New Thread
Reply
 
Previous page | 1 2 | Next page
Facebook  

LEGGI E COSTANTI MATEMATICHE CHE REGOLANO L'UNIVERSO

Last Update: 11/18/2020 9:33 AM
Author
Print | Email Notification    
3/15/2013 11:14 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Il “pin” dell’Universo: una scelta razionale

 
di Umberto Fasol*
*preside e docente di scienze naturali in un liceo scientifico

 
 
 

Ci sono delle cose, nella vita, che si possono scegliere, altre no. La costante gravitazionale G (0,0000000000667), la costante alfa o di struttura fine, di Sommerfeld (1/137), la velocità della luce nel vuoto (c = 299.792.458 m/sec), la costante di Plank (662 preceduto da 33 zeri, dopo la virgola) sono valori molto precisi, che non si possono scegliere. O meglio, sono già stati scelti una volta per tutte. E non sono più modificabili. Sono “i numeri dell’Universo” (J.Barrow) o costanti universali.

Tutto quello che vediamo e che costituisce l’Universo, esiste nella forma che ha, proprio grazie alla combinazione di questi quattro numeri, ciascuno preso fino alla sua ultima cifra decimale. Da questi numerideriva la materia che esperimentiamo. E’ il codice PIN dell’Universo. Il film iniziato con il “big bang” ancora 13,7 miliardi di anni fa, è partito proprio perché “è stata digitata” questa unica e determinata sequenza di numeri.

Ci sono stati tentativi falliti? Nessuno può dirlo. Certo, con questi numeri è partito il più grande spettacolo del Mondo e sappiamo anche che con altri non sarebbe mai partito. O questi oppure… niente. Perché “sono stati scelti” questi numeri? Non lo sappiamo. Non esiste alcun algoritmo, né una teoria scientifica in grado di rendere ragione del loro valore. La stessa domanda si può rivolgere alla fisica, all’astronomia, alla chimica e alla biologia: “perché esistono le leggi scientifiche?” Perché esiste la forza di gravità, data dal prodotto delle masse, diviso il quadrato della loro distanza e moltiplicato per una costante piccolissima? O ancora perché esiste la forza elettrica?

In ambito biologico: perché esiste il codice genetico? Sappiamo infatti che non esiste alcun motivo per cui alla tripletta UUU debba corrispondere l’amminoacido fenilalanina: è una pura convenzione, come accade in ogni codice che si rispetti (E. Boncinelli). Perché esiste la meiosi, ovvero il processo di due divisioni cellulari che porta alla formazione esclusiva di cellule riproduttive nelle gonadi, dotate di corredo cromosomico dimezzato? Anche qui, non esiste alcun motivo materiale per cui i cromosomi degli spermatogoni debbano appaiarsi per poi separarsi in modo rigoroso, in funzione di una fecondazione di cui non hanno mai avuto esperienza né conoscenza. Cosa sanno gli spermatozoi dell’esistenza degli ovuli da fecondare?

Insomma… possiamo scegliere se tenere un cane oppure un gatto, possiamo scegliere dove abitare o quali vestiti indossare ma… non possiamo scegliere se vivere un giorno di più o di meno, o il metabolismo delle nostre cellule o l’aria che respiriamo, o ancora il cielo che vorremmo sopra di noi. Soprattutto, non possiamo scegliere un mondo diverso da questo.  Il tessuto dell’essere ci precede e ci segue: noi fluttiamo in esso.

Ora arrivo al punto della questione che per me appare più interessante e particolarmente intrigante. Ci si chiede: “queste costanti e queste leggi che danno sussistenza al Mondo e lo fanno esistere… rimandano ad un Creatore che le ha scelte tra infinite possibilità oppure la scienza arriverà un domani alla loro comprensione?” La risposta per conto mio non può che essere una sola: se le possibilità sono infinite e tra loro nessuna risulta privilegiata, significa che è avvenuta una vera e propria “estrazione” di numeri.

Nulla potrà mai giustificare una scelta se non un criterio di razionalità che, come diceva Wittgenstein, dev’essere esterno al sistema (“il senso del Mondo dev’essere fuori di esso”). Perfino la lavatrice e il forno a microonde hanno il programma “intelligente” tra le loro possibilità… l’Universo e la vita no? L’informazione potrà mai essere spiegata da qualcosa che non sia a sua volta informazione?

OFFLINE
4/12/2013 2:37 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Dalle coincidenze dell’universo
la confutazione del naturalismo

Nucleosintesi 
di Giorgio Masiero*
*fisico

 

Si sente dire spesso che l’immensità dell’Universo prova l’esistenza d’innumerevoli altre forme di vita nelle galassie, cui filosofeggiando si fa seguire come corollariol’irrilevanza cosmica dell’esistenza umana. È un fatto scientifico, invece, che una vita fondata sulla chimica del carbonio (com’è la nostra) o su qualsiasi altro supporto fisico, non potrebbe esistere in un mondo più piccolo. E che, nonostante tutte le risorse profuse in un secolo nelle rispettive ricerche, non abbiamo il minimo indizio di vita aliena, né la minima idea di come si sia originata quella nostrana.

È del 1929 la scoperta da parte di Edwin Hubble dell’espansione dell’Universo, rivelata dallo spostamento verso il rosso dello spettro luminoso delle galassie lontane. Da essa si poté desumere che la grandezza dell’Universo (una quindicina di miliardi di anni luce) è strettamente legata alla sua età (una quindicina di miliardi di anni). Dall’altro lato, a partire da un lavoro di Hans Bethe del 1939, la fisica nucleare sa che le stelle hanno un ciclo di vita durante il quale i nuclei d’idrogeno, di cui sono inizialmente composte, si fondono progressivamente ad assemblare tutti gli elementi della tavola di Mendeleev fino al ferro. Quest’attività della durata di 10 miliardi di anni circa si chiama nucleosintesi stellare. Anche gli atomi che compongono il nostro corpo, in particolare gli elementi ossigeno, carbonio, azoto e fosforo del DNA, furono sintetizzati nella fornace di un’antica stella, tra le prime nate dopo il Big Bang, in un lavorio durato 10 miliardi d’anni. Nell’esplosione finale, durante cui apparvero gli elementi chimici più pesanti, si staccò il frammento che è la nostra Terra e noi uomini siamo forme pensanti, organizzate sul fango di quella proto-stella ormai svanita.

Fra 5 miliardi di anni, quando avrà esaurito il suo combustibile nucleare, anche il nostro Sole uscirà dalla sequenza principale di produzione. Simile ad una cipolla dagli strati contenenti ordinatamente tutti gli isotopi dall’idrogeno al ferro 56, esso si dilaterà allora a “gigante rossa”, inghiottendo la Terra e i pianeti più interni. Gli oceani terrestri bolliranno a milioni di gradi e ogni forma di vita terrestre, ammesso che sia sopravvissuta fino ad allora, scomparirà nell’inferno di plasma. Qualche centinaio di milioni di anni dopo, la gigante rossa esploderà come una bolla di sapone in supernova, producendo gli isotopi più pesanti e disperdendo nello spazio il suo magazzino di prodotti chimici finiti, dall’idrogeno all’uranio.

