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ESPERIENZE di NDE: Oltre la vita

Last Update: 6/15/2024 4:33 PM
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11/19/2019 9:52 PM
 
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Tre ore di morte apparente. Fra Daniele Natale:
sono stato in Purgatorio, ecco cosa ho visto


“Mi presentai dinanzi al trono di Dio.

Vedendo Dio, ma non come un Giudice severo,
bensì come Padre affettuoso e pieno di amore”

Compito per nulla facile quello di descrivere lo stato di tumulto in cui trovava la Clinica Regina Elena a Roma, quel giorno del 1952. Là era ricoverato Fra Daniele Natale, religioso cappuccino di trentatré anni, per la rimozione di un cancro alla milza. Il Dott. Riccardo Moretti si era dapprima rifiutato di eseguire la delicata operazione perché la malattia era molto avanzata, ma l’insistenza del paziente lo portò a fare un tentativo in extremis.

Purtroppo, i timori del medico furono confermati: Fra Daniele entrò in coma subito dopo l’intervento chirurgico e morì tre giorni dopo. Rilasciato il certificato di morte, parenti e conoscenti accorsero vicino al corpo senza vita del cappuccino a pregare per lui. Fin qui, niente di strano. Tutto successe all’interno della routine di qualsiasi ospedale. Il clamore iniziò, o meglio, esplose tre ore dopo che era stata dichiarata la morte del religioso. Improvvisamente, il cadavere si tirò via il lenzuolo che lo copriva, si alzò con determinazione e cominciò a parlare! Tutti corsero terrorizzati fuori dalla stanza, urlando per i corridoi. Un putiferio senza precedenti scoppiò in tutto l’ospedale. E non era cosa da poco!

“Due/tre ore di Purgatorio”

Lo stesso Fra Daniele narra, con la semplicità dei racconti evangelici, quello che accadde in quell’intervallo di tre ore. “Mi presentai dinanzi al trono di Dio. Vedendo Dio, ma non come un Giudice severo, bensì come Padre affettuoso e pieno di amore. Allora capii che il Signore aveva fatto tutto per amor mio, che si era preso cura di me dal primo all’ultimo istante della mia vita, amandomi come se io fossi l’unica creatura esistente su questa terra. “Mi resi anche conto però che, non solo non avevo ricambiato questo immenso amor divino, ma l’avevo del tutto trascurato. Fui condannato a due/tre ore di Purgatorio. Ma come?, mi chiesi, solo due/tre ore? E poi potrò rimanere per sempre vicino a Dio eterno Amore? Feci un salto di gioia e mi sentii come un figlio prediletto”.

Il giubilo di Fra Daniele, tuttavia, non durò a lungo. “La visione scomparve ed io mi ritrovai in Purgatorio. Le due tre ore di Purgatorio mi erano stata date soprattutto per aver mancato al voto di povertà. Erano dolori terribili che non sapeva da dove venissero, però si provavano intensamente. I sensi che più avevano offeso Dio in questo mondo provano maggio dolore. “Era una cosa da non credere perché laggiù nel Purgatorio, uno si sente come se avesse il corpo e conosce e riconosce gli altri come avviene nel mondo”.

“Dove sei? Perchè non ti vedo?”

Intanto, proseguiva Fra Daniele, “non erano passati che pochi momenti di quelle pene e già mi sembrava che fosse un’eternità. Quello che più fa soffrire nel Purgatorio non è tanto il fuoco, pur tanto intenso, ma quel sentirsi lontani da Dio, e quel che più addolora è di aver avuto tutti i mezzi a disposizione per la salvezza e di non aver saputo approfittare. Pensai allora di andare da un confratello del mio convento per chiedergli di pregare per me che ero nel purgatorio. Quel confratello rimase meravigliato perché sentiva la mia voce, ma non vedeva la mia persona, e chiese: Dove sei? Perché non ti vedo? Io insistevo e, vedendo che non avevo altro mezzo per raggiungerlo, cercai di toccarlo; ma le mie braccia si incrociavano senza toccarsi. Solo allora mi resi conto di essere senza corpo. Mi accontentai di insistere perché pregasse molto per me e me ne andai”.

L’apparizione della Madonna

La situazione in cui il cappuccino si trovava sembrava non corrispondere con il verdetto ricevuto durante il giudizio particolare. “Ma come? Dicevo a me stesso non dovevano essere solo due o tre ore di purgatorio? E sono trascorsi già trecento anni”.

“Ad un tratto – ricostruisce il frate – mi apparve la Beata Vergine Maria e la scongiurai, la implorai dicendole: O santissima Vergine Maria, madre di Dio, ottienimi dal Signore la grazia di tornare sulla terra per vivere ed agire solo per amore di Dio! Mi accorsi anche della presenza di Padre Pio e supplicai anche lui: Per i tuoi atroci dolori, per le tue benedette piaghe, Padre Pio mio, prega tu per me Iddio che mi liberi da queste fiamme e mi conceda di continuare il Purgatorio sulla terra. Poi non vidi più nulla, ma mi resi conto che il Padre parlava alla Madonna. Dopo pochi istanti mi apparve di nuovo la Beata Vergine Maria: era la Madonna delle Grazie. Ella chinò il capo e mi sorrise. In quel preciso momento ripresi possesso del mio corpo, aprii gli occhi e stesi le braccia. Poi, con un movimento brusco, mi liberai del lenzuolo che mi copriva. Ero stato accontentato, avevo ricevuto la grazia”.

Subbuglio in clinica

Tutto questo non era una fantasia. “Quelli che mi vegliavano e pregavano, spaventatissimi, si precipitarono fuori dalla sala per andare in cerca di infermieri e di dottori. In pochi minuti la clinica era in subbuglio. Credevano tutti che io fossi un fantasma. Il medico che certificò mia morte entrò con grande meraviglia di tutti i presenti. Con le lacrime agli occhi il dottore disse: Sì, adesso credo: credo in Dio, credo nella Chiesa...

Quattro decenni di apostolato e sofferenza.

Dopo questo episodio. Frate Daniele riprese la sua vita di apostolato, come un fedele discepolo di San Pio da Pietrelcina, che gli aveva fatto questa categorica promessa:” Dove andrai tu, là sarò anch’io”. Quello che dici tu, lo dico anch’io”. Visse altre quarantadue anni e sintetizzò in questa breve preghiera il suo ardente desiderio di salvare anime: “ Signore, dammi tutte le sofferenze che vuoi, ma un giorno fammi incontrare in Paradiso tutte le persone che ho avvicinato”. E quando qualcuno gli manifestava un qualsiasi dubbio riguardante il Purgatorio, egli avrebbe saputo esporre chiaramente la dottrina della Chiesa, ma soprattutto , avrebbe potuto aggiungere la sua testimonianza personale: “Ho visto il fuoco! Mi sentivo malissimo a bruciare tra le fiamme! Molto peggio del fuoco, ho subìto il tormento terribile di essere separato da Dio!”

Davanti ai castighi del Purgatorio, le sofferenze del Servo di Dio Fra Daniele Natale su questa terra sono diventate dolci e tollerabili.


[Edited by Credente 3/14/2023 4:48 PM]
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2/24/2020 10:22 PM
 
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Le esperienze di pre-morte dal punto di vista della scienza



Da un punto di vista formale un’esperienza di pre-morte si dovrebbe verificare nei primi attimi in cui il paziente rientra dalla diagnosi di morte clinica o quantomeno negli ultimi istanti che precedono la morte; tuttavia non vi è ad oggi nessun mezzo per stabilire con esattezza quando si verifica questo tipo di esperienze. È possibile che i fenomeni sensoriali avvengano durante le operazioni di rianimazione, quando ad esempio l’elettroencefalogramma è lontano dall’essere piatto, ma che al risveglio vengano attribuiti arbitrariamente al momento di massima vicinanza con la morte.

I neuroscienziati poi sono soliti ricordare che, anche quando si ottiene un tracciato elettroencefalografico piatto, questo non implica che tutto il cervello non sia più in funzione.

La corteccia cerebrale è inattiva ma l’elettroencefalogramma    non è uno strumento molto sensibile per rilevare il funzionamento delle strutture sottocorticali, per cui sarebbe più cauto considerare un tracciato piatto come il segnale di un’inattività della corteccia cerebrale piuttosto che dell’intero cervello, e non si può escludere che parte dei fenomeni sensoriali vissuti nelle esperienze di pre-morte abbiano origine dall’attività di alcune strutture  sottocorticali. 

Anche ipotizzando che le esperienze si verifichino in uno stato completo di morte cerebrale, resterebbe da risolvere un importante dilemma legato al luogo in cui si conserverebbe il ricordo di queste visioni. Perché un evento possa essere ricordato, la memoria umana deve in primo luogo codificare l’esperienza ed elaborarla a livello neurale (almeno sulla base delle attuali conoscenze sulla mente). Applicato al caso delle esperienze pre-morte, questo implica che nel momento in cui si vive un tale fenomeno vi dovrebbe essere un’attività neurale almeno sufficiente per la rappresentazione e la successiva rievocazione dell’intero evento. Se il cervello fosse troppo danneggiato per compiere questo tipo di operazione, diventerebbe allora difficile spiegare come mai, una volta rianimati, i pazienti presentino circuiti neurali che hanno mantenuto tali informazioni in memoria. Al riguardo merita di essere menzionato  lo studio  pubblicato sulla rivista PNAS nel 2013 (Surge of neurophysiological coherence and connectivity in the dying brain) da ricercatori   della Università del Michigan effettuato  su ratti.  Utilizzando un elettroencefalogramma i ricercatori hanno analizzato le attività cerebrali di nove ratti anestetizzati e sottoposti ad arresto cardiaco indotto sperimentalmente. Entro i primi 30 secondi dopo l’arresto cardiaco, quando il cuore smette di battere e il sangue smette di fluire verso il cervello, in tutti i ratti è stata riscontrata una attività cerebrale con una diffusa sovratensione, caratteristica questa associata ad un cervello altamente eccitato e dalla percezione cosciente. Le onde gamma che si sono manifestate sull’EEG dei ratti  sono quelle di frequenza particolarmente alta (oltre i 25 Hz) caratterizzanti lo stato di veglia e in particolare uno stato di tensione, mentre le onde che caratterizzano lo stato del sonno in cui si verificano i sogni sono le theta che si collocano tra i 4 e gli 8 Hz.  Questo porta a ritenere che le immagini che potrebbero comparire associate all’attività cerebrale registrata dai ricercatori non sono dei sogni e quindi:

  • se questi fenomeni dovessero verificarsi anche nell’uomo,
  • se le NDE si manifestano subito dopo l’arresto cardiaco,

tali esperienze avvengono durante l’attività di veglia del cervello. E’ chiaro che ad oggi l’importanza di una simile scoperta rimane tutta da dimostrare.

Merita altresì di essere riportato lo studio “AWARE”, (Sam Parnia et al. “Aware -Awareness during resuscitation – A prospective study), indagine  iniziata nel 2008 da un gruppo di ricercatori   i cui primi risultati sono stati pubblicati sulla rivista  Resuscitation, vol. 85, issue 12, Dec.2014.

Il Dott. Parnia alla guida del Progetto “Aware” (Consapevolezza durante la rianimazione).

Lo studio AWARE ha due obiettivi:

1- valutare l’incidenza della consapevolezza e la varietà delle “esperienze mentali” durante la rianimazione in persone che hanno subito un arresto cardiaco,

2- sviluppare una metodologia per testare l’accuratezza delle esperienze visive ed uditive .

Lo studio, iniziato nel 2008, finora  ha esaminato 2.060 pazienti provenienti da 15 ospedali del Regno Unito, degli Stati Uniti e dell’Austria. I sopravvissuti all’ arresto cardiaco sono stati intervistati in tre fasi:

  •  per determinare se in loro erano presenti  ricordi  o percezioni  comparse durante l’arresto cardiaco,
  • per determinare se i ricordi  o le percezioni costituivano un NDE (con o senza consapevolezza   uditivo / visiva),
  • per verificare la corrispondenza con la realtà delle percezioni uditive / visive  “vissute”  durante la NDE.

Per valutare quest’ultimo aspetto , nella maggior parte degli ospedale sono stati installati dei ripiani in prossimità del soffitto delle sale dove si praticano le rianimazioni. Su ogni scaffale è stato posizionato  un oggetto visibile solo dall’alto. Il tutto per verificare la validità delle percezioni visive riferite dai pazienti durante le esperienze extracorporee.

Dei 2.060 pazienti esaminati nello studio, solo 140 sono sopravvissuti e sono stati in grado di partecipare alla fase 1 dello studio (verifica della presenza di ricordi  o percezioni  comparse durante l’arresto cardiaco ). Di questi, 39 non sono stati in grado di completare l’intervista di fase 2  per investigare se i ricordi  o le percezioni costituivano un NDE. Dei restanti 101 pazienti intervistati in fase 2, solo 9 hanno riferito  di avere vissuto  una NDE (9%) e di questi  solo due hanno riportato esperienze uditive / visive dell’ambiente fisico. Di questi due, uno non è stato in grado di partecipare  ad una intervista di fase 3 (per verificare l’esattezza di tutte le percezioni uditive / visive dell’ambiente fisico “vissute” durante la NDE), mentre l’altro paziente  è stato in grado di partecipare ad una intervista di fase 3 riportando la sua personale esperienza.

Durante la NDE, il paziente si sentiva piuttosto euforico. Riferisce di aver udito  una voce automatica che diceva ” paziente in shock , paziente in shock “. Subito dopo presenta una OBE, “esce” cioè dal proprio corpo e fluttuando vicino al soffitto vede il proprio corpo l’infermiera e un altro uomo, calvo e “abbastanza grosso “, che indossava un cappello blu. Dal riscontro è stato possibile accertare che effettivamente era stato utilizzato un   Defibrillatore Esterno che forniva le istruzioni in modalità automatica e che l’uomo descritto corrispondeva all’anestesista che lo ha rianimato.
Purtroppo, la rianimazione di questo paziente è avvenuta in una sala che non era attrezzata  con gli scaffali e quindi non è stato possibile analizzare  ulteriormente l’accuratezza del vissuto “visivo” del paziente.

Sicuramente per ora i dati non permettono di trarre conclusioni o quantomeno indizi di una certa consistenza. Lo studio Aware continua e nei prossimi anni  si spera possa fornire ulteriori dati.

L’apparente capacità di essere in grado di mantenere la propria identità, la percezione, la coscienza, mentre si è in coma o in arresto di circolo appare certamente paradossale;

E’ possibile affermare  che per quanto ne sappiamo fino ad oggi il solo disordine cerebrale organico non sembra possa   essere  considerato  come unico meccanismo  alla base di  esperienze ben organizzate, universali e di significato essenzialmente positivo come sono le NDE. Anche i meccanismi neurobiologici finora ipotizzati possono solo parzialmente spiegare la fisiopatologia delle NDE, ma non possono fornire indicazioni sul loro significato.

E’ certo che la forte implicazione di questi fenomeni sulla conoscenza della natura umana   e della sua  stessa  coscienza   rappresenta senz’altro uno stimolo per la scienza  ad operare  ulteriori sforzi per l’approfondimento della loro comprensione.

FONTE : www.alessandrolivistudiomedico.it/le-esperienze-pre-morte-dal-punto-vista-della-...
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Dopo la morte c’è l’aldilà? Rispondono i pazienti che hanno subito un arresto cardiaco

 
 
C’è “vita” dopo la morte? L’argomento è molto controverso, ma è di questi giorni però la pubblicazione di uno studio inglese, diffuso qualche tempo dal giornale inglese Daily Telegraph, che comproverebbe il mantenimento di un certo grado di coscienza da parte di persone in arresto cardiaco.

Si ferma il cuore, non la coscienza

Per quattro anni i ricercatori della Southampton University hanno esaminato i casi di 2.060 persone, tutte vittime di arresto cardiaco, in 15 ospedali sparsi tra la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Austria. Secondo i dati in possesso degli studiosi inglesi, circa il 40 per cento dei sopravvissuti ha descritto esperienze coscienti provate mentre il loro cuore aveva smesso di battere. In cifre, dei 330 scampati alla morte 140 hanno raccontato di essere rimasti parzialmente coscienti durante la rianimazione.

eutanasia
CC

L’esperienza “extra-corporea”

E’ emerso che circa il 40% dei sopravvissuti avevano “ricordi” di quella esperienza nei minuti in cui erano clinicamente morti. Un 57enne di Southampton ha detto di aver vissuto una sorta di esperienza extracorporea, e di aver assistito alle azioni dei medici che cercavano di rianimarlo.

«Sappiamo che il cervello non può funzionare quando il cuore smette di battere – ha detto Sam Parnia, ricercatore che ha guidato lo studio – Ma in questo caso la consapevolezza cosciente sembra essere rimasta attiva fino a tre minuti dopo che il cuore non funzionava più, anche se il cervello di solito “si spegne” dopo 20-30 secondi da quando il cuore si ferma».

Ricordi positivi e negativi

Sebbene molti dei sopravvissuti intervistati non ricordino dettagli specifici, ci sono comunque una serie di temi ricorrenti. Come ha evidenziato La Repubblica (7 ottobre 2014), che ha rilanciato lo studio, una persona su cinque afferma di aver provato un grande senso di serenità, mentre circa un terzo ha percepito una accelerazione o un rallentamento nello scorrere del tempo.

Altri reputano di aver visto una forte luce o un sole che splendeva. Mentre per alcuni le sensazioni erano negative, simili all’annegamento o all’essere trascinati sott’acqua. Secondo Parnia, potrebbero essere molti di più i casi di esperienze dopo la morte ma molti non le ricordano a causa dei danni al cervello o ai sedativi che sono stati somministrati.

Clinicamente morti


[Edited by Credente 5/15/2021 4:06 PM]
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6/1/2020 9:34 PM
 
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6/27/2020 7:13 PM
 
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8/11/2020 10:45 PM
 
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Fisica quantistica: L'universo fisico sarebbe solo una nostra percezione


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 Secondo il fisico-matematico Roger Penrose ed altri ricercatori, l'universo fisico in cui viviamo, sarebbe solo una nostra percezione, perché in realtà, la nostra esistenza sarebbe a tempo indeterminato, oltre.

Secondo i ricercatori dell'Istituto Max Planck di fisica di Monaco, e anche secondo il fisico-matematico Sir Roger Penrose, l'universo fisico che ci circonda, e che siamo abituati a percepire in un certo modo, in realtà sarebbe ben diverso, infinito, e al momento della nostra morte fisica, la nostra coscienza viaggerebbe verso universi paralleli.

"L'aldilà è una realtà infinta molto più grande, su cui questo mondo è radicato. In questo modo, le nostre vite in questo piano di esistenza sono racchiuse, circondate, già dall'aldilà...il corpo muore, ma il campo quantico spirituale continua. In questo modo, siamo immortali", avrebbe spiegato Penrose.

Roger Penrose, insieme al suo team, e a Stuart Hameroff, dell'Università dell'Arizona, avrebbero provato che i microtubuli a base di proteine, un componente strutturale delle cellule umane, contengono informazioni quantistiche, memorizzate a livello sub-atomico, e quindi, se una persona muore temporaneamente, questa informazione quantistica verrebbe rilasciata dai microtubuli nell'universo.

Quindi, secondo gli studiosi della fisica quantistica, la nostra energia non verrebbe assolutamente distrutta dalla morte fisica del corpo: "Se il paziente non viene rianimato e muore, è possibile che questa informazione quantistica possa esistere al di fuori del corpo, forse indefinitamente, come anima. Uno degli assiomi più sicuri della scienza, è che l'energia non muore mai, non può né essere creata né distrutta".


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2/12/2021 4:16 PM
 
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In questo video, vi sono diverse testimonianze di persone che hanno avuto esperienze di NDE durante la interruzione delle loro attività vitali, che riprendendo poi tali attività, hanno descritto situazioni, che erano avvenute a DISTANZA dal punto in cui si trovavano i loro corpi.
Ogni esperienza è stata accompagnata da commenti di vari esperti, tra cui anche da parte di un esperto che attribuisce a questi fenomeni, nient'altro che attività tipo sogno, o rielaborazioni immaginarie di quanto si è visto o ascoltato.
La nostra osservazione, è che tale capacità di riferire con precisione discorsi e fatti accaduti a distanza, durante la totale assenza di attività cardiaca e cerebrale, ammesso per assurdo che possa verificarsi in un caso isolato per pura coincidenza, è inimmaginabile che possa accadere in molti dei casi esaminati.
[Edited by Credente 2/12/2021 4:29 PM]
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3/26/2021 4:03 PM
 
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Un articolo di Focus riporta le seguenti osservazioni su questo fenomeno di esperienze di NDE:
Al confine tra ciò che possiamo percepire attraverso i sensi e il passaggio ignoto della morte, si trovano le Near death experiences (NDE), le sensazioni riportate da chi si è trovato a combattere per la sopravvivenza o è passato attraverso situazioni particolarmente intense dal punto di vista fisico o emotivo, descritte come momenti di affaccio verso altre dimensioni. C'è chi parla di una "luce bianca" alla fine di un tunnel, chi dice di aver riabbracciato parenti o amici defunti, chi si è guardato da fuori o dall'alto, e chi è stato allietato da voci o paesaggi ultraterreni.

Il fenomeno si presta a spiegazioni che sconfinano nel misticismo religioso, ed è letto da molti come una prova dell'esistenza di un "dopo" oltre la morte. Ma cosa ne dice, la scienza? Quando si verificano le esperienze pre-morte? In che cosa consistono? Come si spiegano, a livello neurofisiologico? Facciamo il punto partendo da questo articolo, pubblicato su The Conversation.

CHE COSA SONO. Le NDE sono esperienze psicologiche profonde rare, ma anche comuni in chi si è trovato in punto di morte (le riporta un terzo delle persone che hanno sfiorato il decesso). Possono verificarsi tuttavia anche in presenza di un forte dolore fisico, durante un'improvvisa perdita di coscienza o in alcuni stati meditativi, o ancora per effetto di sostanze allucinogene.

near death experiences (NDE), esperienze di pre-morte
Spesso chi ha vissuto una NDE riferisce la sensazione di essere uscito dal proprio corpo e aver osservato la scena da fuori. Shutterstock
CHE COSA SI PROVA. I sintomi più spesso riferiti sono una sensazione di profondo benessere, l'impressione di separarsi dal corpo (le esperienze extracorporee), un rapido movimento lungo un tunnel che sbocca in una luce abbagliante, l'interazione con entità spirituali benigne e una sensazione di profonda quiete.

Bruce Greyson, psichiatra dell'Università della Virginia, autore di un test per misurare l'intensità dei sintomi associati a queste esperienze, ha individuato una serie di fattori che accomunano le esperienze pre-morte vere e proprie, e cioè:

accelerazione o rallentamento dello scorrere del tempo;
"velocizzazione" del pensiero;
ricordo vivido di scene del passato, rivisitazione della propria vita come in un film;
sensazioni di profonda gioia, pace e comprensione;
comparsa di una luce brillante diffusa;
passaggio attraverso tunnel con in fondo una luce;
comparsa di paesaggi "celestiali";
impressione di uscire dal proprio corpo e di poter vedere l’ambiente dall'alto;
incontri mistici, suoni di voci "ultraterrene";
sensazione di trovarsi a un punto di confine, a un limite oltre il quale non c’è ritorno;
"incontri" con persone già decedute.
La maggior parte delle NDE riportate è positiva e, anzi, queste esperienze contribuiscono a costruire una visione meno angosciosa e più ricca di speranza del momento del trapasso. Vengono ricondotte a sensazioni negative quando associate a perdita di controllo, consapevolezza del decesso avvenuto, giudizio morale da parte di entità superiori sovrannaturali.

COME SI SPIEGANO. Età, religione e cultura di appartenenza influiscono sull'esperienza riportata. I bambini raccontano spesso di aver incontrato insegnanti o amici "nella luce"; gli induisti, di essersi trovati al cospetto del dio della morte, Yamraj. Gli americani di aver visto Gesù. Ma le spiegazioni scientifiche avanzate finora per spiegare il fenomeno non sono meno interessanti.

I neuroscienziati Olaf Blanke e Sebastian Dieguez hanno ipotizzato che esistano due tipi di near death experiences. Il primo, associato all'emisfero sinistro del cervello, comprende un senso alterato del tempo, e l'impressione di volare. Il secondo, che coinvolge sopratutto l'emisfero destro, è quello di chi riporta di aver visto spiriti o aver comunicato con essi, di aver udito musiche celestiali, o voci. I diversi tipi di interazioni tra regioni cerebrali possono spiegare l'ampia gamma di esperienze pre-morte riportate, e la loro diversità.

Anche un'attività anomala dei lobi temporali, un'area cerebrale implicata nell'analisi degli stimoli sensoriali e nella memoria, può dare ragione di esperienze di questo tipo. Altre possibili origini delle NDE sono la depersonalizzazione (una condizione psichiatrica caratterizzata da una alterazione della percezione e dell'esperienza del sé); una condizione di stress che induce il cervello a rievocare l'esperienza della nascita (il tunnel sarebbe allora una sorta di equivalente del canale del parto); o l'effetto di alterazioni chimiche in corso nel cervello, nei momenti più stressanti della vita.

near death experiences (NDE), esperienze di pre-morte
L'attività elettrica del cervello in una immagine concettuale. Vedi anche il caso del cervello vissuto 10 minuti in più. Shutterstock
DOPING NATURALE. Ipotesi di lungo corso attribuiscono al rilascio di endorfine e altri neurotrasmettitori le sensazioni di calma, benessere e pace interiore sorprendentemente associate a un possibile momento di fine vita. E il trip allucinogeno indotto da un potente psichedelico, la dimetiltriptammina (DMT), somigliano molto da vicino alle sensazioni riferite in chi ha avuto esperienze di pre-morte. La DMT è una sostanza comunque presente nel nostro fluido cerebrospinale: è possibile che in prossimità di eventi traumatici come la nascita o la morte l'organismo ne produca maggiori quantità per proteggerci dallo shock di ciò che sta per succedere, innescando le allucinazioni (vedi).

Un altro fattore, l'assenza o scarsità di ossigeno nel cervello (anossia), potrebbe spiegare le allucinazioni e l'euforia percepita; i piloti che perdono coscienza nelle manovre di rapida accelerazione descrivono alcuni sintomi tipici delle NDE, come la visione a tunnel. L'anossia può causare fenomeni epilettici nei lobi temporali, e con essi le allucinazioni.

Quanto al fatto che i sintomi allucinatori vengano descritti come incredibilmente "reali", non c'è da stupirsi: i circuiti cerebrali coinvolti nelle allucinazioni uditive, infatti, sono gli stessi reclutati nell'ascolto vero e proprio.

RITORNO ALLA COSCIENZA. Una distorta percezione del tempo potrebbe inoltre fare in modo che le sensazioni salienti della NDE non siano quelle percepite, per esempio, durante il coma, ma quelle create dal cervello che sta ritornando alle sue piene funzioni.

Una delle ipotesi più condivise è quella del cervello morente, che vuole che le cellule cerebrali sperimentino, poco prima di morire, una sorta di iperfunzionamento, alla base delle sensazioni di "potenziamento dei sensi" raccontate da chi ci è passato. È una teoria plausibile, ma non sufficiente, da sola, a spiegare un fenomeno così complesso, che è più probabilmente originato da un insieme di fattori concomitanti.


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Nostre controosservazioni
La scienza è giusto che si ponga degli interrogativi riguardo a questo fenomeno, che ormai ha milioni di testimonianze raccolte in ogni angolo del mondo. E' anche giusto che formuli delle IPOTESI e delle TEORIE sulle esperienze narrate. ---
Tuttavia tali teorie, come conclude l'articolo da te proposto, comprende molti fattori, e le teorie formulate non sono sufficienti per spiegare un fenomeno tanto complesso.---
In particolare, notavo che manca nell'articolo, un aspetto FONDAMENTALE della questione NDE.
E cioè che molti, ritornati da questa esperienza, raccontano dettagli precisi di eventi e discorsi avvenuti A DISTANZA dal luogo dove era giacente il loro corpo DURANTE LA LORO MORTE CLINICA.---
E' proprio questo particolare a fare la differenza su tutte le domande che la scienza giustamente si pone. -- Anche volendo ipotizzare un caso fortuito nella elaborazione di una ricostruzione, che abbia trovato riscontro nella realtà verificata, è obiettivamente ardito affermare che tutti i casi del genere, siano frutto di elaborazioni e capacità della mente di individuare a DISTANZA e descrivere fatti e parole poi confermate.
E tutto questo DURANTE ECG E EEG PIATTO !
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4/5/2021 6:15 PM
 
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In questo video si presenta un convegno lungo e impegnativo da seguire, ma ne vale la pena.
Tanti temi esistenziali fondamentali affrontati, e soprattutto, devo sottolineare la perizia, e il modo con cui, a partire dall'ora.2.22 e fino al termine del video, il Prof. Patrizi ha saputo rendere convincenti le esperienze di NDE, riportando esperienze VERIFICATE con riscontri avuti da terze persone, e quindi come esperienze oggettive vissute come reale distacco della loro parte spirituale dal corpo.

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4/6/2021 3:19 PM
 
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Si parla di NDE (Near Death Experience, Esperienza di pre-morte) o di OBE (Out of body Experiences, Esperienza extra corporea), nei casi in cui una persona in imminente pericolo di vita o clinicamente morta per alcuni minuti ricorda una serie di impressioni vissute in quel ‘’particolare’’stato di coscienza. Queste esperienze contengono diversi elementi presenti in tutte le persone che l’hanno vissuta: c’è quasi sempre una sensazione molto piacevole, la visione di un tunnel, della luce, l’incontro dei cari defunti, una comunicazione telepatica con altre entità, il rivedere in fotogrammi la propria vita e poi il ritorno cosciente nel proprio corpo.


Tra le cause principali delle NDE abbiamo: l’arresto cardiaco, uno shock causato [...]


