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SINDONE : una sfida per la scienza

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4/27/2024 10:48 AM
 
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Esame del tessuto
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sindone evangelica#Sindone, bende, sudario
La forma della Sindone è approssimativamente rettangolare. Prima del restauro del 2002 le dimensioni[52] erano 437,7 cm il lato in basso (considerando la posizione ostensiva con la figura frontale a sinistra e dorsale a destra), 434 cm il lato alto, 112,5 cm a sinistra e 113 a destra. In seguito al restauro del 2002, durante il quale è stato rimosso il telo di supporto sul quale era cucita, la distensione del telo ha prodotto un leggero aumento delle dimensioni: lato basso 441,5 cm, alto 442, sinistra 113, destra 113,7. Lo spessore del tessuto è di circa 0,34 millimetri. Il peso, valutato approssimativamente, è di kg 2,450.

Il tessuto della Sindone è stato esaminato da Virgilio Timossi, Silvio Curto (direttore del Museo egizio di Torino) e altri. Esso è di lino filato a mano: le fibre presentano infatti irregolarità tipiche della lavorazione manuale. I fili del tessuto hanno uno spessore di circa 250 millesimi di millimetro e sono composti da una settantina di fibrille del diametro di 10-20 millesimi di millimetro.[53] La filatura delle fibrille della Sindone è in senso orario, o "a Z". Questa filatura non è abituale: le fibre di lino bagnato mostrano una naturale tendenza a torcersi in senso antiorario, e per questo motivo p.es. gli antichi filatori egiziani privilegiavano la torcitura antioraria, o "a S". Sono stati comunque ritrovati campioni di filati di lino con torsione "a Z", come la Sindone, in Giudea e nel Medio Oriente.[54]

Circa la trama del telo, il lino della Sindone è stato tessuto a mano, con intreccio a spina di pesce (col filo trasversale disposto diagonalmente) e con rapporto ordito-trama di 3:1. Scavi archeologici hanno portato alla luce in Medio Oriente tessuti con lo stesso intreccio datati attorno all'inizio dell'era cristiana[55]. Anche in Egitto si sono trovati talvolta tessuti a spina di pesce: secondo Franco Testore questa trama era già nota nel 3400 a.C.

Finora tra i non molti reperti pervenutici (il lino è altamente biodegradabile) non è stato rinvenuto[56] un esemplare di tessuto del I secolo d.C. completamente compatibile con la Sindone, vale a dire un lenzuolo di lino intessuto a "spina di pesce" con un rapporto ordito-trama di 3:1. Invece se ne conosce uno di epoca medievale intessuto con intreccio identico a quello sindonico: è custodito al Victoria and Albert Museum[57][58] di Londra e risale al XIV secolo, epoca che coincide con la datazione della Sindone effettuata tramite l'esame del Carbonio 14. Sono anche stati ritrovati nell'area mediorientale alcuni sudari, o parti deteriorate di questi, risalenti all'incirca al periodo in cui dovrebbe essere vissuto Gesù, sia di lino che di lana, con rapporti di ordito-trama di 1:1 o 2:2, tutti però caratterizzati da una filatura a "S" e dalla presenza di differenti teli e di corde (un metodo di fasciatura descritto anche nel vangelo di Giovanni).[59]

Gilbert Raes ha trovato nel tessuto della Sindone alcune fibre di cotone (Gossypium herbaceum) intrecciate al lino: presumibilmente il telaio usato per realizzare la Sindone era stato precedentemente utilizzato per tessere del cotone. Nessuna traccia invece di lana. Queste risultanze sono compatibili con l'ipotesi di un'origine palestinese: all'epoca di Cristo il cotone era coltivato nel Vicino Oriente (ma non in Europa), e l'assenza della lana si può attribuire alla legge mosaica che prescriveva di tenere separati i due tipi di tessuto (Deuteronomio 22,11).

In corrispondenza del lato alto il tessuto è stato dall'antichità tagliato e ricucito per tutta la lunghezza a una decina di centimetri dal margine. Secondo alcuni sindonologi autenticisti questa striscia larga circa 10 cm e lunga circa 442 cm ricavata dal velo della Sindone era la fascia che avvolgeva e stringeva il lenzuolo attorno al corpo di Gesù citata da Giovanni e Luca.

