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1 Cor.11,3 ... il capo di Cristo è Dio

Last Update: 6/11/2019 6:54 PM
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6/11/2019 6:43 PM
 
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1Corinzi 11,3

Ma voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo,
che il capo della donna è l'uomo, e che il capo di Cristo è Dio.
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6/11/2019 6:48 PM
 
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Ecco, vedete! – dirà il testimone di Geova – è scritto che Cristo ha un capo che è Dio perciò non può essere Dio perché gli è inferiore.

La risposta più immediata è quella di dire che Gesù, in quanto anche uomo, è sottoposto a Dio; che essere sottoposti o avere un superiore non implica una diversità di natura (chiunque lo sperimenta a lavoro se ha dei superiori); che nell’ambito della Trinità le relazioni ci sono e il Figlio è obbediente in tutto al Padre pur essendo per natura Dio e con la stessa dignità divina. Ma anche nella Trinità, essendovi tre Persone distinte, vi sono dei ruoli.
Se non si vuole andare troppo lontano nelle spiegazioni, questa è più che sufficiente.

Per alcuni più esigenti comunque vogliamo andare un po’ più a fondo della questione.

Si precisa che tutte le citazioni saranno tratte da CEI 2008.
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6/11/2019 6:50 PM
 
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IL CONTESTO


Innanzitutto leggendo tutto il versetto di Paolo bisogna notiamo che questi sembra affetto da una certa inclinazine “misogina” (questione famosa circa alcuni passaggi dell’apostolo delle genti) perché nelle tre asserzioni, se “capo dell’uomo è Cristo” lo possiamo accettare, “capo di Cristo è Dio” ancora ancora lo riusciamo a comprendere, accettare “capo della donna è l’uomo” ci lascia quanto meno un po’ di amaro in bocca.


Detto questo, occorre leggere il capitolo 11 della 1 Corinzi e chiedersi innanzitutto: ma di cosa sta parlando Paolo in questo momento?


Leggiamo fino al versetto 16 perché dal 17 l’argomento si sposta su un’altra questione:


1Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.



2Vi lodo perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse.

3Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio.

4Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo.

5Ma ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, manca di riguardo al proprio capo, perché è come se fosse rasata.

6Se dunque una donna non vuole coprirsi, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.


7L'uomo non deve coprirsi il capo, perché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo.

8E infatti non è l'uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; 

9né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. 

10Per questo la donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli.

11Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo è senza la donna. 

12Come infatti la donna deriva dall'uomo, così l'uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio.

13Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna preghi Dio col capo scoperto?

14Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli

15mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La lunga capigliatura le è stata data a modo di velo.

16Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio.

 

Ho messo in grassetto alcune parti e sottolineato due passaggi chiave per comprendere cosa si vuole dire con il cavallo di battaglia dei testimoni di Geova.

Se leggiamo il capitolo attentamente notiamo che qui di tutto si parla tranne che di un esercizio del potere di qualcuno su qualcun altro. Si parla di CAPELLI! E circa cosa Paolo mostra interesse per questo argomento? Circa il voto di nazierato.


6/11/2019 6:54 PM
 
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Leggiamo Nm 6,1-2.5:


 


1 Il Signore parlò a Mosè e disse: 2«Parla agli Israeliti dicendo loro: «Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore


5Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; finché non siano compiuti i giorni per i quali si è votato al Signore, sarà sacro: lascerà crescere liberamente la capigliatura del suo capo.


 


Dunque, prima cosa da sottolineare quando un tdg cita questo passo è il contesto: non si parla di ESERCIZIO DI POTERE di qualcuno su qualcun altro ma DI CAPELLI e per la precisione della questione DEL NAZIERATO.


 


COSA PENSA PAOLO DEL NAZIERATO


 


È evidente, dalla lettura, che per Paolo non va praticato in ambito cristiano perché scrive chiaramente:


 


14Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli


15mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La lunga capigliatura le è stata data a modo di velo.


 


IN CHE OTTICA PAOLO VEDE IL RAPPORTO UOMO-DONNA


 


A prima vista questo rapporto sembrerebbe quanto meno asimmetrico con un “dominio” dell’uomo sulla donna. Ma se si legge attentamente le cose non stanno così.


 


Paolo scrive:


 


8E infatti non è l'uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; 


9né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. 


 


Questo passaggio è un chiaro riferimento a Gn 2,22-23:


 



22Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.


23Allora l'uomo disse:


«Questa volta è


osso dalle mie ossa,


carne dalla mia carne.



La si chiamerà donna,


perché dall'uomo è stata tolta».

 

Ma ai versetti 11 e 12 afferma:

 

11Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo è senza la donna. 

12Come infatti la donna deriva dall'uomo, così l'uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio.