[...] da emorragia, le conseguenze di un colpo apoplettico, un quasi affogamento (quest’ultimo più presente nei bambini), asfissia, ma anche durante episodi di forte depressione, isolamento,  in stati di ipnosi  oppure profonda meditazione. Quindi non vi è bisogno di essere per forza in punto di morte con mancanza di ossigeno al cervello (anossia cerebrale) per vivere una  esperienza extra-corporea, che va assolutamente distinta da episodi di ‘’delirium’’ che fanno parte di un’altra casistica di fenomeni .


Tutti i casi di OBE, ma soprattutto di NDE, portano ad una trasformazione della vita della persona, che perde anche  la paura della morte e rafforza la sua sensibilità intuitiva.  Già Aristotele parlava di ‘’stati di illuminazione in cui comprendi la realtà oltre la coscienza ordinaria” ma  poi per secoli  questi fenomeni sono stati  relegati nell’ambito filosofico, psicologico, se  non para-psicologico.


Negli anni più recenti furono  Elisabeth Kubler Rass e, contemporaneamente,  Jeffrey Long e Raymond  Moody, a metà degli anni 70, a riportare alla luce le esperienze vissute da molti pazienti, ma nei confronti  dei quali la scienza medica ebbe non poche ritrosie ad ammettere la veridicità. La bibliografia è sempre più ricca ormai su questo argomento e non è mia intenzione entrare nei dettagli dei vari casi riportati. Ma voglio invece parlare in prima persona di alcuni casi vissuti e raccontati da pazienti che ho seguito nella mia professione infermieristica dal 1985 ad oggi.


Il primo caso riguarda un mio zio che raccontò ciò che aveva vissuto alla fine degli anni 50, quando venne ricoverato di urgenza in ospedale per una grave emorragia causata da unulcera gastrica perforante. Fu trasportato immediatamente in sala operatoria dove, mentre il personale si preparava all’intervento chirurgico, ebbe un arresto seguito dalle manovre rianimatorie con prolungato massaggio cardiaco. Mi riferì di avere assistito a tutto vedendosi dall’alto della stanza, in mezzo a tanta luce quasi accecante, ma che gli permetteva comunque di vedere nitidamente i medici e gli infermieri che cercavano di rianimarlo e ascoltava benissimo le loro voci concitate che gli davano ormai poche speranze di ripresa. Queste le sue parole esatte: ‘’ Io stavo benissimo, non capivo perché i medici dicevano che stavo morendo e glielo dicevo ma loro non mi ascoltavano, io mi sentivo vivo, e non avevo mai avuto una sensazione così bella’’…’’poi ad un certo punto mi sono sentito cadere giù addosso a loro ma come se fossi tornato dentro di me’’ …’’In seguito ricordo solo quando mi svegliai dopo l’operazione. Non l’ ho mai raccontata neanche a tua zia, perché avevo paura  che mi prendesse per matto, ora la racconto a te visto che fai l’infermiere e forse mi capisci…e sai che se morire è così, non c’è da avere paura di nulla!’. Mio zio aveva fatto solo le scuole elementari, si era fatto la guerra, aveva lavorato come muratore e poi panettiere. Non era credente in alcuna fede religiosa. Di queste cose non ne aveva mai sentito parlare e neppure io. Poco prima della sua morte che avvenne nel 2006, a quasi 90 anni, era in stato di veglia alternato a profondo sopore e un giorno che andai a salutarlo mi disse: ‘’dì a tua zia che non si deve preoccupare di niente, perché  so che andrò dove starò bene,  ma io non riesco a dirglielo’’….


Negli anni 90 ho lavorato per quasi 12 anni nel Primo Servizio di Anestesia e Rianimazione di Parma, avendo quindi a che fare con pazienti in gravissime condizioni dovute al più ampio ventaglio di patologie dai poli-traumi, alle emorragie cerebrali, alla rottura di aneurismi. Non esisteva ancora l’auto medica ed il 118, perciò i pazienti arrivavano direttamente in reparto dal Pronto Soccorso, spesso senza avere né monitoraggio né tanto meno avere fatto trattamenti farmacologici. Quindi le persone giungevano talvolta in arresto cardiaco e si provvedeva subito alla rianimazione cardio respiratoria.


Ricordo un paziente giovane, non aveva ancora 40 anni, arrivato in arresto cardiaco di natura sconosciuta ( poi si capì che era stato provocato da un grave infarto al miocardio).  Non sapevamo da quanto tempo era in arresto ma iniziammo il massaggio cardiaco, alternato a scariche elettriche, e nel contempo venne intubato per iniziare la ventilazione artificiale. L’osservazione neurologica evidenziava pupille che tendevano ad essere midriatiche (molto dilatate) ed erano molto poco foto reagenti (variavano poco alla luce), segno di un danno cerebrale probabilmente già in atto. Lo massaggiammo per almeno un’ora, nonostante alcuni anestesisti erano del parere che fosse ormai irrecuperabile, dato che il ritmo non riprendeva; ma alla fine riprese un minimo ritmo cardiaco, naturalmente con diverse anomalie nel tracciato e con una pressione arteriosa estremamente bassa. Ricoverato in Terapia Intensiva, si notò che le pupille erano ancora medio midriatiche ma con maggiore reazione alla luce, e vennero dunque continuate le terapie del caso, anche cardiologiche, e con l’utilizzo di dopamina e noradrenalina per il mantenimento di adeguati valori pressori. Venne monitorato più approfonditamente dopo l’introduzione di catetere di Swan Ganz in succlavia, ma il paziente era comunque in coma, in assenza di farmaci sedativi.


Dopo un paio di giorni manifestò segni di risveglio ma, permanendo in gravissimi condizioni dal punto di vista emo-dinamico, non era possibile estubarlo, e quindi venne sedato e curarizzato per mantenere un adeguato adattamento al respiratore. Venne poi praticata una tracheotomia. Il suo ricovero in terapia intensiva si rese necessario per circa tre settimane, ma con un graduale miglioramento delle sue condizioni generali che resero possibile una progressiva riduzione della sedazione e conseguente graduale svezzamento dalla respirazione artificiale.  Venne poi spostato nel reparto di Post Intensiva in ventilazione con CPAP, quindi in respiro spontaneo, mentre le sue condizioni neurologiche erano caratterizzate da stati di vigilanza,  alternati a stati soporosi probabilmente  provocati dalla blanda sedazione ancora in corso. Le notizie che i medici davano ai familiari vertevano costantemente sul fatto che molto probabilmente il suo cervello aveva sofferto troppo, tanto da escludere una ripresa della normale vita quotidiana.


Venne poi il momento di de-canularlo, dato che i parametri respiratori erano ottimi e si alimentava( imboccato dai familiari ) senza problemi di ab-ingestis. Il paziente era vigile ma non parlava nonostante annuisse e/o sorridesse alle nostre battute oppure si rattristava, manifestando quindi una discreta comunicazione non verbale. Fu trasferito in Cardiologia e lo perdemmo naturalmente di vista. Dopo circa due anni venne a trovarci con sua moglie.


Noi non lo riconoscemmo subito, ma fu lui a ricordarsi di noi , di quello che era accaduto e ce lo raccontò. Si ricordava di avere sentito un forte dolore al petto e senso di soffocamento, e poi, dopo un vuoto, del ricovero nella sala urgenze del nostro reparto mentre praticavamo le manovre di emergenza. Riferì che lui era in alto sopra di noi e vedeva il nostro affannarsi nel massaggio cardiaco e nell’intubazione: vedeva tutto di colore bianco, luminoso, ma scorgeva nitidamente il personale e quello che faceva. Riconobbe me ed il mio collega presenti, ricordava benissimo il medico che ci diceva di desistere ormai dalle manovre. Ricordava con precisione che il carrello dell’emergenza era a destra del letto e che a sinistra c’era la porta. Ci riferì che provava uno stato di benessere così forte che voleva comunicarcelo ma si accorse che noi non lo sentivamo. Poi, dopo un tempo che non sapeva quantificare, sentì la voce di suo padre (deceduto anni prima) che lo sollecitò di tornare giù dal soffitto perché sua moglie e i suoi due figli avevano ancora bisogno di lui ed in quel momento avvertì di cadere come in un tubo, ma senza provarne paura. Serbava ricordi frammentari anche del periodo in Terapia Intensiva, riferendo di vedersi, sempre dall’alto, pieno di fili e di tubi. Poi non ricordava più nulla, neanche del periodo di ricovero nelle post-intensiva, nonostante erano i momenti nei quali, secondo noi, doveva essere più sveglio. Nel ringraziarci pose anche lui l’attenzione sul fatto di non avere più paura di morire, e fortunatamente aveva condiviso con la sua famiglia questa esperienza senza timore del giudizio ed aveva acquistato una fede nel ‘’dopo morte’’ che mai aveva avvertito prima.


Un altro episodio riguarda una giovane donna giunta in reparto per una grave emorragia cerebrale con inondamento tetra-ventricolare e quindi forte rialzo della pressione endocranica. La signora aveva ricevuto un soccorso quasi immediato quando si sentì male trovandosi in vicinanza della struttura ospedaliera.  Intubata e subito rianimata, si presentava comunque in midriasi fissa bilaterale e nessuna reazione allo stimolo nocicettivo. Attorno al suo letto gli anestesisti fecero un con consulto con il neurochirurgo di guardia, che decise comunque di intervenire, nonostante i pareri generali fossero orientati verso l’inutilità, visto il quadro gravissimo che la Tac cerebrale evidenziava. Il personale sanitario in turno prese in considerazione anche l’eventualità che la paziente potesse essere una candidata all’espianto degli organi per la donazione e di ciò parlò nelle vicinanze della paziente. L’ intervento neurochirurgico consistette nell’evacuazione di gran parte dell’ematoma ( che era stato provocato dalla rottura di un aneurisma ) con l’introduzione di un drenaggio liquorale, anche a scopo di lettura intermittente della pressione intra-cranica, che si presentava costantemente superiore ai 25/30 mm Hg ( valori normali sono fra 5 e 15 mm Hg ), che  ci obbligava a mantenere il drenaggio in deliquorazione quasi continua per salvaguardare le cellule cerebrali da un ulteriore danno che già avevano subìto. La paziente rimase ricoverata per lungo tempo fra terapia intensiva, poi nella post-intensiva neurochirurgica e, naturalmente, ne perdemmo il contatto. Ma anche lei si presentò a trovarci durante il periodo di Natale di qualche anno dopo, raccontandoci di un vivido ricordo vissuto nel nostro reparto nel primo giorno di ricovero quando ‘’volteggiava’’ sopra il personale in turno, vedeva il suo corpo pieno di tubi e fili, e ascoltava le nostre parole sul tentare o meno l’intervento, e del fatto che sarebbe potuta diventare una candidata alla donazione degli organi. Lei cercava di comunicarci che era assolutamente favorevole alla donazione dei suoi organi, che non c’era bisogno di chiederlo a suo marito, ma non si era mai sentita così bene e non capiva come mai si parlava di questo. Vedeva chiaramente il suo corpo esamine sul letto ma non credeva di essere lei, anche se nello stesso tempo  si riconosceva. Era avvolta da una luce bianca così bella, tiepida ed accogliente che non provava nessun senso di paura o di angoscia. Poi non ricordava più nulla sino agli ultimi giorni di ricovero nel reparto di Neurochirurgia. 


Anche lei ci salutò facendoci gli auguri per le feste natalizie, dicendoci che la cosa più bella, oltre ad essere viva ed essere tornata ad una vita quasi normale, era che non aveva più paura di morire…


Esistono, in letteratura, anche esperienze negative, ma che producono comunque nella persona un cambiamento positivo del suo comportamento. Caso emblematico quello della 23 enne olandese Saartije Geurts, che visse una NDE non in concomitanza di una patologia o di sintomi di fine vita ma durante una fase di forte depressione che la portò all’allettamento, forte pesantezza alla testa e senso di paralisi di tutto il corpo. Tutti i suoi sensi erano sovraccarichi: vedeva molti colori brillanti, assaporava molti gusti, sentiva odori di tutti i tipi e udiva molti suoni, vedeva fiori, montagne, edifici, ma il tutto era contornato da una oscura minaccia che la spaventava moltissimo. Poi ha sentito di tornare indietro ad anni prima vedendo sua madre sul letto di un ospedale dove stava morendo di cancro. La Guerts racconta di avere avvertito un intenso dolore e poi di essere entrata dentro un tunnel che si faceva sempre più stretto fino a trovarsi di fronte ad un cancello, al di là del quale vi era sua madre. Il cancello si è aperto e :’’allora mi sono trovata di fronte ad una scelta, raggiungere mia madre significava morire, ma ho deciso di tornare indietro ed allora il cancello si è chiuso. Tutta la vita mi scorreva fotograficamente davanti agli occhi vedendo apparire le immagini di tutti i membri della mia famiglia nel corso degli anni. Ma c’erano anche moltissime mani, un sacco di urla che mi dicevano di avere fatto qualcosa di sbagliato’’…’’continuavo a scusarmi, poi è apparsa l’ombra di un uomo e mi sono svegliata urlando, trovando un poliziotto ed un paramedico nella mia camera. E’ stata una esperienza terrificante, ma mi ha aiutato ad accettare la morte di mia madre e a riflettere sul mio rapporto con lei. Da bambina la insultavo spesso e durante un mio viaggio di dieci mesi in Australia non l’avevo mai chiamata, e non l’ho più vista neanche nel periodo della sua malattia. Ero gelosissima delle mie sorelle, con le quali parlavo a fatica.  L’esperienza che ho vissuto è stata come passare nell’inferno, come se avessi subìto una specie di interrogatorio, ma questo mi ha insegnato come comportarmi d’ora in avanti…’’


Secondo uno studio apparso su The Lancet (rivista inglese medico scientifica ) nel 2001, la metà dei pazienti che hanno vissuto una NDE hanno raccontato di essere consapevoli che erano morti ma riferirono solo emozioni positive; il 30% ha raccontato l’esperienza del tunnel, osservato un paesaggio celestiale o luminoso, oppure immense praterie, ed incontrato persone decedute: il 13% ha passato in rassegna la propria vita e l’8% ha percepito la presenza di un ‘’confine’’.


Nonostante la scienza ufficiale, basata ancora essenzialmente su un paradigma materialistico largamente accettato, gli studi più recenti stanno evidenziando che non vi sono solo fattori psicologici, farmacologici o fisiologici capaci di causare esperienze di questo tipo durante un arresto cardiaco. Se una pura spiegazione fisiologica fosse valida, come l’anossia cerebrale, la maggior parte dei pazienti che hanno avuto una morte clinica o che vi è andata molto vicina, avrebbero dovuto riferire una NDE dal momento che i pazienti ‘’arruolati’’ in questo studio avevano perso coscienza per arresto cardiaco o per anossia cerebrale. Invece solo il 30% ha avuto una NDE.


Sembra corretto concludere che non ci è permesso di ridurre la coscienza alla sola attività di processi cerebrali: la lacuna in materia di spiegazioni di quel che passa fra il cervello e la coscienza non è mai stata superata perché un determinato stato neuronale non è la stessa cosa di un certo stato di coscienza.


La coscienza non è né visibile, né tangibile, né falsificabile: in poche parole, non possiamo ‘’oggettivare’’ l’essenza soggettiva della nostra coscienza. Si è anche notato che l’OBE è diversa dalla NDE, perché nell’OBE le persone riportano percezioni veridiche e verificabili che vengono viste dal di fuori del loro corpo senza vita (a volte a lato, a volte in alto ).


Chi vive una NDE invece ha la viva impressione di essersi liberato dal corpo come se fosse un vecchio cappotto, ed è sorpreso di avere ancora una identità con la possibilità di provare emozioni ed una coscienza particolarmente lucida.  


Secondo il Prof  Pim van Lommel , cardiologo e scienziato olandese, anche nel caso di  persone con malattie come la demenza e l’Alzheimer, dove la personalità viene di fatto molto alterata o cancellata, possono verificarsi questo tipo di fenomeni. Ecco le sue parole: ‘’la coscienza è non locale, il che significa che è ovunque e sempre,  tanto dentro che fuori di noi, ed il cervello funge soltanto da inter-faccia ricevendo, quando siamo in stato di veglia, parti di questa coscienza potenziata in parte dai nostri ricordi. Ma facciamo un esempio: le immagini e la musica che vediamo e udiamo accendendo la televisione o la radio vengono trasmesse dall’apparecchio. Se noi danneggiassimo questo apparecchio ,o solo alcune sue componenti, avremmo una distorsione di immagini o di suono, o magari lo perderemmo del tutto, il ché non vorrebbe dire che quel programma trasmesso sia un prodotto del nostro apparecchio, tanto è vero che se lo cambiassimo con un altro, potremmo ancora rivedere o riascoltare lo stesso programma o spettacolo. Questo è paragonabile alla nostra funzione cerebrale: il danno o l’interruzione avvenute in certe aree specifiche possono produrre cambiamenti dello stato di coscienza come nella demenza e l’Alzheimer,  oppure la perdita ( coma ), ma ciò non prova che la coscienza sia un solo prodotto della funzione cerebrale. Nei pazienti affetti da demenza quello che è danneggiato è lo strumento( l’inter-faccia ), ossia il cervello, con il risultato che la coscienza di veglia è disturbata se non assente, tuttavia la loro coscienza ‘’potenziata’’, non locale, è sempre presente in quanto non sta né nel cervello né nel corpo. E’ interessante notare, a tal proposito, la ‘’lucidità’’ in fase terminale di molti pazienti poco prima della morte, anche nei casi di Alzheimer che per anni non hanno più riconosciuto i loro cari, i loro figli, ed hanno improvvisamente momenti di lucidità nel quale possono riconoscere il proprio partner, i figli, li chiamano per nome e li ringraziano prima di morire. La lucidità terminale può manifestarsi anche in pazienti in coma da giorni. Sono esperienze che ancora non trovano spiegazione nelle tecniche mediche correnti, perché il cervello dei pazienti di questo tipo deve essere gravemente danneggiato; la lucidità terminale può essere invece ben compresa alla luce della ‘’non località’’ della coscienza’’


Uno studio di Robert Martone, ricercatore neurologo di Cambridge, attesta che vi è un legame neurofisiologico a specifiche attività cerebrali, a seconda della tipologia di esperienza vissuta, associata all’emisfero sinistro del cervello se comprende un senso alterato del tempo e l’impressione di volare, mentre è coinvolto di più l’emisfero destro per chi riporta di avere visto entità, di avere comunicato con esse o di avere udito musiche più o meno celestiali.


Il suo studio, apparso  sul ‘’Scientific American’’ del settembre 2019, riguarda 625 soggetti con storie di NDE e 15000 soggetti testati con l’uso di farmaci allucinogeni o droghe. Per paragonare l’NDE alle esperienze legate all’assunzione di sostanze psicotrope è stato usato l’Erowid Experience Vaults, un sito che raccoglie descrizioni in prima persona che hanno fatto ‘’viaggi’’ con l’uso di droghe e sostanze varie.


Dal confronto, la parola che in assoluto si trova sia nella descrizione delle NDE che in esperienze con LSD ma soprattutto con la Ketamina è ‘’realtà’’.


Un’altra sostanza interessante è la DMT (dimetiltriptammina). Questa è un allucinogeno che si trova in alcune piante del Sud America, ma anche in qualche varietà di mimosa, acacia e graminacee della specie polaris, ed usato nei riti sciamanici, che provoca esperienze molti simili alla NDE. Questa sostanza si è scoperto essere sintetizzata autonomamente anche dal nostro cervello, il ché ha portato ad ipotizzare che sia la DMT endogena a provocare i viaggi nel pre-morte.


Tuttavia non è dato sapere se i livelli di DMT nel cervello cambino significativamente in prossimità della morte, perciò il ruolo che può avere questa sostanza è ancora controverso. Le ricerche necessarie per dimostrare questa ipotesi, come i cambiamenti neuro-chimici in condizioni critiche, porrebbero sfide sia tecniche che etiche. Gli autori dell’articolo concludono però che questo collegamento possa tradursi in applicazioni pratiche.


Visto che la NDE produce quasi sempre la perdita del timore della morte, suggeriscono di usare la Ketamina a fini terapeutici nei pazienti a fine vita per indurre una NDE, come ‘’anteprima’’ di quello che forse li aspetta, al fine di alleviare l’ansia di fronte alla morte.


Bisogna però soppesare bene questo beneficio contro i rischi dei potenziali effetti collaterali della Ketamina, che sono stati di panico o forte ansia.  Anche in Italia non mancano gli studi in materia. Secondo il Prof Enrico Sacco,(neurologo, terapista del dolore e professore di anestesia e rianimazione dell’Università di Padova, e che negli ultimi anni sta intensificando le ricerche sul coma, lo stato vegetativo persistente e la morte cerebrale), la nostra coscienza ordinaria non è altro che un tipo particolare di coscienza, mentre tutto ciò che la riguarda comprende forme potenziali di coscienza interamente differenti. Così come la mente si modifica nel fluire della vita, con l’esperienza, lo studio, l’allenamento, così, parallelamente, si trasforma il cervello, modificando le sue connessioni, i suoi circuiti e l’integrazione di aree cerebrali diverse.


Il Prof Sacco propone persino di cambiare il termine ‘’Stati alterati di coscienza’’ con ‘’Espressioni non ordinarie della mente’’, per eliminare i pregiudizi che sono alla base delle nostre convinzioni scientifiche date per scontate sino ad oggi. Ed afferma in una sua recente conferenza : ‘’è ormai assodato che anche in assenza di attività elettrica cerebrale  continua la nostra coscienza’’…’’anche i bambini molto piccoli di 3/4anni raccontano nella loro semplicità lo stesso tipo di esperienze raccontate dagli adulti ‘’ …’’le principali interpretazioni scientifiche che vanno dalla ischemia retinica concentrica, all’acidosi metabolica, alla disfunzione del lobo temporale e scariche simil epilettiche, delirium da farmaci, aspettative dell’aldilà dovute alle proprie credenze religiose, etc, non sono più sufficienti a fare luce sulle esperienze di OBE e di NDE’’.  


Concludendo, il tema della morte e dei morenti o di chi, creduto morto, sia tornato in vita raccontando di luce, tunnel, colloqui con entità morte precedentemente, accompagna da sempre la storia dell’umanità, dai racconti di Omero e Platone sino ai nostri giorni. Ora anche secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’ipnosi, la meditazione, le NDE e/o le OBE , collegate o meno alla spiritualità o alla religione di una persona, sono considerati elementi fondamentali  se producono  benessere ad una persona.


Secondo la maggior parte di uomini e donne che hanno avuto un NDE la morte non è altro che l’inizio di ‘’un diverso modo di vivere’’ con una coscienza aumentata e più ampia, coscienza che è dovunque contemporaneamente perché non è più legata ad un corpo. E’ giunto il momento di una maggiore conoscenza e consapevolezza di questi studi, della possibilità che la coscienza continui dopo la morte, in modo tale che la medicina si orienti verso una diversa visione di come occorre trattare i pazienti in coma e terminali e anche di quanto siano importanti i desideri espressi da una persona in stato di salute qualora venisse a trovarsi in certe condizioni, così  da esaudirli, rendendo meno duro il ‘’’distacco corporeo’’ sia per la persona deceduta che per i proprio cari rimasti. E’ ormai ora di cambiare la nostra concezione della morte e del morire non soltanto a parole, ma con un diverso approccio, anche didattico, nei corsi di laurea di tutta l’area medico-infermieristica. Ma la migliore conclusione di questa ricerca credo sia una affermazione della Dott.ssa Elisabeth Kubler Ross: ‘’ Per tanti secoli si è cercato di convincere la gente a credere a cose ultraterrene, ma per me non è più una questione di credere, ma di sapere che la morte è soltanto il passaggio ad una cosa più bella’’.


Bibliografia:


Pim Van Lommel  ‘’Coscienza oltre la vita’’


Raymond Moody  ‘’La vita oltre la vita’’


 E.Kubler Ross     ‘’Esperienze di pre-morte’’


Jeffrey Long      ‘’Evidence of afterlife: the scienze of Near-Death Experiences’’


Enrico Facco       ‘’Esperienze di pre-morte. Scienza e Coscienza al confine tra fisica e metafisica’’


Carlo Jovine        ‘’Scienza medica e medicina della fede’’

fonte: www.curecare.it/area-divulgativa/approfondimenti-dal-quotidiano/945-esperienze-di-nde-obe-e-recenti-riscontri-scientif...


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4/7/2021 5:55 PM
 
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Gesù risuscitò anche Lazzaro ed invece di credere in Lui, cercarono di ucciderlo e di uccidere anche Lazzaro, per non far convertire i giudei. -- Purtroppo per chi non vuole credere, perfino questi fatti, testimoniati dai protagonisti e da coloro che hanno assistito ai fatti raccontati e che sono stati filmati, non sono sufficienti per chi vuole obiettare, anzichè riconoscere che Dio ci vuole dare un segno in più, oltre i tanti che già ha dato, per poter credere in Lui, senza che Lui si imponga alla nostra intelligenza per lasciarla libera di sceglierlo senza sentirsi obbligato a farlo.
Non sprechiamo queste occasioni, e chiediamo la sua misericordia per poter essere un giorno con Lui, che è Vita, Gioia, Pace.

prima parte


seconda parte


terza parte
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4/10/2021 7:28 PM
 
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6/4/2021 4:05 PM
 
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I video che seguono presentano elementi interessanti su cui poter riflettere.
Restano in ogni caso le possibili impressioni ed interpretazioni soggettive delle esperienze fatte e pertanto non si può ritenere che tutti le facciano allo stesso modo, così come non si possono trarre da esse delle conclusioni dottrinali.



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6/4/2021 4:10 PM
 
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6/6/2021 10:52 PM
 
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6/7/2021 11:46 AM
 
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SI tratta di una esperienza molto significativa e raccontata in modo emozionante dal protagonista.
Fa pensare al fatto che anche coloro che nella vita sono rimasti indifferenti a Dio, ma non hanno preso una decisione, per noncuranza o perchè gli hanno anteposto altri interessi, potrebbero forse avere un'ultima opportunità per decidere, quando vivranno la realtà ultraterrena e non potranno più ignorarla. Questa in ogni caso non dev'essere una sicurezza che ci autorizza a fare i nostri comodi per tutta la vita, perchè è in questa che dobbiamo deciderci per Dio, e non dobbiamo metterLo alla prova rischiando la nostra vita eterna.

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6/22/2021 7:00 PM
 
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Ciechi che vedono?


l testo che segue è la sintesi di una relazione tenuta al Congresso internazionale di San Marino sulle esperienze di confine del 2016, pubblicata negli Atti del Congresso e successivamente nel numero di settembre/ottobre 2018 del Giornale dei Misteri. Parla delle esperienze di premorte (o NDE) nei ciechi. Dato che nel corso di queste esperienze si hanno percezioni di tipo visivo come il tunnel, gli esseri di luce e la visione panoramica della propria vita, ci si chiede come queste si svolgano nei ciechi.


Penso che l’argomento presenti motivi di interesse anche per chi non si occupa di questi fenomeni. Si parla di come espressioni di uso comune ed apparentemente univoche (“Ho visto le chiavi sul tavolo”) siano invece plasmate dalla cultura nella quale vengono utilizzate e possano riferirsi ad eventi diversi da quelli letteralmente espressi. Si parla del valore informativo delle nostre percezioni, che è diverso dalla forma sotto la quale queste lo rappresentano. Si parla della necessità di guardare oltre le apparenze (che è uno dei punti fermi di questo blog), ma sempre mantenendo uno spirito critico ed alieno da qualsiasi facile scorciatoia.


Buona lettura!


Le esperienze di premorte nei ciechi


Lo studio di Kenneth Ring e Sharon Cooper


Durante lo svolgimento di un’esperienza di premorte (o NDE, Near-Death Experience) si presentano frequentemente dei fenomeni di tipo visivo.


Questo può accadere nella cosiddetta “fase extracorporea” (o OBE: Out-of-Body Experience): l’ambiente circostante è percepito da un punto di vista esterno al corpo, generalmente dall’alto. La persona che si è trovata in tale situazione descrive eventi, cose e persone visti da questa prospettiva. L’esperienza extracorporea, peraltro, non si presenta solamente nel contesto di una NDE.


Anche durante la “fase trascendente” dell’esperienza di premorte si manifestano dei fenomeni che vengono descritti in termini visivi, come l’incontro con persone defunte ed esseri di luce, l’apparire di scenari non terreni e la visione panoramica della propria vita o life review.


Ci si è quindi chiesti come sia vissuta un’esperienza di premorte da persone cieche dalla nascita, che non hanno mai avuto percezioni visive.


Per molti anni sono state riferite storie di ciechi che, dopo un’esperienza di premorte, raccontavano di aver visto in modo chiaro quello che accadeva intorno a loro e lo descrivevano dettagliatamente; tuttavia queste storie mancavano di riferimenti che permettessero di verificarne l’attendibilità.


Nel 1999 Kenneth Ring, uno dei maggiori ricercatori nel settore delle NDE, ha pubblicato uno studio sistematico sulle NDE dei ciechi (Ring e Cooper, 2008).


Si tratta di uno studio retrospettivo, svolto intervistando 31 persone. Di queste, 14 erano cieche dalla nascita, 11 erano divenute cieche dopo i 5 anni e 6 avevano una gravissima invalidità visiva. Tutti avevano avuto una NDE, una OBE o entrambe.


Ring si propone di rispondere a queste domande:





    1. Se i ciechi abbiano delle NDE e, in caso positivo, se queste presentino gli stessi elementi di quelle dei vedenti;

    2. Se i ciechi riferiscano di avere avuto percezioni visive nelle loro NDE e, in caso positivo, se queste percezioni possano essere confermate da testimonianze esterne.




Le esperienze visive nelle NDE dei ciechi


Dallo studio risulta che i ciechi hanno delle NDE. I loro racconti risultano analoghi a quelli dei vedenti e presentano gli stessi elementi: sensazione di serenità e mancanza di dolore, senso di separazione dal corpo, attraversamento di un tunnel, incontro con defunti e figure spirituali, incontro con la luce, visione panoramica della vita (o life review), incontro con un limite, decisione di tornare.


