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LE CATACOMBE ATTRAVERSO LE IMMAGINI

Last Update: 2/13/2019 11:15 PM
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2/26/2010 3:30 PM
 
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LA SPIRITUALITÀ DELLE CATACOMBE

Ad un ignoto cristiano dei primi tempi, mentre pellegrinava nella vasta necropoli callistiana, parve ad un tratto di essere entrato nella mistica Gerusalemme, nella città imporporata dal sangue dei martiri e rifulgente della loro gloria. All'uscirne egli incise con mano elegante, su una parete, queste parole che ancora oggi si possono leggere: "JERUSALEM CIVITAS ET ORNAMENTUM MARTYRUM DEI ..." "Gerusalemme, città ed ornamento dei martiri di Dio". Molto interessante questa attinenza della Chiesa di Roma con la Gerusalemme biblica!
Anche il pellegrino di oggi, con animo commosso, intravede nelle catacombe l'intimo segreto della spiritualità di quei pontefici martiri, di quelle vergini e di quella innumerevole folla di oscuri cristiani.
Le iscrizioni e le pitture, superstiti a tante devastazioni e depredazioni, rivelano, almeno in parte, tale segreto e ripetono ancora le parole di un antico epitaffio cristiano:"Tàuta o bìos" "Ecco: questa è la nostra vita".
La spiritualità delle catacombe è la stessa della Chiesa primitiva nella sua giovinezza di conquista e di martirio. Nutrita del midollo delle scritture, della Tradizione, semplice e potente, essa è la sorella delle più antiche liturgie; sicché chi visita le catacombe attinge alle fonti della spiritualità cristiana.

Sono vari gli aspetti di tale spiritualità:

Spiritualità cristocentrica
Questa spiritualità pone Gesù Cristo come figura dominante. Ciò che per il cattolico di oggi é il sacro Cuore di Gesù, vale a dire il segno della bontà di Cristo, per il cristiano antico era il Buon Pastore. Tra le raffigurazioni delle catacombe essa é la più frequente; appare dipinta nei soffitti tra ricche decorazioni floreali, incisa rozzamente nelle lastre sepolcrali, modellata in rilievo sui sarcofagi ed, infine, scolpita con greca eleganza in una delle più anticche statue cristiane che si conoscano ( 4º secolo, Musei Vaticani). L'agnello che posa sulle sue spalle fortemente tenuto dalle mani del pastore é il cristiano. Tutt'intorno c'è quell'atmosfera di fiducia che faceva dire a Paolo "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, o l'angoscia, la persecuzione e la fame?" ( Rom 8,35).
Spesso il Salvatore è: nei bassorilievi o sulle pareti si vede Gesù che tocca gli occhi al cieco o che fa risorgere Lazzaro dalla tomba; che moltiplica i pani o cambia l'acqua in vino: è il Cristo che passa beneficando.
Ci sono poi i simboli. Le raffigurazioni più significative forse sono quelle nelle quali Cristo appare sotto il velo di un simbolo. Prima di Costantino, quando la croce era usata quotidianamente come patibolo di schiavi e di stranieri, il cristiano ne velava piamente l'aspetto repellente attraverso i simboli, come, per esempio, l'ancora.

Accanto a Gesù, i cristiani delle catacombe amarono raffigurare, con affetto filiale, la sua Vergine Madre. Ed ecco ,agli inizi del 3° secolo, nelle Catacombe di Priscilla, la figura soave di Maria, che si stringe al seno Gesù, mentre Balaam addita la stella che le splende sul capo.
Ecco ancora la Vergine che tiene in grembo il Figlio, mentre i Magi s'avvicinano per offrire i loro doni.
L'adorazione dei Magi é ripetuta nelle varie catacombe nelle pitture, nelle sculture e in altri oggetti preziosi (reliquiari, avori, pendagli, anelli).

Spiritualità Sacramentale
La spiritualità delle catacombe è: Battesimo ed Eucaristia.
In nessun nostro cimitero si trovano tante figurazioni sacramentali quante ne troviamo nei Cubicoli dei Sacramenti in S. Callisto.
Accenniamo a quei Sacramenti dei quali vi è più copiosa documentazione.


BATTESIMO. Non siamo ancora al tempo nel quale in onore di questo Sacramento verranno eretti splendidi edifici (ricordare il Battistero del Laterano). Il Battesimo veniva ancora conferito nelle domus Ecclesiae , che erano le dimore familiari, non di rado segretamente. Ma la grandezza del sacramento era nota. Paolo ne aveva parlato con termini grandiosi appunto nella Lettera ai Romani (capo 6). I cristiani sapevano che attraverso il rito battesimale l'uomo muore e risorge misticamente con Cristo, e dall' efficacia di questi atti redentori è associato alla vita divina.
Una delle più antiche pitture nei cosiddetti Cubicoli dei Sacramenti, in San Callisto ci rappresenta il Battesimo. A uno specchio d' acqua siede un pescatore che con la lenza trae fuori un pesce: ci piace vedere in questo personaggio un apostolo, che ubbidisce al comando di Gesù: "Seguitemi; vi farò diventare pescatori di uomini" (Mc 1,17).
Molti cristiani, "afferrati da Cristo" (Fil 3,12), dopo angosciose esperienze interiori, sentivano che il momento del Battesimo aveva segnato l' inizio di una vita nuova. Di qui quel nome che si legge su una lapide della tricora di San Callisto, nome che poi divenne così comune nella Cristianità: "Renatus" " Sono nato di nuovo! ".