Esame medico-legale
Secondo l'anatomopatologo Baima Bollone, la figura impressa corrisponde a quella di un corpo crocifisso irrigidito dal rigor mortis: «La struttura somatica è fissata in una posizione del tutto innaturale... gli arti superiori sono flessi a circa 100° il destro e 90° il sinistro in corrispondenza delle spalle [...] il lenzuolo fu teso a ponte sul cadavere irrigidito nell'atteggiamento di lieve flessione del capo, [...], e anche delle ginocchia, intuitivamente assunto sulla croce [...] la marcata rigidità dei muscoli mimici e del collo, questa seconda comprovata dalla posizione del capo permanentemente flesso verso il torace, nonché dalle grandi masse muscolari del petto e delle cosce mostra che l'uomo della sindone era in stato di rigidità cadaverica».[60]

Secondo il chimico Garlaschelli, la posizione del corpo non appare in linea con ciò che avviene in un cadavere[22] e le mani sono sovrapposte sul pube, ma in un morto ciò non è possibile, poiché la posizione richiede che i muscoli siano in tensione oppure che le mani siano legate (ma sulla sindone non c'è traccia di legacci), mentre «le braccia rilassate di un cadavere ricadrebbero più giù e le mani si congiungerebbero solo sullo stomaco»[22]. Il rigor mortis (tesi ad esempio sostenuta da Bollone) non giustifica la posizione poiché se i muscoli di un cadavere vengono forzati, questi si rilassano[22][61].

Segni dei chiodi
Pierre Barbet[62] afferma di avere verificato, con esperimenti su cadaveri e su arti amputati, che in effetti la crocifissione nel palmo della mano non è possibile, perché sotto il peso del corpo i tessuti molli della mano si lacerano: il crocifisso finirebbe presto per cadere dalla croce. Afferma quindi che il chiodo fu infisso nel polso, cosicché il corpo è trattenuto in posizione dallo scheletro e dai legamenti, che possono reggere agevolmente il peso.

Secondo Barbet, i chiodi furono infissi nello spazio di Destot, una piccola apertura tra quattro ossicini del polso (semilunare, piramidale, capitato e uncinato). Egli ha osservato inoltre che un chiodo infisso in questa posizione lede il nervo mediano: questa lesione provoca al crocifisso un dolore acuto (si tratta dello stesso nervo interessato dalla sindrome del tunnel carpale) e causa la flessione del pollice. Infatti i pollici dell'Uomo della Sindone non sono visibili.

Quasi tutti gli studiosi seguono l'opinione di Barbet, con un'eccezione degna di nota: Frederick Zugibe[63] ritiene invece che i chiodi siano stati infissi alla base del palmo. Anche qui vi è un passaggio tra le ossa del carpo e del metacarpo che permetterebbe al chiodo di trapassare l'arto senza produrre fratture e di uscire nella posizione che si osserva sulla Sindone.

Questi studiosi ritengono che la posizione dei chiodi nei polsi sia un indizio a supporto dell'autenticità della Sindone.

Riguardo alle tecniche di crocefissione del periodo tuttavia si conosce poco: l'unico corpo ritrovato con segni di crocefissione è quello di Giv'at at HaMivtar, un quartiere di Gerusalemme Est, che mostra sensibili differenze sia con il ritratto della sindone[22], che con l'iconografia tipica del Cristo crocifisso. In base alle ricostruzioni effettuate partendo dai resti ritrovati, risalenti al I secolo[64]) , le mani erano presumibilmente legate e i piedi inchiodati, con i due calcagni trapassati da chodi di ferro del diametro di 1 cm della lunghezza di circa 11,5 cm (caratteristiche del chiodo ritrovato nel calcagno destro[65], erronemente stimato in un primo tempo in 17-18 cm di lunghezza[64]) e la posizione dei piedi era ai lati della croce[59].

Segni di flagello
Sulla Sindone si vedono circa 120 segni distribuiti lungo il corpo che, secondo gli autenticisti, sarebbero stati causati dal flagrum, il flagello romano. Si nota tuttavia che da nessuno di questi segni si vedono tracce o rivoli di sangue come ci si aspetterebbe[22]. Inoltre, gli ipotetici segni del flagello risulterebbero essere disposti in maniera particolarmente simmetrica e regolare su tutta l'immagine, evento improbabile in una flagellazione reale, e compatibile invece con una rappresentazione pittorica[36].

La corona di spine
In corrispondenza del cuoio capelluto si notano numerose impronte puntiformi e tondeggianti dall'aspetto di ferite da punta, da cui si dipartono diverse colature di sangue. Gli autenticisti le identificano con le ferite prodotte dalla corona di spine che, secondo i Vangeli, fu posta sul capo di Gesù. Non si hanno notizie storiche di altri casi di coronazione di spine (gli esegeti in genere presumono che si sia trattato di una trovata estemporanea dei soldati per deridere Gesù "re dei Giudei"), per cui non si conosce come questa corona avrebbe potuto essere composta.