Un Universo più piccolo di 10 di miliardi di anni luce non avrebbe l’età per aver ospitato il ciclo completo di una stella e pertanto non conterrebbe corpi celesti freddi con gli atomi necessari alla vita, ma solo fornaci nucleari in ebollizione e nubi sparse d’idrogeno e di elio. Facciamoci quattro conti in tasca:

  • Una decina di miliardi di anni per la nucleosintesi e l’esplosione in supernova della proto-stella;
  • mezzo miliardo di anni per il raffreddamento del frammento Terra, il suo aggancio ad un Sole nuovo di zecca e la precipitazione dell’abiogenesi dei primi batteri;
  • 3,5 miliardi di anni per la speciazione, culminata in Homo sapiens sapiens;
  • Totale: 14 miliardi di anni (e un Universo grande 14 miliardi di anni luce).

Aveva dunque ragione Gilbert K. Chesterton a dire che l’Universo non è affatto grande per noi, ma “è pressappoco il buco più piccolo in cui un uomo può ficcare la sua testa”. Solo chi non si rende conto della complessità fisica della materia-energia, della complessità chimica della vita nella complessità del suo habitat fisico, e del mistero dell’Io umano può credere il contrario…

Come avviene la sintesi degli elementi nelle stelle? Si è scoperto che questo è un processo accuratamente confezionato al momento del Big Bang da una serie di coincidenze nei valori di alcune costanti fisiche. Altrove ho spiegato che, come la nube degli elettroni intorno al nucleo atomico ha configurazioni energetiche discrete, anche il sistema dei protoni e dei neutroni nel nucleo (i nucleoni) si dispone su livelli quantizzati, a righe nitidamente osservabili. Quando i nucleoni passano da un livello energetico ad uno più basso viene emessa energia e, all’opposto, l’immissione dall’esterno di energia può favorire la transizione del nucleo ad un livello più alto. Questa chimica nucleare a livelli quantizzati è alla base della catena di reazioni che avvengono nelle stelle.

Naturalmente la prima reazione che accade al centro di una stella giovane, in seguito alla pressione della gravitazione, è la fusione d’idrogeno in elio, con un’emissione di energia che momentaneamente allenta la pressione. Però la riserva d’idrogeno sarebbe destinata a svanire velocemente se poi, alla contrazione gravitazionale con densità di decine di tonnellate per litro, non corrispondesse anche una salita della temperatura a un centinaio di milioni di gradi, che fa scattare una seconda reazione nucleare: la fusione di elio in carbonio. La fisarmonica di reazioni esotermiche decongestionanti, seguite da contrazioni, seguite da aumento di temperatura e nuove reazioni sintetizzatrici di nuovi elementi chimicie passanti sempre per la produzione del carbonio, scandisce lo schema della sintesi di elementi sempre più pesanti nelle caldere stellari. Tuttavia, perché la fusione di elio in carbonio (3 He4 → C12) avvenga, è necessaria la concomitanza di 3 coincidenze.

Prima coincidenza. La fusione diretta per collisione di 3 isotopi dell’elio è un evento troppo improbabile per dar luogo ad una significativa produzione di carbonio. Resta la strada indiretta che passa attraverso la produzione intermedia di berillio: prima 2 atomi di elio fondono in berillio (2 He4 → Be8), e poi la collisione di un atomo di elio con il berillio produce il carbonio: He4 + Be8→ C12. Perché ciò avvenga però, è necessario che l’isotopo di berillio abbia la durata di vita “giusta”, abbastanza lunga rispetto alla frequenza delle collisioni tra nuclei d’elio e alla loro durata (così da consentire anche la seconda reazione, che lo trasforma in carbonio), ma non troppo lunga da esser un elemento quasi stabile (e rendere la reazione violenta al punto da esaurire tutta la riserva d’idrogeno in berillio, senza produzione di altri elementi). Ebbene è risultato che il berillio ha una longevità di ~10-17 secondi, che è lunga rispetto ai tempi d’urto dei nuclei di elio (~10-21 s) ed ottimale per la produzione del carbonio e degli elementi successivi.

Seconda coincidenza. La longevità del berillio è una condizione necessaria, ma non sufficiente alla produzione di carbonio. Perché la fusione nucleare avvenga effettivamente, occorre che la somma dei livelli energetici dei nuclei di elio e berillio reagenti (7,37 MeV) sia leggermente inferiore al livello energetico del carbonio prodotto: solo così la reazione entra in “risonanza” e, con un piccolo ammontare di energia extra fornita dal calore di caldera, precipita. Ebbene, si è trovato che il livello quantico dell’isotopo 12 del carbonio è 7,66 MeV, appena superiore a quello dei reagenti! Se esso fosse inferiore, la reazione non potrebbe accadere; se la sua superiorità fosse più marcata, la reazione sarebbe rara. Con questi valori, essa accade e produce abbondante carbonio.

Terza coincidenza. La storia spericolata del carbonio non finisce qui. Sul neonato ora incombe la minaccia di una repentina eliminazione, con la sua trasformazione in ossigeno: He4 + C12 → O16. L’evento (catastrofico per l’apparizione di futuri osservatori) può essere controllato solo se il livello quantico dell’isotopo 16 dell’ossigeno è leggermente inferiore alla somma dei livelli dei reagenti (7,16 MeV). Ciò che, come il lettore ormai ha desunto dal fatto di essere vivo, risulta puntualmente: 7,12 MeV è infatti il livello energetico dell’ossigeno, con un’inferiorità giusto dello 0,6%.

Ecc., ecc., in una serie di altre, felici concomitanze per gli elementi chimici successivi. Come si spiegano queste coincidenze stellari senza cui, come notò per primo Fred Hoyle nel 1953, non esisterebbe la vita? In ultima istanza scientifica, esse derivano dai rapporti di forza dei campi fisici e di massa di nucleoni ed elettroni. Una ventina di Numeri che a priori,in ipotetici universi, potrebbero essere qualsiasi, nel nostro Universo invece hanno fin dal Big Bang i valori necessari per la (futura) comparsa di osservatori come noi umani. Né potrebbe essere altrimenti, se siamo qui a rilevarlo! Questa ovvia considerazione si chiama “principio antropico” (debole) ed è un’assunzione scientifica, capace di predizioni controllabili. Per es., con riferimento alla seconda coincidenza del carbonio, Hoyle primaprevide col principio antropico l’esistenza di una risonanza dell’isotopo C12 “intorno ai 7,7 MeV” e solo dopo furono sperimentalmente cercate e misurate le righe che confermarono la sua predizione.