EUCARISTIA. Ed ora eccoci davanti al gioiello di queste Cappelle: la trilogia eucaristica.
Nell'affresco, i cristiani assisi alla mensa eucaristica sono sette, come i discepoli che si raccolsero intorno a Gesù risorto sulle rive del lago; sui piatti dinanzi a loro sta il pesce: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.

Nella scena di sinistra il sacerdote stende le mani su un piccolo tavolo recante il pane eucaristico: chiara figurazione dell' atto consacratorio riservato ai ministri; all' altro lato del tavolo, un orante con le braccia alzate ci ricorda che, per andare in cielo, bisogna nutrirsi di quel pane consacrato (l'Eucaristia).


Il terzo pannello, a destra, è chiaro a chi ricordi le parole dell' inno eucaristico di S. Tommaso: "In figuris praesignatur cum Isaac immolatur" "Nella immolazione di Isacco si prefigura il sacrificio di Cristo".
Non possiamo tralasciare una figurazione che è preziosa per la sua antichità e per il suo grande valore pastorale. Nella Cripta di Lucina, risalente alla fine del 2º secolo, sulla parete di fronte all'entrata, sono rappresentati simmetricamente due pesci, davanti ai quali sono posti due canestri colmi di pani. Entro i canestri si intravvedono due bicchieri di vino. Il pesce è Cristo; pane e vino, invece, sono le specie sotto le quali Egli si fa presente nell'Eucaristia.
Siamo alle sorgenti della cristianità. Il cristiano antico, consapevole che "non vi é sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale si possono salvare, se non quello di Cristo" (At 4,14), sa anche che a Cristo non ci si può associare se non mediante i Sacramenti che Egli ha istituito a questo scopo.


Spiritualità Sociale
La spiritualità delle catacombe è inoltre "sociale": il cristiano abituato a dire nella preghiera non già "Padre mio", ma "Padre nostro", sa che nella famiglia di Dio non si vive isolatamente, ma socialmente : "Molti siamo un corpo solo in Cristo" (Rm 12,15). Le catacombe ci danno l'immagine di questo corpo mistico entro il quale in gerarchia di funzioni e in unità di spirito i cristiani ordinatamente convivono. Qui i Pontefici Martiri riposano in mezzo all'umile moltitudine anonima del loro gregge.
Dalla parte frontale di un sarcofago un giovinetto leva le mani nell'atteggiamento dell' orante beato nella visione di Dio: ai suoi lati Pietro e Paolo, i fondatori della Chiesa di Roma, pare lo introducano nella patria beata.

A Domitilla, nella pittura di un arcosolio, Veneranda arriva in abito da viaggio, pellegrina che ha terminato il suo esilio, alle soglie della patria: la santa del luogo, Petronilla, in aspetto soave, l'accoglie e la introduce.

C'è uno scambio di preghiere tra le diverse parti della Chiesa! Centinaia di pellegrini si raccomandano a Pietro e Paolo sepolti nella Memoria della Via Appia Antica (le Catacombe di S. Sebastiano), incidendo brevi preghiere sull' intonaco della triclia (ambiente per banchetti funerari, a cielo aperto): "Paolo e Pietro, pregate per Vittore - Pietro e Paolo, abbiate in mente Sozomeno".

All'ingresso del sepolcreto dei Papi in S. Callisto, la parete è costellata di preghiere: "S. Sisto, abbi in mente Aurelio Repentino" "Spiriti Santi...che Verecondo coi suoi, bene navighi". Talvolta non c'è una preghiera esplicita: per implorare basta una qualifica aggiunta al nome: "Felicione, sacerdote, peccatore".
Si contano a migliaia le iscrizioni con preghiere dei vivi per i defunti o con sollecitazioni ai morti perché preghino per i sopravvissuti. Nella socialità del Corpo Mistico, ogni singola persona è legata con l'intera Chiesa.

Spiritualità Escatologica

Il cristiano è proteso verso gli "éscata", cioè le realtà definitive della vita eterna: "Non abbiamo quaggiù una città stabile,ma cerchiamo quella futura" (Eb.13,14). "La nostra patria invece é nei cieli" (Fil. 3,20). Basta un breve giro in una catacomba per veder brillare questa verità della più viva luce.

