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CATECHESI di P.Raniero CANTALAMESSA

Last Update: 8/17/2019 7:07 PM
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Parabola dei due debitori

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Cantalamessa: il Rinnovamento Carismatico cattolico “una sorpresa” dello Spirito Santo


Il Papa lancia in Vaticano il servizio “Charis” sulla scia della «nuova Pentecoste della Chiesa» inaugurata dal Concilio.
Tra gli obiettivi: ecumenismo e servizio ai poveri

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Alla vigilia di Pentecoste, sabato 8 giugno, Papa Francesco tiene a battesimo un nuovo servizio unico il Rinnovamento Carismatico cattolico, più di 120 milioni di cattolici che vivono in tutto il mondo l’esperienza del battesimo nello Spirito. L’udienza di sabato è il culmine di un incontro che vede radunati in Vaticano a partire da oggi 550 responsabili del Rinnovamento carismatico da 69 Paesi diversi. Già negli anni scorsi Papa Francesco, che sin da quando era arcivescovo di Buenos Aires ha attribuito grande attenzione a questo vivace movimento, aveva sollecitato i due cartelli internazionali, la Fraternità Cattolica delle Comunità Carismatiche di Alleanza (Catholic Fraternità), e l’International Catholic Charismatic Renewal Services (Iccrs), a considerare una convergenza. Ora, a partire da sabato, cessano la loro esistenza autonoma e contestualmente entrano in vigore gli statuti del nuovo organismo.

LEGGI ANCHE - In Vaticano al via “Charis”, servizio per il Rinnovamento Carismatico cattolico

“Charis”, acronimo di Catholic Charismatic Renewal International Service, servizio internazionale per il Rinnovamento Carismatico Cattolico. Il primo moderatore è Jean-Luc Moens, un laico belga sposato e padre di famiglia, impegnato nel Rinnovamento Carismatico da più di 45 anni, mentre il primo assistente ecclesiastico, per desiderio del Papa, è padre Raniero Cantalamessa, cappuccino, predicatore della Casa Pontificia. «Il Santo Padre ha voluto che fosse la Santa Sede stessa a istituire “Charis”, affinché tutto il Rinnovamento Carismatico e tutta la Chiesa sapessero che questa corrente di grazia appartiene pienamente alla Chiesa universale», ha avuto a spiegare padre Alexandre Awi Mello, segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e autore di un libro-intervista con il Papa sulla vita religiosa. Tre, ha spiegato il religioso, gli obiettivi degli statuti: la diffusione del battesimo nello Spirito Santo, l’unità dei cristiani e il servizio ai poveri.

Nel corso di un punto stampa in Vaticano, insieme al primo moderatore e a padre Awi Mello, padre Cantalamessa ha sottolineato che per il cardinale belga Léon Joseph Suenens, il primo porporato nominato da Paolo VI come suo rappresentante in seno al Rinnovamento Carismatico Cattolico, il Rinnovamento Carismatico non doveva considerarsi un movimento, ma una «corrente di grazia» chiamata a vivificare tutta la Chiesa, «una scarica destinata a contagiare la Chiesa, a perdersi nella massa, al limite a sparire dopo avere dinamizzato la Chiesa». Per il cappuccino, più in generale, il Rinnovamento Carismatico cattolico è stata «una improvvisata dello Spirito santo» e «la risposta al Concilio vaticano II» perché ha rappresentato una «nuova pentecoste della Chiesa» innescata dalla grande riunione dei vescovi di tutto il mondo del 1962-1965. E, ora, «c’è voluto lo spintone di Papa Francesco per dire che non è un gruppo ma una corrente destinata a tutta la Chiesa».

Lei ha detto che quando ha conosciuto il Rinnovamento Carismatico inizialmente è rimasto un po’ perplesso, che ha avuto bisogno di uno «schiaffone» dello Spirito Santo per comprenderlo meglio. E in effetti i movimenti carismatici, nel cattolicesimo e nel protestantesimo, sono spesso sospettati di settarismo, di semplificazione…

