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ESPERIENZE della VITA OLTRE LA VITA

Last Update: 8/11/2020 10:45 PM
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2/21/2019 6:46 PM
 
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Dott. Carlo Cipolla: La Vita Oltre la Vita

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2/21/2019 6:50 PM
 
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Morto in un incidente aereo ma tornato in vita, ha visto DIO.

[Edited by Credente. 2/21/2019 6:51 PM]
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2/21/2019 6:53 PM
 
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Morto durante un'operazione, ha incontrato Dio e....

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9/14/2019 11:17 AM
 
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Muore per 20 minuti, si sveglia all’improvviso e racconta di essere stato davanti a Gesù



 




Qualunque cosa sia avvenuta, i medici non sanno spiegarla


Zack Clements, di Brownwood (Texas, Stati Uniti), si è sentito male durante una lezione di ginnastica a scuola e ha avuto un arresto cardiaco sorprendente per tutti, visto che il 17enne era uno sportivo e aveva abitudini sane.

 


Il suo cuore si è fermato per venti minuti. Il ragazzo è stato portato d’urgenza in ospedale, dov’è rimasto per tre giorni in una specie di coma, dal quale si è poi svegliato all’improvviso come se nulla fosse accaduto.


Ma la cosa più sorprendente doveva ancora arrivare.




 






1

Quando si è svegliato, Zack ha riferito ai genitori, Billy e Theresa, quello che era successo nei venti minuti in cui era stato clinicamente morto.


Ha raccontato di aver visto un uomo con i capelli lunghi e la barba e di aver riconosciuto in lui le sembianze di Gesù. L’uomo gli avrebbe messo la mano sulla spalla dicendogli che sarebbe andato tutto bene.


Qualsiasi cosa sia accaduta a Zack, il fatto è che i 20 lunghi minuti di arresto cardiaco e l’improvviso recupero dei battiti del giovane hanno colpito i medici che lo hanno assistito, che non sanno spiegare cosa gli sia accaduto e soprattutto come possa essere sopravvissuto all’assenza di battito cardiaco.


Nella più scettica delle ipotesi, ciò che è evidente è che la vita ha molta più forza di quello che immaginiamo in genere – e merita di essere rispettata, preservata e curata con ogni sforzo, anche quando recuperarla sembra ormai impossibile.

fonte ALETEIA


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11/19/2019 9:52 PM
 
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Tre ore di morte apparente. Fra Daniele Natale:
sono stato in Purgatorio, ecco cosa ho visto

“Mi presentai dinanzi al trono di Dio.
Vedendo Dio, ma non come un Giudice severo,
bensì come Padre affettuoso e pieno di amore”

Compito per nulla facile quello di descrivere lo stato di tumulto in cui trovava la Clinica Regina Elena a Roma, quel giorno del 1952. Là era ricoverato Fra Daniele Natale, religioso cappuccino di trentatré anni, per la rimozione di un cancro alla milza. Il Dott. Riccardo Moretti si era dapprima rifiutato di eseguire la delicata operazione perché la malattia era molto avanzata, ma l’insistenza del paziente lo portò a fare un tentativo in extremis.

 

Purtroppo, i timori del medico furono confermati: Fra Daniele entrò in coma subito dopo l’intervento chirurgico e morì tre giorni dopo. Rilasciato il certificato di morte, parenti e conoscenti accorsero vicino al corpo senza vita del cappuccino a pregare per lui. Fin qui, niente di strano. Tutto successe all’interno della routine di qualsiasi ospedale. Il clamore iniziò, o meglio, esplose tre ore dopo che era stata dichiarata la morte del religioso. Improvvisamente, il cadavere si tirò via il lenzuolo che lo copriva, si alzò con determinazione e cominciò a parlare! Tutti corsero terrorizzati fuori dalla stanza, urlando per i corridoi. Un putiferio senza precedenti scoppiò in tutto l’ospedale. E non era cosa da poco!

“Due/tre ore di Purgatorio”

Lo stesso Fra Daniele narra, con la semplicità dei racconti evangelici, quello che accadde in quell’intervallo di tre ore. “Mi presentai dinanzi al trono di Dio. Vedendo Dio, ma non come un Giudice severo, bensì come Padre affettuoso e pieno di amore. Allora capii che il Signore aveva fatto tutto per amor mio, che si era preso cura di me dal primo all’ultimo istante della mia vita, amandomi come se io fossi l’unica creatura esistente su questa terra. “Mi resi anche conto però che, non solo non avevo ricambiato questo immenso amor divino, ma l’avevo del tutto trascurato. Fui condannato a due/tre ore di Purgatorio. Ma come?, mi chiesi, solo due/tre ore? E poi potrò rimanere per sempre vicino a Dio eterno Amore? Feci un salto di gioia e mi sentii come un figlio prediletto”.