Eccoci sulla scala che scende verso la Cripta dei Papi. Sulla parete sinistra una lapide ci parla di Agrippina, "cuius dies inluxit": il giorno della morte fu il giorno del suo ingresso nella luce, nella beatitudine sperata. Poco sotto ecco un' iscrizione greca di Adas; la quale "ecoimète" "si addormentò", come la fanciulla di Cafarnao, che - come dice il Vangelo -"non é morta, ma dorme" (Mc 3, 59), e attende la chiamata di Colui che é la risurrezione e la vita.
In una cappella, Giona, sfuggito alle fauci del mostro raffigurante la morte, riposa placidamente all' ombra di un pergolato. Più oltre il Buon Pastore si stringe con tenerezza l'agnello sulle spalle: la morte non é più terrificante per il cristiano, portato da Gesù verso i pascoli verdi.
Dalla parete di un cubicolo cinque cristiani levano le braccia nell'atto dell'adorazione; intorno un bellissimo giardino fiorito: è il paradisus, il giardino celeste. Da una lapide delle più antiche una croceàncora ci annuncia che é giunta al porto del paradiso una cristiana dal luminoso nome di stella: "Hèsperos".
Questi cimiteri, inoltre, sono pieni di pace. La risposta sta nella fede degli antichi cristiani, che parla sovente nel silenzio delle catacombe: " Perché cercate il vivente tra i morti?" (Lc 24,5). "Io sono la risurrezione e la vita" (Gv11,25). "Non temere, abbi solo fede" (Mc 5,36).


Spiritualità Biblica

Pittori e incisori, scultori ed epigrafisti, ci appaiono imbevuti e ispirati dalla Parola di Dio. Qui il Vecchio Testamento é tutto rimeditato e reinterpretato alla luce del Nuovo. Degli Evangeli e delle Lettere appaiono particolarmente sentiti i temi centrali. Come la Liturgia e la letteratura patristica, così la Spiritualità delle Catacombe si alimenta con le Sacre Scritture, sull'esempio della martire Cecilia che, secondo gli Atti, "semper evangelium Christi gerebat in pectore" (portava sempre con sé il Vangelo di Cristo), e nell'atto supremo del martirio indica con le dita l'Unità e la Trinità di Dio.


Spiritualità nuova e trasformatrice

Qui si scopre la vera rivoluzione operata dal Cristianesimo. In particolare sono presenti due tipi di personaggi di grande forza spirituale: il "martire" e la "vergine". Il "martire" dà la vita per attestare la certezza della propria fede; la dà con serenità e senza rammarico in mezzo allo scatenarsi delle brutalità e delle torture; muore senza odio per l'uccisore, implorando, anzi, il perdono per lui. Molti cristiani sepolti nelle catacombe hanno realizzato in modo sublime e in casi innumerevoli il martirio cruento.
La figura della "vergine" cristiana non manca nelle catacombe. A tale riguardo é significativo il carme damasiano in onore di sua sorella Irene, sepolta nel complesso callistiano:

"... Questa, quand'era ancora in vita, si era

votata a Cristo,
così che il santo pudore stesso provò

il merito della vergine...
Ed ora, quando Dio verrà da me,
ricordati di Damaso, o vergine,
affinché la tua fiaccola mi dia luce".


Uscendo dalle Catacombe di S. Callisto l'ultima grande lapide che si incontra al fondo della scala è quella di Baccis. Grandi e rudi caratteri rossi sulla pietra bigia raccontano un'umile storia. Chi la mediti vedrà, con l'occhio della fede, dietro alle lettere trasparire due volti: quello delicato della fanciulla morta, quello scabro del padre, su cui brilla un sorriso di tenerezza pieno di lacrime. Ecco le parole: "Baccis, dolce anima. Nella pace del Signore. Visse 15 anni, 75 giorni". (Morì) alla vigilia delle calende (il 1º) di dicembre. Il padre alla figliola sua dolcissima". Un' onda divina di purezza e di tenerezza era entrata anche nelle famiglie più umili con la fede di Cristo.

 



Nelle stesse catacombe scese un giorno a trovare conforto un pellegrino. Entrò pregando, e al fondo della scala, affidò alla parete un augurio di vita beata tra le anime dilette per la sua morta: "Sofronia vivas cum tuis". Sotto la scala il caro nome riappare con un augurio di vita in Dio: "Sofronia, vivas in Domino". Infine in un cubicolo a fianco di un arcosolio, la scritta compare una terza volta. Nella preghiera il lutto ha perso la sua amarezza ed é diventato una speranza piena di immortalità: "Sofronia dulcis semper vives in Deo", scrive in alto il pellegrino. Ma pare che dal suo cuore rasserenato la tenerezza trabocchi, ed egli incide ancora: "Sofronia, vives..." (Sì,Sofronia, tu vivrai !...).
Mirabile sintesi in cui si fonde un dramma umano di morte e di lutto con l' espressione appassionata della fede consolatrice: vita oltre la morte, vita tra i cari, vita perenne, vita in Dio.