La cosa sorprendente però è un’altra: è la sintonizzazione “ultrafine” di questi Numeri, stante nel fatto che una minima variazione dei loro valori al Big Bang avrebbe reso impossibile qualsiasi forma di vita. Se uno solo dei Numeri – che infine regolano i giochi di fisica, chimica e biologia – fosse appena diverso, l’Universo sarebbe un singolo buco nero, o un insieme di buchi neri, o una polvere di particelle non interagenti, o sarebbe costituito di solo elio, e così via. In tutti i casi l’uniformità del paesaggio (ad entropia costante, quindi senza trasformazioni termodinamiche, quindi zero chimica, quindi no metabolismi) impedirebbe ogni forma di vita immaginabile. Per dare un’idea della finezzadella sintonia, dirò solo che se la costante di gravitazione o d’interazione nucleare debole gW fossero diverse per 1 parte su 1050, noi non saremmo qui.

Dalla sintonia fine io traggo una confutazione del naturalismo: il nostro Universo fisico non è una realtà chiusa, auto-esplicativa. Ogni spiegazione della sintonia fine infatti, può solo poggiarsi sull’esistenza di una seconda realtà inosservabile, che “trascende” l’Universo fisico in cui viviamo. Questa realtà metafisica si riduce infine a 2 opzioni: o un’Agenzia Trascendente Razionale (che tutti chiamano “Dio”) ha creato questo Universo, ordinandolo fin dal principio per la vita; o un’Agenzia Trascendente Cieca ha prodotto infiniti universi paralleli (il “multiverso”), con leggi fisiche e costanti cosmologiche disparate, e noi per caso ma necessariamente ci troviamo in una (rara) isola abitabile. Se, nel primo scenario, la scienza consiste nello scoprire le leggi di Natura – che vuol dire “conoscere i pensieri di Dio” (A. Einstein) –, mi chiedo: che cosa significa “scienza” per chi crede nel multiverso?

OFFLINE
6/18/2013 9:05 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

LE 3 LEGGI RICAVATE DA KEPLERO

Abbazia Mont Saint Michel 
 
di GIORGIO MASIERO  fisico

 

Per tutta la vita Tycho Brahe (1546-1601) osservò le posizioni dei pianeti, del Sole e delle stelle. Da quelle misure di angoli e tempi il suo assistenteGiovanni Keplero ricavò 3 “leggi” che descrivono la geometria delle orbite, le velocità di rivoluzione e le relazioni cinematiche tra i pianeti. Ma perché i corpi celesti seguono proprio quelle leggi? La risposta arrivò nel 1687 da una piccola equazione contenuta nei “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica” di Isaac Newton:

f = Gm1m2/r2,

donde, per sovrappiù, si ricavavano le traiettorie balistiche in Terra e… le maree di Mont Saint-Michel. Se Newton avesse proposto di spiegare le ellissi dei pianeti col caso invece che con un’equazione, e così pure le loro velocità col caso, e la caduta dei gravi col caso, ecc., non sarebbe sepolto all’abbazia di Westminster tra i grandi di Gran Bretagna, ma forse avrebbe un posticino nella storia del teatro comico. Certo il “caso” gioca un ruolo negli affari del mondo, come misura dell’imperfezione conoscitiva dell’umana ragione e come effetto dell’incrociarsi delle libere volontà. Ma quando non rinuncia ad interrogarsi su ciò che accade, la scienza ove necessario sposta in là i propri limiti con il ricorso alla statistica e al calcolo delle probabilità.

La raccolta scrupolosa di dati operata da Brahe (e, prima di lui, da babilonesi e greci) fu un elemento necessario ma non sufficiente alla nascita dell’astronomia: “A Tycho Brahe mancava la fede nelle grandi leggi eterne. Perciò rimase uno fra i tanti meritevoli scienziati, ma fu Keplero a creare l’astronomia moderna” (Max Planck). Senza la “fede nelle grandi leggi eterne”, non si dà scienza. Né basta una descrizione matematica, compatta ed elegante, di osservazioni come quella condensata nelle 3 leggi di Keplero. Solo quando molte descrizioni sono dedotte logicamente da pochi postulati, siamo in presenza dello splendore d’una teoria scientifica. Questa impresa riuscì a Newton con la sua gravitazione universale fondata su quell’equazione. In generale, una teoria scientifica riguardante una classe di fenomeni è un sistema logico-formale, dai cui assiomi indipendenti, coerenti ed in minimo numero (principio di Ockam) s’inferiscono predizioni sperimentalmente controllabili (principio di falsificabilità).

Nella nostra era tecnologica si dà per scontato che esistano leggi e teorie scientifiche, ma questa esistenza si poggia su almeno 2 assunzioni:

1) La successione degli eventi naturali non è del tutto casuale e capricciosa, ma vi agiscono relazioni nascoste, dotate di qualche regolarità, che meritano di essere indagate. Questo postulato riguarda l’oggetto di osservazione e di studio, la Natura, e afferma che la Natura è almeno parzialmente dotata di ordine e leggi. Se così non fosse, nessuna scienza e nessuna tecnologia sarebbero a priori possibili; né alcuno scienziato farebbe il suo lavoro se credesse che il mondo è governato esclusivamente dal caso.

2) Le relazioni tra i fenomeni naturali possono essere percepite almeno in parte dalla mente umana. Questo postulato riguarda l’Io, il soggetto delle osservazioni universali, e afferma chel’ordine presente in Natura è almeno in parte visibile e descrivibile dall’Io. La descrizione che l’Io fa della Natura è una “corrispondenza logica” tra l’ordine oggettivo esterno dell’Universo e l’ordine soggettivo interno dell’Io (della specie terrestre Homo sapiens).

Tutti coloro che dichiarano di credere nelle scienze sperimentali credono in questacorrispondenza logica tra fenomeni naturali e linguaggio umano, anche senza rendersene conto.

OFFLINE
4/27/2016 1:02 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Con il fine-tuning la scienza moderna porta a Dio



fine tuningIl Messiah College si trova in Pennsylvania ed è stato riconosciuto dalla Princeton Review come la miglior università del nord-est degli Stati Uniti. A guidare il dipartimento di Filosofia c’è il prof. Robin Collins, formatosi sotto l’ala del celebre Alvin Plantinga.


Collins, forte anche di un dottorato in Fisica all’Università del Texas, è un esponente di rilievo dell’argomento filosofico del fine-tuning (detto anche “argomento teleologico”), secondo il quale le perfettamente ottimizzate e finalizzate leggi e costanti della fisica rivelano l’esistenza di una causa intelligente dell’universo.


Una tesi molto affascinante, che ha condotto al deismo uno dei principali fisici inglesi, Paul Davies, nonché l’ateo più famoso del mondo, il filosofo Antony Flew, che ha annunciato la conversione nel 2005. «Le scoperte della fisica moderna e della cosmologia negli ultimi 50 anni»ha infatti affermato Collins in un’intervista televisiva del 2008, «hanno dimostrato che la struttura dell’universo è impostata in modo straordinariamente preciso per l’esistenza della vita; se la sua struttura fosse leggermente diversa, anche per uno straordinariamente piccolo grado, la vita non sarebbe possibile».