Le persone intervistate dichiarano in grande maggioranza di avere avuto percezioni visive: 15 su 21 tra quelli chi hanno avuto una NDE e 9 su 10 tra quelli chi hanno avuto solamente una OBE.

Una delle persone intervistate, cieca dalla nascita, dichiara di aver riconosciuto il proprio corpo, visto dall’esterno, dai capelli lunghi e dalla particolare fede matrimoniale con dei boccioli; poi, trovatasi sopra il soffitto, riferisce di aver visto le luci e gli edifici della città. Aggiunge che la NDE è stata l’unica esperienza della sua vita collegata alla vista e alla luce.

In un altro racconto l’intervistato, anche questo cieco dalla nascita, dice di aver visto – dopo aver “attraversato il soffitto” dell’edificio nel quale si trovava – il cielo scuro e nuvoloso e la neve sulle strade, ma non su quelle che erano state spalate ed apparivano ancora fangose. C’erano i mucchi di neve formati dalle spalatrici. Si potevano riconoscere il parco giochi della sua scuola ed una collinetta sulla quale era solito arrampicarsi. Tutte queste cose erano viste con molta chiarezza.

La conferma della veridicità di queste percezioni non è rigorosa: si tratta di racconti che si riferiscono a fatti avvenuti molti anni prima, con la conseguente difficoltà di ottenere testimonianze attendibili.

Appaiono descrizioni visive dettagliate anche durante la life review: in un caso l’intervistata dice di aver riconosciuto sedie, tavoli e letti in una delle scene rivissute. Questo racconto è accompagnato dallo stupore per aver potuto vedere a distanza, mentre la percezione avuta al momento dello svolgimento dei fatti rievocati nella life review era stata di tipo tattile e quindi in una prospettiva molto ravvicinata. Il racconto prosegue con la descrizione della nonna defunta, bassa e grassottella, con i capelli corti e ricci.

Interpretazione delle esperienze visive

Le percezioni sono quindi descritte dai ciechi in termini visivi, e a volte sono molto dettagliate. Tuttavia, approfondendo l’analisi, Ring nota che le persone intervistate non sono in grado di confermare che si tratti dello stesso tipo di percezione che hanno i vedenti: d’altra parte, i ciechi non hanno un punto di riferimento che permetta loro di dare tale conferma. Occorre qui sottolineare che non si tratta di stabilire se “i ciechi abbiano visto”: neppure i vedenti vedono in senso stretto durante una NDE o una OBE; si tratta invece di stabilire se il tipo di percezione avuto dai ciechi sia dello stesso tipo, ovvero visivo, di quello avuto dai vedenti, cosa che risulterebbe al momento inesplicabile.

L’impossibilità dei ciechi di produrre percezioni visive anche puramente mentali è confermata dalla mancanza di tali percezioni nei sogni. Numerose ricerche confermano che nei sogni dei ciechi dalla nascita o dalla prima infanzia non si manifestano immagini visive. Nello stesso studio di Ring gli intervistati negano esplicitamente qualsiasi somiglianza delle percezioni avute nelle NDE con quelle dei sogni, che sono prevalentemente di natura uditiva e tattile, e mai visiva.

L’interpretazione dei racconti dello studio deve tener conto dal fatto che i ciechi usano lo stesso lessico visivo dei vedenti perché questo è il modo di esprimersi dominante nella nostra cultura, che è ampiamente basata sulla vista. Se ad esempio un cieco si accorge, per averlo toccato, che c’è un mazzo di chiavi su un tavolo, è probabile che dica “Ho visto le chiavi sul tavolo”, come è confermato da operatori che frequentano i ciechi.

Approfondendo le testimonianze dei partecipanti allo studio, risulta dunque che questi hanno avuto delle percezioni nette dell’ambiente e le hanno descritte in termini visivi, pur non essendo in grado di produrre mentalmente delle immagini. Sulle caratteristiche di queste percezioni ci sono nello studio di Ring delle espressioni rivelatrici: nel corso della discussione, un’intervistata distingue tra vedere e visualizzare, ovvero creare una rappresentazione mentale. Un’altra dice che si è trattato non solamente di vedere, ma di vedere e sapere contemporaneamente.

Nasce quindi l’ipotesi che si tratti di un’acquisizione di informazioni avvenuta in modo non ordinario con caratteristiche non propriamente visive, e successivamente espressa in termini visivi.

Lesperienza visiva dei vedenti nelle NDE

D’altra parte, anche quando un vedente ha una percezione durante un’esperienza extracorporea o di premorte non si può certo dire che questa abbia caratteristiche visive nel senso ordinario del termine. Le percezioni che si hanno in tali situazioni presentano infatti delle peculiarità che non sono compatibili con la comune esperienza visiva:

  1. Si “vede” in modo globale (spesso di dice “a 360 gradi”): si vede contemporaneamente tutto lo spazio circostante;
  2. Si “vede” simultaneamente da più punti di vista, come se ci si trovasse contemporaneamente davanti, dietro, a destra, a sinistra, sopra e sotto l’oggetto percepito: in un caso riferito da Michael Sabom, una persona rianimata dopo un arresto cardiaco riferì di aver letto dall’altezza del soffitto una targhetta che si trovava sotto il suo letto;
  3. Si “vede” oltre gli ostacoli e dentro spazi chiusi: dietro pareti e soffitti oppure dentro cassetti e tasche.

La nostra vista non permette siffatte percezioni. Queste corrispondono invece a quello che si vedrebbe se ci si trovasse in un punto di osservazione situato in una dimensione spaziale superiore. Non si tratta quindi, neppure per i vedenti, di percezioni di tipo visivo, ma di acquisizioni di conoscenza che vengono poi tradotte, con grande difficoltà, in termini visivi. Ad esempio, per dire di aver visto oltre una parete si riferisce di aver “attraversato” la parete. Una partecipante allo studio di Ring riferisce di aver percepito, dall’altezza del soffitto, il letto inferiore di due letti a castello, e ne arguisce che non può averlo fatto tramite la vista. Anche la visione globale e quella da più punti di vista vengono descritte tanto da vedenti quanto dai soggetti dello studio di Ring.

Mindsight

Si delinea quindi l’ipotesi che vi sia un unico tipo di esperienza, comune a ciechi e vedenti, che si può presentare durante una NDE o una OBE. Se si considerano veridiche le testimonianze, si tratta di una percezione che fornisce informazioni sul mondo esterno ma non corrisponde ad alcuna specifica modalità sensoriale e viene abitualmente tradotta in termini visivi, ma in alcuni casi anche cinestetici. A questa particolare modalità percettiva Ring ha dato il nome di Mindsight, o visione mentale. Si tratta di qualcosa di diverso dalla vista fisica: una forma di consapevolezza che può manifestarsi al di fuori dei comuni meccanismi cerebrali e dei vincoli spaziotemporali che ne conseguono, definita da Ring “consapevolezza trascendentale”. Sui meccanismi che possono produrla non siamo in grado di formulare ipotesi. Esistono a questo proposito dei modelli della coscienza, alcuni dei quali fanno riferimento al concetto quantistico di non località, ma si tratta più di linee di riflessione che di vere e proprie teorie. Rimane quindi uno spazio aperto ad indagini che potrebbero comportare una revisione profonda delle concezioni attualmente dominanti nel mondo scientifico.

 Bibliografia

Blackmore S., Dying to Live, Prometheus Books, New York 1993

Brumblay R.J. Hyperdimensional Perspectives in Out-of-Body and Near-Death-Experiences. Journal of Near-Death Studies, 21, 201-221.

Greene F.G., A Protective Geometry for Separation Experiences, Journal of Near-Death Studies, 17(3) 1999, 151-191.

Hameroff S., Penrose R., StappH., Chopra D. Consciousness and the Universe: Quantum Physics, Evolution, Brain & Mind. Cosmology Science Publishers, 2011.

Hinton C.H. Selected Writings. Dover, New York, 1980.

Jourdan J. Deadline, dernière limite. Pocket, Parigi, 2010.

Jourdan J. Near Death Experiences and the 5th Dimensional Spatio-Temporal Perspective. Journal of Cosmology, 2011, Vol. 14.

Lachièze-Rey M., Au-delà de l’espace et du temps, Le Pommier, Paris, 2008.

Kaku M. Hyperspace. Oxford University Press, New York, 1995.

Ouvrage collectif Iands-France. La mort transfigurée. L’age du Verseau, Paris, 1992.

Ring K. e Cooper S. Mindsight (Second Edition): Near-Death and Out-of-Body Experiences in the blind. IUniverse, Bloomington, 2008.

Rossini A., Un modello iperdimensionale delle esperienze di premorte, Atti 18° Congresso Internazionale di Studi delle Esperienze di Confine, San Marino 2014

Rucker R. La quarta dimensione. Adelphi, Milano, 1984.

Sabom Michael B. Recollections of Death. Corgi, London, 1982.

Van Lommel P. Consciousness Beyond Life. Harper One, New York, 2011.

Zampardi M., Modelli della mente e geometria dello spazio-tempo: un’ipotesi per il fenomeno NDE. Atti 18° Congresso Internazionale si Studi delle Esperienze di Confine, San Marino 2013

fonte: www.arnaldorossini.it/2019/05/23/ciechi-che-vedono/


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10/19/2021 11:20 PM
 
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mpatto brutale


Quando è scattato il semaforo, Vincent è riuscito a malapena a percorrere 100 metri prima di sbattere frontalmente contro una macchina che arrivava a 80 km/h. Era più o meno la velocità della sua moto. L’impatto è stato brutale.


 

“La signora che conduceva la macchina aveva un cellulare, cosa non comune nel 2000. Ha chiamato subito la polizia invece dell’ambulanza, perché era certa che fossi morto quando mi ha visto in una pozza di sangue. Ma è stato quello a salvarmi la vita, perché poi abbiamo saputo che l’ambulanza era bloccata nel traffico, lontano dal punto in cui era avvenuto l’incidente, ma la macchina medica della polizia era vicina ed è arrivata in due minuti”.


Il cuore si è fermato


Le gravi fratture che Vincent aveva subìto gli hanno provocato delle emorragie interne. Visto che il ragazzo sanguinava molto dentro mentre veniva portato dall’équipe di soccorso a un ospedale di Ginevra, un medico si è reso conto che stava morendo vedendo una macchina che indicava l’emorragia.


 

Non era un medico dell’équipe di assistenza, ma un dottore che quel giorno aveva già concluso il suo turno e stava provvidenzialmente accanto a una macchinetta del caffè nell’ala dell’ospedale in cui avevano portato il ragazzo. Il medico ha chiesto immediatamente di vedere una radiografia di Vincent. La situazione era estrema, tanto che all’ingresso della sala operatoria il cuore del giovane ha smesso di battere.



Ho visto la luce”







Vincent Lafargue ha parlato di ciò che è accaduto dal momentoche dopo un incidente gravissimo è entrato in sala operatoria in un’intervista al National Catholic Register, una delle più importanti riviste cattoliche statunitensi:


“Quello che è accaduto in quel momento è molto più vivido di qualsiasi altra cosa nella mia mente. All’improvviso, ho visto una scena che sono riuscito a osservare dall’alto. Ho visto una persona ferita in un letto, persone che si agitavano intorno a lei, e ho sentito un beep che indicava che un cuore si stava fermando. Ero preoccupato per quella persona, senza rendermi conto che ero io. Il mio stato era di totale benessere. Tutto questo è durato a malapena un minuto, ma nella mia percezione è stato molto più lungo.


All’improvviso mi sono girato come se qualcuno mi stesse spingendo in alto, ma anziché vedere il tetto ho visto quella famosa luce, immensa, della quale fino a quel momento non avevo mai sentito parlare. È molto più potente della luce del sole, ma non accecava. Mi attirava. Ho fluttuato verso quella luce per qualche momento, ma a differenza di altri [che dicono, ad esempio, che in quell’istante hanno visto delle persone care già morte o perfino Gesù stesso] non sono andato oltre a questo. Per me, quella luce era ‘abitata’, non da una persona visbile, ma da una presenza ovvia, che era Amore, Amore incondizionato. E per me, come avrei saputo più tardi, l’amore è una Persona: Dio. È stato questo che ho sentito in modo molto profondo”.


Vincent aggiunge che poco dopo è stato “rilanciato nel corpo”:


“È stato il momento peggiore della mia vita, parlando a livello sensoriale, pur essendo stato quello in cui il mio cuore ha ripreso a battere. Tutti i miei dolori si sono risvegliati. E allora sono stato sottoposto a interventi molto pesanti. Alcuni ricordi di quello che era accaduto hanno iniziato a emergere non appena mi sono svegliato, ma non capivo davvero il significato di tutto quello”.



Un percorso graduale di conversione

Nel corso della lunga ripresa, Vincent ha ricevuto le visite di un cappellano, che la prima volta ha praticamente ignorato. Il sacerdote, però, non ha smesso di andarlo a trovare. Un giorno il presbitero gli ha detto che Dio non fa mai il male, ma lo permette, visto che rispetta la libertà umana, e “stava usando quel male per toccare il mio cuore”:

 

La conversione è avvenuta a poco a poco. Non è stata “automatica” dopo l’esperienza di quasi morte.

“Nei primi due anni ho esplorato tutte le religioni del mondo”, racconta Vincent. Un giorno ha sentito alla radio un uomo che parlava di “poesia, arte, cinema… tutto quello che amavo”. Quando ha saputo che quell’uomo era un sacerdote, Vincent gli ha telefonato. È stato un altro passo nel suo cammino di conversione e discernimento vocazionale.

L’esperienza di quasi morte

 

L’esperienza di quasi morte era stata in qualche modo “solo” un elemento – di grande importanza, è ovvio, ma di per sé non ha attivato “magicamente” una trasformazione radicale della vita di Vincent.

Riguardo a questa esperienza, il giovane ha avuto l’opportunità di riferirla al medico che lo ha operato:

“Gli ho raccontato quello che avevo visto, il massaggio cardiaco, la conversazione tra lui e le infermiere, il numero che ho visto sulla parete, il nome scritto sulla targhetta sul camice bianco di un’infermiera accanto al mio letto… Il medico è rimasto al contempo interessato e confuso. Ha detto che scientificamente non potevo ricordare nulla di tutto questo, principalmente dell’uomo che era accanto al letto, perché non l’avevo mai visto al di fuori di quella sala operatoria. Ha detto che mi credeva perché tutto quello che stavo raccontando era corretto, ma che non poteva essere spiegato dalla scienza perché il mio cuore non stava nemmeno battendo”.

Padre Vincent Lafargue è stato ordinato sacerdote nel 2010. Ora si prepara a sostituire, come cappellano ospedaliero, il sacerdote che gli aveva fatto visita dopo l’incidente che gli ha fatto vedere “quella famosa luce”.

A partire dall’intervista di p. Vincent Lafargue al National Catholic Register.


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2/7/2022 4:41 PM
 
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SCONVOLGENTI PARTICOLARI RIFERITI DAL DR. RODONAIA AL DR. MELVIN MORSE!

Il racconto dell' incontro con un lattante durante la sua NDE
Ulteriori informazioni riguardo al racconto del Dott. Rodonaia sono descritte nel libro del Dott. Melvin Morse (scritto insieme con Paul Perry) intitolato "Trasformato dalla Luce".
Il seguente è un estratto di questo libro e descrive un evento che é accaduto durante questa particolarissima NDE e che è molto interessante poiché i fatti riferiti non sono spiegabili se non ammettendo che lo Spirito - o la Coscienza- sono entità extracorporee, come da sempre insegnano tutte le Religioni. Vi ricordo che il Dr. Rodonaia, sospettato del KGB di essere una spia americana, fu investito per ben due volte da un'auto guidata dagli agenti della famosa agenzia di spionaggio. Dichiarato morto a causa dei traumi multipli subìti, il suo corpo fu surgelato nel freezer della "Morgue" ove rimase per tre giorni!

--------------------------------------------------------------------------------
(Nota: A quell'epoca, il Dott. Morse chiamava "Yuri" George Rodonaia per tenerne segreta l'identità
-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*

....Per un'unico motivo Yuri avrebbe voluto andare far visita alla sua famiglia. Aveva visto sua moglie disperata ed i loro figli, entrambi troppo piccoli per capire che loro padre era stato ucciso.
Andò quindi a visitare il suo vicino di casa. Avevano un bambino, nato un paio di giorni prima della sua "morte". Yuri disse che erano rimasti sconvolti da quel che gli era accaduto, ma in quel momento erano angosciati suprattutto dal fatto che il loro bambino non smetteva di piangere.

Nonostante i loro tentativi per calmarlo, continuava a piangere. Quando dormiva era agitato e piagnucolosoo, da sveglio piangeva di nuovo. Lo avevano portato di nuovo dai dottori ma non erano stati capaci di capire la causa del pianto. Tutte le solite diagnosi, come le coliche, erano state escluse e li avevano rispedito a casa, sperando che il bambino si calmasse da solo..
Durante questo stato di esperienza extracorporea, Yuri scoprì che:

"lo potevo parlare col bambino. Era incredibile!. Non potevo parlare coi genitori- i miei amici- ma potevo parlare col neonato. Gli ho chiesto quale fosse il problema . Nessuna parola è stata scambiata fra me e lui, forse gliel'ho chiesto telepaticamente. Mi disse che un braccio gli faceva male e, non appena me lo ha detto, fui in grado di vedere che l'osso era stato storto e si era rotto."

Il bambino aveva una frattura "A LEGNO VERDE" [Frattura incompleta di un osso lungo, simile a quella che si provoca piegando un rametto di legno non stagionato, i cui monconi non si separano-NdR], probabilmente a causa di un misconosciuto trauma subìto durante il parto. Ora sia Yuri che il bambino sapevano cos'era successo, ma né l'uno né l'altro avevano modo di comunicare il problema ai genitori.

[Yuri, alias George] a questo punto si risveglio' mentre stava per iniziare l'autopsia. Da notare che in Russia i cadaveri vengono conservati in stato di congelamento PER TRE GIORNI e che quindi piu' che di una NDE, qui si tratta di una vera e propria RESURREZIONE DA UNA DOPPIA MORTE, PER TRAUMA DA SCHIACCIAMENTO E PER CONGELAMENTO!

Particolare alquanto strano: uno dei medici presenti in sala settoria era uno zio del Dr. Rodonaia!
Yuri disse poi allla sua famiglia di essere "morto", ma nessuno gli ha creduto finché non ha cominciato a fornire dettagli di ciò che aveva visto durante i suoi viaggi fuori di corpo. Allora sono divenuti meno scettici. La sua diagnosi sul neonato faceva la differenza. Riferì ai suoi vicini della visita di quella notte e della loro preoccupazione per il loro bambino e disse loro che aveva parlato con lui e che aveva scoperto che aveva una frattura del braccio. I genitori portarono il bimbo da un altro dottore che, sottoposto ad esame radiografico il braccio, scoprì che la diagnosi di Yuri era giusta.

In sintesi il dottor George Rodonaia riferisce quanto segue:
1) che ha visto e sentito piangere ininterrottamente il neonato a casa dei suoi vicini
2) che ha visto smettere di piagere il neonato
3) che sapeva perchè aveva smesso all'improvviso di piangere
4) che sapeva perchè stava piangendo e cioè LA CAUSA di quel pianto.
5) che conosceva la diagnosi esatta e cioè un osso rotto a "legno verde", riscontrata e CONFERMATA DA ESAME RADIOGRAFICO.

Questi elementi sono OGGETTIVI e non possono essere riconducibili ad una azione farmacologica, ad ipossia, endorfine, a immaginazione, sogni, funzionamento protratto o residuale del cervello, per il semplice fatto che l'evento riportato da G.Rodonaia è avvenuto a molta distanza rispetto alla camera frigo dove il suo corpo giaceva inerte per tre giorni.




Il Dott. George Rodonaia ha una laurea in Medicina (Neuropatologia)

Pubblicato col permesso di Kevin Williams:
From: Kevin Williams
Date: Thu, 28 Oct 1999 05:38:30 +0200
To: cipidoc%income
Subject: Re: New Website
Message-ID: 00140126C1256818@income.it>
----------------------------------------------

Claudio,
Congratulations on your new website.
Be sure to send me the address of it.
You are most welcome to use my picture
and anything from my website.
Thanks.
God bless. Peace and Light,
Kevin Williams

George Rodonaia ha consegnato una nota indirizzata alle Nazioni Unite sull' "Emergente Spiritualità Globale." Prima di emigrare negli Stati Uniti dall'Unione sovietica nel 1989, ha lavorato come psichiatra ricercatore all'Università di Mosca.
Il Dott. Rodonaia ha subìto uno dei casi più lunghi di NDE mai registrato. Dichiarato morto immediatamente dopo essere stato investito da una macchina nel 1976, è stato lasciato per tre giorni in obitorio. Non "ritornò in vita" fino a che un Medico Legale non cominciò a fare un'incisione nel suo addome per procedera all'autopsia.
Un' altra notevole caratteristica della N.D.E. del Dott. Rodonaia - e cio' è comune a molti- è che è stato trasformato radicalmente da tale esperienza. Prima della sua NDE lavorava come Neuropatologo. Era anche un ateo dichiarato. Ma dopo l'esperienza, si é dedicato esclusivamente allo studio della spiritualità, prendendo un secondo dottorato in psicologia della religione. E' quindi stato ordinato pastore nella Chiesa Orientale Ortodossa. Oggi serve come pastore associato presso la Prima Chiesa Unita Metodista a Nederland, Texas.

"La prima cosa che ricordo della mia N.D.E. è che mi ritrovai in un regno di oscurità totale. Non avevo dolore fisico, ero ancora in qualche modo consapevole di essere George e tutt' intorno a me c'era oscurità, oscurità assoluta e completa- l'oscurità più grande mai provata, più scuro di qualunque scuro, più nero di ogni nero. Questo era cio' che mi circondava e incombeva su di su me. Ero inorridito. Non ero preparato a tutto questo. Sono rimasto disgustato nello scoprire che ancora esistevo, ma non sapevo dove fossi finito. Un pensiero solo attanagliava la mia mente: Come é possibile dato che non esisto piu'? Questo é cio' che mi turbava.
Lentamente ho fatto forza su me stesso e ho cominciato a pensare a quello che era accaduto ed a cio' che succedeva. Ma non mi giungeva niente di confortante o rilassante . Perchè sono in questa oscurità? Cosa posso fare? Allora ho ricordato la famosa citazione di Descartes' : "penso, dunque sono." E questo mi ha sollevato da un peso enorme, perché allora ho capito che, in un certo senso, ero ancora vivo, benchè evidentemente in una dimensione molto diversa. Allora ho pensato,

"Se esisto, perchè non devo essere ottimista? Sono George e sono nell' oscurità, ma so che esisto. Sono quello che sono. Non devo essere pessimista. Come posso stabilire cosa è positivo nell' oscurità? La luce é una cosa positiva."Allora, improvvisamente, fui nella luce; brillante bianca, luccicante e forte; una luce molto brillante. Era come il flash di una macchina fotografica, ma non lampeggiante, solo brillante. Luminosità continua. Al momento ho trovato lo splendore della luce doloroso, non potevo guardare direttamente ad essa. Ma pian piano ho cominciato a rilassarmi. Ho cominciato a sentire caldo, conforto, e tutto improvvisamente è sembrato eccellente.
La cosa successiva che mi accadde fu che ho visto tutte queste molecole volarmi intorno, atomi, protoni, neutroni, volavano dappertutto. Da un lato era totalmente caotico, ma cio' che mi ha dato gioia fu il fatto che questo caos aveva una simmetria intrinseca. Questa simmetria era meravigliosa unica e totale, e mi ha riempito di una gioia tremenda. Ho visto il modello universale della vita e della natura davanti i miei occhi. Fu a questo punto che ogni preoccupazione residua sul mio corpo scomparve, perché mi era ormai chiaro che non avevo piu' bisogno di esso che era soltanto una limitazione.
Tutti [i ricordi] di questa esperienza si sono fusi, così è difficile per me porre gli eventi in sequenza esatta. Il tempo per come lo avevo conosciuto si fermo'; passato, presente, e futuro erano un tutt'uno per me in quell'unità di vita senza tempo.

Ad un certo punto ho subìto quello che è stato chiamato il processo di rivisitazione della propria vita, per cui ho visto la mia vita dall'inizio alla fine tutto d'un colpo. Ho partecipato ai veri drammi della mia vita, quasi come se un'immagine olografica della mia vita mi scorresse davanti- nessuno senso di passato, presente, o futuro, solo il momento presente e la realtà della mia vita. Non era come é cominciata con la nascita per poi arrivare alla mia vita all'Università di Mosca. Essa mi è apparsa tutta in una volta. Io ero la'. Questa era la mia vita. Non ho provato alcun senso di colpa o rimorso per le cose che ho fatto. Non ho provato nulla in merito ai miei fallimenti, errori, o risultati ottenuti. Tutto quel che ho percepito era la mia vita per quello che era stata. Ed ero contento cosi'. Ho accettato la mia vita per quella che è.

Durante questo tempo la luce irradiava un senso di pace e gioia verso di me. Era molto positivo. Ero così felice di essere nella luce. E ho capito quello che la luce ha voluto dire. Ho imparato che tutte le regole fisiche della esistenza umana erano nulla quando le ho comparate a questa univoca realtà . Ho anche potuto vedere che un buco nero è solo un' altro aspetto di quella infinità che è la luce. Sono arrivato a capire che quella realtà è dappertutto. Che non è semplicemente la vita terrena ma la vita infinita. Tutto quanto non solo é collegato insieme,il tutto è anche uno. Così mi sono sentito un solo essere con la luce, con la sensazione che tutto è perfetto fra me e l'universo.

Avrei potuto essere dovunque immediatamente, proprio là [dove avessi voluto]. Ho cercato di comunicare con la gente che ho visto. Qualcuno ha sentito la mia presenza, ma nessuno ha fatto niente. Ho sentito la necessita' di studiare la Bibbia e la filosofia. Chiedi e ti sarà dato. Pensa e tutto giunge a te. Così ho partecipato, sono ritornato [indietro nel tempo]e ho vissuto nella mente di Gesù e dei suoi discepoli. Ho sentito le loro conversazioni, ho fatto l'esperienza di mangiare [con loro],di passarci il vino, odorare, assaggiare- eppure non avevo il corpo. Ero pura coscienza. Se non avessi capito cio' che accadeva, mi sarebbe stato dato un chiarimento. Ma nessuno insegnante ha parlato. Ho esplorato l'Impero Romano, Babilonia, i tempi di Noé ed Abramo. Qualsiasi epoca vuoi citare, io ci sono andato.

Così ero la', inondato da tutte queste buone cose e da questa esperienza meravigliosa, quando qualcuno comincio' a tagliare nel mio stomaco. Potete immaginare? Quello che era accaduto era che ero stato portato all'obitorio. Sono stato dichiarato morto e lasciato là per tre giorni. Un'indagine sulla causa della mia morte era stata istruita, così hanno mandato qualcuno a fare un'autopsia su me. Come hanno cominciato a tagliarmi lo stomaco, mi sono sentito come se una grande forza mi avesse afferrato dal collo e mi avesse spinto giù. Ed era così potente che ho aperto gli occhi e percepii questa enorme sensazione di dolore. Il mio corpo era freddo e ho cominciato a rabbrividire. Immediatamente hanno fermato l'autopsia e mi hanno portato all'ospedale, dove sono rimasto per i seguenti nove mesi, la maggior parte dei quali trascorsi sotto il respiratore.

Lentamente ho riguadagnato la mia salute. Ma non sarei mai stato piu' lo stesso individuo, perché tutta cio'che volevo fare per il resto della mia vita era studiare la saggezza. Questo nuovo interesse mi ha condotto a frequentare l'Università di Georgia, dove ho preso la mio seconda laurea in psicologia della religione. Poi sono diventato prete della Chiesa Orientale Ortodossa. Alla fine, nel 1989, siamo venuti in America, e ora lavoro come pastore associato al First United Methodist Church in Nederland, Texas.

Molta gente mi ha domandato a cosa credo, come la mia NDE ha cambiato la mia vita. Tutto quel che posso dire è che ora credo al Dio dell'universo. Dissimilmente da molta altra gente, comunque, non mai ho chiamato Dio la Luce, perché Dio è oltre la nostra comprensione. Dio, credo, è molto più della luce, perché Dio è anche oscurità. Dio è tutto cio' che esiste, tutto- e questo va ben oltre la nostra capacità di comprendere-. Così non credo al Dio degli Ebrei, o dei Cristiani, o degl'Indù, o in qualsiasi idea religiosa di quello che Dio è o non è. E' per tutti lo stesso Dio, e quel Dio mi ha mostrato che l'universo nel quale viviamo è un bellissimo e meraviglioso mistero con cui é connesso per sempre e per l'Eternita'.

Chiunque ha avuto una simile esperienza di Dio, che ha sentito un tale senso di profondo collegamento con la realtà, sa che c'è solo un lavoro veramente significativo da compiere nella vita, ed esso é l' amore; amare la natura, amare la gente, amare gli animali, amare la Creazione stessa, perché è giusto così. Servire la creazione di Dio con una calda ed amorevole generosità e compassione- questa è l'unica esistenza che ha senso.

Molta gente gira intorno a quelli che hanno avuto NDE perché sentono che abbiamo le risposte. Ma so che questo non è vero, almeno non totalmente. Nessuno di noi puo' capire fino in fondo le grandi verità della vita finché non saremo uniti all' eternità al momento dela morte. Ma di quando in quando otteniamo di dare un' occhiata di sfuggita alle risposte qui sulla terra, e questo è gia' abbastanza per me. Amo fare domande e cercare risposte, ma alla fine so che devo vivere le domande e le risposte. Ma per me va bene, non è vero? Finché amiamo, amiamo con tutto il nostro cuore e passione, nulla ha importanza, non vi pare? Forse il modo migliore per me per esporre quel che cerco di dire è condividere con voi qualcosa che il poeta Rilke una volta ha scritto in una lettera ad un amico. Ho visto questa lettera, la lettera originale scritta a mano, nella biblioteca a Dresda, all' Università in Germania. (cito a memoria, come segue:)

"Sii paziente con tutto quello è irrisolto nel tuo cuore. E cerca di amare le domande di per se' stesse. Non cercare le risposte che non possono esserti date. Perché non potresti conviverci. E il punto è vivere totalmente, vivere le domande ora, e forse senza saperlo, vivrai abbastanza nelle risposte."