Infine con i rapporti familiari appaiono nobilitati i rapporti sociali. Le tombe cristiane ignorano le diciture indicanti cariche ed onori, che negli epitaffi pagani sono abituali.
Frequenti invece sono le indicazioni, non solo delle professioni elevate, come quella del Dioniso medico e prete, ma anche dei più umili mestieri, dei poveri "banausòi" "operai", disprezzati dai sapienti del paganesimo. Ecco, solo in San Callisto, il contadino Valerio Pardo recante nella sinistra un fascio d' erbaggi e nella destra la roncola; Marcia Rufina, la degna patrona, a cui Secondo Liberto pone iscrizione con l' insegna dell' officina: un maglio e l' incudine. In un arcosolio l' erbivendola siede tra i suoi mazzi d' erbaggi, ecc. La religione del Fabbro di Nazaret aveva nobilitato il lavoro.
A questi aspetti della spiritualità illustrati dal compianto studioso D. Ugo Gallizia, SDB, professore di Esegesi del Nuovo Testamento e di Archeologia Cristiana nel Pontificio Ateneo Salesiano di Torino (Italia), può essere utile aggiungere un altro aspetto della spiritualità delle catacombe sovente trascurato, e cioé la spiritualità del silenzio.


Spiritualità del silenzio

Può sembrare strano parlare di una spiritualità del silenzio, perché il silenzio, a prima vista, è soltanto una vacuità senza senso, pura mancanza di parole, pensieri e sentimenti. In realtà il silenzio della parola, dell'immaginazione e dello spirito è una dimensione umana fondamentale: appartiene alla nostra essenza, perché è il custode del nostro mondo interiore, la condizione previa dell'ascolto, la necessaria premessa di ogni umana comunicazione.

Percorrendo le gallerie delle catacombe o sostando nelle cripte, siamo immersi in un' atmosfera di silenzio, che è tuttavia solo il silenzio di un antico cimitero. Ma esso ci colpisce intimamente, perché non è il silenzio della morte, del rimpianto senza speranza di tutto ciò che era caro ai Cristiani durante la loro vita. È un silenzio di pienezza, riempito dalle voci dei martiri che hanno vissuto la nostra vita, e che hanno però coraggiosamente e costantemente testimoniato la loro fede non soltanto in tempo di pace religiosa ma specialmente durante le persecuzioni.
Questo silenzio è pieno di pace, di speranza in una futura vita migliore, nella luce della risurrezione di Cristo. Il silenzio delle catacombe è pieno di storia e di mistero; è sacro, significativo e più eloquente delle stesse parole; è arricchente perché ci porta a riflettere sulla Chiesa delle origini, sull'eroica testimonianza dei Martiri, come sull'ordinaria testimonianza dei semplici cristiani, che non seppellirono la loro fede sottoterra, ma la vissero nella vita di ogni giorno, nella famiglia, in società, al lavoro, in ogni compito e professione.
È un silenzio comunicativo, che parla al cuore e alla mente dei pellegrini, che rivela loro il mondo sconosciuto della Chiesa primitiva, con le sue classi sociali, sentimenti ed affetti; con le pene e le speranze dei Cristiani sepolti nelle catacombe. Non possiamo soffocare questo silenzio, che parla per se stesso, o piuttosto grida imperiosamente. San Gregorio il Grande parlò dello "strepitus silentii", del "fragore del silenzio", un contrassegno che si adatta perfettamente al silenzio delle catacombe.

Questa atmosfera di silenzio, evocativa della vita e del sacrificio dei primi Cristiani, costituisce un luogo privilegiato di meditazione spirituale, di revisione di vita, di rinnovamento della fede. La loro testimonianza coraggiosa e fedele ci interpella personalmente. Qual'è la "nostra" risposta oggi all'amore di Dio, in una società che forse non è così ostile come la loro, ma che è principalmente indifferente ai valori religiosi?
Le catacombe ci lasciano un messaggio di fede silenzioso, ma chiaro, tanto più necessario poiché la nostra età è malata di rumore, esteriorità, superficialità. Qui le parole non sono necessarie, perchè le catacombe parlano da se stesse.

Questo è il Cristianesimo, al massimo grado di semplicità e d'intensità, incorporato in figure di martiri, confessori e vergini, parlanti dalle cripte e dagli ambulacri, dalle pitture e dalle lapidi consacrate da quasi due millenni di venerazione. È appunto questo carattere di essenzialità elementare, efficace, inesauribile, che ha reso le catacombe romane una delle mete predilette della Cristianità pellegrinante.
Sui passi dei martiri e dei primi cristiani, la spiritualità delle catacombe ci aiuterà a celebrare il Giubileo con un vero e profondo rinnovamento della nostra fede per "vivere della pienezza della vita in Dio" (Tertio Millennio Adveniente, n.6).
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8/20/2011 6:42 PM
 
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LA VITA DELLA CHIESA DELLE ORIGINI