La sintonizzazione fine è rilevabile nelle leggi di natura, nelle condizioni iniziali dell’universo, ma «anche le costanti fisiche che regolano la struttura dell’universo», ha proseguito il filosofo americano, «devono rientrare in una gamma estremamente ristretta perché la vita possa esistere. Ad esempio, se la costante cosmologica fosse stata leggermente superiore, l’universo si sarebbe espanso troppo velocemente per la formazione delle galassie e delle stelle, se invece fosse stata anche solo leggermente inferiore rispetto a quanto è, l’universo sarebbe collassato su se stesso». D’altra parte, lo ha riconosciuto anche Stephen Hawking nel suo bestseller Dal big bang ai buchi neri«Il fatto notevole è che i valori di questi numeri [cioè le costanti fisiche] sembrano essere stati molto finemente regolati per rendere possibile lo sviluppo della vita». Infine, anche l’iniziale distribuzione dell’energia di massa al momento del Big Bang avrebbe dovuto avere una configurazione estremamente speciale per permettere l’esistenza della vita, una possibilità «che il matematico Roger Penrose, della Cambridge University, ha calcolato essere dell’ordine di 1 su 1010123. Un numero incredibilmente piccolo».


Certo, c’è chi ha teorizzato una spiegazione alternativa alla creazione divina e, come più volte abbiamo accennato su questo sito web, quella più sostenuta è la cosiddetta ipotesi del Multiverso, secondo la quale vi sarebbe un numero enorme di universi con diverse condizioni iniziali, costanti fisiche e leggi naturali. «Semplicemente per caso», ha spiegato Collins, «almeno un universo avrà certamente la “combinazione vincente” per la vita e gli esseri che lo abitano guarderanno indietro stupiti di quanto sono stati fortunati. Siamo dunque solo il prodotto di una “lotteria cosmica”». Ildio caso puntualmente ritorna come tappabuchi, dunque, usato come spiegazione omnicomprensiva. Ma come questi universi sono emersi? «In genere, la risposta è postulare un qualche tipo di processo fisico, che chiamerò “universe generator”. Il problema è che anche questo “universe generator” deve aver avuto la giusta serie di leggi (e condizioni iniziali) per poter produrre anche un solo universo adatto alla vita. Dopo tutto, anche un banale elemento come una macchina del pane, che sforna solo pagnotte invece di complicati universi, deve avere il giusto insieme di meccanismi e programmazione per funzionare, utilizzando gli ingredienti esatti (farina, lievito ecc.) in esatte proporzioni. Ciò significa che l’ipotesi del Multiversosposta semplicemente il problema del fine-tuning a livello dell'”universe generator” stesso». Senza considerare, inoltre, che si tratta di una ipotesi puramente teorica, impossibile da verificare e perciò al di fuori del campo scientifico, come ha spiegato proprio su questo portale il matematico italiano Paolo Di Sia.


Una seconda risposta è che l’universo esiste come un fatto che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, la nostra esistenza è semplicemente un “incidente fortunato”. E non c’è nient’altro da dire. Certo, commenta il filosofo americano, «non si può assolutamente escludere questa possibilità, cose straordinariamente improbabili possono accadere e il nostro universo potrebbe essere una di esse. Ma, credo che la messa a punto dell’universo fornisca prove più convincenti per quello che si definisce “principio di verosimiglianza”, ma che io chiamo “principio di sorpresa”. Ogni volta che un’ipotesi risulta essere molto più sorprendente rispetto ad un’altra, bisognerà tendere in favore dell’ipotesi meno sorprendente. Immaginate un processo per omicidio nel quale le impronte digitali dell’accusato corrispondano precisamente a quelle presenti sull’arma del delitto. In circostanze normali, per la giuria si tratta di una forte evidenza di colpevolezza perché la questione verrebbe giudicata non sorprendente per l’ipotesi di colpevolezza e molto sorprendente per l’ipotesi di innocenza. Pertanto, il principio di sorpresa dice che la non sorpresa vale come una forte evidenza».


Concludendo il paragone, «allo stesso modo si potrebbe sostenere che la sintonizzazione fine dell’universo, tale da produrre la vita intelligente, è molto sorprendente se rimanesse un bruto e ipotetico fatto di ipotesi, ma non lo è se porta ad ipotizzare il teismo. Pertanto, seguendo il principio di sorpresa, la messa a punto fornisce una prova significativa a favore del teismo rispetto ad un semplice bruto e ipotetico fatto, non prova che il teismo è certamente vero perciò la fede, intesa come un modo speciale di conoscenza, simile alle nostre intuizioni etiche, svolge ancora un ruolo essenziale verso Dio. La sintonizzazione fine offre significative prove a conferma di questa convinzione, nonché una significativa sfida per coloro che sostengono che le scoperte della scienza taglierebbero fuori la fede in Dio».



OFFLINE
5/11/2018 11:17 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote





Michael Egnor, studioso dell'intelligent design ha scritto un articolo che analizza le tesi del filosofo Philipp Boff secondo il quale l'universo avrebbe una mente simile a quella posseduta dall'uomo. Questo perche' l'universo e' finemente sintonizzato per nascita della vita, se infatti la forza nucleare che tiene insieme i diversi elementi di un atomo e' superiore a 0,006 tutto l'idrogeno presente nell'universo si trasformerebbe negli elementi pesanti; se fosse inferiore a 0,006 tutto l'universo sarebbe costituito di solo idrogeno.


In ambedue i casi sarebbe impssibile la vita. Se la forza di gravita' fosse leggermente piu' alta di come e', si formerebbero stelle molto piccole con una brevissima durata di vita, di 10.000ianni circa; se fosse leggermente piu' bassa ci sarebbe la fuga degli elementi della materia gli uni dagli altri.


Oltre a queste che abbiamo appena riportato vi sono altre costanti che sono finemente sintonizzate alla nascita della vita. La probabilta' che il cieco caso abbia creato i valori delle costanti sintonizzate alla vita e' di 1/10elevato a 240, impossibile a verificarsi col puro caso.


Davanti a questa impossibilità Boff attribuisce all'universo una mente simile a quella umana, ma in realta' non e' possibile sostenere questa tesi perche' allora tutto avrebbe una mente, anche gli atomi. Noi sappiamo che la mente esiste quando c'e' un corpo simile a quello umano, in condizioni naturali. La mente certamente esiste ma e' trascendente all'universo che e' contingente, non ha in se stesso la ragione della sua esistenza; la mente che e' esterna all'universo ha creato l'universo e lo ha reso idoneo alla nascita della vita ed e' una Mente che ha in se stessa la ragione della sua esistenza.




OFFLINE
6/15/2018 12:17 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

“Un Universo così grande è uno spreco divino”.
Risponde l’astrofisico Hugh Ross

Prima dell’invenzione del telescopio, alcuni consideravano il cosmo troppo piccolo ed insignificante per essere l’opera di un Creatore. Solo un cosmo infinito, dicevano, si adatterebbe ad una divinità infinita. Oggi conosciamo la grandezza dell’Universo, eppure alcuni sostengono che sia un argomento contro l’opera di un Creatore.