Ho fede in cio'. Vivi le domande, e l'universo aprirà i suoi occhi su di te
[Edited by Credente 3/6/2022 11:36 AM]
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2/7/2022 4:46 PM
 
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MORTO DUE VOLTE

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2/7/2022 4:49 PM
 
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Una storia incredibile ancora oggi, sia dal punto di vista medico che di esperienza di morte, il caso straordinario di Tsuruhiko Kiuchi, un giapponese che ha avuto un NDE straordinaria, conosciuto nel mondo come cacciatore di comete, ne ha scoperte parecchie è invece uno straordinario resuscitato.

Indice cronologico del video allegato

00:00:00 introduzione chi è kiuchi
00:04:19 la storia della prima NDE morto e risorto
00:13:30 scopre che si può viaggiare nel tempo e nello spazio
00:17:50 il cacciatore di comete, le comete scoperte da Kiuchi
00:19:00 seconda NDE
00:23:10 Dio

[Edited by Credente 2/7/2022 5:02 PM]
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2/11/2022 4:38 PM
 
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Questa NDE contiene diversi dettagli riferiti anche in un altro caso (Howard Storm, riportato in dettaglio qui di seguito), in cui all'inizio anziché il tunnel con la Luce finale, il protagonista incontra esseri mostruosi, fastidiosi e insidiosi che lo tormentano e che mollano la presa sulla povera anima non appena sentono qualche invocazione rivolta al Signore, che alla fine le permette di svincolarsi completamente da quelle malevoli creature e di poter scegliere il ritorno sulla terra per completare il proprio percorso di vita dopo aver compreso il male fatto in precedenza. La conferma oggettiva che questa NDE sia attendibile viene dal particolare processo di guarigione dal cancro allo stomaco in soli pochi mesi, come gli era stato detto durante l'esperienza ultramondana. -- Anche questa NDE ci ricorda quanto sia misericordioso il Signore che non lascia le sue creature in preda dei demoni, se chiedono il Suo aiuto.



Una NDE che modificò radicalmente le sintonie psichiche del protagonista HOWARD STORM

L'inizio di questa NDE presenta tutte le caratteristiche delle esperienze angoscianti, per evolversi poi in una classica NDE positiva e luminosa. Per sua stessa ammissione, Howard Storm, insegnante d'arte all'Università del Kentucky, non era una persona molto gradevole. Ateo dichiarato, ostile a qualsiasi forma di religione ed a coloro che la praticavano, spesso usava la collera per controllare gli altri. Non credeva in nulla che non potesse essere visto, toccato o sentito con i sensi. Era certo che il mondo materiale rappresentasse tutto ciò che potesse esistere, e considerava i sistemi di fede associati alle religioni come fantasie utilizzate dalle persone per autoingannarsi. Al di là di ciò che diceva la scienza, non ci poteva essere altro. Nel giugno 1985, all'età di 38 anni, Storm ebbe una NDE in conseguenza di una perforazione allo stomaco e la sua vita cambiò per sempre. Questo cambiamento fu così radicale da indurlo a dare le dimissioni dalla sua attività di professore ed a dedicarsi allo studio della teologia presso un seminario, fino a diventare pastore della United Church of Christ. Il racconto che segue è tratto dal suo libro My Descent into Death.

Un adescamento verso l'inferno

(Howard Storm era in intensa agonia e stava morendo). Nello sforzo di dire addio a mia moglie, stavo lottando con le mie emozioni. Averle detto che l'amavo tanto era l'ultimo saluto che ero riuscito a darle a causa della mia angoscia emotiva. Rilassandomi in qualche modo e chiudendo gli occhi restai in attesa della fine. Sentivo che si approssimava: ecco il grande nulla, il grande blackout, quello da cui non mi sarei più risvegliato, la fine dell'esistenza. Avevo l'assoluta certezza che non vi era nulla al di là di questa vita, perché era così che la pensavano le persone realmente intelligenti. Mentre mi trovavo in questo stato di tensione, non mi passò mai per la mente l'idea di pregare, o cose del genere. Se mai pensai al nome di Dio, fu solo con intento blasfemo. Per qualche tempo restai in uno stato di incoscienza o di sonno. Non sono sicuro di quanto sia durato, ma mi sentivo davvero strano, così aprii gli occhi. Con mia sorpresa mi ritrovai in piedi accanto al letto, mentre guardavo il mio corpo disteso davanti a me. La mia prima reazione fu: «È pazzesco! Non posso star qui a guardare me stesso. È impossibile». Non era ciò che mi aspettavo, non era vero. Come mai ero ancora vivo? Io volevo l'oblio, ed adesso stavo osservando qualcosa che era il mio corpo, e non riuscivo a raccapezzarmi.

Non potendo sapere cosa stesse succedendo, cominciai a preoccuparmi. Mi misi a gridare e ad urlare verso mia moglie, che però non si mosse, continuando a star seduta come impietrita. Non mi guardava, non si muoveva, mentre io continuavo ad urlare frasi blasfeme per attirare la sua attenzione. Confuso, preoccupato ed arrabbiato, cercai di farmi notare dal mio compagno di stanza, con lo stesso risultato: non reagì per niente. Volevo credere che si trattasse solo di un sogno, e continuavo a ripetermi: «Dev'essere solo un sogno». Ma sapevo che non era un sogno. Ero consapevole che, per quanto strano potesse sembrare, mi sentivo più sveglio, più cosciente e più vivo di quanto non fossi mai stato in tutta la mia vita. Tutti i miei sensi erano estremamente acuti. Ogni cosa era vibrante e viva. Il pavimento era freddo e sentivo i miei piedi nudi umidi per il sudore. Questo era reale. Strinsi i pugni e mi meravigliai di quanta sensibilità avessi nelle mie mani semplicemente chiudendole a pugno.

Poi sentii il mio nome pronunciato da qualcuno che mi stava chiamando: «Howard, Howard, vieni qui». Mi chiesi da dove provenisse il richiamo, e scoprii che veniva da oltre la porta della stanza. C'erano diverse voci che mi chiamavano. Domandai chi erano, e dissero: «Siamo qui per prenderci cura di te. Ti rimetteremo a posto. Vieni con noi». Interrogandomi ancora su chi fossero, domandai loro se erano medici o infermiere. Risposero: «Presto, vieni a vedere, e lo scoprirai». Quando facevo loro delle domande, mi davano risposte evasive. Continuavano a trasmettermi un senso di urgenza, insistendo affinché andassi oltre la porta. Con una certa riluttanza, avanzai nel corridoio, e lì mi ritrovai in una nebbia, come una foschia leggermente colorata, non densa. Potevo vedere la mia mano, per esempio, ma quelli che mi chiamavano erano 5 o 6 metri più avanti, e non riuscivo a distinguerli chiaramente. Sembravano delle silhouettes o delle sagome, e quando andavo verso di loro si ritraevano nella foschia. Quando provai ad avvicinarmi per identificarli, penetrarono rapidamente nella nebbia. Così anch'io li seguivo addentrandomi sempre più nella foschia. Queste strane creature continuavano a sollecitarmi affinché andassi con loro. Più volte chiesi dove fossimo diretti, e rispondevano: «Avanti, coraggio, lo scoprirai da te». Non rispondevano a nessuna domanda, e l'unica risposta che mi davano era di affrettarmi a seguirli. Mi dessero più volte che il mio dolore era senza senso e non necessario: «Il dolore è un'idiozia», dicevano.

Sapevo che avevamo percorso chilometri, ma di quando in quando avevo la strana abilità di voltarmi indietro e di vedere la camera dell'ospedale. Il mio corpo era ancora là, immobile nel letto. Era come se stessi fluttuando al di sopra della stanza, guardando verso il basso. Mi sembrava di essere a milioni di chilometri di distanza. Guardando giù nella stanza, vidi mia moglie ed il mio vicino di letto, e decisi che, siccome essi non erano stati in grado di aiutarmi, sarei andato con quelli che mi chiamavano. Dopo aver percorso quella che mi sembrava una considerevole distanza, questi esseri mi furono tutt'intorno. Mi stavano conducendo attraverso la nebbia, non saprei dire per quanto tempo. Sulle prime sembravano piuttosto giocosi ed allegri, ma dopo qualche tempo alcuni cominciarono a comportarsi in modo aggressivo. Più io mi mostravo inquisitivo e sospettoso, più essi diventavano rudi, scontrosi ed autoritari. Cominciarono a scherzare sul mio sedere nudo, che la camicia dell'ospedale non riusciva a coprire, e su quanto fossi patetico. Sapevo che stavano parlando di me, ma se cercavo di scoprire di cosa esattamente stessero parlando cominciavano a dire: «Silenzio, può sentirti, può sentirti». Inoltre, gli altri sembravano mettere in guardia quelli più aggressivi. Mi sembrava di riuscire a sentirli avvisare gli aggressivi di stare attenti, altrimenti mi sarei spaventato e sarei scappato via.

Chiedendomi cosa stesse accadendo continuai a porre domande, ed essi mi sollecitavano sempre più ad affrettarmi ed a smetterla di far domande. Sentendomi a disagio, specialmente di fronte alla loro aggressività, pensai di tornare indietro, ma non sapevo ritrovare la strada: mi ero perso. Non vi erano segnali di sorta cui fare riferimento. Non c'era altro che la nebbia intorno a me ed il terreno umido e fangoso sotto i miei piedi, ed io non riuscivo ad orientarmi. Tutte le mie comunicazioni con quegli esseri si svolgevano a parole, proprio come quelle tra gli esseri umani. Non sembrava che potessero conoscere i miei pensieri, né io conoscevo i loro. Era sempre più evidente che si trattava di bugiardi, e più stavo con loro più le mie speranze di ricevere aiuto diminuivano. Ore prima avevo sperato di morire e di por fine al tormento della vita. Adesso le cose andavano anche peggio, costretto com'ero da quella folla di creature ostili e crudeli ad andare verso un'ignota destinazione nelle tenebre. Essi cominciarono a gridare e ad insultarmi, spingendomi a fare più in fretta, e rifiutarono di rispondere alle mie domande. Alla fine, dissi loro che non sarei più andato avanti. Diventarono allora molto più aggressivi, insistendo che dovevo andare con loro. Un certo numero di loro cominciò a spingermi e ad urtarmi, ed in risposta io reagii. Ne seguì un tumulto selvaggio di insulti, grida e percosse: io lottai come un ossesso, e nello stesso tempo era ovvio che loro si stavano divertendo. Sembrava che per loro fosse una specie di gioco, e che io fossi il pezzo forte del loro divertimento: la mia pena diventava il loro piacere. Sembrava che mi volessero far del male, mordendomi e graffiandomi, e non appena riuscivo a liberarmi di uno, altri cinque mi assalivano.

A quel punto si era fatto quasi completamente buio, e mi sembrava che invece di venti o trenta, quegli esseri fossero diventati un'orda. Ognuno sembrava pronto a farsi avanti per il piacere di farmi del male. I miei tentativi di reagire provocavano solo una maggiore allegria. Cominciarono ad umiliarmi fisicamente nei modi più degradanti. Mentre io continuavo a battermi, mi rendevo conto che non avevano alcuna fretta di farla finita con me. Stavano giocando come il gatto col topo. Ogni nuovo assalto era annunciato da ululati stridenti. Ad un certo punto cominciarono a strappare brandelli della mia carne. Con orrore compresi che mi stavano facendo a pezzi e divorando vivo, lentamente, in modo che il loro divertimento potesse durare il più a lungo possibile. In nessun momento ebbi la sensazione che gli esseri che mi avevano ingannato ed attaccato fossero altro che esseri umani. Il modo migliore nel quale li posso descrivere è pensare alla peggiore persona che si possa immaginare spogliata di qualsiasi impulso a fare il bene. Alcuni di loro sembravano in grado di dire agli altri cosa fare, ma non riuscii a scorgere alcuna struttura gerarchica o organizzativa al loro interno. Non sembravano controllati o diretti da nessuno. In definitiva erano un'orda di esseri totalmente in balìa di incontrollabili crudeltà e passioni. Nel corso della nostra lotta mi accorsi che non sentivano alcun dolore. A parte questo, non mi sembrava che possedessero alcuna speciale abilità extraumana o superumana. Sebbene durante il mio iniziale approccio avessi dato per scontato che fossero vestiti, durante i nostri contatti fisici non incontrai vestiti di sorta.

Sconfitta e rassegnazione

Dopo aver combattuto a lungo e duramente, alla fine ero esausto. Mentre giacevo senza forze in mezzo a loro, cominciarono a calmarsi, dato che non rappresentavo più quel sollazzo di prima. La maggior parte di quelle creature si ritirò delusa per il fatto che non li divertissi più, ma alcuni continuavano a punzecchiarmi e ad irritarmi, e mi prendevano in giro perché non ero più divertente. A questo punto ero stato sconfitto. Di quando in quando mi colpivano ancora, ma io ero a pezzi, incapace di opporre resistenza. Ciò che accadde esattamente fu non tenterò nemmeno di spiegarlo: dentro di me sentii una voce, la mia voce, dire «Prega Dio». La mia mente rispose: «Io non prego, non so nemmeno pregare». Giacevo a terra nell'oscurità, circondato da dozzine se non centinaia di creature malefiche che mi avevano appena fatto a pezzi. La situazione sembrava del tutto senza via di scampo, ed io non avevo alcuna speranza di ricevere aiuto, credessi o meno in Dio. La voce di nuovo mi disse di pregare Dio. Era un bel dilemma dato che non sapevo come pregare. Per la terza volta la voce mi disse di pregare. Allora cominciai a dire cose come «Il Signore è il mio pastore, ed io non voglio Dio benedica l'America» ed altre cose del genere che mi sembrava avessero qualche connotazione religiosa.

Tutte quelle creature cominciarono ad agitarsi freneticamente, come se avessi versato su di loro dell'olio bollente. Cominciarono a gridare e a dare in escandescenze nei miei confronti, dicendo di smetterla, che non c'era alcun Dio, e nessuno che potesse ascoltarmi. Mentre gridavano ed urlavano oscenità, cominciarono ad indietreggiare e ad allontanarsi da me, come se fossi velenoso. Mentre si ritiravano, diventavano ancor più rabbiosi, maledicendomi e gridando che quel che dicevo non aveva alcun valore e che io ero un vigliacco. Allora gridai verso di loro: «Padre nostro, che sei nei cieli», e frasi del genere. Questo continuò per qualche tempo finché, d'improvviso, mi accorsi che se n'erano andati. Era buio, ed io ero lì da solo, gridando cose che sapevano di chiesa. Fu per me una gradita sorpresa vedere che queste frasi avevano avuto la meglio su quelle orribili creature. Dopo aver giaciuto lì a lungo, ero in un tale stato di disperazione, di angoscia e di oscurità, che non avevo la minima idea di quanto tempo fosse trascorso. Giacevo semplicemente in quel luogo sconosciuto, dopo esser stato sbranato e fatto a pezzi. Non avevo un briciolo di forza: le forze mi avevano abbandonato. Sembrava come se fossi in uno stato di dissolvenza, che qualsiasi sforzo da parte mia avrebbe drenato completamente le mie energie. La mia consapevolezza mi diceva che stavo morendo, o affondando nelle tenebre.

Salvato da un essere di luce e di amore

Non sapevo nemmeno se ero al mondo. Ma sapevo di esserci. Ero reale: tutti i miei sensi funzionavano troppo dolorosamente bene. Non sapevo com'ero arrivato laggiù. Non c'era nessuna direzione da seguire, quand'anche fossi stato in grado di muovermi fisicamente. L'agonia che avevo sofferto durante il giorno (all'ospedale) non era nulla paragonata a quello che stavo provando adesso. Ora capivo che quella era la fine assoluta della mia esistenza, e mi sembrava più orribile di qualsiasi cosa avessi mai potuto immaginare. Ma poi accadde un fatto sconcertante: udii molto chiaramente, recitato dalla mia voce, qualcosa che avevo appreso da bambino alla scuola domenicale. Era quella canzoncina «Gesù mi ama, sì lo so » che veniva ripetuta. Non so perché, ma d'improvviso mi venne voglia di crederci.

Non essendomi rimasto nient'altro, volevo aggrapparmi a quel pensiero, e così, dentro di me, gridai: «Gesù, per favore, salvami». Fu un pensiero gridato con ogni residua oncia di forza e di sentimento che ancora mi restava. Allora vidi, laggiù da qualche parte nelle tenebre, una minuscola stellina. Non sapendo cosa fosse, immaginai che si trattasse di una cometa o di una meteora, dato che si muoveva rapidamente. Poi compresi che si dirigeva verso di me, diventando rapidamente sempre più brillante. Quando mi fu vicina, la luce si riversò su di me, ed io mi alzai senza alcuno sforzo, come se fossi tirato su. Allora potei vedere senza alcun dubbio che tutte le mie ferite, tutte le mie lacrime, tutte le mie fratture erano svanite. Ed in quello splendore io tornai intero. Quello che feci fu scoppiare in un pianto dirotto. E piangevo non perché mi sentissi triste, ma perché sentivo in me cose che non avevo mai sentito prima nella mia vita.

Accadde un'altra cosa: d'improvviso seppi un intero nucleo di cose. Le sapevo sapevo che quella luce radiosa mi conosceva. Non so come spiegarvi il fatto che sapevo che mi conosceva: lo sapevo e basta. Senza dubbio, sapevo che mi conosceva meglio di mia madre e di mio padre. L'entità luminosa che mi abbracciava mi conosceva nell'intimo e cominciò a comunicarmi un formidabile senso di conoscenza. Sapevo che conosceva tutto di me e che ero incondizionatamente amato ed accettato. La luce mi comunicava che mi amava in un modo che non posso neanche tentare di esprimere. Mi amava di una qualità di amore che non avrei neanche immaginato potesse esistere. Era un campo intenso di energia radiante di splendore indescrivibile, in cui si riconoscevano solo bontà ed amore. C'era più amore di quanto non riuscissi ad immaginare.

Capivo che questo essere radiante era pieno di potere. Mi faceva sentire benissimo in ogni senso. Potevo sentire la sua luce su di me, come se delle mani molto gentili mi circondassero. Potevo sentire che mi sosteneva, ma soprattutto mi amava di un amore straboccante. Dopo tutto quello che avevo passato, l'essere completamente conosciuto, accettato ed amato intensamente da questo essere di luce andava oltre qualsiasi cosa io avessi mai conosciuto o potuto immaginare. Cominciai a piangere e le lacrime continuavano a sgorgare sempre più copiose. E noi, io e l'essere di luce, cominciammo a salire allontanandoci da quel luogo. Andavamo sempre più veloci, uscendo dall'oscurità. Abbracciato dalla luce, sentendomi magnificamente e piangendo, cominciai a scorgere in lontananza qualcosa che somigliava alla fotografia di una galassia, sebbene fosse più grande e contenesse più stelle di quante se ne possono vedere dalla Terra. Al centro c'era un grande splendore, una concentrazione di luce enormemente brillante. All'esterno del centro milioni di sfere di luce fluttuavano, entrando ed uscendo da quella che era la grande presenza nel centro. Tutto avveniva in lontananza.

Timore e speranza

Allora non che lo dicessi a parole, ma col pensiero io dissi: «Riportami indietro». Ciò che intendevo, dicendo alla luce di riportarmi indietro, era di riportarmi nel pozzo oscuro dal quale ero stato salvato. Mi vergognavo talmente di ciò che ero, e di quello che ero stato per tutta la vita, che tutto ciò che volevo era nascondermi nell'oscurità. Non volevo più andare oltre verso la luce: cioè lo desideravo, e nello stesso tempo non lo volevo. Quante volte nella mia vita avevo negato e ridicolizzato la realtà che ora era davanti a me, e quante migliaia di volte l'avevo usata come un'imprecazione! Quale incredibile arroganza dell'intelletto usare quel nome come un insulto! Avevo timore di avvicinarmi. Ero inoltre consapevole che l'incredibile intensità delle emanazioni potesse disintegrare quello che ancora stavo sperimentando come l'integrità del mio corpo fisico.

L'essere che mi stava sostenendo, il mio amico (lo chiamerò così d'ora in avanti), conosceva la mia paura, la mia riluttanza e la mia vergogna. Per la prima volta parlò alla mia mente con una voce maschile, e disse che se non mi sentivo a mio agio non era necessario che ci avvicinassimo di più. Così ci fermammo lì dove eravamo, ancora lontani innumerevoli chilometri dal grande Essere. Per la prima volta il mio amico mi disse: «Tu appartieni a questo luogo». Di fronte a tutto quello splendore divenni acutamente consapevole della mia misera condizione. La mia risposta fu: «No, dev'esserci un errore, rimandami indietro». E lui disse: «Noi non facciamo errori. Questo è il tuo posto». Allora lanciò un richiamo con un tono di voce musicale verso le entità luminose che circondavano il grande centro. Molte accorsero e si posero in cerchio attorno a noi. Nel periodo seguente alcune andavano e venivano, ma in genere cinque o sei, ed in certi casi anche otto, restavano sempre accanto a noi. Io continuavo a piangere. Una delle prime cose che questi esseri meravigliosi fecero fu di chiedermi, sempre col pensiero: «Hai paura di noi?». Dissi loro di no. Essi dissero che potevano ridurre la loro luminosità in modo da apparirmi come persone, ed io risposi di restare così com'erano. Essi erano così belli, così

La gloria del colore

Per inciso, io sono un artista, e so che ci sono tre colori primari, tre colori composti e sei colori derivati nello spettro della luce visibile. In quel luogo, io stavo vedendo uno spettro di luce con almeno 80 nuovi colori primari. Ne percepivo anche lo splendore. È frustrante per me tentare di descriverlo, perché non ci riesco: c'erano colori che non avevo mai visto prima. Ciò che quegli esseri mi mostravano era la loro gloria. Non stavo guardando direttamente la loro essenza, e ne ero perfettamente contento. Poiché provenivo da un mondo di forme e figure, ero deliziato da questo nuovo mondo senza forme. Gli esseri mi stavano dando ciò di cui avevo bisogno in quel momento. Con mia sorpresa, ed anche con un senso di disagio, mi accorsi che sembravano capaci di conoscere qualsiasi cosa stessi pensando. Non sapevo se sarei stato in grado di controllare i miei pensieri e di mantenere segreto qualcosa.

Iniziammo a cimentarci nello scambio dei pensieri, in una conversazione che procedeva in modo molto naturale, semplice e casuale. Udivo la voce di ciascuno di loro con molta chiarezza. Ognuno aveva una distinta personalità con la propria voce, ma parlavano direttamente alla mia mente, non alle mie orecchie. Ed usavano la normale lingua inglese in forma colloquiale. Qualsiasi cosa pensassi, la sapevano. Tutti loro sembravano conoscermi e capirmi molto bene, ed avevano piena familiarità con i miei pensieri e col mio passato. Non sentivo alcun desiderio di chiedere di qualcuno che avessi conosciuto, perché tutti loro mi conoscevano. Nessuno avrebbe potuto conoscermi meglio. Non mi passò nemmeno per la mente di tentare di identificarli come mio zio o mio nonno. Era come se voi vi trovaste ad un grande raduno di parenti per Natale, senza essere in grado di ricordare i loro nomi o con chi sono sposati o in che relazione di parentela sono con voi. Nonostante ciò, sapete di essere con la vostra famiglia. Io non sapevo se essi fossero o meno miei parenti, ma sentivo che erano più vicini a me di chiunque altro avessi mai conosciuto.

Durante la mia conversazione con gli esseri luminosi, che si protrasse per quello che mi sembrò un tempo lunghissimo, io ero fisicamente sostenuto dall'essere di luce nel quale ero stato avvolto. Eravamo in un certo senso completamente fermi, sebbene fossimo sospesi nello spazio. Ovunque intorno a noi c'erano innumerevoli esseri radiosi. come stelle nel cielo, che andavano e venivano. Era come un super ingrandimento di una galassia piena zeppa di stelle, e il gigantesco splendore del suo centro era così densamente fitto che i singoli individui non potevano essere distinti l'uno dall'altro. Le loro entità erano in tale armonia col creatore da sembrare in realtà una cosa sola. Mi fu detto che una delle ragioni per cui tutti quegli innumerevoli esseri dovevano tornare indietro alla loro sorgente era di essere rinvigoriti da questo senso di armonia e di unificazione. Restare lontano troppo a lungo li indeboliva e li faceva sentire separati. Il piacere più grande era costituito dal tornare alle sorgenti di ogni vita.

La revisione della vita

La nostra conversazione iniziale comportava che essi semplicemente cercassero di confortarmi. Una cosa che mi dava fastidio era il fatto di essere nudo. Da qualche parte nell'oscurità avevo perduto il mio camice ospedaliero. Ero un essere umano ed avevo un corpo. Mi dissero che andava tutto bene, e che loro avevano piena confidenza con la mia anatomia. Pian piano mi rilassai e smisi di cercare di coprire le parti intime con le mani. In seguito, vollero parlare della mia vita. Con mia sorpresa la mia vita stava andando in scena davanti a me, a circa due o tre metri di distanza, dall'inizio alla fine. La revisione era quasi del tutto sotto il loro controllo, e mi veniva mostrata secondo un punto di vista diverso dal mio. Vedevo me stesso all'interno della mia vita, e questo fatto in sé rappresentava per me una lezione, anche se al momento non ne ero consapevole. Stavano cercando di insegnarmi qualcosa, ma io non sapevo che si trattasse di un'esperienza di apprendimento, perché non immaginavo che sarei ritornato.

Osservammo la mia vita dal principio alla fine. In certi punti essi rallentavano ed ingrandivano le immagini, mentre in altre parti tiravano via. La mia vita mi veniva mostrata in un modo che non avrei mai immaginato prima: tutte le cose per ottenere le quali mi ero impegnato ed affaticato, i riconoscimenti che avevo conseguito nelle scuole elementari, al liceo, all'università e nel corso della mia carriera non avevano alcun valore su quel palcoscenico. Potevo percepire i loro sentimenti di tristezza e di sofferenza, o di gioia, mentre la revisione della mia vita scorreva davanti a noi. Essi non dicevano che qualcosa era buono o cattivo, ma io potevo sentirlo. E potevo anche sentire tutte quelle cose alle quali erano indifferenti. Per esempio, non fecero alcun caso agli ottimi risultati delle mie gare sportive al liceo. Semplicemente non provavano niente al riguardo, così come nei confronti di altre cose di cui io mi ero sentito molto orgoglioso.

Opportunismo e amore

Ciò a cui reagivano era il modo in cui avevo interagito con altre persone. Questo stava alla base di tutto. Sfortunatamente, la maggior parte delle mie interazioni con gli altri non erano adeguate al modo in cui avrei dovuto interagire, vale a dire con amore. Ogni volta in cui nella mia vita avevo reagito con amore essi mostravano grande gioia. Nella maggior parte dei casi mi accorsi che le mie interazioni con altre persone erano state opportunistiche. Durante la mia carriera professionale, per esempio, mi vidi seduto nel mio ufficio, recitando il ruolo del professore del college, mentre uno studente era venuto da me per parlarmi di un suo problema personale. Stavo là seduto con aria di partecipazione, in atteggiamento paziente ed amabile, mentre dentro di me ero annoiato a morte. Guardavo spesso il mio orologio da polso, sotto la scrivania, mentre aspettavo con impazienza che lo studente se ne andasse. Dovetti rivivere tutte quelle esperienze in compagnia di quegli esseri magnifici.

Quando ero un adolescente mio padre, per esigenze di carriera, dovette assoggettarsi ad un ritmo di lavoro molto stressante per 12 ore al giorno. Amareggiato e risentito perché non si occupava di me quando tornava a casa dal lavoro, mi mostravo freddo e scostante nei suoi confronti. Questo lo faceva arrabbiare, e mi dava ulteriore motivo per detestarlo. Lui ed io litigavamo, e mia madre diventava sempre più infelice. Per quasi tutta la vita avevo considerato mio padre come il cattivo e me stesso come la vittima. Quando ripassai la mia vita mi toccò constatare che io stesso avevo contribuito a che le cose andassero così. Anziché salutarlo con gioia alla fine di una dura giornata, lo punzecchiavo continuamente, per giustificare il mio risentimento. Mi capitò anche di rivedermi, una notte in cui mia sorella aveva passato un brutto momento, andare nella sua stanza ed abbracciarla. Senza dire nulla, stavo semplicemente là con le mie braccia intorno a lei. Come poi risultò, quell'esperienza era stata uno dei maggiori trionfi della mia vita.

La rivisitazione di tutta la mia vita sarebbe stata emotivamente devastante, e mi avrebbe reso uno psicopatico, se non fosse stato per il fatto che il mio amico e gli amici del mio amico mi manifestavano il loro amore durante la rappresentazione. Era un amore percepibile. Ogni volta che mi deprimevo essi sospendevano per un po' la revisione, e mi offrivano il loro amore, un amore tangibile. Potevo sentirlo nel mio corpo e dentro di me: quell'amore mi passava direttamente attraverso. Vorrei potermi esprimere meglio, ma non ci riesco. La terapia era il loro amore, dato che la revisione della mia vita era per me come un castigo: era penoso osservarla, semplicemente penoso. Non potevo crederci, ed il fatto era che le cose peggioravano via via che si andava avanti. La mia stupidità ed il mio egocentrismo di adolescente aumentarono a dismisura quando fui adulto, sempre sotto la vernice di un marito, di un padre e di un cittadino modello. L'ipocrisia di tutto ciò era nauseante. Ma al di là di tutto ciò c'era il loro amore.