TESTIMONIATA DALLE CATACOMBE

Le catacombe ci fanno rivivere la vita della primitiva Roma cristiana. È vero che le catacombe sono soltanto dei cimiteri, ma esse ci parlano con la testimonianza storica di un patrimonio ricchissimo di pitture, sculture, iscrizioni che illustrano gli usi, i costumi, la vita degli antichi cristiani, la loro cultura, la loro fede. Infatti ogni comunità che vive, necessariamente si esprime e traduce la propria fede in documenti scritti o visivi. I cimiteri, in molte civiltà, sono luoghi dove si "oggettiva" l’interpretazione della vita e della morte. Così, per esempio, la maggior parte di quello che conosciamo della cultura egiziana proviene dalle tombe. Le catacombe non raccontano solo la storia delle persecuzioni, l’olocausto e il culto dei martiri; presentano anche con chiarezza la fede della Chiesa apostolica e dei primi secoli. La visita alle tombe degli Apostoli e alle catacombe, memoriale dei martiri, è un ritorno alle radici, alle sorgenti antiche della fede e della vita della Chiesa dei primi secoli. Le catacombe ne sono la testimonianza storica. Esse sono state giustamente definite "la culla del cristianesimo e l’archivio della Chiesa delle origini" (0. Marchi).

La spiritualità delle Catacombe è cristocentrica, sacramentale, sociale, escatologica, biblica, nuova e trasformatrice. Essa non è solo una documentazione della fede della Chiesa primitiva, ma è uno stimolo forte a rinnovare personalmente la fede e a testimoniarla nella propria vita. I pellegrini, che ogni giorno visitano le catacombe, ne colgono il valore apologetico e ritengono la visita una vera esperienza spirituale. Sono soprattutto i giovani che scoprono il valore religioso delle catacombe. "Le catacombe non mi erano mai piaciute… ora mi mancano". "Di tutti i centri religiosi che abbiamo visto, incluse le grandi basiliche, le catacombe hanno avuto su di noi l’impatto maggiore. La purezza di fede dei primi cristiani, l’offerta totale della loro vita ci ha umiliati… Ci eravamo immaginati un luogo buio e repellente; abbiamo trovato un luogo che irraggia pace e grazia". "La visita ci ha offerto una vera e propria lezione di vita". "Ricorderò le catacombe come la cosa più bella della mia vita". "Sono la cosa più bella che abbia mai visitato". "Alle catacombe ho capito bene tutto il coraggio e l’amore dei Martiri. Nelle cripte dei Papi e di Santa Cecilia ho capito che di fronte al coraggio di quegli uomini e donne tutto quello di cui noi siamo capaci e proprio niente…".

Le catacombe svelano l’intimo segreto della spiritualità della Chiesa dei primi secoli nella sua giovinezza di conquista e di martirio. Questo è il motivo per cui fin dall’inizio si sviluppò il culto dei martiri. 1 cristiani sentirono il bisogno di radunarsi presso le loro tombe per festeggiare la ricorrenza del martirio e invocare la protezione di quei gloriosi campioni della fede.

Milioni di visitatori da ogni parte del mondo, nel corso dei secoli, hanno compiuto il pellegrinaggio alle catacombe cristiane di Roma accolti dai martiri della Chiesa e dagli innumerevoli cristiani che hanno testimoniato la loro fede nella vita di ogni giorno. È interessante notare che molti pellegrini hanno anche firmato la visita, incidendo nell’intonaco delle pareti il loro nome e, talvolta, frasi di invocazione per ottenere la protezione dei martiri stessi. Sono i graffiti che si vedono numerosi vicino alle tombe dei martiri.

I pellegrini vengono da ogni contrada dell’impero, dall’Oriente vescovi illustri come Ignazio di Antiochia, Policarpo di Smirne, Abercio di Gerapoli e semplici fedeli, perché tutti – al dire di S. Giovanni Crisostomo – "guardano a Roma con i suoi due luminari Pietro e Paolo, i cui raggi rischiarano il mondo".

Dai paesi occidentali arrivano pellegrini, fin dalla lontana Irlanda. Sull’esempio di S. Patrizio (5° sec.), che fu creato da Papa Leone primate di quella nazione, schiere di pellegrini affrontano a piedi un viaggio lungo, faticoso e rischioso. Anche dagli altri paesi il flusso dei pellegrini è notevole e costante. Ricordiamo che dai paesi nordici sono soprattutto i missionari apostoli che giungono a Roma per attingere alle tombe sante e dal papa autorità e forza per predicare la fede, riportando talora in patria reliquie di martiri e di santi.

Dal primo giubileo del 1300 le Cronache degli Anni Santi registrano la presenza di folle di pellegrini sempre in aumento, che fanno della visita alle catacombe una meta quasi obbligata del loro itinerario di fede e di devozione.

Tra i pellegrini meritano particolare menzione quelli divenuti santi, come S. Brigida di Svezia ( 14° sec.), S. Filippo Neri e S. Carlo Borromeo (16° sec.), S. Giovanni Bosco, S. Teresa di Gesù Bambino e S. Maria Mazzarello. Commuove pure vedere nei registri di S. Callisto le firme dei moderni testimoni della fede, come il Card. Giuseppe Slipy, martire dell’Ucraina e il card. Giuseppe Mindzenty, primate d’Ungheria.

Il card. Slipy era stato condannato ai lavori forzati in Siberia, nel durissimo carcere di Mordavia, da dove fu liberato per interessamento di papa Giovanni nel 1963. Venuto a Roma visitò le catacombe di S. Callisto, scrivendo che lo faceva "post quadraginta annos miraculosae liberationis" "dopo 40 anni di una miracolosa liberazione".