Nel suo libro God: The Failed Hypothesis, il fisico Victor Stenger si lamenta infatti: «Se Dio ha creato l’universo come un posto speciale per l’umanità, sembra aver sprecato una quantità enorme di spazio». L’universo contiene infatti circa 200 miliardi di galassie di grandi e medie dimensioni e cento volte più galassie nane e le stelle si stima che ammontino a circa 50 miliardi di trilioni.

L’astrofisico Hugh Ross, docente presso l’Università di Toronto (Canada), ha però spiegato che «coloro che non hanno avuto il privilegio di studiare astrofisica potrebbero non rendersi conto che l’universo deve essere tanto enorme per permettere la vita umana, o qualsiasi altra vita, al suo interno». Le ragioni sono almeno due. La prima riguarda la produzione di elementi essenziali per la vita, mentre la seconda la velocità di espansione.

Il modello del Big bang, che vanta oggi una forte plausibilità nel mondo scientifico, ci dice che al momento della creazione cosmica l’Universo era infinitamente caldo e compresso e la sua materia esisteva sotto forma di idrogeno. Espandendosi si raffreddava e la velocità di espansione dipendeva dalla sua massa. Senza addentrarsi in spiegazioni complesse, basta comprendere che se la densità di massa cosmica fosse stata di poco inferiore, la fusione nucleare dell’idrogeno primordiale non avrebbe funzionato e non si sarebbero mai prodotti elementi essenziali alla vita, come carbonio, azoto, ossigeno ecc. Se, invece, fosse stata di poco superiore tutto l’idrogeno sarebbe stato rapidamente fuso in elementi non utili. Così, Ross ha commentato: «Date le leggi della fisica in base alle quali opera l’universo, la massa cosmica non doveva essere diversa da quello che osservano esattamente gli astronomi, altrimenti non saremmo qui ad osservarla e a discuterne. Un universo più grande o meno grande non avrebbe permesso l’esistenza della vita fisica». Dunque, ritorna la sensazione di una sintonizzazione fine in direzione della vita intelligente.

La seconda ragione per cui l’Universo avrebbe dovuto avere la dimensione che ha, è legata all’espansione cosmica. Essa, come già scritto, dipende dalla densità di massa: data la legge di gravità, una densità di massa inferiore avrebbe reso troppo rapida l’espansione, impedendo il formarsi di stelle e pianeti. Con una densità di massa superiore, invece, tutte le stelle sarebbero state enormi (o trasformate in buchi neri) ed i pianeti in orbita completamente inadatti alla vita umana. La morale che se ne può trarre è che la vita fisica non può esistere in un universo con una densità di massa minore o maggiore del valore che osserviamo nel cosmo.

Entrando in campo filosofico e teologico, così come vi entra chi nega Dio a partire dalla dimensione dell’Universo, l’astrofisico canadese arriva addirittura a ribaltare i piani e formulare un ragionamento molto semplice: «Data questa situazione, qualcuno potrebbe obiettare che la pura coincidenza spiega la densità di massa “giusta” dell’universo. Eppure, gli scienziati osservano che la massa dell’universo è finemente sintonizzata per produrre l’adeguata abbondanza e diversità di elementi essenziali per la vita e che la densità di massa è fissata con precisione per consentire il giusto tasso di espansione per tutta la storia cosmica, così che stelle e pianeti si formino nei momenti giusti e nei luoghi giusti per la vita. La combinazione di queste improbabilità astronomiche sfida chiaramente qualsiasi spiegazione diversa dall’intenzionalità trascendente».

Ovvero, c’è un tale «perfezionamento cosmico» che si spiegherebbe solo presupponendo un’intenzione e non una coincidenza. Oltre non è prudente andare, se non apprezzando quanto ha scritto Alfio Quarteroni, ordinario di Matematica presso l’Università del Minnesota: «Per chi ha fede, il Dio creatore non può esimersi dall’essere anche un matematico. Il più grande di tutti, naturalmente. Perché ha risolto il più complesso problema inverso che mai sia stato posto: determinare le condizioni iniziali giuste (al tempo zero, quello della creazione) affinché il sistema dinamico dell’evoluzione dell’universo arrivasse a oggi a possedere questa meravigliosa grandezza».


OFFLINE
6/15/2018 12:21 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

La costante cosmologica calibrata per la vita,
qualcuno ci aspettava?

terraIl canonico cattolico Nicolò Copernico ebbe il grande merito di ribaltare l’idea secondo cui la Terra si trovava fissa al centro dell’Universo. La sua scoperta viene ancora oggi più volte citata in ambito filosofico-nichilistico per promuovere l’approccio riduzionistico all’esistenza, partendo dal delegittimare l’importanza del nostro pianeta, in orbita attorno a un Sole piuttosto piccolo, collocato in uno dei bracci a spirale di una galassia piuttosto tipica (e, secondo i fautori del multiverso, inserito perfino in un universo qualunque).

Eppure il quadro straordinario che a poco a poco sta emergendo dalla fisica e dalla cosmologia moderna mette seriamente in discussione il tentativo nichilistico. Il nostro Universo, ci dice oggi la scienza moderna, è quello le cui forze fondamentali risultano essere finemente regolate affinché possano consentire la vita intelligente. Infatti, se si modifica di poco uno qualunque di tali valori, l’Universo diviene ostile alla vita e incapace di sostenerla. «L’Universo ci stava aspettando», ha detto il fisico Freeman Dyson con la sua celebre citazione, e tale regolazione fine richiede una spiegazione tanto da far presupporre dietro di sé una mente intelligente. Anche se così si entra nel campo della filosofia e della teologia, abbandonando quello scientifico che non può pronunciarsi su questo.

Un recente studio, pubblicato su Physical Review Letters e commentato su Science, ha scoperto che anche le forze, finora sconosciute, che governano l’attuale tasso (e velocità) di espansione dell’Universo, e la costante cosmologica che lo determina, giocano un ruolo importante nel creare le giuste condizioni per la vita. Il valore di tale costante è infatti sufficiente per ridurre al minimo l’esposizione dei raggi gamma sulla Terra ma è anche abbastanza piccolo per permettere la produzione di idrogeno in quantità sufficiente per la formazione di stelle, da cui dipende la vita.

Questa è un’altra delle numerose caratteristiche che rendono unico e incredibile il nostro pianeta. Purtroppo l’alzata di spalle di fronte a notizie del genere è scontata, lo ha fatto anche uno degli autori di tale studio, la cosmologa italiana Licia Verde, docente di Fisica e Astronomia alle università di Oslo e di Barcellona. «Se vediamo un Universo “a nostra misura”», ha commentato, «è perché, se non lo fosse, molto probabilmente non saremmo qui a osservarlo». E’ una risposta abbastanza comune, ma risulta inadeguata come ha spiegato il filosofo della scienza Richard Swinburne, professore emerito dell’University of Oxford. «E’ vero, soltanto se l’ordine è presente possiamo sapere ciò che è presente, ma questo rende ciò che è presente non meno straordinarioe bisognoso di una spiegazione. Il punto di partenza non è che percepiamo l’ordine anziché il disordine, ma che sia presente l’ordine anziché il disordine» (R. Swinburne, Esiste un Dio?, Lateran University Press 2010, p. 73).

