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SINDONE : una sfida per la scienza

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10/16/2015 5:15 PM
 
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OSSERVAZIONI SULLA SINDONE 

Nel libro ‘La Sindone di Gesù nazareno’, Barbara Frale sostiene che l’inchiostro di un certificato di esecuzione sia filtrato attraverso il famoso sudario, rivelando alcune parole e confermando che il tessuto sia autentico, e non – come sostengono gli esperti – un falso medievale: la datazione al radiocarbonio lo data infatti al 13′ o al 14′ secolo. 

La Frale ne è sicura: “In base ai confronti svolti, oggi sono convinta che le tracce di scrittura identificate sul lino della Sindone possano appartenere ad un testo derivato direttamente o indirettamente dai documenti originati fatti produrre per la sepoltura di Yeshua ben Yosef Nazarani, più noto come Gesù di Nazareth detto il Cristo”. 

Le frase, scritta in latino, greco ed ebraico, sarebbe “Gesù Nazareno deposto sul far della sera (o alla nona ora), a morte, perché trovato [colpevole di incitare le persone alla rivolta]. Messo a morte nell’anno 16 di Tiberio”. 

Ecco i punti principali: 

* secondo la Frale il nome “(J)esu(s) Nazarene” (scritto in Greco) prova che non sia stato scritto nel Medioevo; altrimenti si avrebbe fatto riferimento alla sua divinità scrivendo per esempio “Cristo” o “Figlio di Dio” per non cadere nell’eresia. 
* le lettere erano già state viste decine d’anni fa, ma erano state scartate a causa della datazione al radiocarbonio. 
* lo stile di scrittura è tipico del Medio Oriente del 1′ secolo. 
* ci sono almeno 11 parole sparse sul tessuto. 
* una piccola sequenza di lettere in Aramaico non è stata completamente tradotta. Un altro frammento in Greco – “iber” – potrebbe riferirsi all’imperatore Tiberio, che regnò quando Gesù venne crocifisso. 
* un frammento in Greco potrebbe essere letto come “rimosso alla nona ora”: l’ora della morte di Gesù secondo i Vangeli. 
* un eventuale falsario “avrebbe dovuto inventare un sistema complicato per lasciare sul telo certe tracce che sarebbero divenute visibili ai posteri solo tanti secoli dopo, con l’invenzione della fotografia”, dice lei. 

Continua: “Al tempo di Cristo [...] le pratiche di sepoltura ebraiche stabilivano che un corpo sepolto dopo una condanna a morte potessero essere riconsegnate solo alla famiglia dopo esser state purificate per un anno in una fossa comune”. Un certificato di morte attaccato al tessuto intorno al viso era perciò necessario persuccessivi recuperi del corpo. 

A favore, il medievalista Franco Cardini – “gli indizi che lei individua [sono] troppo coerenti per poterli considerare frutto del caso” – e Raymond Rogers del Los Alamos National Laboratory, secondo cui il manufatto risalirebbe dai 1300 ai 3000 anni fa. 

Scettici, oltre al Vaticano, tutti gli altri. 

Per Luciano Canfora la ricchezza di dettagli e il poliglottismo della scritta fanno pensare ad una “vera falsificazione”. 

Scettico pure Bruno Barberis, il direttore del Centro internazionale di Sindonologia di Torino: “Il nodo è che queste scritte sono tutt’altro che confermate. Non è mai stato fatto un rilievo fotografico che dia risposte definitive se sulla Sindone ci siano delle scritte. Del resto in molti vi hanno rinvenuto tantissime parole: sembra più un’enciclopedia che un sudario. Bisognerà stabilire se queste scritte [della Frale] esistono. Che poi si giunga a conclusioni del genere della Frale, mi sembra fantascienza e fantastoria”. 