I 40 anni risalgono agli inizi degli anni 20, quando i comunisti assunsero il controllo dell’Ucraina che divenne Repubblica Sovietica Socialista. "Ho dovuto soffrire – spiegò il Cardinale – di essere arrestato di notte, tribunali segreti, interrogatori interminabili, sorveglianza continua, maltrattamenti morali e fisici, umiliazioni, tortura e fame. Mi sono trovato davanti a inquisitori e giudici perfidi, prigioniero inerme, silenzioso testimone che, fisicamente e psicologicamente esausto, difendeva la sua Chiesa, essa stessa silenziosa e condannata a morte. Prigioniero per la causa di Cristo, trovavo la forza sapendo che il mio gregge spirituale, il mio popolo, tutti i Vescovi, sacerdoti e fedeli, padri e madri, bambini, gioventù militante come vecchi inermi, camminavano al mio fianco. Non ero solo". Sembra di leggere una pagina degli Atti dei Martiri!

Il secondo, arrestato nel 1948, dopo inaudite torture e un processo-farsa, era stato condannato all’ergastolo. Dopo gli anni di prigione e il domicilio coatto nell’ambasciata degli USA a Budapest, appena liberato venne a Roma e visitò di nuovo le catacombe, scrivendo sul registro dei Visitatori illustri: "Plenus consolationibus fidei prim. suae Ecclesiae – pieno di consolazioni per la fede della sua Chiesa delle origini". Schiere di consacrati, personaggi illustri, Re e Regine, Capi di Stato, Autorità civili di ogni rango e di tanti paesi hanno visitato con interesse e con fede le catacombe cristiane di Roma. Ma i pellegrini più illustri sono stati i Sommi Pontefici e questo fin dai primissima secoli dei Cristianesimo, anzi fin dalle origini stesse delle catacombe. Come non ricordare tra i Papi che hanno amato le Catacombe lo stesso Papa Callisto, scelto ancora diacono da Papa Zeffirino quale amministratore e custode del Cimitero ufficiale della Chiesa, le catacombe che da lui presero il nome? E nel 4° secolo il grande papa S. Damaso, che curò, abbellì e illustrò con splendide iscrizioni latine le catacombe di Roma?

Nei secoli bui delle invasioni barbariche i Pontefici assistettero impotenti alla distruzione sistematica dei monumenti, ai saccheggi e alle ripetute devastazione delle catacombe. All’inizio dei 7° secolo, S. Gregorio Magno esclamava: "Ubique mors, ubique luctus, ubique desolatio, undique percutimur, undique amaritudinibus replemur" "Dovunque la morte, il lutto, le desolazioni; da ogni parte siamo percossi, da ogni parte ripieni di amarezze".

I Papi Paolo I, Adriano I, Leone III e soprattutto Pasquale I furono quindi costretti ad ordinare la traslazione dei corpi dei martiri nelle chiese della città, per motivi di sicurezza, per evitare la loro profanazione: nella sola basilica di S. Prassede il 20 luglio dell’817 furono portati ben 2.300 corpi santi. In seguito molti altri furono portati al Pantheon, già dedicato da Bonifacio IV (608-615) al culto della Vergine col nome di S. Maria ad martyres.

Dopo le clamorose scoperte delle tombe dei martiri a S. Callisto, il papa Pio IX istituì la Commissione di Archeologia Sacra (6 -1 -1852) e nel 1854 visitò le catacombe di S. Callisto. Con profonda commozione sostò in preghiera nella cripta dei Papi, prendendo in mano i frammenti delle iscrizioni dei suoi predecessori.

Pio XI e Pio XII nel ministero della parola hanno frequenti riferimenti alle catacombe, gemma che rende bella la Chiesa di Roma. Pio XII così si esprimeva: "La Roma cristiana vive di vita indistruttibile; la sua archeologia è l’archeologia della vita e i documenti di vita cristiana nei suoi primordi e nel suo svolgimento storico, dottrinale, artistico, iconografico, epigrafico e liturgico, alimenta la nostra Chiesa". Giovanni XXIII fu il primo papa dopo Pio IX a visitare le catacombe. Raccontò allora di aver visitato per la prima volta le catacombe di S. Callisto quand’era seminarista al Laterano e gustava le lezioni dell’insigne archeologo Orazio Marucchi. Eletto papa, egli aveva detto: "Voglio venire alle catacombe. Devo venire a pellegrinare e a pregare, come fanno tanti visitatori" e il 19 settembre 1961 il papa poté attuare il suo proposito. La visita – secondo il desiderio del Pontefice – doveva servire di esempio a tutti i fedeli di Roma.