Il filosofo John Leslie, professore emerito presso l’Università di Guelph, ha spiegato magistralmente la tautologia della risposta della prof.ssa Verde: «equivale a sostenere che, se vi trovate di fronte a un plotone di esecuzione con cinquanta fucili puntati contro di voi, non dovreste essere sorpresi di osservare che siete ancora vivi dopo che hanno fatto fuoco. In fin dei conti, questo è l’unico esito che potevate osservare: se una pallottola vi avesse colpito, sareste morti. Tuttavia potreste ancora ritenere che qualcosa necessiti fortemente di una spiegazione: perché tutti hanno sbagliato il colpo? Era un progetto intenzionale? Non vi è incoerenza, infatti, fra non sorpresi di non osservare di essere morti ed essere sorpresi di osservare di essere ancora vivi» (J. Leslie, in The Foundations of Dialogue in Science and Religion, Blackwell 1998, p.114).

Le persone di fede sperimentano la presenza di Dio nella propria vita e su essa basano la propria esistenza e il suo significato, indipendentemente dal progresso della scienza astronomica. Tuttavia, al contrario di quanti molti sostengono, quest’ultima non è affatto un ostacolo ma, a volte, può anche essere uno stimolo e un aiuto a guardare il cielo e intuire l’eleganza di un progetto creatore. Senza ovviamente confondere il piano filosofico con quello scientifico, che deve rimanere totalmente neutrale.


OFFLINE
6/16/2018 7:05 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

OFFLINE
10/15/2018 10:06 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

IL CICLO FOGLIARE E LA SEQUENZA DI FIBONACCI

Il tratto della spirale generatrice compreso tra due foglie sovrapposte si dice ciclo fogliare, e serve a determinare l’indice fillotattico o angolo di divergenza (o divergenza), pari al rapporto 
g/n
.

La divergenza indica la distanza angolare di due foglie consecutive, espressa in frazioni di angolo giro (360°); alcune divergenze sono particolarmente frequenti: 1/2, 1/3, 2/5, 3/8, 5/13 ecc.; in questa serie ogni frazione a cominciare dalla terza è la somma, termine a termine, delle due precedenti, ovvero rispetta la successione numerica di Fibonacci; altre serie simili sono più rare (1/3, 1/4, 2/7, 3/11 ecc.).

In ogni frazione il denominatore è anche il numero delle ortostiche; a seconda di tale numero (2, 3, 5 ecc.), si distinguono foglie distiche, pentastiche ecc.

La capacità dei sistemi biologici di generare strutture caratterizzate da forme geometriche è sempre stata di grande interesse per la scienza. Nelle piante, foglie e fiori si formano a partire da un tessuto specializzato chiamato meristema apicale, che contiene cellule indifferenziate paragonabili alle staminali umane. Queste cellule si dividono e danno origine a tutti gli organi delle piante che si formano periodicamente in specifiche posizioni. Questo definisce un modello spazio-temporale che determina la fillotassi (dal greco phyllon, foglia + taxis, ordine), cioè la disposizione regolare di foglie e fiori attorno allo stelo.

Osservando la geometria di intere piante, fiori o frutti, è facile riconoscere la presenza di strutture e forme ricorrenti. Un semplice esempio è dato dal numero di petali dei fiori; la maggior parte ne ha tre (come gigli e iris), cinque (ranuncoli, rose canine, plumeria), oppure otto, 13 (alcune margherite), 21 (cicoria), 34, 55 o 89 (asteracee). Questi numeri fanno parte della celebre successione di Fibonacci in cui ciascun numero equivale alla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233…

Petali fibonacci

Iris versicolor, 3 petali; Rosa canina, 5 petali; Hepatica nobilis, 8 petali.

I numeri della successione appaiono, seppur in maniera meno evidente, anche nella disposizione dei singoli fiori nelle infiorescenze composte di margherite, girasoli, cavolfiori e broccoli. Come mostrato nella foto, si possono riconoscere i singoli fiori disposti lungo linee curve che ruotano in senso orario e antiorario. Contando le linee, si noterà che per ciascun fiore si può individuare una coppia di numeri che corrispondono al numero di spirali in ciascuna direzione (13 e 21 nell’esempio). Sorprendentemente, questi saranno nella maggioranza dei casi numeri consecutivi della sequenza di Fibonacci.

Spirali fiori fibonacci

Geometria di Arthemis tinctoria.

Un’importante caratteristica della successione è il fatto che il rapporto tra qualunque numero e quello precedente nella serie tenda verso un valore ben definito: 1,618… .
È questo il numero aureo o sezione aurea, ϕ (Phi), che ricorre spesso sia in spirale foglie fibonaccinatura che in opere architettoniche costruite dall’uomo, come le piramidi. Nelle piante con foglie disposte a spirale, per ogni giro attorno al fusto ci sono in media Phi foglie, fiori o petali. Ciò significa che, girando attorno ad uno stelo e muovendosi dal basso verso l’alto, incontreremo una foglia o un fiore ogni 222,5°, valore che si ottiene dividendo l’angolo giro di 360° per Phi.

Tutti gli organi della pianta hanno origine nel meristema apicale attraverso un processo molto ben organizzato e geneticamente regolato. Le cellule che compongono il meristema, sulla cima del fusto, si dividono molte volte e le loro discendenti si differenziano in tipi cellulari specifici per ottenere organi completi e funzionali, come foglie e fiori. È a questo primissimo stadio di sviluppo che si determina la geometria finale della pianta: il punto del meristema in cui inizia il differenziamento di una foglia si pone a 222,5° rispetto al punto in cui si è differenziata la foglia precedente che, a causa dei processi di crescita in corso, si sarà ingrandita e allontanata dal centro del meristema stesso. Si genera in questo modo la spirale che gira attorno al fusto principale. Questa geometria consente di minimizzare la sovrapposizione tra le foglie e massimizzare di conseguenza la capacità della pianta di catturare la luce. I fiori e i semi, il cui differenziamento avviene secondo lo stesso criterio geometrico, risultano disposti in modo molto compatto, riducendo al minimo gli spazi vuoti tra una struttura e l’altra.

Fillotassi angolo aureo

Immagine al microscopio del meristema apicale di Arabidopsis sulla sinistra e rappresentazione schematica della posizione dei boccioli sulla destra. I fiori più giovani sono al centro, mentre quelli più vecchi, e più grandi, si sono spostati verso l’esterno. L’angolo che si forma tra un bocciolo e quello successivo corrisponde a 222,5°. Foto originale: (2010) PLoS Biology Issue Image | Vol. 8(5) May 2010. PLoS Biol 8(5): ev08.i05.