Il giubilo di Fra Daniele, tuttavia, non durò a lungo. “La visione scomparve ed io mi ritrovai in Purgatorio. Le due tre ore di Purgatorio mi erano stata date soprattutto per aver mancato al voto di povertà. Erano dolori terribili che non sapeva da dove venissero, però si provavano intensamente. I sensi che più avevano offeso Dio in questo mondo provano maggio dolore. “Era una cosa da non credere perché laggiù nel Purgatorio, uno si sente come se avesse il corpo e conosce e riconosce gli altri come avviene nel mondo”.

“Dove sei? Perchè non ti vedo?”

Intanto, proseguiva Fra Daniele, “non erano passati che pochi momenti di quelle pene e già mi sembrava che fosse un’eternità. Quello che più fa soffrire nel Purgatorio non è tanto il fuoco, pur tanto intenso, ma quel sentirsi lontani da Dio, e quel che più addolora è di aver avuto tutti i mezzi a disposizione per la salvezza e di non aver saputo approfittare. Pensai allora di andare da un confratello del mio convento per chiedergli di pregare per me che ero nel purgatorio. Quel confratello rimase meravigliato perché sentiva la mia voce, ma non vedeva la mia persona, e chiese: Dove sei? Perché non ti vedo? Io insistevo e, vedendo che non avevo altro mezzo per raggiungerlo, cercai di toccarlo; ma le mie braccia si incrociavano senza toccarsi. Solo allora mi resi conto di essere senza corpo. Mi accontentai di insistere perché pregasse molto per me e me ne andai”.

 

L’apparizione della Madonna

La situazione in cui il cappuccino si trovava sembrava non corrispondere con il verdetto ricevuto durante il giudizio particolare. “Ma come? Dicevo a me stesso non dovevano essere solo due o tre ore di purgatorio? E sono trascorsi già trecento anni”.

“Ad un tratto – ricostruisce il frate – mi apparve la Beata Vergine Maria e la scongiurai, la implorai dicendole: O santissima Vergine Maria, madre di Dio, ottienimi dal Signore la grazia di tornare sulla terra per vivere ed agire solo per amore di Dio! Mi accorsi anche della presenza di Padre Pio e supplicai anche lui: Per i tuoi atroci dolori, per le tue benedette piaghe, Padre Pio mio, prega tu per me Iddio che mi liberi da queste fiamme e mi conceda di continuare il Purgatorio sulla terra. Poi non vidi più nulla, ma mi resi conto che il Padre parlava alla Madonna. Dopo pochi istanti mi apparve di nuovo la Beata Vergine Maria: era la Madonna delle Grazie. Ella chinò il capo e mi sorrise. In quel preciso momento ripresi possesso del mio corpo, aprii gli occhi e stesi le braccia. Poi, con un movimento brusco, mi liberai del lenzuolo che mi copriva. Ero stato accontentato, avevo ricevuto la grazia”.

Subbuglio in clinica

Tutto questo non era una fantasia. “Quelli che mi vegliavano e pregavano, spaventatissimi, si precipitarono fuori dalla sala per andare in cerca di infermieri e di dottori. In pochi minuti la clinica era in subbuglio. Credevano tutti che io fossi un fantasma. Il medico che certificò mia morte entrò con grande meraviglia di tutti i presenti. Con le lacrime agli occhi il dottore disse: Sì, adesso credo: credo in Dio, credo nella Chiesa...

Quattro decenni di apostolato e sofferenza.

Dopo questo episodio. Frate Daniele riprese la sua vita di apostolato, come un fedele discepolo di San Pio da Pietrelcina, che gli aveva fatto questa categorica promessa:” Dove andrai tu, là sarò anch’io”. Quello che dici tu, lo dico anch’io”. Visse altre quarantadue anni e sintetizzò in questa breve preghiera il suo ardente desiderio di salvare anime: “ Signore, dammi tutte le sofferenze che vuoi, ma un giorno fammi incontrare in Paradiso tutte le persone che ho avvicinato”. E quando qualcuno gli manifestava un qualsiasi dubbio riguardante il Purgatorio, egli avrebbe saputo esporre chiaramente la dottrina della Chiesa, ma soprattutto , avrebbe potuto aggiungere la sua testimonianza personale: “Ho visto il fuoco! Mi sentivo malissimo a bruciare tra le fiamme! Molto peggio del fuoco, ho subìto il tormento terribile di essere separato da Dio!”