 

Ecco qui che la presunta superiorità dell’uomo sulla donna viene sostanzialmente meno perché Paolo riconduce tutto alla parità fra i due sessi perché benché sia venuto prima l’uomo e la donna sia stata tratta da lui nel secondo racconto della creazione, qui si rimarca che l’uomo viene all’esistenza grazie alla donna che lo genera. Questa sottolineatura ci riporta a Gn 1,26-27:

 

26Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

27E Dio creò l'uomo a sua immagine;


a immagine di Dio lo creò:

 
maschio e femmina li creò. 

 

Se a questo aggiungiamo il versetto 10, la situazione sembra addirittura capovolgersi a favore della donna e vediamo perché:

 

10Per questo la donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli.

 

Alla lettera questo versetto dice:

 

Per questo deve la donna autorità avere sulla testa grazie agli angeli.

 

Qui nel versetto non si parla né di velo né di segno e infatti il versetto fa da giuntura fra i precedenti due che sembrano affermare una superiorità dell’uomo sulla donna e i due che lo seguono che affermano una uguaglianza in Dio dell’uomo e della donna.

Se stiamo al greco qui una possibile interpretazione è questa:

 

Poiché ogni potere viene da Dio (Rm 13,1) e Dio ha concesso attraverso gli angeli alle donne di essere le prime testimoni del Risorto, le donne hanno una potestà sull’uomo per merito del Signore che è apparso loro e questo potere è sulla “testa” sia fisica (ovviamente) che metaforica e cioè “l’uomo” (capo della donna come scritto nel versetto 3).

 

Quindi possiamo affermare che:

 

  1. L’uomo è, stando alla creazione, preminente sulla donna

  2. La donna è, stando alla resurrezione di Cristo, preminente sull’uomo

  3. Nessuno tuttavia deve prevalere sull’altro perché in Dio, in Cristo (non c’è ne maschio né femmina ma tutti sono uno) HANNO PARI DIGNITA’.

 

IN CHE SENSO CAPO DI CRISTO E’ DIO?

 

Dall’analisi fin qui condotta siamo giunti al punto di affermare che Paolo sta parlando contro il nazierato e che, nella sua visione, l’uomo e la donna hanno pari dignità.

Come si spiega allora il versetto:

 

3Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio.

 

Ho trovato una interessante analisi della biblista Maria Luisa Rigato della Pontificia Università Gregoriana di Roma che ha dato il suo contributo in “San Paolo Misogino?” a cura di Domenico Marrone, volume che raccoglie gli interventi del “Convivio delle differenze” (ottava edizione) organizzato dall’Issr di Trani nell’Anno Paolino, Editrice Rotas.

 

Sintetizzo quanto la biblista afferma da pag. 93 a pag. 98 nei paragrafi intitolati “A proposito di kefale” e “Due ‘imperativi categorici’ in riferimento a Cristo: l’uomo non deve… la donna deve”. Per la precisione il virgolettato indicherà citazioni della biblista in queste sezioni.

 

“Paolo richiama ciò che da sempre era ed è una convinzione in ambito giudaico: ‘capo di donna l’uomo’. Questo vale nei due casi:

  1. ‘testa’ intesa nel senso possibile di ‘origine’;

  2. ‘testa’ intesa nel senso di ‘testa – padrone’.” (pg. 93)

 

Dunque la base di partenza è la concezione giudaica che evidenzia una sorta di superiorità dell’uomo sulla donna ma, come afferma la biblista “Le regole di sudditanza sono valide ancora oggi tra i giudei ortodossi, ma rappresentano una regressione per i cristiani. Detto diversamente, interpretazioni legittime in ambito giudaico, vanificano le aperture evangeliche di Gesù. Il messaggio di Gesù come in-novatore riguardo la Legge di Mosè, reinterpretata nell’ambito del giudaismo a favore della donna, ha sempre incontrato forte resistenza attraverso i secoli, ha sempre avuto dei ‘contestatori’ (1Cor 11,16).” (pg. 94)

 

Detto questo, il versetto cardine (a mio avviso) per comprendere la portata del versetto 3 in questione (capo di Cristo è Dio) è il 7:

 

7L'uomo non deve coprirsi il capo, perché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo.

 

La domanda che ci si deve porre relativamente a questo passaggio è questa: chi è “immagine e gloria di Dio”?