Secondo alcuni studiosi e critici le colature del sangue sarebbero irrealistiche, dato che il sangue colando avrebbe impastato i capelli, dando vita a macchie più indistinte[66]. Una possibile risposta a questa obiezione è stata data da Frederick Zugibe, secondo il quale l'Uomo della Sindone fu lavato prima di essere avvolto nel lenzuolo: in questo modo il sangue colato durante la permanenza sulla croce sarebbe stato rimosso e sulla Sindone si sarebbe impressa soltanto l'impronta delle ferite inumidite dal lavaggio[67].

Inoltre, l immagine della sindone non mostra nessuna impronta in corrispondenza della volta cranica e in particolare nessuna traccia di sangue, il che appare poco spiegabile tanto più alla luce dell ipotesi (sostenuta da alcuni sindonologi autenticisti) che la coronazione sia avvenuta in realtà più che mediante una "corona" con l apposizione sul capo di Cristo di un casco di spine.[senza fonte]

Presunti oggetti
Monete sugli occhi
Alcuni sostenitori della autenticità della sindone sostengono di aver osservato in corrispondenza degli occhi due piccoli oggetti, da essi identificati come monete, poste sul cadavere per tenere chiuse le palpebre; hanno anche proposto dei tentativi di identificazione delle monete con coniazioni risalenti ai primi anni 30 del I secolo.

Esaminando le foto del telo scattate nel 1931, il gesuita Francis Filas e Alan e Mary Whanger affermano di avere notato sugli occhi dell'Uomo della Sindone le impronte di due piccoli oggetti tondeggianti, che essi hanno identificato come monete coniate da Ponzio Pilato negli anni 29-32; tali monete sarebbero state poste sugli occhi del cadavere, presumibilmente per tenere chiuse le palpebre. Sull'occhio destro questi studiosi riconoscono un bastone ricurvo chiamato lituus, tipico delle monete di Pilato, e le quattro lettere UCAI; l'iscrizione sulle monete autentiche recita ΤΙΒΕΡΙΟΥ ΚΑΙΣΑΡΟΣ ("Tiberio Cesare" in greco), ma Filas ha affermato di aver trovato degli esemplari con la variante ΤΙΟU CΑΙ[ΣΑΡΟΣ], le cui lettere centrali corrispondono a quelle leggibili sulla Sindone; tale identificazione è stata però contestata, in quanto la moneta portata ad esempio da Filas[68] ha il bordo consunto e i resti delle lettere sul bordo sono interpretabili con la legenda consueta.[69] Alan Whanger (professore di psichiatria alla Duke University di Durham, North Carolina) ha confrontato l'immagine della Sindone con quella di una moneta procurata da Filas e avrebbe trovato che corrispondono in modo talmente preciso che egli ipotizza che le due monete siano state coniate sullo stesso stampo[70]. Sull'occhio sinistro invece vi sarebbero le lettere ARO e delle spighe. In questo caso si tratterebbe di una moneta coniata in onore di Giulia, madre di Tiberio. Recentemente, Pier Luigi Baima Bollone e Nello Balossino hanno dichiarato di ritenere di aver identificato un'altra moneta (anche questa in onore di Giulia) sul sopracciglio sinistro[71].

Tuttavia si fa notare come queste scoperte di monete fanno leva sulle foto del 1931, e non su quelle - a più alta definizione - scattate in anni più recenti[69]. Inoltre la definizione minima dell'immagine della Sindone è di mezzo centimetro, per cui non sarebbe possibile identificare particolari così piccoli; le "monete" sarebbero quindi solo frutto di illusioni ottiche da parte degli osservatori che vedrebbero quello che si aspettano di vedere (pareidolia).[69][72]

Altri hanno poi suggerito che si tratti di immagini spurie generate da irregolarità delle lastre fotografiche, o delle successive copie di queste, mentre sulla Sindone esse non sarebbero in realtà presenti, affermando che nelle fotografie più recenti e di migliore qualità e definizione, ad esempio quelle scattate nel 1978, esse non sono visibili.

I Whanger rispondono che a loro dire le immagini delle monete sarebbero presenti sulle foto di Pia del 1898, sia su quelle di Enrie del 1931, e anche sulle foto del 1978, anche se in queste ultime le lettere appaiono leggermente distorte; affermano anche che, a loro dire, durante l'ostensione televisiva del 1973, a causa del modo in cui la Sindone è stata dispiegata, il tessuto sarebbe stato sottoposto ad una tensione nella regione dell'occhio destro, che secondo loro avrebbe leggermente tirato o ruotato alcuni fili[70]. Pierluigi Baima Bollone ha invece ammesso che la moneta da lui identificata sul sopracciglio nella foto del 1931 non compare nelle fotografie recenti, neanche in quelle da lui scattate.[73]