Lo storico Antonio Lombatti spiega: “Da un lato è vero che se fosse di fattura medievale sarebbe etichettato col nome di Cristo, come tutte le reliquie dell’epoca. Il problema è che non ci sono iscrizioni da vedere [...] Se guardate una foto del sudario, c’è un sacco di contrasto tra chiaro e scuro, ma non ci sono lettere”. Sottolinea poi che testi in Greco e Aramaico sono stati trovati in sepolture ebraiche del primo secolo, ma l’uso del latino è sconosciuto. E rigetta poi l’idea che le autorità riconsegnassero ufficialmente il corpo di un uomo crocifisso ai parenti dopo aver compilato qualche modulo: generalmente o li si lasciava sulla croce o li si ammassava da qualche parte. 

Gian Marco Rinaldi: “Questi miglioramenti [dell'immagine] al computer aumentano il contrasto in un modo non realistico”. 

Secondo uno studio della Frale i Templari possedevano una volta il sudario. Bisogna però far notare che l’Ordine venne sciolto all’inizio del XIV secolo e che la prima menzione della Sindone risale intorno al 1360 nelle mani di un cavaliere francese. 

La Sindone è grande 4 x 1 m. ed ha subito diversi danni nei secoli, tra cui il fuoco. La Chiesa cattolica non ne rivendica l’autenticità, ma la considera un simbolo della sofferenza di Cristo. La prossima esposizione pubblica della Sindone è programmata per il 2010. Anche papa Benedetto XVI ha chiesto di visitarla. 

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Anni fa la Sindone fu datata col sistema del Radiocarbonio C14. 
Ma forse non tutti sanno che tale radiodatazione presenta i seguenti elementi di dubbio: 
Le variazioni della concentrazione di 14C nell'atmosfera del passato sono state studiate principalmente tramite la dendrocronologia: misurando la concentrazione di 14C in resti di alberi di età nota si è ottenuta una curva di calibrazione, usando la quale l'età radiocarbonica di un campione (cioè l'età calcolata in base al suo contenuto di 14C) viene corretta per ottenere la presunta età effettiva. L'applicazione di questa calibrazione comporta generalmente la determinazione di più età differenti, ciascuna con una diversa probabilità ed un differente margine di errore. Organismi che assumono carbonio di diversa provenienza, per esempio fossile (nel qual caso si ottiene una datazione più antica) restituiscono datazioni completamente sbagliate. 
Anche le già citate variazioni di breve e lungo periodo della concentrazione di 14C nell'atmosfera influenzano la datazione, che richiede quindi di essere calibrata tramite il confronto con la dendrocronologia. 
Può accadere in archeologia, che la radiodatazione di un campione dia un risultato in disaccordo con la stratigrafia del sito nel quale esso è stato dissotterrato, o con la sua datazione determinata con metodi differenti. 
In genere vanno considerate le condizioni ambientali e le caratteristiche del sito da cui si preleva il campione. Tuttavia a volte anche campioni trattati con la massima cautela danno datazioni anomale a causa di variazioni del 14C le cui cause spesso rimangono ignote non potendo ricostruire in modo assoluto le "vicissitudini biologiche" del reperto. 
Willi Wölfli, direttore del laboratorio AMS del Politecnico di Zurigo uno dei massimi specialisti mondiali del campo, ha riportato che per 64 campioni prelevati in siti archeologici egiziani, l'età radiocarbonica differiva da quella determinata in base alla cronologia comunemente accettata della storia egizia in media di 400 anni, e per alcuni campioni fino a 800-1200 anni sia in eccesso che in difetto. 

La Sindone ha avuto vicissitudini molto complesse che possono avere alterato le condizioni originarie del telo, tra cui le esposizioni frequenti ai ceri fumiganti, i due incendi, la formazione di miscrospore ed altri condizionamenti che nei primi mille anni della sua storia non ci è possibile sapere, ma che certamente hanno potuto influire sullo stato del tessuto originario. 

Perciò la datazione con quel metodo risulta inattendibile. 
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(ANSA) - ROMA, 4 MAG - I ricercatori dell'Enea di Frascati sono riusciti a riprodurre in laboratorio una colorazione simile a quella della Sindone di Torino. Grazie a speciali laser a eccimeri hanno prodotto un'immagine che al momento e' l'unica con la stessa caratteristica di superficialita' dell'originale. 