«Questa è una prima impressione che si può avere guardando dall’esterno: la gioia, i gesti coreografici... Poi se uno guarda la realtà che c’è sotto si rende conto che è niente altro che il cristianesimo in pienezza vissuto nello Spirito Santo. San Paolo ha detto chiaramente che la vita cristiana è una vita in Cristo e una vita nello Spirito. Io vedo il Rinnovamento Carismatico come una sorpresa di Dio, che ha tutte le sbavature umane, certo, come peraltro c’erano già all’inizio. Ci sono carismatici esaltati, indubbiamente, pseudo-carismatici, ma la realtà è un’altra. Io insegnavo all’università cattolica e la mia specializzazione erano le dottrine su Gesù Cristo, quando ho scoperto il Rinnovamento è come se avessi scoperto un altro Gesù: un Gesù vivo, non un insieme di dogmi e dottrine ma il Gesù risorto e vivo che è oggi nella Chiesa. Il rinnovamento può aiutare la Chiesa a prendere coscienza che Gesù non è un personaggio, ma una persona: la stragrande maggioranza dei cristiani - clero compreso - vive come se Gesù fosse un personaggio, di cui si parla, di cui si fa memoria nell’eucaristia, ma a distanza di duemila anni. Lo Spirito Santo invece rende Gesù presente e vivo. E noi viviamo in un’epoca a in cui a meno che la gente non venga messa di fronte a Gesù, non ascolterà né la Chiesa né le nostre prediche».

Nelle nostre Chiese europee c’è a volte molta profondità, molta intelligenza ma un po’ poco calore. Il movemmo carismatico può ridonare loro questo calore?

«La nostra malattia mortale è l’intellettualismo: aver ridotto il cristianesimo a una finissima esegesi, con prediche che sono delle magnifici discorsi. Papa Francesco ha messo in evidenza nella Evangelii Gaudium che la realtà è superiore all’idea: io direi che c’è una differenza tra il pensato e il vissuto. E il Rinnovamento Carismatico aiuta a trasportare il cristianesimo dal pensato al vissuto».

Si parla di ecumenismo, eppure tra Chiesa cattolica e carismatici protestanti ed evangelicali, penso in particolare ai pentecostali, il rapporto, specialmente in America Latina, è stato anche di competizione.

«Sono stato per undici anni membro della delegazione cattolica con le Chiese pentecostali e vi è stata una fase di passaggio dal proselitismo alla comunione. Naturalmente una cosa così non avviene in un giorno. Ma oggi ci sono tanti pastori pentecostali che guardano in cattolici ormai con occhi diversi, per i quali una foto con il Papa è una specie di consacrazione sacerdotale, la garanzia che sono in comunione con qualcuno. Papa Francesco ne ha conosciuti a Buenos Aires. Ci sono moltissimi che guardano la Chiesa cattolica con occhi diversi. Un pentecostale norvegese sta facendo un film su Pietro, intitolato “La roccia”, per dire che la Chiesa è nata qui e ci sono matrici comuni. Naturalmente c’è ancora un movimento di proselitismo e rivalità, specialmente in America latina, dovuto a tanti fattori. C’è un fattore economico, la promessa di benessere e l’illusione solita che quando ti parla un ricco tu puoi diventare come lui, c’è un fattore teologico, che si basava in passato su alcuni stereotipi tipo la Madonna, c’è un fattore però che sempre più importante che è la ritualità: i pentecostali hanno una fede che si esprime con la cultura del popolo, coinvolgendo la gioia, la danza, il corpo, tutte cose che nella Chiesa cattolica dovrebbero riuscire ad entrare nella liturgia. La mia convinzione è che il Rinnovamento carismatico, soprattutto in questi paesi, non è parte del problema, come alcuni vescovi ancora pensano, ma la soluzione del problema, perché i fedeli trovano nella Chiesa cattolica quello che altrimenti vanno a cercare altrove».

Il teologo della liberazione Clodovis Boff, in Brasile, disse anni fa che nonostante tanti limiti (emozionalismo, supermercato religioso, settarismo, lettura biblica fondamentalista e altri), il bilancio del pentecostalismo era fondamentalmente positivo: «I poveri ci guadagnano perché le Chiesa pentecostali li consolano, li inquadrano, danno loro dignità. E Cristo è annunciato». Parole che si rispecchiano ora che si parla dell’impegno del Rinnovamento Carismatico per i poveri?

«Quella dell’attenzione ai poveri è una sollecitazione che viene da Papa Francesco ed è coerente col suo stile. Finora il Rinnovamento carismatico non era particolarmente popolare per questa attività, si occupava dei poveri ma in maniera capillare, senza istituzionalizzazione. Adesso invece siamo chiamati fortemente a impegnarci. Al tempo di Boff la teologia della liberazione e il Rinnovamento erano visti come diversi, ma io ho detto che erano invece carismi diversi di cui dovevamo rallegrarci perché ogni carisma faceva cose gli altri non facevano. Adesso comunque questa tensione è molto minore. Con il pentecostalismo, lentamente e faticosamente si tratta di instaurare un dialogo per cui non cerchi più di strappare le pecore all’altro gregge».


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