Ma come fanno le piante a generare questi pattern? Una lunga serie di esperimenti condotti sulla pianta modello Arabidopsis thaliana (di cui abbiamo parlato nella puntata #83 del podcast) indicano che la risposta risiede nel ruolo di un ormone vegetale, l’auxina, simile al neurotrasmettitore serotonina umana. L’accumulo di auxina in particolari regioni del meristema determina la posizione in cui verrà iniziato il differenziamento di una nuova foglia o di un nuovo fiore. Allo stesso tempo, il trasporto dell’ormone verso la nuova fogliolina produrrà una forte riduzione della sua concentrazione nelle regioni circostanti. Avremo così un campo inibitore attorno alla nuova foglia che previene la formazione di altre foglie nelle vicinanze. Sarà quindi necessario attendere che i primordi crescano e si allontanino dal centro del meristema (definizione temporale) perché si trovino regioni con una concentrazione di auxina sufficientemente alta da consentire l’instaurarsi di un nuovo primordio (definizione spaziale). L’effetto combinato di attivazione e inibizione del differenziamento regolato da questo ormone, determina la geometria a spirale di foglie e fiori; se osserviamo l’immagine precedente e teniamo conto dei campi inibitori generati dai primordi 8 e 9, noteremo che la posizione favorita per la formazione di un nuovo fiore è esattamente quella in cui si sta formando il primordio 10.

Ma questi sono solo alcuni tra i moltissimi casi in cui la sezione aurea si presenta in natura. Provate voi a cercare la successione di Fibonacci nei fiori, nelle pigne, nei broccoli e nelle conchiglie!

In Botanica, il numero delle spirali formate dalle infiorescenz
e del disco (centrali) di alcuni generi corrisponde spesso a una serie di Fibonacci.
Solitamente quando le spirali orientate in senso orario sono 34 quelle orientate in senso antiorario sono 55;
quando le spirali orientate in senso orario sono rispettivamente 55 o 89
quelle orientate in senso antiorario sono 89 e 144, 
tutti numeri consecutivi appartenenti 
alla serie di Fibonacci.

Ad esempio nel girasole (Helianthus), i piccoli fiori del disco sono disposti lungo due insiemi di spirali che girano rispettivamente in senso orario e antiorario.
Anche nella margherita (Leucanthemum) la disposizione dei fiori del disco individua due serie di spirali:

la prima presenta 21 curve che ruotano in senso antiorario

la seconda presenta 34 curve che ruotano in senso orario
21 e 34 sono due numeri consecutivi di Fibonacci.

 Bibliografia:

– R. Knott, Fibonacci numbers in nature, 2009
– Kuhlemeier, C. (2007) Phyllotaxis. Trends in Plant Science, 12(4), 143-150. DOI: 10.1016/j.tplants.2007.03.004

Foto:
– Foto di copertina di Alice Breda
– Foto Wikimedia commons: Iris versicolor, Rosa canina, Hepatica nobilis, Arthemis tinctoria, Fillotassi spirale


[Edited by Credente. 10/15/2018 10:26 PM]
OFFLINE
7/25/2020 2:57 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Il numero  aureo e l’uomo




  • Se moltiplichiamo per 1,618 la distanza che, in una persona adulta proporzionata va dai piedi all'ombelico, otteniamo la sua statura. La distanza che va dal ginocchio all'anca, moltiplicata per il numero d'oro, dà la lunghezza della gamba, dall'anca al malleolo. (Fig. 14)


fig 14



  • la distanza dal gomito alla mano (con le dita tese), moltiplicata per 1,618, dà la lunghezza totale del braccio. (Fig. 15)


 


fig 15



  • i rapporti tra le falangi delle dita medio e anulare sono aurei, così il volto umano è tutto scomponibile in una griglia i cui rettangoli hanno i lati in rapporto aureo. (Fig. 16)


fig 16



  • La molecola di DNA si muove a spirale in proporzione di phi: essa misura 24 angstrom in lunghezza e 21 angstrom in larghezza per ogni ciclo della sua duplice elica spirale. 34 e 21 chiaramente sono numeri della serie di Fibonacci ed il loro rapporto di 1,6190476 è vicino al rapporto phi 1.6180339. (Fig. 17)


fig 17


Nella figura a fianco possiamo individuare numerosi rapporti aurei (fig 18):


fig 18


A/a= tra l'altezza e larghezza del viso.


B/b= posizione della linea degli occhi rispetto al mento ad alla fronte.


C/d= posizione della bocca rispetto 


al mento ed agli occhi.


D/d= altezza e larghezza del naso.


E/e= lunghezza ed altezza del profilo della bocca.


F/f= larghezza degli occhi e la loro distanza.


H/h= distanza degli occhi rispetto al centro di simmetria del viso.


In un segmento, si fissi un punto intermedio in modo che lo divida in parti diseguali. Le parti sono dette in Rapporto Aureo se la parte più corta è proporzionata alla più lunga allo stesso modo della parte lunga rispetto all’intero segmento.


Basti pensare alla struttura anatomica del piede dove le due parti diseguali o segmenti sono rappresentate da (fig. 19):


fig 19



  • retropiede o parte b (segmento più corto)

  • avampiede o parte a (segmento più lungo)

  • piede o parte C (segmento completo)


Se misurando i due segmenti a e b (Rx, strumenti chirurgici…) e applicando la formula:


formula 3


Si ottiene il rapporto 1,618 allora possiamo dire che il piede in esame è proporzionale, funzionale ed esteticamente bello. Per quanto concerne più da vicino, cioè nell’apparato di moto, è stato rilevato che il numero d’oro è il valore del rapporto fra il piano della sezione massima della coscia e la superficie plantare del piede rispetto al ginocchio.


La risposta, positiva, è insita nel fondamento geometrico:



  • stabilità,

  • armonia,

  • matematica


vi fanno il loro trionfale ingresso sulla scia dell’alto contenuto in simmetria delle configurazioni elicoidali di moto, là dove il numero d’oro e la serie di Fibonacci sono, per così dire, di casa. Infatti nel corso della meccanica antigravitaria il rapporto fra le rotazioni nel piano trasverso e le rotazioni nel piano frontale tende al valore “aureo”.


Va tenuto presente che, in genere, la quantificazione del rapporto è arrotondata, nella media, a 1:0,5. Trattasi di un dato artificioso, giustificato dall’ampiezza dei limiti morfo-meccanici dell’articolazione cruro-podalica ma che comunque, valutazioni in eccesso o in difetto, non ne inficiano la validità della regola. Considerato che il fulcro della “meccanica antigravitaria” è la trasmissione trasverso-frontale delle rotazioni, pervenire alla sua quantificazione nel singolo caso è, un decisivo passo verso la conoscenza fisio-patologica.


E tutto lascia ritenere che le ricerche in merito fornirà, nell’immediato futuro, i mezzi per l’agevole rilievo, in diagnostica, del rapporto fra le rotazioni nel piano trasverso e le rotazioni nel piano frontale.