Fino ad ora l'immagine della Sindone era ritenuta impossibile da replicare. La Sindone di Torino e' l'esempio piu' famoso di immagine acheropita, cioe' ritenuta non fatta da mano umano. 
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2010 / In News 

“Tutta la terra desidera il tuo volto”. In questa frase della liturgia sta il segreto della Sindone che continua ad attrarre milioni di persone. E’ l’attrazione per colui che la Bibbia definiva “il più bello tra i figli dell’uomo”. E che qui è “fotografato” come un uomo macellato con ferocia. 

La Sindone non è solo “una” notizia oggi, perché inizia la sua ostensione. E’ “la” notizia sempre. Perché documenta – direi scientificamente – la sola notizia che – dalla notte dei tempi alla fine del mondo – sia veramente importante: la morte del Figlio di Dio e la sua resurrezione cioè la sconfitta della morte stessa. 

Sì, avete letto bene. Perché la sindone non illustra soltanto la feroce macellazione che Gesù subì, quel 7 aprile dell’anno 30, con tutti i minimi dettagli perfettamente coincidenti con il resoconto dei vangeli, ma documenta anche la sua resurrezione: il fatto storico più importante di tutti i tempi, avvenuta la mattina del 9 aprile dell’anno 30 in quel sepolcro appena fuori le mura di Gerusalemme. 

Che Gesù sia veramente vivo lo si può sperimentare – da duemila anni – nell’esperienza cristiana. Attraverso mille segni e una vita nuova. Ma la sindone porta traccia proprio dell’evento della sua resurrezione. 

Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature. Cosicché questo misterioso lino diventa una speciale “lettera” inviata soprattutto agli uomini della nostra generazione, perché è per la prima volta oggi, grazie alla moderna tecnologia, che è possibile scoprire le prove di tutto questo. 

Cosa hanno potuto appurare infatti gli specialisti? In sintesi tre cose. 

Primo. Che questo lenzuolo – la cui fattura rimanda al Medio oriente del I secolo e in particolare a tessitori ebrei (perché non c’è commistione del lino con tessuti di origine animale, secondo i dettami del Deuteronomio) – ha sicuramente avvolto il corpo di un trentenne ucciso (morto tramite il supplizio della crocifissione con un supplemento di tormenti che è documentato solo per Gesù di Nazaret). 

Che ha avvolto un cadavere ce lo dicono con certezza il “rigor mortis” del corpo, le tracce di sangue del costato (sangue di morto) e la ferita stessa del costato che ha aperto il cuore. 

Secondo. Sappiamo con eguale certezza che questo corpo morto non è stato avvolto nel lenzuolo per più di 36-40 ore perché, al microscopio, non risulta vi sia, sulla sindone, alcuna traccia di putrefazione (la quale comincia appunto dopo quel termine): in effetti Gesù – secondo i Vangeli – è rimasto nel sepolcro dalle 18 circa del venerdì, all’aurora della domenica. Circa 35 ore. 

Terza acquisizione certa, la più impressionante.
Quel corpo – dopo quelle 36 ore – si è sottratto alla fasciatura della sindone, ma questo è avvenuto senza alcun movimento fisico del corpo stesso, che non è stato mosso da alcuno né si è mosso: è come se fosse letteralmente passato attraverso il lenzuolo. 

Come fa la sindone a provare questo?  Lo dice l’osservazione al microscopio dei coaguli di sangue. 

Scrive Barbara Frale in un suo libro recente: “enormi fiotti di sangue erano penetrati nelle fibre del lino in vari punti, formando tanti grossi coaguli, e una volta secchi tutti questi coaguli erano diventati grossi grumi di un materiale duro, ma anche molto fragile, che incollava la carne al tessuto proprio come farebbero dei sigilli di ceralacca. Nessuno di questi coaguli risulta spezzato e la loro forma è integra proprio come se la carne incollata al lino fosse rimasta esattamente al suo posto”. 

