". Il Signore dunque chiese ai giudei: Di chi voi dite sia figlio il Cristo? Gli risposero: Di Davide 48. Questo in realtà essi lo sapevano, perché facilmente lo capivano da quanto avevano preannunciato i Profeti. Effettivamente egli era figlio di Davide, ma solo secondo la carne 49, tramite la Vergine Maria, promessa sposa di Giuseppe. Poiché dunque i giudei avevano risposto che il Cristo era discendente di Davide, Gesù chiese loro: Come mai allora Davide, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, lo chiama Signore, dicendo"Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io non porrò i tuoi nemici sotto i tuoi piedi"? Se dunque Davide per ispirazione divina lo chiama Signore, come mai può essere suo figlio50Ma i giudei non furono in grado di rispondergli. Così troviamo nel Vangelo. Egli non negò d'essere figlio di Davide, ma non volle che ignorassero ch'era il Signore di Davide. I giudei infatti riguardo al Cristo pensavano ch'era un uomo nato in un dato tempo, ma non capivano ch'egli esiste dall'eternità. Ecco perché, volendoli istruire sulla propria natura divina, pose loro il quesito sulla propria natura umana, come se dicesse loro: "Voi sapete che il Cristo è discendente di Davide; rispondetemi come mai è anche il Signore di Davide". Ma perché non rispondessero: "Non è il Signore di Davide", addusse come testimone lo stesso Davide. E che cosa dice Davide? Dice appunto la verità. Nei salmi infatti si trova che Dio fa a Davide anche la promessa: Porrò sul tuo trono uno dei tuoi figli 51. Ecco il figlio di Davide. In qual modo è anche "Signore di Davide" colui ch'è figlio di Davide? Il Signore - è detto - dice al mio Signore: "Siedi alla mia destra" 52. Vi stupite che Davide abbia come proprio discendente il Signore, quando vedete che Maria diede alla luce il proprio Signore? È Signore di Davide perché Dio, lo è perché è il Signore di tutti; è invece figlio di Davide, perché figlio dell'uomo. Egli è allo stesso tempo Signore e figlio: è Signore di Davide egli che, pur essendo Dio per natura, non reputò un tesoro geloso essere uguale a Dio 53; è invece figlio di Davide, perché spogliò se stesso prendendo la natura di servo 

4/29/2014 8:43 AM
 
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1. L`intenzione divina della verginità