"La storia della Chiesa – disse allora il Papa – è storia di lotta, ma anche storia di trionfi. Noi, persone consacrate, ne siamo a conoscenza più di tutti. Quindi serena fiducia nonostante tutto; Dio è con noi. La Chiesa di oggi trionferà, come ha trionfato la Chiesa delle Catacombe". A sua volta il Papa Paolo VI volle visitare due insigni santuari dei Martiri Romani: le catacombe di Domitilla e quelle di S. Callisto. A S. Callisto il 12 settembre 1965 sostò lungamente in preghiera nella cripta dei Papi e in quella di S. Cecilia, e raccomandò alle guide di aiutare i pellegrini "a intravedere l’umile splendore della primitiva testimonianza cristiana". Infine Giovanni Paolo II già da vescovo (1965) era giunto pellegrino presso le tombe dei Martiri. Eletto Papa, volle che con lui anche i giovani romani rinnovassero i sentimenti di fede meditando sulle tombe dei primi cristiani. Il Papa ha confidato che giovane sacerdote aveva letto "Roma sotterranea" del grande archeologo maltese Antonio Bosio (1575-1629) e che riteneva le catacombe una valida testimonianza storica ed apologetica della Chiesa delle origini.

Le catacombe sono i monumenti archeologia più significativi della Roma cristiana dei primi secoli. "Questi monumenti – ha affermato recentemente il papa Giovanni Paolo II, ricevendo, il 7 giugno 1996, i membri della Commissione Archeologica e i Direttori delle Catacombe – rivestono un alto significato storico e spirituale. Visitando questi monumenti, si viene a contatto con suggestive tracce del cristianesimo di primi secoli e si può, per così dire, toccare con mano la fede che animava quelle antiche Comunità cristiane… Come non commuoversi dinanzi alle vestigia, umili, ma così eloquenti di questi primi testimoni della fede?

"Lo sguardo si proietta ora verso lo storico appuntamento del grande Giubileo, durante il quale le catacombe di Roma assurgeranno a luogo privilegiato di preghiera e di pellegrinaggio. Insieme alle grandi basiliche romane, le catacombe dovranno rappresentare una meta irrinunciabile per i pellegrini dell’Anno Santo"

Già fin d’ora – aveva notato il papa – "le catacombe sono meta significativa di tanti pellegrini che giungono nella Città eterna". Non c’è luogo, infatti, più adatto di questo per riaffermare e testimoniare la propria fede alle soglie del terzo millennio.

4/25/2012 1:02 PM
 
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   Un'immagine speciale, che rimanda alla prima rappresentazione del battesimo di Cristo, secondo uno schema, estremamente semplice, rispettando i canoni della più antica arte cristiana.

   L'affresco, benché recentemente restaurato, appare molto svanito, ma lascia intravedere la figura del Battista sulla sponda del Giordano, mentre aiuta il Cristo a risalire dalle acque del fiume. Sulla scena si riconosce la figura della colomba che vola, a mezza altezza, per indicare la presenza dello Spirito, che sovrintende al mistico evento. La semplice raffigurazione sembra tradurre in immagine il luogo evangelico "Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua; ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui" (Matteo, 3, 16). 
L'ultimo e più grande profeta dell'Antico Testamento e precursore del Cristo nella predicazione e nel battesimo, Giovanni Battista, dopo questa prima suggestiva manifestazione nelle cripte di Lucina, compare in altre scene battesimali, ancora in ambienti catacombali e, in particolare, nei cubicoli dei Sacramenti, sempre a San Callisto, nel cimitero di Domitilla, in quello di Ponziano, ma anche nel sarcofago di Santa Maria Antiqua, nel sarcofago della Lungara e in quello di Giunio Basso, tra la fine del iii e il iv secolo. 

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5/23/2017 10:10 AM
 
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Scoprite il significato dei disegni che ornavano le catacombe



Le catacombe sono stati i primi cimiteri dei cristiani delle origini. Erano gallerie sotterranee lunghe vari chilometri, veri labirinti, in cui non solo venivano sepolti i corpi di martiri, ma eccezionalmente si svolgevano anche alcuni riti. Per questo vi si trovano anche piccoli altari.


Iniziarono a realizzarsi nel II secolo. Molte catacombe vennero scavate e ampliate intorno ai sepolcri di ville di famiglie importanti di Roma, i cui proprietari, da poco convertiti, le aprirono ai propri familiari ma anche ai fratelli nella fede.


Con l’editto di Milano del 313 cessò la persecuzione contro i cristiani, e questi poterono iniziare a costruire chiese e ad acquistare terreni per realizzarvi nuovi cimiteri. Le catacombe, ad ogni modo, continuarono ad essere usate fino al V secolo.


Dnalor 01-CC
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L’origine della parola latina catacumba è incerto. Alcune fonti credono che derivi dal greco κατά, “sotto”, e τύμβoς “tumulo”, o anche da κυμβή, “coppa”, con il significato di “depressione”. Altri studi affermano che si tratta di un ibrido del greco κατά e della radice latina -cumbo, che significa “giacere, essere stesi”.



All’inizio venne chiamato catacomba il cimitero di San Sebastiano, dov’erano stati sepolti San Pietro e San Paolo. In seguito, con l’invasione dei barbari che distruggevano e saccheggiavano tutto al loro passaggio, anche le catacombe (di solito situate in periferia), i papi decisero di trasferire le reliquie dei martiri e dei santi nelle chiese all’interno della città.