“L’universo è unito in modo meraviglioso: il rapporto aureo è il rapporto delle meraviglie” (Davis e Hersch)



OFFLINE
7/25/2020 2:58 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

OFFLINE
7/25/2020 2:59 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Kurt Godel e la dimostrazione logica  
della necessaria esistenza di Dio

Una delle più grandi menti del XX secolo è sicuramente quella di Kurt Gödel (1906-1978). Ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi, a soli venticinque anni esponeva in un celebre articolo i presupposti dei suoi teoremi di incompletezza destinati a sconvolgere tutte le teorie logico-matematiche elaborate fino a quel momento. Su Avvenire, il filosofo italiano Roberto Timossi, ci informa di un fatto meno noto di Godel, e cioè della sua rielaborazione della prova ontologica di sant’Anselmo di Aosta, ossia di quella dimostrazione logica che ritiene di poter inferire l’esistenza di Dio a priori, partendo dal concetto che abbiamo di lui. Adele, sua moglie, scrisse infatti che Gödel, «sebbene non andasse in chiesa era religioso e leggeva la Bibbia a letto ogni domenica mattina». Egli racconta che su questo tema è ritornato di recente David P. Goldman, il quale rileva innanzitutto come la scoperta dell’impossibilità di fare della matematica un sistema formale in sé compiuto quale conseguenza dei teoremi di incompletezza conduca lo stesso Gödel a concludere che noi non possiamo conseguire un credibile approccio con la realtà senza la presenza di Dio.

Il grande matematico, dopo aver tentato nel 1949 di prospettare una soluzione originale delle equazioni della teoria generale della relatività del suo amico Albert Einstein, proponendo una descrizione logica del cosmo, ritenne che pure così al “sistema” continuava a mancare qualcosa di essenziale: la ragione dell’esistenza del mondo secondo un ordine logico-matematico. E la soluzione di questo problema poteva venire soltanto da una dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio, ossia dalla necessità logica della presenza di un ente che assommi in sé tutte le qualità positive. È dunque da presupposti sia logici sia esistenziali che è scaturita nella mente di Gödel l’esigenza di concepire una nuova prova ontologica modale. Formulò così un teorema logico costituito da ventotto passaggi e strutturato con formule ben formate di logica simbolica, la cui conclusione equivale alla seguente perentoria affermazione: «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare». Ovviamente nessun cristiano crede in Dio grazie ad una qualche dimostrazione scientifica. Riteniamo comunque interessante che un celebre matematico come Godel abbia voluto interessarsi a tal punto di Dio da tentare una dimostrazione logica della Sua esistenza.

Un ottimo testo per approfondire l’argomento è Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel (Marietti 2005).

https://www.uccronline.it/2010/10/15/quando-kurt-godel-dimostro-logicamente-la-necessaria-esistenza-di-dio/


11/18/2020 9:33 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

l cervello umano è simile all’Universo?



Un astrofisico dell’Università di Bologna e un neurochirurgo dell’Università di Verona hanno messo a confronto la rete cosmica delle galassie con la rete dei neuroni della corteccia cerebrale, trovando caratteristiche sorprendentemente simili



In uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers of Physics, l’astrofisico dell’Università di Bologna Franco Vazza e il neurochirurgo dell’Università di Verona Alberto Feletti hanno indagato come sono organizzati al loro interno e quanto davvero si somigliano due dei più enigmatici e complessi sistemi che esistono in natura: la rete delle galassie che compongono l’Universo la rete dei neuroni all’interno del cervello umano.

Nonostante l’enorme differenza di scala dei due sistemi (oltre 27 ordini di grandezza), i risultati della ricerca quantitativa – a metà tra cosmologia e neurochirurgia – suggeriscono che processi fisici completamente diversi possono formare strutture con livelli di complessità e di auto-organizzazione sorprendentemente simili.

Le funzioni del cervello umano sono determinate dalla vasta rete dei neuroni, che si stima siano circa 69 miliardi. L’Universo visibile è invece segnato da una “rete cosmica” (cosmic webdi almeno 100 miliardi di galassie. In entrambi i casi, però, galassie e neuroni occupano solo una piccola frazione della massa dei due sistemi: meno del 30%. In entrambi i casi, galassie e neuroni si organizzano in lunghi filamenti, o nodi tra filamenti. E in entrambi i casi, circa il 70% della distribuzione di massa o energia dei due sistemi è formata da componenti che hanno un ruolo apparentemente passivo: acqua nel caso del cervello, energia oscura per l’Universo osservabile.

A sinistra: sezione di cervelletto, con fattore di ingrandimento 40x, ottenuto con microscopia elettronica (Dr. E. Zunarelli, Ospedale Universitario di Modena); a destra: sezione di una simulazione cosmologica, con estensione 300 milioni di anni luce di lato (Vazza et al. 2019 A&A)

I due studiosi sono partiti da queste caratteristiche comuni mettendo a confronto da un lato una versione simulata della rete di galassie e dall’altro sezioni di corteccia cerebrale e di cervelletto. L’obiettivo era osservare come le fluttuazioni di materia si distribuiscono su scale tanto diverse.

"Per entrambi i sistemi abbiamo calcolato lo spettro di potenza: una tecnica standard usata in cosmologia per studiare la distribuzione spaziale delle galassie", spiega Franco Vazza. "Da questa analisi è emerso che la distribuzione delle fluttuazioni nella rete neuronale nel cervelletto, su scale da 1 micrometro fino a 0,1 millimetri, ha lo stesso andamento della distribuzione di materia nel cosmic web, su scale che però vanno da 5 milioni di anni luce fino a 500 milioni di anni luce".

Gli studiosi, inoltre, hanno calcolato diversi parametri che caratterizzano sia la rete cerebrale che quella cosmica: il numero medio di connessioni per nodo e la tendenza a raggruppare molte connessioni in grossi punti centrali all'interno della rete.

"Anche in questo caso, i parametri strutturali mostrano un inaspettato livello di accordo: probabilmente la connettività delle due reti evolve secondo principi fisici simili, nonostante le forze fisiche che regolano le interazioni tra galassie e neuroni siano ovviamente del tutto diverse", aggiungeAlberto Feletti. "C'è una maggiore somiglianza tra la struttura di queste due reti complesse che tra la rete cosmica e una singola galassia, oppure tra la rete neuronale e l'interno di un corpo neuronale".

A partire dai promettenti risultati ottenuti in questo primo lavoro esplorativo, gli studiosi sperano ora che nuove efficienti tecniche di analisi – sia nel campo della cosmologia che in quello della neurochirurgia – possano permettere di conoscere meglio le dinamiche profonde con le quali questi due affascinanti sistemi evolvono nel tempo.

Lo studio è stato pubblicato su Frontiers of Physics con il titolo “The quantitative comparison between the neuronal network and the cosmic web”. Gli autori sono Franco Vazza, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna, e Alberto Feletti, del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona.

fonte
https://magazine.unibo.it/archivio/2020/11/17/il-cervello-umano-assomiglia-all2019universo


Admin Thread: | Close | Move | Delete | Modify | Email Notification Previous page | 1 2 | Next page
New Thread
Reply
LUNA ATTUALE
--Clicca sotto e ascolta >> RADIO MARIA<< =============

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire

Cerca in BIBBIA CEI
PER VERSETTO
(es. Mt 28,1-20):
PER PAROLA:

 
*****************************************
Home Forum | Album | Users | Search | Log In | Register | Admin | Regolamento | Privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 2:05 AM. : Printable | Mobile - © 2000-2020 www.freeforumzone.com