È stato anche contestato che tra gli ebrei del tempo vi fosse l'usanza di porre delle monete sugli occhi o oggetti pagani all'interno di tombe: secondo Levy Rahmani (direttore dell'Autorità Israeliana per le Antichità)[74] le poche volte (alcune decine di volte su tremila tombe indagate) in cui si è trovata una monetina nella bocca del defunto (e non sugli occhi) si trattava della ripresa di un uso ellenistico, quello dell'obolo pagato a Caronte.[59][75]

Alan Whanger sostiene però che alcune monete sono state rinvenute anche all'interno del cranio del defunto, e che per un cadavere sdraiato in posizione supina, una moneta può cadere all'interno del cranio soltanto se era posta su un occhio: in questo caso infatti, a seguito della decomposizione dei tessuti molli dell'occhio e del cervello, per effetto della gravità la moneta naturalmente cadrebbe attraverso la fessura in fondo alla cavità orbitale. Una moneta posta in bocca, invece, si trova a lato del cranio e non al di sopra di esso, per cui, secondo Whanger, è impossibile che vi cada dentro[71]. Whanger inoltre fa notare che, secondo le usanze del tempo, i cadaveri venivano lasciati nei sepolcri soltanto per un anno, dopodiché le ossa venivano raccolte e trasferite in un ossario, e il sepolcro veniva riutilizzato per seppellirvi altri defunti[76]; secondo Whanger le monete, usate per chiudere le palpebre, a quel punto non servivano più, e a suo dire sarebbero state recuperate, oppure perse durante il trasferimento.

Luigi Gonella (fisico del Politecnico di Torino e consulente scientifico del cardinale Ballestrero) afferma[77]: quella della Sindone è un'immagine il cui dettaglio più piccolo, macchie di sangue escluse, è di mezzo centimetro. Come le labbra. Appare quindi molto, molto incongruente che esistano dei dettagli dell'ordine di decimi di millimetro come le lettere sulle monete. Ma si sa: a forza di ingrandire, si finisce a vedere anche quello che non c'è.

Altri oggetti
Alan e Mary Whanger sostengono di aver identificato anche immagini di fiori e di numerosi oggetti ai lati dell'immagine corporea[70]. Si tratta di immagini molto deboli, visibili generalmente solo in fotografie specificatamente trattate per aumentare il contrasto; tuttavia Avinoam Danin dichiara di aver osservato direttamente alcuni dei fiori sulla Sindone durante l'ostensione del 1998.

Danin, botanico israeliano, ha dichiarato che avrebbe identificato 28 specie diverse: secondo i suoi studi, l'unico luogo in cui esse sono presenti tutte insieme sarebbe una ristretta area tra Gerusalemme e Gerico. Molte di queste specie corrispondono inoltre a quelle dei pollini identificati da Max Frei [78]. Tuttavia la stessa indagine palinografica di Frei è molto controversa ed altri scienziati del ramo ne negano radicalmente l'attendibilità e i risultati finali, e questi studi di Danin non sono stati pubblicati su riviste scientifiche.

Per quanto riguarda gli altri oggetti, gli Whanger affermano di riconoscere tutti i tradizionali "Strumenti della Passione": i chiodi, una lancia, una spugna, e inoltre una corda, un paio di pinze, e altro ancora. Essi ritengono che tutti questi oggetti siano stati posti nel sepolcro con Gesù perché macchiati del suo sangue: le usanze ebraiche, tuttora valide, prevedono infatti che il sangue del defunto, per quanto possibile, venga sepolto insieme con lui. I fiori invece sarebbero stati usati per coprire con i loro profumi l'odore della decomposizione.

I Whanger hanno riscontrato che gli Strumenti della Passione sono dipinti su numerose raffigurazioni della Crocefissione soprattutto nel periodo successivo al 1350, quando la Sindone fu esposta a Lirey, e hanno spesso la stessa configurazione delle immagini sulla Sindone. Essi ipotizzano che, a causa del progressivo lento ingiallimento del lino (probabilmente accelerato dall'incendio del 1532), a quel tempo l'immagine sindonica fosse più chiaramente visibile di oggi, e questi oggetti siano stati osservati su di essa e ricopiati dai pittori.

I loro ritrovamenti sono però visti con scetticismo, anche da diversi sindonologi favorevoli all'autenticità. Valga ad esempio l'ironico commento di Ray Rogers: "Molti osservatori guardano l'immagine per così tanto tempo che iniziano a vedere delle cose che altri non vedono."[79]

È da notare poi che alcuni dei particolari al limite della definizione dell'immagine della Sindone (circa 5 mm) sono interpretati in maniera differente da studiosi differenti, per cui anche chi afferma di individuare sull'immagine possibili scritte o piccoli oggetti (come le succitate monete) non ne dà sempre un'interpretazione univoca.
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