A poco a poco, nel corso dei secoli, le catacombe smisero di essere visitate e rimasero nascoste cadendo nell’oblio, finché nel 1578 vennero riscoperte da alcuni operai che stavano lavorando nella zona.


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Questi luoghi nascosti sotto terra costituivano il rifugio perfetto in cui i cristiani potevano dare sepoltura ai loro correligionari, e lì comunicavano liberamente attraverso simboli sui muri. Era un modo di esprimere visibilmente la propria fede, e alcune immagini sono delle vere opere d’arte.


Questi erano i simboli più importanti:


Il Buon Pastore: con la pecora sulle spalle, rappresenta Cristo salvatore e l’anima che ha salvato. Il significato è ben spiegato nel Vangelo. Gesù è il pastore e tutti i suoi discepoli di tutti i tempi sono le sue pecore, ed Egli le conosce tutte e ciascuna per nome. Nell’immagine si vede il pastore che si prende sulle spalle la pecora smarrita. Questa immagine allude anche alla partenza da questo mondo. Per questo si trova spesso negli affreschi e nei rilievi dei sarcofagi e inciso sulle tombe.


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L’orante: questa figura vestita con una tunica a maniche lunghe e con le braccia alzate in preghiera, la “pietà” per i cristiani, simboleggia l’anima che gode della gioia celeste intercedendo per chi resta.



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Il Chi Rho: il monogramma di Cristo è formato da due lettere dell’alfabeto greco, la X e la P (ro) sovrapposte. Sono le prime due lettere della parola greca “Christòs”, ovvero Cristo. Questo monogramma, posto su una tomba, indicava che il defunto era cristiano, e questo simbolo è ancora oggi molto presente in alcune chiese e su certi altari.


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Il pesce: in greco la parola pesce si dice “IXTHYS”. Poste in verticale, queste lettere formano un acrostico: “Iesús Jristós, Zeú Yiós, Sotér” = Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore.


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L’albero: rappresenta la vita che dalla terra cresce verso il cielo con foglie, frutta e fiori, segno della sua vitalità. Sono simboli della vita terrena che tende alla vita del “cielo”, alla resurrezione.


La colomba: simboleggia l’anima che ha raggiunto la pace divina, ma anche l’intervento salvifico di Dio, lo Spirito santo, l’anima del defunto e la pace.



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L’Alfa e l’Omega: sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco. Indicano che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose, come troviamo citato nell’Apocalisse.


Commodilla

L’ancora: la forma dell’ancora cristiana era quella delle prime ancore marine, con due bracci incrociati e un anello in cima per passare la corda. Proprio per questa caratteristica divenne una forma alternativa di rappresentare la croce cristiana, soprattutto in quell’epoca in cui era pericoloso rivelare la propria affiliazione religiosa. In seguito riapparve con un significato diverso e divenne un simbolo della seconda virtù teologale, la speranza cristiana. Secondo San Paolo, l’ancora in cui confidare è Cristo.


La fenice: uccello mitico dell’Arabia, che in base a quello che credevano gli antichi rinasce dalle sue ceneri dopo un certo numero di secoli, è il simbolo della resurrezione.


L’agnello: rappresenta Gesù crocifisso dalla lancia, l’“Agnello di Dio” che si offre in sacrificio per la salvezza dell’uomo. Nel 692 il Concilio di Costantinopoli, per evitare la confusione di religioni e convinzioni che avrebbero potuto sorgere da simboli simili come il culto di Dioniso, in cui i fedeli sacrificavano un agnello per indurre il dio a ritornare dagli inferi, impose che nell’arte cristiana si rappresentasse Cristo sulla croce, non più come agnello ma in forma umana.


Il pavone: simbolo della resurrezione e della vita eterna. Il fatto che in inverno perda le piume e ne acquisti di nuove ancor più belle in primavera ha fatto sì che i cristiani dei primi secoli lo abbiano adottato come un simbolo di resurrezione.



La barca: rappresenta la Chiesa, l’archetipo dell’Arca di Noè, un mezzo di salvezza per il resto di Israele rappresentato dal patriarca e dalla sua famiglia.


La barca è l’oggetto della salvezza, una salvezza che viene dall’alto, attraverso l’intervento miracoloso di Gesù, che porta al rifugio sicuro del Regno messianico. È un mezzo di salvezza per chi salirà a bordo, con chiaro riferimento alla Chiesa: “Al di fuori della Chiesa non v’è salvezza”.


La rappresentazione pittorica della barca, che si ritrova in molte tombe, è un simbolo di speranza per l’eternità.


Joseph Wilpert-PD
CATACOMB-ROME

Alcuni simboli, come le coppe, il pane e le anfore, si riferiscono ai pasti funebri in onore dei defunti, chiamati “refrigeria”.

da aleteia.org


[Edited by Credente. 5/23/2017 10:12 AM]
2/13/2019 11:15 PM
 
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Galati (3,1)..proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso...
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