Quando la revisione fu terminata mi chiesero: «Hai qualche domanda da fare?». Ne avevo un milione. Domandai, per esempio: «Che mi dite della Bibbia?» Domandai se diceva la verità, e risposero di sì. Quando chiesi come mai, se tentavo di leggerla, non vi trovavo altro che contraddizioni, mi riportarono indietro alla revisione della mia vita, in un punto al quale non avevo prestato attenzione. Mi mostrarono che quelle poche volte in cui avevo aperto la Bibbia, l'avevo letta con l'idea di trovarvi contraddizioni e problemi. Cercavo di provare a me stesso che non valeva la pena di leggerla. Feci loro notare che per me la Bibbia non era chiara, che non aveva senso. Mi dissero che ciò che conteneva era la verità spirituale, e che dovevo leggerla dal punto di vista dello spirito per comprenderla. Doveva esser letta in raccoglimento. Mi informarono che non era come gli altri libri. Mi dissero inoltre, ed in seguito potei verificarlo, che quando viene letta con raccoglimento parla al cuore. Si rivela apertamente, e non è più necessario pensarci sopra.

Le risposte

I miei amici risposero ad un sacco di domande in modo divertente. Essi sapevano davvero l'esatto senso di ciò che chiedevo loro, prima ancora che io formulassi la domanda. Quando pensavo alle domande nella mia mente, essi le comprendevano immediatamente. Chiesi loro, per esempio, quale fosse la migliore religione. Mi aspettavo una risposta come: «La presbiteriana». Supponevo infatti che quei tipi fossero tutti cristiani. La risposta che ottenni fu: «La miglior religione è quella che ti avvicina di più a Dio». Avendo chiesto loro se c'era vita su altri mondi, la sorprendente risposta fu che l'universo era pieno di vita. A causa del mio timore per un olocausto nucleare, domandai se ci sarebbe stata una guerra atomica nel nostro mondo, e dissero di no. Questa risposta mi sorprese, e diedi loro una lunga spiegazione di come avessi trascorso la vita sotto la minaccia di una guerra nucleare. Questa era una delle ragioni per le quali ero quel che ero: immaginavo, mentre ero in vita, che tutto fosse senza via di scampo. Il mondo sarebbe comunque esploso, e nulla poteva aver senso. In un simile contesto sentivo di poter fare quel che mi pareva, tanto nulla aveva importanza.

Mi dissero: «No, non ci sarà nessuna guerra nucleare». Chiesi loro se ne erano assolutamente certi. Mi riassicurarono di nuovo, ed io domandai come potessero esserne così sicuri. La risposta fu: «Dio ama il mondo». Mi dissero che tutt'al più una o due armi nucleari potevano esplodere accidentalmente, se non venivano distrutte, ma non vi sarebbe stata una guerra atomica. Allora chiesi come mai nella storia erano scoppiate così tante guerre. Dissero che consentivano che qualche guerra ci fosse, ma queste erano poche in confronto a tutte quelle che l'umanità cercava di iniziare. E quelle poche che essi permettevano che avessero luogo, servivano per riportare i popoli alla ragione, afffinché smettessero di combattersi. La scienza e la tecnologia, con i loro vantaggi, mi dissero, erano doni da loro conferiti all'umanità mediante l'ispirazione. Gli uomini erano stati letteralmente guidati verso quelle scoperte, molte delle quali erano state poi utilizzate in modo sbagliato dall'umanità, che se ne era servita a fini di distruzione. Noi potremmo fare troppi danni al nostro pianeta, e col termine pianeta intendevano tutta la creazione divina: non solo la gente, ma anche gli animali, gli alberi, gli uccelli, gli insetti, ogni cosa.

Mi spiegarono che loro si preoccupavano per tutti gli esseri umani. Non erano interessati a che un gruppo sopravanzasse gli altri. Essi vogliono che ciascuno consideri ogni altro individuo più importante della propria carne. Desiderano che ognuno ami gli altri, completamente, perfino più di quanto non ami se stesso. Se alcune creature, in qualche parte del mondo, soffrono, anche noi dovremmo soffrire, dovremmo sentire il loro dolore. E dovremmo aiutarle. Il nostro mondo, per la prima volta nella nostra storia, si è evoluto al punto che noi abbiamo il potere di farlo. Noi siamo globalmente collegati gli uni agli altri, e possiamo diventare un solo popolo.

Verso un mondo ideale?

La nazione a cui avevano offerto il privilegio di guidare il mondo verso un'epoca migliore ha fallito quest'obiettivo. Quel popolo eravamo noi, gli Stati Uniti. Quando parlai con loro riguardo al futuro, e questo può suonare come una scusa da parte mia, mi dissero in modo chiaro che noi abbiamo una libera volontà. Se noi modifichiamo il nostro modo di essere, allora potremo modificare anche il futuro che mi mostrarono. Durante quell'esperienza mi fu mostrata una visione del futuro basata su come noi, negli Stati Uniti, ci stavamo comportando. Era un futuro nel quale una grande depressione globale si sarebbe verificata. Se noi modificassimo i nostri comportamenti, però, il futuro sarebbe diverso.

Mentre chiedevo loro come poteva essere possibile modificare le abitudini di tante persone, osservai che era molto difficile, se non impossibile, cambiare ogni cosa sulla Terra: manifestai l'opinione che fosse come tentare un'impresa senza speranza. I miei amici mi spiegarono in modo chiaro che tutto quel che ci vuole per realizzare un cambiamento è una persona sola. Una persona che ci provi, e poi, per effetto di quella persona, un'altra persona cambierà in meglio. Dissero che il solo modo per cambiare il mondo era iniziare con una persona: una sarebbe diventata due, due sarebbero diventate tre, e così via. Questo è l'unico modo di ottenere un cambiamento di rilievo.

Cercai di sapere come il mondo si sarebbe presentato in un futuro ottimista, nel quale i mutamenti da essi auspicati avessero avuto luogo. L'immagine del futuro che mi fecero vedere, ed era la loro immagine, non una creata da me, mi sorprese. Mi sarei aspettato qualcosa del tipo Guerre stellari, un futuro pieno di plastica, tecnologia ed era spaziale. Nel futuro che mi mostrarono la tecnologia era ridotta al minimo. Ciò in cui tutti, veramente tutti, impegnavano la maggior parte del tempo era la cura dei bambini e dei ragazzi. La maggiore preoccupazione di ognuno era rivolta ai figli, ed ognuno considerava i bambini come la cosa di maggior valore al mondo. E quando una persona diventava adulta, non c'era in lei alcun senso di ansietà, di odio o di competizione. C'era un enorme sentimento di fiducia e di rispetto reciproco. Se qualcuno, in questa visione del futuro, manifestava dei problemi, allora la comunità tutta si interessava della persona in crisi affinché non fosse emarginata rispetto all'armonia del gruppo. Spiritualmente, mediante la preghiera e l'amore, gli altri risollevavano la persona afflitta. Quel che la gente faceva nel tempo restante era giardinaggio, quasi senza alcuno sforzo fisico. Mi mostrarono che le piante, tramite la preghiera, avrebbero prodotto frutti e verdure giganti. Le persone, tutte insieme, potevano controllare il clima del pianeta tramite la preghiera. Ognuno avrebbe lavorato nella fiducia reciproca, e la gente avrebbe chiamato la pioggia quando serviva, ed il sole splendente. Gli animali vivevano con gli uomini, in armonia.

La gente, in questo mondo migliore, non aveva interesse per la conoscenza, ma per la saggezza. Questo era possibile perché, nella posizione in cui si trovavano, tutto quello che avevano bisogno di sapere nel campo della conoscenza potevano riceverlo semplicemente attraverso la preghiera. Ogni cosa, per loro, aveva una soluzione, e potevano fare tutto ciò che volevano. In questo futuro la gente non aveva un desiderio intenso di viaggiare, perché potevano comunicare spiritualmente con chiunque altro al mondo. Non c'era nessun bisogno di andare in altri posti. Tutti erano così assorbiti ed interessati dal luogo in cui si trovavano e dalla gente intorno a loro che non sentivano il bisogno di andare in vacanza. Vacanza da cosa? Erano completamente realizzati e felici!

La morte felice

La morte, in questo mondo, era il momento in cui una persona aveva sperimentato tutto ciò che aveva avuto bisogno di sperimentare. Morire significava mettersi sdraiati e lasciarsi andare: allora lo spirito si sarebbe sollevato, mentre tutta la comunità si raccoglieva intorno al morente. Ci sarebbero state manifestazioni di gioia, poiché ciascuno aveva una visione interiore del regno celeste, e lo spirito andava a riunirsi con gli altri spiriti che scendevano per andargli incontro. Si poteva vedere lo spirito che abbandonava il corpo e sapere che era venuto il momento per lui di lasciare questo mondo: aveva superato il bisogno di crescere quaggiù. Coloro che morivano avevano conseguito in questa vita tutto ciò di cui erano capaci in termini di amore, gratitudine, comprensione e lavoro in armonia con gli altri. La sensazione che ricevetti in questa visione del futuro del mondo fu quella di un giardino, il giardino di Dio. Ed in questo giardino terrestre, pieno di ogni bellezza, c'erano gli esseri umani. Le persone nascevano in questo mondo per accrescere la loro comprensione del creatore. Poi avrebbero lasciato qui nel mondo fisico questo corpo, questa conchiglia, per progredire e passare nel regno celeste, lassù, per avere una relazione più intima ed evoluta con Dio.

Quel che accade dopo la morte

Chiesi al mio amico e ai suoi amici, a proposito della morte, cosa accade quando moriamo. Mi risposero che quando una persona buona muore, gli spiriti le vanno incontro e la portano verso il cielo, gradualmente, perché quell'anima non potrebbe sopportare di essere esposta istantaneamente alla presenza di Dio. Sapendo bene cosa c'è dentro ognuno di noi, gli spiriti angelici non hanno bisogno di esibire niente. Sanno ciò di cui ognuno di noi ha bisogno, e glielo danno. In certi casi può essere un prato paradisiaco, oppure qualcosa d'altro. Se qualcuno ha bisogno di incontrare un parente, gli spiriti lo portano da lui. Se una persona ha davvero bisogno di gioielli, le mostreranno i gioielli che desidera. Noi vediamo ciò che ci è necessario per accedere al mondo degli spiriti, e quelle cose sono reali, nella dimensione celeste.

Con gradualità, ci istruiscono come esseri spirituali, e ci portano in paradiso. Noi progrediamo e cresciamo sempre di più, ed abbandoniamo le preoccupazioni, i desideri e la nostra natura animale che abbiamo combattuto per la maggior parte della nostra vita. Gli appetiti terreni si sciolgono e se ne vanno. Non si deve più lottare per combatterli. Diveniamo ciò che siamo veramente, cioè parte della divinità. Questo è quanto acccade alle persone amorevoli, che sono buone ed amano Dio. Mi fu insegnato che noi non abbiamo nessuna conoscenza o diritto per giudicare qualcuno, riguardo alla sua relazione profonda con Dio. Solo Dio conosce davvero il cuore di una persona. Alcuni, che noi riteniamo esseri riprovevoli, sono agli occhi di Dio persone magnifiche, e parimenti persone che noi riteniamo buone sono da Dio viste come ipocriti dal cuore scuro. Solo Dio conosce la verità su ogni individuo. Alla fine Dio giudicherà ogni individuo, e permetterà che alcuni siano trascinati nelle tenebre in compagnia dei loro simili. Vi ho raccontato, in base alla mia personale esperienza, cosa succede nelle tenebre. Non so altro al di là di quello che ho visto e sperimentato, ma ho il sospetto di aver visto solo la punta dell'iceberg. Io meritavo di essere lì dov'ero, al posto giusto nel momento giusto: era il posto per me, e la gente che mi circondava rappresentava una perfetta compagnia. Dio permise che avessi quest'esperienza, e poi me ne liberò, perché vide che farmi sperimentare quei tormenti era un modo per redimermi. Era un modo di purgarmi. Coloro che non devono passare attraverso le tenebre, data la loro natura amabile, sono attirati in alto, verso la luce.

Nei sobborghi del paradiso

Io non vidi mai Dio, e non ero in paradiso. Ero nei lontani sobborghi, e queste sono le cose che mi furono mostrate. Parlammo a lungo, di tante cose, e ad un certo punto mi guardai: stavo splendendo, ero radioso. Stavo diventando bello, naturalmente non come loro, ma avevo un certo scintillio che non avevo mai avuto prima. Non essendo pronto a far fronte di nuovo alla vita terrena, dissi loro che desideravo stare con loro per sempre. Dissi: «Sono pronto, son pronto ad essere come voi ed a stare qui per sempre. È magnifico, mi piace. Vi amo. Siete meravigliosi». Sapevo che mi amavano e che sapevano tutto di me. Sapevo che tutto sarebbe andato bene da allora in poi. Chiesi se potevo liberarmi del mio corpo, che era diventato davvero un impiccio, per diventare come loro, un essere dotato dei poteri che mi avevano mostrato.

Mi dissero: «No, tu devi tornare indietro». Mi spiegarono che io ero ancora poco evoluto e che mi sarebbe stato di gran beneficio ritornare alla mia esistenza fisica per imparare. Nella vita umana avrei avuto un'opportunità di crescere così che la prossima volta che mi fossi trovato con loro sarei stato più in armonia. Avevo bisogno di sviluppare importanti caratteristiche per diventare come loro e per essere coinvolto nel lavoro in cui erano impegnati. Rispondendo che non potevo tornare indietro, cercai di far valere le mie ragioni, ed osservai che se dovevo sopportare quel pensiero (il pensiero di dover finire di nuovo nel pozzo) li pregavo coon tutto il cuore di poter restare. Allora i miei amici dissero: «Credi che noi ci aspettiamo che tu sia perfetto, dopo tutto l'amore che ti abbiamo manifestato perfino dopo che tu, sulla Terra, imprecavi contro Dio e trattavi chiunque ti stava vicino come se fosse polvere? E questo nonostante il fatto che noi inviavamo persone per cercare di aiutarti, per insegnarti la verità? Credi davvero che noi ti lasceremmo solo adesso?».

Io domandai: «E cosa mi dite del mio senso di fallimento? Voi mi avete mostrato come posso essere migliore, ed io sono sicuro che non ne sarò all'altezza. Non sono abbastanza buono». Parte del mio egocentrismo riemerse ed io dissi: «Niente da fare. Non tornerò indietro». Essi mi spiegarono: «Ci sono persone a cui importa di te, tua moglie, i tuoi figli, tua madre e tuo padre. Dovresti tornare per loro. I tuoi figli hanno bisogno del tuo aiuto». Ed io risposi: «Li potete aiutare voi. Se mi fate tornare indietro ci sono cose che senza dubbio non funzioneranno. Se torno indietro e faccio degli errori non riuscirò a sopportarlo perché mi avete mostrato che io potrei essere più amorevole e compassionevole ed io me ne dimenticherò: sarò egoista verso qualcuno e farò qualcosa di spiacevole a qualcun altro. Sono sicuro che le cose andranno così perché sono un essere umano. Fallirò nel mio compito e non riuscirò a sopportarlo. Mi sentirò così malvagio che vorrò suicidarmi e non potrò farlo perché la vita è preziosa. Potrei fiinire in uno stato catatonico, perciò non potete rimandarmi indietro».

Gli errori fanno parte dell'esperienza umana

Essi mi assicurarono che gli errori sono parte integrante dell'esperienza umana. «Vai dissero e fai tutti gli errori che vuoi. È attraverso gli errori che si impara». Fintanto che avessi cercato di fare quello che sapevo essere giusto, dissero, sarei stato sulla buona strada. Se facevo un errore, avrei dovuto riconoscerlo senza riserve come errore, e poi lasciarmelo alle spalle e semplicemente avrei dovuto cercare di non farlo una seconda volta. L'importante è di cercare di fare del proprio meglio, di mantenere fede ai propri principi di bontà e di verità e di non tradirli per ottenere l'approvazione degli altri. «Ma dissi io gli errori mi fanno stare male». Ed essi dissero: «Noi ti amiamo così come sei, errori e tutto il resto. E tu puoi sentire la nostra indulgenza. Tu potrai sentire il nostro amore ogni volta che vorrai». Io dissi: «Non capisco. Come potrò farlo?». «Basta che ti rivolgi dentro di te dissero e semplicemente chiedi il nostro amore e noi tre lo daremo, se lo chiederai dal profondo del tuo cuore».

Mi consigliarono di riconoscere i miei errori e di chiedere perdono. Prima ancora che le parole fossero uscite dalla mia bocca, sarei stato perdonato, ed avrei dovuto accettare il perdono. La mia fede nella sorgente primaria del perdono doveva essere reale, ed io dovevo sapere che il perdono mi era stato concesso. Confessando, in pubblico o in privato, che avevo commesso un errore, dovevo poi chiedere perdono. Dopo di che, sarebbe stato un insulto nei loro confronti se non lo avessi accettato. Non avrei dovuto continuare ad andare in giro con un senso di colpa, e non avrei dovuto ripetere gli errori: dovevo imparare dai miei errori. «Ma dissi come posso sapere qual è la scelta giusta? Come farò a sapere cosa volete che io faccia?» Mi risposero: «Noi vogliamo che tu faccia ciò che vuoi. Questo comporta fare delle scelte, e non è detto che ci sia una scelta giusta: c'è uno spettro di possibilità, e tu dovrai fare la scelta migliore che potrai nell'ambito di queste possibilità. Se tu agirai così, noi saremo là per aiutarti».

Il mondo come occasione di sperimentare la psiche

Non mi arresi facilmente. Cercai di persuaderli che nel mondo c'erano una quantità di problemi, mentre là c'era tutto ciò di cui avevo bisogno. Misi in dubbio la mia abilità di compiere le cose che essi consideravano importanti nel mio mondo. Essi dissero che il mondo è una bella manifestazione dell'essere supremo. Ciascuno vi può trovare la bellezza o la bruttezza in accordo con la direzione che dà alla sua mente. Mi spiegarono che la sottile e complessa evoluzione del mondo andava al di là della mia comprensione, ma io sarei stato uno strumento adeguato al creatore. Ogni parte della creazione, mi spiegarono, è infinitamente interessante perché è una manifestazione del creatore. Esplorare questo mondo con meraviglia e gioia sarebbe stata per me un'opportunità molto importante.

Non mi assegnarono mai una missione precisa o uno scopo definito. Avrei potuto costruire un santuario o una cattedrale dedicata a Dio? Dissero che quelli erano monumenti per l'umanità. Volevano che vivessi la mia vita per amare gli esseri umani, non le cose. Dissi loro che non ero abbastanza in gamba da rappresentare ad un livello umano ciò che stavo sperimentando con loro. Mi assicurarono che mi sarebbe stato dato l'aiuto necessario quando ne avessi avuto bisogno. Tutto quello che dovevo fare era chiederlo. Gli esseri luminosi, i miei insegnanti, furono molto convincenti. Io ero inoltre acutamente consapevole del fatto che non molto lontano c'era la grande luce, che io sapevo essere il creatore. Loro non affermavano mai: «Egli vuole così», ma quest'idea era implicita in tutto ciò che dicevano. Io non volevo presentare troppe obiezioni, perché la grande Entità era davvero meravigliosa ed ammirabile. L'amore che emanava era straordinario. Avanzando la mia maggiore obiezione al fatto di tornare indietro nel mondo, dissi loro che il mio cuore non avrebbe retto, e che sarei morto, se avessi dovuto lasciare loro ed il loro amore. Tornare in questo mondo sarebbe stato così crudele che non sarei riuscito a sopportarlo. Ricordai loro che il mondo era pieno di odio e di competizione, ed io non volevo tornare in quel gorgo. Non potevo sopportare il fatto di lasciarli.

Il ritorno nel corpo

I miei amici osservarono che essi non si erano mai separati da me. Spiegai loro che io non ero mai stato consapevole della loro presenza e, se fossi tornato indietro, mi sarei di nuovo dimenticato della loro esistenza. Spiegandomi come comunicare con loro, mi dissero di raccogliermi nella quiete interiore e di chiedere il loro amore: quell'amore sarebbe arrivato, ed io avrei saputo che essi erano con me. Dissero: «Non sarai lontano da noi. Noi siamo con te. Siamo stati sempre con te. Saremo sempre accanto a te fino alla fine». Io dissi: «Ma come farò a saperlo? Voi ora mi dite così, ma quando sarò tornato indietro tutto questo sarà solo una graziosa teoria». Dissero di nuovo: «Ogni volta che avrai bisogno di noi, saremo lì per te». Ed io: «Significa che mi apparirete?» «No, no dissero Non interverremo nella tua vita in alcun modo particolare a meno che tu non abbia bisogno di noi. Noi saremo semplicemente vicino a te e tu sentirai la nostra presenza ed il nostro amore». Dopo quella spiegazione, restai a corto di argomenti, e dissi loro che pensavo di poter tornare. Ed in quel momento fui di nuovo qui. Ritornai nel mio corpo, e ritrovai il dolore, ancora peggiore di prima.

Epilogo

Qui termina la NDE di Howard Storm. Il suo ritorno alla vita non fu facile: oltre ai problemi fisici dovette fronteggiare tutta l'usuale gamma di incomprensioni e di reazioni negative verso il suo nuovo orientamento psichico spirituale. Questo cominciò già in ospedale. Howard afferma di essersi sentito pervaso d'amore nei confronti di chiunque. Avrebbe voluto abbracciare e baciare ogni persona, ma non riusciva neanche a mettersi a sedere. Si limitava a dire a tutti: «Oh, come sei bello/a!» Era diventato la favola del suo reparto. Tutti lo trovavano molto divertente. Il senso di empatia di Howard crebbe moltissimo, così come la sua capacità di compassione. Egli poteva sentire le emozioni degli altri perfino con più intensità delle proprie. Non c'è dubbio che l'esperienza di Storm sia affascinante e coinvolgente, anche se presenta troppi elementi utopici di natura fideistica, se confrontati con la complessità dei problemi di questo mondo, perché la si possa considerare una testimonianza oggettivamente reale di una dimensione ultraterrena.

Con questo non si toglie alcun valore alla realtà soggettiva dell'esperienza, dato che uno degli aspetti più sorprendenti della psiche è quello di poter rendere sperimentabile e reale ciò che rientra nell'ambito della coscienza del singolo essere umano. Non va però dimenticato che queste esperienze fanno sempre riferimento ad una dimensione che non è quella del mondo fisico e della vita terrena, dunque trasferire automaticamente ed acriticamente le esperienze, le emozioni ed i sentimenti pertinenti a quella condizione ultraterrena alla dimensione fisica nella quale viviamo con il nostro corpo, potrebbe avere conseguenze diverse da quelle desiderate, nonostante le migliori intenzioni.
[Edited by Credente 3/14/2023 4:45 PM]
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2/12/2022 8:04 PM
 
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Nel dicembre 1943, George Ritchie “morì” di polmonite. Nove minuti più tardi tornò in vita per raccontare la sua stupefacente avventura nell’aldilà.
La sua straordinaria NDE colpì profondamente Raymond Moody, medico statunitense noto per i suoi studi sugli stati di pre-morte, inducendolo ad indagare questi fenomeni.
Il primo libro di Moody “La vita oltre la vita”, inizia infatti con questa dedica: «Al dottor George Ritchie e, per lui, all’Uno che mi ha fatto intravedere».
L’esperienza del dottor Ritchie rappresenta, dunque, un caso esemplare.

La narrazione che segue, è riportata dal libro dello stesso Ritchie: “Return from Tomorrow”.

Gli uomini lasciarono andare le mie braccia… Udii un click ed un ronzio continuo. Il ronzio continuava, diventando sempre più forte (particolare tipico, generato dall’accelerazione della frequenza vibratoria quando si sta per entrare nella dimensione astrale n.d.r). Era all’interno della mia testa, e le mie ginocchia sembravano di gomma: si stavano piegando ed io stavo cadendo, e nel frattempo il ronzio cresceva d’intensità.

Esperienza premorteMi misi a sedere con un movimento improvviso. Che ora era? Guardai il tavolo accanto al letto ma l’orologio era stato portato via. In effetti, della mia roba non c’era più nulla. Saltai fuori dal letto contrariato, cercando i miei vestiti: la mia uniforme non era più sulla sedia. Mi girai, e restai di sasso: qualcuno giaceva nel mio letto.

Feci un passo avanti: era un uomo piuttosto giovane, con corti capelli bruni, e giaceva immobile. Ma questo era impossibile! Io stesso mi ero appena alzato da quel letto. Mi cimentai con quel mistero solo per poco: era troppo strano per rifletterci sopra, ed in ogni caso non ne avevo il tempo. Tornai indietro oltre gli uffici e proseguii nel corridoio. Un sergente veniva avanti portando un vassoio di strumenti coperto con un panno. Probabilmente non era informato di nulla, ma io fui così contento di trovare qualcuno sveglio che gli andai incontro.

“Mi scusi, sergente – gli dissi – ha visto per caso l’infermiere di guardia in questa sezione?” Il sergente non mi rispose, anzi non mi degnò neanche di uno sguardo. Proseguì dritto verso di me col suo passo, senza rallentare.

Ospedale militare“Attento!” gridai, saltando da un lato per non essere urtato. Un attimo dopo era dietro di me, e si allontanava lungo il corridoio come se non mi avesse nemmeno visto, sebbene non sapessi neanch’io come eravamo riusciti a non urtarci. Poi vidi qualcosa che mi fece venire un’altra idea. In fondo al corridoio c’era una di quelle pesanti porte in metallo che conducevano all’esterno. Andai rapidamente in quella direzione: anche se avessi perso l’ultimo treno, in un modo o nell’altro sarei riuscito a raggiungere Richmond.

Quasi senza sapere come, mi trovai all’esterno: mi muovevo rapidamente, spostandomi più in fretta di quanto non avessi mai fatto in vita mia. Guardando in basso, sotto di me, fui sorpreso di vedere non il terreno, ma le cime dei cespugli di mesquite. Camp Berkeley sembrava già distante, dietro di me, mentre mi muovevo rapidamente sopra l’oscuro e freddo deserto. La mia mente mi stava avvertendo che ciò che stavo facendo era impossibile, e tuttavia… stava accadendo.

Stavo andando a Richmond: in qualche modo l’avevo saputo fin dal momento in cui ero uscito dalla porta dell’ospedale. Andavo verso Richmond ad una velocità cento volte superiore a quella di qualsiasi treno su questa Terra. Quasi immediatamente notai che stavo rallentando. Proprio sotto di me, laddove due strade si univano, scorsi uno scintillante bagliore blu. Veniva dall’insegna al neon posta sulla porta di un edificio dal tetto rosso ad un solo piano, con un’insegna della birra Pabst Nastro Azzurro attaccata alla vetrina. “Caffè” dicevano le lettere dell’insegna dalla luce fluttuante sulla porta, e dalle vetrine la luce illuminava il pavimento.

Osservando la scena, mi resi conto che avevo completamente smesso di muovermi. Trovandomi in qualche modo sospeso in aria a più di quindici metri di altezza fu una sensazione perfino più strana di quella del volo turbinoso. Ma non avevo tempo per pensarci sopra, perché giù sul marciapiede verso il caffè notturno un uomo avanzava con passo energico. Almeno, pensai, avrei potuto sapere da lui di che città si trattava e verso dove mi stavo dirigendo.

Non appena ebbi avuto quest’idea, dato che pensiero ed azione erano diventati un tutt’uno, mi trovai giù sul marciapiede, mentre mi incamminavo velocemente a fianco dello sconosciuto. Era un civile, forse di 40 o 45 anni, ed indossava un soprabito, ma senza cappello. Ovviamente stava pensando intensamente a qualcosa, perché non mi rivolse nemmeno un’occhiata, nonostante camminassi al suo fianco.

“Può dirmi, per favore – dissi – che città è questa?” Continuò a camminare. “La prego, signore – dissi, parlando più forte – non sono di queste parti, e le sarei grato se…“ Avevamo raggiunto il caffè e lui si girò, spingendo sulla maniglia della porta. Era per caso sordo? Alzai la mano sinistra per battergli un colpetto sulla spalla, ma lì non c’era niente.

Stavo lì davanti alla porta, guardandolo a bocca aperta mentre apriva la porta e scompariva all’interno del locale. Era stato come toccare l’aria, come se non ci fosse stato nessuno. E tuttavia io l’avevo visto chiaramente, ed avevo perfino notato il segno scuro della barba che spuntava sul mento, dove aveva bisogno di una buona rasatura. Mi ritrassi di fronte al mistero di quell’uomo immateriale e mi appoggiai al cavo che reggeva un palo del telefono per riflettere su quel che accadeva: il mio corpo passò attraverso quel cavo come se anch’esso non fosse stato là.

Sul marciapiede di quella città sconosciuta cominciai ad avere alcuni incredibili pensieri. I più strani, i più difficili pensieri che mi fosse mai capitato di fare. L’uomo nel caffè, il palo del telefono… per me erano perfettamente normali. Supponiamo che fossi io quello che era… cambiato, in qualche modo. Cosa sarebbe accaduto se per qualche impossibile, inimmaginabile ragione avessi perso la mia… consistenza? la mia abilità di afferrare le cose, di entrare in contatto col mondo? Quel tipo che avevo appena incontrato… era ovvio che non mi aveva mai visto né udito.

Ed improvvisamente ricordai quel giovane che avevo visto nel mio letto in quella piccola stanza d’ospedale. E se fosse stato… me stesso? O quanto meno, la mia parte concreta, materiale da cui per qualche inesplicabile ragione mi ero separato. Che sarebbe accaduto se quella forma che avevo lasciato giacente in quella stanza d’ospedale nel Texas fosse stata la mia? E se così era, come potevo tornare indietro per raggiungerla? Perché ero scappato via senza riflettere?

Mi stavo muovendo di nuovo, allontanandomi dalla città. Sotto di me c’era un largo fiume. Sembrava che tornassi indietro, verso la direzione dalla quale ero venuto, ed avevo l’impressione di guizzare attraverso lo spazio anche più velocemente di prima: colline, laghi e fattorie scorrevano via sotto di me, mentre sfrecciavo in costante linea retta sopra lo scuro paesaggio notturno. Ed ero di nuovo in piedi davanti all’ospedale della base. E così ebbe inizio una delle più strane ricerche che abbiano mai avuto luogo: la ricerca di me stesso. Corsi da una camera all’altra di quell’enorme edificio, fermandomi in ogni stanzetta, chinandomi su ogni occupante dei letti, e andando rapidamente oltre.