Lo studio dei coaguli al microscopio rivela che quel corpo si è sottratto al lenzuolo senza alcun movimento, come passandogli attraverso. Ma questa non è una qualità fisica dei corpi naturali: corrisponde alle caratteristiche fisiche di un solo caso storico, ancora una volta quello documentato nei Vangeli. 

In essi infatti si riferisce che il corpo di Gesù che appare dopo la resurrezione è il suo stesso corpo, che ha ancora le ferite delle mani e dei piedi, è un corpo di carne tanto che Gesù, per convincere i suoi che non è un fantasma, mangia con loro del pesce, solo che il suo corpo ha acquisito qualità fisiche nuove, non più definite dal tempo e dallo spazio. 

Può apparire e scomparire quando e dove vuole, può passare attraverso i muri: è il corpo glorificato, come saranno anche i nostri corpi divinizzati dopo la resurrezione. 

Si tratta quindi di un caso molto diverso dalla resurrezione di Lazzaro che Gesù semplicemente riportò in vita. La resurrezione di Gesù – com’è riferita dai Vangeli e documentata dalla sindone – è la glorificazione della carne non più sottoposta ai limiti fisici delle tre dimensioni, l’inizio di “cieli nuovi e terra nuova”. 

La “prova” sperimentale di questa presenza misteriosa di Gesù è propriamente l’esperienza cristiana: Gesù continua a manifestare la sua presenza fra i suoi continuando a compiere i prodigi che compiva duemila anni fa e facendone pure di più grandi. 

Ma la sindone documenta in modo scientificamente accertabile l’unico caso di morto che – anziché andare in putrefazione – torna in vita sottraendosi alla fasciatura senza movimento, grazie all’acquisizione di qualità fisiche nuove e misteriose, che gli permettono di smaterializzarsi improvvisamente e oltrepassare le barriere fisiche (come quella del lenzuolo stesso). 

E’ esattamente ciò che si riferisce nel vangelo di Giovanni: quando Pietro e Giovanni entrano nel sepolcro dove erano corsi per le notizie arrivate dalle donne, si rendono conto che è accaduto qualcosa di enorme proprio perché trovano il lenzuolo esattamente com’era, legato attorno al corpo, ma come afflosciato su di sé perché il corpo dentro non c’era più. 

Più tardi, aprendo quel lenzuolo, scopriranno un’altra cosa misteriosa: quell’immagine. Ancora oggi, dopo duemila anni, la scienza e la tecnica non sanno dirci come abbia potuto formarsi. E non sanno riprodurla. 

Infatti non c’è traccia di colore o pigmento, è la bruciatura superficiale del lino, ma sembra derivare dallo sprigionarsi istantaneo di una formidabile e sconosciuta fonte di luce proveniente dal corpo stesso, in ortogonale rispetto al lenzuolo (fatto anch’esso inspiegabile). 

La “non direzionalità” dell’immagine esclude che si siano applicate sostanze con pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che l’irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia o più luce). 

Quello che è successo non è un fenomeno naturale e non è riproducibile. Non deriva dal contatto perché altrimenti non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l’immagine anche in zone del corpo che sicuramente non erano in contatto col telo (come la zona fra la guancia e il naso). 

Oggi poi i computer hanno permesso di rintracciare altri dettagli racchiusi nella sindone che tutti portano a lui: Gesù di Nazaret. 

Dai 77 pollini, alcuni dei quali tipici dell’area di Gerusalemme (quello dello Zygophillum dumosum, si trova esclusivamente nei dintorni di Gerusalemme e al Sinai), alle tracce (sul ginocchio, il calcagno e il naso) di un terriccio tipico anch’esso di Gerusalemme. Ai segni di aloe e mirra usate dagli ebrei per le sepolture. 

Infine le tracce di scritte in greco, latino ed ebraico impresse per sovrapposizione sul lenzuolo. 

Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio, “La sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia. 

La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazaret. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto. 


Antonio Socci 

 

[Edited by Credente. 10/16/2015 5:23 PM]
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