 

La biblista afferma che “Dal punto di vista grammaticale, ‘essente/essendo (hyparchon)’ è participio maschile singolare, mentre ‘la testa (he kefale)’ è femminile. Perciò ‘essendo’ è sempre stato considerato fino ai nostri giorni concordante con il maschile ‘uomo (aner)’; sarebbe soltanto lui ‘immagine e gloria di Dio’, non anche la donna. Alcuni autori intendono dare a ‘essere maschile (aner)’ il valore di ‘essere umano (anthropos)’, aiutato da Ef 5,23: ‘uomo è testa/capo della donna come anche il Cristo testa/capo della chiesa, lui salvatore del corpo’. Tuttavia in 1Cor 11,3-7 ‘aner’ non sta al posto di ‘anthropos’! Propongo pertanto la seguente interpretazione: Non l’essere maschile, ma Cristo è ‘immagine e gloria di Dio’. Non è una forzatura se accanto a ‘la testa’ sottintendiamo ‘il Cristo’. In altri termini: non è la testa dell’uomo ‘immagine e gloria di Dio’, ma la sua testa, il suo capo, cioè Cristo; ‘essendo’ [lui]’ dunque è l’unico modo grammaticale per riferirsi a Cristo. Se Paolo avesse scritto ‘essendo [lei] (hyparchousa)’ (participio femminile singolare), si sarebbe riferito soltanto alla testa fisica dell’uomo. In tal caso sarebbe impossibile il salto di qualità, ossia intendere ‘testa’ come apposizione di Cristo. Infatti MAI DA NESSUNA PARTE NELLA BIBBIA E’ DETTO CHE L’ESSERE MASCHILE, L’’ANER’ E’ ‘IMMAGINE E GLORIA DI DIO’!” (pg. 95, il maiuscolo è mio)

 

Questa analisi è stata per me illuminante per comprendere la portata dell’espressione “capo di Cristo è Dio” sotto un’altra luce.

 

In effetti è così, dal punto di vista della scrittura, quando si parla di “immagine di Dio” o di “gloria di Dio” non è mai in riferimento all’essere maschile ma al genere umano. L’unico di cui si dice espressamente che è immagine e gloria di Dio in quanto uomo (essere umano maschile è Gesù):

 

2Cor 4,4: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio.;

 

Col 1,15: Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione,;

 

Eb 1,3: Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei cieli,;

 

Gc 2,1: Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.

 

2Cor 3,18: E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore.

 

Alla luce di tutto ciò concordo con la biblista quando dice che “In conclusione, ritengo che l’espressione ‘essendo [lui] immagine e gloria di Dio’ sia un inciso, un’apposizione della ‘testa (kefale)’ = Cristo, non dell’’essere maschile (aner) iniziale del versetto. Si comprende allora meglio in che senso l’uomo ‘confonde/delude/deturpa/mette in difficoltà/svergogna [così può essere tradotto il verbo <<kataischynein>> in 1Cor 1,27; 11,5.22] la sua testa’ = Cristo, se la copre con i capelli (1Cor 11,4), sembrando un nazireo.” (pg. 97)

 

Finora dunque è emerso quanto segue:

 

  • In questa sezione del capitolo 11 della prima lettera ai Corinzi si parla della questione del nazierato, della capigliatura che devono avere l’uomo e la donna per non recare vergogna a Cristo;

  • L’uomo e la donna hanno pari dignità in Dio e in Cristo e il potere di vantare una preminenza dell’uno verso l’altra reciproca per motivi diversi viene, se così possiamo dire, annullato nella loro uguaglianza stabilita dal Creatore;

  • L’immagine e la gloria di Dio è Cristo e capo si riferisce a Cristo.

 

A questo punto il versetto 3 potrebbe acquistare una luce nuova partendo da quanto detto e da 2Cor 4,6:

 

E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

 

Propongo quindi questa lettura di “capo di Cristo è Dio”:

 

sul volto di Cristo la gloria di Dio quindi intendere capo di Cristo proprio come “testa fisica” = la testa di Cristo (il suo volto) mostra Dio (è quello di Dio = chi vede me vede il Padre) e di riflesso ne consegue che anche le espressioni “capo dell’uomo” e “capo della donna” devono essere intese come “ciò che la testa dell’uomo e della donna mostrano”.

 

Abbiamo che “la testa, il viso dell’uomo fa vedere Cristo”, “la testa, il viso della donna fa vedere l’uomo ma, avendo la donna pari dignità dell’uomo al cospetto di Dio, anch’essa mostra il volto di Cristo che è mostrato dall’uomo”, “la testa, il viso di Cristo fa vedere Dio”.

 

Detto più semplicemente:

 

  1. in ogni uomo vedo Cristo;

  2. in ogni donna vedo l’uomo e quindi Cristo (il non riferimento diretto a Cristo è a motivo del secondo racconto della creazione mentre la equiparazione con l’uomo è a motivo della pari dignità fra i due stando al primo racconto della creazione);

  3. in Cristo vedo Dio.

 

Quindi quel passaggio, lungi dall’essere una dimostrazione della inferiorità di Cristo rispetto a Dio (alla maniera dei tdg, ovviamente) non fa che rimarcare che solo in Cristo noi vediamo Dio.

 

Ritengo,  che questa possa essere un'altra chiave di lettura  rispetto a quella più immediata che è stata enunciata all’inizio e che metta maggiormente in risalto la deità di Cristo.

 

 

 

 

 

 

 


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