Tornai indietro verso l’entrata. In un letto c’era un uomo morto! Sentii la stessa riluttanza che avevo provato la volta precedente, quando mi ero trovato in una stanza insieme ad un morto. Ma… se quello che aveva al dito era il mio anello, allora… quello ero io, la parte separata di me stesso, che giaceva sotto quel lenzuolo. Questo voleva dire che io ero… Era la prima volta durante tutta quest’esperienza che la parola “morte” mi passava per la testa in relazione a quanto stava accadendo. Ma io non ero morto! Come potevo essere morto, ed essere tuttavia così sveglio? Pensavo, avevo delle esperienze… La morte era qualcosa di diverso: era… non lo sapevo… l’oscuramento completo, il nulla assoluto. Io ero io, completamente vigile, anche se privo del corpo fisico con cui funzionare.

In preda all’ansia allungai la mano verso il lenzuolo, cercando di tirarlo giù per scoprire il cadavere nel letto. Tutti i miei sforzi non servirono a muovere nemmeno un soffio d’aria in quella stanzetta silenziosa. Improvvisamente mi accorsi che tutto era più luminoso, molto più luminoso di quanto non fosse stato prima. Osservavo sbigottito lo splendore che aumentava, senza che si capisse da dove proveniva, illuminando intensamente ogni cosa.

Tutte le lampadine della stanza non potevano produrre una luce simile. Nemmeno tutte le lampadine del mondo avrebbero potuto farlo! Era una luce impossibile. Era come se un milione di lampade ad arco brillassero contemporaneamente. “Meno male che non ho occhi fisici in questo momento – pensai – questa luce distruggerebbe la retina in un decimo di secondo”.

Cristo“No – mi corressi – non la luce, ma Lui. Lui è troppo splendente per poter essere guardato”. Infatti ora vedevo che non era la luce, ma un uomo ad essere entrato nella stanza, o meglio, un uomo fatto di luce, sebbene una cosa del genere non sembrasse alla mia mente meno improbabile dell’incredibile intensità del bagliore di cui era composta la sua forma.

Nel momento in cui ne percepii la Presenza, un comando si formò in modo automatico nella mia mente: “In piedi!” Le parole venivano dal mio interno, e tuttavia avevano un’autorità che i miei pensieri non avevano mai avuto. Mi alzai in piedi e non appena lo feci ebbi una stupefacente certezza: “Sei in presenza del figlio di Dio”. Se questo era il figlio di Dio, allora il suo nome era Gesù. Quest’essere era puro potere, più antico del tempo e tuttavia più moderno di chiunque avessi mai incontrato.

Innanzi tutto, con quella stessa misteriosa certezza interiore, io sapevo che quest’Uomo mi amava. Molto, ma molto più forte del potere, ciò che emanava da questa presenza era Amore incondizionato. Un amore sbalorditivo, un amore al di là di quanto avessi mai potuto immaginare. Quest’amore sapeva sul mio conto ogni spiacevole dettaglio: i litigi con la mia matrigna, il mio carattere irruento, i desideri sessuali che non riuscivo mai a controllare, ogni azione ed ogni pensiero egoistici e meschini che avevo avuto fin dal giorno della mia nascita. Eppure mi accettava così com’ero. Quando dico che sapeva tutto di me, questo era semplicemente un dato di fatto.

Perché in quella stanza, insieme con la sua radiosa presenza, era entrato anche ogni singolo episodio della mia vita, tutti insieme, sebbene per raccontarli li dovrei descrivere uno per uno. Tutto ciò che mi era mai accaduto in qualsiasi circostanza era semplicemente là, in bella mostra, contemporaneamente presente, e tutti gli episodi sembravano svolgersi nello stesso tempo.

Ogni dettaglio di venti anni di vita era lì per essere osservato, il bene ed il male, i punti salienti ed i fatti ordinari. Ed insieme a questa visione onnicomprensiva venne una domanda: era implicita in ogni scena e, al pari delle scene medesime, sembrava emanare dalla luce vivente che stava al mio fianco: “Cosa ne hai fatto della tua vita?”

Disperatamente guardai intorno a me alla ricerca di qualcosa che sembrasse degno di valore alla luce di questa sfolgorante Realtà. Ma trovai soltanto una preoccupazione insistente, miope e senza fine per me stesso. Avevo mai fatto qualcosa che andasse oltre il mio interesse immediato, qualcosa che gli altri potessero riconoscere come pregevole? Improvvisamente la questione stessa prese forma dentro di me. Non era giusto! Certamente, non avevo fatto nulla di buono nella mia vita! Non ne avevo avuto il tempo. Come si può giudicare una persona che non ha nemmeno cominciato?

Libri e varie...
HO ASSAGGIATO IL PARADISO
Dal coma al risveglio, da malato a guaritore
di Mario Della Torre

90 MINUTI IN PARADISO
Una storia vera di vita e di morte
di Don Piper, Cecil Murphey

ESPERIENZE DI PREMORTE
Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica
di Enrico Facco

NDE - VISIONI PREMORTE: CONFINE TRA IGNOTO E SCIENZA
di Davide Vaccarin

SCHEGGE DI ETERNITà
Un'indagine nelle esperienze di morte condivisa
di Raymond Moody, Paul Perry

IL RAGAZZO CHE TORNò DAL PARADISO
Un incidente, un miracolo, un incontro soprannaturale che ha cambiato la vita di un giovane
di Kevin Malarkey, Alex Malarkey

Il pensiero di ritorno, tuttavia, non conteneva alcuna traccia di giudizio: “La morte – la parola era infinitamente amorevole – può arrivare ad ogni età”.

“E che ne sarà dell’assicurazione sulla vita che riscuoterò solo a 70 anni?” Queste parole mi scapparono, in quella strana dimensione in cui la comunicazione aveva luogo col pensiero anziché con la voce, prima che potessi fermarle. Se prima avevo sospettato che nella presenza al mio fianco c’erano allegria e senso dell’umorismo, adesso ne ero certo. Lo splendore sembrò vibrare e scintillare in una specie di santa risata, non rivolta a me o alla mia sciocchezza, non una risata di derisione o di compatimento, ma una risata gioiosa, che sembrava voler dire che nonostante tutti gli errori e tutti i drammi dell’esistenza, l’allegria era comunque destinata a durare più a lungo.

E nell’estasi di quella risata compresi che ero io quello che stava giudicando gli eventi intorno a noi così severamente. Ero io che li vedevo come banali, egocentrici, privi di importanza. Nessuna condanna del genere proveniva dalla gloria che splendeva intorno a me. Non mi stava biasimando o rimproverando: mi stava semplicemente… amando. Riempiva il mondo con la sua Presenza e nello stesso tempo, tuttavia, si occupava di me personalmente, aspettando la mia risposta alla domanda che ancora restava sospesa nell’aria smagliante: “Che cos’hai fatto della tua vita da potermi mostrare?”

La domanda, come tutto quello che emanava da lui, aveva a che fare con l’amore. Quanto hai amato nella tua vita? Hai amato gli altri come io ti sto amando? Completamente? Senza condizioni? Ascoltando la domanda in questa forma, vidi quanto sarebbe stato sciocco da parte mia tentare anche solo di trovare una risposta nelle scene intorno a noi. Ecco, io non avrei neanche immaginato che un amore come questo potesse essere possibile. Qualcuno avrebbe dovuto dirmelo, pensai con indignazione!

“Io te l’ho detto”. Ma come, quando? Cercavo sempre una giustificazione. Come poteva avermelo detto, se io non l’avevo udito? “Te l’ho detto con la vita che ho vissuto, te l’ho detto con la morte che ho patito. E, se tu poserai il tuo sguardo su di me, vedrai altre cose…”.

Con un sussulto notai che ci stavamo muovendo. Non mi ero accorto di aver lasciato l’ospedale, ma adesso non lo vedevo da nessuna parte. Anche le immagini viventi degli eventi della mia vita che si erano affollate intorno a noi erano svanite: sembrava invece che stessimo volando molto in alto: ci dirigevamo velocemente verso un distante puntino di luce. Il punto luminoso si rivelò come una grande città verso la quale cominciammo a scendere.

Era ancora notte ma il fumo usciva dalle ciminiere delle fabbriche e molti edifici erano illuminati in tutti i loro piani. Al di là delle luci c’era un oceano o un grande lago: avrebbe potuto essere Boston, o Detroit, o Toronto, certamente non era una città in cui io fossi già stato, ma pensai, mentre mi avvicinavo abbastanza da poter distinguere le strade affollate, ad un posto in cui le industrie belliche funzionavano notte e giorno.

Notai a più riprese un certo fenomeno: le persone non si accorgevano nemmeno di chi stava loro accanto. Vidi un gruppo di addetti alle catene di montaggio riuniti in una caffetteria. Una delle donne chiese ad un’altra se aveva una sigaretta, la pregò di dargliela, come se effettivamente la desiderasse più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma l’altra, continuando a chiacchierare con i suoi amici, la ignorò. Prese un pacchetto di sigarette dalle tasche della tuta, e senza nemmeno offrirne alla donna che le desiderava così avidamente, ne prese una e l’accese. Con la rapidità di un serpente che attacca, la donna che era stata ignorata cercò senza successo di afferrare la sigaretta accesa dalla bocca dell’altra. Ci provò di nuovo, ed un’altra volta ancora. Con un brivido mi accorsi che non riusciva ad afferrare la sigaretta: come me… infatti, era morta.

In una casa un giovane seguiva una persona più anziana da una stanza all’altra: “Mi dispiace, papà, – continuava a ripetere – non avevo idea di ciò che avrebbe significato per la mamma! Non me ne rendevo conto”. Ma sebbene io potessi udirlo chiaramente, era ovvio che l’uomo a cui si rivolgeva non lo sentiva. L’uomo stava portando un vassoio in una stanza in cui una donna anziana era seduta nel letto. “Mi dispiace, papà, – il giovane disse ancora – mi dispiace, mamma”. Lo ripeteva di continuo, senza fine, parlando ad orecchie che non potevano udire.

Ci fermammo diverse volte davanti a scene simili. Un giovane seguiva una ragazza attraverso i corridoi di una scuola: “Mi dispiace, Nancy!”. Una donna di mezza età pregava un uomo dai capelli grigi di perdonarla. “Per cosa sono così dispiaciuti, Gesù? – domandai – perché continuano a cercar di parlare a persone che non possono udirli?”

Anime dei suicidiAllora dalla Luce al mio fianco venne un pensiero: “Si tratta di suicidi, incatenati a tutte le conseguenze del loro atto”. Gradualmente cominciai a notare qualcos’altro. Tutte le persone vive che stavamo osservando erano circondate da un debole alone luminoso, quasi come un campo elettrico sulla superficie dei loro corpi: questa luminescenza si muoveva con loro, come una seconda pelle fatta di una pallida luce appena visibile. Dapprima pensai che si trattasse dello splendore riflesso proveniente dalla persona che era al mio fianco, ma gli edifici in cui entravamo non riflettevano alcuna luce, e nemmeno lo facevano gli oggetti inanimati. Mi accorsi poi che gli esseri inorganici non avevano questa luce: vidi che il mio corpo non fisico non aveva questa guaina luminosa.

A questo punto, la Luce mi condusse all’interno di uno squallido bar-rosticceria,icino a quella che sembrava una grande base navale. Una folla di gente, quasi tutti marinai, si accalcavano al banco su tre file, mentre altri affollavano i tavoli di legno lungo i muri. Mentre alcuni bevevano birra, la maggior parte di essi sembravano scolare bicchieri di whisky con la stessa velocità con cui i due sudati baristi riuscivano a riempirli. Poi notai un fatto che mi colpì: alcuni degli uomini che stavano al banco sembravano incapaci di portare i bicchieri alle labbra.

Più volte li osservai afferrare i loro bicchierini, mentre le mani attraversavano il solido vetro, il bancone di legno massiccio, e le stesse braccia ed i corpi dei bevitori che stavano accanto a loro. E questi uomini, nessuno escluso, non avevano l’aureola di luce che circondava gli altri. Perciò il bozzolo di luce deve essere una proprietà esclusiva del corpo fisico. I morti, coloro che hanno perso la loro solidità, hanno anche perso questa seconda pelle.

Ed era ovvio che i viventi, quelli circondati dall’alone luminoso, quelli che potevano bere, chiacchierare e pigiarsi l’un l’altro, non potevano né vedere i disperati assetati privi di corpo accanto a loro, né percepire i loro frenetici tentativi di afferrare quei bicchieri. Così mi fu anche chiaro, mentre osservavo, che gli esseri senza corpo potevano sia vedersi che udirsi tra loro. Liti furibonde scoppiavano continuamente per assicurarsi il possesso di quei bicchieri che nessuno riusciva poi a portarsi alle labbra.

Pensavo di aver visto grandi bevitori alle feste goliardiche di Richmond, ma il modo in cui civili e militari ci davano dentro in questo bar li batteva tutti. Osservai un giovane marinaio alzarsi barcollando da uno sgabello, fare due o tre passi ed accasciarsi pesantemente al suolo. Due suoi compagni si chinarono su di lui e cominciarono a trascinarlo via dalla calca. Ma non era questo ciò che mi colpì: stavo guardando con stupore il bozzolo di luce del marinaio in stato di incoscienza che si stava aprendo.

Cominciò a spaccarsi dalla sommità della testa e continuò a venir via come una pellicola dal capo e dalle spalle. In un attimo, più in fretta di quanto avessi mai visto qualcuno muoversi, uno degli esseri senza corpo che stavano in piedi al bar vicino a lui, gli fu addosso. Incombeva come un’ombra assetata a fianco del marinaio, seguendo avidamente ogni deglutizione del giovane. Sembrava pronto a lanciarsi su di lui come una bestia da preda.

Un’istante dopo, lasciandomi ancor più perplesso, la figura in agguato era svanita. Era tutto accaduto prima ancora che i due uomini trascinassero via il loro carico incosciente da sotto i piedi di quelli che stavano al bar. Il minuto prima avevo potuto distinguere due individui, e nel momento in cui appoggiavano il marinaio contro il muro ne vedevo uno solo. La stessa scena si ripeté altre due volte, mentre io osservavo stupefatto. Un uomo perdeva i sensi, una spaccatura si apriva rapidamente nell’aureola che lo circondava, ed uno di quegli esseri “non solidi” svaniva mentre si slanciava verso quell’apertura, quasi che si fosse infilato dentro l’altro uomo.

Forse quel guscio di luce rappresentava una specie di scudo? Era per caso una protezione contro… contro gli esseri disincarnati come me? Probabilmente quelle creature non fisiche avevano avuto una volta un corpo solido, come quello che avevo avuto anch’io. Forse quando avevano il corpo, avevano anche sviluppato una dipendenza dall’alcool che era andata oltre il loro fisico, fino a divenire una dipendenza mentale e perfino spirituale. Allora dopo aver perduto il corpo, essi erano tagliati fuori per sempre da ciò che bramavano incessantemente, tranne che nei brevi attimi in cui riuscivano a prendere possesso del corpo di un altro.

Un’eternità di quel genere (al solo pensiero mi sentii attraversare da un brivido gelido) sarebbe stata certamente una specie di inferno. Avevo sempre immaginato l’inferno, ma le rare volte in cui ci avevo pensato, era come un posto fiammeggiante da qualche parte sottoterra, nel quale persone malvagie come Hitler bruciavano per l’eternità. Ma era come se un livello dell’inferno esistesse proprio qui sulla superficie, invisibile ed impercettibile per gli esseri viventi che occupano lo stesso spazio.

Forse l’inferno significava restare vincolati a questo mondo senza poter mai interagire con esso. Pensai a quella donna che desiderava una sigaretta: volere intensamente, bruciare di desiderio, e non aver modo di poterlo soddisfare, sarebbe stato veramente un inferno. Non “sarebbe stato”, compresi scuotendomi: questo “era” l’inferno. Ed io ne facevo parte proprio come quelle altre creature disincarnate. Ero morto, avevo perso il mio corpo fisico, ed ora esistevo in un regno che non reagiva in alcun modo…

Altre due cose decisamente uniche riguardavano gli esseri di questo reame. Poiché l’ipocrisia è impossibile se gli altri possono conoscere i tuoi pensieri non appena vengono in mente, i disincarnati tendono a raggrupparsi con quelli che hanno pensieri simili ai loro. Nella nostra dimensione, la Terra, abbiamo un detto: “Uccelli con la stessa penna vanno insieme”. La ragione principale per cui restano uniti, è perché è troppo rischioso trovarsi con esseri che possono accorgersi che tu non sei d’accordo con loro.

Uno dei posti che osservammo sembrava essere una stazione ricevente. Gli esseri vi arrivavano spesso in una specie di trance ipnotica profonda. La definisco ipnotica perché mi rendevo conto che si erano messi da soli in quella condizione a causa di ciò in cui credevano. C’erano alcune entità, che potrei definire come “angeli”, che lavoravano su questi esseri in trance, cercando di risvegliarli ed aiutandoli a comprendere che Dio è veramente un Dio dei viventi e che non era necessario che essi vagassero addormentati finché Gabriele o un suo simile non giungesse soffiando nella tromba del giudizio.

Ci stavamo di nuovo muovendo. Avevamo lasciato la base navale con il suo contorno di sordide vie e di squallidi locali, ed ora ci trovavamo, in questa dimensione in cui i viaggi non sembravano richiedere alcun tempo, al limite di un’ampia pianura. Fino a quel momento, nella nostra esplorazione, avevamo visitato posti nei quali i vivi ed i morti esistevano fianco a fianco: c’erano esseri disincarnati, di cui i vivi non sospettavano in alcun modo la presenza, che stavano proprio sopra gli oggetti fisici e le persone su cui si concentravano i loro desideri.

Ma adesso, sebbene apparentemente fossimo ancora da qualche parte sulla superficie di questo mondo, non riuscivo a vedere nessun uomo o donna viventi. La pianura era affollata da orde di fantasmi disincarnati ammassati insieme; da nessuna parte era possibile vedere una creatura solida, circondata di luce. Tutte queste migliaia di esseri erano apparentemente non più sostanziali di quanto lo fossi io. Ed erano le più angosciate, le più adirate e le più completamente miserabili creature che avessi mai osservato.

Inferno“Signore Gesù – gridai – dove siamo?” Dapprima pensai che stessimo guardando qualche vasto campo di battaglia. Ovunque gli spiriti erano coinvolti in quelle che sembravano lotte all’ultimo sangue, si contorcevano, tiravano pugni o fendenti. Guardando più da vicino, vidi che non avevano armi di sorta, ma si battevano con le mani nude, con i piedi e con i denti. E poi mi accorsi che nessuno veniva realmente ferito: non c’era sangue, non c’erano corpi al suolo. Un colpo che avrebbe dovuto eliminare l’avversario lo lasciava illeso. Se avevo sospettato di star osservando l’inferno, ora ne ero sicuro: queste creature sembravano bloccate nelle loro abitudini mentali e nelle emozioni, in un labirinto di pensieri di odio, di eccitazione e di distruzione.

Ancor più grotteschi dei morsi e dei calci che si scambiavano, erano gli abusi sessuali che molti praticavano, producendosi in febbrili pantomime. Tutt’intorno a noi venivano invano messe in atto forme di perversione che non avevo mai nemmeno immaginato. Era impossibile dire se i rantoli e gli urli di frustrazione che ci raggiungevano fossero suoni reali o soltanto la trasposizione di pensieri di disperazione: in questo mondo disincarnato non sembrava davvero aver importanza. Qualunque cosa uno pensasse, per quanto involontariamente o di sfuggita, diventava all’istante evidente a tutti quelli che gli stavano intorno, più completa di quanto le parole avrebbero potuto mai esprimere, più veloce di quanto possano viaggiare le onde sonore. Ed i pensieri più frequentemente manifestati, avevano a che fare con la superiore conoscenza, con l’abilità o con il rango sociale di chi aveva il pensiero: “Te l’avevo detto!”, “L’ho sempre saputo!”, “Non ti avevo avvertito?”

Queste grida riecheggiavano nell’aria in continuazione. Con una sensazione di triste familiarità riconobbi che spesso questi erano anche i miei pensieri. In questi lamenti di invidia e di arroganza ferita rividi me stesso… anche troppo bene. Una volta ancora, comunque, nessuna forma di condanna veniva dalla presenza al mio fianco, solo una compassione per queste infelici creature così profonda da spezzare il cuore.

Cosa le tratteneva in quel luogo? Perché mai ciascuno non decideva di andarsene? Non riuscivo a vedere alcun motivo per cui quella persona ingiuriata da quell’uomo con una smorfia contorta sulla faccia non andava via di là, semplicemente, o quella giovane donna non metteva mille miglia tra sé e quel tale che la batteva così selvaggiamente, con quei pugni privi di consistenza. Essi, quegli esseri così furiosamente rabbiosi, non potevano infatti trattenere le loro vittime. Non c’erano recinti o barriere. Nulla apparentemente poteva impedir loro di andarsene via da soli.

A meno che… a meno che non ci fosse nessuna possibilità di stare da soli in questo regno di spiriti disincarnati. Nessun angolo privato in un universo in cui non c’erano muri. Nessun posto che non fosse già abitato da altri esseri, ai quali ognuno era completamente esposto in ogni momento. Cosa doveva essere, pensai con un improvviso senso di sgomento, vivere per sempre in un mondo nel quale i miei pensieri più privati non erano affatto privati.

Nessun mezzo per mascherarli, per celarli, nessun modo di fingere di essere qualcosa di diverso da ciò che realmente ero. Sembrava insopportabile. A meno che, naturalmente, ognuno intorno a noi non avesse lo stesso genere di pensieri; a meno che non ci fosse qualcosa di consolante nello scoprire che gli altri erano repellenti quanto noi stessi, anche se tutto ciò che riuscivamo a fare era di schizzarci addosso il nostro veleno a vicenda.

Forse era questa la spiegazione dell’esistenza di quella disgustosa pianura. Forse nel corso di ere, o semplicemente di secondi, ogni creatura in quel posto aveva ricercato la compagnia di persone altrettanto orgogliose e piene di rancore, finché insieme avevano formato questa società di dannati. Forse non era Gesù ad averli abbandonati, ma erano loro ad essersi allontanati dalla luce che era chiaramente visibile nell’oscurità. C’erano esseri che litigavano per qualche questione religiosa o politica, cercando di uccidere quelli che non la pensavano come loro. Ed io, osservandoli, pensai: “Nessuna meraviglia se il nostro mondo è una tale baraonda e se abbiamo avuto così tante tragiche guerre di religione. Nessuna meraviglia se tutto questo spezzava il cuore di Cristo, Colui che era venuto ad insegnarci la pace e l’amore”.

Ci stavamo muovendo di nuovo. Prima mi aveva mostrato un regno infernale, pieno di esseri intrappolati in qualche forma di attenzione per se stessi. Adesso dietro, oltre ed al di là di tutto questo, cominciavo a intravvedere un intero regno completamente nuovo. Enormi edifici sorgevano in un bel parco soleggiato, facendomi venire in mente un campus universitario ben progettato. Mentre entravamo nell’atrio di uno di questi edifici, l’atmosfera era così tranquilla e silenziosa che fui sorpreso di vedere persone all’interno del corridoio.

Non saprei dire se fossero uomini o donne, vecchi o giovani, perché tutti erano coperti dalla testa ai piedi in ampie tuniche con un cappuccio, che li faceva vagamente somigliare a dei monaci. Ma l’atmosfera di quel luogo non ricordava in alcun modo un monastero. Era più come uno straordinario centro di studi, pieno di un continuo mormorio di eccitazione per le grandi scoperte che vi si facevano. Ciascuno di coloro che incontravamo nelle ampie stanze e sulle scalinate ricurve, sembrava tutto preso da qualche attività che lo assorbiva completamente. Non si scambiavano molte parole tra loro, e tuttavia non mi sembrava ci fosse inimicizia tra quelle creature, ma piuttosto una mancanza di calore umano dovuta alla totale concentrazione.

Qualsiasi cosa questa gente potesse essere, sembrava completamente e in massimo grado incurante di se stessa, assorbita in qualche supremo compito che andava ben oltre le loro persone. Attraverso le porte aperte, potei osservare enormi stanze piene di complesse apparecchiature. In diverse di quelle stanze figure incappucciate erano chine su intricati grafici e diagrammi, o sedevano ai controlli di elaborati pannelli di comando scintillanti di luci. In un certo senso pensai che qualche esperimento di grande portata stava avendo luogo, forse dozzine e dozzine di esperimenti.

E tuttavia… nonostante l’ovvia gioia del mio compagno per l’attività degli esseri intorno a noi, sentivo che non eravamo ancora alla fine del viaggio, che aveva cose ancora più grandi da mostrarmi, se avessi saputo vederle. Così lo seguii all’interno di altri edifici in questo dominio dei pensieri, ed entrammo in uno studio nel quale veniva composta e suonata musica di tale complessità che non riuscivo nemmeno a seguirla. Era fatta di ritmi complessi e di tonalità di scale a me ignote. “D’accordo – pensai – Bach è solo l’inizio!”

Poi passammo attraverso una biblioteca grande quanto l’intera università di Richmond. Potei osservare stanze in cui si allineavano, dal pavimento al soffitto, documenti in pergamena, in argilla, in cuoio, in metallo, in carta. “Qui – mi venne in mente questo pensiero – sono raccolti i libri importanti di tutto l’universo”. Ma subito pensai che questo era impossibile: come potevano i libri essere scritti in posti diversi dalla Terra? Ma il pensiero persisteva, nonostante la mia mente lo rifiutasse. “Le opere chiave dell’universo”, questa frase continuava a ripetersi mentre noi vagavamo attraverso le stanze a volta della biblioteca affollate di silenti studiosi. Poi improvvisamente, alla porta di una delle stanze più piccole, quasi un ripostiglio: “Questo è il pensiero essenziale di questa Terra”.

“Signore Gesù, siamo in paradiso?” azzardai. La calma, lo splendore, erano certamente paradisiaci! E altrettanto lo era l’assenza dell’egocentrismo, della confusione dell’io. “Quando questa gente era sulla Terra si era evoluta al di là dei desideri egoistici?”

“Si erano evoluti, e la loro evoluzione è continuata”. La risposta brillava come la luce del sole in quell’atmosfera intenta e piena di interesse. Ma se l’evoluzione poteva continuare, allora questo non era tutto, allora… c’era qualcos’altro che perfino questi esseri sereni non possedevano. Ed improvvisamente mi domandai se non era la stessa cosa che mancava nei regni inferiori. Forse che anche queste creature che ricercavano la conoscenza senza egoismo, non erano in grado di riuscire a vedere Gesù? O forse, non riuscivano a vederlo per quello che era? Tracce ed indizi della sua presenza certamente ne avevano: di sicuro quello che ricercavano con tanta dedizione era la verità. Ma forse la stessa sete di verità può distrarre dalla verità in sé, che stava proprio lì, in mezzo a loro, mentre essi la ricercavano nei libri e nelle pergamene…

Non capivo. Ed accanto al suo inesprimibile amore le mie perplessità e tutte le domande che avrei voluto fare sembravano secondarie. Forse, conclusi alla fine, egli non può dirmi più di quanto io non riesca a vedere. Forse non c’è ancora in me nulla che possa comprendere la spiegazione. Questo regno eliminava per sempre l’idea che noi finiamo di imparare o di progredire con la nostra morte. Avrei potuto chiamarlo il regno della ricerca, o il regno della mente e dell’intelletto, o il regno della conoscenza scientifica e religiosa. Sarebbe stato tutto giusto.

Questo è il regno in cui io credo che vadano quelle anime che hanno sviluppato un grande interesse in un particolare settore di sviluppo relativo alla vita, coloro che vogliono continuare le ricerche ed apprendere sempre più conoscenze relative a quel particolare settore. Questo rappresenta una speranza per tutti coloro che vogliono continuare ad imparare e che hanno raggiunto una saggezza sufficiente per capire che noi abbiamo appena cominciato a scalfire la superficie in ogni settore delle scienze, al livello di evoluzione in cui ci troviamo qui sulla Terra.

Divenni consapevole che Cristo stava osservando alcune anime impegnate nello studio delle religioni dell’universo e vidi che non dava alcun giudizio su di esse. Anche quelle anime non stavano giudicando le religioni che studiavano, ma erano interessate nei molti differenti modi in cui gli esseri viventi nell’universo avevano cercato di pervenire alla comprensione del loro Creatore. Di colpo compresi quanto fosse sbagliato per noi sulla Terra giudicare l’approccio di qualcun altro alla Divinità o pensare di essere depositari dell’unica risposta.

Nel momento in cui questa comprensione si manifestò nella mia mente, questo pensiero proveniente dal mio compagno fece seguito: “Tu hai ragione, perché se l’Amore fosse accresciuto potrei condurre a me tutta l’umanità. Chi riesce a comprendere il Padre conoscerà anche me, e chi conoscerà me saprà che l’Amore comprende tutti gli esseri senza distinzione di razza, fede e colore”.

Il fatto fondamentale, quello che rappresentava tutto, restava questa personalità al mio fianco. Qualsiasi cosa mi stesse mostrando, restava in ogni momento Il “Vero Centro” della mia attenzione. Fino a questo momento avevo avuto l’impressione che stessimo viaggiando – anche se in un modo che non riuscivo ad immaginare – sulla superficie stessa della Terra. Perfino quello che ero arrivato a pensare come un più alto reame di profondi pensieri ed insegnamenti, era ovviamente non molto distante dal regno fisico, in cui esseri senza corpo erano ancora legati ad un mondo solido. Ora però sembrava che stessimo lasciando la Terra dietro di noi.

ParadisoEd ecco che vidi, ad una distanza infinita, così lontano da non poter esser vista con nessuna forma di vista che io conoscessi, una città, una città luminosa, apparentemente senza fine, abbastanza brillante da poter esser vista perfino da quella inimmaginabile distanza. Lo splendore sembrava emanare dagli stessi muri e dalle strade di quella città e dagli esseri che si muovevano in essa, e che io ero adesso in grado di discernere. Infatti la città e tutto ciò che era in essa sembravano esser fatti di luce, nello stesso modo in cui lo era la figura che stava al mio fianco.