Viene promesso il figlio di Zaccaria, e si promette il figlio della santa Madre, ed anche lei dice quasi le stesse parole che aveva detto Zaccaria. Che cosa aveva detto Zaccaria?
Da dove mi viene questo? Io, infatti, sono vecchio, e mia moglie è sterile ed avanzata in età.
E cosa (disse) la santa Madre? In che modo avverrà questo?
Simile la parola, diverso il cuore. Ascoltiamo con l`orecchio una voce simile, ma all`annuncio dell`angelo riconosciamo un cuore diverso.
Penò David, e, rimproverato dal profeta, disse: Ho peccato e subito gli fu detto: Ti è stato perdonato il peccato (2Sam 12,13).
Penò Saul, e, corretto dal profeta, disse: Ho peccato, ma non gli fu rimesso il peccato, e l`ira di Dio rimase sopra di lui (1Sam 15,30).
Che cosa significa questo, se non che la voce è simile, ma che è diverso il cuore? L`uomo, infatti, ascolta la voce, Dio scruta il cuore.
In quelle parole di Zaccaria, dunque, l`angelo vide che non vi era la fede ma il dubbio e la disperazione, l`angelo indicò col togliere la voce e col condannare l`infedeltà. Ma la divina Maria: In che modo avverrà questo se non conosco uomo? Riconoscete l`intenzione della vergine. Quando direbbe, con l`intento di coabitare con l`uomo: In che modo avverrà questo? Se, infatti, accadesse, nella maniera in cui suole accadere a tutti i bambini, non direbbe: In che modo avverrà? Ma memore della sua intenzione e consapevole, del santo voto, poiché aveva conosciuto ciò che aveva promesso in voto; col dire: In che modo avverrà questo, poiché non conosco uomo? dal momento che non aveva conosciuto che ciò fosse accaduto, affinché i figli nascessero se non con l`unione delle donne coi propri mariti, ed è ciò che lei stessa si era proposta di ignorare, dicendo: In che modo questo potrà accadere? Cercò di sapere il modo, ma non dubitò dell`onnipotenza di Dio.
In che modo questo potrà avvenire?
In quale modo questo avverrà? Tu mi annunzi un figlio, ed hai preparato il mio animo, dimmi il modo.
Poté, infatti, la vergine santa temere, o ignorare certamente il disegno di Dio, in che modo egli volesse che lei avesse il figlio, quasi disapprovasse il voto della vergine.
Se dicesse: «Sposati, unisciti all`uomo» che cosa, infatti, avverrebbe? Non lo direbbe Dio; ma egli accettò il voto della vergine, come Dio.
E ricevette da lei, quello che Egli donò.
Dimmi, dunque, o angelo di Dio: «In che modo avverrà questo?». Vedi l`angelo che va, lei che cerca di sapere, e che non diffida. Poiché egli vide che lei cercava di sapere, senza diffidare, non si rifiutò di istruirla.
Ascolta in che modo: rimarrà la tua verginità, tu credi soltanto alla verità, custodisci la verginità, ricevi l`integrità.
Poiché la tua fede è intatta, intatta sarà anche la tua verginità.
Infine, ascolta in che modo questo avverrà: Lo Spirito Santo discenderà sopra di te, e la potenza dell`Altissimo ti proteggerà, poiché tu concepisci per la fede, poiché, tu, credendo, non unendoti, avrai nel seno [il figlio]: «poiché il Santo che nascerà da te, sarà chiamato Figlio di Dio».
Maria per grazia è madre del Figlio di Dio.
Che cosa sei, tu che in seguito darai alla luce? Da dove l`hai meritato? Da chi lo hai ricevuto?
In che modo avverrà in te, colui che ti creò? Donde dico, ti viene un cosí grande bene?
Tu sei Vergine, sei Santa, hai fatto voto; ma è molto quello che meritasti, anzi, senza dubbio è molto quello che hai ricevuto.
Infatti, per quale motivo hai meritato questo?
Avviene in te, colui che ti creò, diviene in te colui per il quale sei stata creata: anzi, per vero, colui per il quale sono stati creati e il cielo e la terra, tutte le cose, si fa in te (carne) uomo il Verbo di Dio, col prendere carne, non perdendo la divinità.
E il Verbo si unisce alla carne, e il Verbo si congiunge alla carne; e il luogo di una cosí grande unione, è il tuo seno; di questa, dico, così grande unione, cioè il tuo seno che diventa sede del Verbo incarnato: di qui lo stesso sposo che esce dalla sua stanza nuziale (Sal 18,6).
Egli concepito, ti trovò vergine, nato, libera la vergine.
Dà la fecondità, non toglie l`integrità.
Donde tutto questo ti è avvenuto?
Mi sembra di interrogare senza delicatezza una vergine, e quasi inopportuna questa mia voce ferisce le orecchie vereconde.
Ma io vedo la vergine, che palesa il suo pudore, e, tuttavia che risponde, e che mi ammonisce: «Vuoi sapere perché mi sia avvenuto ciò?».
Ho pudore di risponderti il mio bene, ascolta il saluto dello stesso angelo, e riconosci in me la tua salvezza.
Credi a colui a cui io mi sono affidato. Perché vuoi sapere questo da me?
Risponde l`angelo. Dimmi, o angelo, perché è avvenuto questo in Maria?
Già, l`ho detto, quando l`ho valutata.
Io ti saluto, o piena di grazia (Lc 1,28).

(Agostino, Sermo 291, 5 s.)
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