Davanti ai castighi del Purgatorio, le sofferenze del Servo di Dio Fra Daniele Natale su questa terra sono diventate dolci e tollerabili.


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2/24/2020 10:22 PM
 
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Dopo la morte c’è l’aldilà? Rispondono i pazienti che hanno subito un arresto cardiaco





 


 


 






C’è “vita” dopo la morte? L’argomento è molto controverso, ma è di questi giorni però la pubblicazione di uno studio inglese, diffuso qualche tempo dal giornale inglese Daily Telegraph, che comproverebbe il mantenimento di un certo grado di coscienza da parte di persone in arresto cardiaco.

Si ferma il cuore, non la coscienza


Per quattro anni i ricercatori della Southampton University hanno esaminato i casi di 2.060 persone, tutte vittime di arresto cardiaco, in 15 ospedali sparsi tra la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Austria. Secondo i dati in possesso degli studiosi inglesi, circa il 40 per cento dei sopravvissuti ha descritto esperienze coscienti provate mentre il loro cuore aveva smesso di battere. In cifre, dei 330 scampati alla morte 140 hanno raccontato di essere rimasti parzialmente coscienti durante la rianimazione.


eutanasia
CC

L’esperienza “extra-corporea”


E’ emerso che circa il 40% dei sopravvissuti avevano “ricordi” di quella esperienza nei minuti in cui erano clinicamente morti. Un 57enne di Southampton ha detto di aver vissuto una sorta di esperienza extracorporea, e di aver assistito alle azioni dei medici che cercavano di rianimarlo.


«Sappiamo che il cervello non può funzionare quando il cuore smette di battere – ha detto Sam Parnia, ricercatore che ha guidato lo studio – Ma in questo caso la consapevolezza cosciente sembra essere rimasta attiva fino a tre minuti dopo che il cuore non funzionava più, anche se il cervello di solito “si spegne” dopo 20-30 secondi da quando il cuore si ferma».


Ricordi positivi e negativi


Sebbene molti dei sopravvissuti intervistati non ricordino dettagli specifici, ci sono comunque una serie di temi ricorrenti. Come ha evidenziato La Repubblica (7 ottobre 2014), che ha rilanciato lo studio, una persona su cinque afferma di aver provato un grande senso di serenità, mentre circa un terzo ha percepito una accelerazione o un rallentamento nello scorrere del tempo.


Altri reputano di aver visto una forte luce o un sole che splendeva. Mentre per alcuni le sensazioni erano negative, simili all’annegamento o all’essere trascinati sott’acqua. Secondo Parnia, potrebbero essere molti di più i casi di esperienze dopo la morte ma molti non le ricordano a causa dei danni al cervello o ai sedativi che sono stati somministrati.


Clinicamente morti








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6/1/2020 9:34 PM
 
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6/27/2020 7:13 PM
 
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8/11/2020 10:45 PM
 
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Fisica quantistica: L'universo fisico sarebbe solo una nostra percezione


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 Secondo il fisico-matematico Roger Penrose ed altri ricercatori, l'universo fisico in cui viviamo, sarebbe solo una nostra percezione, perché in realtà, la nostra esistenza sarebbe a tempo indeterminato, oltre.

Secondo i ricercatori dell'Istituto Max Planck di fisica di Monaco, e anche secondo il fisico-matematico Sir Roger Penrose, l'universo fisico che ci circonda, e che siamo abituati a percepire in un certo modo, in realtà sarebbe ben diverso, infinito, e al momento della nostra morte fisica, la nostra coscienza viaggerebbe verso universi paralleli.

"L'aldilà è una realtà infinta molto più grande, su cui questo mondo è radicato. In questo modo, le nostre vite in questo piano di esistenza sono racchiuse, circondate, già dall'aldilà...il corpo muore, ma il campo quantico spirituale continua. In questo modo, siamo immortali", avrebbe spiegato Penrose.

Roger Penrose, insieme al suo team, e a Stuart Hameroff, dell'Università dell'Arizona, avrebbero provato che i microtubuli a base di proteine, un componente strutturale delle cellule umane, contengono informazioni quantistiche, memorizzate a livello sub-atomico, e quindi, se una persona muore temporaneamente, questa informazione quantistica verrebbe rilasciata dai microtubuli nell'universo.

Quindi, secondo gli studiosi della fisica quantistica, la nostra energia non verrebbe assolutamente distrutta dalla morte fisica del corpo: "Se il paziente non viene rianimato e muore, è possibile che questa informazione quantistica possa esistere al di fuori del corpo, forse indefinitamente, come anima. Uno degli assiomi più sicuri della scienza, è che l'energia non muore mai, non può né essere creata né distrutta".


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