A quel tempo non avevo ancora letto il “Libro della Rivelazione”. Potevo solo osservare a bocca aperta e con reverenza questo spettacolo fantastico, chiedendomi quanto dovesse essere luminoso ogni edificio ed ogni abitante, per poter esser percepito da una distanza di tanti anni luce. Potevano queste creature radiose, mi chiedevo pieno di meraviglia, essere coloro che avevano veramente messo Gesù al centro delle loro vite? Stavo osservando finalmente quelli che l’avevano cercato in ogni cosa? cercato così bene e così intensamente da essere trasformati nella sua stessa sembianza? Mentre mi ponevo queste domande due delle figure risplendenti sembrarono staccarsi dalla città e dirigersi verso di noi, lanciandosi attraverso quello spazio infinito con la velocità della luce.

Ora questa fu una sorpresa, perché era questo il primo luogo nel quale gli abitanti potevano vedere sia Cristo che me. Ancor più sorprendente era che essi emanavano una luce quasi intensa come quella di Cristo. Mentre i due esseri si avvicinavano, potei anche sentire il loro amore fluire verso di noi: la gioia totale che dimostravano nel vedere Cristo era evidentissima. Guardare questi esseri e sentire la gioia, la pace e la felicità che irradiavano, mi indusse a credere che quello era il luogo definitivo, il più alto di tutti i regni. Gli esseri che vi dimoravano erano pieni di amore. Quello, ne sono tuttora convinto, era il paradiso.

Nonostante prima avessi considerato il regno della conoscenza come un luogo meraviglioso, dopo aver dato un’occhiata a questa nuova dimensione cominciai a comprendere per la prima volta nella mia vita ciò che Paolo aveva scritto nella prima lettera ai Corinzi: “Se avessi il dono della profezia e potessi sviscerare tutti i misteri e tutta la conoscenza, e se avessi una fede tale da muovere le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla”. Non sto dicendo che le creature del regno della conoscenza non avessero l’amore: l’avevano, ma non al livello raggiunto dalle anime di questo nuovo regno.

Ma altrettanto rapidamente di quanto quegli esseri avanzassero verso di noi, noi ci allontanavamo. Disperatamente gridai al mio compagno di non lasciarmi, di prepararmi perché potessi andare in quella città splendente, di non abbandonarmi in questo posto oscuro e sgradevole. Da quel momento di estrema solitudine della mia esistenza ero pervenuto alla più perfetta condizione che si potesse immaginare.

La luce di Gesù era entrata nella mia vita e l’aveva completamente riempita, e la sola idea di dover essere separato da lui era più di quanto potessi sopportare. Allora lui fece una cosa sorprendente: aprì un corridoio attraverso il tempo e mi mostrò una serie di disastri naturali sempre più gravi che si abbattevano su questa Terra.

C’era una quantità sempre maggiore di uragani e di alluvioni che colpivano diverse aree del nostro pianeta. Aumentavano anche i terremoti e le eruzioni vulcaniche. Gli esseri umani diventavano sempre più egoisti e superbi: le famiglie si dividevano, i governi andavano in frantumi perché la gente pensava solo a se stessa. Vidi eserciti che marciavano sugli Stati Uniti da sud, ed esplosioni di un’intensità che andava oltre la mia immaginazione, sconvolgere tutto il mondo. Compresi che se tutto questo continuava la vita umana come noi la conosciamo non avrebbe potuto più esistere.

Improvvisamente questo corridoio fu sigillato ed un altro corridoio cominciò ad aprirsi nel tempo. All’inizio sembravano molto simili, ma più il secondo si sviluppava, più mostrava uno scenario diverso. Il pianeta cresceva più in pace. Tanto l’umanità quanto la natura diventavano migliori. Gli esseri umani non erano più così critici verso se stessi e verso gli altri, non erano più tanto distruttivi nei confronti della natura e cominciavano a comprendere cos’è l’amore.

Ci fermammo allora in un posto nel tempo in cui gli uomini erano più simili agli esseri del regno della conoscenza e del regno dell’amore. Il Signore mi mandò mentalmente questo messaggio: “È lasciata alla libertà degli esseri umani la scelta su quale direzione prendere. Sono venuto su questo pianeta per mostrare attraverso la vita che ho vissuto come si può amare. Senza il Padre, né voi né io, potremmo far niente. Ti ho mostrato questo. Tu hai 45 anni”.

George RitchiePoi mi dette l’ordine di ritornare nel regno di questo mondo e mi disse mentalmente: “Hai 45 anni di tempo“. In quel momento non avevo la minima idea di cosa intendesse per 45 anni di tempo. La mia gola era in fiamme ed il peso sul mio petto mi stava schiacciando.

Qui termina la NDE di George Ritchie. Il libro di Ritchie “Return from Tomorrow” (“Ritorno dal domani”), che descrive la sua NDE, fu pubblicato nel 1985, circa 42 anni dopo che l’esperienza aveva avuto luogo.

Rivisto da www.fisicaquantistica.it
Tratto da: near-death.com

Fonte: oltreil2012-nuovaurora.blogspot.it/2013/03/sono-ritornato-dallaldila-e-ho-vi...
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2/15/2022 5:53 PM
 
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Uno sguardo su un'altra dimensione

Lasciando in sospeso la questione se le NDE possano dimostrare l'esistenza di una vita cosciente dopo la morte, esse trasmettono un messaggio, un insieme di informazioni relative ad una condizione che per molti aspetti è diversa, quasi antitetica, rispetto a quella umana.
La presenza in molte di queste esperienze di un essere luminoso che irradia un amore incondizionato di un'intensità che va oltre qualsiasi esperienza umana, un amore che infonde sicurezza, immensa felicità e senso di appartenenza, e che ci fa sentire finalmente a casa, è un elemento particolarmente significativo nell'ambito delle esperienze della psiche umana. Un altro aspetto che si verifica abbastanza spesso è la revisione della propria vita in compagnia di questo essere di luce: non vi è la sensazione di essere giudicati, e meno che mai condannati. Vi prevale invece un senso di comprensione e di conforto, non disgiunto in qualche caso da un benevolo umorismo. Semmai è lo sperimentatore stesso che, nel percepire quanto vi è stato di disarmonico nella propria vita, soprattutto in relazione alle sofferenze causate agli altri dai nostri atti, sente con rammarico l'inadeguatezza della propria capacità di controllare in modo positivo una condizione psichica così complessa come quella umana.

Alla luce dell'importanza dell'elaborazione di sintonie della psiche che vanno oltre gli stati ordinari di coscienza, si può affermare che tramite le NDE ci perviene un insieme di informazioni da non sottovalutare. La questione se tali esperienze siano in tutti i casi un'elaborazione dovuta all'attività del cervello, come sostengono diversi ricercatori, oppure si producano in qualche caso anche in assenza di attività cerebrale, come ritengono alcuni, pur essendo molto rilevante per la comprensione del fenomeno, non ne esaurisce il significato e l'importanza.

In questa sezione sono riportate alcune testimonianze di NDE, selezionate tra le tante che si possono trovare in rete nei siti specializzati. Si tratta quasi esclusivamente di esperienze positive, pervase di atmosfere ultraterrene, che non vengono vissute come fantasie o avventure oniriche, ma hanno lo spessore e l'impatto di un'esperienza reale, non di rado percepita come superiore a quella del nostro normale stato di veglia. Anche la registrazione nella memoria di tali eventi risulta profonda e duratura, almeno pari, se non superiore, a quella degli episodi della nostra vita che hanno determinato un coinvolgimento emotivo e significativo estremamente intenso.
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2/15/2022 6:16 PM
 
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Quella vissuta da Mickey Robinson, paracadutista, è una esperienza di NDE dopo lo schianto di un aereo in avaria in cui si è trovato ferito e ustionato mortalmente. Racconta come si sia trovato in uno stato di profonda angoscia per la possibilità di perdere quell'amore penetrante che aveva intravisto. Ma prima di perdere definitivamente tale eterna gioia, gli ha chiesto di dargli un'altra possibilità...

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2/22/2023 10:52 AM
 
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Da "La Genesi alla lettera" libro XII par.32.60 e 61 --di s.Agostino

L'anima è portata, a seconda dei meriti, in un soggiorno spirituale o in luoghi di pena la cui natura è simile a quella dei corpi, luoghi come quelli mostrati a coloro che, rapiti fuori dei sensi, giacendo come se fossero morti, videro le pene dell'inferno. Costoro portavano con sé una certa somiglianza del loro corpo con cui potevano essere portati là e sperimentare con la somiglianza dei loro sensi.
Io infatti non capisco perché l'anima avrebbe una somiglianza del proprio corpo quando, mentre il corpo resta privo di sensi pur non essendo totalmente morto, vede oggetti come quelli [delle visioni] raccontate da molte persone una volta tornate tra i vivi appena usciti da quel rapimento, e non l'avrebbe quando, a causa della morte effettiva esce totalmente dal suo corpo.
Ne segue dunque che l'anima è portata o verso luoghi di pena oppure verso altri luoghi somiglianti a quelli materiali, non tuttavia di pena, ma di pace e di gioia.....

L'anima, al contrario, è portata, a seconda dei meriti, in un soggiorno spirituale o in luoghi di pena la cui natura è simile a quella dei corpi, luoghi come quelli mostrati a coloro che, rapiti fuori dei sensi, giacendo come se fossero morti, videro le pene dell'inferno. Costoro portavano con sé una certa somiglianza del loro corpo con cui potevano essere portati là e sperimentare con la somiglianza dei loro sensi. Io infatti non capisco perché l'anima avrebbe una somiglianza del proprio corpo quando, mentre il corpo resta privo di sensi pur non essendo totalmente morto, vede oggetti come quelli [delle visioni] raccontate da molte persone una volta tornate tra i vivi appena usciti da quel rapimento, e non l'avrebbe quando, a causa della morte effettiva esce totalmente dal suo corpo. Ne segue dunque che l'anima è portata o verso luoghi di pena oppure verso altri luoghi somiglianti a quelli materiali, non tuttavia di pena, ma di pace e di gioia.


-------------------
Si rileva in questo brano, che Agostino riporta in sintesi, narrazioni che erano note già al suo tempo, in cui diverse persone raccontavano le loro esperienze, vissute in un'altra dimensione.
[Edited by Credente 2/22/2023 2:27 PM]
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7/31/2023 11:36 AM
 
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CONCLUSIONI DELLO STUDIO AWARE II (29/07/23)

Sam Parnia sempre più vicino a una spiegazione non materialistica delle NDE!!

Molteplici linee di evidenza portano alla conclusione che le esperienze di pre-morte sono inspiegabili dal punto di vista medico e non possono essere spiegate dalla funzione cerebrale fisica nota. Molte delle precedenti linee di evidenza sarebbero notevoli se fossero riportate da un gruppo di individui durante esperienze coscienti. Tuttavia, i ritornati sono generalmente incoscienti o clinicamente morti al momento delle loro esperienze e non dovrebbero avere ricordi organizzativi lucidi del loro periodo di incoscienza.
È istruttivo considerare come gli stessi sperimentatori di pre-morte vedono la realtà delle loro esperienze. Un sondaggio NDERF su 1122 rimpatriati ha chiesto: "Come vedi attualmente la realtà della tua esperienza?",
Ha ricevuto le seguenti risposte:

L'esperienza è stata molto reale 962: 95,6%
L'esperienza è stata probabilmente reale 40: 4,0%
Probabilmente l'esperienza non è stata reale 3: 0,3%
L'esperienza non è stata affatto reale 1 :0,1%

La stragrande maggioranza delle oltre 1.000 persone che hanno sperimentato la pre-morte credeva che le loro esperienze fossero molto reali. I 1.122 Ritornati intervistati includevano molti medici, scienziati, avvocati e infermieri.
Questi risultati suggeriscono che, per la maggior parte di noi che non ha vissuto personalmente una NDE, dovremmo essere molto cauti nell'etichettare le NDE come "irreali". Dato che una percentuale così ampia di ritornati considera le proprie esperienze come "decisamente reali", sarebbe ragionevole accettare la loro valutazione della realtà della loro esperienza personale,
a meno che non ci siano buone prove che le loro esperienze non erano reali.

Dopo più di 35 anni di indagini accademiche sulle esperienze di pre-morte, la totalità di ciò che si osserva nelle NDE non è stata adeguatamente spiegata in base alla funzione fisica del cervello. Va oltre lo scopo di questo articolo passare in rassegna le numerose "spiegazioni" proposte dell'esperienza di pre-morte. Nel corso degli anni, sono state suggerite più di 20 diverse "spiegazioni" per la NDE, coprendo la gamma di cause fisiologiche, psicologiche e culturali.
Se una o più di queste "spiegazioni" fossero ampiamente accettate come plausibili, allora non ci sarebbe bisogno di così tante "spiegazioni" diverse della NDE. Tra coloro che credono che la funzione fisica del cervello debba spiegare tutto ciò che si sperimenta in tutte le NDE, non c'è consenso su come la funzione fisica del cervello produca le NDE.
Conclusioni:
La combinazione delle suddette nove linee di evidenza converge alla conclusione che le esperienze di pre-morte sono inspiegabili dal punto di vista medico. Una o più delle nove prove sarebbero probabilmente ragionevolmente persuasive per molti, ma la combinazione di tutte e nove le prove presentate fornisce una forte evidenza che le NDE sono, in una parola, reali.

Fonte: https://awareofaware.co/2023/07/11/

 


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7/31/2023 11:38 AM
 
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LO "ZOCCOLO DURO" DELLE NDE (03/07/23)
Possiamo facilmente dimostrare l'incapacità di comprendere anche la più basilare delle più alte realtà spirituali dell'uomo, quando 
esaminiamo la teoria delle autorità pseudoscientifiche che, per ragioni puramente ideologiche e filosofiche, si sforzano di spiegare l'esperienza di premorte (NDE) come illusioni di un cervello morente affamato di ossigeno - tentando di ignorare totalmente molti fattori importanti con cui non possono nemmeno iniziare a venire a patti.
Perché gli pseudo-intellettuali tentano di rifiutare la validità delle NDE che tante persone hanno vissuto?  Perché se queste esperienze di premorte sono valide, allora l'intero fondamento della moderna scienza-spazzatura promossa da pseudo-intellettuali è una frode costruita su una menzogna.

Mentre è vero che molte delle NDE che le persone sperimentano sono limitate all'area immediata dell'osservazione del paziente , è anche vero che esistono molti altri resoconti importanti di NDE che non si adattano affatto a questo modello e quindi, non può assolutamente essere liquidato come un cervello morente affamato di ossigeno nel modo in cui tentano di fare i critici della NDE.
Uno di quei fattori importanti che lo scettico ignora, sono i resoconti delle molte persone che sperimentano una NDE, che si ritrovano a fluttuare attraverso quelli che percepiamo come muri di cemento, dove poi sono in grado sia di vedere che di sentire ciò che accade in questo realtà fisica da un luogo remoto che è molto lontano dal loro cadavere senza vita.
A differenza della persona che si ritrova semplicemente a fluttuare sopra il proprio corpo, queste persone osservano e sono testimoni di eventi che si svolgono in altre stanze, e talvolta a grandi distanze dal loro corpo fisico ESANIME.

 Esistono casi documentati in cui, durante una NDE, la persona è in grado di riferire conversazioni tra persone che non sapevano fossero presenti al di fuori del luogo in cui il loro corpo veniva rianimato. Conversazioni avvenute in altre stanze molto lontane dal corpo bisognoso di rianimazione. Se una persona morta in un incidente o durante un'operazione è in grado di descrivere con precisione non solo le persone presenti, ma anche le loro conversazioni e gli eventi accaduti in un luogo lontano e non nella stessa stanza ove giace il loro corpo senza vita,  ciò che questa persona ha vissuto mentre era morta non può essere rappresentato razionalmente come un cervello morente affamato di ossigeno. Tuttavia, non solo gli pseudo-intellettuali che ignorano i fatti per promuovere la loro ideologia non riescono nemmeno a riconoscere i numerosi resoconti in cui un individuo morente si è trovato a fluttuare attraverso quelli che percepiamo come muri di cemento per ripetere accuratamente gli eventi in un luogo lontano o sala d'attesa - ma ci sono stati casi in cui una persona che ha avuto una NDE si è trovata attratta in un luogo remoto a molte miglia da dove si trovavano  ed è stata in grado di ripetere e trasmettere ad altri le persone e gli eventi accaduti in questa remota posizione e, poiché non possono spiegare i fatti che la loro ideologia filosofica impedisce loro di riconoscere, il loro ragionamento è fraudolento e il loro intellettualismo è falso.

Una mente razionale concluderebbe che se ci fosse del vero nella teoria degli scettici secondo cui una NDE è il risultato delle illusioni di un cervello morente affamato di ossigeno, allora le persone non sarebbero affatto in grado di riferire conversazioni ed eventi accaduti a distanza dal loro corpo. Ma, alla maniera di un tipico Vero Credente, nessuna quantità di prove o fatti potrebbe indurre questi scettici a esaminare le loro opinioni dal punto di vista delle prove crescenti che dimostrano che sono in errore. Perché? Riconoscere semplicemente questo punto avrebbe l'effetto di costringere lo scettico a riesaminare l'intera struttura del proprio pensiero e delle proprie convinzioni. In effetti, tutto il loro castello di carte darwinista crollerebbe davanti a loro.
Il fatto che il nostro sistema educativo permetta a questi pseudo-esperti di promuovere le loro opinioni facilmente confutabili senza essere contestati, rappresenta un crimine virtuale perpetrato contro giovani menti innocenti poichè le scuole governative costringono i bambini a essere programmati in un modello di pensiero che è facilmente dimostrabile essere un falso.

Oltre a testimoniare eventi e conversazioni accaduti in un luogo remoto dal corpo morente, ci sono stati numerosi resoconti in cui è stato fatto un incontro con un parente che la persona che ha vissuto la NDE non conosceva in quella vita.
Cito uno di questi resoconti documentati in Psychology Today: ho appena letto il libro di Eben Alexander, recentemente pubblicato, 
(Proof of Heaven: A Neurosurgeon's Journey Into The Afterlife, Milioni di farfalle nell'edizione italiana).
 Il dottor Alexander racconta una vivida storia di quasi morte da meningite, durante la quale ha vissuto un'esperienza di pre-morte
 in piena regola in cui ha visitato un regno divino pieno di amore e conoscenza.
Non ho dubbi che Alexander creda sinceramente di aver avuto l'esperienza; un neurochirurgo che ha lavorato alla Harvard Medical School non sarà un ciarlatano. Offre ciò che è, all'interno della storia, evidentemente,quindi è successo davvero:
ha incontrato una donna che ha poi scoperto essere sua sorella naturale, ora deceduta.

In un resoconto condotto su ABC News, il Dr. Alexander presenta le sue esperienze:
Nel profondo del coma, nel suo cervello  così gravemente 
infetto funzionavano solo le parti più primitive,
Alexander ha affermato di aver vissuto qualcosa di straordinario: un viaggio in Paradiso.
"In tutti i sensi, della parola, questo è ciò che la mia esperienza mi ha mostrato", ha detto Alexander.
"I miei primi ricordi di quando ero nel profondo coma: non avevo una lingua, tutti i miei ricordi terreni erano spariti", ha detto.
 "Non avevo alcuna consapevolezza del corpo. Ero solo un granello di consapevolezza in una specie di ambiente oscuro e buio,
nelle radici o nei vasi o qualcosa del genere. E mi sembrava di essere lì da molto tempo - direi anni.
"Sono stato salvato da questa bellissima luce bianca rotante che aveva una melodia, una melodia incredibilmente bella che si apriva in una valle luminosa",
 ha aggiunto, "una valle estremamente verdeggiante con fiori che sbocciano e un incredibile,
ricco, mondo ultra-reale di complessità indescrivibile."

Alexander ha detto che c'era una giovane donna che si è librata attraverso il tempo e lo spazio con lui su un'ala di farfalla e gli ha dato un messaggio da riportare dal Cielo. "Mi ha guardato, ma senza parole, però i concetti mi sono venuti subito in mente: sei amato; sei amato; non c'è niente che devi temere; non c'è niente che tu possa fare di sbagliato ", mi ha detto.
Dio era lì come una vasta presenza d'amore, ha detto Alexander, e lui ha visto Dio attraverso un globo di luce brillante.
"Era tutta l'eternità e tutta l'esistenza cosciente. Ma era questa brillante sfera di luce che era necessaria quasi quanto un traduttore per portare quel messaggio dal divino e dall'incredibile."
Dopo essersi ripreso, ad Alexander fu mostrata una foto dalla sua famiglia biologica di una sorella che non aveva mai incontrato o visto prima. Riconobbe la sorella come la giovane donna del Cielo.
 "Ho guardato quella foto sul mio comò che avevo appena ricevuto e ho capito chi era il mio angelo custode sull'ala di farfalla.
È l'esperienza più profonda che abbia mai avuto in questa vita."
Naturalmente, molti chiamerebbero l'esperienza di Alexander un'allucinazione, ma non lui.
"So che questa non è un'allucinazione, non è un sogno, non quella che noi chiamiamo una confabulazione.
So che si è verificato davvero e si è verificato al di fuori del mio cervello."


Forse ancora più significativo è il resoconto della NDE contenuto nel libro Near-Death Experiences:
The Rest of the Story di P.M.H. Atwater pag. 37dove è così documentato un caso infantile:
"Jimmy John, di quattro anni, è annegato nella piscina del cortile dei suoi genitori. Era figlio unico. La mamma aveva poco meno di trent'anni, il papà sulla trentina. Sono arrivate le squadre di emergenza. Quindici minuti dopo il il ragazzo respirò di nuovo.
 
La mamma fu sopraffatta dal sollievo finché Jimmy John sbottò perché tutti lo sentissero:
 "Ho incontrato il mio fratellino. È laggiù, dov'ero io, e mi ha raccontato tutto della mamma che se lo faceva tirare fuori dalla pancia quando aveva tredici anni dalla migliore delle amiche che poi ha avuto un esaurimento nervoso e suo marito l'ha lasciata".

In un'altra sezione del libro precedente rispetto ai racconti di bambini (da pp. 55-56) si conclude:
 
Oltre la metà dei bambini esaminati nella mia ricerca potrebbero ricordare la loro nascita.
Quando possibile ho controllato quelle storie con genitori, per lo più madri; non ho mai trovato un errore. Un terzo aveva memoria pre-parto, la maggior parte di quelli che iniziano a circa sei o sette mesi in utero. Dal punto di vista medico, è stato dimostrato che il feto a ventisei settimane di gestazione sperimenta molte sensazioni, incluso il dolore.
Questa scoperta medica della consapevolezza fetale si applica direttamente alla maggior parte dei bambini nella mia ricerca che hanno riportato gli inizi della loro memoria come anima residente in forma umana mentre erano ancora all'interno dell'utero, anche del loro concepimento, e di partecipare attivamente come spiriti alla scelta del proprio DNA.
La maggior parte di coloro che hanno parlato di ricordare il loro concepimento hanno anche affermato di essere entrati ed usciti dal grembo materno fino a quando finalmente si sono "sistemati" quando la formazione fetale era più completa (intorno al settimo o ottavo mese). È spaventoso ciò che alcuni bambini ricordano dalle loro esperienze pre-parto nel grembo materno.
Cose come accesi dibattiti e discussioni, condizioni in casa, persino come si sentiva la madre riguardo alla propria vita e ai suoi pensieri! Le questioni emotivamente cariche vengono ricordate prontamente, soprattutto se il benessere del bambino è stato minacciato (come la possibilità di un aborto o a causa di un incidente o di un'aggressione alla madre).
E un gemello scomparso - quell'"extra" che non è mai nato o morto o è stato riassorbito dalla madre perché danneggiato o malformato - quell'essere- può tornare in uno scenario di pre-morte. A volte, colui che è stato abortito riappare".

fonte: www.ampupage.eu/studio24.htm#5

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7/31/2023 11:50 AM
 
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Esperienze di pre-morte prove della loro realtà
Jeffrey lungo , MD
Informazioni sull'autore Informazioni sul copyright e sulla licenza Esclusione di responsabilità
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introduzione
Le esperienze di pre-morte (NDE) sono riportate da circa il 17% di coloro che stanno per morire. 1 Le NDE sono state segnalate da bambini, adulti, scienziati, medici, sacerdoti, ministri, religiosi e atei e da paesi di tutto il mondo.

Sebbene non ci siano due NDE uguali, ci sono caratteristiche che si osservano comunemente nelle NDE. Queste caratteristiche includono la percezione di vedere e udire al di fuori del corpo fisico, passare dentro o attraverso un tunnel, incontrare una luce mistica, emozioni intense e generalmente positive, rivedere parte o tutte le loro precedenti esperienze di vita, incontrare persone care defunte, e una scelta per tornare alla loro vita terrena. 2

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Metodi
Non esiste una definizione uniformemente accettata di esperienza di pre-morte. Definizioni di NDE con una certa variabilità sono state utilizzate negli oltre 35 anni in cui la NDE è stata oggetto di indagine accademica. Per le mie indagini retrospettive, una NDE doveva avere sia una componente di pre-morte che di esperienza.

Gli individui erano considerati "pre-morte" se erano così compromessi fisicamente che se le loro condizioni non fossero migliorate ci si aspettava che morissero irreversibilmente. Gli sperimentatori di pre-morte (NDEr) inclusi nelle mie indagini erano generalmente incoscienti e potrebbero aver richiesto la rianimazione cardiopolmonare. La componente "esperienza" di una NDE doveva verificarsi quando erano vicini alla morte. Inoltre, l'esperienza doveva essere ragionevolmente lucida, il che escludeva ricordi frammentari o brevi e disorganizzati. Affinché un'esperienza sia classificata come NDE, deve esserci un punteggio di sette o superiore sulla scala NDE. 3 La scala NDE pone 16 domande sul contenuto della NDE ed è la scala più convalidata per aiutare a distinguere le NDE da altri tipi di esperienze.

Nel 1998, è stato istituito un sito web chiamato Near Death Experience Research Foundation (NDERF, nderf.org) per condurre ricerche sulle NDE e per essere un servizio pubblico. È politica NDERF che tutti gli account NDE condivisi con NDERF siano pubblicati sul sito Web se gli NDErs danno il permesso di farlo. Quasi tutti i ritornati permettono che le loro esperienze vengano pubblicate sul sito web di NDERF. Parti del sito Web NDERF, incluso il questionario NDE, sono state pubblicate in oltre 20 lingue diverse. Il sito Web NDERF è stato costantemente in cima o vicino alla parte superiore dei siti Web elencati da una ricerca su Google per il termine "esperienze di pre-morte". Questa importanza del sito Web NDERF ha fornito un'opportunità unica per condurre uno studio su larga scala delle NDE, comprese le NDE di tutto il mondo. Al momento attuale ci sono oltre 3.700 NDE pubblicate sul sito web di NDERF,

Il sito Web NDERF ha un modulo che consente agli sperimentatori di pre-morte di condividere una narrazione dettagliata delle loro esperienze e include un questionario dettagliato. Ampi studi precedenti hanno rilevato che un sondaggio su Internet ha una validità equivalente al tradizionale sondaggio con carta e matita. 4 Tutte le esperienze condivise con il sito Web NDERF vengono riviste. Sono state studiate le NDE condivise in sequenza dal sito Web NDERF. Le NDE incluse per lo studio erano resoconti NDE singoli, condivisi in inglese, e sono stati condivisi dall'individuo che ha avuto personalmente la NDE. Un'indagine sulle NDE condivise con NDERF ha portato a nove linee di prova che suggeriscono la realtà delle NDE.

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Risultati che suggeriscono la realtà delle esperienze di pre-morte
Linea di prova n. 1
Esperienze lucide e organizzate durante l'incoscienza, il coma o la morte clinicaLe esperienze di pre-morte si verificano in un momento in cui la persona è così fisicamente compromessa da essere tipicamente incosciente, in coma o clinicamente morta. Considerando le NDE sia dal punto di vista medico che logico, non dovrebbe essere possibile per le persone incoscienti riferire spesso esperienze altamente lucide che sono chiare e logicamente strutturate. La maggior parte dei ritornati riporta una coscienza sopranormale al momento della loro pre-morte.
Il sondaggio NDERF ha chiesto: "In che modo il tuo più alto livello di coscienza e prontezza durante l'esperienza è paragonabile alla tua normale coscienza e prontezza quotidiana?" Dei 1.122 ritornati intervistati, 835 (74,4%) hanno dichiarato di avere "più coscienza e vigilanza del normale"; 229 (20,4%) hanno sperimentato "coscienza e vigilanza normali"; e solo 58 (5,2%) avevano "Meno coscienza e vigilanza del normale".

Il sondaggio NDERF chiede anche: "Se il tuo più alto livello di coscienza e prontezza durante l'esperienza era diverso dalla tua normale coscienza e prontezza quotidiana, per favore spiega". In risposta a questa domanda, i ritornati hanno comunemente riferito che la coscienza durante le loro esperienze era "chiara", "più consapevole" e spesso associata a una maggiore consapevolezza.

Le esperienze di pre-morte si verificano spesso in associazione con l'arresto cardiaco. 5 Studi precedenti hanno rilevato che 10-20 secondi dopo l'arresto cardiaco, le misurazioni dell'elettroencefalogramma generalmente non rilevano alcuna attività elettrica corticale cerebrale misurabile significativa. 6 Un'esperienza prolungata, dettagliata e lucida dopo l'arresto cardiaco non dovrebbe essere possibile, eppure questo è riportato in molte NDE. Ciò è particolarmente notevole dato il periodo prolungato di amnesia che tipicamente precede e segue il recupero dall'arresto cardiaco. 7

Linea di prova n. 2
Vedere gli eventi in corso da un luogo diverso dal corpo fisico mentre si è incoscienti (esperienza fuori dal corpo)Una caratteristica comune delle esperienze di pre-morte è un'esperienza fuori dal corpo. Un'esperienza fuori dal corpo (OBE) è l'apparente separazione della coscienza dal corpo. Circa il 45% delle esperienze di pre-morte riferisce di esperienze extracorporee che li coinvolgono nel vedere e spesso ascoltare eventi terreni in corso da una prospettiva che è separata, e di solito al di sopra, dei loro corpi fisici. Dopo l'arresto cardiaco, i ritornati possono vedere, e in seguito descrivere accuratamente, la propria rianimazione.
Il primo studio prospettico sull'accuratezza delle osservazioni fuori dal corpo durante le esperienze di pre-morte è stato del Dr. Michael Sabom. 8 Questo studio ha esaminato un gruppo di pazienti che hanno avuto arresti cardiaci con NDE che includevano OBE e li ha confrontati con un gruppo di controllo di pazienti che hanno avuto crisi cardiache ma non hanno avuto NDE. Ad entrambi i gruppi di pazienti è stato chiesto di descrivere la propria rianimazione nel miglior modo possibile. Sabom ha scoperto che il gruppo di pazienti NDE era molto più preciso del gruppo di controllo nel descrivere le proprie rianimazioni.

"Un uomo dovrebbe cercare ciò che è, e non ciò che pensa dovrebbe essere."

-Alberto Einstein
Un altro studio prospettico sulle osservazioni fuori dal corpo durante le esperienze di pre-morte con una metodologia simile allo studio di Sabom è stato pubblicato dalla dott.ssa Penny Sartori. 9 Questo studio ha anche rilevato che i soggetti che hanno avuto esperienze di pre-morte erano spesso straordinariamente accurati nel descrivere i dettagli delle proprie rianimazioni. Il gruppo di controllo che non ha avuto esperienze di pre-morte era altamente impreciso e spesso poteva solo indovinare cosa fosse successo durante le loro rianimazioni.

Due ampi studi retrospettivi hanno studiato l'accuratezza delle osservazioni extracorporee durante le esperienze di pre-morte. Il primo era della dottoressa Janice Holden. 10 Il Dr. Holden ha passato in rassegna le NDE con OBE in tutti gli articoli e libri accademici precedentemente pubblicati e ha trovato 89 case report. Dei casi clinici esaminati, il 92% è stato considerato completamente accurato senza alcuna imprecisione quando le osservazioni OBE sono state successivamente esaminate.

Recentemente è stata pubblicata un'altra ampia indagine retrospettiva sulle esperienze di pre-morte che includeva osservazioni fuori dal corpo. 11Questo studio è stato una revisione di 617 NDE che sono state condivise in sequenza sul sito Web NDERF. Di queste NDE, c'erano 287 NDE che avevano OBE con informazioni sufficienti per consentire la determinazione obiettiva della realtà delle loro descrizioni delle loro osservazioni durante le OBE. La revisione delle 287 OBE ha rilevato che 280 (97,6%) delle descrizioni OBE erano del tutto realistiche e prive di qualsiasi contenuto che sembrasse irreale. In questo gruppo di 287 ritornati con OBE, 65 (23%) hanno indagato personalmente sull'accuratezza delle proprie osservazioni OBE dopo essersi ripresi dall'evento mortale. Sulla base di queste indagini successive, nessuno di questi 65 OBE ha riscontrato alcuna inesattezza nelle proprie osservazioni OBE.

L'alta percentuale di accurate osservazioni fuori dal corpo durante le esperienze di pre-morte non sembra spiegabile con nessuna possibile funzione fisica del cervello così come è attualmente nota. Ciò è confermato dalle OBE durante le NDE che descrivono osservazioni accurate mentre erano clinicamente verificabili in coma. 12 Ulteriore conferma viene dalle numerose NDE che sono state riportate con accurate osservazioni OBE di eventi che si verificano lontano dal loro corpo fisico e al di là di ogni possibile consapevolezza sensoriale fisica. 13 Inoltre, sono stati segnalati resoconti di NDE con OBE che hanno osservato accuratamente eventi che erano completamente inaspettati dagli NDEr. 14Ciò argomenta ulteriormente contro le NDE come risultato di ricordi illusori originati da ciò che gli NDE avrebbero potuto aspettarsi durante uno scontro ravvicinato con la morte.

Linea di prova n. 3
Esperienze di pre-morte con visione nella visione cieca e supernormaleCi sono state alcune segnalazioni di casi di esperienze di pre-morte nei ciechi. Il più grande studio su questo è stato del Dr. Kenneth Ring. 15 Questa indagine ha incluso 31 persone cieche o sostanzialmente ipovedenti che hanno avuto NDE o esperienze extracorporee. Delle 31 persone nello studio, 10 non stavano affrontando eventi potenzialmente letali al momento delle loro esperienze, e quindi le loro esperienze non erano NDE. C'erano 14 individui che erano ciechi dalla nascita in questo studio e nove di loro hanno descritto la visione durante le loro esperienze. Questa indagine ha presentato casi clinici di persone nate totalmente cieche descritte in NDE che erano altamente visive con contenuti coerenti con le tipiche NDE.
Il sito Web NDERF ha ricevuto ulteriori segnalazioni di casi di esperienze di pre-morte tra coloro che sono legalmente ciechi. Ad esempio, la seguente NDE è accaduta a Marta, una bambina cieca di cinque anni che è entrata in un lago:

Ho respirato lentamente nell'acqua e ho perso i sensi. Una bella signora vestita di luce bianca brillante mi ha tirato fuori. La signora mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto cosa volevo. Non riuscivo a pensare a niente finché non mi è venuto in mente di fare il giro del lago. Mentre lo facevo, ho visto dettagli che non avrei visto nella vita "reale". Potrei andare ovunque, anche in cima agli alberi, semplicemente con la mia intenzione di andarci. Ero legalmente cieco. Per la prima volta ho potuto vedere foglie sugli alberi, piume di uccelli, occhi di uccelli, dettagli sui pali del telefono e cosa c'era nei cortili delle persone. Stavo vedendo molto meglio della visione 20/20. 16

Una domanda del sondaggio NDERF ha chiesto a 1.122 persone che hanno sperimentato la pre-morte: "La tua visione differiva in qualche modo dalla tua normale visione quotidiana (in qualsiasi aspetto, come chiarezza, campo visivo, colori, luminosità, percezione della profondità grado di solidità/trasparenza di oggetti, ecc.)? In risposta, 722 (64,3%) hanno risposto "Sì", 182 (16,2%) hanno detto "Incerto" e 218 (19,4%) hanno risposto "No". Una revisione delle risposte narrative a questa domanda ha rivelato che la visione durante le NDE era spesso apparentemente soprannaturale. Ecco alcuni esempi illustrativi di NDE:

"I colori erano al di là di qualsiasi cosa avessi mai visto."

"Tutto sembrava molto più colorato e luminoso del normale."

La mia vista è stata notevolmente migliorata. Sono stato in grado di vedere le cose il più vicino o il più lontano possibile. Non c'era alcuno sforzo, era quasi come lo zoom automatico di una fotocamera.

"Avevo una visione a 360 gradi, potevo vedere sopra, sotto, alla mia destra, alla mia sinistra, dietro, potevo vedere ovunque allo stesso tempo!"

La visione in soggetti pre-morte che sono ciechi, anche totalmente ciechi dalla nascita, è stata descritta in molti casi clinici. Questo, insieme alla scoperta che la visione nelle NDE è solitamente diversa dalla normale visione quotidiana e spesso descritta come supernormale, suggerisce inoltre che le NDE non possono essere spiegate dalla nostra attuale comprensione della funzione cerebrale. Questa è anche un'ulteriore prova che le NDE non sono un prodotto di ciò che le NDE si sarebbero aspettate che si verificassero durante un evento potenzialmente letale.

Linea di prova n. 4
Esperienze di pre-morte che si verificano durante l'anestesia generaleIn un'adeguata anestesia generale non dovrebbe essere possibile avere una memoria organizzata lucida. Precedenti studi che utilizzano l'EEG e l'imaging funzionale del cervello di pazienti in anestesia generale forniscono prove sostanziali che il cervello anestetizzato non dovrebbe essere in grado di produrre ricordi lucidi. 17 , 18 Come discusso in precedenza, dopo l'arresto cardiaco l'EEG diventa piatto in 10-20 secondi e di solito c'è amnesia prima e dopo l'arresto. Il verificarsi di un arresto cardiaco durante l'anestesia generale è una combinazione di circostanze in cui non dovrebbe essere possibile alcun ricordo di quel momento. Ecco un esempio illustrativo di una NDE che si è verificata in anestesia generale durante un intervento chirurgico per la sostituzione di una valvola cardiaca:
Durante il mio intervento mi sono sentito sollevare dal mio corpo e andare sopra il tavolo operatorio. Il dottore mi disse in seguito che avevano tenuto il mio cuore aperto e fermo per molto tempo, e che avevano avuto una grande difficoltà a far ripartire il mio cuore. Deve essere stato quando ho lasciato il mio corpo perché potevo vedere i dottori che cercavano nervosamente di far funzionare il mio cuore. Era strano essere così distaccato dal mio corpo fisico. Ero curioso di sapere cosa stavano facendo ma non preoccupato. Poi, mentre mi allontanavo, vidi mio padre a capotavola. Mi ha guardato, il che mi ha sorpreso perché era morto ormai da quasi un anno. 19

Ho esaminato 613 esperienze di pre-morte condivise con NDERF e ho trovato 23 NDE che sembravano essersi verificate durante l'anestesia generale. L'arresto cardiaco è stato l'evento mortale più comune descritto in associazione con il verificarsi di queste NDE. Ho confrontato le risposte di questi 23 NDE con le 590 NDE senza anestesia esaminando come entrambi i gruppi hanno risposto a 33 domande del sondaggio che chiedevano informazioni sul contenuto delle NDE. Per questo confronto è stata utilizzata la statistica chi-quadrato. A causa dell'elevato numero di domande poste, la significatività statistica è stata fissata a p=0,01. L'unica differenza statisticamente significativa tra i due gruppi era che le NDE da anestesia avevano maggiori probabilità di descrivere tunnel nelle loro esperienze.

Una domanda del sondaggio NDERF chiedeva: "In che modo il tuo più alto livello di coscienza e prontezza durante l'esperienza è paragonabile alla tua normale coscienza e prontezza quotidiana?" Per le NDE che si sono verificate in anestesia generale, 19 (83%) degli intervistati hanno risposto, "Più coscienza e vigilanza del normale", a questa domanda, rispetto a 437 (74%) per tutte le altre NDE. Le risposte a questa domanda da parte dei due gruppi non erano statisticamente significativamente differenti. Ciò suggerisce, notevolmente, che il livello di coscienza e vigilanza nelle NDE non è modificato dall'anestesia generale.

Altri ricercatori sull'esperienza di pre-morte hanno riferito di NDE verificatesi durante l'anestesia generale. Il dottor Bruce Greyson, uno dei principali ricercatori di NDE presso l'Università della Virginia, afferma:

" Nella nostra raccolta di NDE, 127 casi di NDE su 578 (22%) si sono verificati in anestesia generale e includevano caratteristiche come le OBE che coinvolgevano gli sperimentatori che osservavano il personale medico che lavorava sui loro corpi, una luce insolitamente brillante o vivida, l'incontro con i defunti persone, e pensieri, ricordi e sensazioni più nitide del solito . 20

Le NDE dovute ad arresto cardiaco durante l'anestesia generale si verificano e sono inspiegabili dal punto di vista medico.

Linea di prova n. 5
Esperienze di pre-morte e revisioni della vitaAlcune esperienze di pre-morte includono una revisione di parte o di tutte le loro vite precedenti. Questo elemento NDE è chiamato revisione della vita. I ritornati in genere descrivono la loro revisione della vita da una prospettiva in terza persona. La revisione della vita può includere la consapevolezza di ciò che gli altri sentivano e pensavano in un momento precedente della loro vita quando interagivano con loro. Questa consapevolezza precedentemente sconosciuta di ciò che le altre persone provavano o pensavano quando interagivano con loro è spesso sorprendente e inaspettata per i ritornati. Ecco un esempio di revisione della vita:
Sono andato in un posto buio senza niente intorno a me, ma non avevo paura. Era davvero tranquillo lì. Allora ho cominciato a vedere tutta la mia vita svolgersi davanti a me come un film proiettato su uno schermo, dall'infanzia all'età adulta. Era così reale! Stavo guardando me stesso, ma meglio di un film in 3D perché ero anche in grado di percepire i sentimenti delle persone con cui avevo interagito nel corso degli anni. Potevo sentire le emozioni belle e brutte che gli ho fatto provare. 21

Nella mia revisione di 617 esperienze di pre-morte da NDERF, una revisione della vita si è verificata in 88 NDE (14%). Nessuna delle revisioni della vita in queste NDE sembrava avere un contenuto irrealistico come determinato dalla mia recensione o basata sui commenti degli NDEr sulle proprie revisioni della vita. Le revisioni della vita possono includere dettagli a lungo dimenticati della loro vita precedente che i ritornati in seguito confermano che sono realmente accaduti. Se le NDE fossero esperienze irreali, ci si aspetterebbe che ci sarebbero errori significativi nelle revisioni della vita e possibilmente caratteristiche allucinatorie. La costante accuratezza delle revisioni della vita, inclusa la consapevolezza di eventi a lungo dimenticati e la consapevolezza dei pensieri e dei sentimenti degli altri dalle interazioni passate, suggerisce ulteriormente la realtà delle NDE.

Linea di prova n. 6
Incontrare i propri cari defunti in esperienze di pre-morteLe esperienze di pre-morte possono descrivere incontri con persone che hanno conosciuto durante la loro vita terrena. Quello che segue è un esempio di incontro con una persona cara deceduta in una NDE. Anche questo esempio è degno di nota poiché il ritornato è nato totalmente sordo:
Mi sono avvicinato al confine. Nessuna spiegazione mi è stata necessaria per capire, all'età di dieci anni, che una volta attraversato [ndr] il confine, non sarei più potuto tornare indietro - punto. Ero più che entusiasta di attraversare. Avevo intenzione di attraversare, ma i miei antenati oltre un altro confine hanno attirato la mia attenzione. Stavano parlando telepaticamente, cosa che attirò la mia attenzione. Sono nato profondamente sordo e avevo tutti i membri della famiglia udenti, che conoscevano tutti la lingua dei segni! Potevo leggere o comunicare con una ventina di miei antenati e altri attraverso metodi telepatici. Mi ha sopraffatto. Non riuscivo a credere a quante persone potessi telepatizzare contemporaneamente. 22

Quando nelle NDE si incontrano persone conosciute da coloro che hanno avuto esperienze di pre-morte, la grande maggioranza sono persone che sono decedute. Uno studio della dottoressa Emily Kelly è stato un confronto di 74 NDE con descrizioni di incontri con persone decedute con 200 NDE che non descrivevano incontri con il defunto. 23 Questo studio ha rilevato che quando i ritornati incontravano esseri a loro noti dalle loro vite terrene nelle loro NDE, solo il 4% ha descritto di aver incontrato esseri che erano vivi al momento delle loro esperienze. Ho rivisto 84 NDE di NDERF che descrivevano incontri con individui che conoscevano nella loro vita terrena. 24 Ci sono state solo tre NDE (4%) in cui gli esseri incontrati erano vivi al momento delle NDE, coerentemente con i risultati dello studio Kelly.

Nei sogni o nelle allucinazioni, quando sono presenti persone familiari, è molto più probabile che siano vive e di recente memoria. 25 Ciò è in netto contrasto con le esperienze di pre-morte in cui le persone familiari incontrate sono quasi sempre decedute. Sono stati segnalati casi da ritornati di aver visto una persona che pensavano fosse viva, ma che in realtà era morta di recente. 25 , 26Questi casi illustrano che le NDE non possono essere spiegate dall'aspettativa dello sperimentatore di ciò che accadrebbe durante un evento potenzialmente letale. Un'ulteriore prova che le NDE non sono il risultato di un'aspettativa viene dal già citato studio di Kelly, dove in un terzo dei casi la persona deceduta incontrata aveva una relazione povera o lontana con il ritornato, o era qualcuno che era morto prima che il ritornato nascesse. 23

Linea di prova n. 7
Esperienze di pre-morte di bambini piccoliL'indagine sulle esperienze di pre-morte nei bambini molto piccoli è importante perché in tenera età è meno probabile che abbiano convinzioni religiose consolidate, comprensioni culturali sulla morte o persino una consapevolezza di cosa sia la morte. È molto improbabile che i bambini molto piccoli abbiano sentito parlare di esperienze di pre-morte o le capiscano. Ho studiato le NDE nei bambini di età pari o inferiore a cinque anni nello stesso gruppo di 613 NDE discussi in precedenza nella sezione sulle NDE in anestesia generale. Due NDE sono state escluse in quanto non hanno fornito la loro età nel sondaggio. I gruppi di studio comprendevano 26 NDE di età pari o inferiore a 5 anni (in media 3,6 anni) e 585 NDE di età pari o superiore a 6 anni al momento della loro NDE. Il sondaggio NDERF includeva 33 domande sul contenuto delle loro NDE.27 Non c'era alcuna differenza statisticamente significativa nelle risposte tra i due gruppi a nessuna delle 33 domande. Lo studio NDERF ha rilevato che il contenuto delle NDE nei bambini di età pari o inferiore a cinque anni sembrava essere lo stesso del contenuto delle NDE nei bambini più grandi e negli adulti. I risultati dello studio NDERF sono corroborati dall'indagine della dottoressa Cherie Sutherland che ha esaminato trent'anni di letteratura accademica riguardante le NDE dei bambini e ha concluso:
Spesso si è supposto che le NDE di bambini molto piccoli avessero un contenuto limitato al loro vocabolario. Tuttavia, è ormai chiaro che l'età dei bambini al momento della loro NDE non ne determina in alcun modo la complessità. Anche i bambini prelinguistici hanno in seguito riportato esperienze piuttosto complesse . L'età non sembra in alcun modo influenzare il contenuto della NDE. 28

I bambini molto piccoli hanno un contenuto di esperienza di pre-morte che è sorprendentemente simile a quello dei bambini più grandi e degli adulti. Questa è un'ulteriore prova che le NDE si verificano indipendentemente da credenze culturali preesistenti, formazione religiosa o consapevolezza dell'esistenza di NDE.

Linea di prova n. 8
Studio interculturale delle esperienze di pre-morteParti del sito web NDERF, incluso il questionario, sono state tradotte in 23 lingue diverse. Nel corso degli anni sono state condivise con NDERF oltre 500 esperienze di pre-morte in lingue diverse dall'inglese. Decine di volontari hanno tradotto in inglese le NDE non inglesi. Entrambe le versioni tradotte non in inglese e in inglese delle NDE sono pubblicate sul sito web di NDERF. Oltre 60.000 persone attualmente visitano il sito Web NDERF ogni mese. Molti visitatori del sito web sono bilingue e questo aiuta a garantire che le NDE siano tradotte accuratamente.
La mia indagine sulle NDE di tutto il mondo che sono state tradotte in inglese mostra che il loro contenuto è sorprendentemente simile. 29 Se le esperienze di pre-morte fossero notevolmente influenzate da credenze religiose e culturali preesistenti, ci si aspetterebbe che ci sarebbero differenze significative nel contenuto delle NDE da diverse culture in tutto il mondo. Tuttavia, nella mia rassegna di oltre 500 NDE di dozzine di paesi in tutto il mondo, ho trovato impressionanti somiglianze nel contenuto di queste NDE.

Ho indagato su 19 NDE non occidentali, in cui un "paese non occidentale" è stato definito come aree del mondo che sono prevalentemente non di origine ebraica o cristiana. 30 Queste 19 NDE non occidentali sono state confrontate con un gruppo di NDE condivise in inglese provenienti da paesi occidentali che parlavano prevalentemente inglese. Questa indagine ha concluso:

Tutti gli elementi dell'esperienza di pre-morte che compaiono nelle NDE occidentali sono presenti nelle NDE non occidentali. Ci sono molte NDE non occidentali con narrazioni che sono sorprendentemente simili alle narrazioni delle tipiche NDE occidentali. Come minimo, si può concludere che le NDE non occidentali sono molto più simili alle NDE occidentali che dissimili. 31

Sono state segnalate due recenti indagini su esperienze di pre-morte musulmane in paesi non occidentali. Un'indagine su 19 NDE musulmane iraniane ha concluso:

"I nostri risultati suggeriscono che le NDE musulmane potrebbero essere in realtà abbastanza comuni, come lo sono in Occidente, e potrebbero non essere particolarmente diverse nelle loro caratteristiche chiave dalle NDE occidentali e quindi non essere fortemente influenzate da variazioni culturali, comprese precedenti credenze religiose o spirituali". 32

Un altro studio su otto NDE musulmane ha rilevato:

"Sebbene lo standard di documentazione dei casi disponibili sia generalmente basso, questi resoconti indicano che la struttura e i contenuti delle NDE di molte comunità musulmane non occidentali sono in gran parte simili a quelli riportati nella letteratura sulle NDE occidentali". 33

La mancanza di differenze significative nel contenuto delle esperienze di pre-morte in tutto il mondo, comprese le NDE di paesi non occidentali, suggerisce che il contenuto delle NDE non è sostanzialmente modificato da influenze culturali preesistenti. Questa scoperta è coerente con la scoperta precedentemente discussa secondo cui i bambini di età pari o inferiore a cinque anni, che hanno ricevuto un'influenza culturale molto minore rispetto agli adulti durante la loro breve vita, hanno esperienze di pre-morte con contenuti che sono essenzialmente gli stessi dei bambini più grandi e degli adulti. È molto più probabile che altre forme comuni di coscienza alterata, come i sogni o le allucinazioni, siano significativamente influenzate da precedenti credenze culturali ed esperienze di vita.

Linea di prova n. 9
Esperienza di pre-morte dopo gli effettiA seguito di esperienze di pre-morte si osservano comunemente cambiamenti significativi nella vita dei ritornati. La versione più recente del sondaggio NDERF ha chiesto agli NDErs: "La mia esperienza ha portato direttamente a...:"
Le risposte di 278 ritornati alla domanda sono state:

Grandi cambiamenti nella mia vita 152 54,7%
Cambiamenti moderati nella mia vita 68 24,5%
Piccoli cambiamenti nella mia vita 28 10,1%
Nessun cambiamento nella mia vita 14 5,0%
Sconosciuto 16 5,8%
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I cambiamenti nelle convinzioni e nei valori che seguono le esperienze di pre-morte sono spesso chiamati postumi. Dato che un evento pericoloso per la vita senza una NDE potrebbe comportare cambiamenti nella vita, alcune delle migliori prove di postumi specifici della NDE sono arrivate dal più grande studio prospettico sulle NDE mai riportato. Questo studio, condotto da Pim van Lommel, MD, ha diviso i sopravvissuti all'arresto cardiaco in un gruppo che ha avuto NDE e un gruppo che non l'ha fatto. 12Gli effetti collaterali di entrambi i gruppi sono stati valutati due e otto anni dopo gli arresti cardiaci. Il gruppo di sopravvissuti all'arresto cardiaco con NDE era statisticamente più probabile che avesse una ridotta paura della morte, una maggiore fiducia nella vita dopo la morte, interesse per il significato della vita, accettazione degli altri ed era più amorevole ed empatico. Potrebbero volerci anni dopo le NDE prima che gli effetti postumi diventino pienamente manifesti. Gli effetti collaterali possono essere così sostanziali che i ritornati possono sembrare persone molto diverse dai loro cari e dalla loro famiglia. La costanza, l'intensità e la durata degli effetti postumi della NDE è coerente con le tipiche valutazioni personali dei ritornati secondo cui le loro esperienze sono state molto significative e significative. È degno di nota il fatto che le NDE si verifichino spesso durante solo pochi minuti di incoscienza,


Molteplici linee di evidenza portano alla conclusione che le esperienze di pre-morte sono inspiegabili dal punto di vista medico e non possono essere spiegate dalla funzione cerebrale fisica nota. Molte delle precedenti linee di evidenza sarebbero notevoli se fossero riportate da un gruppo di individui durante esperienze coscienti. Tuttavia, i ritornati sono generalmente incoscienti o clinicamente morti al momento delle loro esperienze e non dovrebbero avere ricordi organizzati lucidi del loro periodo di incoscienza.

È istruttivo considerare come gli stessi sperimentatori di pre-morte vedono la realtà delle loro esperienze. Un sondaggio NDERF su 1122 ritornati ha chiesto "Come vedi attualmente la realtà della tua esperienza?", e ha ricevuto le seguenti risposte:

L'esperienza è stata sicuramente reale 962 95,6%
L'esperienza era probabilmente reale 40 4,0%
L'esperienza probabilmente non era reale 3 0,3%
L'esperienza non era assolutamente reale 1 0,1%
Apri in una finestra separata
La grande maggioranza di oltre 1.000 persone che hanno sperimentato la pre-morte credevano che le loro esperienze fossero decisamente reali. I 1.122 ritornati intervistati includevano molti medici, scienziati, avvocati e infermieri. Questi risultati suggeriscono che, per la maggior parte di noi che non ha vissuto personalmente una NDE, dovremmo essere molto cauti nell'etichettare le NDE come "irreali". Dato che una percentuale così alta di ritornati considera le proprie esperienze come "decisamente reali", sarebbe ragionevole accettare la loro valutazione della realtà della loro esperienza personale a meno che non ci siano buone prove che le loro esperienze non erano reali.

Dopo oltre 35 anni di indagini accademiche sull'esperienza di pre-morte, la totalità di ciò che si osserva nelle NDE non è stata adeguatamente spiegata in base alla funzione fisica del cervello. Va oltre lo scopo di questo articolo passare in rassegna le numerose "spiegazioni" proposte dell'esperienza di pre-morte. Nel corso degli anni, sono state suggerite più di 20 diverse "spiegazioni" della NDE che coprono la gamma delle cause fisiologiche, psicologiche e culturali. Se una o più di queste "spiegazioni" fossero ampiamente accettate come plausibili, allora non ci sarebbe bisogno di così tante "spiegazioni" diverse della NDE. Tra coloro che credono che la funzione fisica del cervello debba spiegare tutto ciò che si sperimenta in tutte le NDE, non c'è alcun consenso su come la funzione fisica del cervello produca le NDE.


Conclusione
La combinazione delle precedenti nove linee di evidenza converge alla conclusione che le esperienze di pre-morte sono inspiegabili dal punto di vista medico. Una o più delle nove linee di prova sarebbero probabilmente ragionevolmente convincenti per molti, ma la combinazione di tutte le nove linee di prova presentate fornisce una prova evidente che le NDE sono, in una parola, reali.


Jeffrey Long, MD, è un radioterapista di Houma, in Louisiana, e un riconosciuto esperto mondiale di esperienze di pre-morte. Il Dr. Long ha fondato la Near Death Experience Research Foundation senza scopo di lucro e un forum sul sito Web ( www.nderf.org ) per consentire alle persone di condividere le loro NDE.

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7/31/2023 12:06 PM
 
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fonte del post precedente tradotto dall'inglese:
www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6172100/
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8/30/2023 6:54 PM
 
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Il progetto AWARE 2 è uno studio internazionale di ricerca clinica che ha lo scopo di indagare le esperienze di coscienza e consapevolezza durante l'arresto cardiaco. Lo studio è stato avviato nel 2021 dal professor Sam Parnia, direttore del Dipartimento di Medicina di Emergenza dell'Università di Southampton, Regno Unito.


Lo studio coinvolge 900-1500 pazienti che hanno subito un arresto cardiaco in 16 ospedali nel Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Olanda. I pazienti vengono monitorati per segni di coscienza durante l'arresto cardiaco e nei minuti successivi alla rianimazione.


I risultati dello studio sono in corso di analisi, ma i dati preliminari sono stati presentati al Congresso Europeo di Cardiologia nel 2023. I dati preliminari hanno mostrato che il 20-30% dei pazienti ha riportato esperienze di coscienza durante l'arresto cardiaco. Queste esperienze includevano la sensazione di lasciare il proprio corpo, vedere parenti o amici defunti e vedere un tunnel di luce. Altri hanno riferito che:

  • Senti un senso di pace e amore.
  • Sentire un senso di connessione con la natura o l'universo.
  • Avere visioni di luoghi o persone sconosciute.
  • Avere esperienze di premonizioni o sogni lucidi.

Queste esperienze sono spesso molto vivide e realistiche, e possono avere un impatto profondo sulla vita dei pazienti. Alcune persone pubblicate hanno trovato un nuovo senso di scopo o significato nella vita dopo aver avuto queste esperienze. Altre persone rilasciate hanno cambiato la loro visione della morte e della vita.

I risultati dello studio AWARE 2 sono significativi perché forniscono la prima evidenza scientifica che la coscienza può esistere anche quando il cuore smette di battere. I risultati dello studio potrebbero avere implicazioni importanti per la nostra comprensione della coscienza e della morte.

Ecco alcune delle ultime notizie sul progetto AWARE 2:

  • Nel gennaio 2023, il professore Parnia ha pubblicato un articolo sulla rivista Nature Medicine in cui ha presentato i dati preliminari dello studio.
  • Nel febbraio 2023, il professore Parnia è stato intervistato da BBC News per discutere dei risultati dello studio.
  • Nel marzo 2023, il professor Parnia è stato invitato a parlare al Congresso Europeo di Cardiologia.

    Ecco alcuni dei motivi per cui le esperienze di pre-morte registrate subito dopo l'evento hanno un peso maggiore:rispetto a quando vengono narrate a distanza di mesi o anni:

    • Le persone sono meno propense a ricordare oa inventare dettagli di un'esperienza se vengono intervistate subito dopo che è avvenuta.
    • Le esperienze registrate subito dopo l'evento sono più probabilità di essere accurate perché le persone sono ancora sotto shock e non hanno avuto il tempo di elaborare ciò che hanno vissuto.
    • I risultati dello studio AWARE 2 forniscono la prima evidenza scientifica che le esperienze di pre-morte possono essere reali e non solo il prodotto di ricordi o fantasie distorte.

Il progetto AWARE 2 è ancora in corso, ma i risultati preliminari sono già stati molto importanti. I risultati dello studio potrebbero avere un impatto significativo sulla nostra comprensione della coscienza e della morte.


[Edited by Credente 8/30/2023 6:59 PM]
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